“Uomo della Parola” “Uomo della Parola”

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“Uomo della Parola” “Uomo della Parola”
ANNO LXXVI - N. 2
GIUGNO 2008
“Uomo della Parola”
Domenica 29 giugno monsignor arcivescovo consacrerà sacerdote don
Oscar Pinaffo, il diacono che ormai da
tre anni presta il suo servizio con entusiasmo e generosità a fianco dell’arciprete nelle attività parrocchiali, soprattutto in quelle rivolte ai bambini e ai
giovani.
La preziosa occasione – divenuta oramai una rarità nella vita della Chiesa
udinese – ci induce a partecipare con
affetto alla gioia che don Oscar prova
in questo momento eccezionale della
sua vita e a sostenerlo con la preghiera
affinché il Signore lo aiuti – come egli
stesso chiede – ad essere un prete innamorato di Lui, della Sua Chiesa e del
Suo popolo.
Di seguito pubblichiamo l’augurio cordiale che monsignor arciprete ha voluto rivolgere a don Oscar dalle colonne
di Voce Amica.
Carissimo don Oscar,
La storia di ogni uomo inizia come è iniziata la storia del mondo: in principio
non esisteva nulla ma c’era una “parola”,
un “VERBO”: FIAT! SIA FATTO! ed è
incominciata la storia dell’Universo.
E il Verbo si è fatto carne e venne ad
abitare in mezzo a noi.
Così è anche l’inizio di ciascuno di noi:
c’è all’inizio una parola d’amore e
l’uomo incomincia ad esistere. È sempre la stessa Parola, lo stesso Verbo,
quello che ha caratterizzato e scandito
la storia dell’avventura dell’uomo nel
progetto di Dio.
Il FIAT della creazione, il FIAT di Abramo sul monte Mória, il FIAT di Mosè al fuoco del Sinai, il FIAT di Samuele alla tenda di Eli, il FIAT di Isaia
davanti ai serafini nel Tempio di Ge-
Don Oscar Pinaffo qui insieme con l’arciprete e don Federico durante la recente celebrazione della messa dell’Ascensione a
Sant’Agnese.
(foto D. Contessi)
rusalemme, il FIAT di Maria a Nazareth, il FIAT di ogni battezzato e il
FIAT che hai detto il giorno della tua
ordinazione presbiterale quando il
responsabile della tua formazione
sacerdotale ti ha presentato al vescovo:
FIAT: ECCOMI.
Una parola leggera come un soffio.
Una parola enorme come la creazione.
Ogni uomo è tale se è uomo di parola,
il prete è in maniera particolare l’uomo
di Parola e uomo della PAROLA.
Il prete è chiamato oggi più che mai a
raccontare con le parole la Parola che
dà senso e valore alla vita, a trasformare in comportamenti e stili di vita le
parole e i verbi che pronunciamo nelle
nostre liturgie: assisti, custodisci, illu-
mina, ispira, guida, consola, sorreggi,
proteggi, perdona o Signore!
La gente di oggi chiede al prete quello
che non trova negli scaffali del mercato
televisivo o nei nuovi santuari delle
domeniche: i supermercati. Chiede
all’uomo di Dio non tanto formule di
preghiere, quanto: “mi dica una buona
parola... mi dica che Dio ha ancora un
sorriso per l’umanità... mi dica che la
voglia di luce e di pace è nostalgia di
Dio... mi dica che in Dio c’è la Parola
buona, l’unica Parola che conta... Mi
dica!”.
Don Oscar, racconta ai bambini, ai giovani, alle famiglie, agli anziani di
Gemona quella Parola che ti ha portato
a fidarti di Dio.
Avvicinati in punta di piedi e racconta
parole di fedeltà e tenerezza a chi ha la
morte nel cuore.
Ricerca con umiltà e pazienza la pecorella che ubriacata da false parole si è
allontanata dal gregge e fatti carico del
suo fallimento non con parole di rimprovero ma con la dolcezza della misericordia.
Fermati sulla strada della tua vita che
da Gerico (città degli uomini) sale a
Gerusalemme (città di Dio) per soccorrere con parole di solidarietà e condivisione, per guarire chi è stato violentato
dai briganti di questa nostra cultura e
società che ci deruba dei valori più
belli e importanti del vivere.
Dopo tutto... non esistono le città degli
uomini e la città di Dio.
C’è una sola città, quella dove Dio ti
chiama a proclamare oggi la Sua
Parola, dove ti chiama a proclamare il
Suo Amore: la città di Gemona.
l’arciprete
monsignor Gastone Candusso
1
LE RIFLESSIONI DI DON OSCAR IN PROSSIMITÀ DELLA SUA ORDINAZIONE SACERDOTALE
Che cosa posso rendere al Signore per quanto mi ha dato?
La frase del titolo, presa dal salmo 115,
potrebbe bastare per descrivere con quali
sentimenti mi sto preparando a divenire
prete…
È vero, Signore, con cosa posso ricambiare a tutto ciò di cui hai cosparso la
mia vita?
Sento vero più che mai quello che scriveva il profeta: “Fin dal seno di mia madre
mi chiamasti” e ripercorro la storia della
mia vita. Quasi una love-story si direbbe
adesso… anzi, togliamo quel quasi. È
stata, e lo è, una vera storia d’amore. Con
amore mi accompagnavi quando, da piccolo ero attratto dal mio ieratico parroco e
nel cuore mi ripetevo: “Voglio diventare
come lui”; con amore mi seguivi quando,
adolescente ti sentivo un peso, un Dio
muto che serviva agli adulti solamente per
castrarti la vita; con amore mi seguivi
quando la mia pratica religiosa di ragazzo
non sempre si accompagnava ad una retta
condotta di vita, quando più che la tua
Parola mi affascinavano le tante opportunità che il mondo mi offriva; e con amore
mi aspettavi nel momento della crisi, in
cui toccavo terra e lì mi hai ripreso, mi hai
sedotto… e ho detto: Eccomi, manda me!.
Queste, carissimi amici di Gemona, sono
le parole che stanno animando la mia
preghiera di questi giorni, le espressioni
con cui rivolgo al Signore i miei sentimenti di emozione, di gioia e di trepidazione che colorano questi giorni che mi
separano dall’ordinazione.
Ordinazione.
Preparando i libretti per la celebrazione,
in questi giorni meditavo sui testi liturgici e sugli impegni che mi assumerò davanti a Dio per il suo popolo che si possono riassumere nell’invito che il Vescovo mi farà consegnandomi il calice e la
patena: “Conforma la tua vita al mistero
della croce di Cristo Signore”.
E allora ecco che la gioia si unisce alla tensione, alle tante domande che animano il
mio cuore e che mi interrogano sul significato di quella croce. Sul mistero di quell’amore totale e senza riserve che la mia povera persona a volte è incapace di dare…
E allora chiedo al Signore:
Aiutami ad essere prete…
Aiutami ad essere un prete innamorato
di te, della tua Parola, che cerca solo in te
il tuo sostegno…
Aiutami ad essere un prete innamorato
della Chiesa, della sua voce che è voce
di salvezza per tutti…
Aiutami ad essere un prete innamorato
2
Don Oscar con l’arcivescovo monsignor Brollo e con monsignor arciprete (foto D. Contessi).
del tuo popolo, delle sue gioie e dei suoi
dolori, dei suoi successi e delle sue debolezze, del suo parlare e dei suoi silenzi…
Aiutami ad essere un prete innamorato
della sua vocazione, della sua solitudine
e della sua grande paternità spirituale,
del suo essere di tutti e di nessuno, del
suo poter contare solo su te.
Aiutami ad essere un prete innamorato
della gioia, innamorato del sorriso, perché la fede cristiana altro non è che felicità, anche nella croce…
VOCAZIONE
È la Parola che dovresti amare di più,
perché è il segno di quanto
sei importante agli occhi di Dio.
È l’indice di gradimento presso di Lui
della tua fragile vita.
Sì, perché se ti chiama
vuol dire che ti ama.
Gli stai a cuore, non c’è dubbio.
In una turba sterminata di gente,
risuona un nome: il tuo!
Stupore generale.
A te non ci aveva pensato nessuno.
Lui si! Davanti ai microfoni della storia
ti affida un compito su misura
… per Lui!
Sì, per Lui, non per te.
Più che una missione
sembra una scommessa.
Una scommessa sulla tua povertà.
Ha scritto “Ti amo” sulla roccia,
non sulla sabbia
come nelle vecchie canzoni.
E accanto ha messo il tuo nome.
L’ha scritto di notte. Nella tua notte!
Alleluja! Puoi dire a tutti:
Non si è vergognato di me.
Aiutami ad essere un prete innamorato
dell’incontro, che non si stanca mai di
entrare in comunione con gli altri per gridare dai tetti la bellezza di essere cristiani.
Sì, la bellezza di essere cristiani!
Un giorno a S. Josemaria Escrivà chiesero: “Perché ti sei fatto prete?”. E lui
rispose: “Perché Gesù Cristo è la persona più bella che io abbia mai incontrato”.
Mi piacerebbe che il mio essere prete
fosse il riflesso di questa frase. Mi piacerebbe far capire alla gente quanto è bella
la libertà e la forza che ti dà il credere in
Cristo. Mi piacerebbe lasciare in parte di
più me stesso per far trasparire nel mio
parlare, nel mio ascoltare, nel mio vivere
il fascino di Cristo…
Programma impegnativo direte voi… Sì,
impegnativo. Ed è qui che entrate in
gioco anche voi ed è qui che chiedo il
vostro aiuto. Vi chiedo, veramente di
cuore, di insegnarmi ad essere prete e ad
accompagnarmi con la vostra preghiera… che è l’arma che può vincere anche
dove tutto sembra perso.
E chiudendo non posso che ringraziarvi
per il vostro affetto con cui, in questi tre
anni, mi avete aiutato a continuare a dire al
Signore: Eccomi, sono felice di seguirti!.
Ai giovani che così tanto mi fanno sentire il loro affetto, va la mia riconoscenza
e il mio augurio: Innamoratevi di Cristo
e vedrete che non ve ne pentirete!
Vi aspetto tutti domenica 29 giugno
alle 16 in Cattedrale a Udine e il 13
luglio alle 18.30 in Duomo a Gemona
per la mia prima messa tra voi.
don Oscar
L’ORDINAZIONE DI DON OSCAR OFFRE LO SPUNTO PER UN APPROFONDIMENTO SUL TEMA DEL SACERDOZIO
Il prete! Chi è costui?
Molti di noi, andando a pesca nei ricordi
scolastici, rammentano senz’altro la
figura di don Abbondio che, con la sua
cultura superficiale e raffazzonata, si
chiedeva comicamente leggendo un
libro: Carneade! Chi era costui?. Sicché
questo Carneade (II-I sec. a. C.), noto
filosofo greco, direttore dell’Accademia
di Atene, è divenuto sinonimo di persona sconosciuta. Potrebbe fare la stessa
fine il prete? Nelle nostre comunità cristiane si sente il bisogno di preti; tutti
sono concordi nel dire che ce ne sono
pochi; qualcuno addirittura azzarda la
possibilità (un po’ fantascientifica, a dire
il vero) di farne arrivare dai paesi dove
ancora abbondano, per esempio
dall’Africa, per tappare i buchi sempre
più vistosi che si aprono qui da noi.
Però, nonostante tanta fame e sete, dalle
nostre comunità non escono più preti, se
non qualche rara eccezione, e c’è
pochissima chiarezza su chi sia e cosa
sia chiamato a fare il prete. Forse è
opportuno, in occasione anche dell’ordinazione di don Oscar, soffermarsi su
questo tema, almeno con qualche breve
spunto di riflessione.
