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ORGANO UFFICIALE ORTEC
ASSOCIAZIONE TECNICI ORTODONTISTI ITALIANI
SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE AL 70%
FILIALE DI PERUGIA
ISSN 2036-508X
IN CASO DI MANCATO RECAPITO
RESTITUIRE ALL’UFFICIO POSTALE A.P. DI PERUGIA
ORTEC SI IMPEGNA A PAGARE LA RELATIVA TASSA
E-mail: [email protected]
PERIODICO QUADRIMESTRALE
Anno XX - NUMERO 1 - marzo 2011
Or todonzia Tecnica
1
Duemilaundici
150!
augur i
Italia
www .or tec.it
pubblicità ortec
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Sommario
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SOMMARIO
todonzia
nica
Editoriale
2011: un anno ricco di incontri ............pag. 5
Stefano Della Vecchia
ISSN 2036-508X
International Standard Serial Number
DIRETTORE SCIENTIFICO
Stefano Della Vecchia
DIRETTORE RESPONSABILE
Dario Lanzani
REDAZIONE
Roberto Accorsi (Modena)
Gianni Caria (Sassari)
Enzo Ciocci (Ancona)
Patrizio Evangelista (Roma)
Roberto Giammarini (Ascoli Piceno)
Giuseppe Grimaldi (Salerno)
Marco Melegari (Parma)
Stefano Negrini (Ferrara
GRAFICA E REDAZIONE
Ariesdue srl
Via Airoldi 11
22060 Carimate (CO)
Tel. 031 792135 - Fax 031 790743
www.ariesdue.it
Cristina Calchera
[email protected]
STAMPATORE
Litograf Editor srl
Città di Castello (Pg)
Edito da OR-TEC Club - Perugia
Autorizzazione Tribunale di Perugia
N. 3/95 del 28/2/92 - ROC n. 16146
Ortodonzia tecnica
è un periodico tecnico - scientifico
edito da OR-TEC Club
Associazione Tecnici Ortodontisti Italiani
Pubblicità e abbonamenti OR-TEC
Abbonamento annuo:
3 numeri 40 euro
c/c postale 97852032
indicando nome, cognome,
indirizzo e numero telefonico a
Segreteria OR-TEC
Strada Santa Lucia, 50/A
06125 Perugia
Tel. e fax 075 5055033
Questo numero è stato tirato in
3000 copie
Tutti gli articoli pubblicati sono redatti
sotto la responsabilità degli autori.
La pubblicazione o ristampa
degli articoli della rivista deve essere
autorizzata per iscritto dall’editore
Articoli
Storia dell’ortodonzia ........................pag. 6
L. Montagna, A. Piras, F. Montagna,
N. Lambini
Disfunzione della lingua, dispositivi
correlati, costruzione dell’E.LI.BA. ......pag. 15
V. Evangelista
Ortec informa
Opera postuma inconpiuta
di Aurelio Levrini ................................pag. 21
Volontariato in Kenya: adotta
un dentista a distanza ......................pag. 22
ORTEC Congresso di Firenze
novembre 2010 ..................................pag. 23
Percorso formativo pratico
sulla tecnica ortodontica ....................pag. 26
il dentista di famiglia? Una proposta ..pag. 26
Corso sulla placca funzionale
Bracco Bologna, 8-9 aprile 2011 ........pag. 27
XVIII Convegno Ortec
Rimini, 16-18 giugno ..........................pag. 28
La qualità tedesca parla italiano ........pag. 31
2011 appuntamenti da non perdere ....pag. 31
Numero 1/2011
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Domanda d’Iscrizione all’ORTEC CLUB
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Residente in
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modo leggibile
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Desidero ricevere la corrispondenza a questo indirizzo
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Indirizzo
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www.ortec.it
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Provincia
Cap
Fax
Desidero ricevere la corrispondenza a questo indirizzo
Qualifica odontotecnica il
si
no
Presso
Maturità odontotecnica il
Presso
Descrizione attività professionale
(Allegare documentazione)
Tecniche ortodontiche prevalentemente utilizzate o conosciute
Corsi frequentati, data e luogo
Autore di pubblicazioni
si
no
Se si quali (allegare documentazione )
Iscritto C.C.I.A.A. di
Nr.
Iscritto Associazione Sindacale di Catagoria
si no Quale?
Iscritto ad altre Associazioni Culturali del settore
si no Quali?
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il Richiedente
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1) copia diploma qualifica odontotecnica
2) certificato iscrizione C.C.I.A.A. in carta semplice
3) una foto in formato tessera + immagine in file jpeg
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Agenzia di Perugia – IBAN: IT 11 I 06055 03001 000000003524
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Editoriale
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EDITORIALE
Stefano Della Vecchia
TECNICI ORTODONTISTI ITALIANI
PRESIDENTE
Stefano Della Vecchia
Via A. Checchi, 35
00137 Roma
VICE PRESIDENTE
Roberto Accorsi
Via Indipendenza, 5
41122 Modena
TESORIERE
Gianni Caria
Corso Angioi, 25/L
07100 Sassari
SEGRETARIO
Patrizio Evangelista
Via della Piramide Cestia, 1
00153 Roma
RESPONSABILE CULTURALE
Stefano Negrini
Via M. Tassini, 4
44100 Ferrara
CONSIGLIERi
Roberto Giammarini (Ascoli Piceno)
Marco Melegari (Parma)
Enzo Ciocci (Ancona)
Giuseppe Grimaldi (Salerno)
2011: un anno ricco di incontri
Cari associati,
il 2011 si presenta come un anno denso di incontri.
Inizieremo l’8 e 9 aprile con il corso del professor Pietro Bracco, che ha
voluto onorarci con un incontro dedicato sia ai medici che ai tecnici
ortodontisti: due giorni di full immersion, ospiti dell’azienda Dentaurum Italia
che offrirà gentilmente le colazioni di lavoro. Sarà quindi la volta del primo
incontro del “Percorso Formativo Pratico”, novità che Or-Tec si accinge a
presentare per la prima volta. Abbiamo voluto impostare ciascun incontro
come i capitoli di un libro, per creare così un Vademecum della Tecnica
Ortodontica come fosse un testo specialistico “sfogliabile”, che toccherà
tutti gli argomenti che affrontiamo nel quotidiano, dedicato non solo ai
neofiti ma anche a colui che sente la necessità di qualche chiarimento
operativo. Ogni incontro sarà svolto in due sedi, una al nord e una al
centro-sud. Saranno necessari dei posti di lavoro per la pratica e sarà
ancora la Dentaurum, al nord, ad ospitarci. L’originalità di una sede
scolastica (IPSIA “A. Trani” di Salerno), ci farà tornare indietro nel tempo,
sui banchi dove ognuno di noi si è formato. Il nostro convegno, il 16, 17,
18 giugno sempre a Rimini, sarà gremito di bei nomi e alcune new entry,
nonché relazioni a contenuto particolarmente didattico; seguirà l’ormai
immancabile angolo poster e il conviviale aperitivo “pre-dinner”. Questi
appuntamenti, non dimentichiamolo, saranno gratuiti per tutti noi soci.
A novembre con SIDO a Roma, nella spettacolare cornice dell’hotel
Cavalieri Hilton, il nostro congresso, anch’esso con personaggi al top,
chiuderà l’anno culturale Or-Tec.
Ce n’è davvero per tutti i gusti, anche per chi volesse subentrare nella
prossima presidenza di questa emblematica associazione ormai
considerata da tutti la massima espressione della tecnica ortodontica. Nella
speranza che non si voglia ridurla in piccole e frammentate entità
capitanate da gente di poco ingegno e scarsa originalità, che persegue
soltanto il raggiungimento di una poltrona. “La forza dell’ingegno cresce
con il crescere dei compiti” diceva Tacito e allora forza! facciamoci
coraggio, l’impegno è grande ma ancora più grande sarà la
soddisfazione di essere i portabandiera di questa meravigliosa Or-Tec.
Plasmarla, migliorarla, farla a propria immagine come hanno fatto coloro
che ci hanno preceduto, darà il valore al tuo humus.
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Storia dell’ortodonzia
L . M o n t a g n a * , A . P i r a s * , F. M o n t a g n a * , N . L a m b i n i * *
*Scuola di Specializzazione in Ortodonzia, Università degli Studi di Cagliari, Direttore professor V. Piras
** Tecnico ortodontista, Padova – Socio Ordinario Ortec
INTRODUZIONE
Lo sviluppo dell’ortodonzia come disciplina autonoma è recente, in quanto, sino alla seconda metà
del XIX secolo, era considerata parte della protesi
e la trattazione rientrava nell’odontoiatria generale
(1, 19). La prima opera interamente dedicata fu
The natural History of the human teeth describing
the proper mode of treatment to prevent irregularities of the teeth di Joseph Fox (1814, Londra).
Il termine ortodonzia comparve per la prima volta
nel Dictionary of dental science di C. Harris
(1849, New York), in precedenza era stata nominata come orthodontosie, orthopedie dentaire,
orthopedie dento-faciale e in seguito come ortopedia maxillo-facciale, gnato-ortopedia, ortognatodonzia. Tra le prime trattazioni dedicate negli Stati
Uniti vi fu il Treatise on oral deformities as a branch
of mechanical surgery di Norman W. Kingsley
(1880), considerato il padre dell’ortodonzia americana. La prima scuola di odontoiatria con corsi
regolari, il College of dental surgery, nacque nel
1840 a Baltimora, ma la nascita dell’ortodonzia
come vera e propria specialità fu opera di Edward
Hartley Angle (1855-1930). Egli introdusse il termine di malocclusione in Malocclusion of the teeth
(1887) e trasformò la materia in disciplina autono-
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ma, ottenendone l’ufficializzazione con la fondazione della prima scuola Angle School of
Orthodontia (1900, St Louis) e dell’American
Society of Orthodontists nel 1901 (12, 13).
