Design - Insider Magazine

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M AGA ZINE
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M AGA ZINE
EDITORE
Insider Srl
Largo Messico, 15 - 00198 Roma
+39 0698353089
PRESIDENTE
Angela Grimaldi
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VICE PRESIDENTE
Alfredo Sangiovanni
[email protected]
RAPPORTI ISTITUZIONALI
Alessandro La Rocca
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AMMINISTRATORE DELEGATO
Raimondo Cappa
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Cover
Luna Rossa - America’s Cup, Napoli
© Luna rossa/Carlo Borlenghi
DIRETTORE RESPONSABILE
Francesca d’Aloja
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DIRETTORE EDITORIALE
Mariela A. Gizzi
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COORDINAMENTO REDAZIONE
Donatella Codonesu
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PROGETTO GRAFICO
E IMPAGINAZIONE
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HANNO COLLABORATO
Alessandra Vittoria Fanelli
Alessandro Pini
Antonella De Santis
Antonio Carnevale
Carlotta Miceli Picardi
Emanuela Carratoni
Enrico Tonali
Ester Maria Lorido
Fabio Cipriano
Fabio Colivicchi
Francesca Volino
Francesco Mantica
Giovanni Perotti
Giusy Ferraina
Laura Di Cosimo
Laura Mocci
Luisa Espanet
Maria Laura Perilli
Massimiliano Augieri
Monia Innocenti
Paolo Briscese
Paolo Capuano
William Mattei
Violante Di Palma
Vittoria di Venosa
RELAZIONI ESTERNE
Paolo Carrazza
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RESORT
TRAVEL
PHOTOGRAPHY
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AI CAPPUCCINI
CINQUE TERRE
RINO BARILLARI
INTERVIEW
FASHION
SPORT
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PAMELA VILLORESI
LA CITTÀ DELLE DONNE
81° PIAZZA DI SIENA
STAMPA
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ANNO 5 - NUMERO 38
Periodicità bimestrale
maggio/giugno 2013
Registrazione presso il Tribunale di Roma
al n. 58/2009 del 25/2/2009
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CHEF
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Via Cassia, km 19.400 - Roma
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Roma, Piazza Monte Grappa, 1 (Inizio V.le Mazzini)
Tel. 06 3243556 - [email protected]
relais con vista
I
l piccolo relais si trova comodamente inserito
al sesto e settimo piano di un palazzo nella
zona del Colle Oppio. Un ambiente intimo
e raffinato che ospita sole sei stanze, tutte
diverse, tutte luminose, eleganti, con pezzi di
arredo antichi in armonia con gli spazi lineari
e freschi. I dettagli curati, gli oggetti scelti
con amore nelle camere come negli spazi comuni.
Ogni ambiente racconta un frammento di storia diversa
e gode di un affaccio differente sulla città: Colosseo,
Campidoglio, Piazza Venezia, e tutto intorno Roma con
la sua bellezza sospesa nel tempo. Un incanto di cui
godere anche dalla bella terrazza, scenario ideale per
la colazione o per un aperitivo al tramonto.
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Via delle Terme di Tito, 92
Tel. + 39 064820723
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M AGA ZINE
PARK HOTEL AI CAPPUCCINI
Nell’antica e ospitale terra di Gubbio, lo storico monastero
trasformato in hotel offre ai suoi ospiti, con Parco Acque,
un percorso benessere all’avanguardia
di Alessandra Vittoria Fanelli
S
apiente ristrutturazione di un convento del XVII
secolo, il Park Hotel Ai Cappuccini, situato
a due passi dal centro storico medioevale
di Gubbio, gode di una posizione privilegiata. Immerso nel
verde, le sue pietre e la sua architettura sono solo alcune delle
testimonianze storiche di un Medioevo luminoso, colto e
raffinato, così come sono raffinati, in una felice ed equilibrata
combinazione, gli antichi ambienti di questo resort abbinati ai
nuovi confort dell’ospitalità.
Sin dal suo ingresso l’ampia hall accoglie i suoi ospiti in
spazi d’incontro e di socialità contrassegnati da confortevoli
divani, originali camini dove il fuoco scoppietta allegramente,
preziosi arazzi d’epoca alle pareti e dipinti tra cui spicca una
tela di Sartorio. Mentre il susseguirsi dei silenziosi corridoi
con il soffitto a volta invita alla discrezione, esprimendo il
mirabile equilibrio stilistico tra l’antico e il moderno, così
come le due sale ristorante, Ai Cappuccini, contrassegnata
alle pareti da opere del grande artista contemporaneo
Capogrossi (che ha firmato il servizio dei sottopiatti, nonché
logo dell’hotel), e I Mondiali, esaltata dalla grande scultura di
Arnaldo Pomodoro.
Nelle sale da pranzo di questo storico monastero, che
all’occorrenza possono ospitare grandi ricevimenti o piccoli
convivi, si possono apprezzare i prodotti tipici della cucina
locale, reinterpretati dallo chef con leggerezza, accompagnati
dai vini ben conservati nell’antica cisterna dell’acqua dei frati
cappuccini e proposti insieme alle eccellenze del territorio
umbro quali i formaggi, i salumi, gli oli e i famosi tartufi.
Le camere, sia quelle ricavate nella parte antica del convento,
sia quelle dell’ampliamento della parte nuova, sono arredate
con cura e funzionali alle nuove esigenze dell’ospite: tv
satellitare, telefono, wi-fi, cassaforte, minibar. Un modo
perfetto per apprezzare l’origine di questo luogo sorto sulle
pendici del Monte Ingino.
Nell’ambito del Cappuccini Wellness & Spa, nell’ala nuova,
che ricordiamo venne costruita in occasione dei Mondiali di
Calcio del 1990, è stato inaugurato nel 2012 un vero tempio
dedicato al benessere: il Parco Acque firmato dall’architetto
Simone Micheli, un’area wellness indoor che ‘dialoga’ con
l’antico contesto senza interferire con il genius loci del luogo.
Il Parco Acque, di grande impatto scenografico, è suddiviso
in due ampie zone benessere: la prima area, chiamata
Acque Emozionali è una piscina olimpionica dotata da una
passerella ‘stondata’ che percorre tutta la piscina, di corsie
natatorie, di una vasca ludica per i bambini, di un’area di
idromassaggio a 30 C° e di una intrigante vasca per il nuoto
controcorrente che dà la sensazione di rientrare nel fluido
ventre materno e di galleggiare nello spazio: una sensazione
davvero sorprendente! Non solo. In quest’area l’architetto
Micheli ha progettato un’estesa parete-finestra che mette
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M AGA ZINE
resort
founded in 1985
in connessione lo spaccato interno/esterno, irrorato durante
il giorno di luce naturale. Sull’altra parete invece è stato
reintegrato un lungo murales di Arnaldo Pomodoro, che
interagisce con la grande rete pendente dal soffitto e che a
sua volta sorregge un’enorme intrigante sfera gialla.
Più intima la seconda zona, che privilegia il rapporto tra
l’uomo e l’acqua: qui si trova una vasca di galleggiamento
con acqua salata dalle proprietà rilassanti e defaticanti, una
vasca ai sali di magnesio con chaise longue anatomiche e
una vasca idromassaggio circolare.
Fiore all’occhiello del Cappuccini Wellness & Spa è l’offerta
Marc Méssegué Ai Cappuccini. A partire da quest’anno,
infatti, per 30 settimane, il figlio del celebre pioniere della
fitoterapia Maurice Méssegué, ha programmato per gli ospiti
dell’hotel, dei percorsi personalizzati dedicati al benessere
ed alla salute con questa rivoluzionaria filosofia.
Al Park Hotel Ai Cappuccini gli ospiti che desiderano solo
rilassarsi e immergersi nella quiete del parco, circondato
dagli antichi orti dei frati, dove possono trascorrere giornate
intere senza uscire dall’albergo e ritrovare le sensazioni
spirituali del luogo.
Certamente però non può mancare una visita al borgo
medioevale di Gubbio e i suoi dintorni. La sua storia millenaria
è ben descritta dai resti del Teatro Romano del 3° secolo
avanti Cristo, appena fuori le mura, dal trecentesco Palazzo
dei Consoli in pieno centro dalla vicina Loggia dei Tiratori. Di
notevole pregio anche gli edifici sacri come la Chiesa di San
Francesco e di San Giovanni che, grazie all’accurato restauro
della piazza progettato dalla famosa architetto Gae Aulenti, è
diventata ora il punto d’incontro dei giovani eugubini.
Nella parte alta, partendo dal Parco Ranghiasci si trova la
magnifica Cattedrale, costruita tra il 1194 e 1350 e si può
ammirare lì accanto il rinascimentale Palazzo Ducale.
D’obbligo infine una visita alla Basilica di San Ubaldo posta
a 800 metri d’altezza che si raggiunge sia a piedi su per una
strada tortuosa o per i meno sportivi, con una funivia ‘a
cesti’ metallici dove si sale e si scende con un piccolo balzo.
Attenzione al salto ma la vista che spazia su tutto il territorio
Eugubino è davvero impagabile.
Tra gli eventi di Gubbio ricordiamo la spettacolare Festa
dei Ceri che si svolge senza interruzione da oltre 800 anni
a metà maggio e il Palio della Balestra nell’ultima domenica
di maggio. Per i bon gourmand infine imperdibile è la
mostra Mercato del Tartufo Bianco che si svolge a novembre
durante il Ponte dell’Ognissanti. Dopo si rientra al Park
Hotel Ai Cappuccini a rigenerarsi nel percorso benessere del
Cappuccini Wellness & Spa e farsi coccolare dalla fitoterapia
di Marc Méssegué ◆
Intermediazione immobiliare
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PARCO NAZIONALE
DELLE CINQUE TERRE
SOSPESO TRA MARE E MONTI E COSTEGGIATO DALLA VIA DELL’AMORE
CHE ATTRAVERSA I SUOI CINQUE BORGHI,
IL PARCO NAZIONALE DELLE CINQUE TERRE è ‘PAESAGGIO CULTURALE’
INSERITO DAL 1997 NEL PATRIMONIO MONDIALE DELL’UMANITà UNESCO
M
onterosso,
Vernazza,
Corniglia,
Manarola e Riomaggiore sono i
cinque borghi che compongono il
Parco Nazionale delle Cinque Terre, in un susseguirsi di costa
frastagliata che si arrampica su verso i crinali dei monti, fra
sentieri e terrazzamenti a picco sul mare che rendono questa
parte della riviera ligure orientale una delle mete più ambite
del mondo. Paesaggio culturale di valore eccezionale,
le Cinque Terre rappresentano l’armoniosa interazione
stabilitasi tra l’uomo e la natura nei secoli. Caratterizzata
dall’insediamento rurale e dai terrazzamenti sostenuti
da muri a secco, ogni cittadina del Parco Nazionale delle
Cinque Terre, è un piccolo e unico gioiello.
Partendo da Ovest incontriamo Monterosso, con un
suggestivo centro medievale le cui prime notizie storiche
risalgono al 1201, quando i signori di Lagneto, proprietari del
castello di cui oggi rimangono solo poche rovine, stipularono
una concessione con Genova che nel 1214 fondò la comunità
Via dell’amore
Monterosso
di Alessandra Vittoria Fanelli
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LA FRANCEsCA
piccolo Gioiello sul mare
Vernazza
omonima iniziando a fortificare le mura per proteggerlo
dalle incursioni saracene e costruendo così il più imponente
sistema difensivo delle Cinque Terre.
Molto amata dal sommo poeta Eugenio Montale, premio
Nobel per la letteratura nel 1975, che trascorreva l’estate nella
sua villa liberty e lì scrisse nel ‘Paese roccioso e austero, asilo
di pescatori e contadini…’, ora Monterosso è una elegante
cittadina di villeggiatura dotata del centro balneare Fagina,
luogo d’incontro di tanti personaggi della intellighentia
lombarda e piemontese.
Già citato nelle cronache intorno all’anno Mille, Vernazza
è un meraviglioso villaggio arroccato su una maestosa e
severa scogliera e il suo porticciolo, incastonato tra i due
crinali, fu un probabile punto di partenze e di approdo delle
forze navali impiegate per la difesa dai saraceni. Il paesino,
con i suoi vicoli magici e misteriosi racchiusi fra case dalle
tenui cromie, è classificato fra i primi cento borghi più belli
d’Italia e arrivarci dal mare è un’esperienza che lascia tutti
incredibilmente senza fiato!
Emblema di Corniglia è il cervo raffigurato nel foro centrale
del rosone eseguito nel 1351 in marmo bianco di Carrara,
che impreziosisce la facciata della chiesa di San Pietro di stile
gotico-genovese, il monumento più importante del borgo.
Corniglia è anche l’unico paese delle Cinque Terre non a
diretto contatto con il mare, sorgendo su un promontorio
roccioso. Vero cuore pulsante del borgo è la piccola piazza
principale con l’Oratorio dei Disciplinati, da cui si gode
una vista mozzafiato sul mare. Manarola invece nasce
dallo spostamento di popolazioni che dalla Val di Vara
Riomaggiore
travel
A
Monesteroli, spettacolare scalinata a picco sul mare
mossero verso il mare per sfruttarne le risorse. Posto su un
promontorio in alto rispetto alla costa, il paese si sviluppa
nella gola che scende verso il mare, chiusa tra due speroni
rocciosi, ospitando un piccolo approdo, dove tutt’intorno
si affacciano le abitazioni una a ridosso dall’altra sulla via
principale, sorta in seguito alla copertura del corso d’acqua e
chiamata perciò dagli abitanti U Canâ (il Canale).
Infine Riomaggiore, il borgo che si arrampica lungo i crinali a
picco sul mare, caratterizzato da tipiche case in pietra dalle
facciate colorate e i tetti spioventi in ardesia. Fatte risalire le
sue origini al VIII° secolo, Riomaggiore diventa autonoma nel
1343 e in piena era napoleonica ingloberà anche Manarola
e Torre Guardiola, adesso parco naturalistico e Centro di
Educazione Ambientale raggiungibile attraverso un sentiero
che parte dall’abitato, da dove si può ammirare il magnifico
panorama della costa.
In questo splendido panorama è possibile effettuare nel
mese di marzo il ‘Maritime Walking Festival’. Si tratta di
visite guidate promosse dal Parco Nazionale delle Cinque
Terre (in collaborazione con Toscana, Corsica e Sardegna)
alla scoperta del territorio. Un festival da percorrere a piedi
in questa oasi marina protetta, alla scoperta dei luoghi e
degli itinerari più suggestivi, attraverso i vigneti e i profumi
della macchia mediterranea che dal monte portano al mare.
E gustare le famose frittelle di pesce accompagnate dai vini
locali delle Cinque Terre (Sciacchetrà, Costa da Campu e
Acquamarina) in un tripudio di sapori, odori e colori del
profumato e intenso basilico ◆
www.parconazionalecinqueterre.it
diacente al Parco Nazionale delle
Cinque Terre, area di forti contrasti e
tavolozza di colori che si dispiega a
balze verso il mare perennemente rumoreggiante contro le
rocce, sorge a Bonassola il Villaggio La Francesca, luogo
ideale per trascorrere una soggiorno diverso a contatto
diretto con la natura.
Nato oltre cinquant’anni fa in questo arco di costa ligure del
Levante, aspro e scosceso a strapiombo sul mare, è un piccolo
gioiello ante litteram fra i villaggi turistici, caratterizzato da
una serie di mini bungalow disseminati lungo il promontorio
di Punta Mesco.
Aperto tutto l’anno, è un ottimo punto di partenza sia per
visitare i citati borghi del Parco Nazionale delle Cinque Terre
(che si possono ammirare anche in battello via mare), sia
per scoprire i santuari disseminati tra i sentieri panoramici.
Attraversando, a piedi, diversi di chilometri di muretti a secco
che ‘segnano’ i terrazzi per la coltivazione della vite (molti i
vini D.O.C.), fino a proseguire per Lerici e Portovenere, nel
golfo di La Spezia, altresì chiamato ‘il golfo dei poeti’ perché
vi soggiornarono i romantici scrittori inglesi come Shelley
con la moglie Mary e il notissimo Lord Byron.
Al rientro con lo sguardo rivolto verso il tramonto sul mare e
con in mano un buon bicchiere di Schiacchetrà (in dialetto
refursà), il noto vino dorato elogiato anche dal poeta Montale,
il pescato fresco, la cucina locale (tra cui le famose alici) e
l’artigianato tradizionale, si coglie appieno il valore di questo
suggestivo Villaggio, armoniosamente inserito nei pressi del
Parco Nazionale delle Cinque Terre ◆
www.lafrancesca.it
A.V.F.
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Giardino di Pantelleria
I
l giardino pantesco, generosamente donato
al FAI da Donnafugata, storica azienda
vitivinicola siciliana, è uno dei pochi
esemplari, di quelli ancora presenti sull’isola di Pantelleria,
in buono stato di conservazione e oggi completamente
restaurato. Il giardino Donnafugata, per le sue dimensioni e
per le caratteristiche costruttive, rappresenta la tipologia più
diffusa nell’isola. La pianta circolare, il diametro (11 metri
all’esterno e 8,4 all’interno), l’altezza (fino a 4 m) e la pietra
lavica utilizzata a secco garantiscono le migliori condizioni
microclimatiche. All’interno del giardino, una straordinaria e
secolare pianta di arancio dolce “Portogallo”, antica varietà
ricca di semi ma anche di succo zuccherino, si sviluppa
su più tronchi fino ad occupare tutta l’area disponibile.
Risalenti agli albori della cultura dei Paesi caldo aridi del
sud del Mediterraneo, questi edifici a pianta circolare, del
diametro dai 7 ai 12 metri e alti da 3,5 a 4,5 metri, al cui
interno è conservato, chiuso da una porta, un solo albero
di agrume, rappresentano un ingegnoso sistema agronomico
autosufficiente in grado di difendere l’albero di agrumi dalle
due principali minacce alla sua sopravvivenza presenti
sull’isola: il vento, che per la sua intensità e frequenza
provoca danni incompatibili con la sopravvivenza degli
alberi, e la scarsità d’acqua che a volte può portare a 300
giorni ininterrotti di siccità. La più antica rappresentazione
di un giardino è quella incisa su una tavoletta sumerica del
3000 avanti Cristo, nella quale si vede un albero da frutta
circondato da un muro. Si tratta della prima testimonianza
di quel concetto dal quale si è sviluppata nel corso dei
secoli l’idea del giardino: uno spazio chiuso dove crescere
gli alberi. Il giardino pantesco di Pantelleria nasce proprio
dal mito del “giardino murato”, che simboleggia la vita e il
grembo femminile. Utilizzando infatti la porosità delle pietre
e l’escursione termica tra giorno e notte per captare l’acqua
direttamente dall’atmosfera, oltre a canali di pietre e battuto
che raccolgono l’acqua piovana, il giardino di Pantelleria
soddisfa l’esigenza idrica della pianta pur in assenza di
irrigazione ◆
www.fondoambiente.it
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M AGA ZINE
“U
L’occhio del fotografo
Rino Barillari
La vita da strada del Re dei Paparazzi
di Donatella Codonesu
Rino Barillari e Sonia Romanoff
Quattro Regine in Via Condotti
na volta non c’erano le scuole,
andavi dal “mastro” ad imparare
un mestiere. Io seguivo mio
zio che proiettava i film, poi sono venuto a Roma”. È la
fine degli anni ’50 e Saverio Barillari, detto Rino - ma il
nome d’arte da venticinque anni a questa parte, è ‘The
King of Paparazzi’ - arriva nella capitale a 14 anni appena,
nel tentativo, appunto, di inventarsi un mestiere. A Roma
ci sono gli “scattini” che fanno le foto ai turisti, e per un
ragazzino intraprendente che ha una certa dimestichezza
con la macchina fotografica - lo zio era cineoperatore nelle
arene - il destino è segnato. Da quelle stesse piazze passa
tutto il mondo e lui è pronto a coglierlo.
A Roma impazza la Dolce Vita. Sull’incredibile sfondo
monumentale della Città Eterna i divi del nostro cinema, al
suo massimo splendore, si mescolano a quelli di Hollywood
in nottate sfavillanti, che iniziano nei locali di Via Veneto
e terminano all’alba, talvolta in modo movimentato. È una
di queste occasioni, protagonista Peter O’Toole, a dargli la
notorietà nel ’63. L’attore è stato ripreso all’uscita di un locale
con una giovane attrice inglese - scatto che gli costerà il
divorzio - e non è per niente contento di essere immortalato,
così aggredisce Rino spaccandogli un’orecchio. Il padre di
lui, che è ancora minorenne, denuncia O’Toole.
È il primo “corpo a corpo” con una star, ma non sarà certo
l’ultimo incidente della movimentata carriera del fotografo,
che in cinquantatrè anni di servizi ha totalizzato numeri
sorprendenti: 163 volte in ospedale, 78 macchine fotografiche
distrutte, 4 proiettili in corpo (durante gli anni di piombo).
Un mestiere che lo porta in strada giorno e notte, osteggiato
dai genitori che per i primi sette anni (all’epoca si diventava
maggiorenni a 21) sono costretti ad andarselo a riprendere
spesso nelle questure o nei pronto soccorso di tutta Italia.
Rino ricorda tutti gli episodi della sua vulcanica vita
professionale ed è una fucina inesauribile di racconti, come
quello sopra citato o quello di una rissa a Via Veneto, in cui
Frank Sinatra venne fermato dall’amico Domenico Modugno.
Rino Barillari e il marito di Brigitte Bardot
Rino Barillari ferito da Peter Ottole anni ‘60
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Federico Fellini e Rino Barillari
Sofia Loren e Marcello Mastroianni
Audrey Hepburn con Rino Barillari negli anni ‘60
Rino Barillari preso a borsettate
Rino Barillari, Mickey Hargitay, Vatussa Vitta
Conduce una vita singolarmente avventurosa, nella quale
diviene un esperto investigatore, costruisce reti di informatori,
indaga con discrezione, mette in atto inseguimenti, attende
pazientemente, e riprende la storia d’Italia che scorre sulle
strade. Non solo divi, ma cronaca, terrorismo, sequestri,
sport… con lui molte compagne fidate ed insostituibili:
Rolleiflex, Yashica, Pentax, il meglio dell’attrezzatura
analogica. E oggi, nell’era digitale, Nikon, Canon, Laica…
con tutti gli obiettivi possibili immaginabili, fino al 500 e al
tele. “Armato fino ai denti” si mette in moto ogni giorno verso
le 11 “per la caccia”, investendo tempo e denaro in servizi
che possono fruttargli, nella migliore delle ipotesi, anche
30.000 euro. “Ma bisogna vedere quanto ci ho speso”.
I fattori determinanti sono la concorrenza, che va
assolutamente evitata, perché è l’esclusiva che permette
i guadagni veri. Quando non è possibile, meglio mettersi
insieme e vendere un servizio collettivo in esclusiva, perché
si può contrattare un prezzo più alto e anche dividendo in
cinque si riesce ad incassare di più. “Ma prima si guadagnava
meglio. Oggi è tutto diverso, c’è la legge sulla privacy,
tutti hanno macchine fotografiche e anche con i telefonini
si possono realizzare scatti buoni. E poi ci sono gli uffici
stampa che bruciano le notizie”. Così il fattore determinante
è diventato il tempo: una notizia invecchia in un paio di
giorni, bisogna essere più veloci degli altri e venderla alla
testata giusta, sapendo quale uscirà per prima.
Rino Barillari, dopo anni da freelance e lunghi trascorsi al
Tempo, lavora in esclusiva al Messaggero da oltre vent’anni,
ma i suoi servizi vengono venduti anche ai settimanali
di tutto il mondo: gli inglesi The Guardian e Daily Mirror,
lo spagnolo Hola, le maggiori agenzie statunitensi.
All’Harry’s bar di Via Veneto c’è una sua mostra permanente e
ne ha all’attivo altre undici in tutto il mondo. È docente honoris
causa in fotografia presso la Xi’an International University ed è
stato nominato Ufficiale e quindi Commendatore dell’Ordine
al Merito della Repubblica Italiana.
I trucchi del mestiere? Costruire una rete internazionale di
informatori, fortuna, abilità nello studiare il personaggio
e sapersi nascondere dai colleghi, ad esempio evitando
di usare il flash se c’è qualcuno nei dintorni. E poi una
mente lucida, saper puntare su quelli che valgono - cioè i
personaggi televisivi - e avere pazienza, sapendo che per un
servizio importante può volerci anche un mese di tempo.
Il trucco vero, però, è stare sempre in giro con gli occhi bene
aperti, alla continua ricerca di indizi: “chi scava trova”. Una
vita decisamente poco comoda, ma il Re dei Paparazzi, se
tornasse indietro, rifarebbe lo stesso mestiere, “magari con
più tranquillità, io voglio fare tutto, corro troppo”.
In fondo per raccontare una storia possono essere sufficienti
pochi scatti, se sono quelli giusti, “anche uno: basta, se c’è
il bacio”. Uno degli ultimi servizi è proprio una sequenza di
otto immagini che riprendono un bacio fra Totti e Ilary.
