italy undp italia undp - Ministero degli Affari Esteri e della

Transcription

italy undp italia undp - Ministero degli Affari Esteri e della
ITALY&UNDP
Questa pubblicazione è stata realizzata
dall’Ufficio Emergenze della Direzione Generale
per la Cooperazione allo Sviluppo
del Ministero degli Affari Esteri
e dall’Ufficio per la Prevenzione
delle Crisi e il Recupero (BCPR) dell’UNDP,
Unità di supporto di Roma
Curatore:
Consigliere Antonio Verde,
Capo dell’Unità di Valutazione della Direzione
Generale per la Cooperazione allo Sviluppo
Coordinamento di:
Editor:
Counsellor Antonio Verde,
Head of the Evaluation Unit of the Directorate
General for Development Co-operation
Consigliere Roberto Vellano,
Capo dell’Ufficio Affari Multilaterali
della Direzione Generale per la Cooperazione
allo Sviluppo
Consigliere Giovanni Maria De Vita,
Capo dell’Ufficio Emergenze della Direzione
Generale per la Cooperazione allo Sviluppo
Giuseppe de Vincentis,
Coordinatore dell’Unità di supporto di Roma
dell’UNDP/BCPR
2000-2002
This publication was prepared
by the Emergency Office
of the Directorate General for Development
Co-operation of the Italian Ministry of Foreign
Affairs and by the Bureau for Crisis,
Prevention and Recovery (BCPR) UNDP, Rome
Support Unit
Co-ordination by:
Counsellor Roberto Vellano,
Head of the Multilateral Affairs Department
of the Directorate General for Development
Co-operation
Lorenzo Jimenez de Luis,
Capo dell’Unità delle Operazioni
UNDP/BCPR, New York
&UNDP
ITALY
Progetto grafico e realizzazione: Alchimie
Counsellor Giovanni Maria De Vita,
Head of the Emergency Response Department
of the Directorate General for Development
Co-operation
from emergency
to development
Giuseppe de Vincentis,
Co-ordinator UNDP/BCPR Rome Support Unit
Graphic design and layout by Alchimie
dall’emergenza
allo sviluppo
2000-2002
ITALIA&UNDP
Lorenzo Jimenez de Luis,
Head of Country Operation Support Unit
UNDP/BCPR, New York
&UNDP
ITALIA
Stampato in Italia nel Luglio 2002
© 2002 Ministero degli Affari Esteri - Italian Ministry of Foreign Affairs
Printed in Italy in July 2002
&UNDP
ITALY
from emergency to development
&UNDP
ITALIA
dall’emergenza allo sviluppo
FOREWORD/1
Giandomenico Magliano
Director General
for Development
Co-operation
Italian Ministry
of Foreign Affairs
Almost three years after a systematic and
continuous collaboration was initiated
between the Emergency Response
Department of the Italian Co-operation and
the UNDP Bureau for Crisis Prevention and
Recovery, the time has come to put together a
publication illustrating the fruit of this shared
experience.
We set out here with a selection of short,
easy-to-read texts describing our various
interventions, and a number of photographs
to provide a visual dimension to the many
projects implemented. Then, we drafted an
analysis and assessment of the initial results
obtained from this ongoing collaboration.
The sheer necessity to bridge the gap
between emergency initiatives and
development phases seemed to us the main
link between interventions and experiences
that, at a first glance, differ greatly from each
other. The Italian Development Co-operation
and the donor community at large are
wholeheartedly committed to constructing
such a bridge. It is a core objective, crucial
to the further improvement of international
development aid policies.
Italy is an important partner for UNDP in meeting the global
development challenges of poverty reduction and governance.
Mark
Malloch-Brown
Administrator UNDP
2
FOREWORD/2
Since 1999, the Ministry of Foreign Affairs (Italy) and the UNDP
Bureau for Crisis Prevention and Recovery have worked together
to respond to the plight of countries emerging from crisis
and making the transition to sustainable recovery.
This report outlines the activities undertaken to restore lives
and livelihoods in countries affected by natural disasters
and violent conflict.
Helping governments and communities to rebuild in ways
that address the underlying causes of crisis is at the heart
of effective transition from emergency to development.
UNDP welcomes the continued support of the Italian Government
to ensure these initiatives are sustained and, where possible,
shared with other countries facing the challenge of transition.
INTRODUZIONE/1
A quasi tre anni dall’inizio di una collaborazione sistematica e continua tra l’Ufficio
Emergenze della Cooperazione Italiana e l’Ufficio per le Crisi, la Prevenzione
e il Recupero dell’UNDP, è giusto raccogliere in un volume i frutti principali
di questa esperienza comune.
Giandomenico Magliano
Direttore Generale
per la Cooperazione
allo Sviluppo
Ministero
degli Affari Esteri
Siamo partiti da alcuni testi, sintetici e di agile lettura, che descrivono i diversi
interventi realizzati. Li abbiamo corredati di alcune immagini fotografiche,
a loro modo altrettanto eloquenti nel descrivere i diversi teatri di intervento.
Abbiamo infine cercato di tracciare un’analisi ed un primo bilancio di questa
collaborazione.
L’Italia è un partner importante
dell’UNDP nell’affrontare
le sfide globali della lotta alla povertà
e della corretta amministrazione.
A partire dal 1999, il Ministero degli
Affari Esteri italiano e l’Ufficio per la
prevenzione delle crisi e il recupero
dell’UNDP (BCPR), hanno collaborato
per rispondere ai bisogni dei paesi che
uscivano da situazioni di crisi e per
rendere possibile la transizione verso la
ripresa sostenibile.
Questo rapporto descrive le attività
svolte nei paesi vittime di disastri
naturali e conflitti violenti, per migliorare
le condizioni delle persone colpite.
Aiutare comunità e governi
a ricostruire, fronteggiando le cause
alla base delle crisi è il fondamento
per una transizione efficace
dall’emergenza allo sviluppo.
L’UNDP ringrazia il Governo Italiano per
il continuo appoggio offerto per
garantire che tali iniziative vengano
sostenute e applicate negli altri paesi
che devono affrontare le sfide della
transizione.
INTRODUZIONE/2
Proprio la necessità di costruire un ponte tra emergenza e sviluppo rappresenta
l’idea di fondo che tiene insieme interventi ed esperienze tanto diversi tra loro.
Un ponte che la Cooperazione italiana, e la Comunità dei donatori nel suo insieme,
è impegnata a costruire con grande determinazione e che rappresenta
uno degli obiettivi strategici da perseguire per migliorare ancora la qualità
delle politiche internazionali di aiuto allo sviluppo.
Mark
Malloch-Brown
Amministratore
UNDP
3
page 8
CONTENTS
1
2
3
page 14
page 52
4
4
page 96
The Italian Co-operation’s Emergency
Response Department and the UNDP/BCPR
■ Joint strategies and action policies
10
Crisis, post-conflict and recovery projects
■ Afghanistan
16
■ Eritrea
22
■ The Federal Republic of Yugoslavia
28
■ FYR Macedonia
34
■ North Malukus
40
■ Sierra Leone
44
Programmes in response to natural
disasters
■ The Caribbean
■ Cuba
■ El Salvador
■ India
■ The Islamic Republic of Iran
■ Mozambique
■ Venezuela
54
60
64
68
76
82
90
Other joint initiatives to strengthen
the response to humanitarian crises
■ Bilateral Fund
98
■ HIV/AIDS Technical Assistance
102
■ Health project in Libya
104
■ Other joint projects: an overview
106
Total budget
for joint programmes
A
nnex
Annex
page 116
pag. 15
3
pag. 53
Interventi in situazioni di crisi,
post conflitto e recupero
■ Afganistan
17
■ Eritrea
23
■ Repubblica Federale Jugoslava
29
■ Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia 35
■ Molucche
41
■ Sierra Leone
45
Programmi in risposta ai disastri naturali
■ Caraibi
55
■ Cuba
61
■ El Salvador
65
■ India
69
■ Repubblica Islamica dell’Iran
77
■ Mozambico
83
■ Venezuela
91
Altre iniziative comuni in risposta
alle crisi umanitarie
■ Il Fondo bilaterale
■ Assistenza tecnica sull’HIV/AIDS
■ Progetto sanitario in Libia
■ Altri progetti comuni: panoramica
4
A
ppendice
Appendice
pag. 97
11
INDICE
pag. 9
1
2
La Cooperazione Italiana
e l’UNDP/BCPR
■ Strategie e politiche comuni
99
103
105
107
Contributi erogati
nel periodo in esame
pag. 117
5
List of acronyms
Congo RDC
CPC situations
FRY
IDPs
NGO
NUNV
OCHA
PHC systems
RUF
UNDP
UNHCR
UXO
WHO
Democratic Republic of Congo
Crisis and Post-Conflict situations
The Federal Republic of Yugoslavia
Internally Displaced Persons
Non-Governmental Organization
National United Nations Volunteer
Office for the Coordination of Humanitarian Affairs
Public Health Care systems
Revolutionary United Front
United Nations Development Programme
United Nations High Commissioner for Refugees
Unexploded ordnances
World Health Organization
NON GOVERNMENTAL ORGANIZATIONS (NGOS)
6
ACAV
AFMAL
ANLAIDS
AVSI
CCS
CESVI
CIES
CISP
COOPI
COSVI
CRIC
GVC
ISCOS
LILA
MOLISV
Associazione Centro Aiuti Volontari Cooperazione Sviluppo Terzo Mondo
Associazione “Con i Fatebenefratelli per i Malati Lontani”
Associazione Nazionale per la Lotta contro l’AIDS
Associazione Volontari per il Servizio Internazionale
Centro Cooperazione Sviluppo
Cooperazione e Sviluppo
Centro Informazione e Educazione allo Sviluppo
Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli
Cooperazione Internazionale
Cooperazione e Sviluppo
Centro Regionale d’Intervento per la Cooperazione
Gruppo di Volontariato Civile
Istituto Sindacale per lo Sviluppo
Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS
Movimento Liberazione e Sviluppo
Elenco degli acronimi
Congo RDC
CPC situations
FRY
IDPs
NUNV
OCHA
ONG
PHC systems
PVS
RUF
UNDP
UNHCR
UXO
WHO
Repubblica Democratica del Congo
Situazioni di crisi e post-conflitto
Repubblica Federale di Jugoslavia
Sfollati
Volontari Nazionali delle Nazioni Unite
Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari
Organizzazioni non governative
Sistemi nazionali di assistenza sanitaria
Paesi in via di Sviluppo
Fronte Rivoluzionario Unito
Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo
ACNUR – Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati
Ordigni inesplosi
OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità
ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE (ONG)
ACAV
AFMAL
ANLAIDS
AVSI
CCS
CESVI
CIES
CISP
COOPI
COSVI
CRIC
GVC
ISCOS
LILA
MOLISV
Associazione Centro Aiuti Volontari Cooperazione Sviluppo Terzo Mondo
Associazione “Con i Fatebenefratelli per i Malati Lontani”
Associazione Nazionale per la Lotta contro l’AIDS
Associazione Volontari per il Servizio Internazionale
Centro Cooperazione Sviluppo
Cooperazione e Sviluppo
Centro Informazione e Educazione allo Sviluppo
Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli
Cooperazione Internazionale
Cooperazione e Sviluppo
Centro Regionale d’Intervento per la Cooperazione
Gruppo di Volontariato Civile
Istituto Sindacale per lo Sviluppo
Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS
Movimento Liberazione e Sviluppo
7
11
THE ITALIAN
COOPERATION’S
EMERGENCY RESPONSE
DEPARTMENT
AND THE UNDP/BCPR
T
he management of recovery processes has
been a persistent challenge as gaps
repeatedly emerge between emergency
relief and sustainable development efforts.
UNDP’s strategy of transition recovery is based
on the principle of restoring the capacity of governments and communities to rebuild and
recover from crisis and to prevent a lapse back
into crisis. This strategy of transition seeks not
only to act as a catalyst to sustainable development activities, but also to build upon earlier
international and local efforts to optimise
resources for recovery.
In the past few years the Italian Co-operation’s
Emergency Response Department and the
UNDP/BCPR have been strengthening their collaboration in addressing the crucial issue of
transition recovery. This publication illustrates
the results achieved so far.
8
Joint strategies
and action policies
11
LA COOPERAZIONE
ITALIANA
E L’UNDP/BCPR
a gestione dei processi di recupero continua
a rappresentare una difficile sfida a causa
del persistente divario tra gli interventi di
emergenza e le iniziative tese a favorire lo sviluppo sostenibile. Le strategie dell’UNDP per assicurare un pronto recupero nella fase di transizione
tra l’emergenza umanitaria e lo sviluppo si fondano sul principio del ripristino delle capacità di
governi e comunità di avviare i processi di ricostruzione e riprendersi dalle crisi, prevenendone
di nuove. Questa strategia di transizione cerca
non soltanto di agire come catalizzatore per le
attività di sviluppo sostenibile, ma anche di consolidare i precedenti interventi locali ed internazionali
per ottimizzare le risorse destinate al recupero.
L
Negli ultimi anni l’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana e l’Ufficio per la prevenzione delle
crisi e il recupero dell’UNDP hanno rafforzato la
propria collaborazione nell’affrontare i temi fondamentali della transizione. Questo volume illustra i risultati raggiunti sino ad ora.
9
Strategie
e politiche comuni
Joint strategies and action policies
The words ’emergency assistance’ immediately conjure up images of natural catastrophes, earthquakes, floods, hurricanes and volcanic eruptions.
Such occurrences mobilize both domestic and
international solidarity toward the countries which
have been affected directly and with which the Italian Co-operation and UNDP have a long-standing
tradition of intervention. The same can be said for
humanitarian crises caused not by nature, but by
war and the violence of man. In this scenario, too,
does the international community come together to
support the victims of conflict by providing food and
healthcare and assisting refugee camps.
But alongside ’acute emergencies’ of this kind there
are more structural and complex forms of emergencies: situations in which a humanitarian crisis
is triggered not so much by a single – and often
predictable – event, but rather by a set of concurrent factors. Originally precipitated by an acute
emergency such as a civil war, these factors tend to
fester over time until they become the main obstacle to development processes and to the eradication
of poverty in the countries affected.
10
In other words, the problem to be solved is the
much-debated ’bridge’ spanning emergency interventions and development aid, which begs two
questions: one, how to prevent an emergency aid
project from coming to an abrupt halt as soon as
the crisis subsides or ceases to be hot news for the
international media and how, at best, to keep it
from focusing solely on the provision of temporary
relief at the peak of a crisis; and two, how to make
emergency aid become the starting point for a
longer-term development plan.
How to prevent
an emergency aid
project from
coming to an
abrupt halt as soon
as the crisis
subsides – or
ceases to be hot
news for the
international
media – and how,
(at best), to keep
it from focusing
solely on the
provision
of temporary relief
at the peak
of a crisis?
The Italian Co-operation is moving in this direction,
as is the donor community at large. The underlying
principle is that assistance should never be confined
to the mere provision of emergency relief to the victims of a catastrophe or humanitarian crisis. All
projects and resources made available should rather
be geared toward averting future emergencies and,
in the process, foster capacity building at the local
level in order to favour self-sufficiency and enhance
the existing human and material resources.
In order to meet this objective, it is vital to glean as
much information as possible from knowledge on
Strategie e politiche comuni
Accanto a tali “emergenze acute”, tuttavia, esiste un
tipo di emergenza più strutturale e complesso. Si
tratta di quelle situazioni in cui non tanto un singolo
evento scatenante, più o meno prevedibile, è all’origine di una crisi umanitaria, quanto piuttosto un
insieme di fattori concorrenti, che spesso traggono
origine da un’emergenza acuta – una guerra civile,
ad esempio – ma che col tempo tendono a cronicizzarsi e finiscono per costituire l’ostacolo principale ai
processi di sviluppo e di lotta alla povertà nei paesi
che ne sono colpiti.
Il termine “aiuti di emergenza” fa pensare quasi
automaticamente alle catastrofi naturali: terremoti,
alluvioni, uragani, eruzioni vulcaniche. Si tratta di
eventi, infatti, che mobilitano la solidarietà interna e
internazionale verso i paesi che ne sono colpiti, e
rispetto ai quali la Cooperazione Italiana e l’UNDP
vantano una lunga tradizione di interventi. Lo stesso
vale per le crisi umanitarie provocate non dalla natura, ma dalla guerra e dalla violenza degli uomini:
anche in questi casi la comunità internazionale si
mobilita per sostenere le popolazioni vittime del conflitto, inviare aiuti alimentari e sanitari, fornire assistenza ai campi profughi.
Come evitare
che un intervento
d’emergenza
si interrompa
bruscamente,
quando la crisi
si attenua – o si
spegne l’interesse
dei media
internazionali –
e come impedire
che venga
concentrato
unicamente,
nella migliore
delle ipotesi,
sul perseguimento
della soluzione
temporanea
per la fase più
acuta della crisi?
Si tratta, in altri termini, del problema ampiamente
dibattuto in sede internazionale del divario tra emergenza e sviluppo: come evitare che un intervento
d’emergenza si interrompa bruscamente, quando la
crisi si attenua – o si spegne l’interesse dei media
internazionali – e come impedire che venga concentrato unicamente, nella migliore delle ipotesi, sul
perseguimento della soluzione temporanea per la
fase più acuta della crisi? Come far sì, al contrario,
che l’emergenza rappresenti la fase di avvio di un
piano di sviluppo a più lungo termine?
E’ in questa direzione che si muove la Cooperazione
Italiana, come pure la comunità dei donatori nel suo
insieme. L’idea di fondo è che, in presenza di una
catastrofe o di una emergenza umanitaria, non ci si
debba limitare a fornire aiuti di emergenza alle vittime dei disastri, ma vadano forniti anche mezzi e
progetti per prevenire e combattere emergenze
future, per rafforzare fino all’autosufficienza le capacità di reazione delle popolazioni colpite, per valorizzare le risorse umane e materiali esistenti in loco.
Per raggiungere questo obiettivo è necessario in-
11
the local situation, i.e. on the infrastructure, means
of production, institutions, local associations,
financial resources and credit facilities on which
the local population can rely for a more effective
response to a crisis situation. Only in this way can
emergency relief become a springboard for drawing
together all key players (institutions, service structures, volunteer groups, associations, firms and
local authorities) involved in re-launching development activities. Only in this way can it help
strengthen all organizational and operational levels
of the local communities affected. And it is only at
this point that positive links between emergency aid
and development may arise, thereby easing both
the hardship suffered and the vulnerability of the
populations affected, and, in the process, pave the
way for the provision of safer food and more effective health services.
In this context, the joint work experience between
the Italian Co-operation’s Emergency Response
Department and UNDP is an exemplary case of positive interaction between emergency plans in the traditional sense and longer-term development plans.
12
Thanks to the in-depth analyses and prompt
actions afforded by its network of offices in developing countries, the Italian Co-operation’s partner,
the UNDP/BCPR, is in a position to take effective
action in areas in which the Italian government’s
own organizational structures would have difficulty
achieving their goals directly. Furthermore, given
its institutional role as a reference agency, UNDP
can work toward accommodating emergency aid
within the overall development strategies framed for
the relevant beneficiary countries.
Only in this way
can emergency
relief
draw together
all the key players
involved
in re-launching
development
activities and
strengthen the
organizational and
operational levels
of the local
communities
This publication, which represents one of the end
products of this collaboration, illustrates the projects that the Italian Co-operation Emergency
Response Department and the UNDP/BCPR have
been carrying out over the past three years. It
provides an example of how the above-mentioned
methodological assumptions have been translated into concrete actions with a view to improving
the living conditions of populations in developing
countries.
nanzitutto disporre di tutte le informazioni derivanti
dalla conoscenza delle situazioni locali: infrastrutture, mezzi di produzione, istituzioni, associazioni di
base, risorse finanziarie e meccanismi di credito
che la popolazione può utilizzare per rafforzare le
risposte alle situazioni di crisi. L’intervento di emergenza può così rappresentare la premessa per il
coinvolgimento di tutti gli attori impegnati (istituzioni, servizi, gruppi di volontari, associazioni, imprese, autorità locali) in attività di rilancio dello sviluppo, rafforzando tutti i livelli organizzativi ed operativi delle comunità locali colpite. Solo a questo punto
potrà emergere una positiva interazione tra emergenza e sviluppo, spianando la strada ad una diminuzione del disagio e della vulnerabilità e ad una
maggiore sicurezza alimentare e sanitaria complessiva per le popolazioni colpite.
In questo contesto, l’esperienza del lavoro comune
tra l’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana e
l’UNDP rappresenta un esempio particolarmente
riuscito di interazione positiva tra il piano dell’emergenza in senso classico e quello dello sviluppo a più
lungo termine.
La Cooperazione Italiana e l’UNDP/BCPR lavorano
pertanto in stretta collaborazione, cercando di sfruttare al meglio le sinergie. L’UNDP, peraltro, assicura una capillare capacità di analisi e di intervento
attraverso la propria rete di uffici nei PVS, anche in
quelle situazioni dove l’Italia avrebbe difficoltà oggettive ad intervenire direttamente con proprie strutture a gestione diretta. Il ruolo istituzionale dell’UNDP,
come agenzia di riferimento per tutte le tematiche
dello sviluppo nell’ambito del sistema ONU, consente inoltre di inserire gli aiuti di emergenza in un qua-
L’intervento
di emergenza può
così rappresentare
la premessa per
il coinvolgimento
degli attori
impegnati in attività
di rilancio dello
sviluppo,
rafforzando tutti
i livelli organizzativi
ed operativi delle
comunità colpite
dro più ampio e coerente con la strategia generale
di sviluppo dei paesi beneficiari.
Questo volume, frutto della collaborazione tra l’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana e l’Ufficio
per la prevenzione delle crisi e il recupero dell’UNDP,
attraverso l’illustrazione dei progetti comuni realizzati nell’ultimo triennio, intende fornire un esempio
significativo di come sia possibile mettere in atto
azioni concrete per migliorare le condizioni di vita
delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo.
13
2
CRISIS,
POST-CONFLICT
AND RECOVERY
PROJECTS
T
he increased incidence and risk of violent
conflict in several countries which occurred over the past decade means that
demand for services and interventions from the
UN system, donor countries, NGOs and other
relevant institutions in crisis and post-conflict
environments is also on the increase.
The trends that define many new-generation
conflicts as complex development emergencies
include the rise in internal conflicts, the regional
spread of instability and destruction, the collapse of state capacity, high levels of civilian
involvement, generalized and targeted violence
against women, the destructive impact on the
lives and livelihoods of communities and the
mixed responses on the part of the international
community.
14
UNDP has been reappraising its role in the crisis
and post-conflict sphere to ensure that it
remains responsive to country demands and relevant to the overall efforts to achieve sustainable
development and durable peace.
To address the massive challenge posed by the
growing number of conflicts and violent tensions, the UNDP/BCPR and the Italian Co-operation Emergency Response Department have
established a close partnership to ensure a suitable response to a variety of CPC (Crisis and
post-conflict) situations. Together, the two
organisations provide an essential bridge
between relief and development operations by
launching rehabilitation and recovery programmes, thus supporting the broader mission
of enabling sustainable social and economic
development in post-conflict environments.
Afghanistan
Eritrea
North Malukus
The Federal Republic of Yugoslavia
FYR of Macedonia
Sierra Leone
2
INTERVENTI
IN SITUAZIONI
DI CRISI,
POST-CONFLITTO
E RECUPERO
ell’ultimo decennio, il moltiplicarsi di conflitti
latenti e di guerre a tutto campo ha richiesto un maggiore impegno alle Nazioni
Unite, ai paesi donatori, alle ONG e ad altre istituzioni attive nel settore degli interventi di emergenza in situazioni di conflitto e post-conflitto.
Molti dei conflitti identificabili come emergenze
complesse sono caratterizzati da situazioni di
contrasto interno alle nazioni, fenomeni destabilizzanti che si diffondono a macchia d’olio e con
grande forza distruttrice nei paesi colpiti, collasso delle strutture statali, coinvolgimento di un
gran numero di civili, violenza mirata e sistematica sulle donne, effetti devastanti sulle condizioni
di vita e sui mezzi di sostentamento delle comunità residenti, risposta differenziata da parte
della comunità internazionale.
N
Afganistan
Eritrea
Molucche
Repubblica Federale Jugoslava
Ex Repubblica Jugoslava della Macedonia
Sierra Leone
Per rispondere anche in futuro alla domanda di
aiuti dei paesi colpiti e contribuire a creare le premesse per una pace durevole e uno sviluppo
sostenibile, l’UNDP ha rimodulato il proprio ruolo
nello scenario globale degli interventi in situazioni
di conflitto e post-conflitto.
In vista dei compiti sempre più gravosi imposti dal
moltiplicarsi delle situazioni di conflitto e di violenta tensione, l’Ufficio per le crisi, la prevenzione e
il recupero (BCPR) dell’UNDP e l’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana hanno dato vita
ad un programma di interventi congiunti per
garantire idonee capacità di risposta in situazioni
di crisi, conflitto e post-conflitto, far seguire alle
iniziative di emergenza anche i primi interventi di
recupero e, dunque, qualificare ulteriormente la
loro presenza con efficaci azioni di sostegno allo
sviluppo economico e sociale.
15
Afghanistan
Background
Following the tragic events of 11 September 2001,
and the subsequent conflict in Afghanistan, Italy
has actively participated in the efforts of the international community aimed at reestablishing conditions conducive to a peaceful settlement of the
Afghan crisis. In this context, between the end of
2001 and the beginning of 2002 the Italian government contributed 3.2 million Euro to the Afghan
Interim Authority Fund (AIAF) established by UNDP
to support the Transitional Authority and the holding
of the Loya Jirga. In addition, Italy has contributed
8.1 million Euro to the UNDP area-based programme
for rehabilitation and development in Afghanistan,
which is currently under implementation. However,
well before these recent initiatives, in view of the very
harsh situation in Afghanistan, the Italian Co-operation’s Emergency Response Department in partnership with UNDP/BCPR had already undertaken
various activities during 2000 and 2001.
16
Afghanistan has been beset by an unrelenting cycle
of intense seasonal fighting and frequent natural
disasters, including earthquakes, drought, fires
and floods. The crisis situation has been exacerbated by an unchecked flow of weaponry into the
country. Competing political and economic interests within and outside Afghanistan have been
fuelling on the crisis. Military activities have been
given priority over civilian needs. The picture has
been further complicated by the contamination of
more than 700 square kilometers of land by landmines and unexploded ordnances (UXO).
Appalling conditions of life have continued unabated
for many Afghans. Indeed, Afghanistan stands
Intervention type
Surgical
and rehabilitation
assistance
to war-affected
people
Location
Kabul
Italian
Co-operation
contribution
1.8 million Euro
Afganistan
Tipo di intervento
Assistenza chirurgica
e riabilitativa a favore
delle vittime della
guerra
Località
Kabul
Contributo
Cooperazione
italiana
1,8 milioni di Euro
Premessa
Dopo i tragici avvenimenti dell’11 Settembre 2001
e il susseguente conflitto in Afganistan, l’Italia ha attivamente partecipato agli sforzi intrapresi dalla Comunità Internazionale per ristabilire un corso pacifico nel paese.
In questo contesto, tra la fine del 2001 e gli inizi del
2002 il Governo Italiano ha contribuito con
3.200.000 Euro al Fondo (AIAF) creato dall’UNDP
a sostegno dell’Autorità Interinale Afgana e alla convocazione della Loya Jirga. Inoltre l’Italia ha stanziato 8,1 milioni di Euro a favore del progetto dell’UNDP per la riabilitazione e allo sviluppo delle
comunità locali in Afganistan, attualmente in fase di
realizzazione.
Ben prima di tali recenti iniziative, peraltro, alla luce
della difficile situazione esistente in Afganistan, nel
corso del biennio 2000-2001 l’Ufficio Emergenze
della Cooperazione in collaborazione con il BCPR dell’UNDP aveva già intrapreso varie attività.
L’Afganistan infatti è stato a lungo teatro di una
serie ininterrotta di conflitti armati e ricorrenti disastri naturali: terremoti, periodi di siccità, incendi e
alluvioni. Il conflitto è stato esacerbato da traffici difficilmente controllabili di materiali bellici, oltre che
dalle lotte tra opposte fazioni politico-economiche
all’interno e all’esterno dei confini del paese. Le esigenze militari hanno prevalso sui bisogni elementari
della popolazione civile. A complicare il quadro intervengono enormi quantità di mine antiuomo e altri
ordigni inesplosi (UXO) disseminati su un territorio di
oltre 700 chilometri quadrati.