LE ORIGINI DELL’ORTODONZIA
La terapia delle singole malposizioni nell’antichità e
nel medio evo, fino a tutto il rinascimento, si limitava a limature e a estrazioni (fig. 1), come risulta
nelle opere di Plinio il Vecchio (79 d.C.) Abulcasis
(936), Girolamo Fabrizio d’Aquapendente (15371619), Gerolamo Cardano (1530-1606).
«… Se i denti soprannumerari…causano un’irregolarità delle arcate dentarie, si possono limare se sono
molto fermi oppure estrarli…» (da De medicina di
Paolo d’Egina, 620-680). Utilizzata fu anche l’estrazione dei decidui per favorire la dentizione permanente: Aulo Cornelio Celso (De re medica, I sec.
d.C.) sostenne l’opportunità di estrarre i decidui, per
direzionare l’eruzione di permanenti ectopici con la
pressione ripetuta del dito.
Anche l’istituzione delle università (XII-XIV sec.) non
comportò progressi significativi nell’ambito della medicina, che rimase ancorata alla dottrina degli umori di
Galeno (126-219), basata su insegnamenti teorici e
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Fig. 1
Pellicano e pinze per estrazioni e lussazioni a scopo
ortodontico.
con il divieto di eseguire dissezioni anatomiche.
Nel 1562 G. Falloppia nelle Observationes anatomicae descrisse le malposizioni dentarie e alcune
terapie in vigore all’epoca con fili, leve, molle e le lussazioni con pellicano a scopo ortodontico (fig. 1).
XVII E XVIII SECOLO
Con P. Fauchard (Parigi, 1675-1680) si indica
convenzionalmente l’iniziò dell’odontoiatria come
professione, che all’epoca comprendeva una
modesta ortodonzia fissa, dedicata esclusivamente
all’estetica dei denti anteriori. In Le chirurgien dentiste (1728) Fauchard riportò 72 casi ortodontici
eseguiti con due tecniche: lo spostamento progressivo mediante attivazioni giornaliere di legature
per una decina di giorni; la lussazione con pellicano, seguita da riposizionamento e fissazione
sempre per una decina di giorni.
La trazione poteva essere esercitata con filo comune in seta annodato sui denti, che si gonfiava e si
accorciava con l’umidità orale (fig. 2); in alternativa il punto di trazione poteva essere una “bandelette” (lamina in oro, legno, avorio, osso). E.
Bourdet (1757) allungò la lamina, predisponendo
dei fori per il passaggio di fili (fig. 3); tra i primi
consigliò l’estrazione di un premolare in presenza
di un canino vestibolarizzato e del controlaterale
per mantenere la simmetria d’arcata.
R. Bunon individuò per primo l’importanza della
terapia precoce nella fase di permuta e propose le
estrazioni seriali (1743).
J. Hunter, in Natural history of human teeth (Londra,
1771) e Practical treatise on the desease of teeth
(1778), affermò che le malposizioni dentali erano
la conseguenza di pressioni meccaniche; propose
Fig. 2
Correzione di
malposizione
mediante filo di
seta.
Fig. 3
Bandelette di
E. Bourdet (1757).
un piano inclinato in argento ad appoggio mandibolare per la correzione del progenismo.
R. Fox (1803) perfezionò la lamina vestibolare per
protrudere gli incisivi superiori, aggiungendo due
rialzi occlusali, nei casi di progenismo con sovramorso (fig. 4).
Fig. 4
Apparecchio di Fox (1803)
per morso inverso anteriore.
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Fig. 6
Mentoniera
di Cellier (1803)
e di Angle.
ridurne i fastidi sull’area di appoggio cutanea.
La diffusione in ortopedia fu attestata da A.
Westcott nell’articolo Operation for correcting the
under jaw (1841), in cui associava l’espansione
mascellare superiore con la mentoniera.
Fig. 5
Dispositivo di Catalan (1826) per morso inverso
anteriore.
Successivamente L.J. Catalan (1826) riprese l’idea del piano inclinato, costruito in oro e platino,
sezionandolo e ancorandolo per elasticità all’arcata mandibolare (fig. 5).
XIX SECOLO
In questo secolo si registrarono rapidi progressi
delle scienze e la nascita delle specializzazioni;
nella seconda metà la Francia perse il proprio predominio culturale a vantaggio degli Stati Uniti.
Mentoniere
La prima mentoniera fu ideata per prevenire le
emorragie postestrattive da F. Cellier nel 1803
(fig. 6).
L’applicazione ortodontica fu proposta da K.
Kneisel (1836), che realizzava lo spostamento
degli incisivi palato-versi con piani inclinati in oro
e un laccio occipito-mentoniero per mantenere l’azione durante il sonno.
La mentoniera era utilizzata all’epoca di C. Tomes
(1873), che la modificò con un cuscino d’aria per
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Ortodonzia mobile
La scoperta della vulcanizzazione del caucciù
mediante aggiunta di zolfo e trattamento termico
(C. Goodyear, 1840) fornì un’alternativa all’oro e
all’argento
C.S. Brewster (1840) costruì la prima placca ortodontica in vulcanite e J.S. Ware costruì il primo
apparecchio mobile simile agli attuali modelli. Il
brevetto di un vulcanizzatore a uso odontoiatrico
(N. Goodyear, 1956) semplificò le procedure di
costruzione e rese accessibili in termini di costi la
protesi mobile e l’ortodonzia a vaste fasce della
popolazione. Comunque l’utilizzazione si diffuse
al partire dal 1860, data di scadenza del brevetto della Goodyear, che inizialmente chiedeva il
pagamento di una licenza d’uso.
T. Evans nel 1867 descrisse il concetto di ancoraggio ortodontico e attestò la vasta diffusione del
caucciù vulcanizzato. I primi sistemi di attivazione
erano rappresentati da cunei di legno, fili, molle,
viti di espansione in oro (binde, Jack screw). Per
la ritenzione si utilizzarono fili in seta, sostituiti da
ganci a filo in oro (gancio di Jackson, 1906) e in
acciaio (Krupp, 1939), in diversi modelli sino al
gancio lanceolato di Schwarz (1935) e al gancio
di Adams (1950). Le resine acriliche furono introdotte come materiale da protesi nel 1922 (G.
Stryker) e nel 1935 rappresentavano la quota predominante di mercato.
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Fig. 7
Placca di espansione con viti e cric (Dwinelle,
1848).
Espansione trasversale mascellare
e mandibolare
Le atresie mascellari furono trattate fino al XVIII secolo (Fauchard, Hunt) con le estrazioni e limature; il
trattamento espansivo senza estrazioni fu introdotto
da J.P. Lefoulon (1841), che combinava un arco linguale in oro (forza eccentrica) con uno vestibolare
(forza concentrica).
Nel 1848 W.E. Dwinelle costruì una placca sezionata di caucciù vulcanizzato, con una binda a vite
(Jack screw), per espandere le arcate dentarie (fig. 7).
La placca di Hickory (1860) consisteva in una
placca in vulcanite sezionata in cui il meccanismo
di espansione era rappresentato da un cuneo di
legno che si espandeva con l’umidità orale (fig. 8).
Il dispositivo più famoso per l’espansione mascellare
Fig. 9
Placca di Coffin.
Fig. 8
Placca di espansione
con cuneo in legno
di Hickory
(1840-1860).
dentoalveolare fu la placca di W. H. Coffin (1881),
che si avvaleva di una molla a W ottenuta da corde
armoniche in acciaio di pianoforte (fig. 9).
Nell’espansore anteriore d’arcata con molla di
Cecconi (1900), l’apertura a ventaglio era data
da una molla a omega; mentre nella parte posteriore della placca sezionata vi era una placca
metallica sostenuta da due rivetti con funzione di
cardine (fig. 10).
Successive modifiche permisero applicazioni estensive sia al mascellare, che alla mandibola (fig. 11)
sino alle attuali placche di Schwarz del 1935
(14,17).
L’espansore rapido della sutura palatina fu ideato
da Emerson C. Angell (1860, S. Francisco); inizialmente si utilizzarono strutture fuse in oro secon-
Fig. 10
Placca di Cecconi espansione trasversale a ventaglio.
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Fig. 11
Placca di Goddard (1885) per espansione
sagittale.
do Schroder-Benseler del 1904 o con valli in resina secondo Herbst nel 1910.
Antecedenti degli dispositivi di espansione dell’arcata mandibolare furono la placca di Talbot e l’apparecchio di Goddon del 1989 (fig. 12).
Trazioni elastiche intermascellari
ed extraorali
Le trazioni elastiche con caucciù comparvero nelle
opere di C.J. Linderer (Berlino, 1837) e di J.M.A.
Schange (1841); il primo propugnava l’uso di una
placca in oro legata ai denti posteriori, a cui veniva fissata anteriormente una fascia in gomma per
retrarre gli incisivi superiori.
Per creare lo spazio e allineare i denti M.P.A.
Grandhomme (New York, 1845) utilizzava delle
striscie di caucciù posizionate tra i denti preparati
e incappucciati con cappette ricavate da denti di
ippopotamo.
Succesivamente Tucker (1848) perfezionò le trazioni intramascellari, mentre Case e Baker introdussero le trazioni elastiche intermascellari (1893).
Le trazioni extraorali furono introdotte da N.
Kingsley (1829-1913), che costruì una doccia
intraorale in oro, munita di bottoni esterni a cui era
collegata una cuffia cervicale in cuoio (1866); a
partire dal 1880 affrontò in modo sistematico la
terapia del prognatismo, abbinando il saltamorso
(jumping bite) con la headgear (fig. 13).
J.N. Farrar (1839-1913) nel Treatise on irregularities of teeth; their correction (1888), descrisse circa
un centinaio di dispositivi ortodontici, stabilendo la
quantità di spostamento giornaliero (1/10
mm/die).
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Fig. 12
Espansore di Goddon per l’arcata inferiore
(1889).
Fig. 13
Trazione extraorale di N. Kingsley di tipo obliquo
e verticale in senso anteroposteriore e trazione
posteroanteriore.
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Materiali dentali
Materiali da impronta, articolatori, leghe metalliche e gomme furono oggetto di importanti cambiamenti nel corso del XIX secolo (10).