Le sue ambizioni al momento però sono altre: “oggi la storia
più importante da immortalare sarebbe quella del Santo
Padre, una di quelle cose impossibili, ma che chi sta in giro
può invece cogliere. In fondo è un uomo anche lui…” ◆
Rino Barillari
Demi Moore da Bulgari, 1997
Campari 2013:
addio alla superstizione
Prodotto in limited edition, l’iconico calendario Campari
strizza l’occhio alla conturbante Penelope Cruz
che si prende gioco delle credenze popolari...
di Paolo Capuano
S
ono sempre più belle le attrici scelte da
Campari per rappresentare la Red passion sui
suoi iconici calendari. Dopo le conturbanti
bellezze di Salma Hayek, Eva Mendes, Jessica Alba e Milla
Jovovich è arrivato il turno della sensuale Penélope Cruz.
La bella attrice, vincitrice di un Oscar, è la protagonista
dell’edizione 2013, immortalata dagli scatti intensi del
fotografo di moda Kristian Schuller. Tra intriganti e mistiche
superstizioni, gatti neri, specchi frantumati, il calendario
ci conduce in uno stupefacente viaggio visivo che vuole
infondere sicurezza alle persone di tutto il mondo, basandosi
sulla convinzione che la fiducia in sè stessi possa vincere
qualsiasi superstizione.
“Partecipare al Calendario Campari 2013 è stata un’esperienza
fantastica e ho trovato molto interessante e stimolante il tema
della superstizione” ha detto Penelope Cruz. “Come attrice,
sono spesso chiamata a interpretare l’”inesplicabile”, proprio
com’è successo sul set fotografico del calendario. Abbiamo
dato vita a un personaggio dal carattere forte e positivo,
pronto ad affrontare fino in fondo ogni superstizione e a
sfatare questi miti, incoraggiando le persone ad avere fiducia
in sé stesse”.
Nel calendario Penelope indossa un’ampia collezione
di fantastici abiti e scarpe di colore rosso, a firma delle
più prestigiose case di moda come Monique Lhuillier
e Ferragamo, oltre ai gioielli disegnati da Chopard, che
la fanno brillare di luce propria in ogni scatto. Noto per
raccontare storie curiose attraverso il proprio lavoro e per
la sua passione per le immagini surreali, l’occhio indiscreto
del fotografo francese Kristian Schuller ha perfettamente
centrato il tema del Calendario, immortalandolo con il suo
stile fotografico d’avanguardia.
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M AGA ZINE
“Il Calendario Campari. - ha detto il fotografo - è
sinonimo di stile straordinario e avanguardia creativa,
e l’essere riuscito a trasformare questi stereotipi generici
in immagini magiche, di grande impatto, è stata una
grande soddisfazione. “Lavorare con Penelope è stato
fantastico, ha incarnato perfettamente il tema del
calendario, interpretandolo con grande sicurezza e
passione”.
Il Calendario, stampato in sole 9.999 copie, non sarà
messo in vendita, ma distribuito a pochi fortunati fan di
Campari in tutto il mondo ◆
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“Memorie di una schiava” - ph Pino Miraglia
Talento, am ore, salute e pa z ien z a
l’arte dell’attore secoNdo pamela villoresi
di Donatella Codonesu
U
n’esperienza articolata, che inizia appena
quindicenne al Teatro Studio del Metastasio
di Prato per approdare, solo tre anni dopo,
al Piccolo di Milano, diretto da Giorgio Strehler. Pamela
Villoresi in quarantun anni di carriera ha poi lavorato con
i più grandi nomi italiani del cinema e del teatro - Nino
Manfredi, Vittorio Gassman, Moni Ovadia fra gli altri - diretta
da registi come Scola e i fratelli Taviani sul grande schermo
e da molti ancora sul palco. Appassionata di poesia, di arte
e di temi civili, oltre ai molti premi per il teatro ne ha vinto
uno per la pace e per l’impegno con i giovani, avendo creato
corsi sui mestieri dello spettacolo e fatto pubblicare testi di
nuovi autori.
Ma è anche uno svantaggio. Io ho un’ottima carriera, ma
penso di essere sottostimata dal mio paese, dove tutti i
teatri stabili sono diretti da uomini. In questo senso siamo
sicuramente penalizzate, soprattutto con l’età, quando si
sente l’esigenza, ma anche la responsabilità di passare ad un
ruolo più gestionale della cultura.
Quali sono le qualità determinanti per avere successo nel
mestiere di attore?
Il talento, l’amore, la salute - perchè, come diceva Gassman,
per star fuori casa 250 giorni l’anno devi avere una grande
salute - e la pazienza.
In che modo il teatro può essere veicolo di impegno sociale,
di battaglie civili?
L’arte in generale è sempre stata un grillo parlante della
società, già nelle rappresentazioni dell’Antica Grecia si
parlava della polis, costringendo a riflettere. Credo che oggi
questo compito sia ancora più importante, perché in una
deriva culturale con uno spirito ed un intelletto più nutriti ed
educati si danno risposte più giuste e più concrete ai problemi
della vita, anche ad una crisi economica, ad esempio. Non
a caso tutte le dittature hanno cercato di rendere le persone
ignoranti perché erano più facilmente manipolabili su delle
risposte sbagliate.
Essere donna è un valore aggiunto o una difficoltà in più?
Entrambe le cose. Un valore aggiunto perché portiamo una
parte dell’anima del mondo, uno scandaglio più accurato,
una maggiore tenerezza nell’approccio con i difetti umani.
Teatro, cinema, tv: quale ha una marcia in più?
Non penso che ce ne sia una migliore, anche se io sono
un animale da palcoscenico e sulle altre arti sono un po’
a prestito. Però ad esempio quando mi è capitato di fare
televisione, pensando a milioni e milioni di telespettatori,
sentivo una responsabilità enorme, mentre male o bene la
gente che viene a teatro è già abbastanza coltivata. Il cinema
è una via di mezzo fra tv e teatro, nel mio cuore; ancora non
mi ha dato certe soddisfazioni che invece mi ha dato il teatro,
ma non dispero ci saranno in futuro.
Di tutti i maestri, registi e colleghi con cui hai lavorato
qualcuno ha lasciato un segno particolare?
Sicuramente Strehler in primis, il mio padre teatrale, perché
ho lavorato con lui dai 18 anni fino al suo ultimo spettacolo
di prosa. A lui devo tutti i ferri del mestiere: serietà, passione,
studio, libertà, meticolosità… oggi mi sento di dover ridare
ciò che ho imparato da lui, il suo insegnamento filtrato dalla
mia sensibilità ed esperienza. Poi Nino Manfredi, esperienza
meravigliosa, inesauribile generosità, attraverso di lui ho
capito tanti meccanismi della comicità. E ho imparato
anche dalle esperienze non felicissime, come ad esempio
nell’Otello di Gassman (1982): lui ogni volta che entrava in
scena era una ventata di talento, aveva carisma, padronanza
del verso, della scena… era maestro nonostante sé stesso. Lo
osservavo a bocca aperta da dietro le quinte, anche se poi
discutevamo.
Quando si affronta un personaggio, quindi, quanto è
importante conoscerlo?
Più se ne sa e meglio è, o almeno questa è la scuola di
Strehler! A me è capitato di interpretare una Clitennestra
che nella trasposizione di Maurizio Panici (Atridi, Festival
di Tindari, 2011) era una donna di mafia, un’assassina, un
personaggio atroce… la conoscenza delle storie vere di mafia
mi ha aiutato, ma è anche vero che in ogni personaggio c’è
qualcosa che ci riguarda, anche in un uno pessimo. Perché
nel mio equilibrio tra virtù e difetti vincono probabilmente
le virtù, anche se i colori li abbiamo tutti, per dipingere un
carattere.
“Memorie di una schiava” - ph Pino Miraglia
di significato. È troppo densa per parlare un’ora e mezzo.
Nei miei recital racconto la vita dell’autore, spiego,
contestualizzo, uso la musica per aiutare lo spettatore ad
entrare in una dimensione diversa all’improvviso, come può
fare un verso. In un’ora e dieci ne leggo 18, di più non si può.
La famiglia, in tutto questo?
È una grande presenza. Nel mio destino c’era senz’altro fare
l’attrice e un altro aspetto irrinunciabile era essere madre.
Renderli compatibili non è stato facile, ma mio marito era
direttore della fotografia, essendo due liberi professionisti
potevamo organizzarci. Certe volte partire è stato “Uno
strappo a mani tese dai miei cari” (le parole sono di Luzi), ma
per fortuna ho continuato, perchè alla sua morte ho potuto
farli crescere e mantenerli bene, anche se qualche volta a
scapito della presenza. Siamo sempre stati molto uniti, solo
la grande, Eva, è nel campo (organizzatrice teatrale), ma
tutti e tre seguono il mio lavoro, con forte partecipazione
emotiva, vivendo i ruoli in prima persona.
interview
Accanto alla passione per il teatro di prosa quella per l’arte
e quella per la poesia: ha ben quindici recital in repertorio,
ma recitare in prosa o in versi non è la stessa cosa…
Ho capito, sempre grazie a Strehler, il valore aggiunto
dell’esprimere concetti in versi. Poi le poesie hanno fatto
parte della mia vita, ho passato con loro ore meravigliose,
ero amica di Mario Luzi… ma il verso e la prosa hanno
tempi diversi, la poesia è una sintesi, è essenza, concentrato
Il futuro prossimo vede in programma un testo comico al
Manzoni di Roma a fine stagione, “Partita a due”, sempre
con la regia di Panici. E una seconda puntata di “storie
africane” per il Festival di Napoli, che sarà tratta dal libro
di Dada Morelli, “Iusdra e la città della sapienza”, storia di
una ragazzina nata a Milano che torna a cercare le proprie
origini algerine. In attesa che si sblocchino le autorizzazioni
per la prossimo edizione di ‘Divinamente Roma’, il festival
sulla spiritualità di cui è Direttrice Artistica da anni e che ha
avuto anche tre edizioni newyorkesi ◆
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M AGA ZINE
Investire
nei Paesi di Frontiera:
cosa sapere,
come operare
economy
M AGA ZINE
L’indice maggiormente rappresentativo per tale segmento è il MSCI Frontier Markets e comprende 25
paesi con 370 società quotate. I paesi sono Argentina, Bahrain, Bangladesh, Bulgaria, Croatia, Estonia,
Jordan, Kenya, Kuwait, Lebanon, Lithuania, Kazakhstan, Mauritius, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar,
Romania, Serbia, Slovenia, Sri Lanka, Tunisia, Ukraine, UAE and Vietnam
di William Mattei - Responsabile Ufficio Studi Genesi Uln Sim SpA
N
ell’approccio alla diversificazione degli
investimenti azionari su scala mondiale,
viene sempre più spesso riservata una
quota, anche rilevante, ai cosiddetti Paesi Emergenti, quelli
cioè ad elevata aspettativa di crescita socio-economica e
demografica. A livello aggregato l’indice azionario mondiale
(Morgan Stanley Capital Index All Country World) è costituito
da circa 2.400 aziende di 45 diversi mercati, di cui 21 relativi
ai Paesi Emergenti e che oggi rappresentano circa il 13%
della capitalizzazione mondiale.
In questo articolo, tuttavia, andremo un po’ oltre il mondo
tradizionale dei Mercati cosiddetti Sviluppati e degli Emergenti
per introdurvi ai New Frontier Market, i Nuovi Mercati di
Frontiera che caratterizzano quei Paesi che sono passati
anche da un’economia socialista e comunista ad una liberale
e di mercato e che quindi sono candidati a diventare i Paesi
Emergenti di domani. Gli investitori istituzionali cominciano
a seguirli con maggiore attenzione, sebbene la loro crescita
economica sia ancora marginale, ma vantano capacità di
commercio e di sviluppo davvero interessanti; possiamo dire
che si trovano oggi in contesti macroeconomici simili a quelli
dei Mercati Emergenti di 15 o 20 anni fa.
Questo nuovo orizzonte di investimento comprende alcune
regioni dell’Africa, il Medio Oriente, l’America Latina e l’area
Balcanica e Baltica. È un universo tipicamente più piccolo
e con meno liquidità di quello dei Mercati Emergenti, ma
è già sufficientemente ampio avendo generato un interesse
significativo da parte degli investitori.
C’è un consenso generale su quali Paesi ne facciano parte,
tanto che sono nati dei benchmark specifici utilizzati
dall’asset management come parametro di riferimento per
questo micro segmento geografico.
Il gruppo principale comprende Vietnam, Nigeria, Iraq, Qatar,
Kenya, Ghana, Kazakistan e Perù e alcune nazioni europee,
come Bulgaria, Romania e Croazia. Tra i paesi nominati
quello meno sorprendente è il Vietnam: un paese dinamico,
in continua crescita demografica e che beneficia di una forza
lavoro molto giovane e culturalmente preparata. Bulgaria,
Kenya e Kazakistan, da loro canto, si trovano in una posizione
analoga a quella vissuta dalla Cina nel trentennio 1980 – 2010,
quando ha visto aumentare di 13 volte il suo PIL pro capite
(da 313 a 4.336 dollari). Ancora più a Est, troviamo alcuni
stati satellite dell’ex Unione Sovietica, come il Kazakistan e
l’Uzbekistan, ricchissimi di fonti naturali di energia.
In America Latina luccicano il Perù e la Bolivia per
l’abbondanza di risorse naturali, mentre la Regione del Golfo,
così ricca di gas e petrolio, sta invogliando gli investitori a
puntare i radar su paesi come Libano, Giordania e Qatar.
Il Global Investor, recente studio del Credit Suisse,
approfondisce il tema dei Nuovi Mercati di Frontiera: per
permettere agli investitori di individuare chirurgicamente
quali sono questi paesi, ha elaborato un indice che si
basa su molteplici criteri che valutano il benessere della
popolazione, il potenziale macroeconomico, lo sviluppo
potenziale dei mercati finanziari e la stabilità politica del
Paese. Inoltre la grande opportunità che rappresentano
questi Paesi non consiste più nel solo abbattimento di costi,
che si ottiene impiantando sul loro territorio stabilimenti
produttivi e sfruttando la manodopera a basso costo, ma
anche nel considerarli come nuovi ed importanti mercati
di sbocco.
Attenzione però, nonostante le loro prospettive positive a
lungo termine, i Nuovi Mercati di Frontiera tendono a essere
più rischiosi dei Mercati Emergenti. Oltre al basso livello di
liquidità e ai quadri istituzionali più deboli, chi decide di
investire su questi Mercati deve essere consapevole che i dati
di ricerca sono di gran lunga meno ampi ed affidabili rispetto
a quelli dei Paesi Sviluppati.
Sorge allora spontanea la domanda: “Come investire in
questi Paesi e come scegliere gli strumenti di investimento
più idonei?” Ebbene l’ingegneria finanziaria ha fatto passi
da gigante nell’ultimo decennio, creando strumenti di
investimento dedicati al mondo New Frontier, quali Fondi
ed ETF quotati sui principali Mercati da parte di un ristretto
numero di case di investimento specializzate a livello
mondiale; tra queste annoveriamo Franklin Templeton,
Carmignac, HSBC, Sarasin.
L’approccio all’investimento che suggeriamo, per un
profilo azionario globale aggressivo, vede i Frontier
Markets occupare tra il 7 ed il 10% del totale Portafoglio,
scegliendo quei Gestori che abbiano propri uffici di analisi
e di ricerca economica nel Paese e che adottano un profilo
all’investimento non a replica del benchmark.
Nel grafico (1) viene riportata la composizione geografica
del benchmark MSCI Frontier Market, mentre nel grafico
(2) troviamo le performance a 5 anni dell’indice azionario
mondiale paesi sviluppati a confronto con l’indice azionario
paesi emergenti (tradizionali) e Mercati di Frontiera ◆
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M AGA ZINE
M AGA ZINE
MILLE MIGLIA 2013
torna la corsa più bella del mondo
Tra le presenze di spicco quelle dei campioni del motorismo
e dello sport, oltre a capitani d’industria e manager della finanza
di Francesco Mantica
Castel Sant’Angelo - Roma
S
iamo all’edizione 2013 della Mille Miglia, la
storica competizione di auto d’epoca tra le
strade italiane che ogni anno affascina migliaia
di appassionati di tutto il globo. La febbre per il “museo
viaggiante” più ammirato del mondo continua a contagiare
senza discussione gli appassionati dei cinque continenti,
tanto che l’andamento delle iscrizioni alla Mille Miglia 2013
è stato superiore a ogni attesa. Alla fine l’hanno spuntata 400
automobilisti che, in rappresentanza di 30 nazioni di cinque
Continenti, esibiranno i loro gioielli in una cavalcata che
attraversa i centri storici delle più affascinanti città d’Italia.
Quest’anno la gara di regolarità si disputa dal 16 al 19
maggio 2013 da Brescia a Ferrara, Roma e ritorno, lungo i
1600 km delle regioni italiane più affascinanti della Penisola.
Allo scopo di ampliare il valore storico di un parco vetture
che nessun evento per auto d’epoca può vantare, si è deciso
Piazza della Loggia - Brescia
di accettare, oltre alle 375 abitualmente al via, altri 25
esemplari, per un totale di 400 vetture, una cifra record. Si
tratta di modelli rispondenti alle caratteristiche della Mille
Miglia ma che, per vari motivi, non hanno partecipato negli
anni canonici. Queste vetture, in gara a tutti gli effetti come
le altre, prenderanno il via in una “Lista Speciale”: l’unica
differenza sarà costituita dalla mancata assegnazione del
coefficiente di merito, in modo che la vittoria rimanga
riservata ai modelli protagonisti della corsa dal 1927 al 1957.
Come sempre, le grandi case automobilistiche schiereranno
i loro “campioni”, intesi sia come automobili che come
persone di rilievo. MERCEDES-Benz schiera ben 13 vetture
simbolo della storia del marchio della stella a tre punte, tra
le più prestigiose perle del Museo di Stoccarda: tra queste
figurano la SSK e la 300 SLR che stabilì il record assoluto
con Stirling Moss nel 1955. Dal canto suo, la Casa bavarese
BMW fa uscire dal Museo Mobile Tradition 8 esemplari, tra i
quali la 328 Coupé Touring con cui il Barone Fritz Huschke
von Hanstein vinse la MM 1940 e la 328 Spider con cui Adolf
Brudes giunse terzo. Dal Museo ALFA ROMEO arriveranno
cinque esemplari, mentre due vetture del Biscione saranno
schierate dalla Scuderia del Portello. Dalla storica sede di
Coventry, JAGUAR presenta a Brescia cinque vetture; tra
queste, due sono C-Type, con un esemplare che ha disputato
la Mille Miglia del 1952. Cinque saranno anche le PORSCHE
ufficiali, in arrivo dal Museo di Stoccarda.
Tra i testimonial di successo segnaliamo per Mercedes Benz
David Coulthard, vincitore di tredici GP di Formula 1 e
Karl Wendlinger. A loro si aggiunge Bernd Maylaender che,
dal 2000, è il pilota ufficiale delle Safety Car in Formula 1,
rigorosamente Mercedes-Benz. BMW risponde affidando
una 328 a un grande personaggio di sport: Lord Sebastian
Newbold Coe, Barone Coe di Ranmore, semplicemente
conosciuto come Sebastian Coe, vincitore di quattro medaglie
olimpiche e otto volte detentore del record del mondo in
gare di mezzofondo e Christian Geistdörfer, che al fianco di
Walter Röhrl vinse due campionati del mondo rally e quattro
Rally di Montecarlo. Altri importanti personaggi dello sport e
Gli anni ruggenti della Mille Miglia
Si intitola ‘Mille Miglia, scatti di passione’ la mostra
fotografica che racconta 40 anni di mitica corsa lungo le
strade italiane: dall’archivio fotografico di Ruoteclassiche
altrettante immagini di piloti come Nuvolari, Fangio,
Ascari, Moss, Marzotto, Taruffi e molti altri che hanno
contribuito a far crescere la fama delle grandi aziende
automobilistiche europee. Durante la serata inaugurale
la Scuderia Jaguar Storiche di Roma partecipa con due
vetture che hanno preso parte ad alcune edizioni della
corsa. Dal 17 maggio al 20 giugno al Marriott Grand Hotel
Flora di via Veneto, a Roma (Ingresso libero).
del mondo industriale italiano, come il campione olimpico di
fioretto Andrea Cassarà e l’imprenditore Matteo Marzotto
(nipote del due volte vincitore della Mille Miglia Giannino
Marzotto), prendono parte a questa nuova edizione della
“corsa più bella del mondo”.
Anche quest’anno il percorso della Mille Miglia presenta alcune
varianti, sempre nel rispetto dei tracciati delle ventiquattro
edizioni disputate dal 1927 al 1957. Nel loro viaggio da Brescia
a Ferrara, da Ferrara a Roma e, infine, da Roma a Brescia, i
concorrenti vedono sfilare davanti ai loro occhi uno scenario
d’arte e storia quale sanno offrire solo le piazze di alcune tra
le più belle città italiane, quali Verona nel passaggio notturno
sotto l’Arena, Ferrara con il Castello, Ravenna con il Duomo,
San Marino, Roma dove ogni angolo è carico di storia, Viterbo,
Siena con Piazza del Campo, Firenze con l’attraversamento del
centro storico, Bologna, Modena e Cremona con il Torrazzo.
La Mille Miglia 2013 offre come sempre un mix esclusivo
in una lunga cavalcata mozzafiato: da una parte notevole
valorizzazione dei nuclei antichi dell’Italia più vera, segnata
dalla storia; dall’altra angoli di incomparabile suggestione,
attraversando parchi naturali e luoghi incontaminati ◆
1927 Minoia OM vincitore
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LE AUTO CHE VERRANNO
Concept, prototipo, metaprogetto, styling, sogno
di Giovanni Perotti
motors
M AGA ZINE
AUDI Scorpion Hypercar diesel-elettrico
Nasce dalle esperienze della R-18 e-tron alla 24 Ore di Le
Mans con lo scopo di dare del filo da torcere a Ferrari e
Lamborghini. Il futuro dello stile nasce dal presente sportivo:
monoscocca in fibbra di carbonio rafforzata da nido d’ape
in alluminio. L’aerodinamica estrema non condanna la
riconoscibilità del Marchio.
JAGUAR F-TYPE 2013
A New York, Ian Callum che l’ha disegnata, nel ricevere il
Premio WORLD CAR DESIGN ha detto: “Nessun progetto
mi ha dato così piacere come questa creazione. Sono
sicuro che lo stesso godimento sarà condiviso dai futuri
proprietari”. La dinamica perfetta unita alla sportività delle
linee non sacrificano l’ eleganza leggendaria di una Jaguar
purosangue.
AUDI TT Ultra
Ecco un esempio di concept che sta per diventare realtà. La
Ultralight della Casa di Ingolstadt è uno dei massimi esempi
di elevato minimalismo stilistico assunto ad eccellenza
tecnica. In arrivo nei prossimi mesi la TT Ultra è il risulatto di
un sofisticato alleggerimento di peso unito ad un incremento
di potenza del modello esistene della TT 2.0 TFSI. Un
concentrato di economicità, stile e prestazioni. Motore di
soli 2 litri, 310 CV, 278 Km/h, 0-100 in 4,1 sec. Il massimo
dell’efficenza.
Q
uella dei concept è un’ area sempre più
marcata dalle Case automobilistiche e
dai portali del Design. Con “concept” si
intende operazione di mercato, lancio, anticipazione, ma
anche esercizio di stile, seduzione, immaginazione.
Nei Saloni Internazionali dell’Auto della primavera 2013
(Chicago, Shanghai, Detroit, Milano-Salone del Mobile),
le presentazioni in anteprima e gli eventi mondani o
professionali di ogni genere, dalla moda al design, dal cinema
al viaggio si trasformano in comunicazione mediatica sui
nuovi stili di vita, sulle aperture verso il futuro. Da una parte
stimolo all’acquisto, dall’altra verifica delle possibilità e dei
limiti della creatività.
Ecco quindi, nel campo dell’automotion, una panoramica
sul futuro, firmata Jaguar, Mercedes, Mazda, Opel,
Hyundai, BMW, Renault, Citroen, Maserati... Una scelta
obbligatoriamente limitata ma indicativa delle nuove
definizioni di stile.
BMW concept i8
È il concept più innovativo del suo tempo. Abbina il sistema
di propulsione elettrica della i3 concept installato sull’asse
anteriore ad un 3 cilindri di grandi prestazioni da 223 cv
collocato sul posteriore. Risultato grandi prestazioni con un
consumo da utilitaria. E non parliamo dell’estetica sempre
più intrigante del concetti Iperlink.
MERCEDES GLA Concept
Il primo a prenotare il futuro SUV compatto a tecnologia
laser è stato Ginetto Hamilton, arrivato a Shangai per
l¹occasione. Dimensioni ridotte (4,40 cm) motore minimale
(1990 cc) ma ben 211 CV distribuiti uniformemente sulle 4
ruote. Cattivo quanto basta per aggredire ogni terreno, ma
con luci laser blu per la miglior visibilità durante la guida e
anche per proiettare immagini o film su qualsiasi superfice,
insomma un Drive In su 4 ruote. Dettaglio non trascurabile,
questa tecnologia pemette di proiettare a terra sull¹asfalto
davanti all¹auto le indicazioni direzionali. Per non passare
inosservati, i Led nel sottoscocca formano dei cerchi
blu che pulsano sotto il Suv in attesa del suo guidatore.
Il messaggio è “sfuggire al quotidiano”.
