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Sac. CARLO B E N E D E T T O
MAESTRO - SEGRETARIO COMUNALE
TAVAGNASCO
SUA STORTA
CIVILE E RELIGIOSA
889
-
1923
IVREA
STAB.
TIPO - LITOGRAFICO
L.
GARDA
881
-
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APPETTO
S C O L A R I
DI
MAESTRO
OFFRO B DEDICO
T a v a g n a s c o , 24 Giugno 1923.
BENKDKTTO D o n
CARLO.
•
A
*. L
PREFAZIONE
-M
li
-i
li 25 luglio 1914, il Consiglio Comunale, ad
unanimità di voti, mi nominava suo Segretario, ed
il giorno 31 stesso mese, il Commissario Prefettizio,
cav. Antonio Malvasio, mi consegnava l'ufficio ed
archivio alla presenza del Sindaco, sig. Girodo Angelin G. Battista.
L'archivio era un po' disordinato, ma coadiuvato
efficacemente, coli'opera intelligente, attiva e paziente
del Sindaco, l'ordinamento fu in breve effettuato.
Rilevai documenti preziosissimi e proposi studiarli
per compilare queste memorie: Ma sopravenne la
guerra, ed in ufficio si accumularono i lavori, e
dovetti rimandare il mio scritto a guerra ultimata.
Quanto in queste pagine scrissi lo raccolsi da
documenti ed atti comunali, da consultazioni di biblioteche ed archivi pubblici. Fu un lavoro lungo,
faticoso; prezioso sussidio mi tornarono non poche
opere di storia locale canavesana, fornitemi dali :'l.mò e carissimo cav. u f f . Guido Accotto di Strambino ed i consigli del dotto e studioso
canDomenico
Gavino della Cattedrale d'Ivrea. Di questo rendo loro
pubbliche grazie.
Nello scrivere queste pagine cercai rievocare gli
istituti cittadini e la vita carminale e religiosa dei
secoli passati, serenamente, senza apprezzamenti soggettivisti. Credo aver raggiunto in parte il mio scopo.
Il cav. u f f . Guido Accotto, affezionassimo
alle
cose nostre, volle graziosamente donarmi le belle fotografie che qua e colà adornano il libro, rendendolo
più bello ed elegante. Gli mando sentite grazie, anche
per l'affezione sempre dimostratami e per l'interessamento continuo di ogni cosa buona di Tavagnasco.
Ho dedicato la storia ai miei scolari di oggi e
di ieri e di quelli che avrò domani perchè lo studio
delle grandezze cittadine, delle azioni di quei Consoli,
custodi vigili e gelosi delle libertà comunali, li spinga
a rinnovare e perpetuare in questa terra i loro esempi.
Chiudo il mio studio con un ricordo ai valorosi
nostri Caduti ijt guerra, ripubblicando quanto diedi
alle stampe nella circostanza della loro glorificazione,
quando, nel 1919, il Municipio inaugurò per il
primo nel Canavese la Lapide agli Eroi.
Tavagnasco, 24 giugno 1923.
BENEDETTO
D.
Segretario
CARLO
CAPO I.
TAVAGNASCO
LA
-
ANTICHITÀ
CASTELLATA
ARDUINO
DI
ARCHEOLOGICHE
SETTIMO
VITTONE
-
D'IVREA.
Tavagnasco.
Tavagnasco f u sempre una t e r r a della Castellata di Settimo Vittone ; ma fin dai tempi più
remoti in essa sorse la vita comunale, colle libertìi
e franchigie. Non si può precisare l ' a n n o ed il
secolo in cui siasi costituito il Comune, poiché la
vita comunale è per le piccole t e r r e un fatto di
vita sociale oscuro e misterioso. Non di r a d o essa
nacque, si sviluppò e prosperò accanto alla Chiesa
plebanale, che vicino o nel recinto stesso del Castello sorgeva.
Da noi non fu così; la Parrocchia sorse, dopo
duecento e più anni di vita comunale, c o n t r a s t a t a
e non voluta dal Signore feudale e dal Pievano,
a lui ligio e dipendente.
Le memorie più antiche risalgono al 1200, e
sono i documenti delle vecchie p e r g a m e n e , che
TAVAGNASCO
sanciscono i nostri statuti, le nostre libertà e fissano, collo scritto, le vetuste leggi ed antiche
consuetudini buone, praticate per r e t t o governo
della vita comunale della Villa di Tavagnasco. Si
t r a t t a di consuetudini che, per antichità del tempo,
non è più dato conoscere il nome dei notai che
le scrissero e le registrarono, tramandando di generazione in generazione le prescrizioni. " Certos
alios antiquos notarios pubblicos, sub certis temporibus, de quibus propter vetustatem propria nomina videri et legi possibile non est „. (Statuti
Comunali 1291).
Ma se gli statuti scritti, ancora superstiti, dopo
seicento e più anni, risalgono al 25 febbraio 1291,
dagli incisi in essi descritti, t r a t t a n d o di libertà
e franchigie, osservate " de generatione in generatione continue usque iti diem presentivi,
gradatim
observatas „, si può concludere con certezza che
il nostro Comune già esistesse nel secolo decimo.
Tavagnasco doveva essere in quel tempo un
povero manipolo di case, sparse qua e colà, a ridosso dell'alta rupe, su cui si innalza il Monte
Gregorio, ed alle falde della scoscesa montagna,
franata più volte nella vita millenaria di questa
terra. Ma i suoi vecchi e forti abitanti avevano
serbato in se la fierezza degli antichi salassi, sulle
cui roccie serbavano le antiche t o m b e , scavate
nel vivo sasso, le cui vestigia si perpetuano, ancor
oggi, sulla rocca di Bardanzone. Essi, anche attra-
11
verso alla dominazione romana, serbarono questa
fierezza, e ruinata questa potenza, che romanizzò
e civilizzò il mondo antico, nell'oscuro periodo
dell'invasione barbarica, serbarono viva la fiamma
della indipendenza e della libertà. La vita comunale,
ultimo residuo di vita romana, non tardò a svilupparsi; rimarrà sempre un'incognita insolubile la
ricostruzione delle libertà comunali nostrane, ed
a noi non sarà dato conoscere come i nostri padri
le conquistarono.
Antichità Archeologiche.
Sulla rupe di Bardanzone, che severa si eleva
oltre 200 metri a picco, a sera dell'abitato, in
località denominata la Balma, scavate nella roccia
viva, vi sono due tombe ancor ben conservate.
È un piano roccioso, largo una cinquantina di m 3 , a
cui si accede per una rozza scala diroccata, scavata
nella roccia.
Su questo piano, a metà della roccia di Bardanzone, vuole la tradizione che si elevasse un
castello ; ma più che castello, doveva essere una
torre di segnalazione, con ai piedi un modesto
rifugio, in cui riparavano gli uomini di Tavagnasco
nei momenti di pericolo delle invasioni o passaggio
di truppe nemiche. 11 piano fu artificialmente allargato nella roccia stessa, perchè si notano sulla
parete della rupe il taglio a colpi di scalpello.
SETTIMO
Le tombe, in numero di quattro, sono tagliate
nel vivo sasso, e dalle due, in buon stato di conservazione, si nota incisa nel sasso il vuoto, ove
adagiavasi la testa del defunto ^ Misurano m. 2,10
di lunghezza per m. 0,G2 di larghezza nella parte
superiore, ove deponevasi la testa, e m. 0,65 ove
componevansi le estremità inferiori. La profondità
della tomba varia da m. 0,50 o m. 0,(50.
Queste tombe furono visitate dal comm. avvocato Giovanni De Jordanis, incaricato della sovrintendenza dei monumenti del Circondario, e dal
cav. uff. Guido Accotto, e pare risalgano esse all'epoca preromana.
La località è comunale.
Settimo Vittone.
Settimo Vittone, la terra a cui Tavagnasco fu
per secoli legata e dipendente, era così chiamato
perchè posto " ad septimum lapidem ab Eporedia „
a sette miglia romane da Ivrea. Il suo nome ci
indica la origine romana ed era come un luogo
di rifornimento o sosta sulla strada romana che
tendeva ad Aosta " VAugusta Prcetoria „, fondata in onore dell'Imperatore Augusto. A Settimo
venne aggiunto il nome di Vittone - da un Guido
o Guidonius o Vidonius, parente di Guido di Spoleto, re d'Italia. Questo Guidone, dei Marchesi
d'Ivrea, vi aveva un castello, accanto al quale
VITTONE
IO
sorse l'antica chiesa pievanale di S. Lorenzo, matrice di Tavagnasco fino al 1445.
Questa antichissima chiesa, monumento nazionale, la tradizione la dice tempio pagano, consacrato al sole, almeno nella parte occupata dal
tempietto, trasformato in battistero. In questa
chiesa vuole la tradizione che sia stata sepolta
la Beata Ansgarda, regina di Francia. Questa infelice sovrana, ripudiata dal proprio consorte Ludovico il Balbo, re di Francia, e figlio di Carlo
il Calvo, si sarebbe ritirata nel castello di Settimo,
presso i parenti, dopo il ripudio, passando la vita
in preghiere ed opere elemosiniere.
