Simmel File - Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche

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Simmel File - Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche
21/5/2015
La famiglia nel pensiero di Simmel 2015
Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia,
Comunicazione
Corso di Sociologia della famiglia
LA FAMIGLIA NEL PENSIERO DI SIMMEL
A cura di:
Prof.ssa Antonietta Censi
Eleonora Cintioli
Gabriella Funari
Giorgio Guglietti
Ilaria Maraldi
Sara Ramelli
Anno Accademico 2014 – 2015
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La famiglia nel pensiero di Simmel 2015
Indice
CAPITOLO 1 Simmel: vita, opere e pensiero…………………………p.2
CAPITOLO 2 Famiglia e matrimonio……………………………………..p.3
2.1 Evoluzione del matrimonio e ruolo del denaro………………………………………………p.3
2.2 Il fenomeno della prostituzione………………………………………………………………p.4
2.3 Per una sociologia della famiglia…………………………………………………………….p.5
CAPITOLO 3 Filosofia e psicologia dei sessi……………………………..p.
3.1 La psicologia delle donne e psicologia della civetteria………………………………………p.
3.2 Filosofia dell’amore, filosofia dei sessi, la donna e la moda…………………………………p.
3.3 Il relativo e l’assoluto nel problema dei sessi……………………………………………….p.
Sitografia e bibliografia…………………………………………………….p.
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La famiglia nel pensiero di Simmel 2015
CAPITOLO 1 Simmel: vita, opere e pensiero
Simmel nasce a Berlino il 1 marzo 1858 da una famiglia ebrea convertita al cristianesimo e muore a
Strasburgo il 28 settembre 1918.
Il suo pensiero è stato influenzato dalla filosofia kantiana, dalla quale riprende l’ interesse per l’ eterno
conflitto tra soggetto e oggetto, e tenta di inserirla all’interno della tradizione positivista ed evoluzionista.
Per comprendere al meglio la sociologia di Simmel bisogna prendere in considerazione tre punti
fondamentali: l’ oggetto della sociologia, il metodo sociologico ed il rapporto tra individuo e società.
Simmel considera la sociologia come un nuovo “punto di vista”, per analizzare fenomeni già noti ad altre
scienze quali la storia, l’ antropologia, la statistica e la psicologia. Per l’ autore l’ oggetto della sociologia è la
società, intesa come l’ insieme delle relazioni reciproche instaurate dall’individuo.
I due assiomi su cui si fonda il suo approccio sociologico sono la reciprocità e la sociazione. Per reciprocità
intende che la società è una forma d’ interazione; le azioni reciproche sono alla base della vita quotidiana
degli individui i quali si influenzano a vicenda.
La sociazione è il processo attraverso il quale determinati tipi di azioni reciproche si consolidano nel tempo.
I tre a priori delle forme di sociazione, il cui fondamento è composto dalla relazione tra l’Io e il Tu, sono: a)
l’ azione dell’individuo è sempre un’ azione sociale e quindi lo scambio può essere inteso come forma di
mediazione sociale; b) la relazione tra Io e Tu si basa sull’aspettativa che l’ altro ha nei suoi confronti; c) l’
individuo partecipa nei processi di interazione per trovare un ruolo nella società e confermare una propria
identità.
La sociologia deve studiare la società come forma sociale, per Simmel dunque è una scienza formale che si
interessa alle forme che assumono i rapporti in epoche e contesti differenti.
Per quanto riguarda il metodo sociologico, Simmel critica il tentativo di ridurre la sociologia ad una scienza
esatta e afferma che il suo metodo non può essere ricondotto al principio causa-effetto ma deve occuparsi
delle influenze reciproche dei fenomeni sociali.
Secondo Simmel individuo e società interagiscono tra loro almeno in due modi: da una parte la società è il
risultato dell’associazione degli individui, e dall’altra la società come il contenitore di relazioni umane, ossia
forme sociali. Le motivazioni e le modalità delle forme sociali seguono due principi: identificazione e
differenziazione. L’ individuo, a partire dai proprio valori e dalla propria cultura, si identifica con gli altri;
tuttavia cerca costantemente anche di distinguersi dal gruppo per affermare la propria personalità.
Per illustrare il rapporto tra individuo e società Simmel introduce il concetto di cerchia sociale di cui l’
elemento centrale è la reciprocità. Meno numerosa e indifferenziata una cerchia sociale meno il singolo corre
pericolo di essere sottoposto ad un processo di individualizzazione. Invece se la cerchia è estesa il singolo
sviluppa il senso della propria autonomia.
Le opere più importanti sono: “La moda” (1895); “Filosofia del denaro” (1900),”La differenza sociale”
(1890), “Il matrimonio tra consanguinei” (1894), “Il militarismo e la posizione delle donne” (1894), “Per una
sociologia della famiglia” (1895), “Sulla psicologia del pudore” (1901), “Sulla psicologia della discrezione”
(1906), “La gratitudine. Un tentativo sociologico” (1907), “Il relativo e l’ assoluto nel problema dei sessi”
(1911), “Sull’ amore” (1921), ed in più diversi articoli e saggi su temi quali il sesso, il pudore, la famiglia ed
il matrimonio.