P. Pfaff fu il primo a proporre la cera per rilevare
le impronte dentali e ottenere il modello in gesso
(1756, Prussia); precedentemente Fauchard misurava le arcate con compassi e costruiva sagome
da provare in bocca. Successiva fu l’utilizzazione
del gesso come materiale da impronta, che veniva portato con le mani, sino all’introduzione dei
portaimpronte in legno (M. Desirabode, 1843) e
in metallo (1847).
Nel 1856 entrarono in uso la pasta Stents (C.
Stents) a base di guttaperca e la godiva, composta di cera gialla, resina e guttaperca; l’agar-agar
e gli alginati furono introdotti nel 1916 (Poller,
Vienna), mentre gli idrocolloidi nel 1937.
Per articolare i modelli si utilizzavano l’occlusore
di J.B. Gariot (1805), gli occlusori rettificatori di
D. Evans (1848) e l’articolatore di W.G.A.
Bonwill (1855), che furono la base per l’articolatore O.A. Gysi (1908). L’arco facciale fu inventato nel 1898 da G.B. Snow.
I primi metalli utilizzati in ortodonzia furono l’oro e
l’argento in placche e fili, combinati con fili comuni (seta cruda), ossa, avorio (elefante, ippopotamo), legno, bambù (18, 20).
Coffin (1881) costruì la propria molla con corde
armoniche in acciaio di pianoforte; mentre in oro
rimasero sino ai primi decenni del XX secolo
bande e fili ortodontici e alcuni apparecchi mobili (Crozat, 1919).
Il maillechor o argentone, era una lega composta
da rame, zinco e nichel; fu ideata da Maillard e
Chorier (operai in Lione, 1859, da cui l’acronimo); fu utilizzato per la costruzione di protesi e
archi ortodontici e sostituito dall’oro platinato nel
1911.
L’oro platinato fu sostituito dall’acciaio, brevettato
dalla ditta Krupp nel 1912 e commercializzato in
odontoiatria col marchio Wipla dal 1929.
Successive modifiche dell’acciaio inossidabile portarono attorno al 1960 alla formulazione delle
leghe in cobalto-cromo-nickel (Elgiloy).
Nei primi anni del 1970 fu commercializzato il
beta-titanio o TMA (titanium-molibdenum alloy) e il
nitinol, acronimo dei componenti (nichel, titanio) e
del laboratorio di realizzazione (Naval Ordnance
Laboratory).
IL XX SECOLO
Nel XX secolo lo sviluppo della tecnologia accelerò l’evoluzione della disciplina verso gli attuali standard (5, 6, 11, 15, 16).
I raggi X furono scoperti da C. Roentgen (1895) e
la prima applicazione odontoiatrica fu fatta da
C.E. Kell (1986) che mori di cancro indotto dalle
radiazioni alla mano destra.
La radiologia si impose lentamente negli anni successivi, Ketcham ed Ellis attestano l’uso della radiografia facciale nella professione nel 1919 (2).
J. Carrea (1922) fissò la distanza tra fuoco e
oggetto (2 m) e per ridurre la deformazione da
ingrandimento applicava un sottile filo di piombo
sulla cute, per evidenziare il profilo facciale; inoltre
perfezionò i dati cefalometrici.
A.J. Pacini definì i principali punti cranici in
Roentgen ray anthropometry of the skull (1922).
H.B. Broadbent introdusse il primo cefalostato
(1931) e studiò gli effetti dei trattamenti ortodontici
mediante sovrapposizioni sul piano di Francoforte
e della base cranica anteriore, per evidenziare le
variazioni scheletriche apportate dai trattamenti
ortodontici.
I successivi studi utilizzarono ampiamente le teleradiografie laterali del cranio: P. Bolton (1926) iniziò
gli studi sulla crescita facciale; M. Hellman giunse
alla conclusione che le malocclusioni dipendevano
da disturbi della crescita (1927); A. Bjork (9) raccolse i risultati delle ricerca in Facial growth in man
studied with the aid of metallic implant (1947).
C. Sandstedt (1904, Svezia) scoprì la relazione tra
forza e riassorbimento dentale mediante esperimenti sui cani; sulla sua scia A. Oppenheim
(1911) scoprì i danni generati da forze eccessive,
raccomandando l’impiego di forze leggere e intermittenti.
Ortodonzia fissa
Una delle prime applicazioni fu suggerita da C.F.
Delabarre (1815), che introdusse una novità per la
derotazione dentaria, che permetteva di superare
la tecnica di Fauchard lenta (mediante cunei di
legno e legature) o estemporanea con lussazione.
Si trattava di cappucci metallici costruiti su misura
provvisti di cannula, nella quale veniva fatto passare un filo d’oro, che era fissato con un gancio a
un dente di ancoraggio.
Le legature con filo, all’epoca utilizzate in protesi
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Fig. 15
Arco
prefabbricato di
Patrick con
accessori
inseribili
(1882).
Fig. 14
Uncini di Maury per il controllo del dislocamento
sottogengivale dei fili (1848).
fissa e ortodonzia, presentavano il difetto di causare lesioni parodontali e carie; motivo per cui
Maury (1848) propose dei piccoli ganci ad
appoggio occlusale per evitare il dislocamento
gengivale delle legature in seta (fig. 14).
A partire dal 1840 furono proposti diversi tipi di
anelli (bande) costruite in oro, individualmente e
brunite sui denti; l’introduzione del cemento all’ossifosfato di zinco ne permise la fissazione (Mogill,
1871).
Fig. 17, 18
Apparecchiature fisse di Angle prima
dell’introduzione degli attacchi standardizzati.
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Fig. 16
Placca di G.S. Perry (1889) con arco vestibolare in
oro attivato da vite e madrevite per retrudere gli
incisivi.
I primi apparecchi moderni ad ancoraggio molare
e arco vestibolare comparvero con J.M.A.
Schange (1841), e C. Harris (1842): erano costituiti da archi ausiliari vestibolari legati ai molari
con fili.
I dispositivi dell’epoca risultavano di difficile costruzione e gestione, come per esempio l’arco di
Patrick (1882) (fig. 15), su cui si inserivano accessori scorrevoli per i singoli denti, o la placca di
G.S. Perry (1889) in vulcanite, il cui elemento attivo era rappresentato da un arco vestibolare con
vite e madrevite per retrudere il gruppo frontale
(fig. 16).
Per necessità di semplificazione e standardizzazione E.H. Angle progettò una serie di bande prefabbricate (1885) munite di bottoni per l’ancoraggio di elastici e fili; l’arco poteva anche essere attivato con un sistema di vite e madrevite (fig. 17,
18). Nel 1895 fissò alle bande prefabbricate i
primi slot, costituiti da una scanalatura verticale
priva di informazioni, in cui veniva inserito un arco
diritto o edgewise (fig. 19). Nel 1927 brevettò un
attacco con uno slot a tre pareti, delle dimensioni
0,022x 0,028 pollici, in cui introdurre un filo rettangolare in oro con tre ordini di pieghe: in-out,
tip, torque (fig. 20).
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Contemporaneamente si svilupparono diversi tipi
di dispositivi fissi rimovibili (fig. 21, 22).
La successiva evoluzione fu opera dei seguenti
autori.
● 1930, C. Tweed sostenne la teoria estrattiva per
ridurre le recidive, inserì i concetti di forze direzionali e di controllo tridimensionale dei denti.
● 1930, S. Aktinson combinò la tecnica lightwire
con l’edgewise.
● 1940, R. Begg sostenne l’utilizzo di forze leggere e inserì ausiliari per movimenti di 2° e 3°
ordine.
● 1960, R. Holdaway fu il primo a puntare l’attacco sulla banda con l’angolazione.
● 1960, R. Jarabak ideò il primo attacco parzialmente programmato con torque e tip.
● 1960, R. Ricketts introdusse la terapia bioprogressiva e inserì negli attacchi di canini e incisivi informazioni di 2° e 3° ordine.
● 1972, L.F. Andrews definì le chiavi dell’occlusione, ideò gli attacchi interamente programmati e iniziò lo straightwire.
● 1980, R.H. Roth, collaborò con Andrews, perfezionò il concetto di occlusione ottimale funzionale e sviluppò la tecnica straightwire (3).
Ortodonzia funzionale
I presupposti dell’ortodonzia funzionale derivarono
dagli studi: di W. Roux che, in accordo con le teorie di C. Darwin, formulò la teoria dell’adattamento funzionale (1888); di J. Wolff, secondo cui la
capacità di adattamento delle ossa consente loro
di assumere la forma più opportuna alla funzione
richiesta in base alla legge di trasformazione delle
ossa, formulata nel 1892 (8).
N. Kingsley a partire dal 1880 affrontò in modo
ampio il problema del prognatismo, sia introducendo il concetto di avanzamento mandibolare e
retrazione del gruppo incisivo superiore (saltamorso o jumping the bite) sia retraendo il mascellare e
introducendo la trazione extraorale. Il saltamorso
era dotato di un piano inclinato per l’avanzamento mandibolare e legature in filo per retrarre il
gruppo incisivo, che veniva solidarizzato a una
lamella in oro modellata sulla superficie vestibolare.
Pierre Robin (1867-1950) descrisse un monoblocco (monobloc) in vulcanite per la correzione delle
retrusioni mandibolari (1902) e facilitare la respirazione e lo sviluppo corporeo, aprendo lo spazio
faringeo (glossoptosi, confluente vitale). Il mono-
Fig. 19
Primi brackets con slot verticale del 1895.
Fig. 20
Copie originali dell’ufficio brevetti USA con i
progetti di nuovi brackets di Angle del 1927.
Fig. 21, 22
Apparecchiatura fissa di Ainsworth costruita su
misura (1904).
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blocco veniva portato di notte e alternato di giorno
con una placca mandibolare, detta masticateur;
Robin raccolse i suoi scritti in Eumorphia (1922).
V. Andresen (1870-1950), ignaro dei lavori di P.
Robin, iniziò a sperimentare a partire dal 1908 il
proprio attivatore e, dopo una lunga collaborazione con K. Haupl (1929-1960), raccolse i risultati
della
scuola
norvegese
nel
libro
Funktionskieferorthopadie (1936).