Ansgarda era figlia di un conte Arduino, ed
erasi unita in matrimonio, in giovanile età, con
Ludovico il Balbo, da cui ebbe due figli, Carlomanno e Ludovico ; ma il coniugio era inviso allo
suocero Carlo il Calvo, e la fece ripudiare.
Ludovico il Balbo sposò poi una Adelbeida.
Chi fosse il Conte Arduino, padre di Ansgarda,
non si sa, ma probabilmente era della famiglia
degli Anscarii, Marchesi d'Ivrea. L'iscrizione posta
sulla porta del tempio di S. Lorenzo dice: " Eie
Beata Ansgarda, Gallice Regina, condita an. salutis
DCCCLXXXIX „ (qui fu sepolta la Beata
Ansgarda,
regina di Francia, nell'anno della salute 889), ma
non merita considerazione, essendo posta recentemente e solo in conseguenza della persistente
tradizione e non di documenti autentici.
14
STOMA
DI
TAVAiìNASCO
Quivi pure un Marchese d'Ivrea, Attone Anscario, addolorato per le sciagure toccate alla sua
famiglia, con a t t o 1° ottobre 894, rogato Teoldo,
fondava un ospedaletto, con chiesa dedicata a
S. Leodigario, nella quale si fece tumulare, coll'iscrizione: u Atto Anscarius Marchio Eporedice „
Attone Anscario, Marchese d ' I v r e a . Con a t t o 30 ottobre I(i37, rogato Torrioni, il Conte S. Martino
d'Agliè faceva trasportare le sue ossa nella chiesa
del castello d'Agliè. La donazione di Anscario
sussiste tuttora nella tenuta, annessa al fabbricato
denominato l'Ospedaletto, di proprietà ora della
Congregazione di Carità.
Una iscrizione marmorea, posta sulla casa dell'Ospedaletto, perpetua la memoria delle beneficenze del pio Marchese : " Anscari
dpporediensis
Marchionis Pietas Pauperum et pellegrinorum extra
Burgum Septimi Victoni erexit hospitium et dotavit
illuni anno salutis DCCCLXXXXIIII „ (la pietà del Marchese d ' I v r e a Anscario verso i poveri ed i pellegrini eresse, fuori del borgo di Settimo Vittone-,
un Ospizio e lo dotò. Anno 894).
Nella chiesa di S. Leodigario, come vedremo più
avanti, i fedeli di Tavagnasco venivano a compiere
le loro funzioni funerarie, prima che avessero una
chiesa propria.
Settimo e le sue corti (per corti nei diplomi
imperiali o papali si intendevano i cascinali, od
i gruppi di case o frazioni dipendenti da un ca-
SETT1MO
VITTONE
15
stello) ebbero fino ab antico intimi rapporti coi
marchesi d ' I v r e a .
11 pio Anscario, marchese d ' I v r e a , fu della
parentela ed antenato di quel fiero guerriero che
fu Ardoino. Forse anche S. Leodigario, vescovo
d'Autun, in cui onore fu eretta la chiesetta annessa al l'Ospedaletto, opera benefica di Anscario,
era della loro famiglia.
Arduino d'Ivrea.
Arduino, la fulgida gloria canavesana nel tenebroso medio evo, il rappresentante della riscossa
Italica contro gli Ottoni di Germania, ossia il Germanesimo, larvato di Romanità, nella porpora
imperiale, fioiy sul finir del secolo decimo, ed agli
albori del secondo millennio cristiano e primo della
capitale canavesana, Ivrea.
La Marca d'Ivi-ea comprendeva t u t t o l'attuale
territorio della diocesi d ' I v r e a , Vercelli, Novara
e Vigevano e parte di Pavia, in una parola il
Canavese, il Novarese e Vercellese, ed Arduino
entrò nel governo della sua Marca nell'anno 990.
Gli imperatori di Germania, per diminuire la potenza dei grandi feudatari, avevano concesse numerose carte di immunità ed esenzioni ai Vescovi,
fino a crearli Conti e Signori delle Città vescovili
e loro distretti; di qui il malcontento e le lotte
dei Conti coi Vescovi.
Arduino divenne il Capo della riscossa ed attorno a lui si raccolsero numerosi i feudatari. Ma
nelle sue contestazioni coi Vescovi egli andò molto
più oltre degli altri suoi contemporanei. La lotta
si svolse accanita contro il Vescovo d ' I v r e a Varmondo e Pietro 111 di Vercelli. In un assalto alla
città, di Vercelli, durante una processione penitenziale, in una domenica di febbraio del 997, le genti
di Arduino incendiarono la Cattedrale ed il Vescovo stesso rimase ucciso.
Ma questo racconto non è vero: l'eccidio del
clero vercellese avvenne il 13 dicembre 901, non
per opera di Arduino, ma degli Ungheri ed Ariani:
" Idibus decembris, occisio totius cleri facta ab Hunni
et Ariani „ (Kalen. Vercellens).
11 Vescovo Liutvardo, cancelliere di Carlo il
Grosso, riuscì a fuggire coi suoi tesori; ma nel
ritorno in Italia, dopo aver devastato la Valle di
Aosta, gli Ungheri lo sorpresero e lo uccisero.
(M. G. H.).
Pietro III è morto in modo tragico il 13 o
17 febbraio 997, b a r b a r a m e n t e trucidato: " spectante, consentente et forsan mandante
Harduino
Eporediensi Marcinone „ (alla presenza, consenziente e forse anche per comando del Marchese
d ' I v r e a Arduino), non a Vercelli, ma fuori (Capit.
Arcivesc. di Vercelli).
Benché l ' I m p e r a t o r e Ottone H I , nel suo diploma del 999, incolpi Arduino dell'uccisione del
ARDUINO
D'iVREA
Vescovo Pietro, perchè " ucciso, poi non t e m e t t e
di abbruciarlo morto „, " Episcopum Petrum Vercelleniem interferii, et interfèctum incendere non
expavit „, pure non è assodata la sua colpa. Il
Vescovo fu ucciso alla presenza di Arduino, ma
non per suo ordine, nè per comando, bensì per
un conflitto, suscitato dai fratelli di S. Guglielmo
da Volpiano, alla presenza del Vescovo stesso.
Certo che di questo episcopicidio Arduino portò
le funeste conseguenze, ed a Roma, in piena Corte
papale, alla presenza di numerosi Vescovi, egli
tentò di scolparsi, ma vien condannato a durissima penitenza e posto a bando dell'Impero.
Qui incomincia la sua politica subdola: Arduino,
deposto dal Marchesato, governa a mezzo del figlio
Arduicino, e, forte della fedeltà dei suoi vassalli,
potente per le aderenze parentali della famiglia
Berengaria, resiste, fermamente deciso, alle ingiunzioni imperiali, continuando a reggere la sua Marca
come se nulla fosse accaduto.
Caccia dalle sue sedi i Vescovi di Vercelli e
d'Ivrea, non curandosi delle scomuniche per due
volte ingiuntegli dal Vescovo eporediese Varmondo,
finche la rivolta e la ribellione lo portò vittorioso
a Pavia, e qui ; nella magnifica Basilica di San
Michele, vien proclamato e riconosciuto Re d ' I t a l i a
dai Signori, fra il frastuono delle l a n d e e le acclamazioni cesaree dei grandi, di " Ave Arduinus
Rex Italia„. (Ti salutiamo Arduino, Re d'Italia).
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Ma l'epopea della gloria di Arduino t r a m o n t a ,
e dopo la disfatta di Verona, avvenuta nell'aprile
del 1004, il ñero Marchese si ripara fra i pochi
suoi fidi vassalli del Canavese, mentre il 15 maggio
1004 una nuova dieta a Pavia, nella stessa Basilica di S. Michele, lo proclama decaduto ed incorona nuovo Re d ' I t a l i a Enrico II, imperatore di
Germania.
La proclamazione e l'incoronazione di Enrico
viene ferocemente contrastata dai Pavesi e dai
fautori di Arduino; il sangue imporpora le vie
della città ; ogni palagio costituisce una rocca ed
ogni via è inaccessibile pel numero dei cadaveri ingombranti. Ma la repressione violenta e terribile,
compiuta da Enrico li, spense i bollori della fazione
Arduinica. Tutte le opposizioni sparvero, quantunque a Roma, per opera dei Crescenzi, otto giorni
dopo l'incoronazione df Enrico II, in San Pietro,
si rinnovassero le giornate sanguinose di Pavia.
