L`ABCdella RICARICA

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L`ABCdella RICARICA
L’ABC della ricarica
L’ABC della ricarica
Come ricaricare, passo dopo passo, le armi corte
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L’ABC della ricarica
Come ricaricare, passo dopo passo, le armi corte
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Grafico
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Indice
L’ABC della ricarica - Come ricaricare, passo dopo passo, le armi corte
di Giuliano Cristofani
foto di copertina di Gianluigi Guiotto
Introduzione
8
I perché della ricarica
Ricaricare conviene?
10
18
28
Cosa dice la legge
La ricarica e la legge
40
Le fasi fondamentali
Ridare la vita a un bossolo
44
50
84
Prestazioni
Cartuccioni e cartuccini
Sicurezza
Niente paura!
L’attrezzatura minima
Attrezzatura per cominciare
La scelta della bilancina
Analogica o digitale?
L’attrezzatura avanzata
Spendere bene: attrezzatura utile, meno utile e…
88
Il tumbler
Pulito è meglio
106
Il bossolo
Sua eccellenza il bossolo
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L’headspace
Cos’è l’headspace?
126
I “calibratori totali”
“Stirati” da capo a piedi
132
La polvere
L’anima della cartuccia
136
144
La combustione
Brucia, polvere, brucia
148
La palla
Il piombo e il rame
152
166
La pressione
Controllare la pressione
174
La fusione “fai da te”
Fondersi in proprio i proiettili?
180
Ricarica… passo dopo passo
Al banco di lavoro
186
Manuali di ricarica
Un aiuto indispensabile
212
La polvere nera
Un mondo a parte
Gli inneschi
Ogni munizione inizia… dall’innesco
Calibri e cartucce
.38 Special, la più vecchia
.357 Magnum, la più performante
9x21 IMI, l’italiana
.40 Smith & Wesson, giovane americana di successo
.45 ACP, un secolo sulla cresta dell’onda
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Un hobby affascinante
A
ttività nata quasi in sordina,
la ricarica delle munizioni
metalliche interessa al giorno
d’oggi un numero elevatissimo
ed in continua crescita di tiratori
e appassionati; anche il mercato
offre numerosi manuali per guidare il neofita nelle operazioni
di ricarica, senza contare che la
Grande Rete, ancora di più, è piena di consigli e dritte più o meno
valide. Fino a qualche decina di
anni fa non era così e chi ricaricava, almeno in Italia, era visto
più o meno come un apprendista
stregone e la penuria di materiali e documentazione adeguata
rendeva l’attività se non proprio
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pericolosa almeno rischiosa e azzardata:
chi scrive ha dovuto
imparare da solo cosa
si possa e cosa non si
possa fare in questo
campo ma, per fortuna, le uniche cose che
hanno fatto le spese
delle varie sperimentazioni adolescenziali
sono state solo (numerose) armi. Oggi, come
detto, le informazioni
sulle dosi da utilizzare
sono a disposizione di
chiunque, basta aver
voglia di trovarle, e le
componenti adeguate
sono facilmente reperibili, per cui l’unica
cosa che può tornare utile a chi intenda dedicarsi a questo affascinante
hobby partendo da zero è solo la conoscenza delle fondamentali operazioni e avvertenze, in modo da evitare il più possibile il fai da te avventato e, forse soprattutto, evitare acquisti di attrezzatura che non offra
a chi è alle prime armi i vantaggi sperati. Le pagine che seguono sono
indirizzate a chi desideri iniziare ad affrontare la ricarica in tutti i suoi
punti di vista, da quello strettamente tecnico a quello legale: ci scusiamo in anticipo con i lettori più esperti se dovremo ripetere da capo idee
e concetti, che sono alla base di questa divertente ed intrigante attività.
Giuliano Cristofani
JL
Introduzione 9
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Ricaricare conviene?