E. Herbst (1842-1917) presentò un apparecchio
fisso a pistoni per l’avanzamento mandibolare
(Scharnier, 1909).
In Germania la diffusione degli apparecchi funzionali fu favorita dal divieto di utilizzare oro (1939)
e dalle politiche sanitarie socialiste nella Germania
Federale (1945), che richiedevano cure economiche estese ad ampie fasce della popolazione.
Di seguito si riporta la cronologia dei dispositivi più
famosi.
● 1949, modellatore elastico mascellare di H. P.
Bimler.
● 1950, bionator di W. Balters.
● 1953, kinetor di H. Stockfish.
● 1960, regolatore di funzione di R. Frankel.
● 1960, attivatore aperto elastico di G. Klammer.
● 1960, equiplan e placche di P. Planas.
● 1970, placca funzionale di Cervera.
● 1971, attivatore verticale di Harvold-Woodside.
● 1977, twin block di W..J. Clark.
● 1979, attivatore a molla e doppia placca di
avanzamento di F.G. Sander.
● 1989, ascenseur lingual di J. M. Salagnac.
● 1982, apparecchio di N. Bass.
● 1985, berliner reaktivator di R. R. Miethke.
Contemporaneamente la terapia miofunzionale ispirò: A.P Rogers (Myofunctional therapy, 1913); A. F
Macary (ecarteur bimaxillaire integrato con esercizi
di ginnastica, 1953); R.H Barrett e M. L. Hanson
(Oral myofunctional disorders, 1974); D, Garliner
(Myofunctional therapy in dental practice, 1982).
Gli studi che permisero di comprendere appieno i
meccanismi di azione della terapia funzionale furono:
● la teoria delle “matrice funzionale” di M. L.
Moss (1960);
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●
●
●
la teoria del “servosistema” di A. Petrovic
(1967) e gli studi sulla crescita della cartilagine condilare (4);
la teoria dei fattori genetici intrinseci-epigenetici-ambientali estrinseci” di J. Van Limborgh
(1972);
gli studi elettromiografici di J.Ahlgren (1960,
Malmo).
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Disfunzione della lingua,
dispositivi correlati,
costruzione dell’E.LI.BA.
Vittorio Evangelista
Socio straordinario Ortec
INTRODUZIONE: LA DEGLUTIZIONE
La deglutizione, è un meccanismo complesso finalizzato a portare il bolo alimentare, così come la
saliva o altri liquidi, dalla bocca allo stomaco. È un
evento funzionale indispensabile per la vita, ripetibile e sempre uguale a se stesso e può avvenire
volontariamente durante l’assunzione di cibo e involontariamente quando questa è stimolata dalla
secrezione salivare. Si tratta di una funzione che si
ripete moltissime volte nell’arco delle ventiquattro
ore (all’incirca da 1500 a 2000), dura alcuni
secondi e si compone di quattro fasi, due consapevoli e volontarie, che sono la fase di preparazione e deglutizione orale, e due involontarie (una
volta iniziata, non si può più fermare) chiamate fasi
faringee ed esofagee.
Caratteristica principale della deglutizione orale è
che le arcate dentarie vengano a stretto contatto in
massima intercuspidazione per dare stabilità alla
mandibola e, quindi, la possibilità alla lingua di
compiere un movimento sempre uguale. Una volta
ottenuto il contatto dentario, l’unico elemento muscolare attivo è quello della lingua, mentre tutti i muscoli periorali sono passivi. Il movimento della muscolatura linguale e di quella faringea dà luogo alla
comparsa di una pressione aerea negativa a livello
della faringe che spinge il bolo verso l’interno. La
funzione della deglutizione sottoforma di riflesso
involontario compare già durante la vita intrauterina
e perdura per sempre, subendo adattamenti dovuti
allo sviluppo neuromuscolare, all’eruzione degli elementi dentari, alla fonazione, al passaggio alla
posizione eretta del capo e al passaggio da un’alimentazione liquida a una solida. Quindi da una
deglutizione infantile, durante la permuta dei denti
decidui, si passa man mano a una deglutizione permanente.
Alcuni autori sostengono che il passaggio da una
deglutizione di tipo infantile a un’adulta dovrebbe
avvenire già dal ventesimo mese di vita, quando si
ha una dentatura decidua completa. In realtà non si
assiste mai a un passaggio netto e ben definito, ma
a un periodo intermedio chiamato di transizione in
cui si ha una riduzione progressiva degli atti deglutitori di tipo infantile a favore di una normale. Tale
passaggio diviene totale nella maggior parte dei
casi al completamento della permuta dentale e alla
maturazione neuromuscolare. Sono stati impiegati
termini separati per classificare e identificare le
diverse fasi biologiche di maturazione della deglutizione, distinte in deglutizione fetale, deglutizione
neonatale, deglutizione mista, deglutizione matura o
di tipo adulto.
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Motore della deglutizione è la lingua. La sua struttura è costituita da uno scheletro fibroso sul quale s’inseriscono due gruppi muscolari: intrinseci ed estrinseci. La distinzione tra i due gruppi muscolari è di
grande interesse poiché la loro attività è diversa. Gli
intrinseci regolano la forma, gli estrinseci la posizione.
La lingua è collegata a diverse strutture mobili adiacenti quali l’osso ioide, l’epiglottide, la faringe e il
velo palatino. Il muscolo stiloideo inoltre la pone in
connessione con la base del cranio. Svolge un’importante azione nell’adattamento biomeccanico facciale e agisce in funzione del suo volume, della sua
posizione e del suo comportamento. Per quanto
riguarda i suoi movimenti, i muscoli della lingua
sono controllati dal nervo ipoglosso, mentre la sensibilità è a carico dei nervi glosso-faringeo e vago.
Nel periodo dello sviluppo essa occupa un posto
preponderante come massa muscolare che, all’interno del cavo orale, partecipa, oltre alla deglutizione, anche alle principali attività funzionali come
la masticazione, la fonazione e la respirazione.
Inoltre la posizione che la lingua assume durante tali
funzioni può avere ripercussioni sullo sviluppo dei
mascellari e possono far variare l’assetto facciale.
Composta di diciassette muscoli che hanno in
sostanza una sola inserzione, svolge durante la
deglutizione un ruolo caratteristico nel rimodellamento della volta palatina, nell’allargamento dei
processi alveolari del mascellare e della mandibola,
nel determinare le curve di Spee e Wilson e nella
realizzazione dello spazio libero fisiologico.
Altro elemento fondamentale della lingua è la sua
postura in posizione di riposo che assume un ruolo
fondamentale nell’equilibrio dell’apparato stomatognatico. Essa deve essere contenuta all’interno delle
arcate dentarie, con la porzione anteriore della faccia dorsale a contatto con il terzo anteriore della
volta palatina. Per la postura della punta esistono
variazioni individuali. Nella situazione più frequente la punta della lingua si appoggia sul palato duro,
in corrispondenza della papilla subito dietro gli incisivi superiori.
Ricapitolando, le caratteristiche principali della
deglutizione fisiologica sono:
● contatto dentario in massima intercuspidazione;
● attivazione della muscolatura della lingua;
● passivazione della muscolatura periorale;
● pressione endo-faringea negativa.
Un qualunque schema motore differente da quello
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caratteristico della deglutizione, contraddistingue un
quadro funzionale anomalo, creando una disfunzione definita deglutizione atipica o scorretta. Gli effetti di quest’anomalia possono produrre sull’apparato
stomatognatico malocclusioni come il morso aperto,
profondo, affollamento dentario, deficit-trasverso del
palato. Un’altra importante ripercussione è quella
che si ha sull’equilibrio posturale, perché la posizione della lingua è in grado di influenzare sia l’atteggiamento della colonna vertebrale che dell’appoggio plantare attraverso un meccanismo riflesso.
Trattamento di elezione per il ripristino di una deglutizione corretta è rappresentato dalla terapia mio
funzionale, che consta di una serie di esercizi da far
fare al paziente allo scopo di eliminare gli schemi
motori scorretti e fissare nuovi schemi neuromuscolari. In associazione oppure in sostituzione delle tecniche di rieducazione neuromuscolare, nella pratica
ortodontica sono spesso utilizzati alcuni dispositivi
che avrebbero la funzione di modificare stabilmente
il comportamento dell’apparato stomatognatico, con
atti compiuti al di fuori della propria volontà. Questi
sono descritti come stimolatori orali e classificati in:
● costrittori, che hanno un’unica funzione, quella di
ostacolare la lingua. Non hanno nessuna funzione stimolante o rieducativa e la loro azione
anche se efficace è limitata all’uso dei dispositivi
stessi;
● e stimolatori, la cui funzione è di creare punti di
richiamo o di disturbo in zone prestabilite del
palato, inducendo la lingua ad assumere una
nuova posizione e a svolgere la sua attività
muscolare in maniera fisiologica.
Sia i costrittori che gli stimolatori possono essere
rimovibili o fissi inoltre in base al loro meccanismo
di azione, possono agire nel vestibolo, soprattutto
sulla muscolature periorale, oppure all’interno del
cavo orale sulla muscolatura della lingua.
Tra i dispositivi più usati troviamo:
● le griglie, dispositivo realizzabile sia mobile che
fisso caratterizzato da una serie di anse a filo in
numero e dimensione variabile, le quali hanno il
compito di bloccare la lingua. Viene costruita prevalentemente superiormente, ma può essere
costruita anche inferiormente, per consentire il
rimodellamento della volta palatina da parte
della lingua;
● i pungilingua, la cui funzione è simile alla griglia,
ma si differenzia dalla presenza di punte acuminate che, provocando dolore, dovrebbero modi-
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ficare il comportamento neuromuscolare errato;
la perla di Tucat, una perla in resina, libera di ruotare intorno ad un supporto metallico e può essere applicata sia su placche mobili sia su dispositivi fissi come la barra palatina secondo Petit. È
posta di solito all’altezza della papilla retroincisiva, ma diversi autori, tra cui lo stesso Petit, ritengono indispensabile porre la perla in una posizione molto arretrata per garantire che la lingua
durante il trattamento non inclini vestibolarmente
gli incisivi e dopo il trattamento conservi e non
anteriorizzi il punto di repere ricercato;
● la placca patinata forata, caratterizzata da un
piccolo foro a livello della papilla retroincisiva
che attira per via riflessa la punta della lingua e
la costringe automaticamente a svolgere un’attività muscolare in una posizione diversa da quella
abituale. Siccome l’efficacia del foro è limitata
nel tempo, perché la lingua si abitua presto, il clinico aumenterà l’ampiezza del foro e la forma
facendolo diventare sempre più grande al di
sopra e posteriormente la papilla per creare un
nuovo stimolo sensoriale.