Arduino attese il ritorno di Enrico l i in Germania e con un ultimo e disperato tentativo terrorizzò le città di Vercelli e Novara, scacciandone
i Vescovi e devastando le t e r r e di t u t t a la contrada. Ma ornai la stella Arduinica era t r a m o n t a t a ,
ed in settembre del 1014 egli si ritira dalla lotta
e ripara nel monastero di Fruttuaria, in S. Benigno
Canavese, da lui fondato. Depone sull'altare le
insegne reali ed, indossando il saio monastico,
segue il precetto di penitenza ordinatogli da Papa
ARDUINO
I)'IVREA
19
Silvestro quindici anni innanzi. Il 14 dicembre 1015
le sue labbra tremolanti chiedenti insistentemente
perdono a Dio, ed i suoi occhi, affissati nelle sacre
reliquie degli ostiari del tempio monastico, da lui
fondato, si chiusero nella pace del Signore. La
sua anima affranta non ritrovò le sue arditezze,
ed il suo corpo invano cercò nella pace del sepolcro quella quiete inutilmente in vita desiderata.
Più volte i suoi resti mortali cambiarono sede,
tantoché neppur ora, nei sotterranei dei sepolcreti
del Castello di Masino, hanno un asilo definitivo.
Così si è spento Arduino, il grande guerriero,
il potente duce Canavesano, ma le leggende del
Piemonte sono ancora piene di memorie e t u t t o r a
il popolo Canavesano, dopo un millennio, lo ricorda con affetto ed orgoglio.
I moderni scrittori parlano di lui, rappresentandolo campione del pensiero e della libertà
d ' I t a l i a contro il servilismo teutonico, mentre i
contemporanei lo qualificano episcopicida, scomunicato e monaco penitente, quasi esempio di
santità. Ma la tradizione popolare del popolo devoto circondò la memoria del contrastato duce di
una aureola di venerazione. Lo scomunicato diviene il prediletto dei favori della Regina del Cielo;
la SantaVergine gli appare nel suo Castello d ' I v r e a
e gli ordina di gettare le fondamenta dei tre celebri
Santuari del P i e m o n t e : la Consolata di Torino,
Belmonte nel Canavese e Crea nel Monferrato.
LA S I G N O R I A
CAPO IJ.
LA SIGNORIA DEI VESCOVI D ' I V R E A - LA
BOLLA
DI P A P A O N O R I O III - LA S C O M U N I C A
CITTÀ
ALLA
D'IVREA.
La Signoria dei Vescovi d'Ivrea.
Sul finire del secolo X la politica degli imperatori di Casa di Sassonia mutò condotta nei
rapporti della società feudale. 1 grandi feudatari
avevano aumentato in potenza, ed anche in Italia
governavano e si comportavano come veri sovrani,
senza punto curarsi gran che dell'autorità e dipendenza dall'Imperatore. P e r t a n t o Ottone I, per abbassare la potenza dei duchi di Germania, aveva
eguagliato a loro nei diritti politici gli Arcivescovi
di Treviri, Magonza e Colonia, facendoli grandi
elettori.
La stessa condotta tenne, lui ed i suoi quattro
successori, in Italia, concedendo ai Vescovi esenzioni e privilegi, lino ad investirli dell'autorità
sovrana nella città, capoluogo di diocesi. In tal
modo, sotto apparenza di proteggere la religione,
si portava un gravissimo colpo alla potenza dei
grandi feudatari.
DEI
VESCOVI D ' I V R E A
21
Ancor vivente Arduino, Ottone III, con diploma
9 luglio 1000, concesse al Vescovo d ' I v r e a l'esenzione e vari privilegi, motivo non ultimo delle
lotte e contrasti che il gran Marchese eporediese
ebbe col Vescovo Varmondo d ' I v r e a e Pietro III
di Vercelli.
In base a questo diploma, i Vescovi d ' I v r e a
si arrogarono l'autorità comitale sulla Città.
Più tardi l'imperatore Corrado con suo diploma
1° aprile 1027 dichiarò Ivrea città libera dell'impero, sotto la dipendenza del Vescovo Conte, confermandole il diritto di b a t t e r e m o n e t a , come
l'ebbe sempre, quando la città era capitale della
Marca; ciò faceva per aver sempre l a città d'Ivrea
dimostrato fede e divozione sincera verso l'impero.
Al Vescovo Ugone, e successori, confermò il
possesso delle terre in circuito della città, fino
alla Valle d'Aosta, cioè fino al Lys o Dora di Valesa.
Molte altre terre vengono assegnate al Vescovo
eporediese con tale diploma. Quantunque il diploma di Corrado non sembri autentico, t u t t a v i a
è certo che, alla fine del secolo XI, il Vescovo'di
Ivrea era il vero Signore del Canavese e grandi
e piccoli feudatari prestavano alla chiesa eporediese l'omaggio feudale.
Fu in quel tempo che i Signori di Settimo, in
un colle loro corti e possessioni in Tavagnasco,
passarono alla dipendenza del Vescovo d ' I v r e a .
22
STORIA
DI
TAVAGNASCO
La Bolla di Papa Onorio III.
Papa Onorio 111, con Bolla 17 luglio 1223,
riconferma al Vescovo d ' I v r e a i possessi fattigli da
Re e Principi e gliene concede dei nuovi. Questo
diploma conferma al Vescovo il possesso di Settimo Vittone, Montestrutto con le loro dipendenze
e co^i. Quando il Vescovo Oberto, il 7 marzo 1227,
procede ad una solenne ricognizione di t u t t i i feudi
della sua Chiesa, troviamo nominati i feudi dei
Signori della Valle di Montalto, computati i feudi
di Castelletto in Cesnola, dipendente dai Signori
di Settimo.
Ma nel 1237, il 31 dicembre, il Vescovo d ' I v r e a
ed il Comune di quella Città stipulano dei patti
relativi al Castello di Settimo Vittone. La vertenza si agitava contro certi statuti della città di
Ivrea pregiudicanti i diritti del Vescovo sul feudo
di Settimo. In questo atto venne riconosciuto al
Vescovo il possesso della quarta parte del castello
o i'eudo, e le restanti tre parti in possesso comune
fra il Comune d ' I v r e a e la Chiesa Vescovile. Ne
conseguiva che il Castellano di Settimo, per gli
effetti feudali, doveva prestare omaggio e fedeltà
al Vescovo e suoi successori per la parte spettante
al Vescovo ; e per le tre parti in comunione col
Comune d ' I v r e a ; i Consuli e rappresentanti della
Città prestavano omaggio e fedeltà al Vescovo.
LA R O L L A D I
PAPA
ONORIO H I
23
L'atto viene chiuso colla descrizione di tutti
gli intervenuti fra cui figurano vari nomi di Tavagnasco, come Filippone de Puteo, Giovanni de
Morello.
11 1° giugno 1238 il signor Corrado, nel Castello di Settimo, consegna e dichiara gli obblighi
della Consorteria della Valle di Montalto (così si
chiamavano le terre dipendenti dal Vescovado di
Ivrea da quella Città fino a Pont S. Martin).
Viene stabilito che i signori di Montalto e Settimo debbano inviare a loro spese un armigero
per la scorta al Vescovo, quando deve recarsi a
Roma per l'incoronazione dell'Imperatore, e sostenervi inoltre a titolo di debito feudale le spese
di viaggio. Non possono essi designare chi di loro
deve accompagnare il Vescovo, ma questi sceglierà
chi meglio gli talenta fra i vari Signori Consortili.
Quale quota del fodro feudale sono stabilite 10
libre, ripartite fra le diverse chiese : per la chiesa
di Torre Daniele soldi 20; per la chiesa di S. Lorenzo di Settimo soldi 11; per la chiesa di S. Eusebio
di Montalto soldi 20.
Così il signor Corrado deve fornire un somaro
col l'equipaggio perchè, coll'armigero, accompagni
il Vescovo quando si reca a Roma per l'incoronazione dell'Imperatore; ma questo equipaggio
deve essere somministrato di comun concordo coi
Signori Consortili de Valesa. Se il quadrupede ritorna deve essere restituito ai Signori de Valesa,
24
LA SCOMUNICA
se muore nel viaggio non ha obbligo il Signore
di Settimo di rifonderne i danni.
Nel 1232 ai 2G e 27 di agosto il signor Merlo
del fu sig. Oberto, il turpe, di Settimo Vittone e
la sua madre Giacobina, vendono a Guglielmo e
Peronino, tigli del Signore Nicolo di Montestrufcto,
quanto possedevano in Settimo Vittone, Nomaglio,
Cesnola, Carema, Tavagnasco e Valle di Montalto.
Il Vescovo Oberto conferma la vendita f a t t a
e con tale a t t o i due citati fratelli tennero, quale
feudo della Chiesa d ' I v r e a , quanto il signor Merlo
teneva nel nostro paese e negli altri della castellata.
La giurisdizioue feudale e comitale del Vescovo
sulla città d ' I v r e a e vari paesi del Canavesano,
non tardò a cadere in discredito. La stessa città
d ' I v r e a più volte incluse nei suoi statuti leggi e
regolamenti che pregiudicavano i diritti ed a t t e n t a v a n o alla Signoria dei Vescovi, motivo per cui
i Vescovi scomunicarono più volte i P o d e s t à ed
i Credenzieri.
