leggi tutto - Danzare in Cascina

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DESERT BLUES 2006 ….alle porte del progetto danza
MILANO, 26 dicembre 2006
Giorno della partenza per Ouazarzate
La colazione in comunita' mi allieta e mi gratifica nella fatica della preparazione pre viaggio. So che
cosi' solo un velo di stanchezza sparisce nel piacere di fare cosa gradita agli ospiti: Anita e Matilde,
le mie figlie, le mie ospiti preferite; Elena con i suoi figli, Tommaso e Bianca e Baldini di passaggio
da Milano per il viaggio di avvicinamento. Sbucciare mele, apparecchiare, offrire yougurt e pane
artigianale, imbandire la tavola, bollire acque diverse per gusti diversi, preparare la caffettiera....fra
poco saremo regine e principi trattati come pascia'!
Elena e' in ritardo, come al solito, cosi' beviamo il caffe' alla stazione dove Maurizio e Anita aiutano
un uomo cieco ad attraversare la strada con azioni da veri boy scout!
Tommaso e Bianca sembrano metropolitamente strafottenti e forse intenzionati a perdere il
Malpensa express in un viaggio che non hanno chiesto e di cui forse non capiscono il senso, eppure
riusciamo a fotografare la fantozziana situazione coi regali che Elena ha portato per le Furette. Mi
colpisce come riesce sempre ad essere cosi' com'e' senza chiedersi se il suo comportamento faccia
male a qualcuno! Lei continua a ringraziarmi....ma di che? Il viaggio sara' una cosa speciale per
ognuno di noi, per Anita e Matilde che l'hanno gia' fatto e sanno la bellezza di come si sentiranno e
forse anche per Tommaso e Bianca che si sentono tirati in qualcosa che solo dopo sapranno
apprezzare.
Aereoporti, attese, code.....ore noiose tra un aereo e l'altro Milano/Casablanca,
Casablanca/Ouazarzate. Nella borsa verde piena di doni marocchini e col mantello berbero,
mettiamo anche una bottiglia di champagne portata da Margherita per capodanno....come non ridere
quando sbarcati all'una di notte, riviviamo l'avventura/ disavventura capitata a Matilde due anni fa
con la scomparsa del suo zaino!
OUAZARZATE. Persa la borsa verde dei doni e dello champagne, perse le borse di Tommaso e
Bianca che ora hanno una vera ragione per sentirsi arrabbiati, persa la mia e quella di una coppia
che viaggia con La Boscaglia, probabilmente approdate in un luogo sbagliato; ci garantiscono che
arriveranno, forse fra due o tre giorni ma non abbiamo dubbi: nessuno ha intenzione di aspettarle e
rimandare la camminata nel deserto! Cosa c'e' di meglio per praticare la sua essenzialita' senza
niente, senza vestiti, firmati o meno, senza pesi sulle spalle o sui cammelli? Tocca anche a me
impararlo stavolta ma Matilde mi ha gia' magistralmente dimostrato che si puo' fare e mi ha
insegnato che puo' essere divertente; e forse due adolescenti di 17 e 16 anni possono apprendere
qualcosa di piu' profondo dal vero vuoto del deserto laddove, come diceva Mustafa Sklera, “non ci
si ammala, non ci si arrabbia, non ci si stanca, non si muore”. Dopotutto Gesu' c'e' stato quaranta
giorni interi, senza blue-jeans ne' tuniche di ricambio, senza nemmeno mangiare perche' nel deserto
“ci si occupa della propria anima”, ci ricorda Baldini mentre facciamo l'elenco di quello che
reputiamo importante aver lasciato nelle borse. La bottiglia di capodanno, d'altronde, non si sposa
con le tradizioni dei paesi musulmani. E dopo il caloroso abbraccio di Abdou, Anna mi assicura:
“un sacco a pelo caldo per te lo troveremo, non partirai senza!”
Un po' mi viene da ridere vedendo la rabbia disillusa sui visi dei bolognesi o quella sfidante su
quelli di Tommaso e Bianca: sara' bello viaggiare leggeri facendosi prestare le cose necessarie dai
nostri fratelli di viaggio e gia' mi pregusto la visita al mercato di Tagounite come gia' due anni fa a
recuperare calze e pantaloni per Matilde!
Eppure sembrano tutti sicuri che li ritroveremo presto....
Passiamo la notte in un hotel su un ampia piazza gialla arancione di Ouazarzate in quel freddo che
punzecchia da sotto la neve dell'Atlante e che ricorda ai nostri tessuti a cosa dovremo abituarci
dormendo nelle tende berbere.
Facciamo un giro nella piazza prima di entrare nel furgone con Ali Baba', il capo carovaniere.
Ricordo di lui due anni fa' gli occhi dolci da cavallo e l'aria pacifica e saggia che emana. Una
presenza forte, salda, carismatica e silenziosa. Lo ricordo dentro alla sua jellaba marrone da dove
sembrava scomparire e con la shesha nera che fa' intravvedere gli occhi; occhi che hanno visto
molto.