Altri dispositivi sono stati realizzati da diversi autori
per rispondere all’esigenza di dare una posizione
corretta alla lingua e tra questi, c’è l’E.LI.BA
(Elevatore Linguale Balercia).
●
PROGETTAZIONE E COSTRUZIONE
DELL’E.LI.BA.
L’E.LI.BA è nato dall’esigenza di realizzare per il
paziente un mezzo che stimolasse la lingua a raggiungere naturalmente la zona della papilla interincisiva durante l’atto della deglutizione. L’intuizione è
stata del professor Luigi Balercia che dalla definizione di occlusione neuro-mio-posturale, occlusione
legata all’armonia del movimento in statica e dinamica, ha studiato e testato clinicamente su pazienti,
vari apparecchi finalizzati a stimolare correttamente
l’atto deglutitorio fino a ideare gli elementi costitutivi, l’Elevatore. Dispositivo che ancora oggi è oggetto di studio e modifiche grazie alla I.A.P.N.O.R
(International Academy of Posture and NeuroMuscolar Occlusion Research).
L’utilizzo dell’E.LI.BA avviene in campo ortodontico
durante il trattamento e in protesi nella riabilitazione
delle disfunzioni ATM, quindi, in tutti i casi in cui ci
sia una deglutizione scorretta, indifferentemente dal-
Fig. 1
Fig. 2
l’età del paziente.
La costruzione dell’E.LI.BA inizia con una fase clinica, in cui il medico, dopo aver applicato sul paziente il Myo-Monitor, attraverso la T.E.N.S. (Transcutaneous Electrical Nervous Stimulation) registra
direttamente in bocca la forma anatomica della
zona sub-linguale mediante una resina autopolimerizzabile (Myo-Print). Caratteristica dell’E.LI.BA è
avere un’impronta rilevata in dinamica (fig. 1).
Sempre il clinico evidenzia poi le parti da prendere
in considerazione e le zone in eccesso da asportare e invia il Myo-Print in laboratorio con la massima
attenzione, allegando le impronte o i modelli superiore e inferiore, la cera di occlusione insieme alla
prescrizione del dispositivo da realizzare (fig. 2).
Con l’ausilio di una fresa per resine e a basso
numero di giri si asportano le parti in eccesso
facendo attenzione a non compromettere l’anatoNumero 1/2011
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Fig. 3
Fig. 4
Fig. 5
Fig. 6
mia del Myo-Print (fig. 3). Il Myo-Print è una resina
che ha come caratteristica quella di rimanere per
alcuni minuti in una fase plastica e quindi capace di
copiare molto fedelmente i particolari anatomici dei
tessuti molli. Non è possibile però utilizzarla per realizzare il dispositivo, poiché dopo poco tempo a
contatto con i liquidi della bocca assume cattivo
odore. Da qui la necessità di duplicare il Myo-print
con resina acrilica (fig. 4).
Uno dei problemi affrontati con grande impegno è
quello dell’ancoraggio, considerando che l’E.LI.BA
è rivolto a una vasta fascia di pazienti. Può essere
realizzato sui primi molari, ma è anche possibile
estenderlo o realizzarlo su altri elementi come i premolari e canini. La scelta tecnica del tipo di gancio
è fatta in base al sottosquadro che si ha a disposi-
18
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zione e si possono usare ganci Adams, a filo, a
palla, Jackson, ecc. In alcuni casi, se il medico lo
ritiene necessario, si può realizzare con delle bande
e renderlo un dispositivo fisso. Anche queste possono essere collocate sia sui primi molari sia sui premolari (fig. 5).
L’E.LI.BA può essere quindi un dispositivo sia mobile
sia fisso (fig. 6).
La fase di duplicazione può essere eseguita in due
modi:
● con il sistema della muffola;
● realizzando una mascherina in silicone.
Se si decide di usare la muffola, s’inizia riempiendo
la base della stessa con del gesso duro lasciando
una cavità al centro. In questa cavità è messo del
materiale siliconico (di solito quello che si usa per
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Fig. 7
Fig. 8
Fig. 9
Fig. 10
ribasare le impronte in protesi fissa) e immergendo
nello stesso il Myo-Print facendo attenzione a inserirlo con la parte dove sono impresse le forme linguali degli incisivi verso il basso. Si realizzano poi
il controstampo e, di seguito, la zeppatura con resina acrilica. Per la polimerizzazione si usa la pentola a pressione o il polimerizzatore, facendo attenzione a usare acqua molto calda (fig. 7).
Il secondo sistema è quello della mascherina, usando per questa del silicone duro da laboratorio e
realizzando un’impronta dell’E.LI.BA direttamente
sul modello (fig. 8).
Una volta indurito, si rifinisce con un taglierino e si
praticano due aperture sulla parte posteriore, in
modo da dare poi alla resina il modo di fuoriuscire durante la zeppatura (fig. 9). Dopo aver completato questo passaggio (fig. 10), l’elevatore è
rimosso dal modello di lavoro e rifinito con le classiche frese da resina che usiamo in laboratorio. La
rifinitura deve essere più leggera possibile per non
compromettere la forma anatomica dell’elevatore.
Durante la rifinitura inoltre bisogna far attenzione a
non lasciare angoli vivi e cercare di rendere il più
confortevole possibile la parte distale dell’elevatore
affinché la lingua si abitui velocemente alla sua presenza (fig. 11).
Si passa alla fase della lucidatura usando prima
spazzola e pomice, sempre in maniera molto legNumero 1/2011
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Fig. 11
Fig. 12
Fig. 13
Fig. 14
gera, e di seguito pasta lucidante con spazzole di
cotone. Vengono effettuati gli ultimi controlli d’inserzione e, se è il caso, si attivano i ganci di ancoraggio (fig. 12).
L’E.LI.BA, essendo disegnato dai muscoli stimolati,
assume forme sempre diverse da paziente a paziente, che devono essere rispettate fedelmente. A volte
è delimitato solo nella zona anteriore, ma capita
spesso che esso si possa estendere fino alla zona
dei molari. Lo stesso vale per l’estensione in altezza;
può arrivare subito sotto il bordo incisale degli incisivi oppure superarlo.
Fatti, gli ultimi controlli viene inviato a studio (fig.
13). Inserito in bocca al paziente, il medico baderà a
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testarlo clinicamente con i mezzi necessari e consiglierà al paziente l’utilizzo diurno e notturno (fig. 14).
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notiziariodefinitivo
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I
n
f
o
r
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A
OPERA POSTUMA INCONPIUTA DI AURELIO LEVRINI
dall’introduzione dell’autore
erché pubblicare un libro sul metodo introdotto da
Balters il secolo scorso, attorno agli anni cinquanta?
Durante il primo momento della mia attività professionale, l’ortodonzia era guidata da principi funzionalistici strettamente correlati alla crescita scheletrica. In
quel periodo, nella scuola del Prof. Oscar Hoffer a
Milano, la terapia funzionale veniva affidata prevalentemente all’utilizzo dell’Attivatore di Andresen insieme alle tecniche di rieducazione neuromuscolare
della Mioterapia Funzionale Orofacciale (MFT).
Il Bionator era da me usato solo nel trattamento delle
Terze Classi, in quanto ho sempre considerato il tradizionale Attivatore inadeguato alla terapia funzionale
di queste dismorfosi. L’Attivatore ha comunque sempre
soddisfatto le mie aspettative e dimostrato la sua validità in tutti i casi di Prima e Seconda Classe, particolarmente in quelli caratterizzati da anomalie sul piano
verticale e da necessità di controllo del movimento
dentale funzionale.
Nel corso degli anni successivi, sono emersi progressivamente alcuni fatti che mi hanno spinto a considerare con maggiore attenzione questo dispositivo.
Il primo è legato alla collaborazione del paziente.
Con il passare del tempo, in rapporto ai cambiamenti dello stile di vita ed al manifestarsi di nuove esigenze comportamentali di tipo sociale, è progressivamente diminuita la capacità di collaborazione del
paziente. Il numero di ore di applicazione del dispositivo di Andresen, per poterlo rendere efficace da un
punto di vista terapeutico, è considerato oggi troppo
elevato a causa della sua invasività. Una accurata
valutazione della struttura del Bionator e del suo meccanismo d’azione mi hanno permesso di apprezzare
meglio tutte le sue qualità e le numerose possibilità
terapeutiche derivanti da un suo corretto utilizzo.
Progressivamente ho usato sempre più questo dispositivo in tutti i casi in cui mi sembrava clinicamente
applicabile, sostituendolo vantaggiosamente all’attivatore. Nel corso degli anni mi sono convinto che si tratti di un apparecchio funzionale “quasi” completo per
merito della sua struttura, che utilizza nel modo migliore la maggior parte degli “stimoli funzionali” oggi
conosciuti, in modo particolare lo spazio dinamico
della cavità orale. Ho potuto in pratica verificare la
P
Aurelio
Levrini
Il Bionator di Balters
e l’arrampicalingua
(incompiuta)
Editore Ariesdue Srl
sua attualità, in quanto più facilmente impiegabile e
con buoni risultati perché scarsamente invasivo, nel
contesto di uno stile di vita moderno, dove gli impegni sociali anche dei soggetti più giovani rendono
complicata l’applicazione dell’apparecchio per un
numero minimo di ore terapeuticamente sufficienti.