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La famiglia nel pensiero di Simmel 2015
CAPITOLO 2
Famiglia e matrimonio
Simmel studia il tema della famiglia analizzandolo storicamente nell’ambito delle cerchie sociali e strutture
interne. La famiglia viene vista come una cerchia sociale indipendente, dotata di confini, principi strutturali,
regole interne e ruoli dei componenti ed inoltre come la principale forma sociale caratterizzata da legami di
reciprocità stabili e continui. L’individuo sperimenta le prime relazioni sociali all’interno della famiglia in
quanto gruppo primario di appartenenza più importante. La cerchia familiare rappresenta sia un
collegamento che un isolamento per l’ individuo poiché egli può appartenere ad altre cerchie sociali ma
rimane comunque soggetto alle sue regole interne; talvolta si creano intersezioni contrastanti tra una cerchia
sociale e l’ altra. Il punto di partenza degli studi dei rapporti familiari di Simmel è stato l’analisi delle prime
cerchie familiari nelle società arcaiche meno civilizzate. Nel corso del tempo sono state individuate differenti
forme di rapporti matrimoniali: poligamia, matrimonio di gruppo, esogamia, endogamia, monogamia. Ciò
che le accomuna è il divieto di matrimonio tra consanguinei.
2.1 Evoluzione del matrimonio e ruolo del denaro
La prima forma di matrimonio analizzata da Simmel era il matrimonio per ratto in cui la donna era vista
come oggetto di proprietà. Successivamente troviamo il matrimonio per acquisto cioè una forma di
compravendita della donna che si fondava sul vantaggio che si poteva ottenere attraverso il denaro ai fini
della coesione sociale. Il prezzo della donna variava in relazione alle sue caratteristiche personali. La donna
comprata era vista come forza lavoro continuativa nel tempo che garantiva il recupero di quanto speso per la
possibilità di assicurarsi una prole che sarebbe diventata una nuova forza lavoro da sfruttare. L’evoluzione di
quest’ultimo consiste nel matrimonio per interessi invece è fondato sul principio della dote ossia la risorsa
erogata dall’ uomo per il mantenimento della moglie. L’ ultimo tipo è il matrimonio per amore fondato sull’
amore e sulla scelta reciproca. Da questo tipo di matrimonio emergono tre concetti che fondendosi danno
vita al concetto di amore come unità a sé stante: erotismo, sensualità e sentimento. Il primo si basa su una
manifestazione relazionale che presuppone la presenza dell’ altro, si manifesta attraverso il corpo come
esperienza dell’ altro e di sé in relazione all’ altro. Secondo Simmel è collegata al flirt ossia il gioco del
continuo rimando, concedersi e negarsi. Sensualità e sentimento invece vengono associati da Simmel all’
impulso, desiderio e appagamento finalizzati alla sopravvivenza della specie in senso biologico e fanno
riferimento all’ essere consapevoli dell’ esistenza dell’ altro. Attraverso questi due nasce il desiderio di
possesso dell’ altro da sé.
La prevalenza dell’ interesse bellico in un gruppo sociale, come sostiene anche Spencer, sminuisce la
posizione delle donne. Questo nesso è evidente soprattutto nel caso in cui la natura bellicosa di un gruppo
conduce al ratto delle donne: dopo aver battuto il nemico, la sua donna viene trascinata via come una
schiava. La conquista della donna viene vista come un bottino di guerra e quindi come un essere privo di
volontà propria. Il ratto ai fini del matrimonio era tanto una causa quanto una conseguenza del divieto di
sposarsi all’ interno del proprio gruppo e inoltre, in questo modo, l’ uomo dava prova delle sue abilità
belliche e del proprio valore militare. In queste tribù era presente anche la poliginia, che oltre a considerare
tutte le mogli schiave del marito, ne limitava la formazione dell’ individualità. Le trasformazioni dell’
interesse bellico, nei diversi luoghi del mondo, vanno di pari passo con le trasformazioni della posizione
delle donne: dove la costituzione bellicosa del popolo diviene più debole e la vita più pacifica troviamo un’
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elevazione della posizione delle donne. Troviamo anche casi in cui, tra popoli bellicosi, la posizione delle
donne è sorprendentemente elevata, quando anche loro prendono parte attiva all’ azione militare. Quando l’
interesse bellico non esclude le donne ma le include, il suo predominio ne eleva la posizione, nella stessa
misura in cui altrimenti la degrada. Qui le donne occupano una posizione di prestigio, in quanto negoziatrici
di pace ufficiali tra gli uomini ma anche come massaie negli eserciti mercenari.
Un miglioramento ci fu nel Rinascimento, quando il dominio assoluto della Chiesa sulla vita spirituale si
allentò e altri interessi soppiantarono tanto quelli religiosi quanto quelli guerrieri. Le donne acquistarono
diritti e libertà.