HYUNDAI HED-7 Concept
Presentato al recente Salone del Mobile di Milano, l’Hed-7
personifica il linguaggio stilistico “Fluid Sculpture” della
Casa coreana. Il concept è stato realizzato dal Centro stile di
Russelsheim (Germania) come anticipazione delle linee della
i40 berlina. La “scultura fluida in movimento” è stata inserita
nella poetica installazione in via Tortona a Milano, voluta
da Peter Schreyer e da Yoomee Kim, dell’Advanced Design
Center di Seul.
CITROEN DS Wild Rubis Concept
Anche in tema di trend automobilistico la Cina detta legge, visti
i concept presenti al Salone di Shangai e i nuovi “powertrain”
come ad il DS Rubis della Casa dei “Deux Chevrons”. Quasi
una crossover sport di nuova concezione: misure ridotte, da
utlility di classe premium, motore ibrido con emissioni record
(43g/km di Co2), potenza che sfiora i 300 CV, in città con il
solo elettrico può fare 50 di Km. Trazione integrale, motore
piccolo (1,6 THP), consumi minimi, carrozzeria ricoperta da
vernici quasi forforescenti e fanaleria full-led con indicatori
di direzione a forma di diapason con effetto sonoro al variare
dell¹intensità della luce. La celebre DS disignata da Flaminio
Bertoni negli anni Œ50 non poteva avere miglior rilancio. La
ex-first lady Carla Sarkosy pare intenzionata a scendere dalla
sua Musa per una nuova Rubis ambientata sotto la Tour Eiffel.
Prototipo Pininfarina
(Concept Car)
realizzata su meccanica
Maserati e in collaborazione
con Motorola presentata
al Salone di Ginevra 2005
Ripresentando a Saint Moritz in Engadina il prototipo firmato
da Pininfarina nel 2005, la Casa del Tridente ha inteso
comunicare quali saranno le linee stilistiche dei prossimi
modelli che stanno arrivando ora. Ecco come vanno letti i
concept delle Case: preparazioni che durano anni, educazione
ed orientamento del gusto delle auto che verranno ◆
motors
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M AGA ZINE
Tutto il fascino del legno,
fra tradizione e innovazione
Lo stile inconfondibile delle imbarcazioni Apreamare è il risultato di un binomio unico nel mondo
della nautica: l’arte artigianale che da cinque generazioni si tramanda tra i componenti
della famiglia Aprea e la modernità derivante dallo sviluppo di soluzioni tecnologicamente
avanzate e dal design ricercato
Maestro 82
E
ra il lontano 1849 quando Giovanni Aprea
dette inizio alla sua attività di maestro
d’ascia: un mestiere antico a metà tra
l’artigianato e l’arte, che richiedeva grande abilità tecnica,
spirito di sacrificio ed estrema precisione. Una professione
rara e difficile. È passato più di un secolo da allora, ed è
stato un lungo ed appassionante viaggio quello che ha
portato Apreamare a divenire in tutto il mondo l’azienda di
riferimento della nautica da diporto per la progettazione e
produzione del tipico gozzo sorrentino.
Ancora oggi, nei vecchi cantieri navali della Penisola Sorrentina
è possibile ammirare intere pareti ricoperte di sagome e garbi
ed avvertire l’intenso odore del legno: si dice che la vita
dei tradizionali gozzi sorrentini inizi in realtà circa mezzo
secolo prima di entrare in acqua, in quanto il legno - olmo,
pino marittimo o quercia - viene estratto da alberi a grande
Apreamare 64
fusto con almeno cinquanta anni di vita. È in un ambiente
così fortemente legato al mare e alle tradizioni marinare
che Giovanni Aprea decide di dare avvio alla realizzazione
artigianale di gozzi da pesca, a remi e a vela, nel pieno rispetto
della cultura e della storia nautica sorrentina.
All’attività nautica dedicano la propria vita anche il figlio
Cataldo e successivamente suo nipote Giovanni. È proprio
quest’ultimo, negli anni del secondo dopoguerra, ad
avere un’intuizione che porta alla prima e più significativa
innovazione dal punto di vista tecnologico: l’applicazione sui
gozzi di motori di derivazione automobilistica. Il cantiere
della famiglia Aprea inizia in questo modo a produrre le
prime imbarcazioni per uso diportistico, settore fin da subito
prevalente rispetto a quello della pesca professionale.
La passione per le imbarcazioni è oramai una tradizione
di famiglia che si tramanda di generazione in generazione
e Cataldo, primogenito di Giovanni ed attuale Presidente
di Apreamare S.p.A., diviene anche lui giovanissimo un
maestro d’ascia. Il suo ingresso nel cantiere di famiglia segna
un’importante svolta nella storia dell’azienda. Animato da
idee innovative e rivoluzionarie, Cataldo decide infatti di dar
vita nel 1983 ad una ditta individuale per poi fondare nel
1988, insieme all’imprenditore Salvatore Pollio, l’Apreamare
S.r.l. Sfruttando in modo nuovo le esperienze maturate
a fianco del padre, Cataldo inizia a disegnare e costruire
secondo uno stile unico e distintivo, risultato di un equilibrio
perfetto tra le caratteristiche avanzate e il rispetto di un’antica
tradizione navale.
Apreamare coniuga perfettamente nelle sue imbarcazioni le
linee raffinate delle classiche imbarcazioni da pesca con uno
spirito innovativo e tecnologico, dando la possibilità a tutti
gli appassionati del mare di conservare al timone quell’allure
Smeraldo 45
sofisticata senza rinunciare alla comodità e al comfort degli
interni. Uniche nel loro genere per design, qualità dei
materiali, artigianalità della lavorazione ed elevato livello di
tecnologia, la barche del marchio sono in grado di soddisfare
i navigatori più esigenti. Legni pregiati, tessuti raffinati, finiture
curate nei minimi dettagli, nel pieno rispetto dell’antica
tradizione nautica sorrentina. Affidabili, confortevoli, ma
soprattutto agili e veloci, queste imbarcazioni interpretano
fedelmente uno stile e uno charme tutto mediterraneo. Uno
stile che, ancora oggi, primeggia in Italia e nel mondo.
L’articolata gamma Apreamare comprende oggi tre linee: la
classica linea dei gozzi reinterpretati in chiave moderna (dai
28 ai 64 piedi), la linea Smeraldo, (ad oggi con un 45 piedi)
un nuovo gozzo con carena a punta dritta e propulsione
IPS ed una linea di yacht dal design originale e sofisticato,
denominata Maestro (dai 51 agli 82 piedi) ◆
yacht
F.M.
38
M AGA ZINE
Makr Shakr, il barista robot
Presentato in anteprima durante la Milano Design Week,
“Makr Shakr” è un innovativo barista robot
in grado di preparare milioni di combinazioni di drink
IL CAFFé SI FA CON L’APP
di Francesco Mantica
di Francesco Mantica
hi tech
A
manti dei cocktail e della tecnologia,
unitevi. È arrivato Makr Shakr, un robot
barista in grado di preparare circa un
googol - pari a 10 elevato a 100 - di combinazioni di drink.
Gli amanti dei drink, tramite una App specifica, potranno
chiedere al robottino di realizzare le bevande che preferiscono
sulla base delle informazioni da loro fornitegli. Il prototipo
è stato realizzato da un team di ricercatori e ingegneri del
MIT Senseable City Lab di Boston, con la collaborazione di
The Coca-Cola Company e Bacardi. Grazie alle tre braccia
robotiche, i cui movimenti simulano tutte le movenze tipiche
di un barman, il prototipo è così in grado di creare vere e
proprie combinazioni di cocktail.
Makr Shakr non solo si muove rapido e preciso come un
barista esperto, ma è sinuoso e leggiadro come un perfetto
creatore di drink danzante. I suoi movimenti sono stati ricreati
infatti anche grazie alla collaborazione di Roberto Bolle, étoile
della Scala di Milano e primo ballerino dell’American Ballet
Theatre, i cui movimenti sono stati infatti filmati e utilizzati
come input per la programmazione e del coreografo Marco
Pelle. Il sistema si avvale inoltre di Coca-Cola Freestyle, un
È
rivoluzionario erogatore di bevande con funzionamento
touch-screen che è in grado di offrire più di 100 prodotti al
solo premere un bottone. Quando il cocktail è pronto, Makr
Shakr provvede immediatamente a fornire informazioni sul
drink che ha appena creato. In pieno spirito con il mondo
dei social network, al termine del processo produttivo gli
utenti possono godersi i drink creati e condividere i propri
commenti, foto e ricette su diverse piattaforme. Ai consumatori
basterà scaricare una App sul proprio dispositivo portatile per
avere la possibilità di mixare gli ingredienti come dei veri e
propri barman virtuali. Sarà anche possibile imparare dalle
ricette e dai commenti degli altri utenti e scoprire la storia e
l’evoluzione di ciascuna ricetta. Makr Shakr può combinare
drink sia alcolici che non alcolici.
Il robot infine, differentemente da quanto avviene con un
barista umano, è inoltre particolarmente attento ad un uso
responsabile dell’alcool. Il sistema di progettazione digitale
permette infatti di monitorare, grazie all’introduzione di
alcuni dati fisici di base, tanto il consumo di alcol come il
livello di alcol nel sangue. In questo modo è possibile per il
consumatore auto monitorare quanto ha bevuto ◆
un vero problema, quello del caffé. C’è chi
con questa bevanda ha un rito quotidiano, e
la beve solo se fatta in casa. C’è chi ne prende
parecchi al giorno, per abitudine, senza pensare troppo alla
qualità. E c’è chi, invece, non può fare a meno del caffé
ristretto e bollente dei bar. A tutte queste categorie, se dotate
di un minimo di affinità con la moderna tecnologia, potrebbe
perciò interessare TopBrewer, un prodotto realizzato
dall’azienda danese Scanomat: una macchina del caffé per la
casa compatibile con iPhone ed iPad.
Il design elegante, minimal ma ricercatissimo, la meccanica
moderna, l’originale forma che lo fa sembrare un rubinetto
dell’acqua, progettato però per essere integrato su qualunque
tavolo, fanno di TopBrewer una macchinetta per il caffé di
cui presto non potrete fare a meno. Soprattutto perché, grazie
all’integrazione con iPhone e iPad, permette di realizzare con
maestria svariate tipologie di bevande (espresso, cappuccino,
cioccolata calda, americano, caffé macchiato, latte, caffé
freddo, etc), anche con un solo comando a distanza.
Sarà sufficiente scaricare dal vostro dispositivo Apple la
relativa applicazione e preparare la propria bevanda preferita
direttamente dal device, impostando preferenze come
schiuma e dimensione del drink. Per chi non avesse l’iPhone,
si può comunque utilizzare la tastiera touchscreen inclusa.
Disponibile in versione domestica o professional, TopBrewer
può erogare oltre 120 tazzine di espresso all’ora. Impiega
infatti solo dieci secondi per un espresso 15 secondi in meno
per un caffé filtrato. Una macchina in grado di fare colpo su
chiunque, squisita e magica. Solo per veri intenditori ◆
hi tech
LA CITTà
DELLE DONNE
n estate il confine fra il modo di vestire in
città e al mare si assottiglia sempre di più.
Si esibiscono in riunione scollature audaci,
spacchi perversi, minigonne inguinali. L’unica remora a
mostrare carni diafane e grigiastri pallori è largamente
superata da lettini abbronzanti o da sole-fai-da-te sul
balcone di casa. Esistono però abiti e insiemi con cui non ci
si sognerebbe mai di scendere in spiaggia. Sia per il tessuto
importante, sia per il taglio formale e impegnativo.
I materiali sono leggeri tinta unita o stampati, con disegni
geometrici o floreali. I colori forti ci sono, anche se bianco,
beige in tutte le varianti e nero fanno la parte del leone. Nero
in pole position da Costume National, sia per gli abiti che per i
completi pantalone che giocano sulle asimmetrie. Bianco per
l’abito con gonna a godet di Marni, per lo chemisier attillato
di Cividini, per il miniabito di Calvin Klein, reso da città con
una gonna di rete al ginocchio. Anche Missoni mette una rete
bianca sul tubino pesca e corallo. Sono gli stessi toni usati da
Diane Von Furstenberg, per il completo pantalone. Trafori al
carré caratterizzano il suo tubino bianco. Anche Ports gioca
di sovrapposizioni e sui bermuda rosa mette una sopragonna
in tulle bianco, come la camiciona. Genny sceglie i pantaloni
bianchi da accostare alla blusa in seta stampata, sui toni
del bianco e del beige. Beige anche per il tailleur pantalone
di Emporio Armani o per il completo mini più blusa.
Emporio Armani
Diane Von Furstenberg
Genny
I
Ermanno Scervino
Costume National
di Luisa Espanet
Dolce & Gabbana
Byblos, Milano
Bottega Veneta
Blumarine
Blugirl
Iceberg
Gianvito Rossi
Stuart Weitzman
Dolce & Gabbana
Missoni
Enrico Coveri
Custo Barcelona
Beige dominante anche da Aigner. Immancabili i colori
pastello. Giorgio Armani sceglie un azzurro delicato per la
blusa da abbinare ai pantaloni ampi in stampato coordinato.
Custo Barcelona accosta l’azzurro al verde polveroso nel
completo effetto pizzo. Molti i flash di rosso. Dal completo
camicia-gonna, in seta, di Rochas al miniabito con zip di
Costume National. Blumarine punta sul lilla per la morbida
tuta. Mentre Ermanno Scervino sceglie un viola deciso per
l’abito con volant, in alternativa all’arancio. Tinte solari per
giacche e pantaloni da Iceberg. Negli stampati il fiore è in
primo piano, classico come nell’abito in chiffon di Blugirl
o geometrizzato come negli chemisier di Bottega Veneta.
Righe rivedute per il bain de soleil effetto frangia di Bottega
Veneta e geometrie ipercolorate da Byblos Milano. Non
mancano le fantasie “outsider”, come lo chiffon a stampa
pop dell’abito di Enrico Coveri. O la seta con decorazioni da
carretto siciliano per l’abito di Dolce & Gabbana.
Grande varietà negli accessori. Si passa dal secchiello dipinto
di Dolce & Gabbana al bauletto in pelle verde bandiera di
Michael Kors, alla lineare borsa con manici di Aigner, alla
tracolla con inserti colorati di Santoni.
Ampia scelta anche nelle scarpe. Infradito con farfalla da
Car Shoe o francesina gialla con pietre da Albero Guardiani.
Per le “stiletto addicted” sandali di Gianvito Rossi e Stuart
Weitzman, décolleté di Geox e stringate aperte in punta di
Santoni ◆
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M AGA ZINE
M AGA ZINE
Luxury
SELECTIONS
Insider Magazine ha selezionato
il best top frame uomo e donna, un mosaico diverso
del look contemporaneo che unisce sapientemente
valore del dettaglio ed eccellenza artigianale…
di Paolo Briscese
1
1. James Franco indossa total look Gucci
Made to Measure collection
Gucci
1
2. Orologio U- 42 Unicum, U-Boat
Italo Fontana
3. Sacca da golf “La Damier” in pelle bovina
Louis Vuitton
4. Penne collezione “Albert Einstein”
limited edition
Montblanc
3
2
3
2
1. Miniaudiere con bottoni argentati
Louis Vuitton
2. Parure in oro bianco con diamanti
Giovannetti Jewellery
3. Abito bustier
con gonna baloon di pailettes
Fendi
4
4. Sandalo-gioiello con tacco rivestito
di seta e ricamato con pietre semipreziose
Conspiracy
4
Brioni
P
Missoni
Enrico Coveri
Uomo
metropolitano
er l’uomo, a differenza che per la donna, si
può parlare di un abbigliamento da estate
in città, ovviamente se si fa riferimento
a persone mature o che lavorano in ambienti dove si
deve rispettare una certa forma. Quasi sempre, quindi, è
previsto se non l’abito almeno lo spezzato, portato con
camicia, magari senza cravatta, o addirittura con T-shirt.
È importante quindi scegliere capi in tessuti leggeri, poco
stropicciabili e con una vestibilità confortevole. Quello
che si può concedere è un colore più acceso, oppure un
dettaglio ironico, o una scarpa in tinta a contrasto. Daks,
per esempio, in sfilata dimostra come il classico completo
beige con giacca doppiopetto e pantaloni con risvolto,
può essere ringiovanito dal mocassino senza calze o da un
vistoso fiore all’occhiello, invece della pochette. Sui toni
del beige l’inconsueto spigato dell’abito di Missoni. Spigato
inedito anche per quello di Giorgio Armani con giacca
destrutturata dal collo sciallato e pantaloni ampi e comodi.
Sotto, camicia bianca senza cravatta. Allo spezzato lo stilista,
invece, accosta una T-shirt mélange, nei colori coordinati ai
blazer. Perfetto per il manager, non convenzionale, l’abito
in lino di Brioni in un inedito color rubino. Trussardi sceglie
per il completo dal taglio iperclassico il giallo pastello,
Massimo Rebecchi
Santoni
Jimmy Choo
Giorgio Armani
Giorgio Armani
in una sfumatura leggermente più scura di cartelle e borse da
viaggio in nappa. Enrico Coveri punta su un tessuto azzurro
cangiante. Mentre Massimo Rebecchi osa il turchese. E
addirittura il rosa, per la confortevole Fly Jacket in jersey di
cotone. Toni forti anche per le camicie di cotone secondo
Xacus. Non mancano neanche gli stampati. Solo per i più
audaci la camicia con i pupi siciliani su fondo rosso di Dolce
& Gabbana. Per quel che riguarda le scarpe, il modello
più proposto è il mocassino. Con frangia in vacchetta e
camoscio quello di Jimmy Choo, in pelle invecchiata quello
di Santoni. Stringata sì, ma in camoscio bluette, da Alberto
Guardiani ◆
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M AGA ZINE
A ROMA DAL 20 AL 22 SETTEMBRE
TRE GIORNI DI PEDIATRIA GRATUITA
Geox
Geox
P
er la prima volta a Roma il più grande
appuntamento della pediatria italiana: dal
20 al 22 settembre presso il Palazzo dei
Congressi, ‘Nativity’ è una tre giorni dedicata alla consulenza
specialistica e alla prevenzione.
Circa 150 gli specialisti della Società italiana di Pediatria
(che raccoglie circa novemila pediatri in tutta Italia)
presenti nei 20 studi medici allestiti per l’occasione per
effettuare controlli gratuti. Un evento che include tutte le
branche della Medicina infantile: dermatologia, cardiologia,
endocrinologia, neonatologia, odontoiatria, oculistica, solo
per citarne alcune. E poi workshops e convegni aperti a
famiglie, insegnanti e associazioni. Per i piccoli pazienti una
ludoteca di oltre 1400 mq dove poter giocare assistiti.
Pensato come un viaggio nel mare trasparente dell’infanzia,
Nativity vuole anche essere l’occasione per ricongiungere il
Bam bini d ’estate
kids
Pinco Pallino
P
er i bambini non ha senso parlare di vestiti
per l’estate in città. A parte il costume da
bagno, o un minuscolo prendisole per le
bambine, tutto può andare bene. E’ però vero che negli ultimi
giorni di scuola, o di asilo, può capitare che non ci sia il sole e
quindi è meglio prevedere qualche capo più coprente. Geox
per il maschio suggerisce il giubbotto di tela stile campus,
da portare con T-shirt o polo e bermuda. Per la femmina
il giubbino jeans delavé da accostare all’abito in maglia a
righe con balza sulla gonna. Fun & Fun invece propone una
leggera camicia in denim da sovrapporre alla T-shirt stampata
e pantaloni lunghi giallo limone. Insieme perfetto, sia per lui
che per lei. Da accessoriare con mocassini o con le sneaker,
magari con stelline tipo bandiera americana, come quelle di
Zecchino d’oro. La fine della scuola è anche un momento
di feste e festicciole. Alle bambine quindi piacerà sfoggiare
un vestitino. Può essere con rose rosse tridimensionali come
quello di Pinco Pallino o in organza a margherite bianche su
fondo giallo come quello di Miss Grant ◆
nucleo familiare, ‘luogo’ fondamentale per la salute psicofisica del bambino, come spiega Giovanni Corsello, presidente
della SIP: “Il nostro compito non è più solo quello di tutelare
la salute fisica dei bambini, ma anche quello di promuovere
il benessere in famiglia e nella società, migliorando la qualità
dell’adulto di domani”. Non a caso, il convegno di apertura
della manifestazione sarà dedicato ai diritti dei bambini.
A sostegno anche le forze politiche: l’ex ministro dell’Interno
Anna Maria Cancellieri, madrina d’eccezione dell’evento,
afferma che sono benvenute “le iniziative come Nativity,
che possono aiutare i bambini a crescere nel corpo e anche
nella mente”. Non bisogna infatti farsi ingannare dal fatto che
“ai bambini di oggi non manca nulla - conclude - perché
questo per certi versi li rende ancora più fragili e bisognosi
di protezione” ◆
Per maggiori informazioni: www.nativityproject.eu
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M AGA ZINE
Elio Fiorucci
la rivoluzione del costume
È l’uomo dell’insurrezione pacifica.
Una rivolta dolce, fatta di colori pop,
oggetti di design e capi d’abbigliamento
che hanno lasciato
un segno indelebile e anticonformista
nell’immaginario collettivo
F
onte inesauribile di idee, provocante
e
ironico
nella
comunicazione.
Semplicemente Elio Fiorucci, artefice di un
cambiamento epocale nel modo di vestire e di arredare.
Tutto ha inizio nel 1967, quando apre il suo primo negozio
a Milano, vicino San Babila. Una finestra sul mondo con le
novità di Carnaby Street, le hit parade londinesi e quelle
statunitensi. Nasce così un universo in cui arte e moda si
incontrano. Le sue creazioni diventano fenomeni di costume,
feticci e icone di stile. Uno stile amato da star e personalità
dell’arte e dello spettacolo. Ma sempre alla portata di tutti.
È il 1970 l’anno in cui “Fiorucci” diventa un vero e proprio
marchio, adottando come logo due angioletti vittoriani.
Un’icona che, da allora, diviene il simbolo globale del brand.
Il successo inarrestabile lo porta oltreoceano, a New York.
Nasce nel 1976 il Fiorucci Store sulla 59esima Strada e subito
diventa un luogo cult per gli intellettuali newyorkesi. Primo
fra tutti Andy Warhol, che sceglie la vetrina del negozio
per il lancio del suo rivoluzionario giornale “Interview”.
Una longevità, quella dello stile Fiorucci, che è insita nella
filosofia di vita di Elio. Un ottimismo innato e un desiderio
di libertà, rispecchiato nelle sue creazioni e nel modo di
lavorare. Unico diktat: la libertà di fare.
Nel 2003 Elio Fiorucci lancia la sua ultima rivoluzione: “Love
Therapy”. La nuova rivoluzione è quella dell’amore?
Non solo una rivoluzione del costume. É un modo di pensare,
un modo di essere. Essere ottimisti.
Tu sei stato l’autore di una rivoluzione pacifica, quella del
costume. Cosa è successo in quegli anni che rivoluzionarono
il mondo?
Ho cavalcato una rivoluzione del costume che era già in
atto. Mi rifacevo al movimento hippy, che voleva cambiare il
mondo con dei valori nuovi. La mia è stata una rivoluzione
pacifica, perché non aveva nessuna ideologia politica. Era
legata esclusivamente al gusto, alla liberalizzazione dei
colori e degli stili. Finalmente non vestivamo più secondo
cliché predefiniti. Una rivoluzione che ha cambiato non solo
il modo di vestire, ma il modo di vivere.
Il 31 maggio 1967 c’è l’inaugurazione del tuo primo store
nel cuore di Milano. La tua rivoluzione ha inizio da quella
data?
Nell’ambiente della moda ero già conosciuto come un personaggio estroso e in città si era sparsa la voce che sarebbe
successo qualcosa di straordinario. A dimostrare il clamore
suscitato dall’evento e la sua straordinarietà, fu l’arrivo di
Adriano Celentano e la sua compagna di allora, Milena
Cantù, a bordo di una Cadillac rosa con tutto il Clan al
seguito. Fu un evento non pianificato ma che ebbe un forte
eco mediatico.
Il tuo primo store milanese offriva un’esperienza
multisensoriale, tra musica, profumi, divertimento e
trasgressione.
È stato il primo concept store, con libri, musica, abiti,
accessori e design. Tutto ciò che c’era di nuovo nel mondo si
poteva trovare nel negozio. Sembrava di arrivare su un nuovo
pianeta, dove ti potevi sentire a tuo agio. Non è stata dunque
una rivoluzione difficile, perché il desiderio di cambiamento
fu accolto e compreso da tutti.
Tantissime le celebrità che hanno frequentato i tuoi negozi.
Nomi illustri come Andy Warhol, Paulo Coelho e Keith Haring.
Nel 1976 a New York nasceva il Fiorucci Store, progettato
da Ettore Sottsass e Andrea Branzi. Divenne in breve tempo
un ritrovo “in” per tutti i newyorkesi. Ricevevamo le visite
di artisti come Madonna e Jean-Michel Basquiat. Andy
Warhol nel suo diario scriveva: “È il negozio che mi piace di
più. È divertente, perché è tutto colorato e tutto di plastica”
(dai “Diari di Andy Warhol” redatti da Pat Hackett, nota di
mercoledì 21 dicembre 1983, n.d.r.). La boutique di piazza
San Babila invece, venne ridipinta da Keith Haring che nel
1984, in due giorni e due notti, fece il restyling dello store,
“trasformandolo” in una galleria d’arte.
