di Bruno Bontempo - La voce del popolo

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di Bruno Bontempo - La voce del popolo
pagine - prima - ultima.indd 2-3
Anno LVI - N. 9 - 15 maggio 2008 - Rivista quindicinale - kn 14,00 - EUR 1,89 - Spedizione in abbonamento postale a tariffa intera - Tassa pagata ISSN-0475-6401
Panorama
www.edit.hr/panorama
Stanno arrivando.
Siamo preparati?
13.5.2008, 12:04:31
Roberta
di Camerino
- fine 1950
Pietre e corallini Mary Frances 2004
Seta e corallini - Est Europa 1920
L'eterno
fascino
della borsetta
Se dici vino,
l’Istria è sottintesa
«V
ino in perfetto
equilibrio”. Suona così lo slogan del progetto Vinistra intesto sia
come fiera a cui presentare la nobile bevanda che,
in pari tempo, quale associazione dei produttori istriani. L’adozione di
tecniche e tecnologie di
produzione più avanzate, saldate a una tradizione consolidatasi nel corso
dei secoli, negli ultimi dieci anni hanno portato a
un vero boom nel settore
del prodotto tipico locale.
Lo testimonia con effica-
cia l’ultima edizione della fiera Vinistra che anche
quest’anno ha offerto una
serie infinita di innovazioni, che vanno dalla sostanza al design. È questo un significativo punto
di riferimento in Croazia
per il modo di concepire
la produzione vinicola.
In pari tempo, con energia non minore, si sta imponendo in un altro settore, quello dell’olio d’oliva,
che impegna tanti nuovi,
spesso anzi giovanissimi
produttori.
(foto Lucio vidotto)
Pietre Swarowski - Katherine Baumann 1990
O
ggetto la cui nascita si perde nella notte dei tempi, e per secoli peculiarità maschile, la borsetta è sorta a “nuova vita” da quanto,
progressivamente, si è attestata nel ruolo non solo di oggetto indispensabile per la donna, ma anche di accessorio che ha progressivamente
chiesto e ottenuto una sempre maggiore e specifica “visibilità.” L’assunzione di questo ruolo estetico, che ha mosso in parallelo un intenso
processo creativo, è egregiamente documentata nella mostra “Borse e
borsette al Castello” ospitata a Duino, grazie a un’iniziativa dei proprietari del castello, i principi Carlo e Veronique della Torre e Tasso,
eredi e prosecutori di una tradizione e promozione culturale di lunga
data. Dovendo giocoforza operare una scelta molto rigorosa, la parte
più significativa della mostra è stata riservata alle borsette americane degli anni 1930-1950 che, già allora accettate con molto fervore dal
pubblico, oggi sono molto ambite dai collezionisti. La mostra rimane
aperta fino al 2 novembre. ●
Creazione realizzata con scatola
di pregiati sigari domenicani
Foto grande: Borsetta austriaca con perline e cerniera d’argento di fine 800
pagine - prima - ultima.indd 4-5
13.5.2008, 12:05:54
In primo
Rubrica
piano
Primi bilanci dopo la votazione per il rinnovo delle cariche
Sdp, un fedele specchio dei tempi
di Mario Simonovich
S
e c'era ancora qualcuno che ritenesse il partito socialdemocratico uno degli ultimi - per
non dire proprio l'ultimo - dei bastioni di quel che dalle nostre parti
veniva correntemente inteso come
monolitismo, quanto accaduto nelle ultime settimane e, specie sabato
10 maggio, può ritenersi sconfessato
del tutto. Fatta salva la costante presenza del sindaco di Zagabria Milan
Bandić, di cui veramente risulta inconcepibile la militanza all'interno
di una formazione politica come questa, cronisti e opinione pubblica hanno capito che qualcosa di nuovo stava accadendo solo quando si è visto
che Željka Antunović (e con lei non
pochi dirigenti) si muoveva seguendo una rotta che era in palese collisione con quella del presidente Zoran
Milanović, fino a sfociare in quelle
dimissioni ufficiali da vicepresidente,
che avevano creato non poco scalpore anche fra gli iscritti al partito, che
pure non erano del tutto a digiuno di
quanto avveniva.
Specchio fedele dei tempi (e dello
spazio in cui opera) l'Sdp si è riconfermato in misura di gran lunga maggiore alla citata convenzione, evidenziando al proprio interno la presenza di
una differenziazione molto profonda
e, si potrebbe dire, del tutto inusuale
anche nei partiti consimili che per deceni operano nell'Europa occidentale.
Quando mai si è sentito di fratture interne di maggior consistenza in Francia o in Italia, ad esempio? A Zagabria
invece ha prevalso un marcato genius
loci per cui se si è visto premiare con
1379 preferenze per il modo con cui
ha retto il partito nei cinque mesi trascorsi dalla morte di Račan, nel contempo Milanović si è ritrovato ancora
di fronte nomi del "campo opposto".
In testa la stessa Antunović, che si
conferma la figura più influente in assoluto dopo il presidente, quel Bandić
che palesemente sa come intessere le
trame e il "quarnerino" Komadina che
a sua volta è stato il più votato per la
carica di vicepresidente.
I giornalisti che hanno seguito i
lavori hanno concordato che per il
presidente si prospettano tempo non
facili. Sono infatti "suoi" non più di
cinque - in taluni casi forse saranno
sei - dei dieci componenti la presidenza. Chi sono i nomi su cui potrà
far conto? Prima è la vicepresidente
- e ottimo quadro - Milanka Opačić;
Ranko Ostojić, l'uomo che ha mostrato d'essere in grado di scalzare un
elemento di primo piano come Marin
Jurčević e piazzarsi come il più importante uomo di partito in area dalmata; Biljana Borzan, meno usabile
anche perché meno nota e, inoltre,
oberata dall'ipoteca politica di Osijek,
la sua città; Vojko Obernel, il sindaco
di Fiume città in cui pure, si voglia o
no, si risentono gli echi del conflitto
fra i compagni". Dall'altra parte, oltre
al citato Komadina, per un certo tempo considerato l'oppositore più serio
all'attuale presidente, la figura più importante è Bandić, l'onnipresente sindaco di Zagabria. Molto vicino a lui è
considerato Zvonimir Mršić, uno dei
due componenti "neutri" della presidenza; l'altro, Tonino Picula, manco
a dirlo, fa invece spesso coppia con
Davorko Vidović, l'uomo che, insieme a Dragan Kovačević, ha sfidato
Milanović candidandosi a presidente. Il fatto che insieme abbiano ottenuto 372 voti (lui 164 voti e Vidović
208) indica chiaramente quale è stato
l'impatto che hanno avuto sui membri
della convenzione.
Fra i perdenti alcuni nomi di spicco. In primo luogo Ingrid Antičević
- Marinović, la combattiva rappresentante dell'Sdp zaratino che è stata anche ministro di giustizia; Mato
Arlović, già vicepresidente del Sabor
durante il governo Račan, che noi italiani ricordiamo per certe prese di posizione piuttosto discutibili e in particolare, Neven Mimica, che, a quanto
pare, non ha potuto far adeguatamente valere il suo ruolo di negoziatore
presso le istituzioni europee.
A Milanović ora il non facile compito di guidare questa squadra che
esprime appieno lo spirito della Croazia del nostro tempo. ●
Costume
e scostume
L’oro? Ottimo
per la ricostruzione
Quel che significava il detto
'oro per la patria' noi italiani in
genere lo sappiamo tutti, compresi coloro - e sono la maggioranza - che all'epoca in cui
il prezioso metallo veniva raccolto per il fine suddetto, non
erano ancora venuti alla luce.
Quel che invece sicuramente
molti non sapevano è che quest'azione dalle nostre parti ebbe
per lo meno due "edizioni", la
prima nella seconda metà degli
Anni Trenta, promossa si sa da
chi, la seconda dopo la guerra,
sotto l'egida del nuovo potere
che, detto per inciso, faceva di
tutto per distinguersi da quello
venuto prima. Di tutto o quasi,
perché ad esempio, fascisti o
comunisti, camicia nera o fazzoletto rosso al collo, l'oro era
evidentemente gradito, come fa
capire in una dichiarazione fatta alla stampa proprio in questi
giorni l'ultranovantenne ingegnere Maks Peč, detentore di
un ruolo di primo piano nella ricostruzione postbellica di
Fiume. A quei tempi, ha spiegato, c'era anche chi toglieva
porte e finestre dagli infissi per
donarli al potere popolare. Altri gettavano dalle finestre oggetti in oro, si suppone durante
azioni di raccolta. Ci fu anche
chi, precisa, per non perdere la
faccia davanti al vicinato, acquistava oggettini in similoro,
guadagnandosi così l'immeritata fama di beneficatore del
popolo. Intanto il regime continuava a raccoglieva tutto, senza
badare a distinguersi da quello,
tanto aborrito, che l'aveva preceduto.
Panorama 3
Panorama
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(vicepresidente), Luigi Barbalich, Carmen Benzan, Doris Ottaviani, Donald
Schiozzi, Fabio Sfiligoi
4 Panorama
N. 9 - 15 maggio 2008
Sommario
IN PRIMO PIANO
Primi bilanci dopo il rinnovo delle cariche
SDP, UN FEDELE SPECCHIO
DEI TEMPI............................................. 3
di Mario Simonovich
ETNIA
Premio Città di Pola 2008 a Claudia Milotti
UNA VITA DEDICATA ALLA CNI..... 5
ATTUALITÀ
Serbia: gli europeisti ora cercano un partner affidabile
TADIĆ NON AVRÁ VITA FACILE..... 6
a cura di Diana Pirjavec Rameša
SOCIETÁ
Ginnasiali e studenti in piazza
costringono il ministro alla ritirata
STANNO ARRIVANDO.
SIAMO PREPARATI? .......................... 8
di Diana Pirjavec Rameša
SOCIETÀ
Riflessioni indotte da un soggiorno a Bari
nell’ambito della collaborazione fra i
centri adriatici e mediterranei
ANCHE LE RIVOLUZIONI HANNO
BISOGNO DELLA BELLEZZA........ 12
di Marino Vocci
ETNIA
I lavori di ristrutturazione della sede della
Comunità degli Italiani di Via del Mulino
ormai nella fase di rifinitura
CITTANOVA, CHI VA PIANO
VA SANO E VA LONTANO............... 14
di Bruno Bontempo
TEATRO
VENEZIA, TRE ORE NEL NOME
DI DRŽIĆ............................................ 17
di Sandro Damiani
L’autore, attore e regista ligure Pippo Delbono, grande protagonista del XV Festival delle piccole scene di Fiume
CULTURA È GUARDARE IL MONDO
CON OCCHI DIVERSI........................18
di Bruno Bontempo
CINEMA E DINTORNI
Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini e Juno dell’esordiente Jason Reitman
BAMBINI: ETERNI LO SVILIMENTO
E L’OPPRESSIONE............................ 22
di Gianfranco Sodomaco
Autore di spicco in visione alla decima
edizione del Far East Film Festival di Udine
EMOTIVO E COINVOLGENTE
IL GIAPPONESE NORIHIRO............24
di Massimo Deliso
ARTE
Fiume, magnifica l’accoglienza alla
splendida opera in bronzo
L’ APOXYOMENOS PRESTO
A LUSSINO ......................................... 26
di Erna Toncinich
ITALIANI NEL MONDO
L’onorevole Aldo Di Biagio in un’intervista
PIÙ FATTI E MENO DEMAGOGIE .27
a cura di Ardea Velikonja
REPORTAGE
Vino e prosciutto affiancati a mare e spiagge: per la regione è l’abbinata vincente
L’ENTROTERRA ISTRIANO
SCONOSCIUTO.................................. 28
di Ardea Velikonja
LETTURE ISTRIA NOBILISSIMA
“IL PUNTO DI RITORNO”
di Marco Apollonio .............................. 34
di Gino Sirola
LIBRI
Sergio Draghicchio: Tra Pola e Sissan,
ricordi d’infanzia de un muleto
ATTACCATI A ‘STI POSTI
COME PANTALENE...........................37
MADE IN ITALY
A Forte Marghera quarta edizione di Nature, Fiera del naturale e del benessere
LA RICCHEZZA DI SPIRITO È
ANCHE RICCHEZZA DEL CORPO.. 38
di Ardea Velikonja
MUSICA
C’È CHI STA MEGLIO SOLO,
NELL’OMBRA. COME MINA.......... 42
a cura di Bruno Bontempo
SPORT
CON MODRIĆ, PIRLO E GATTUSO
LA SQUADRA È FATTA.................... 44
VOGLIO UNA VITA SPERICOLATA...46
a cura di Bruno Bontempo
ANIMALIA ........................................ 48
di Daniela Mosena
MULTIMEDIA................................... 50
a cura di Igor Kramarsich
RUBRICHE ........................................ 52
a cura di Nerea Bulva
PASSATEMPI .................................... 57
IL CANTO DEL DISINCANTO ..... 58
di Silvio Forza
IN COPERTINA: la protesta degli studenti a Fiume. Foto Ivor Hreljanović
Etnia
Il Premio Città di Pola 2008 a Claudia Milotti
Una vita dedicata alla CNI
I
l premio Città di Pola, lo Stemma e la Pergamena di quest’anno
è andato alla connazionale Claudia
Milotti, esponente del gruppo nazionale italiano che ha dedicato la
sua vita alle scuole e all’etnia. Il
premio è stato consegnato il 5 maggio nel corso della seduta solenne del Consiglio comunale polese
con la quale si è voluta ricordare la
Giornata della Città di Pola. La motivazione cittadina nei confronti di
Claudia Milotti è stata: persona che
si è distinta quale pluriennale atti-
vista del gruppo nazionale italiano,
direttrice della Scuola media superiore italiana “Dante Alighieri”,
leader della battaglia portata avanti
a favore della costruzione del nuovo edificio scolastico e anche dell’adiacente palestra per le scuole
italiane sia elementare che media
superiore. Oggi pensionata molto
attiva entro la CNI, Claudia Milotti
ha contribuito con il suo lavoro allo
sviluppo dell’istruzione, dell’educazione non solo a livello di etnia
ma anche cittadino. Nel ringraziare
per il conferimento Claudia Milotti
ha voluto rilevare che condivide il
Premio con la figlia Gioconda. ●
Significativa cerimonia alla Scuola media italiana di Fiume
Due libri per «ancorare» il dialetto
E
pressione di “quell’Anchise culturale che ciascuno di
noi porta sulle proprie spalle”, come ha detto il presidente della Società di studi fiumani di Roma Amleto Bal-
larini, lunedì 5 maggio sono satte presentate alla SMSI di
Fiume due fatiche librarie: “Come parlavamo” di Francesco Gottardi e il terzo volume (compendente del parole
dalla Q alla Z), nonché di conseguenza, l’opera completa,
in tre volumi, del “Nuovo Samani”, il dizionario del dialetto fiumano. L’opera, stampata grazie al sostegno dlela
regione Lazio, è da considerarsi come una bozza aperta a
suggerimenti e interventi. “L’anno prossimo vi consegneremo il libro migliorato e corretto” ha detto Ballarini esprimendo quindi l’orgoglio di quelle generazioni anziane che
hanno consegnato ai posteri “la conta dei nostri morti e la
lingua, vernacolo che torna a voi, mai pesante o tedioso”.
Molto seguito e apprezzato pure l’intervento di Francesco
Gottardi, autore del volume “Come parlavamo”, edito a
Roma l’anno scorso, il cui contenuto era uscito originariamente a puntate sul nostro quindicinale. ●
Approvato il programma 2008 del CRS
I
l 5 maggio scorso a Rovigno si è
riunita la Giunta esecutiva dell’UI
occasione in cui è stato discusso e
approvato il programma di lavoro e
il piano finanziario per il 2008 del
Centro di ricerche storiche.
Per il 2008, anno in cui il centro festeggia 40 anni di attività, il
CRS ha richiesto un finanziamento
per le proprie attività per un complessivo di 977.999,71 euro i quali dovrebbero venir ripartiti così:
per l’attività scientifica e di ricerca sono previsti 440.737,26 euro,
per la raccolta ed elaborazione del
materiale 46.604,60 euro, per l’at-
La sede del CRS di Rovigno
tività editoriale 348.071,16 euro,
attività della biblioteca 111.321,25
euro e attività varie 31.265,44
euro. Per quel che riguarda i finanziatori del CRS va ricordato che di
questi 977.999,71 euro complessivi previsti nel bilancio dell’ente
288.781,37 euro saranno assicurati in base alla collaborazione tra
UI e Università popolare di Trieste,
altri 509,870,16 euro verranno devoluti dalla Repubblica di Croazia
e 172.174,65 euro dalla Repubblica di Slovenia. Di mezzi propri nel
bilancio 2008 il CRS ha previsto
7.173,53 euro. ●
Panorama 5
Attualità
Serbia: gli europeisti ora cercano un partner affidabile
Boris Tadić non avrà vita facile
E
già dal giorno dei primi risul- l’Ue dopo il riconoscimento europeo traumi sociali di una transizione intati elettorali in Serbia si è par- della secessione del Kosovo, in net- compiuta, di una rilettura incompletiti con le trattative. Ma Boris to calo all’11,3 p.c.; lo Sps del qua- ta della storia recente, dell’irritazioTadić non avrà certo vita facile nono- rantenne Ivica Dačić, che risale al 7,5 ne diffusa per il riconoscimento ocstante le elezioni per il blocco libera- p.c. e il Partito Liberaldemocratico cidentale dello strappo kosovaro. Per
le ed europeista da lui rappresentato del giovane Čeda Jovanović (l’uni- la formazione del nuovo governo bisi siano concluse con una vittoria dal- co disposto ad accettare il divorzio sognerà aspettare ora metà giugno,
le dimensioni insperate sugli ultrana- di Priština), che si attesta al 5,3 p.c.. quando il nuovo Parlamento unicazionalisti del Partito Radicale (Srs) di Un quadro da cui emerge un chiaro merale di Belgrado (250 seggi in tutToma Nikolić. Ma la vittoria rischia vincitore politico, Tadić. Ma non una to) s’insedierà. L’Alto rappresentandi rivelarsi monca senza un accordo coalizione parlamentare altrettanto te della politica estera e di sicurezza
con una qualche forza minore: prima chiara. Sullo sfondo di un Paese che della Ue Javier Solana, congratulanfra tutte, il Partito Socialista (Sps) che se in maggioranza ribadisce ‘’la scel- dosi con il popolo serbo ‘’per le elefu di Milosević, riemerso come ago ta di una strada europea’’ - come sot- zioni parlamentari libere e pacifiche’’
della bilancia con un 7,5 p.c. di con- tolineato da un rincuorato presidente ha auspicato la formazione rapida di
sensi. I dati ufficiali preliminari sul 98 della Repubblica -, preferendola rea- un nuovo governo. ‘’Spero che un
p.c. delle schede scrutinate - rispec- listicamente alle velleità di un asse nuovo governo possa essere formachiano le proiezioni. La lista ‘Per una esclusivo con la Russia, per ragioni to rapidamente e che sia fortemente
impegnato a fare le riforme
Serbia europea’ di Tadić
e a raggiungere le condiziosi attesta quasi al 39 p.c.
ni necessarie per progredire
dei suffragi, con un balzo
nel suo avvicinamento verin avanti di una decina di
so l’Europa’’, ha dichiarato
punti e 102-103 seggi nel
Solana. ‘’L’Unione europea
carniere. Mentre i radicali
darà a un governo di questo
di Nikolić e dell’imputato
tipo tutto il suo appoggio’’.
per crimini di guerra Voji‘’Dopo la firma dell’Accorslav Šeselj, prima fordo di associazione e stabilizza del Paese dal 2003, si
zazione (Asa) il paese è ora
fermano al 29 p.c. come
ben posizionato per avanzanella tornata precedente.
re rapidamente’’, ha aggiunOltre la soglia del 5 p.c.
to l’Alto rappresentante delsono inoltre confermati
Tadić e Mesić durante un recente incontro
la diplomazia Ue.
il Partito Democratico di
Il presidente croato Stipe Mesic
Serbia (Dss, conservatore) del pre- di collocazione geografica oltre che
mier uscente, Vojislav Koštunica, già di interesse economico, resta in ge- si è congratulato con le forze euroalleato di Tadić, ma oggi più vicino ai nerale diviso e poco incline all’entu- peiste e liberali in Serbia per l’esito
nazionalisti nel rifiuto del dialogo con siasmo: sotto l’effetto dei persistenti del risultato elettorale, sottolineando
Il premier sloveno Janša si dice ottimista
Rispettate le aspettative europee
I
l premier sloveno Janez Janša ha
detto che le aspettative degli sloveni per l’entrata nell’Ue sono state realizzate. In questi quattro anni,
la Slovenia ha ottenuto dall’Unione
europea tutto il possibile: la Slovenia
è entrata nell’eurozona e nella Zona
Schengen, attualmente è in corso il
semestre di presidenza dell’Ue, e sarebbe stato difficile ottenere di più,
secondo il premier sloveno. Tutta-
6 Panorama
via, il premier si chiede anche se
la Slovenia abbia utilizzato appieno
queste opportunità per lo sviluppo
nazionale. Alcune aree si sono sviluppate più di altre, tuttavia la Slovenia nel prossimo periodo riceverà
finanziamenti quattro volte superiori
a quelli finora ottenuti. Janša ha però
lamentato che la crescita economica
non abbia portato beneficio a tutti
gli sloveni e ha dichiarato che nes-
Janez Janša
sun Paese può ritenersi soddisfatto
quando alcuni suoi cittadini vivono
sotto la soglia della povertà, anche
se si tratta di persone in grado di badare a se stesse. La notizia positiva,
tuttavia, è che il numero di queste
persone sta diminuendo. ●
Costume
e scostume
Un affare di stato
le dodici vittime
delle Incoronate
Boris Tadić al momento del voto
che ‘’non si tratta di un’ottima notizia solo per la Serbia e il suo futuro, ma anche per l’intera regione dei
Balcani e per la stessa Croazia’’. Lo
si legge in un comunicato dell’Ufficio della presidenza croata. ‘’I risultati mostrano che il futuro della Serbia non potrà essere deciso senza le
forze europeiste’’, ha scritto Mesić,
fatto importante anche per la Croazia che ‘’come vicino avrà una Serbia nella quale un numero rispettabile di cittadini ha scelto di costruire
un futuro, e non di rimanere schiavi
del passato’’, circostanza fondamentale ‘’per la stabilità della regione
dei Balcani e per la prospettiva europea di tutti i paesi della ex Jugoslavia’’. In Croazia le elezioni politiche in Serbia sono state seguite con
particolare interesse, e molti analisti
hanno espresso il timore che nel caso
di una vittoria degli ultranazionalisiti del Partito Radicale si riaprisse
una stagione di crisi suscettibile di
mettere in discussione la fragile stabilità costruita negli ultimi anni tra
le repubbliche reduci dalla Jugoslavia socialista e dalle sanguinose
guerre degli anni Novanta. La stampa, infatti, non mette in primo piano la vittoria di Boris Tadić, quanto
le incertezze del dopo voto e il fatto
che potrebbe essere il Partito socialista, orfano di Slobodan Milosević, a
decidere la direzione in cui andrà la
Serbia. Così il Večernji list di Zagabria apre la prima pagina con il titolo ‘’Gli eredi di Milosević di nuovo
in sella’’, mentre il Jutranji list punta sulle dichiarazioni del leader dei
radicali, Tomislav Nikolić, titolando
‘’Tadić primo, ma i radicali già a lavoro per formare il governo’’.
