A Siena nasce il centro per la cura della malattia di Behçet

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A Siena nasce il centro per la cura della malattia di Behçet
A Siena nasce il centro per la cura della malattia di Behçet
Nuove possibilità di cura per i pazienti colpiti da malattia di Behçet. Presso l'UOC Reumatologia
dell'AOU senese, diretta dal professor Mauro Galeazzi, è nato il centro dedicato all'attività clinico
ambulatoriale e laboratoristica di ricerca per la malattia di Behçet, sotto il patrocinio di SIMBA
Onlus, l'Associazione Nazionale dei pazienti affetti da tale patologia.
Il centro è coordinato dal reumatologo Luca Cantarini, coadiuvato da quattro medici e quattro
biologi. “La malattia di Behçet, - spiega Cantarini – è una rara malattia infiammatoria cronica,
caratterizzata dalla presenza di afte orali e genitali ricorrenti ed infiammazione oculare sotto forma
di uveite, ma può colpire anche altri organi ed apparati, quali quello vascolare, gastrointestinale, il
sistema nervoso centrale, la cute e le articolazioni”.
Per quanto riguarda l'interessamento oculare, il centro si avvarrà della collaborazione dell'oculista
Rossella Franceschini, responsabile del Centro Malattie Autoimmuni Oculari. Fondamentale e
preziosa la collaborazione con il volontariato. “Simba Onlus, - spiega Alessandra Del Bianco,
presidente dell'associazione, che fin dalla sua nascita ha lavorato su tutto il territorio nazionale per
incentivare la ricerca e la conoscenza della malattia, - ha fortemente voluto l'attivazione di questo
nuovo servizio nell' area senese, visto che già da anni l'UOC Reumatologia seguiva molti pazienti.
Questo porta la Toscana, insieme ai centri di Firenze, Pisa e Prato, ad essere la regione che
accoglie la maggior parte dei pazienti Behçet in Italia”.
La collaborazione fra il centro e Simba Onlus, ha portato anche all'organizzazione del IV convegno
nazionale sulla malattia di Behçet, che si terrà proprio a Siena il prossimo 18 Ottobre. “Sono felice
e orgogliosa del clima di fiducia e di fattiva collaborazione - conclude Alessandra Del Bianco - che
si è instaurato con il centro ed i suoi medici. Ciò consentirà di potenziare la qualità dell'assistenza
anche incentivando la ricerca sulla malattia, grazie ai fondi raccolti da Simba Onlus e,
contemporaneamente, di ridurre le liste di attesa consentendo in questo modo di poter porre
diagnosi di malattia nel più breve tempo possibile, elemento fondamentale per poter prevenire
eventuali complicanze della malattia”.
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Gli appuntamenti possono essere prenotati chiamando il CUP del Policlinico Le Scotte al numero
0577 – 767676, muniti di impegnativa medica per visita reumatologica e
espressamente dell’ambulatorio Behçet.
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richiedendo
Assemblea Annuale: un momento di incontro,
confronto e speranza
Di Lorena Politi
Come ogni anno i soci di Simba si sono riuniti per la consueta riunione annuale: un momento di confronto, di
racconto delle proprie esperienze ed un'opportunità per incontrare i massimi esperti in Italia della malattia
di Behçet. Due giorni di stimolo per affrontare nuove sfide e progetti territoriali e non, nell'incontro
tenutosi tra 15 e 16 marzo presso l'Hotel Meridiana di Firenze ma soprattutto un paio di giorni per sciogliere
dubbi, porsi domande, "interrogare" i medici sui più disparati sintomi che ogni giorno assillano i malati di
questa patologia nello svolgimento delle più semplici attività. Una tavola rotonda medico/paziente alla
quale hanno preso parte il dott. Lorenzo Emmi con il figlio, il dott. Giacomo Emmi, e la dott. Elena Silvestri,
medici operanti all' Aouc di Careggi insieme ai colleghi dott. Luca Cantarini, al dott. Francesco Caso e al dott.
Antonio Vitale, medici appartenenti al Policlinico "Le Scotte" di Siena.
Diverse le domande dei pazienti alle quali l'équipe medica presente ha cercato di dare risposte precise e
puntuali: un riscontro e un bisogno fondamentale sottolineato dai pazienti e dagli stessi medici è è dato
dall'incremento delle richieste di collaborazione con gli altri centri Behçet in Italia: molti infatti sono coloro
che pur risiedendo fuori dalla regione Toscana decidono comunque di curarsi o all'Ospedale “Careggi” o al
Policlinico "Le Scotte" di Siena. "Un impegno, quello di creare rete, - sottolinea Alessandra Del Bianco,
presidentessa della Onlus Simba - che noi stessi stiamo cercando di portare avanti da tempo.
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Riconosciamo tutti la grande esperienza toscana nella cura delle malattie autoimmuni e rare ma non
troviamo giusto che ci sia un divario di competenza e di cure rispetto alle altre regioni che costringano i
pazienti a dover affrontare lunghi viaggi per curarsi".
Quali sono le nuove scoperte e quali sono le eventuali corrispondenze con altre malattie
autoimmuni?
A rispondere è stato il dottor Emmi: "Oggi nella cura delle malattie autoimmuni molta importanza viene
data al Microbioma. Un'attenzione a ciò che si mangia - spiega - considerando che osservare una dieta più o
meno ricca di verdure, più o meno ricca di grassi o ricca di zuccheri, può sicuramente comportare una
risposta del sistema immunitario non indifferente. La dieta è sicuramente importantissima nei pazienti che
sviluppano il Behçet intestinale: la "salute" della flora intestinale incide su tutto il buon funzionamento del
sistema immunitario. Proprio sul microbioma, si concentra lo studio proposto dal Florence Behçet Center e
sponsorizzato da Simba ammontante a 45.000 €. E a proposito di interessamento intestinale, la domanda
frequente da parte di alcuni presenti, è stata: perchè alcuni eliminando il glutine stanno bene anche coloro
ai quali non è stata effettivamente dignosticata la celiachia? Che correlazione c'è tra la malattia di Behçet e
la celiachia? Sicuramente spesso - hanno spiegato i medici - i pazienti con il Behçet si trovano molto meglio
adattando una dieta aglutinata. Una diagnosi interferenziale può fare la differenza nei pazienti con la
sindrome di Behçet. C'è da dire - e molto è da studiare - sottolinea Lorenzo Emmi - che anche pazienti
allergici al nichel possono avere sintomi intestinali che riportano ad una diagnosi di Behçet intestinale o di
sospetta celiachia pur non riscontrando in effetti né l'una né l'altra. L'équipe di Siena, rappresentata dal
dott. Caso e dal dott. Vitale, hanno invece parlato della scoperta del ruolo delle molecole Interleuchina 1 e 2,
molecole cosiddette infiammatorie, lavorando sulle quali si possono bloccare numerosi processi
infiammatori che coinvolgono la malattia. Pazienti affetti da malattia di Behçet - spiega il dott. Caso subiscono un altissimo aumento di queste molecole. Ecco che i farmaci che le bloccano hanno un ruolo
rilevante nell'abbassamento dei sintomi che il paziente rileva.
I nuovi farmaci che agiscono sulle interleuchine sono: Anachinra e Canachinumab. Il primo agisce bene in
pazienti refrattari a colchicina, cortisone e anti Tnf; il secondo di cui abbiamo tre report di studio effettuati
da Siena e un report effettuato da medici di una struttura ospedaliera turca sono stati approvati per
malattie antinfiammatorie in pazienti con interessamento oculare e articolare. Lo studio delle
anti-interleuchine, si pone come la nuova frontiera della ricerca nella malattia di Behçet, sia per quanto
riguarda il meccanismo patogenetico, sia per la terapia. Simba ha deciso quindi di sponsorizzare con 15.000
euro nel 2014, uno studio proposto dall’équipe del dott. Cantarini inerente il tema.
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Cannabis tra novità ed evidenze