Chi è il prete? Innanzitutto una prima
precisazione che a molti sembrerà scontata ma non lo è: parroco e prete non
sono sinonimi. Non di rado si sente dire:
Quello è stato ordinato parroco. No,
uno viene ordinato prete, non parroco.
Quello del parroco è un compito svolto
dal prete, ma un prete non necessariamente è anche parroco. Don Giuseppe
Marchetti e monsignor Giuseppe Vale,
per fare due esempi cari ai gemonesi,
erano preti ma non sono mai stati parroci. Ciò era possibile in tempi di grande
abbondanza di clero: molti preti erano
destinati non all’attività parrocchiale ma
allo studio e all’insegnamento, mentre
oggi, con così tante parrocchie senza
parroco, tutti i preti validi sul mercato
sono inseriti a pieno titolo nella pastorale. Ciò da una parte è una bella cosa,
perché permette ai preti diocesani di
andare all’essenziale della loro vocazione – la cura d’anime, appunto –; dall’altra parte però è un impoverimento, infatti oggi il nostro clero friulano difficilmente riuscirebbe ad esprimere studiosi
e intellettuali del calibro di Marchetti,
Vale e molti altri, che hanno coltivato il
loro straordinario talento non per la gloria personale, ma per la crescita della
chiesa friulana e la maturazione della
cultura e dell’identità del nostro popolo.
E l’hanno fatto con autentico cuore di
pastori.
Detto questo, ci si può chiedere: Allora,
chi è il prete? La risposta più bella la
troviamo nella lettera di Paolo agli
Ebrei, uno degli scritti più complessi e
affascinanti del Nuovo Testamento, per
buona parte incentrato sulla tematica del
sacerdozio. Il testo biblico è chiarissimo: esiste un unico sommo sacerdote,
Gesù Cristo. È lui l’unico mediatore tra
Dio e gli uomini. Parlando poi, in rapporto a Cristo, di quelli che impropriamente vengono chiamati sacerdoti (cioè
coloro che esercitano il ministero nel
Tempio di Gerusalemme), la lettera
dice: Ogni sommo sacerdote, preso fra
gli uomini, viene costituito per il bene
degli uomini nelle cose che riguardano
Dio, per offrire doni e sacrifici per i
peccati. In tal modo egli è in grado di
sentire giusta compassione per quelli
che sono nell’ignoranza e nell’errore,
essendo anch’egli rivestito di debolezza;
proprio a causa di questa anche per se
stesso deve offrire sacrifici per i peccati,
come lo fa per il popolo. Nessuno può
attribuire a se stesso questo onore, se
non chi è chiamato da Dio, come
Aronne. Nello stesso modo Cristo non si
attribuì la gloria di sommo sacerdote,
ma gliela conferì colui che gli disse:
“Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato”
(Eb 5,1-5). Il testo continua dicendo che
il vero sommo sacerdote è Cristo e non i
sacerdoti del Tempio, proprio perché lui,
per il fatto che è Figlio di Dio, non ha
bisogno di offrire sacrifici per i propri
peccati, eppure ha raggiunto la pienezza
del suo sacerdozio, cioè della sua mediazione tra Dio e l’uomo, imparando l’obbedienza e assumendo su di sé la debolezza e la morte. Perciò è in grado di
compatire e di assumersi in pieno la
debolezza dell’uomo e di permettergli di
giungere alla comunione con Dio.
A questo punto emerge la necessità di
una seconda precisazione. Spesso, parlando dei preti e dei loro momenti di
debolezza ed eventualmente di peccato
scatta inevitabilmente il commento:
“Beh, in fondo anche il prete è pur sempre un uomo”. Quasi a dire che l’umanità è uno scomodo intralcio al quale
purtroppo non si può proprio rinunciare.
Invece è una condizione non solo irrinunciabile, ma provvidenziale che il
sacerdote venga scelto tra gli uomini, e
la sua possibilità di parlare di Dio all’uomo risiede proprio nella sua umanità
e nel suo esservi immerso. Ma se nessun uomo può essere immerso in Dio
quanto lo è nella propria debolezza,
Gesù, che è “vero Dio e vero Uomo”, è
perfettamente unito sia alla divinità di
Dio che all’umanità dell’uomo. Per questo è l’unico vero sommo sacerdote. Il
deprezzamento dell’umanità del prete,
quasi fosse qualcosa da eliminare o censurare il più possibile, sembra essere la
conseguenza di una formazione – e conseguentemente di un modo di recepire la
sua figura da parte della gente – che tendeva ad annullare l’umanità, in favore di
una sorta di angelicità grottesca, innaturale, ma soprattutto inesistente. Questa
tendenza era certamente più presente in
passato, nei tempi in cui i seminaristi e i
preti erano i fiori più belli e delicati del
giardino di Dio, ma neanche oggi è del
tutto sparita. Per esempio, potremmo
chiederci come mai ancor oggi i preti
vengano formati in Seminario, cioè in
un luogo protetto, tutto sommato separato dai normali circuiti esistenziali. Come
mai per imparare la spiritualità del prete
occorre condurre una vita diversa da
quella dei giovani che si preparano ad
altre professioni – i quali per amore o
per forza, se lo ritengono importante,
devono mettere a punto una loro spiritualità stando nel mondo –, in un contesto che muterà radicalmente quando
arriverà il momento di essere ricatapultati nella realtà quotidiana? Un esempio:
un parroco con cinque parrocchie potrà
mai avere per la preghiera i tempi distesi
e i ritmi ben scanditi di cui disponeva da
seminarista?
Più di qualcuno si sarà accorto che finora ho proceduto in queste riflessioni
dando per scontata una cosa che non lo
è per nulla. Ho cioè parlato indistintamente di sacerdote e di prete, usando i
due termini come sinonimi, senza rendere conto di questo passaggio affatto
automatico. Eccoci quindi ad una terza
precisazione. Se, come ci dice la lettera
agli Ebrei, l’unico vero e sommo sacerdote è Cristo, di sacerdoti non possono
essercene altri. Il popolo dei credenti in
Cristo è nel suo insieme popolo sacerdotale, perché mediante il Battesimo
partecipa del sacerdozio di Cristo, ma
per quanto riguarda coloro che ricevono
il sacramento dell’Ordine, essi si chiamano presbiteri (= preti), cioè anziani
della comunità. Il loro compito non è
don Federico
(segue a pagina 4)
3
Il prete! Chi è?
La processione del Corpus Domini
(continua dalla pagina precedente)
propriamente quello della mediazione
tra Dio e l’uomo – prerogativa esclusiva
di Cristo – bensì quello di presiedere la
comunità cristiana e di servirla offrendole la possibilità di accedere ai sacramenti, che – essi sì – operano efficacemente la mediazione di Cristo e che i
preti in nome della Chiesa semplicemente amministrano. Questo è il servizio del prete, il suo ministero (da minus
stare, cioè “stare sotto”).
Questa terza precisazione riguarda allora sia l’essere sia il fare del prete e
mostra quanto scandalosi siano quei
casi in cui, ieri e anche oggi, non è il
prete a servire la comunità ma viceversa
la comunità che deve assecondare i
capricci del prete e adeguarsi in toto alle
sue idee.
Evidentemente ci sono molti modi di
presiedere, unire e far crescere la comunità cristiana: il più vicino alla nostra
esperienza quotidiana è quello del parroco, ma esso non è l’unico. Ci sono
stati (e ci sono), tra il clero italiano e
friulano del XX secolo grandi figure di
intellettuali e politici (Sturzo, De Luca,
Dossetti, Marchetti, Biasutti, Placereani), di parroci di grande spessore
(Monai, Dall’Ava, Alessio, p. Bevilacqua), di preti che fecero l’una e l’altra
cosa in feconda continuità (Mazzolari,
Milani, Bellina), di vescovi illuminati e
di grande carica profetica (Dalla Costa,
Lercaro, Battisti, Nogaro, Bello), di illustri studiosi e docenti di discipline ecclesiastiche o laiche (Fabro, Mancini,
Fabris, Burgalassi), di raffinati musicisti
(Perosi, Pigani, Perosa), di scrittori,
giornalisti e poeti (Rebora, Turoldo,
Fabbretti, Balducci). Per tutti questi
l’essere preti non è stato un distintivo tra
gli altri da appuntare al bavero della
giacca, ma un modo di essere e di esistere che ha dato un colore e un sapore
assolutamente originali al loro vivere e
operare nei rispettivi campi d’azione. È
un vero peccato che l’attuale scarsità di
numeri e il sovraccarico di cose da fare
incidano negativamente su questa ricca
e multiforme varietà di modi di declinare il ministero del prete.
E allora il prete chi è e cosa deve fare
oggi? La nostra Diocesi sta scommettendo su una figura di prete che si occupa dell’essenziale del suo ministero – la
celebrazione dei sacramenti, la presidenza della comunità, la formazione – e
su una figura di laico in grado di prendersi con coraggio e fino in fondo le
proprie responsabilità di battezzato,
divenendo un soggetto sempre più atti4
La processione del Corpus Domini – alla quale ha partecipato un nutrito numero di fedeli – ha
registrato quest’anno una novità e un recupero. Il fatto nuovo è che la processione è divenuta
vespertina: è infatti uscita dal duomo al termine della messa serale, verso le 19,30, percorrendo
poi le strade del centro storico fino al santuario di Sant’Antonio, dove s’è conclusa con la solenne
benedizione. Il recupero riguarda la benedizione impartita anche dalla loggia del palazzo municipale, com’era sempre avvenuto per secoli. Era dal 1975 che non accadeva più. (Foto D. Contessi)
vo nella comunità. Portare fino alle ultime conseguenze questa prospettiva
sarebbe senz’altro molto bello, ma
richiederebbe come presupposto un
modo nuovo di intendere e di vivere la
Chiesa, a cui né i preti né i laici desiderano ancora abituarsi. Infatti se la sentono veramente i laici di prendersi fino in
fondo le proprie responsabilità? E i preti
sono disposti ad accettarlo, non come un
fatto dettato da uno stato di necessità ma
come qualche cosa che ha a che fare con
l’identità stessa del cristiano laico? E, in
un panorama nuovo e a tratti inquietante
di un futuro con pochissimi preti, come
la mettiamo con la presidenza e l’animazione delle comunità cristiane che
vedranno sempre meno il prete e saranno da lui conosciute sempre più approssimativamente e in fretta?
Questi interrogativi devono essere messi
urgentemente a tema e i giovani preti
non devono eluderli, per non rischiare di
affrontare con schemi ormai improponibili una realtà che cambia rapidamente e
rischia di sfuggirci di mano. E soprattutto non dovranno – non dovremo! –
temere di chiedere allo Spirito il dono
della fantasia e della creatività che,
anche se ci condurrà a vivere la vita
dura e magari perseguitata dei pionieri,
ci permetterà almeno di non arrenderci
al pessimismo e di battere con decisione
vie nuove ed inedite per l’annuncio del
Vangelo di Cristo. Queste nuove vie
emergeranno se saremo capaci di accettare le sfide che il contesto socio cultu-
rale attuale pone al cristianesimo, ma se
faremo anche in modo che il Vangelo
ponga le sue sfide alla contemporaneità.
Guai a noi, preti o laici, se ci dovesse
capitare di perdere il treno. E per non
perderlo forse è opportuno non distrarsi
troppo in una pastorale sempre più
affannosa ed esagitata, ma di coltivare la
calma, lo studio e il discernimento:
“Fino al mio arrivo, dèdicati alla lettura, all’esortazione e all’insegnamento –
dice Paolo al vescovo Timoteo – (…)
Abbi premura di queste cose, dèdicati
ad esse interamente perché tutti vedano
il tuo progresso. Vigila su te stesso e sul
tuo insegnamento e sii perseverante:
così facendo salverai te stesso e coloro
che ti ascoltano” (1 Tm, 4, 13.15-16).
don Federico
La Comunione a casa
Da oltre 25 anni ogni terza domenica
del mese Gesù Eucarestia è portato ai
nostri fratelli impossibilitati a partecipare alla messa in duomo o nelle borgate.