La Croazia porta a termine i negoziati con la NATO
Quattro milioni di euro per l’adesione
L
a Croazia ha concluso agli
inizi di maggio a Bruxelles i negoziati di adesione alla
NATO. Tra l’altro, è stata stabilita la quota annuale che Zagabria dovrà devolvere nella cassa
comune di questa organizzazione euroatlantica: si tratta di una
somma che si aggira tra i tre e
i quattro milioni di euro. Bianca Matković, segretario di Stato
presso il Ministero degli Esteri
e delle Eurointegrazioni che ha
guidato la delegazione croata a
Bruxelles ha dichiarato che nel
corso dei colloqui si è parlato
di sicurezza, degli aspetti giuridici e finanziari che derivano
dall’Accordo di Washington sul
quale è fondato il Patto atlantico che la Croazia dovrà rispettare. ●
L’unico superstite sembra
ristabilito, la questione degli indennizzi appare ben avviata, la
gente - escluse le famiglie colpite - ne parla con sempre maggior distanza, eppure sembra che
passerà ancora prarecchio tempo
prima che il sipario scenda sulla
tragedia delle Incoronate. Della
morte dei dodici pompieri mandati, tanti dicono allo sbaraglio,
per spegnere quello che sembrava essere un banale seppur esteso incendio, non di un bosco, ma
di nient’altro che sterpaglie, si
occuperà entro questo mese addirittura il Consiglio per la difesa e la sicurezza nazionale. Per
arrivare, si sotiene a conclusioni
vincolanti, da inviare al governo per dargli modo di mettere a
punto un’adeguata cornice entro
cui sistemare leggi e regolamenti sulla tutela antincendio trattato
alla stregua di una minaccia alla
sicurezza nazionale, è un’esagerazione, ha sostenuto qualcuno.
Forse chi la pensa così ha anche ragione, però ci si dovrebbe
chiedere: una volta varate ottime
leggi, acquistati i più moderni
mezzi di spegnimento, comunicazione e trasporto dei reparti,
preparati adeguatamente coloro
che affrontano direttamente le
fiamme, a chi verrò dato il comando? No, non si parla qui dell’istituzione, ma delle persone.
L’anno scorso, dopo la tragedia,
il duiretore della competente Direzione statale aveva choccato le
famiglie dicendo che la stagione
antincendio era stata “positiva”.
Dov’è il problema? Nell’atteggiamento mentale ovviamente.
Se questi sono i vostri comandanti, pompieri, fate attenzione
perché, spento un incendio, magari banale, potrebbe accadere
che anche qualcun altro fra voi
non torni mai più in caserma.
Panorama 7
Società
Ginnasiali e studenti in piazza costringono il ministro alla ritirata
Stanno arrivando. Siamo preparati?
di Diana Pirjavec Rameša
Foto di Ivor Hreljanović
C
hi sono i metallari, le signorine
fancy, i ragazzotti con le bandane e accessori vari, i giovanotti in jeans modello "normal" e tutto
l'esercito di ginnasiali e studenti delle
scuole professionali che hanno contestato il processo di riforma scolastica
e la maturità di stato? Continueremo a
chiedercelo per un po' di tempo ancora, ma si tratta, che lo si creda o noi, del
ragazzo della porta accanto, dei nostri
figli e dei loro amici. Decisi, spontanei
e questa volta arrabbiati, hanno fatto il
loro ingresso ufficiale nella società in
modo molto responsabile reclamando
senza mezzi termini il diritto di essere
informati e di partecipare al processo
decisionale. Soprattutto quando si decide del loro destino. Hanno inaugurato un nuovo capitolo nella storia della
democrazia di casa nostra e ci hanno
fatto capire che esprimere pubblicamente il proprio dissenso non è un
reato. Anzi è un dovere, un gesto di
responsabilità.
Ma cerchiamo di capire che cosa è
successo. Gli studenti delle medie superiori sono scesi in piazza per chiedere chiarimenti in merito alla maturità di stato. Ma più che chiarezza
hanno ottenuto il rinvio. Un rinvio,
quello concesso dal ministro all'istru-
A Fiume la protesta degli studenti ha avuto molte simpatie
zione Dragan Primorac con una velocità stupefacente. Quasi a dire che...
gli hanno levato un peso dal cuore.
A protestare sono state in primo
luogo le terze classi, cavie sin dall'iscrizione alla scuola media superiore (ma non sono state le sole) del
progetto di riforma scolastica. Su di
loro infatti il Ministero all'istruzione ha esperimentato gli esami nazionali dalla prima classe della media
superiore e l'anno prossimo avrebbero dovuto sottoporsi alla maturità
in base al nuovo modello, sebbene
il regolamento non sia stato ancora
Il ministro Dragan Primorac costretto a cedere alle proteste degli studenti
8 Panorama
approvato. Alla domanda sul perché
hanno protestato rispondono sintetici. "Non eravamo informati in modo
sufficiente su come si sarebbe realizzata di fatto la maturità di stato. Ad
ogni nostra domanda su come fare
siamo incappati in un muro di silenzio. I professori non erano in grado di
rispondere alle nostre domande e discutere del problema. Il 'catalogo del
sapere' è arrivato solo due mesi prima degli esami nazionali e non sappiamo ancora quali potrebbero essere gli esami obbligatori. Non sappiamo nemmeno come prepararci per
la maturità, e nessuno è in grado di
dirci se poi l'esame verrà riconosciuto al momento dell'iscrizione all'Università" - hanno spiegato i ragazzi ai
giornalisti che li hanno intervistato
nei giorni della protesta. Ed anche i
ragazzi delle medie superiori italiane
di Fiume e di Pola hanno partecipato alle contestazioni dimostrando non
solo di essere completamente integrati nel processo di trasformazione
del sistema scuola ma anche di voler
contribuire in prima persona all'individuazione di una soluzione che vada
bene a tutti gli studenti, a prescindere se di 'maggioranza' o di 'minoranza' si tratti. Alla domanda sul come
si sono organizzati due studentesse
della SMSI di Fiume Antonella Paladin e Sarah Fabijanić rispondono con
Società
Antonella Paladin
grande semplicità: "Abbiamo comunicato con i ragazzi delle altre scuole
attraverso i messaggini e con la posta elettronica e quando è arrivata la
conferma che si andava in piazza siamo uscite anche noi. E nessuno dei
professori ha avuto da ridire". Anche
queste ragazze lamentano di non aver
avuto abbastanza informazioni, soprattutto informazioni precise.
Sarah Fabijanić
Alla domanda se sono contente del
risultato ottenuto Sarah ribadisce che
non tutto del progetto della maturità di
stato va rigettato. Ci sono anche delle
cose buone che però debbono essere
ulteriormente chiarite. Come per esempio il riconoscimento effettivo dei risultati della maturità per l'accesso all'uni-
Speed, un tempo a noi sconosciuto?
Sono loro la nostra internet generation. I ragazzi che attraverso la posta elettronica, i messaggi sms, i cellulari hanno organizzato una protesta
che in un battibaleno ha messo in ginocchio alti funzionari ministeriali e un
progetto, quello della maturità di stato, di cui si diceva fosse ben avviata.
E noi che pensavamo che i nostri giovani fossero amorfi, disinteressati,
incapaci di reagire... Ed invece il ciclone delle manifestazioni di piazza, organizzate e gestite a regola d’arte... con tanto di permesso, ci hanno lasciati
allibiti... anche perché tra di loro molti hanno riconosciuto i propri figli.
Concreti nelle richieste, oserei dire educati, loquaci, sintetici, in piena
sintonia con i tempi mediatici, molto distanti da qualsiasi rischio di manipolazione politica (c’è stato chi avrebbe voluto trascinarli, ma per fortuna
hanno saputo opporsi) ci hanno fatto capire che li avevamo semplicemente sottovalutati. E non solo, ma con la loro protesta di piazza sono riusciti
a smontarci, a noi adulti e alla politica che ci rappresenta. E dopo la protesta degli studenti dei Licei e delle scuole medie superiori professionali
sono arrivati anche gli studenti universitari. Non sono scesi in piazza per
il gusto di giocare ad imitare il Sessantotto (visto che ricorre l’anniversario) ma piuttosto per fare il punto sulle difficoltà che in seguito all’introduzione del sistema di studi di “Bologna” i ragazzi incontrano lungo il loro
percorso di studio.
Blog, Facebook, My space, siti internet. La rivoluzione dei ragazzi scorre e si sviluppa sui nuovi media e si basa sulle nuove tecnologie. Ecco perché molti non sono riusciti a stargli dietro.
Immaginatevi se un funzionario ministeriale sia in grado di inserirsi
nella loro veloce e trasparente comunicazione su Facebook... manco sanno
di che cosa parliamo. Eppure per i ragazzi sono questi gli strumenti di comunicazione quotidiana. Li gestistiscono e vi navigano con grande disinvoltura, senza che né prof. né tanto meno i genitori riescano a star loro alle
calcagna. Ecco perché secondo chi scrive il Ministero non è stato in grado di reagire in tempo e per salvarsi la faccia ha dovuto retrocedere e rinviare la maturità di stato. I loro erano i tempi della contemporaneità, dell’immediato. Invece, i tempi della pubblica amministrazione sono sempre
e comunque un trapassato prossimo in lenta evoluzione. Ci hanno battuti
sul tempo e continueranno a farlo perché il loro mondo è “speed”, il nostro è un tempo antico in cui, prima che qualcosa cambi, ci vuole un arco
spazio-temporale moluto lungo. Ecco perché, comunque vada, noi adulti,
professori e genitori, rimaremo dalla parte dei vinti e loro, simpatiche facce di liceali alle prime armi i veri vincitori. Un segnale positivo rivolto alla
società civile che nessuno si aspettava.
Panorama 9
Società
versità senza dover sostenere l'esame
d'ammissione. Antonella, che non nasconde il proprio scetticismo, ricorda
per ancora una volta la velocità con
cui il ministro ha fatto marcia indietro.
" Io non credo ancora che la maturità
sia stata rimandata. Qualcosa qui non
mi quadra... ma vedremo in futuro. Mi
è sembrato tutto molto semplice, troppo semplice", ci spiega Antonella.
Il ragazzo che da Fiume ha gestito la manifestazione Deni Vitković,
un ginnasiale biondo dalla faccia acqua e sapone, ha precisato che lui e i
suoi compagni non sono contrari alla
maturità di stato. Scendendo in piazza
hanno voluto puntare il dito contro la
totale disorganizzazione del sistema.
Ma di fatto si sono resi portatori di
una grande richiesta di cambiamento: dalla necessità di un salto di qualità nell'istruzione media superiore alle
modifiche che si devono realizzare nel
sistema universitario e nel mondo del
lavoro che tra breve dovrà accogliere questa generazione. Scendendo in
piazza ci hanno fatto un favore. Ora la
società, le istituzioni e particolarmente i politici, dovrebbero trarre una giusta lezione. ●
Il processo di Bologna va aggiustato
D
opo i liceali si sono fatti avanti anche gli universitari. Questa volta sotto
la lente d'ingrandimento sono finite le modalità di attuazione del processo di Bologna. Anche qui sono state fatte richieste, precise. In primo luogo
quella di passare ai fatti, cioè di realizzare concretamente quei presupposti indispensabili a riformare l'istruzione universitaria e, in secondo luogo, di chiarire diritti e doveri delle parti coinvolte nel processo di Bologna.
Gli studenti chiedono vengano rispettate le condizioni pattutite al momento dell'scrizione, inclusa la possibilità di iscriversi alla laurea specialistica
senza dover pagare tasse universitarie. Pretendono la pubblicazione dei risultati delle inchieste relative alla qualità dell'insegnamento come pure il coinvolgimento degli studenti nella stesura dei piani di studio. Chiedono una migliore comunicazione e collaborazione tra le università e le imprese in modo
da facilitare l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.
"Non crediamo alle promesse, vogliamo fatti" è stato il messaggio lanciato alle autorità dai manifestanti, sia a Fiume che a Zagabria. Ma ci sono
stati pure striscioni in cui gli studenti hanno chiesto le dimissioni al minstro
Dragan Primorac. I ragazzi hanno capito però che il problema non si può risolvere in un solo pomeriggio ed è per questo che hanno proposto un dibattito parlamentare sui problemi legati all'attuazione della riforma universitaria.
"Il modo con cui il processo di Bologna viene attuato in Croazia è assolutamente lontano dagli intenti originari e non porta all'edificazione di una società democratica della conoscenza"- hanno sentenziato gli studenti, chiedendo
interventi urgenti. ●
10 Panorama
Patrizia Pitacco operat
La maturità di
Patrizia Pitacco operatore scolastico e ora consulente per le scuole della
CNI ha seguito con grande attenzione e apprensione la protesta dei ragazzi. Ed anche se coinvolta dall'esterno
ci ha aiutato a fare il punto su alcune
questioni che la protesta giovanile ha
posto di fronte a tutti noi.
Se la sente di dire che il sistema
scolastico è stato bocciato all'esame
di maturità?
Apparentemente potrebbe sembrare di sì, è la conclusione che ci viene
proposta dai media, Ci sono persone
che hanno avuto proprio questa percezione. Io non sono del parere che il
sistema sia stato bocciato. Forse sarò
un'illusa, forse sarò una poco informata, ma credo ci siano ancora delle
possibilità. Non avrà ricevuto un bel
voto, non sarà stato un esame brillante ... sono cose su di cui si può discutere. Per quanto mi riguarda non posso però dire che non ci sia stata informazione.
Provengo dalla scuola elementare
che tecnicamente è coinvolta di riflesso nella maturità di stato, però considerati i mei coinvolgimenti, anche in
passato, posso dire di avere avuto la
fortuna di essere stata inserita nella
problematica sin dal primo momento. È vero, le informazioni non sempre sono state chiare. Forse si è entrati
in questa riforma un po' impreparati e
un po' in fretta. Certe cose andavano
ponderate e preparate meglio. Forse è
anche vero che i sistemi si cambiano
partendo dalla base e ciò significa dalle scuole materne. In Croazia invece
si è partiti dalle Università. Abbiamo iniziato ad adeguare le università
al processo di Bologna...di seguito la
riforma ha coinvolto anche la scuola
media. Non sono d'accordo sul fatto
che i ragazzi dei Ginnasi, coloro che
avrebbero dovuto sostenere la maturità di stato non siano stati informati.
Non dobbiamo dimenticare che i ragazzi dei Ginnasi sono stati prepararati a queste novità sin dal primo anno
della Media superiore. Loro hanno
fatto ogni anno un esame nazionale. Chi invece è stato buttato nel fuoco sono i ragazzi che frequentano gli
indirizzi professionali quadriennali. È
Società
tore didattico e consulente per le scuole della CNI
stato non è stata bocciata
vero che a loro è stato detto che avrebbero fatto l'esame nazionale solo quest'anno a gennaio, mentre negli anni
precedenti non erano stati coinvolti
negli esami nazionali. Ma i ragazzi
dei Ginnasi... Voglio sperare che sia
chiaro che per ottenere la licenza di
Media superiore i ragazzi dovranno
fare un esame di maturità. Anche se
a sentirli si ha la percezione che loro
credano che non si farà alcun tipo di
esame alla fine della quarta, cosa del
tutto sbagliata.
E poi devo dire una cosa, la protesta ha suscitato in me una certa inquietudine.
Perché?
Anche se tutti noi ci occupiamo
prevalentemente del problema legato alla maturità, il nocciolo della questione si trova a monte. Questa è solo
la punta dell'iceberg. Noi, in quanto
persone, siamo come dire...un iceberg e quello che si vede è solo un
terzo di quello che in effetti noi siamo. I due terzi rimangono nascosti.
E quei due terzi che i nostri ragazzi
non fanno vedere nascondono molto
disagio. Un disagio profondo sia dei
ragazzi che della società in cui noi viviamo. Ed è un problema che non riguarda solo la Maturità di Stato ma
coinvolge la società e l'essere giovane oggi. Io non credevo che si potesse organizzare una protesta del genere
servendosi di Internet.. E allora sono
andata a scoprire questi famosi blog.
Ho chiesto come si faceva ad entrare
in questi siti e in un primo momento
mi hanno detto: 'È un segreto... non si
può'. Poi ho digitato su Google la parola blog ed ecco che mi si sono aperti i vari forum attraverso cui i ragazzi
hanno comunicato e continuano a farlo. Credo che facendo ciò non ho violato la privacy di nessuno di loro. Ho
letto e rimango molto perplessa delle
cose che lì ho trovato. Sarò superata,
sarò vecchia..
Perplessa in merito a che cosa?
La prima cosa che si potrebbe dire
è: bravi ragazzi! Vi siete organizzati. Ma io ho il timore che siano stati
invece strumentalizzati, che dietro a
loro ci siano degli adulti, ma non saprei dire chi. Il messaggio che stiamo
mandando in questo momento ai ragazzi è : "Avete un problema? Protestate, scendete in piazza e poi sarete
accontentati nelle vostre richieste"...
La Maturità di stato contemplerà indubbiamente delle difficoltà, ma non
vorrei che una delle prossime protesta
racchiuda in sé la richiesta di raccorciare le ore di lezione a 30 minuti. Ho
paura che si stia perdendo un attimo
il controllo e non si abbia più idea di
chi sia competente per che cosa. I ragazzi non conoscono i propri limiti e
mi sa che neanche noi adulti li conosciamo. Il minsitero ora sta cercando
il colpevole. Il primo colpevole pare
sia il Centro nazionale esterno per la
verifica delle competenze formative
(NCVVO). Mi sento un consulente
atipico nel senso che sono stata coinvolta in questo problema data la specificità del territorio che io mi trovo a
ricoprire e degli incarichi che ho avuto in precedenza. Il fatto di cercare il
responsabile è una delle caretteristiche della nostra società. Si cerca prima di tutto di individuare il colpevole e solo poi di risolvere il problema.
La decisione di rinviare la maturità
ha prodotto un gran scompiglio nelle
scuole e ora i ragazzi non sanno che
cosa di fatto dovranno fare nelle prossime settimane.
Bene, allora cerchiamo di dir
loro che cosa faranno
Da quello che ho capito le quarte
di quest'anno faranno la maturità vecchia. Le terze di quest'anno avrebbero
dovuto fare, l'anno prossimo, quella
nuova, ma non la faranno. La maturità
vecchia comporta la tesina e l'orale di
italiano e altre materie...
Che cosa significa questo rinvio
per i ragzzi della CNI?
Mi sono occupata sin dall'avvio
della riforma della maturità delle scuole italiane e la grande battaglia è stata
condotta per l'inserimento dell'italiano quale materia obbligatoria d'esame
e per non costringere i nostri ragazzi
a sostenere una materia in più. Abbiamo ottenuto che tra le materie obbligatorie ci siano italiano e croato poi a
scelta una tra matematica e inglese e
poi una opzionale. Ecco, diciamo che
è stata una buona conquista. Si è trat-
Patrizia Pitacco
tato di una conquista politica gestita e
portata avanti dall'Unione e dall'on.
Radin e divenuta oggetto di un accordo politico molto preciso. Il fatto che
questo argomento sia stato oggetto di
un accordo politico, quello tra Radin
e Sanader, in questo momento, visto
l'andamento delle cose, mi rincuora.
E non lo nascondo. Se non fosse stato così in questo momento sarei stata
molto preoccupata. In questo momento i nostri ragazzi condividono il percorso con gli altri ragazzi e il fatto che
anche i ragazzi della CNI siano scesi
in piazza significa che sono integrati
piuttosto bene nel mondo giovanile e
in quello scolastico.
I ragazzi prima o poi dovranno
fare la maturità di stato. Le materie
che sceglieranno in quanto opzionali sono legate a quelli che saranno gli studi universitari che intraprenderanno in seguito. Ma come
si fa a chiedere al ragazzo di decidere sull'opzionale un anno prima
di iscriversi all'università? Chi ha
figli, chi insegna, sa che i ragazzi raramente alla fine della terza hanno
già le idee chiare sul da farsi... Non
crede che anche questo rappresenti
un grande problema?
Credo che il problema maggiore
per il quale non sia stato approvato
il regolamento sulla maturità di Stato
sia legato alla questione dell'iscrizione all'università e alle modalità con
cui questa dovrebbe venir realizzata.