Sono queste le principali cause della situazione di
precarietà estrema in cui versa la popolazione afga-
17
alongside countries with some of the most alarming
health indicators: the highest rates of maternal mortality (1,700 per 100,000), infant mortality (165 per
1,000 births) and child mortality (257 under fiveyear-olds out of every 1,000 born). Moreover, estimated morbidity from communicable diseases
includes 133,000 active tuberculosis cases, 3-4 million malaria cases per year, and more than 85,000
childhood deaths per year due to diarrhea. Up to
3,000 injuries inflicted by landmines and UXOs were
reported in 1999, as well as numerous other injuries
related to the ongoing war. Thus, there is a basic
need to increase the local capacities to strengthen
the healthcare services for war-affected people.
Given the above-mentioned context, the Italian Cooperation’s Emergency Response Department initially contributed 0.8 million Euro to the UNDP/
BCPR Trust Fund for Crisis, Post-conflict and
Recovery for a project in the Kabul region. The project is run on a 12-month basis.
Objectives
18
The project was part of the overall strategy for
the provision of basic social services as formulated in the 2000 Consolidated Appeal for
Afghanistan. The primary beneficiaries of the
project are the victims of the ongoing civil war
in Afghanistan. These include individuals who
have sustained injuries or need treatment for
wounds caused by the effects of the civil war, as
well as injuries inflicted by anti-personnel landmines. Furthermore, it includes patients in
need of orthopedic and reconstructive surgery,
trauma counselling or treatment for life-threat-
Italy has actively
participated
in the efforts
of the international
community aimed
at reestablishing
conditions
conducive
to a peaceful
settlement
ening emergencies. In the long-term perspective, the project aims establishing and strengthening healthcare services in the country by providing high-standard, qualified and low-cost
surgical and rehabilitation assistance for people
affected by the war. The immediate objectives
are defined as follows:
na, segnalata anche da indicatori sanitari tra i più
disastrosi. Il paese registra tassi di mortalità
materna (1.700 su 100.000 abitanti), infantile
(165 su 1.000 nascite) e sotto i cinque anni di vita
(257 su 1.000 bambini muoiono prima di raggiungere l’età di cinque anni) tra i più alti del mondo,
associati ad una preoccupante incidenza delle
malattie trasmissibili: 133.000 casi di tubercolosi
conclamata, 3-4 milioni di casi di malaria l’anno e
oltre 85.000 decessi all’anno per diarrea in età
pediatrica. Le vittime delle mine antiuomo e di altri
UXO si stimano in poco meno di 3.000 nel solo
1999 e si sommano ai feriti dei combattimenti in
atto. Di qui l’improrogabile necessità di potenziare
le strutture sanitarie al servizio delle popolazioni colpite dagli eventi bellici.
Il contributo di 0,8 milioni di Euro inizialmente stanziato dall’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana serve a finanziare un progetto di riabilitazione
postbellica nella regione di Kabul ed è gestito dal
Fondo Fiduciario per Interventi in Situazioni di Crisi e
di Recupero Postbellico dell’Ufficio per la prevenzione delle crisi e il recupero dell’UNDP.
Obiettivi
Il progetto si inquadra nella strategia globale di
assistenza alla popolazione auspicato nell’Appello
Congiunto per l’Afganistan del 2000. I suoi principali destinatari sono le vittime della guerra in atto
nel paese: soggetti feriti durante i combattimenti o
per lo scoppio di mine antiuomo, pazienti bisognosi
di interventi ortopedici e ricostruttivi o trattamento
postraumatico ed altri affetti da malattie ad esito
potenzialmente letale. In un’ottica di lungo periodo,
L’Italia
ha attivamente
partecipato
agli sforzi
intrapresi
dalla Comunità
Internazionale
per ristabilire
un corso pacifico
nel paese
il progetto prevede l’allestimento di nuove strutture
sanitarie nel paese e il potenziamento di quelle esistenti, oltre che assistenza chirurgica e riabilitativa
di alto livello per le vittime della guerra. Tra gli obiettivi di brevissimo termine si segnalano:
Allestimento di un centro medico-chirurgico previo ripristino di un idoneo complesso edilizio nella
città di Kabul
■ individuazione, di concerto con le autorità sanitarie locali, di strutture edilizie adatte allo scopo;
■ ultimazione, entro tre mesi, dei lavori di ristrutturazione del complesso selezionato e installazione
delle apparecchiature e attrezzature mediche e
chirurgiche;
19
Refurbishment of a surgical centre in Kabul
■ identify and select existing buildings in agreement with the local health authorities;
■ refurbish and equip the selected building for surgical activities within three months;
■ create logistic set-up, including transport facilities, a communications system, staff housing
and security measures.
Start of clinical activities
■ establish qualified standards of surgical care for
war-affected people, including landmine victims,
UXO victims and other war-related injuries;
■ define working protocols and guidelines in
hygiene and basic hospital procedures, first-aid
and resuscitation, nursing and surgery for war
victims;
■ theoretical and practical training for local staff
(surgeons, medical doctors, physiotherapists, nurses, prosthesists and orthopedic technicians and
other health workers);
■ training material on first-aid, surgical care and
rehabilitation.
20
entire implementation process, preparing, carrying
out and updating the workplans as well as all financial accounting and reporting.
Status of the project
The project has been implemented on schedule; the
hospital has been rehabilitated and re-equipped.
Subsequently, given the high impact of this initiative, the Italian Co-operation’s Emergency Response Department pledged an additional contribution
of approximately 1 million Euro for the extension of
these activities in Kabul, and to replicate them in
the Panshir Valley.
The project is managed and executed by the Italian
NGO, “Emergency”, which is responsible for the
Appalling living
conditions continue
unabated for many
Afghans
ci di garantire che le attività ospedaliere, di pronto
soccorso e rianimazione, gli interventi chirurgici e i
servizi infermieristici necessari per assistere le vittime della guerra si svolgano in condizioni di massima
igiene;
■ organizzazione di corsi di tirocinio teorico e pratico indirizzati al personale locale (medici, chirurghi,
fisioterapisti, infermieri, specialisti in protesi, tecnici
ortopedici e altri operatori sanitari);
■ predisposizione del materiale didattico richiesto
per i corsi di formazione nelle tecniche di pronto soccorso, chirurgiche e riabilitative.
Status del progetto
L’iniziativa è stata avviata secondo i piani: l’ospedale
è stato ristrutturato e riequipaggiato. Consapevole
dell’importanza dell’iniziativa, l’Ufficio Emergenze
della Cooperazione Italiana ha stanziato un ulteriore
finanziamento dell’ordine di 1 milione di Euro per il
potenziamento delle attività in svolgimento a Kabul e
ad analoghi progetti nella Valle del Panshir.
Della realizzazione del progetto risponde l’ONG italiana “Emergency”, che gestisce l’intero iter, dalle fasi
di studio, attuazione e aggiornamento dei singoli piani d’azione agli adempimenti di rendicontazione finanziaria e di bilancio.
■ predisposizione delle necessarie strutture logi-
stiche, comprensive di autoambulanze, sistemi di
comunicazione e di sicurezza e alloggi per il personale.
Attività propedeutiche all’avvio dei servizi sanitari e clinici
■ definizione di parametri qualitativi di assistenza
medico-chirurgica alle popolazioni esposte agli effetti della guerra, sia alle vittime di mine antiuomo o
altri ordigni inesplosi, sia ai feriti nei combattimenti;
■ definizione di procedure e protocolli operativi capa-
Le condizioni
di vita della
maggior parte della
popolazione afgana
rimangono ancora
drammatiche
21
Eritrea
Background
The border crisis between Eritrea and Ethiopia has
given rise to massive humanitarian problems since
it first erupted in May/June 1998. In
November/December 1999, there were over
260,000 IDPs, of whom nearly 128,000 were living
in temporary camps. In addition, the number of
people deported from Ethiopia following the conflict, reached the number of 67,000, of whom nearly 16,000 were living in camps. In May 2000 the
conflict escalated and resulted in an even greater
humanitarian crisis with the displacement of over
1.1 million people, principally from the GashBarka, Debub, and Southern Red Sea regions
which are located in the south of the country along
the border with Ethiopia.
22
Humanitarian conditions started to deteriorate rapidly because of lack of resources and limited
response capacity. The IDPs (Internally Displaced
Persons) and other war-affected people placed additional pressure on host comunities’ scarce resources.
Moreover, most towns along front line became completely de-populated and the mass movement of
these peoples from the agricultural-rich regions of
Gash Barka and Debub caused the loss of nearly the
entire cereal harvest for the year 2000. Houses,
farms and infrastructures were also destroyed in the
fighting. The drought which has been affecting many
parts of the country further aggravated the magnitude of the emergency situation.
The peace agreement of December 2000 and the
following presence, in 2001, of the UN Peacekeeping mission to Ethiopia and Eritrea (UNMEE) has
kept the two belligerants apart and it has granted a
Intervention type
Emergency
Assistance
to war-victims
Location
Gash-Barka,
Debub, Anseba,
Northern Red Sea
Regions
Italian
Co-operation
contribution
19.6 million Euro
Eritrea
Tipo di intervento
Aiuti di emergenza
per le vittime
della guerra
Località
Gash-Barka, Debub,
Anseba, Regioni
settentrionali
del Mar Rosso
Contributo
Cooperazione
italiana
19,6 milioni di Euro
Premessa
Fin dagli eventi del maggio-giugno 1998, la crisi di
frontiera tra l’Eritrea e l’Etiopia ha posto massicci
problemi di assistenza umanitaria. Si calcola che nel
novembre del 1999 poco meno di 128.000 sfollati, su un totale superiore a 260.000, fossero alloggiati in campi provvisori. Inoltre, a seguito del conflitto, 67.000 persone furono deportate dall’Etiopia,
delle quali 16.000 vennero alloggiate in campi. La
crisi umanitaria è ulteriormente precipitata nel maggio del 2000, quando il conflitto di frontiera assunse le dimensioni di una reale guerra.
Oltre 1.100.000 persone sfollarono dalle proprie
abitazioni, principalmente nelle regioni di GashBarka, Debub e del Mar Rosso che si trovano nel
sud del paese, lungo la frontiera con l’Etiopia.
Le condizioni di vita deteriorarono vistosamente
per la mancanza di risorse e le limitate capacità di
intervento. La necessità di prestare assistenza agli
sfollati e, in genere, alle vittime della guerra, ha
messo a dura prova le già scarse risorse delle
comunità chiamate ad ospitarli. Molte delle città
situate lungo la linea interessata dalla cessazione
delle ostilità sono ormai quasi totalmente spopolate; inoltre la fuga in massa delle popolazioni dalle
prospere regioni agricole del Gash-Barka e del
Debub ha comportato la perdita pressoché totale
del raccolto cerealicolo del 2000. Alla distruzione
di infrastrutture, case, fattorie seguita ai combattimenti si somma un ulteriore elemento negativo,
rappresentato dalla siccità che ha colpito numerose zone del paese.
L’accordo per la cessazione delle ostilità stipulato nel
2000 e il seguente dispiego, nel 2001, di una forza
23
Post-War Emergency Rehabilitation
To address this dramatic situation, the Italian
Cooperation’s Emergency Response Department
made an initial contribution through UNDP/BCPR
to provide emergency humanitarian assistance to
IDPs. Under this project, emergency assistance
has been provided in IDPs camps in various sectors such as health, water, sanitation and shelter.
The project covered also the costs for the quick
delivery (including air-lifting) of emergency nonfood relief items.
Shortly afterwards, the Italian Cooperation and
UNDP/BCPR jointly designed and developed a Post
War Emergency Rehabilitation (POWER) programme for Eritrea. The POWER was conceptualized as a transition programme, bridging between
the immediate emergency recovery needs and
longer term development prospects.
The overall objective of the POWER programme was
therefore to contribute to the national rehabilitation
and the reintegration of displaced and war-affected
populations, to build capacities for sustainable
national reconstruction linking relief activities to
sustainable long-term development.
24
period of relatively stable peace, thus allowing the
majority of IDPs to return to their homes.
However, a total of over 50,000 persons still remain
in consolidated or newly-established camps as their
home areas remain inaccessible due to various factors, including contamination by mines and UXOs
and insecurity caused by the close proximity of villages to the border.
Health support
in the camps aims
at reducing
morbidity and
mortality levels
A total of 56 projects and programmes in different
sectors such as health, shelter, water and sanitation, income generation, education, agriculture,
support to disabled, capacity building, have been
implemented under the POWER programme. The
programme has rehabilitated/reconstructed 36
schools, 9 Health Centers and 4 Hospitals. In addition technical assistance was provided to 3 Hospitals, along with the provision of medical supplies.
7,400 houses, 1,471 Agudo structures have been
di pace delle Nazioni Unite per l’Eritrea e l’Etiopia
(UNMEE), ha garantito un periodo di pace relativamente duratura, favorendo cosi il ritorno della maggioranza degli sfollati alle loro abitazioni.
Tuttavia, circa 50.000 persone vivono ancora in
campi dal momento che le loro regioni di origine
sono ancora inaccessibili a causa delle mine e altri
ordigni, nonché del sentimento di insicurezza dovuto
alla loro vicinanza al confine con l’Etiopia.
Programma per l’Emergenza Post-Bellica e la
Riabilitazione
Per far fronte alla drammatica situazione, l’Ufficio
Emergenze della Cooperazione Italiana ha stanziato
un contributo iniziale al BCPR/UNDP per fornire
assistenza umanitaria agli sfollati. Il progetto ha
assicurato che gli sfollati nei campi di accoglienza
ricevessero assistenza di emergenza in settori vitali quali l’acqua, la sanità e gli alloggi. Una parte del
contributo fu anche destinato al finanziamento dei
servizi di trasporto (compresi ponti aerei) necessari per fare affluire nel paese aiuti non alimentari.
Successivamente, la Cooperazione Italiana e il
BCPR/UNDP hanno messo a punto un programma
congiunto per l’Emergenza Post-Bellica e la Riabilitazione in Eritrea (POWER). Il POWER fu concepito
come un programma di transizione, teso a realizzare il “continuum” fra i bisogni di emergenza e le prospettive di sviluppo a più lungo termine. Pertanto,
l’obiettivo primario del programma POWER è di contribuire al processo di riabilitazione nazionale, al reintegro delle popolazioni sfollate e, in genere, alle vittime della guerra. Il programma mira anche a rafforzare le capacità dell’Eritrea di assicurare un processo sostenibile di ricostruzione a livello nazionale,
25
L’obiettivo
dell’assistenza
sanitaria è di
ridurre gli alti tassi
di morbilità e
mortalità materna
e infantile nei
campi
assicurando una continuità tra i servizi di assistenza e le attività di sviluppo.
Nel quadro del programma POWER, sono stati realizzati in totale 56 progetti in settori differenti quali la
sanità, la costruzione di alloggi, l’acqua e l’igiene, la
produzione agricola, la creazione di fonti di reddito,
l’educazione e il sostegno ai disabili. Tra i risultati
ottenuti, 36 scuole e 9 Centri Sanitari e 4 ospedali
rehabilitated and 140 new houses have been constructed. 17 boreholes and wells and the installation of water pipelines to benefit 20 villages/IDPs
camps. In addition, the POWER supported a
national safety net through a cash-for-work programme to over 125,000 affected individuals, purchased medical supplies and printed/distributed a
vast amount of school books for war-affected children. Moreover, technical assistance has been provided in various areas, especially in the health sector to the hospitals of Tesseney, Akordat and
Dekemhare, including the provision of training and
new equipment. In the agriculture sector around
15,000 beneficiaries have been provided directly
with both farming supplies, seeds, animals, tools
and training to undertake income generation activities and to strengthen the food security of their
communities.
26
The implementation of the POWER programme has
been undertaken mainly through international and
national NGOs and local authorities. APS, CESVI,
COSV, Intersos, ISCOS, Mani Tese, Refugee Trust,
GVC, CRIC, CONCERN, Movimondo, Oxfam have
been the International NGOs involved in the execution of several projects. The Eritrean Ministry of
Local Government has been the main national
implementing partner.
The POWER programme was designed as a quickdisbursing recovery programme in order to
achieve the maximum impact in the shortest possible time. Despite the need being great, significant progress was made since July 2000 to the
present in promoting recovery programmes. Due
to its flexible nature the programme met its objec-
tives and succeeded in utilizing the whole of Italian contribution in less than two-year period,
substancially contributing to the improvement of
life’s conditions of IDPs and other war-affected
groups and supporting the government of Eritrea
in its reconstruction efforts.
In view of the successfull implementation and positive impact of POWER and due to the prevailing
situation in Eritrea, with thousand of IDPs still living in camps, hundred of thousand soldier to be
demobilized and reintegrated in the course of 2002,
many houses and basic public infrastructures to
be rehabilitated, at the end of 2001 the Italian Cooperation decided to make an additional contribution to UNDP/BCPR for an extension of the programme, which has been named POWER II. Activities under the POWER II are currently being
implemented and are expected to be completed by
the end of 2002.
sono stati recuperati e/o ricostruiti. Inoltre, è stata
garantita assistenza tecnica ad altri 3 ospedali, unitamente a forniture mediche. Sono state riparate più
di 7.400 abitazioni e 1.471 strutture Agudo. Scavati 17 pozzi e fontanili che, con l’installazione di condutture idriche, beneficeranno 20 villaggi e campi
profughi. Il programma POWER ha anche sostenuto
una rete nazionale di sicurezza basata su un programma contanti in cambio di lavoro che ha interessato oltre 125.000 persone, acquistato medicinali e
stampato e distribuito diversi testi scolastici ai bambini colpiti dalla guerra. Inoltre in diverse aree, specialmente nel settore sanitario, agli ospedali di Tesseney, Akordat e Dekemhare, è stata fornita assistenza tecnica, comprensiva di formazione e nuove
attrezzature. Nel comparto agricolo a circa 15.000
coltivatori sono stati forniti direttamente sementi,
animali, attrezzature e formazione per svolgere attività produttive e per assicurare la sicurezza alimentare delle proprie comunità.
La realizzazione del programma POWER è stata
attuata principalmente grazie alle ONG e alle autorità locali. APS, CESVI, COSV, Intersos, ISCOS, Mani
Tese, Refugee Trust, GVC, CRIC, CONCERN, Movimondo, Oxfam sono state le ONG internazionali
coinvolte nell’esecuzione di numerosi progetti. Il
Ministero per i Governi Locali dell’Eritrea è stato
invece il principale partner nazionale nella realizzazione del programma.
Il Programma POWER è stato concepito come un
programma di recupero a erogazione rapida, avente
lo scopo di raggiungere il massimo impatto nel minor
tempo possibile. Nonostante le esigenze fossero
enormi, nel promuovere dei programmi di recupero
dal luglio 2000 a oggi sono stati realizzati dei significativi progressi. Grazie alla sua natura flessibile, il
programma ha raggiunto i suoi obiettivi ed ha impiegato la totalità del contributo italiano entro il biennio
previsto, contribuendo in maniera sostanziale al
miglioramento delle condizioni di vita degli IDP e degli
altri gruppi colpiti dalla guerra e appoggiando oil
governo eritreo nei suoi sforzi per la ricostruzione.
Alla luce del successo e dell’impatto positivo avuto
dal POWER e a causa della situazione prevalente in
Eritrea, con migliaia di sfollati ancora nei campi,
centinaia di migliaia di soldati da smobilitare e reintegrare nel corso del 2002, numerose abitazioni e
infrastrutture da recuperare, alla fine del 2001 la
Cooperazione Italiana ha deciso di erogare un ulteriore contributo all’UNDP/BCPR per un’estensione
del programma che è stato battezzato POWER II. Le
attività previste dal POWER II sono attualmente in
fase di realizzazione e si prevede il loro completamento entro la fine del 2002.
27
The Federal Republic of Yugoslavia
Background
As a consequence of the conflicts in Bosnia and
Herzegovina, the Krajina region and Kosovo, a large
number of refugees arrived in the Federal Republic
of Yugoslavia in three main waves, in 1992, 1995
and 1999, respectively. Based on a census of the
refugee population - carried out by UNHCR - and
estimates of IDPs, the population concerned is of
some 850,000 people. IDPs do not have permission
to take paid employment in Serbia.
A considerable number of refugees and IDPs is
accommodated in public buildings not purposely
designed for habitation or in collective centres such
as schools, sports halls, military barracks and
other institutions, all of which are unfit for family
dwelling.
The dramatic decline of the economy in the past
decade has led to a substantial rise in the number
of people living below the poverty line, as well as a
significant increase in the "grey underground economy" and greatly reduced tax revenues accruing to
the Government. High unemployment rates allow
little possibility for refugees to find sources of
income.
28
The practical result is that the FRY has been faced
with the problem of integrating a very large number
of newly arrived residents into the society and economy at a time when that economy was severely
depressed and government revenues severely
strained. As the economy continued to contract, the
living conditions became even more difficult and
the capacity of the authorities and the population to
support the refugee population diminished. In May
2000, a joint mission of the Italian Co-operation’s
Intervention type
Humanitarian
Assistance
to IDPs
Location
Kralievo, Apatin,
Novi Sad, Pancevo,
Kragujevac,
Smederevo, Nis
Italian
Co-operation
contribution
1.4 million Euro
Emergency Response Department and the
UNDP/BCPR was undertaken to set up humanitarian activities in Serbia.
A programme addressing the needs of refugees and
IDPs was drawn up in the same municipalities as
the ongoing "City-to-City" projects, with two additional cities, Kralievo and Apatin. The Italian Cooperation contributed 1.4 million Euro through the
UNDP/BCPR Trust Fund for Crisis, Post-Conflict
and Recovery.
Objectives
The overall objective of the project was to improve
the living conditions and quality of life of the
refugees and IDPs in and around the eight munici-
Repubblica Federale Jugoslava
Premessa
A seguito dei conflitti in Bosnia-Erzegovina, nella
regione Krajina e in Kossovo, la Repubblica Federale Iugoslava è stata teatro di massicci movimenti
migratori di profughi, in particolare delle tre successive ondate del 1992, del 1995 e del 1999.
Inoltre, dopo la crisi Kossovara del 1999, numerosi
civili residenti in Kossovo trovarono rifugio nella
Repubblica Serba, andando ad infoltire la già nutrita
popolazione complessiva degli sfollati (IDP). In base
ad un censimento dei profughi disposto dall’ACNUR
e di stime sul numero degli IDP, i potenziali destinatari degli aiuti erano circa 850.000. Tra questi, gli
sfollati che hanno trovato riparo in Serbia non erano
autorizzati ad esercitare attività lavorative retribuite.
La maggior parte dei rifugiati e degli IDP era sistemata in edifici pubblici non progettati per usi residenziali o in strutture collettive come edifici scolastici, palestre e caserme militari e altri complessi
immobiliari non idonei ad ospitare famiglie.
In conseguenza di una crisi economica di dimensioni drammatiche, nell’ultimo decennio si è registrato
sia un consistente aumento del numero delle persone che vivono al disotto della soglia di povertà e dell’economia sommersa, sia un calo vertiginoso delle
entrate tributarie. Inoltre, gli alti tassi di disoccupazione impedivano alla maggioranza dei rifugiati di trovare sbocchi lavorativi idonei e occasioni di reddito.
In pratica, l’ex Repubblica Federale Jugoslava si trovava a dover integrare nella società e nell’economia
un enorme numero di nuovi residenti giunti nel
paese in un periodo di depressione economica e di
forte diminuzione delle entrate statali. Inoltre, a
causa dell’ulteriore, progressiva contrazione della
Tipo di intervento
Assistenza
Umanitaria
agli sfollati
Località
Apatin, Novi Sad,
Pancevo,
Nis, Kragujevac,
Smederevo, Kraljevo
Contributo
Cooperazione
italiana
1,4 mlioni di Euro
29
palities of the Republic of Serbia included in the
programme through the swift provision of humanitarian assistance. At the same time, it also laid the
foundations for the early stages of long-term development. The framework of activities within the programme included the maintenance of collective
centres for IDPs and refugees, the provision of
essential drugs and basic equipment to health centres, as well as support to families hosting refugees
and IDPs. Activities within this framework include
the distribution of non-food items, support for the
winterization of host family accommodation, as well
as permanent accommodation for elderly and sick
refugees and IDPs. The project also made a provision for assisting and repairing hospitals and community/healthcare centres. UNDP closely co-ordinated the formulation and implementation of activities with the NGO partners and other key actors
such as OCHA and UNHCR in order to avoid duplication and redundancy of assistance and distribution efforts.
30
Given the success of the preliminary actions that
were accomplished on schedule, the Italian Cooperation’s Emergency Response Department
through the UNDP/BCPR Trust Fund for Crisis,
Post-conflict and Recovery has contributed an additional amount of approximately 375,000 Euro for
anti-pollution activities in the areas where the project is being implemented.
The project has been executed by the following Italian NGOs in partnership with UNDP:
■ Arci Cultura e Sviluppo (ARCS). ARCS managed
a project for the rehabilitation of the collective centres in Pancevo and distribution of non-food items
The overall
objective
of the project is to
improve the living
conditions and
quality of life
of the refugees
and IDPs
(Apatin, Novi Sad and Pancevo);
■ Cooperazione Internazionale (COOPI) ran a
project focusing on the distribution of rehabilitation
kits for a winterization programme for host family
premises in the municipality of Nis;
■ Italian Consortium of Solidarity (ICS) organized
a programme for carrying out basic repair work and
distributing non-food items to refugees and IDPs in
collective centres in Nis and Pancevo;
■ Organizzazione Umanitaria per L’Emergenza
(InterSOS) provided basic equipment to the pediatric wards in Kragujevac and Smederevo hospitals.
InterSOS also managed a project for the provision
of appropriate, dignified accommodation for approximately 40-50 sick elderly and IDPs still hosted
in collective centres in Kraljevo;
1,4 milioni di Euro ed è stato erogato attraverso il
fondo UNDP/BCPR per le situazioni di crisi, post
conflitto e recupero.
Obiettivi
base economica del paese, le condizioni di vita si
erano fatte via via più difficili e l’onere del mantenimento dei profughi era diventato sempre meno
sostenibile per le autorità e la popolazione.
Il principale
obiettivo
del progetto
era quello
di migliorare
le condizioni
e la qualità della
vita dei rifugiati
e degli sfollati
Nel maggio 2000 l’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana e l’UNDP/BCPR studiarono congiuntamente le modalità del previsto intervento
umanitario in Serbia.
Il programma di assistenza ai profughi e agli sfollati messo a punto dalle due organizzazioni si indirizzava alle stesse città già destinatarie di precedenti
progetti di gemellaggio, oltre che ai comuni di
Kraljevo e Apatin. Il finanziamento stanziato dall’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana era di
L’iniziativa si è proposta, in primo luogo, di migliorare la qualità della vita e le condizioni di profughi e
sfollati sistemati negli otto comuni destinatari del
programma, mediante la pronta erogazione di aiuti
umanitari, creando, al tempo stesso, le premesse
per l’avvio di programmi di sviluppo di lungo periodo.
Erano previsti lavori di ripristino e manutenzione dei
centri d’accoglienza per IDP ed altre categorie di
rifugiati, forniture di farmaci e attrezzature di base
per gli ambulatori, oltre che sussidi alle famiglie che
ospitavano i profughi. Completavano il progetto
anche altri aiuti non alimentari, tra cui contributi in
danaro per consentire alle famiglie che ospitavano
sfollati di superare al meglio i rigori dell’inverno e
nuove strutture permanenti di accoglienza per IDP
ed altre categorie di rifugiati ammalati o avanti nell’età. Inoltre sono state ripristinate e assistite alcune strutture ospedaliere, ambulatoriali e di accoglienza. Per prevenire duplicazioni o un’impropria
distribuzione degli interventi, l’iter di programmazione e realizzazione del progetto è stato coordinato
dall’UNDP in collaborazione con le ONG interessate
e con il significativo apporto di altri enti, tra cui
OCHA e ACNUR.
Constatati i risultati soddisfacenti delle prime iniziative portate a compimento, l’Ufficio Emergenze della
Cooperazione Italiana ha stanziato un ulteriore contributo di circa 375.000 Euro per il disinquinamento delle regioni destinatarie del programma di aiuti.
Anche quest’ulteriore stanziamento è stato erogato
31
■ Centro Regionale d’Intervento per la Cooperazione (CRIC) ran a project of non-food distribution
and community services for children and adolescents in collective centres in Belgrade;
■ Associazione volontari per il servizio
internazionale (AVSI) ran an emergency programme for IDPs in Apatin;
■ Cooperazione e sviluppo (CESVI) managed
two projects in Belgrade and Nis for distributing
relief items and carrying out basic repairs to collective centres hosting refugees and IDPs;
■ Movimondo ran a humanitarian aid project for
refugees and IDPs in collective centres in Smederevo and Belgrade;
■ Nuova Frontiera provided heating fuel for the
winter season 2000/2001 for vulnerable groups
among the refugees and IDPs. It also carried out
basic repair work and developed community
spaces in collective centres in the municipality
of Smederevo.
32
BENEFICIARIES. The beneficiaries of these projects
are primarily the most vulnerable groups of refugees
and IDPs. They are mostly living in collective centres
in the targeted municipalities, in addition to a number of Serbian families hosting refugees and IDPs
estimated at around 19,000 people.