All’inizio dello scorso gennaio il Colorado ha legalizzato la marijuana. A febbraio 2014, una sentenza della
Corte costituzionale Italiana ha dichiarato incostituzionale la legge Fini-Giovanardi, la quale equiparava le
cosiddette droghe leggere e pesanti, con arresti sino a vent'anni per spaccio di Cannabis. Queste notizie
di attualità offrono l’opportunità per discutere il rapporto tra evidenze scientifiche e politiche delle
droghe.Il primo punto di riflessione riguarda la distinzione tra droghe “leggere” e “pesanti”.Come
recentemente
ha
fatto
notare
anche
il
professor
Garattini
(vedi
articolo
(http://archivio.panorama.it/Garattini-Bene-cancellare-la-distinzione-tra...) “parlare di droghe leggere e
droghe pesanti è improprio: le varie sostanze psicoattive [cioè, quelle sostanze - dette anche stupefacenti
o nel linguaggio comune droghe - che sono in grado di alterare l'attività mentale e di indurre, in diverso
grado, fenomeni di dipendenza, tolleranza e assuefazione] dal tabacco all’eroina, hanno tutte livelli diversi
di tossicità che tuttavia assumono diversa gravità in rapporto con le caratteristiche della persona ed il
contesto in cui vengono consumate”.
Il problema di fondo, è che non ci sono droghe leggere e droghe pesanti ma solo usi leggeri e usi pesanti
di droga. Tuttavia e purtroppo, questi termini utilizzati dai media hanno finito per colonizzare anche il
settore della clinica delle dipendenze. Molto spesso anche gli addetti ai lavori utilizzano questi impropri
aggettivi. Ma è chiaro che non esiste una reale base scientifica per tale differenziazione. Essa nasce da un
banale equivoco linguistico. I termini soft (tradotto leggero) e hard (tradotto pesante) relativi alle droghe
hanno tratto origine dai luoghi dove le sostanze venivano consumate. Soft era relativo al campus
universitario, luogo "leggero", dove si consumava hashish ma soprattutto marijuana, comunque
Cannabis; mentre hard era riferito al Bronx, Harlem, luogo "pesante", dove si consumava eroina e
cocaina.
Inoltre, la definizione di pericolosità o se si vuole di “pesantezza o leggerezza” delle varie sostanze
psicoattive, non è, purtroppo, quasi mai legata agli effetti sulla salute delle sostanze stesse, basti pensare
che nelle classifiche di potenziale rischio, il fumo di tabacco, i cui effetti dannosi sulla salute sono
ampiamente dimostrati, continua ad essere considerata una sostanza più “leggera” di altre quali, ad
esempio proprio la cannabis i cui effetti sulla salute sono quantomeno meno noti e che, nella maggior
parte degli assuntori, prevede comunque una precedente abitudine al fumo di tabacco.
Nello specifico del dibattito oggi in corso, la cannabis è una droga, cos ì come lo sono l’alcol, il tabacco, la
cocaina, l’eroina e tutte le numerose sostanze psicoattive. Non serve molto discutere se essa sia una droga
più leggera o più pesante delle altre o delle sostanze psicoattive legali. Sarebbe più utile che anche gli
scienziati quando ragionano di queste cose provino a comprendere se la legge che proibisce una sostanza
psicoattiva sia utile o dannosa.
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Le evidenze disponibili non sono, come spesso avviene, in grado di dare una risposta esaustiva a questa
domanda.
Verificare sperimentalmente se la proibizione mantenga la diffusione di una sostanza a un livello inferiore
a quello che altrimenti si sarebbe verificato senza la proibizione è praticamente impossibile.
Tuttavia per la cannabis, nel confronto della diffusione della droga tra i paesi con severe sanzioni e quelli
nei quali l’uso è decriminalizzato o legalizzato, si vede che l’incidenza dell’uso della droga è generalmente
simile o addirittura inferiore. Ad esempio, in Olanda, dove il possesso e l’acquisto di modiche quantità di
Marijuana sono state in pratica legali, l’incidenza dell’uso della droga è notevolmente inferiore a quello dei
paesi limitrofi o a quello degli stati americani nei quali il possesso della droga è o era punito con la
prigione.
Bisogna prendere atto che le politiche fondate sulla proibizione delle sostanze non hanno funzionato a
dispetto dei toni trionfalistici che ci vengono venduti dalle organizzazioni preposte. Non ha funzionato
l’esaltazione dei rischi, che confonde tra rischi della sostanza e pericoli derivanti dalle modalità di uso delle
sostanze, modalità spesso e volentieri determinate proprio dalle politiche antiproibizioniste. Non hanno
funzionato le politiche di proibizione fondate sull’enfasi per risultati scientifici scelti e valutati sempre a
senso unico e che però dimenticano, le evidenze sull’utilità e sull’efficacia della riduzione del danno. Ad
esempio, nonostante vi sia il divieto di vendita di tabacco ed alcol ai minori di 16 anni, sappiamo che il
numero di giovani fumatori e di assuntori di bevande alcoliche, continua a crescere proprio tra i
giovanissimi.
La riduzione del danno è una strategia operativa la quale accetta il fatto che molti soggetti non sono in
grado o non intendono smettere di usare le sostanze. Per questo, piuttosto che sull’astinenza, sulla cura e
sulla prevenzione, i programmi di riduzione del danno si focalizzano sui danni correlati al consumo,
tentando di attenuarli. Una prassi di riduzione del danno è ad esempio la distribuzione gratuita di siringhe
per gli eroinomani al fine di contrastare il pericolo delle infezioni. E più in generale rientrano nelle
strategie di riduzione del danno tutte le politiche utili a sottrarre le sostanze al mercato illegale, dove la
contaminazione , la presenza di sostanze da taglio tossiche, la variabilità della dose e della
concentrazione di principio attivo aumentano enormemente i rischi sociosanitari già correlati all’uso della
sostanza in sé.
In una discussione sulla legalizzazione della cannabis, non si pu ò non tenere in considerazione anche il
fatto che esiste una popolazione di malati che potrebbero giovarsi di questa sostanza, efficace per la
nausea, il vomito, il dolore neuropatico, la spasticità, il glaucoma, e altre affezioni e sintomi, Oggi sono
disponibili farmaci a base di cannabinoidi sintetici o naturali per uso medico. Ma la procedura per ottenerli
è lunga e difficile, il costo del farmaco è esageratamente alto e la loro efficacia non è superiore a quella
della Marijuana.
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Infine, proprio nell’ottica di cercare di evidenziare la complessità del problema, non si pu ò non fare un
accenno al dibattito scientifico tutt’ora in corso relativo all’associazione tra uso di cannabinoidi e
l’insorgere di sintomi psicotici.
Il primo studio scientifico in materia risale al 1987 in Svezia su una coorte di coscritti svedesi esaminati alla
visita di leva e individuati come fumatori di cannabis in età adolescenziale, che erano poi stati ricontrollati
dieci anni dopo, ed esaminati dal punto di vista psichiatrico.
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"Uniti per un'assistenza migliore"
VII giornata mondiale delle malattie rare
E’ stata l’udienza con Papa Francesco ad aprire gli appuntamenti per la Giornata
mondiale delle malattie rare (Rare Disease Day) 2014 che si concluderanno con il
ricevimento di pazienti e rappresentanti delle Istituzioni a Montecitorio.
Per la prima volta una rete creata tra Istituzioni, luoghi di ricerca e di cura e associazioni
di pazienti promuove congiuntamente una serie di appuntamenti in occasione della
Giornata mondiale delle malattie rare che si celebra quest’anno il 28 febbraio sul tema
“Uniti per un’assistenza migliore”.
Ecco in sintesi gli eventi promossi da UNIAMO FIMR Onlus, Istituto Superiore di Sanità,
TELETHON, Policlinico Agostino Gemelli, Ospedale pediatrico Bambino Gesù e Centro per
la Pastorale sanitaria del Vicariato di Roma:


Papa Francesco incontra i malati e le loro famiglie all’Udienza Generale
In oltre cento piazze italiane le associazioni di pazienti daranno vita a iniziative ed
eventi sul tema

Educazione e comunicazione: una videofavola dell’ISS con UNIAMO spiega le
malattie rare ai bambini della scuola primaria

All’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, in collaborazione con Telethon si farà il
punto sulla ricerca più avanzata e innovativa. Nel pomeriggio tavola rotonda sul
dialogo interreligioso sui malati rari

Al Policlinico Gemelli l’eccellenza clinica si interroga su come essere “uniti per
un’assistenza migliore” con un incontro a più voci su diversi aspetti della fragilità

All’Istituto Superiore di Sanità, alla presenza delle istituzioni scientifiche e
politiche, saranno presentati i risultati del progetto Europlan II e i pazienti
indicheranno le loro proposte per migliorare i percorsi di cura, assistenza e ricerca
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
Alla Sala del Mappamondo a Montecitorio il Gruppo interparlamentare sulle
malattie rare si confronterà con pazienti e rappresentanti del mondo della ricerca e
della sanità.
Il Ministro della Salute ha dichiarato:
“Il 28 febbraio, Giornata mondiale delle malattie rare è una data importante perché
focalizza l’attenzione del mondo scientifico, delle istituzioni, delle associazioni dei
pazienti e dei familiari su un tema, le malattie rare, di cui non si parla ancora
abbastanza ma che coinvolge, a diverso livello, tante persone. Parlando infatti di
malattie rare penso non solo ai malati ma anche ai familiari. Ecco, ritengo che non sia
più procrastinabile l’avvio di interventi a loro favore: mi riferisco alla necessità di
individuare misure innovative a sostegno della diagnosi, dell’assistenza e della cura
delle persone affette da malattie rare, per tutelarne i diritti, affinché essi siano gli stessi
di cui godono gli altri malati.
A testimonianza che quanto detto non è solo un semplice intento, comunico che sto
concretamente operando affinché in occasione dell’approvazione del Nuovo patto della
salute sia contestualmente aggiornato il decreto che individua i Livelli essenziali di
assistenza e l’elenco delle malattie rare, elenco che non viene aggiornato da quasi 15
anni!
Come sapete, integrare l’elenco delle malattie rare è già un concreto segnale anche a
supporto delle famiglie, infatti costituisce il riferimento che consente di beneficiare del
diritto alla totale esenzione dalla partecipazione al costo per le prestazioni sanitarie.
Ricordo, inoltre, che su mia proposta è stata approvata dal Parlamento, nello scorso
mese di agosto, una norma finalizzata a velocizzare le procedure per l’immissione in
commercio dei farmaci orfani che, come è noto, costituiscono la terapia per la cura delle
malattie rare, e che abbiamo elaborato il Piano nazionale sulle malattie rare il cui iter di
approvazione è tuttora in corso.
Vorrei in conclusione ringraziare tutti coloro che hanno collaborato con noi al progetto
“Con gli occhi tuoi” e soprattutto il mondo del volontariato, con le associazioni che da
anni offrono il loro supporto ed esperienza ai malati e alle loro famiglie.
Una delle maggiori difficoltà nella gestione di queste patologie è rappresentata
dall’isolamento dei malati nella vita di relazione, affettiva, sociale o scolastica.
Con questo progetto abbiamo voluto affrontare il tema dell’inclusione partendo proprio
dai più piccoli offrendo loro, attraverso il linguaggio semplice ed empatico di una video
favola, degli spunti di riflessione che li aiutino a comprendere che il valore umano di
ogni individuo prescinde dalla presenza di deficit o di limiti."
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Perché il Rare Disease Day
I pazienti sono i protagonisti della Giornata, a cui hanno dato vita nel 2008 (riuniti in
EURORDIS, European Organization for Rare Disease e, in Italia, nella Federazione
UNIAMO Fimr onlus) per portare l’attenzione sulla fragile condizione di chi ha una
malattia rara e sugli obiettivi prioritari che la politica deve perseguire nel contesto
nazionale ed europeo. Lo sforzo per consentire l’avanzamento delle frontiere della
ricerca sulle malattie rare, assieme a politiche socio-assistenziali puntuali ed efficaci e
alla diffusione e condivisione delle informazioni tra i medici (a partire da medici di
medicina generale e pediatri) e gli operatori sanitari, sono i cardini di un sistema in
grado di tutelare realmente chi soffre di una malattia rara.
Per questo il 28 febbraio in tutto il mondo organizzazioni di pazienti uniranno le forze per
promuovere la sensibilizzazione sulle malattie rare e su chi è affetto da queste patologie
cronicamente debilitanti, a volte potenzialmente letali. Si stima che in Europa e Nord
America siano 60 milioni le persone colpite da malattie rara, mentre in Italia si
valuta che il numero sfiori un milione e mezzo, in gran parte bambini, secondo un
calcolo fatto nel 2013 dal progetto Orphanet.
In ogni regione italiana si svolgeranno eventi di sensibilizzazione per celebrare la
Giornata e ricordare ai pazienti che uniti si è più forti e che possono contare su un
movimento mondiale che si mobilità per la ricerca di cure e forme di assistenza sempre
migliori. Accanto ai pazienti anche Farmindustria, grazie a cui è possibile produrre il
materiale divulgativo che verrà distribuito negli eventi su tutto il territorio nazionale e la
Lega di Pallavolo Maschile Serie A1 e A2 che patrocina e appoggia la Giornata del
Rare Disease Day. Tratto da www.salute.gov.it
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INTOLLERANZE ALIMENTARI
Le intolleranze alimentari rappresentano uno degli argomenti più vastamente discussi e trattati sia in
ambito medico che naturopatico. Mentre per molti aspetti, caratteristiche e protocolli di trattamento di
pertinenza naturopatica esiste una scarsa conoscenza da parte del vasto pubblico, è difficile oggi trovare
una persona che non abbia mai sentito parlare delle intolleranze o che non abbia mai notato un´insegna
infarmacia
o
in
erboristeria
che
segnali
la
possibilità
di
effettuare
un
test.
Vediamo quindi in ordine di importanza di rispondere a quelle che possono essere le domande più ovvie che
la persona comune potrà porsi a riguardo.
Cosa sono le intolleranze?
Poiché spesso queste sono confuse con le allergie è necessario chiarire entrambe. L´allergia è una reazione
immediata ad una sostanza (alimentare o meno) che scatena una ben precisa reazione da parte del sistema
immunitario con la produzione di specifici anticorpi chiamati immuno-globuline di tipo e cioè IgE. Tale
reazione del sistema immunitario comporta anche la liberazione di istamina che dà le note reazioni rilevabili
ad esempio in chi in primavera starnutisce spesso e ha occhi arrossati e pruriginosi. Le intolleranze sono
alquanto diverse in quanto non necessariamente coinvolgono una reazione da parte del sistema immunitario
(S.I.) anche se in molte delle intolleranze è presente una iper-reazione del S.I. In termini più semplici
l´intolleranza alimentare è una cattiva tolleranza a quell´alimento, cioè quell´alimento fa più male che bene
e questo è il concetto più semplice e corretto di intolleranza. Questo effetto negativo può essere
determinato da una reazione del sistema immunitario ma anche da altri fattori: la biofrequenza ad effetto
negativo dell´alimento sull´organismo secondo il concetto di funzionamento del prodotto omeopatico ma in
senso opposto, la carica tossinica eccessiva dell´alimento in relazione alle diverse capacità individuali di
detossificazione ed una carenza enzimatica che non consente la corretta digestione dell'alimento.
Per schematizzare seguono le quattro principali modalità di intolleranza:
1) Reazione anomala non di tipo allergico del sistema immunitario a quell´alimento con produzione di
immuno-globuline di tipo G; IgG. Ciò include la celiachia in cui si verifica anche una produzione eccessiva di
IgA oltre che di IgG.
2) Reazione anomala dell´organismo alla biofrequenza dell´alimento in qualità di interferenza
bioenergetica.
3) Reazione da intossicazione all´alimento, esempio classico: il caffè.
4) Carenza o mancanza di enzimi.
Quest´ultimo è il caso dell´intolleranza al lattosio per una deficienza completa o parziale dell´enzima lattasi
necessario per metabolizzare correttamente lo zucchero contenuto nel latte. L´intolleranza al lattosio è
quindi ben diversa dall´intolleranza al latte e latticini come evidenziato dai vari test di intolleranze
alimentari poiché in genere quest´ultime sono rappresentate da una reazione anomala del sistema
immunitario alle proteine del latte - caseina e lactalbumina. Uno può quindi essere intollerante al lattosio
per una carenza genetica dell´enzima lattasi ed anche intollerante alle proteine del latte, ma sono due cose
separate e non hanno influenza reciproca.
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Perché è importante conoscere e risolvere le proprie intolleranze alimentari?
Avere delle intolleranze non trattate detto in termini molto semplici ma corrispondenti alla realtà dei fatti,
vuol dire assumere giornalmente delle sostanze tossiche che alla lunga avranno profondi effetti negativi sull
´intestino, stomaco, fegato, metabolismo, sistema endocrino, sistema immunitario e tutto ciò che ne può
derivare come conseguenza. Ci possono essere effetti relativamente rapidi (dalle 2 fino a 72 ore dopo
l´ingestione) perché chiaramente percepiti dalla persona:
- mal di testa
- stanchezza
- costipazione
- diarrea
- flatulenza
- palpitazioni
- extrasistoli
- difficoltà di concentrazione
- muco eccessivo
Seguono le conseguenze più a lungo termine:
- sovrappeso
- ritenzione idrica
- gastrite
- malattie infiammatorie intestinali
- emorroidi
- prurito
- acne
- dermatiti
- malattie autoimmuni
- depressione
- stanchezza cronica
- scarsa memoria
- irritabilità
- sinusite
- catarro bronchiale
- asma
Tali malattie o disturbi spesso sono generate da cause multifattoriali di cui le intolleranze alimentari posso
essere una delle cause principali. Nel caso delle malattie autoimmuni ad esempio le intolleranze possono
rappresentare una causa molto importante se non la più importante in quanto l´iper-reattività del sistema
immunitario in tali patologie può essere scatenata proprio da un eccessivo lavoro dello stesso a livello
intestinale dove si concentra il 70% di tutte le nostre difese.
Considerando tutti i disturbi e le malattie menzionate possiamo dire che tali effetti non sono immediati in
quanto possono volerci anni prima che si determini una depressione o una colite ulcerosa, tutto dipende da
quando insorgono e dalla gravità con la quale si sviluppano. Possono iniziare a vent´anni oppure a sessanta.