Un altro argomento, che mi ha spinto a considerare
con maggiore attenzione il dispositivo di Balters, è
rappresentato dall’evoluzione delle tecniche ortodontiche con apparecchiature fisse. L’ortopedia funzionale
è uno strumento che non può mancare in una moderna gestione di casi clinici di tipo diverso. A volte può
essere superflua, ma altre indispensabile, ed altre
ancora utilizzabile come semplice terapia di supporto
e completamento di altre tecniche. In questo ambito,
il Bionator, con la possibilità di variazioni strutturali
che lo contraddistingue, si presta agevolmente ad un
utilizzo combinato, come terapia precoce, come terapia unica, combinata o di mantenimento.
Aurelio Levrini
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VOLONTARIATO IN KENYA:
ADOTTA UN DENTISTA A DISTANZA
Samuel Kogii Nganga è un giovane oral health officer
del distretto di Muranga Town, laureato in discipline
dentali presso l’Oral Health Center dell’Università di
Nairobi, che lavora presso il dispensario di Giakaibej
(gestito dalle suore cappuccine di madre Rubatto di
Genova) dove APA (onlus Amici Per l’Africa) ha allestito un nuovo studio dentistico che serve l’intera area
rurale. Parliamo dell’altopiano africano, a pochi chilometri dalla Rift Valley, in un’area salubre e lussureggiante alle pendici monte Kenya, a 2700 m di altezza, tra dolci declivi e sterminate piantagioni di tè.
Analogamente ai progetti di Nkubu, Kaawa, Sagana
ed Embul-Bul, oggi perfettamente funzionanti, autonomi e interamente africanizzati con dentista e personale locali, anche per la nuova realtà di Giakaibej sono stati
identificati alcuni oral health officers (dentisti locali) e inseriti in un progetto di acquisizione degli strumenti per la
pratica di una odontoiatria di comunità e in linea con le
richieste di prestazioni del territorio. Si tratta di un altro tassello del progetto chiamato “Adotta un dentista a distanza”, che, iniziato più di cinque anni fa, sostituisce il lavoro dei volontari che, per quanto armati di buona volontà,
non sempre riuscivano a dare un servizio reale alle strutture sanitarie locali, con una miriade di progetti iniziati e poi
interrotti. D’intesa con la controparte missionaria, con
l’Università di Nairobi, con gli organi direttivi di APA è
stato creato un programma che prevede l’allestimento sul
territorio degli ambulatori e di eventuali laboratori dentistici
a totale carico di APA e il mantenimento per due anni del
Dino Azzalin, Antonella Silvestri e Raffaele Casanova
dentista locale che percepisce 13 mensilità con regolare
contratto di lavoro. Dopo questo periodo di incremento e
crescita dello studio, le autorità governative del Department of Development and Oral Health, garantiranno il
mantenimento della struttura. In questo modo il compito dei volontari non è più quello di lavorare, bensì di formare e assistere i giovani professionisti e affiancarli, due o tre volte l’anno, per offrire un continuo e moderno
training formativo. Lo hanno constatato nell’ultima missione i volontari APA che hanno seguito il dottor Dino
Azzalin di Varese, già presidente d’Albo degli odontoiatri e tra i fondatori dell’associazione, affiancato dall’igienista Antonella Silvestri (Castellanza) e dall’ingegner Raffaele Casanova (addetto alla logistica e alla programmazione degli interventi odontoiatrici in Kenya).
È interessante il dato segnalato sulle prestazioni del centro, i cui costi sono puramente simbolici: la maggioranza degli interventi è di tipo estrattivo, seguito da scaling e levigature delle radici, otturazioni in amalgama e composito con un minuscolo picco di crescita per devitalizzazioni e trattamenti canalari, apparecchi ortodontici e
protesi mobili. Molto lavoro però deve essere ancora fatto sul piano della prevenzione e dell’educazione all’igiene orale ed è proprio ciò che APA vuole perseguire.
Dino Azzalin
Per informazioni: www.amiciperafrica.it
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ORTEC CONGRESSO DI FIRENZE
NOVEMBRE 2010
O
rganizzare un congresso non
è cosa da poco, sopratutto
dovendo mantenere un elevato
standard sia per qualità culturale che organizzativa in generale.
Pertanto vorremmo ripercorrere
insieme, per sommi capi, gli steps
con i quali è stato possibile organizzare un evento all'altezza
dell'ORTEC e del suo prestigio.
A seguito di un colloquio informale con la dottoressa Carmela
Savastano, presidente SIDO, al
Collegio dei Docenti di Roma un
il consiglio ORTEC
la platea
anno fa, in cui ella aveva espresso l’interesse della SIDO a proseguire il cammino intrapreso con
ORTEC, il nostro presidente
Stefano della Vecchia si attivò
immediatamente per perfezionare l'accordo.
Molti dei nostri associati avevano
manifestato il desiderio di condividere la stessa unità logistica
della SIDO, dato che i due congressi si sarebbero organizzati
nella stessa città: Firenze. E affin-
ché non ci venisse assegnato il
defilato e freddo edificio delle
passate edizioni, la dottoressa
Savastano ha tenuto a riservarci
una bella e confacente sala nel
cuore dell'edificio congressuale.
Abbiamo quindi iniziato a lavorare sui contenuti, in primis la relazione che il dottor William Clark
avrebbe tenuto grazie anche alla
storica collaborazione con l'amico Carlo Soldi, titolare dell’azienda Target.
la presidente SIDO,
Carmela Savastano
Poi, dato che agli Orthodontic
Days di Parma, a gennaio 2010,
avevamo assistito ad una splendida relazione di Giorgio Borin,
abbiamo pensato di riproporla al
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Stefano della Vecchia con William Clark e Maria Giacinta Paolone
congresso; parimenti i soci
Tassarelli e Paoletto si erano proposti con relazioni di livello unitamente ai loro clinici di riferimento.
Inoltre, abbiamo pensato alla professoressa Paola Cozza, esponente della ricerca ortodontica
italiana, unitamente al professor
Lorenzo Franchi che, grazie alla
perfetta sinergia con SIDO, siamo
riusciti a inserire nel nostro programma.
La presidenza attuale da quando
è in carica ha sempre manifestato
l'intenzione di far riscoprire, in
particolar modo ai nuovi associati, il potenziale dei nostri soci storici e quindi nella sua città natale;
è facilmente intuibile, quindi, che
il collega Fabrizio Fanfani non
poteva mancare.
Merita, poi, un capitolo a parte il
il dottor Attilio Molino, sia per il
suo porsi in sintonia nell'ambito di
quel cammino che potremmo intitolare “alla scoperta della funzione”, sia in quanto folgorati dalla
sua verve comunicativa, dal suo
eloquio chiaro, nonché dalla
vastità della sua preparazione.
A questo punto, con location,
date e interventi stabiliti, non rimaneva altro che incaricare i presidenti di seduta e concludere il
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percorso organizFabrizio Fanfani
Paola Cozza
zativo,
quindi:
Sandro Segù e Lorenzo Franchi
depliants, ECM,
diplomi, alberghi
eccetera.
Il congresso poteva cominciare.
Il dottor Clark non
ha deluso le
aspettative e ci ha
illustrato le modifiche per rendere
no-compliance il
suo rodatissimo
twin block. A
seguire la splendida relazione di Giorgio Borin,
nostri maestri, Fabrizio Fanfani
che ha condiviso con noi le fonha presentato un intervento ricco
damentali informazioni occlusoe brioso, anche se la presenza
posturali necessarie alla progettazione di un bite professionale; da
Attilio Molino
qui il suo riequilibratore occlusoposturale.
Di seguito il socio Amedeo
Tassarelli insieme al dottor Pascal
Scheen ci hanno illustrato un originalissimo protocollo per la diagnosi delle III Classi e il conseguente approccio terapeutico con
apparecchiature funzionalmente
corrette e correttamente progettate a partire dallo studio dei
modelli di lavoro.
In linea con la nostra storia ed i
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Pascal Scheen, Stefano della Vecchia e Amedeo Tassarelli
dei figli (Alessio e a dottoressa
Barbara) in sala lo ha un po' emozionato. Il suo intervento si è
incentrato
sulla
tradizione
Cervera-Bracco, twin block.
Il socio Emanuele Paoletto, se
mai ce ne fosse stato bisogno, ha
confermato ancora una volta il
suo elevatissimo potenziale comunicativo associato al clinico di
riferimento la dottoressa Silvia
Allegrini. Si è, infatti, reso protagonista di una impeccabile relazione ricca di riferimenti dalla letteratura in merito al trasferimento
indiretto dei bracket. Si chiudeva
così la prima giornata congressuale; l'interesse si misurava dalla
manifesta voglia di interagire con
i relatori anche se il tempo, sottratto dalla successiva assemblea,
si rivelava esiguo.
Silvia Allegrini ed Emanuele Paoletto
Come non concludere
se non parlando della
Giorgio Borin ed Emanuela Tromba
cucina toscana?
Non potevamo farci mancare una
riabilitazione
neuro-occlusale
luculliana cena tra amici alla
secondo le teorie del professor
“Taverna de’ Golosi”.
Pedro Planas, grazie ad una relaTra i presenti, una cinquantina,
zione avvincente e convincente
c'era anche il professor Pietro
sui perché della validità dei protocolli funzionali per il recupero
Bracco (che sarà relatore lal prosdella centrica spontanea e fisiolosimo corso ORTEC nei giorni 8 e
gica, tenendo inoltre sempre pre9 di aprile 2011 riguardante le
sente il concetto di salute come
apparecchiature funzionali).
vero obiettivo del clinico.
La mattina seguente l'apertura dei
Concludeva la sua relazione
lavori congressuali spettava al
davanti a una platea ammirata
professor Lorenzo Franchi , un
che gli tributava un generoso
chiaro esempio dell’eccellenza
applauso, oltre ai complimenti dei
dei nostri ricercatori (teniamoceli
dottori Gianluigi Fiorillo
e
stretti). Nella sua relazione ha illuAntonio Di Giacomo.
strato un originalissimo protocollo,
Il congresso, coordinato egregiabasato sull'analisi dello sviluppo
mente dal nostro presidente
vertebrale, per
la scelta del
Stefano Della Vecchia, era cosi
miglior timing nel trattamento ortoconcluso. Insieme ai dottori
dontico.