In view of the positive impact of the programme and
its rapid implementation, at the beginning of 2002
the Italian Cooperation’s Emergency Response
Department has allocated an additional contribution of Euro 750,000 to UNDP/BCPR to execute new
programme in favour of displaced population. While
writing, the process of identification and feasibility of
projects to be implemented is still underway.
bambini ed adolescenti ospitati in alcuni centri di
accoglienza di Belgrado;
■ Associazione Volontari per il Servizio Internazionale (AVSI) ha realizzato interventi di emergenza per
gruppi di sfollati sistemati ad Apatin;
■ Cooperazione e Sviluppo (CESVI) ha gestito due
progetti a Belgrado e Nis. Gli interventi previsti comprendevano il ripristino dei centri di accoglienza esistenti in queste città e la distribuzione di beni di prima
necessità ai profughi e agli sfollati ivi ospitati;
■ Movimondo è stata responsabile dell’attuazione di
un programma di aiuti umanitari per i profughi e gli
sfollati che si trovavano in alcuni centri di accoglienza di Smederevo e Belgrado;
■ Nuova Frontiera ha fornito combustibili da riscaldamento per l’inverno 2000/2001 a gruppi di profughi e sfollati particolarmente vulnerabili, curando
inoltre interventi manutentivi essenziali e di ampliamento degli ambienti comuni nei centri di accoglienza del comune di Smederevo.
tramite il Fondo Fiduciario per Interventi in situazioni
di crisi, post conflitto e recupero.
Le relative iniziative sono state affidate ad ONG italiane operanti in stretta collaborazione con l’UNDP:
■ Arci Cultura e Sviluppo (ARCS). Il progetto affidato all’ARCS prevedeva interventi di ripristino dei centri d’accoglienza di Pancevo e la distribuzione di aiuti
non alimentari (ad Apatin, Novi Sad e Pancevo);
■ Cooperazione Internazionale (COOPI) ha gestito
un progetto nel comune di Nis. Alle famiglie che
ospitavano rifugiati sono stati offerti i materiali e le
attrezzature necessari per ristrutturare le loro case
in previsione della stagione invernale;
■ Consorzio Italiano di Solidarietà (ICS) ha messo
a punto un programma di ripristino dei centri di
accoglienza di Nis e Pancevo e ha distribuito aiuti
non alimentari ai profughi e agli sfollati qui sistemati;
■ InterSOS ha fornito attrezzature pediatriche agli
ospedali di Kragujevac e Smederevo e ha gestito
anche la creazione di strutture di accoglienza per 4050 ammalati anziani e sfollati alloggiati a Kraljevo;
■ Centro Regionale di Intervento per la Cooperazione (CRIC) ha coordinato un progetto di distribuzione di aiuti non alimentari e servizi collettivi per
Nell’ultimo
decennio il drastico
declino
dell’economia
ha portato
ad un sostanziale
aumento
nel numero
di persone che
vivono al di sotto
della soglia
di povertà
e necessitano
DESTINATARI. Le categorie più vulnerabili di profughi e sfollati, per lo più sistemati nei centri d’accoglienza delle località interessate, ma anche le famiglie serbe che hanno offerto ospitalità ai profughi. In
totale 19.000 persone.
Alla luce del positivo impatto del programma e
della rapida realizzazione dello stesso, agli inizi del
2002 l’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana ha stanziato un nuovo contributo di 750.000
Euro all’UNDP/BCPR per ulteriori attività a favore
delle popolazioni sfollate. Al momento della stampa
di questa pubblicazione è in corso il processo di
identificazione e verifica della fattibilità dei progetti
da realizzare.
33
Former Yugoslav Republic of Macedonia
Background
The city of Kumanovo, with a population of 95,000,
is located in the vicinity of the conflict that erupted
in the Northwest region of the country in February
2001. The city is ethnically mixed (60% Macedonian, 25% Albanian and 15% other ethnic minorities). Since the outbreak of the crisis, the city has
been confronted with mounting challenges: it
became host to 70,000 internally displaced persons
fleeing the fighting in surrounding towns and villages. The influx of IDPs placed extraordinary pressure on a municipality already suffering the economic and financial hardship associated with the
overall development challenges in the Former
Yugoslav Republic of Macedonia.
Objectives
34
The Emergency Section of Italian Cooperation made
a contribution of 1 million Euro to execute a programme aimed at contributing to the recovery
process in FYR Macedonia and at building confidence among the different ethnic communities.
This is to be accomplished by improving the supply
of water to the population and by reducing its vulnerability to direct impact by the crisis.
The project is divided into two components:
■ The first aims at assisting the Government of FYR
Macedonia in addressing the urgent need to rehabilitate the water supply system in the city of Kumanovo, which was severely disrupted by the recent crisis. This entails the construction of seven ground
water wells that will provide an additional 501
m3/sec. to the water supply system of Kumanovo,
the linking of seven water wells to a water purifica-
Intervention type
Water supply
system recovery;
IDPs support
Location
Kumanovo
Duration
3 months
Italian
Co-operation
contribution
1 million Euro
Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia
Tipo di intervento
Ripristino
del sistema di
approvvigionamento
idrico; sostegno
ai profughi
Località
Kumanovo
Durata
3 mesi
Contributo
Cooperazione
italiana
1 milione di Euro
Premessa
La città di Kumanovo, con una popolazione di
95.000 abitanti, è situata in prossimità dell’area del
conflitto esploso nella regione nord-occidentale del
paese nel febbraio 2001. La città è caratterizzata
da una composizione etnica mista (60% macedoni,
25% albanesi e 15% altre minoranze etniche). Dallo
scoppio della crisi, la città ha dovuto far fronte ad
una serie di problemi dovuti all’afflusso di 70.000
profughi provenienti dalle aree del conflitto che cercavano di sfuggire ai combattimenti nelle città e nei
villaggi vicini. L’arrivo massiccio di profughi ha messo
notevolmente in crisi la città, già afflitta da difficoltà
economiche e finanziare derivanti dai problemi generali di sviluppo che affliggono l’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia.
Obiettivi
L’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana ha
offerto un contributo di 1 milione di Euro per la realizzazione di un programma finalizzato al processo di
recupero in Macedonia. Il programma tende a far
riacquistare alle diverse comunità etniche una maggiore fiducia nel proprio futuro, migliorando il sistema di fornitura idrica e riducendo il livello di vulnerabilità della popolazione agli effetti diretti derivanti
dalla situazione di crisi.
Il progetto è diviso in due parti:
■ La prima riguarda l’assistenza al governo dell’ex
Repubblica Jugoslava di Macedonia al fine di ripristinare al più presto l’impianto di approvvigionamento idrico della città di Kumanovo che ha subito
gravi danni a seguito del conflitto. Ciò prevede la
costruzione di sette pozzi di falda che forniranno
35
36
tion plant through the construction of a pipeline
5,200 meters long, as well as the connection of the
ground water wells to the city’s water supply system.
Kumanovo’s water supply system is fed by two
water accumulation lakes, Glaznja (23 mil. m3) and
Lipkovo (1,4 mil. m3), both located in the crisisaffected mountain areas. During the height of the
crisis, water supply became a highly contentious
issue, as these reservoirs were cut off and supply
was severely reduced in the Kumanovo area. Problems of security and lack of freedom of movement
prevented repair and regular maintenance work
The influx of IDPs
placed
extraordinary
pressure on
a municipality
already suffering
the economic
and financial
hardship
from taking place, leading to further deterioration of
the water supply infrastructure.
Low rainfall and drought in some areas escalated
the situation into an emergency over the summer
months, when water tanks had to be transported to
Kumanovo and drinking water had to be distributed through international humanitarian assistance. With the opening of some conflict-affected
areas, assessments conducted jointly by the Government, UN and other international agencies
highlighted chronic problems that have been exacerbated by the conflict.
501m3/sec. aggiuntivi all’impianto idrico di Kumanovo, il collegamento dei sette pozzi ad un impianto
di depurazione dell’acqua mediante la costruzione di
una conduttura lunga 5.200 metri, il collegamento
dei pozzi di falda all’impianto di approvvigionamento
idrico della città.
L’impianto idrico Kumanovo è alimentato da due
bacini di accumulo dell’acqua, Glaznja (23 mil. m3) e
Lipkovo (1,4 mil. m3), entrambi situati nelle aree
montagnose colpite dalla crisi. All’apice della crisi, la
fornitura idrica divenne oggetto di controversie;
infatti, venne interrotta l’erogazione dai suddetti
bacini, determinando così una notevole riduzione dell’approvvigionamento idrico nell’area di Kumanovo.
Problemi di sicurezza e l’impossibilità di muoversi
liberamente impedivano di eseguire lavori di riparazione e manutenzione, determinando così un ulteriore deterioramento dell’impianto idrico.
Le basse precipitazioni e la siccità in alcune aree
hanno peggiorato la situazione creando uno stato di
emergenza nei mesi estivi durante i quali è stato
necessario trasportare a Kumanovo serbatoi di
acqua e l’assistenza umanitaria internazionale si è
dovuta dedicare alla distribuzione di acqua potabile
alla popolazione. A seguito dell’apertura di alcune
aree colpite dal conflitto, ricognizioni del Governo,
delle Nazioni Unite e di altre agenzie internazionali
hanno messo in luce i problemi cronici esacerbati
dal conflitto.
Questa parte del progetto rappresenta sia una
risposta immediata ad una situazione di emergenza,
sia una risposta di lungo periodo per la risoluzione
dei problemi sanitari e di distribuzione idrica che colpiscono Kumanovo. Infatti si è sostenuto il governo
della Macedonia nel trovare una soluzione immediata e nello stesso tempo sostenibile, promuovendo
obiettivi di sviluppo di lungo termine.
L’accordo per l’erogazione del contributo è stato
siglato in data 19 dicembre 2001 dall’Ambasciatore della Repubblica Italiana per conto del paese
donatore, dal Ministro per i Trasporti e le Telecomunicazioni in qualità di agente esecutore, dal Sindaco di Kumanovo per conto delle autorità locali e
dal Rappresentante Residente in qualità di agente
attuatore. Il progetto è stato completato e presentato all’UNDP che, successivamente, ha scelto un
revisore della documentazione tecnica mediante la
procedura che prevede la presentazione di offerte
da parte dei professionisti interessati. Dopo la presentazione dei risultati e delle raccomandazioni del
revisore, è iniziata la procedura relativa alla gara di
appalto per i lavori di costruzione.
Terminata la gara d’appalto per i lavori di costruzione e la direzione lavori, e dopo la valutazione positiva del contributo in natura fornito dal Comune,
dovranno iniziare i lavori per la costruzione dei pozzi
e della condotta.
L’arrivo massiccio
di profughi
ha messo
notevolmente
in crisi la città,
già afflitta
da difficoltà
economiche
e finanziare
■ L’obiettivo della seconda parte del progetto è di
contribuire a risolvere gli urgenti problemi che affliggono i profughi, mediante la creazione di attività che
producono reddito, la fornitura di servizi psico-sociali e il ripristino dei beni danneggiati. Tenuto conto del
tasso di disoccupazione crescente in tutte le aree
della Macedonia, i profughi sono stati quelli maggiormente colpiti dalla recente crisi; infatti, la maggior parte di essi, fuggendo dall’area di origine, ha
perso ogni propria fonte di sussistenza. Ciò vale
soprattutto per i profughi che provengono dalle aree
rurali e hanno difficoltà ad utilizzare le loro competenze in un ambiente urbano. Inoltre, l’abbandono
delle case ha rappresentato un’esperienza estrema-
37
38
This project component constitutes both an emergency and a developmental response to the water
distribution and sanitation challenges affecting
Kumanovo by supporting the Government of FYR
Macedonia in bringing about an expedited solution
that is at the same time sustainable and supports
medium to long-term development goals.
The Contribution Agreement of the project was
signed on 19 December 2001 by the Ambassador of
the Republic of Italy on behalf of the Donor, the
Minister of Transport and Communications as the
executing agent, the Mayor of Kumanovo on behalf
of the municipal authorities and the UNDP Resident Representative as the implementing agent.
The design was finalized and submitted to UNDP
which subsequently selected a reviser of the technical documentation through a bidding procedure.
Upon submission of the findings and recommendations by the reviser, the tendering procedure for the
construction works was initiated.
Upon completion of the tendering procedures for
the construction works/the supervision, as well as
the successful finalization of the ongoing assessment of the in kind contribution of the Municipality of Kumanovo, the implementation of the wells
and pipeline are to be undertaken.
■ The second component of the project aims at providing support in meeting the urgent needs of a
number of internally displaced persons through
income generation activities, the provision of psycho-social services and the reconstruction of damaged assets. With unemployment generally soaring
in all parts of FYR Macedonia, IDPs have been disproportionately affected by the recent crisis, with
most losing their source of livelihood as a result of
their displacement. This is particularly the case as
concerns IDPs with a rural background, who find
difficulty in applying their skills in an urban setting. Displacement has also proven to be a very
hard experience for many IDP children, with tensions and psychological stress rising due to crowded living conditions, increasing fatigue of host families, as well as the need to integrate into new
schools, where ethnic tensions are often an issue.
In the light of this, the IDP support component of
the project has focused on providing psycho-social
services to relieve stress in IDP families, support to
sustain livestock and agricultural assets during
displacement, assistance for economic recovery
through income-generating activities, and has facilitated return through support for reconstruction of
damaged assets.
The programme
aimed
at contributing
to the recovery
process in FYR
Macedonia and
at building
confidence among
the different ethnic
communities
UNDP has been working in close collaboration with
NGOs specialized in providing humanitarian assistance aiming at alleviating the pressures associated
with displacement and facilitating the return of
IDPs. To this effect, a project proposal by CRIC has
been funded, involving fodder for livestock of
returnee families as well as fodder for horses/repair
equipment for carts of Roma families. The needs
assessment and the implementation arrangements
were duly executed by CRIC. The implementation of
the project started on 20 January 2002 and it was
successfully finished on 06 March 2002. UNDP
monitored the activities on a regular basis and all
arrangements were coordinated with the local
inhabitants and target groups with wide community participation.
mente dolorosa per molti bambini che hanno sofferto tensioni e stress psicologici dovuti alle condizioni
di vita in situazioni di affollamento, alla crescente
fatica delle famiglie che li ospitavano e alla necessità
di integrarsi in nuove scuole dove le tensioni etniche
rappresentano spesso un problema.
Alla luce di quanto sopra, la parte del progetto che
prevede il sostegno ai profughi è stata incentrata
sulla fornitura di servizi psico-sociali finalizzati ad alleviare lo stress delle famiglie dei profughi, sul mantenimento del bestiame e delle proprietà agricole nel
periodo in cui le famiglie avevano abbandonato le
proprie case, sull’assistenza per la ripresa economica mediante la creazione di attività produttrici di
reddito, e sul sostegno per la ricostruzione dei beni
danneggiati al fine di facilitare il ritorno delle famiglie
nelle proprie case.
Il programma
tende a far
riacquistare alle
diverse comunità
etniche una
maggiore fiducia
nel proprio futuro,
migliorando
il sistema
di fornitura idrica
e riducendo il livello
di vulnerabilità
della popolazione
agli effetti diretti
derivanti dalla
situazione di crisi
L’UNDP sta operando in stretta collaborazione con
le ONG specializzate nella fornitura di assistenza
umanitaria al fine di alleviare lo stress psichico dei
profughi e facilitare il loro ritorno nelle aree di origine. A questo scopo è stata finanziata una proposta di progetto del CRIC, che prevedeva la fornitura
di foraggio per il bestiame delle famiglie dei profughi rientrati nelle loro case, di biada per i cavalli e
di attrezzi per la riparazione dei carri delle famiglie
Rom. La valutazione delle necessità e gli accordi
per la realizzazione del progetto sono stati effettuati dal CRIC. La fase di attuazione del progetto è iniziata il 20 gennaio e si è conclusa il 6 marzo 2002.
L’UNDP ha monitorato costantemente le attività
che hanno visto un’ampia partecipazione della comunità locale.
39
North Malukus
Background
Since January 2000, thousands of people have
been killed in clashes between Muslims and Christians in the Maluku islands. As a result of this conflict, over 200,000 people were displaced, (i.e.
almost 25% of the total population) and spread over
the provinces of North Maluku and Sulawesi Utara.
Reconciliation efforts between the conflicting parties in the North Malukus produced positive
results. Many IDPs gradually started to return to
their places of origin and favourable conditions
were created for the implementation of assistance
programmes for them, as well as projects aimed at
rehabilitating infrastructure damaged during the
ethnic-religious clashes.
40
The UNDP Office in Indonesia formulated a strategic and operational Conflict Prevention and Recovery plan for the Maluku Islands. Together with
other donors such as the Netherlands, Japan, the
United Kingdom and Australia, Italy allocated one
million Euro to UNDP for the provision of post-conflict assistance to the North Malukus to support the
efforts made by the Indonesian government to reconcile the region and to address the needs of IDPs
and the local communities affected by the conflict.
Objectives
The Italian contribution is to be used to implement
some of the activities included in the comprehensive UNDP plan. These are primarily initiatives supporting the return and reintegration of IDPs, the
construction of an increasingly peaceful social set-
Intervention type
Post-conflict
assistance
Location
Tobelo, Galela,
Morotai, Kao
Duration
3 months
Italian Cooperation
contribution
1 million Euro
ting (through inter-religious jointly-managed community-based projects based on the political
refrain, ’First do no harm’), the reconstruction and
rehabilitation of damaged infrastructure and services on a province-wide basis, and the provision of
assistance to the most vulnerable groups (such as
children, women and the elderly). They also include
activities aimed at reinforcing the capacity-building
of local authorities in their efforts to create the conditions for a durable peace. This objective is focused
on the sub-districts of Tobelo and Galela in the
North-Eastern part of Halmahera Island, and plans
are under way to extend it in the future. UNDP has
Molucche
Tipo di intervento
Assistenza
post conflitto
Località
Tobelo, Galela,
Morotai, Kao
Durata
3 mesi
Contributo
Cooperazione
italiana
1 milione di Euro
te condizioni favorevoli per la realizzazione di programmi di assistenza e progetti finalizzati al ripristino delle infrastrutture danneggiate durante gli scontri etcnico-religiosi.
La sede dell’UNDP in Indonesia ha formulato un
piano operativo per la prevenzione del conflitto e il
recupero nelle isole Molucche. Unitamente ad altri
paesi donatori quali l’Olanda, il Giappone, il Regno
Unito e l’Australia, l’Italia ha stanziato a favore dell’
UNDP un milione di Euro finalizzato all’assistenza
post-conflitto, al fine di aiutare il governo indonesiano nel processo di riconciliazione e nell’assistenza ai profughi e alle comunità locali colpite.
Obiettivi
Premessa
Da gennaio 2000 nelle isole Molucche migliaia di
persone sono rimaste uccise negli scontri tra
musulmani e cristiani. A seguito di questo conflitto
oltre 200.000 persone (quasi il 25% della popolazione totale) hanno abbandonato le proprie case
cercando rifugio nelle provincie di North Maluku e
Sulawesi Utara. I tentativi di riconciliazione tra le
parti in conflitto nel North Malukus hanno prodotto
risultati positivi.
Molti profughi hanno iniziato gradualmente a ritornare nei rispettivi luoghi di origine e sono state crea-
Il contributo italiano verrà utilizzato per realizzare
alcune delle attività previste nel piano generale dell’UNDP, vale a dire: iniziative di sostegno per il ritorno e il reinserimento dei profughi; costruzione di un
ambiente sociale pacifico mediante l’attuazione di
progetti inter-religiosi gestiti in maniera congiunta
dalla comunità locale e basati sullo slogan politico:
“Primo, non danneggiare gli altri”; ricostruzione e
ripristino delle infrastrutture e dei servizi provinciali
danneggiati; assistenza alle fasce più deboli della
popolazione, quali bambini, donne e anziani; attività
finalizzate al potenziamento delle capacità delle autorità locali per consentire loro di creare le condizioni
per una pace duratura. Attualmente il progetto è
rivolto ai sub-distretti di Tobelo e Galela nella parte
nord orientale dell’isola di Halmahera, ma si prevede in futuro di estenderlo anche ad altre aree.
L’UNDP ha già aperto due sedi, a Ternate City e a
Tobelo City.
41
already opened two offices, one in Ternate City and
one in Tobelo City.
42
Within the Rrecovery plan, the following projects
and activities have been initiated:
■ a Galela and Tobelo Community Programme
Board, with decision-making capacity, comprising
16 prominent citizens, has been established to support the project in identifying critical needs, in taking note of the poor safety of the returnees, as well
as planning projects, appointing implementing
agencies and monitoring activities;
■ the NGO International Medical Corps has been
designated the executing agency for a three-month
project (April-June 2002) entitled “Medical and
Reproductive Health Recovery Programme for Communities of North Maluku”, which focuses on
Tobelo, Galela, Morotai and Kao sub-districts. Following an assessment by UNDP, it is also about to
sign an agreement for an eight-month project entitled “Restoring Functional Community Health
Facilities in Tobelo and Galela Sub-Districts, North
Maluku”. This project makes provision for the construction/refurbishment of three Sub-Health Centres and nine Health Posts, as well as a number of
healthcare staff houses;
■ though community-based mixed groups of workers, UNDP is carrying out the “Promotion of Reconciliation and Support to the Local Economy
through Jointly-Managed Labour-Intensive Clearing of Rubble in Gamsungi 1 – Tobelo”;
■ jointly with the NGO World Vision International,
UNDP is about to start a seven-month project entitled Community Infrastructure Rehabilitation Programme. The main purpose is to support returnees
living in makeshift accommodations in 3 villages in
The Italian
contribution
is to be used
to implement some
of the activities
included in the
comprehensive
UNDP plan
the sub-district of Tobelo and 1 in Galela to rebuild
their houses by supplying the construction materials (69 new houses and more than 200 houses to
refurbish);
■ an electricity consultant will be provided to the
National Electric Company (PLN) to rehabilitate the
electricity lines in the sub-districts of Tobelo and
Galela. The implementing agency will be a company selected through a tender issued at national
level;
■ a UNDP civil engineer is currently drawing up a
project entitled “Promotion of Reconciliation and
Support to the Local Economy through JointlyManaged Labour-Intensive Clearing of Sewage in
Tobelo”.
In addition, UNDP and WHO are jointly studying a
province-wide multi-project for co-operation focusing on the next vaccination campaign, as well as on
the rehabilitation of the pharmacies.
Nell’ambito del piano di recupero, fino ad ora sono
stati avviati i seguenti progetti e le seguenti attività:
■ è stato istituito un Ccomitato per l’Attuazione del
Programma a Galela e Tobelo con capacità decisionali. Tale comitato, di cui fanno parte 16 cittadini
eminenti delle due aree, ha il compito di sostenere
il progetto nell’individuazione delle esigenze fondamentali dei profughi, garantire la sicurezza, pianificare altri progetti, nominare le agenzie di attuazione
e monitorare le attività svolte;
■ l’ONG International Medical Corps è stata designata quale l’agenzia responsabile dell’esecuzione di
un progetto di tre mesi (aprile-giugno 2002) denominato “Programma di Assistenza Sanitaria e Riabilitazione per la Sfera Riproduttiva nelle Comunità del
North Maluku”, indirizzato ai sub-distretti di Tobelo,
Galela, Morotai e Kao. A seguito di una valutazione
dell’UNDP, la suddetta ONG sta per siglare un accordo per un progetto della durata di otto mesi denominato “Ripristino delle Strutture Sanitarie nei subdistretti di Tobelo e Galela, North Maluku”. Tale progetto prevede la costruzione/ristrutturazione di tre
unità sanitarie locali, nove postazioni di assistenza
sanitaria e una serie di alloggi per il personale sanitario;
■ mediante gruppi di lavoratori musulmani e cristiani facenti parte della comunità locale, l’UNDP sta
realizzando un progetto denominato “Promozione
della Riconciliazione e Sostegno all’Economia Locale
mediante interventi congiunti e ad alta intensità di
manodopera per la rimozione delle macerie a Gamsungi 1 – Tobelo”;
■ in collaborazione con l’ONG World Vision International, l’UNDP sta per iniziare un progetto della durata di sette mesi denominato “Programma di Ripri-
stino delle Infrastrutture Locali”, il cui obiettivo principale consiste nell’assistere i profughi, ritornati nei
paesi di origine, che vivono in sistemazioni di fortuna nei 3 villaggi situati nei sub-distretti di Tobelo e in
1 villaggio a Galela, a ricostruire le loro abitazioni fornendo materiali edili (69 nuove case e oltre 200
case da ristrutturare);
■ all’Agenzia Nazionale per l’Elettricità (PLN) verrà
fornito un consulente per ripristinare le linee elettriche nei sub-distretti di Tobelo e Galela. L’agenzia
incaricata dell’attuazione del progetto sarà una
società scelta mediante una gara d’appalto a livello
nazionale;
■ un ingegnere civile dell’UNDP sta attualmente elaborando un progetto denominato “Promozione della
Riconciliazione e Sostegno all’Economia Locale
mediante interventi congiunti ed ad alta intensità di
manodopera per la pulizia del sistema fognario a
Tobelo”.
Inoltre, UNDP e WHO stanno studiando un multiprogetto di cooperazione a livello provinciale incentrato sulla prossima campagna di vaccinazione e sul
ripristino delle farmacie.
Il contributo
italiano verrà
utilizzato
per realizzare
alcune delle attività
previste
nel piano generale
dell’UNDP
43
Sierra Leone
Background
The past decade in Sierra Leone has been characterized by a brutal civil war which has led to
widespread human rights abuses, massive displacement of people, and a large number of victims. At least 75,000 people have been killed.
Two thirds of the population, including thousands of children, are displaced and thousands
of people have been abducted, raped, wounded
or deliberately mutilated.
The Lomé accord of July 1999 established a
peace. However, it proved to be a fragile one following various incidents in May 2000 which led
the country back into a crisis.
The situation remains tense, and some areas are
still unsafe. Attacks against civilians continue.
There are still some reports of sexual violence,
murders, kidnappings and mutilation in areas
under RUF control. The majority of the victims
are civilians living in small settlements or in
search of refuge or food.
44
To address some of the tragic consequences of this
conflict, the Italian Co-operation’s Emergency
Response Department contributed 516,000 Euro
through the UNDP/BCPR Trust Fund for Crisis,
Post-conflict and Recovery.
This contribution is used for a humanitarian programme, which is part of the overall strategy for
providing the basic healthcare and social services
as formulated in the 2000 Consolidated Appeal for
Sierra Leone. The Italian-funded programme comprises two projects.
Intervention type
Assistance
to people suffering
from the effects
of the civil war
Location
Goderich-Freetown,
Lungi-Freetown
Italian
Co-operation
contribution
516,000 Euro
Sierra Leone
Premessa
Nel decennio trascorso, la Sierra Leone è stata teatro di una brutale guerra civile caratterizzata da innumerevoli episodi di violazione dei diritti umani, massicci movimenti migratori della popolazione e da un
gran numero di vittime. I morti sono stati almeno
75.000. Due terzi della popolazione, compresi
migliaia di minori, hanno dovuto abbandonare i propri
villaggi e migliaia di persone sono state rapite, ferite,
violentate o deliberatamente mutilate.
La Convenzione di Lomé del luglio 1999 ha sancito
la pace. Tuttavia, essa si è rivelata assai fragile a
seguito dei combattimenti del maggio 2000 che
hanno portato il paese in una situazione di crisi.
Tipo di intervento
Assistenza
alle popolazioni
vittime
della guerra civile
Località
I distretti di
Goderich e Lungi,
a Freetown
Contributo
Cooperazione
italiana
516.000 Euro
Ciò nonostante, la situazione rimane tesa e vaste
regioni del paese sono tuttora poco sicure. In molte
località continuano gli attacchi ai civili e non sono
ancora garantite condizioni di sicurezza. Occasionalmente, si registrano ancora casi di violenza sessuale, omicidi, rapimenti e mutilazioni. Le vittime sono
per lo più civili che vivono in piccoli centri o si spostano nel paese alla ricerca di riparo o cibo.
Per por fine alle drammatiche conseguenze di questo conflitto, l’Ufficio Emergenze della Cooperazione
Italiana ha stanziato un contributo di 516.000 Euro
da erogarsi tramite il Fondo Fiduciario per Interventi in Situazioni di Crisi e di Recupero Postbellico dell’UNDP/BCPR. Lo stanziamento è servito a finanziare un programma umanitario inquadrabile nella
strategia globale di garanzia di idonei servizi sanitari
e sociali di base già formulata in occasione dell’Appello Congiunto per la Sierra Leone nel 2000. Il programma finanziato dall’Italia si articola in due progetti.