Successivamente, dal matrimonio per ratto si passò al matrimonio per acquisto, rilevante per la coesione
sociale, che si fondava sulla compravendita della donna: i valori più profondi e personali dell’ esistenza
femminile venivano annullati dall’ impersonalità del denaro. Ma vi è un motivo di elevazione culturale del
matrimonio per acquisto: il fatto che le donne siano un oggetto di proprietà utile, che vengano compiuti dei
sacrifici per il loro acquisto, le fa apparire come dotate di valore, il quale aumenta in virtù di quanto siano
grandi questi sacrifici. Benché l' acquisto delle donne manifesti immediatamente l' oppressione, lo
sfruttamento, il carattere cosale della donna, tuttavia è stato il primo mezzo a dare risalto al valore
individuale della donna. La stessa diversificazione dei prezzi fa intendere come ogni donna abbia il suo
valore. Si può osservare che come una qualsiasi categoria di oggetti acquisti maggiore valore se ogni suo
oggetto viene valutato in modo specifico, allo stesso modo nell’ acquisto delle donne lo stadio più basso è
quello in cui il loro prezzo viene stabilito in modo uguale per tutte, senza tenere conto delle peculiarità di
ognuna di loro. Quello che avviene in questo caso è che la donna viene considerata alla stregua di un genus
(oggetto impersonale), e perciò in diverse culture l’ acquisto della donna viene considerato come
disonorante. Se si prendono in considerazione altri fattori che determinano la posizione sociale di una donna,
sembra che l’ acquisto per denaro vero e proprio ne abbassi la posizione rispetto al cederle in cambio di doni
o servizi; nel dono c’è qualcosa di più personale rispetto al denaro. Dopo il matrimonio per acquisto ci fu il
matrimonio per interesse, basato sul principio della dote, che ha propiziato, insieme allo sviluppo dell’
economia monetaria, alla nascita di una netta divisione del lavoro tra i sessi. Alla donna sono state assegnate
attività rivolte verso l’ interno e all’ uomo quelle produttive, rivolte verso l’esterno. La donna così ha perso il
suo valore economico e si trova in una condizione di dipendenza dall’ uomo, il quale dovendo provvedere al
suo sostentamento, non ha più motivo di pagare per acquistarla. La dote diventa una garanzia sia per l’
uomo, che in questo modo viene risarcito del mantenimento della donna improduttiva, sia per la donna, alla
quale viene garantita una certa indipendenza economica in caso di inadempienze da parte del marito.
2.2 Il fenomeno della prostituzione
Il fenomeno della prostituzione viene letto con disprezzo perché esso rovescia con prepotenza il rapporto
uomo-donna, per cui l’ uomo è colui che cerca e fa la corte, e la donna è colei che si lascia corteggiare,
sedurre e cercare.
La buona società manifesta nei riguardi della prostituzione, soprattutto quella di basso borgo, un sentimento
di disgusto. Essa utilizza la prostituzione come capro espiatorio che viene punita per i reati che gli uomini
commettono contro la società. Il denaro è uno degli attori principali nel fenomeno della prostituzione in
quanto, per i clienti rappresenta il mezzo e per le lavoratrici il fine.
La moneta è diventata uno strumento così impersonale con la quale si può acquistare una quantità sempre più
complessa e dettagliata di cose. Questo fenomeno può essere letto alla luce del passaggio dal matrimonio per
acquisto a quello per dote.
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Con la relazione tra dote e organizzazione della vita matrimoniale che troviamo all’ interno dell’ economia
monetaria, possiamo comprendere come la dote già in epoca greco-romana fosse un tratto distintivo della
moglie legittima e non della concubina.
I doni fatti alla donna o per la donna dal marito in occasione del matrimonio possono essere fatti in natura o
in denaro, ma nel caso di un rapporto extramatrimoniale il prezzo della prestazione può essere pagato solo in
denaro. Solo il denaro infatti rappresenta un tipo di relazione assolutamente momentanea.
Per questo la degradazione insita nella prostituzione risiede nel fatto che per la prestazione si chieda un
corrispettivo in denaro. “L' umiliazione della prostituzione consiste nel fatto che essa svilisce a tal punto il
più personale e il più prezioso possesso della donna, che il valore più neutro e più lontano da tutto ciò che è
personale viene sentito come un equivalente adeguato” (“Filosofia e sociologia dei sessi”, G. Simmel).
La differenza tra l’ uomo e la donna per quanto riguarda l’ atto sessuale, risiede nel carattere unitario della
donna; ella quando si concede, concede tutta se stessa. Il carattere personale e intimo insito nel concedersi
della donna non si accorda con la credenza secondo cui la relazione puramente sessuale tra uomo e donna sia
di natura generica. Potremmo giustamente pensare che anche la prostituta, poiché donna, doni comunque
tutta la sua personalità più di quanto non faccia l’ uomo, e questo ci fa comprendere come il suo equivalente
in denaro sia totalmente inadeguato.
Per le donne la caratteristica degradante della prostituzione non si trova tanto nel suo carattere poliandrico
(quindi nel fatto che una prostituta vada con molti uomini), quanto in quello poliginico, poiché la donna
perde la sua rarità. Esse trovano degradante accettare denaro anche in altre situazioni, ma non provano la
stessa sensazione se devono accettare dei doni; invece fa loro piacere dare dei soldi ai loro amanti. La
motivazione di questo comportamento la troviamo nel fatto che in una relazione in cui sia coinvolto il
denaro, generalmente chi dà denaro si mette in una posizione di predominanza rispetto a chi riceve.
Tuttavia la prostituzione non è vista in tutti i paesi in modo degradante. Questa differenza risiede nel diverso
modo di relazionarsi di due fattori, l’ onore sessuale femminile e il denaro. Se nella nostra cultura la distanza
fra questi due fattori è insormontabile, in altre realtà culturali la visione maturata della prostituzione è del
tutto diversa.
In ultima istanza secondo il nostro autore la prostituzione esisterà finché esisterà il matrimonio e la
monogamia. Infatti solo se ci sarà un amore pienamente libero, ossia solo se l’ antitesi tra legittimità e
illegittimità in quanto tali verrà meno, non si avrà più bisogno di persone particolari destinate al
soddisfacimento del genere maschile.