Abbiamo avuto sì conferma, ma solo
a voce, che la maggior parte delle università abbiano accettato di riconoscere la maturità di stato e sostituirla
all'esame di ammissione. Ma si tratta
solo di assicurazioni fatte a voce. ●
Panorama 11
Società
Riflessioni indotte da un soggiorno a Bari nell’ambito della collaborazione fra i c
Anche le rivoluzioni hanno bisogno d
di Marino Vocci
M
ercoledì 7 maggio, a Bari, dagli splendidi balconi del Palazzo di Città (Palazzo del
Municipio) ho avuto il grande piacere di partecipare alla serie di manifestazioni organizzate in occasione della Festa del Santo patrono della città,
San Nicola. Insieme a amici e amiche
del Comune di Monfalcone, sono stato ospite dell’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia e del Comune di Bari. Devo fare dei sinceri
complimenti a Monfalcone e all’amico Gianfranco Pizzolitto, per il ruolo
da protagonista che l’Amministrazione comunale della città dei cantieri sta
avendo nei progetti di collaborazione
nell’Adriatico, e poi trovo veramente
bellissima e lungimirante la scelta di
istituire una direzione regionale che
abbia il mare e il mediterraneo come
punto di riferimento.
E il termine partecipazione è proprio quello più giusto e appropriato
per esprimere il coinvolgimento: un
coinvolgimento dovuto alla grande
ospitalità, all’amicizia e al calore con
il quale sono stato accolto in quell’occasione. Una accoglienza calda e sincera, quasi espressione di un’amicizia
duratura e poi soprattutto la gioia di
poter incontrare la bellezza semplice
di questa città, che si presenta quasi
normale e allo stesso straordinaria: un
qualcosa che in alcuni momenti è stato
per me motivo di vera commozione.
La basilica di San Nicola nella capitale pugliese
Così è stato ad esempio, quando,
lungo le stradine che caratterizzano
la Bari vecchia, dominata dalla pietra
bianca, ho gustato un pezzo di polenta
fritta che una signora mi ha voluto offrire, o chiaccherato con un allegro e
bellissimo bambino. Un bambino con
gli occhi e i capelli nerissimi, che mi
ha fatto riandare con il pensiero ad una
mia fotografia di quando avevo, più
o meno, l’età di dieci anni e che mi
ha voluto raccontare di un suo viaggio compiuto di recente insieme alla
mamma e al papà, lungo rotte di terra e di mare che aveva fatto tra Bari
e Ragusa, alla scoperta di un mondo
bellissimo, per lui fino ad allora assolutamente sconosciuto. Mentre parlava i suoi occhi erano pieni di una luce
gioiosa. O, ancora, nel Palazzo di Città, poter ascoltare in silenzio il rullare dei tamburi e il suono delle trombe
del corteo mascherato per la Festa di
Il traghetto Ivan Zajc della fiumana Jadrolinija collega Bari a Ragusa
12 Panorama
Il patrono di Bari
San Nicola, sorseggiando un bicchiere di Negramaro; tutto questo insieme
a molta altra gente, e soprattutto a delle splendide ragazze del sud, vestite
semplicemente con abiti che facevano trasparire tutta la loro mediterranea
bellezza.
Proprio mentre ero in piedi davanti al balcone, immerso nel frastuono
gioioso e coinvolgente della Festa, ho
ripensato alla bellezza, sì proprio alla
bellezza della semplicità, quella di un
bambino, di un paesaggio, di un suono
ma anche alla bellezza di una fanciulla
e delle persone che si incontrano e/o si
amano, che a volte è proprio …bella.
Spesso invece assistiamo al massacro, alla distruzione e all’annullamento
della bellezza, a volte non conosciamo
per niente o ci è impedito di ascoltare
la bella musica e l’armonia dei suoni,
come ad esempio quella dei canti primaverili che caratterizza i merli e gli
usignoli. Dei grandi occhiali scuri - mi
dicono che proprio quello italiano sia
..il popolo degli occhiali da sole - nascondono la vitalità e la bellezza degli occhi, e impediscono di farti capire
se una persona, mentre parla con te, ti
guarda o no. Proprio gli occhi sono - o
dovrebbero essere - lo specchio dell’anima. E ancora, il vestirsi in maniera accentuatamente trascurata o strana:
con abiti sgangherati, volgari o falsamente raffinati e invadenti, che nascondono la bellezza e impediscono di
ammirare il nostro corpo.
Forse dovremmo ricordarci che curare la nostra bellezza, il nostro aspetto, mantenendo un piglio pulito, sem-
Società
centri adriatici e mediterranei
della bellezza
plice e non volgare o ostentato, significa anche portare, regalare qualcosa di
noi stessi agli altri. Anche per questo
dico che sono proprio belle le ragazze, le donne e gli uomini del sud della
mia Italia!
Sono rimasto poi particolarmente
colpito, direi proprio stupito, quando,
seduto sul muretto di pietra che si affaccia sull’Adriatico, tra la straordinaria chiesa e il castello-fortezza di Trani, una bella signora del luogo, dopo
aver saputo del mio amore per l’Istria,
ha esclamato: “Oh, l’Istria, la terra di
Fulvio Tomizza”.
Il giorno seguente, ritornato a
Trieste, ho accompagnato, come è
ormai mia abitudine da alcuni anni
a questa parte, un gruppo di studenti alla scoperta dell’Istria di Fulvio
Tomizza. Dopo aver lasciato la “sua”
Trieste e visitato la “sua” Capodistria,
prima di approdare nelle “sue” Giurizzani e Materada, abbiamo fatto una
sosta per vedere le Saline di Sicciole.
Lungo la strada bianca tra il confine
sloveno e croato, sotto gli alberi di
ciliegio sfioriti da soli pochi giorni,
abbiamo incontrato, per dirla con le
parole di Franco Juri: “… il simbolo della heimat slovena di autentica e
genuina ispirazione stiriana e carniola… “. Oggi è proprio lui che fa notizia, oggi è proprio lui che viene ricevuto dal Presidente della Repubblica
di Slovenia, oggi è proprio per lui, o
meglio strumentalizzando la sua protesta e lo sciopero della fame per spo-
Una bella immagine della cittá vecchia di Bari Vecchia
stare dei vasi di fiori e affermare così
la sovranità slovena su 113 ettari ancora contesi, che, sono sempre parole
dell’amico Franco: “…umiliando per
l’ennesima volta l’Istria multiculturale (proprio quella del nostro Fulvio
Tomizza n.d.r.) nei primi giorni di
maggio hanno manifestato un gruppo
di persone che sbandieravano coloriti stendardi, con un grottesco accoppiamento tra quelli karantani e quelli
dell’Unione europea, tra teste rasate,
bicipiti tatuati e folklore della Gorenjska…”. Il vero dramma è che tutto ciò avviene nel sostanziale silenzio
della “sinistra”, anzi di una “sinistra”,
Fulvio Tomizza
che sempre più spesso si arrabatta
a rincorrere e a imitare in pessimo
modo la destra. A questo punto sorge
spontanea una domanda, esiste ancora una sinistra? Di fronte alla comparsa dei nuovi fascismi, sembra proprio
di no! Povera sinistra, povera Istria!
Forse dovremmo proprio adoperarci a recuperare il senso e il piacere della bellezza. In primo luogo la bellezza e la lungimiranza che si dovrebbero
rinvenire nei comportamenti dei nostri
politicanti. Il detto popolare ci ricorda
tradizionalmente come …el pese comincia a spuzar da la testa !
Bisogna allora recuperare non il
culto della bellezza, quella bellezza sfruttata con ritmo martellante dal
mercato, ingiustificatamente amplificata dai media, spudoratamente ostentata dal potere, che non ha fatto altro
che produrre un mondo che non è stato
mai così brutto. Bisogna invece recuperare quella bellezza che è stata ricordata da Camus e cioè quella che: “…
senza dubbio, non fa le rivoluzioni, ma
viene un giorno in cui le rivoluzioni
hanno bisogno della bellezza.” E dare
allo stesso tempo un’adeguata e positiva risposta alla domanda di Fedor Dostoevskij che nel “L’idiota” si chiede:
“E’ vero, principe…che il mondo lo
salverà la bellezza ?”. ●
Panorama 13
Etnia
Alla Comunità degli Italiani di Via del Mulino i lavori di ristrutturazione sono
Cittanova, chi va piano va sano e
di Bruno Bontempo
preliminare dell'intervento vero e proprio ha preso il via nel 2003 con la stesura del progetto di massima, seguita
orse unica tra le oltre 50 CI imdalla pubblicazione del bando di gara
matricolate nell'Unione Italiana,
d'appalto, per arrivare infine
la Comunità di Cittanoalla firma del contratto con
va ha una storia alquanto sinl'azienda appaltatrice, la Gragolare, essendo nata come sodin Kuk di Pinguente, avvecieta di calcio "Cittanovese"
nuta nel maggio del 2005. Il
nel 1948 e rimasta in attività
tempo intermedio trascorso è
per quattro anni. Nel 1952
letteralmente volato e ci siafu costituito l'allora Circolo
mo resi conto quanto fosse
Italiano di Cultura, che ebbe
complesso seguire l’andacome fondatore e primo premento tecnico-amministratisidente Alfredo Zaccaron. Un
vo di un'opera pubblica nelle
sodalizio, quindi, tra quelli
sue diverse fasi procedurali,
"storici", anche se il suo camcon particolare riguardo ai
mino non è stato sempre covari stadi progettuali, richiesparso di rose. L'esodo masste, verifiche, documentasiccio e gli avvenimenti del
zione, licenze, tra cui quella
1954 furono all'origine di un
sull'esenzione dell'IVA. Pasperiodo di stallo, i cui primi
sando attraverso la selva delsintomi di ripresa si manifele pratiche burocratiche, siastarono appena nel 1960, gramo arrivati al gennaio 2006,
zie al contributo di una nuova
quando è stato firmato il consfornata di dirigenti, tra cui
tratto per l'inizio dei lavori,
Luigi Carlin, Pietro Grabar,
mentre il cantiere è diventato
Leni Benussi e Luciano Mooperativo neanche un mese
nica. Nel 1972 il CIC lasciò
il posto alla Comunità degli Paola Legovich Hrobat, dinamica presidente della CI più tardi, il primo febbraio.
L'ultimazione dei lavori era
Italiani, che proseguì il suo
cammino tra alterne fortune, ma oggi sciata in eredità dalla SEI quando si è prevista entro un termine di 600 giorè un sodalizio vitale e in buona salu- trasferita nei nuovi ambienti. Lo spazio ni, quindi l'auspicio era di poter avere
te, che occupa i vani del vecchio edi- utile comprende una superficie com- la sede rimessa a nuovo a nostra dispoficio scolastico, nel centro storico della plessiva di circa 650 metri quadrati, sizione già nell'ottobre del 2007. Anche
incluso l'estivo con il bel giardino. Da se ora finalmente possiamo dire di esquindici mesi, però, la sede è off limits sere alle battute conclusive - lamenta
per i 700 soci della Comunità, "occupa- Paola Legovich - purtroppo i lavori non
ta" dalle maestranze che stanno portan- sono ancora finiti".
do a termine i lavori di ristrutturazione.
Una sede funzionale
L'idea per il restauro risale a più di una
proiettata al futuro
decina di anni addietro, al '95-'96, cioè
a molto prima che Paola Legovich Hrobat, attuale presidente, assumesse la ca"Come da progetto, approvato dalla
rica. "All'inizio avevamo qualche dub- precedente gestione della Comunità, al
bio su quello che sarebbe stato più op- pian terreno potremo disporre del bar,
portuno intraprendere - ci ha spiegato la dei servizi, del vano ascensore e di una
simpatica e dinamica presidente del so- sala polifunzionale, che verrà adibita a
dalizio, nota imprenditrice cittanovese- teatrino e alle varie necessità della Co. Vennero presi in considerazione vari munità - ci spiega con entusiasmo la
abbozzi, diverse idee sul modo di inter- presidente -. Ovviamente, questi spazi
venire, si valutò la possibilità di amplia- costituiranno il fulcro delle nostre molre la sede esistente ma anche quella di teplici attività sociali, spettacoli, espoprocedere al completo rifacimento del- sizioni d'arte e mostre fotografiche, che
lo stabile, che alla fine risultò una scelta poi sono lo specchio della nostra opeL’interno della ristrutturata
Comunità degli Italiani di Cittanova quasi obbligata. Si può dire che la fase rosità. Pure la struttura, gli arredi e l'il-
F
14 Panorama
città, in via del Mulino. L'edificio è del
1890 e fino agli anni Ottanta ha ospitato
sia la scuola elementare sia l'asilo nido,
ma ora è di proprietà della stessa CI, la-
Etnia
ormai nella fase di rifinitura
va lontano
luminazione della sala sono stati scelti
oculatamente affinché potessero soddisfare la funzione polivalente cui sarà
destinata. Pur non rientrando nella categoria dei monumenti storico-architettonici sotto tutela, la nostra sede ha
il grande privilegio di essere ubicata in
una parte vitale di Cittanova, una strada molto frequentata, luogo di ritrovo e
di passaggio, tappa obbligata per tutti i
cittanovesi e come tale facilmente raggiungibile dai nostri soci e dagli altri interessati".
Al primo piano dello stabile troveranno posto l'ufficio di segreteria e
quello per il presidente, una sala riunioni, l'archivio e la biblioteca, nonché
i servizi, anche quelli per le persone
meno abili. Il secondo piano sarà sistemato conformemente alle esigenze delle sezioni che sono già presenti nell'inventario della CI (sala prove con pianoforte per il coro e per il Cittanova Vocal
Ensemble, un complesso molto attivo),
ma nella progettazione non sono state trascurate le nuove forme di attività
che la dirigenza intende varare prossimamente per soddisfare alcune delle
richieste dei soci. Destinato al gruppo
fotografico, molto ambizioso e industrioso, formato da giovani di talento, ci
sarà il laboratorio e la contigua camera
oscura tradizionale, attrezzati per lo sviluppo delle pellicole e il trattamento e la
stampa di foto analogiche. Un altro ambiente sarà riservato al gruppo artistico,
che oltre all'atelier per la sezione pittura, già operante in seno alla CI, prevede
anche un... "angolo cottura", dove troverà posto un forno per la ceramica o
la porcellana, una forma di attività per
la quale c'è grande interesse ma che finora non è stato possibile avviare proprio per la mancanza di uno spazio e di
un'attrezzatura adeguati. Ancora al secondo piano è prevista una piccola sala
computer, che sarà messa a disposizione dei ragazzi. Si tratta di un'iniziativa
pensata nell'ambito delle politiche giovanili, per favorire l'avvicinamento di
questa fascia di soci alla Comunità, offrendo loro una struttura inedita ed interessante, con nuove opportunità per la
realizzazione di progetti multimediali
anche in questo campo. Infine, all'ulti-
La palazzina della Comunità, ristrutturata, attende la conclusione dei lavori
Ex tempore di fotografia e concorso
dolciario come fiori all’occhiello
L
e attività della CI di Cittanova inquadrano varie sezioni, come il coro "Cittanova Vocal Ensemble", il gruppo di pittura, quello fotografico, le squadre sportive (bocciofila "La fameja", pallavolo femminile, pallavolo maschile, calcetto), la filodrammatica, la sezione etnografica, la sezione giornalistica, il corso di batik, il gruppo letterario. "Se ci è stato possibile mantenere in
vita tutte le sezioni anche durante lo svolgimento dei lavori nella sede di via
del Mulino, dobbiamo ringraziare l'impegno dei nostri attivisti ed anche la disponibilità della municipalità e del sindaco Anteo Milos, che poi è un nostro
connazionale. La città ci ha messo temporaneamente a disposizione dei vani
per i gruppi fotografico e artistico - ci ha spiegato Paola Legovich Hrobat - e
inoltre ci è stato concesso in affitto, per un prezzo simbolico, un ambiente per
la segreteria. Nel frattempo anche i vani dell'Università popolare di Cittanova,
dove ci eravamo sistemati temporaneamente, sono stati sottoposti a dei lavori di ristrutturazione per cui le nostre sezioni si sono viste costrette a dividere l'unica stanza a disposizione con la nostra segretaria Barbara Zancola Radujko, e lì è stato sistemato anche il pianoforte per le prove del coro".
In questa situazione non è stato possibile avviare alcune nuove forme di attività previste per il 2008, per cui il gruppo giovanile di danza e quello di ceramica sono ancora in sala d'attesa. La prolungata inagibilità della sede sta creando anche altri problemi. La gara dei dolci (tradizionali, del bello e del buono),
ad esempio, arrivata alla quinta edizione ed allargata prima alle CI del Buiese,
quindi a tutte le altre del territorio e agli Enti per il turismo della Regione istriana. Nel 2007 era stata allestita in un albergo cittanovese, nel 2008 l'abbiamo
spostata all'autunno, ma mi sa che neanche questa volta potremo farla in sede
e saremo ancora costretti a chiedere ospitalità per non interrompere questa che
sta diventando una bella tradizione. Discorso che vale anche per l'Ex Tempore di fotografia (terza edizione a settembre), che ha visto la presenza di artisti
croati, sloveni, polacchi, tedeschi, austriaci, italiani, ungheresi. Mancando la
nostra tradizionale e rustica sala mostre alla CI, ci siamo dovuti arrangiare con
uno spazio-tenda allestito nel mandracchio di Cittanova, andando incontro a
parecchi disagi ed anche a costi aggiuntivi non indifferenti" ha concluso con
una punta di rammarico la presidente Paola Legovich Hrobat.●
Panorama 15
Etnia
mo piano mansardato dell'edificio, verranno ricavate tre unità abitative, alloggi destinati agli insegnanti della Scuola elementare italiana, come previsto a
suo tempo da una clausola del contratto
di donazione dello stabile alla CI.
Investimento da oltre
un milione di euro
"Questa fase della ristrutturazione,
però, ha interessato soltanto metà del
giardino, con la pavimentazione dello
spazio che ospiterà la terrazza del bar
sociale - ha aggiunto la loquace Paola Legovich Hrobat, senza nascondere
il desiderio della CI di uscire dai propri ambiti -. In un secondo tempo contiamo di realizzare anche una sorta di
piccolo teatro all'aperto che, si auspica,
dovrebbe ospitare una serie di rappresentazioni e consentire ai nostri gruppi di inserirsi con successo nel contesto più ampio dei programmi dell'estate cittanovese. In questo senso stiamo
valutando le possibilità di una collaborazione con l'Ente per il turismo di Cittanova e con la municipalità, mettendo
a disposizione un ventaglio di proposte
che vanno dalla cultura agli spettacoli, con concerti, mostre, presentazioni
e altro".
L'investimento complessivo per i
lavori di ricostruzione della Comunità degli italiani di Cittanova ammonta a 960 mila euro, ai quali va aggiunto l'ammontare di altri 100 mila euro,
previsti per l'acquisto degli arredi.
Anche il concorso per la fornitura del
mobilio è già stato portato a termine, ma la sua realizzazione è messa
in forse dal blocco delle attività e degli interventi promossi dall'UI e dall'UPT, causa il ritardo nel versamento dei mezzi finanziari all'Ente triestino da parte del Ministero degli Esteri
italiano. "Un contrattempo di natura
tecnica" come lo ha definito il presidente della Giunta di Unione Italiana,
Maurizio Tremul, che si è detto ottimista. Comunque, nelle ultime settimane questa impasse ha comportato
una serie di slittamenti e ritardi, per
cui è difficile fare delle previsioni circa gli sviluppi futuri.
Legovich Hrobat: oculata
scelta dei materiali
La sede della CI nel vecchio edificio scolastico, rimesso a nuovo
16 Panorama
Comunque, anche i lavori edili alla
CI di Cittanova sono in ritardo. "La
consegna della struttura era prevista
dapprima per l'ottobre 2007 - ha aggiunto Paola, con una sorte di rassegnazione -, ma ci sono state delle proroghe richieste dalla ditta appaltatrice e
concordate con la ditta Oktagon Srl di
Pola e l'architetto Sergio Perinić, incaricati della sovrintendenza dei lavori,
che comunque vogliamo ringraziare
per la buona collaborazione mantenuta
per tutta la durata dell'intervento e per
esserci stati vicini, cercando di soddisfare tutte le nostre esigenze. E un ringraziamento per l'impegno profuso va
anche a Mauro Hrobat, rappresentante
della CI delegato a seguire l'andamento
dei lavori, la scelta dei materiali, qualità e tipologia. Su questo punto siamo abbastanza soddisfatti e crediamo
di aver fatto delle scelte molto oculate,
che speriamo si confermino tali quando
il sodalizio dovrà far fronte, per la manutenzione, ai costi ed ai problemi tecnici che solitamente emergono a lavori
conclusi".
Tornando ai termini di consegna
dello stabile, una prima procrastinazione aveva previsto la conclusione dell'intervento a fine febbraio, un ulteriore
dilazione lo aveva fissato a fine marzo,
ma oggi che siamo a metà maggio restano ancora da rifinire alcuni dettagli.
"Anche se i lavori sono arrivati alla fase
finale, la Gradin Kuk non ci ha fornito
ancora la documentazione necessaria
per cui non possiamo procedere all'ottenimento della licenza di agibilità - ha
concluso con un po’ di amarezza Paola
Legovich Hrobat -. Da quanto ci è possibile sapere, il tempo per l'ottenimento di queste autorizzazioni va dai tre ai
sei mesi, pertanto siamo ancora lontani dal poter definire la data di apertura.
Ma quel che più ci duole, è la difficoltà
nella programmazione delle nostre attività, che ora marciano molto a rilento
causa la mancanza di spazi adeguati e
sufficienti in cui poter operare e quindi le cose si complicano un attimino.