Progetto 1
Assistenza chirurgica e riabilitativa alle vittime
della guerra e corsi di formazione tecnica per il
personale sanitario
La guerra ha avuto effetti catastrofici, soprattutto
sulle infrastrutture sanitarie. A causa dei combattimenti, il sistema sanitario del paese è stato completamente smantellato. A Freetown sono in funzione
soltanto due ospedali pubblici, ma le loro strutture
sono in condizioni di manutenzione precarie e assolutamente insufficienti a far fronte alle reali esigenze.
La guerra civile ha costretto il governo a sospendere
il proprio programma di lotta alla tubercolosi e alla
45
Project 1
Surgical assistance and rehabilitation to war
victims and technical training for health professionals
The war has had catastrophic effects, especially
on healthcare infrastructure. Due to the fighting,
the pre-war health system of the country has
been completely dismantled. Only two public
hospitals are functioning in Freetown; these
structures are in poor condition and are completely inadequate to cope with the needs. The
civil war has led to the interruption of the public
treatment programme for tuberculosis and leprosy. Vaccinations have been regularly interrupted in rebel held territories, forcing NGOs to
request clearance from Rebel Commandos. This
has caused a rapid increase in cases of poliomyelitis and meningitis among children.
There are no post-graduate medical schools in
Sierra Leone and consequently there are very few
specialized doctors in the country. In addition,
most of the newly qualified doctors prefer to leave
the country.
46
Given this tragic context, the immediate objective
of the project is to improve basic health conditions on an equitable and lasting basis through
the following actions:
■ restore of a fully operational Surgical Centre for
war victims in Goderich-Freetown; and
■ improve the professional skills and capacities
of the healthcare professionals in the country.
The Surgical Centre will provide emergency and
reconstructive surgery, as well as physical rehabil-
There are no
post-graduate
medical schools in
Sierra Leone and
consequently there
are very few
specialized doctors
in the country
lebbra. Dato il vertiginoso aumento dei casi di poliomielite e meningite tra i bambini per effetto delle ripetute sospensioni delle campagne di vaccinazione nei
territori in mano ai ribelli, le ONG interessate hanno
chiesto il permesso di accedere ed operare nelle
zone non controllate dalle forze governative.
Poiché in Sierra Leone non esistono scuole di specializzazione in medicina, nel paese si trovano pochi
specialisti e la situazione è ulteriormente aggravata
dall’esodo dei medici più giovani verso altri paesi.
Vista la drammaticità della situazione, l’obiettivo
immediato del progetto è di migliorare sensibilmente
e permanentemente le condizioni sanitarie nel paese
grazie all’attivazione dei seguenti provvedimenti:
■ la ristrutturazione, a Goderich-Freetown, di una clinica chirurgica per la cura delle vittime della guerra;
■ la riqualificazione professionale del personale sanitario del paese.
In Sierra Leone
non esistono
istituti medici
di specializzazione
post-laurea
e di conseguenza
si trovano pochi
specialisti
La clinica chirurgica effettuerà interventi di pronto
soccorso e ricostruttivi, oltre a farsi carico del trattamento riabilitativo degli invalidi e dei mutilati. I servizi saranno erogati a titolo gratuito. Inoltre, la clinica
sarà sede di corsi di formazione indirizzati a tutto il
personale medico della nazione e sarà dunque pienamente integrata nel Sistema Sanitario Nazionale. Il
personale sarà reclutato in loco e frequenterà corsi
di addestramento in servizio affidati a medici provenienti da tutto il mondo. Le specializzazioni coperte
dai corsi di formazione del centro saranno chirurgia
di emergenza, chirurgia generale e ricostruttiva,
assistenza post-intervento, fisioterapia e trattamenti
riabilitativi, oltre che materie amministrative e
gestionali. Nell’ambito del progetto è prevista anche
la creazione di una rete di centri e servizi di consu-
47
itation for mutilated persons and invalids. The services will be provided free of charge. In addition, the
centre will be a training facility for the national
staff, fully integrated within the National Health
System. Local health professionals will be employed
and will receive on-the-job training from an international team of medical staff.
The centre will provide technical training in war
surgery, general surgery and reconstructive surgery, nursery assistance for surgical patients,
physiotherapy and rehabilitation, as well as general training in management and administration.
The project also aims at organising a referral network for remote areas where no health facilities are
available. First-aid posts will be established in
these areas.
48
BENEFICIARIES. The main beneficiaries of the
surgical activities will be persons with injuries
caused by the war requiring surgical treatment,
patients suffering from general trauma and patients
suffering from poliomyelitis. It will also be possible
to treat patients with congenital malformations
requiring surgical intervention. The training activities will focus on the medical, surgical and nursing
staff of the Centre. This staff will be selected from
those registered with the Ministry of Health, who will
then return to their original medical structures,
thus enhancing the general standard of expertise in
the country.
The implementing agency of the project is the Italian NGO, “Emergency”, which in collaboration with
the local Ministry of Health is responsible for the
overall management of the centre.
Project 2
The Surgical
Centre will provide
emergency
and reconstructive
surgery, as well
as physical
rehabilitation
for mutilated
and invalid persons
Rehabilitation Centre for Child ex-combatants
and Other War-Affected Children at Lungi,
Freetown
Each day, countless children are exposed to dangers that hamper their growth and development.
They suffer immensely as casualties of war and
violence and as victims of neglect, cruelty and
exploitation. Emotionally and physically immature, children are ill equipped to deal with the
harsh realities of this armed conflict. Once
recruited as soldiers, children generally receive
the same treatment as adults, including the
often-brutal induction ceremonies.
lenza al servizio delle popolazioni dislocate in zone
periferiche fin qui sprovviste di strutture sanitarie e
da dotare di posti di pronto soccorso.
Utenti della clinica chirurgica saranno in prevalenza
pazienti bisognosi di interventi chirurgici per le lesioni riportate durante la guerra, pazienti affetti da traumi di varia natura e poliomielitici, soggetti con malformazioni genetiche suscettibili di trattamento chirurgico. I programmi di formazione sono rivolti a
medici, chirurghi e infermieri che, rientrando successivamente nelle strutture sanitarie di provenienza, eleveranno i livelli medi di qualificazione del personale sanitario dell’intero paese in termini di competenze ed esperienza.
Della realizzazione del progetto è incaricata la ONG
italiana “Emergency”, che coordina la gestione della
clinica in stretta collaborazione col Ministero della
Sanità del paese.
Progetto 2
Un centro di riabilitazione per minori ex-combattenti o feriti nel corso della guerra. Sede: Lungi,
Freetown
Un numero incalcolabile di minori è quotidianamente
esposto a rischi che ne compromettono la crescita e
il regolare sviluppo. Tra questi, le ripercussioni della
guerra, episodi di violenza, incuria, crudeltà e sfruttamento. I minori sono fisicamente ed emotivamente
incapaci di affrontare la dura realtà del conflitto
armato. Dopo il loro reclutamento, ricevono di solito
lo stesso trattamento riservato ai combattenti adulti
subendo di frequente brutali riti di iniziazione.
Tra i combattenti di minore età, di solito privi di espe-
49
Because of their inexperience and lack of training, children soldiers have suffered far higher
casualty rates than their adult counterparts. The
survivors are now permanently disabled, or bear
psychological scars from being forced both to
commit and to witness horrific atrocities; these
include mutilation of limbs, systematic rape,
burning of houses and executions. Sierra Leone
has some of the worst and most alarming indicators for child rights’ abuses. Civil society faces a
process of cultural and economic disruption, as
most families have been split up. It is therefore
crucial that the international community make
an effort to reunite and reintegrate demobilized
child ex-combatants and war-affected children
through the establishment and strengthening of
community support systems.
The transition centre in Lungi will be fullyequipped to provide psychosocial services, medical assistance and income-generating activities
to children, including ex-combatants, to create
the conditions for their social and economic reintegration.
50
The key stakeholders of this project are demobilised children soldiers in the northern parts of
Sierra Leone (an estimated 2,000), as well as waraffected children (an estimated 250,000). About
25 to 30% of the beneficiaries are female.
The Italian NGO, AFMAL/Caritas Makeni, is the
implementing organisation of the programme.
rienza e addestramento, si registrano tassi di mortalità decisamente superiori a quelli dei soldati adulti.
Oggi, i pochi sopravvissuti alla guerra sono invalidi o
affetti da gravi turbe psicologiche per essere stati
costretti a commettere in prima persona oppure ad
assistere ad orrende atrocità: mutilazioni, atti di violenza sessuale, incendi ed esecuzioni. In Sierra Leone
si registrano le peggiori e più preoccupanti situazioni
di violazione dei diritti dei minori. Alla dissoluzione di
numerosi nuclei familiari ha fatto seguito un processo di vera e propria disgregazione culturale ed economica che la società civile è tenuta a fronteggiare.
Di qui la necessità che la comunità internazionale
compia ogni sforzo per riunire i minori ex-combattenti
o dispersi alle loro famiglie e per reintegrarli nella vita
civile, predisponendo e potenziando i servizi sociali a
loro favore.
Il centro provvisorio di accoglienza previsto nel
quartiere di Lungi sarà dotato di tutte le attrezzature necessarie per garantire ai minori, ex-combattenti e non, la necessaria assistenza medico-psichiatrica e opportunità di lavoro retribuito, ponendo
le basi per il loro fattivo inserimento nella vita sociale ed economica.
I destinatari del progetto sono principalmente i minori ex-combattenti congedati dall’esercito nelle regioni
settentrionali della Repubblica di Sierra Leone (stimati in circa 2.000), ma anche i minori comunque
colpiti dalle conseguenze della guerra (circa
250.000), per il 25-30% bambine.
La realizzazione del programma è affidata all’ONG italiana AFMAL/Caritas.
51
3
PROGRAMMES
IN RESPONSE
TO NATURAL
DISASTERS
R
ecent years have seen an increase in natural disasters and an accumulation of
disaster risk that is posing a threat to the
lives and livelihoods of the most vulnerable strata of the population – especially women and children – in addition to the development prospects
of many countries. Total losses in the Central
American countries worst hit by Hurricane
Mitch in 1998, for example, were estimated at
over 6 billion Euro, representing 13% of the
1997 gross domestic product of the entire
region.
Furthermore, it has been evidenced that frequently occurring small- and medium-scale disasters not registered in any global database may
cause up to twice as much accumulated damage
as large scale catastrophes. The impact of natural disasters on development is thus related to a
process of permanently accumulating loss and
perpetuation of poverty.
52
While it is not possible to entirely avoid crises
caused by nature, the wide disparity in the
human and economic impact of disasters underlines the potential for improved management of
such crises and also points to the interrelationship between the event and its impact, and the
development process that has preceded it.
Effective emergency management and reconstruction programmes have played a vital role in
avoiding loss of life and suffering. It has become
imperative, however, to combine them with an
approach that seeks to strengthen national
capacities for managing and reducing disaster
risk and vulnerability on a permanent basis.
The Caribbean
Cuba
El Salvador
The Islamic Republic of Iran
Mozambique
Venezuela
3
PROGRAMMI
IN RISPOSTA
AI DISASTRI
NATURALI
egli ultimi anni il moltiplicarsi di cataclismi
naturali ricorrenti e di varie situazioni di
rischio ha gravemente pregiudicato le condizioni di vita e i mezzi di sussistenza degli strati
più vulnerabili della popolazione, soprattutto minori e donne, mettendo in serio pericolo le stesse
prospettive di sviluppo di molti paesi. Nel 1998,
ad esempio, i danni prodotti dall’uragano Mitch,
che ha colpito i paesi dell’America centrale, furono stimati in oltre 6 miliardi di Euro, pari al 13%
del PNL 1997 dell’intera regione.
Si calcola, inoltre, che i danni delle frequenti emergenze naturali di entità medio-piccola non registrate negli archivi storici assommino in totale al
doppio di quelli causati dai disastri di maggiori
dimensioni. Di qui la consapevolezza che le perdite provocate dalle emergenze naturali generano e
perpetuano la povertà, ostacolando lo sviluppo.
N
Caraibi
Cuba
El Salvador
Repubblica Islamica dell’Iran
Mozambico
Venezuela
Se è vero che non è umanamente possibile scongiurare definitivamente le emergenze naturali, è
altrettanto vero che le ripercussioni che esse
hanno sulle economie delle singole nazioni accentuano la necessità di protocolli più efficaci per la
gestione dei rischi, ponendo in luce le strette correlazioni tra l’entità dell’impatto e il tipo di sviluppo preesistente all’emergenza.
In passato, le azioni di emergenza e gli aiuti alla
ricostruzione hanno grandemente contribuito a
salvare vite e scongiurare gravi perdite. Nella
situazione attuale è imperativo sfruttare al meglio
le potenzialità insite nei programmi di prevenzione basati sul rafforzamento delle strutture statali chiamate a gestire, e ridurre permanentemente, i rischi di disastri e la vulnerabilità delle popolazioni.
53
The Caribbean
Background
Set against a backdrop of global climate change
and taking into account the particular vulnerability of the Caribbean countries as Small Island
Developing States (SIDS), the growing accumulation of natural, environmental and technological
hazards is one of the region’s critical unresolved
development problems. The losses due to unmanaged risk erode development gains in the region
and make it difficult for countries to address pressing social and economic development needs.
The SIDS in the Caribbean are prone to a large
number and growing variety of hazards. These are
not only related to natural events, such as hurricanes, earthquakes, tsunamis and volcanic eruptions, but increasingly to environmental, technological and compound hazards, where human
interventions influence and magnify the effects of
floods, storm surges, landslides and drought. Rampant poverty, rapid urbanisation and lack of access
to land seriously intensify the vulnerability of the
population to natural hazards.
54
Although the issue of risk has led to a number of
regional initiatives, most are focused primarily on
emergency response and preparedness and do
not address risk or the underlying processes that
generate risk. Adequate institutional, administrative and legislative measures have yet to prove
capable of making use of the increasingly solid
body of information on climate change and hazards in the region for risk management purposes.
Risk considerations are not being factored into
development and investment in the region on a
consistent basis. Little progress has been made in
Intervention type
Risk Management
Initiative
Location
Insular Caribbean,
as well as Belize,
Guyana
and Surinam
Italian
Co-operation
contribution
516,000 Euro
I Caraibi
Premessa
Nel quadro dei cambiamenti climatici globali in atto
nel mondo e della particolare vulnerabilità a repentini mutamenti meteorologici dei piccoli stati insulari in
via di sviluppo (SIDS) dei Caraibi, i rischi d’ordine
naturale, ambientale e tecnologico, peraltro crescenti, rappresentano uno dei principali nodi fin qui
irrisolti della regione. Pur senza negare i progressi
compiuti sulla strada dello sviluppo, resta il fatto che
gli oneri derivanti dalla mancata gestione delle
emergenze frenano la crescita sociale ed economica di questi paesi.
Nei SIDS caraibici, le emergenze sono numerose e
crescenti, legate non solo a cataclismi naturali come
uragani, terremoti, maremoti, eruzioni vulcaniche e
periodi di siccità, ma anche a complesse situazioni
d’ordine ambientale e tecnologico causate o moltiplicate dall’azione dell’uomo. La vulnerabilità delle popolazioni dell’area al complesso di questi rischi è
accresciuta dal dilagare della povertà, dal fenomeno
dell’inurbamento e dalla scarsa disponibilità di terre.
Anche se la consapevolezza dei rischi ha portato a
una serie di iniziative regionali, gran parte di esse è
basata principalmente sulla risposta di emergenza e
non affronta il rischio o i processi di fondo che ne
sono alla base. A tutt’oggi, la cultura della gestione
dei disastri naturali non ha trovato stabile collocazione nelle politiche d’investimento o nei piani di sviluppo per la regione, nel senso che le leggi in vigore non
mettono a frutto le sempre più vaste conoscenze in
tema di mutamenti meteorologici e previsione dei
cataclismi naturali per una loro accorta gestione. La
legislazione locale in materia di assetto territoriale,
tutela dell’ambiente e sviluppo edilizio tradisce scar-
Tipo di intervento
Gestione delle
situazioni di rischio
Località
Isole dei Carabi,
Belize, Guyana,
Suriname
Erogazione
finanziaria
516.000 Euro
sa attenzione ai rischi stessi e agli interventi che
potrebbero limitarne gli effetti sulla popolazione. Pertanto, in molti paesi caraibici la crescita amplifica i
rischi e la vulnerabilità anziché contribuire alla prevenzione dei rischi e all’adattamento ai cambiamenti
climatici. Nell’ambito delle politiche di gestione delle
emergenze naturali sarebbe inoltre auspicabile un
approccio più attento ai risvolti sociali del problema,
volto a mettere in luce gli stretti legami tra povertà e
vulnerabilità al rischio e a quantificare il moltiplicarsi
dei pericoli a carico degli strati più svantaggiati della
società. Un altro elemento importante è lo scarso
coordinamento tra le iniziative nazionali, regionali ed
internazionali, che si traduce in perdite di sinergie e
sostenibilità nella gestione dei rischi. Anche il coordinamento tra le stazioni meteorologiche e le organizzazioni della protezione civile resta fin qui carente.
Alla luce delle considerazioni appena svolte, le misure
da attivare per un Programma di Gestione delle Emergenze Naturali nella Regione Caraibica costituiscono
55
embedding hazard information and vulnerability
reduction approaches into land use planning,
building and environmental management. As a
result, development in many Caribbean countries
is still leading to increasing levels of hazard and
vulnerability, rather than contributing to risk
reduction and adaptation to climate change.
Moreover, there is a lack of a social perspective to
risk management that focuses on the links
between poverty and vulnerability and the risks
faced by highly vulnerable social groups. At the
same time, there is inadequate co-ordination and
concatenation between the different initiatives at
the national, regional and international levels,
leading to a loss of synergy and sustainability in
risk management efforts. Furthermore, there are
weak interfaces between the organisations
involved in climate change and adaptation, and
those involved in disaster management.
56
Taking these issues into account, Preparatory
Assistance describes a range of activities to be
undertaken at the regional level in order to formulate a Risk Management Initiative for the
Caribbean. This initiative covers the entire
Caribbean, as well as Belize, Guyana and Surinam.
The Italian Co-operation’s Emergency Response
Department has contributed 516,000 million Euro
to the UNDP/BCPR Trust Fund for Crisis, Postconflict, and Recovery for a 12-month disaster
reduction project in the Caribbean region.
Objectives
The Risk Management Initiative for the Caribbean
is a consultative mechanism, involving govern-
The islands
of the Caribbean
basin
are prone
to a large number
and growing
variety of hazards
ments, regional and international organizations
and other key stakeholders, with the objective of
managing and reducing the risks associated with
natural, environmental and technological hazards,
particularly in the context of global climate change.
Thus, through an integrated approach to problems
regarding risk reduction and climate change, the
initiative will seek to facilitate global risk management as well as improve regional capacity to deal
Obiettivi
Il “Programma di Gestione delle Emergenze Naturali”
è un meccanismo consultivo al quale prendono parte
governi, organizzazioni regionali ed internazionali e
altri enti. Esso prevede iniziative finalizzate ad arginare e gestire i rischi naturali, ambientali e tecnologici in
atto nei paesi caraibici, in particolare quelli associati
ai mutamenti climatici globali. Mediante un approccio
integrato alle problematiche insite nella riduzione delle
emergenze e dei mutamenti climatici globali, nell’ambito del Programma saranno studiate procedure di
gestione globale dei rischi e predisposte le competenze e le strutture da mettere in campo nella regione per gestire e ridurre gli effetti dei cataclismi naturali. Il Programma vuole inoltre porre le premesse per
l’attivazione di azioni coordinate, l’analisi comparativa
delle principali situazioni di rischio da gestire e il reperimento delle risorse necessarie per finanziare interventi strategici globali e singoli progetti nazionali di
gestione delle emergenze naturali nei paesi caraibici.
nel loro insieme il Protocollo di Assistenza Preventiva
e interesseranno tutte le isole caraibiche, oltre a Belize, Guyana e Suriname. Per questo progetto l’Ufficio
Emergenze della Cooperazione Italiana ha disposto lo
stanziamento di 516.000 Euro da erogarsi nel quadro di un programma annuale di prevenzione dei
cataclismi naturali nella regione caraibica per il tramite del Fondo per le situazioni di crisi, post conflitto
e recupero gestito dal BCPR dell’UNDP.
Le isole
nel bacino
dei Caraibi
sono soggette
ad una serie
di pericoli ampia
e crescente
In quest’ottica è prevista l’istituzione di un esauriente
repertorio storico dei cataclismi naturali occorsi nei
Caraibi, di un registro informatizzato delle organizzazioni preposte alla gestione dei rischi, la raccolta di dati
informativi su tutte le metodologie di gestione delle
emergenze naturali disponibili e la creazione di un sito
web che pubblicizzi le iniziative avviate dal Programma.
DESTINATARI. Tutte le popolazioni dei paesi caraibici periodicamente colpiti da gravi calamità naturali.
Delle nuove acquisizioni in tema di valutazione e
gestione dei rischi si gioverà l’intera comunità dei
paesi dell’area.
57
with and reduce the harmful effects of national disasters. It further aims at providing a platform for
strengthening co-ordination, facilitating the comparative analysis of key risk management issues
and mobilising resources in favour of comprehensive national strategies for risk management in the
Caribbean countries.
In order to fulfill these goals, the activities of the initiative include the setting up of a comprehensive
inventory of disasters that have occurred in the
Caribbean, a database on the organisations
involved in risk management in the region, a review
of existing risk management approaches and a
webpage on the initiative.
BENEFICIARIES. The beneficiaries of the project
are the people of the Caribbean Region suffering
from the effects of natural disaster. Society at large
58
will benefit from improved risk assessment and disaster management.
Development
in many Caribbean
countries is still
leading
to increasing levels
of hazard
and vulnerability,
rather than
contributing
to risk reduction
and adaptation
to climate change
Status of the project
An initial background document has been completed and circulated, resources from UNDP have been
earmarked and resources from the Italian Government have been mobilised. Consultations have
begun been held with the Interamerican Development Bank (IDB) and with the Canadian International Development Agency (CIDA). UNDP Barbados
formulated a first project under the Initiative to be
executed by the Caribbean Disaster Emergency
Response Agency (CDERA) focusing on the Englishspeaking CDERA countries. UNDP Cuba developed
a preparatory assistance risk management initiative for the Caribbean. Furthermore, national plans
for risk and disaster management and reduction
have been formulated by UNDP Haiti and UNDP
Jamaica.
Following Hurricane Keith, which hit Belize in September/October 2000, emergency relief amounting
to 91,000 Euro was made available through
UNDP/BCPR by Italy. The assistance targeted
small farmers and fishermen to help restore their
productive capacity.
34 farmers with approximately 67.5 acres were visited in the different districts, and a list of items such
as fertilizers and chemicals to be supplied was determined. Fishermen were encouraged to set up cooperatives, each of which was to determine the members best suited and most needy to receive lobster
traps, in addition to the number to be distributed.
Status del progetto
E’ stato predisposto un documento programmatico
preliminare, sono stati stanziati i primi fondi italiani e
dell’UNDP e avviate consultazioni con la Banca per lo
Sviluppo Interamericano (IDB) e con l’ente canadese
per lo sviluppo internazionale CIDA. L’ufficio UNDP
delle Barbados ha approntato il primo progetto, specificamente indirizzato ai paesi di lingua inglese che
fanno capo al CDERA, l’ente di protezione civile della
zona caraibica incaricato della sua realizzazione; l’ufficio cubano dell’UNDP ha curato un progetto di assistenza preventiva agli enti della regione caraibica e le
competenti sedi UNDP hanno formulato i piani nazionali di gestione delle emergenze naturali per Haiti e
la Giamaica.
Nel settembre/ottobre 2000, dopo che l’uragano
Keith si abbatté sull’Honduras britannico (Belize), per
il tramite dell’UNDP/BCPR l’Italia stanziò 91.000
Euro per interventi urgenti, in primo luogo contributi
per il ripristino dei mezzi di produzione dei piccoli
agricoltori e dei pescatori.
Completati i sopralluoghi in una serie di piccole aziende agricole delle dimensioni medie di 67,5 acri dislocate in diversi distretti, è stato redatto un elenco dei
fertilizzanti e prodotti chimici da fornire. Nel settore
ittico, il compito di quantificare il fabbisogno di trappole per la pesca delle aragoste e di individuare i
pescatori cui assegnare le trappole è stato affidato a
cooperative formate tra gli stessi pescatori con gli
incentivi erogati nel quadro dello stesso progetto.
59
Cuba
Background
The river Luyano acts as a natural collector for
wastewater from 37 factories, 23 of which are major
sources of pollution. There are also 7 wastewater
collectors from the surrounding urban settlements,
as well as 16 storm water collectors with wastewater connections discharging pollution directly
into the river. In addition, a large amount of solid
waste from urban and industrial sources are carried into the Havana Bay by the river.
The recovery of the river Luyano plays a significant
role in the environmental upgrading of Havana
Bay, with direct implications on the health of the
people living or working along its banks. At present, the river water presents fecal coliform concentrations (fecal pollution indicators) higher than
those permitted by Cuban standards with regard
to primary and secondary human contact with
water. Such concentrations obviously constitute a
potential health risk for the human settlements
nearby, which could come into contact with this
polluted water.
60
The water in the river Luyano contains organic pollutants, such as greases and hydrocarbons, as well
as inorganic pollutants, such as heavy metals,
which are attached to or absorbed by fine suspended sediment particles and are carried downstream to both the Bay and the shore area. Such
phenomena could in fact give rise to pollutant bioaccumulation through the tropic chain if fish or
seafood from this water were to be eaten. Similarly, there could be an outbreak of waterborne diseases if the river water were to be used by local
people for crop irrigation.
Intervention type
Environmental
Sanitation of the
river Luyano
and the Bay
of Havana
Location
Luyano river,
Havana Bay
Italian
Co-operation
contribution
1.5 million Euro
Cuba
Tipo di intervento
Disinquinamento del
fiume Luyano e della
baia dell’Avana
Località
Fiume Luyano,
Baia dell’Avana
Contributo
Cooperazione
italiana
1,5 milioni di Euro
Premessa
Nel fiume Luyano affluiscono gli scarichi di 37 fabbriche, 23 delle quali operano in settori molto inquinanti. Accanto a questo collettore naturale, ci sono
7 impianti artificiali per la raccolta delle acque reflue
dei centri urbani circostanti e 16 collettori di acque
piovane che ricevono anche acque di scarico che
convogliano direttamente nel fiume. Inoltre, il Luyano
immette nella baia enormi quantità di rifiuti solidi
urbani ed industriali.
Il risanamento ambientale della baia dell’Avana
dipende in larga misura dal disinquinamento del
fiume, premessa indispensabile per il miglioramento
dello stato di salute delle persone che vivono e lavorano lungo le sue rive. Oggi il Luyano presenta concentrazioni di colibatteri (indicatori di inquinamento
fecale) superiori a quelle consentite dalle norme
nazionali per le acque destinate ad uso umano primario e secondario. E’ evidente che tale concentrazione costituisce un rischio per la salute degli abitanti dei centri urbani della zona, esposti al contatto
con le acque inquinate.
Le acque del Luyano contengono sostanze inquinanti
organiche (come oli e idrocarburi) e inorganiche (tra
cui metalli pesanti). Saldandosi alle minute particelle
sedimentarie sospese nell’acqua, queste sostanze
sono portate dalla corrente sulle coste e immesse direttamente nelle acque della baia. Il rischio è l’accumulo di sostanze inquinanti in tutta la catena alimentare, con gravi pericoli per la salute dei consumatori
di pesci o frutti di mare pescati in queste acque. Un
altro pericolo è rappresentato dalle epidemie che
potrebbero seguire all’uso delle acque del fiume per
l’irrigazione dei campi.
61
The project was initially developed as a response to
a request by the Government of Cuba for an emergency project to clean up the highly contaminated
Havana Bay. There has been long-standing UN
assistance to the Bay, including a large project
sponsored by the Global Environmental Facility
(GEF) to study the pollution problems in the
Havana Bay. This study concluded that the river
Luyano is one of the main contamination sources of
Havana Bay, and drew up several recommendations (legal, institutional, engineering, etc.) for
future action designed to ease the problem. Furthermore, the project recommended the installation
of three water treatment plants.
62
The UNDP/BCPR has approved a contribution of
more than 120,000 Euro towards this project,
which will substantially contribute to the
Caribbean Disaster Reduction Initiative. The Italian
Co-operation’s Emergency Response Department
has allocated 1.5 million Euro to assist in the environmental recovery in Cuba. These funds are channelled through the Trust Fund for Crisis, Post-Conflict and Recovery managed by UNDP/BCPR for an
emergency project. The project to be supported by
Italy is to be fully integrated into the GEF project
and its recommendations.
Objectives
The Italian-funded project provides for the construction of a wastewater plant designed to remove
the solid materials accumulated on the surface of
the water. This plant will have immediate effects on
the Bay, significantly improving its appearance and
thus complementing the GEF-funded plants.