Ali mi aiuta a comprare mutandoni di lana e un vestito da donna color tronco d'albero ornato di
semini; di cos'altro ho bisogno? Elena ha tantissime cose nelle sue borse alla Mary Poppins e non
conosco ancora le mille risorse di Gaile, anglosassone e solidale che subito mi offre di tutto, perfino
uno spazzolino da denti che aveva in piu' nel suo micro zaino da trenta litri! Ho con me il thermos
per l'acqua e la pila per la notte, un po' di assorbenti e tutti i vestiti che ho addosso oltre alle scarpe
che calzo. Ho persino un asciugamano e la macchina fotografica. Il sacco a pelo me lo presta Ali,
proprietario di un campeggio alle porte del deserto vicino alla sua casa di Mahamid.
Mi godo dal furgone il paesaggio dei paesini arroccati che sembrano fatti di sabbia, i versanti
rocciosi delle montagne, il cielo azzurro blu terso e pulito in contrasto con una terra contaminata da
sacchetti di plastica, i bambini che vanno a scuola in bici o a piedi e ci guardano curiosi, le donne
con i loro vestiti colorati e ondulanti, sempre al lavoro....dall'India in poi mi colpisce quanto le
donne al sud siano sempre piu' affacendate degli uomini; mi godo il Marocco piu' che la formazione
di questo nuovo e inusuale gruppo: Giampietro e Giuliana, veneti amanti della montagna con la
figlia ventunenne Sofia che sembrano usciti da una rivista di attrezzature tecniche con il loro
entusiasmo semplice da esperti viaggiatori delle Dolomiti e con le racchette da trekking; Margherita
e Gaile donne mature arrivate insieme ma che appaiono separate nella loro indipendenza e quasi
bisogno di affermare che non sono insieme ma che conoscono il mondo: quello del viaggio, quello
della cura, degli esseri umani e della comunicazione, il mondo da incontrare ancora e ancora.
Baldini, il Lupo Solitario di Tra Terra e Cielo che crea terreni da esplorare.
Ma sono pronta a scoprire qualcosa di nuovo anche da chi conosco gia': Elena che sembra viaggiare
per la prima volta e continua a ringraziarmi, che guarda tutto con l'infantile entusiasmo da
ricercatrice donna/bambina; Tommaso, il figlio diciassettenne che non sente gli odori ma sente
profondamente tutto il resto fino a sentire parole non dette e frasi rimaste impigliate nel cuore anche
quando sono in un altra lingua.....persino in arabo! Che sente con la pelle, con le orecchie e con gli
occhi come un'aquila pronta a incarnare la sua anima predatrice ma che ancora sfiora la
consapevolezza della sua potenza. Bianca, secondogenita sedicenne, occhi grandi e antichi che
avrebbero potuto appartenere a queste terre, ancora chiusa nello sforzo di capire che senso ha questo
viaggio per lei e nella gabbia di giovane donna che non sa far uscire la frustrazione per poter fiorire
come una dea; loro si lamentano dell'assenza dei bagagli e della fresca predisposizione della madre
ma il gruppo li prende sottobraccio e li porta a godersi la vitalita' del mercato. Sento il gruppo di noi
europei pallidi turisti addossarsi e restringersi quasi con la paura della diversita', del
disorientamento piuttosto che abbandonarsi ai piaceri del nuovo mentre mille colori e movimenti mi
porterebbero via tra verdura esposta, spezie profumate e montoni scambiati per il loro “thanksgiving
day” di sabato prossimo, quando ne sacrificheranno uno in ogni famiglia.
E quella sera nel primo bivacco a SID ELMADANI alle porte del deserto che un tempo era terra
fertile bagnata dal Draa, piena di fonti che ora occhio umano fatica a vedere, nessuno ha voglia di
'presentarsi' con i suoi ruoli, le sue apparenze, i suoi 'io', le sue eta' e le sue figure professionali.
Abbiamo tutti in fondo voglia di spogliarci un po', qua, dove non ci sono specchi ne' apparenze,
niente cartelli o rumori; abbiamo voglia di conoscerci per quello che veramente siamo nella pura
vocazione del nostro essere. Infatti ci mettiamo giorni a focalizzare i nostri e i nomi dei nostri
adorabili carovanieri al servizio della comunita' in cammino e del deserto coi loro cammelli sacri;
grazie a loro siamo qua e possiamo fare questo cammino dove solo piedi e zampe possono arrivare.
Davanti al fuoco che hanno acceso per scaldarsi e pasteggiare, sono grata soprattutto a loro e agli
elementi che qui si stagliano potentemente con luminosita' sul palcoscenico del mondo!
Gia' nella breve camminata per raggiungere il primo campo con la tenda 1 e la tenda 2, i ragazzi mi
sembrano trasformati: piu' simpatici, aperti, integrati con l'ambiente, piu' adattati alle presenze
nuove, piu' diretti e vitali nelle loro comunicazioni tra francese, inglese, arabo, spagnolo e tutti
ridiamo quando Anita diventa una esperta 'rodeo-girl' sul cammello che non ne vuole saper di pesi
in piu' e cerca di scalzarla sulla sabbia!
Il deserto e' li', subito, a poche ore di camminata. E Matilde mi colpisce per le sue lucide
considerazioni sulle relazioni e i legami: “mamma, i genitori hanno proprio delle brutte abitudini
coi figli: pretendono da loro cose che loro stessi non fanno!”