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L´età di sviluppo delle intolleranze tende ad abbassarsi sempre di più poiché i bambini oggi sono sottoposti
ad un carico tossinico sempre maggiore a causa dell´inquinamento e dell´alimentazione carica di
conservanti, coloranti ecc.
Perché l´argomento delle intolleranze dovrebbe riguardarmi?
Altra domanda logica che uno può porsi, magari anche nella sua forma più diretta: perché io dovrei avere
delle intolleranze? Abbiamo già iniziato a rispondere ma vediamo i fattori principali che possono
determinare una condizione di intolleranza verso gli alimenti:
1) Masticazione inadeguata.
2) Ipocloridria: carenza di acido cloridrico nello stomaco.
3) Carenza enzimatica del pancreas
4) Permeabilità intestinale tenendo in considerazione tutte le cause possibili: intestino infiammato, candida,
parassiti, disbiosi, stress ecc.
5) Stress poiché causa infiammazione cronica nell´intestino ed indebolimento del sistema immunitario.
6) Uso di antinfiammatori non steroidei o di antibiotici.
7) Alimentazione pro-infiammatoria (Mc Donald, grassi animali, grassi trans) o alimenti troppo raffinati.
8) ripetitività dell´alimentazione (ad esempio briosce tutte le mattine o pasta di grano tre - quattro volte la
settimana da venti anni)
9) conservanti, coloranti e sostanze chimiche aggiunte al cibo
10) difficoltà genetica del fegato ad eliminare tossine (più frequente di quanto si pensi anche nelle persone
in salute)
11) carenze di nutrienti necessari al corretto funzionamento del sistema immunitario. In particolare vitamine
e minerali ma anche aminoacidi ed omega 3.
Come è facile verificare si tratta di fattori presenti a gradi diversi nella vita di ciascuno di noi ed infatti
sottoponendo le persone a test affidabili di intolleranza l´esperienza dimostra che è quasi impossibile
trovare persone che non abbiano intolleranze. Qual´è dunque il metro di misura per stabilire la necessità o
meno di affrontare e risolvere le proprie intolleranze? Un´affermazione probabilmente corretta potrebbe
essere: " se non sono affetto da malattie, da disturbi della salute (costipazione, mal di testa ecc), ho un buon
livello di energia, dormo bene ed il mio umore è soddisfacente, posso evitare di affrontare l´argomento a
meno che non mi interessi a livello preventivo". In caso contrario è consigliabile fare un test per sapere quali
cibi agiscono su di noi come veleni o come elementi tossici determinando o peggiorando eventuali disturbi o
malattie. Ciò porta alla prossima domanda:
E´ possibile misurare le intolleranze in modo pratico, economico, preciso e sicuro ?
Vediamo quali sono al momento le possibilità disponibili. Il test che si vede con maggior frequenza nelle
erboristerie ed in ambito naturopatico è il vega-test che si esegue misurando il cambiamento del campo
elettrico del corpo a seconda
dell´interferenza generata dall´alimento. Tale test a detta degli stessi operatori è poco affidabile in quanto
vi sono troppe variabili che influenzano i risultati: il sudore della pelle, la condizione ambientale, l´umore
della persona, ciò che ha mangiato di recente, la bravura dell´operatore ecc . Quindi si tratta di un esame che
non passa il test della ripetibilità.
Tale test viene passato quando la misurazione delle intolleranze con una determinata tecnica fatta oggi,
risulta molto simile a quella fatta il giorno prima o in un altro momento in condizioni diverse. Il vega test
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inoltre è alquanto impegnativo poiché ogni singolo alimento deve essere misurato sulla persona con degli
elettrodi. Come vantaggio è facilmente reperibile ed il costo è relativamente basso.
Un esame delle intolleranze che passa il test di ripetibilità è l´E.L.I.S.A test delle IgG alimentari.
E´ molto costoso, misura solo un tipo di intolleranza quella immunitaria ma la misura con precisione. Può
però escludere intolleranze molto importanti come quella al caffè che può non risultare da questo test ma
essere molto presente e nociva
Di recente si è verificata una sinergia intelligente tra fisica quantistica, calcoli ed algoritmi matematici
avanzati, la scoperta delle metasostanze che amplificano le emissioni di frequenze da un reperto biologico (i
capelli o la saliva) e una nuova tecnologia che è in grado di ricevere queste biofrequenze nella loro forma
completa quadridimensionale rispetto ai normali strumenti di oggi che lavorano sulla lettura
bi-dimensionale delle frequenze. Quest´ultimo punto è importante per individuare con maggior precisione il
gruppo preciso di frequenze collegate ad un alimento con il risultato di rendere il test molto più preciso.
Tale test è stato verificato dall´ASL con una percentuale di ripetibilità del 94% rendendolo alquanto
attendibile. E´ un test che consente la valutazione di 560 alimenti. Altro vantaggio è il costo relativamente
basso.
Ulteriori informazioni:
Nel libro "Optimal Wellness" di Ralph Golan M.D. si contano oltre 150 sintomi o condizioni collegate alle
intolleranze alimentari, praticamente in tutti i distretti e apparati del corpo umano, dai problemi di memoria
e concentrazione alle vaginiti croniche.
Intolleranze alimentari vuol dire un processo cronico infiammatorio che può migrare in altre parti
dell'organismo dando luogo a notevoli disturbi. Reazioni anomale derivate dalle intolleranze alimentari
possono scatenare reazioni crociate con tessuti organici del proprio corpo e quindi malattie autoimmuni di
cui la più frequente l´artrite reumatoide. Secondo alcune ricerche il 50% della popolazione soffre di vari
livelli di intolleranze alimentari. E´ essenziale essere consapevoli di ciò poiché grazie ad un intervento
corretto si può ad esempio evitare ad un asmatico le sue crisi peggiori, semplicemente lavorando sulle
intolleranze, eliminando alimenti reattivi che possono scatenare reazioni crociate nei polmoni. Lo stesso vale
per dermatiti di tipo allergico e per qualunque patologia del sistema immunitario. In tali condizioni la
soluzione delle intolleranze alimentari è un imperativo. Un fattore peggiorativo del problema è che se l
´intolleranza si sviluppa spesso a causa di un intestino infiammato o comunque danneggiato, la stessa
reazione contro l´alimento causa un peggioramento dello stato infiammatorio. Quindi le intolleranze non
curate tendono a peggiorare da sole verso una spirale discendente che porta ad ulteriori disturbi e malattie.
Il concetto di intolleranza alimentare è legato al concetto di permeabilità intestinale. Quest´ultimo
fenomeno è una delle cause principali delle intolleranze, si tratta di un collegamento tra le cellule dell
´epitelio superficiale dell´intestino non più "stretto" ma lasso come le maglie di un passino che si usa per
filtrare tè o tisane; se la maglie si allargano passano anche pezzettini di tè che non dovevano passare. L
´intestino ciò si traduce nel fatto che peptidi o pezzi di alimenti non completamente scomposti entrano
direttamente nel circolo sanguigno scatenando la reazione del sistema immunitario poiché non essendo
utilizzabili dall´organismo, vengono considerati come nemici da combattere.
Questo fenomeno tende a peggiorare le intolleranze che a loro volta infiammando l´intestino peggiorano a
loro volta la permeabilità intestinale.Da ciò ne deriva che non è sufficiente fare il test eliminando gli alimenti
a cui si è intollerante; bisogna anche risolvere la permeabilità intestinale con un adeguato programma.
14
Trattamento per le intolleranze alimentari:
1) Effettuare il test di intolleranze.
2) Programma alimentare da un terapeuta competente con esclusione totale degli alimenti più intolleranti
per tre-sei mesi e re-introduzione molto graduale al termine.
3) Programma anti-stress se necessario
Tratto da http://www.naturopatiaprofessionale.net/
15
La mente è più potente dei farmaci contro il dolore
cronico
Il MORE (Mindfulness-Oriented Enhancement Recovery ) sembra essere un’ottima alternativa alla
somministrazione degli oppiacei nella terapia contro il dolore cronico. Lo studio che dimostra come la
mente spesso possa agire sulla materia.
Uno studio dimostra che la mente può essere più potente della materia, influenzando la percezione del dolore. Foto: ©Photoxpress.com/Monika 3 Steps Ahead
LM&SDP
I numeri relativi al dolore cronico sono in costante aumento, e tra le poche terapie realmente efficaci ci
sono gli oppiacei, non privi però di effetti collaterali: non ultima la morte per overdose.
Per questo motivo vi è l’esigenza di trovare terapie meno nocive e comunque valide. Tra queste
potrebbero essere prese seriamente in considerazione le discipline basate sulla meditazione definita di
Consapevolezza, o Mindfulness. A suggerirlo sono alcuni ricercatori della University of Utah che hanno
dimostrato che con questa tecnica si può diminuire la prescrizione di oppiacei e ottenere comunque la
riduzione del dolore. Lo studio, coordinato dal dottor Eric Garland e pubblicato sulla versione online del
Journal of Consulting and Clinical Psychology, ha dimostrato come sia possibile ridurre i farmaci di oltre
il 60 per cento. Per la precisione, è stato ridotto del 63 per cento l’abuso di oppiacei, di cui un 32 per
cento da parte di partecipanti che avevano aderito a un gruppo di sostegno. Un 22 per cento, invece, ha
mostrato un evidente miglioramento dell’indebolimento sia fisico che psichico correlati al dolore.
Il dottor Garland ha condotto lo studio su una tecnica da lui ideata e basata sulla Mindfulness, a cui ha
dato il nome di Mindfulness-Oriented Enhancement Recovery (MORE). La Mindfulness, il cui nome significa
“consapevolezza”, è una sorta di meditazione relativa ai propri pensieri, azioni, sensazioni ed emozioni.
Il suo fine ultimo è l’accettazione di sé, e trae le sue origini da elementi del Buddismo, dello Zen e
dello Yoga. La tecnica di Garland prevede sessioni di gruppo della durata di circa due ore, con esercizi
pratici, psico-educazione e lavoro da svolgere a casa propria.
16
La sua ideazione è stata finalizzata alla riduzione del dolore e dello stress.Si tratta di una sorta di
formazione guidata della mente per aumentare la consapevolezza di un individuo, ottenere il controllo di
sé e ridurre tutte le azioni di tipo automatico. E’ basata principalmente su due aspetti: la
rivalutazione (Mindful Reappraisal) e l’assaporamento (Savoring). La rivalutazione intende riformulare,
riscrivere, rivedere con occhi diversi un evento da noi giudicato stressante o negativo, al fine di
considerarlo
uno
spunto
per
la
crescita
personale.
L’assaporamento, invece, definito in inglese con la frase Shifting the Mind to Refocus on Savoring, ha la
precisa funzione di imparare a Spostare – Shifting – l’attenzione, la mente, su eventi positivi per
aumentare, rimettere a fuoco, la propria sensibilità su esperienze gratificanti, a volte apparentemente