Per gli ammalati e gli anziani è questo
un momento importante: ricevere Gesù
in casa è un sostegno nella loro sofferenza e un sentirsi in comunione con
tutta la comunità cristiana.
Probabilmente altri malati o anziani
desiderano ricevere il Signore Gesù
in casa una volta al mese: è sufficiente contattare l’arciprete o telefonare
in canonica al numero 0432 980608.
Con Zaccheo al GlemoMedie
Anche quest’anno i ragazzi della medie
(escluse le classi terze) hanno partecipato
al percorso catechistico proposto dalla
nostra diocesi: Magic Tree.
Il personaggio che ci ha accompagnato
tutto l’anno è Zaccheo, quell’omino piccolo e buffo odiato dal suo popolo e usato
dai nemici che, grazie a Gesù, ha potuto
cambiare la sua vita e diventare suo
discepolo. Riassumiamo per chi non si
ricorda.
Zaccheo abita a Gerico e fa l’esattore
delle tasse per conto dei Romani; quando
viene a sapere che Gesù arriva nella sua
città, mosso da grande curiosità decide di
andarlo a vedere, ma come fare? È piccolo, nessuno lo farà passare e poi lui non
vuole perdere la faccia e farsi notare dai
suoi pochi amici. Sale così su un sicomoro e da lì può vedere Gesù. Egli lo cerca
con lo sguardo e va fin sotto l’albero e lo
invita a scendere e Zaccheo si affretta ad
assecondarlo; Gesù pranza a casa sua
sotto gli occhi increduli e scandalizzati di
molti. Ciò che si son detti non è noto:
certo è che alla fine Zaccheo decide di
abbandonare le sue ricchezze e segue
Gesù.
Con i ragazzi abbiamo affrontato il
Vangelo dividendolo in tre parti collegate
al nostro albero magico: Tree, la chioma,
rappresenta il coraggio di mettere da
parte il proprio orgoglio e salire sull’albero per incontrare Gesù. Ognuno di noi è
come Zaccheo, ci sentiamo piccoli
davanti alla vita, sentiamo di non essere
perfetti e ci accorgiamo che chi ha successo in tutti campi è vincente, ma se
abbiamo il coraggio di guardare dentro di
noi e acchiappare le occasioni in cui
Gesù passa nella nostra vita allora avremo il coraggio di salire sull’albero
Eyes, il tronco dell’albero: è il momento
cruciale in cui Gesù incontra lo sguardo
di Zaccheo. Per noi il nostro sguardo s’è
dilugato lungo tutta la quaresima per farci
poi riflettere sui personaggi che Gesù
incontra durante la sua passione.
Terza tappa Home, le radici, che sono il
simbolo del cambiamento di Zaccheo –
come del nostro cambiamento – dopo
l’incontro con Gesù.
Alla fine abbiamo realizzato un albero
che ci rappresentasse e che contiene foto
delle attività svolte e la loro spiegazione.
Abbiamo portato questi alberi alla festa
conclusiva a Udine che si è svolta domenica 18 maggio e assieme a 1000 ragazzi
della nostra diocesi abbiamo concluso in
allegria l’anno catechistico, vincendo un
premio per essere riusciti a spiegare con
“precisione e molto amore” tutto il percorso fatto.
Questo il nostro lavoro di quest’anno... e
così quando qualche adolescente vi dirà
che al Glemo solo si gioca sappiate che si
gioca alla grande!
Jessica & animatori (prima e seconda media)
In terza c’è ‘Un sogno in partenza’
Clap, clap, clap… questi gli applausi
che sabato 3 maggio i ragazzi di terza
media hanno ricevuto al Glemo per il
loro musical! Cosa? Non c’eravate? Vi
siete persi uno spettacolo stupendo, ma
cercheremo di riassumervelo, per far
apprezzare anche a chi non c’era e per
ricordare invece a chi c’era, l’immensa
bravura di questi ragazzi. Abbiamo creato questo spettacolo perché ci è sembrato un ottimo modo per salutarci dopo tre
anni trascorsi insieme: si conclude infatti il triennio delle medie, e quindi anche
il nostro compito con i ragazzi, almeno
al Glemo. Noi animatori continueremo
silenziosamente a seguirli e anche se i
ragazzi continueranno il loro percorso
verso la cresima, l’avventura insieme si
chiuderà con il campeggio estivo ad
Osais (dall’11 al 17 agosto).
Creare un musical è stato un lavoro piuttosto lungo e faticoso: la voglia di fare
all’inizio non era molta, nessuno voleva
impegnarsi seriamente, temevamo fosse
un’impresa impossibile! Invece, piano
piano, con impegno e passione, un passo
dopo l’altro, abbiamo creato insieme
questo spettacolo. Il messaggio che
abbiamo voluto trasmettere è che non
tutti i ragazzi sono maleducati, viziati e
abbandonati a loro stessi; questi ragazzi
sono la testimonianza che a Gemona i
giovani ci sono, vogliono farsi sentire e
sono pronti a vivere in armonia, con
impegno ed entusiasmo, inciampando,
cadendo e rialzandosi, verso la via di
Cristo.
Il nostro musical si chiama “un sogno in
partenza…”: è la storia di una ragazzina,
Chiara, proprio di 14 anni che, oppressa
dai problemi di scuola, amicizia, famiglia e amore decide di scappare di casa.
In questo viaggio incontra due amici:
una ragazza, Francesca, che vive tra
discoteche, fumo e ragazzi, che all’inizio suscita l’ammirazione di Chiara per
la sua apparente vita felice; e incontra
un ometto strano, Cesare, che punzecchiandola la fa riflettere. Chiara si accorgerà solamente alla fine che il viaggio è
stato un sogno, nel quale si è potuta rendere conto di ciò che stava facendo e ha
capito che scappare, per quanto sembri
la via più facile e divertente, non risolve
le cose. Cesare rappresenta la figura di
Cristo che, senza farsi riconoscere, interviene nella nostra vita, a volte anche
attraverso il sogno come ci insegna la
Bibbia, per mostrarci qual è la strada
giusta. Il titolo, dunque, rimanda alla
trama del musical, un sogno, ma allo
stesso tempo indica ciò che esso rappresenta per la protagonista e, dunque,
anche per i ragazzi: una partenza verso
il mondo e il Glemo vuole proprio essere la stazione di partenza.
Inutile dirvi con quanto orgoglio noi
animatori abbiamo visto i nostri ragazzi
sfidare la paura del palco, ridere degli
errori, crescere e maturare in questi anni
insieme. Chiaramente, il nostro operato
non è che una piccola goccia, ma è proprio una goccia dietro l’altra che forma
l’immensità dell’oceano. Grazie ragazzi, grazie genitori, grazie a tutti coloro
che hanno collaborato in questo percorso! Noi ci auguriamo che i nostri ragazzi ora continuino il viaggio intrapreso
verso Dio, noi non li lasceremo soli,
aiutateci anche voi!
Valentina (e gli animatori di terza)
5
Una domenica davvero speciale
Domenica 18 maggio, nella ricorrenza
della Santissima Trinità, 65 bambini
hanno celebrato la Prima Comunione.
La cerimonia si è svolta nel migliore
dei modi tra sguardi trepidanti, sorrisi, e
immancabili espressioni di commozione. Diverse sono state le parti significative della cerimonia; durante la santa
messa della mattina:
- la processione iniziale con in mano un
lume, simbolo della luce del Battesimo;
- l’atto penitenziale, dove in rappresentanza di tutta la comunità, un bambino,
un genitore e una catechista hanno
chiesto perdono a Dio per tutte le mancanze commesse;
- l’offertorio, colmo di doni di ringraziamento e di testimonianze dell’offerta
della nostra vita al Signore;
- l’Eucaristia, momento di profonda
esperienza di comunione con Gesù e
vicinanza con la Chiesa.
Mentre dell’incontro serale rimarranno
impressi nei nostri cuori:
- la lettura del bellissimo brano del
Vangelo di Giovanni (15, 9-17) e le
parole del parroco;
- la lettura del telegramma del Papa;
- le parole di alcuni genitori ed i saluti
finali, con la gioia di tutti i bambini.
Né le piccole imprecisioni, né il cattivo
tempo hanno potuto rovinare quella
che è stata una giornata a dir poco
magnifica.
Magnifica perché i bambini hanno
compreso che la Prima Comunione non
è un punto d’arrivo, una meta che segna
la fine del loro cammino di Cristiani,
bensì un punto di partenza.
Magnifica perché in tutti noi si è ravvivata la consapevolezza del valore di
vivere nella normalità l’incontro con
Dio e con i fratelli.
6
Sembra quasi retorico ripeterlo, ma ciò
che conta veramente è la partecipazione
costante, attiva e significativa alla
messa domenicale e non la buona riuscita di una festa.
La nostra parrocchia senza dubbio dà
rilevanza a questo aspetto, a partire da
don Gastone, don Federico e don Oscar
che non fanno mai mancare
nella messa degli elementi
(parole o segni) adatti ai bambini e ai ragazzi.
Grazie, dunque, a loro e a quelli che hanno permesso che questa domenica fosse davvero
giorno del Signore. Grazie
soprattutto a Carla Serafini,
Giancarlo Polato e Fulvio
Cecutti che qui prendiamo ad
esempio di tutti coloro che hanno collaborato e che hanno
dimostrato l’importanza non
solo della partecipazione all’Eucaristia, ma anche del dono
alla comunità del proprio tempo, tempo in cui fare esperienza vera di servizio.
I bambini della prima Comunione hanno avvertito che la parrocchia
li considera e li invita a vivere la fede.
Cerchiamo di assecondarli e di farli
continuare su questa strada, la strada di
una comunità che li mette al centro di
qualcosa che vale prima di tutto per i
grandi.
Le catechiste di quarta elementare
Lasciate che i fanciulli vengano a me
Quest’anno, nella nostra parrocchia, 65
fanciulli ricevono I’Eucaristia. Noi genitori dobbiamo ringraziare le catechiste
che, con genuino amore, hanno preparata i nostri figli a questa Messa di Prima
Comunione, ma dobbiamo anche riflettere su questo particolare momento.
Un momento certamente atteso e vissuto con gioia dai bambini e dalle loro
famiglie, dal Parroco e da tutta la
comunità parrocchiale. Ma non si può
nascondere che cè anche un po’ di
timore e di amarezza in quanti - catechisti, animatori, genitori - hanno già
vissuto l’esperienza che solitamente,
dopo aver raggiunto questa tappa, gran
parte dei fanciulli interrompe il proprio
cammino di fede all’interno della
Comunità parrocchiale e cristiana, E
così avviene quasi ovunque, non solo a
Gemona ma dappertutto, in una società
ormai scristianizzata, dove i fanciulli
finiscono con il considerare conclusa,
con l’inizio dei l’adolescenza, la loro
esperienza religiosa.
In un mondo in cui oggi intolleranza e
indifferenza corrodono i valori più sacri
e più sinceri, rovinando la purezza dei
cuori dei nostri figli, è fondamentale
che tutti noi adulti consideriamo veramente prioritaria la catechesi affinché si
riprenda I’insegnamento lasciate che i
fanciulli vengono a me e non li ostacolate, perché di quelli come loro è
ilRegno di Dio (Mc, 10,14) in modo
che il Signore faccia nascere e crescere
in loro il desiderio di pace e di amore e,
nello stesso tempo, possa coinvolgere
in questo itinerario spirituale anche
quegli adulti che hanno interrotto il loro
cammino di fede, perché forse troppo
impegnati nelle innumerevoli occupazioni quotidiane in mezzo alle quali
diventa arduo distinguere quelle fondamentali da quelle superflue, o forse perché i cuori e le menti non sono più
disposti all’ascolto.