2.3 Per una sociologia della famiglia
Il matrimonio e la famiglia, nonostante la semplicità della loro struttura, riuniscono una grande quantità di
interessi completamente eterogenei (interessi erotici, economici, religiosi, sociali, di potere, interessi relativi
allo sviluppo individuale) che nel loro combinarsi e nel loro alterno prevalere, ci fanno capire come agiscano
sulla convivenza degli uomini.
Alcune recenti ricerche e analisi socio psicologiche, hanno affermato che originariamente la relazione tra
uomo e donna era sregolata, come negli animali, e che solo successivamente si sono create relazioni stabili e
durature come il risultato di una disciplina sociale e di una comprovata utilità.
Ci sono varie prove a favore dell’ idea di una condizione originaria in cui il matrimonio è assente:
a) Teoria del matriarcato: il figlio appartiene alla stirpe della madre, eredita dal fratello della madre, l’
identità del padre non è mai nota e perciò non esiste nessun vincolo matrimoniale;
b) Formazione e organizzazione tribale: necessità di uno stato originario completamente libero e promiscuo
perché se ci fosse stata una proprietà privata delle donne sarebbero nati, inevitabilmente, sentimenti di
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gelosia e quindi l’ impedimento di qualsiasi unione cooperativa. Ma nello stesso tempo la lotta per la
femmina era fonte di una continua discordia tra maschi, e quindi era necessaria la proprietà delle donne per
una pace all’ interno del gruppo e per la formazione di organizzazioni più grandi e stabili;
c)Originario comunismo sessuale: in alcuni popoli la donna aveva relazioni matrimoniali con tutti gli
uomini del suo gruppo e quindi non c’era distinzione tra padre e zio materno, o figlio e nipote;
d) Mancanza di forme concettuali e linguistiche: tra le popolazioni primitive nomi come “padre” o “figlio”
non indicavano necessariamente una qualche parentela, ma solo una differenza di età.
Nessun fatto accertabile ci costringe a far nascere il matrimonio monogamico o qualsiasi forma matrimoniale
regolata dal costume e dalla legge da una condizione precedente di completa sfrenatezza. Al contrario, è
possibile che l’ uomo sia per natura monogamico e solo a causa di circostanze particolari cada nella
sregolatezza, nella poliandria o poliginia.
In tutti i popoli si riscontrano delle regole alla base del rapporto tra uomo e donna ma anche se fosse presente
un parziale arbitrio privo di regole, non potrebbe essere considerato come fase universalmente valida dell’
evoluzione umana. Ogni tipo di relazione uomo-donna è il risultato di circostanze storiche particolari e
quindi nessuna di essa può essere identificata come “stato originario”. E se proprio ne dovessimo
individuare uno, sicuramente sarebbe la monogamia. Ovunque l’ evoluzione del matrimonio tende verso la
monogamia, anche nelle forme poligamiche dove tra le diverse mogli di uno stesso uomo, vi è una sola
donna “primus inter pares”.
Il nucleo fisso intorno al quale è cresciuta la famiglia e dal quale sono nate le varietà di manifestazioni della
vita matrimoniale, è il rapporto tra madre e figli. Ciò che caratterizza le prime forme familiari non è il fatto
che il padre sia ignoto, ma l’ indifferenza nei confronti dell’ identità del padre. Il concetto di paternità ha
dovuto compiere una lunga evoluzione prima che il suo senso originario (proprietà del figlio attraverso
quella della madre) si ampliasse fino ad indicare un rapporto diretto e individuale tra genitore e figlio. Molto
probabilmente questa evoluzione si lega a quella della proprietà privata; dopo l’ acquisizione del lavoro e
dopo aver lottato per una proprietà personale più ampia, l’ uomo desiderò lasciarla ad un erede del suo stesso
sangue. Da questo nacque anche l’ inevitabile richiesta di una fedeltà coniugale assoluta da parte della donna
(successivamente con la parità dei diritti delle donne, questa richiesta fu anche rivolta all’ uomo).
Proprio il motivo della genesi della fedeltà spiega il fondamento attuale del matrimonio e la ragione della sua
qualità e del suo sviluppo basato sull’ amore individuale. Ma in origine gli aspetti e i contenuti del
matrimonio derivavano da cause a sé stanti, molto spesso del tutto esteriori, e solo in un secondo momento
da essi è scaturito l’ amore come rapporto affettivo tra individui. La rigorosa monogamia è nata
probabilmente solo con la vittoria del principio democratico. La monogamia con il crescente livellamento
sociale diviene un imperativo morale interiore per tutti. Nel corso del tempo la validità generale della
monogamia, risultata da circostanze economiche e sociali, ha fatto nascere il sentimento dell’ amore e della
fedeltà per tutta la vita, mentre ora è la nascita di questo sentimento che induce il singolo a sposarsi.
Per capire cosa abbia indotto gli esseri umani a intrecciare un legame duraturo, bisogna domandarsi quale
possa essere stato lo scopo originario:
a) Maggiore solidità e stabilità all’interno della cerchia sociale: legami stabili, rapporti di fiducia dove
ciascuno trova nell’ altro un supporto durevole; gruppo più solido e resistente nella lotta per l’ esistenza.
b) Migliore cura della progenie: l’interesse congiunto dei genitori nel garantire il benessere dei figli rende la
generazione successiva fisicamente e spiritualmente più forte.