semplici, come una passeggiata in mezzo alla Natura o l’abbraccio di una persona cara.
«Gli interventi mentali possono affrontare i problemi fisici come il dolore, sia a livello psicologico che
biologico, perché la mente e il corpo sono interconnessi – spiega Garland – Tutto ciò che accade nel
cervello accade nel corpo, così cambiando il funzionamento del cervello, si altera il funzionamento del
corpo». Durante lo studio sono stati esaminati 115 volontari affetti da dolore cronico e assegnati in
maniera casuale, per due mesi, a terapie o gruppi di sostegno convenzionali. Ben tre quarti del gruppo al
basale abusava di oppiacei, assumendo addirittura il doppio della dose da prescrizione medica, e altri
tipi di farmaci di automedicazione per contrastare stress e ansia. A termine studio sono stati valuti i
risultati ottenuti attraverso questionari (richiesti anche pre-trattamento) che si sono ripetuti anche dopo
tre mesi di follow-up.Tra le tante cose insegnate durante lo studio, vi era anche una sessione di pratica
casalinga di Mindfulness che doveva essere seguita per 15 minuti al giorno utilizzando un CD e una
respirazione consapevole per circa tre minuti prima di assumere farmaci oppioidi. Questo serviva per
rendere consapevole il paziente di ciò che stava assumendo e se il proprio corpo aveva realmente bisogno
di tutte quelle medicine oppure no.
«Le persone che accusano dolore cronico hanno bisogno di sollievo e gli oppioidi sono clinicamente
appropriati per molte persone, – sottolinea Garland – tuttavia, una nuova opzione è necessaria perché i
trattamenti esistenti non possono alleviare il dolore adeguatamente e si devono evitare i
problemi che derivano da un uso cronico di oppiacei».
Attualmente è in fase di sperimentazione uno studio analogo con Imaging cerebrali per il trattamento della
dipendenza da fumo e da alcol. Ulteriori test saranno eseguiti anche sui soldati affetti da dolore cronico. Se
i futuri studi confermeranno l’efficacia di queste tecniche, potranno essere direttamente prescritte
dal proprio medico curante in complemento con alcuni farmaci.
Tratto da lastampa.it
17
L'angolo dell'anima
Ancora distesa lì sopra le nuvole,
quei sogni sono un ricordo di un pensiero che va
oltre.
Digrignati ancora una volta i denti nel mio letto
violenti i pensieri che assalgono la mia memoria...
Memoria di un anziano che racconta la sua storia
i miei animi ancora infuocati nel ricordo di te.
L'amore ancor prima di concepire un bambino e
una donna meravigliosa che mi aspetta ansiosa...
Angeli mordetemi il cuore, strappatemi l'anima e portatemi via!
sollevato dal letto, sbatto in terra...
Oh Angelo meraviglioso, tu che mi hai aspettato con ansia
tu che sei stato misericordioso, tu che hai dato la tua vita per me;
scoprimi dai vestiti gioiosi i tuoi occhi, mi accarezzi ancor il viso per baciarmi sul mio
corpo;
Grazie alla vita;
Grazie all'amore che mi hai donato;
Grazie a te che mi hai amato.
Adesso cammino.
Nuccio Loconosole
18
Al mio medico
UN CAMICE BIANCO INDOSSATO DA UN ANGELO, CHE VISITA IL CORPO
E L'ANIMA DEL PAZIENTE
CHE DA' SPERANZA CON UN SORRISO,
E DA' FORZA DI COMBATTERE PER GUARIRE.
LE TERAPIE SONO IMPORTANTI,
MA
E' ESSENZIALE LA FIDUCIA E LA VOGLIA DI STARE MEGLIO.
Teresa Mistretta
19
Vorrei musicare la vita…
per danzare lievemente con le onde delle nuvole.
Vorrei scrivere la storia di un sogno
per farlo vivere tra le righe del giorno.
Vorrei parlare il silenzio…
Per burattinare frasi ricercate nel vento.
Vorrei chiarire la confusione
per schiudere le labbra in un sorriso.
Vorrei ascoltare la pace,
per sperare nel destino…
Vorrei sfiorare l’amore
per ritrovare la certezza di esistere!
Vorrei accarezzare il ricordo
per addolcire lo sguardo di un pensiero…
Vorrei respirare la realta’
per vivere come vorrei.
Teresa Mistretta
20
L'interessamento
l'angio-Behçet
vascolare
della
Sindrome
di
Behçet:
(L.Emmi – T. Barnini – E. Silvestri – G. Emmi)
La Sindrome di Beçhet (SB) come molte malattie a patogenesi immunitaria ha un
carattere estremamente sfuggente e mutevole, basti pensare al fatto che la diagnosi
può avvenire in un arco di tempo relativamente lungo se comparata con altre patologie
per le quali disponiamo di test, realizzabili in molte strutture sanitarie e spesso di
significato più univoco. Questo ritardo diagnostico, come molti pazienti avranno loro
malgrado avuto l’esperienza di sperimentare in prima persona, è sicuramente dovuto in
buona parte all’andamento classico della malattia, di per sé insidioso, recidivante,
caratterizzato da periodi di benessere clinico più o meno lunghi e completi, ma anche
purtroppo
all’interessamento
sistemico,
cioè
di
molteplici
organi
ed
apparati,
apparentemente non correlati tra loro. Tipicamente l’interessamento dei diversi distretti
corporei non è simultaneo,contribuendo ancora maggiormente al ritardo diagnostico
dovuto alla frammentazione nella gestione della sintomatologia del malato che si rivolge
a diversi specialisti.
Uno degli interessamenti che ben rappresenta tale difficoltà diagnostica è sicuramente il
coinvolgimento del distretto vascolare in entrambi i suoi versanti, sia arterioso che
venoso. L’interessamento dei vasi di medio e grande calibro, di entrambi i distretti,
configura un' entità clinica che alcuni autori definiscono angio-Behçet o vasculo-Behçet,
che potrebbe essere considerata una variante della malattia, meritevole di un'attenzione
particolare a causa della sua potenziale severità.
Come noto le complicanze venose della SB sono più frequenti di quelle arteriose,
in particolar modo la tromboflebite superficiale risulta essere la complicanza vascolare
più comune della malattia. Possono essere presenti anche trombosi venose profonde
a carico di molteplici distretti vascolari sia degli arti inferiori, che a carico di altri distretti
venosi come la vena cava inferiore o superiore, o trombosi delle vene intracraniche.
21
Va precisato inoltre che la presenza nei maschi giovani di trombosi venose profonde
aumenta la probabilità di essere affetti anche da complicanze vascolari delle arterie
polmonari in particolare la formazione di pseudoaneurismi, che rappresentano una delle
principali cause di morte nella SB.
La componente arteriosa di questa entità clinica è meno frequente rispetto a quella
venosa e può interessare molti distretti corporei periferici e centrali ed inoltre le lesioni
che interessano il versante arterioso possono essere sia di natura trombotica che
aneurismatica, configurando perciò una complicanza più grave e temibile di quella
venosa. La patogenesi di queste manifestazioni è sostanzialmente ascrivibile ad un
disordine immunitario: tipica della SB è una vasculite neutrofilica dei vasa-vasorum, ma
anche la parete del vaso può essere interessata da un infiltrato infiammatorio non
specifico e mostrare segni di ispessimento fibrotico. Questi fenomeni possono favorire la
formazione del trombo e la conseguente ostruzione cronica o creare un danno di parete
che portano alla formazione di lesioni aneurismatiche e pseudoaneurismatiche.
Importante inoltre per il clinico, vista generalmente la giovane età del paziente,
è escludere la presenza di condizioni ereditarie che possono predisporre alla formazione
di lesioni vascolari aneurismatiche come la Sindrome di Marfan e altre patologie,
sebbene più rare, legate a mutazioni dei recettori per il TGF-beta.
La
terapia
dell'angio-Behçet
è
legata
fondamentalmente
alla
patogenesi
prevalentemente infiamamtoria delle lesioni e risulta quindi mandatorio instaurare una
terapia immunosoppressiva per rallentare la progressione di malattia e l’insorgenza di
nuove complicanze. A questo riguardo una certa efficacia clinica hanno dimostrato l'uso
di corticosteroidi, azatioprina, ciclosporina, interferone-alfa ed anti-TNF alfa;
nel trattamento delle complicanze arteriose (ad esempio gli aneursimi delle arterie
polmonari) possono essere utlizzati alte dosi di ciclofosfamide e corticosteroidi.
Non esistono al momento dati circa l’efficacia della terapia anticoagulante isolata;
questo, unitamente alla scarsa capacità dei trombi venosi di embolizzare nella SB,
suggerisce appunto una natura infiammatoria del danno ed un rapporto più complesso
tra sistema immunitario, endotelio e coagulazione.
22
In alcuni pazienti la prima
manifestazione importante di malattia può essere la trombosi venosa profonda che in
assenza di una diagnosi specifica contribuisce all’inizio di una terapia con anticoagulanti
orali, di cui la prosecuzione o contrariamente la sospensione, deve essere in seguito
attentamente valutata, singolarmente, basandosi sull’equazione costo/beneficio. Da
ricordare che l'uso della terapia anticoagulanete orale è
controidicata in caso di
aneurismi delle arterie polmonari. La terapia chirurgica degli aneurismi e degli
psedoaneurismi deve essere, se possibile, eseguita dopo aver “spento” l'attività di
malattia ed effettuata in ambienti di provata esperienza.
In un futuro prossimo, grazie alle attività e alle possibilità sempre maggiori di una
collaborazione tra le associazioni dei pazienti ed i centri specialistici di riferimento per
questo tipo di patologie, la speranza è quella di ottenere sempre più dati che permettano
di sviluppare nuove metodologie diagnostiche e nuove strategie terapeutiche, al fine di
arrivare ad accorciare drasticamente i tempi di diagnosi, a migliorare la specificità e la
sensibilità dei test attualmente in nostro possesso, crearne di nuovi e aggiungere nuovi
farmaci in grado di migliorare il controllo e la cura di patologie rare e purtroppo oggi
ancora misteriose in molti dei loro aspetti costitutivi come il Behçet e le sue complicanze
vascolari.
23
Le nostre storie
Ciao a tutti,
Mi chiamo Matteo, ho 24 anni e convivo con la consapevolezza di essere affetto dal
morbo di Behçet da qualche mese. Ho deciso di raccontarvi la mia storia perché credo
che possa essere confortante per quanti si chiedano se con questa malattia sia
ugualmente possibile condurre una vita normale e soddisfacente. Inoltre, oltre a
vivere l’esperienza dell’essere paziente, sono anche uno studente di Medicina al quinto
anno, e quindi posso dire di vedere queste problematiche anche dall’altra parte della
scrivania, attraverso gli occhi del medico, così diversi da quelli del paziente.
24
La mia non è una storia particolarmente drammatica, forse simile a quella di tante
altre persone. Fin da piccolo ho sofferto periodicamente di afte orali, molto dolorose
e spesso molto grandi, multiple. Oltre a questo, una strana follicolite agli arti
inferiori mi aveva sempre accompagnato, senza che nessuno si desse troppo pensiero
per queste cose (che, d’altra parte, sono molto frequenti).
I miei problemi sono iniziati qualche anno fa, quando ho cominciato a sperimentare