In questo giorno, possiamo noi adulti
essere presi dalla gioia di questi bambini in attesa delI’Eucarestia ed udire
nuovamente il Signore quando dice:
Ecco: io sto alla porta e busso. Se uno,
udendo la mia voce, mi aprirà la porta,
io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli
con me (Ap 3, 20). Sia questa la grande
grazia per tutti noi oggi: che i nostri
cuori si schiudano e si mantengano
sempre aperti e che noi genitori possiamo recuperare tempi e spazi per poter
essere - con le nostre parole e le nostre
azioni - i principali catechisti dei nostri
figli, assieme ai quali sperimentare la
vicinanza e l’amore di Dio.
un genitore
Una stupenda esperienza
Nel pomeriggio del 26 aprile, nel piazzale
delle corriere di Gemona c’era aria di festa.
Siamo partiti, 65 bambini e noi catechiste,
diretti verso un paesino dell’Alta Carnia, per
meglio prepararci alla Prima Comunione.
Pierabech è un luogo invitante, con una casa
molto accogliente, situata tra monti nevosi:
tutto l’insieme è di grande aiuto per innalzare la mente ed il cuore a Dio Creatore.
All’arrivo don Gastone ci ha accolto con
paterna affabilità e con lui il carissimo don
Oscar e i meravigliosi animatori che si sono
subito organizzati per far divertire i bambini.
Alla fine dei giochi, stanchi ma ridenti di
gioia i bambini ripetevano: “Com’è bello
giocare insieme così!”.
Prima della cena abbiamo visto un film sulla
passione, morte e resurrezione di Gesù, con
un particolare risalto all’ultima cena. I bambini erano così coinvolti che anche i più
vivaci non battevano ciglio. È poi arrivata la
cena, momento di amicizia, dialogo e aiuto
scambievole… e tutto era buono grazie alle
cuoche Magda, Ida e Caterina!
Subito dopo don Gastone, con la capacità
umana e spirituale che gli è caratteristica,
attraverso una paraliturgia ed una sacra rappresentazione, ha reso più comprensibile e
più significativo il mistero dell’Eucaristia e
tra preghiere, canti e
domande il tempo è
corso veloce.
La stanchezza del
gioco e delle emozioni ha favorito il sonno, dopo aver detto le
preghiere della sera.
Noi catechiste e animatori ci siamo premurati che i bimbi si
sentissero a loro agio,
favorendo così un’atmosfera tranquilla e
cordiale.
Al mattino don Gastone ci ha invitati a
riunirci nella cappella
per le preghiere e un
breve pensiero, per
trascorrere meglio la
giornata.
I genitori – molti sono arrivati presto – si
sono rallegrati nel
constatare la gioia dei Damiano Aste
loro bambini. Poi si Matteo Barbina
sono intrattenuti con Matteo Bellina
monsignor Gastone, Alice Benedetti
mentre i bambini, di- Andrea Berto
visi in gruppi, hanno Veronica Boezio
risposto ai quiz con Francesca Bressan
citazioni dal Vangelo, Silvia Brollo
indovinelli e prove di Martina Calderini
destrezza proposti Vanessa Canola
loro dagli animatori.
Luciano Cargnelutti
È arrivato così il tem- Laura Cargnelutti
po della messa: la ce- Sara Cargnelutti
lebrazione, guidata da
don Oscar e dagli animatori, ha coinvolto
bambini e genitori in modo straordinario.
La giornata piena di sole, vissuta a contatto
con la natura, ha favorito un clima molto
disteso. La buona compagnia è sempre un
toccasana, è un’occasione di benessere, e
credo valga la pena vivere un’esperienza
come quella di Pierabech! Diversi bambini
si sono aperti al dialogo; uno, ad esempio,
mi ha detto: “Senti, suor Camilla, rimaniamo ancora tanto, qui si sta bene. Non andiamo a casa troppo presto!” E una bambina:
“Non credevo fosse così bello! Ho conosciuto tante persone e sento Gesù più vicino
a me”. Da queste espressioni si può intuire il
grande bisogno di tutti di stare insieme, ma
anche di vivere un tempo di riflessione e di
interiorità.
Un grazie di cuore va a don Gastone che ha
favorito questo incontro, provvedendo a
tutto, dalle cose più semplici a quelle più
spirituali. Tanta riconoscenza dobbiamo
anche a don Oscar che, con la carica di entusiasmo e di intuizione educativa, ha saputo
donare tanta gioia ai nostri bambini. Un
evviva caloroso a tutti i collaboratori, cuoche e custodi della casa.
E che dire dei giovani animatori che, con
slancio gioioso e gratuito, hanno seguito pas-
so dopo passo i bambini, donando tempo,
pazienza e serenità. Grazie! e che la vostra
giovinezza sia sempre colma di doni di fede,
di speranza e di amore. Portate ovunque, alle
nuove generazioni, segni di pace.
Ed infine un grazie sincero a voi genitori per
la disponibilità che avete manifestato!
Sentitevi fiduciosi che la vostra testimonianza di fede non andrà mai perduta. Il seme da
voi affondato sulla roccia, non sarà mai
scosso da nessuna tempesta perché la sfida
più urgente e forte, oggi, è di comunicare la
gioia della fede che nasce dall’esperienza e
dalla fiducia in Dio.
Anche noi catechiste abbiamo motivo di
lodare e ringraziare il Signore, che ci dà
nuova carica per credere alle parole del
Papa: “ Educare al bene… anche oggi è possibile!”.
Un mandi affettuoso a tutti.
suor Camilla
In 65 all’incontro con Gesù
Foto Soravito)
Thomas Cargnelutti
Federico Casani
Nausica Casani
Marco Cesca
Leonardo Cignini
Francesco Contessi
Giulia Conz
Federica Criscuolo
Elisa Cucchiaro
Matteo Cucchiaro
Chiara De Colle
Valentina Di Bert
Alessandra Di Vora
Annamaria Diaconu
Michela Forgiarini
Michele Goi
Matteo Goi
Sabrina Gubiani
Sara Gubiani
Arianna Gurisatti
Giuseppe Iob
Gabriele Londero
Gessica Macor
Luca Mardero
Cristian Mecchia
Nicholas Minisini
Nicole Miranda
Elvis Montagnese
Luciana Morales
Mauro Musina
Federica Pasini
Davide Patat
Michela Patat
Nicole Peressotti
Chiara Pesamosca
Massimo Pischiutti
Sara Pittini
Michele Polonia
Gabriele Pontelli
Raffaele Pugnetti
Nicol Puppini
Demetra Ragagnin
Antonio Rasolo
Costantino Rizzi
Giovanni Rosso
Federico Sabidussi
Lorenzo Sartori
Nicola Sbaizero
Mattia Scinto
Matteo Serafini
Niccolò Teot
Luca Vuerich
7
LE OPERE DELLA PARROCCHIA RICHIEDONO UN FORTE IMPEGNO DI TUTTI I PARROCCHIANI
Tutti insieme appassionatamente
È con un po’ di imbarazzo che presentiamo alla comunità cristiana di Gemona il
rendiconto finanziario del 2007. Infatti la
cifra finale è in rosso con un passivo di
quasi 200.000 euro. Dobbiamo dire però
che tutto questo non è frutto di una cattiva gestione della Fabbriceria che, anzi,
ringraziamo per la competenza, la disponibilità e generosità, ma è colpa – se così
si può dire – delle tante opere che in questi anni la parrocchia ha intrapreso. Il
Museo della Pieve e del Tesoro del Duomo, vanto e orgoglio di tutti i gemonesi,
il “lapidario” di recente apertura – una
pagina inedita della storia del Duomo, e
della chiesa precedente di cui non sappiamo assolutamente nulla, ma che in futuro
ci potrebbe dare piacevoli sorprese – e
poi le spese di manutenzione e gestione
ordinaria delle strutture parrocchiali
(oltre 30.000 euro per riscaldamento,
telefono, ecc... e dire che cerchiamo tutte
le economie). Ma la voce che più incide e
che per parecchi anni inciderà è la nuova
Casa di Forni Avoltri. Una scelta difficile
ma ora avvalorata dai numeri delle adesioni ai campeggi estivi e invernali. La
casa di Osais (di proprietà della parrocchia di Pesariis) per 30 anni ha ospitato
migliaia di giovani gemonesi, per 30 anni
ha formato generazioni di uomini e
donne impegnati ora nel sociale, nella
cultura, nella politica, nella comunità cristiana. E non possiamo dimenticare le
centinaia di persone che ad Osais han
dato energia, fantasia, tempo e fatica... e
soldi. Il grazie più bello che possiamo
dire e dare a questi benefattori è la soddisfazione di vedere oggi i bambini di allora diventati uomini e donne che con la
loro vita scrivono una pagina nuova della
storia di Gemona. Ma Osais si è rivelato
piccolo, incapace di ospitare i tanti bambini e ragazzi che per fortuna scoprono
quanto è bello e importante passare una
settimana assieme. E vorremmo che
anche i giovani delle superiori, nel programmare le vacanze, ritagliassero una
settimana per stare assieme ai coetanei
per divertirsi, camminare per sentieri di
montagna e specialmente per imparare il
mestiere del vivere. È giusto ed è bello
che i ragazzi durante le vacanze trovino
un’occupazione e si guadagnino quattro
soldi per le loro spesette e per un contributo alla famiglia... ma è anche importante che dedichino a se stessi un tempo per
crescere, un tempo per imparare e un
tempo per scoprire. La casa di Forni ci
darà tutto questo; anzi, darà la possibilità
8
di fare esperienza di vita comunitaria
anche alle famiglie e agli anziani. Non è
forse fantastico vivere le emozioni dell’adolescenza di allora con la tua famiglia di
oggi, con tua moglie o con tuo marito,
con i tuoi figli, con altre famiglie... Non è
forse fantastico ripercorrere assieme i
sentieri del Volaia, del Bordaglia e i
magici giochi notturni e il miracolo del
falò e il mistero dell’Eucarestia vissuta e
condivisa? Non è forse bellissimo trovar(segue a pagina 9)
l’arciprete
monsignor Gastone Candusso
RENDICONTO ANNO 2007 (in euro)
ENTRATE
Offerte in chiesa (Duomo + Centri)
Candele votive (Duomo + Centri)
Offerte per servizi (battesimi, funerali, matrimoni, benedizioni, ecc.)
Offerte per attività parrocchiali (Voce Amica, stampa, caritativa)
Offerte in denaro diverse (Duomo + Centri)
Interessi attivi
Varie
Contributi e offerte straordinarie per Museo e Casa Alpina Forni
TOTALE ENTRATE
48.111,98
24.302,69
61.650,16
20.007,67
42.493,93
1.084,76
11.216,01
499.140,00
708.007,20
ENTRATE NEI CENTRI (già comprese nelle voci sopra riportate)
Piovega
Godo
Maniaglia
Gleseute
Taboga
Campagnola
San Rocco
Totali
offerte in chiesa
offerte candele
altre offerte
totale
2.657,39
2.027,78
1.870,35
1.293,47
2.077,13
2.564,31
2.073,70
14.564,13
559,84
922,16
264,5
185,29
185,29
2.614,77
1.040,93
5.832,00
3.990,87
2.134,85
1.584,34
2.442,42
3.515,14
4.311,19
23.810,81
2.137,49
4.360,15
180,00
180,00
950,83
100,00
4.886,53
USCITE
Residuo passivo anno 2006
Imposte, tasse e assicurazioni
Spese culto (servizi vari, candele, ostie ecc...)