Il fatto che il matrimonio abbia origine da una finalità sociale, che esista per il bene dei figli, fa sì che nell’
evoluzione della nostra specie sia una conseguenza della procreazione dei figli. Oggi invece ci troviamo in
una situazione inversa, in quanto si è passati da un interesse sociale ad un interesse individuale come
interesse determinante: il matrimonio rappresenta l’ interesse sociale rispetto a quello individuale dell’
amore; così come l’ esistenza e il mantenimento della generazione successiva costituiscono l’ interesse
sociale rispetto la faccenda personale del matrimonio.
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CAPITOLO 3 Filosofia e psicologia dei sessi
3.1 La psicologia delle donne e psicologia della civetteria
Il problema di una psicologia delle donne presuppone che le donne, in quanto tali, possiedono un certo
numero di qualità psicologiche comuni, che le differenzia dall’essere maschile.
Simmel considera le donne un’ entità unitaria, in quanto esse manifestano un sentimento di mutua
solidarietà più forte rispetto agli uomini. Un esempio di solidarietà tra donne si mostra specialmente nelle
imprese comuni di tutte le donne contro gli uomini.
Simmel sviluppa una tesi molto importante sulle donne affermando che: le donne presentano una mancanza
di differenziazione, in primo luogo sul piano somatico, considerando la natura nel suo insieme si può rilevare
che il sesso femminile subisce meno mutamenti di quello maschile.
In secondo luogo le caratteristiche psichiche della donna, punto chiave che rinforza la tesi del nostro autore,
in quanto meno differenziate rispetto al mondo maschile, non sono ancora giunte a specializzarsi per
acquisire un’esistenza più autonoma, le attitudini, le inclinazioni e le attività femminili, sono raccolte più
strettamente intorno ad un unico punto. Il voler mantenere la donna il più possibile in uno stato di purezza e
innocenza può scaturire dalla percezione dell’unità psichica della donna stessa. Basta un unico stimolo per
fare in modo che tutte le energie psichiche della donna si attivino. Spesso si rimprovera il genere femminile
di mancanza di oggettività, ma è in questa affermazione che si rivela la stretta connessione di sentimenti,
stati d’ animo e impulsi che caratterizzano l’ agire e il pensiero femminile. Non bisogna tuttavia pensare che
si debba dare un giudizio o istituire un ordine gerarchico tra le forme d’ essere maschile e femminile, poiché
ognuna di esse rappresenta un mondo compiuto. La differenziazione è il carattere tipico dell’essere uomo e
se da un lato significa che gli elementi psichici si sono resi autonomi, dall’altro significa che quella persona è
diventata qualcosa di particolare. A questo punto possiamo comprendere meglio l’ estrema fedeltà delle
donne; esse non amano ciò che c’è di generico nell’uomo. Il carattere unitario del loro essere fa di ogni
donna la rappresentante del suo genere. A differenza del mondo maschile le donne danno maggior peso alla
vita emotiva, il sentimento viene suscitato in misura tanto più intensa quanto maggiore è il numero di
rappresentazioni che si incrociano. Quanto più numerose sono le rappresentazioni che si affollano nella
coscienza per mancanza di disciplina, tanto minore è lo spazio che può ottenervi la singola rappresentazione
e, tanto più facile subentrerà quello stato di maggiore indefinitezza nel quale alla coscienza appaiono chiari
più il tutto che le sue parti. Con quanto detto si spiega la velocità e la sicurezza del giudizio femminile in
situazioni intricate nelle quali gli uomini non riescono ad arrivare dritto alla conclusione.
Infatti il più stretto intrecciarsi delle rappresentazioni consente alle donne di considerarne un numero
maggiore e di confrontare spesso immediatamente il peso della singola rappresentazione. Ogni tipo di
psicologia sulle donne ci aiuta a comprendere anche la loro estrema fedeltà, soprattutto a oggetti e ricordi.
Questo perché la struttura della loro anima è tale che ad ogni evento o oggetto aderiscono valori, sentimenti,
sensazioni; ciò non avviene nell’ uomo che è molto più impietoso. Rispetto alla donna, l’uomo è molto più
infedele perché manchevole di quella unitarietà che caratterizza l’ anima femminile. Simmel mette in luce un
aspetto della donna che viene spesso erroneamente e grossolanamente non riconosciuto al mondo
femminile: la logica. Proprio la quantità maggiore e più differenziata dei punti di vista materiali, presenti
nello spirito maschile, ostacola la visione chiara di una semplice conclusione logica che un intelletto
femminile sa esprimere con assoluta naturalezza. Una capacità collegata alla logica è il talento nel cercare, in
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virtù del quale vengono indicati al primo sguardo gli oggetti “smarriti” in casa da tempo. Un altro aspetto sul
quale Simmel si è soffermato è il concetto di verità, diverso da quello degli uomini, ciò va attribuito ad un’
irregolarità delle premesse materiali che non a una mancanza di nessi logico-formali. Alla donna risulta
meno chiaro il valore della verità come ideale assoluto e sussistente per se stesso e svincolato dalle sue
conseguenze pratiche. Le donne sono costrette a dire qualche bugia per il rispetto morale del decoro e del
costume (onere molto grande di cui si fanno carico le donne, da sempre). La casa diventa il simbolo della
natura psichica delle donne in quanto custodi della cultura domestica. La divisione dei ruoli tra uomo e
donna è predeterminato già dalla natura e poiché allevare e partorire la prole sono mansioni che l’ uomo non
può ricoprire, il sesso maschile ha prodotto la molteplicità, l’ individualizzazione della vita culturale. Per
questo l’ educazione femminile dei ceti più elevati, a cavallo tra il 1800 e i primi del 1900, preparava le
donne al rapporto con gli uomini, così nella migliore delle ipotesi le ragazze imparavano a dominarsi e nella
peggiore delle ipotesi imparavano a fingere. L’ acuita lotta per l’ esistenza, si presenta alle donne come la
lotta per l’ uomo, costringendole molto spesso all’ipocrisia. Universalmente si riconosce alle donne la
tendenza all’esagerazione. L’ eccentricità del sentire e l’ esagerazione dell’espressione, sono qualità naturali
difficilmente evitabili di uno spirito non ancora abbastanza differenziato. Quanto più la massa psichica è in
sé indivisa tanto più facilmente uno stimolo che si manifesta trascinerà con sé il tutto. L’ esagerazione viene
concepita come qualità dell’espressione che, insieme alla sensibilità sono conseguenza di una scarsa
differenziazione della vita rappresentativa. Secondo Simmel le donne presentano una scarsa capacità di
rappresentare e di giudicare il particolare (mancanza d’ oggettività). Le donne tendono a dedicarsi agli
interessi artistici, al costume: elemento impersonale e d’ interesse universale. Il costume però limita la
personalità, senza sottoporla alla costrizione del diritto ma senza lasciarle la libertà con cui si affrontano le
questioni morali più elevate. Il suo ruolo culturale le conferisce un carattere conchiuso e una natura simile a
quella dell’opera d’ arte. Non è in virtù del costume esteriore che la donna evita ogni tipo di manifestazione
eccessiva, ma ella non lo fa in virtù del proprio costume che sottolinea quel suo carattere racchiuso e
riservato.