E abbiamo subito davanti la magnificenza di questo scenario terra/cielo. Le dune, la dolce sabbia
avvolgente, lo spirito del vento, i dolci profumi, i ricordi, i colori.....Contemplo, volteggio,
cammino ammirando l'estesa ampiezza del cielo che e' dappertutto, anche dentro di noi, dentro ogni
singolo essere umano, dentro ogni singolo essere; dietro le facciate della nostra personalita' si trova
qualcosa di molto piu' grande, piu' profondo, piu' sacro. Lo sento cosi' fortemente dentro di me che
non puo' che essere cosi' anche per gli altri e un moto di amore mi commuove e mi muove verso gli
altri esseri....spesso ne siamo inconsapevoli e infine rimaniamo ad un livello superficiale. Per questo
mi offendo quando Anita schiaccia una zanzara dorata sulla mia gamba il giorno dopo. “Per fare
prevenzione, mamma!”
….e camminando sui sassi dai mille colori e forme o sul fango affondante del fiume, considero
questa piccola cosa, l'evidenza della logica perversa dei sanitari: la paura di essere attaccati da una
malattia che ci fa fare prevenzione interventista sugli altri piuttosto che su se' stessi. O non farla
affatto.
Mi gusto intanto sul corpo, il potermi distendere sulla
sabbia fresca calda e lasciarmi scivolare dentro e sotto....i
tessuti gioiscono nel sollievo pulito, senza interferenze.
Qua non c'e' niente che possa stressare, non
ci sono prigioni della mente o del corpo. Qua posso
veramente entrare nel movimento dinamico della vita
vibrazionale, pulsionale,
organica, semplicemente
respirando nella terra, stando davanti al tramonto o
all'alba.....e andiamo verso la luna piena.
FOTO IOSABBIA
Prossima meta: SIDI KHALIL e poi SIDI NAJI
eppure l'acqua e' rara.
Cammino pensando come sarebbe bello per
tutti gli operatori sanitari, per chi combatte con
lo stress quotidiano di una umanita' stanca e
priva di spiritualita', come sarebbe bello
depositare tutte le tensioni nella sabbia, sotto i
piedi, su questo terreno dolce accogliente,
dentro questo orizzonte pieno e vuoto insieme,
in questi luoghi aperti dove c'e' tanto, tanto
cielo....cosi' tanto da darti ebbrezza!
Caldo freddo, vesciche sui piedi, sabbia che si infila dappertutto, che lava e che gratta, male di
gambe, schiena affaticata....eppure abbiamo la sensazione che nel deserto ogni peccato venga
espiato anche quello di non saper dare sollievo al proprio tempio sacro e arrivare la sera alle tende e'
come aver raggiunto un paradiso, una terra promessa donata. E ti accorgi che i sensi esultano, gli
organi sorridono, e tutto scorre fluidamente dentro i liquidi come l'acqua sul fiume, come la sabbia
sulle dune. Tutto gratuito, anche la gentile ospitalita' dei nostri carovanieri nel porgerti un po' di
acqua calda per lavarti quando l'hai bisogno ma non chiesto, una candela per leggere o scrivere al
tramonto, il the di menta sempre pronto come aperitivo, come digestivo, come merenda....ospitalita'
che va molto oltre al senso di scambio commerciale che c'e' tra di noi.
All'ora di pranzo, a meta' dei venti chilometri a piedi, ci fermiamo sotto qualche buon tamarindo e
con delicata silenziosa celerita' Ali Rey prepara un pasto delizioso, i ragazzi portano i cammelli a
pascolare, Mustafa, Mohamed e Bari aiutano in tutto, Ali Baba' da' ordini gentili e prepara il the.
Mentre al tramonto Bari impasta l'ottimo pane quotidiano che verra' cotto sul fuoco del bivacco tra
canti e percussioni e tutti i ragazzi, italiani e marocchini, meta' arabi e meta' berberi, vanno a far
legna e dietro la duna si intravvede il muso di un dromedario che si sta riposando con le sue sacche
piene d'acqua che ogni tanto pompano in gola in rumorosi gorgoglii.
Oggi passiamo da un piccolo villaggio di pastori a visitare la tomba di un Marabutto, sacro
guaritore che viene sepolto in un mausoleo dove continua a rispondere alle preghiere, come i nostri
santi. Un essere sacro dedito all'antica religione Sufi, cosi' saggia e inascoltata, che mi ha sempre
colpito per la sua dedizione alla spirale in movimento in una danza estatica dove il cielo e la terra si
incontrano. Difficile pensare che qui non si abbiano visioni e illuminazioni, non a caso tutti i grandi
maestri hanno scelto il deserto per cercare Dio. In particolare questo Marabutto guarisce le donne e
ha una eccezionale attenzione alla fertilita', ce ne accorgiamo per l'evidente folla di giovanissime
vite che animano questo piccolo villaggio che commuovono e fanno gioire le nostre quattro giovani
donne!
Mentre loro fanno apprezzamenti ed esclamazioni entusiastiche sulla loro bellezza, sui sorrisi e
sulla disponibilita' dei bambini, noi ci appartiamo a pregare il Marabutto offrendo come di consueto
l'unica cosa viva che possediamo: due mandarini. Preghiamo per la creativita' delle donne, per la
fertilita' di Daniela (che al ritorno ci dira' di essere incinta) e per quella simbolica di tutte noi, per i
nostri cicli lunari e mestruali....non sappiamo che poco piu' a nord sta morendo Chiara, la simpatica
giovane neuropsichiatra che con fiero entusiasmo ha portato la danza dentro il reparto con i disturbi
alimentari; non sappiamo che Sara, sua collega collaboratrice e psichiatra, sta concependo due
giovane vite gemellari nel loro stato fetale; che Daniela dovra' penare per vivere pienamente e
gioiosamente la sua maternita'....e il ciclo vita/morte si rinnova anche nel nostro luogo di lavoro dei
servizi sanitari san paolo....forse qualche preghiera sara' arrivata anche a loro. Preghiamo in
silenzio. Perche' il silenzio riempia i cicli femminili.