La scomunica alla Città d'Ivrea.
Il Vescovo Oberto, per la vertenza intorno al
Castello di Settimo Vittone ed ai diritti di Signoria
della Chiesa d ' I v r e a sui nostri paesi, contrastati
dal comune d ' I v r e a , scomunicò il P o d e s t à ed i
Consiglieri e pose l ' i n t e r d e t t o a t u t t a la Città.
Dalle censure vennero solo prosciolti, quando la
ALLA
CITTÀ
D'IVREA
25
Città stipulò l ' a t t o di sopra menzionato e riconobbe
i diritti di Signoria del Vescovo sulle nostre t e r r e .
In questo tempo la storia n o s t r a n a registra le
famose lotte dei feudatari delle varie t e r r e del
Canavese che vanno sotto il nome del tussinaggio.
Il tussinaggio era una vasta congiura, combinata
nel 1229, fra i popolani della libera Città d ' I v r e a
contro i nobili Castellani per ispegnerli, e soggiogarli al dominio della Città.
Per mediazione del Vescovo Oberto, del Marchese di Monferrato, Bonifacio IV, del Conte Cotofredo di Biandrate ed altri, fra cui i Signori di
Settimo Vittone, il 24 s e t t e m b r e 1229, con pubblico ¡strumento, r o g a t o Ugone e Stefano, notai
d ' I v r e a , si fece una pace, e f r a gli articoli con tale
a t t o fissati, eravene uno che stabiliva di fare pace
0 guerra secondo il parere del Consiglio di Città,
composto per m e t à di cittadini e per m e t à di
Signori Castellani.
Nel 1248 l ' i m p e r a t o r e Federico II dona Ivrea
e t u t t o il Canavese a T o m m a s o l i di Savoia; ma
t a l e donazione non ebbe alcun effetto per la m o r t e
del d o n a t o r e , a v v e n u t a il 13 dicembre 1250 a
Ferentino.
Diffatti nel 1250 e seguenti il Vescovo Giovanni
di Barone riceve la fedeltà e l'omaggio di t u t t i
1 Vassalli del Canavese, e li investe dei varii
feudi in cui era diviso.
OLI
CAPO III.
GLI S T A T U T I - IL C O N S O L E - LE LIBERTÀ ED I
PRIVILEGI
DEL
1404
-
I BANDI
VICINANZA
DIMENTO
DIFESA
DEI
DEI
CONFRARIA
BENI
BOSCHI
DI S.
-
IL
PODESTÀ
CAMPESTRI
COMUNALI
-
LA
-
TASSA
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PER
LA
GOLA
DELLA
SPIRITO.
Gli Statuti.
La carta più antica, esistente nel Comune,
sono gli Statuti. Risalgono all'anno 1291 e vennero omologati il 25 febbraio 1291, indizione
quarta, sulla piazza pubblica di Tavagnasco, presso
la Casa della Contraria di S. Spirito, presenti quali
testi i nobili Enrieto Vallino, Pietro Zonza di
Quassolo, Giovanni di Valesa ed altri. Furono
concessi dal signor Giacomo di Settimo Vittone,
Podestà in quell'anno, e vennero letti ai Consoli,
ai Credenziari è uomini di Tavagnasco, presenti
gli altri Consorti aventi giurisdizione in Tavagnasco cioè i Signori di Montestrutto, Castelletto
e d'Ivrea.
Probabilmente i Signori d ' I v r e a erano i Soleri.
STATUTI
27
11 Can. Saroglia, nella sua Eporedia Sacra, menziona un prete Antonio Solerio, dei Signori di
Tavagnasco, ed un Solerio intervenne nella lite
per l'erezione della Parrocchia, mentre un altro
Pietro Solerio aveva fatto erigere un altare nella
chiesetta, non m u r a t a , occultamente distrutto,
prima che tosse eretta la Chiesa e l'Oratorio
di Santa Margherita, divenuto poi Chiesa parrocchiale.
Gli Statuti erano la Magna Carta del Comune,
la legge che disciplinava t u t t a la vita civile e
sociale del borgo.
Quelli del 1291, divisi in 35 capitoli, riportano
le antiche e buone consuetudini, ricevute fin da
tempo immemorabile da vari notari " i cui nomi,
dice il documento, per la antichità del tempo non
si possono più conoscere nè leggere „.
Si può con certezza stabilire che, fin dal 1000,
vi funzionasse da noi la vita comunale, coi privilegi e le concessioni descritte negli Statuti stessi.
Gli Statuti del 1 291, ritoccati il 21 giugno 1383,
con atto rogato Odonino, notaio di Settimo Vittone,
vengono pubblicati nella forma dei codici esistenti
nell'anno 1474, il 25 ottobre. La pubblicazione è
f a t t a in modo solenne, avanti la Chiesa parrocchiale, presenti Arnulfo, Signore di Settimo e di
Tavagnasco, Arnaldo, Signore di Montestrutto, a
nome degli altri Consorti, i Signori di Castelletto,
Quincinetto e d ' I v r e a ; il Consoie di Tavagnasco
28
STORIA
DI
TAVAGNASCO
Lino Giolitto e Credenzieri, rappresentati da Pant a l o n e Filipone. Alla pubblicazione presenziava
il notaio ducale Giacomo Vola di Brosso, estensore dell'atto e del testo dei nuovi statuti, ed il
notaio imperiale Pietro Borelli, di Cavaglià, protocollatore dell'atto.
ì nuovi Statuti contengono 63 capitoli, e sono
redatti in cinque copie, in latino, scrittura gotica
antica. Due copie in grandi pergamene, con in
calce le Bolle di approvazione dei conti e duchi
Sabaudi, da Bianca di Monferrato, tutrice del
principe Carlo Giovanni Amedeo di Savoia a Carlo
Emanuele IV.
Questa prima Bolla d'approvazione dei nostri
Statuti, emanata da Torino in data 25 settembre
1481, porta i sigilli del Duca di Savoia, ed è firmata dal segretario ducale Cosma, controsegnata
dal notaio Pietro Borelli, da Cavaglià, della Diocesi di Vercelli. Più tardi, verso il 1600, venne, a
cura della Comunità, ordinata una copia in italiano
degli Statuti, r e d a t t a dal notaio Carlo Francesco
Pilatone, cittadino d'Ivrea, residente a Torino.
Altre tre copie in latino, con caratteri dell'alfabeto usuale, esistono nell'archivio. Le due
copie originali sono: una in formato foglio grande,
scritto in gotico fittissimo, munite in fondo del
sigillo del notaio Vola Giacomo di Brosso; l'altra,
pure in gotico, occupa un grosso rotolo di pergamena, lungo m. 0,83, largo m. 0,53. È questo il
OLI
STATUTI
'29
famoso codice che si presentava al Signor Podestà
all'atto dell'immissione nel suo ufficio, perchè vi
giurasse di osservare quanto in esso eravi stabilito.
Il codice del rotolo dei vecchi Statuti del 1291
non si trova più in Comune; da testimonianze di
un processo per la segreteria criminale, risulta
esistente ancora nel 1667, e veniva esso pure presentato al Podestà all'atto dell'insediamento del
suo ufficio.
Molti sono i documenti che furono trafugati
dall'Archivio; ciò spiega come il Comune ricorse
all'Autorità Vescovile "perchè emettesse in varie
circostanze i noti moniti di scomunica contro i
sottrattori di carte e documenti dalle mani della
Comunità.
Così il 3 di marzo 1579 si tenne una pubblica
Vicinanza per implorare dal Vescovo la scomunica,
ai sensi della Bolla Pontificia, emanata da Papa
Gregorio XIII, in favore della Comunità di Tavagnasco e Contraria di S. Spirito, in data 15 luglio
1578, contro gli usurpatori dei beni ed i sottrattori di documenti.
Questa Bolla più non sussiste nell'Archivio.
Mancano pure 19 documenti relativi alla lite dell'erezione della Parrocchia, ma si conservano le
Bolle membranacee di Mons. Bonifacio Della Torre
e di Mons. Giov. Parella del 1409 e 1444.
Un rotolo monitorio di scomunica, richiesto dal
Comune, venne pubblicato nelle Chiese di Brosso
STORIA DI
TAVAGNASCO
e Traversella nella l a , 2 a e 3 a domenica di giugno
1663 e Pasqua e Corpus Domini del 1664, per
ordine del Vicario Generale Monsignor Alberga
Giovanni.
Altro monito scomunicatorio, per ordine del
Vicario Capitolare, Mons. Giov. Luigi Rambaudo,
dietro richiesta della Comunità, venne pubblicato
nel 1714-, nel giorno di Natale, nella Pasqua, Pentecoste e Corpus Domini del seguente anno, nelle
Chiese di Tavagnasco, Quincinetto, Quassolo, Brosso
e t e r r e della Valle di Traversella.