The environmental
recovery of the
river Luyano plays
a significant role
in the further
environmental
upgrading
of Havana Bay,
bearing in mind
above all the
health of the
people living or
working along
its banks
The project aims at improving the local epidemiological situation and reducing the transmission
incidence of gastrointestinal diseases. More specifically, the project will include designs for the construction of a comprehensive emergency treatment
system for the river Luyano consisting of a mobile
barrier to divert the river flow, channeling it into an
automatic and manual roughdress system (during
the rainy season, this mobile barrier can be lowered
to avoid flooding when the water level increases), a
sludge drying bed, and an administrative building
for the personnel in charge of all plant operations.
The entire population of Havana stands to gain
enormously in both health and environmental
terms from this project.
annuale di emergenza per il disinquinamento della
baia. Le risorse stanziate dall’Italia sono amministrate dal Fondo per le situazioni di crisi, postconflitto e
recupero dell’UNDP/BCPR. Il progetto italiano viene
realizzato in stretto coordinamento con quello del
GEF, di cui recepisce anche le raccomandazioni.
Obiettivi
Il progetto originario, una prima iniziativa di bonifica
delle acque inquinate della baia dell’Avana, fu messo
a punto su richiesta delle stesse autorità cubane. Da
molti anni le Nazioni Unite assistono il governo cubano nei suoi sforzi di risanamento. Tra le iniziative successive citiamo un importante studio sulle cause dell’inquinamento della baia dell’Avana condotto sotto l’egida del Servizio Ambientale Globale (Global Environmental Facility, GEF). Lo studio indica nel Luyano il
principale responsabile della contaminazione delle
acque della baia e formula numerose raccomandazioni (legali, istituzionali, tecniche, ecc.) in vista della
definitiva soluzione del problema in un prossimo futuro. Tra l’altro, i ricercatori auspicarono l’installazione
di tre impianti per il trattamento delle acque.
La bonifica della baia dell’Avana si inquadra nel Programma di Gestione delle Emergenze Naturali nella
Regione Caraibica e sarà finanziata, tra l’altro, con
un contributo di oltre 120.000 Euro dell’UNDP/
BCPR. L’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana partecipa all’iniziativa con uno stanziamento di 1,5
milioni di Euro, destinati a finanziare un primo piano
Il recupero
ambientale
del fiume riveste
un ruolo importante
per il miglioramento
ambientale della
Baia de L’Avana,
e per la salute delle
persone che vivono
o lavorano lungo
le sue sponde
Con le risorse stanziate dall’Italia sarà costruito un
impianto di depurazione capace di rimuovere dalle
acque reflue i materiali che si addensano sulla superficie. L’impianto si aggiunge ad altri già finanziati in
precedenza dal GEF. Il trattamento avrà effetti immediati sulle acque della baia, migliorandone l’aspetto.
L’iniziativa si inquadra in un programma globale di
prevenzione dei problemi epidemiologici della regione
e, tra l’altro, mira a ridurre l’incidenza delle malattie
gastrointestinali. Più specificamente, il progetto comprende piani per la costruzione di un primo impianto
di disinquinamento globale del fiume Luyano formato
da una barriera mobile, regolabile automaticamente
e a mano, per convogliare le acque in un bacino di
contenimento (durante la stagione delle piogge, la
barriera sarà abbassata per evitare gli straripamenti dovuti al crescere del livello), da un letto per l’essiccamento dei depositi trasportati dalle acque e da
un edificio destinato ad ospitare sia gli uffici amministrativi dell’impianto, che gli alloggi del personale
richiesto per la sua gestione.
Tutti gli abitanti de L’Avana beneficeranno dei vantaggi igienico-sanitari e ambientali del progetto.
63
El Salvador
Background
The earthquakes which struck Salvador in January
and February 2001 caused the death of some 1,200
people and the destruction of major public infrastructure and private housing. This tragic event
had a further negative impact on the already difficult economic situation in a country seriously
weakened by a previous series of natural disasters
(Hurricane Mitch and the droughts resulting from
“El Niño” in 1998, the flash floods in 1999 and the
dengue fever epidemic in 2000).
To assist the Government of Salvador in responding
to such a disaster, the Italian Co-operation’s Emergency Response Department has contributed 3.4
million Euro through UNDP/BCPR to support the
reconstruction and rehabilitation of communities
affected by the earthquake.
Obiectives
64
Three main areas of intervention have been identified under this programme: 1) multi-sectoral assistance for vulnerable groups; 2) support to social
and health systems; 3) support to initiatives aimed
at containing the repercussions on local communities, particularly with respect to the homeless. In
the immediate post-earthquake phase a project to
provide humanitarian assistance to the population
was rapidly designed and implemented. Emergency
materials for shelter, clothing and cooking were distributed to 6,000 families affected by the earthquake Arrangements for the removal of rubbish
were also made. The activities under this project
were implemented in seven different departments of
El Salvador, benefiting several municipalities.
Intervention type
Community
reconstruction
and rehabilitation
Location
Sonsonate
Department
Duration
6 months
Italian
Co-operation
contribution
3.4 million Euro
El Salvador
Tipo di intervento
Ricostruzione
e recupero di alloggi
e infrastrutture
Località
Distretto
di Sonsonate
Durata
6 mesi
Contributo
Cooperazione
italiana
3,4 milioni di Euro
Premessa
I terremoti che hanno colpito il Salvador nel gennaio
e febbraio 2001 hanno provocato la morte di circa
1.200 persone e la distruzione delle principali infrastrutture pubbliche e degli alloggi privati. Questo tragico evento ha ulteriormente peggiorato la già difficile situazione di un paese gravemente indebolito da
precedenti calamità naturali (l’uragano Mitch e i
periodi di siccità dovuti a “El Niño” nel 1998, le esondazioni nel 1999 e l’epidemia di dengue nel 2000).
Per aiutare il governo di El Salvador a far fronte a
tale calamità, la Cooperazione Italiana, mediante
l’UNDP-BCPR, ha erogato un contributo di 3,4 milioni di Euro destinato alla ricostruzione e al ripristino
degli alloggi e delle infrastrutture nelle aree colpite
dal sisma.
Obiettivi
Nell’ambito di tale programma sono state individuate tre principali aree di intervento 1) assistenza
multi-settoriale rivolta alle fasce più deboli della
popolazione; 2) sostegno ai sistemi sanitari e sociali; 3) sostegno ad iniziative aventi l’obiettivo di limitare quanto più possibile le ripercussioni del sisma
sulle comunità locali, in particolare per quanto riguarda i senza tetto.
Nell’immediata fase post-sisma è stato rapidamente
identificato e attuato un progetto per assistenza
umanitaria alla popolazione colpita. Nell’ambito di tale
progetto si è provveduto a distribuire materiali edili di
emergenza per riparare tetti e costruire alloggi a
6.000 famiglie colpite dal terremoto; sono stati inoltre distribuiti cibo e vestiti. Si è anche provveduto alla
65
Subsequently the Italian contribution was targeted
to implement a rehabilitation and recovery programme in the Department of Sonsonate, one of the
most damaged by the earthquake. The general
objective of the project was to restore the minimum
conditions of life for the populations affected
through the reconstruction of housing units, the
rehabilitation of basic infrastructures, the supply of
potable water.
In collaboration with local organizations, international NGOs such as Terre des Hommes, Movimondo Molisv, Coopi, Consortium CRIC, CISS,
APS, RE.TE and CISP, were responsible for carrying out a wide range of rehabilitation and recovery
activities mainly in four municipalities of Sonsonate Department.
66
The following results were also obtained within the
framework of this project:
■ design of a National Strategy for Risk Management;
■ design of the Programme entitled “Human Sustainable Settlements and Risk Management”. This
constitutes a cooperation framework for facilitating
the incorporation of risk management into the concepts and practices of development, giving rise to
the mobilisation of internal and external resources,
as well as the participation of an important number
of local, national and international, public and private organisations;
■ in co-operation with the Social Investment Fund
for Local Development (FISDL), updated information was gathered on the extent of damage caused
and number of families affected.
The emergency response to reconstruction and
Emergency
materials for
shelter, clothing
and cooking were
distributed to
6,000 families
affected by the
earthquake
development has also generated other processes
that aim at long-term sustainability. The processes
are the following ones:
■ fortification of the organisation capacities and
self-confidence in the communities affected by the
earthquake;
■ strengthening of the managerial capacity of the
Departmental Council of Mayors of Sonsonate in
co-ordination with the Corporation of Municipalities of the Republic of El Salvador;
■ capacity to formulate jointly-supported strategies among all different governmental institutions concerned.
rimozione dei detriti. Le attività del progetto sono
state realizzate in sette diversi distretti amministrativi di El Salvador comprendenti numerosi comuni.
raccolte informazioni aggiornate sulla dimensione
del danno e sul numero di famiglie colpite.
L’attuazione del programma ha anche dato luogo ad
ulteriori processi che consentono di pianificare la
sostenibilità di lungo termine. Tali processi sono i
seguenti:
■ potenziamento delle capacità organizzative delle
comunità colpite dal sisma; l’obiettivo è anche quello di far sì che queste comunità acquistino una maggiore fiducia nelle proprie capacità;
■ rafforzamento della capacità manageriale del Consiglio Distrettuale dei Sindaci di Sonsonate, in coordinamento con la Cooperazione dei Comuni della
Repubblica di El Salvador;
■ capacità di formulare una strategia di sostegno
congiunta tra tutte le diverse istituzioni governative
coinvolte.
Successivamente il contributo italiano è stato finalizzato all’attuazione di un programma di recupero e
ripristino nel Distretto di Sonsonate, una delle zone
maggiormente colpite dal sisma. Il progetto aveva
l’obiettivo di ripristinare le condizioni minime di vita
per le popolazioni colpite mediante la ricostruzione di
unità abitative, il ripristino delle infrastrutture di
base, la fornitura di acqua potabile
In collaborazione con le organizzazioni locali, le ONG
internazionali coinvolte (Terre des Hommes, Movimondo Molisv, Coopi, Consorzio CRIC, CISS, APS,
RE.TE e CISP) avevano la responsabilità di realizzare
un’ampia gamma di attività di ripristino e recupero,
soprattutto nei quattro comuni del distretto di Sonsonate.
Inoltre, nell’ambito del progetto, sono stati conseguiti i seguenti risultati:
■ progettazione di una strategia nazionale di gestione del rischio;
■ progettazione del programma denominato “Insediamenti Umani Sostenibili e Gestione dei Rischi”.
Tale programma definisce un quadro di cooperazione per far sì che la gestione del rischio entri a far
parte delle strategie e delle pratiche di sviluppo,
mediante la mobilitazione delle risorse interne ed
esterne e la partecipazione di un numero rilevante di
organizzazioni pubbliche e private locali, nazionali e
internazionali;
■ in cooperazione con il Fondo Sociale di Investimento per lo Sviluppo Locale (FISDL), sono state
Sono stati
distribuiti
materiali edili
di emergenza
per riparare tetti
e costruire alloggi
per 6.000 famiglie
colpite
dal terremoto
67
India
Background
On 26th January 2001, the earth shook severely in
the Western region of India at a magnitude of 7.7 on
the Richter scale. The epicenter was Bhuj Taluka in
the Kutch district in the State of Gujarat. The devastating disaster caused substantial loss of life and
enormous damage to livestock and infrastructure.
The death toll stands at 20,086 leaving 200,000
injured and over a million dwelling units destroyed.
Twenty out of 25 districts in Gujarat were affected
and the district of Kutch is by far the most severely damaged: more than 70% of the buildings were
destroyed. The districts of Ahmedabad, Patan,
Jamnagar, Rajkot and Surendranagar also suffered
serious damage.
In response to this dramatic event, the Italian
Cooperation’s Emergency Response Department
contributed 1.8 million Euro to UNDP/BCPR to
assist the victims of the disaster.
Objectives
68
The overall objective of the Italian-supported project
in Gujarat is to help the co-ordinate of the relief and
rehabilitation process. The project supports specific initiatives to provide funds and supplies to community-based shelter and watershed construction
in the earthquake-affected areas in the Kutch district. Additionally, support is given to the sub-centres run by Kutch Navnirman Abhiyan to provide
health services using mobile health facilities.
The project aims at reaching the maximum number
of women-headed households, supporting girls,
minorities, and disabled who are more vulnerable
Intervention type
Earthquake
affected community
reconstruction
and rehabilitation
Location
Gujarat
Duration
6 months
Italian Cooperation
contribution
1.8 million Euro
India
Tipo di intervento
Assistenza
successiva
al terremoto
Località
Gujarat
Durata
6 mesi
Contributo
Cooperazione
italiana
1,8 milioni di Euro
Premessa
Il 26 gennaio, la regione occidentale dell'India è
stata colpita da un terremoto del 7,7 grado della
scala Richter, con epicentro a Bhuj Taluka nel
distretto di Kutch, stato di Gujarat. Questo sisma
devastante ha provocato un numero notevole di vittime ed enormi danni per quanto concerne il bestiame e le infrastrutture. Vi sono stati 20.086 morti,
200.000 feriti e oltre un milione di alloggi distrutti.
Il terremoto ha colpito 20 dei 25 distretti dello stato
di Gujarat e il distretto di Kutch è stato di gran lunga
quello che ha subito i maggiori danni, con oltre il
70% degli edifici distrutti. Anche i distretti di Ahmedabad, Patan, Jamnagar, Rajkot e Surendranagar
hanno subito gravi danni.
A seguito di questo evento drammatico, l’Ufficio
Emergenze della Cooperazione Italiana ha offerto
all’UNDP/BCPR un contributo di 1,8 milioni di Euro
a sostegno delle vittime del disastro.
Obiettivi
L’obiettivo generale del progetto dell’Italia è quello di
contribuire al coordinamento delle operazioni di soccorso e recupero e delle iniziative specifiche finalizzate alla costruzione di case e bacini idrici nelle aree
colpite dal sisma nel distretto di Kutch. Ulteriore
sostegno viene fornito alle unità locali di assistenza
sanitaria gestite dai Navnirman Abhiyan mediante
l’utilizzo di unità sanitarie mobili.
Il progetto è rivolto ai nuclei familiari il cui capofamiglia è una donna, alle bambine e ai disabili, soggetti
più vulnerabili in situazioni post-sismiche.
69
in post-earthquake situations. The programme covers four main sectors, namely co-ordination mechanisms, shelter, health care and income-generating activities.
A co-ordination system in Gujarat has been established to assist the local government in effectively
gathering, assessing and disseminating data
regarding the needs for the transition from relief to
sustainable recovery. All co-ordination related
issues are implemented by UNDP offices in Gujarat
and supported by the New Delhi office
Within the framework of the Coordination system,
an Information Dissemination Campaign was
implemented by the Disaster Mitigation Institute.
The aim of the campaign was to involve local communities in the rehabilitation for earthquake victims through awareness, information and participation and to increase people’s accountability and
sense of ownership in the rehabilitation process.
70
Activities under the campaign include:
■ information collection and publication through
booklets, and the creation of a web-site;
■ action planning in the villages through village
risk mapping and capacity building in using participatory tools;
■ technical counseling through distribution of awareness materials (e.g. on water, shelter and livelihood) and implementation of awareness programme.
The campaign should ultimately lead to the creation of a database of community initiatives, a website including information and awareness material
(newsletters, posters on safe housing construction,
A co-ordination
system in Gujarat
has been
established
to assist the local
government
in effectively
gathering,
assessing
and disseminating
data regarding
the needs
for the transition
from relief
to sustainable
recovery
brochure on disaster preparedness through village
mapping, information on Government rehabilitation packages, booklet on participatory tools and
gender issues), village plans, and detailed process
documentation of the participatory process.
The shelter component aims at constructing community-driven, seismic-proof, one-room shelters in
Rapar, Anjar, Bachchau and Bhuj Talukas of Kutch
District.
The broad sequential steps that have been followed
for the construction exercise are as follows:
■ identification of 78 villages by the member organisations of Kutch Navnirman Abyhiyan (KNA) all
over Kutch out of which 49 are in the 4 talukas funded by the Italian government, which constituted
the geographical area of work;
■ formation of gram samities (village committees) in
Il progetto prevede quattro settori di intervento:
meccanismo di coordinamento, alloggi, assistenza
medica e attività che generano reddito.
di una banca dati delle iniziative realizzate dalla
comunità; un sito web che includa le informazioni e
il materiale informativo per la comunità (newsletter,
poster sulla costruzione di alloggi sicuri, brochure
sul come prepararsi ad affrontare una calamità,
mappatura dei villaggi, informazioni sui pacchetti
previsti dal governo per la ricostruzione e il recupero, opuscoli sugli strumenti di partecipazione e sugli
aspetti relativi all’uguaglianza tra i sessi), piante dei
villaggi e una documentazione dettagliata del processo di partecipazione.
E’ stato creato un sistema di coordinamento per aiutare il governo locale a raccogliere, valutare e diffondere in maniera efficace i dati relativi ai bisogni della
popolazione nel periodo di transizione tra la fase dei
soccorsi e la fase di recupero sostenibile. Gli uffici
dell’UNDP di Gujarat, con il supporto dell'ufficio di
Nuova Delhi, si occupano di tutti gli aspetti relativi al
coordinamento degli interventi.
Nell’ambito del sistema di coordinamento, l’Istituto
per la Mitigazione delle Calamità ha realizzato una
campagna di diffusione delle informazioni avente l’obiettivo di coinvolgere la comunità locale mediante
campagne di sensibilizzazione, informazione e partecipazione. Questo per aumentare il livello di responsabilità della comunità locale nel processo di ricostruzione, aumentandone anche il senso di appartenenza.
Le attività previste nell’ambito della suddetta campagna sono le seguenti:
■ raccolta di informazioni, pubblicazione di opuscoli,
creazione di un sito web;
■ pianificazione degli interventi nei villaggi mediante
una mappatura del rischio in loco e lo sviluppo di competenze nell’utilizzo degli strumenti finalizzati alla partecipazione della comunità al processo decisionale;
■ sensibilizzazione e consulenza tecnica mediante la
distribuzione di materiale specifico (ad esempio su
acqua, alloggi e mezzi di sussistenza) e attuazione di
programmi di sensibilizzazione.
A conclusione della campagna di sensibilizzazione si
prevede di conseguire i seguenti risultati: creazione
E’ stato creato
un sistema
di coordinamento
per aiutare
il governo locale
a raccogliere,
valutare
e diffondere
in maniera efficace
i dati relativi
ai bisogni
della popolazione
nel periodo
di transizione
tra la fase
dei soccorsi
e la fase
di recupero
sostenibile
Per quanto attiene agli alloggi, l’obiettivo è quello di
sensibilizzare la comunità affinché vengano realizzate strutture antisismiche a Rapar, Anjar, Bachchau
e Bhuj Talukas nel distretto di Kutch.
Le fasi seguite per quanto riguarda la costruzione
degli alloggi sono le seguenti:
■ individuazione di 78 villaggi da parte delle organizzazioni appartenenti al Kutch Navnirman Abyhiyan
(KNA), in tutto il distretto di Kutch, 49 dei quali sono
localizzati nei 4 talukas finanziati dal governo italiano,
nell’area geografica oggetto degli interventi;
■ creazione di gram samities (comitati dei villaggi)
nei villaggi mediante le unità locali gestite dagli
Abhiyan;
■ mediante i gram samities, individuazione dei soggetti più deboli per i quali costruire le case “dimostrative” nel villaggio;
■ diffusione di informazioni nei villaggi vicini sulla tecnologia utilizzata nelle case “dimostrative”;
■ creazione nei villaggi di depositi per i materiali edili;
■ ogni beneficiario deve decidere la tipologia di casa
desiderata. In genere sono previste 5 diverse tipologie di progetti per ogni villaggio, a seconda della
scelta effettuata dal beneficiario.
71
the villages through the Abhiyan-run sub-centres;
■ identification, through the gram samities, of vulnerable beneficiaries for whom the demonstrative
houses are being built in the village;
■ dissemination of information on the demonstration technology in neighbouring villages;
■ setting up village-level construction material depots;
■ each beneficiary to decide on the kind of house she/
he wants. Typically, up to 5 different designs in each
village, depending on choice made by beneficiary.
Local communities must have a stake and sense of
ownership in the process of rebuilding their homes
to be able to emerge from the crisis with a sense of
dignity, self-reliance and self-respect. Therefore the
process of construction of the shelters includes a
consultative process with the village committees,
but also further development of local skills for shelter construction.
72
In this process, technical support in quake-resistant, water-conserving and cyclone-resistant technologies is provided by engineers and masons who
have post-quake rehabilitation experience. NGOs
have identified a minimum of 4-5 masons from each
village and sent them for 4-day sensitisation-cumtraining, in batches of 25. Training took place at 6
Setu centres at Khavda, Mundra, Neelpar, Mandvi,
Samakhiali, and Anjar-covering the affected areas.
The training covered various aspects, notably the
use of local material different and confidence building in local material, steel bands, and new skills.
After training, each batch began constructing one to
two quake-resistant 250 sq. ft. rooms in each of the
78 villages with the village selecting the poorest family/widow/aged or ill for the demo house.
So far, more than 800 local people, including over
500 masons and almost 400 engineers have been
trained on earthquake resistant techniques. So far
126 housing units have been constructed in various districts.
Technical support
in quake-resistant,
water-conserving
and cycloneresistant
technologies is
provided by
engineers and
masons who have
post-quake
rehabilitation
experience
Health
The overall aim of the health component is to provide community-based care health support to the
affected communities in the Bachchau, Rapar and
other talukas in the Kutch district. As part of the
response to the devastation caused by the earthquake, it was decided that there was a need to tie
up with the various health institutions and create a
common platform from which all the health related
activities could be coordinated. It was decided that
para-medics would be placed in several sub-centers
in the Kutch district for a period of four months so
as to create a linkage between the villages and the
other formal governmental and non governmental
health institutions.
so del materiale locale e delle piastre di acciaio,
oltre all’apprendimento di nuove competenze. Dopo
la formazione ogni gruppo ha iniziato a costruire da
uno a due case antisismiche da 250 piedi quadri in
ognuno dei 78 villaggi. Il villaggio decideva poi quale
dovesse essere la famiglia più povera, la vedova,
l’anziano o la persona malata a cui destinare la casa
costruita a fini dimostrativi.
Fino ad oggi hanno partecipato ai corsi di formazione sulle tecniche antisismiche oltre 800 persone del
luogo, inclusi 500 muratori e quasi 400 ingegneri.
Sinora nei vari distretti sono state costruite 126
unità abitative.
Le comunità locali devono partecipare al processo di
ricostruzione delle loro case e sviluppare il senso
della proprietà, così da fronteggiare le situazioni di
crisi con dignità, maggiore fiducia in sé stessi e autostima. Il processo di costruzione prevede quindi la
consultazione dei comitati dei villaggi, ma anche un
ulteriore sostegno allo sviluppo delle capacità locali
per quanto concerne la costruzione degli alloggi.
In questo processo, il sostegno tecnico inerente le
tecnologie antisismiche, le tecnologie per la conservazione dell'acqua e le tecnologiche anti-ciclone viene
fornito da ingegneri e muratori che hanno esperienza nella ristrutturazione post-sismica. Le ONG hanno
individuato almeno 4-5 muratori in ogni villaggio che
hanno partecipato a corsi di formazione della durata di quattro giorni. Ogni corso era composto da 25
persone. La formazione si è svolta in sei centri Setu
a Khavda, Mundra, Neelpar, Mandvi, Samakhiali, e
Anjar - coprendo così le aree colpite. La formazione
ha riguardato vari aspetti, soprattutto l’utilizzo diver-
Il sostegno tecnico
inerente
le tecnologie
antisismiche,
le tecnologie
per la
conservazione
dell'acqua
e le tecnologiche
anti-ciclone viene
fornito da
ingegneri e
muratori che hanno
esperienza nella
ristrutturazione
post-sismica
Sanità
L’obiettivo generale consiste nel fornire assistenza
sanitaria alle aree colpite di Bachchau, Rapar e di
altri talukas nel distretto di Kutch, coinvolgendo la
comunità locale. A seguito della devastazione causata dal sisma, è stato deciso che era necessario
essere in contatto con le varie istituzioni sanitarie e
creare una piattaforma comune mediante la quale
coordinare tutte le attività relative all’assistenza sanitaria. E’ stato stabilito di destinare para-medici alle
diverse unità sanitarie locali del distretto di Kutch
per un periodo di quattro mesi, al fine di creare un
collegamento tra i villaggi e le istituzioni sanitarie formali governative e non governative.
E’ stato pianificato di creare gruppi di controllo sulla
salute con il compito di individuare l’impatto immediato del sisma, a medio e lungo termine, sulla salute delle comunità locali. Ogni gruppo aveva il compito di offrire visite mediche e terapie di riabilitazione
ai pazienti ortopedici, prestando grande attenzione
73
74
It was planned that health surveillance teams
would be created and they would identify the immediate, medium and long term impact of the earthquake on people's health. Each team would provide
rehabilitation and counseling to the orthopedic
patients. In particular, attention would be given to
the recovery process of the injured and rehabilitation of the handicapped.
Through an effective coordination system, UNDP
facilitated the definition of a strategy in this field
with the active participation and contribution of
Representatives of the local Government Administration, Irrigation Department, Minor Irrigation
Department, National/Local/International NGOs,
Community Based Organizations [CBOs] and
Donor agencies.
Wage Employment
The objective of this initiative is to provide wage
employment opportunities to deal with multi-hazard situations in the affected Talukas of Rapar,
Anjar, Bhuj and Bhachchau.
The aim of the project has been to repair the maximum number of dams (at least those of first priority) before the onset of the monsoon. Similarly, the
plan is to repair one drinking water source per village, rehabilitate cattle drinking water and irrigation water sources so as to help restore the local
economy and do water mapping for long-term water
management & risk mitigation.
Over the last few years, hundreds of water-harvesting structures in the form of small and medium
sized dams had been built in the villages all over the
district. The earthquake took its toll on a number of
these structures. Assessment of the watershed
structures indicated that in all 468 structures in
the Kutch district small and medium sized dams
were damaged.
At the time of assessment of the dams and other
water-harvesting structures co-ordination was
excellent amongst the NGOs & Government. This
meant that organisations did not waste their time
by duplicating the work of others. Efforts were thus
put into maximising the reach of the assessment
and thereafter the actual repair of the dams.
Repair of damaged dams holds a very important
position in the priorities of UNDP while working in
Kutch. Many of the water-harvesting structures
have been damaged and are in serious danger of
breaching in the monsoons.
An Action Plan
for the damaged
Dams was then
finalised and it
was decided that
as far as possible
manual labour
requirements
should be met from
within the village
where the repair
work was
undertaken
The whole exercise led to the completion of an
extensive survey of the water-harvesting structures
by teams of engineers from government and different NGOs with the technical support of the NUNV
Engineers working under UNDP. The dams were
classified into different priority categories regarding
the danger they presented and the availability/accessibility of drinking water for the villagers.
An Action Plan for the damaged Dams was then
finalised and it was decided that as far as possible
manual labour requirements should be met from
within the village where the repair work was undertaken. It was also decided that the locally available
Tractor Trolleys would be used for the work. It was
due to this policy that the dam repair work at many
villages have used the camel carts of the villagers
there by they have benefited the local economy at
the time of the repair work. In all, 34 watershed
structures have been completed under this sector.
al processo di recupero dei feriti e alla riabilitazione
dei disabili. Particolare attenzione è stata anche
riservata a coloro che hanno subito conseguenze
negative a seguito di cure errate prestate immediatamente dopo il sisma.
sto campo con la partecipazione e il contributo attivo dei rappresentanti dei governi locali, del Dipartimento per l’Irrigazione, delle ONG nazionali, locali e
internazionali, delle organizzazioni delle comunità
locali e delle agenzie dei paesi donatori.
Occupazione
L’obiettivo dell’iniziativa è stato di offrire opportunità
dal punto di vista occupazionale per la gestione dell’alea nei talukas di Rapar, Anjar, Bhuj e Bhachchau
colpiti dal sisma.
La valutazione sullo stato delle dighe e delle altre
strutture per la raccolta dell’acqua è stata condotta
in maniera coordinata dalle ONG e dai dipartimenti
governativi che operano in questo settore, quali il
Dipartimento per l’Irrigazione. Grazie a tale attività di
coordinamento le organizzazioni coinvolte non hanno
sprecato le loro energie duplicando gli interventi, e
hanno invece cercato di massimizzare il numero di
strutture analizzate e quindi sottoposte a riparazione.
Il progetto aveva l’obiettivo di risanare il massimo
numero possibile di dighe (almeno quelle più importanti) prima della stagione dei monsoni. Il progetto
prevede anche interventi di ripristino della sorgente
di acqua potabile in ogni villaggio, delle sorgenti di
acqua per il bestiame e per l’irrigazione. Ciò al fine
di contribuire alla ripresa dell’economia locale, realizzare una mappa delle risorse idriche per una
gestione di lungo termine e ridurre il rischio.