Sei sempre stato circondato da menti creative. Tra i tanti,
chi ti ha lasciato un ricordo particolare?
Sicuramente Andy Warhol. Un giorno mi invitò nella sua
inaccessibile casa. Una casa arredata con mobili e tele
antiche dell’Ottocento. Ci soffermammo su un dipinto che
aveva come soggetto un paesaggio agreste. Andy, in quel
preciso istante, riuscì a “decifrare”, senza conoscerlo, il mio
passato: l’adolescenza in campagna e un rapporto con la
natura mai interrotto. Un uomo dalla sensibilità straordinaria.
Cosa aveva di speciale?
Era un uomo di grande intelligenza. Mai definitivo nelle sue
scelte ma sempre aperto al nuovo e al bello. La sua casa ne
era la dimostrazione. L’arte antica unita alla modernità, di cui
lui in quegli anni era il maggior esponente. Mi dimostrò che
era possibile far convivere due mondi così distanti.
Tuttora resto incantato dalla capacità del pennello di
alcuni pittori. Ma, anche se il paragone potrebbe sembrare
azzardato, provo la stessa sensazione di fronte ad un quadro
del Caravaggio come davanti ad una fotografia di Oliviero
Toscani. L’arte non conosce età.
Oggi che gli anni Ottanta sono lontani, la moda ha ancora
una funzione rivoluzionaria?
Non si è perso lo spirito di quell’epoca. Grazie ad internet
siamo al centro di una vera rivoluzione. Una “macchina” che
cresce e unisce talenti. Ti permette di esplorare ogni parte del
mondo e questo è un toccasana per la curiosità umana, che
è il motore del cambiamento. Forse ancora non ci rendiamo
conto di quanto siamo fortunati.
Elio, è nata “Love Therapy”. La nuova rivoluzione è quella
dell’amore?
L’amore è fondamentale nella vita di ogni uomo. Senza
amore, nulla ha un senso. Nasciamo da un progetto d’amore
e tutto si crea grazie all’amore. È necessario vivere con amore
ed entusiasmo. È stata la filosofia che ho portato nei miei
inteview
di Massimiliano Augieri e Antonio Carnevale
negozi. Una sorta di terapia. Così nasce “love Therapy”. Non
solo una rivoluzione del costume. É un modo di pensare, un
modo di essere. Essere ottimisti.
E dagli angioletti siamo passati ai nanetti.
Frutto della mia fantasia e del mio inesauribile amore per la
campagna. Cercavo un’immagine che ricordasse la libertà, la
spensieratezza e il vivere nella natura. Mi sono sembrati perfetti.
Qual è il capo d’abbigliamento “cult”, dello stile Fiorucci?
I jeans. Parola di Bruce Springsteen che ha dichiarato:
“Quando il Metropolitan mi ha chiesto un oggetto simbolo
della mia personalità da esporre, ho dato la mia chitarra
e i miei blue-jeans Fiorucci”. Jeans che abbiamo poi
trasformato da semplice capo da lavoro a capo fashion per
le donne. Oggi tutte le ragazze girano il mondo con un paio
di jeans.
Oggi dove ritrova la Londra di allora, fonte di ispirazione
per il giovane Elio?
Ieri come oggi, Londra rimane il centro culturale più
importante e vitale. La città che era, con Carnaby
Street, il cuore pulsante della moda, continua ad essere
all’avanguardia, offrendo la possibilità a giovani talentuosi di
produrre e vendere i loro prodotti liberamente, in mercatini
come Spitalfields.
Elio, c’è qualcosa nella sua lunga carriera che vorrebbe
ancora realizzare?
Un mercatino a Milano dove poter ospitare i giovani creativi e
le loro produzioni, dall’abbigliamento al design, fino alle nuove
tecnologie. Dove possano esporre e vendere la loro creatività
senza permessi speciali e tasse. Dove tutto possa essere
propedeutico a sperimentare. Solo così si possono aiutare
i giovani. Oggi la loro intraprendenza viene soffocata dalla
burocrazia. I nostri amministratori non hanno ancora capito
che le grandi imprese sono nate tutte da piccoli artigiani ◆
Prossima fermata, Louis Vuitton Cup
Dove può arrivare
questa Luna Rossa?
di Fabio Colivicchi
L
una Rossa sbanca Napoli e fa sognare i tifosi.
Chiuse senza rimpianti le World Series,
l’America’s Cup guarda a San Francisco.
Facciamo il punto sulle possibilità della sfida italiana.
E degli avversari.
Una settimana di gloria napoletana per Luna Rossa e
Francesco Bruni, in forma strepitosa, prodotto doc della vela
sport
ph Roberto della Noce/Blu Passion
azzurra. Il timoniere palermitano, pupillo di Patrizio Bertelli
sin dal 2000, ha conquistato ancora la vittoria nel golfo, e
soprattutto ha fatto intendere ai tifosi di Luna Rossa che la
sfida italiana può davvero arrivare lontano, molto lontano.
Quanto?
Il consueto cuore della folla partenopea è il saluto
beneaugurante dell’Italia velica alla sfida italiana in partenza
per le fasi finali, quelle vere, della Coppa a San Francisco. I
Bertelli-boys, oltre al pubblico di casa, hanno conquistato
anche il rispetto degli avversari. In California sarà un’altra
storia, ma quella grigiorossa di Prada è una squadra seria,
compatta, forte. Può essere competitiva nella Louis Vuitton
Cup, prossima fermata... cerchiamo di capire dove può
arrivare la Luna.
Quali sono le reali speranze della sfida italiana di Luna Rossa
Challenge 2013? Nata in sordina, arrivata buona ultima, e
frutto dell’accordo con Emirates Team New Zealand, la sfida
di Patrizio Bertelli guidata da Max Sirena ha confermato in
questi due anni i segni caratteristici della storia di Luna Rossa.
Serietà, stile, grande organizzazione, qualità e idee. La fantasia
può essere l’arma in più, in vista della XXXIV America’s Cup.
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M AGA ZINE
La massa di novità (i catamarani mostruosi di 72 piedi, le ali
rigide, i foils che fanno volare, i nuovi formati di regata, il
rischio scuffia o avarie) in ballo, rende il gioco interessante e
per nulla scontato. Finita la sbornia (si fa per dire) delle Series
che avrebbero dovuto propagandare la Coppa nel mondo,
adesso restano solo quattro squadre in campo: un defender
e tre sfidanti. Del defender Oracle si è detto tutto, i vantaggi
strategici che si è presa la coppa Larry Ellison-Russell Coutts
hanno fatto gridare quasi allo scandalo, ma poi la rovinosa
scuffia di USA17 li ha (per un po’) riportati sulla terra. Chiunque
vinca la Louis Vuitton dovrà vedersela con un detentore che
gioca in casa e che avrà un mezzo di ultimissima generazione
(il varo del secondo AC72 americano è previsto domani, non
a caso...) e un equipaggio di superstar.
Dei tre sfidanti a occhio il favorito sembra Emirates team
New Zealand, che appare il consorzio più avanti con il
lavoro e più solido nei mezzi e nelle convinzioni. Mentre il
challenger of record Artemis ha dovuto cambiare strada in
corsa e il primo AC72 si è rivelato un flop e una perdita di
tempo. Luna Rossa è una via di mezzo: ha svernato in Nuova
Zelanda lavorando con ritmi e filosofia kiwi, è cresciuta
tecnicamente e punta tutto sulla affidabilità. Paul Cayard, o
almeno l’Artemis visto (o non visto) finora, è battibile, quindi
per Luna Rossa l’obiettivo è la finale della Louis Vuitton Cup
contro gli “amici” di Emirates Team New Zealand. Poi si
vedrà. Non si è sempre detto e ripetuto che ogni regata fa
storia a se, e che una regata non termina finché non si taglia
il traguardo? ◆
ph Roberto della Noce/Blu Passion
America’s Cup World Series Napoli
Classifica finale serie di flotta
1. Luna Rossa Swordfish (Francesco Bruni) - 80 punti
2. Oracle Team USA (Tom Slingsby) - 80
3. Emirates Team New Zealand (Dean Barker) - 71
4. Luna Rossa Piranha (Chris Draper) - 70
5. J.P. Morgan BAR (Ben Ainslie) - 65
6. Energy Team (Yann Guichard) - 58
7. Artemis Racing White (Charlie Ekberg) - 40
8. HS Racing (R. Hagara/H.S. Steinacher) - 36
9. China Team (Mitch Booth) - 30
© ACEA / PHOTO GILLES MARTIN-RAGET
ph Roberto della Noce/Blu Passion
ph Roberto della Noce/Blu Passion
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M AGA ZINE
M AGA ZINE
Verso le Olimpiadi
L’Italia del remo comincia la rincorsa ai Giochi di Rio de Janeiro 2016:
Ricomposto il tandem Giuseppe Abbagnale - Giuseppe La Mura,
insieme per il “Progetto Azzurro”
di Enrico Tonali
Il doppio di Romano Battisti e Alessio Sartori, argento olimpico a Londra 2012
“U
na squadra azzurra protagonista
ai Giochi di Rio de Janeiro è
uno degli obiettivi della mia
presidenza poiché essa sarà il traino per garantire visibilità,
attrarre nuove risorse e creare un movimento più ampio
di quello attuale’’. Giuseppe Abbagnale ha calato la carta
della sua quinta Olimpiade, la prima da presidente della
Federazione Italiana Canottaggio dopo le quattro disputate
da atleta. Nel Grand Hotel Parco dei Principi di Roma, è stato
presentato il “Progetto Azzurro”, un’articolata strategia per
riportare ai primi posti nel mondo la flotta dai remi tricolori.
Come nei vent’anni che ha trascorso in barca, il maggiore e
più carismatico dei “fratelloni” di Castellammare di Stabia ha
voluto accanto a se Giuseppe La Mura, medico-chirurgo di
Pompei e maggior cervello tecnico italiano di tutti i tempi,
come testimoniano le sue 21 medaglie conquistate quale
allenatore del Circolo Nautico Stabia (e dei suoi tre nipoti
Giuseppe, Carmine e Agostino Abbagnale) dal 1972 al 1992
e le 76 da d.t. azzurro dal 1993 al 2004. Medaglie pesanti
ottenute in 6 Giochi Olimpici, innumerevoli Campionati del
Mondo e incalcolabili competizioni continentali.
Taglienti e penetranti come sempre i suoi concetti tecnici: “Il
canottaggio italiano al momento è carente di atleti allenabili per
l’alto livello. Un vogatore d’elevato profilo deve svolgere una
preparazione adeguata al raggiungimento di questo obiettivo.
Gli atleti azzurri oggi non possiedono questa preparazione.
Per questo motivo ho previsto raduni molto ampi proprio per
prepararli in funzione del raggiungimento dell’alto livello.
Raduni che non saranno selettivi ma sono preparatori e
quindi aperti a tutti. Per quanto riguarda lo sport in genere,
devo dire che alla società italiana fare sport costa miliardi e
questo denaro deve essere speso per ottenere medaglie: Ma
per conquistarle è necessario far crescere la base, in cui il
giovane fa lo sport per sé. L’atleta di alto livello fa invece sport
per la propria Nazione e se non conquista medaglie - perché
non è stato allenato bene - si rischia di perderlo e vanificare
le risorse impiegate per la sua formazione. Questo è il mio
compito, che porterò a termine nell’attuale quadriennio con
l’obiettivo di tornare ad essere vincenti a Rio 2016”. Un lungo
applauso - al quale si sono uniti, per il CONI, il vicepresidente
Franco Chimenti, il segretario generale Roberto Fabbricini
e la responsabile Preparazione Olimpica Rossana Ciuffetti
- ha accolto la presentazione del Progetto Azzurro, al cui
coordinamento opereranno i vicepresidenti federali Davide
Tizzano e Marcello Scifoni ◆
sport
La presentazione del Progetto Azzurro
(da dx Franco Chimenti, Giuseppe Abbagnale,
Roberto Fabbricini, Giuseppe La Mura) - ph FIC
60
M AGA ZINE
2° Condé Nast
Golf Challenge 2013
Tour italiano fra buche e lifestyle
Olgiata Golf Club - Roma
I
n tour per il bel paese. Toccherà le principali città
italiane, per concludersi poi ad ottobre in Puglia,
la 2° Condé Nast Golf Challenge. E’ il torneo
giovane ma già cult che unisce sfide golfistiche a degustazioni,
live cooking, test drive, make up session, anteprime esclusive e
lavorazioni artigianali live, accogliendo ad ogni tappa golfisti ed
ospiti in un villaggio allestito per l’occasione.
I partecipanti si sfideranno in gare individuali con la classica
formula stableford e saranno cinque per ogni tappa i giocatori
qualificati alla finale, per un totale di 40 partecipanti più i
tre vincitori della passata edizione. Peculiarità del torneo,
come sempre, una partecipazione molto attiva da parte
degli sponsor. Ognuno di essi non solo dispone infatti di una
buca sulla quale viene messo in palio un premio speciale,
ma contribuisce anche attivamente ad ogni tappa a rendere
accogliente e pieno di sorprese il rispettivo villaggio ospitalità.
EG, per fare un esempio, nel presentare le sue innovative
tecnologie, regalerà momenti di esposizione e creazione
culinaria a cura degli chef del circuito Jeunes Restaurateur
d’Europe; Borgo Egnazia, il raffinatissimo resort che
accoglierà i giocatori e gli ospiti della finale, proponendo ai
partecipanti selezionati pacchetti speciali; Citroën metterà
in palio una DS3 Cabrio che verrà assegnata al golfista che
riuscirà a realizzare un “hole in one”; Lacoste proporrà in
esclusiva le sue collezioni, mentre Trollbeads metterà a
disposizione dei presenti un’artista del vetro che realizzerà in
loco i gioielli della casa.
A dare il via alla prima delle 8 gare della Golf Challenge è
stato il Royal Park di Torino lo scorso 4 maggio. A seguire, il
torneo proseguirà presso il Golf Club Carimate (CO), il Golf
Club Milano; il Circolo del Golf dell’Ugolino (FI), il Circolo
Golf Venezia, il Golf Club Campo Carlo Magno a Madonna
di Campiglio (TN) per poi arrivare all’Olgiata Golf Club
(Roma), al Golf Club Padova e giungere infine alla Finale
Nazionale, prevista per il 4/6 ottobre nel bellissimo percorso
del San Domenico Golf, in Puglia ◆
golf
F.M.
62
63
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M AGA ZINE
Audi Gold Cup:
il grande polo torna a Roma
Si disputerà all’Acqua Acetosa, Dal 25 al 29 giugno,
sul campo del Roma Polo Club,
calcato anche da Elisabetta d’Inghilterra e Soraya di Persia
di Enrico Tonali
La Principessa Elisabetta d’Inghilterra premia nel 1951 il capitano del Roma Polo Club
che ha giocato contro quella inglese guidata da Filippo di Edimburgo
L
a truppe tedesche in ritirata vi avevano
abbandonato un loro potente carro armato
Tigre in avaria. Quelle alleate, entrate a Roma
il 4 giugno 1944, vi scaricarono il munizionamento difettoso,
facendo diventare quei campi - dopo l’Acqua Acetosa, fra il
Tevere e il rilevato che 15 anni dopo ospiterà l’Olimpica - un
micidiale parco-giochi per l’incosciente felicità dei ragazzini
dei Quartieri Flaminio e Parioli. A bonificare tutto arrivarono
finalmente il Roma Polo Club e il CONI. Mentre l’ente
olimpico costruì la Scuola dello Sport nella zona adiacente la
ferrovia Roma Nord, i soci del circolo si trasferirono da Villa
L’Imperatrice Soraya sul campo del Roma Polo Club nel 1953
Glori sul tratto di campagna verso il Tevere, liberandolo pure
da una discarica di calcinacci.
Il Roma Polo Club era stato fondato dal duca di Spoleto
Aimone di Savoia nel 1930 (partita inaugurale il 10 maggio)
utilizzando come primo campo di gioco il prato - sistemato
da un tecnico specializzato - all’interno dell’ippodromo
di Villa Glori, messo a disposizione dalla Società Corse al
Trotto creata nei primi Anni Venti dal costruttore capitolino
Vincenzo Benedetti.
Aimone - che probabilmente aveva conosciuto il polo
sull’isola Maggiore di Brioni, dove l’antico sport era
polo
Aimone di Savoia sul campo del Roma Polo Club nell’aprile 1931
approdato nel lussuoso complesso alberghiero creato
all’epoca degli Asburgo, poi divenuto italiano ed ora
croato - divenne duca d’Aosta il 3 marzo 1942 a seguito
della morte del fratello Amedeo nel campo di prigionia
inglese a Nairobi, in Kenya. Dopo la sua scomparsa nel
1948 a Buenos Aires - capitale del polo mondiale - il Roma
Polo Club gli ha intitolato il suo trofeo più prestigioso,
la Coppa Challenge Duca d’Aosta, la cui 56.a edizione
quest’anno (come nel 2006 e dal 2010 al 2012) sarà
disputata insieme alla seconda tappa dell’Audi Gold Cup
2013 - il Roma Summer Polo - sul rettangolo di Via dei
Campi Sportivi 43, da martedì 25 a sabato 29 giugno.
Il campo del Polo Roma Club, oltre che da grandi giocatori
di tutto, è stato calcato pure da storiche teste coronate.
Nel 1951, appena inaugurato (la prima casina sociale fu
una baracca in legno poi sostituita da una tenda militare)
a premiare i vincitori della Coppa Duca d’Aosta fu la
venticinquenne principessa Elisabetta d’Inghilterra, già
allora con l’immancabile cappellino, che l’anno dopo
sarebbe salita al trono del Regno Unito. Nel 1953 il quartetto
primo classificato ricevette invece il trofeo dalla stupenda
Soraya Esfandyari che due anni prima, diciannovenne, era
diventata imperatrice di Persia ◆
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M AGA ZINE
M AGA ZINE
81° CSIO DI ROMA PIAZZA DI SIENA
FIXDESIGN HORSE RIDING:
TRADIZIONE E RINNOVAMENTO
INFRONT E FISE INSIEME A PIAZZA DI SIENA
CON UN NUOVO PROGETTO
All’insegna di tradizione e rinnovamento anche il
ritorno nell’ovale di Villa Borghese di Infront, che rientra
nell’entourage organizzativo come partner della Federazione
Italiana Sport Equestri per i prossimi quattro anni.
“Per l’edizione 2013 dello CSIO di Roma Piazza di Siena
Fixdesign Horse Riding - ha commentato Marco Bogarelli,
Presidente di Infront Italy - Infront si occuperà, oltre all’area
commerciale della manifestazione, dell’intera gestione
tecnica dell’evento con l’allestimento delle scuderie,
del campo di gara e delle aree a bordo campo, sotto la
supervisione della FISE. Siamo orgogliosi - ha proseguito
Bogarelli - della decisione della FISE di voler affidare a Infront
un aspetto così importante del concorso e di continuare ad
affidarsi a noi per la tradizionale gestione dell’area marketing
e sponsorship, così come dell’hospitality, vero e proprio fiore
all’occhiello dell’evento capitolino, uno dei più importanti
appuntamenti per il networking e le relazioni pubbliche”.
“La Federazione Italiana Sport Equestri - ha dichiarato il
presidente federale Antonella Dallari - ha lavorato quest’anno
con l’intento di offrire una nuova veste allo CSIO di Roma
Piazza di Siena Fixdesign Horse Riding. Il progetto portato
avanti dalla FISE per l’81a edizione, infatti, tende a restituire
all’appuntamento capitolino il prestigio di una volta, non
intaccando le bellezze naturalistico-architettoniche offerte
dalla splendida e storica location, ma anzi impegnandosi
affinché le stesse vengano esaltate e valorizzate”.
Un progetto, quello di quest’anno, realizzato all’insegna
della tutela di uno degli spazi verdi più amati dai romani,
Christian Ahlmann su Taloubet Z - ph Proli
con l’obiettivo di offrire agli spettatori uno show sempre più
coinvolgente e alla città di Roma una sempre migliore visibilità
nel panorama internazionale come location d’eccellenza, per
uno sport senza tempo come quello dell’equitazione. Con
lo CSIO di Roma Piazza di Siena Fixdesign Horse Riding,
Infront inaugura anche il proprio ruolo di marketing agent
della FISE: grazie all’accordo siglato di recente Infront sarà
infatti impegnata per il prossimo quadriennio come advisor
FISE per lo sfruttamento dei diritti marketing e sponsorship
della federazione ◆
info: www.piazzadisiena.com
EquiEquipe
Ludger Beerbaum su Gotha - ph De Lorenzo
H
a passato gli ottanta ma è più affascinante
che mai… Sport di alto livello, ma
anche di tradizione, cultura, glamour e
mondanità. Dal 23 al 26 maggio, con l’edizione numero 81,
il Concorso Ippico Internazionale Ufficiale di Roma - Piazza
di Siena Fixdesign Horse Riding volta pagina e per l’ingresso
nel nuovo decennio di vita si presenta al suo pubblico con un
progetto novità che esalta e rispetta fortemente l’eccezionale
cornice di Piazza di Siena, garantendo la massima tutela di
questo storico sito dove, sin dall’inizio degli anni ’20, i migliori
cavalli e cavalieri di tutto il mondo hanno scritto la storia
dell’equitazione internazionale. All’insegna di tradizione e
rinnovamento anche il ritorno nell’ovale di Villa Borghese
di Infront, cui la Federazione Italia Sport Equestri, anch’essa
all’inizio di un nuovo corso, ha affidato l’organizzazione per
i prossimi quattro anni.
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M AGA ZINE
Secondi per un soffio
Al Concorso Internazionale di Completo di Montelibretti l’Italia sfiora il successo,
andato ad un binomio belga. A noi l’ammirazione dei giudici stranieri per l’organizzazione perfetta
“N
oble Belgique, ô mère chérie”.
Lamicell Unique, in sella la bionda
Karin Donckers, ha fatto risuonare la
Brabanconne - la Canzone del Brabante, inno nazionale
belga - al Centro Militare di Equitazione di Montelibretti,
al termine del Concorso Internazionale di Completo
3 stelle, nel quale il bel sauro di 9 anni con una lunga
lista bianca sul muso ha superato di appena 0,80 punti
il binomio italiano di Dunbeggin Imp e Lino Paparella,
dell’Axia Team di Fiumicino. Una gara tirata, vinta dalla
coppia fiamminga grazie soprattutto all’ottima performance
del dressage. Perfetta l’organizzazione che ha strappato
al giudice internazionale Christina Klingspor, parole di
grande ammirazione per la manifestazione: “Quella di
Montelibretti è una location che esprime sul campo un alto
livello di organizzazione e affidabilità. E’ stato un onore,
per me, essere parte di questo evento”. Con al terzo posto
un altro binomio azzurro, Sunshine Sweet e Marco Cappai,
soddisfatto pure il maggiore Andrea Mezzaroba, tecnico
federale di Completo: “Sono contento delle prestazioni dei
nostri cavalieri anche se, per il futuro, dobbiamo cercare di
avere una maggiore partecipazione di binomi italiani nella
categoria 3 stelle. Abbiamo diversi cavalieri in grado di
ben figurare a questo livello”. Al Concorso di Montelibretti
ha partecipato pure uno dei migliori ostacolisti italiani,
Juan Carlos Garcia, che ha voluto tornare con Off Set alla
disciplina che nel 2009 lo ha visto medaglia d’argento agli
Europei in Francia ◆
E.T.
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Venez ia:
sa pore d i spez ie
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Venezia
Venezia
Le Repubbliche Marinare
Il Bacino di San Marco nel XVII secolo in un dipinto di Francesco Guardi
L
a potenza di Venezia, “La Serenissima”,
nacque dallo sviluppo dei rapporti
commerciali con l’Impero Bizantino, di cui
formalmente fece inizialmente parte, pur nell’ambito di una
sostanziale indipendenza. Venezia rimase anche in seguito
alleata a Bisanzio nella lotta contro Arabi e Normanni. Intorno
all’anno Mille cominciò la sua espansione nell’Adriatico,
sconfiggendo i pirati che occupavano le coste dell’Istria
e della Dalmazia e ponendo la regione e le sue principali
città sotto il suo dominio. All’inizio del Duecento, raggiunse
il culmine della propria potenza, dominando i traffici
commerciali nel Mediterraneo e con l’Oriente. Durante la
quarta crociata (1202-1204), la sua flotta fu determinante
nell’acquisizione del possesso delle isole e delle località
marittime commercialmente più importanti dell’impero
bizantino. La conquista degli importanti porti di Corfù (1207)
e Creta (1209), le garantì un commercio che si estendeva
a Levante e raggiungeva la Siria e l’Egitto, punti terminali
dei flussi mercantili. Alla fine del XIV secolo, Venezia era
divenuta uno degli stati più ricchi d’Europa. Il suo dominio nel
Mediterraneo orientale, nei secoli successivi, fu minacciato e
compromesso dall’espansione dell’Impero ottomano in quelle
aree, nonostante la grande vittoria navale nella battaglia di
Venezia - Francesco Guardi
Venezia - Francesco Guardi
Lepanto del 1571 contro la flotta turca, combattuta insieme
alla Lega Santa. La Serenissima Repubblica di Venezia ebbe
forte espansione anche sulla terraferma, diventando la più
estesa delle Repubbliche Marinare e fu lo Stato più potente
del nord Italia fino al 1797, quando Napoleone invase la
laguna veneta e conquistò Venezia. Dopo la caduta della
Repubblica Cisalpina, Venezia tornò indipendente, ma
era ormai ridotta a una piccola città - stato. Il Maggior
Consiglio decretò lo scioglimento dei moltissimi organi che
amministravano la repubblica e fu costretto a mettere a capo
della città un Duca cadetto degli Asburgo. Venezia cadde
definitivamente nel 1848, quando il Generale Radetzky la
unì al regno Lombardo Veneto, controllato dall’Austria, di
cui era capitale Milano. In quest’occasione, venne sciolta
l’ultima magistratura veneziana, la Serenissima Signoria e
Venezia rimase all’Austria fino al 1866, quando il Veneto
passò nel Regno d’Italia. Per tutta la sua lunga storia, acquisì
il controllo delle vie commerciali, diventando il principale
centro di smistamento delle spezie in Italia e in Europa.