L'atto è del tenore seguente :
" 1. Si monisce ogni e qualunque persona di
qualsiasi grado e condizione, t a n t o ecclesiastica,
che secolare che fosse informata, o potesse aver
notizia sì per aver veduto, che sentito dire, et in
ogni altro modo sapesse chi avvi esportato o fatto
esportare, et ritenga scritture, appartenti tanto
a detta Comunità di Tavagnasco, che alla Chiesa
Parrocchiale, Confraternita del Gesù, S. Spirito,
et S. Sebastiano, pubbliche o private, Registri,
Statuti, Catasti, Privilegi, investiture, Consegnamenti, Scritture di credito con valor Luoro et ogni
altra sorte, lo dovrà propalare sotto pena della
scomunica, con espressione dei luoghi, persone e
tempi.
" 2. Chi restasse informato et in qualunque
maniera potesse aver notizia chi abbi tagliato et
esportato o fato tagliare ed esportare boschi
GLI
STATUTI
31
sì proprii di detta Comunità, che delle suddette
Confraternite sì comuni che interdetti in picciola
o grande quantità d'anni 25 inclusivamente in
puoi tanto forestieri che circonvicini che del medesimo luogo di Tavagnasco, rispetto però quanto
a questi di Tavagnasco di detti boschi solamente
interdetti.
" 3. Chi sapesse chi habbi riempito o dato
causa al riempimento con materiali d'ogni sorte
t e r r e o teppe in varie stagioni dell'anno 1706
inclusivamente in puoi della Roggia, conducente
l'acqua dal fiume Dora a molini di detto luogo
di Tavagnasco, et ogni altro modo habbi impedito
il libero corso d'acqua lo debba dire propalare
sotto pena di scomunica.
" 4. Chi sapesse o in altra maniera fosse informato chi habbi debiti verso detta Comunità e
Confraternite sì per f a t t i , proventi, obvenzioni,
legati, o per causa di maneggi de proventi di
esse, come priori, regolatori, sacristani, procuratori che per altri motivi e cause lo propalerà
sotto pena come sopra.
8
5. Chi avesse notizia o havesse sentito dire
chi habbi esportato o fatto esportare in grande
o picciola quantità di cera, e ceriotti proprii della
Chiesa Parrocchiale di esso luogo di Tavagnasco
che delle Confraternite suddette lo dovrà propalare sotto pena di scomunica.
E t finalmente chi sapesse o restasse informato
e havesse sentito dire t u t t o o parte, del contenuto
nei suddetti capi lo propalerà sotto pena della
scomunica come soppra.
Datata Ipporugiae die decima urtava mentis
millesimo septimgentesimo
decimo
quarto.
JOAN.
decembris
RAMIÌAUDUS
Arcliidiaconus Vicarius Generalis Capituraris
Il Console.
11 Console era il capo della Comunità, la persona giuridica clie r a p p r e s e n t a v a e t u t e l a v a gli
interessi della collettività, e rispondeva del buon
a n d a m e n t o della vita sociale ed amministrativa
della Comunità.
Era p e r t a n t o rivestito dell'autorità di legiferare
e punire, s u b o r d i n a t a m e n t e a certe condizioni e
circostanze speciali e locali. Il Consiglio della Credenza, r a p p r e s e n t a t o da q u a t t r o Credendari o Sindaci, coadiuvavano in questa bisogna il Console;
ma quando erano in campo questioni di interesse
generale, o di mandati speciali per atti od azioni,
che coinvolgessero le finanze od il patrimonio
pubblico, si doveva sentire il voto dei capi famiglia,
radunati in pubblica Vicinanza.
La Vicinanza, Consiglio dei capi famiglia, come
anche la Credenza, si convocava sulla piazza pubblica, a v a n t i la Chiesa parrocchiale, generalmente
dopo la Messa parrocchiale domenicale, o dopo il
IL
CONSOLE
33
Vespro. Per la validità delle deliberazioni occorreva l'intervento di due terzi dei capi famiglia.
Tutti dovevano intervenire, e chi non interveniva,
entro tre giorni, susseguenti alla convocazione,
doveva giustificare il motivo della sua assenza,
sotto pena del bando di 12 denari (art. 2 degli
Statuti).
La pubblica Vicinanza, ordinata dal Console e
dai Credenzieri, veniva convocata a suono di campana e con pubbliche grida attorno al paese, a
mezzo dei messi e campari comunali. I signori
Consortili, aventi giurisdizione sulla t e r r a di Tavagnasco, nè il Podestà potevano impedire le Vicinanze; queste, e così i Consigli della Credenza,
si tenevano a beneplacito del Console, nelle ore
e luogo da lui stabilito (art. 51 Statuti).
L'autorità illimitata del Console di convocazione della Credenza e Capi famiglia, fu una conquista, strappata ai Signori Consortisti, solo dopo
il 14:04:. Nei vecchi Statuti del 1291, ed in quelli
del 1383, l'autorità del Console non è così spedita
ed indipendente. I 35 primi Capitoli degli Statuti
del 1474 (che sono gli antichi Statuti), contengono
prescrizioni generiche e vaghe in merito alle attribuzioni ed autorità del Console. Nulla vien stabilito per la loro nomina, nè da chi ricevano il
mandato delle loro pubbliche mansioni, nè quanto
tempo queste duravano. In una parola è una prima
conquista di libertà, ma t u t t o è ancora in mano
34
KTOKIA D I
TAVAONASCO
al Signore fendale, il quale nomina Consoli, Credenzieri e Podestà, e questi non sono che un alter
ego del Signore, che per mezzo suo legifera e governa.
Diffatti i primi tre Capitoli prevedono le pene
ed i bandi da applicarsi ai contravventori agli
ordini del Console e del Podestà.
Il Podestà era il giudice, incaricato dell'Amministrazione della Giustizia sia penale, criminale
che civile. Per questa sua carica riceveva dalla
Comunità, qual suo stipendio, 50 soldi imperiali.
(Capo 29).
Il Capitolo 3" stabilisce norme per la procedura
giudiziaria da seguirsi extra giudizio dal Podestà,
ed in via amministrativa dal Console contro i contumaci ai loro ordini.
I Capitoli 4°, 5°, 6°, 7°, 8° e 9° fissano le pene
contro i furti campestri o cose di valore, i bandi
speciali per i danni e le offese alle persone, mentre
per le frodi alle persone e proprietà, con incendi,
e spostamento di termini od altre appropriazioni
indebite sono seriamente punite con bandi descritti
nei Capitoli 10° e 11°.
Le ingiurie e parole offensive, pronunciate
innanzi al Podestà, sono punite, come pure il
giuoco dei dadi e gli altri giuochi proibiti.
Nel Capitolo 17° e seguenti vengono date le
norme relative alla devoluzione dei proventi dei
bandi, la facoltà di mitigare e rimettere, dietro
intervento del Console e Credenzieri, le pene pe-
IL CONSOLE
35
cuniarie, salvo però sempre i diritti spettanti al
Podestà ed al proprietario danneggiato od offeso.
È un piccolo codice di procedura penale, breve,
conciso nelle sue istruttorie, limitato a reati e
colpe di piccola entità e di gravità molto relativa,
giacche per i reati gravi vi erano allora metodi
molto disbrigativi e semplici: occhio per occhio,
dente per dente.
Una prescrizione molto curiosa, che rivela una
conquista, era quella del Capitolo 27°. Il Podestà,
prima di insediarsi nell'esercizio del suo mandato,
doveva prestare giui'amento nelle mani del Console. Questa prescrizione non sollevò alcuna recriminazione per parte dei Signori feudatari, per
duecento e più anni, quando il Console, da loro
nominato, non era che una loro creatura.
Ma quando, nel 1404, strappate maggiori libertà, il Consolato divenne elettivo per parte dei
Capi famiglia, ed il Console fu e divenne un vero
simbolo della volontà popolana, le cose mutarono.
I Conti pretesero che i Podestà, da loro nominati
e loro giusdicenti, più non prestassero il solito
giuramento nelle mani del Console, vedendo in
questo atto una dedizione della loro autorità alla
volontà ed autorità del popolo. Ma i Consoli ed
il popolo difesero questo loro diritto, contrastando
al giudice, non giurante, l'esercizio dell'amministrazione della giustizia, come in seguito diremo.
3<;
STORIA
DI
TAVAGNASCO
Le libertà ed i privilegi del 1404
Gli Statuti e le libertà, concesse dai Signori
feudatari nel 1291 alla Comunità, vennero, nell'anno 1404, migliorati ed aumentati di nuove e
grandi concessioni. Non si conosce la causa di
questa liberalità, certo deve esservi avvenuto
qualche f a t t o straordinario, forse la stessa Signoria dei Sabaudi, stabilitasi nel Canavese fin
dal 1313.