Spese gestionali parrocchia (luce, riscaldamento, telefono ecc...)
Spese per attività parrocchiali (Voce Amica, stampa, caritativa)
Remunerazioni, stipendi, contributi, I.D.S.C.
Contributo attività diocesane
Manutenzione fabbricati e acquisto attrezzature
Varie
Spese straordinarie per Museo (fine) e casa Forni
Spese impegnate: tratt. fine rapporto
TOTALE USCITE
DISAVANZO DI GESTIONE
LA NOSTRA SOLIDARIETÀ CON:
Mons. Tito Solari – Bolivia
Padre Pushpanadam – India
Adozioni a distanza (India) Borgata di Campagnola
San Vincenzo (Offerte ulivo)
Amici Lebbrosi
Missioni Burundi – Africa
Infanzia missionaria
Opere missionarie Borgata di Godo
Giornata Missionaria
Caritas Parrocchiale
Seminario
Un pane per amor di Dio
Carità del Papa
Bangladesh
Totale
25.007,59
16.398,59
13.309,92
31.591,27
14.710,48
34.480,19
2.596,00
10.976,37
9.091,00
549.049,58
17.412,00
699.615,40
184.927,47
3.500,00
10.720,00
1.170,00
1.434,00
550,00
500,00
860,00
2.320,00
3.000,00
4.200,00
900,00
800,00
650,00
1.300,00
31.904,00
Tutti insieme
Intanto a Forni i lavori proseguono
(dalla pagina precedente)
si assieme non in una pensione, bensì a
godersi la “pensione”, scoprendo quanto
bene abbiamo fatto nel passato e quanto
bene potremmo fare nel futuro? Forni
sarà tutto questo e molto di più. Basta un
po’ di fantasia e buona volontà! Ma per il
momento Forni è una grande preoccupazione. A fine anno probabilmente ci sarà
l’inaugurazione, ci sarà festa e legittima
curiosità di iniziare un capitolo nuovo
della pastorale giovanile e comunitaria di
Gemona e della Forania. Accanto a tutto
questo ci sarà però anche un aumento del
passivo del bilancio che non lascia indifferenti gli amministratori parrocchiali.
A Gemona, nella nostra parrocchia ci sono circa 3500 famiglie... Se ogni famiglia
offrisse per due anni un caffè alla settimana forse nel 2010 avremo …la Fabbriceria un po’ nervosa, ma più riposata e
rilassata. Oltre al caffè ci sono però altri
modi per sostenere questa grande opera
di evangelizzazione: i prestiti graziosi e/o
la sponsorizzazione di alcuni arredi (cucina, sala da pranzo, cappella, camere, sala
giochi ecc.). Il mare è fatto di piccole
gocce d’acqua: anche le piccole offerte
stanno in linea con la generosa sensibilità
che i gemonesi nei tempi passati sono stati
capaci di esprimere. A tutti indistintamente il grazie più sentito e a tutti... arrivederci
prossimamente a Forni: a casa nostra.
L’arciprete
Come afferma l’arciprete nell’appello –
pubblicato qui a fianco – rivolto ai parrocchiani in occasione della presentazione del bilancio economico 2007,
s’avvicina sempre di più la data della
conclusione dei lavori di quella che sarà
una preziosa struttura per la nostra
Parrocchia: la grande Casa di Forni
Avoltri (foto D. Contessi).
Se tutto procede secondo i programmi la
Casa potrebbe essere già utilizzabile per
le attività parrocchiali nella stagione
estiva 2009.
Come si può rilevare dal bilancio le
spese sono veramente consistenti e – come di solito succede – non sono certo
destinate a diminuire rispetto a quanto
preventivato.
Osais: una Casa per crescere
Per farvi fronte la Parrocchia non può
che chiedere a tutti di sostenere con
generosità l’iniziativa, nella certezza che
anche a Forni, com’è successo ad Osais
e sta succedendo al Glemo, i giovani gemonesi possano trovare gli strumenti
più idonei per divenire donne e uomini
ricchi di valori e testimoni di una fede
matura.
Tutti siamo chiamati a condividere questo
impegno che, come sottolinea l’arciprete,
aprirà le porte della Casa a giovani, adulti
e anziani, e tutti possiamo fare qualcosa
anche se non disponiamo di molto!
Ai tanti che hanno già risposto con generosità agli appelli o si apprestano a
farlo un grazie di cuore
che il Signôr us al merti!
È questo lo slogan che venerdì 30 maggio ha
caratterizzato il primo incontro per ricordare i
30 anni di campeggi ad Osais. È stata una
serata densa di emozioni: attraverso i filmati
d’epoca, le fotografie e le testimonianze dei
tanti sacerdoti e laici che vi si sono impegnati,
abbiamo ripercorso le tappe di questo lungo
cammino. Ma non è stato solo un viaggio
nostalgico, anzi: abbiamo avuto modo di trovare spunti e forze per poter proseguire nella
fantastica avventura che riteniamo fondamentale per il percorso di crescita dei ragazzi e di
noi educatori: preti, animatori, cuochi e tutte le
persone che in qualche maniera ne sono coinvolte.
Il prossimo appuntamento sarà ad Osais nel
primo fine settimana di settembre per una
grande festa con il paese. In tale occasione
intendiamo lasciare un segno di riconoscenza
alla comunità di Osais e chiunque può contribuirvi con una sua donazione (da consegnare
in canonica). Stiamo anche raccogliendo materiale (foto, diari, libretti, ricordi) inerente ai
campeggi di questi 30 anni per creare una pubblicazione in cd-rom: contattare Daniele al n°
347 2406913. Grazie.
9
SUOR ALESSANDRA SARTOR, MISSIONARIA NELLA REPUBBLICA CENTRAFRICANA
Dai bambini di Gemona alla gioventù centroafricana
Non è gemonese di nascita, ma suor
Alessandra Sartor delle Suore
Francescane Missionarie del Sacro Cuore,
dette anche “le suore francescane di
Gemona”, ha fatto per alcuni anni la maestra presso la Scuola per l’Infanzia
dell’Oasi, tant’è che diverse famiglie
gemonesi e i “suoi” bambini di allora,
ormai diventati adulti, la ricordano ancora
con affetto e sono rimasti in contatto con
lei, nonostante oggi svolga la sua missione nella lontana terra africana.
Suor Alessandra è nata il 24 febbraio
1967 a Treviso. È diplomata maestra d’asilo e, come tante giovani, negli anni dell’adolescenza ha lavorato anche come
cameriera in una trattoria. Vissuta in un
clima per così dire favorevole – ben tre
zie sono suore e uno zio è frate cappuccino – ha avuto i primi segni vocazionali a
19 anni in occasione di un campo scuola
itinerante ad Assisi: “Presi questa esperienza come una normale gita, ma poi mi
resi conto che il Signore mi stava indicando il cammino da seguire”. Fu liberata da
ogni dubbio e incertezza davanti al
Crocefisso di San Damiano e dalla
profondità di questa frase: Il Signore
passa e bussa alla tua porta, se apri egli
entra, ma lui non tornerà a bussare una
seconda volta, parole queste che le risuonavano martellanti nella mente.
È entrata in convento nel 1989, scegliendo la congregazione gemonese perché era
quella che conosceva di più e che meglio
rispondeva allo spirito francescano, mentre la vita missionaria, almeno inizialmente, non era tra i suoi obiettivi, che erano
invece il desiderio di rispondere alla chiamata – dare la vita a Lui – di Colui che
per primo l’ha amata. S’è formata alla vita
religiosa a Viole di Assisi e nel 1991 ha
fatto la prima professione.
Dal 1991 al 1997 è stata appunto maestra
presso la scuola per l’infanzia dell’Oasi,
facendo nel contempo catechismo in
Gleseute (le funzioni si svolgevano ancora nel prefabbricato ora sede dell’ANA).
Ricorda di aver lavorato molto bene con i
genitori dei bambini soprattutto nell’organizzare feste, recite e meravigliosi mercatini a sostegno della scuola. Ricorda
anche il conforto che certe mamme le diedero in momenti di difficoltà, visto che
era alla sua prima missione da suora: “La
vita religiosa vissuta in comunità richiede,
come la vita di famiglia, attenzione,
amore, accoglienza, dono di sé, perdono,
desiderio d’incontro, di dialogo, di com10
prensione…; lo scambio di esperienze e
soprattutto la testimonianza vicendevole
aiuta le due vocazioni a migliorarsi, a crescere e vivere sempre meglio, ciascuna
secondo il dono ricevuto”.
Nel 1996 ha emesso i voti perpetui nel
duomo di Gemona durante una celebrazione presieduta dall’arcivescovo monsignor Alfredo Battisti, circondata dai
“suoi” bambini e dalle loro famiglie.
Ma ecco che di lì a poco si è profilata l’intenzione dei Superiori di mandare suor
A quelli del Quarantacinque*
Maïgaro, gennaio 2008
Carissimi Ragazze e Ragazzi del
1945,
Spero proprio che fisicamente e
soprattutto spiritualmente voi manteniate quella freschezza che è gioia di
vivere, di stare insieme per testimoniare la bellezza del dono di una vita vissuta.
Grazie per la vostra generosità, grazie
che nel trovarvi insieme sapete guardare e donare a chi è meno fortunato.
A tutti voi auguriamo Buon Anno
2008.
Tanti saluti da suor Alessandra e Sorelle della Comunità.
* Alla Missione di suor Alessandra “quelli del
1945” avevano fatto pervenire una piccola
offerta raccolta in occasione della festa di
classe dell’anno scorso.
Alessandra in missione nella Repubblica
Centrafricana, dove le Suore Francescane
hanno due missioni, portate avanti da una
decina di suore con una forza e un entusiasmo che solo Dio può dare: a Niem
(scuola materna, centro di formazione
femminile, dispensario e animazione nei
villaggi) e a Maïgaro (scuola elementare,
il Collegio Tecnico Femminile Notre
Dame de Maïgaro e un grande dispensario, alla cui recentissima costruzione
hanno partecipato anche alcuni volontari
gemonesi).
Dopo un periodo trascorso in Francia per
imparare il francese, nel 1999 è partita per
l’Africa. La sua prima esperienza è stata
nella missione di Niem per imparare il
locale idioma, il sango, e per seguire la
formazione dei maestri della scuola
materna (foto g.c. dalla famiglia Patat).
Andava anche nella savana, a svolgere
opera di formazione umana e cristiana nei
piccoli villaggi, e si chiedeva: “Ma è possibile che nel 2000 ci sia ancora gente che
vive in queste condizioni?”. Era ed è possibile.
Nel 2001 è stata trasferita a Maïgaro,
dove le Suore ospitano in collegio circa
120 ragazze, provenienti da ogni angolo
del Paese: “Hai nelle tue mani queste
ragazze, queste vite nell’età più critica,
ma anche più bella, quella del passaggio
dall’adolescenza all’età adulta. È una
grossa responsabilità, un grande impegno,
perché formiamo giovani ragazze che, un
po’ alla volta, potranno aiutare il proprio
Paese a cambiare! Cerchiamo d’offrire
(segue alla pagina accanto)
LA CATECHESI DEL PAPA SUL GRANDE PADRE DELLA CHIESA
San Cromazio di Aquileia
Con una messa celebrata nella
basilica di Aquileia il 2 dicembre 2007,
si è inaugurato il calendario di avvenimenti per il sedicesimo centenario della
morte del grande vescovo e santo aquileiese, Cromazio (nell’immagine in una
miniatura del XIII secolo che lo raffigura). A questa apertura solenne è seguito
un importante momento, rappresentato
dalla catechesi che Papa Benedetto XVI
ha dedicato al santo nell’udienza generale di mercoledì 5 dicembre.