Le spezie ebbero un’importanza particolare nella cucina
medievale e spesso il loro costo elevato garantiva loro una
posizione di “status symbol”, di privilegio sociale per chi
poteva permettersele.
Ma l’uso delle spezie era noto già nella cucina dell’antica
Roma, che le aveva apprezzate, in particolare il pepe.
Nel Medioevo altre se ne aggiungono: cannella, chiodi di
garofano, zenzero, noce moscata, macis, meleghetta e tante
altre. Al prestigio, si aggiungeva la convinzione che il loro
utilizzo facilitasse i processi digestivi e giovasse alla salute.
Tra i privilegi commerciali concessi a Venezia, va ricordato
un documento del 1082, un privilegio di libero commercio
rilasciato dall’Imperatore Alessio I Comneno ai veneziani,
per ricompensarli dell’aiuto ricevuto nella lotta contro i
Normanni dell’Italia del Sud. Altra componente notevole
della gastronomia veneziana è costituita dall’influenza dei
cibi ebraici, “ricevuti” a causa della presenza, a Venezia, del
ghetto ebraico. L’etimo “ghetto” si fa risalire al fatto che nel
luogo in cui gli ebrei veneziani furono costretti a risiedere,
vi era precedentemente una fonderia. Nel veneziano del
XIV secolo, la parola “gèto” corrisponde all’italiano getto,
cioè gettata di metallo fuso. Secondo alcuni, gli ebrei di
provenienza tedesca, pronunciando la parola con la -gdura, diedero origine al vocabolo tuttora in uso. Da tale
«contaminazione», deriva l’uso del rafano (originario della
penisola balcanica), la cui parte commestibile è contenuta
nella radice e ha sapore pungente, simile alla senape. Con
la radice grattugiata, mescolata con olio, aceto, sale, pepe e
pangrattato, i veneziani producono una pasta delicata, adatta
per accompagnare carni bianche e rosse, oltre ai bolliti.
Il Saor
“Grillo, sentì, fio mio, tolè la sporteletta;
Voggio che andè da bravo a farme una spesetta.
In pescaria ghe xe del pesce in quantità;
M’ha dito siora Catte, che i lo dà a bon marcà.
Un poche de sardelle vorria mandar a tor,
Per cusinarle subito, e metterle in saor.”
Carlo Goldoni, da “Le donne de casa soa”
Il “Saor”
Il “saor” (sapore), è un vero e proprio atto costitutivo della vita
civile veneziana, piatto rituale per la Festa del’Ascensione e
presente in molte citazioni letterarie, a cominciare dal grande
Goldoni. Il “saor” era il metodo di conservazione che usavano
i pescatori veneziani, che avevano l’esigenza di mantenere il
cibo a bordo il più a lungo possibile. Il Maffioli lo definisce:
“Cibo di marinai e scorta di terraferma”. Una volta cotte le
cipolle con aceto e olio, si posavano a strati intermezzati da
sarde fritte in contenitori di terracotta. Col passare del tempo
alla ricetta fu aggiunta l’uva sultanina, che serviva a favorire
la digestione, mentre la ricetta moderna prevede anche i
pinoli. Il “saor” si affianca a molte versioni simili elaborate
autonomamente (come il “carpione” dei laghi di Lombardia
e lo “scapece” del mezzogiorno d’Italia), accomunate dalla
basilare idea di trattare il pesce (o le verdure) con aceto, per
esaltarne le caratteristiche e allungarne la conservazione e
anche, secondo le antiche prescrizioni della dietetica antica,
per compensarne la qualità “fredda” e renderlo più digeribile.
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BENVENUTI
NELLA “MIA CUCINA ALL’ITALIANA”
La nuova rubrica tv dello chef Fabio Campoli
ogni giorno su Rete 4
Gli zaleti
Gli “Zaleti”
Tra i dolci più tipici della tradizione veneta, sono biscotti
dall’aroma intenso e raffinato, perfetti da abbinare con un vino
frizzante profumato come il Prosecco della Valdobbiadene.
Un tempo dolci tipici del Carnevale, ora vengono consumati
durante tutto l’anno, ma affondano le loro radici nel mondo
contadino. Come tutte le ricette di origine contadina, anche
gli “Zaleti” venivano preparati in modo diverso da ogni
massaia, che si adattava a prepararli con gli ingredienti a sua
disposizione. Ma la caratteristica peculiare di questi biscotti
è il tipico colore giallo (da cui il nome “Zaleti”), derivante
dalla presenza della farina di mais nel loro impasto, un
ingrediente presente praticamente in tutte le case contadine
nei secoli passati. Della diffusione degli “Zaleti” è testimone
anche Carlo Goldoni, che ne “La buona moglie” del 1749, in
uno scambio di battute tra i protagonisti, nomina gli “Zaleti”
come esempio di prodotto economico, dandoci così una
conferma indiretta della loro origine.
Ingredienti (per 5 persone)
350 g di farina di granoturco di media grana
100 g di zucchero
250 g di farina
150 g di burro o strutto
90 g d’uva passa
70 g di pinoli
un pizzico di lievito
2 uova
un bicchiere di latte fresco
un pizzico di vaniglia
scorza di limone grattugiata
Preparazione
Mescolare le due farine con il lievito e unire il burro allo
zucchero. Aggiungere le uvette, ammorbidite in acqua
tiepida, i pinoli, il latte, la grattugia di limone e la vaniglia,
fino a ottenere un composto filante. A mano, formare tanti
piccoli ovali di 7-8 cm di lunghezza. Metterli uno accanto
all’altro su una piastra leggermente imburrata e porli nel
forno ben caldo. La cottura, normalmente di 20-25 minuti,
può variare a seconda della grandezza degli “zaleti”.
Venezia
I “Baìcoli”
I “baìcoli” sono biscotti venduti in tradizionali scatole gialle di
latta e consistono in sottili fette tagliate da un piccolo panetto
allungato, lasciate accostate nella posizione originale. Secondo
alcune fonti, il nome deriverebbe da quello locale del cefalo
di taglia minuta, chiamato “baìcolo”. Nel “Dizionario del
dialetto veneziano”, pubblicato nel 1829, Giuseppe Boerio
così descrive il baìcolo: “Pasta reale condita di zucchero,
spugnosa, biscottata, che s’inzuppa nel caffè o simili bevande.
Dicesi baìcolo per similitudine, benché grossolana, alla figura
dei piccolissimi cefali”. Erano i biscotti della “Serenissima”,
parte integrante delle provviste delle navi mercantili, grazie
al loro ottimo sapore e alla loro capacità di conservazione.
Tradizionalmente, essendo molto secchi, erano serviti con
caffè e zabaione, nei quali potevano essere intinti.
Al termine di questo viaggio “gastro-storico”, inebriati dai
profumi e dai sapori non solo dalle vivande che più di altre
hanno caratterizzato le Repubbliche Marinare, ma anche
dalla loro storia, non possiamo non fermarci un istante a
riflettere come, nonostante il lento, ma inesorabile scorrere
del tempo, esista un filo conduttore comune che, sfidando il
Tempo, arriva fino a noi.
Questo “fil rouge” ci mostra la straordinaria capacità e
versatilità degli uomini e delle donne che hanno reso grandi
queste Repubbliche e che - pur attraverso stenti, privazioni,
difficoltà igienico-sanitarie a volte con conseguenze
catastrofiche, problemi sociali gravi e carenza di grandi
tecnologie - hanno fatto giungere fino ai nostri tempi i loro
“Saperi & Sapori”, basati su prodotti semplici, umili, ma di
livello eccellente, tramandandoci ricette gustose, uniche e
facilmente ripetibili.
Sicuramente essi hanno posto le basi culturali e gastronomiche
di quella che è stata ed è la più nobile erede delle Repubbliche
Marinare, la Marina Militare Italiana e di questo saremo loro
grati per sempre ◆
Venezia
Capitano di Vascello Alessandro Pini
“B
gourmet
I baìcoli
envenuti nella mia cucina
all’italiana”... è così che Fabio
Campoli, presidente del Circolo
dei Buongustai, ci accoglie tutti i giorni, nella sua nuova
rubrica su Rete 4, aprendoci le porte della sua cucina.
Il celebre chef, da ben 14 anni volto televisivo, autore e
consulente per programmi con più di 3.000 ricette all’attivo,
ha inaugurato in primavera una nuova avventura mediatica
con una rubrica diversa dal solito, che lui stesso definisce
“più familiare”.
“Mi piace l’idea di poter ospitare i telespettatori direttamente
a casa mia, nella mia cucina e proporre per loro ogni
giorno ricette e piatti della tradizione italiana” - spiega
lo chef - “voglio interpretare la filosofia della casalinga, di
chi ogni giorno prepara il pranzo per la propria famiglia o
vuole deliziare i propri amici a cena. Mi allontano dal tono
istituzionale delle lezioni di cucina e dagli studi televisivi per
raccontare il mio modo di vivere in cucina, i miei piatti e le
mie ricette. Tutte da replicare.”
Tradizione e buona cucina sono le vere protagoniste della
rubrica di Fabio Campoli, in onda dal 15 aprile, da lunedì
a venerdì dalle 10.50 su Rete 4, all’interno del programma
‘Ricette all’Italiana’, condotto da Davide Mengacci e di
Michela Coppa. Durante la settimana i due conduttori dalle
varie piazze italiane e lo chef nella sua cucina presenteranno
e racconteranno regioni e province del nostro paese, il suo
patrimonio culturale, artistico, paesaggistico fino a quello
enogastronomico e agroalimentare valorizzato ai fornelli
dall’arte del nostro chef.
Un programma tv che ci regala un viaggio alla scoperta
dell’Italia, dei suoi luoghi e delle sue tradizioni raccontati dalla
viva voce dei protagonisti, personaggi e produttori che Davide
Mengacci e Michela Coppa intervisteranno in ogni puntata.
A casa sua, invece, ci aspetta Fabio Campoli, che propone
ai fornelli una serie di piatti innovativi in cui la tradizione
e i prodotti locali vengono reinterpretati e rivisitati secondo
la filosofia dello chef e dell’alta cucina, ma il suo segreto
vincente è quello di saperle rendere facilmente realizzabili.
La cucina di un grande chef per tutti, dunque, per poter
deliziare i propri commensali.
Eccoci in viaggio insieme a Fabio Campoli in cucina e in tv,
un viaggio in giro per l’Italia alla scoperta delle bontà tipiche,
raccontate dallo chef e dalla sua grande sapienza culinaria.
Informale e sorridente come sempre, da gran cultore
dell’accoglienza lo chef Campoli rinnova l’appuntamento a
casa sua, nel suo regno fatto di sapori e aromi da cui una
volta entrati sarà difficile andar via. Non mancate. “Ricette
all’italiana” e “La mia cucina all’italiana”, tutti i giorni da
lunedì a sabato dalle ore 10.50 Rete 4 ◆
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L e gustose ricette
Orata al sesamo e pangiallo
con crema di fagiolini
Ingredienti per 4 persone
orata di mare, 400 g (netti)
semi di sesamo, 10 g
pan giallo, 20 g
farina 00, 50 g
amido di mais, 50 g
acqua ghiacciata, (qb per inumidire)
sale, qb
Galletto allo zenzero e yogurt magro
Ingredienti per 4 persone
8 cosce o sovracosce di pollo senza pelle
yogurt magro, un vasetto
succo di un limone
cipolla, 20 g
zenzero fresco, 10 g
scorza di limone, 1/4
paprica, 5 g
sale, qb
Per la salsa
fagiolini, 100 g
patate, 20 g
olio extravergine dal fruttato delicato, 50 g
succo di limone, 10 g
pinoli, 10 g
acqua bollente, 40 g
basilico fresco, 4 foglie
Per accompagnare
riso Basmati pilaf
olio extravergine d’oliva fruttato medio 20 g
Condisco col sale l’orata sfilettata e tagliata a mo’ di lunghi
bastoncini. Faccio rinvenire i semi di sesamo in acqua a
temperatura ambiente, li scolo e li asciugo bene.
Li faccio tostare in una padella con dieci grammi d’olio fin
quando non risultano biondi.
A parte, verso in una ciotola dell’acqua ghiacciata, un pizzico
di sale, l’amido, la farina, il pan giallo frantumato finemente e
i semi di sesamo e lavoro fino a rendere il tutto liscio.
Poi passo l’orata nella pastella e la faccio cuocere in padella
con venti grammi d’olio extravergine.
Tengo in caldo da parte. È importante che l’orata sia molto
fredda, perché con questo piccolo accorgimento il risultato
sarà migliore, dato che la pastella diverrà croccante prima
che la carne dell’orata raggiunga i 70 °C e inizi a perdere
l’acqua.
Per la salsa
Lesso le patate e, nel frattempo, spunto i fagiolini, li lavo e li
cuocio in abbondante acqua salata. Li tolgo al dente, lascio
raffreddare un po’ e ne metto la metà in un frullatore insieme
ai pinoli, le patate bollite e spellate, un pizzico di sale, il
succo di limone, i quaranta grammi d’acqua bollente, i venti
grammi d’olio rimanenti e il basilico fresco in foglie, quindi
ne ricavo una salsa cremosa.
Servo l’orata coi fagiolini bolliti e la loro salsa.
Miscelo in una ciotola lo yogurt con tutti gli altri ingredienti.
Vi metto la carne e la massaggio bene con le mani per farla
insaporire. Lascio marinare in frigorifero per almeno otto
ore, girando di tanto in tanto. Quando è il momento di
cuocere il galletto, lo tiro fuori dal frigo e imposto il forno
a una temperatura di 220 °C. Quindi, sistemo la carne in
una teglia rivestita con della carta da forno (meglio ancora,
se possibile, sarebbe sistemarlo su una griglia con sotto una
teglia con un po’ d’acqua per la raccolta dei grassi e dei
liquidi che scolano). Faccio cuocere per venticinque minuti
e intanto preparo il riso pilaf. Infine, servo ben caldo col riso
impreziosito dall’olio.
L e cola z ioni
Pizza bianca con ricotta romana Dop,
scaglie di cioccolato fondente e amaretti
Ingredienti per 2 persone
pizza bianca, 150 g
cioccolato fondente, 60 g
ricotta di pecora, 100 g
amaretti, 4
Procedete in questo modo
Riponete il cioccolato fondente in congelatore.
Aprite la pizza a metà. Spalmate la ricotta sulla base inferiore
della pizza, non zuccheratela. Sbriciolate gli amaretti e
metteteli sopra la ricotta.
Prendete il cioccolato fondente dal congelatore, tagliatelo a
scaglie aiutandovi con una grattugia. Cospargete il cioccolato
sulla pizza con la ricotta e chiudetela, quindi tagliate a
quadrati.
Accompagnamento: Tisana al finocchietto.
gourmet
Fabio Campoli
Coppa di müesli, con pere,
cioccolato e yogurt alla banana
Ingredienti per 2 persone
pere, 2
cioccolato fondente, 80 g
müesli, 1 bicchiere
yogurt alla banana, 1 vasetto
Procedete in questo modo
Sbucciate e tagliate le pere a cubetti, saltatele in padella,
senza aggiungere condimenti.
Sciogliete lentamente il cioccolato fondente, cercatene uno
con una buona percentuale di burro di cacao. Prendete due
coppe, mettete sul fondo il müesli, adagiatevi sopra i cubetti
di pera, coprite con uno strato leggero di cioccolato fondente
fuso. Ultimate colmando le coppe con yogurt alla banana
freddo. Il freddo permetterà al cioccolato di solidificarsi,
creando al palato un contrasto speciale.
Accompagnamento: Tisana al ginseng.
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Francesco Apreda
una stella sul tetto di Roma
di Antonella De Santis
N
apoli, Formia, poi Roma, Londra Tokyo e
quindi di nuovo Roma. Queste in sintesi
le tappe che hanno portato Francesco
Apreda alla guida de l’Imago, ristorante top dell’hotel Hassler
di Roma. Location straordinaria sui tetti di Piazza di Spagna
e cucina stellare. Umile, gentile, appassionato, Apreda è uno
chef moderno che non dimentica le sue radici, rimane con i
piedi per terra anche se, dall’alto di Trinità dei Monti sarebbe
facile perdere la testa. Ma non è il suo caso.
Come definiresti la tua cucina?
Per parlare della mia cucina basta raccontare la mia
esperienza: dopo l’alberghiero sono arrivato per la prima
volta all’Hassler appena maggiorenne, poco dopo sono
andato a Londra, dove mi si è aperto un mondo e ho capito
davvero che volevo fare. Sono rimasto 5 anni e poi sono
stato per 2 anni e mezzo a Tokyo prima di tornare a Roma,
e anche ora viaggio spesso per seguire le nostre consulenze
in India. All’estero ho apprezzato ancora di più il valore
della nostra cucina ma ho iniziato a contaminarla con ciò
che scoprivo: ingredienti, lavorazioni e tecniche. Quella che
faccio è una cucina molto personale in cui si percepisce la
mia esperienza in giro per il mondo, ma che poggia su basi
italiane, campane e laziali principalmente.
In questo periodo molti grandi chef hanno raddoppiato
l’offerta con un secondo locale più semplice, una sorta di
trattoria d’autore, l’equivalente di un Prêt-à-Porter. Non sei
tentato anche tu?
A volte abbiamo fatto qualcosa di simile al Palazzetto - l’ex
Wine Academy - che aveva una proposta molto diversa dal
ristorante. Qui non sono solo lo chef dell’Imago, che ha una
Idea di raviolo polipetti affogati e lamponi disidratati
stella Michelin, ma anche altri punti ristorativi dell’Hassler:
il bar, il giardino in estate (che ha un menu più tradizionale),
il servizio in camera, gli eventi, in più siamo in India da
diversi anni, con due dei migliori ristoranti italiani del paese
e abbiamo a che fare con molti clienti stranieri.. Magari un
domani al Palazzetto, che è proprio di fronte all’Hassler,
potrebbe nascere qualcosa di diverso.
Non senti mai la voglia di un ristorane senza un grande
albergo alle spalle?
Al momento mi impegna tantissimo e non solo con l’Imago.
Forse un giorno vorrò dedicarmi completamente a un solo
ristorante, ma ora sono molto soddisfatto, ogni volta che
nasce un piatto nuovo per l’Imago, un sandwich per il bar
o un piatto più tradizionale per il giardino sono grandi
soddisfazioni. L’impegno è al 80-90% qui al ristorante,
ovviamente insieme alla brigata che, in 10 anni che sono qui,
è ormai un gruppo molto affiatato.
La tv non ti seduce?
C’è un po’ un’onda frenetica degli chef in tv. Io sono arrivato
a Londra 14 anni fa e sono rimasto perché mi sono accorto
che era tutto molto diverso, tanta attenzione attorno alla
cucina, riviste, programmi televisivi, c’era Gordon Ramsey
che apriva un locale blasonato dopo l’altro. Erano idoli che
ora fanno più tv che cucina. A Tokyo è stata la stessa cosa.
Ora questo è arrivato anche qui in Italia, e ci dà tantissime
altre cose da fare: tv, eventi, nuove scuole di cucina che
spesso ci chiamano per le lezioni... pensare che prima c’era
solo l’alberghiero. C’è anche tanta confusione. Per ora non ci
penso, forse perché non ho ricevuto nessuna proposta, ma
credo si debba stare con i piedi per terra.
Dici che la vista di Roma è un bonus ma anche una sfida
Sono in continua competizione con la vista, sin dal primo
giorno e dopo, quando abbiamo fatto il ristorante all’ultimo
piano. Chi non conosce me e la mia cucina prenota per la
vista, e per i primi 10 minuti neanche lo legge il menu, allora
cerco di catturare l’attenzione con una serie di assaggini
che distraggano dal panorama. Ora si può dire che metà
delle persone prenota per la cucina, e lavoriamo anche in
bassa stagione senza i turisti, con una clientela gourmand,
soprattuto ora che mi espongo di più, uscendo fuori dal
ristorante partecipando alle diverse manifestazioni di settore.
Cosa è cambiato dopo la stella?
L’ho ricevuta che ero a Mumbai dopo un anno e mezzo
che avevamo aperto il ristorante, la prima stella è molto
importante, mi ha rafforzato reso più cosciente del mio
lavoro. Dopo tanti anni all’estero bisognava far capire cosa
voleva essere la mia cucina. Passo dopo passo ci siamo
riusciti e la consacrazione della stella mi ha dato sicurezza.
Quale è il tuo piatto che più racconta del tuo percorso
professionale?
Tanti, uno cui sono affezionato è il cappellotto con parmigiano,
brodo freddo di tonno, doppio malto e spezie: c’è l’Italia nel
cappellotto farcito con un assoluto di parmigiano, l’Oriente
nel brodo e un blend di spezie scoperto a Kioto, il contrasto
caldo-freddo con la birra.
E quello che racconta delle tue origini?
In estate le uova al pomodoro con carbone melanzana e
origano che è un po’ l’uovo al pomodoro che a casa si faceva
col ragù avanzato, un ricordo di una Napoli povera, arricchito
dalla melanzana che arrostisco e poi impano con un mix di
buccia secca, cannella, nigella, origano, e ora anche risotto
puttanesca con aguglia e cedro
Come nasce un piatto?
Da tantissime cose diverse, stimoli e suggestioni, da un
ingrediente o un colore, dalla richiesta di un cliente, come
accaduto per i mezzi paccheri con tartufo e ristretto di
stracciatella. Mi si chiedeva una pasta secca con il tartufo,
mentre la facevo mi sono accorto avevo messo tutti gli
ingredienti della stracciatella - il brodo di pollo, l’uovo - e
poi legata con crema di radice di prezzemolo. Il cliente era
contento e io ho iniziato a lavorare su quel piatto. C’è una
storia in ogni piatto.
Lo abbiamo visto anche nel tuo libro “Apreda all’Imàgo.
L’alta cucina sul tetto di Roma”.
Si, Antonio Paolini ha raccontato la storia di ogni piatto. Le
ricette oltre che secondo le quattro stagioni, sono suddivise
in “testa, cuore, tecnica e memoria” quattro elementi che
sono alla base di ogni creazione.
Quello che con cui avresti voluto lavorare?
Sono cresciuto col mito di Marchesi, a Londra lavoravo
con ragazzi che erano stati con lui, per esempio all’hotel
Halkin a Londra, in italia non avrei mai immaginato questa
innovazione, invece a Londra ho visto che c’erano già degli
italiani che facevano cose simili. È stato uno dei primi che
ha avuto il coraggio di cambiare la cucina italiana con
tecniche, impostazioni e presentazioni innovative. Mi piace
la sua professionalità... e poi basta vedere chi è uscito dalla
sua cucina.
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M AGA ZINE
S O LV Z I O N I
I N TERIORS & FLO W ERS
Sella di cervo in crosta di morellino
funghi porcini e battuto di castagne
Chef di riferimento?
Forse Scabin.
Roma manca di grandi cucine etniche, rispetto alle altre
grandi capitali. Che ne pensi?
Roma è ancora un po’ provinciale da questo punto di vista.
Anche se la gastronomia romana sta cambiando, per esempio
con l’apertura di nuovi locali con una proposta differenziata.
Ma dobbiamo ancora fare dei passi per arrivare nelle grandi
capitali gastronomiche mondiali, dove ci sono cucine stellate
anche asiatiche. Da noi ci sono i presupposti, ma ancora non
esistono posti all’altezza di una vera capitale.
Dove mangi etnico a Roma?
Da Jaipur a Trastevere o Shanti a Prati.
Riesci dunque a mangiar fuori?
Quando posso si, è uno stimolo, anche se con due bambini
piccoli a volte è difficile andare per ristoranti. Sto anche
scrivendo un testo per una guida di Roma quindi sono ancora
più motivato.
Hai due figli piccoli: li avvieresti alla tua professione?
Il maschietto si, la femminuccia meno: per una donna con
questi orari e ritmi è difficile, sono 12-13 ore in cucina, sempre
lontano da casa e se c’è una famiglia è complicato. Anche se
credo che le chef donna abbiano un passetto in più.
Quale è la cucina di casa Apreda?
Ci pensa soprattuto mia moglie, che cucina bene anche
etnico, è bravissima. Per lavoro si tende ad analizzare ogni
piatto, ma non a casa, lì è tutto più semplice, qualche volta
cucino anche io ma in modo veloce, apro il frigo e invento
qualcosa. Mia figlia, a 7 anni, è difficile, non le va bene
niente, il piccolo a 2 anni si mangia tutto, anche sapori forti.