Comunque sia " i Signori feudatari consorziati
in giurisdizione sopra Tavagnasco „, dice il documento, " hanno migliorato questi Statuti che li è
parso e piaciuto migliorare e li hanno confermati
nell'anno corrente 1404, indizione seconda e giorno
13 di maggio, come anche fece il nobile Enrieto,
tìglio del nobile Arnaldo della Città di Ivrea e
podestà nel corrente anno „.
Da questo inciso appare manifesto che il Comune d'Ivrea, succeduto nei diritti consortili dei
Soleri, in forza dell'atto 31 dicembre 1237, relativo al feudo della contea di Settimo, concluso
col Vescovo Oberto, continuava esercitare i diritti
feudali sopra Tavagnasco, e quindi entrò cogli altri
Signori consorziati ad approvare le nuove concessioni statutarie. In tal anno il Podestà d ' I v r e a
sarebbe stato il nobile Enrieto.
Le concessioni del 1404 non sono che un re-
LE
LIBERTÀ
ED
I
PRIVILEGI
DEL
1404
37
colamento ai vecchi Statuti, fissando le modalità
per l'interpretazione di certi capitoli non abbastanza chiari e precisando più nettamente la posizione del Console, del Podestà e dei Credenzieri,
regolando la loro nomina e durata in ufficio.
Come già dissi, il Console, colle prescrizioni
del 1404, divenne un funzionario elettivo popolare. Difatti il Capitolo 61° dice: " Più hanno sta" bilito ed ordinato detti Signori Consorti, Comu" nità e huomini di Tavagnasco e niuno d'essi
" discrepante, ma tutti consenzienti che detta Co" munità et huomini di Tavagnasco possino eleg" gere e deputare uno o più Consoli, e Sindici e
" Credenzieri ed estimatori dei banni dati ed altre
" persone per gli affari ed interessi di detta Co" munità in qualsivoglia modo e maniera ecc. „.
Il Console ed i Credenzieri eletti dovevano
prestar giuramento nelle mani di quelli scadenti,
prima di entrare in carica. Ordinariamente il Console fu uno solo, e la sua carica era annuale; a
lui spettava riscuotere le entrate e pagar le spese,
ed in questa bisogna si faceva coadiuvare anche
da altri, ma il responsale del denaro pubblico era
lui. Nel 1600 erano due i Consoli, e restavano in
carica un semestre; la loro gestione finanziaria ed
il loro mandato consolare cessava al 30 giugno
e 31 dicembre. Le nomine venivano fatte generalmente nelle feste di S. Giovanni Battista al
24 giugno e S. Giovanni Evangelista 27 dicembre.
38
STOUIA
1)1 TAVAGNASCO
Curioso era il sistema di votazione; non restano documenti per le nomine Consolari nel 400,
ma da documenti posteriori, risulta che facevasi
qualche volta per acclamazione, ma più soventi
per votazione, sopra una terna, proposta dal Console scadente, combinata coi Credenzieri.
La Vicinanza dei Capi famiglia all'uopo congregata sulla piazza della Chiesa, dopo la Messa
parrocchiale, udita la proposta dei tre eligendi, ne
scartava, dopo libera discussione, uno, e sopra i
due rimasti si faceva il voto, portando ogni elettore nel cappello del Segretario del Comune una
pietruzza od un frammento di mattone.
A votazione finita operavasi lo scrutinio, contando il numero delle pietruzze e quello dei frammenti di mattone. Veniva proclamato eletto chi
dei due, il cui segno convenzionale di voto, precedentemente stabilito, aveva riportato maggior
numero di punti. Era il sistema della p u n t a t u r a
della fava bianca e fava nera sopra due nomi, precedentemente proclamati, in uso presso molti Comuni ed Associazioni corporative (Vicinanza 1669).
La nomina dei Credenzieri veniva altresì f a t t a
dalla Vicinanza il giorno stesso della nomina del
Console, subito dopo i vespri, ed avveniva per
acclamazione sopra una lista precedentemente concordata. Il Console eletto doveva dare il suo beneplacito assenso per gli eletti, ma poteva anche
dissentire e nominarne altri di sua fiducia. In questo
LE LIBERTÀ El) I P R I V I L E G I
DEL
1404
39
caso la Vicinanza faceva le sue riserve, e gli eletti
di nomina consolare non potevano ingerirsi in
nessun negozio della Comunità, senza procura speciale di volta in volta dai Credenzieri, nominati
dalla Vicinanza (Vicinanza 27 dicembre 1668).
Il Podestà.
Il Podestà invece veniva eletto per turno ogni
anno dai Signori consortisti. " Di più, dice il Capitolo 53°, hanno stabilito ed ordinato detti Signori
Consorti di Settimo, Castelletto, Montestrutto,
Quincinato e d ' I v r e a e detta Comunità e uomini
di Tavagnasco di reciproco consenso di tutti essi
che del resto, ed in perpetuo detti Siguori siano
obbligati, e debbano in detto luogo di Tavagnasco
eleggere e deputare un Podestà di retti costumi
e di buone qualità e giusdicente, ossia istruito
nelle leggi e diritto comune, secondo le loro annate e per le porzioni di tempo che a detti Signori spetti di eleggerlo, i quali Podestà e giudici
siano tenuti e obbligati e debbano con loro giuramento osservare tutti e ciascuno dei sovra ed
infrascritti statuti e di amministrare le ragioni di
ognuno, e la giustizia t a n t o nelle cause civili che
criminali e miste nella piazza, presso la Chiesa di
detto luogo di Tavagnasco, agli uomini e comunità di detto luogo di Tavagnasco, e non in altro
luogo, e i quali particolari di detto luogo possano
40
ridurre e costringere quivi t a n t o per le cause civili, come le criminali come sopra „.
Ed il Capitolo 58° stabiliva che " i Signori
Consorti di Settimo, Montestrutto, Castelletto e
d'Ivrea, ed i loro Podestà, Luogotenenti o Giusdicenti nel luogo di Tavagnasco, in niuna maniera
possano, ne debbano addurre, o condurre o citare
o arrestare o rimettere o compellare o convenire
alcuna persona di Tavagnasco, ne tradurre fuori
dei fini di Tavaguasco per qualsivoglia ragione
causa civile o criminale commessa o da commettersi, salvo fosse il caso grave di pena di sangue
o m o r t e ; solo per questi casi gravi di morte possano condurre ai loro castelli detti malfattori; e
che per tutti quelli altri casi siano da arrestarsi
e detenersi in curia (tribunale) nella piazza e quivi
giudicarsi in forma comune. Debbano e siano tenuti i detti Signori, o loro Giusdicenti, o Vassallardi lasciarli andare tali così arrestati, per cause
non di sangue o morte, prestando loro sigurtà in
detto luogo da altri pel colpevole, perchè così è
stato convenuto e combinato di mutuo consenso
e concordia di essi Signori nessun discordante „.
Questi due Capitoli delli Statuti concedevano
una grande libertà ed una garanzia molto democratica. Gli uomini di Tavagnasco avevano, nel
tenebroso Medio Evo, tanto detestato, perchè
t a n t o poco conosciuto, conseguita un'autonomia,
in materia di legislazione giudiziaria, superiore a
IL
PODESTÀ
41
quella dei nostri tempi di libertà, fratellanza ed
uguaglianza.
Era certo una grande conquista e non stupisce
se la Comunità fu sempre gelosissima di questo
prezioso privilegio.
Nell'Archivio comunale vi sono cinque grandi
volumi di atti giudiziari, contenenti una vera miniera di documenti antichi t u t t i diretti a tutelare
questo insigne privilegio della Curia locale.
Ma oltre questo privilegio, pel Capitolo 49", si
concedeva il diritto di caccia e pesca gratuita con
reti, nasse ed armi t a n t o nelle acque del fiume
Dora, che nei boschi e venerie comunali o sorti
dei fini di Tavagnasco.
La caccia e pesca era libera ed a piacere proprio,
e si poteva vendere a chiunque gradiva tale personale diritto.
Il Capitolo 55° concedeva facoltà di esercire i
molini, le piste dell'olio e canapa, le fucine da
ferro, e di fabbricarne dei nuovi, e costrurre forni,
cose t u t t e che in quei tempi erano di monopolio
fiscale, dirò così dei Signori ; ma oltre a ciò col
Capitolo 56° si concedeva altresì di poter costrurre
fortificazioni e cintare le case della Villa di Tavagnasco di alte mura e fossati per difenderne le
famiglie in essa Villa residenti, massime nei tempi
pericolosi e questo in perpetuo.
Il Console ed i Credendari avevano poi piena
libertà di radunarsi per far le loro Vicinanze,
42
STORIA
DI
TAVAGNASCO
credenze e gride, procure e sindacati e per qualsiasi
altro negozio od interesse della Comunità. 11 Podestà, nè i suoi Giusdicenti, nè i Signori di Settimo o Consorti potevano frapporre alcun ostacolo.