Quando, arrivati quasi alla fine dei lavori, pensavamo di esserci ormai lasciati alle spalle tutta la sfilza di intoppi
che abbiamo incontrato strada facendo,
è arrivata la notizia di questo problema,
intendo la sospensione dei finanziamenti. Per la riapertura della sede e la
ripresa a pieno ritmo delle nostre attività, quindi, si configurano ritardi ben
più gravi".●
Teatro
A cinquecento anni dalla nascita, happening coinvolge croati e italiani
Venezia, tre ore nel nome di Držić
di Sandro Damiani
U
na splendida giornata di sole
ha accolto, il 2 maggio scorso, le trecento e passa persone che dalla Croazia sono venute a
Venezia per ricordare con un happening assai gradito alla fluttuante platea di Campo SS. Giovanni e Paolo,
i cinquecento anni della nascita di
Marin Držić (1508-1567), nel giorno che ne ricorda la scomparsa, avvenuta nella città lagunare proprio
tra le mura della chiesa che porta
il nome della piazza; chiesa il cui
muro laterale fa un tutt’uno architettonico con il grande ospedale che
chiude lo spazio cittadino ove troneggia un monumento equestre del
Colleoni. Chiesa, tornando a Držić,
al cui interno fa bella mostra una lastra in marmo, messavi nel 1972,
che ricorda come il commediografo
raguseo vi sia stato sepolto.
Un happening, dicevo. Non di
tutti i visitatori. Ovviamente. Ma di
un centinaio, circa, sì, se pensiamo
che c’erano il complesso folcloristico raguseo Linđo, attori zagabresi,
tra cui la Buljan, lo Ševo e il Gracić,
impegnati in uno spettacolo di
Držić all’HNK della capitale, diretto da Joško Juvančić, una sessantina di allievi dell’Accademia d’Arte
Drammatica di Zagabria (preparati,
tra gli altri, dalla regista e docente
Icica Boban), i quali hanno percorso in un corteo colorato e festante
gran parte delle vie, calli e campi di
Venezia, tra la simpatia della folla.
E poi il complesso di musiche, canti e danze rinascimentali Claviere di
Vittorio Veneto i cui quindici elementi provengono, però, da quasi
altrettante localita’ della regione.
E, non ultimi, tra i protagonisti della lunga giornata in onore del Raguseo, coloro i quali ne hanno detto, letto e recitato versi e battute in
italiano: attori che con Držić si erano già incontrati: due volte, il veneziano-goriziano Gianfranco Saletta:
una volta, nell’ormai lontano 1969,
a Trieste, nell’allestimento firmato
da Kosta Spaić, dal titolo “I nobi-
li ragusei”, che poi era la versione
dialettale veneto-istriano-dalmata
del “Paron Maroje” curata da Carpinteri e Faraguna; ed una seconda
volta a Fiume, con il Dramma Italiano, per la regia di Nino Mangano. Accanto a Saletta, si sono alternati sul palco del campo Roberto Della Casa e Andrea Blagojević,
entrambi impegnati nello spettacolo
fiumano dianzi rammentato, e l’ecclettico attore e cabarettista mestrino (ma dalle forti radici partenopee) Salvatore Esposito, che Držić
non lo aveva mai affrontato. Ma
non lo avrebbe detto nessuno.... Insieme a questi consumati professionisti, tre allievi di una scuola di teatro “storica” in Venezia, preparati
da Paolo Bertinato. Dimenticavo...
La scuola: quella fondata dal compianto Giovanni Poli – e oggi diretta dalla vedova Carla - “Teatro all’Avogaria”.
Il programma artistico all’insegna
di Marino Darsa, tale il nome italiano del Nostro, durato dalle quindici allle alle diciotto, aveva avuto il
suo, diciamo così, battesimo, nella
tarda mattinata con una prolusione
del professor Sante Graciotti sulla
persona e l’opera del grande uomo
di teatro raguseo, collocato nel suo
tempo. (Accanto a Graciotti c’erano
il poeta Luko Paljetak e la traduttrice Ljiljana Avirović). La conclusione della giornata, invece, si è avuta dentro la chiesa dei SS. Giovanni
e Paolo, con una messa a suffragio
accompagnata, come usava nel Seicento, da un concerto d’organo.
Pleonastico aggiungere che a
lato, prima e dopo l’evento si sono
avuto incontri tra amministratori
veneziani e ragusei (rappresentati,
questi ultimi, dalla sindaco Dubravka Šuica) nonché fra docenti universitari, che dovrebbero portare a
interessanti forme di collaborazione artistica, scambi culturali con nascita di stage ad hoc, tra l’Ateneo e
l’Accademia di Belle Arti di Venezia, da un lato, e l’Accademia d’Arte Drammatica di Zagabria e l’Ateneo di Spalato, nonché Casa Marin
Držić dall’altro. Rapporti e scambi
tenacemente cercati e voluti dal professor Slobodan Prosperov Novak,
uno dei maggiori, se non il principale studioso di Držić in assoluto e
promotore e ideatore di questa manifestazione (sostenuta dal Sabor e
dal governo croati, oltre che dal Comune di Dubrovnik).
Non posso non concludere questa cronaca con una nota dolente. Relativa alla totale assenza del
Dramma Italiano. Oh certo, tre dei
quattro attori che si sono esibiti in
Campo SS. Giovanni e Paolo erano
parte del cast di una produzione del
Dramma del 1999 (e altri avrebbero voluto esserci, ma impossibilitati
per una questione di date), lo stesso organizzatore del tutto e presentatore, il sottoscritto, la compagnia
fiumana l’ha diretta per sette anni.
Ma, appunto, si parla di singoli.
Non dell’istituzione. Dov’è finita,
nonostante i vantati riconoscimenti degli ultimissimi anni, in relazione alla memoria della scena teatrale
croata? Come si fa a «scavalcare» il
Dramma Italiano nel momento in
cui si pensa a dare vita ad una manifestazione di impianto teatrale italocroata, per di più in Italia?! (Ma viene anche da chiedersi come può il
Dramma Italiano permettersi il lusso di non sentirsi coinvolto a fronte
di mesi e mesi di discussioni e interventi nel mondo teatrale nazionale
e sui media sull’argomento?). Evidentemente, il complesso che fu diretto da Rismondo e Ramous, Petrali e Margherita Gilić, con il contributo attivo dei Brumini e degli Scaglia, dei Benettelli e delle Depoli è
tornato nella zona d’ombra a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta, quando pur a fronte di produzioni anche
eccelse, scarseggiava quanto a peso
specifico.
Come spesso amo ripetere (un
guaio, quando ci si innamora delle
proprie battute!): ho buttato a mare
sette anni della mia vita. Probabilmente se avessi coltivato patate saremmo in molti, oggi, ad avvantagiarcene. ●
Panorama 17
Teatro
L'autore, attore e regista ligure
Cultura è gu
di Bruno Bontempo
foto Goran Žiković e archivio
N
“Sala d’attesa”, vincitrice della 15.esima edizione del Festival
Una finestra sul meglio del teatro europeo contemporaneo: al Festival delle Piccole Scene di Fiume, ideatore e direttore artistico
Nenad Šegvić, nove compagnie
provenienti da sette paesi hanno
tagliato con successo il traguardo della quindicesima edizione,
probabilmente la migliore finora. La giuria di esperti ha premiato "Sala d'aspetto" dello slovacco
Viliam Docolomanský (produzione Farma v jeskyni, Praga), che
ha ripetuto il successo ottenuto
due anni fa con la stessa Compagnia. Le preferenze del pubblico
(voto 4.68) sono andate a "Ćeif" di
Mirza Frehimović (coproduzione
Beogradsko Dramsko PozorišteMESS di Sarajevo, regia di Egon
Savin).
Al Festival sono stati assegnati due premi speciali: uno è andato al leggendario attore croato
Pero Kvrgić (81 anni compiuti il 4
marzo scorso) per il ruolo del folletto Puck (o Robin Goodfellow)
in "Sogno di una notte di mezza
estate" (Teatro zagabrese Gavella, regia del macedone Aleksandar
Popovski), l'altro è andato all'italiano Pippo Delbono "per la ricerca antropologica in campo teatrale". L'autore, attore e regista ligure
(1959), fra i più apprezzati in Italia
e all'estero, ha presentato lo struggente e poetico "Questo buio feroce" (Compagnia Pippo Delbono
- Emilia Romagna Teatro Fondazione), uno spettacolo che ha ottenuto vasti consensi di pubblico
(terzo posto per la giuria popola-
18 Panorama
re con 4.47) e di critica. Più volte
citato alle tavole rotonde, che alla
manifestazione di Fiume seguono
ogni rappresentazione, è diventato un punto di riferimento nell'intenso e articolato dibattito che ha
accompagnato questa edizione del
Festival, incentrata sulla "ricerca
di una nuova bellezza". Uno spettacolo di grandi suggestioni, prende spunto dal libro autobiografico
dello scrittore americano Harold
Brodkey, che descrive gli ultimi
due anni della sua vita stroncata
dall’Aids.
"Questo buio feroce" propone
il tema della morte per narrare la
vita. "Il dolore per la morte deriva dal fatto che noi non la capiamo, non la vogliamo vedere, forse
siamo oramai vittime del fatto che
ci siamo abituati ad un progressivo
impadronirsi delle cose, ad oggettivizzarne la natura - spiega Delbono -. Ma nel caso della morte
non siamo assolutamente capaci di
contemplare il trapasso, di viverlo, di guardare alla morte per dare
valore alla vita, per renderci conto che in ogni momento siamo tra
il nascere e il morire. Non possiamo far finta che questo morire non
esiste, nel nostro cervello, in ogni
istante, è la paura di perdere le persone care, che si chiamano amante,
moglie, figli, ma anche soldi, anche cultura. In fondo, questo tabù
terribile è una grande menzogna,
forse la più grande che ci portiamo
dietro. Però più si fa un discorso
importante e più ci si avvicina ad
affrontare la morte..."
on amo il teatro psicologico,
non amo la psicologia nel teatro, non è confacente alla mia
formazione. Pippo Delbono introduce così il nostro incontro fiumano.
E prosegue: "Il mio teatro è corpo,
un veicolo importantissimo, e lascia
che ognuno tiri fuori una verità, una
trasparenza. Credo che in qualsiasi
espressione artistica, dalla pittura, al
teatro, alla danza, non puoi osservare il mondo se comunque non ti metti
sempre in un viaggio di osservazione di te stesso. Puoi vedere i mali
del mondo in prima persona, puoi
parlare della violenza, ma è inevitabile che sia l'autobiografia ad aiutarti nella ricerca della verità. Viviamo
in un mondo di maschere, del "non ti
voglio parlare di me", anche se non
credo lo si faccia per pudore. Non mi
interessano le notizie rosa, con chi
va quella, da chi divorzia quell'altro,
non mi piace nemmeno ciò che predica una parte dei politici e una parte dei religiosi. Manca il coraggio di
iniziare a interrogarci, a chiederci chi
siamo. Prendiamo come esempio la
politica ratzingeriana, questo modello di morale che mi fa venire gran-
Teatro
Pippo Delbono, grande protagonista del XV Festival delle piccole scene di Fiume
uardare il mondo con occhi diversi
«Sono in piedi su una zattera
che ha sciolto gli ormeggi, una
piccola chiatta che si muove sulla fluida superficie scorrevole di
un fiume. È precaria. L’ignoranza dell’ignoto, l’equilibrio difficile, i sobbalzi e l’instabilità si
allargano in ampie increspature su tutti i miei pensieri. Pace?
Non ce n’è mai stata alcuna nel
mondo. Ma ora sto viaggiando
sull’acqua arrendevole, sotto il
cielo, senza ormeggi, e mi sento
ridere, con un certo nervosismo
all’inizio e poi con genuino stupore. È tutta intorno a me.»
(Harold Brodkey,
Questo buio feroce)
Un’emblematica scena di “Questo buio feroce”. Sotto: Pippo Delbono
di dubbi quando parla, ad esempio,
della sessualità dei preti, considerato quello che fanno agli adolescenti.
Ecco, così a un certo punto ti metti in
prima persona a raccontare un'esperienza, non perché senti il bisogno
di liberarti come fossi dallo psicanalista, ma perché in qualche modo diventa un gesto di rivolta. Io l'ho fatto
con Racconti di giugno, in cui narro
la mia esperienza di vita. Ormai lo
faccio in italiano, spagnolo, francese,
inglese, ed ogni volta alla fine sento
che è successo un fatto importante.
Perché il coraggio di raccontare di un
te da comunque ad altri il coraggio di
accettare il se. Anche in Questo buio
feroce c'è una forte dose autobiografica, neanche il tema dell'Aids non mi
è estraneo..."
Piccole scene
un Festival importante
Lei è uno degli sperimentatori
per eccellenza nel teatro italiano
contemporaneo. La danza, nei suoi
lavori, assume un ruolo sempre più
importante. Perché il teatro tende
a preferire il linguaggio del corpo
a quello verbale, di cui il Festival
delle Piccole scene di quest'anno,
ma anche nelle precedenti edizioni,
ci ha offerto dei saggi sempre più
convincenti e sempre molto coinvolgenti?
"Voi forse non vi rendete conto, ma probabilmente state creando
un'isola felice. Il programma del vostro Festival l'ho trovato importante,
anche questa passione, questo desiderio degli organizzatori che venissimo qua proprio con questo spettacolo. C'è stato un momento in cui il
teatro del corpo rappresentava una
grande forza, se pensiamo a quella che è stata la rivoluzione di Pina
Bausch e il Teatro Danza degli Anni
'80. Anche l'Italia ha avuto una grande avanguardia, poi c'è stato un ripiegamento e oggi prevale un teatro
abbastanza antico, vecchio. Antico
sarebbe una parola troppo bella, diciamo che per il 90 p.c. è un teatro
vecchio, morto. La mia Compagnia
è un po' l'eccezione in una struttura
teatrale, quella italiana, nella quale
prevale la messa in scena di testi basata sul calcolo. Non è che vogliamo distruggere i grandi testi classici, però se quello diventa un modo
per evitare di andare in profondità,
di sottrarsi al bisogno che abbiamo
in questi tempi, secondo me è una
strada troppo facile. Esistono sicuramente nel mondo ancora esperienze
di teatro-danza, io vado spesso al Festival del Teatro di Avignone, il più
importante di Francia, però oramai
non sono così tante".
Uno degli aspetti che caratterizzano il suo teatro, è l'impiego anche di "attori non attori" reclutati on the road, tra cui un down, un
poliomielitico, un barbone, un sordomuto…
"Tutto nacque nell'86 quando ero
molto giù con le difese immunitarie,
stavo molto male, quello che si dice
ero completamente fuori di testa. Andato in un manicomio ad allestire un
seminario per attori scoprii Bobò, ricoverato come paziente da 45 anni.
Io avevo fatto delle grandi esperienze di danza con Pina Bausch, ma avevo questo corpo ferito, malato, che
mi aveva fatto perdere tutta la forza. Però mi rimaneva quell'energia,
dentro, che ho ritrovato in Bobò, un
corpo fragile con la forza e la preziosità geniale di ogni suo sguardo. Aiutato da una dottoressa, gli feci capire
che doveva fare l'attore. Abbiamo incominciato ad avere successo con lo
spettacolo I barboni, poi siamo andati
in tutto il mondo. Ho cominciato a seguire questi sguardi, a girarmi attorno, e sono arrivate altre persone, che
sul lavoro avevano una precisione, un
rigore, alla faccia dei professionisti.
Anzi, nel provare e riprovare identico, come negli attori dell'Oriente, il
Panorama 19
Teatro
loro percorso è diventato perfetto e in
quella perfezione sono diventati virtuosi, anche se sembra difficile poter
dire virtuoso per un bambino down,
nel quale vediamo piuttosto il dolore,
la fragilità. Chiaramente queste persone hanno bisogno di essere seguite nella vita, perché poi Bobò è analfabeta e non può prendere un aereo
da solo. Questo ha creato una grande
solidarietà, una grande umanità nella compagnia. La cosa interessante
che sto scoprendo da un annetto a
questa parte, è che in un gruppo formato da attori che hanno fatto l'Accademia, musicisti, laureati, si sono
create delle situazioni, assolutamente
normali, di mischiare affettività, sentimenti, relazioni, i casini tipici, insomma. Ebbene, le uniche tre persone che danno un senso di equilibrio,
di saggezza, di attivizzazione, che in
certi momenti ti fanno capire 'ragazzi,
state esagerando', sono proprio questi
tre. Adesso, senza ombra di dubbio,
posso dire che per noi è una fortuna
avere loro, perché proprio quello che
è stato per 45 anni in manicomio, l'altro che ha vissuto da clochard, il terzo
che è down, hanno una tale gratitudine per quello che gli è successo, possono insegnarci tante cose e spesso ci
fanno rimettere i piedi a terra. Se non
avessimo loro, questa compagnia sarebbe già sciolta da tanto tempo..."
Viviamo circondati
da grandi menzogne
Crede che il teatro, oggi, sia in
grado di abbattere i muri dell'ignoranza, del pregiudizio, della chiusura mentale? O comunque possa
essere un antidoto per alcuni dei
nostri mali?
"A questo punto non vedo quale
altra funzione possa avere, perché
tutto è diventato intrattenimento, tutto è fatto per sedurre. La televisione
ne è la prova più eclatante. Viviamo
circondati da grandi menzogne di tutti i tipi, politiche, sociali, cinti da finzioni, non verità, strumentalizzazioni. Dal teatro di oggi ci aspettiamo un
impegno in questo senso, altrimenti
non ne capirei il senso".
Lei pratica il buddismo. Che
cosa offre questa linea di pensiero
rispetto alle religioni occidentali?
"Lo studio poco, sono un po' negligente, ma lo pratico. Poi appartengo a una categoria, quella degli
artisti, che comunque non può raggiungere la buddità. La nostra reli-
gione è nata nella semplicità, perché
gli apostoli in fondo erano dei pescatori, Gesù non è andato a prendere
dei principi. Nel Buddismo, invece,
Siddharta, che era un principe, lascia
tutto per condividere la sofferenza
che accomuna tutta l'umanità per
cercare la verità. Anche se l'intelletto può diventare un limite ad un percorso più profondo, tuttavia il buddismo mi aiuta ad individuare delle
zone dove non c'è contraddizione tra
pensiero, accettazione della diversità, il rifiuto dell'inquadramento in
qualsiasi tipo di moralità. Mi sento
lontano dalle religioni monoteiste,
dove c'è questo Dio, dove ci sono
delle proiezioni, abbastanza facili,
della paura di morire. Il buddismo
non parla di Dio, tuttavia ti permette
di fare un percorso di pratica lungo
il quale cerchi di andare nelle zone
più profonde della tua comprensione. Ogni tanto hai degli squarci importanti, intuisci delle cose, ma ammetto che in vent'anni non è che abbia ancora capito granché. Il buddismo è un concetto molto comunista,
tutte le persone sono potenzialmente
dei budda, anche Hitler lo era, perché comunque sia, in fondo all'essere umano c'è questa luce, questa
Il ’68? Poca lucidità
parecchia confusione
A
quarant'anni dal '68, che cosa è rimasto e che
cosa invece è andato perduto?
"È successo che tanta gente si è seduta dopo aver fatto il '68. Qualcuno si è chiesto, dopo, quali siano state le
vere vittime. E su questo mi sento molto vicino a Pasolini, gli ho fatto anche uno spettacolo-omaggio, e credo
avesse ragione quando diceva che, in fondo, le vere vittime erano i poliziotti, anche se difendevano la borghesia. Beh, anch'io quando sento il racconto del poliziotto
allo stadio, riempito di sputi, mi viene da stare con lui.
E non importa più se chi sputa è di sinistra. Cioè non
sto più dove c'è dell'arroganza. Allora bisogna chiedersi
che cosa è rimasto di questo '68. Certo, c'era della gente
nelle strade, una musica che mi parlava di una rivolta,
degli happening culturali che rappresentavano un senso
di ribellione. Io, comunque, sono figlio di quella generazione, vengo fuori da quell'esperienza, che non rinnego e che è stata importante, nonostante gli effetti collaterali di cui ho subito i contraccolpi. Diciamo, però,
che quegli anni hanno fregato tanti, con quella droga.
Oggi sono contrario. A tutto. Pensi, io che le ho fatte
tutte! Noi avevamo bisogno di rimanere lucidi, non di
20 Panorama
Pippo
Delbono
essere confusi. La visione del '68 si deve rinnovare. Se
io fossi rimasto a fumare canne e andare ai concerti, sarei diventato un reazionario. E spesso nella politica è
successo proprio questo. Tanti non si sono resi conto,
credevano che fosse sufficiente esser stati Sessantottini quarant'anni fa. Invece no. Anche chi è comunista,
o buddista, deve esserlo tutti i giorni, non può farlo un
giorno sì e un giorno no, non può dire 'oggi non ho voglia di sentirmi così'. Anche nella Modena ricca, grassa,
terra di sinistra, alcune cose sono cambiate, giustamente, e sappiamo che certi valori non ci sono più..." ●
Teatro
buddità, poi dipende da te come andrai avanti".
Lei ha definito teatro e cinema
ambienti troppo borghesi. Come la
mettiamo con la televisione?
"Anche se farò una cosa in televisione per Gargantua, una trasmissione culturale nel palinsesto
Rai che va in onda ogni martedì in
seconda serata su Rai Tre, considero idiota la Tv del Grande fratello e
cose simili. Io ci vado, è il mio lavoro, per carità, però si dovrebbe
iniziare a far vedere alla gente che
la cultura è anche qualcos'altro. In
Questo buio feroce c'è anche poesia,
parole che ho preso ad Artaud e poi
ho riscritto io, c'è anche qualcosa
di Emily Dickinson, ma è una poesia spurgata dall'intellettualismo. I
grandi poeti, i grandi musicisti, gli
artisti, debbono cercare di mettere
ordine, di ritrovare quel senso di
semplicità delle cose. Forse è stata la mia malattia, sono sieropositivo da vent'anni, e il rapporto con
queste persone speciali che mi hanno aiutato a riflettere sui veri valori
della vita. Il fatto di dover andare, a
intervalli, in ospedale, mi fa sempre
tornare con i piedi a terra. Spesso la
mente intellettuale è noiosa, noiosamente borghese. Però è ingiusto
dire che viene sempre dalla destra,
come successo in Italia. Non basta
l'apparenza, è questo che devono
capire i nostri bravi politici, quando
vogliono avere dalla loro il divo e o
la diva. No, cultura è saper guardare
il mondo con occhi diversi, cultura
non è leggere tante cose, sapere, essere colto. Cultura vuol dire anche
guardare i rom, accorgersi di loro
non solo quando qualcuno fa un atto
di violenza insensata, ma per la loro
bellezza, per il loro modo di cantare, perché incuriositi dalla loro storia. I rom hanno una forza del corpo che noi abbiamo perduto. Anche
quella è cultura. Ma purtroppo nella società non si parla più di questi
aspetti, della ricerca di quel tipo di
bellezza".