Tu sei l’artefice di Chef sotto le stelle, ce lo racconti?
Nell’anno dei 150 anni dell’unità d’Italia tutti festeggiavano, mi
sono detto “sono in una delle piazze più importanti di Roma,
in un contesto così importante, bello e stimolante voglio fare
un brindisi riunendo gli chef romani”. E così è stato, con finale
foto di gruppo sulla scalinata di Trinità dei Monti, è stata una
vera festa con altri 90 chef di Roma, alcuni non li conoscevo,
mi sentivo un po’ in difficoltà a decidere chi invitare. È stata
una festa bellissima, ho fatto cucinare tutti gli chef stellati e
chiesto a ognuno di scegliere uno chef giovane che aveva
così la possibilità di farsi conoscere. Quando la festa è finita,
erano tutti entusiasti e mi hanno detto che la dovevo rifare.
L’anno dopo il tema è stato diverso: uno chef stellato insieme
a un collega straniero che ha scelto di lavorare in italia. Mi
piacerebbe fare di qualcosa ancora più conviviale, che unisca
molto di più. Sono tre o quattro anni che si è formato un bel
gruppo di chef, ci sentiamo spesso, ci diamo dei consigli.
Roma sta cambiando anche sotto questo punto di vista.
Chef sotto le stelle è questo: una festa, un’occasione di
convivialità, un modo per avvicinarsi ai colleghi, Roma è una
capitale che ha bisogno di un gruppo e scambi culturali ◆
MARIONI | SILVANO GRIFONI | VITTORIO GRIFONI | SIA | CAPODIMONTE I BORBONE
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Parmigiana di pere nashi e provolone
frittura di cardi e grani di senape
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Quali sono state le cose più interessanti viste nei ristoranti
all’estero?
Viaggio molto e ovunque trovo stimoli, non solo per la
cucina. Mi piace molto il servizio e l’ambiente dei ristoranti
in America: divertente, mai ingessato anche se di alto livello.
Sono passati i tempi dei ristoranti troppo formali, con il
personale di sala attento a ogni movimento, anche da noi
è più rilassato, con camerieri simpatici, che parlano col
cliente. Recentemente sono stato da Michael Mina a San
Francisco, che fa una cucina fusion, carina, molto intrigante.
E mi è piaciuto molto. Mi piace anche che i ristoranti siano
movimentati, frequentati anche per gli aperitivi, magari da
un pubblico più giovane, per questo anche da noi il bar apre
alle sette.
●
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Roma, Via Cassia 1173 - Tel. 06 31050870 - www.ifsoluzioni.com
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M AGA ZINE
M AGA ZINE
A CENA
CON LE STELLE
di Laura Di Cosimo
R
accontare il nuovo, parlare oggi della
Campania come una vera fucina di
talenti in cucina infonde energia. Infatti,
dopo la Lombardia e il Piemonte, proprio questa regione con
i suoi 32 ristoranti stellati Michelin, svetta sul podio della
ristorazione italiana di qualità.
L’evento A Cena con le stelle, organizzato dal Romeo Hotel
di Napoli, ha messo in risalto questa eccellenza ospitando
nel suo ristorante Il Comandante, sei giovani chef campani
insigniti della loro prima nella Guida ai Ristoranti Michelin
2013. I giovani e talentuosi cuochi, veri protagonisti delle
serata, sono stati l’executive chef de Il Comandante Salvatore
Bianco, Pasquale Palamaro dell’Indaco di Ischia, Vincenzo
Guarino dell’Accanto di Vico Equense, Giuseppe Stanzione
de Le Trabe di Paestum, Luigi Tramontano de Il Flauto di
Pan di Villa Cimbrone a Ravello, Rosanna Marziale de Le
Colonne di Caserta.
il menu
Cucina campana, ma rivista in chiave creativa, per il menu
degustazione, che porta in tavola i profumi del mare, ma
anche erbe e sapori di terra. Rigorosamente partendo
da materie prime accuratamente selezionate, come
l’immancabile mozzarella di bufala, di cui la Marziale è
ambasciatrice ufficiale
Per la serata, uno straordinario menu, creato a più mani, ha
visto ogni singolo chef realizzare un piatto per esprimere con
la sua creatività il rispetto delle materie prime del territorio,
delineare con la propria identità il suo percorso di crescita
nell’interpretare la cucina campana, oggi decisamente più
dinamica e contemporanea.
E il Romeo Hotel, con gli spazi ultra-moderni che custodiscono
al suo interno preziose opere d’arte, di scultura e pittura, con
originali arredi di design, ha fatto da perfetta cornice all’evento,
con il ristorante gourmet Il Comandante situato al decimo
piano, che apre ad una vista davvero affascinante sul Golfo di
Napoli, con il porto, il Vesuvio, lo spettacolo della città con la
collina di San Martino, e in lontananza pure l’isola di Capri ◆
ROMEO Hotel
Via Cristoforo Colombo, 45 - Napoli
www.romeohotel.it
Salvatore Bianco: Ostrica con cru di cacao,
lardo di Colonnata, limone e crema di erbe
Pasquale Palamaro: Frittella di murena con torzella (una
varietà di cavolo) stufata e maionese di limone in cartoccio
Vincenzo Guarino: Tortello con cuore di Ricciola, broccoli,
provola, in salsa Bouillabaisse
Luigi Tramontano: Cernia all’olio con pesto di lattuga di
mare, salsa di olive taggiasche e patate allo zafferano
Rosanna Marziale: Vitellone con mozzarella di bufala
campana DOP
Salvatore Bianco: Come occhio di bue, sale e pepe
Giuseppe Stanzione: Semplicemente ricotta e pera.
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M AGA ZINE
AMARI D’ABRUZZO
LE ANTICHE RICETTE DEGLI EREMITI
di Giusy Ferraina
C
i sono gli eremi celestiniani della Majella e del
Morrone, ci sono le montagne sacre d’Abruzzo,
la natura incontaminata delle valli e delle
alture. E poi ci sono le antiche ricette dei monaci medievali,
riscoperte e tramandate nel tempo che rivivono in un piccolo
liquorificio, «Gli Infusi dall’Eremo - Antica erboristeria
dei monaci abruzzesi», nel cuore di una delle regioni più
caratteristiche d’Italia, che ha ripreso la sua produzione da
qualche mese dopo il sisma del 2009.
Da sempre il monachesimo è stato prezioso custode di arti e
culture e in questi luoghi vicino a L’Aquila, gli antichi conventi
sparsi tra le montagne sono stati veri e propri scrigni di una
serie di gustose e benefiche ricette per tisane, medicamenti e
decotti preparati dalle sapienti mani dei monaci del ‘300. Tutte
a base di erbe, fiori, bacche, frutti e radici ricchi di proprietà
terapeutiche, che si ritrovano nei liquori tradizionali abruzzesi,
conservando esperienze secolari e armoniosi equilibri tra le
esigenze del benessere fisico e quelle del piacere conviviale.
Questi elisir del gusto nascono nelle erboristerie medioevali
dei monaci, che si trovavano nella parte più segreta del
convento. Antichi laboratori dove potevano accedere
soltanto il monaco speziale e il priore (e non sempre). Tutti
i composti e le ricette di bevande e unguenti erano segrete,
così come alcune tipologie di erbe, fatte pervenire dalle
missioni d’Oriente e dall’Asia.
Proprietà curative e gusto si fondono nelle bottiglie degli
«Infusi dall’Eremo», che sono simbolo di una saggezza
consolidata nell’uso delle erbe medicamentose e officinali
presenti nelle montagne incontaminate d’Abruzzo, come la
Ghentiana Lutea, l’Artemisia Glacialis, la visciola, il mallo,
le bacche di ginepro e lo zafferano dell’Aquila DOP. La
lavorazione non prevede aggiunta alcuna di conservanti, una
lunga infusione a freddo delle radici nell’alcol, che garantisce
la conservazione di tutte le proprietà terapeutiche, topiche
e digestive dei liquori di Genziana, Ratafia, nocino, di
zafferano dop, di Ginepy.
Dagli ambienti incorrotti dei parchi nazionali questi liquori
di alta qualità e sapore, si possono definire doppiamente
speciali, visto che si sposano anche al progetto a sostegno
della mensa dei poveri di L’Aquila, denominata Mensa di
Celestino e gestita dalla Onlus Fraterna Tau con a capo Padre
Quirino Salomone. Ogni vendita è infatti legata ad un gesto
di solidarietà ◆
Per chi vuole saperne di più: Infusi dell’Eremo
www.infusi.biz - [email protected]
L’Aceto Balsamico
Tradizionale di Modena DOP
È l’oro nero modenese e ne bastano poche gocce
per rendere indimenticabile anche il più semplice degli alimenti
grazie a quella preziosità fatta di profumi, colori intensi
e sapori travolgenti. È il re degli aceti
e guai a chiamarlo solo condimento
di Violante Di Palma
3 Medaglie d'oro - Riccardo Giusti
Giusti - Oggetti Museo
C
Giusti - botti del 1800
ome tutti i prodotti di qualità del nostro
patrimonio agroalimentare, anche per l’Aceto
Balsamico Tradizionale di Moden DOP le
origini si perdono nella notte dei tempi. Infatti le prime tracce
di questo prodotto si hanno grazie ad antichi romani come
Cicerone, Virgilio o Plinio che ne decantavano le doti curative
e lenitive, perché inizialmente l’aceto balsamico aveva un
uso per lo più medicamentoso, solo dal Rinascimento l’oro
di Modena inizierà ad essere apprezzato anche e soprattutto
in ambito gastronomico. Ma a prescindere dall’uso che se
ne faceva, da subito fu indiscussa la preziosità di questo
prodotto che compariva nei lasciti testamentari dei più
facoltosi modenesi, faceva ben sperare sulle origini della
fanciulla da matrimonio se era presente in bella mostra
nella sua dote insieme a pizzi e lini e semmai si presentava
l’occasione di far visita al principe o al re, portando
un’ampolla di aceto balsamico la bella figura era assicurata.
A rendere prezioso l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena
DOP è il processo di lavorazione che si compone di quattro
fasi: la raccolta delle uve tipiche del modenese come il
Lambrusco e il Trebbiano; la pigiatura per ottenere il mosto e
quindi la sua cottura a fuoco diretto; infine l’invecchiamento
che consiste nel travasare il mosto in una serie di botti
(batterie) di numero variabile e disposte in ordine crescente.
Ogni botticella è di un legno particolare come ginepro,
rovere, castagno, frassino o ciliegio così da conferire al
prodotto finale gusti e profumi particolari. L’invecchiamento
può durare un minimo di 12 anni per ottenere l’Aceto
Balsamico Tradizionale di Modena o andare oltre i 25 per
avere l’Extravecchio. Tra le più antiche e storiche acetaie
modenesi certamente spicca quella di Giuseppe Giusti, un
pioniere della produzione di Aceto Balsamico Tradizionale
di Modena. La prima produzione di aceto a marchio Giusti
risale al 1605 e da allora hanno rappresentato la pietra miliare
della produzione di questa bontà tutta modenese. Riporta
il nome Giusti la prima ricetta documentata di produzione
dell’Aceto Balsamico datata 1863 e gli acetai di questa
famiglia sono gli unici depositari dello stemma della casa
reale conseguito nel 1929, così come pure gli attuali custodi
della più straordinaria acetaia esistente, composta da barili
centenari di inestimabile valore, contenenti anche rarissimi
aceti balsamici pluricentenari ◆
gourmet
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M AGA ZINE
IL VINO ESTREMO
Vigneti con vista sulle rocce a strapiombo sul mare di Furore
di Monia Innocenti
U
va aggrappata alle pareti, una cantina scavata
nella roccia, la raccolta completamente
manuale: così nascono i vini estremi delle
Cantine Marisa Cuomo, l’azienda vinicola di Andrea
Ferraioli e Marisa Cuomo che si estende per circa dieci ettari
di territorio a Furore, nella costiera amalfitana.
I vini estremi sono la massima espressione della passione,
della fatica, del sudore e del lavoro dell’uomo. Sono
prodotti in zone spesso sconosciute e molto impervie dove
normalmente si preferisce abbandonare la coltura piuttosto
che provare a ricavare qualcosa da una terra che sembra
quasi volersi nascondere. Eppure, è proprio in questi posti
che possono nascere dei vini straordinari, estremi appunto,
come il Fiorduva, dove ritroviamo il mare, la roccia, il sole e
il vento della costiera. Composto da fenile, ginestra e ripoli,
ha una vendemmia tardiva nella terza decade di ottobre
e le uve condotte a mano giungono in cantina integre per
rimanere circa tre mesi in barrique di rovere.
I vini estremi sono vini rari, è difficile produrne più di
qualche migliaia di bottiglie. Osservando le viti Cuomo,
allevate prevalentemente a “pergolato” e piantate sulle pareti
rocciose verticali, è anche facile comprenderne il motivo.
In un territorio come quello di Furore si è all’eterna ricerca
delle tecniche migliori per facilitare il lavoro dell’uomo
senza perdere il contatto con la natura e si sperimenta di
continuo come coltivare su quel tipo di terreno, come
realizzare i pergolati migliori, quali vitigni siano più adatti a
quell’ambiente e a quel clima.
Quest’azienda non si può capire davvero fino in fondo senza
visitarla, senza vedere con i propri occhi lo straordinario
lavoro di Andrea Ferraioli e Marisa Cuomo, con l’enologo
Luigi Moio ed i vinicoltori dell’azienda: prenotando uno dei
wine
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M AGA ZINE
Miglior chef donna al mondo?
Mrs. Santini
ph Paolo Terzi
di Antonella De Santis
I
tour guidati è possibile conoscere le cantine ed i vigneti
ed assaggiare la produzione che, oltre al Fiorduva, conta
numerosi altri vini. Un esempio è l’ottimo Ravello Bianco
che, durante il Vinitaly 2013, ha accompagnato uno dei
piatti della degustazione organizzata da Unioncamere
Campania “Mediterraneo, un mare di gusto, un mare di
sapore”. Il Ravello Bianco esaltava il cannellone all’acqua
di pomodoro e ricotta di bufala campana, riuscitissima
lavorazione del giovanissimo chef stellato Lorenzo Cogo,
classe 1987 ed una formazione cosmopolita, amante delle
materie prime mediterranee di cui la Campania è una dei
principali fornitori ◆
Per informazioni e prenotazioni
Tour delle cantine Marisa Cuomo e degustazione. Dopo
la visita alle cantine e alle vigne, verrete accompagnati
in un ristorante nei pressi dell’azienda per un pranzo
degustazione. Da 6 a 40-45 partecipanti. Prenotazione
obbligatoria. Durante le visite è possibile acquistare tutti
i prodotti delle Cantine Marisa Cuomo.
Dorotea Ferraioli +39 338 9213237
Cantine Marisa Cuomo srl
Via G.B. Lama, 16/18 - 84010 Furore (Sa)
Tel. 089 830348 - [email protected]
l suo è uno di quei nomi che rientrano nel
santuario dell'alta cucina, ma soprattutto
rappresentano un modo di fare quieto,
solido, umano, discreto. Lontanissima dagli stereotipi degli
starchef. Nadia Santini del ristorante Dal Pescatore è una
presenza materna e familiare, così come lo è la sua cucina.
Una cucina evoluta che rimane profondamente fedele
alle sue radici, dai tortelli di zucca al risotto allo zafferano
(con gli stimmi raccolti da nonna Bruna) e aceto balsamico
tradizionale (prodotto all'acetaia cui pensa il figlio Alberto)
alla lepre alla royale con purè di castagne: un ponte tra
le vecchie e le nuove generazioni che mantiene dal 1996
salda la posizione nel gotha della ristorazione, le tre stelle
Michelin. “La cucina si è raffinata ma non è cambiata - dice Dal Pescatore esprime l'evoluzione del cibo alla nostra tavola
e il territorio che ci circonda”. A lei, quest'anno, è andato il
riconoscimento come Miglior chef donna del mondo (Veuve
Clicquot World's Best Female Chef), consegnatole il 29
aprile a Londra, durante la premiazione dei World's 50 Best
Restaurants, la classifica internazionale di cucina marchiata
San Pellegrino che premia i migliori ristoranti del mondo. Un
riconoscimento importantissimo, di rilevanza mondiale, in cui
Dal Pescatore è una presenza fissa. Ristorante a conduzione
familiare: marito, moglie, figli, nuora e suocera di Nadia
all'opera nel bellissimo locale nella campagna in provincia di
Mantova. Dalla generazione precedente Nadia ha acquisito
le conoscenze poi sviluppate e raffinate in un percorso a dir
poco unico: il solo ristorante in cui Nadia abbia lavorato è
infatti proprio Dal Pescatore. Completa autodidatta, se non
per gli insegnamenti dalla suocera e della mamma di lei che
guidavano il ristorante - ancora osteria - prima del suo arrivo
e poi con lei, e appassionata viaggiatrice (sin dal viaggio
di nozze con Antonio, compagno di università sposato nel
1974) alla scoperta dei grandi ristoranti di Francia dove ha
avuto le sue esperienze gourmet. Da cliente più che da chef,
senza mai cedere alle lusinghe di aperture di nuovi ristoranti
all'estero, ma rimanendo fedele alla “sua” dimensione.
Le motivazioni del premio? “I valori caratteristici di Madame
Clicquot erano innovazione, creatività e determinazione
- ha spiegato Aymeric Sancerre, direttore comunicazione
internazionale del premio Veuve Clicquot - la vincitrice Nadia
Santini incarna esattamente queste qualità nella gastronomia
di oggi e sono onorato che il nostro nome e la nostra ricca
storia vengano associati a una personalità così meravigliosa”.
Questi i segreti di un successo senza incertezze. “Sono molto
felice e onorata - ha commentato - per questo importante
riconoscimento. Lo sono per me, per tutto il Dal Pescatore,
per la mia famiglia che lavora con me, Antonio mio marito, i
miei straordinari figli Giovanni, che dirige la cucina con me,
ed Alberto, che dirige la sala e si occupa dei vini, per Bruna,
la mamma di Antonio, che mi ha trasmesso molti segreti e
per Valentina, moglie di Giovanni, attiva nel ristorante”.
Un'incredibile storia familiare ◆
Dal Pescatore
Località Runate 15
Canneto sull'Oglio - Mantova
Telefono +39 0376 723001
www.dalpescatore.com
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M AGA ZINE
M AGA ZINE
BRONZO COME SETA
La scultura di INNOCENZO VIGOROSO
di Carlotta Miceli Picardi
L
Equilibristi
ei è lì. In primo piano all’interno di quello
straordinario fermo-immagine che blocca
evoluzioni di ballerine, abilità di giocolieri,
inquietudini di cavalli, voli di rapaci. Tutti colti, se non
nell’abbandono del riposo, all’apice del proprio splendore
dinamico. Tutti intorno ad un cerchio, il cui fuoco si intuisce
nella scintilla dell’incontro tra l’uomo e la donna che lo
disegnano.
Un’onirica rappresentazione circense, dirompente per
impatto visivo. Quasi insostenibile a livello emotivo per
bellezza e intensità. Lei è lì, assorta e indolente sulla
piccola poltrona rotonda che la avvolge. Piove, ma nulla
potrebbe essere abito più adatto all’occasione della sua
pelle nuda.
Le dita strette sugli intrecci del midollino, lo sguardo lontano
e le labbra ad accennare un sorriso consapevole ed altero,
per assumersi la responsabilità del talento eccezionale che ha
plasmato gli attori e costruito il palco per la scena: Innocenzo
Vigoroso, scultore, architetto, pittore.
Nel poetico hangar, officina e rimessa per creature in sosta,
il bronzo diviene carne. Oppure cede improvvisamente
all’effetto degli ossidi per colorarsi e coprire come stoffa
leggera i magnifici corpi, sorpresi nel mistero del loro sonno
o immortalati nella tensione estrema dell’esercizio.
Così, l’immobilità si fa espressione di energia, rivelando
le infinite vibrazioni di una stessa anima. Momento
profondamente coinvolgente l’ingresso nello spazio
che, con l’efficacia di una suggestiva e monumentale
narrazione, spiega la sensibilità dell’artista. Vigoroso ha
la rara capacità di mantenere intatta la purezza e la forza
descrittiva di un realismo che, senza perdere di obiettività,
riesce a caricarsi di pathos.
Cavallo
Maestro, qui c’è la testimonianza di una storia
meravigliosa…
Di un’esistenza, di un mestiere. Con l’inventario di quanto ho
osservato, amato e raccontato attraverso la materia. Parla di
un cammino che dura da poco meno di ottant’anni.
Data la dimensione delle sue sculture, immagino le
difficoltà per l’allestimento di una mostra!
Si tratta di trasportare almeno una quarantina di quintali
di bronzo, quindi occorre necessariamente un TIR munito
di braccio elevatore e sponda idraulica. La piazza dell’arte
propone uno scultore ogni cento pittori: spesso, per trenta
quadri, basta un portabagagli. Comunque, sono riuscito a
realizzare sessantacinque esposizioni, sino ad ora. - sorrideCosa prova quando sta per ultimare una statua?
Il timore del distacco, inizialmente. So che ci ho messo il
mio sangue, il mio impegno mentale e fisico, arrivando a
perdere realmente peso. Poi, però, comincio ad attendere la
gratificazione dell’apprezzamento altrui.
Qual è una componente fondamentale della sua arte?
La luce: riflessi, tagli, giochi… Roma ne ha una speciale,
perciò mi trovo qui. Dopo laurea in architettura, fui costretto a
lasciare la Sicilia. C’era miseria, allora, e nessuna opportunità.
Giunsi a Milano ma, sebbene fosse già primavera, non trovai
la luminosità che cercavo. Cambiai destinazione e una
passeggiata al Pincio, in una mattina del 1962, con un sole
magnifico che filtrava tra i rami dei platani ad accendere i
viali, mi tolse ogni dubbio.
Trovò facilmente lavoro?
Mi diedi da fare! Con molta determinazione e un po’ di
faccia tosta, rimasi ad attendere l’architetto Luigi Moretti
Grande scultura circolare “La vita”
davanti all’ascensore per convincerlo ad assumermi nel
suo prestigioso studio e ci riuscii. Successivamente, vinsi
un concorso al Comune, dove restai a lungo in qualità di
dirigente tecnico.
Possibile conciliare orari d’ufficio e imprevedibilità di
ispirazione?
Complicatissimo. Spesso, frustrante. Tanto che ad un certo
punto mi sono licenziato: le passioni talvolta portano a
scegliere con coraggio o, forse, con sana incoscienza.
Esiste un ‘momento delle idee’?
La notte, certamente. Una riflessione, prima del sonno, le
immagini di un sogno… Accade che mi alzi e prenda nota.
Il giorno distoglie, assorbe. Troppe sollecitazioni a minare la
concentrazione che serve.
Com’è ‘la donna’ che lei propone nella sua visione plastica?
Senza reticenze. Esuberante, determinata, complice. Fiera
di una sensualità che esprime, ma non ostenta. A momenti,
anche irragiungibile.
Corrisponde alla descrizione della compagna adatta ad un
artista?
La compagna di un artista deve avere una pazienza infinita
e un mondo interiore talmente ricco, da consentirle di non
soffrire mai di solitudine.
Cosa la infastidisce particolarmente nei comportamenti
delle persone?
Invadenza, approssimazione. E superficialità. La tendenza a
non approfondire, che determina scarsa cultura. Mi chiedo se
ci sarà, in futuro, qualcuno in grado comprendere e tutelare il
nostro inestimabile patrimonio.
Donna con sedia circolare
Quale opera nata dal genio di un italiano non smette di
emozionarla?
La Pietà Rondanini, che Michelangelo ha scolpito sino a
prima di morire. Il volto di Gesù è rimasto appena accennato.
Solo pochi colpi di scalpello. Se l’avesse ultimato, l’efficacia
narrativa dell’espressione disfatta del Cristo non sarebbe stata
tale. E’ sconvolgente, nella sua drammaticità.
Con la fede, che rapporto ha?
Credo che all’origine dell’universo ci sia un’Entità superiore.
Ho un enorme rispetto per la natura, ne sono affascinato.
Adoro occuparmi delle piante, vederne i frutti. La cura delle
cose è una forma di preghiera, secondo me. Non vado a
Messa la domenica però.
Il miglior inizio per un giorno di festa speciale?
Una Mafalda con la Giuggiulena appena sfornata. - risponde,
con gli occhi chiari che brillano Cioè?
Pane bianco tiepido, spolverato di semi di sesamo: ‘lu
pani’ della mia terra (la Sicilia ndr), un sapore buono della
giovinezza.
Da dove arriva l’entusiasmo meraviglioso che trasmette e
che la fa sembrare un ragazzo?
Dalla mia voglia di sperare, sempre. Dal sapere che mi
bastano gesso, acqua e una cuccumella per non annoiarmi e
un paio di alberelli da crescere in giardino per sentirmi felice.
E che la vita, nel bene e nel male, è un recipiente d’oro ◆
http://www.scultorevigoroso.it
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VENEZIA IN CUCINA - The Flavours of Venice
Da Venezia 80 ricette della tradizione (e non). La cucina della città, da sempre
legata a scambi e commerci, è espressione profonda dell’identità del territorio
e non è rimasta immune dalle contaminazioni con le altre culture. La necessità
di conservare il cibo durante i lunghi viaggi per mare e i fortissimi legami con
l’Oriente, da cui ha importato l’utilizzo delle spezie, hanno dato alle ricette sapori
inaspettati. Ma nel gusto dei piatti c’è qualcosa di più del passato commerciale, per
scoprirlo è necessario approdare sulle isole della laguna, dove i ristoranti propongono
l’autentica cucina veneziana tradizionale, quella della cosiddetta ‘Venezia nativa’.