Nell’occasione dei tre giorni dedicati
da studiosi internazionali all’approfondimento storico e teologico della figura e dell’opera del grande vescovo (Aquileia, 22–24 maggio scorso), riportiamo di seguito alcuni stralci significativi dell’intervento del Santo Padre.
[…] Cromazio era nato ad Aquileia
verso il 345. Venne ordinato diacono e
poi presbitero; infine fu eletto pastore
di quella Chiesa (anno 388). Ricevuta
la consacrazione episcopale dal Vescovo Ambrogio, si dedicò con coraggio ed energia a un compito immane
per la vastità del territorio affidato alle
sue cure pastorali: la giurisdizione ecclesiastica di Aquileia, infatti, si estendeva dai territori attuali della Svizzera,
Baviera, Austria e Slovenia, giungendo
fino all’Ungheria.
Quanto Cromazio fosse conosciuto e
stimato nella Chiesa del suo tempo si
Gioventù centrafricana
(dalla pagina precedente)
loro il massimo. Il loro futuro è comunque
difficile, perché una volta concluso il ciclo
di studi, la loro preparazione sarebbe tale
da poter continuare a studiare, ma non ci
sono le strutture e le condizioni sociopolitiche sono tali che le scuole non funzionano e le prospettive di lavoro sono a
dir poco precarie. Certamente le giovani,
che studiano nella nostra scuola, ricevono
una formazione umana e cristiana: le stimoliamo ad assumere le responsabilità
che un giorno le aiuteranno ad essere
donne consapevoli dei propri diritti e
capacità e in grado di gestire la propria
famiglia in modo dignitoso e secondo sani
principi.”
Le difficoltà non sono poche: la situazione politica ed economica del Paese è sem-
può arguire da un episidio della vita di
san Giovanni Crisostomo. Quando il
vescovo di Costantinopoli fu esiliato
dalla sua sede, scrisse tre lettere a quelli che riteneva i più importanti Vescovi
d’Occidente, per ottenerne l’appoggio
presso gli imperatori: una lettera la
scrisse al Vescovo di Roma, la seconda
al Vescovo di Milano, la terza al Vescovo di Aquileia, Cromazio appunto.
Anche per lui, quelli erano tempi difficili a motivo della precaria situazione
politica. Molto probabilmente Cromazio morì in esilio, a Grado, mentre
cercava di scampare alle scorrerie dei
barbari, nello stesso anno 407 nel quale
moriva anche Crisostomo.
Cromazio fu sapiente maestro e zelante
pastore. Il suo primo e principale impegno fu quello di porsi in ascolto della
Parola, per essere capace di farsene poi
annunciatore: nel suo insegnamento
egli parte sempre dalla Parola di Dio, e
ad essa sempre ritorna. Alcune tematiche gli sono particolarmente care: anzitutto il mistero trinitario, che egli contempla nella sua rivelazione lungo tutta
la storia della salvezza. Poi il tema
dello Spirito Santo: Cromazio richiama
costantemente i fedeli alla presenza e
all’azione della terza Persona della
Santissima Trinità nella vita della
Chiesa.
Ma con particolare insistenza il santo
Vescovo ritorna sul mistero di Cristo. Il
pre incerta, tant’è che spesso ci sono
gruppi di ribelli o briganti che seminano
paura e violenza: “Tutto questo ci fa vivere in un continuo stato di insicurezza, ma
ci spinge ad affidarci maggiormente a
quel Dio che ci ha scelte, Padre Provvidente”. C’è poi il rischio delle malattie,
che crea ansia perché non c’è la possibilità di diagnosi certe e cure efficaci e tempestive e un altro ostacolo è la stregoneria,
le superstizioni, capaci di distruggere rapporti solidi, famiglie e interi villaggi.
Ora suor Alessandra è superiora della
comunità di Maïgaro e insegna taglio e
cucito nella scuola tecnica, accompagnando le giovani nelle loro crescita umana e
spirituale, con la speranza di un futuro
migliore per loro e per l’Africa.
Maria Copetti / Gruppo Missionario
Per scrivere a Suor Alessandra Sartor
Mission Catholique de Maïgaro
B.P. 23
Bouar - République Centrafricaine
Verbo incarnato è vero Dio e vero
uomo: ha assunto integralmente l’umanità, per farle dono della propria divinità.
Da zelante pastore qual è, Cromazio sa
parlare alla sua gente con linguaggio
fresco, colorito e incisivo. Pur non
ignorando il perfetto cursus latino, preferisce ricorrere al linguaggio popolare,
ricco di immagini facilmente comprensibili. […] Nell’ottica del buon pastore, in un periodo burrascoso come il
suo, funestato dalle scorrerie dei barbari, egli sa mettersi al fianco dei fedeli
per confortarli e per aprirne l’animo
alla fiducia in Dio, che non abbandona
mai i suoi figli.
Raccogliamo infine, a conclusione di
queste riflessioni, un’esortazione di
Cromazio, ancor oggi perfettamente
valida: “Preghiamo il Signore con tutto
il cuore e tutta la fede – raccomanda il
Vescovo di Aquileia in un suo sermone
– preghiamolo di liberarci da ogni
incursione dei nemici, da ogni timore
degli avversari. Non guardi ai nostri
meriti, ma alla sua misericordia […].
Benedetto XVI
Aiutiamo la Parrocchia
Tante sono le persone che hanno
dato e stanno dando una mano in
Parrocchia.
A tutti i generosi che hanno messo
a disposizione il loro tempo, accogliendo gli appelli alla collaborazione e al servizio, il grazie più
sentito. Ai parrocchiani di buona
volontà l’invito a farsi avanti: c’è
lavoro e soddisfazione per tutti.
C’è lavoro in duomo (dove da
tempo manca il sacrista Pierluigi,
a cui rivolgiamo cordiali auguri di
guarigione) come in Salcons e al
Glemonensis, nelle chiese e in
museo, in canonica e perfino in
Frate.
Chi intende collaborare segnali la
propria disponibilità in canonica.
11
UNA RIFLESSIONE DEL PRESIDENTE DIOCESANO A 140 ANNI DALLA FONDAZIONE
Ha ancora senso l’Azione Cattolica?
Quella dell’Azione Cattolica è una storia
di 140 anni caratterizzata da un’intensa
partecipazione alla vita ecclesiale, sociale
e culturale del nostro Paese. In questo
senso l’associazione è stata, e continua ad
essere, un luogo di impegno, ma anche di
fraternità e di condivisione della fede: dentro l’AC sono cresciute molte persone
appassionate al bene comune, all’educazione, al confronto ed al dialogo, che
hanno riconosciuto nell’associazione una
strada concreta per alimentare la loro fede.
Alcune di queste persone hanno poi messo
a disposizione le loro energie, la loro sensibilità, le loro competenze in ruoli di
responsabilità pubblica; tanti, tantissimi
altri amici hanno continuato ad impegnarsi
con fedeltà nelle proprie comunità, nelle
parrocchie, nei gruppi, nei luoghi di studio
e di lavoro, offrendo una testimonianza
preziosa e generosa.
Oggi ci si chiede se l’Azione Cattolica
abbia ancora senso. All’interno dei percorsi della fede, dentro le profonde trasformazioni sociali e culturali ed in
mezzo alla primavera dello Spirito, che si
esprime nella ricchezza di movimenti e
realtà ecclesiali, ha ancora significato la
presenza dell’AC in Italia, in Friuli, a
Gemona?
Non è possibile darci una risposta se non
si riparte da ciò che l’Azione Cattolica,
oggi è, dentro i percorsi concreti delle
nostre parrocchie e foranie.
Spesso non è facile vedere nella Chiesa,
nella comunità dei battezzati, un luogo
accogliente e sereno per crescere nella
fede. Ma la questione di quanto la Chiesa
abbia bisogno di “convertirsi” non ha
senso di essere affrontata se non partendo
dal modo con il quale ciascuno di noi si
colloca dentro di essa. È come riconoscere che non esiste una Chiesa “ideale” e
una Chiesa “reale”, ma una sola Chiesa,
fatta di persone concrete. E allora: come
si colloca ciascuno di noi dentro questa
Chiesa? Come un “ospite”? Come uno
“spettatore”? Oppure come una persona
che contribuisce a fare di essa un luogo in
cui vivere la fede in una dimensione
gioiosamente comunitaria e seriamente
responsabile?
L’Azione Cattolica è, prima di tutto, uno
stile, una modalità di stare dentro la
Chiesa. Non potrebbe essere altrimenti
visto che, per statuto e per modo di essere,
l’AC intende essere, prima di tutto, segno
di comunione e corresponsabilità al servizio della comunità cristiana, nelle sue
diverse espressioni. Ma l’associazione è
12
anche uno strumento a servizio di chi, da
credente, si impegna per vivere la fede
con lo stile dei dialogo con tutti, credenti e
non credenti, dell’attenzione educativa e
della premura caritativa, della partecipazione responsabile alle vicende della storia sociale, culturale e politica del Paese.
Per vivere la fede con questo stile le
donne, gli uomini, i giovani i ragazzi
hanno bisogno - oggi più che mai - di
“buona compagnia”: di altre persone che,
pur nella diversità delle sensibilità, si riconoscono in questo percorso comune che si
realizza “Tra le piazze ed i campanili”.
Abbiamo bisogno di compagnia perché il
dialogo e la parola sono strumenti fragili
che poco possono fare. Se si resta soli, è
facile lasciarsi prendere dallo sconforto e
ricercare soluzioni di piccolo cabotaggio, e
quindi prive di quel respiro progettuale
che l’impegno richiede.
Abbiamo bisogno di compagnia perché ci
Anagrafe parrocchiale
BATTESIMI
2 Madile Simone di Gerardo e Gregorio
Assunta, n. il 2.8.07 batt. il 24.2.08
3 Not Selene di Damian e Sartori Fabiola, n.
il 3.12.07 batt. il 22.3.08
4 Guerra Daniele di Stefano e Di Bernardo
Romina, n. il 3.2.08 batt. il 20.4.08
5 Contessi Elisa di Andrea e Recrucolo
Annalisa, n. il 22.9.07 batt. il 20.4.08
6 Turato Matteo di Rolando e Jannach
Marisa, n. il 20.10.07 batt. il 20.4.08
MATRIMONI
1 Cignini Dino – Bellomo Alessandra sposati in Duomo il 25.4.08
2 Iob Claudio – Ermacora Nicoletta sposati in Duomo il 26.4.08
3 Vit Edi – Patat Marisa sposati in Duomo il
27.4.08
4 Spizzo Ellis – Venturini Sonia sposati in
Duomo il 10.5.08
DEFUNTI
9 Rossi Alfredo di anni 80 il 30.1.08
10 Pagnutti Azelio di anni 73 il 3.2.08
11 Morandini Maria ved. D’Aronco di anni
96 il 4.2.08
12 Forgiarini Aldo di anni 66 il 13.2.08
13 Copetti Giacomina ved. Lepore di anni
90 il 25.2.08
accorgiamo che l’educazione - strada preziosa e irrinunciabile per la crescita della
persona - è quanto di più delicato vi sia
oggi al mondo e siamo consapevoli che la
tentazione di “lasciar stare” è sempre dietro l’angolo.
Abbiamo bisogno di compagnia perché
sperimentiamo che le relazioni - anche
quelle più profonde - sono sempre più fragili ed hanno bisogno di essere alimentate
con l’amicizia, il dialogo ed il confronto.
Abbiamo bisogno di stare insieme dentro
un percorso di fede condiviso perché è
bello sapere che la passione per la Parola
e per l’incontro con il Signore sono un
tesoro prezioso da condividere con più
persone possibili.
Per questi motivi, oggi, l’Azione Cattolica
ha ancor più senso che in passato.