Ex Jugoslavia
e Sudamerica, ultimi
scorci di saggezza
Che differenza c'è tra l'Italia e il
resto del mondo, che lei frequenta
così tanto?
“Questo buio feroce”
Minoranze, dolore e sofferenza
S
i dice che sul suo passaporto,
alla voce nazionalità, non risulta l'aggettivo italiana, ma starebbe scritto teatrale, una scelta
che ci riconduce al discorso sull'identità. Che rapporto ha lei con
questo concetto, che per noi, minoranza di queste terre, acquista
un aspetto del tutto particolare?
"Quando incontro, fuori, le minoranze italiane spesso mi trovo un
po' sorpreso del loro attaccamento
all'Italia. Quando sono arrivato qui,
senza avere la presunzione di conoscere e di presentire la realtà di persone espropriate della loro identità,
ho cercato di capire anche questo
dolore, questa sofferenza. Perché di
sofferenza si tratta, dettata da giochi politici, per cui questi individui sono rimasti senza un riferimento sociale e politico. Senza togliere
l'ingiustizia politica e tutto il resto,
"Ultimamente mi sto innamorando di queste terre, anche se,
scusate la mia ignoranza, non so
più in quante parti sia divisa l'ex
Jugoslavia. Gli anni di questa
guerra li racconto in uno spettacolo. Sono andato prima in Montenegro, poi a Zagabria, recentemente
a Belgrado, ed ho capito che c'è
qualcosa di poetico in queste terre. Probabilmente noi siamo così
volgarizzati che ci sorprendiamo
per il fatto che ci sono dei luoghi,
presa individualmente, questa separazione non è da considerarsi necessariamente una sfortuna, perché più
ci si allontana dalla nostra condizione originaria, più si rafforza il senso
della nostra identità culturale. Ma il
nostro Paese, in questo campo, è un
po' perso, per cui mi viene da dire,
scusate, ma io vi invidio... Nella
mia compagnia ci sono alcuni attori
che vivono questo tipo di esperienza. Perché Pepe Robledo ha lasciato l'Argentina per la dittatura ed è in
Europa ormai da 30 anni, Gianluca
Ballarè, essendo un ragazzo Down,
anche se dotato di una grande intelligenza, vive in un oggettivo corpo diverso, Bobò, il mio protagonista, è sordomuto e analfabeta, ed
era rimasto chiuso in un ospedale
psichiatrico per 45 anni. Ebbene,
vi posso dire che loro hanno delle
marce in più..." ●
nel mondo, dove la gente ha ancora una dolcezza nell'animo. Pure il
Sudamerica mi fa questo effetto, la
Bolivia, il Cile, anche se c'è stato un Pinochet, Paesi dove provo
delle sensazioni che sento sempre
meno nelle arroganti Italia, Francia, Spagna, luoghi dove forse
l'eccessivo benessere ha fatto dimenticare qualche cosa di importante. Qua da voi ho percepito una
saggezza. Spero di tornarci ancora".●
Panorama 21
Cinema e dintorni
Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini e Juno dell’esordiente
Bambini: eterni lo svilimento e l’
di Gianfranco Sodomaco
I
o il libro non l’ho letto ma la critica ‘accreditata’ concorda sul fatto che il film che ne è stato tratto è
assai fedele alla fonte originaria (non
sempre la fedeltà al testo è garanzia di
qualità ma, in questo caso, pare proprio di sì). Stiamo parlando de Il cacciatore di aquiloni, di Khaled Hosseini, uno dei casi letterari più clamorosi
degli ultimi anni e del film omonimo,
diretto da Marc Forster (“Monster’s
Ball”, 2001 – “Neverland”, 2004).
Perché tanto successo? In primo luogo
perché il libro è il primo grande racconto epico afghano della modernità,
di uno dei tanti ‘luoghi del dramma’
del nostro secolo (in continuazione di
quello precedente), e poi perché parla
di bambini, sempre più, a livello planetario, oppressi, ‘bastonati’, denudati
della loro identità e dignità; una delle vergogne più scandalose del nostro
tempo perché mai come oggi sappiamo, in teoria, dell’importanza dell’infanzia e mai come oggi, anche in occidente, la maltrattiamo, la trascuriamo ecc. e gli effetti si vedono già da
parecchio nei bambini cresciuti, negli
adolescenti ‘dispersi e vuoti d’anima’
su cui torniamo quasi ogni ‘puntata’...
Mi tornano alla mente due grandi
utopie ma, più che utopie, passaggi
obbligati, perché, se non partiamo dalle fondamenta, nessun lavoro di rico-
22 Panorama
struzione morale e sociale dell’umanità tutta sarà possibile: quella, remota,
di Gesù Cristo, sottile psicologo ante
litteram, che diceva agli adulti che se
non diventavano come quei bambini..., e quella, novecentesca, di Maria
Montessori che predicava, in piena
bagarre bellica, che la pace sarebbe arrivata solo attraverso l’educazione infantile. Verità profondissime!
La storia del film (da “Vivi il Cinema”, 2008, I). “Tutto inizia in
casa di un ricco e nobile proprietario ‘pashtun’di Kabul, rimasto vedovo con un figlio (Amir). Ad occuparsi
della casa c’è un servitore che appartiene all’etnia Hazara, anch’egli padre
di un bambino (Hassan). I due piccoli
crescono insieme, con il secondo che,
pur provando un forte sentimento di
amicizia per il figlio del padrone, ha
sempre un atteggiamento subalterno
nei suoi confronti. Un’infanzia più
o meno spensierata, interrotta di colpo quando un giorno, dopo aver vinto
la ‘battaglia degli aquiloni’, una violenza orribile viene perpetrata ai danni del piccolo Hazara, reo di appartenere ad una ‘razza inferiore’ e di aver
preso le difese del suo padroncino. ‘Il
padroncino’, dal canto suo, non solo
non lo difende ma, nei giorni successivi, irritato dalla bontà e dal coraggio
dell’altro, lo accusa ingiustamente di
averlo derubato. La vergogna separa i
due bambini, ma è soprattutto la Storia
ad impedire un loro ulteriore incontro:
l’invasione russa prima e i talebani
dopo obbligano il ricco possidente alla
fuga e ad emigrare in California dove
tenterà di ricostruirsi una vita gestendo una pompa di benzina. Molti anni
dopo, la telefonata di un suo vecchio
amico dei tempi di Kabul offrirà al figlio, diventato ormai uomo, la possibilità di cancellare il passato e ‘tornare ad essere buoni’; un altro bambino,
il figlio dell’amico Hazara di un tempo, ha infatti bisogno di aiuto. E non
è tutto: il salvataggio del piccolo farà
emergere il segreto (il mancato aiuto
al padre Hassan, vent’anni prima) che
Jason Reitman
oppressione
ha condizionato e condizionerà per
sempre la vita di Amir”.
Il regista, coraggiosamente rispetto
a problemi commerciali, non ha girato
il film in inglese, utilizzando la lingua
‘dari’ e attori quasi tutti non professionisti e del luogo; forse il segreto è tutto qui, l’aria di autenticità, di emozioni vere, intense, nella tragedia storica
come nel gioco infantile, nell’odio tra
popoli come nell’amicizia di due bambini (quasi inevitabilmente ad un certo punto tradita), che si respira in tutto
il film è dovuta all’immediatezza del-
l’interpretazione di grandi e piccoli e
al realismo del paesaggio ‘desolato’
che, in qualche modo, abbiamo conosciuto attraverso la televisione ma
che in questo caso viene umanizzato dai colori degli aquiloni (su questo
passaggio Forster è molto bravo: li fa
piroettare tra macerie e cannoni...) e da
quella calda amicizia, naturale, spontanea che dimostra, in definitiva, ciò
che dicevamo all’inizio: solo partendo
dai bambini...
La risposta, ‘ideale’, alla tragedia
dell’infanzia oggi e al ‘cacciatore di
aquiloni’, potrebbe stare in un altro
film, americano, indipendente, che
ha vinto il festival di Roma 2007 e
l’Oscar per la migliore sceneggiatura (Diablo Cody): Juno, dell’esordiente Jason Reitman. Juno Mac Gaff
(Ellen Page) è una sedicenne norma-
le dei nostri giorni (usa ‘le parolacce’, ama certa musica che io non so
neanche dove stia di casa, così come
ama certo cinema ‘splatter’ ecc.) ma
ha una sensibilità e una intelligenza particolari. Da dove le vengono?
Probabilmente dal buon rapporto col
padre, separato e che ha dato a Juno
una matrigna ‘non cattiva’, e da una
sua vitalità, voglia di vivere e voglia
di fare. Come tutti gli adolescenti ha
anche una sua ingenuità, e per questo
rimane incinta dopo aver fatto molto
consapevolmente l’amore con il compagno di scuola a lei più caro (Paulie,
vuol dire che avrà qualche qualità).
E infatti, quando scopre la gravidanza, non lo nasconde (simpaticissime
le scene quando va ripetutamente in
‘drogheria’ a fare il test), non drammatizza eccessivamente, pensa ad
una soluzione logica, laica ed ‘umana’ insieme: prima pensa di abortire
(è troppo giovane per...) poi, quando
viene a sapere che c’è la possibilità
giuridica, ritiene giusto affidare il nascituro ad una giovane coppia, Mark
e Vanessa, piuttosto benestante, che
non può avere figli, e che soprattutto
dà garanzie in termini di amore verso
i bambini.
In un primo momento, dopo che
Juno assieme al padre hanno conosciuto i due, pare che tutto fili liscio
ma poi, inevitabilmente, ‘la crepa’:
Mark non se la sente di cominciare a
fare il papà (deve pensare a comporre tante musichette pubblicitarie per
fare tanti soldini, il ‘creativo’ un po’
fallito ma in compenso pieno di sol-
di – quante cose semplicemente vere
ci sono in questo film apparentemente ‘leggero’) con dolore di tutte e due
le donne, di Vanessa, che ovviamente, magari per interposta persona, voleva diventare madre, e di Juno, dolore più grande, che si chiede se esistono ancora (evidentemente pensa alla
sua famiglia originaria) due persone
che si vogliono veramente bene per
poi tirar su un figlio. Juno piange a
dirotto per alcuni giorni, se la prende
un po’ con tutti, anche con il giovane
padre legittimo che non capisce ma è
disposto (lo è sempre stato, continua
a volerle bene) a riconoscerlo, infine
decide: scodellerà il pupo con un po’
di male (“ma quando me la fanno ‘sta
epidurale?”), lo darà a Vanessa che
comunque se lo merita perchè continua a desiderarlo e si butterà di nuovo
tra le braccia di Paulie, bamboccione
ma ‘diverso’, che ha già capito, come
Juno, quali sono le cose importanti
nella vita.
Oscar meritatissimo per la sceneggiatura: qualcuno ha scritto (Roberto
Nepoti su “la Repubblica”, 4/4) “battute che basterebbero per tre o quattro
film”. Lo ripeto: la risposta ‘ideale’ al
tragico cacciatore di aquiloni ma, con i
tempi che corrono, accontentiamoci di
quello che passa il convento, ad esempio del fatto che tutti hanno capito
che non è un film antiabortista, come
avrebbe voluto l’indefinibile Giuliano
Ferrara (neanche il suo dìo, che lui ha
scoperto in tarda età, può perdonarlo!),
ma simpliciter una storia di buoni ma
veritieri sentimenti.●
Panorama 23
Autore di spicco in visione alla decima edizione del Far East Film
Emotivo e coinvolgente il giappon
di Massimiliano Deliso
I
l teatro Giovanni da Udine, riempito quasi sempre fino alla terza galleria, è stato l’ideale palcoscenico, per
dieci giorni, del Far East Film Festival,
la kermesse cinematografica friulana
con pochi uguali in Europa. Accostarsi al cinema asiatico non è facile per
chi è abituato ai film in programmazione nelle nostre sale, è diseguale l’accostamento ironico, così come il rapporto
con il dramma, è un fatto culturale, ovviamente, ma è anche il segnale di un
diverso e, a tratti, innovativo, rapporto
con la settima arte. Le pellicole proposte quest’anno provenivano da undici scuole cinematografiche diverse,
da Hong Kong alla Cina continentale,
dalla Corea del Sud alle Filippine, dal
Giappone alla Thailandia, comprendendo Singapore, Taiwan, Malesia e le due
new entry Vietnam e Indonesia.
I voti dell’Audience Award, hanno
decretato il trionfo del Giappone con
“Gachi Boy” al primo posto, seguito
da “Adrift in Tokyo” e “Totally fine”. Il
regista della pellicola vincitrice, Koizumi Norihiro, presente in sala, giovanissimo e spigliato, eletto dalla critica
come una delle più grandi speranze del
cinema asiatico, si è visto tributare, alla
fine della proiezione, una standing ovation di cinque minuti. Una commedia
dai contenuti a tratti malinconici, che
prende spunto da Memento di Nolan
confondendo il tutto, a momenti, addirittura con la prima versione di Rocky
di Stallone, che ai tempi, è bene ricordarlo, vinse il premio Oscar per la sceneggiatura. È la storia di un avvocato
di indubbie qualità intellettuali, un vero
e proprio genio, il quale, a causa di un
“Adrift in Tokyo”, secondo posto
tra gli Audience Award
incidente stradale, subisce dei danni
irreparabili alla memoria. Affascinato
dal mondo del wrestling, si avvicina a
un gruppo di praticanti che lo accoglie
con affetto, nascondendo, però, i suoi
problemi personali. Le battute, sottili e
mai volgari, si susseguono e si alternano a momenti di riflessione malinconica sulla condizione del protagonista,
che si impegna allo spasimo per poter
riuscire a riguadagnare uno status di
normalità dopo un periodo di depressione che stava per portarlo al suicidio.
Gli attori si dimostrano assolutamente
all’altezza, la regia è nitida, di stampo
giovanile, senza pause e mai noiosa.
Un film emotivo e coinvolgente.
Il vero dominatore di questa decima
edizione è stato, fuori da ogni dubbio,
il regista nipponico Miki Satoshi, simpatico e divertente nelle presentazioni,
con il suo cappellino da baseball e l’andatura dinoccolata, cui il festival ha dedicato un focus di tre film, “Deathfix:
Die and let Live”, del 2007, lo splendido “In the Pool”, di cui parleremo
più avanti, e , appunto, il road movie
“Adrift in Tokyo”, secondo classifi-
Una sequenza di “Trivial Matters” del regista di Hong Kong Pang Ho-Cheung
24 Panorama
Festival di Udine
nese Norihiro
cato, interessante analisi di quelli che
possono essere i rapporti umani tra
due persone diversissime. Niente male,
l’idea di questo killer, piuttosto solo,
che ha appena ucciso la moglie e che
chiede a uno scanzonato studente che
gli doveva dei soldi di accompagnarlo a passeggio per le vie della capitale giapponese in cerca di vecchi ricordi, prima di consegnarsi alla giustizia.
Curato in ogni suo aspetto, eccentrico
nei dialoghi e profondo nelle intenzioni, non è il film che ti aspetti da Satoshi,
specie dopo la visione di quello che è il
suo piccolo capolavoro, “In the Pool”,
uno schiaffo comico e irriverente alle
nevrosi che colpiscono con frequenza
gran parte delle popolazioni dei paesi più agiati. Tre vicende che si incrociano, una giovane giornalista affetta da sindrome ossessivo compulsiva,
un impiegato che deve fare i conti con
un problema, assolutamente divertente,
all’apparato riproduttivo, un manager
rampante che non può fare a meno di
passare le giornate in piscina a nuotare,
tutti in cura da un allampanato neurologo con la mania delle camicie leopardate. Non ci sono mai pause, il ritmo
è incalzante, i tempi comici sono ampiamente rispettati, la sceneggiatura è
brillante, particolare, ricca di idee e di
spunti divertenti.
Così come spassosissima si è rivelata la commedia a episodi “Trivial Matters”, opera prima del regista di Hong
Kong Pang Ho-cheung, prima apprezzato sceneggiatore. Sette piccole storie senza nessun legame apparente tra
loro, filmate come dei video clip, che
invadono la sfera sessuale dei protagonisti richiamando un senso dell’umorismo vagamente british. Esilarante.
Il mercoledì del festival è, come tradizione, riservato all’“ horror day”. Il
cinema asiatico ha una certa familiarità con questo genere, non è un caso
che in occidente abbia spopolato “The
Ring”, proposto dal Far East nella sua
interezza e nella forma originale nella
passata edizione. Pellicole forti, splatter, però supportate da soggetti interessanti, spesso carenti negli effetti speciali ma non per questo meno affascinanti.
Un must che ha attirato al Giovanni da
“Our town”, ottimo thriller dell’esordiente sudcoreano Jung Kil-Young
Udine decine di appassionati del genere, una manifestazione nella manifestazione.
Molto atteso, anche se francamente alquanto deludente, il drammone
storico cinese “The Assembly”, il più
grande successo ai botteghini di tutti i
tempi in Cina. Il lato positivo è che il
regista, Feng Xiaogang, sia riuscito a
mantenere, nonostante la censura, un
quadro abbastanza oggettivo delle vicende di Gu Zidi, eroe dell’esercito popolare di liberazione durante la guerra
civile del 1948- 1949, cercando di non
farsi intrappolare dalla propaganda.
Troppi, comunque, gli omaggi a “Salvate il Soldato Ryan” di Spielberg. Gli
special effects non mancano, ma la narrazione, alla fine, risulta noiosa e ricca
di dejavù.
Il film che, però, è piaciuto di più a
chi scrive è stato “Our Town”, del sudcoreano Jung Kil-young, anche egli
alla prima esperienza dietro alla mac-
china da presa. Un thriller così intenso
e ben confezionato non si vedeva dall’uscita nelle sale de “Il Silenzio degli
Innocenti”. Noir claustrofobico, atmosfere rarefatte che ricordano il cinema
francese anni settanta, una trama psicologica mai scontata, una fotografia
emozionante supportata da una regia
attenta ai dettagli, musica controllata
e mai invadente, un piccolo e intenso
capolavoro, figlio della scuola cinematografica coreana, ormai assolutamente
all’avanguardia.
La serata conclusiva è stata segnata dall’intervento di Johnnie To, uno
dei più famosi registi asiatici, ben noto
agli appassionati del Far East, che ha
presentato il suo recente “Sparrow”, e
che ha voluto omaggiare gli organizzatori del festival con un effige di cristallo con impresse le mani di To assieme alla scritta “Per celebrare dieci
anni di amicizia con Far East Film”,
degno finale per una rassegna cinematografica che non smette mai di stupire
e che stavolta, nella sua decima edizione, ha registrato un successo di pubblico straordinario. Quest’anno infatti il
festival udinese ha oltrepassato la soglia dei cinquantamila spettatori, con il
maggior numero di adesioni di sempre,
1100 presenze da almeno una decina
di paesi, Francia, Croazia, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Austria, Slovenia,
Serbia, Germania, Spagna, Argentina.
Duecento i giornalisti accreditati e 42 i
rappresentanti di festival internazionali. L’organizzazione, a cura del Centro
Espressioni Cinematografiche, guidata
dagli impeccabili Thomas Bertacche e
Sabrina Baraccetti, ha funzionato a meraviglia. ●
Panorama 25
Fiume, magnifica l’accoglienza alla splendida opera in bronzo
L’Apoxyomenos presto a Lussino
di Erna Toncinich
Q
uesta volta - fenomeno piuttosto inconsueto, bisogna riconoscerlo - un museo fiumano registrerà folle di visitatori. Ne siamo più
che certi. Da pochi giorni si trova ospite
del Museo Marittimo e Storico del Litorale croato (quello, appunto, che vedrà folle di visitatori) uno straordinario
reperto che finora è stato già ammirato
da milioni di persone, estero compreso.
Sì, l’Apoxyomenos, il bellissimo nudo
bronzeo del quale a suo tempo abbiamo
già scritto, rimarrà in visione in questa
istituzione museale per poco meno di
due mesi, dopodiché se lo potrà godere
dapprima il pubblico di Zara e successivamente quello di Spalato. Infine – ed è
più che giusto che finisca così – l’opera
troverà la sua definitiva dimora in una
palazzina di Lussinpiccolo, l’isola nelle cui acque, precisamente in prossimità dell’isolotto di Oriule Grandi è stato
rinvenuto undici anni fa, nel 1997, ad
una profondità di quarantacinque metri, dal turista subacqueo belga René
Wouters.
Nel periodo dacché è stata recuperata dalle acque, la figura bronzea, una
26 Panorama
delle sette copie (tra le migliori, dicono gli esperti, e anche l’unica ad avere
conservato il piedistallo) di un originale
risalente al quarto secolo prima dell’era
nostra, plasmata non si sa da chi, con
precisione, ma di indubbia influenza
policletea, soprattutto lisippiana – testa
piccola, massima corporeità e fruizione
che da ogni punto di vista attesta un ac-
curato studio dal vero, gambe lunghe –
nella “forma” di un atleta alto due metri che, munito di uno strigile, si raschia
via l’olio dalla pelle.
Ma qual era la destinazione della
prestigiosa copia, colata nel bronzo nel
primo o secondo secolo dell’era nostra?
Era una casa patrizia o un luogo pubblico dell’allora importante Colonia Iulia
Pola Pollentia Herculaenea, o magari
qualche villa di Brioni? O la Colonia
Parentium, o qualche altro centro dell’Alto Adriatico? Ed in mare sarà finita
con un gesto voluto, magari sotto l’imperversare del maltempo che ha indotto
i marinai a liberarsi dal peso della statua, oppure c’è stato dell’altro ancora?