Ricaricare le proprie munizioni presenta
davvero dei vantaggi tangibili o è solo
un piacevole passatempo? Cerchiamo di
rispondere
P
er quale motivo si desidera iniziare a ricaricare? Da veri appassionati di questo affascinante hobby di motivi ne vediamo
più di uno. Il più banale, forse, è quello del risparmio, ma qui è
Per molti calibri, qui il 40 S&W, la disponibilità di munizioni commerciali è molto vasta,
ma se si desidera sparare molto senza spendere un patrimonio, la ricarica è d’obbligo
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Se poi si hanno armi in calibri “strani”, qui il defunto 9x18 Police,
ricaricare è l’unico modo per continuare ad utilizzare la nostra pistola
bene fare un paio di conti. Sicuramente una cartuccia
ricaricata viene a costare molto meno di una originale,
ma proprio questo risparmio porta a sparare sempre
di più, con la conseguenza che alla fine il costo totale
sostenuto per la nostra passione diventa sicuramente
maggiore che se ci si fosse limitati alle cartucce commerciali. Non ci credete? Vediamo: una scatola di 9x21
economica viene intorno ai dieci euro e contiene cinquanta colpi, dal costo unitario di cinquanta centesimi (circa mille delle vecchie lire, precisazione utile per
la grande massa dei tiratori con un certo numero di
anni sulle spalle). Quanto viene costare una cartuccia
equivalente ricaricata? Dato che “ricicleremo” il bosI perché della ricarica 11
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solo, si devono mettere in conto i costi della palla, dell’innesco
e della polvere, mentre le varie lavorazioni, ovvero il tempo che
dedicheremo al suo assemblaggio, non sono certo un costo, bensì,
almeno per chi scrive, un divertimento. Allora, facendo anche qui
delle semplificazioni, diciamo 7 centesimi per una palla ramata
a spessore, 2 abbondanti per l’innesco e 4 scarsi per la polvere,
anche mettendo in conto circa cinque grani di un propellente che
superi i 100 euro al chilogrammo: abbiamo un costo unitario di
13 centesimi, poco più di un quarto di quello della cartuccia di
fabbrica ed anche se dovessimo o desiderassimo acquistare bossoli nuovi (circa 11 centesimi l’uno) saremmo sempre in attivo.
Ma ci accontenteremo di sparare cinquanta colpi? Sicuramente
no: con la scusa che le cartucce ci costano poco e con quella che
dobbiamo ammortizzare il costo dell’attrezzatura, ne spareremo
tre, quattro e chissà quante volte di più, con un esborso totale
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non indifferente. Quindi dire in famiglia “devo
attrezzarmi per ricaricare perché così spenderò di
meno e risparmieremo” è solo una mezza verità e
sarebbe più onesto dire “voglio ricaricare perché
sparando tutti i colpi che desidero sparare avremmo delle spese maggiori se dovessi acquistarli”.
Chi intende partecipare a gare
di qualsiasi tipo
ed ha quindi bisogno di discreti
quantitativi di
munizioni non
può fare a meno
di ricaricare
Il ‘discorso’ qualità
Dopo il vile denaro, un’altra motivazione è la realizzazione di
cartucce ad hoc per la nostra arma è per la nostra attività. Sinceramente questa “scusa” è valida più che altro per il settore delle
armi lunghe rigate, ma per le pistole, quelle che qui ci interessano, il mercato è pieno di munizioni di alta qualità che al più riusciremo ad eguagliare. E qui dovremmo, in effetti, fare una grossa
parentesi, interessandoci dei motivi per cui si spara: per sport
I perché della ricarica 13
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e puro divertimento o
per allenarci a situazioni
di pericolo, leggasi difesa personale? Nel primo
caso, di gran lunga il più
diffuso, non si debbono ricercare le massime prestazioni, sia dalle cartucce del commercio sia da quelle ricaricate. Se lo scopo è
quello di bucare carte o lattine, o anche di gareggiare in qualche