Nonostante la limitata libertà delle donne nel 1800, con il susseguirsi dei decenni e con l’ accrescimento non
solo culturale ma anche economico della società, il mondo femminile, ha ridotto sempre di più l’ unitarietà
psichica anche nel fenomeno specifico della civetteria. L’ essenza della civetteria risiede in una mescolanza
di concedersi e non concedersi, l’ elemento specifico della sua attrattiva risiede nel fatto di essere la
promessa di un piacere. La civetteria in un certo senso è uno stadio intermedio tra l’ amore e il non amore.
La dottrina platonica dell'amore secondo cui l' amore sarebbe una condizione intermedia tra l' avere e il non
avere non sembra coglierne l' essenza profonda, ma soltanto una delle forme fenomeniche. Essa non lascia
alcuno spazio a quell’amore che dice: “Se io t' amo, a te cosa importa?”, ma può solo riferirsi a un amore che
si estingue con l'appagamento del desiderio. Se lo si pone tra l' avere e il non avere, l' amore nel momento in
cui ha non può essere lo stesso di prima, quindi non può più essere amore in quanto la sua energia viene a
convertirsi in godimento o magari in noia. Il piacere è la sorgente da cui viene alimentato il fatto che: l' avere
e il non, assumono per noi il significato di gioia o sofferenza. Non è soltanto l' attrattiva di una cosa in
vendita, a determinare il prezzo che siamo disposti a pagare ma, in moltissimi casi è la circostanza stessa che
per l' oggetto venga richiesto un prezzo che, la sua acquisizione non sia qualcosa di ovvio ma riesca solo a
costo di sacrifici e fatiche a renderlo attraente e desiderabile. La possibilità di una tale inversione psicologica
fa si che la relazione tra uomini e donne assuma la forma della civetteria. Una donna può far ricorso a
qualsiasi cosa pur di piacere, dalle più sottili seduzioni intellettuali fino alla più sfrontata ostentazione dei
suoi punti forti di attrazione fisica. L' intreccio del poter ottenere e del non poter ottenere costituisce l'
essenza del prezzo. La civetteria deve piuttosto far sentire a colui che è rivolta, il labile gioco tra sì e no: il
negarsi che potrebbe essere la via traversa per concedersi e il concedersi dietro il quale c’è la possibilità e la
minaccia di ritrarsi. La civetteria come comportamento consapevolmente dualistico sembra trovarsi in totale
contraddizione con l' unitarietà dell'essere femminile. Il rapporto della donna con l' uomo, in conformità al
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suo senso specifico e incomparabile, si esaurisce proprio nel concedere e negare. Certo, tra loro ci sono
innumerevoli altre relazioni: l' amicizia, l'inimicizia, solidarietà morale, comunanza di interessi. Solo che
tutti questi rapporti o sono di carattere universalmente umano, e quindi in linea di principio possono
sussistere anche tra persone dello stesso sesso, oppure vengono determinati da un punto reale o ideale che si
trova all'esterno dei soggetti stessi e della loro linea di collegamento diretta. Essi perciò non costituiscono
un’ interazione così pura come possono essere il negare ed il concedersi; ciò è quanto le donne sanno fare
alla perfezione. Il negarsi di un uomo nei confronti di una donna che gli si mostra compiacente presenta
sempre un che di poco cavalleresco. Naturalmente più per l' uomo che per la donna, per la quale invece
essere rifiutata tende ad assumere un che di tragico. Rifiutare quindi non è la condotta che si addice ad un
uomo, mentre nel caso inverso i conti tornano perfettamente: rifiutare un uomo che le fa la corte è per così
dire un gesto assolutamente consono alla donna. Non c’è da stupirsi dunque se nella civetteria si sia
sviluppata per le donne una forma di seduzione perfetta, grazie alla quale è loro possibile concedersi e
negarsi allo stesso tempo. L' uomo si presta a questo gioco, in quanto è attirato e trae un particolare piacere
da questo trattamento che lo sospinge avanti e indietro. La reazione dell'uomo, attraverso il piacere esercitato
dall'azzardo e dal peculiare ed evidente intreccio delle contrapposte possibilità che vi sono insite, significa
molto di più del semplice lasciarsi trascinare dal moto oscillatorio del gioco della civetta, il suo ruolo si eleva
molto al di sopra dell'essere un semplice oggetto, egli stesso entra volontariamente nel gioco in quanto lo
trova attraente. Il dualismo complessivo della civetteria non contraddice quell'unità e quella risolutezza che
caratterizza la psiche femminile, per cui lei molto più che l' uomo nella questione erotica si trova dinanzi a
un tutto o ad un niente.