disturbi intestinali molto invalidanti, che hanno portato ad eseguire numerose indagini
(tra cui tre endoscopie!), nel sospetto della malattia celiaca o di malattie
infiammatorie croniche intestinali: i risultati erano sempre parziali, non totalmente
convincenti… Qualcosa stava accadendo nel mio intestino, ma nessuno sapeva dirmi
esattamente cosa. Oltre a questo, col passare del tempo si erano aggiunti dolori
articolari, muscolari, febbricola serale che non si riusciva a spiegare in nessun modo,
grande senso di spossatezza. Ovviamente, eventuali cause psicologiche dei miei
problemi erano state ampiamente prese in considerazione, come spesso accade in
questi casi – e d’altronde sappiamo bene quanto la psiche possa incidere sui nostri
disturbi fisici!
Passano così circa 3 anni. Un giorno, però, un particolare desta la mia attenzione:
oltre alle afte orali, che ormai erano stabili nella mia bocca da circa 6 mesi (mai un
giorno senza, e nei punti più strani!), noto una lesioncina molto simile a quelle afte
anche sui genitali. A quel punto, mi ricordo di quella strana malattia studiata per
l’esame di reumatologia, e dentro di me capisco che molto probabilmente è proprio
quello il problema. Così, vengo dapprima visitato dalla Prof.ssa Difonzo (dermatologa
e docente), che richiede subito la tipizzazione HLA, nel forte sospetto del Behçet.
Qualche settimana dopo arriva la risposta: ho il B51, e vengo subito inviato dal Dr.
Emmi, che conferma la diagnosi e mi fa iniziare la terapia, dopo tutti gli accertamenti
del caso (che fortunatamente non evidenziano alcun interessamento del sistema
nervoso e dei vasi retinici).
25
I miei problemi non sono mai stati molto invalidanti: conduco una vita normale,
studio (tanto), faccio sport a buoni livelli e mi sento in tutto e per tutto
una
persona
“malati”
nel
normale
senso
e
piena
biologico
di
del
vita.
Certo,
termine
è
la
consapevolezza
diventata
una
mia
di
essere
compagna
di
cammino, ma spero di riuscire a metabolizzare questo elemento e di riuscire a
rapportarmi con la mia malattia nel modo più sereno possibile: purtroppo,
anch’essa fa parte
prenderci
cura
importantissime
del
per
di noi,
nostro
dobbiamo
corpo
minimizzare
il
imparare
a rispettare
e
della
nostra
rischio
di
ricadute.
noi
mente,
Non
stessi e a
due
tutto
regole
è
stato
semplice, però: qualche settimana fa ho sperimentato una brutta ricaduta con
problemi articolari, muscolari e febbre. E’ stato il mio primo vero brutto
episodio con questa malattia, ma sono contento di poter dire che lo sto
superando brillantemente e che mi impegnerò per far sì che questo sia solo un
altro stimolo in più a vivere la vita nella sua pienezza.
26
Le Malattie Rare in Sardegna
III Edizione
6-7 Marzo 2014
Il convegno si è svolto nell’Aula Thun dell’Ospedale Pediatrico Microcitemico a Cagliari, ed è stato
dedicato al Prof. Renzo Galanello, venuto a mancare nel maggio 2013. Conosciuto da tutti per la
sua lotta contro la talassemia, negli ultimi anni è stato un grande punto di riferimento per tutti i
malati rari. Ogni medico durante il convengo ha voluto ricordarlo a modo suo, dedicando foto,
immagini, e frasi, e regalando così momenti di commozione a tutti i partecipanti.
Dopo il ricordo dedicato al Prof. Galanello, si è parlato del tema della giornata della malattie rare.
“uniti per un’assistenza migliore” questo è stato il motto di quest’anno. Nicola Spinelli , vice
presidente di Uniamo, spiega il perché, ci racconta come è nata la giornata delle malattie rare, di
come si cerchi di muovere la ricerca, i ricercatori, di come si abbia anche bisogno di una rottura
delle frontiere ideologiche e anche politiche. L’azione chiave di questa giornata è “ Una grande
conversazione “per e con i malati rari”.
27
“Mister Lamin: un gene per molte Malattie” - Prof. Giuseppe Novelli, Genetica Medica, Roma
Il prof. Novelli ci spiega cosa sia la proteina Lamina, e di come in varie malattie genetiche ci sia un
mutamento, proprio di questa proteina. Sono malattie di invecchiamento precoce, malattie
neuromuscolari e progressiva deformazione. E’ stato un discorso molto dettagliato e prettamente
medico, ma sembrerebbe che questa proteina Lamin sia la chiave per capire l’invecchiamento.
“Osservazione Epidemiologica delle Malattie Rare in Sardegna” – Prof. Antonello Antonelli,
Osservatorio Epidemiologico RAS
Il Prof. Antonelli ci da una visione molto dettagliata del Registro delle Malattie Rare.
Purtroppo ancora oggi non si può avere una certa stima di incidenza delle patologie, a causa di
doppi caricamenti, inserimenti multipli e pazienti con più patologie.
“Il Registro Malattie Rare” – Dott. Paola Facchin, Dipartimento Pediatria, Padova
La dott.ssa Facchin si collega al discorso fatto precedentemente. Ci spiega come 9 regioni italiane
stiano cercando di percorrere un percorso comune, di come sia complessa l’assistenza ai malati rari
e l’obbiettivo è di creare una rete di centri di eccellenza, massima competenza clinica e di ricerca.
Non tutte le regioni hanno centri accreditati e c’è bisogno di connessioni fra tutte le regioni, quindi
si sta lavorando ad un unico sistema informatico collegato dove ci sia un’unica cartella del paziente
che possa essere condivisa.
“Malattie complesso: l’esempio dell’autoimmunità” – Prof. Francesco Cucca, Direttore Istituto di
Ricerca Genetica e Biomedica, Sassari
Il prof. Cucca ci parla del sistema immunitario cos’è e come funziona. Le conoscenze del sistema
immune sono ancora molto parziali e parla in modo specifico della Sardegna. Nei Sardi ci sono degli
ingredienti chiave, perché hanno caratteristiche idonee, sono caratterizzati geneticamente, hanno
un buon profilo genetico, e c’è un’ampia raccolta di DNA di pazienti con autoimmuni.
Dal 2010 ad oggi sono stati identificati in individui sardi 24milioni di varianti genetiche, di cui il 30%
non ancora identificate in altre popolazioni.
Ha elencato vari progetti fatti, tra cui sardinia/progenia. Le varianti genetiche che influenzano : Hla
– Sh2b3- IL2Ra – CIIta , queste conoscenze migliorano l’identificazione di un bersaglio terapeutico.
La componente cellulare del sistema immunitario è sotto forte controllo genetico. Le cellule T sono
ereditarieall’80% .
“Talassemie – Malattie Rare: un’unione ben riuscita” – Dott. Antonio Piga, Pediatria, Torino.
Il Dott. Piga ci spiega come la talassemia e le malattie rare siano due mondi separati. Le malattie
rare pur essendo tali, colpiscono tante persone. Per ragioni commerciali è impossibile fare dei trial.
“Nuove prospettive terapeutiche nella Talassemia” – Dott. Francesca Pinna, Pediatria, Cagliari.
La dott.ssa Pinna ci ricorda quanto siano importanti i farmaci, non solo per la talassemia. Avere più
farmaci, vuol dire avere più scelte. Non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo alle terapie, c’è
chi risponde bene, chi non risponde e chi invece ha reazioni avverse.
28
“Test genetici in diagnostica prenatale: verso il grande passo” – Dott. Orsetta Zuffardi, Genetica
Medica, Pavia
La dott. Zuffardi ci parla dell’importanza della diagnosi prenatale, e di come sia possibile fare una
diagnosi con un prelievo di sangue. Spiega come il cariotipo convenzionale non sia sicurissimo
mentre con il cariotipo molecolare si ha una maggiore capacità diagnostica.
“Diagnosi prenatale non invasiva: il futuro è già arrivato?” – Dott. M. Cristina Rosatelli, Genetica
Molecolare, Cagliari
La dott. Rosatelli si collega al discorso precedente specificando come alcune cellule fetali si trovino
nel sangue materno, come i Linfociti, Trofoblasti e Eritroblasti. Il Dna resta libero nel plasma.
“Ruolo della Pediatria genetista nelle diagnosi delle sindromi plurimalformative” – Dott.
Loredana Boccone, Genetica Clinica, Cagliari
La dott. Boccone spiega l’importanza dell’approccio multidisciplinare, l’utilità di una diagnosi
specifica e dell’esame del dna totale prenatale (NGS)
“La consulenza genetica e le Malattie Rare in età adulta” – Dott. Caterina Vivanet, Genetica
Medica, Cagliari
La dott. Vivanet spiega che l’80% delle malattie rare son genetiche e che la rete assistenziale non è
pronta per il malato raro adulto. E’ importante la consulenza genetica e la collaborazione tra medici
specialisti.
“La SCID aspetti clinici e basi molecolari” – Dott.Fausto Cossu, Pediatria, Cagliari
Il dott. Cossu ci parla principalmente della SCID, una immunodeficienza primaria.
“The inclusion of ADA SCID in expanded newborn screening” – Dott. Giancarlo La Marca,
Ospedale Meyer, Firenze
Il Dott. La Marca, si college al discorso precedente parlando sempre di SCID e dello screening
neonatale in questa patologia.
“Lo stato distonico nelle Malattie Rare” – Dott. Dario Pruna, Neuropsichiatria Infantile, Cagliari
Il Dott. Pruna, attraverso dei filmati spiega lo stato distonico.
“Exome sequencing and functional analysis for rare neuromuscolar diseases” – Dott. Francesco
Muntoni, Child Health Institute, Londra
Il dott. Muntoni parla della distrofia muscolare e del suo impegno nelle malattie neuromuscolari.
29
“Aspetti psicologici delle Malattie Rare: nascere, crescere, diventare adulti, un processo in
continua evoluzione” – Dott. Angela Secchi, Psicologa, Cagliari
La dott. Secchi legge la lettera di un paziente, che racconta il rapporto con la malattia, e ne parla
come un intruso che bussa alla nostra porta, e noi gli diamo direttamente le chiavi.
“Attualità in tema di Malattie Rare di interesse reumatologico” – Dott. Giuseppe Passiu,
Reumatologo, Sassari
Il dott. Passiu parla di alcune malattie reumatiche, spiegando che sono infiammazioni croniche a
patogenesi autoimmune, multi- organo. Le divide in Vasculiti sistemiche (Les, Sclerosi Sistemica,…)
e in Connetiviti sistemiche (connetivite mista, Dermatomiosite, …). Spiega quando sospettare una
vasculite e come riconoscerla, tra cui anche come riconoscere la sindrome di Behcet. Nelle vasculiti
le terapie usate sono il rituximab, micofenolato, anti TNF e anti interleuchina 6.
“Le malattie rare in dermatologia” – Dott. Caterina Ferreli, Dermatologa, Cagliari
La dottoressa Ferreli ha parlato di varie malattie dermatologiche tra cui malattia bollosa
autoimmune, dermatite erpetiforme, Ittiosi, Malattia di Darier, Neurofibromatosi, Sclerosi
Tuberosa.
“Urgenza- Emergenza in corso di Malattie Rare” – Dott. Alessandro Canetto, Emergenza
pediatrica, Cagliari
Il dott. Canetto ha spiegato l’urgenza- emergenza principalmente pediatrica, presentando dei casi
clinici.
In conclusione, tutti i relatori hanno portato argomentazione prettamente a livello medico.
E’ stato molto interessante e come associazione Simba Onlus erano presenti le referenti: Monica
Muntoni e Nicoletta Sarritzu, quest’ultima durante la tavola rotonda ha presentato Simba e la
nostra attività sul territorio.
30
NATURALMENTE: RIMEDI NATURALI PER LE AFTE