Gianluigi Fiorillo e Antonio Di
Logica conseguenza del
Giacomo tra i presidenti di sedusuo lavoro la relazione
ta vi erano, Riccardo Riatti,
della
professoressa
Massimo
Cicatiello,
Efisio
Paola Cozza, che ci ha
Defraia, Emanuela Tromba, Pietro
guidati nella scelta
Driussi e ancora la dottoressa
ragionata dei dispositivi
Giuseppina Laganà con la proutilizzati esponendo i
fessoressa Cristina Grippaudo,
perché di alcune prefel’amico Dario Lanzani, Sandro
renze esposte nel suo
Segù e l’impeccabile traduttrice
lavoro di ricerca.
del dottor Clark, la dottoressa
Dopo la pausa il dottor
Maria Giacinta Paolone.
Attilio Molino ci ha guiMassimo Cicatiello
dati nel mondo della
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PERCORSO FORMATIVO PRATICO
SULLA TECNICA ORTODONTICA
L
’associazione dei tecnici ortodontisti italiani ORTEC
ha avuto, da sempre nella sua ultraquarantennale
esperienza, uno spiccato senso dell’insegnamento per
i suoi innumerevoli soci che si sono succeduti nella sua
longeva e brillante vita.
Essa ha contribuito alla formazione di eccellenti professionisti che, posti sul panorama ortodontico nazionale ed internazionale, hanno lasciato, e lasciano tuttora, un’impronta significativa della figura del tecnico
ortodontista.
Orbene, in questo biennio 2011-2012 ci accingeremo a svolgere un compito ancora più impegnativo e
stimolante: la creazione, mediante linee guida, di un
corso professionale oggettivo unificato, impostato
come i capitoli di un libro, per creare un
Vademecum della Tecnica Ortodontica, magari visto
come un testo specialistico “sfogliabile” che, capitolo
dopo capitolo, tocchi tutti gli argomenti che affrontiamo nel nostro quotidiano impegno professionale.
Il primo step sarà dedicato all’ortodonzia mobile.
Questo “capitolo” tratterà l’argomento dall’accettazione e progettazione del lavoro, al confezionamento ed
alla certificazione dello stesso, facendo capolino nelle
norme comunitarie (93/42) e protocollando tutte le
fasi di realizzazione, dalla colatura ai vari sistemi di
squadratura, piegatura, resinatura e quant’altro.
La destinazione di tutto ciò non vuole essere appannaggio esclusivo dei neofiti della professione, ma ha
la pretesa di essere utile anche a coloro che desiderano rinnovare o modernizzare un sistema statico creduto fino ad oggi invariabile.
Seguiranno altri “capitoli” inerenti i temi della tecnica
ortognatodontica: dall’ortodonzia intercettiva agli attivatori ortopedico-funzionali a stimolo neuromuscolare;
dalla progettazione di apparecchiature fisse, ai presidi occlusali prechirurgici, nonché ai dispositivi legati
alle risoluzioni delle problematiche dell’articolazione
temporomandibolare, allo scopo di interagire con i
vari livelli di preparazione di tutti i soci.
Gli insegnanti, relatori dei vari incontri, opereranno in
totale sinergia e a titolo assolutamente gratuito, come
gratuito sarà l’incontro per i soci in regola
con la quota associativa, secondo il nostro stile, lo stile
che ci hanno trasmesso gli intramontabili fondatori e
che anima la nostra ORTEC da quarantadue anni.
Stefano della Vecchia
IL DENTISTA DI FAMIGLIA?
UNA PROPOSTA
D
opo il medico e il pediatra, ecco l'odontoiatra di famiglia: l'idea è in una proposta di legge presentata poco più
di un mese fa alla Camera, primo firmatario il deputato del Pd Erminio Quartiani. Lo scopo del provvedimento (numero 3975, per chi volesse andare a consultarlo sul sito della Camera) è quello di allargare l'accesso alle cure odontoiatriche attraverso l'istituzione del "dentista" di fiducia, convenzionato con il Ssn e pagato per quota capitaria come
già avviene per Mmg e Pls. Nel suo studio gli assistiti usufruirebbero delle stesse prestazioni erogate dalle strutture odontoiatriche pubbliche (con pagamento dello stesso ticket, la cui entità varia da una Regione all'altra) e riceverebbero protesi o apparecchiature ortodontiche a tariffe agevolate, concordate in convenzione. Certo, in un momento in cui neanche sui Lea ci sono certezze riesce difficile pensare che ci siano risorse per infilare sotto la coperta del Ssn le cure odontoiatriche. La proposta di legge tuttavia ha una risposta pure a questo: il finanziamento della quota capitaria, infatti, arriverà da un fondo regionale alimentato dagli assistiti che decideranno di avvalersi dell'odontoiatra di famiglia, tramite il
5 per mille dell'imposta sul reddito più 24 euro annui per ciascun familiare a carico di età superiore a sei anni. Questa,
si legge nella relazione con cui i fimatari accompagnano il disegno di legge «è la soluzione che consente a tutti di
avere uno specialista di riferimento a costo sostenibile senza oneri aggiuntivi per il Ssn o per le Regioni».
(da doctor news del 28 gennaio 2011)
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CORSO SULLA PLACCA FUNZIONALE BRACCO
BOLOGNA, 8-9 APRILE 2011
Questo corso è stato concepito in
modo da poter illustrare un’apparecchiatura ortodontica in tutti i
suoi aspetti, partendo dalle caratteristiche del dispositivo in rapporto ai risultati clinici che si
vogliono ottenere quando si mette
in atto un trattamento ortodontico
in cui sia indicata la placca funzionale.
Il corso è tenuto dall’ideatore dell’apparecchiatura in persona, il
professor Bracco.
È sbagliato credere che un’apparecchiatura funzionale, in questo
caso “funzionalizzante”, sia qualche cosa che si può costruire con
pressapochismo: la precisione
necessaria nel rapporto tra i fili
da inserire dentro la fessura di un
attacco ortodontico rende l’idea
di quanto debba essere precisa
l’esecuzione anche delle apparecchiature funzionalizzanti, se si
devono ottenere certi risultati. È
importante, quindi, conoscere
teoria e pratica relative alla PFBFGB, perché esistono una commistione e un rapporto ben precisi,
che vanno naturalmente individuati e spiegati, con logica consequenzialità.
Data la particolare didatticità, il
corso è rivolto sia agli esperti che
ai neofiti: ai primi è utile per chiarire qualche equivoco e ai neofiti
per evitare di crearsene.
Ecco il programma.
LE
Indicazioni secondo i principi
della crescita Enlow.
Indicazioni secondo i principi
ortognatologici C. Stuart, P.K.
Thomas, R. Lee, R. Slavicek.
LE
il
professor
Bracco
APPARECCHIATURE ORTOPEDICHE
FUNZIONALIZZANTI
Classificazione secondo la rosa
dei venti
Indicazioni secondo i principi
della crescita Enlow
Indicazioni secondo i principi
ortognatologici C. Stuart, P.K.
Thomas, R. Lee, R. Slavicek
Curva Di Spee
Curva Di Wilson
LA
PLACCA FUNZIONALE
BRACCO
Movimenti limite della mandibola
Cicli masticatori della mandibola
e PFB
Le dissimmetrie del cranio e loro
recupero
Postura
COSTRUZIONE DELLA PFB - PLACCA
FUNZIONALE BRACCO
Le componenti in filo - esercitazione
L’arco vestibolare
I passanti vestibolo-palatini
Le molle di espansione
◗ Le componenti in resina - esercitazione
◗
Gli scudi vestibolari destro e sinistro
Il bottone palatino
I bottoni vestibolari anteriori
◗ Gli optional - esercitazione
PR scudi di protrusiva
Dx+ scudo spessorato dx
Sx+ scudo spessorato sx
GR griglia
PI piano inclinato
ScV scudi vestibolari tipo lip-bumper II-III
ScL scudi linguali dx-sx
mx mollette per proinclinare,
mesializzare, distalizzare, vestibolarizzare, rest, abbraccio
AZIONI
ED EFFETTI DELLA PFB SU
Tessuti molli
Articolazioni temporo-mandibolari
Basi ossee e osso alveolare
Denti
Angolo intermascellare
(SpP^GoGn)
Occlusione
APPARECCHIATURE
FUNZIONALIZZANTI
Classificazione secondo la rosa
dei venti.
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XVIII CONVEGNO ORTEC
RIMINI, 16-18 GIUGNO
In queste pagine troverete gli abstract delle relazioni che avremo il piacere di presentarvi al nostro prossimo convegno che si terrà a Rimini dal 16 al 18 giugno. Sappiamo bene che ORTEC aveva in passato ritenuto che il convegno dovesse avere una connotazione itinerante per essere vicino ai soci su tutto il territorio nazionale, mentre
con questo direttivo il prossimo sarà il terzo convegno che si terrà a Rimini. La spiegazione è che Rimini negli ultimi anni è diventata una cruciale location per tutto il mondo odontoiatrico, e quindi anche per ORTEC; inoltre, grazie alla sua centralità geografica, è comodamente raggiungibile più o meno da tutti, offre una ricettività alberghiera invidiabile che dispone di sistemazioni alberghiere a buon mercato, e questo tra l'altro ci consente di contenere i costi organizzativi, così da mantenere gratuito il convegno per i soci; infine a giugno è molto più accattivante lavorare di fronte al mare che non in città afose.
Per questo sperando che condividiate le nostre riflessioni vi aspettiamo in forza.