Un meraviglioso tramonto ci accoglie dopo una distesa piana che si staglia sotto i nostri piedi, sotto
una calotta di immenso cielo, nell'incontro con la sabbia dunosa e ondosa, morbida e croccante che
addolcisce il cammino e il cui suono musicale Elena si operera' per registrare in tutte le sue
sfumature. Un arcobaleno senza acqua nel tramonto della nostra tappa. Annotiamo tutto con
disegni, scritture, foto, registrazioni audio e video....eppure sono le sensazioni trascritte nella
memoria delle cellule dei tessuti del corpo che rimangono piu' impresse.
Un fuoco per scaldare, al nuovo campo, uno per cucinare a SIDI NAJI, la brace per il the e quella
per il forno del pane. Ogni fuoco ha il suo momento, la sua non forma, la sua storia, il suo
perche'.....
Si canta, si ascolta, si sta bene, si ride, si piange ma nel deserto 'no problema'. Ho sintomi strani? Li
accolgo e non importa, cosi' e', li percepisco e basta. Sabbia dappertutto, si infila rotolando,
volteggiando, salendo e discendendo, dormendo e mangiando. Fa parte di noi e l'accogliamo, come
accogliamo grati l'ospitalita' dal dromedario o quella dei carovanieri con cui si parla lingue miste, si
canta, si gioca, si sorride, si condivide nella purezza piena delle loro tradizioni. Musulmane senza
estremismi o proselitismi, ognuno nel rispetto delle provenienze.
Anita dorme fuori. La trovo la mattina dopo nella tenda dei carovanieri che beve il caffe' con loro
bella sorridente e regale. Come si e' trasformata in due anni, da quando, bambina, venne nel deserto
con noi e la famiglia di Angelo! Ora e' una ragazza di quattordici anni che si oppone alle regole di
separazione e confini tra noi, europei turisti in vacanza e loro, carovanieri berberi nelle funzioni del
loro lavoro che e' anche offrire e servire. Sorridendo mi informa dell'arrivo del ciclo mestruale e mi
guarda un po' con la coda di paglia giustificandosi: “Me l'hanno offerto loro”....credo riferendosi al
caffe'. Non le importa di aver infranto un territorio, di aver visto il bel Mustafa 21enne piangere
davanti al fuoco sgridato dal fratello capocarovaniere per aver offerto da fumare ai ragazzi....non
voglio sapere cosa.....come se offrire non fosse parte del loro dovere, nel consapevole vantaggio che
i ragazzi italiani godono....e le cose si intrecciano un po', come sempre....ha piu' colpa un giovane
berbero che risponde positivamente ad una richiesta di un minorenne ospite a casa sua, o dei ragazzi
italiani che sanno che potranno mettere nei guai qualcuno andando contro le regole? Anche dentro
di me i pensieri si intrecciano....riprendo Anita con dolce determinazione, almeno ci provo, dopo
averla tirata in disparte che tanto qua la sensibilita' di comprensione va molto oltre il linguaggio
verbale! “Ti chiedo solo di essere consapevole e di saper dire di no quando serve, forse non per un
semplice caffe', ma cosa penseresti se un giorno ti ritrovassi prigioniera di una situazione non
desiderata, magari con un burqa e le capre da pascolare, incinta di un uomo che ti tiene segregata,
diresti: Me l'hanno offerto e non ho saputo dire di no?”
Allo stesso tempo sono fiera di lei, della sua autonomia e direttezza, di lei che sostiene lo sguardo
quando vuole infrangere muri e divisioni per comunicare e amare, forse.....ci sara' il tempo giusto
per dirglielo che comunque mi piace com'e'. Come mi piace Matilde, sempre in mezzo a tutti, super
comunicativa che fa da legante nel gruppo e parla con tutti di tutto e mantiene grandi conversazioni
con una lingua tutta sua ma comprensibile a chiunque e ride, ride sempre e il suo riso si espande nel
cerchio diventando allergico per ogni partecipante.
Camminiamo veloci tra dune morbide e distese aride che sembrano infinite. Va tutto bene, no
problema; qualsiasi cosa succeda, c'e' sempre una dimensione piu' grande anche mentre parliamo
camminando con Elena, forse per smaltire rifiuti mentali. Parliamo di strutture sanitarie, di diagnosi
e cure per l'infanzia, di colleghi e dinamiche relazionali, di TTC e di Boscaglia, dei passaggi della
vita, di lotte di potere e storie di streghe....massacrate per eliminare la conoscenza femminile....di
violenze e redenzioni, di figli adolescenti da lasciare andare e situazioni da vigilare, di equilibrio tra
trasmissione e accompagnamento. E l'ora interna si fa' sempre piu' chiara, l'orientamento si
distende, l'occhio e' sollevato e riposato dalla vastita' pura. Il dare e il ricevere li', nella stessa
sostanza della vita. Dio, fammi camminare sempre accanto a te! Un'aurea di apertura sembra
squarciare dolcemente ogni essere in cammino e un moto d'amore grande mi investe, qui, con le
mie figlie, nel luogo che ho sentito piu' vicino alla verita' dopo la morte di Lorenzo e dove verro'
ogni anno per sentire un amore scomparso eppure rimasto nell'etere.