Niente si sa in merito all’imbarcazione,
probabilmente portata via dalla forza
delle correnti marine, mentre ad una
cinquantina di metri dal reperto sono
state recuperate due ancore. E forse
anche la statua stessa è stata gettata in
mare con funzione di ancora. Chissà.
Rinvenuta acefala (elemento che
ha facilitato il successivo studio della
situazione interna del reperto) il corpo
incastrato tra due grotte e per metà immerso nella sabbia, testa a parte, la statua è stata sottoposta ad un difficile e
lungo restauro durato ben cinque anni.
Grazie alle grandi capacità di Drago
Šerbetić dell’Istituto croato per il Restauro di Zagabria, esperto in restauro di materiali metallici, e a Giuliano
Tordi dell’ Opificio delle Pietre dure di
Firenze, la statua, nel cui interno è stato installato uno “scheletro” in acciaio
per garantirne la stabilità, è ritornata al
suo antico splendore. Riportarla al suo
aspetto originario non è stato facile in
quanto le sue condizioni erano pessime e solo il lungo, paziente e delicato
lavoro, esclusivamente meccanico, di
scalpello (perché interventi di natura
chimica sono stati esclusi sin dal primo
momento), ha permesso di rimuovere
le incrostazioni accumulatesi sul bronzo in secoli di permanenza in mare.
Un prestigioso riconoscimento a
quest’opera, condotta con grande professionalità, non poteva mancare: nel
2006 all’ Istituto zagabrese è stato conferito il Premio per il Patrimonio Artistico dell’Unione Europea e di Europa
Nostra. ●
L’ Onorevole Aldo DI Biagio in un’intervista al settimanale La Pagina di Zurigo
Più fatti e meno demagogia
a cura di Ardea Velikonja
A
ldo di Biagio neoeletto deputato al Parlamento italiano come rappresentante per
l’Europa degli Italiani nel mondo ha
rilasciato recentemente un’intervista
ad un settimanale svizzero. Eccola
per intero:
E’ stato eletto con un consenso
trasversale in tutta l’Europa e con
più di 13.000 voti. E’soddisfatto?
E’ stato un risultato sbalorditivo.
Sono assolutamente soddisfatto soprattutto per il voto d’opinione ottenuto indistintamente in tutta Europa.
Mi ritengo, quale rappresentante di
tutti gli italiani, al loro pieno servizio, ovunque essi risiedano.
Anche prima, ma in special
modo durante questa campagna
elettorale, ha viaggiato molto, incontrando realtà diverse accomunate dall’amore per la patria: quali
sono le istanze che accomunano le
comunità dei nostri connazionali
all’estero?
Le comunità residenti in Europa
si sentono profondamente italiane e
in quanto tali desiderano partecipare
attivamente alla vita sociale e politica
del Paese. Sono collettività che rappresentano realtà molto diverse tra
loro a seconda del territorio che le
ospita eppure accomunate da un forte legame con la Patria e quindi dalla
necessità di conservare la loro identità di italiani.
Quali sono i primi obiettivi che
intende perseguire nella sua nuova
veste di rappresentante degli italiani all’estero?
Uno degli obiettivi primari del
mio programma è sicuramente il potenziamento e il miglioramento dei
servizi consolari per i nostri connazionali residenti all’estero e la valorizzazione delle sedi onorarie.
Credo sia necessario rafforzare
la rete consolare per diminuirne lungaggini burocratiche e ridurne i costi,
anche attraverso una più efficace razionalizzazione delle risorse. Ritengo che gli italiani che vivono oltre
i confini nazionali abbiano il diritto
di ricevere delle agevolazioni sia riguardo le spese necessarie per il rinnovo del passaporto, sia sulle tariffe
dei voli per l’Italia. Ci dovrebbe essere anche un adeguamento dell’imposizione per evitare che i nostri connazionali paghino le tasse sia in Italia
che in Europa.
Tutto questo per tenere sempre
vivo il legame con il proprio Paese e
le proprie radici.
Infine ho sempre avuto molto a
cuore la tutela dei diritti dei giovani
contrattisti che rappresentano la nuova mobilità.
Tra i punti del suo programma
figura l’obiettivo di “un’informazione moderna”. Quali sono i problemi di quella esistente e quali le
modifiche da apportare?
E’ necessario prima di tutto armonizzare il costo dei quotidiani italiani
venduti in Europa con quello italiano
ed eliminare l’oscuramento delle reti
Rai riguardo ai programmi divulgati
all’estero. E’ indispensabile inoltre
potenziare il segnale di Rai International, ampliandone programmazione
e ricezione. Infine ritengo importante che i nostri connazionali vengano
maggiormente informati, anche attraverso nuovi canali, sulle agevolazioni e sui diritti in genere che le leggi
italiane prevedono specificatamente
per loro.
Lei è stato il promotore di una
massiccia raccolta di firme all’estero per la richiesta di un referendum sulla legge elettorale. Quali
sono le modifiche che apporterebbe per migliorarla?
Mi sono sempre detto a favore
della riforma sulla Legge elettorale.
Ne sono ancora convinto e mi auguro
che il nuovo sia un Governo di riforme. Spero ci sia la volontà di attuare
un accordo bipartisan con l’opposizione. Personalmente sono a disposizione di chiunque sia interessato
ad aprire un dialogo costruttivo tra
le parti. Ritengo ci sia bisogno di una
nuova Italia in cui ciascuno si renda
fattivamente partecipe. In ogni caso,
noi eletti, dobbiamo rappresentare
una garanzia per gli italiani all’estero.
E tra i nostri compiti c’è anche quello
di tutelare la legge che ha permesso
loro di scegliere i propri rappresentanti al Parlamento italiano.
Vuole dirci quale è la sua posizione in particolar modo dopo
i brogli che hanno caratterizzato
questa ultima tornata elettorale?
Sono stato al corrente di ciò che è
accaduto. Sono certo che la procedura elettorale e la legge in generale abbiano bisogno di maturare ancora, ma
allo stesso tempo ritengo sia stato fatto già molto di più e meglio rispetto a
due anni fa.
Qual è la percezione che gli italiani all’estero hanno della politica
italiana?
Ho avuto modo di raccogliere pareri molto discordanti tra loro. Certo
c’è chi oramai nutre ben poca fiducia
nelle Istituzioni italiane. Compito di
noi eletti sarà quello di dimostrare
che si può far meglio attraverso un
dialogo costruttivo tra le parti che
renda la politica meno demagogica e
più fattiva. Di buon esempio, insomma, per la società civile. I politici devono rendersi più rappresentativi degli interessi del Paese e, nel mio caso,
delle esigenze delle comunità italiane
all’estero. ●
News ITALIA PRESS
Panorama 27
Vino e prosciutto affiancati a mare e spiagge: per la regione è l'abbinata vincente
L’entroterra istriano sconosciuto
testi e foto di Ardea Velikonja
U
ltimo appuntamento dell'anno del
Comitato coordinatore dell'azione "Voglio bene alla Croazia",
che ha contribuito a far dei posti turistici
sulla costa dei veri parchi e giardini nonché ad innalzare il livello di coscienza
ecologica in tutta la Croazia. D'accordo
tutti i direttori degli Enti turistici regio- Il tavolo del Comitato di coordinamento dell’azione Voglio bene alla Croazia
nali: tutto è pronto per l'entrante stagione turistica. Però - e purtroppo c'è sem- li. Una stradina lastricata porta sul colle na, Portole, Montona, Visinada, Visipre un però - "muoviamoci con cautela" dove si trova l'antica chiesa della Beata gnano e Parenzo.
Il progetto di rivitalizzazione della
ha detto Niko Bulić direttore dell'Ente Vergine del S.Rosario con il campanile,
nazionale. "Non c'è posto per l'euforia, mentre fuori dalle mura ci sono ancora Parenzana prevedeva una specie di rii dati dei primi mesi parlano di presen- due chiese, la piccola, di san Rocco, e torno della ferrovia, che però non è posze turistiche pari all'anno scorso, ma per quella dei Santi Giovanni e Paolo, che sibile dato che in certi tratti laddove un
l'estate le previsioni sono tutt'altro che divenne il Duomo di Piemonte. Ricca la tempo c'erano i binari, sono sorte case e
rosee. Andiamo con i piedi di piombo storia di questo che oggi è un paese se- impianti industriali. Quindi oggi l'Ente
anche perché i turisti last minute sono miabbandonato e che un tempo era un turistico ha abilitato il tragitto a in passempre più numerosi e quindi le pre- importante centro agricolo con campi seggiate da farsi anche in bicicletta con
notazioni fatte in anticipo stanno dimi- ben coltivati, oliveti e frutteti, e dove tanto di tabelle che spiegano la storia
nuendo. Oggi c'è un altro trend: la gente anche si concivano le pelli bovine per della linea e illustrano il tragitto.
E proprio vicino all'ex ferrovia ovdecide all'ultimo minuto dove andare in farne calzature.
vero a Monticello, nell'alto
vacanza e non sta più due settiBuiese, un minuscolo abitato
mane, al più una, se non cinque Le cantine vinicole Kabola
che non ha neppure l'asfalto,
soli giorni e quindi tireremo le
sorge l'agriturismo gestito dai
somme a settembre".
coniugi Pincin in cui si possoL'ultima riunione del Cono gustare le specialità culinamitato coordinatore si è svolrie del posto ma anche il buon
ta in Istria. L'Ente turistico revino fatto in casa. Ottimo pungionale non ha puntato a visite
to di fermata per chi ha bisoai centri costieri o alle spiaggno di pace e silenzio.
ge, bensì sul relativamente
sconosciuto entroterra , coSempre parlando dell'Alto
stellato da paesi dimenticati
buiese o meglio del Momiae segnato da una solida tradinese, l'Ente turistico istriano
zione in cui entrano il vino, il
ha voluto far conoscere il vino
Fiore all'occhiello tra le ultime ini- Kabola, prodotto nelle cantine di Mariprosciutto, gli agriturismi più lontani e
ziative dell'Ente turistico istriano, e no Markežić, e più volte premiato alle
il tipico bue istriano: il boscarin.
Così, abbiamo potuto visitare Pie- il cui progetto è stato finanziato dal- mostre. Perchè Kabola? Perchè Marimonte d'Istria un paese "dimenticato l'Unione Europea, la rivitalizzazio- no è l'unico in Croazia, e tra i pochi in
da Dio" in cui abitano 15 famiglie in ne della Parenzana, la ferrovia di 123 Europa, che ha voluto produrre il vino
tutto in cui si arriva lungo la strada ser- chilometri che 73 anni fa fu demolita. come lo si faceva 5000 anni fa, ovverata. Quasi tutte le case sono diroccate La linea a scartamento ridotto era stata ro entro le anfore. "La mia famiglia ha
(e pensare che all'epoca della Parenza- costruita sotto l'Austria-Ungheria nel cominciato a produrre vino nel 1891 e
na era un'importante stazione ferrovia- 1902, anno in cui il primo treno arrivò si è andati di generazione in generaria intermedia tra Grisignana e Porto- da Trieste a Parenzo attraverso Buie. zione,” ci ha spiegato. “Io ho ripreso
le). La cittadina aveva una doppia cinta Era stata costruita a tempo di record la produzione nel 2005 e oggi sono armuraria, in parte tuttora visibile, su cui (due anni) per agevolare il commer- rivato a 50.000 bottiglie fra malvasia
si aprivano due porte, delle quali oggi cio su una tratta “incredibile” con lun- istriana, il famoso moscato momianesoltanto una è ancora individuabile. So- ghe salite, ripide discese, tanti tunnel se e il terrano. Due anni fa ho voluto
pra la porta, ovvero sulle mura c'è lo e tanti viadotti e collegava 16 comuni, provare a fare il vino come lo si faceva
stemma della famiglia Contarini che tra i quali sei oggi in Slovenia e quindi 5000 anni fa quando non c'erano botfu proprietaria del feudo per tre seco- Umago, Buie, Verteneglio, Grisigna- ti. Continuando la tradizione, i romani
28 Panorama
La tenuta di Marino Markežić che produce il vino Kabola
Il simbolo del nuovo vino
della Kabola, l’anfora
Fare il vino
oggi come
5000 anni fa
L’unica casa rifatta completamente a nuovo
è quella parrocchiale
La anfore sono sotto terra e
il vino ci rimane per sei mesi
Un piccolo paese con due chiese, una dentro le mura cittadine
l'altra all'esterno
Piemonte
d’Istria: presto
un posto...
nel turismo
Ha deciso di fare il vino come gli antichi romani
La chiesa avrebbe bisogno di essere
rimessa a posto
A Monticello i più non sanno che esiste un simpatico agriturismo dove si fa tutto in casa anche la Malvasia istriana
32 Panorama
pagine colore - interne.indd 32-33
Tra i posti “dimenticati”
anche Colmo, il paese più
piccolo al mondo
Le mura circondavano l'intero abitato
29
13.5.2008, 12:11:07
La linea contava un gran numero di gallerie
A ritroso
nel tempo:
la Parenzana
Il boscarino nero è quello da riproduzione,
il grigio invece è un bue
tanto che ancora oggi sono in ottimo stato
Questo ha appena un mese ed è di color rossiccio
Quel simbolo chiamato
boscarin
Da qui passavano le sbuffanti vaporiere
tutte fatte per reggere
efficacemente nel tempo
Anche il viadotto si è mantenuto intatto
Mario Gašparini è fiero dei suoi buoi
pagine colore - interne.indd 30-31
Mamma ho fame, sembra dire questo boscarino
di appena 4 mesi
13.5.2008, 12:08:30
La tenuta di Marino Markežić che produce il vino Kabola
Il simbolo del nuovo vino
della Kabola, l’anfora
Fare il vino
oggi come
5000 anni fa
L’unica casa rifatta completamente a nuovo
è quella parrocchiale
La anfore sono sotto terra e
il vino ci rimane per sei mesi
Un piccolo paese con due chiese, una dentro le mura cittadine
l'altra all'esterno
Piemonte
d’Istria: presto
un posto...
nel turismo
Ha deciso di fare il vino come gli antichi romani
La chiesa avrebbe bisogno di essere
rimessa a posto
A Monticello i più non sanno che esiste un simpatico agriturismo dove si fa tutto in casa anche la Malvasia istriana
32 Panorama
pagine colore - interne.indd 32-33
Tra i posti “dimenticati”
anche Colmo, il paese più
piccolo al mondo
Le mura circondavano l'intero abitato
29
13.5.2008, 12:11:07
Un nuovo progetto dell’Ente turistico istriano
Domus bonus per la qualità
C
irca il 44 per cento delle capacità ricettive istriane è rappresentato dagli affittacamere o appartamenti privati e a livello nazionale
esiste un regolamento preciso sulla
categorizzazione degli stessi. L'ente turistico istriano però ha deciso di
fare "un proprio controllo della qualità" e di assegnare una targa denominata "Domus Bonus" a colui che
se la merita. Come ha spiegato Marino Brečević, che è a capo di questa azione, la targa viene affissa sulla casa di coloro i cui appartamenti
soddisfano criteri molto alti. Da tutta questa mole di lavoro ne è uscito
un catalogo che contiene i migliori
appartamenti in Istria. "In Istria, ha
spiegato Brečević, l'85 per cento degli affittacamere privati dispone non
di sole stanye ma di appartamenti.
Di questi l'87 per cento ha tre stelle,
assegnate vent'anni fa. Come può il
turista sapere veramente qual'è lo
stato attuale di questi appartamenti? Da qui i nostri controlli e le nostre scelte. L'Istria fino al 2012 si è
prefissata di diventare una destinazione a quattro stelle e quindi anche
gli appartamenti devono venir adeguati". ●
mettevano gli acini macerati nelle anfore, dove stavano sei mesi assieme al
mosto, e quindi il vino era pronto. Ho
acquistato nel Caucaso anfore che possono contenere dai 1500 ai 2000 litri,
le ho messo sotto terra ed ho ripreso
il procedimento dei romani. Quest'anno quindi per la prima volta è arrivato il vino che logicamente ho chiamato Amfora. Gli esperti dicono che è un
prodotto buono, ma soprattutto "capace", ovvero si accompagna bene con
cibi pesanti, arrosti, selvaggina ecc.
Comunque è stato ben accettato. Per il
resto la mia Kabola (che è il soprannome della mia famiglia) è una malvasia
istriana, ma nella cantina produciamo
ancora terrano, cabernet e merlot nonché il moscato momianese che tutti ci
invidiano. Per ora io e la mia famiglia
disponiamo di 17 ettari di vigneti, ma
abbiamo in piano di allargarci. Produciamo inoltre l'olio di oliva che usiamo
nel nostro ristorante di Cremegne chiamato appunto Marino,” ha concluso il
signor Markežić.●
Boscarin : siamo a quota 500!
«S
olo qualche anno fa il boscarin era in via di estinzione. Oggi, grazie all'entusiasmo
di alcuni fra noi allevatori, siamo
riusciti non solo a salvaguardare
questa razza autoctona, ma anche
ad aumentarne il numero di anno in
anno tanto, da arrivare a 500 capi. Il
nostro traguardo comunque è quello di 5000-6000 capi, che non serviranno più come una volta, ad arare i campi ma a fornire la carne che
è molto gustosa e si differenzia da
quella di manzo" afferma Mario
Gašparini, uno degli allevatori, ma
prima di tutto un amante della tradizione istriana. Lui ne possiede 16,
ma presto le sue vacche ne dovrebbero mettere al mondo nove vitelli
che, per chi non lo sapesse, alla nascita sono di color rossiccio e non
grigio come li conosciamo noi. Il
vero boscarin , quello da riproduzione, è quasi nero e molto forte e
aggressivo. Quindi già nell'antichità
ovvero quando in Istria c'erano più
di 60.000 capi, il maschio veniva
castrato e allora perdeva la tonalità scura del manto ovvero diventava grigio, perdeva del tutto l'aggressività e anche l'odore tipico, il suo
collo si restringeva e poteva essere
adibito al lavoro nei campi. Ancora oggi gli allevatori usano correntemente questo sistema. ●
Panorama 33
Libri
Sergio Draghicchio: Tra Pola e Sissan, ricordi d’infanzia de un muleto
Attaccati a 'sti posti come pantalene
L
a mamma sta ultimando i preparativi per il pranzo, lui, il
nostro eroe, giocando sul terrazzo della sua casa polese, si sporge
troppo sul davanzale e, fatta una capovolta, cade al piano di sotto. L'esito fatale è tutt'altro che da escludere.
Invece no, grazie al repentino intervento della vicina di sotto, il ragazzino di otto anni se la cava solo con un
forte spavento, tanto che qualche decennio dopo ne parlerà nel libro Tra
Pola e Sissan, ricordi d’infanzia de
un muleto (Roma 2007). Il fatto di
cronaca è solo uno dei tanti che caratterizzano la famiglia del nostro
eroe, Sergio Draghicchio, famiglia
che, per contro, mostra significativamente, per diversi altri piccoli episodi, di vivere, sia pure nel suo piccolo, molto dappresso anche alla Storia, la grande Storia. La nonna per
esempio, ancora bambina, era stata
condotta a Venezia proprio il giorno
in cui arrivano i garibaldini, il marito
non solo era stato di guardia a Trieste quando avevano impiccato Oberdan ma si era anche trovato a passare, oltre trent’anni dopo, non distante dal luogo in cui veniva giustiziato
Nazario Sauro, tanto da sentire il suo
ultimo “Viva l’Italia”.Il padre, marinaio sulla Viribus Unitis il giorno
dell’affondamento, aveva seguito
D’Annunzio nell’impresa fiumana e
quindi respirato l’aria d’Africa, dove
era incappato nel male che, tornato
in Istria, lo avrebbe portato precocemente alla tomba.
Non però della grande Storia di
ieri bensì dei tanti fatti della quotidianità che, messi insieme, danno
il senso profondo della vita, tratta il volume di Draghicchio, quasi
230 pagine, edite dalla Drengo di
Roma, primo della collana “Memorie adriatiche” curata dalla Società Internazionale per lo studio dell’Adriatico che si concludono con
l’”attestazione documentaria” ovvero le foto di famiglia, che a chi legge
rendono le persone nominate ancora
più familiari.
Sergio cresce e scopre il mondo
muovendosi protetto in un mondo
affetti, fra la Pola in cui la vita è
ormai del tutto urbanizzata, e Sissano e i paesi minori dove vive uno
stuolo di parenti e conoscenti, immersi nelle quotidiane fatiche negli anni d’anteguerra, per affrontare poi la presenza tedesca, l’arrivo
delle truppe di Tito, e il successivo
periodo che si concluderà con la
partenza via mare dalla città natia.
Lo snodarsi degli avvenimenti passa presto da una quotidianità liscia
e piana a giornate dure, che non
possono non lasciare un segno profondo in chi le vive, giornate in cui
l’ansia per quel che decideranno i
nuovi venuti si abbina alla paura e
alla rabbia per quel che chiederanno e che, qualunque essa sia, non
va negata, pena rischi facilmente
intuibili.
Anche questo “nuovo mondo” si
presenta però tutt’altro che monolitico: e se fra le drugarize uniformate,
figure inconcepibili nell’Istria di allora, c’è una che chiede di poter fare
il bucato nel cortile, un altra, tornando da un pestaggio a sangue dei suoi
commilitoni ai danni di un giovane
inerme soldato tedesco, a chi le chiede se questi è morto risponde sprezzante: “No, el buliga ancora”. Il che
fra l’altro indica chiaramente che
pure essa non proviene da contrade
troppo distanti.
Seguono le giornate degli scontri, talvolta virulenti, fra chi difende l’italianità di Pola e chi la vuole
jugoslava. Davanti all’arena ci sono
tumulti. C’è chi vi piazza le bandiere italiane e chi, subito dopo si
precipita a gettarle in basso. In parallelo si snoda l’esodo, un fiume
che s’ingrossa di giorno in giorno,
e che pure viene fissato in dettagli
che sono tutti di quell’epoca e quel
momento. Quasi ogni notte, zii, parenti ed amici lasciano il paese, carichi delle cose che possono prendere
con sé, a patto però di eludere i posti
di blocco jugoslavi, e i relativi dettagliati controlli. L’alloggio cittadino
diventa allora un punto di riferimento essenziale, un vero magazzino.