disciplina di Tiro Pratico, non servono cartucce dalle prestazioni eccezionali, ma basta che le performance velocitarie siano in
grado di soddisfare le nostre esigenze, magari senza scendere ecCon la ricarica si può ridare voce a qualche vecchia pistola per la quale le munizioni siano di
difficile reperibilità, ma certo non si possono
fare miracoli: quasi impossibile ricaricare il vecchissimo 5,7 Velodog
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cessivamente. Per le discipline sportive dinamiche, ad esempio,
sono fissati dei limiti minimi di potenza, i Power Factor, sotto i
quali non si deve scendere: in effetti, fissano soglie molto basse e
per gareggiare proficuamente ci si può tenere appena sopra questi valori che facilmente raggiungibili con poco impegno, ed anzi
ogni prestazione superiore è da considerarsi nociva, andando a
disturbare inutilmente, con rinculo e rumore, la concentrazione
del tiratore. Idem se lo scopo è solo quello di passare del tempo
al poligono in puro relax: che senso avrebbe cercare di spremere
il massimo dalle nostre cartucce che saranno indirizzate a carte
e lattine? Certo, se si desidera ottenere ottimi risultati sul bersaglio, dovremo allestire munizioni precise e costanti, ma questa
è tutt’altra cosa che caricare munizioni super potenti: la massima precisione, in genere, non è associata alle alte velocità ed alle
elevate pressioni. Se si ricarica per allenarsi a situazioni reali di
pericolo si deve invece cercare di simulare il più fedelmente possibile le munizioni del commercio, o meglio quelle che si intende
poi utilizzare nelle nostre armi, in modo da abituarsi sempre più
al loro impiego: in questo caso lo scopo è quello di simulare rinculo, velocità e traiettoria delle cartucce cui affideremo la nostra
incolumità.
Se si ricarica per questo scopo, ricordiamoci però di provvedere
via via ad allenarsi con le cartucce commerciali che utilizzeremo
realmente nella nostra arma da difesa, in modo da affinare ancora
di più il feeling con la nostra pistola e valutare appieno le prestazioni delle munizioni stesse.
La comunità degli appassionati
Ricordiamo che anche se nessuna legge impedisce di utilizzare
munizioni ricaricate per difesa è buona norma evitare questo
comportamento, dato che è sentire comune che nel malaugurato caso di impiego reale daremmo come minimo l’impressione
di essere dei “Rambo assetati di sangue” a chi dovrà valutare il
I perché della ricarica 15
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Molto più semplice far
rivivere il 9 Steyr, il .3840 ed il .38 S&W
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nostro operato. In definitiva l’attività di ricarica, qualunque sia
il motivo per cui la si pratica, deve produrre munizioni sicure e
non eccessive: nel settore delle armi corte quello che serve sono
cartucce equilibrate e dalle prestazioni in linea con quelle delle commerciali o addirittura inferiori. Anche in questo campo
vale la regola che se si desidera più potenza o più velocità non si
deve tirare il collo ad un calibro che non è nato per questi scopi:
se desiderate una cartuccia “supermagnum” comprate un’arma
camerata in un calibro “supermagnum” ma non cercate con la
ricarica di ottenere prestazioni che potrebbero non essere compatibili con la pistola utilizzata. Questo non solo per la vostra
incolumità personale, ma anche per un senso di rispetto verso
tutta la comunità degli appassionati: come noto la ricarica è stata
recentemente oggetto di occhiute attenzioni da parte del Ministero e di altre componenti antiarmi e non è proprio il caso di dare
loro ulteriori spunti per continuare a porre vincoli e limitazioni
a questa appassionante attività.
JL
I perché della ricarica 17
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Cartuccioni e cartuccini
Con la ricarica si possono avere prestazioni superiori alle munizioni
commerciali? E anche qualora fosse possibile, avrebbe senso?