Olio extravergine di noce di cocco: è un antivirale naturale e concorre ad eliminare il virus dell’herpes
che causa le afte. Non appena si avverte il prurito tipico dell’insorgere di un’afta bisogna applicare
l’olio di cocco sull’area interessata. Si dovrebbe continuare ad applicare l’olio per un’intera giornata,
assicurandosi che tutta l’area sia costantemente coperta. Si può anche, come ulteriore misura
preventiva, bere un cucchiaio di olio di cocco al giorno: questa abitudine quotidiana impedisce alle
afte persino di comparire; se invece l’afta è già comparsa, il metodo abbrevia i tempi di guarigione.

Ghiaccio: è un buon rimedio naturale contro le afte, perché aiuta a ridurne il dolore. Bisogna
applicare del ghiaccio sull’afta per alcuni minuti ogni ora;

Tè: è un rimedio naturale molto comune contro le afte. Bisogna bollire per alcuni minuti una normale
bustina di tè, poi lasciarla raffreddare e quindi applicarla sull’afta per pochi minuti. Questo
procedimento permette di accelerare la guarigione e di attenuare il dolore.

Erbe: le seguenti erbe fungono da rimedio naturale contro le afte:

Radice di liquirizia: rafforza il sistema immunitario e blocca le insorgenze del virus;

Balsamo al limone: è un antivirale;

Echinacea: rafforza il sistema immunitario;

Reishi e astragalo: assunti insieme aiutano a combattere il virus dell’herpes;

Tintura di mirra: pennellata sull’afta riduce il dolore;

Estratto di foglia d’olivo: può essere usato a livello locale per accelerare la guarigione;

estratto di semi di acino d’uva: bisogna mescolare due gocce di estratto con un cucchiaio di succo o
gelatina di aloe, quindi pennellare il tutto sull’afta 2-3 volte al giorno, per ridurre il dolore e
accelerare la guarigione;

Sale: applicare una piccola dose di sale marino sulla punta del dito e premerlo sull’afta per un
minuto o due: brucia un po’, ma accelera i tempi di guarigione;

Aglio: possiede potenti proprietà antivirali. Bisogna tagliare a metà uno spicchio d’aglio e strofinare
la parte tagliata sull’afta per pochi secondi;

Farina di grano: preparare una piccola pasta in acqua, quindi applicarla sull’afta per asciugarla;

Vitamine e minerali: per aiutare ad accelerare la guarigione e a prevenire le insorgenze si possono
usare le seguenti vitamine e minerali:

Lisina-L;

Vitamina C;

Zinco;
31

Olio alla vitamina E;