Chi arriva, scarica la roba al buio e
subito torna indietro, per non far nascere sospetti.
E viene alfine, dopo l’ultima serata polesana, in cui la casa si riempie di gente convenuta per il saluto
ai partenti e una mangiata con l’ultimo prosciutto, ripassato in padella, il giorno in cui anche il bambino Sergio si ritrova a bordo della
“Toscana”. Che pensa? Che non gli
par vero che una nave così grande l’avrebbe portato in Italia. Nella
mattina buia, Pola è già imbiancata
e la neve continua ancora a cadere.
“La sirena della motonave lanciò tre
urli dopodiché iniziò ad allontanarsi dalla riva. Donne in nero salutavano con i fazzoletti bianchi: l’Istria
e Pola, piano piano, si allontanarono
sempre di più fino a sparire”.
Nell’ultima parte i quadretti del
ritorno. Coloro che con tanto dolore se ne sono andati ora tornano a
visitare i luoghi in cui sono nati e
cresciuti, in cui hanno vissuto fino
al giorno del forzato sradicamento.
“Eravamo attaccati a questi posti
come le pantalene” dirà Bepi, uno
dei tanti, facendosi lapidario portavoce di una vasta massa sparsa un
po’ ovunque, a esprimere un mondo
definitivamente scomparso, che il libro evoca con marcata corposità. ●
M.S.
Panorama 37
Si è svolta a Forte Marghera la quarta edizione di Nature, Fiera del na
La ricchezza di spirito è anche ricche
testi e foto di Ardea velikonja
L’
antico e il moderno, questo il
connubio tra Forte Marghera e
Nature, la Fiera del naturale e
del benessere svoltasi alla fine di aprile. L'antico forte ha fatto da cornice alla
quarta edizione di questa fiera volta a far
tornare l'uomo alla natura e a pensare a
se stesso. E che ci sia questo trend negli
ultimi anni lo dimostra il numero dei visitatori: 20.000 in tre giorni, un record
dall'inizio della fiera. Ben 150 gli espositori provenienti dall'Italia e dall'estero,
in particolare da Slovenia e Croazia ma
anche dall'Austria, tutti venuti a vedere
le ultima novità per uno stile di vita sano
e rispettoso dell'ambiente.
Alla manifestazione non sono mancate le visite di personaggi importanti tra cui il senatore Tiziano Treu, più
volte ministro della repubblica Italiana, l'assessore allo sviluppo rurale ed
economia montana della Regione Basilicata Roberto Falotico, nonché il
sindaco di Venezia Massimo Cacciari. "Siamo estremamente soddisfatti di
Una volta il carciofo si puliva così
I massimi esponenti al momento dell'apertura della Fiera
questa quarta edizione" ha dichiarato il
direttore di Nature Gianni Gobbato "ma
non intendiamo certo considerarci arrivati. Nature è una realtà in crescita ed
ambisce ad occupare un posto sempre
più importante nell'ambito fieristico del
naturale e del benessere italiano e non
solo. Già quest'anno abbiamo ottenuto
ottimi risultati in termini di visitatori ed
espositori. Per la prossima edizione, visto l'interesse riscontrato negli espositori, punteremo ad un sostanziale ampliamento della manifestazione, partendo
dalle già confermate presenze di enti di
rilievo, quali la Regione Basilicata e la
Regione Sicilia". Gli ha fatto eco il presidente di Veneziafiere Francesco Borga
"Il successo di Nature è un importante
conferma della predisposizione di forte
Marghera come spazio ideale per eventi
fieristici di qualità. Ora restiamo in attesa che venga definito il destino del Forte
a cui Veneziafiere presta da sempre particolare attenzione".
Una colonia di artisti all’aperto, luogo ideale per creare
38 Panorama
Nature, Fiera del naturale e del benessere ha pensato a tutto e tutti. Dal
mangiar sano, al dormir sano e al bere
sano. Così, tanti sono stati gli stand con
i prodotti ecologici, dalla frutta alla verdura all'acqua di rubinetto, pubblicizzata perché più buona e più sicura di
quella in bottiglie. Le fattorie hanno
presentato i propri prodotti (salami e
formaggi) dimostrando che gli animali vengono allevati al naturale, ovvero
portati al pascolo e nutriti con mangimi naturali, quindi niente modifiche genetiche. "Se si vuole stare bene bisogna
mangiar sano e non quelle porcherie genetiche che si trovano in commercio" ci
ha detto con fermezza il proprietario di
una fattoria. “I miei maiali vengono nutriti come lo faceva mia nonna, con le
rape coltivate nell'orto e le zucche, quindi niente mangimi artificiali. Di conseguenza i salami, i prosciutti e tutto ciò
che si può produrre dal un maiale è un
prodotto naturale".
Prodotti sani, genuini, giunti dalla Sicilia
Made in Italy
aturale e del benessere
zza del corpo
Tanti gli espositori che hanno voluto dimostrare quel che uno deve fare
per “far star bene” il suo corpo. E quasi
tutti i rimedi hanno un sapore orientale,
dato che è da lì che provengono tutte le
medicine alternative antistress. Musica tenue, profumi e rilassamento sono
i presupposti essenziali per una cura
che segua questo indirizzo. E in questo
contesto era presente pure l'Istituto italiano di kinesiologia specializzata e naturopatia con uno stand in cui si dimostravano le peculiarità di questa tecnica.
Il mondo in bicicletta, per non inquinare la natura
Unico stand croato, il campeggio di San Polo a Valle, un paradiso della natura
La kinesiologia è una potente disciplina
che utilizza un test muscolare manuale
per ricevere informazioni sugli squilibri dell'individuo ed opera conseguentemente un appropriato riequilibrio
energetico e posturale. La kinesiologia
permette di riassestare gli squilibri del
corpo connessi a problematiche della struttura muscolo-scheletrica, della
biochimica e delle emozioni. Questi tre
aspetti possono essere raffigurati come i
tre lati di un triangolo: il Triangolo della Salute.
Sebbene la kinesiologia si focalizzi
sul recupero e sul mantenimento del benessere psicofisico complessivo, numerosi riscontri empirici hanno dimostrato
l'efficacia dei trattamenti per il miglioramento di una vasta gamma di disturbi, quali ad esempio dolori e disfunzioni dell'apparato muscolare e osteoarticolare; disturbi dell'apprendimento,
Due gli stand sloveni con i propri vini,
uno della Zanut di Dobrovo v Brdih
dell'attenzione e della memoria; stress,
ansia e fobie; problemi legati alla nutrizione (digestione, assimilazione, intolleranze); difficoltà intestinali e problemi metabolici; problematiche legate al miglioramento della performance
sportiva.
Le vacanze sono sempre una fonte
di stress per tutta la famiglia e in questo contesto l'associazione Go Slow (testualmente vai piano) ha voluto presentare un'alternativa. Non fatevi intimorire
dal viaggio, dalle lunghe file in autostrada, da interminabili file nei musei, fate
della vostra vacanza una vacanza vera e
propria. La mobilità dolce fra iniziative
collaterali, incontri letterari, idee e progetti per i nuovi turismi intorno al tema
del viaggio lento inteso come pratica
culturale e valorizzazione dei luoghi,
alla ricerca di un rapporto equilibrato
tra attività turistica e risorse locali, per
rendere il viaggio uno strumento accessibile a tutti e affrontato sotto l’aspetto
culturale, antropologico ed ecologico.
Questo in pratica quanto fa Go Slow,
che ha sempre più soci. ●
...e l'altro dell'agriturismo Štekar, che opera
nell'area del Collio sloveno
Panorama 39
Made in Italy
L’angolo dei bambini
R
iavvicinare i bambini alla natura per far crescere in loro la
coscienza ecologica: questo lo
scopo dell'interessante novità di questa
edizione di Nature, denominata l'Arca
di Nature. Per la prima volta nel parco di Forte Marghera è stata organiz-
zata una mostra faunistica nella quale i
più piccoli hanno potuto avvicinare gli
animali per molti mai visti in precedenza. Galline, oche, porcellini ma anche
gru, cicogne, cavallini, asinelli e tanti
altri hanno destato un grande interesse
dei piccini che, vivendo in città sicura-
mente non li hanno mai visti dal vivo.
Il direttore della manifestazione Gianni Gobbato ha rilevato che con questa
iniziativa si vuol “stimolare un ritorno
all'innato rapporto tra uomo e animale,
che nell'era delle metropoli e di internet
è indispensabile recuperare, soprattutto
fra i giovani e le nuove generazioni".
Nell'ambito della fiera i bambini
hanno potuto anche salire su un asino
o un cavallo e anche questa per molti
è stata una vera avventura. Dedicato ai
bambini anche il giro in canoa nel canale attorno a Forte Marghera. Preparati dagli esperti canoisti del club locale e sotto l'occhio vigile di una guida,
i bambini hanno potuto fare un giro di
canoa da soli. ●
Le campane tibetane
L’
individuo massaggiato dalla vibrazione e dal loro
suono entra nelle armonie della natura e dello spirito. A produre i suoni sono delegate le campane tibetane,
strumenti antichissimi. Le loro vibrazioni, creano sintonia
nell'organismo e stimolano la sua armonizzazione. Simili
nell'aspetto a una coppa, sono forgiate con una lega di sette metalli che corrispondono ai sette pianeti : oro-Sole, argento-Luna, ferro-Marte, mercurio-Mercurio, stagno-Giove, rame-Venere, piombo-Saturno. L'importanza dei sette
metalli in rapporto ai sette chakra è dovuta al fatto che ogni
chakra corrisponderebbe ad un pianeta e, quindi, ad un metallo. Si crea così una concordanza di fase tra la campana e
il chakra su cui è posata. (Chakra è una parola il cui significato in sanscrito è ruota o disco e indica uno dei sette centri
di base di energia nel corpo umano. Ciascuno di questi centri è connesso, a livello di energie sottili, ai gangli principali dei nervi che si ramificano dalla colonna vertebrale (ma
non si identifica con essi). In più i Chakra sono correlati
ai livelli della coscienza, agli elementi archetipici, alle fasi
40 Panorama
inerenti lo sviluppo della vita, ai colori, suoni, alle funzioni
del corpo e a molto, molto altro). Esistono campane diverse per dimensioni, forma, spessore e proporzione dei metalli. Per suonarle, bisogna percuoterle delicatamente con
l'apposito bastoncino. Le campane possono essere poste
sui sette Chakras. Esse suonano e quindi vibrano in modo
diverso a seconda se vengono appoggiate su parti del corpo tese o rilassate, e producono effetti curativi diversi sulle differenti zone del corpo. ●
Made in Italy
Aiutato dai dipendenti, il comune di Venezia vuol salvaguardarlo
Forte Marghera, un pezzo di storia
F
ino al 1805 "Malghera" fu un florido borgo al limite della laguna. Proprio questa posizione che
l'aveva reso per anni una porta aperta
sulla laguna in qualità di punto di ristoro per i viandanti, di controllo e di dogana delle merci, ne indusse la trasformazione in area fortificata, dagli austriaci prima e dai francesi poi, per proteggere la città di Venezia da eventuali
attacchi provenienti da nord-ovest.
Il Forte Marghera nasce quindi dall'esigenza venuta a crearsi con l'evoluzione dell'artiglieria che, se posizionata
sulla gronda lagunare a ridosso del largo di Marghera, minacciava la città di
Venezia. Fino alla prima metà del XX
secolo questa è stata una vera e propria cittadella, con un ruolo molto significativo nella direzione logistica dei
rifornimenti dell'esercito, schierato nel
nord est. Avviato il processo di dismissione, come per gli altri forti del campo
trincerato di Mestre, ha avuto inizio un
lungo processo per la sua restituzione
al pubblico. L'intero complesso è stato
sottoposto a vincolo monumentale, al
quale si affianca il dovere, oltre che la
necessità civica, di gestire l'intero complesso in maniera da tendere alla sua
autosufficienza economico-finanziaria,
inserendo questo nuovo prodotto culturale nel contesto delle reti e dei mercati
della cultura e dell'arte italiana.
Nell'ambito del Forte c'è pure l'importante polveriera chiamata austriaca,
pur avendo alla base un progetto francese. Il manufatto venne però portato
a compimento nel 1836, ossia sotto
l'amministrazione austriaca. Realizza-
Il Forte è circondato da canali
Archietture a confronto nell'area d'entrata
to in muratura di mattoni lasciati a vista, si caratterizza per la mancanza di
rifiniture nelle pietre d'angolo dei muri
e la maggior altezza delle murature laterali, rispetto alla primitiva polveriera
francese.
Oggi il Forte è costituito da una cinta bastionata esterna e un ridotto esterno, entrambi circondati da una rete di
canali e da quattro lunette e da due
controguardie a sud ; gli edifici storici
più pregevoli sono rappresentati dalle
due caserme difensive francesi e dalle
polveriere, una austriaca e una francese, a cui si aggiungono le casermette difensive italiane, di cui una attualmente è sede del Museo Storico Militare,
nonché da quello che meglio testimonia le trasformazioni dell’area e cioè
il ponte eretto in mattoni a tre arcate
(1589) appartenente alla struttura viaria del borgo; utilizzato quale magazzino (1840) e successivamente rialzato
con la realizzazione di un piano adibito
ad uffici (1910) .
Dal 1951, il Forte Marghera divenne
sede della 5° Direzione di artiglieria e
poi 5°Reparto rifornimenti (1984). Fino
alla chiusura del Reparto, avvenuta il
30 giugno 1995, il Museo poteva essere
visitato solo nel corso di particolari occasioni e previa richiesta di accesso al
comando dell'Ente. È rimasto pertanto
nascosto "tra i bastioni" del napoleonico Forte Marghera, sconosciuto anche a
molti cittadini, che mai hanno sospettato la sua esistenza. Da allora il Comitato
per la salvaguardia del Museo Storico
Militare di Forte Marghera, nato spontaneamente tra i dipendenti del disciolto Ente, che al momento dell'abbandono della struttura da parte dell'Amministrazione Militare hanno voluto con forza che questo piccolo segno della storia
di Mestre non andasse disperso, cura la
gestione, la manutenzione e l'apertura
della ricca collezione di armi che vi è
esposta. Da rilevare che anche davanti al Museo ci sono armi dell'epoca che
incuriosiscono i numerosi visitatori. ●
Il Museo militare
Panorama 41
Sport
L'Italia si è lasciata sfuggire il talentuoso centrocampista della Dinamo e della Nazio
Con Modrić, Pirlo e Gattuso la squ
a cura di Bruno Bontempo
Q
ualcuno lo aveva accostato
anche alla Fiorentina, ma il
centrocampista croato Luka
Modrić (ormai ex) della Dinamo di
Zagabria è stato acquistato dal Tottenham per la cifra record di 15,8 milioni di sterline, praticamente 21 milioni di euro, quanti gli inglesi verseranno nelle casse della Dinamo, una
cifra decisamente fuori mercato per
le casse gigliate. Bel colpo del Tottenham, dunque, che ha raggiunto
l’accordo con la Dinamo per questo
che è considerato tra i migliori talenti del calcio croato, che si va ad aggiungere a Niko Kranjčar, fattosi conoscere in Inghilterra per aver disputato la finale di FA Cup con il Port- Modrić a Londra assieme al direttore sportivo del Tottenham, Daniel Comolli
smouth e che, assieme a Eduardo da
Silva (Arsenal) e Vedran Čorluka to la Carling Cup in finale contro il gli acquisti invernali di Gunter, Woo(Manchester City), ha tenuto alto Chelsea, sollevando così un trofeo dgate, Hutton e Gilberto.
Miglior giocatore del campionato
il nome al calcio croato in Premier dopo un periodo di astinenza di 9
League. Dopo che Modrić e compa- anni, ma il proprietario del club non croato 2007, Modrić ha già collezionagni hanno anche contribuito all’eli- vuole certo fermarsi: l’arrivo del ma- to 24 presenze e 3 gol con la nazionale
minazione dell’Inghilterra da Euro nager più pagato del mondo, Juande croata, mettendo a segno la sua prima
2008, i tifosi del Tottenham, non si Ramos, ha posto infatti le basi per la rete con la maglia biancorossa proprio
sono stupiti di sapere che Modrić è nascita di un ciclo vincente. L’ingag- contro l’Italia campione del mondo, in
stato addirittura paragonato a Lionel gio di Modrić era stato preceduto da- quel - per gli azzurri - malaugurato 0-2
di Livorno che segnò l’esorMessi e soprattutto a Johan
dio come ct di Roberto DoCruyff, che ricorda sia per
nadoni. Modrić, ora, si canl’aspetto longilineo che per
dida per diventare il prossivelocità, agilità e creativimo regista del Tottenham
tà. Gli Spurs hanno battuandando ad affiancare un alto la concorrenza di molti
tro centrocampista di grande
club europei interessati a
qualità come Jermaine JeModrić, che è diventato la
nas, anche lui autore del suo
nuova scommessa di Juanprimo gol internazionale in
de ed ha firmato con i lonun’occasione importante e
dinesi un contratto di cinun po’ “italiana”, l’esordio
que anni, fino al 2013. Il
di Capello sulla panchina
Tottenham, dunque, ha già
inglese.
iniziato a spendere in vista
Luka Modrić è nato il
della prossima stagione: il
9 settembre 1985 a Zara.
club di White Hart Lane
Nelle giovanili della Dinadel milionario inglese Jomo fino al 2003, ha iniziaseph Lewis non vuole più
to la carriera professionistiattendere e ha messo anca allo Zrinjski di Mostar
cora mano al portafoglio
(22 partite, 8 gol) nella staper rinforzare il suo team
gione 2003-2004, passando
e costruire una squadra che
poi (2004-2005) all’Inter
possa raggiungere la quaZaprešić (18 partite, 3 gol)
lificazione alla Champions
e dal 2005 è alla Dinamo di
League. A febbraio ha vinModrić con la maglia della Nazionale croata
44 Panorama
Sport
nale croata, finito al Tottenham
Eduardo Da Silva dopo l’infortunio
uadra è fatta!
Zagabria, con la quale ha collezionato
una novantina di presenze, segnando
25 reti. In totale nel massimo campionato croato ha collezionato 119 partite
e 31 gol. Nella nazionale croata si è inserito stabilmente solo quando Bilić ha
sostituito Zlatko Kranjčar in panchina.
Anche se il ct della Croazia lo ha impiegato come centrocampista difensivo con licenza di attaccare, il giocatore
è ugualmente a suo agio in posizione
avanzata. Ne sono prova i 13 gol in 22
incontri disputati con la Dinamo Zagabria, che quest’anno si è riconfermata
campione nazionale al termine di un
campionato che ha vinto con grande
margine e con notevole anticipo, sbaragliando la, peraltro modesta, concorrenza. “Il motivo per cui il Tottenham
non ha esitato a spendere 21 milioni di
euro per Luka Modrić sarà evidente a
EURO 2008”. Questo il messaggio di
Slaven Bilić, che non ha dubbi sulle
qualità di Modrić, già capitano della
sua squadra, che ha portato il suo carisma nella nazionale partecipando alla
vittoriosa campagna di qualificazione
per l’Europeo. “Modrić è un giocatore di altissimo livello. Lo conosco dall’Under 21 e, anche se è ancora molto giovane, lo considero tra i migliori.
Agli Europei, il mondo scoprirà il suo
valore”.
Sabatino Durante, procuratore sportivo e profondo conoscitore del calcio
croato, più volte ha esaltato le doti del
giocatore della Dinamo, il cui futuro
però sembrava legato al Chelsea: “È
un talento straordinario, è il miglior
giocatore di centrocampo che esista
al mondo. Si parla sempre di Lampard
ma non ci si rende conto che questo è
un ragazzo dell’85 e che ha già oltre 20
presenze con la nazionale croata. Sa
fare il Gattuso e ha due piedi straordinari, ha qualità e quantità, sa fare gol,
sa far girare la palla. Mi meraviglio che
una squadra come il Milan, che ha porte aperte in Croazia, non abbia pensato
a un giocatore del genere. Un centrocampo con Modrić, Pirlo e Gattuso e
hai fatto la squadra. Io se fossi presidente di una squadra italiana sarei andato subito ad acquistarlo. Spero di vederlo nel campionato italiano”.●
La strada per dribblare il fisco
L
uka Modrić è diventato il calciatore croato più pagato e nella speciale classifica degli ingaggi, con la cifra vertiginosa di 15,8 milioni di sterline (21 milioni di euro circa) sborsati dal Tottenham, ha scavalcato Eduardo da Silva, per il quale l’Arsenal lo scorso anno avrebbe pagato molto meno, ufficialmente sui 12 milioni milioni di euro, addirittura
uno in meno di quanto il Manchester City avrebbe fatto finire nelle casse
della Dinamo per Čorluka. Ma sono tutte cifre da prendere con le dovute
riserve, anche perché trattandosi di società quotate in borsa, alcune informazioni sono coperte dal segreto d’ufficio. Anche l’ammontare dell’ingaggio di Modrić, tuttavia, sembra destinato a crescere ulteriormente e
sfiorare i 20 milioni di sterline, in virtù dei vari bonus compresi nel contratto. Alzato il sipario sull’ipocrisia, la vendita di Modrić ha fatto scattare
l’allarme rosso del fisco croato, aprendo uno squarcio sulla posizione delle società sportive nell’arco del sistema tributario, che in Croazia è particolarmente tollerante nei loro confronti. Anche i nuclei di sport professionistico - come nel caso del calcio - sono registrati come associazioni di
cittadini e come tali sottostanno all’obbligo del pagamento solo della tassa sull’utile, che ammonta al 20 p.c., come nel caso delle Srl. Tassa dalla
quale i club sono esentati se a fine anno presentano un bilancio in rosso.