Mario Marcuzzi
Presidente diocesano
14 Copetti Angela Goi di anni 55 il
25.2.08
15 Dapit Mario di anni 84 il 25.2.08
16 Nenis Michele di anni 86 l’1.3.08
17 Seravalli Antonio di anni 87 il 4.3.08
18 Pecoraro Tarcisio di anni 84 il 5.3.08
19 Londero Pietro di anni 83 il 5.3.08
20 Ferrarese Lucio di anni 63 il 7.3.08
21 Cappelletti Maria ved. Cuttini di anni 85
l’ 11.3.08
22 Londero Virginia ved. Destri di anni 80
l’11.3.08
23 Cargnelutti Anna Maria di anni 67 il
15.3.08
24 Rumiz Vittorio di anni 43 il 18.3.08
25 Bierti Vittorio di anni 88 il 23.3.08
26 Marchetti Giuseppe di anni 82 il 27.3.08
27 De Cecco Margherita ved. Mardero di
anni 97 il 28. 3.08
28 Egidi Gaetano di anni 78 il 28.3.08
29 Copetti Elisabetta ved. Goi di anni 106
il 29.3.08
30 Londero Anna ved. Lepore di anni 93 il
30.3.08
31 Di Santolo Remo di anni 96 il 31.3.08
32 Serafini Armando di anni 56 il 2.4.08
33 Forgiarini Pierina ved. Venturini di anni
90 il 5.4.08
34 Forgiarini Quinto di anni 77 il 6.4.08
35 Linossi Angelina ved. Pascottini di anni
81 il 7.4.08
36 Gregorutti Iole ved. Marcon di anni 83 il
17.4.08
37 Forgiarini Anna di anni 81 il 7.4.08
(segue qui a fianco)
INSIEME CON OPERE DI GIOVANNI BATTISTA TIANI
Il Cristo duecentesco in Fossale
Dopo la conclusione dei restauri finanziati dalle
Amministrazioni statale e comunale, venerdì 16
maggio è stata inaugurata l’esposizione, in Santa
Maria di Fossale, di alcune opere di proprietà
comunale già nella chiesa distrutta di San
Giovanni: il bellissimo Crocifisso duecentesco,
con il fondale del Deliquio della Vergine di
Giovanni Battista Tiani (1671-1737), e le quattro
tele con Apostoli, dello stesso pittore gemonese.
Prima della benedizione, impartita da monsignor
Candusso, il sindaco Marini ha affermato che la
nostra comunità deve sentirsi orgogliosa della
ricomposizione del ricco mosaico – di cui le opere
sono tessere rilevanti – della propria storia e della
propria cultura e l’arciprete ha sottolineato l’importanza del recupero, alla devozione e all’ammirazione dei gemonesi, di opere d’arte e di fede
tanto significative, ringraziando l’Amministrazione Comunale per la sensibilità dimostrata nel
riservarle nuovamente all’ambito ecclesiastico.
Entrambi, poi, hanno ringraziato quanti hanno
reso possibile la nuova sistemazione: la dottoressa
Fabiani della Soprintendenza, curatrice del restauro, e il progettista dell’allestimento architetto Della
Marina; i restauratori; Lucio Copetti e dipendenti
della Tecnoelettrica Copetti esecutrice dell’illuminazione; il laboratorio marmi Mainardis; gli artigiani che hanno prestato gratuitamente la loro
opera (Attilio Marchetti, Mario Collini, Marcello
Copetti, Alan Brollo/Verdemania), le signore delle
pulizie e Daniela Sabidussi, i volontari del Gruppo
ANA e del Gruppo “Compagnia parrocchiale
delle Opere fatte”, i fabbricieri e quanti hanno
contribuito alla conclusione dell’iniziativa che è
stata anche festeggiata con un vin d’honneur generosamente offerto dalla famiglia Goi dell’Hotel
Willy.
Il Crocifisso
Fino al maggio 1976 il Crocifisso si trovava nell’oratorio del Cristo, annesso alla chiesa di San
Giovanni.
Salvato con altre opere d’arte del complesso – tra
cui lo splendido soffitto dell’Amalteo – il
Crocifisso è ora al centro di una elegante sistemazione su un altare di nuda pietra, in un allestimento rispettoso dei vincoli del ricordo e della totale
leggibilità dell’opera, progettato con gusto dall’architetto Gianpaolo Della Marina che nel 1993
aveva curato la ricostruzione della chiesa voluta
da monsignor Giuseppe Della Marina.
Il bel restauro, affidato al laboratorio Lizzi di
Artegna, ha riportato il Crocifisso al suo splendido
modellato e alle cromie primitive, evidenziandone
la forza rappresentativa dal solenne assetto frontale, leggermente alterato però dall’accavallamento
dei piedi originariamente affiancati.
Ciò che maggiormente colpisce della composizione
è il nobile volto sul quale i segni del dolore – le
occhiaie profonde e le labbra contratte – si stemperano nella espressione quasi serena degli occhi socchiusi. Gli studiosi ne parlano come di un’opera che
risente di influenze dell’arte tedesca e delle espressioni veneto-bizantine o centroitaliane. Più specifi-
Amelia Melchior
Giacomina Copetti
Michele Nenis
n. 13.10.1924 m. 12.02.2008
n. 09.11.1917 m. 25.02.2008
n. 02.04.1921 m. 01.03.2008
Antonio Seravalli
Lucio Ferrarese
Giuseppe Marchetti
n. 04.03.1921 m. 04.03.2008
n. 09.11.1944 m. 07.03.2008
n. 18.03.1926 m. 27.03.2008
(dalla pagina precedente)
39 Dapit Dario di anni 60 il 20.4.08
38 Stecca Suor Ugolina di anni 79 il
18.4.08
40 Casani Cristina ved. Pecoraro di anni
83 l’1.5.08
camente Rossella Fabiani, che ha diretto il restauro
ed approfondito le ricerche storico-artistiche, ha
evidenziato le assonanze con opere coeve dell’area
istriana, slovena e del romanico sudtirolese.
Deliquio della Vergine e le Pie Donne
Probabilmente agli inizi del ’700 il Crocifisso fu
affiancato da due tavole che narrano in forma unitaria la scena del Deliquio della Vergine: un episodio di intenso pathos in cui la Madre è ritratta, in
un freddo pallore e priva di conoscenza, tra le
braccia di Maria Maddalena sotto gli occhi disperati dell’apostolo Giovanni. L’azione, rappresentata in modo estremamente sobrio ed equilibrato sia
nei gesti che nei colori, stabilisce con il Crocifisso
un’accorata sintonia. È questa una delle opere più
riuscite del pittore gemonese Giovanni Battista
Tiani (1671-1737), autore prolifico ma spesso
invischiato in esercitazioni manieristiche che in
seguito completò la scena con le immagini delle
Pie Donne accompagnate da angioletti che reggono gli strumenti della passione ma l’aggiunta
appare veramente superflua, se non negativa.
Il restauro, eseguito da Nicoletta Buttazzoni e
Cristina Gioacchin presso i laboratori della
Soprintendenza, ha permesso il recupero delle cromie originali appannate da pesanti offuscamenti.
Gli Apostoli
Dalla stessa chiesa provengono anche quattro tele
che ritraggono alcuni Apostoli e che prima del terremoto del 1976 erano disposte lungo la parete di
sinistra dell’aula con il soffitto dell’Amalteo.
Risalgono al primo o secondo decennio del ’700 e,
benché non documentate, risultano inequivocabilmente del Tiani essendo il palese rimaneggiamento figurativo degli Apostoli da lui dipinti per il
duomo di Gemona. Nonostante non si stratti di
grandi opere, il restauro curato da Michela
Contessi ha permesso di valorizzare le variazioni
cromatiche – utilizzate sapientemente dal pittore –
che risultano gradevoli ed accattivanti.
Per ora, per visitare la chiesa è necessario prendere
accordi in canonica (tel. 0432 9806058) o, nei
giorni festivi, in Museo. Tuttavia è possibile
ammirare le opere, sempre nei giorni festivi, dalla
bussola vetrata d’ingresso.
Fer
13
14
I SETTANTACINQUE ANNI DEL BOLLETTINO DELLA PIEVE GEMONESE – TERZA PUNTATA
Dai ‘fasti dell’Impero’ al centenario del Duomo
Un anno fa ci eravamo ripromessi di celebrare il settantacinquesimo anniversario di
pubblicazione di Voce Amica con alcuni
articoli che ne ricordassero il cammino –
insieme con il cammino della comunità
gemonese – fino al giugno di quest’anno
ma la quantità di notizie e di situazioni che
il bollettino parrocchiale voluto dall’arciprete Monai riporta e registra nella sua
lunga esistenza sono tali e così importanti
che sarebbe un peccato non darne conto ai
parrocchiani di oggi. Tuttavia non possiamo pensare di riscrivere tutto quanto è
stato pubblicato in questo lungo periodo,
per cui la redazione ha deciso di porre
come limite temporale del nostro viaggio il
numero di Voce Amica uscito prima del 6
maggio 1976, rimandando ad altri anniversari il compito di continuare sulla strada
intrapresa.
Riprendiamo dunque il discorso là dov’era
stato interrotto e cioè alla data della proclamazione dell’Impero fascista, ricordando
come anche Voce Amica fosse divenuta, nel
suo piccolo, un incauto strumento di sostegno alle imprese a alle iniziative del regime.
Oggi infatti risulta difficile capire come
uomini della statura di Monai e Marchetti si
siano lasciati irretire nell’infatuazione generale ed abbiano accettato di divenire, nell’ambiente locale, dei punti di riferimento
della nuova religione nazionalistica. Forse
una parte di spiegazione – ma occorrerebbe
affrontare il problema in modo più
approfondito – si trova nella generosa ed
incondizionata cura che entrambi riservavano alla gente verso la quale il regime stava
dimostrando un’attenzione precedentemente
mai praticata. Fatto sta che già nel novembre del 1935 le autorità avevano apprezzato
l’azione patriottica e fascista che sta svolgendo l’arciprete, ricordato con il titolo di
cavaliere – ma non conosciamo la data di
conferimento e le motivazioni dell’onorificenza – in una corrispondenza tra il prefetto
di Udine Testa e il gemonese Alberto
Liuzzi, console generale della Milizia nazionale fascista e poi medaglia d’oro alla
memoria († 12.3.1937) nella guerra anticomunista di Spagna. Come apprezzeranno
l’opera di don Giuseppe Marchetti quale
cappellano militare e magistrato per i sudditi [d’Etiopia] di lingua amarica – che egli
praticava discretamente – decorandolo al
rientro in Italia (giugno 1937) con il titolo di
cavaliere coloniale.
Sarebbe però ingeneroso insistere su questi
tasti tralasciando gli altri argomenti che
Voce Amica andava affrontando mensilmente – oltre la spicciola cronaca parrocchiale e
cittadina – con un meticoloso impegno di
sensibilizzazione dei parrocchiani: gli
approfondimenti catechistici e liturgici, le
opere di carità, la sollecitudine per la gioventù femminile, l’attenzione per i ragazzi,
la campagna antiblasfema, la ribadita censura del ballo, la preghiera costante per i
gemonesi sotto le armi, l’arte e la storia
come coscienza delle proprie radici.
Argomenti, questi, che non si esauriscono
tra le righe degli articoli ma che sono proposti e vissuti con iniziative specifiche alle
quali Voce Amica invita tutta la popolazione.