A mezzogiorno so che ci fermiamo e il sangue mensile mi saluta. Gioisco e ringrazio. Nell'assenza
di acqua, mi piace lasciare il mio liquido sacro alla terra e cosi' mi sento tornare alle origini dei riti
femminili. Ringrazio per le preghiere ascoltate. Arriviamo al tramonto tra le tende della Grande
Duna di ERG ALZAHARE, con i piedi levigati e nudi, purificati da ore di cammino libero tra
sabbia, ciottolato, croste di terra e biscotti di argilla che cantano sotto il nostro peso. Sembra di
essere in montagna e inizia la scalata per la visione di un altro tramonto, dopo aver visitato l'ultimo
Marabutto nascosto in una caverna ma anche bar naturale dove, tra cocci e lattine, si staglia Bari col
suo sorriso accogliente offrendosi il the del deserto mentre entriamo a rifocillarci. Mentre per
qualcuno la situazione rivela un'armoniosa sensazione di sacro/profano che interrelaziona, ad altri
una negativa e dolorosa sensazione di profanazione pesante e diffamante, ferisce l'anima.
Avvicinandoci al campo, un bell'uomo sorridente in groppa al suo dromedario, capocarovaniere di
un altro gruppo, ci saluta dall'alto di una duna stagliandosi sul cielo azzurro come un Cristo
rendento....mi viene in mente “Oceano di fuoco”; verra' soprannominato da Matilde, Jesus Christ e
salutato da tutti per la sua bella presenza carismatica.
La vicinanza con altri gruppi e carovane mi imbarazza e mi sorprendo arrampicandomi sola sul
versante ripido e faticoso, di trovarmi in cima col cuore in gola tra gente che sembra scalare una
vetta dolomitica. Preferisco la presenza di Ali che raccoglie piccoli rifiuti e ci guarda rotolare
sorridente sotto la sua jellaba e il suo turbante nero che svolazza gaia e tirando Matilde per i piedi
per farla scivolare....
Un grande vento, una mancanza totale di spazi riservati ma un grande bisogno di abluzioni.....E mi
lavo, finalmente, da capo a piedi, con poca acqua tiepida datami da Mustafa come cosa sacra e una
spugna da bambino. Voglio il vuoto. E stare da sola. Mi olio i piedi che sospirano sollievo e cerco
una candela per appartarmi e leggere “Creatura di sabbia” ma nessun vento mi permette di tenerla
accesa. Ali mi ospita nella sua tenda dove si cucina e si prepara, tenda illuminata dove posso
leggere; bevo caffe' con lui e guardo Bari impastare il pane con le sue braccia forti e il simpatico
sorriso da denti separati, scambio poche parole con Sofia, unica con cui mi rispecchio nella stesura
di un diario di viaggio; soprattutto assaporo il silenzioso scendere delle ombre della sera tra profumi
speziati e languidi. Guardo Sofia che mi ricorda una giovane amica scout, sua coetanea, che
chiamerei Silvia, donna dei boschi ma anche donna di sapienza. E' pacata e saggia, Sofia ma mi
piace vedere come la lontananza tra lei e gli altri ragazzi resistenti, si assottigli man mano che
approfondiamo cammino e conoscenza, laddove le differenze si smussano e si rendono piu' lucide
le nervature, le forme e le tonalita'.....che domani saranno gia' diverse...Nel buio della sera nella luce
del falo', tutti i ragazzi giocano parlano ridono scherzano e li' non ci sono blocchi; distingui a
malapena le risa occidentali da quelle maghrebine.
Ultimo giorno dell'anno. Oggi stiamo. Stiamo a ERG SMAR che raggiungiamo con poche ore di
cammino. Oggi si sacrifica il montone per ricordare il figlio di Abramo e per celebrare l'ultimo
dell'anno mentre la luna diventa sempre piu' luminosamente piena per accompagnarci nella notte.
Hanno scelto questo giorno per impiccare il dittatore irakeno....sara' stata una scelta coincidenza o
un modo di sottolineare il senso sacrificale di questo atto?
Cosi' tanto cielo in questi luoghi! Lo stesso cielo che hanno visto tanti uomini, donne e bambini
sacrificati ingiustamente....cosi' tanta immensita' spaziale dove ogni suono sembra trovare il suo
giusto luogo. Attraversiamo il fiume Draa, anzi, lo costeggiamo. Un fiume essenziale, grande e
lungo, profondo, totalmente prosciugato da trenta maledetti anni per via della diga di Ouazarzate e
dove un tempo crescevano piante e orti, dove ora il deserto si e' mangiato tutto. Un fiume che segna
un confine e scorreva in terre un tempo lussureggianti, ora desertiche. Un fiume spogliato dalle sue
risorse, calpestato, negato, cosa viva resa morta, deturpata, defraudata dalla sua sacralita'. Sento
dolore guardando il suo letto secco. Qui si' un senso di profanazione mi punge il cuore. Cinque
metri sotto, la testimonianza della presenza d'acqua si manifesta con la crescita di piccole pianticelle
di rucola morbida e succosa.