Autori: diversi.
Editore: Sime Books
www.sime-books.com
Antonio Finelli
DE SENECTUTE
di Maria Laura Perilli
TERRA MADRE - Il valore del cibo
Nel sistema agro-alimentare industriale che domina il Pianeta, il cibo è diventato una merce
come tutte le altre, il cui prezzo è stabilito da regole di mercato disumane, senza badare alla
qualità e senza rispettare chi lo produce. In questo mondo di valori capovolti, è il cibo che ci
mangia: un cibo omologato, seriale, globale e poco naturale che inquina la Terra, dal campo al
nostro stomaco, che causa gravissimi danni all’ambiente e alla Natura, dalle campagne fino alle
odierne megalopoli. Per non essere più mangiati dal cibo, Carlo Petrini, il noto fondatore di Slow
Food, propone con questo prezioso volume presentato nell’eco-Bookshop di Valcucine in corso
Garibaldi a Milano, un’alleanza tra chi lo produce e chi poi lo mette in pancia, in cui il cibo è una
chiave per riprenderci le nostre vite.
Autore: Carlo Petrini
Editore: SlowFood Editore e Giunti Editore
www.giunti.it - www.slowfood.it
DIECI VITE PER LA SCIENZA
A
fferma Alvise Sforza: “nella vecchiaia
bisognerebbe approfittare dell’apparente
carenza di tempo quantitativo per
recuperare un approccio qualitativo e significativo al proprio
tempo”. L’artista di cui oggi parliamo, Antonio Finelli, indaga
il mondo della “vecchiaia” e lo fa con lo strumento a lui più
congeniale: il disegno. Il suo tratto è dolce solo all’apparenza;
è in realtà pieno di una forza incisiva che scava ed analizza
muovendosi tra le pieghe dell’epidermide, facendo affiorare
dal profondo dell’esistenza le vicissitudini che il vecchio ha
attraversato. I suoi soggetti riportano alla memoria, in modo
prepotente, alcuni versi di Mariella Nava per Renato Zero:
......vecchio
diranno che sei vecchio,
con tutta quella forza che c’è in te,
vecchio
quando non è finita,
hai ancora tanta vita
e l’anima la guida e tu lo sai che c’è....
I vecchi di Finelli non sono, infatti, rassegnati; sono
consapevoli della loro capacità di recuperare, appunto, un
approccio qualitativo e significativo al proprio tempo.
Non accettano l’amara riflessione di Adriano nelle memorie
scritte da Marguerite Yourcenar: “sono giunto a quell’età in
cui la vita è per ogni uomo una sconfitta accettata”.
Vibra nelle figure di Finelli la consapevolezza che la
cosiddetta “terza stella” possa ancora dare molto, specie oggi,
in tempi di dura crisi, in cui il vecchio per molte famiglie, con
una punta di egoismo, è tornato ad essere oltre che supporto
di saggezza, supporto economico con la forza del suo più o
meno modesto sussidio.
A volte le crisi sono proficue; sono il seme per una rinascita
totale della società. La figura del vecchio in questo contesto,
può totalmente:
◆◆
◆◆
essere recuperata affinché nuove e vecchie generazioni
ritrovino quel punto di saldatura che è sempre
stato equilibrio tra conservazione della tradizione e
progressismo sfrenato, tipico della nostra società liquida;
art
recuperarsi, perché ogni età ha in se elementi capaci di
indurci a rifuggire un’idea di vecchiaia sonnacchiosa,
in attesa dell’esperienza di passaggio. I disegni di
Antonio Finelli rimarcano, quindi, con decisione, che
il vecchio non sarà più “disperatamente al margine di
tutte le correnti” ricordando che per nessuno esiste
l’esclusione dalla vecchiaia ◆
Il cofanetto con due DVD che accompagna il volume riunisce le interviste
realizzate per la televisione dal giornalista e divulgatore scientifico Alessandro
Cecchi Paone ad alcune figure di spicco del panorama scientifico italiano.
Un’opera preziosa che nasce dall’esigenza di raccontare il lavoro di importanti
personalità (citiamo tra queste Margherita Hack, Giulio Giorello, Umberto
Veronesi e Piergiorgio Odifreddi) che hanno segnato l’eccellenza della ricerca
italiana dimostrando, attraverso la loro vita, come le conoscenze avanzate e
l’amore trasversale per ogni genere di sapere possano rivelarsi ottimi volani
per lo sviluppo sociale, culturale ed economico.
Autore: Alessandro Cecchi Paone
Editore: Rubbettino (collana Varia)
www.rubbettinoeditore.it
SAUTERNES
Viaggio tra gli châteaux nel cuore della terra di produzione degli storici muffati francesi.
Un’occasione per svelare tecniche, riti e segreti che ruotano intorno a questo grande vino dolce,
caratterizzato dal fenomeno della muffa nobile unito all’utilizzo di metodi di produzione antichi
e di altissima qualità. Uomini, tradizioni e scelte coraggiose: sedici produttori d’eccellenza
presentano la propria storia e il proprio stile, mentre altrettanti chef di fama internazionale
interpretano la dolcezza di questo prodotto con le loro originali creazioni.
Autrici: Cinzia Benzi, Laura Di Cosimo,
Fotografie: Francesca Brambilla, Serena Serrani
Editore: Gribaudo
Books
what’s on what’s
M AGA ZINE
AAM 2013:
SUCCESSO E POLEMICHE
BR1, try to love me
even if you hate me
nsd073, 2013,
disegno ad acrilici
e marker incollato
su decollage
di manifesti
pubblicitari,
90 x 70 cm
LEONARDO3 - IL MONDO DI LEONARDO
milano
94
Sale del Re - Piazza della Scala/ingresso Galleria Vittorio
Emanuele II - fino al 31 luglio
Si è inaugurata lo scorso marzo nei prestigiosi spazi delle Sale del Re la mostra
interattiva e multidisciplinare dedicata a Leonardo artista e inventore e alla sue
macchine ingegnose. Concepita e organizzata dal centro studi Leonardo3 (L3) di
Milano, è l’evoluzione di quella (Il Laboratorio di Leonardo) che nel 2009 a Vigevano,
coi suoi oltre 120 mila visitatori, è risultata essere la mostra più vista da sempre in
tutta la provincia di Pavia. La rassegna presenta il frutto delle ricerche degli ultimi
dieci anni di Mario Taddei ed Edoardo Zanon, e intende porre i riflettori proprio sul
lavoro di Leonardo come ‘ingegnere’, oltre che ‘artista’, facendo comprendere i suoi
scritti, i suoi progetti e gli studi per le macchine, le sue metodologie.
www.leonardo3.net - www.ticketone.it/mostraleonardo
GAE AULENTI - GLI OGGETTI E GLI SPAZI
Triennale Design Museum, CreativeSet - fino all’8 settembre
Gae Aulenti è ricordata attraverso una selezione dei suoi più iconici oggetti di design
realizzati dal 1962 al 2008, con un progetto di allestimento dello studio Gae Aulenti
Architetti Associati. La mostra, a cura di Vanni Pasca, si sofferma in particolare su
una fase in cui il design italiano cerca una strada autonoma. In questo periodo Gae
Aulenti esplorava le sue potenzialità linguistiche relative a una fuoruscita dai rigori del
funzionalismo, ma sempre con una ricerca progettuale controllata attraverso l’uso attento
delle geometrie. In esposizione una serie di oggetti in cui la razionalità si incrocia con
la cultura pop: dalle lampade, come Pipistrello (1965), Ruspa e Rimorchiatore (1967), ai
tavoli composti di un piano di cristallo Tour con ruote (nella foto), per arrivare al recupero
di tecniche della tradizione come il vetro soffiato, per esempio nella lampada Parola (con
Piero Castiglioni, 1980) o nei vasi per Venini (1995). Catalogo Corraini Edizioni.
www.triennaledesignmuseum.it
L
a quinta edizione di Arte Accessibile Milano
si è chiusa fra applausi e diatribe. Infatti se
da una parte la manifestazione ha ribadito il
successo delle scorse edizioni, dall’altra non sono mancate le
polemiche, legate a due opere che inizialmente la direzione
del gruppo editoriale de Il Sole 24 Ore, che da quattro anni
ospita la manifestazione, non voleva venissero esposte
ponendo inspiegabilmente il proprio veto. Si tratta di “Morto
in partenza” del catanese Daniele Alonge, installazione
particolarmente efficace nel ricordare il drammatico viaggio
dei clandestini verso le nostre rive, già esposta alla Reggia
di Caserta nel 2010 e alla Biennale di Venezia nel 2012, e
“Suicide in Tokyo” di Nobuyoshi Araki, fra i più apprezzati
e ricercati fotografi giapponesi. Qualche ora di silenzio,
ZAVATTINI E I MAESTRI DEL NOVECENTO
durante le quali Daniele Alonge ha coperto la sua opera con
dei teli bianchi. Un contrattempo decisamente spiacevole e
anacronistico se si pensa che l’arte, da sempre, propone solo
riflessioni. Al di là della tentata censura, AAM ha riproposto
uno schema decisamente vincente, caratterizzato da
tantissimi eventi collaterali tutti ad ingresso libero. I numeri
ancora una volta sono dalla parte di Tiziana Manca, direttore
artistico della manifestazione, che dal 24 al 26 maggio sarà
a Hong Kong per la prima edizione di Link Artfair: “Siamo
molto soddisfatti del successo di AAM. Gli oltre 9.000
visitatori in tre sole giornate (10% in meno rispetto alla scorsa
edizione, che però si è svolta su quattro giorni) e le vendite
da parte di buona parte delle gallerie partecipanti, ci rendono
ottimisti per il futuro” ◆
Pinacoteca di Brera - Sala XV- fino all’8 settembre
Cesare Zavattini, comunemente noto per la sua straordinaria attività di scrittore
e sceneggiatore del cinema neorealista italiano, ha coltivato costantemente
un’altrettanta proficua dedizione all’arte e soprattutto alla pittura, chiedendo
a tutti i pittori del Novecento di fare il proprio autoritratto. Curata da Marina
Gargiulo, direttore delle collezioni del XX secolo della Pinacoteca di Brera, la
mostra si avvale del consistente supporto scientifico dell’Archivio Cesare Zavattini
- Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, e del contributo di esperti dei diversi aspetti
della poliedrica produzione culturale zavattiniana. A corredo dell’esposizione
la Pinacoteca propone un programma di approfondimenti culturali e un ciclo
di conferenze e dibattiti dedicati ai tanti Za: lo scrittore giornalista, critico e
sceneggiatore, il fotografo, il regista, il pittore, il collezionista… l’amico degli artisti.
Mostra e catalogo sono realizzati in collaborazione con Skira editore.
www.brera.beniculturali.it
RICHARD MEIER. Architettura e Design
Montecchio (Vicenza), Fondazione Bisazza - fino al 28 luglio
In occasione dei cinquant’anni di attività di Richard Meier, un’ampia e inedita
retrospettiva di una delle grandi voci dell’architettura contemporanea. Per celebrare
questo importante anniversario l’architetto americano ha progettato un’installazione
site-specific, intitolata ‘Internal time’, che va ad arricchire la Collezione Permanente
della Fondazione Bisazza. Questa, in collaborazione con lo Studio Meier, ha incluso
alcuni dei lavori più emblematici del famoso architetto americano come ad esempio
la famosa Chiesa della Misericordia situata a Roma. I progetti presentati nell’ambito
dell’esposizione hanno messo in luce per la prima volta in Italia la sua filosofia del
design, con esempi delle diverse tipologie di lavoro da lui affrontate.
www.fondazionebisazza.it
what’s on what’s on what’s on wh
ROME CHAMBER MUSIC FESTIVAL
PALAZZO BARBERINI - SALONE PIETRO DA CORTONA - 6-13 GIUGNO
Decima edizione consecutiva per il Festival internazionale diretto dal violinista
americano Robert McDuffie e dedicato ai capolavori classici e contemporanei
della musica da camera. Dieci interpreti di fama e venti giovani talenti danno vita
a prove aperte, concerti e master classes in una splendida cornice barocca. In
concomitanza con l’evento, ricevimenti esclusivi e visite guidate anche a Palazzo
Torlonia, Palazzo Doria Pamphilij, Palazzo Santa Chiara, Domus Talenti. I concerti
aperti al pubblico, sulle note di Beethoven, Brahms, Glass, Mendelssohn, Rossini,
Schubert e Schumann, arditamente accostati a Jobim, Moraes e Barroso, si
svolgeranno il 10,11,12,13 giugno alle ore 21.
www.romechamberfestival.org
VINÒFORUM
LUNGOTEVERE MARESCIALLO DIAZ (FARNESINA), 7-22 GIUGNO
Oltre 2.500 etichette, eccellenze gastronomiche, enoteche, chef
e degustazioni guidate dall’Associazione Italiana Sommelier.
L’appuntamento decennale della manifestazione si tiene in uno spazio di
10.000mq, arricchito dal primo “fuori salone”: negozi, boutique, atelier
d’arte, gallerie di design, cortili privati, giardini, grandi alberghi, officine
creative ed enoteche aprono le porte al mondo del vino con aperitivi
e degustazioni. E con “Cantine da Chef” 30 tra i migliori chef italiani
lavorano con altrettante grandi cantine per approfondire il dialogo
costante tra cibo e vino, connubio di semplicità, tradizione e riscoperta
del territorio.
PALAZZO BRANCACCIO, 27 GIUGNO
Seconda edizione per la degustazione di vini e bollicine en rose
organizzata da ‘Cucina & Vini’, ospitata nei saloni ottocenteschi e
negli ampi giardini del palazzo romano, dalle 17.00 alle ore 23.00
dell’ultimo giovedì di giugno. La manifestazione, quasi 2.000
appassionati lo scorso anno, è ora corredata dalla Guida ai vini della
manifestazione, scaricabile on-line.
Per informazioni: Tel. 06.45491984, [email protected]
PETROLIO DI XAVIER BUENO
MUSEI CAPITOLINI, CENTRALE MONTEMARTINI
FINO AL 9 SETTEMBRE
Il suggestivo contesto di archeologia industriale accoglie il
grande dipinto ad acrilico su tavola di oltre sette metri di
lunghezza per poco meno di tre in altezza (720 x 277 cm.)
realizzato dal maestro spagnolo naturalizzato italiano Xavier
Bueno (Vera de Bidasoa, 1915 - Fiesole, 1979), esposto per
la prima volta. La mostra racconta la filiera produttiva del
petrolio, dalla localizzazione del sito alla costruzione dei
pozzi, dall’estrazione alla raffinazione, svelando un’opera
praticamente inedita e un pittore di estrema raffinatezza. Il
quadro, “inno” al Petrolio ed esempio d’arte industriale,
trasmette la fatica degli operai che muovono pesanti tralicci
d’acciaio e trivelle intrise di grasso attraverso un concatenarsi
d’immagini sospese in una luce rarefatta. La mostra
rappresenta anche un’occasione per promuovere il restauro
conservativo dell’opera, curato da Daphne De Luca.
roma
RENATO ZERO
PROMUOVE L’ARTIGIANATO MADE IN ITALY
È un incontro speciale quello inaugurato sabato 27 aprile a
Roma al Palalottomatica tra gli artigiani di Botteghiamo e
Renato Zero: loro nella “Casa ideale… work in progress”,
lui sul palco, ad infiammare migliaia di romani e non, con
il suo Amo Tour 2013 fino al prossimo 22 maggio. Un
connubio costruito sul filo di un comune amore per la città
di Roma, la passione per il pezzo unico e la tradizione. Un
gruppo di venti artigiani animerà infatti la nuova tappa di
Botteghiamo, il progetto che prevede tour tra le botteghe,
corsi di arti e mestieri per divulgare la sapienza e l’eccellenza
dei nostri maestri artigiani. Ideato e realizzato dall’abcproject
e promosso da Cna Roma Città Storica ed Associazione
Botteghe Storiche di Roma, per valorizzare e sostenere
l’artigianato d’eccellenza che, anche questa volta, avrà un
palcoscenico d’onore (uno spazio espositivo di 300 mq) per
sottolineare la qualità del Made in Italy e dei suoi maestri.
All’interno dello spazio espositivo è infatti allestita “la
casa ideale di BOTTEGHIAMO... work in progress”, dove
tappezzieri, falegnami, marmisti, mosaicisti, doratori, fabbri,
ceramisti, liutai, serigrafi, telaisti, impagliatori, restauratori,
artigiani designer lavorano durante le tappe del tour,
realizzando i loro prodotti fino ad ultimare l’arredamento
della casa dei sogni totalmente fatta a mano, sulle note
del grande artista. Dal camino al tavolo, dai tappeti alla
tappezzeria, dai divani ai complementi d’arredo per
interni e giardini, gli elementi prenderanno infatti forma
definitiva in occasione dell’ultima tappa, in una cornice
d’eccezione, dove si potranno conoscere e scoprire i
nostri artigiani all’opera. Manualità, creatività e design
animeranno una location originale attraverso arte e passione.
Questa sarà anche l’occasione per promuovere e divulgare
alcune attività collaterali del progetto come i tour tra
le botteghe e i corsi di arti e mestieri, sottolineando e
divulgando cosi la sapienza e l’eccellenza dei nostri maestri
artigiani; elemento principale la mappa di Botteghiamo,
interamente disegnata a mano a china e acquarelli. Simona
Basili, ideatrice del progetto e portavoce degli artigiani,
così spiega l’inziativa: “questo è l’esempio di come la vita
dei rioni, vissuta con poesia e rispetto, abbia potuto ispirare
un’idea e trasformarla in un progetto che ci ha messo tre
anni a concretizzarsi solo grazie alla tenacia ed alla passione
di chi ci ha creduto ed ai suoi protagonisti. Se le botteghe
artigiane riescono a sopravvivere è sicuramente un segno
positivo di crescita e di cambiamento, è necessario credere
nei giovani e tutelare le tradizioni”.
Botteghiamo vuole insomma dimostrare che tutto ciò si può
ancora recuperare e salvaguardare, grazie alla collaborazione
di tutti e mettendoci il cuore.
BOTTEGHIAMO TOUR 2013
roma
BEREROSA
FINO AL 22 MAGGIO 2013
Organizzazione a cura di abcproject srl
allestimento a cura di Tiziana Mazzi per abcproject
Ufficio stampa abcproject
Via del Governo Vecchio, 78 - Roma
Tel. 0668301041 - 340 1750665
www.botteghiamo.it
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what’s on what’s on what’s on wh
ALESSANDRO SARRA - CIAC
EMPIRE STATE. Arte a New York oggi
GENNAZZANO (Roma) fino al 23 giugno
Il CIAC si distingue ancora per la sua attenzione alla contemporaneità, aprendo
gli spazi del Castello Colonna all’opera di giovani artisti. E’ il caso della personale
dedicata al romano Alessandro Sarra, classe 1966, la cui opera investe tutto lo
spazio a disposizione in una ricerca pensata per essere un corpo di opere “che nel
loro insieme realizzano un tempo, il tempo della pittura, dove Sarra racconta lo
spazio della luce e della leggerezza, in una narrazione mai accondiscendente in
cui la freschezza del tratto è sostenuta da un progetto corposo” (C.L.Pisano). Alla
sua opera si affiancano le ricerche di Aldo Innocenzi del collettivo artistico Stalker/
On, con la mostra work in progress su La Questione Sociale, la mostra fotografica
Ephemeride dell’artista greco Konstantinos Ignatiadis dedicata al tema del ritratto,
e l’istallazione di Adelaide Cioni (Catania, 1976) che nella Colata Room propone
Bacchelli 5 sulla memoria dell’abitare.
www.ciacmuseum.com
Palazzo delle Esposizioni - Fino al 21 luglio
Ambizioso progetto in cui venticinque artisti di diverse generazioni, attivi nei cinque
distretti metropolitani, nelle aree periferiche ed extraperiferiche di New York, riflettono
sullo spazio urbano come mezzo di distribuzione del potere. Tema attuale che nel titolo
rievoca Empire, il saggio di Antonio Negri e Michael Hardt sul capitalismo globale guidato
dagli Stati Uniti (2000), e la canzone Empire State of Mind (2009). Cresciuta in maniera
esponenziale, come la Grande Mela, l’arte contemporanea ha aperto alle sperimentazioni
rivalutando contemporaneamente le impostazioni tradizionali. E così accanto a Dan
Graham, che combina arte minimalista e architettura, o Jeff Koon, che conn Antiquity
riflette sul mito, espone per la prima volta il net artist Tabor Robak, la cui opera circola
principalmente in rete. Un ampio e documentato catalogo accompagna la mostra.
www.palazzoesposizioni.it
roma
I POST-CLASSICI. La ripresa dell’antico nell’arte
contemporanea italiana
Foro Romano e Palatino, dal 23 maggio al 29 settembre
Il rapporto tra antico e contemporaneo è il tema della mostra, che si concentra sulla
reinterpretazione dell’antichità, dei valori assoluti di bellezza, perfezione, misura, armonia,
sapienza, in chiave moderna. Diciassette artisti, di diversa età e formazione, riaffermano
con forza il senso dello stile, riflettendo sul passato come memoria e patrimonio, in
un’ottica di contemporaneità. Reinvenzioni, appropriazioni, citazioni, decontestualizzazioni
caratterizzano le opere di Kounellis, Pistoletto, Paolini, Paladino, Parmiggiani, Longobardi,
Albanese, Beecroft, Botta, Pietrosanti, Aquilani, Colin, ZimmerFrei, Alis/Filliol, Barocco,
Jodice e Biasiucci, in cui il classico partecipa al presente prefigurando scenari futuri.
Roma, Foro Romano e Palatino
www.archeoroma.beniculturali.it - www.electaweb.com
VITIGNOITALIA 2013
NAPOLI, CASTEL DELL’OVO - 2 - 4 giugno
Il salone dei vini e dei territori vitivinicoli italiani apre alle eccellenze gastronomiche:
la pasta di Gragnano e i grandi formaggi DOP italiani (bufala, gorgonzola,
parmigiano reggiano e pecorino romano) affiancano 2000 etichette fra grandi vini
italiani e bottiglie emergenti. Degustazioni e abbinamenti si alternano agli incontri
a tema enologico nei magnifici spazi del Castello in un contesto a minimo impatto
ambientale, dove gli allestimenti Sabox e Formaperta, sono realizzate in materiali
di riciclaggio.
www.vitignoitalia.it
LA SCUOLA DI RESINA dalla collezione
della Provincia di Napoli
MAXXI - fino al 27 ottobre
Tra i maestri indiscussi della fotografia italiana un posto particolare va riservato al
modenese Luigi Ghirri, scomparso nel 1992 a meno di cinquant’anni. Fotografo
d’eccezione, viene ricordato con una grande mostra antologica nei suoi diversi profili
di editore, stampatore, critico-curatore e fotografo vicino agli ambienti concettuali
dei primi anni Settanta. Più di più trecento scatti provenienti dal suo archivio
privato, oggi conservato presso la Biblioteca Panizzi di Modena, documentano chi
con il suo sguardo ha saputo fissare immagini capaci di trascendere la realtà per
raggiungere il senza tempo.
www.fondazionemaxxi.it
south
LUIGI GHIRRI. PENSARE PER IMMAGINI
Icone, Paesaggi, Architetture
napoli, Pio Monte della Misericordia - fino al 30 giugno
In mostra le opere della Scuola di Resina provenienti dalla collezione della Provincia
di Napoli e da raccolte pubbliche e private. Attivi tra il 1863 e il 1867, i principali
esponenti del gruppo tra cui Marco de Gregorio, Federico Rossano, Nicola Palizzi,
Giuseppe de Nittis e il toscano Adriano Cecioni, proponevano, con un programma
antiaccademico, un’arte basata sull’osservazione della realtà e sulla resa istantanea
delle emozioni, realizzando opere di stampo verista legate idealmente alle
proposte dei macchiaioli toscani. Con tratto veloce, privo di accademismo, i dipinti
documentano una realtà di borghi e contrade, caratterizzati da una vita quotidiana
fatta di abitudini e tradizioni, ricchezza e povertà.
www.piomontedellamisericordia.it
MUSEO VEGETALE - GIARDINO DELLA MORTELLA
FROM POTTERY TO “PLASTIC”
Ceramica-Arte - Tendenze 2013
Tolfa - dal 25 maggio al 23 giugno
Nel cuore della Tolfa, tra boschi e natura incontaminata, una mostra documenta il passaggio della
ceramica da oggetto di uso comune a espressione artistica. In un’ottica di internazionalità, più di
venti artisti tra italiani, norvegesi e finlandesi dialogano, attraverso le loro opere, riflettendo sul
futuro della ceramica in una ricerca di equilibrio tra tradizione e innovazione. L’evento, organizzato
dall’Associazione Culturale Chirone in collaborazione con il Comune di Tolfa, il Polo Culturale di
Tolfa, il “Laboratorio boschivo”, il Centro Studi Italo-Norvegese a Tolfa, la Reale Ambasciata di
Norvegia e l’Ambasciata di Finlandia, prevede una serie di conferenze sulla storia e sulla tecnica
della ceramica, workshop e laboratori per bambini.
www.laboratorioboschivotolfa.jimdo.com
tolfa
ISCHIA - fino al 3 Novembre
Considerato alla stregua di un’orto botanico, questo giardino ischitano è uno
splendido esempio di museo vegetale, in cui natura, passione e dedizione si
ritrovano in raffinato equilibrio. Progettato nel 1956 dall’architetto paesaggista
Russell Page, per volontà di Lady Susan Walton, il giardino fu pensato fin dall’inizio
dalla nobildonna come luogo di rifugio per il marito, il compositore Sir William
Walton. Nato su un terreno impervio, battuto dal sole e dai venti, oggi il giardino
ospita piante rare ed esotiche. Organizzato su diversi livelli, collegati da viali,
sentieri, muri a secco, rampe e scalette, il giardino offre al visitatore la possibilità di
passare dalle zone più esposte al sole, in alto sulla collina, all’ambiente tipicamente
sub-tropicale nella valle, dove fontane, piscine, corsi d’acqua ospitano papiri, fior
di loto e ninfee tropicali, e di raggiungere la sommità del terreno per godere dello
splendido panorama.
www.lamortella.org
100
M AGA ZINE
FESTIVAL DEL VERDE
e del paesaggio
I
l verde in tutte le sue declinazioni:
architettura del paesaggio e dei giardini,
giardinaggio, vivaismo, manutenzione del
verde, letture tematiche, concerti, e poi ancora concorsi
amatoriali e per addetti ai lavori, attività ludiche dedicate
alla cura e al decoro degli esterni. Ideata
da Gaia Flavia Zadra, la manifestazione
celebra il verde inteso come stile di vita,
una festa dalle mille sfaccettature che
va dalle aree tematiche architettoniche
più scientifiche agli aspetti tecnici
della manutenzione per spaziare nella
vivaistica e nelle attività “ludiche” legate
alla coltivazione delle piante e nella
cura del verde. L’offerta è ampissima:
si parte dalla mostra “Follie d’Autore”,
curata da Franco Zagari, in cui sei
autori realizzano in piena libertà creativa sei installazioni
di paesaggio. Si prosegue con i due concorsi di paesaggio:
“Avventure Creative” e “Balconi per Roma”, Non manca
il concorso letterario: Racconto breve sotto le foglie, due
cartelle per raccontare il proprio giardino interiore. Una
sezione a parte é dedicata ai giardini
applicati: veri giardini realizzati da chi
per mestiere fa la manutenzione del
verde. E poi la mostra mercato, sezione
dedicata alle ultime tendenze del verde
e del design da esterni, presentazioni,
incontri, iniziative dedicate ai bambini,
corsi pratici di giardinaggio, istallazioni
di artisti, performance musicali. Il tutto
affrontato in chiave divertente, colta e
spettacolare in una “tre giorni” tematica
tutta da vivere ◆
media partner
102
M AGA ZINE
UN GIARDINO IN sCATOLA
...da 90 anni la tradizione della cucina romana
nel cuore dei Parioli...