Inoltre il Console poteva imporre pene, con
bandi sino a cinque soldi, dare e ricevere giuramenti nelle sue mani, far elevare contravenzioni
a chi portava danni ai boschi e beni del Comune
e punire chi non osservava gli Statuti in t u t t e le
cose che riguardavano il patrimonio comunale e
l'osservanza del buon andamento amministrativo.
Il Console (Cap. 61°) veniva poi eletto dalla
Comunità e dai capi famiglia di Tavagnasco, liberamente ed indipendentemente dai Signori di Settimo e Consorti e dal Podestà e loro Giusdicenti,
e così i Credenzieri. Prima di entrare in officio
prestavano giuramento sui Vangeli nelle mani del
Console e Credenzieri scadenti di osservare fedelmente gli Statuti.
La Vicinanza.
11 sistema di convocazione dei capi famiglia
per la Vicinanza, così si chiamava l'assemblea dei
capi famiglia, era fatto a suono di campana e per
pubblica grida dei Messi comunali. La Vicinanza
tene vasi sulla pubblica piazza, avanti la Chiesa,
e sotto il portico di questa; il Nodaro della Comunità riceveva i voti.
LE
VICINANZE
Le Vicinanze avevano luogo per la nomina del
Console e Credenzieri; per quella del Parroco e
per gli affari di principale importanza, quando si
deliberavano cose di interesse pubblico.
Sono accuratamente conservate le testimoniali
delle nomine dei Parroci e Consoli, e quelle riflettenti alla lite per l'erezione della Parrocchia, sua
dotazione, la difesa dei Jus Patronato sulla Chiesa
e nomina del Curato.
Dai verbali di varie Vicinanze risulta che anche
le donne, purché fossero capi famiglia, avevano
voto deliberativo; anch'esse intervengono alle Vicinanze (Vicinanza del 27 maggio 1725).
Nel Capitolo 42° degli Statuti del 1474 i Signori
di Settimo e loro Consorti, cioè i Signori Gottifredo e Martino suo nipote; Signori fratelli Domenico e Francesco, Ottone e fratello Giacomo dei
Signori di Settimo; i Signori Giacomo e Bertolino
e Gottifredo di Montestrutto ; e Signori Bertolino
e Giacomo del Castelletto di Cesnola e i Signori
d'Ivrea e Quincinetto, promisero nominare certi
buoni e periti uomini per conoscere ed esaminare
il fatto del pascolo delle capre, con mandato di
stendere i relativi bandi da osservarsi.
Ma pare che i " buoni uomini „ eletti nelle
persone di: Pietro Vola. Giovanni di Nomaglio,
Pietro di Binfà, Giovanni di Olivero, Aimonetto
di Colmia, Bernardo di Anglesio, Guglielmato Zenelato e Pietro de Julio, nulla abbiano fatto.
44
STORIA D I
TAVAGNASCO
11 Console, Gregorio Girodo, valendosi quindi
della facoltà del Capitolo 52° degli Statuti, convocò
la Vicinanza dei capi famiglia, ed il 28 aprile 1553,
sulla piazza ed avanti alla Chiesa, presenti anche il
parroco Antonio Girodo, furono approvati i bandi
pel pascolo delle capre. L'atto pubblico fu rogato
dal notaio Giacomo figlio di Ardissone Piasotto
di Tavagnasco, cittadino d ' I v r e a .
Questi bandi delie capre furono il primo regolamento che disciplinò il pascolo caprino, il quale,
mal regolato, recava ingente danno ai boschi del
Comune, con grave danno alla Contraria di S. Spirito ed ai poveri di Tavagnasco ; giacche " per
causa dei danni recati dalle capre ai castagneti, le
elemosine di castagne alla Confraria erano grandemente diminuite, ed i poveri, carichi di famiglia,
dice il documento, nel tempo d'autunno più non possono godere della spigolatura delle castagne, venendo
queste raccolte dai padroni con grande diligenza, essendo scarso il raccolto „.
Da questo inciso dell'¡strumento dei 23 aprile
1553, risulta spiegata la consuetudine t u t t o r a praticata dalla Congregazione di Carità, succeduta alla
Confraria di S. Spirito, di non concedere sussidi
in denaro ai poveri nel mese di ottobre.
In questo mese i poveri avevano facoltà, f a t t a
la raccolta delle castagne, di perlustrare i castagneti. e le ultime castagne cadute, o quelle non
diligentemente raccolte, erano a lor devolute.
I BANDI CAMPESTRI
45
I Bandi campestri.
I Bandi del pascolo capre furono, in embrione,
il regolamento dei pascoli e dei boschi, redatto
in 25 Capitoli dal Cpmune e ricevuti dal notaio
Dialeii Cuglieratti il 19 agosto 1725, ampliati più
tardi in un vero Regolamento di polizia rurale ed
urbana locale con ordinato 4 luglio 1789, e vistati il ti luglio 1789 in Pi verone dal feudatario
Giovanni Leone Conte di Tavagnasco.
Le penalità contro i contravventori per un
terzo furono devolute dal Senato, approvante i
bandi, al feudatario Conte Leone di Tavagnasco.
Negli antichi Statuti, in virtù del Capitolo 17°,
le penalità non superiori ai cinque soldi venivano
percepiti dal Comune; quelle da cinque a dieci soldi
al Podestà; e se la penalità oltrepassava i dieci
soldi veniva liquidata metà al Podestà e metà al
signore o padrone da cui dipendeva il multato
o condannato.
Se poi questi non dipendeva da alcuno, t u t t o
il provento spettava al Podestà.
Ma poteva avvenire che il multato non possedesse nulla, ed allora il Podestà condannava a
pagare con pena corporale. Quale fosse questa
pena non è indicata, ma vi è t u t t a ragione a ritenere che consistesse in qualche buona frustata per
le colpe lievi, la prigione, congiunta colle pene
4(i
STORIA
DI
TAVAGNASCO
corporali, poiché era in facoltà al Console intervenire e mitigare ed anche perdonare il colpevole
miserabile e non solvibile.
Se non può pagare, dice il Capitolo 20° degli
Statuti, si punirà corporalmente a giudizio di un
leguleio del luogo, col parere del Console e Credenzieri.
Godimento dei Beni comunali.
Il Comune, attualmente possessore di 1026
giornate di terreno, nel solo territorio di Tavagnasco, oltre le due grandi alpi in Comune di
Quincinetto, continua concedere il godimento dei
beni comunali ai Capi famiglia, residenti e nati
nel suo territorio.
E una consuetudine millenaria, già negli Statuti accordata, regolandone il modo e prevenendo,
con opportune prescrizioni, i danni e gli sfruttamenti alla proprietà. Il Capitolo 21° stabilisce che
il raccolto dell'erba e del fieno e lo sfondamento
degli alberi in montagna non si inizi che dopo la
festa di Saut' Eusebio, che celebravasi, come si sa,
nella diocesi d ' I v r e a , il primo di agosto. Chi avesse
falciato erba o f a t t e altre raccolte nei siti comunali
prima di quella data pagherebbe 5 soldi di pena
e t u t t o il raccolto cadrà in beneficio del Comune.
La raccolta dell'erba o delle foglie era subordinata al consenso della Vicinanza per quelle
GODIMENTO DEI
BENI
COMUNALI
47
famiglie che non avevano uomini; chi contravveniva pagava la pena di soldi cinque e l'erba
raccolta cadeva in mani del Comune.
Era pure concesso il pascolo alpestre nei siti
comunali, e vi sono i registri di consegna del
bestiame pascolante fin dal secolo XVI. Pel Capitolo 45° si era stabilito che, e per l'erbaggio
racolto, e per la pastura, si doveva pagare in
proporzione del bestiame che si teneva, f a t t a eccezione degli animali da lavoro. La taglia era
quella fissata dagli Statuti approvati il 21 giugno
1383, e non viene più espressamente nominata,
trattandosi di tassa già da secoli in vigore.
Per la difesa dei boschi.
11 Capitolo 35° dice che i Signori Consorti
hanno migliorato ed ampliato gli Statuti colle seguenti prescrizioni in data 13 maggio 1404, indizione seconda, col beneplacito anche del nobile
Enrieto figlio del nobile Pietro di Arnaldo della
città d'Ivrea e Podestà di quell'anno. Le migliorie
consistono in severi bandi per la tutela delle fontane e dei boschi. Sono sei Capitoli di saggie e
provvide prescrizioni; nessuno può recidere, abbattere rami o piante t a n t o di alto che basso fusto,
t a n t o in montagna che nelle comunie o sorti. Le
sorti erano le proprietà proprie. Anche in queste
si poteva solo recidere gli alberi morti.
48
STORIA
1)1 T A V A O N A S C O
Sulle comunie era solo lecito fare legna per
proprio uso e per ardere, ma doveva precedere
la licenza del Podestà o del Console. Il contravventore pagava venti soldi di pena.