Allora, forse ognuno tessera' la sua preghiera, stanotte, la sua personale richiesta di fine di un
dolore...Un vento forte annebbia la visione dell'arrivo al nuovo campo, il piu' sociale di tutti, pieno
di carovane con gente da tutto il mondo. Qui Ali fa andare a prendere un montone vivo che viene
poi sgozzato, dissanguato,scuoiato e macellato lontano dagli occhi sensibili dei piu' giovani inviati a
cercar legna, dall'esperto e ritrovato Jesus Christ, vero nome Husseine, giovane di Mahamid con la
barba e i lunghi riccioli castano chiaro che, con la chioma al vento, prende a coltellate l'animale con
il vigore di un uomo pieno di esperienza; mentre violenta la carne fresca a volte si scosta
delicatamente i capelli dalla fronte con un sorriso dolce che alleggerisce la scena selvaggia. Sono
onorata che mi invitino a testimoniare questo momento che e' anche un antico rituale solitamente
vietato alle donne; forse la mia 'saggezza' di donna vedova traspare, penso, mentre Ali mi racconta
le sue trasgressioni di giovane ribelle, la storia dei nomadi del deserto e mentre facciamo fantasiosi
programmi di cammino e danza nel deserto.....mentre pregusto la gioia della danza sensibile qui,
penso che non mi stupisca il fatto che la mia pazientina Manal sia potuta rimanere 'traumatizzata'
dalla visione del sangue di un montone sgozzato a soli tre anni e ora non riesca ad integrarsi in una
Milano fredda e grigia!!!
Cosa vuole Dio da me? In fondo l'ho gia' scoperto, caro Giampietro, aperto e amichevole avvocato
che incarna il nuovo cattolico....la gioia e la pace oltre il dramma, che sono gia' dentro di me e a
portata di mano tutt'intorno. La salvezza viene da li', penso, da quell'istante di verita' dove
dare/avere si fondono nell'amore del Padre/Madre, da questa certezza che non ha bisogno d'altro. E
non di esprimere sempre e comunque nell'urgenza occidentale tanto comune a me e ai miei fratelli
pieni di ego. I giovani forse ne hanno diritto, ma noi adulti.....quando impareremo che, sebbene
accettabili, non tutte le emozioni vadano necessariamente condivise, buttate addosso agli altri e
proiettate....ma sapere quanto possano contaminare e inquinare anime e spiriti!
Mentre viene preparato il lauto pranzo per la festa, una mitica partita di calcio Italia/Marocco viene
giocata da tutti con una palla molto indiana fatta di stracci, carta dell'Internazionale e scotch
coprizaini! Le squadre, veramente miste, palleggiano piene di allegria tra cacche di cammello e
terra polverosa; otto a cinque per il Marocco, malgrado gli italiani abbiano Matilde come centro
campo! Poi i ragazzi raccolgono legna, fanno il fuoco, aiutano a fare il pane che verra' cotto nel
fuoco della sera. Noi giochiamo, ci riposiamo, leggiamo, scriviamo, consapevoli della nostra
condizione privilegiata di donne occidentali che si fanno servire da uomini discendenti da tribu'
maschiocentrate che si servono di donne sottomesse e....schiavizzate?!
Qualcuno dorme, si massaggia, si prende cura, medita o prega. Ali cucina tutto il giorno senza sosta
il montone in ogni sua parte e organo che verra' distribuito a tutti gli esseri carnivori, poi il cous
cous e le verdure. Jesus Christ, che assomiglia un po' a Jhonny Depp in “Chocolate”, viene a
festeggiare con noi mentre i suoi due turisti vanno a dormire. Cantiamo, ceniamo, balliamo,
ridiamo. Un gradevole senso di famiglia grande e comunita' allargata si diffonde lievemente e
materialmente nel mio cuore con quella sensazione di gioia pacifica che ho sentito anche nel mare
sensibile di Maratea, come una vasta benedizione! Beviamo anche lo champagne che Maurizio tira
fuori miracolosamente dopo la sbruffonata di Bianca: “Se fate il miracolo dello champagne, giuro
che ballo anch'io!” e voila', costretta a mantenere il giuramento affrontando la timidezza. Rivedo
ora l'istante in cui, poche ore prima, tutti in cerchio sul tappeto, condividevamo i buoni propositi per
l'anno nuovo e proprio lei dichiara, dopo un po' di titubanza e paura, dichiara a Baldini, a sua
madre, a me e a tutto il gruppo: “Sono contenta di questo viaggio” frase che supera in commozione
ogni proponimento che spesso si trasforma in barzelletta e battuta, mentre le parole semplici di
Bianca ci lasciano in un silenzio emotivamente denso.
Siamo contenti di essere li' tutti insieme e ad ognuno leggiamo un messaggio degli angeli
traducendoli in tutte le lingue, dono per i nostri adorati carovanieri di cui siamo fieri: belli,
sorridenti, nobilmente alteri con umilta', sempre pronti a venirti incontro, a darti una mano, a
riconoscere un bisogno, pronti a cantare e suonare, ogni volta come in una festa sacra dove le
taniche d'acqua diventano risuonanti tamburi strumenti accompagnatori di voci antiche e nomadi;
sempre pronti a porgerti un po' di acqua calda, un the, una frutta secca, una candela per la tenda, un
accendino, una mano...