Stefano Della Vecchia e Patrizio Evangelista
Espansore rapido del palato:
l’evoluzione della specie
L’espansore rapido del palato è uno dei dispositivi ortodontici più utilizzati e allo stesso tempo quello che negli ultimi anni
si è evoluto meno. In altri ambiti, come l’ancoraggio scheletrico, nell’ultimo ventennio si sono avuti innumerevoli cambiamenti, per non parlare poi degli attacchi ortodontici. I relatori presenteranno l’ultima novità nel campo degli espansori
rapidi: una vite che è ridotta all’essenziale nelle sue dimensioni e può quindi essere montata nella zona più profonda di qualsiasi palato. Inoltre questo espansore ha un sistema rivoluzionario che permette di ricaricare la vite nei casi in cui serve la “doppia espansione”.
Daniele Modoni e Marco Valle
Trattamento delle deviazioni mandibolari nel paziente
in crescita: dispositivi e metodi clinici
Le deviazioni mandibolari sono malocclusioni di frequente riscontro in dentatura decidua
e mista. Tendono a non correggersi spontaneamente e, se non trattate, possono portare allo sviluppo di asimmetria craniofacciale. Intervenire precocemente è auspicabile, al
fine di ottenere una normalizzazione della funzione ed evitare trattamenti complessi in
dentatura permanente. In dentatura decidua può essere effettuato un trattamento con
piani occlusali in composito e molaggio selettivo per ripristinare i corretti rapporti trasversali e ricentrare la mandibola al fine di favorire la masticazione dal lato non deviato. In dentatura mista tardiva il solo utilizzo di piani occlusali in composito e molaggio selettivo è spesso insufficiente nella correzione della
malocclusione, per cui possono essere utilizzate apparecchiature rimovibili unitamente ai presidi succitati. Si rende
necessario quindi un lavoro di squadra tra ortodontista e odontotecnico al fine di aumentare l’efficacia delle apparecchiature atte alla correzione delle deviazioni mandibolari.
Luca Giuseppe Russo
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Dispositivi per ortopedia dei mascellari
Fornire un aggiornamento professionale di “salute dentale” con particolare riguardo
all’ortodonzia, l’ortopedia funzionale dei mascellari e la pedodonzia. Permettere, inoltre, il miglioramento delle conoscenze necessarie per la promozione della prevenzione orale, con l’intercettazione e il trattamento dei disturbi cranio-mandibolari tramite
approccio funzionale sul sistema masticatorio nei bambini e negli adolescenti/adulti,
sfruttando le forze naturali della crescita, dello sviluppo e dell’eruzione dentale, nonché degli altri movimenti mandibolari.
Marcos Gribel
Il rapporto tra ortodontista e tecnico, alla luce delle nuove
filosofie
La relazione vuole prendere in esame il rapporto tra odontotecnico e ortognatodontista
nella nuova era ortodontica. L'analisi partirà da un breve esame di quelle che sono state
le interfacce tra le due discipline in circa 150 anni di rapporti continuativi. Esiste ancora un'unità ortognatodontica? O le nuove acquisizioni diagnostico-terapeutiche allontanano ed allontaneranno sempre di più lo studio dal laboratorio? I dispositivi fissi prima,
e le apparecchiature rimovibili di ultima generazione poi, apparentemente hanno allontanato i due protagonisti di più di un secolo di diagnosi e terapia. Ma in verità da un'analisi più approfondita, il rapporto sembra essere ancora più profondo di un tempo, anche perché più consapevole. La parola chiave del presente (che è già futuro) è "alta qualità". Ed il matrimonio è tutt'altro che in crisi...
Daniele Vanni
Bite multistrato-multifunzione
Sulla base dell'esperienza maturata nell'ambito della terapia occlusale con differenti
metodiche, gli ideatori (dottor Claudio Lanteri e odontotecnico Nicola Daniele) hanno
messo a punto un nuovo tipo di bite, realizzato con l’ormai nota tecnica del termostampaggio, che presenta la caratteristica di essere costruito a più strati sovrapposti individualizzabili di differente spessore e con caratteristiche di elasticità decrescente.
Nicola Daniele
C.M. Crozat modificato l’utilizzo di apparecchi estetici
intraorali per l’allineamento delle arcate dentarie
Una tecnica collaudata ed efficace consente di allineare le arcate dentarie senza l’applicazione di bracket. Si basa sull’utilizzo di apparecchi ortodontici chiamati C.M.
(Crozat Modificato) seguiti, qualora fosse necessario, da alcune mascherine termoplastiche realizzate su set-up progressivo. Questi dispositivi estetici e poco ingombranti,
essendo rimovibili, permettono una migliore igiene orale rispetto all’ortodonzia fissa. Il
relatore illustrerà diversi tipi di C.M. con vari accessori, indicazioni per il loro utilizzo e
attivazione. Una completa serie di immagini mostrerà le varie sequenze per la realizzazione del dispositivo.
Ugo Belussi
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Il laser: la necessità di una saldatura laser
In questa relazione si spiega che cos'è e come funziona il laser e le sue capacità tecniche. Soffermandoci nel descrivere perché lo si deve utilizzare, come si esegue una saldatura, i fattori che la influenzano e i vantaggi che determina nell'uso quotidiano sia protesico che ortodontico.
Alessio Fanfani
Archi linguali a inserzione verticale
PD System: caratteristiche tecniche
e aspetti clinici
Nella relazione viene illustrata l'applicazione biomeccanica
di una serie di archi ausiliari, linguali e palatali, particolarmente versatili per la loro inserzione verticale mediante il "PD
System". Vengono esaminate le diverse caratteristiche innovative presentate dal sistema che partendo dall'aspetto merceologico hanno una notevole ricaduta nell'ambito clinico.
Gioacchino Pellegrino e Pasquale De Simone
Ruolo del tecnico ortodontico “tradizionale” nel contesto
di sempre più incalzanti nuove metodologie
La figura del tecnico ortodontico svolge da sempre un ruolo chiave nell’equipe multidisciplinare che accompagna il paziente nelle varie fasi della terapia. L’introduzione di apparecchiature standardizzate prodotte industrialmente o personalizzate ma confezionate su
larga scala, il sempre più frequente ricorso a tecnologie d’imaging 3D e lo sviluppo di scanner intraorali stanno rivoluzionando la fase di pianificazione del trattamento ortodontico e
determinano il crescente sviluppo di nuovi macchinari. In questo contesto assumono grande importanza gli accorgimenti e le procedure che il tecnico ortodontico può attuare per
continuare a rivestire il ruolo chiave che da sempre svolge accanto all’ortodontista per la cura e la tutela del paziente.
Lo scopo di questa presentazione consiste nel presentare i protocolli in uso presso la Scuola di Milano, che enfatizzano la necessità di apparecchiature individualizzate e di una stretta collaborazione fra tecnico ortodontico e clinico.
Giampietro Farronato
Terapia dell'open-bite anteriore: timing,
individualizzazione dei protocolli terapeutici, stabilità
La gestione di un morso aperto dentale risulta più semplice rispetto a quello di tipo scheletrico. Nei primi mesi del trattamento il morso aperto dentale può essere corretto eliminando le cause ambientali locali. Superato il picco di crescita, un morso aperto dentale può essere trattato con l'estrusione dei denti anteriori. Il controllo della dimensione verticale, evitando l'espulsione di entrambi i molari mascellari e mandibolari, è fondamentale: ciò può essere ottenuto da diversi dispositivi, come trazioni alte, chin cup, multiloop
Edgewise Arch Wire (MEAW), bite-blocks, Rapid Molar Intruder (RMI) e miniplacche.
Daniel Celli
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LA QUALITÀ TEDESCA PARLA ITALIANO
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ai come in questo periodo,
le viti Forestadent sono alla
reale portata di ogni laboratorio
ortotecnico italiano. Motivo? il
lavoro sul campo di ForestaDental srl, braccio italiano di
Forestadent - ma a capitale interamente italiano - e la stretta collaborazione con ORTEC.
Una rete di agenti, specialmente
al centro-nord, e una di distributori, specialmente al centro-sud,
rende disponibile la qualità
tedesca a prezzi italiani, adattandosi sempre alle esigenze
del cliente, dai tempi di consegna alle formule di acquisto
tagliate su misura. La sede di
Foresta-Dental, comodamente
raggiungibile dall'autostrada
per Como, è in costante contatto con la Germania, cuore tecnologico
del
Gruppo
Forestadent, e quindi può fornire
ogni informazione senza lungaggini e intermediari.
Il ruolo di Foresta-Dental srl, per
la sede tedesca, è di massimo
rilievo, basti pensare che siamo
i maggiori consumatori di viti (di
espansione, per esempio) in
rapporto alla popolazione e che
saremmo comunque secondi
solo agli USA in termini assoluti.
Grazie alla rilevanza commerciale, Foresta-Dental è partner
attiva nei progetti Forestadent,
fra i quali ricordiamo l'entrata
nel termostampaggio di qualità
(linea Track) e la validazione di
numerosi prodotti (avanzatori
mandibolari, miniviti) sempre e
necessariamente attraverso "coppie" di ricerca tecnico-clinico.
Per concludere, l'angolo delle
vanità e i progetti per il futuro.
La nostra maggiore soddisfazio-
ne? Essere l'azienda di riferimento dei tecnici ortodontici
degli Opinion Leader delle multinazionali ortodontiche statunitensi. Il futuro dietro l'angolo si
chiama 3D, e non potrebbe
essere altrimenti. È chiaro che le
tecnologie tedesche, dai sistemi
di progettazione alle realizzazioni di micro-componenti sinterizzate, costituiscono la piattaforma ideale per ulteriori sviluppi. Riteniamo che la visione di
campo italiana sia un valido
contributo a questo scopo.
Foresta-Dental Srl
2011
APPUNTAMENTI DA NON PERDERE
13-17 maggio
Chicago (USA)
AAO Congress
[email protected]
26-28 maggio
Rimini
Amici di Brugg
[email protected]
16-18 giugno
Rimini
Convegno ORTEC
[email protected]
19-23 giugno
Istanbul (Turchia)
87° EOS Congress
[email protected]
Congresso ORTEC
[email protected]
10-12 novembre Roma
Numero 1/2011
31
GOLD STANDARD.pdf
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10/02/11
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