Negli ultimi anni, nei villaggi dell’intero distretto sono
state costruite centinaia di strutture per la raccolta
dell’acqua sotto forma di dighe di piccole e medie
dimensioni. A seguito del sisma molte di queste
strutture sono andate distrutte (complessivamente
nel distretto di Kutch sono state danneggiate 468
dighe piccole e medie).
La riparazione delle dighe rappresenta una delle priorità dell’UNDP nel distretto di Kutch. Molte delle strutture per la raccolta dell’acqua hanno subito danni e
rischiano di crollare nel periodo dei monsoni.
Mediante un efficace sistema di coordinamento
l’UNDP ha contribuito a definire una strategia in que-
E’ stato infine
completato
un piano
di recupero
delle dighe
danneggiate
ed è stato deciso
che, per quanto
possibile,
la manodopera
per il lavoro
di riparazione
dovesse essere
reclutata
nei villaggi
Tutto ciò ha portato al completamento di un’ampia
indagine sulle strutture per la raccolta dell’acqua
condotta da gruppi di ingegneri del governo e delle
diverse ONG, con il supporto tecnico degli ingegneri
del NUNV che lavorano per l’UNDP. In base alla priorità di intervento le dighe sono state classificate in
diverse categorie a seconda del livello di danno presentato e della disponibilità/accessibilità di acqua
potabile per gli abitanti del villaggio
E’ stato infine completato un piano di recupero delle
dighe danneggiate ed è stato deciso che, per quanto possibile, la manodopera per il lavoro di riparazione dovesse essere reclutata nei villaggi. E’ stato
anche deciso di utilizzare per i lavori i trattori disponibili a livello locale. Grazie a questa politica, per i
lavori di riparazione delle dighe in molti villaggi sono
state utilizzate le camel carts degli abitanti dei villaggi, determinando così un beneficio per l’economia
locale nella fase dei lavori. Complessivamente sono
stati completati 34 bacini idrici.
75
The Islamic Republic of Iran
Background
In the year 2000, Iran experienced for the second
year in succession a prolonged and severe drought,
the worst in the past 30 years. More than half of the
country’s population and two thirds of the provinces were adversely affected by the drastic fall in precipitation during 1999-2000 to only 62% of the average, and by the severe deterioration and decrease
of ground and surface water resources. During this
period, surface water flows fell to between 40% to
92% of the average, and ground water levels
declined substantially.
76
Furthermore, 80% of drinking wells suffered from
low yield and their quality was in danger of further
deterioration by the intrusion of salt, contaminants,
or outright dryness. The sustained drought disrupted economic activity, primarily in agriculture
and livestock sectors. The crops in 8.4 million hectares of farms and orchards were lost, while wheat
and barley production (the main grains produced in
the country) was more than 3 million tonnes below
that of the previous year. As a consequence, the
livelihoods especially of the most vulnerable groups
in rural regions and among nomadic populations
have become seriously threatened.
The environmental impact of the drought has been
severe, affecting large stretches of wetlands, lakes,
and forests. Environmental degradation has contributed to greater health risks, due to malnutrition
and waterborne diseases. The severe drop in water
tables poses a serious threat to public health. High
risks of diarrheal diseases and the pollution of
aquifers, water cisterns and storage places are particularly alarming. Thus, if urgent preventive and
Intervention type
Water
tanks purchase
Location
Sistan
and Baluchestan,
Khorassan,
Yazd,Kerman,
Khozistan,
Fars, Hormozgan,
and Boushehr
Italian
Co-operation
contribution
2.1 million Euro
Repubblica Islamica dell’Iran
Tipo di intervento
Acquisto di serbatoi
idrici
Località
Sistan e Belucistan,
Khorassan,
Yazd,Kerman,
Khozistan,
Fars, Hormozgan,
e Boushehr
Contributo
Cooperazione
italiana
2,1 milioni di Euro
Premessa
Nel 2000 l’Iran è stato colpito per il secondo anno
consecutivo da una siccità grave e prolungata, la
peggiore degli ultimi 30 anni. Oltre metà della popolazione del paese, in due terzi delle province, ha sofferto drastiche riduzioni delle precipitazioni, che nel
biennio 1999-2000 non hanno superato il 62% dei
livelli storici medi. Per effetto del depauperamento
delle falde freatiche e del prosciugamento pressoché
totale delle acque superficiali (con i livelli dei fiumi su
valori compresi tra il 40 e il 92% di quelli normali),
l’acqua potabile scarseggia nell’80% dei pozzi e si è
addirittura esaurita in altri. La poca acqua che ancora viene attinta è di scarsa qualità per effetto di processi di salinizzazione o di inquinamento.
La siccità pregiudica l’esercizio di attività economiche come l’agricoltura e la zootecnia. In numerose
fattorie, per una superficie coltivata di circa 8,4
milioni di ettari, le produzioni ortofrutticole sono
andate perdute mentre i raccolti di grano e orzo (i
principali prodotti cerealicoli del paese) registrano
un calo di oltre tre milioni di tonnellate rispetto all’anno precedente. La sopravvivenza delle classi rurali
più disagiate e di taluni gruppi nomadi è messa a
serio rischio. Gli effetti negativi della siccità sull’ambiente sono particolarmente evidenti in vaste zone di
terreno paludoso, intorno ai laghi e nelle foreste. Il
degrado dell’ambiente aggrava i già seri problemi
igienico-sanitari del paese, riconducibili a malnutrizione e al consumo di acqua inquinata. Il vistoso
abbassamento dei livelli delle falde freatiche pregiudica seriamente la salute della popolazione in tutto il
paese. Le probabilità di contrarre malattie diarroiche si moltiplicano per l’inquinamento delle falde,
delle cisterne e delle riserve d’acqua. In mancanza
77
remedial action is not undertaken, the already
severe human suffering could reach critical levels.
Given the country’s geographic diversity, the impact
of the drought has varied significantly: the southern, eastern and central regions were the worst hit.
18 of the 28 provinces and 37 million people – more
than half of the population – with little or no economic alternative, have suffered the heaviest losses. Official sources estimate that 12 million people
living in urban and rural areas suffer from a shortage of drinking water. Large urban populations and
thousands of rural villages and nomadic communities have become completely dependent on mobile
and stationary water tankers as the only means to
minimum potable water requirements. The often
unsanitary state of water containers poses a major
threat to the public health of the population and
enhances the risk of epidemics.
As a result of the situation, a large percentage of the
rural population might have no choice but to
migrate to cities. This would only put greater pressure on the country’s limited resources and further
deteriorate living conditions.
78
Objectives
Since May 2000, various UN agencies in co-operation with the government, have been involved in
attempts to assess the extent of the drought damage in Iran. The government has concentrated its
efforts on providing water tankers, domestic water
purifiers, food supplies and fodder to meet the
immediate needs of its people and livestock. UN
assistance is not intended to substitute the govern-
The
environmental
impact of the
drought has
been severe,
affecting large
stretches of
wetlands, lakes,
and forests
di tempestivi interventi, le gravi sofferenze della
popolazione minacciano di raggiungere livelli critici.
Il profilo orografico assai differenziato del paese fa sì
che le conseguenze della siccità varino sensibilmente
di zona in zona, ma le regioni meridionali, orientali e
centrali sono le più colpite. 37 milioni di persone in 18
province su 28 – oltre la metà della popolazione – ne
subiscono i maggiori danni e mancano di sbocchi
economici alternativi. Fonti ufficiali stimano in 12
milioni le persone prive di sufficienti scorte d’acqua
potabile nei centri rurali e urbani. Grandi agglomerati urbani e migliaia di villaggi in campagna, oltre che
le comunità nomadi, dipendono in larga parte dalle
forniture idriche assicurate da serbatoi d’acqua
mobili e fissi, i soli mezzi a disposizione per coprire il
fabbisogno minimo di acqua potabile. Le impurità
contenute nell’acqua conservata nei serbatoi costituiscono un ulteriore pericolo per la salute della popolazione e accrescono i rischi di epidemie.
Con queste premesse, non è escluso che larghi
strati della popolazione finiscano per migrare nelle
città, mettendo a dura prova le già scarse risorse
del paese e aggravando ulteriormente la situazione.
Obiettivi
L’impatto
ambientale della
siccità è stato
violento,
interessando
vasti tratti di
terre paludose,
laghi e foreste
Dal maggio 2000, diverse agenzie ONU collaborano
col governo iraniano per assisterlo nella quantificazione dei danni complessivamente prodotti dalla siccità nel paese. Per far fronte ai bisogni essenziali
degli abitanti e del bestiame, il governo distribuisce
serbatoi e impianti domestici di purificazione dell’acqua, oltre che scorte di derrate alimentari e mangimi. Pur senza sostituirsi al governo del paese, le
Nazioni Unite intendono integrarne gli sforzi nelle
regioni in condizioni potenzialmente più critiche. Per
garantire una reale valutazione della situazione, le
Nazioni Unite hanno finanziato una missione congiunta di ricognizione dei bisogni più urgenti, conclu-
79
ment’s responsibilities, but to supplement its
efforts in the most critical areas. The UN funded an
interagency needs assessment mission to highlight
the severity of the situation. As a result, the UN
Technical Mission report on the Drought Situation
in the Islamic Republic of Iran was published in
August 2000. The report identified the most severely hit provinces (Khorassan, Sistan and Baluchestan, Hormozgan, Fars, Khozistan) and concluded
that rapid and flexible provision of potable water to
the worst affected areas should be the highest priority of the drought relief effort. It was further concluded that mobile water tankers are the most
appropriate means for delivering drinking water to
urban, rural and nomadic populations and livestock, on the grounds that the beneficiary populations are scattered throughout several provinces
and over vast and often difficult to reach territories.
Moreover, mobile water tankers are the fastest,
cheapest and most flexible means of delivering
drinking water on a regular basis to scattered populations who have no alternative. The report also
identified the need for immediate international
assistance. Several multilateral agencies and governments have responded to this call.
80
In early August 2000, Italy through the Co-operation’s Emergency Response Department was the
first country to make a pledge of 2.1 million Euro. It
was decided that the Italian contribution be used by
the UNDP office in Tehran for the immediate purchase of 32 mobile tankers with a capacity of 18-24
thousand litres to deliver drinking water for human
consumption in eight of the worst affected
provinces, namely Sistan and Baluchestan, Khorassan, Yazd, Kerman, Khozistan, Fars, Hormozgan,
and Boushehr. The total population of these
provinces according to the 1996 census was 20 million, with a total rural population of 8.5 million and
an internally displaced population of 157,000. The
populations affected by the drought are the end
beneficiaries of the project, which was completed
early in 2001 with the procurement and distribution
of the water tankers.
urbane, rurali e nomadi da raggiungere sono dislocate su un vasto territorio in gran parte impervio, si
è inoltre raccomandato l’utilizzo di cisterne mobili
quale mezzo più idoneo, economico e flessibile per
garantire sufficienti scorte di acqua potabile a una
popolazione sparsa e priva di alternative. Infine nel
rapporto è stato auspicato un tempestivo intervento degli organismi internazionali per assistere le
popolazioni in difficoltà. Numerosi enti multilaterali e
governi hanno risposto all’appello.
Nei primi giorni dell’agosto 2000 l’Italia, attraverso l’Ufficio Emergenze della Cooperazione, è stata
tra i primi ad offrire uno stanziamento di 2,1 milioni di Euro.
L’Ufficio UNDP di Teheran è stato incaricato di utilizzare questo finanziamento per acquistare al più presto 32 serbatoi mobili da 18-24 mila litri ciascuno
destinati a coprire il fabbisogno immediato di acqua
potabile in otto delle province più colpite: Sistan,
Belucistan, Khorassan, Yazd, Kerman, Khozistan,
Fars, Hormozgan e Boushehr. Nel 1996, anno dell’ultimo censimento, queste regioni erano abitate da
20 milioni di persone, di cui 8,5 milioni residenti in
zone rurali e 157.000 sfollati.
sasi nell’agosto 2000 con la pubblicazione di un
rapporto sulle conseguenze della siccità in Iran. Nel
rapporto si individuano le province maggiormente
colpite (Khorassan, Sistan, Belucistan, Hormozgan,
Fars, Khozistan) raccomandando l’adozione di procedure quanto più possibile flessibili per distribuire
tempestivamente scorte di acqua potabile nelle
regioni maggiormente colpite. Poiché le popolazioni
I destinatari del progetto, che è stato interamente
realizzato nei primi mesi del 2001 con l’acquisto e la
distribuzione dei serbatoi d’acqua, sono state le popolazioni urbane, rurali e nomadi colpite dalla siccità.
81
Mozambique
Background
Mozambique is highly vulnerable to disasters
caused by climatic changes. In recent years, it has
been regularly affected by droughts, floods and
cyclones which have had a negative impact on the
country’s economic and social development.
In February 2000, Mozambique faced the worst
ever seen floods in nearly half a century, caused by
heavy rains and three tropical cyclones. The most
affected provinces were Maputo, Gaza, Inhambane,
Sofala and Manica. Moreover, other countries in the
region, where the sources of nine of Mozambique's
rivers are found, were also hit by heavy rains and
floods. As a consequence, these countries were
forced to open the sluice gates of dams and release
water that subsequently flooded into Mozambique.
82
Some 4.5 million people, equivalent to about 27% of
the country’s population, were affected by the disaster. Of these, some 2 million faced severe economic difficulties. Particularly vulnerable among
the estimated 544,000 displaced people were
women, children and elderly people. Losses included possessions, homes, shops, vehicles, animals,
crops and fields. Due to the destruction of land,
communications and infrastructure, many people
have no access to their property or to any means of
subsistence.
Estimates indicate that about 10% of the country’s
cultivated land has been destroyed, 90% of its operational irrigation structures damaged, and over
20,000 cattle have disappeared. Moreover, public
buildings, schools, health posts and hospitals have
been destroyed. Water and energy supply systems
Intervention type
Community
rehabilitation
within
the flood
affected areas
Location
Maputo,
Inhanbane, Gaza,
Sofala, Manica,
Mave, Machanga,
Xai-Xai, Lumumba,
Magule, Kongolote,
Hulene, Moamba,
Mambane
Italian
Co-operation
contribution
3.1 million Euro
Mozambico
Tipo di intervento
Aiuti alle comunità
alluvionate
Località
Maputo,
Inhanbane, Gaza,
Sofala, Manica,
Mave, Machanga,
Xai-Xai, Lumumba,
Magule, Kongolote,
Hulene, Moamba,
Mambane
Contributo
Cooperazione
italiana
3,1 milioni di Euro
Premessa
I disastri naturali dovuti a repentini cambiamenti
meteorologici sono tutt’altro che rari in Mozambico,
un paese che in anni recenti è stato ripetutamente
teatro di cicloni, alluvioni e periodi di siccità che ne
hanno sensibilmente frenato la crescita economica
e sociale.
Nel febbraio 2000, piogge torrenziali e tre cicloni tropicali hanno causato in Mozambico le alluvioni più
disastrose degli ultimi cinquant’anni. Le più colpite
sono state le province di Maputo, Gaza, Inhambane,
Sofala e Manica. Anche i paesi confinanti, soprattutto quelli in cui si trovano le sorgenti dei nove fiumi che
attraversano il Mozambico, furono colpiti da piogge e
piene altrettanto disastrose e si videro costretti ad
aprire le chiuse delle loro dighe, inondando così il territorio del Mozambico.
Poco meno di 4,5 milioni di persone, il 27% della
popolazione del paese, furono coinvolte nel disastro.
Si calcola che circa due milioni abbiano dovuto fronteggiare gravi difficoltà economiche. Tra i circa
544.000 sfollati le categorie sociali maggiormente a
rischio sono state donne, bambini e anziani. Le inondazioni hanno spazzato via case e negozi, mezzi di
trasporto, animali e raccolti e distrutto terreni e
campi. La distruzione di molte vie di comunicazione e
infrastrutture ha impedito a gran parte della popolazione di accedere ai propri beni per procurarsi mezzi
di sussistenza anche minimi.
Si stima che le devastazioni abbiano interessato il
10% circa di tutte le terre coltivate, con danni al
90% degli impianti di irrigazione e scomparsa di oltre
200.000 capi di bestiame. Oltre a scuole, edifici pubblici, ambulatori e ospedali, sono andati distrutti gli
83
have been seriously damaged, as have road networks, railways and telecommunications.
The scale of the disaster was such that national
resources were unable to deal with the emergency
situation. Thus the government launched an international appeal for emergency assistance and initial rehabilitation. In this context, the Italian government, through the Italian Co-operation’s Emergency Response Department, agreed to support a
community rehabilitation programme to benefit
vulnerable people affected by the floods, with a contribution of approximately 2.6 million Euro. The
contribution of Italy was channelled through the
Trust Fund for Crisis, Post-Conflict and Recovery
managed by the UNDP/BCPR. In view of the complexity of the situation and in order to address a
broad range of multi-sectoral needs in different
affected locations, the Italian-funded programme
comprises three projects:
Project 1
84
Purchase and Distribution of Seeds and Tools
The Ministry of Agriculture and Rural Development
estimated that 126,600 rural households were damaged by the floods and some 139,000 hectares of
planted crops were destroyed or seriously damaged.
As a result, crop planting in the region could continue to be seriously affected in the future.
The overall objective of the project was, therefore, to
provide critical seed production items to farmers in
the southern and central provinces affected by the
flooding so that they could begin to re-establish
their farming livelihoods. The worst affected farm-
Progetto 1
impianti di erogazione dell’elettricità e dell’acqua,
strade, ferrovie e sistemi di telecomunicazione.
Di fronte alle immani dimensioni del cataclisma, le risorse nazionali non sono bastate neppure a tamponare le emergenze più urgenti. Di qui l’appello del
governo del paese alla comunità internazionale e la
richiesta di fondi per coprire almeno il costo degli
aiuti immediati e dei primi interventi di recupero. Raccogliendo l’appello, tramite l’Ufficio Emergenze della
Cooperazione, l’Italia si è impegnata a finanziare un
programma di aiuti agli alluvionati in condizioni più
gravi e ha stanziato risorse per un totale di circa 2,6
milioni di Euro. Il contributo italiano è stato erogato
attraverso il Fondo Fiduciario per Interventi in Situazioni di Crisi e di Recupero Postbellico dell’Ufficio
per la prevenzione delle crisi e il recupero dell’UNDP.
Data la complessità della situazione e la necessità di
soddisfare un gran numero di esigenze in molti settori e in diverse località, l’iniziativa finanziata dall’Italia
è articolata in tre progetti.
Acquisto e distribuzione di semi e attrezzi agricoli
Il Ministro per l’Agricoltura e per lo Sviluppo Rurale
ha stimato in 126.000 le aziende agricole danneggiate dalle inondazioni e in 139.000 ettari le aree
coltivate distrutte o seriamente danneggiate. Il disastro è stato di natura tale da porre una seria ipoteca sulla crescita futura della regione.
Circa 4 milioni
e mezzo
di persone,
il 27%
della popolazione,
sono state colpite
dal disastro
L’obiettivo iniziale del progetto è stato, pertanto, di fornire agli agricoltori delle province meridionali e centrali
alluvionate almeno i semi occorrenti per le primissime
coltivazioni. I materiali e gli attrezzi necessari per le
semine di marzo-aprile 2000 sono stati distribuiti tra
gli agricoltori in stato di maggiore bisogno.
I beneficiari del progetto sono state le circa 60.000
aziende agricole a conduzione familiare (ovvero in
totale circa 300.000 persone). Le famiglie contadine hanno ricevuto ciascuna un pacco di 13 kg di
semi e gli attrezzi agricoli essenziali.
85
ers were provided with a standard emergency package of seeds and tools for crops to be planted in the
second crop season (March/April 2000).
The project was designed to benefit 60,000 farming
families (approximately 300,000 people). Each family received one package of 13 kg of seeds and basic
agricultural tools.
In December 2000, all the seeds and tools were
delivered and distributed. The project was executed
by the Ministry of Agriculture in close co-operation
with UNDP and the Italian Co-operation. FAO provided the technical expertise.
Project 2
86
Assistance to Post-Conflict Capacity Building
for Provincial Authorities
The project was aimed at restoring basic infrastructure and equipment for provincial, district and other
local-level government authorities in the worst floodaffected areas. Through such rehabilitation and
reconstruction efforts, the authorities were able to
rapidly recommence carrying out their normal functions, ensuring that governance structures functioned well. The immediate objectives were to identify locations where project resources were most
urgently needed to restore minimal government
functions and to carry out reconstruction work and
purchase equipment to restore minimal government
functions in chosen areas.
In April 2000, the original project document was
submitted to the Ministry of Foreign Affairs of
Mozambique for approval. The project was then
implemented and fully met its objectives.
Al 31 dicembre 2000, i semi e gli attrezzi acquistati
erano stati regolarmente distribuiti. Il progetto è stato
eseguito dal Ministero per l’Agricoltura in stretto
coordinamento con l’UNDP e la Cooperazione Italiana.
La FAO ha fornito la propria consulenza tecnica.
Progetto 2
Assistenza alle autorità provinciali nella realizzazione del proprio programma di ricostruzione
Nel quadro di questo progetto si è previsto il ripristino di infrastrutture essenziali e delle dotazioni logistiche necessarie per il funzionamento degli uffici provinciali, di distretto e comunali nelle zone maggiormente colpite dal disastro. Gli aiuti promessi hanno
consentito alle autorità di riprendere rapidamente le
loro consuete funzioni e di garantire il regolare funzionamento degli uffici pubblici. Tra gli interventi attivati vanno citate l’individuazione delle aree in cui il
ripristino delle funzioni amministrative minime era più
urgente, e il finanziamento dei lavori di ricostruzione
e degli acquisti di mezzi e materiali per alcune zone
opportunamente selezionate.
Il primo documento progettuale è stato sottoposto
all’approvazione del Ministero per gli Affari Esteri del
Mozambico nell’aprile 2000. Successivamente, il
progetto è stato realizzato e ha pienamente raggiunto gli obiettivi prefissati.
Progetto 3
Aiuti alle comunità alluvionate del Mozambico
Scopo del progetto è stato l’erogazione di aiuti alle
comunità di 11 distretti alluvionati a Maputo, Inhanba-
87
Project 3
■ construction of a health centre in Kongolote;
■ reconstruction of school compounds in Moamba;
■ water supply and food security for the flood-af-
Community Rehabilitation in the Flood-Affected Areas in Mozambique
The objective of this project was to contribute to
sustainable recovery in 11 selected flooded districts in Maputo, Inhanbane, Gaza, Sofala and
Manica. The immediate objectives were to support the following:
■ the resettlement of vulnerable people affected by
the floods;
■ the recovery of their livelihoods;
■ development of income generating activities.
These activities would integrate:
■ rehabilitation of socio-economic infrastructures;
■ support to the recovery of production and trading;
■ support to the local communities in managing the
resettlement of the flood victims;
■ promote the empowerment of the communities
through training and public education in development areas.
88
The programme, which consisted of 12 projects,
has been implemented by 11 NGOs working in
Mozambique, namely COSVI, ACAV, Terre des
Hommes, Progetto Sud, CIES, ISCOS, COOPI,
Comunità di Sant’Egidio, CCS and MOLISV. The
project’s implementation began in September
2000 and was completed at the end of 2001.
The various activities implemented under this project were the following:
■ sustain the Order of Mothers of Charity relief centres and local communities in Hulene through the
construction of a land embankment and the drawing up of a drainage plan;
Some 4.5 million
people, equivalent
to about 27%
of the country’s
population,
were affected
by the disaster
fected population in Moamba to include the rehabilitation of 1.6 kilometers of the irrigation channels
and 1.1 kilometres of drains of the two blocks
which constitute Moamba’s irrigation system and
respective water pumping system;
■ rehabilitation of school infrastructures in Magude;
■ rehabilitation of internally displaced people in
Manhica through the construction of 120 houses,
120 latrines, 3 bore-wells to support the resettlement of families in Manhica;
■ construction of 60 semi-conventional houses in
Xai-Xai to benefit disadvantaged groups (women
and physically disabled people who are heads of
households);
■ construction of a water supply system for Patrice
Lumumba;
■ re-establishment of the population displaced by
the floods in Nova Mambone;
■ reconstruction and rehabilitation of school and
healthcare facilities in Buzi and Machanga;
■ construction of some 260 traditional houses in
Machanga;
■ provision of support to the households affected
by the floods in Mave, including the construction of
a three-classroom school, a teacher’s house and 2
latrines in conventional building materials.
ne, Gaza, Sofala e Manica. L’obiettivo immediato era di
consentire agli alluvionati in condizioni più disagiate:
■ di riprendere le loro consuete abitudini di vita;
■ di procurarsi sufficienti mezzi di sostentamento;
■ lo sviluppo di attività che producano reddito.
Tra gli interventi vanno menzionati:
■ ripristino delle infrastrutture socio-economiche;
■ aiuti alle attività produttive e commerciali;
■ supporto alle comunità locali nell’erogazione di aiuti alle vittime dell’alluvione;
■ corsi di addestramento professionale e altri
servizi di istruzione pubblica finalizzati all’elevazione
dei livelli culturali e di preparazione degli abitanti delle
aree destinatarie del progetto.
L’iniziativa si è articolata in 12 progetti affidati ad 11
ONG attive in Mozambico (COSVI, ACAV, Terre des
Hommes, Progetto Sud, CIES, ISCOS, COOPI, Comunità di Sant’Egidio, CCS e MOLISV). L’iter attuativo del
progetto è stato avviato nel settembre 2000 e si è
l’Italia
si è impegnata
a finanziare
un programma
di aiuti
agli alluvionati
in condizioni più
gravi e ha
stanziato risorse
per un totale
di circa 2,6 milioni
di Euro
concluso alla fine del 2001.
L’iniziativa comprende le seguenti attività:
■ finanziamenti all’Ordine delle Madri della Carità;
costruzione di argini rilevati e stesura di un piano di
prosciugamento del territorio nella regione di
Hulene;
■ costruzione di un centro sanitario a Kongolote;
■ ricostruzione di alcuni edifici scolastici nel distretto di Moamba;
■ forniture di acqua e derrate alimentari agli alluvionati del distretto di Moamba e ripristino di canali di
irrigazione per complessivi 1,6 chilometri, canali di
scolo per una lunghezza di 1,1 chilometri e impianti
di pompaggio dell’acqua nelle due sezioni costituenti l’impianto irrigotecnico complessivo del distretto
di Moamba;
■ ricostruzione di alcune strutture scolastiche danneggiate a Magude;
■ aiuti agli sfollati alloggiati nel distretto di Manica,
con costruzione di 120 case, 120 servizi igienicosanitari e tre pozzi;
■ costruzione di 60 case tradizionali per soggetti in
condizioni particolarmente precarie (famiglie con capifamiglia donne o disabili) nella città di Xai-Xai;
■ costruzione di un impianto di distribuzione idrica in
località Patrice Lumumba;
■ aiuti agli alluvionati di Nova Mambone, costretti a
lasciare le proprie case a seguito del disastro;
■ ripristino e ricostruzione di edifici scolastici e centri sanitari a Buzi e Machanga;
■ costruzione di circa 250 case di tipo tradizionale
a Machanga;
■ assistenza alle famiglie alluvionate di Mave: costruzione di un edificio scolastico composto di tre
aule, dell’alloggio per l’insegnante e di due servizi
igienici da realizzarsi con l’uso di materiali edili convenzionali.
89
Venezuela
Background
Venezuela was lashed by intense rainfall in the
third week of December 1999, with recorded daily
precipitation exceeding the annual average rainfall.
This unusual meteorological phenomenon led to
flooding and mudslides along the northern-central
coast and in the northwestern region of the country, with catastrophic effects for the population and
severe damage to the natural environment. This
has been the greatest disaster for the Venezuelan
people in the country’s contemporary history. Vargas State was the most severely damaged, followed
by the Federal District and the States of Miranda,
Carabobo, Yaracuy, Falcon and further west, Zulia
and Tachira States. Along the northwestern and
northeastern coasts, the intense rainfall exceeded
the retaining capacity of dams and in the case of
Falcon and Miranda States, the retaining walls collapsed, allowing the water to sweep away everything
in its path – roads, highways, houses and other
infrastructure – and likewise flooding extensive
stretches of agricultural land.
90
The magnitude of the tragedy was enormous,
including loss of lives, sources of employment and
infrastructure. In addition, the beaches, offshore
islands and keys on the western coast were polluted by the waste deposited by marine currents. The
impact of the disaster was particularly severe in the
housing and health sectors. Overall, the institutional, economic and social sectors in the whole
country were affected to a greater or lesser degree
by the disaster. The sum of the direct and indirect
damage has been estimated at over 3 billion Euro.
On 28 December 1999, the Italian Co-operation’s
Emergency Response Department, announced a
Intervention type
Humanitarian aid
programme
Location
Vargas, Miranda,
Falcon States
Italian
Co-operation
contribution
5.2 million Euro
contribution of 5.2 million Euro to be channelled
through the UNDP/BCPR for use in emergency interventions and in the rehabilitation of the affected sectors and areas.