Ed è facile capire come vanno a finire le cose...
Come ha spiegato il ministro croato della finanze, Ivan Šuker, il trasferimento di Modrić, e degli altri sportivi, all’estero, non può venir registrato dal fisco come un contratto di compravendita, sarebbe illegale. Quel
bel flusso di denaro, invece, può figurare soltanto come un indennizzo che
verrà pagato alla Dinamo come differenza tra quanto il giocatore poteva
incassare sulla base del contratto per le sue prestazioni che lo legava alla
Dinamo, e quello che invece gli può offrire la società inglese. Il premier
Sanader ha “tuonato”, definendo una normativa del genere inaccettabile
ed ha ordinato a Šuker di rivedere le leggi che regolano i trasferimenti all’estero degli sportivi croati per poter intervenire e mettere fine a questa
condotta troppo libertina, che impunemente dura da quando il mondo è
mondo. “Se sarà necessario - ha concluso Sanader - cambieremo le leggi...”. Per il momento il Ministero delle finanze ha avviato un controllo a
tappeto sull’attività delle società che hanno le procure e controllano vari
calciatori e su aziende private a cui fa capo Zdravko Mamić, direttore
sportivo e padre padrone della Dinamo. Non sarà mica conflitto d’interesse e/o evasione fiscale? ●
Panorama 45
Animalia
Il dilemma capra: è un angelo o u
di Daniela Mosena
I
l capro (o la capra) era considerato
nell’antichità anche emblema della
lussuria per la sua irruenza sessuale
(Orazio: Epodi). Il simbolismo negativo
fu ripreso dal Cristianesimo che personificò nell’animale l’uomo impuro o addirittura il dannato, come narra Matteo
nel Vangelo: “Quando il Figlio dell’Uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi
angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte
le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai
capri, e porrà le pecore alla sua destra e i
capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: ‘Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità
il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo...’. Poi dirà a quelli
posti alla sua sinistra: ‘Via, lontano da
me, maledetti, nel fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi angeli’”.
Nella demonologia medioevale il
capro diventerà addirittura emblema di
Satana presiedente ai sabba e sarà cavalcatura delle streghe. La sua testa, iscritta
in una stella nera con la punta in basso,
sarà l’antitesi della Stella pentagrammatica della spiritualità con la punta verso l’alto.
Miti e leggende
La più popolare è quella di Amaltea.
Volendo celarlo al padre Crono che divorava i figli temendo la detronizzazione, Rea affidò il figlio Zeus alla Madre
Terra che lo portò a Creta e lo nascose
in una grotta, dove fu custodito da Adrastea e Io, figlie del re Melisseo, e dalla
capra Amaltea che gli dà il suo latte. Divenuto signore dell’universo, Zeus immortalò Amaltea nella costellazione del
Capricorno. Poi diede una delle sue corna, tanto grandi che parevano di vacca,
alle figlie di Melisseo: il corno divenne
l’Amalthefas kéras, o corno dell’abbondanza, colmo di cibi e bevande.
In latino si chiamò “cornucopia” per
un’altra leggenda, non più greca ma romana, riferita da Ovidio nelle Metamorfosi. Volendo avere il sopravvento su
Ercole nel combattimento per Deianira, Acheoo si trasformò in toro. Il corno però, rotto e svolto dalla fronte da
Ercole, venne reso sacro dalle Naiadi
48 Panorama
Una capra domestica...
.. e quella selvatica
“riempiendolo di pomi e fiori odorosi, di cui è ricchissima la cornucopia”.
Poi lo diedero a Bona Copia, una ninfa
consacrata a Diana, “che reca nel corno regali felici”. Il mito è raffigurato al
museo delle Terme di Roma in un mosaico proveniente dalle costruzioni neroniane di Anzio. Divenuta emblema
beneaugurante per gli antichi Romani
la cornucopia appare così, con punta
a forma di capro, su un’ara del II sec.
nel giardino cinquecentesco dello stesso
Museo. Della stessa epoca sono le cornucopie che accompagnano le colossali
figure del Nilo e del Tevere sulla piazza del Campidoglio, davanti al palazzo
Senatorio.
le cime, verso il divino. Per tale motivo
il Peruzzi lo ha rappresentato, nell’oroscopo di Agostino Chigi alla villa della
Farnesina, accanto a Venere a indicare
che nel giorno della sua nascita il pianeta era in Capricorno. Anticamente tale
costellazione coincideva con il solstizio
d’inverno, la Ianua coeli, (la Porta del
cielo), attraverso cui gli esseri ritornano
dalla caverna cosmica, verso l’origine di
ogni cosa. Sicché i cristiani, ponendo la
nascita del Cristo al solstizio d’inverno
(con uno scarto di qualche giorno, per
un errore astronomico ereditato dai Romani) alludevano al Cristo che scende
nella caverna cosmica (pesce) per risalire al cielo (capra), riconducendo con sé
il cosmo redento: Capra-Porta del cielo.
D’altronde, il simbolo della Porta si ritrova nello stesso Vangelo di Giovanni
dove il Cristo dice: “In verità, in verità
vi dico: io sono la porta delle pecore...
lo sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo: entrerà e uscirà, e
troverà pascolo”. I bestiari medioevali
hanno ripreso questo simbolismo a proposito dell’onniscienza di Dio. Talvolta
le capre, che compaiono ai lati del Buon
Pastore, come in un affresco nelle catacombe dei Ss. Pietro e Marcellino, sono
l’emblema del cristiano salvato dal Cristo, come la pecora della parabola evangelica.
Superstizioni
Il segno zodiacale del Capricorno,
rappresentato da una capra con coda
di pesce, partecipa del simbolismo dei
due animali. La coda pisciforme evoca
le acque, il formicolare silenzioso della
vita; il corpo di capra la tendenza verso
Misteri
Nella demonologia medioevale
è l’emblema di Satana
Nelle Grandi Dionisie, la festa primaverile di Dioniso Eleuterio, il sacrificio di un capro al dio era accompagnato
da ditirambi, drammi satireschi e tragedie, il cui nome deriva dall’animale sa-
Animalia
un diavolo?
crificato, tragos in greco. Le interpretavano i tragodof (cantori capri), così
chiamati perché premiati con un capretto o una capra; o forse perché, recitando
mascherati, rinunciavano alla propria
individualità lasciandosi pervadere dal
dio che, simboleggiato dalla vittima rituale, regnava su quelle feste.
Anche gli Ebrei conobbero un capro
sacrificato, oltre ai capretti. Ne parla il
Levitico nell’Antico Testamento a proposito della Festa dell’Espiazione: “Poi
(Aronne) prenderà i due capri e li farà
stare davanti al Signore all’ingresso della tenda del convegno e getterà le sorti per vedere quale dei due debba essere del Signore e quale di Azazel. Farà
quindi avvicinare il capro che è toccato
in sorte al Signore e l’offrirà in sacrificio
espiatorio; invece il capro che è toccato
in sorte ad Azazel sarà posto vivo davanti al Signore perché si compia il rito
espiatorio su di lui e sia mandato poi ad
Azazel nel deserto... Così farà l’espiazione sul santuario per l’impurità degli
Israeliti”.
Molti esegeti e teologi cristiani hanno interpretato il primo capro espiatorio
come un’allusione profetica a Cristo che
avrebbe assunto su di sé i peccati dell’umanità; e il secondo come il Redentore che porta su di sé nel deserto, cioè
nella solitudine del sepolcro, la massa
dei peccati umani. Per l’anonimo della Vitis mystica il termine capro “si attribuisce giustamente all’ottimo Gesù
benché il capro sia un animale immondo. Gesù, è vero, era senza peccato; ma
si era rivestito della disgraziata carne
che i nostri peccati hanno coperto di
macchie”.
Giove bambino e un faunetto con la capra Amaltea (Gian Lorenzo Bernini)
Simboli
La cornucopia alludeva ad una delle
valenze simboliche della capra: la Madre-Terra feconda, nutrice. Ma le corna
dell’animale hanno anche simboleggiato il lampo celeste, ossia la funzione di
messaggero della volontà divina: per
Diodoro Siculo Apollo manifestò agli
uomini il sito dell’oracolo delfico con le
capre del Parnaso che, inebriate dai vapori che uscivano dalla terra, cominciarono a danzare. Negativo invece l’ultimo emblema dell’animale: indica la lubricità femminile.
Il capretto, simbolo di purezza e innocenza, sacrificato dagli antichi con
l’agnello, è anche simbolo del Cristo
che espia i peccati degli uomini, ispirato al passo dell’Esodo in cui il Signore, istituendo la Pasqua ebraica, ordina a
Mosè: “Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno”.
Poteri
Una naiade con la cornucopia
L’animale rappresenta due convinzioni opposte. Da una parte Pan, ovvero natura ed energia sessuale, che arriva
a significare - nella cultura della Chiesa
cristiana - la corruzione e tutto ciò che è
vile; dall’altra parte la capra del Capricorno, piedi per terra e scalata alle cime.
Affiliata sia al sole (luce e vita) sia a Saturno (Crono e morte) ha la capacità di
fondere la base (il terreno) con il celeste,
di portare insieme l’esistenza immortale
e di morte, quindi il ciclo della vita. Gli
zoccoli, in grado di aggrapparsi alle superfici più impervie, suggeriscono flessibilità, il manto dà protezione e calore
negli ambienti più aspri. Sembra perciò
che dia il meglio di entrambi i mondi,
permettendo alle persone di raggiungere il cielo rimanendo allo stesso tempo
ancorate al suolo.
Curiosità
Una stranezza: in Europa si pensava che la sua zampa o i peli della barba proteggessero da Satana, credenza
dipendente forse dal fatto che questi,
sentendo il suo odore, pensasse che l’individuo fosse già suo seguace e quindi
lo lasciava stare. La pelle veniva appesa
dai pescatori per assicurare un viaggio
tranquillo, ricollegandosi alla leggenda
di Giasone e del Vello d’Oro.
In alcune zone dell’Europa e dell’America, la capra ha proprietà curative. Si consiglia infatti di portare una capra o una pecora vicino alla stanza di un
malato e di farla pascolare perché, quando se ne va, si presuppone che porti via
con sé anche la malattia. ●
Panorama 49
A tavola
Il carciofo: antico e prezioso prodotto
I
l carciofo, pianta della famiglia
delle composite (Cynara scolymus), proviene quasi certamente
dal cardo e le loro origini comuni ci
portano nel Nord Africa e in Egitto.
La pianta era già conosciuta dagli antichi romani come Cynara, mentre per
gli antichi greci era Kinara. La parola
carciofo, la cui radice è usata per indicare questa pianta nella maggioranza delle lingue indoeuropee, deriva
dall’arabo al-kharshaf, letteralmente
“pianta che punge”. È un ortaggio tipico delle aree
del Mediterraneo,
in modo particolare Italia, Spagna
e Francia, mentre i
maggiori coltivatori dei
paesi oltre oceano sono gli
Stati Uniti e il Perù.
Si mangiava comunemente sin
dal tempo degli Egizi e continuò a
essere apprezzato all’epoca dei Romani. Notizie più certe sulla sua coltivazione in Italia risalgono al XV
secolo, quando dalla zona di Napoli, dove era stata introdotto da Filippo Strozzi, la coltura del carciofo si
diffuse prima in Toscana (Caterina
dei Medici ne fu una grande consumatrice) e successivamente in molte
altre regioni.
Esistono diversi modi di classificare i carciofi: in base alla presenza e
allo sviluppo delle spine si distinguono in spinosi o inermi. I carciofi spinosi sono quelli le cui brattee - cioè
le foglie - terminano con l’estremità
appuntita, mentre negli altri la punta delle foglie è arrotondata. Un’altra
distinzione viene fatta in base al colore: carciofi dal colore violetto e carciofi dal colore verde. Un’altra classificazione è fatta in base al ciclo fenologico, distinguendo i carciofi “autunnali” e “primaverili”. Le varietà
autunnali subiscono una forzatura nel
ciclo riproduttivo, mentre le primaverili, cioè fra marzo e aprile, sono molto più buoni.
Questo ortaggio, oltre a essere
gradito alla maggioranza dei palati, è
sempre stato considerato un rimedio
per i più svariati problemi dell’organismo. Il carciofo è molto ricco di ferro, risulta di buon valore nutritivo e di
54 Panorama
basso apporto calorico. Per la cultura
popolare possiede virtù terapeutiche
e salutari grazie alla ricchezza della
sua composizione: sodio, potassio,
calcio, fosforo, ferro, vitamine (A,
B1, B2, C, PP), acido malico, acido
citrico, tannini e zuccheri consentiti
anche ai diabetici; il carciofo è quindi
per la tradizione: tonico, stimolatore
del fegato, sedativo della tosse, contribuisce a purificare il sangue, fortifica il cuore, dissolve i calcoli
e disintossica. Inoltre grazie alla cinarina, una particolare sostanza
amara contenuta
nelle foglie, nello stelo e nell’infiorescenza, il carciofo
svolge un’azione benefica sulla secrezione biliare,
favorisce la diuresi renale e
regolarizza le funzioni intestinali. Altro principio attivo è la cinaropicrina.
Per la presenza di composti vitaminici, infine riduce la permeabilità e la
fragilità dei vasi capillari.
Esistono diversi studi scientifici che dimostrano una serie di effetti positivi legati all’assunzione della
cinarina, il principio attivo contenuto
nelle foglie e nel succo della pianta. Il
primo è quello antidispeptico, in particolare coleretico, un altro è la capacità di ridurre la lipemia, in particolare la quantità totale e la frazione LDL
del colesterolo e i trigliceridi. Non è
ancora chiaro il meccanismo d’azione ma sembrerebbe che gli ingredienti attivi siano alcuni acidi capaci di
stimolare a livello epatico la promozione della circolazione sanguigna, la
mobilizzazione di energie di riserva,
l’aumento degli epatociti con un doppio nucleo, l’aumento del RNA contenuto nelle cellule epatiche, e l’attivazione della mitosi cellulare. Se si
vogliono fare in casa rimedi a base di
carciofo si possono preparare tinture,
vino e decotti adatti per le disfunzioni
epatiche e biliari, contro reumatismi,
artrite e gotta. Il decotto è adatto anche per impacchi e lavaggi per la pulizia della pelle del volto. In cosmesi invece, il succo svolge un’azione
bioattivante, vivificante e tonifican-
te per la pelle devitalizzata e foruncolosa.
La parte commestibile della pianta è in realtà il fiore e il cuore centrale chiamato “cimarolo” è il più ricercato, e di conseguenza anche il più
costoso, perché più tenero e con le
foglie più seriate. I carciofi possono
essere cucinati in vari modi: alla romana, alla giudia, alla siciliana, fritti per citare alcune delle ricette più
note. Quando sono giovani e teneri
invece, è consigliabile mangiarli crudi, tagliati a fettine, conditi con olio,
limone e qualche fogliolina di menta.
Una volta cotti i carciofi si conservano male e devono quindi essere consumati entro breve tempo. In frigorifero, con una temperatura di 0-1°C e
un’umidità relativa al 95%, i carciofi
si possono conservare per 30 giorni.
Sono molti duttili e accompagnano
bene qualunque tipo di carne e anche
molti pesci.
Esiste una precisa tecnica per pulire l’esigente carciofo: il gambo si
elimina tutto o in parte a seconda di
come deve essere cucinato. Si scartano le foglie esterne e delle altre si taglia la parte superiore, lasciando solo
quella chiara. Infine si taglia la punta
del carciofo si tornisce il fondo scartando la scorza dura e fibrosa. Prima
di tagliarli a spicchi si scavano leggermente al centro per togliere il fieno. Durante la pulitura e fino al momento di cucinarli devono rimanere
immersi in acqua acidulata con succo di limone per non farli annerire. E
adesso che sono pronti eccovi alcune
delle tantissime ricette con questo ortaggio.
A tavola
o della natura
Con i piselli
Ingredienti: 4 carciofi freschi,
700 g di piselli freschi o 450 g di
quelli surgelati, 40 g di pancetta magra, mezza cipolla tritata, 3 cucchiai
d’olio d’oliva, qualche foglia di lattuga, sale, pepe e limone
Preparazione: dopo averli puliti
divideteli in 4 spicchi. In una casseruola soffriggete nell’olio il trito di
pancetta e cipolla; aggiungete i carciofi scolati, fateli insaporire e unite i
piselli e la lattuga. Aggiustate di sale
e pepe, bagnate con un mestolo d’acqua e cuocete a fuoco moderato rimescolando di tanto in tanto.
Risotto al prosciutto
Ingredienti: 350 g di riso, 50 g di
prosciutto crudo, una cipolla piccola, 50 g di burro, 100 g di parmigiano grattugiato, 6 carciofi, un litro di
brodo di carne, prezzemolo, un limone, sale e pepe
Preparazione: scaldate il brodo.
Tritate finemente la cipolla e il prezzemolo, metteteli in una casseruola,
unite il burro ed il prosciutto crudo
tritato. Fate soffriggere, quindi unite
i carciofi ben scolati, mescolate e lasciate cuocere a fuoco lento, aggiungendo poco brodo. A metà cottura
versate nella casseruola il riso, fatelo tostare per qualche secondo e poi
fatelo cuocere, unendo un mestolo di
brodo bollente ogni tanto. A fine cottura correggete di sale e pepe. Togliete il riso dal fuoco, incorporate il parmigiano grattugiato e un altro poco di
prezzemolo tritato. Mescolare delicatamente e servite in tavola.
Ripieni al formaggio
e verdure
Ingredienti: 150 g di formaggio
(tipo emmental), 4 carciofi, 2 carote, 2
zucchine, 1 mazzetto di prezzemolo, 1
scalogno, 1 limone, 3 cucchiai di olio
d’oliva extravergine, sale e pepe q.b.
Preparazione: tagliate il formaggio a fettine. Pulite i carciofi. In
una pentola, portate ad ebollizione
l’acqua con il succo di limone rimasto, aggiungete il sale e fate cuocere
i carciofi per 5-6 minuti e poi fateli
scolare. Sbucciate lo scalogno e tritatelo. Pulite le zucchine e le carote
e tagliatele a rondelle. In un tegame
con l’olio, fate appassire lo scalogno,
aggiungete le carote, fate cuocere per
2-3 minuti dopodichè unite le zucchine, insaporite con un pizzico di sale
e pepe e continuate la cottura per altri 2-3 minuti; togliete le verdure dal
fuoco, unite il prezzemolo tritato ed
il formaggio. Distribuite il composto nei carciofi, disponeteli nel piatto da portata e serviteli; a piacere potete farli cuocere in forno a 200° per
7-8 minuti.
Pasta con ragù
Ingredienti:300 g di pasta fresca all’uovo (tagliatelle, pappardelle, ecc.), 3 carciofi, 1 cipolla,1
mazzetto di prezzemolo, 1 mazzetto
di basilico,1 spicchio d’aglio, 60 g
di pancetta in una sola fetta, succo
di limone, 5 cucchiai di olivo d oliva
extravergine, sale e pepe
Preparazione: Pulite i carciofi e
tagliateli a spicchi sottili. Affettate
la cipolla e schiacciate leggermente
l’aglio, metteteli in un tegame con
l’olio e fateli appassire senza lasciarli colorire; aggiungete la pancetta tagliata a pezzettini e fatela rosolare
brevemente. Unite i carciofi scolati,
un pizzico di sale e di pepe, versate
un mestolino d’acqua e fateli cuocere a fuoco moderato e tegame coperto, per 10 min. circa; cospargeteli con
prezzemolo e basilico tritati. In una
pentola portate ad ebollizione l’acqua e salatela, fatevi cuocere la pasta, scolatela al dente, conditela con
il ragù e servitela calda.●
Panorama 55
Roberta
di Camerino
- fine 1950
Pietre e corallini Mary Frances 2004
Seta e corallini - Est Europa 1920
L'eterno
fascino
della borsetta
Se dici vino,
l’Istria è sottintesa
«V
ino in perfetto
equilibrio”. Suona così lo slogan del progetto Vinistra intesto sia
come fiera a cui presentare la nobile bevanda che,
in pari tempo, quale associazione dei produttori istriani. L’adozione di
tecniche e tecnologie di
produzione più avanzate, saldate a una tradizione consolidatasi nel corso
dei secoli, negli ultimi dieci anni hanno portato a
un vero boom nel settore
del prodotto tipico locale.
Lo testimonia con effica-
cia l’ultima edizione della fiera Vinistra che anche
quest’anno ha offerto una
serie infinita di innovazioni, che vanno dalla sostanza al design. È questo un significativo punto
di riferimento in Croazia
per il modo di concepire
la produzione vinicola.
In pari tempo, con energia non minore, si sta imponendo in un altro settore, quello dell’olio d’oliva,
che impegna tanti nuovi,
spesso anzi giovanissimi
produttori.
(foto Lucio vidotto)
Pietre Swarowski - Katherine Baumann 1990
O
ggetto la cui nascita si perde nella notte dei tempi, e per secoli peculiarità maschile, la borsetta è sorta a “nuova vita” da quanto,
progressivamente, si è attestata nel ruolo non solo di oggetto indispensabile per la donna, ma anche di accessorio che ha progressivamente
chiesto e ottenuto una sempre maggiore e specifica “visibilità.” L’assunzione di questo ruolo estetico, che ha mosso in parallelo un intenso
processo creativo, è egregiamente documentata nella mostra “Borse e
borsette al Castello” ospitata a Duino, grazie a un’iniziativa dei proprietari del castello, i principi Carlo e Veronique della Torre e Tasso,
eredi e prosecutori di una tradizione e promozione culturale di lunga
data. Dovendo giocoforza operare una scelta molto rigorosa, la parte
più significativa della mostra è stata riservata alle borsette americane degli anni 1930-1950 che, già allora accettate con molto fervore dal
pubblico, oggi sono molto ambite dai collezionisti. La mostra rimane
aperta fino al 2 novembre. ●
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Foto grande: Borsetta austriaca con perline e cerniera d’argento di fine 800
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