La notte verso il nuovo anno, molti dormono fuori sotto una stellata meravigliosa a 360 gradi. Fa
freddo ma non molto di piu' di quello che c'e' dentro la tenda. E nessuno dei giovani si lamenta di
niente, malgrado il ciclo mestruale, l'assenza di acqua, le scomodita'....qua sembra di essere in
paradiso!
Il giorno dopo le nostre strade e quelle di Husseine/Jesus Christ si dividono e andiamo a salutarlo
con una mano sul cuore sapendo che stiamo facendo qualcosa che una donna del territorio non
farebbe ma un uomo si'. Ci scopriamo sotto una tempesta di sabbia che ci accompagnera' per tutto il
giorno. Partiamo tardi. Dopo la colazione, un saluto al sole e uno all'altro capocarovaniere che fa il
duro ma si vede che e' dolce...
Camminiamo a fatica come sotto la nebbia, tutti vicini, forse per la prima volta, per la paura di
perdersi. I dromedari formano due rotaie cosi' in mezzo ci si sente riparati. Veloci loro con quattro
zampe, veloci noi, bardati da capo a piedi e con la sabbia che fischia dappertutto infilandosi
ovunque ignara di confini; il vento contrasta il passo ma arriviamo all'ombra di un tamarindo anche
se nessuno ha voglia di ombra ma salutiamo volentieri l'idea di pranzare al chiuso nella tenda che in
pochi minuti e' gia' stata issata. Dopo ore di cammino, i berberi non appaiono mai stanchi: montano
tende, fanno il the, cucinano pasti, fanno pascolare i dromedari, spesso cantando o scherzando tra
loro. I dromedari per loro sono i maschi che lavorano e trasportano, mentre i cammelli sono le
femmine che fanno un figlio all'anno e stanno a casa....come le donne marocchine. Ne parliamo e
decidiamo che alla prima cena del nuovo anno, saranno i giovani italiani a servire loro e ribaltiamo i
ruoli. Arriviamo in un campeggio affollato e pieno di jeep, moto, quattroperquattro, turisti che non
incontriamo e nemmeno incrociamo....per fortuna. Per fortuna il nostro campo e' defilato e dietro le
dune sembra di essere soli al mondo. Ci arriviamo al tramonto attraversando un incredibile campo
immenso di rucola fresca gialla profumatissima che da lontano crea un miraggio di primaverile
bellezza giallo luce! Mi sdraio e ne sento l'aroma, il piacere, la freschezza; tutto il mio corpo stanco
si ristora e si risveglia; i piedi vivono un'istante di primavera sotto le piante e sotto le scarpe li sento
gioire.....come un miraggio ancora una volta, avvistiamo le nostre adorate tende come velieri in un
mare sabbioso.....mi viene in mente una delle mie prime coreografie dedicata all'oceano di sabbia e
all'Intifada chiamata “Il mare nelle scarpe”. Mustafa, Mohamed e Bari soono gia' al lavoro e
sorridono sempre; non c'e' bisogno di parole: gentilmente mi porgono un poco di acqua tiepida, una
candela tra la sabbia per la tenda.....quanto mi sembra inutile e innaturale la luce delle torce! Ali
cucina riso per la mia pancia....mi sento coccolata, servita, capita, mentre poco piu' in la' Giampietro
impartisce le sue conoscenze sul mondo delle vesciche e le sue cure, Margherita da' consigli per il
corpo, Gaile trova rimedi per tutto e qualcuno si massaggia con olio di arnica.
Mi arrivano frasi dette quasi banalmente ma cosi' poetiche che sorrido ascoltandole come haiku:
“Sono piu' deserto che umana”, “Ho il deserto dappertutto, la sabbia non la togli da dentro”, “Ho
sabbia nelle orecchie, tra le dita, nel naso, sulla pelle, tra i denti, persino nel sacro pertugio”. Il
sangue femminile esce potentemente rosso e fluidamente denso. Perfetto. Mi sentiro' orgogliosa di
essere stata l'unica donna mestruata in viaggio mai in groppa del dromedario, per me troppo sacro!
E perfetto Ali che ritrova in mezzo alla tempesta, la lente perduta degli occhiali di Elena che ha
troppe cose e ne cerca sempre qualcuna...
La sera tutti intorno al fuoco come una grande famiglia riunita, i ragazzi invitano i carovanieri a
cenare con noi e ad essere in vacanza per una sera. E i cinque giovani italiani si accorgono di quante
cose ci siano da fare ogni sera: servire, apparecchiare, dividere il cibo, distribuire, sparecchiare,
tenere il fuoco acceso, fare il the, versarlo (che ha un suo lungo rito, come in Giappone) e poi lavare
i piatti con l'acqua gelida sotto la luna piena accesa. Anita e' dolcemente appoggiata a Bari e poi con
Bianca e Mustafa spariscono dietro la duna di ERG CHAGAGA.