Objectives
The overall development objective of the project is to
contribute to the efforts of the Venezuelan government and people in providing rapid, worthy and
sustainable responses to the areas devastated by
the torrential rains and floods. This aid, in addition
Venezuela
Tipo di intervento
Programma di aiuti
d’emergenza
Località
Stati di Miranda,
Vargas e Falcon
Contributo
Cooperazione
italiana
5,2 milioni di Euro
Premessa
Nella terza settimana del dicembre 1999 il Venezuela venne colpito da piogge torrenziali con precipitazioni di molto superiori alla media annuale. L’eccezionale fenomeno meteorologico provocò inondazioni
e colate di fango sulle coste settentrionali e centrali
e nella regione nordoccidentale del paese, con catastrofici effetti per la popolazione e gravi danni all’ambiente naturale. Il cataclisma è il più disastroso tra
quelli registrati in Venezuela nell’arco dell’intero ’900.
Lo stato maggiormente colpito è stato il Vargas,
seguito dal Distretto Federale e dagli stati di Miranda, Carabobo, Yaracuy e Falcon e, più ad occidente,
Zulia e Tachira. L’entità delle precipitazioni risultò
superiore alla capacità di contenimento dei bacini di
raccolta, provocando il crollo di dighe nella zona
costiera nordoccidentale del paese, negli stati di Falcon e Miranda. La furia delle acque spazzò via ogni
cosa, inondando e distruggendo infrastrutture, il
sistema viario e vaste distese di terreno agricolo.
In termini di perdite di vite umane, infrastrutture,
mezzi di sostentamento e sbocchi lavorativi per la
popolazione, il cataclisma ha comportato un costo
immane che si somma alla contaminazione di spiagge, isole e banchi corallini al largo delle coste occidentali, dovuta ai detriti trasportati dalle correnti
marine. Particolarmente gravi sono i danni a carico
del settore edilizio abitativo e di quello sanitario. In
termini complessivi è possibile affermare che il disastro ha colpito in misura più o meno grave le strutture istituzionali, economiche e sociali dell’intero paese. L’ammontare dei danni diretti o indiretti è stato
stimato in oltre 3 miliardi di Euro.
Il 28 dicembre 1999 l’Ufficio Emergenze della Coo-
91
to contributing to the re-establishment of infrastructures and basic social services, also aims at
promoting projects and processes which, while
improving the social wellbeing of the population,
will diminish risks and protect citizens from similar
events in the future.
This programme is a broad intervention that consists in implementing ten rapid-impact projects in
the areas of environmental clean-up, provision of
drinking water, health, education and psychosocial care.
The final target population of the programme is the
people affected by the tragedy in the various areas
selected for the implementation of the various projects, paying special attention to the poor.
92
Environmental Clean-Up
Collection of urban waste, clean-up of coastal areas
and elimination of polluted materials accumulated
due to the collapse of the municipal waste collection
and cleaning systems which occurred in Vargas
State.
The objective of the project is to reduce the polluting effects of residual and solid waste in Vargas
State with the direct participation of the poor populations affected. This objective is to be achieved
through organizing the heads of families into microbusinesses to simultaneously generate employment
and income. The project was jointly implemented by
the Environmental Emergency Committee of the
Ministry of the Environment, Governor’s Office,
Health Ministry, FUNDACOMUN and the WHO.
Supply of Drinking Water
Under this sector, the following two projects have
been implemented:
The sum
of the direct
and indirect
damages has been
estimated
at 3 billion Euro
■ construction and repair of a network of wells supplying drinking water in Paez Municipality, Miranda
State, to benefit some 4,000 inhabitants of various
localities affected by the bursting of the El Guapo
dam. The objective is to contribute to re-establishing
the supply of drinking water in affected communities
through the construction of 2 new wells and the recovery of 6 wells. It further aims at organizing and training people in the communal administration of wells.
The implementing institutions are the Miranda
State Health Corporation and HIDROVEN;
■ repair and recovery of the drinking water system
in La Aguada, Colina Municipality, Falcon State, to
re-establish the supply of potable water and promote community organization to administer the
project. The project was implemented by HIDROFALCON in cooperation with CISP/CEPOREJUN.
perazione Italiana ha annunciato uno stanziamento
di 5,2 milioni di Euro, da erogarsi attraverso
l’UNDP/ BCPR per finanziare interventi nelle aree e
nei settori colpiti.
Obiettivi
Il progetto prevede azioni di supporto alle iniziative del
governo venezuelano per erogare aiuti di emergenza
rapidi ed efficaci agli abitanti delle zone devastate.
Oltre al finanziamento di lavori di ripristino di infrastrutture e strutture di servizio sociale, sono in programma iniziative di lungo periodo finalizzate a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni colpite e a
ridurre i rischi di analoghe emergenze in futuro.
Si tratta di un’iniziativa a largo raggio, articolata in dieci
progetti nei settori del disinquinamento ambientale,
dell’erogazione di acqua potabile, della sanità, dell’istruzione e della riabilitazione psicofisica e sociale.
I beneficiari ultimi del programma sono le vittime del
disastro nelle regioni destinatarie dei singoli progetti,
con particolare riguardo agli strati più poveri e svantaggiati della popolazione.
Si stima
che la somma
dei danni diretti
e indiretti ammonti
a 3 miliardi
di Euro
Bonifica ambientale
Raccolta dei rifiuti urbani, disinquinamento delle zone
costiere e rimozione dei materiali inquinanti accumulatisi a causa dell’interruzione nel funzionamento degli
impianti municipali di smaltimento dei rifiuti e di nettezza urbana dello stato del Vargas.
Le misure destinate ad arginare gli effetti inquinanti
dei rifiuti urbani liquidi e solidi sono state attuate coinvolgendo gli stessi cittadini. Attraverso l’offerta di
sovvenzioni ai capifamiglia intenzionati a costituire
microimprese si sono creati anche nuovi sbocchi
lavorativi ed occasioni di reddito per la popolazione.
Il progetto è stato realizzato congiuntamente dal
Comitato per le Emergenze Ambientali del Ministero
dell’Ambiente, dall’Ufficio del Governatore, dal Ministero della Sanità, dal FUNDACOMUN e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Erogazione di acqua potabile.
Due sono i progetti messi a punto per questo settore:
■ ripristino della rete di pozzi del territorio municipale di Paez, nello stato del Miranda, e costruzione di
nuovi pozzi per coprire il fabbisogno idrico degli abitanti, circa 4.000, di alcune località inondate a
seguito del crollo della diga di El Guapo. Per garantire l’erogazione di acqua potabile alle comunità colpite sono stati bonificati sei pozzi esistenti e costruiti due pozzi nuovi. Sono stati tenuti corsi di addestramento per il personale addetto alla gestione
della rete di pozzi comunale. Il progetto è stato realizzato dall’Autorità Sanitaria dello stato del Miranda
e dall’HIDROVEN;
■ ripristino e risanamento del sistema di distribuzione idrica in località La Aguada, nel comune di Colina, stato del Falcon, per garantire la regolare erogazione di acqua potabile alla popolazione; promozione di enti collegiali cui affidare la supervisione
sulle attività di progetto. Della realizzazione del progetto rispondono HIDROFALCON e CISP/CEPOREJUN.
Servizi sanitari
Sono state realizzate due iniziative:
■ allestimento di un laboratorio clinico e di un ambulatorio mobile a Cupira e Guapo, stato del Miranda,
per garantire alle popolazioni interessate servizi
medici ambulatoriali e le principali analisi cliniche
93
Health
Two projects have been implemented:
■ equipping of a clinical laboratory and mobile
medical brigade in Cupira and Guapo, Miranda
State, to provide the affected population with outpatient medical care and clinical laboratory services
for basic medical examinations. The installation of
a clinical laboratory to perform basic tests in order
to provide emergency medical care by means of a
mobile medical team aims to reduce the risks of
outbreaks of epidemics;
■ equipping of clinical laboratories and medical care services in Macuto Parish, Vargas State, to
reduce the risks of epidemics and to perform basic
tests to expand coverage and strengthen the intervention capacity of the Venezuelan Red Cross.
Both projects were jointly managed by the Italian
and Venezuelan Red Crosses.
94
Education
Under this sector, three projects have been implemented. The overall objective of these projects is to
contribute to normalizing school activities in Vargas
and Miranda States, as well as to provide care for
orphans in the Federal District. It is estimated that
some 500 children, 70 of whom are orphans, will
benefit from the following three projects:
■ construction and repair of the Cristobal Rojas
pre-school in Catia la Mar.
Implementing agencies: Ministry of Education,
FEDE, MLAL, FINCOOP;
■ rebuilding and repair of affected schools in the
Paez Municipality, Miranda State.
Implementing agencies: Ministry of Education,
FEDE, CISP and COSV;
■ expansion of the Hogar Nueva Esperanza in the
Federal District to house orphaned children affected by the disaster.
Implementing institutions: ASVI, ICARO.
The aid also aims
to promote projects
and processes that
will diminish risks
and protect
citizens from
similar events
in the future
Psyco-Social Care
The disaster in Vargas State severely affected the
organization of community services and support
systems both in terms of facilities and the psychosocial and community situation of the population.
The objectives of the two projects implemented in
the psycho-social area are to provide an estimated
figure of 5,000 affected people in Vargas and
Miranda States with psycho-social care, support for
community organization and job training. Specifically, the two projects are as follows:
■ community services and emotional and psychosocial support modules in Marapa and Los Proceres, Vargas State.
Implementing institution: FUNDACOMUN, CINS,
CESVI/FUDEP;
■ community services and psycho-social support
modules in the Andres Bello Municipality, Miranda
State.
Implementing institutions: FUNDACOMUN in
cooperation with APS/SOCSAL.
■ ripristino strutturale ed ampliamento dell’asilo Cri-
necessarie per le relative terapie. Allestendo un laboratorio clinico capace di eseguire le indagini cliniche
di base collegate ai servizi di pronto soccorso che
vengono assicurati dall’ambulatorio mobile si contribuisce anche a scongiurare i rischi di epidemie;
■ allestimento di laboratori clinici e centri di assistenza medica a Macuto, nello stato del Vargas. Il
progetto in questione, che costituisce il presupposto
indispensabile per garantire alla popolazione le indagini cliniche essenziali, tende a prevenire i rischi di
epidemie, potenziando le capacità di intervento e
ampliando il raggio d’azione delle strutture della
Croce Rossa venezuelana che operano nella regione
di Macuto, nello stato del Vargas.
Entrambe le iniziative sono gestite congiuntamente
dalla Croce Rossa italiana e da quella venezuelana.
Istruzione
In questo settore sono state realizzate tre iniziative,
destinate a garantire la regolare ripresa delle attività
scolastiche negli stati del Vargas e di Miranda e ad
assistere gli orfani in tutto il distretto federale. I
destinatari finali del progetto sono stimati in totale in
500 minori, tra cui 70 orfani, che hanno beneficiato delle seguenti tre iniziative:
stobal Rojas di Catia la Mar.
Enti preposti: Ministero dell’Istruzione, FEDE, MLAL
e FINCOOP;
■ ripristino di edifici scolastici a Paez, nello stato del
Miranda.
Enti preposti: Ministero dell’Istruzione, FEDE, CISP
e COSV;
■ ampliamento delle strutture dell’Hogar Nueva Esperanza, nel Distretto Federale, in vista dell’accoglimento di bambini resi orfani dal disastro.
Enti preposti: ASVI e ICARO.
L’aiuto ha anche
lo scopo
di promuovere
progetti e processi
che in futuro
diminuiscano
i rischi
e proteggano
i cittadini
da eventi di
analoga portata
Assistenza psicofisica e sociale
Nello stato del Vargas, il disastro ha seriamente danneggiato le infrastrutture pubbliche, con gravi risvolti
di ordine organizzativo e ripercussioni negative sulle
condizioni psichiche e sociali della popolazione.
Le due iniziative previste in questo settore, da realizzarsi negli stati del Vargas e di Miranda, sono finalizzate a garantire assistenza psicofisica e sociale a
circa 5.000 persone e ad assistere le comunità locali nei loro sforzi per organizzarsi adeguatamente.
Sono inoltre previsti corsi di formazione. Nello specifico, le due iniziative prevedono:
■ servizi alla comunità, in particolare moduli di assistenza psicofisica e sociale; sedi di intervento:
Marapa e Los Proceres, stato del Vargas.
Enti preposti: FUNDACOMUN, CINS, CESVI/FUDEP;
■ servizi alla comunità, in particolare moduli di assistenza psicofisica e sociale; sede di intervento:
comune di Andres Bello, stato del Miranda.
Enti preposti: FUNDACOMUN, in collaborazione con
APS/SOCSAL.
95
4
OTHER JOINT
INITIATIVES
TO STRENGTHEN
THE RESPONSE TO
HUMANITARIAN CRISES
I
n addition to projects responding to conflict situations and natural disasters, the collaboration between the Italian Co-operation’s Emergency Response Department and UNDP also covers
other related activities.
The programme aimed at fighting the HIV/AIDS
epidemic in eight African countries is of primary
importance. Training, publication and information dissemination are particularly crucial.
The initiatives undertaken in these sectors are
described in this chapter.
96
Bilateral Fund
HIV/AIDS Technical Assistance
Health project in Libya
Other joint projects launched
during 2001-2002: an overview
4
ALTRE INIZIATIVE
COMUNI
DI RISPOSTA
ALLE CRISI
UMANITARIE
ltre ai progetti tesi a fronteggiare le situazioni di conflitto e i disastri naturali, la collaborazione fra l’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana e l’UNDP si estende anche ad altre
attività collegate.
O
Di fondamentale importanza il programma di
lotta all’epidemia di HIV/AIDS in otto nazioni africane. Altrettanto fondamentali le attività di formazione, quelle editoriali e di diffusione dell’informazione.
Il presente capitolo illustra quanto realizzato in
questi settori.
Il Fondo bilaterale
Assistenza tecnica sull’HIV/AIDS
Progetto sanitario in Libia
Altri progetti comuni sviluppati
tra il 2001 e il 2002: una panoramica
97
Bilateral Fund
Within the Trust Fund for Crisis, Post-conflict
and Recovery, a Bilateral Fund has been established to undertake a series of activities aimed at
strengthening the operational capacity and
implementation of programmes.
Establishment of UNDP/BCPR Support Unit
in Rome
In view of the growing number of initiatives
launched by the Italian Co-operation’s Emergency Response Department and the UNDP/
BCPR, it was decided to establish a UNDP/
BCPR Unit in Rome to function as the operational arm of BCPR in all technical aspects
related to activities undertaken jointly.
98
The UNDP/BCPR Unit in Rome ensures that activities implemented with Italian contributions are
monitored and evaluated in a timely and accurate
manner, and that appropriate reporting is submitted to the Italian government on a regular basis. To
this effect, evaluations aimed at reviewing the overall impact of the programmes implemented in
Venezuela, Eritrea and Mozamique were conducted
in April and June 2001 and in March 2002, respectively. External evaluators from other donor countries and academic institutions also participated in
this exercise. An evaluation of all major programmes
executed in 2000/2001 by the end of 2002.
Among other functions, the Unit also liaises with
other donors, International Organizations and relevant institutions to co-ordinate strategies for international assistance in the transition from relief to
rehabilitation. It liaises with Italian NGOs implementing projects in partnership with UNDP/BCPR,
The UNDP/BCPR
Unit in Rome
ensures that
activities
implemented with
Italian
contributions be
monitored and
evaluated in a
timely and
accurate manner.
It also ensures
that appropriate
reporting be
submitted to the
Italian government
on a regular basis
ensures appropriate follow-up on the implementation of the activities funded with Italian contributions, prepares donor conferences and international meetings, and undertakes public information
activities.
Training activities
In close co-ordination with the Italian Co-operation’s Emergency Response Department, UNDP
organises training activities for humanitarian operators in Crisis, Post-conflict and Recovery situations. The courses either address in general terms
the issues of response to humanitarian crises in
conflict/natural disasters or focus on specific the-
Il Fondo bilaterale
tivo del BCPR nella conduzione tecnica delle future iniziative congiunte dei due organismi in situazioni di
crisi e post-conflitto.
L’Unità UNDP/BCPR a Roma garantisce che le iniziative BCPR finanziate con risorse italiane siano
costantemente monitorate e prontamente valutate e
trasmette periodici rapporti agli organi governativi
italiani. In quest’ottica, col concorso di esperti di altri
paesi donatori e alcuni istituti universitari, nell’aprile
2001 sono state condotte delle valutazioni dei risultati ottenuti dai programmi realizzati in Venezuela,
Eritrea e Mozambico. Allo stato si prevede che anche
i dati sugli esiti dei principali interventi realizzati negli
anni 2000/2001 saranno resi disponibili entro la
fine del 2002.
Nell’ambito del Fondo Fiduciario per Interventi in
Situazioni di Crisi e di Recupero Postbellico è stato
creato un Fondo Bilaterale per intraprendere una
serie di attività tese a rafforzare la capacità operativa e di realizzazione dei programmi.
Creazione dell’ufficio di collegamento UNDP/
BCPR a Roma
Per amplificare le sinergie della stretta collaborazione tra l’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana
e l’Ufficio per la prevenzione delle crisi e il recupero
dell’UNDP, nel quadro del partenariato, fu deciso di
istituire a Roma un’unità di collegamento UNDP/
BCPR alla quale affidare le funzioni di braccio opera-
L’Unità
UNDP/BCPR
di Roma garantisce
che le attività
intraprese grazie
ai fondi italiani
stanziati
per il BCPR
vengano seguite
e controllate
in modo tempestivo
e accurato,
e che all’Italia
venga presentato
un rapporto
periodico sulle
attività svolte
Oltre a svolgere altre funzioni, l’Unità cura i contatti
con gli altri paesi donatori, con gli organismi internazionali e con le loro istituzioni, al fine di coordinare le
strategie di intervento disegnate a livello internazionale in vista del già citato salto di qualità dalla semplice assistenza all’aiuto allo sviluppo. L’Ufficio gestisce anche i rapporti con le ONG italiane incaricate di
attuare i progetti in collaborazione con l’UNDP/
BCPR; verifica l’andamento delle iniziative finanziate
dall’Italia e organizza incontri tra i donatori, convegni
internazionali e altre iniziative atte a pubblicizzare le
iniziative assunte.
Attività di formazione
L’UNDP organizza, in stretto coordinamento con l’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana, corsi di
formazione per gli operatori chiamati a gestire gli
interventi di assistenza umanitaria in situazioni di crisi,
post-conflitto e di recupero. Normalmente i corsi ver-
99
matic issues. In this respect, three training courses
were held in December 2000, July 2001 and May
2002. In addition, a thematic workshop on Gender
Approach in Crisis Situations took place in April
2001. Each course was attended by 30 participants
from NGOs, local governments and other institutions. Three courses were held at the Diplomatic
Institute “Mario Toscano” of the Ministry of Foreign
Affairs, while the course held in May 2002 was
organised in co-operation with Istituto per gli Studi
di Politica Internazionale (ISPI), in Milan.
100
Ad Hoc Projects
In some specific circumstances funds were allocated from the Bilateral Fund in order to accelerate
the response to some crisis situations and ensure a
prompt delivery of assistance. To this effect,
258,000 Euro were disbursed to address the immediate needs of the victims of the flood which hit
Ukraine in 2001. 258,000 Euro were contributed
toward the UNDP programme in Somalia to implement a project in the agricultural sector. Moreover,
following the humanitarian catastrophe in the
Galapagos, 103,000 Euro were utilized to contribute to the undertaking of a multi-sectoral scientific mission by the Rome “La Sapienza” University
to assess the damages and develop a long term
recovery plan for the affected area.
Conference on Humanitarian Demining
41,000 Euro were allocated from the Bilateral Fund
for organizing a Conference on Humanitarian Demining in Southern Lebanon which was held in
Beirut in May 2001. The Conference proved to be a
major success: it was instrumental in bringing this
critical issue to the attention of the international
community and generated high interest and support among many donors.
Among other
functions,
UNDP/BCPR also
liaises with other
donors,
International
Organizations and
relevant
institutions to coordinate strategies
for international
assistance
in the transition
from relief
to rehabilitation
Integrated Local Solutions to the chronic
emergency of fires in the Brazilian Amazonas
In the spring of 2001 the Italian Co-operation, the
UNDP/BCPR and Friends of the Earth-Brazilian
Amazon organised a conference in Brasilia to present the results of the programme “Fire: Chronic
Emergency”. This contributed to a drastic reduction of forest fires in the areas where it was
implemented in the year 2000. The programme
was funded by the Italian Cooperation’s Emergency
Response Department, while Friends of the EarthBrazilian Amazon provided the technical field
implementation. The uncontrolled use of fire for
agriculture and cattle ranching – and its impacts
on the environment, society and general health –
constitute an emergency in many regions of the
Amazonas, as well as being a chronic problem.
Therefore, the programme’s principal objective is to
integrate emergency action with preventive measures. The second objective is to undertake a test of
integrated action on a municipal level, with the
involvement of all relevant economic, social and
institutional actors. The programme is generating
lessons to intervene on a more far-reaching basis.
All activities are defined locally and vary with each
town’s individual needs.
tono sulle tematiche connesse alle azioni umanitarie
da attivare in occasione di emergenze naturali o belliche, ma sono previsti anche corsi su problematiche
di ordine più specifico. In questo contesto, sono stati
organizzati tre corsi di formazione, rispettivamente
nel dicembre 2000, nell’aprile 2001 e nel maggio
2002. Oltre a questi, è stato organizzato anche un
seminario tematico sull’approccio di genere. Ogni
corso è stato seguito da 30 partecipanti, distaccati
da diverse ONG, da alcuni enti territoriali e da altre
istituzioni. Tre corsi hanno avuto luogo presso l’Istituto Diplomatico “Mario Toscano” del Ministero degli
Affari Esteri, mentre il corso di maggio è stato realizzato in collaborazione con l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), a Milano.
Progetti ad hoc
In alcune circostanze dal Fondo Bilaterale sono stati
stanziati dei fondi per accelerare la risposta in alcune situazioni di crisi e garantire la rapidità dell’intervento. A tale scopo, sono stati impiegati 258.000
Euro per soddisfare le immediate necessità delle vittime dell’inondazione che ha colpito l’Ucraina nel
2001. Un finanziamento di 258.000 Euro è stato
erogato in favore del programma UNDP in Somalia
per sviluppare un progetto nel settore agricolo. Inoltre, a seguito della catastrofe umanitaria avvenuta
nelle Galapagos, 103.000 Euro sono stati destinati
per contribuire ai costi di una missione scientifica
multisettoriale organizzata dall’Università la Sapienza, che aveva lo scopo di valutare i danni e sviluppare un piano di recupero a lungo termine.
Conferenza sullo sminamento umanitario
Dal Fondo Bilaterale, sono stati allocati 41.000
Euro per l’organizzazione di una Conferenza sullo
sminamento umanitario nel Libano meridionale, che
si è svolta nel maggio 2001 a Beirut. La Conferenza, che ha avuto grande successo, si è rivelata
estremamente utile per sollevare l’attenzione della
Comunità Internazionale su questa fondamentale
questione e ha generato molto interesse e sostegno
fra diversi donatori.
Tra le altre funzioni,
l’UNDP/BCPR cura
i contatti con gli
altri paesi donatori,
con gli organismi
internazionali
e con le loro
istituzioni, al fine
di coordinare
le strategie
di intervento
disegnate a livello
internazionale
in vista
del necessario salto
di qualità dalla
semplice assistenza
all’aiuto
allo sviluppo
Soluzioni locali integrate contro l’emergenza cronica degli incendi nella foresta amazzonica brasiliana
Nella primavera 2001 la Cooperazione Italiana,
l’UNDP/BCPR e gli Amici della terra - Foresta
amazzonica brasiliana, hanno organizzato una conferenza a Brasilia per presentare i risultati del Programma “Fuoco: emergenza cronica” che, nelle
aree nelle quali è stato realizzato, nel corso del
2000, ha contribuito a una drastica diminuzione
degli incendi. Il programma è stato finanziato dall’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana,
mentre Amici della terra - Foresta amazzonica brasiliana ha curato la realizzazione tecnica sul campo.
L’impiego incontrollato del fuoco per l’agricoltura e
il controllo delle mandrie – e il suo impatto sull’ambiente, sulla società e sulla salute delle persone –
oltre a rappresentare un’emergenza in numerose
regioni dell’Amazzonia, sta diventando un problema
cronico. Di conseguenza il principale obiettivo del
programma è di integrare l’azione di emergenza
con misure preventive. Il secondo obiettivo consiste
nel testare azioni integrate a livello municipale, che
vedono il coinvolgimento di tutti i principali attori
economici, sociali e istituzionali. Il programma sta
producendo insegnamenti per interventi su basi più
ampie. Tutte le attività vengono definite localmente
e variano in funzione degli obiettivi individuali di ciascuna città.
101
HIV/AIDS Technical Assistance
UNDP/BCPR Support Unit, Rome Activities (since September 2000)
During the 13th World AIDS congress held in Durban in the year 2000, the Italian Co-operation publicly announced its will to further increment its
humanitarian efforts in Africa by making available
substantial, fast-track emergency funds targeted to
fighting the HIV/AIDS epidemic in eight African
countries (Algeria, Ethiopia, Eritrea, Nigeria, Congo
RDC, Zambia, Zimbabwe and Mozambique).
versity, Brescia University, Rome “La Sapienza”
University, Rome “Tor Vergata” University, Siena
University, LILA, and ANLAIDS all made their
expertise and human resources available in order
to contribute to the various components of planned
Italian anti-AIDS activities in Africa.
UNDP/BCPR supported this initiative through the
technical advice of an HIV/AIDS Specialist who
worked full-time on the project and personally visited all of the abovementioned countries. The purpose of the missions was to gather available information on the actual response system to the
HIV/AIDS epidemic put in place by each country
concerned, establish contacts with local Health
Authorities, liaise with UN-led HIV/AIDS theme
groups, and identify/prioritise the sectors in need
of urgent support.
102
On the basis of the missions’ findings, a plan of
action was drawn up, including a monitoring system
for the optimal utilization of the emergency funds
allocated by the Italian Co-operation. Subsequently,
the Italian Co-operation Emergency Response
Department identified the Infectious Disease Specialists to be deployed in the field to assist local
Health Authorities in performing planned activities,
and proceeded with the designing and the organising of training workshops for these specialists.
Upon completion of the preparatory phase, the plan
was then presented to major Italian universities
and institutions who provided their crucial support
to the initiative. Among others, the Italian Central
Health Institute (ISS), Padua University, Milan Uni-
The plan was then
presented to major
Italian universities
and institutions
who provided their
crucial support
to the initiative
Assistenza tecnica sull’HIV/AIDS
Le attività svolte dall’Unità di Supporto UNDP/BCPR dal settembre 2000
In occasione del 13° Congresso Mondiale sull’AIDS
svoltosi a Durban nel 2000, l’Ufficio Emergenze
della Cooperazione Italiana ha annunciato la propria
intenzione di intensificare la propria opera umanitaria in Africa mediante l’erogazione di contributi finanziari finalizzati a sostenere la lotta all’HIV/AIDS in
otto paesi africani (Algeria, Etiopia, Eritrea, Nigeria,
Repubblica Democratica del Congo, Zambia, Zimbabwe e Mozambico).
Per garantire la consulenza specialistica indispensabile all’iniziativa, l’UNDP/BCPR ha assunto a tempo
pieno un esperto nella lotta contro l’AIDS, inviandolo
in missione nei paesi interessati, col compito di rilevare dati sui presidi sanitari predisposti nei singoli
paesi per far fronte all’emergenza AIDS, allacciare i
necessari contatti con le autorità sanitarie locali e
con la commissione di lavoro HIV/AIDS delle Nazioni Unite e individuare i settori prioritari di intervento.
Il programma
è stato sottoposto
ad alcune
delle principali
strutture
universitarie
e istituzioni
scientifiche italiane
che hanno fornito
preziosi contributi
in termini
di competenze
e risorse umane
Il piano d’azione è stato messo a punto con riferimento agli esiti di tali ricognizioni ed integrato da un
sistema di monitoraggio e valutazione finanziato con i
fondi della Cooperazione Italiana. In seguito, l’Ufficio
Emergenze della Cooperazione Italiana ha selezionato
specialisti in malattie infettive da inviare in loco con il
compito di assistere le autorità sanitarie locali nelle
loro iniziative e predisposto i corsi di formazione indirizzati agli specialisti selezionati.
Completata la fase propedeutica, il programma è
stato sottoposto ad alcune delle principali strutture
universitarie e istituzioni scientifiche italiane. Tra gli
altri, sono stati consultati l’Istituto Superiore della
Sanità, le università di Padova, Milano, Brescia e
Siena e le due università romane “La Sapienza” e
“Tor Vergata”, oltre che l’Associazione e la Lega per
la lotta contro l’AIDS (LILA e ANLAIDS), che hanno
fornito preziosi contributi in termini di competenze e
risorse umane, consentendo di elaborare meglio il
progetto italiano di assistenza nella lotta all’AIDS in
Africa.