Dieta: le afte possono essere combattute con una dieta a base di verdure fresche, compreso l’aglio, e
in generale mantenendo l’organismo ben idratato.
Alcuni cibi ricchi di arginina possono aiutare:
 farina d’avena
 crusca
 Cereali
 noccioline
Considerazione finale sui rimedi per le afte:In generale, quindi, per prevenire le afte è opportuno ridurre le
possibilità di insorgenza con uno stile di vita sano ed una dieta equilibrata, che non contenga cibi contenenti
additivi e conservanti.
32
PSICOSOMATICA: Mal di schiena
Quando il dolore diventa insopportabile
La schiena è la parte posteriore del tronco, dalle spalle ai fianchi. Quando si parla di mal di schiena,
generalmente ci si riferisce soprattutto alla colonna vertebrale (Columna vertebralis). Questa struttura ossea è
l’asse portante dello scheletro che si estende dalla testa al bacino. E’ composta da 33 segmenti ossei
(vertebre) articolati tra loro per mezzo dei dischi intervertebrali che permettono i movimenti delle vertebre
stesse. La colonna vertebrale, organo sicuramente più impegnato del nostro fisico, si divide in cinque regioni:
cervicale o nuca (7 vertebre), toracica o dorsale (12 vertebre), lombare (5 vertebre), sacrale (5 vertebre fuse
insieme in un unico osso) e coccigea (4 vertebre). La schiena e la colonna vertebrale rappresentano non solo
la verticalità dell’essere umano ma anche protezione e sostegno. Tale struttura costituisce, infatti l’asse su cui
poggia il resto del corpo, e che permette ad esempio la stazione eretta ed il controllo neuromuscolare di quasi
tutto l’organismo attraverso il midollo spinale in essa racchiuso. La colonna vertebrale, pertanto, oltre a
costituire l’impalcatura dell’organismo, alla quale si attribuisce la solidità e la capacità di supportare carichi
ingenti (non solo naturali ma anche psicologici), l’ossatura, grazie alla sua plasticità, consente, comportandosi
come un sofisticato insieme di leve, il movimento e la deambulazione. D’altra parte, il famoso detto popolare
“L’osso si spezza, ma non si piega”, la sua scarsa flessibilità, anche se non assoluta, richiama la rigidità
morale oltre che fisica. In realtà, nello svolgere compiti semplici, fisici o mentali che siano, la maggior parte di
noi usa livelli di tensione eccessivi che finiscono per limitare le nostre prestazioni traducendosi in rigidità al
collo o alle spalle, posture che col tempo si manifestano in maniera errata, dolori nella zona lombare o
generando altri problemi particolarmente fastidiosi. La colonna vertebrale risulta, quindi, la sede principale
della nostra capacità di sopportazione: su tale struttura si scaricano non solo i pesi fisici ma anche quelli
emotivi, come dimostrano ad esempio le frequenti contratture muscolari e l’artrosi precoce in persone ansiose
ed in perenne tensione. Le articolazioni sono indispensabili e responsabili della mobilità della persona. Molti
disturbi che possono manifestarsi nelle articolazioni conducono all’infiammazione e al dolore (bloccarsi,
deformarsi, torcersi) e di conseguenza alla limitazione del movimento fino all’irrigidimento. Per analogia,
quindi, se un’articolazione si irrigidisce, segnala che quella determinata persona si è irrigidita su qualcosa
(rapporto, argomento, sistema). Se una persona, ad esempio è interiormente rigida ed immobile
(atteggiamenti poco flessibili), ma finge a livello esteriore di essere una gazzella (agile, aperta) il sintomo la
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induce ad una maggiore sincerità. Gli individui che camminano rigidi come pali con portamento
esageratamente eretto, mostrano efficacemente inflessibilità e rigidità. Atteggiamenti rigidi e rettitudine
esagerata determinano prepotentemente la loro vita. L’intervento, pertanto, non sarà esclusivamente rivolto a
rimettere a posto l’articolazione, ma anche alla situazione e ai rapporti che la persona sta vivendo. I malesseri
della schiena suggeriscono, pertanto, diverse interpretazioni e significati simbolici a seconda della loro
localizzazione (cervicale, toracica, lombare, sacrale, coccigea) e della modalità con cui si presentano.
Dolore cervicale - La zona cervicale, sulla quale poggia la testa, richiamo il mondo dei pensieri, della
volontà, della coscienza. Un dolore in questa regione è molto spesso legato ad insicurezza o paura, può
appartenere ad un soggetto che sente gravare sulle sue spalle responsabilità e pesi intollerabili. E’ possibile
riscontrare questo disagio in persone che si sentono, a dir poco, “schiacciate” dall’essersi assunte ruoli ed
impegni non perfettamente compatibili con la loro natura oppure, più semplicemente, troppo gravosi. Caricarsi
troppo serve soltanto ad apparire estremamente grandi e bravi, e per compensare con le azioni un senso
interiore di insicurezza, disistima ed inferiorità. In realtà tutte le attività frenetiche oltre a celare insicurezza
servono per essere riconosciuti, apprezzati ed amati. In questo modo chi soffre di questa malefica sensazione
cerca di rendersi piacevole, diventando sempre più bravo, buono ed intelligente, ricco e, magari, famoso. Chi
si sovraccarica continuamente di compiti e doveri, diventa veramente più “piccolo” fisicamente, insaccandosi e
schiacciandosi la struttura ossea con varie pressioni. Spesso è presente un problema (ipo o iper) di
valutazione della propria immagine, oppure di non volere a tutti i costi venire a meno alle aspettative altrui. La
persona, quindi, cerca intensamente il riconoscimento altrui attraverso prestazioni particolarmente
impegnative e difficili da gestire. L’atteggiamento dell’accollarsi pesi ed impegni o limitazioni piuttosto che
esprimere le proprie vere intenzioni, permette alla persona in questione di evitare scontri, discussioni e attriti
con il proprio ambiente sociale (adattamento forzato). Attraverso questo meccanismo - attuato per evitare
ovviamente conflitti diretti - l’individuo segnala, mediante il disturbo fisico, la sua difficoltà ad esprimere in
maniera spontanea la propria aggressività che viene trattenuta, contraendo i muscoli delle spalle, nello sforzo
di “adattarsi” (compiacere per insicurezza, paura di perdere il controllo) alle richieste provenienti dall’ambiente
circostante. In pratica, non esprime più i propri bisogni e non è in grado di dire no agli altri. In questo modo
però l’irrequietezza, scaturita da tale atteggiamento, viene bloccata e trattenuta nei muscoli.
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Dolore lombare - La zona lombare è situata nella parte bassa della schiena, sopra i glutei, all’altezza dei reni
(regione che permette di camminare eretti, di muoversi in maniera autonoma e libera). La lombalgia impone di
fermarsi o quantomeno di rallentare nei ritmi o nei modi in alcuni ambiti della vita. Il più delle volte è un dolore
(“colpo della strega”) che impedisce di muovere il bacino e permette solo una goffa camminata con il tronco
piegato in avanti. Sempre secondo l’orientamento scientifico psicosomatico possiamo dire che se una
patologia impone un determinato aspetto fisico ci sarà inevitabilmente anche un portamento interiore
corrispondente. Chi incorre periodicamente in disturbi in questa zona non c’è la fa più a sostenere o
sopportare qualcosa: un lavoro particolarmente pesante, una situazione problematica esistenziale familiare,
lavorativa, di non riuscire a pagare i debiti, di perdere il lavoro, senso di insicurezza, impotenza nel cambiare
certe situazioni della propria vita (insicurezza sul piano materiale). La lombalgia è un disturbo che segnala,
molto spesso, una forma di ribellione, quando ci si sente impotenti davanti alle difficoltà ed al peso della
propria vita. Il disturbo ed il blocco si manifestano dopo una forte tensione: chi voleva offrire un’immagine “tutto
di un pezzo” è costretto a “piegarsi”, chi voleva, invece, fuggire o trasgredire ha un alibi per non farlo. La
temporanea immobilità, inoltre, determinata da tale malessere, costituisce anche una facile occasione per
delegare, se pur forzatamente, ad altri alcune responsabilità. Se il malessere segnalato presenta
periodicamente ricadute, oltre ad indagare le possibili cause organiche, ci si dovrebbe indirizzare ad
individuare atteggiamenti e comportamenti responsabili di un diffuso e persistente indolenzimento in questa
regione.
Cosa fare - Gli interventi si baseranno sul principio che la mente e il corpo formano un’unità completa ed
integrata (sono legati in maniera inscindibile). Se guardiamo l’insorgere dei vari problemi come un insieme
integrato, non prendiamo in considerazione solo il corpo, ma anche i pensieri e le emozioni. Il modo in cui ci
muoviamo, infatti, quando facciamo attività fisica è determinata dal nostro stato d’animo, inteso come tutto ciò
che influenza il movimento, l’energia che ci serve per muoverci. Per prima cosa è importante prestare
attenzione all’equilibrio naturale fra testa e collo e schiena, perché spesso, queste parti del corpo sono
sottoposte ad inutili e dannose tensioni, i cui effetti negativi si manifestano con disturbi fisici, come il mal di
schiena o i dolori articolari, ma anche emotivi, dalla depressione allo stress. Alcuni disturbi possono essere
risolti cambiando semplicemente modo di stare in piedi, di camminare, di stare seduti, così che i movimenti
diventino più sciolti permettendo di ritrovare quel comportamento adeguato e l’equilibrio naturale. Attraverso
questa particolare attenzione si diventa più consapevoli e si impara a riconoscere tutte quelle abitudini
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negative che si sono sviluppate col passare degli anni ma, soprattutto, è possibile impegnarsi per modificare
l’approccio nei confronti degli atteggiamenti e dei movimenti del corpo. L’intervento principale sarà, comunque,
sempre rivolto a modificare qualcosa nelle proprie abitudini ed atteggiamenti.
NB. Le informazioni e le interpretazioni terapeutiche contenute in questo articolo non sostituiscono in nessun
modo il parere del proprio medico di base, al quale è sempre doveroso ed indispensabile rivolgersi per
qualsiasi diagnosi o terapia specifica. Questo articolo pertanto ha valore educativo, non prescrittivo.
Dott. Bonipozzi Claudio
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Toscana, il 39,6% della popolazione ha malattie rare,
ma i costi per curarsi lievitano
Avere una o più patologie croniche o rare, o accudire una persona malata, è diventato
oggi un lusso, perché i costi diretti ed indiretti della malattia risultano insostenibili per un
numero crescente di pazienti e di famiglie. Questa la fotografia scattata da Exposanità
(Bologna 21-24 maggio) – l’unica manifestazione in Italia dedicata al servizio della
sanità e dell’assistenza – e Cittadinanzattiva – il movimento di partecipazione civica per
la promozione e la tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori. Una situazione, quella
delle malattie croniche e rare, che in Toscana coinvolge secondo l’Istat il 39,6% della
popolazione (la media nazionale è del 37,9%), afitta da almeno una patologia cronica,
mentre il 20,7% dichiara di avere almeno due patologie, con forti ripercussioni a livello
economico e sociale. Nel dettaglio, il 17,1% dei toscani soffre di artrosi o artrite e il 15,8%
di ipertensione, mentre le allergie interessano circa un cittadino su 10. Seguono
osteoporosi (7,5%), bronchite cronica o asma bronchiale (5,9%) e diabete (5,5%).
L’impatto è forte tanto che in Italia, secondo il rapporto 2013 Permesso di cura, l’84%
degli aderenti al Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici di
Cittadinanzattiva dichiara che i pazienti non riescono a conciliare l’orario di lavoro con le
esigenze di cura e assistenza, al punto che hanno ricevuto segnalazioni di licenziamenti o
mancato rinnovo del rapporto lavorativo, che nel 63% dei casi riguardavano persone con
patologie croniche e invalidanti e nel 41% dei casi i familiari che li assistono. Critici anche
i dati relativi ai costi dell’assistenza non garantita dal Servizio Sanitario Nazionale, troppo
onerosa per il 54% degli intervistati, così come la distanza tra l’abitazione e il luogo di
cura (41%). Proprio sulla necessità di una sanità diffusa e radicata sul territorio per
quanto riguarda l’assistenza, Exposanità ospiterà sabato 23 maggio il convegno di
Cittadinanzattiva.
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Lo spostamento sul territorio delle attività di prevenzione, diagnostica e terapia, correlate
al tema delle malattie croniche e rare per analizzare e confrontare le diverse modalità in
cui si esprime l’assistenza sanitaria, alla luce del fatto che ben l’80% delle associazioni
dichiara che i pazienti rinunciano all’assistenza soprattutto per quanto riguarda la
riabilitazione (63%), l’accesso ai farmaci (37%), gli esami di controllo (37%) e l’assistenza
domiciliare (33%).
“Lo spostamento verso il territorio dei percorsi di cura ed assistenza – dichiara Marilena
Pavarelli, Project Manager di Exposanità è una dinamica che la manifestazione ha
sostenuto negli anni nel contribuire ad affermare un modello policentrico della sanità che
affianchi al tema della cura quello dell’assistenza. Un modello che può reggersi soltanto
attraverso un’attenta organizzazione dei servizi ed un’adeguata formazione del
personale, elementi questi da sempre al centro delle attività formative che anche in
questa edizione caratterizzeranno Exposanità”.
Per molti cittadini, come racconta il rapporto di Cittadinanzattiva, l’estremo risultato delle
difficoltà sociali ed economiche legate ad una patologia cronica è il nascondere la
patologia stessa in alcuni contesti, fra cui quello lavorativo: se il 49% evita di prendere sul
lavoro permessi per cura, il 43% nasconde la propria patologia e il 40% si accontenta di
eseguire un lavoro non adatto alla propria condizione, il 60% dichiara inoltre di aver avuto
difficoltà nella concessione dei permessi retribuiti e il 45% nella concessione del congedo
retribuito di due anni. Un quadro ancor più negativo se si considera quanto i costi relativi
a malattie croniche e rare hanno gravato sulle famiglie toscane. In particolare, come
rileva l’ultimo Rapporto Ceis Sanità, in regione l’assistenza ad anziani e disabili è costata
in media, alle famiglie che ne hanno fatto richiesta, 7.782,9 euro (la media nazionale è di
5.832,1 euro) mentre le visite specialistiche hanno richiesto l’esborso di 1.561,6 euro (la
media nazionale è di 1.374,7 euro). Le protesi sono costate 1.309,5 euro (la media
nazionale è di 1.210,7 euro), i farmaci 1.080,8 euro (la media nazionale è di 980,9 euro) e il
ricorso a servizi ausiliari è costato 1.378,3 euro (la media nazionale è di 1.937,9 euro).
Tratto da www.luccaindiretta.it
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