3.2 Filosofia dell’amore, filosofia dei sessi, la donna e la moda
.Frammenti di una filosofia dell’amore
Nella conclusione di qualsiasi affare si trova fin da principio in vantaggio proprio chi tiene meno alla
conclusione. Tale circostanza si ripete in modo assai paradossale nel campo dell' amore, fra tutto ciò che il
genere umano può fare, da ciò che è più nobile a ciò che è più comune, non c'è nulla che non possa compiersi
per amore di una persona, con un’ unica eccezione: che l' una ami l' altra, non può accadere per amore dell'
altra. Io non posso mai amare una persona per amor suo, perché in tal caso dovrei averla amata già prima di
amarla, ma il fatto che io non ti ami non può verificarsi per amor tuo.
.Filosofia dei sessi
La formula della natura umana è il dualismo che rivela la sua profondità nel fatto che attraverso la lotta vuole
pervenire all' unità ma che una simile unità una volta raggiunta non viene tollerata e si infrange di nuovo,
quasi in una simultaneità di tensione e soluzioni continue. Forse c'è un unico fatto fondamentale che ha
impresso questa configurazione alla nostra vita, il fatto della differenza del maschile e del femminile.
Sembra quasi che questo dualismo fondamentale abbia trasmesso non solo la sua forma, ma anche un riflesso
a tutte le grandi coppie di opposti. Nel processo senza fine dello scontro e della riconciliazione di questi
elementi antitetici viene a generarsi la vita della coscienza. Il fatto che lo spirito umano, ogniqualvolta si è
spinto verso un’ assoluta unità dell' essere non abbia mai potuto solo partendo da essa spiegare il mondo,
deriva forse dalla circostanza che le forme del nostro pensare sono sorte da un dualismo: quello del maschile
e del femminile. Con ciò il dato di fatto originario del dualismo maschile-femminile e il fatto che ogni
generazione sia condizionata da esso si è proiettato sul piano del pensiero, come il dualismo imprime la
propria forma ai contenuti vitali premendo per la riconciliazione, così il maschile e il femminile premono l'
uno verso l' altro per l' unione che diviene possibile proprio in virtù della loro antitesi reciproca. La passione
amorosa cerca di abbattere i confini dell' io e di annullare un io nell' altro; ma non sono questi a pervenire all'
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La famiglia nel pensiero di Simmel 2015
unità, bensì ne nasce una nuova: il figlio. A ciò si aggiunge anche il rapporto tra i genitori: i loro alterni stati
d' animo fanno prevalere ora l' uno ora l' altro elemento. Questo tipo di dualismo metafisico trova nella
relazione tra i sessi la sua configurazione particolare: la donna è l'essere più unitario, l' uomo quello
più differenziato, nell' uomo spicca il cosiddetto carattere dell' oggettività, nella donna la
soggettività e la maggiore sensibilità e vulnerabilità si basa su questa base. La mancanza di
differenziazione, la compiuta unità della natura psichica fanno si che nessun attacco rimanga localizzato,
ma ognuno di essi, dal suo punto di partenza si espanda immediatamente all' intera personalità è questo il
tema fondamentale della psicologia delle donne: la facilità nel produrre associazioni, al contrario l' uomo
appare come essere unilaterale interamente determinato alla specializzazione. L' unitarietà della struttura
psichica femminile favorisce il fatto che la funzione sessuale, che per natura delle donne assume una
posizione più centrale che negli uomini, caratterizzi in modo singolare il loro intero essere. Si potrebbe dire:
gli uomini sono più sensuali, le donne più sessuali - infatti la sensualità non è altro che una sessualità che
ascende alla coscienza e si condensa in singoli stimoli. In questo campo l' elemento eticamente inquietante e
decisamente riprovevole corromperà più o meno la personalità nel suo complesso, nella misura in cui avrà
affrontato più o meno solidamente le radici di ogni suo contenuto. La donna nobilita l' ambito sessuale più di
quanto non possa fare l' uomo. Infatti integra unità della sua natura interiore, da un lato pone tutti i contenuti
psichici sotto il segno della femminilità, dall' altro innalza la sfera sessuale fino ad includerla tra quanto c'è
di più profondo e più nobile della sua anima
.La donna e la moda
La moda porta a espressione e accentua al tempo stesso l' impulso all' uguaglianza e quello dell'
individualizzazione, la spinta all' imitazione e quella alla distinzione; ciò forse spiega perché le donne in
generale la seguano con particolare assiduità. E’ la debolezza della posizione sociale cui esse sono state
condannate a determinare la loro stretta relazione con tutto ciò che attiene al costume. Sembra che per ogni
categoria di persone esista un determinato rapporto quantitativo tra impulso all' individuazione e impulso a
immergersi nella collettività se in un determinato campo della vita l' appagamento di uno dei due impulsi è
inibito esso ne cercherà un altro in cui soddisfare il quantum di cui ha bisogno. La moda sembra essere per
così dire la valvola di sfogo delle donne di un certo grado di distinzione e di rilievo individuali. Nel
complesso si può dire che la donna sia per natura più fedele dell' uomo; ma proprio la fedeltà che esprime l'
uniformità e l' unitarietà della natura nell' ambito del sentimento esige per questo bilanciamento delle
tendenze della vita un cambiamento più vivace nei campi più lontani. L' uomo invece che per sua natura è
meno fedele che in genere non mantiene il legame con il rapporto sentimentale con la stessa assolutezza e
concentrazione di tutti gli interessi della vita su quest' unico interesse, avrà per tale motivo meno bisogno di
quella forma esteriore di cambiamento. Sia pure su contenuti diversi, è proprio questo l 'effetto della moda:
anch' essa integra lo scarso valore della persona, la sua incapacità di rendere individuale la propria esistenza
partendo semplicemente da sé, attraverso l' appartenenza a una cerchia caratterizzata, messa in risalto e resa
omogenea agli occhi della pubblica opinione proprio dalla moda.