103
Health project in Libya
Background
Almost 60 years after the end of World War II, Libya
still suffers from mine and UXO contamination. In
desert areas there are minefields close to ports and
urban areas, such as the towns of Tubruk and
Benghazi. In 1999 alone, there were thousands of
mine-related incidents. Thus, although Libya is not
a crisis country as such, it has to deal with a crisis
situation on a daily basis. There are 3 centres for the
disabled in Libya, one in Tripoli, the other in Benghazi and El Marj they all treat disabilities caused by
mines. The Rehabilitation Centre for the Disabled
and the Workshop for the Production of Prostheses
in Benghazi have been operating for 20 years, but
have failed to keep abreast of innovations and developments in the sector. Consequently, both require
up-grading in order to offer quality services to their
beneficiaries. To this effect, Italy agreed to provide
humanitarian assistance to improve the treatment
of mine victims, through the provision of artificial
limbs for amputees. A 12-month project beginning
in September 2000 was designed and funds channeled through UNDP.
104
Objectives
The strategy of the project aims at upgrading the
infrastructure of the existing rehabilitation centre
and developing a workshop for prostheses’ production. The Centre and the Workshop in Benghazi as
well as the centre in El Marj are to be provided with
more suitable modern equipment. The project is also
to establish in-country and out-of-country (Italy)
training programmes for technical staff, thus
strengthening management capacity.
Although Libya
is not a crisis
country as such,
it has to deal with
a crisis situation
on a daily basis
Progetto sanitario in Libia
Premessa
A circa sessant’anni dalla fine della seconda guerra
mondiale, sul territorio libico sono tuttora disseminate mine ed altri ordigni esplosivi. Le zone minate sono
particolarmente numerose nel deserto e nei pressi di
porti e centri cittadini, ad esempio intorno a Tobruk e
Bengasi. Nel solo 1999 si sono verificati migliaia di
incidenti dovuti alle mine. Di conseguenza, pur non
essendo classificabile come paese in crisi, la Libia si
trova ad affrontare situazioni di emergenza con frequenza praticamente quotidiana.
Pur non essendo
classificabile come
paese in crisi,
la Libia si trova
ad affrontare
situazioni
di emergenza
con frequenza
praticamente
quotidiana
I centri di riabilitazione per disabili si trovano a Tripoli,
a Bengasi e a El Marj e curano, tra gli altri pazienti,
anche le vittime delle mine. Il centro riabilitativo per
disabili e il laboratorio protesico di Bengasi sono attivi
da vent’anni, ma non sono riusciti a tenersi al passo
col progresso scientifico e con gli ultimi sviluppi del settore. Per poter offrire servizi di qualità ai propri utenti,
le due strutture necessitano di un potenziamento. A
tale scopo l’Italia si è impegnata a realizzare un intervento umanitario volto a migliorare le cure offerte alle
vittime delle mine e a fornire protesi ai soggetti che
abbiano subito l’amputazione di arti. I fondi stanziati per
tale progetto annuale, messo a punto nel settembre
2000, sono erogati attraverso l’UNDP.
Obiettivi
Nel quadro del progetto sono previsti il ripristino
strutturale del centro riabilitativo esistente e il
potenziamento del laboratorio protesico, la fornitura
di attrezzature più moderne ad ambedue le strutture e al centro di El Marj, nonché corsi di formazione
per il personale tecnico e amministrativo, da tenersi in Libia e in Italia.
105
Other joint projects
launched during 2001-2002: an overview
Following the natural disasters and other crisis
situations which affected Armenia, Ecuador, Iran
and Sumatra, the Italian Co-operation’s Emergency Response Department provided assistance
through UNDP/BCPR to address these crises.
The projects are still in the early phase of their
implementation.
Armenia
106
Within the Armenian Health system, many institutions no longer have the capacity to provide adequate services due to the difficult economic and
social situation in the country. Hospitals need to be
refurbished, the available equipment is either obsolete or in poor conditions and there is often a lack
of drugs. As a direct result of such a situation, in
the year 2000 the Armenian Ministry of Health
denounced an alarming increase of infant mortality. In this context, the Italian Co-operation decided
to contribute 570,000 Euro to support the government of Armenia to improve their medical services
and assistance. The contribution will be used to
refurbish, equip and train the medical staff of the
Hospital of Maralik located in the Ani region. The
Project will be executed by the Armenian NGO,
Family Care.
Bolivia
A contribution of 620,000 Euro has been made to
provide assistance to the communities suffering
from the floods which affected Bolivia in 2001. The
overall objective is to provide aid to the lowest
income families to reconstruct their houses and
provide them with other essential services.
The Italian
Co-operation
is wholeheartedly
committed
to constructing
a bridge between
the emergency
and the
development
phase
Altri progetti comuni
sviluppati tra il 2001 e il 2002: panoramica
Dopo i cataclismi naturali e le altre situazioni di crisi
che hanno colpito l’Armenia, l’Ecuador, l’Iran e Sumatra, l’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana
ha stanziato aiuti alle popolazioni da erogarsi per il
tramite dell’UNDP/BCPR. I progetti in questione
sono in fase di avvio.
Armenia
All’interno del sistema sanitario armeno, molte istituzioni non dispongono della capacità di fornire servizi
adeguati a causa della difficile situazione economica
e sociale che il Paese sta attraversando. Gli ospedali debbono essere ristrutturati, le attrezzature disponibili sono obsolete o in cattive condizioni e spesso
mancano le medicine. Quale diretto risultato di tale
situazione, nel 2000 il Ministro della Sanità armeno
ha denunciato un allarmante incremento della mortalità infantile. In questo contesto, la Cooperazione
Italiana ha stanziato un contributo di 570.000 Euro
per aiutare il governo armeno a migliorare i servizi e
l’assistenza medica prestati alla popolazione. Il contributo verrà impiegato per riorganizzare, equipaggiare e formare il personale medico dell’Ospedale di
Maralik, nella regione di Ani. Il progetto viene curato
dalla ONG armena Family Care.
Bolivia
E’ stato erogato un contributo di 620.000 Euro per
prestare assistenza alle comunità che hanno subito
gravi danni a causa delle inondazioni del 2001. Il contributo è finalizzato alla fornitura di aiuti alle famiglie
più povere per la ricostruzione delle loro case e all’erogazione di altri servizi essenziali.
E’ stato costituito un comitato inter-istituzionale del
La Cooperazione
Italiana
è impegnata
a costruire
un ponte
fra la fase
di emergenza
e quella
dello sviluppo
quale fanno parte i rappresentanti dell’UNDP, i rappresentanti del governo italiano e il vice ministro boliviano per gli Alloggi e gli Insediamenti Umani con il
compito di coordinare e seguire tutte le attività del
progetto e i relativi processi decisionali. Le principali attività previste sono le seguenti:
■ progettazione di un piano di edilizia residenziale e
supervisione tecnica del processo di costruzione
realizzato dalle stesse comunità colpite;
■ collegamento tra il Ministero per gli Alloggi e gli
Insediamenti Umani, i governi locali, le agenzie incaricate dell’attuazione del progetto, il governo donatore e l’UNDP;
107
ment clearance and approval. Official approval was
finally obtained and a team of consultants, comprising a coordinator, a technical assistant and a
professional in charge of designing the training programme, began its activities in 2002 with the objective of completing the project implementation by the
end of the year.
Ecuador
108
An inter-institutional committee comprising representatives of UNDP, the Italian government and the
Bolivian Vice Ministry for Housing and Human Settlements has been set up to coordinate and followup on all project activities and decision-making
processes. The main activities envisaged under this
programme involve:
■ designing a housing plan and providing technical
supervision to the process of self-construction;
■ developing a link between the Ministry for Housing and Human Settlements, municipal governments, implementing agencies, the donor government and UNDP;
■ planning/organising all educational training activities.
However, some delays occurred in the initiation of
the project mainly due to the long process of docu-
The strategy
seeks not only
to act as
a catalyst
to sustainable
development
activities, but also
to build upon
earlier
international
and local efforts
to optimise
resources
for recovery
After a period of inactivity, in May 2001 the volcano
Tungurahua erupted again causing a vast amount
of ash to fall on the sorrounding area, afftecing the
Provinces of Chimborazo e Tungurahua. The layer
of ash deposited measured approximately six cms.
and gave rise to serious health problems among the
population, the loss and destruction of a large part
of the crops and caused disease to the cattle. About
39,000 people are affected by the consequences of
the ash and in particular suffer from breathing,
skin and eye complaints. Many of them also had
their houses damaged. In addition, consideration
must be given to the social-psycological problems
deriving from the trauma caused by the destruction
of crops and cattle and the duration of the eruption
which, according to volcanologists could continue
for an extended period of time. In August 2001, the
Ecuadorian government declared the state of emergency in the Districts of Guano and Penipe in
Chimborazo Province and in the Districts of Quero,
Mocha, Pelileo, Tisaleo and Cevallos in the Tungurahua Province.
The Italian Co-operation’s Emergency Response
Department has made a contribution of Euro
420,000 to UNDP/BCPR for an intervention in
favour of the population at risk who have been suf-
■ pianificazione/organizzazione di tutte le attività di
formazione.
L’avvio del progetto ha subito ritardi dovuti principalmente alla lunghezza delle procedure burocratiche
per l’approvazione della documentazione inerente il
progetto stesso. Dopo l’approvazione ufficiale, nel
corso del 2002 un gruppo di consulenti (composto da
un coordinatore, un assistente tecnico e un professionista incaricato dell’elaborazione del programma di
formazione) ha iniziato a lavorare sul progetto con l’obiettivo di portarlo a termine entro la fine dell’anno.
Ecuador
Dopo un periodo di riposo, nel maggio 2001 il vulcano Tungurahua è rientrato in attività provocando
una intensa caduta di cenere che ha interessato le
Si cerca
non soltanto
di catalizzare
le attività
di sviluppo
sostenibile,
ma anche
di consolidare
i precedenti
interventi
Province di Chimborazo e Tungurahua. La caduta di
cenere, che ha portato ad un accumulo di oltre sei
centimetri al suolo, ha provocato problemi sanitari
alla popolazione, perdita della maggior parte delle
colture, nonché infermità nel bestiame. Circa
39.000 persone risentono dei gravi disagi provocati dalla cenere e soffrono di problemi respiratori, di
dermatiti e congiuntiviti. Molti hanno subito seri
danni alle proprie abitazioni. Inoltre ci sono da considerare i problemi socio-psicologici derivanti dal
trauma di vedere le colture e il bestiame danneggiati
e dalla durata del fenomeno, che a detta dei vulcanologi potrebbe protrarsi per un periodo di tempo
prolungato. Nel mese di agosto del 2001 il governo
ecuadoriano ha dichiarato lo stato di emergenza dei
Cantoni di Guano e Penipe nella provincia di Chimborazo e nei Cantoni di Quero, Mocha, Pelileo, Tisa-
109
■ training courses to the population to improve its
awareness and knowledge on preventive measures
as well as its capacity to conduct a rapid evacuation, should the need arise.
Through these initiatives, the programme aims, not
only to assist the population in the recovery of
essential infrastructures but also to start up sustainable production activities in the agricultural
and life-stock sectors. It also intends to support the
capacity building of the affected comunities and the
concerned local authorities in the prevention of
possible further worsening of the eruption’s effect.
Iran
110
fering from the fall of ash.
The multi-sectoral assistance programme has the
overall objective of improving the life’s conditions of
the community at high risk. To this end, it has been
envisaged to undertake the following activities:
■ provision of equipment for green-house farming;
■ veterinary treatment for ash related intoxication
of animals;
■ provision of construction material for the rehabilitation of damaged houses;
■ supply of potable water through the rehabilitation of comunal water reservoirs;
■ consignement of schooling kits;
All projects
and resources
made available
should rather
be geared toward
averting future
emergencies and,
in the process,
foster capacity
building
at the local level
in order to favour
self-sufficiency and
enhance the human
and material
resources already
existant
In August 2001, a torrential rain hit Golestan
Province, causing a flood in the areas sorrounding
the Gorgan and Doogh rivers and affecting also the
Provinces of Khorassan and Seman.
As a tragic result of the flood, 247 people died and
some 10,000 people were left homeless. In addition,
15,000 hectars of cultivable land were devastated
and 10,000 hectars of forest were destroyed. The
government of the Islamic Republic of Iran, made an
appeal for international humanitarian assistance.
In response to the appeal, the Italian Co-operation’s
Emergency Response Department has made a contribution of Euro 516,000 to BCPR/UNDP for the
implementation of an assistance programme in
favour of the victims of the flood.
The objective of the programme is to contribute to
the improvement of life’s conditions of the Iranian
population in the Golestan Province, alleviating the
consequences of the emergency and reinforce the
capacity of the affected comunity in the natural disaster management and vulnerability reduction.
leo e Cevallos nella Provincia di Tungurahua.
L’Ufficio Emergenze della Cooperazione Italiana ha
predisposto un contributo di 420.000 Euro
all’UNDP/BCPR per un intervento a favore delle
popolazioni a rischio danneggiate dalla caduta di
cenere del vulcano Tungurahua.
Il programma multisettoriale di assistenza si pone
l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle
comunità ad alto rischio. A tal fine, è prevista una
serie di iniziative quali:
■ fornitura di attrezzature per la coltivazione in serra;
■ trattamento veterinario degli animali intossicati
dalla cenere;
■ fornitura di materiale per il ripristino delle case
danneggiate;
■ approvvigionamento di acqua potabile attraverso
la riabilitazione di depositi comunitari di acqua;
■ consegna di materiale didattico per le scuole;
■ corsi di formazione per diffondere tra la popolazione la conoscenza sulle tecniche di prevenzione
nonché prepararla in caso di bisogno ad affrontare
una rapida evacuazione.
Con la realizzazione di tali iniziative, il programma
mira non solo ad aiutare la popolazione al recupero
delle strutture essenziali alla sopravvivenza, ma
anche a riavviare attività sostenibili di produzione
agro zootecnica, nonché a sostenere l’organizzazione delle comunità e degli enti locali nella prevenzione di ulteriori peggioramenti dell’attività vulcanica.
Iran
Il 10 Agosto 2001, una pioggia torrenziale nella
provincia del Golestan ha provocato un’alluvione
nelle zone adiacenti ai fiumi Gorgan e Doogh, coinvolgendo anche le provincie di Khorassan e Sem-
Dovranno essere
forniti mezzi
e progetti
per prevenire
e combattere
emergenze future,
rafforzare
le capacità
di reazione
delle popolazioni
colpite, valorizzare
le risorse umane
e materiali
esistenti in loco
111
To this effect, UNDP has formulated an integrated
rehabilitation and recovery plan for the flood affected areas. The plan includes the management of the
water basin in the Golestan Province, the reconstruction of comunal services and public infrastructures, the restoration of damaged forest.
In particular, under this programme the following
activities will be carried out:
■ rehabilitation of health center in Galikesh;
■ construction of potable water reservoirs for five
villages, serving some 9,000 beneficiaries;
■ repair of drainage pattern and rehabilitation of
water supply system in three villages;
■ reforestation of 100 hectars of land;
■ settling of the river bed and of soil in area at risk;
■ support to the community to strenghten their
prevention capacity against recurrence of flood.
Peru
112
On 23 June 2001 an earthquake measuring 6.9 on
the Richter scale stroke the Departments of Arequipa, Moquegua and Tacna in South Peru. The
earthquake caused major devastation and induced
the Peruvian authorities to launch an appeal for
emergency assistance in favour of the victims.
The Italian Co-operation’s Emergency Response
Department decided to contribute Euro 511,000 to
BCPR/UNDP to implement a multi-sectoral programme, as part of the overall country’s plan for
rehabilitation and reconstruction of public infrastructures and housing units. Particular attention
will be given to the needs of vulnerable goups affected by the earthquake.
The objectives of the programme are as follows:
■ reduction of damages caused by the earthquake
The underlying
principle is that
assistance should
never be confined
to the mere
provision
of emergency relief
to the victims
of a catastrophe
or humanitarian
crisis
man. L’alluvione ha provocato 247 morti e circa
10.000 persone sono rimaste senza tetto. Ha
inoltre causato la distruzione di 15.000 ettari di
terreni coltivabili e di 10.000 ettari di foreste. Il
governo della Repubblica Islamica dell’Iran ha lanciato un appello per ricevere assistenza umanitaria
internazionale.
In risposta all’appello dell’Iran, l’Ufficio Emergenze
della Cooperazione Italiana ha predisposto un contributo di 516.000 Euro al BCPR/UNDP per la realizzazione di un programma di assistenza alle vittime
dell’inondazione. L’obiettivo del programma è di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita della
popolazione iraniana nella regione del Golestan, alleviando le conseguenze dell’emergenza determinata
dall’alluvione e, al contempo, aumentare la capacità
della comunità nella gestione dei disastri al fine di
ridurre la vulnerabilità della popolazione nel caso di
simili eventi futuri.
A tal fine, l’UNDP ha formulato un piano integrato
per il recupero e la riabilitazione delle aree colpite
dall’alluvione, che comprende la gestione del bacino
idrico nella provincia del Golestan, la ricostruzione
dei servizi comunitari e delle infrastrutture, il ripristino delle foreste danneggiate.
In particolare, il programma realizzerà le seguenti
attività:
■ riabilitazione del Centro sanitario di Galikesh;
■ realizzazione di cisterne per la riserva di acqua
potabile in cinque villaggi, beneficiando circa 9.000
persone;
■ ristrutturazione dei canali di deflusso e riabilitazione del sistema idrico di distribuzione in tre villaggi;
■ rimboschimento di 100 ettari di terreno;
■ assestamento dell’alveo fluviale e del suolo nelle
aree a rischio;
■ sostegno alle comunità nelle attività di prevenzione contro i danni da alluvioni.
Perù
L’idea di fondo
è che, in presenza
di una catastrofe
o di una emergenza
umanitaria,
non ci si deve
unicamente limitare
a fornire aiuti
di emergenza
alle vittime
dei disastri
Il terremoto che il 23 giugno 2001 ha colpito i
Dipartimenti di Arequipa, Moquegua e Tacna nel
sud del Perù, con una intensità di 6,9 gradi della
scala Richter, ha provocato numerosi danni inducendo le autorità peruviane a lanciare una richiesta di aiuti di emergenza in favore delle popolazioni colpite.
L’Ufficio Emergenze della Cooperazione italiana ha
pertanto deciso di contribuire al BCPR/UNDP con
511.000 Euro, per avviare un programma multisettoriale per partecipare all’opera di riabilitazione
e ricostruzione delle infrastrutture e delle abitazioni, con particolare attenzione ai bisogni della
fascia di popolazione appartenente alle categorie
più vulnerabili.
Gli obiettivi del programma sono:
■ riduzione dei danni provocati dal terremoto mediante la ricostruzione e riabilitazione di abitazioni
e scuole;
■ miglioramento delle condizioni socio-economiche
della popolazione colpita, mediante la formazione di
maestranze locali specializzate nel settore delle attività ricostruttive;
■ impatto ambientale mediante l’utilizzo, quanto più
possibile, di materiali naturali presenti in loco;
■ diffusa e corretta informazione sulla fenomenologia dei terremoti e la loro prevenzione.
Per l’esecuzione del programma è previsto il coinvolgimento di organizzazioni peruviane e di ONG
internazionali. L’intervento verrà effettuato nei Dipartimenti di Arequipa e Tacna.
113
through reconstruction and/or rehabilitation of
houses and schools;
■ improvement of socio-economic conditions of the
population through training and employment of
local workers in the reconstruction activities;
■ enviroment preservation through the use, to the
best possible extent, of natural material locally
available;
■ dissemination of information on risk management and vulnerability reduction in relation to
earthquake.
Peruvian organizations and International NGOs will
be involved in the execution of the programme. The
intervention will take place in the Departments of
Arequipa and Tacna.
Sumatra
114
Following the powerful earthquake which hit
Bengkulu and Enggano Island in southern Sumatra in June 2000, Italy contributed 310,000 Euro
for a project aimed at assisting Indonesian authorities in the reconstruction programme. The earthquake caused hundreds of deaths of people and
thousands of injuries. It also caused widespread
devastation, including severe damage to public
housing and health facilities.
An assessment mission conducted by the Department of Civil and Environmental Engineering at
Perugia University identified priority areas for intervention and designed a technical assistance programme. The project focuses on the rehabilitation
of some public infrastructures located in Bengkulu
which have been seriously damaged by the earthquake, paying special attention to long term
enhancement of the seismic protection of struc-
And it is only at
this point that
positive links
between emergency
aid and
development may
arise, thereby
easing both the
hardship suffered
by the populations
affected and their
vulnerability
tures. The innovative technical approach will consist in the application, on a pilot project basis, of
Base Isolation devices. The advantage of such an
approach is that through the use of Base Isolation
technique, the heavily damaged buildings will
require ordinary refurbishing instead of major
reconstruction work to strengthen their foundations. In addition to the supply of Base Isolation,
the programme will also include the development of
technical design and the provision of technical
assistance in the implementation phase.
Sumatra
A seguito del grave terremoto che, nel giugno
2000, ha colpito Bengkulu e l’isola di Enggano nella
zona meridionale di Sumatra, l’Italia ha stanziato
310.000 Euro per un progetto di assistenza alle
autorità indonesiane nel loro programma di ricostruzione. Il sisma ha causato la morte di centinaia
di persone e il ferimento di alcune migliaia. Ha inoltre causato devastazioni molto estese fra le quali
seri danni a edifici pubblici e alle strutture sanitarie.
Una missione di valutazione condotta dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Perugia ha identificato le principali aree di
intervento e progettato un programma di assistenza tecnica.
Si potrà allora
parlare
di interazione
positiva
tra emergenza
e sviluppo,
con il risultato,
per le popolazioni
colpite,
di una diminuzione
del disagio
e della vulnerabilità
Questo si concentra sul recupero di alcune infrastrutture pubbliche gravemente danneggiate dal terremoto che si trovano a Bengkulu, prestando particolare
attenzione alle loro caratteristiche antisismiche.
L’approccio tecnico innovativo consiste nell’applicare, su base sperimentale, il metodo dell’isolamento
delle fondamenta. Il vantaggio di questa tecnica consiste nel fatto che gli edifici gravemente danneggiati
richiederanno una normale ristrutturazione anziché
rilevanti lavori di ricostruzione per consolidarne le
fondamenta.
Oltre all’applicazione di tale metodologia, il programma prevede anche lo sviluppo di disegno tecnico e la fornitura di assistenza tecnica nella fase
attuativa.
115
Annex
TOTAL
BUDJET
FOR JOINT
PROGRAMMES
Country
USD
Afghanistan
1.8 million
1.8 million
Armenia
0.6 million
0.6 million
Bilateral Emergency Fund 2.8 million
2.8 million
Bolivia
0.6 million
0.6 million
Caribbean
0.5 million
0.5 million
Cuba
1.5 million
1.5 million
Ecuador
0.4 million
0.4 million
El Salvador
3.4 million
3.4 million
22.0 million
22.0 million
India
1.8 million
1.8 million
Iran (drought)
2.1 million
2.1 million
Iran (flood)
0.5 million
0.5 million
Libya
7.7 million
7.7 million
Macedonia
1.0 million
1.0 million
Maluku
1.0 million
1.0 million
Mozambique
3.1 million
3.1 million
Perù
0.5 million
0.5 million
Sierra Leone
0.5 million
0.5 million
Sumatra
0.3 million
0.3 million
Venezuela
5.2 million
5.2 million
Yugoslavia
2.2 million
2.2 million
59.5 million
59.5 million
Eritrea
116
Euro
Total
Euro
Dollari
Afganistan
1,8 milioni
1,8 milioni
Armenia
0,6 milioni
0,6 milioni
Fondo bilaterale emergenza 2,8 milioni
2,8 milioni
Bolivia
0,6 milioni
0,6 milioni
Caraibi
0,5 milioni
0,5 milioni
Cuba
1,5 milioni
1,5 milioni
Ecuador
0,4 milioni
0,4 milioni
El Salvador
3,4 milioni
3,4 milioni
22,0 milioni
22,0 milioni
India
1,8 milioni
1,8 milioni
Iran (siccità)
2,1 milioni
2,1 milioni
Iran (alluvione)
0,5 milioni
0,5 milioni
Libia
7,7 milioni
7,7 milioni
Macedonia
1,0 milioni
1,0 milioni
Molucche
1,0 milioni
1,0 milioni
Mozambico
3,1 milioni
3,1 milioni
Perù
0,5 milioni
0,5 milioni
Sierra Leone
0,5 milioni
0,5 milioni
Sumatra
0,3 milioni
0,3 milioni
Venezuela
5,2 milioni
5,2 milioni
Jugoslavia
2,2 milioni
2,2 milioni
59,5 milioni
59,5 milioni
Eritrea
Totale
Appendice
Paese
CONTRIBUTI
EROGATI
NEL PERIODO
IN ESAME
117
Photographs:
◆ Agenzia Sintesi:
front page; pages 1, 12, 14-15, 16-17, 22-23, 28,
29, 30-31, 32, 33, 34-35, 36, 44, 45, 46-47, 49,
50-51, 52-53, 54, 56-57, 58, 59, 60-61,
62-63, 64-65, 66, 68-69, 70, 72-73, 76-77, 78, 9697, 102-103, 106, 107, 108, 109, 110, 111, 112
◆ UNDP:
pages 10-11, 13, 18, 19, 20-21, 24, 25, 26-27, 48,
55, 80-81, 82-83, 84, 85, 86-87, 89, 90, 91, 9293, 94-95, 98-99
◆ UNHCR:
pages 4-5, 8-9, 39, 40-41, 42, 79, 104-105, 114115
Fotografie:
◆ Agenzia Sintesi:
copertina; pagine 1, 12, 14-15, 16-17, 22-23, 28,
29, 30-31, 32, 33, 34-35, 36, 44, 45, 46-47,
49, 50-51, 52-53, 54, 56-57, 58, 59, 60-61,
62-63, 64-65, 66, 68-69, 70, 72-73, 76-77, 78,
96-97, 102-103, 106, 107, 108, 109, 110, 111,
112
◆ UNDP:
pagine 10-11, 13, 18, 19, 20-21, 24, 25, 26-27,
48, 55, 80-81, 82-83, 84, 85, 86-87, 89, 90,
91, 92-93, 94-95, 98-99
◆ UNHCR:
pagine 4-5, 8-9, 39, 40-41, 42, 79, 104-105,
114-115
Stampato in Italia nel Luglio 2002
© 2002 Ministero degli Affari Esteri - Italian Ministry of Foreign Affairs
Printed in Italy in July 2002
ITALY&UNDP
Questa pubblicazione è stata realizzata
dall’Ufficio Emergenze della Direzione Generale
per la Cooperazione allo Sviluppo
del Ministero degli Affari Esteri
e dall’Ufficio per la Prevenzione
delle Crisi e il Recupero (BCPR) dell’UNDP,
Unità di supporto di Roma
Curatore:
Consigliere Antonio Verde,
Capo dell’Unità di Valutazione della Direzione
Generale per la Cooperazione allo Sviluppo
Coordinamento di:
Editor:
Counsellor Antonio Verde,
Head of the Evaluation Unit of the Directorate
General for Development Co-operation
Consigliere Roberto Vellano,
Capo dell’Ufficio Affari Multilaterali
della Direzione Generale per la Cooperazione
allo Sviluppo
Consigliere Giovanni Maria De Vita,
Capo dell’Ufficio Emergenze della Direzione
Generale per la Cooperazione allo Sviluppo
Giuseppe de Vincentis,
Coordinatore dell’Unità di supporto di Roma
dell’UNDP/BCPR
2000-2002
This publication was prepared
by the Emergency Office
of the Directorate General for Development
Co-operation of the Italian Ministry of Foreign
Affairs and by the Bureau for Crisis,
Prevention and Recovery (BCPR) UNDP, Rome
Support Unit
Co-ordination by:
Counsellor Roberto Vellano,
Head of the Multilateral Affairs Department
of the Directorate General for Development
Co-operation
Lorenzo Jimenez de Luis,
Capo dell’Unità delle Operazioni
UNDP/BCPR, New York
&UNDP
ITALY
Progetto grafico e realizzazione: Alchimie
Counsellor Giovanni Maria De Vita,
Head of the Emergency Response Department
of the Directorate General for Development
Co-operation
from emergency
to development
Giuseppe de Vincentis,
Co-ordinator UNDP/BCPR Rome Support Unit
Graphic design and layout by Alchimie
dall’emergenza
allo sviluppo
2000-2002
ITALIA&UNDP
Lorenzo Jimenez de Luis,
Head of Country Operation Support Unit
UNDP/BCPR, New York
&UNDP
ITALIA