P
rima di cercare di rispondere alla domanda cerchiamo di analizzare
la situazione “munizioni per arma corta” nel nostro Paese. I calibri
più diffusi si contano sulle dita di una mano: .38 Special, .357 Magnum,
9x21 IMI e .45 ACP. Ovviamente ne esistono altri, ma sono ben distanti
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dalla diffusione dei “magnifici quattro”: ad esempio l’ottimo .40 S&W
non ha avuto in Italia il successo che gli è invece arriso in USA e la
sua diffusione è limitata al circuito dei tiratori “dinamici” sportivi che
approfittano dell’alta capacità dei caricatori e del fatto che con questa munizione si hanno punteggi superiori ma, per l’impiego ludico e
da difesa, non è oggi molto diffuso a causa del superiore rinculo e del
maggior costo rispetto al nostrano 9x21 che, in effetti, è quello che fa la
parte del leone. Il 9x21 è l’italico sostituto del proibitissimo 9x19, alias
9 Parabellum, ma se all’estero in quest’ultimo calibro esiste un numero
esorbitante di caricamenti commerciali, in Italia dobbiamo accontentarci di proposte di fabbrica abbastanza simili tra loro.
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Premium e Utility
Purtroppo, la limitazione legale all’impiego di proiettili hollow point ha
fatto scomparire dagli scaffali tutte quelle ottime munizioni di fascia alta
di provenienza statunitense nei calibri “universali” come .38/.357, .45
ACP e, appunto, .40 S&W, che all’estero beneficiano dei proiettili espansivi anch’essi illegali dalle nostre parti. Negli Usa, ad esempio, vediamo
che le munizioni da pistola sono suddivise in due grandi famiglie: da
una parte quelle che potremmo definire “Premium”, destinate ad un uso
La scelta di munizioni commerciali è
molto ampia e con
la ricarica è difficile
ottenere qualcosa
di più di quanto
offerto dai prodotti
migliori, soprattutto
come velocità
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Il ricaricatore ha un scelta
enorme per quanto riguarda
le palle da utilizzare
reale e dotate di tutte quelle caratteristiche che
possono tornare utili in situazioni di vita o di
morte, come proiettili espansivi sempre più
sofisticati, bossoli nichelati per favorire lo scorrimento in camera di scoppio ed evitarne
l’ossidazione, innesco e bocca impermeabilizzati, propellenti contenenti additivi anti vampa per l’impiego in condizioni di scarsa
illuminazione. L’altra famiglia è quella delle cartucce “Utility”,
che noi potremmo definire da allenamento, che molte volte
danno le stesse identiche prestazioni velocitarie delle loro
controparti Premium ma che in ogni caso sono più economiche, utilizzando banali palle blindate o solid, bossoli in
ottone ed essendo prive di impermeabilizzazione. Bene,
anzi male. Sul mercato italiano troviamo solo la categoria delle munizioni Utility e, d’altra parte, è proprio
quello che chiede il mercato: munizioni economiche
da utilizzare in genere contro carte e ferri.
Ne vale la pena?
Chi invece, per lavoro o necessità, deve affidarvi la
propria pelle deve accontentarsi, al più impermeabilizzando personalmente la sede dell’innesco e la giunzione bossolo palla, e controllando periodicamente
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che l’ottone del bossolo non si sia ossidato. Per il nostrano 9x21 tutti i
produttori adottano poi un approccio prudente, caricandolo a livelli inferiori a quelli di progetto, con velocità che risultano più basse di almeno
un centinaio di piedi al secondo di quello che sarebbe possibile ottenere
in tutta sicurezza e questa pratica “risparmiosa” è spesso utilizzata anche
in molte proposte degli altri calibri che, essendo diffusi anche al di fuori
dell’Italia, potremmo definire “universali”. In questa situazione è evidente che sarebbe possibile ricaricare a livelli superiori pur non andando
oltre i limiti di progetto, ma la domanda è: ne vale davvero la pena?
Qualche esempio
Premettiamo che la risposta è un convinto “No”, anche se poi siamo
i primi a cercare di spremere tutto il possibile dalle nostre ricariche:
abbiamo già detto sopra che il ricaricatore deve cercare di duplicare
Imparare a gestire
una leggera “snub
nose” non è facile,
ma ricaricando a livelli inferiori a quelli
di fabbrica è possibile
imparare a convivere
con il secco rinculo di
queste piccole armi
da difesa personale
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