3.3 Il relativo e l’assoluto nel problema dei sessi
La relazione fondamentale che caratterizza la vita della nostra specie è quella sussistente tra maschile e
femminile. Di solito le prestazioni, disposizioni, intensità e le forme dello sviluppo dell' essere maschile e di
quello femminile vengono misurate ricorrendo a determinate norme di valutazione, ma queste norme sono di
per se di natura maschile. Nella misura in cui queste idee sono prese come qualcosa di assoluto, vengono
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La famiglia nel pensiero di Simmel 2015
qualificate come l' oggettività stessa nella vita storica della nostra specie domina l' equivalenza:
oggettivo=maschile. Quasi sempre l' uomo sembra pensare in termini oggettivi, senza che il suo essere uomo
svolga al tempo stesso un qualche ruolo nel suo sentire; sembra invece che la donna non venga mai
abbandonata dal sentimento più o meno chiaro di essere donna. Ciò si rivela nei casi infinitamente frequenti
in cui le donne avvertono come assolutamente e tipicamente maschili certi giudizi, istituzioni, aspirazioni,
interessi che invece gli uomini ritengono, si direbbe quasi in modo ingenuo, puramente oggettivi. L' uomo
esige dalla donna ciò che è desiderabile per lui in quanto parte a se stante nella sua relazione anti etica con
lei: esige ad esempio la femminilità in senso tradizionale, una femminilità orientata verso l' uomo, che debba
piacere a lui, essere al suo servizio e completarlo. La donna non ha tanto bisogno dell' uomo in genere dato
che ha già la vita sessuale in sé, quale assoluto in sé conchiuso della sua natura; mentre ha tanto più bisogno
dell' uomo come individuo perché la sua natura possa manifestarsi. L' uomo che è molto più facile all'
eccitazione sessuale, giacché per lui non si tratta di mettere in moto la totalità dell' essere, bensì solo una
funzione parziale, necessita a tal fine soltanto di uno stimolo del tutto generico. Tutto questo ci permette di
capire perché la donna dipenda più dal singolo uomo, l' uomo più dalla donna in generale. Quasi tutti gli
studi sulle donne illustrano unicamente ciò che esse sono nel loro rapporto con l' uomo, nessuno di essi si
chiede che cosa le donne siano di per sé. Lo si può ben comprendere perché le norme e le esigenze maschili,
bensì come l' oggettività universalmente valida in senso assoluto. L' uomo per quanto sia disposto a vivere o
morire per un idea, la troverà sempre di fronte a sé, così in senso ideale egli rimane sempre "il solitario".
Invece nella donna il suo essere è immediatamente tutt' uno con l' idea e malgrado la solitudine impostale dal
destino possa occasionalmente riuscire a vincerla, generalmente non è mai così solitaria come l' uomo, tutte
le espressioni delle donne, le manifestazioni, oggettivazioni della natura femminile non sono percepite come
universalmente umane, bensì come specificatamente femminili, diversamente dalle espressioni della natura
maschile che sono percepite come puramente oggettive. Senza dubbio nella relazione la donna offre all' altro
anche la sua più profonda interiorità, ma questa non si apre all' altro e, pur diventa di sua proprietà, permane
non sradicata nel terreno psichico dell' altro, allo stesso modo la donna rappresenta un' unità rispetto all'
uomo che è coinvolto invece nella molteplicità della vita che si frammenta. Accanto al disprezzo e al
maltrattamento delle donne è emerso, nelle varie culture che si sono succedute fin dai popoli primitivi, il
sentimento che esse fossero anche qualcosa di diverso dal semplice essere donne, dall' essere nature
correlative degli uomini, tutto ciò sembra dovuto al fatto che una natura che riposa così profondamente nel
proprio essere indifferenziato, che esce così poco fuori di sé veniva avvertita appunto come particolarmente
vicina, quasi in una sorta di rapporto di identità, con l' essere in generale; lo si definisca pure come il
fondamento originario della natura o come il mistico soprannaturale o come il metafisico in senso puro.
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Sitografia
www.istat.it “Generazioni a confronto:come cambiano i percorsi verso la vita adulta” (2014) p.966 e p.97-155
Bibliografia
“Filosofia e sociologia dei sessi” G.Simmel
“Famiglia e sociologia” A.Censi,Pearson (2014)
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