Così, oltre a quanto già ricordato, il bollettino ospita il lancio e il resoconto di vere e
proprie campagne: per l’adesione
all’Azione cattolica e alla Congregazione
delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù; per
l’Anno eucaristico a Gemona (un migliaio
di uomini e donne della parrocchia, le lampade viventi, garantirono l’adorazione continua in duomo, davanti al tabernacolo del
Santissimo Sacramento, dal novembre ’36
all’ottobre dell’anno successivo!); per l’organizzazione di eventi come il grandioso e
spettacolare Congresso eucaristico foraniale (con la partecipata conclusione sugli spalti del castello nell’aprile ’37) e come, l’anno
dopo, il VI centenario (traslato) della consacrazione del duomo; per l’apostolato di preghiera (luglio ’37); per il Congresso catechistico diocesano del ’39 al quale la pieve
doveva prepararsi anche dotandosi di strutture idonee. Proprio questo sarà un progetto
particolarmente sentito dalla popolazione: la
campagna per la raccolta di fondi per nuove
aule di dottrina, partita con 1248,60 lire agli
inizi del 1939, raggiungerà in un anno e
mezzo la somma di 15183,30 lire – alla data
d’entrata in guerra dell’Italia – e, nonostante
gli anni durissimi, la sorprendente cifra di
83671 lire nel giugno del 1943!
I principali accadimenti parrocchiali riportati da Voce Amica – ma le cronache mensili li
registrano tutti – riguardano le nuove opere
d’arte che vanno ad abbellire le chiese di
Santa Lucia in Piovega (affreschi e vetrata
istoriata di G. Moro e sculture di L.
Pischiutti nella cappella della Purità, offerti
dai coniugi Morganti, 1935) e di San Marco
in Campo Lessi (gli affreschi dell’abside e
dell’aula di G. Fantoni, 1934, e la tela San
Marco riceve da una bimba i frutti della
terra del pittore U. Martina, dono dei coniugi Del Bianco, 1937); le ordinazioni sacerdotali di don Angelo Calderini e di don
Pietro Londero (1936), dei cugini don
Attilio e don Giuseppe Della Marina (1938)
e di don Domenico Londero (1939); l’articolata Settimana religiosa per le giovani,
con incontri e conferenze giornalieri anche
sui posti di lavoro: in cotonificio, in filanda
e in cartiera (marzo ’37); la dolorosa scomparsa (11.1.1938) di monsignor Giuseppe
Fantoni – grande sacerdote, fabbriciere e
sacrista del duomo – che, durante l’invasione dopo Caporetto, aveva diretto con competenza, amore e carità l’ospedale civile di
cui fu cappellano fino alla morte; le esequie
per la morte di papa Pio XI (11.2.1939) e il
giubilo per l’elezione del cardinale Eugenio
Pacelli al soglio pontificio con il nome di
Pio XII, il 2 marzo successivo.
Non mancano poi – come abbiamo visto
fin dai primissimi anni – riferimenti ad
avvenimenti cittadini quali l’inaugurazione,
alla presenza di Amedeo di Savoia duca
d’Aosta, dell’avveniristico complesso con
palestra e piscina offerto alla sezione gemonese della Gioventù Italiana del Littorio
(GIL) da Antonio Morganti, nel 1935; le
frequenti e preoccupanti scosse di terremoto dal 19 dicembre 1936 alla metà del gennaio successivo; la costruzione della nuova
facciata del santuario di Sant’Antonio su
progetto dell’architetto D. Rupolo nel febbraio 1936; l’avviso che le Ferrovie dello
Stato, su istanza del podestà Antonelli,
applicano tariffe dimezzate per i viaggiatori
che si recano a Gemona e vi si fermano per
almeno 6 giorni o che vi vengono nei giorni
di mercato (maggio ’37); la costituzione di
un museo annesso alla Civica Biblioteca ad
opera del bibliotecario Tessitori (luglio
dello stesso anno).
Non mancano, infine, le notizie foreste,
date talvolta con enfasi ingiustificata, più
spesso proposte con trepidazione. È così
che in tutte le famiglie di Gemona si è
informati del già ricordato inizio della guerra d’Etiopia e della proclamazione dell’Impero (1935-36) e a luglio – con un
sospiro di sollievo – della fine delle sanzioni contro l’Italia; o della partecipazione di
volontari italiani – anche gemonesi – a
fianco dell’esercito del generale Franco
nella guerra civile di Spagna (1936-39);
che si viene a conoscenza della presa di
Madrid e della vittoria delle forze falangiste
sui repubblicani spagnoli; dell’annessione
dell’Albania il 7 aprile 1939 e, cinque mesi
dopo, della dichiarazione di guerra di
Francia e Gran Bretagna alla Germania che
ha invaso la Polonia.
Il momento è gravissimo ma l’arciprete
Monai non si rende conto che anche l’Italia,
sempre più legata alla Germania nazista – il
Patto d’acciaio tra i due governi è del maggio ’39 –, ha già imboccato la china che la
farà precipitare nel conflitto mondiale, e fa
sue le parole della Federazione del Clero
italiano invitando tutti i parrocchiani a nutrire la speranza che l’Italia non solo resti
immune dalla terribile catastrofe ma che sia
la Nazione che ai coinvolti nella catastrofe
porti finalmente […] il ramo d’olivo. Né
s’era reso conto, l’anno precedente, della
(segue a pagina 16)
15
I SETTANTACINQUE ANNI
(dalla pagina precedente)
gravità di un tristissimo articolo che alzava
la voce contro gli esponenti dell’ebraismo.
È il settembre 1938 e l’articolo contiene – è
vero – anche l’esplicito invito a non lasciarsi trascinare dall’odio e a pregare per la
conversione di quel popolo; ma poco più di
un mese prima sono entrate in vigore le
leggi antisemite italiane.
Fortunatamente Voce Amica ospita anche
qualche articolo che risolleva gli animi o
esce, ricca di notizie e immagini, con il
numero speciale dedicato al centenario
della consacrazione del duomo.
Il VI centenario cadeva naturalmente nel
1937 ma la concomitanza di iniziative, già
programmate in parrocchia e diocesi, aveva
suggerito di accorpare le celebrazioni con
quelle del 75° anniversario di costituzione
della Congregazione delle Figlie del Sacro
Cuore di Gesù, da anticiparsi di un anno a
causa del Congresso catechistico diocesano
organizzato per il 1939. Il programma originario, disposto d’intesa con l’Amministrazione comunale, patrona del duomo,
prevedeva conferenze, sacre rappresentazioni, la pubblicazione del numero speciale
di Voce Amica e, soprattutto, sul versante
religioso, la preghiera preparatoria perché
nulla di buono riusciremmo a compiere
senza l’aiuto del Signore.
L’intendimento, poi, non era quello di spenderci per manifestazioni esteriori ma per
qualche cosa di più nobile e più solenne, e
Thomasina
Il primo registro battesimale della nostra
Pieve, che risale al 1379 ed è il più antico
che oggi si conosca, apre l’elenco dei bimbi
battezzati in duomo con Tommasina, figlia
di Ludovico di Altaneto, battezzata il 3 marzo da prete Nicoluto alla presenza dei padrini Nicolò Franceschinis, Iacuzio Schode e
della madrina Caterina moglie di Marco.
A questa bambina i coniugi Eleonora e
Valentino Fabiani, che insieme con il figlio curano uno splendido roseto ad Artegna, hanno voluto dedicare una rosa rifiorente nata spontaneamente nel loro giardino che conta ben 1500 rosai.
In segno di riconoscenza per la bella iniziativa dei coniugi Fabiani una foto della
rosa, denominata Thomasina de Altaneto,
sarà ora esposta accanto al registro battesimale nel Museo della Pieve.
16
cioè per il ritorno, anche da parte di qualche elemento che ancora non seppe scuotersi di dosso la polvere del liberaleggiante
indifferentismo, alla Fede vissuta, alla
Fede […] professata da quei nostri antenati che, seicento anni fa ci diedero il Duomo
a monumento immortale e ben significativo
del loro modo di sentire e di agire. Per questo l’adesione della popolazione sia entusiastica e garantisca la necessaria collaborazione e il sostegno economico (dalla
Presentazione dell’evento, marzo 1938). La
data era quella dell’ultimo fine settimana di
settembre ma poi tutto venne rimandato a
fine ottobre. Dal 25 al 28 di quel mese si
susseguirono speciali funzioni aperte dalle
predicazioni del vicario generale dell’Arcidiocesi monsignor Quargnassi specializzate ai singoli ceti di persone, in modo che tutta Gemona fosse coinvolta nello
spirito delle celebrazioni centenarie per il
duomo e giubilari per la Congregazione.
Sabato 29 giunse in treno l’arcivescovo
monsignor Giuseppe Nogara per aprire,
con la benedizione eucaristica serale, i
solenni festeggiamenti. Dal numero di
dicembre di Voce Amica, che ospita una
dettagliata cronaca degli avvenimenti, si
può ancora cogliere il fervore e la commozione che animava tanto i protagonisti –
l’arciprete ed il clero, come il podestà e le
gerarchie locali – quanto l’intera popolazione, coinvolta emotivamente in quella che fu
vissuta con unanime entusiasmo come una
delle sue gloriose pagine di storia. Certo,
non mancarono gli effetti speciali: all’arrivo dell’arcivescovo il duomo si presentò
completamente illuminato tanto che tutte le
linee architettoniche, i rosoni ricamo di
fate, la grande statua di San Cristoforo e le
altre […] risaltavano in maniera fantastica; come il castello, che era illuminato
da rosseggianti fiammate a testimoniare
l’amore che unisce in una sola fede verso
Dio e la Patria, piccola e grande, tutti i cittadini di Gemona. L’indomani dopo un susseguirsi incessante di messe si tenne alle 10
la messa pontificale celebrata dall’arcive-
scovo. Durante la liturgia, trasmessa anche
all’esterno da un eccellente impianto di
amplificazione, il presule lanciò a tutta
Gemona l’appello a ravvivare quella fede
che suscitò opere insigni d’arte e di concordia come il duomo, un poema del sentire
religioso degli antenati da cui è scaturito il
coraggio cristiano dei gemonesi, delle loro
opere, delle loro associazioni fra cui primeggia la Congregazione delle Figlie del
S. Cuore di Gesù. Nel pomeriggio la sala
consiliare del palazzo municipale ospitò la
commemorazione ufficiale del senatore
Pier Silverio Leicht, illustre storico, sul
tema Il periodo storico dell’erezione del
duomo. Un altro spettacolo di luci guizzanti
nella notte fu la degna conclusione di una
giornata indimenticabile al termine della
quale anche Iddio parve sensibilmente contento della nostra concordia.
Anche se un po’ trascurate dal programma
delle giornate, le Figlie del Sacro Cuore
ebbero egualmente modo di ricordare l’anniversario della loro Congregazione: nel
pomeriggio della domenica assistettero,
insieme con tutta la gioventù femminile
della forania, ai vesperi solenni celebrati
dall’arcivescovo mentre la sera prima avevano avuto modo di consegnare al presule
una cospicua somma con cui costituire in
perpetuo una borsa di studio per un seminarista povero del corso di teologia.
Per molti gemonesi, che hanno la fortuna
di ricordare la partecipazione personale a
quelle giornate, si è trattato davvero di un
momento indimenticabile; per noi, che non
c’eravamo, rimane come consolazione il
poter partecipare di quel fervore sfogliando
il resoconto delle celebrazioni pubblicate
nel numero di ottobre di Voce Amica e nell’eccellente numero speciale di 28 pagine
(nella foto la copertina) dedicato al duomo
cui tra gli altri concorsero, con poesie, articoli e saggi ricchi di un bell’apparato iconografico, Giuseppe Marchetti, Federico
Pilutti, Antonio Rossitti, Antonio Tessitori
Giuseppe Vale e lo stesso monsignor
Monai. La stampa – su carta patinata! – era
stata curata dallo Stabilimento Tipografico
G. Toso in Gemona del Friuli.
(continua)
Fer
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