E' gia' il secondo giorno del 2007, facciamo colazione in “terrazzo”, un terrazzo naturale sul crinale
di una duna con un ampiezza spaziale maestosa: l'orizzonte infinito del sole neonato, si staglia sul
tappeto rosso con marmellata di arance e albicocche, marmellata di datteri , pane ancora caldo,
caffe' latte e the di menta. Camminiamo poco. Ci fermiamo a pranzo sotto un magnifico tamarindo
casa di molti animali. Sotto il sole fa molto caldo. Gaile tira fuori la sua
bussola/termometro/orologio e ci informa: 35 gradi! All'ombra invece fa freddino e tutti riposano un
po' stanchi, tutti sdraiati, meta' al sole, meta' all'ombra; Giampietro diagnostica e cura le mille
vesciche....mi convinco sempre di piu' che meno scarpe si hanno sui piedi, meglio e' e che gli
scarponcini che noi occidentali continuiamo a indossare, non siano adatti....infatti oramai quasi tutti
camminiamo a piedi nudi e Anita, con la tunica di Bari, e' completamente integrata nel paesaggio:
desert fashion! Non ho potuto fare a meno di fotografarla mentre si trucca in mezzo alle
dune....adolescenza!!!
Anche Bianca sta benissimo, il viso disteso e sorridente, vestita da nomade del deserto, trova delle
affinita' arabe.
Tommaso lava i piatti con Ali Rey che non e' molto d'accordo coi piedi nudi ma suggerisce sandali.
Qualcuno sale sul dromedario e le dune si stagliano dolci e quiete davanti a noi. In lontananza,
come un magico miraggio, appaiono dromedari con bagagli, carovanieri che scambiano parole
confidenziali coi nostri, come un pellegrinaggio verso la terra promessa e nel mezzo del niente,
come in un sogno, appaiono i nostri bagagli, quelli persi all'inizio del cammino in aereoporto....non
sappiamo che giro hanno fatto, quale pista hanno seguito, come li abbiano ritrovati ma ci fanno il
servizio di portarceli fin dentro il deserto! Si', c'e' il mio con il sacco a pelo di Angelo, c'e' quello di
Bianca, le borse dei bolognesi ma niente zaino di Tommaso, ne' la borsa verde dei doni. Sembrano i
Re Magi e cosi' come sono comparsi, i carovanieri Magi, spariscono e noi ci teniamo la delusione di
Tommaso, l'entusiasmo di Bianca e le due valige dei bolognesi.
Si va, si prosegue. yalla yalla, pame, allons-y, lets go, vamonos....e sono abbagliata dal senso di
pace che sembra emanare direttamente dalle dune ed elaboro, un po' dentro di me un po' con Ali, un
programma di cammino e danza da proporre alle sorelle in danza, agli amici, ai ricercatori, ai
camminatori delle Vie dei Canti....ho voglia di condividere ancora di piu' la dolcezza dei movimenti
del deserto e incontrare di nuovo le danze tradizionali di questi luoghi...
Le guardo, queste dune meravigliose, messaggio di impermanenza sulla terra, montagne di liquido
spazio delicato e rotolante; i dromedari ci girano intorno come in una lenta coreografia di un rito
religioso, noi le attraversiamo scivolando sui morbidi crinali e lasciando entrare tutto dentro. A
poco a poco tutti fanno assaggiare questa meraviglia alle piante dei piedi e arriviamo presto
all'ultima postazione nel deserto, l'ultima dove poter vivere interamente un tramonto cosmico, la
nascita della luna e tutta l'intensa bellezza di questi luoghi di nomadi e fuochi, di calore e terre
calde. Luoghi di incontro, ampiezza, solitudine. Luoghi di purificazione, di ricapitolazione, di
ritmo, di esseri originari. Luoghi di solidarieta' e acqua sacra, di pane cotto nella cenere e canti
antichi.
Ci laviamo, poca acqua, niente sapone, una spugna. Ci sediamo davanti al tramonto e coloriamo i
mandala da donare stasera intorno al falo', alle nostre guide con i nostri saluti, le firme, i soldi, la
gratitudine.
Ultima cena, serata bellissima. Cantiamo tanto, cantiamo tutto, ripetiamo i canti ormai risaputi di
cui qualcuno, come Matilde, sa le parole ….in arabo, italiano, francese. Giochiamo: quiz,
barzellette, trucchi, giochetti arabi e matematici, giochi di bimbi, di ragazzi, di adulti che non
temono la loro bambinita'! E anche Ali Baba' si coinvolge pienamente senza perdere la sua saggia
presenza carismatica da capobranco. Ma siamo tutti uguali. Mangiamo e ridiamo tantissimo e per un
lungo magico momento siamo veramente Uno e sorgono spontanei i sorrisi nella natura della notte.
Domani la separazione. Con pianti e saluti. La notte e' bella, luminosa, dolcissimamente intensa. Se
non fosse per il freddo pungente, non si andrebbe a letto ma forse vogliamo lasciare soli i giovani a
godersi gli ultimi attimi di immensita' col deserto....non sapevo che avrei riattualizzato ancora e
ancora ogni anno questo incontro, vedendo crescere figli e fratelli, vedendo branchi sempre nuovi
ed entusiasmanti immergersi nella sabbia e ascoltare la densita' dell'aria celeste, lasciando scorrere
le vite e ritrovando ogni anno Ali e Mustafa con le loro piste, i dromedari, i carovanieri e i concerti
notturni; con camminatori e danzatori e soprattutto con Cinzia e le sue proposte in movimento
delicato.....sensibile.....integrato.....rispettoso......pieno di informazioni personali e di gruppo.
Una storia d'amore col Deserto che dura da dieci anni!

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