I
n un mondo in cui la parola riciclo dovrebbe
essere sempre più all’ordine del giorno,
riutilizzare vecchi contenitori può diventare
lo stimolo per soluzioni creative e cariche di suggestioni,
persino in tema di giardinaggio.
Se un secchio di metallo e una vecchia pentola sono idee
già viste, anche una vecchia culla, una vasca da bagno, una
sedia e persino una madia possono diventare la fantasiosa
sede di piccoli giardini pensili, con risultati di incredibile
effetto scenografico. Trovate azzardate, ma niente affatto
incredibili e anzi facilmente realizzabili, a patto di scegliere
le piante giuste e, se necessario, di impermeabilizzare
il fondo (nel caso di contenitori in legno, ad esempio). Le
piante grasse sono le più semplici da utilizzare, dal momento
che necessitano di poca terra e poca acqua, ma in realtà
celestina ai Parioli, il più antico ristorante nel cuore
è possibile inserire tantissime varietà, anche lasciandole in
piccoli vasi, se sapientemente nascosti dal verde o da sassi
e sassolini. Questo “giardino in scatola” avrà vita autonoma,
potrà creare una zona a sé in un grande parco o essere
facilmente posizionato in terrazzo o perfino su un balcone. In
ogni caso sarà un coup de teatre non indifferente agli occhi
di qualsiasi spettatore.
Quindi la prossima volta pensateci bene prima di buttare
un pezzo di mobilio rovinato o apparentemente inservibile,
potreste scoprire di avere un grande talento utilizzando
liberamente la vostra immaginazione nel ridargli nuova
vita, trasformandolo magicamente in un angolo verde di
incredibile fascino. Le variabili sono pressoché infinite,
l’unico limite è la fantasia! ◆
DC
dei Parioli, propone ogni settimana grandi serate di
degustazione per i propri ospiti. sono momenti particolari
a tema, per proporre ai clienti percorsi eno-gastronomici
che valorizzano le eccellenze regionali, accompagnati
da una selezione di vini delle migliori cantine e birre
artigianali.
Queste serate offrono anche momenti di incontro tra i
nuovi proprietari e gli ospiti, che hanno così l’opportunità
di conoscerli meglio.
Viale Parioli, 184 • tel. 068078242 - 068079505
www.ristorantecelestina.com
104
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M AGA ZINE
M AGA ZINE
FRIZZANTI DRINK OUTDOOR
Bicchieri e brocche dalle tinte vivaci, le linee fantasiose e i materiali innovativi,
per brindare alla stagione estiva con una dose di allegria, originalità e voglia di giocare.
Perché sorseggiare una bevanda all’aria aperta e in buona compagnia, i cattivi pensieri scaccia via
di Francesca Volino
3.
4.
1.
1. SCENA DA FIABA
Un set fiabesco allestito in un romantico giardino. In foto:
tavolo rotondo con sedie ed Etagere in ferro verniciato avorio
Old England, piatti in ceramica, tovagliette in tessuto di
cotone e bicchieri in vetro color lavanda, bottiglie d’acqua in
vetro verde e blu, posate ed oggetti, tutto del marchio Novità
Home. www.novitahome.com
2. ROMBI DA BERE
Fuori dal coro questi calici in vetro dalla suggestiva
forma romboidale prodotti da Fade, disponibili sia per la
degustazione del vino che per l’acqua. www.fadespa.com
3. W LE BOLLICINE
I bicchieri in vetro soffiato Bolle rallegrano i drink estivi
grazie a tanti vivaci colori e al simpatico movimento della
lavorazione del materiale. www.fadespa.com
4. GIOCHI OTTICI SULLA TAVOLA
Spiritosa e non convenzionale la collezione di bicchieri Bent
di Fade, in vetro soffiato, caratterizzata da una linea peculiare
e imprevedibile. www.fadespa.com
5. A PROVA DI GOCCIOLAMENTO
Da usare per ogni tipo di bibita, la caraffa Drip-free di Eva
Solo è provvista di un utile inserto antigoccia. Evasolo è
distribuita in Italia da Schoenhuber. www.schoenhuber.com
design
2.
5.
107
M AGA ZINE
Fendi Casa, il lusso
dell’ arredamento Made in Italy
Il luxury brand italiano ha presentato al Salone del mobile 2013
una collezione di arredi che unisce estetica contemporanea a lavorazioni artigianali
di Paolo Briscese
6.
8.
6. AL COMPLETO IN SPIAGGIA
La linea Beach di Italesse comprende flûte e tumbler
polifunzionali di diverse dimensioni, coppe, calici dalla
forma tecnica e bicchieri in Policrystal®, in una gamma di
colori ricca e frizzante. Da segnalare anche la caraffa in vetro
soffiato a bocca sinuosa e raffinata. www.italesse.it
7. DI CLASSE
Elegante e aggressivo il calice da degustazione Tiburón
Medium di Italesse, con gambo e piattello con colorazione
professionale. È fantastico anche per un gustoso Spritz.
www.italesse.it
8. UN SORSO DI MARTINI
Una rivisitazione della classica coppa Martini realizzata in
purissimo Policrystal® da Italesse, per assaporare gustosi
cocktails senza rischi di rotture. www.italesse.it
9. STILE ACCATTIVANTE
Ideali per un aperitivo all’insegna dell’ecologia e
dell’informalità, i bicchieri Potiri sono realizzati in
policarbonato. La linea è proposta da Rastal per Quattrogradi.
www.rastal.it ◆
7.
9.
U
na nuova dimensione estetica, un viaggio
reale e metaforico che ridefinisce l’idea del
lusso applicato all’abitare. Fendi Casa è un
modus vivendi che descrive la modernità contemporanea,
in quell’espressione di avanguardia che si spinge verso
l’immaginazione del futuro e nello stesso tempo recupera
gli elementi del classico. E lo fa portando il suo approccio
esplorativo e sartoriale - tipico delle sue creazioni moda
- all’arredamento. Il suo universo casa è costituito da
poltrone, divani, sedie, letti, sistemi di arredamento,
creazioni esclusive senza tempo. Tutta l’estetica, il lusso
e l’avanguardia della maison si esprimono con l’ultima
collezione Fendi Casa Contemporary, ideata dall’architettodesigner francese Toan Nguyen, nella quale tradizione e
contemporaneo entrano in affascinante simbiosi, in un
gioco dialettico tra reminiscenze passate e slanci creativi
verso un’estetica futuribile. Mobili e accessori di misurata
eleganza, fatta di linee essenziali ed epurate, modellate
su materiali hi-tech come l’acciaio dialogano anche con
preziosi legni massello lavorati secondo la sapienza
ebanista. E diventano nuova espressione del design, un
lusso sottile, tutto da vivere, tutto da abitare ◆
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Trame, In-es-artdesign
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DEsIGN INCROCIATO
Nella luNGa settimaNa
del desiGN milaNese,
il saloNe del mobile,
per tutti ‘il saloNe’,
il sistema dell’arredo
ha iNcrociato iNaspettate
forme preZiose
di Vittoria Di Venosa
D
esign, fashion, eco, bio, happening,
show-cooking, temporary museum e via
elencando hanno confermato dal 9 al 14
aprile, le mille forme di Milano capitale del design.
In una babele di lingue, imprese, architetti, progettisti,
designer, giornalisti e trend setter, in un continuo vortice
di spostamenti per essere presenti all’essenza della design
week, le mille forme del mobile hanno confermato il segno
distintivo del made in Italy.
Ma mentre il Fuorisalone diffuso in varie zone di Milano, prima
tra tutte la Triennale, tempio consacrato al design, e quindi i
distretti di Tortona, Brera e Lambrate-Ventura interpretavano
le tendenze internazionali, al Salone l’effervescenza creativa
si è imposta per versatilità, innovazione e qualità sia
nell’arredo casa sia nelle suggestive proposte di Euroluce in
un tripudio di Led e tecnologie rivoluzionarie.
I diversi mondi tra design, fashion, arte e artigianato si sono
incontrati con i protagonisti dell’arredo che hanno proposto
pezzi unici, fluidi in un continuo dialogo di incroci, ricerca di
materiali e nuovi dialoghi.
Al Salone il premio alla creatività è andato alla Kartell che
ha presentato, in una spettacolare scenografia firmata da
Ferruccio Laviani, La Galleria, una ‘The luxury Experience
issue’ che emulava ironicamente la Galleria Vittorio Emanuele
di Milano. In una passeggiata tra il virtuale/reale Kartell ha
presentato le sue ultime novità dedicando ogni ‘boutique’ a
un designer il cui nome è stato ironicamente interpretato con i
font delle più famose firme del lusso, come la lampada Twist,
realizzata dallo stesso Laviani, un insolito drappo di plastica
che si avvolge su se stesso, e lo sgabello ‘a plissé’ Sparkle Stool
di Tokujin Yoshioka realizzato in materiale plastico riflettente.
Avvolgente invece la poltroncina in monoblocco in
polietilene Modesty Veiled, pensata dall’irriverente Italo
Rota per Driade e disponibile in bianco, grigio o in
elegante opalino.
Edra Corallo bed by fratelli Campana
Driade, Modesty by Italo Rota
Un sapiente incrocio tra arte e design lo abbiamo trovato
nel nuovo letto Corallo di Edra realizzato dai fratelli
brasiliani Fernando e Humberto Campana che hanno unito
aria e acqua, cielo e mare con l’irregolare intreccio di filo
d’acciaio inox curvato che imita il corallo dei fondali marini
evocandone anche l’apparente fragilità di un nido d’uccelli.
Da Flou, leader della produzione letti, ecco la novità 2013: la
divisione Natevo che crea nuovi prodotti con la luce dentro
come la poltroncina Nuvola di luce, molto intrigante.
Moroso con il divano Oasi di Atelier 01, ispirato da un
gesto calligrafico quasi arabesco che avvicina l’oriente
con l’occidente trasforma, in un sottile gioco di sertissage,
la seduta semplicemente sostituendo, ad ogni stagione, il
tessuto posato come un velo sull’imbottitura.
Anche il colorato divano Inntil pensato da Mergherita
Pointillée per Missoni Home in velluto a coste di viscosa
delavée interpreta il gioco tra creatività e comodità con il
suo incredibile utilizzo di innovative texture.
Da Rimadesio molto interessanti le forme della libreria in
alluminio Wind di Giuseppe Bavuso, archetipo di un sistema
modulare che coniuga fluidità, leggerezza estetica con
innovazione tecnologica.
Invece Fiam, leader della cultura del vetro curvato, ha
festeggiato i suoi primi 40 anni con il tema degli specchi,
simbolo della sua filosofia aziendale, facendo firmare
dall’instancabile Daniel Libeskind lo specchio Wing
contrassegnandolo con ‘taglio’ che contraddistingue la sua
cifra progettuale.
Kartell, Twist by Ferruccio Laviani
Natevo by Flou, poltrona Nuvola
Arper Edition Bardi's Bowl Chair
Slamp - êtoile on black by Adriano Rachele
Da Pianca si nota la ‘mano’ di Bruno Fattorini, già art
director dell’azienda, che firma il sistema a parete Angle by
Fattorini & Partners, dal disegno essenziale e grafico dove
i particolari elementi diagonali creano un insieme fluido
molto versatile.
Grande interesse ha suscitato la Bardi’s Bowl Chair prodotta
da Arper, disegnata nel 1951 dall’architetto italo brasiliano
Lina Bo Bardi e mai realizzata. Un progetto inedito che
Arper, condividendo i valori e l’approccio umanistico di Lina
Bo Bardi ha ora prodotto con l’Istituto Lina Bo e P.M. Bardi in
Brasile, attuale interprete della sua eredità artistica.
Molti i percorsi luminosi dentro a Euroluce e al Fuorisalone
che hanno presentato linguaggi sperimentali ispirati al
benessere con le nuove tecnologie led. Da Cini&Nils ecco
infatti la nuova collezione di prodotti esclusivamente led.
Alcune lampade giocano con la propria ombra creando
inaspettate installazioni luminose, quasi fossero opere
d’arte. Altre invece, come quella a sospensione Collier,
contrassegnata da un deciso carattere decorativo, riflettono e
diffondono la luce molto suggestiva.
Da In Es.artdesign con Hand Made trame di luce sartoriali
ricamano intrecci suggestivi tra tessuti e lampi luminosi.
Ispirata invece alle silhouette delle lanterne giapponesi
ecco da Baccarat la lampada in cristallo a sospensione e
applique Clochette che assomiglia alla corolla di un fiore
proposta con Celeste, discreta lampada da terra dalla forma
rotonda. Entrambe firmate da Philippe Nigro diffondono
generosamente la luce in totale armonia.
Daniel Libeskink, evento Hybrid Beyond the Wall
Sempre in cristallo ma opulente è la collezione Ballroom
pensata da Samuele Mazza per La Murrina destinata
ai grandi spazi e, appunto, ai saloni da ballo. Più leggera
e seducente infine la lampada Étoile firmata da Adriano
Rachele per Slamp, azienda leader del settore con sede a
Pomezia, che sembra danzare sul palcoscenico di luce
grazie ai potentissimi Led racchiusi al suo interno che creano
prismatici riflessi suggestivi.
Un discorso a parte merita l’architetto Daniel Libeskind,
protagonista assoluto di questa edizione 2013 che ha firmato
instancabilmente diversi progetti. Già citato per la sua
interpretazione dello specchio per i 40 anni di Fiam, Libeskind
è stato ammirato anche alla mostra Hybrid promossa da
Interni svoltasi negli splendidi spazi del Seicentesco palazzo
dell’Università Statale di Milano. Lì nel chiostro ha creato
Beyond The Wall, una imponente spirale policentrica realizzata
in Silestone®, per il gruppo Cosentino, leader mondiale
nella produzione e distribuzione di superfici innovative
per l’architettura. Infine, last but not least ecco il coup-dethéâtre: Flow, la City Spa Jacuzzi, una spettacolare vasca di
idromassaggio firmata dal geniale architetto dove l’oggetto
puramente funzionale ha incontrato l’ineguagliabile tecnologia
Jacuzzi. Perfetto binomio per immergersi in un bagno di
benessere dopo le intense giornate di Milano Design week ◆
Daniel Libeskind, City Spa Jacuzzi
design
Cini & Nils Collier
Baccarat Clochette e Celeste by Philippe Nigro
HYundai i20
La casa automobilistica Hyundai Motor Company ha
messo a nostra disposizione per la settimana del design
milanese la Hyundai i20, un’automobile brillante rivolta
principalmente ad una clientela dinamica, ideale per
muoversi nel congestionato traffico cittadino, soprattutto
in occasione di grandi eventi internazionali.
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M AGA ZINE
CONQUISTATI DAGLI INTRECCI
Lo spazio outdoor è il regno dei mobili in rattan
o in fibra sintetica intrecciata,
che assicurano piacevolezza estetica, resistenza e sicuro comfort
I
di Francesca Volino
mobili in fibra intrecciata hanno una doppia
anima. Da un lato richiamano una pratica
rurale molto antica, quella della lavorazione
artigianale del vimini, della canna, del giunco, del bambù
o in generale di tutto ciò che si può trovare in campagna e
sia sufficientemente flessibile per costruire cesti e manufatti
dai mille impieghi. Dall’altro esprimono un’estetica
estremamente moderna quando danno vita a oggetti di
impronta contemporanea caratterizzati da trame dinamiche
e dal forte segno grafico.
2.
1. TRAMA DINAMICA
Un salotto a cielo aperto dalla taglia forte, come già fa
intendere il nome. Infinity di Ethimo è realizzato in alluminio
e fibra lightwick, contraddistinta da un intreccio irregolare.
www.ethimo.it
2. SENTIRSI IN PARADISO
I prodotti della linea Heaven firmati Emu colpiscono per
l’armonia delle proporzioni e per il candore dello stile. Il
tavolo e le accoglienti lounge chair sono in acciaio intrecciato.
www.emu.it
3. INTRECCI SENZA TEMPO
Morbide linee e angoli stondati caratterizzano la collezione
Time di Ethimo, che comprende la poltroncina e il tavolo
quadrato. Entrambi in fibra Etwick. www.ethimo.it
3.
1.
Il materiale naturale più impiegato per l’intreccio a livello
industriale è oggi il rattan, un tipo di canna proveniente
dall’Asia sud orientale che, grazie alla sua duttilità,
leggerezza e resistenza agli agenti atmosferici, si presta
bene a essere lavorato e utilizzato in ambiente esterno.
Verande, patii, portici, bordi piscina, giardini e terrazze
sono gli spazi ideali per accogliere poltrone, divani, lettini,
tavolini e sedute in fibra, con il loro fascino esotico e la loro
resa qualitativa indiscussa. La scelta delle aziende ricade
altre volte su materiali sintetici, ottimi quando le condizioni
atmosferiche sono particolarmente avverse, come per
esempio la fibra Lightwick, un intreccio sviluppato da Ethimo
che dà vita ad una trama irregolare molto confortevole, o
come la Waprolace del marchio Unopiù, fibra sintetica di
alta qualità intrecciata a mano su una struttura di alluminio.
Optare per un intreccio sintetico permette anche di osare
e di sperimentare con le colorazioni, realizzando linee
stravaganti, dalle tonalità brillanti, gradite a un’utenza
giovane e attratta dal design.
Un altro aspetto da segnalare è che le superfici lavorate a
motivo intrecciato trasmettono eleganza e calore, e invitano a
lasciarsi andare, a un calmo e rasserenante riposo, soprattutto
quando sono accompagnate da morbidi e avvolgenti cuscini,
grandi materassi, imbottiti dalle forme sinuose.
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design
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4.
5.
6.
8.
7.
4. COMODITÀ MASSIMA
Ampie misure e profili regolari per il divano e il tavolinetto
Agorà di Unopiù, rivestiti in fibra sintetica di WaProLace
intrecciata a mano. www.unopiu.it
5. VUOTI E PIENI
Intrigante e ricercata, la collezione Les Arcs si contraddistingue
anche per la particolarità della trama della stoffa che ricopre
gli archi, simile alla corda delle navi. www.unopiu.it
6. LA POLTRONA CHE SI FA NOTARE
Nella versione in fibra sintetica Waprolace, la poltrona Capri
prodotta da Unopiù è disponibile in sei colorazioni allegre
e moderne, per ravvivare la veranda, il giardino, o anche
l’interno della propria abitazione. www.unopiu.it
7. CURA PROGETTUALE
Il tavolo Olimpo e le sedie Olimpia sono realizzati in
polipropilene e mostrano un andamento fluido e sinuoso. Le
sedute dispongono di una scocca a texture intrecciata sullo
schienale e sul sedile che consente il passaggio dell’aria.
www.scabdesign.com
8. MOTIVO GRAFICO
Un’estetica eterea e leggera per una seduta in realtà solida
e resistente. Nett, del marchio Crassevig, è fatta di nylon
rinforzato con fibra di vetro ed è caratterizzata da un
particolare reticolo che trafora la scocca.
www.crassevig.com
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9.
9. SFIDA DI DESIGN
Spettacolare questa poltroncina che
nasce dalla collaborazione fra Matteo
Thun e Antonio Rodriguez per La
Cividina. Si chiama Aria ed è descritta
da un reticolato metallico rivestito in
cuoio.
www.lacividina.com
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CASE IN PIETRA
E TRADIZIONE
a cura di Cafelab - Emanuela Carratoni e Fabio Cipriano
D
alle ondulate colline della Toscana agli
assolati campi di grano della Puglia, il
paesaggio italiano è ricco di manufatti di
eredità contadina.
Dalla villa alla cascina, dal casale alla masseria, anche
semplici stalle e fienili in stato di abbandono possono divenire
oggetto di recuperi affascinanti che riportano a nuova vita
un’edilizia “povera” ma dalla grande bellezza formale.
Questo tipo di interventi richiede particolari attenzioni
progettuali, che tengano conto delle caratteristiche
architettoniche già presenti, degli eventuali vincoli, del
contesto ambientale e territoriale in cui essa si colloca, oltre
a valutazioni inerenti le modalità e i tempi di fruizione.
Attenzione deve essere posta anche al risparmio energetico,
divenuto elemento determinante per l’acquisizione delle
autorizzazioni necessarie nei casi di aumento della cubatura.
Una grande possibilità, data dalle tecnologie delle chiusure
moderne, è quella di aprire la costruzione verso l’esterno,
creando affacci verso paesaggi che, non più coltivati, spesso
si sono trasformati in terre disordinate, ma anche, se si è
fortunati, in bellissimi boschi o profumato sottobosco di
macchia mediterranea.
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Mastro Raphael
Bassetti
LA TRADIZIONE
La prima attenzione è quella di preservare e rileggere i caratteri
tradizionali originari della costruzione come la calce, il cotto,
la pietra, le travi a vista, la muratura in tufo con ricorsi In
laterizio, i soffitti a volta. Materiali locali che ci aiutano a
riconciliare con la storia e il contesto una costruzione che
magari è stata abbandonata per lunghi periodi o snaturata
con elementi come le coperture in lamiera.
Molto spesso questi casali si presentano come un disordinato
intreccio di camere collegate tra loro da scale e dislivelli.
La soluzione più congeniale a valorizzare la potenzialità
degli spazi interni e adattarli allo stile di vita moderno è
quella, dove possibile, di abbattere le distribuzioni interne
per ottenere nuovi spazi, molto più ampi e luminosi, nel
rispetto del concetto della fruibilità piena degli ambienti con
una valorizzazione della continuità visiva e luminosa che
sembra tessere un filo tra le varie zone.
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design
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SCOPERTE
Una delle scoperte più gratificanti è ritrovare il vecchio
camino, attorno a cui organizzare gli spazi conviviali,
creando atmosfere molto suggestive
Le altezze interne considerevoli alle volte consentono di
realizzare piani soppalcati, aumentando la superficie interna
e giocando con le altezze; utilizzando strutture leggere in
telaio metallico, si inseriscono nel contesto forti segni di una
rottura espressamente ricercata e voluta.
I COLORI
Le tinte da scegliere sono calde, a rimarcare i colori presenti
tra le colline, gli uliveti, le vigne o i campi coltivati, lasciando
bene in vista i segni del tempo: travi, tavoli da lavoro, robusti
pilastri, e affiancando ai materiali tradizionali citazioni di
design e materiali innovativi, ad esempio la resina cementizia
che crea omogeneità fra gli spazi ◆
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