Cosi la raccolta delle ghiande sia coi porci o
con cesti era vietata fino a che non veniva permessa colla grida del Camparo o Messo. Diciotto
soldi di pena colpiva il contravventore, aument a t a il doppio se la contravvenzione veniva f a t t a
collettivamente da varie persone per un sol padrone ed ognuna pagava il taglio.
La raccolta delle ghiande aveva una certa importanza facendosi in vasta scala l'allevamento
porcino. Coi Capitoli 24° e 25° si regola il pascolo
dei porci, ed il Comune deputava un pubblico porcaro per la custodia dei maiali, alla stessa guisa
che oggidì si deputa un pubblico pecoraio pel pascolo delle pecore.
Al porcaio pubblico tutti dovevano rimettere
la custodia del pascolo dei proprii maiali sotto pena
di dodici soldi di bando al giorno per ogni giorno
di ritardata consegna.
La tassa della Confraria di S. Spirito.
Riservandomi a parlare più ampiamente dell' Istituto della Contraria di S. Spirito, quando
t r a t t e r ò delle Opere Pie locali, accenno solo che
il Capitolo 43 u degli Statuti faceva obbligo ad ogni
LA TASSA D E L L A
CONFRARIA
DI S. SPIRITO
49
contrario sia uomo che donna di pagare alla Confraria di S. Spirito la sua quota, cioè vino nella
vendemmia, biada nella festa di S. Michele e denaro nella festa di S. Martino. Il contravventore
pagherebbe la quota quadruplicata.
L'ammontare di questa quota non ho avuto
agio di trovare in che misura e proporzione consistesse.
LE
CAPO IV.
LE
CROCIATE
GNORIE
-
GUELFI
E
DECADENZA
GHIBELLINI
DEL
-
LE
POTERE
SIDEL
VESCOVO.
Le Crociate.
Mentre i Vescovi attendevano al consolidamento della loro autorità comitale sui vari feudi
canavesani, lottando or contro questo o quel feudatario, in Europa si svolgeva la grande impresa
bellica delle Crociate.
Principi e re, nobili e cavalieri, infervorati
dalle predicazioni di Pietro l1 Eremita e da S. Bernardo, si fregiavano il petto della croce, e, colle
armi in mano, veleggiavano in Oriente per liberare il Sepolcro di Cristo e la t e r r a Santa dalle
mani dei turchi.
Otto furono le Crociate svolte dall'anno 1095
al 1270, ma all'infuori della prima, poco di rilevante ottennero le altre. Il regno cristiano di' Gerusalemme, costituitosi nell'anno 1099, colla presa
della città Santa,' per parte dei Crociati, capitanati dal pio Goffredo di Buglione, cadde il 4 luglio
1187, dopo appena un secolo di esistenza; più
CROCIATE
non risorge, non ostante che cinque altre grandi
spedizioni si facessero in Oriente.
A queste memorande e gloriose imprese i Marchesi del Monferrato, colle loro genti, si segnalarono strenuamente nella difesa di Tripoli e Tiro,
e più tardi ereditarono il regno di Cipro, ultimo
residuo del regno latino di Gerusalemme. Anche
il Conte di Savoia Amedeo III, colle sue genti,
prese parte alla seconda Crociata, ma vi morì a
Cipro nel 1148 senza giungere in Palestina.
La quarta Crociata, capitanata da Bonifacio,
Marchese del Monferrato, non giunse in terra
Santa. Arrivati i Crociati a Costantinopoli, si immischiarono nelle fazioni dell'impero greco e fondarono l'impero latino di Costantinopoli (1202).
Altri tentativi in Palestina si ripeterono nel
secolo XIII, ma Gerusalemme non fu ritolta ai turchi.
Le Crociate portarono un grande beneficio all' Europa ed alla società cristiana, poiché in quelle
lontane imprese gli umori battaglieri ed avventurieri dei principi europei trovarono uno sfogo, e
risparmiarono non poche guerre all'Europa.
Guelfi e Ghibellini.
Le città, sotto il governo dei Vescovi, durante
i secoli XII e XIII, godettero una certa libertà, ma
le frequenti lotte dei nobili e popolani funestarono
la vita cittadina, acuirono fortemente nel sec. XIII,
I>E SIGNORIE
e si formò due grandi fazioni, i Guelfi ed i Ghibellini.
Durante le grandi lotte, che gli imperatori Federico Barbarossa e Federico II ebbero col P a p a
e Comuni d ' I t a l i a , Guelfi erano partigiani della
causa papale, Ghibellini della causa imperiale ; ma
quando queste lotte furono superate, ed i Comuni
delle città, italiane ebbero le loro libertà, Guelfi
e Ghibellini chiamavansi i partigiani di questa o
quell'altra famiglia che contendevansi il primato
nella città.
Presso di noi le lotte, senza però qualificarsi
uè Guelfi ne Ghibellini, si fecero forti ed accanite
all'epoca del tuchinaggio, come già dicemmo.
Le Signorie.
Colla morte di Federico II (1250) cessano le
lotte dei Comuni d'Italia cogli imperatori. Ogni
città inaugura, senza contrasti, il governo popolare comunale. Risorsero ben presto le fazioni,
fomentate dagli antagonismi t r a famiglia e famiglia maggioritaria, avida di preminenza nel
governo comunale. Si videro così orribili lotte
fratricide che al dir di Dante :
" L i vivi tuoi, l'un l'altro si rode
Di quei che un muro ed una fossa serra „.
Purgatorio - Canto VI.
63
Le funeste compagnie di ventura, triste e pessima accozzaglia di gente d'armi d'ogni paese e
nazione, avida di saccheggio, rapine e morte, venivano invocate dalle fazioni, pur di escludersi
vicendevolmente dal potere. Molte volte colla
compagnia di ventura veniva intruso al governo
uno straniero, come accadde a Firenze ed altrove.
Decadde quindi l'istituto Comunale e subentrò
a questo governo popolare quello di un Signore,
eletto di comune accordo, od anche imposto da
una fazione.
In tal modo sorsero le Signorie dei Visconti
a Milano (1277), dei Gonzaga a Mantova, degli
Scaligeri a Verona, dei Carraresi a Padoya, degli
Estensi a Ferrara, dei Medici a Firenze.
Presso di noi avvenne qualche cosa di simile.
Il Marchese di Monferrato, valendosi delle discordie,
estese i suoi dominii nel Canavese fino ad edificare
forti e castelli nella stessa città d'Ivrea, ottenendone il 12 novembre 1266 la padronanza.
Questi fu Guglielmo VII, il Grande, penultimo
degli Aleranici ; ma perchè il Vescovo Federico
non riconobbe la sua Signoria, nè volle legittimare le sue usurpazioni, in danno della Città e
Chiesa d ' I v r e a , Guglielmo lo fece imprigionare.
Papa Clemente IV, conosciute le gesta del Marchese Monferrino, da Viterbo, il 6 giugno 1267,
emanava il Breve di scomunica, delegando Giovanni, prevosto di Verrès, di intimarla, con t u t t a
LE S I G N O R I E
solennità, a Guglielmo. La scomunica fu letta nella
Chiesa Cattedrale d'Ivrea, presente il Clero e popolo il 27 giugno 1267 (Arch. Vescov. Ivrea).
Ma ben altre furono le prepotenze di Guglielmo;
esse sono enumerate in un libello di testi redatto
dal Diacono Filippo, Canonico d ' I v r e a , e present a t o ai delegati Apostolici.
Il dominio del Monferrato rimase sinistramente
memorando, e sul suo governo è ricamata la leggenda, ancor oggi cara al popolo Canavesano. 11
popolo insorto uccide il Marchese e ne dirocca il
suo Castello. Tale eccidio sarebbe avvenuto per
opera di una Mugnaia, cui il Marchese fece ingiuria.
Ma se la leggenda è storicamente non vera, e se
il Carnevale d ' I v r e a , glorificazione di questa leggenda, è un' istituzione affatto moderna, che non
conta più di cento anni, sta però il f a t t o che il
dominio dei Marchesi di Monferrato in Ivrea e
nel Canavesano fu inviso e detestato. La Città
d'Ivrea conservò fino al secolo XVIII una curiosa
cerimonia all'atto di immissione in ufficio del Podestà e Credenzieri del Comune. Questi facevano
una gran cavalcata al Castellazzo, e spezzato un
rudere dalle macerie dello smantellato maniero,
knciavanld nel sottostante fiume Dora, pronunciando la frase, segnacolo della rivoluzione popol a n a : " Hoc in spretimi olim Marchionis Montisferrati „. Questo in odio alla memoria del Marchese
del Monferrato.
ì)0
Guglielmo VII, non punto trucidato dalla Mugnaia, si rappattumò col Vescovo e coi rappresentanti del Comune nell'anno 1277, e con atto
23 luglio 1278 divenne il vero Signore della città,
fissando la sua dimora al Castellazzo da lui edificato. Morì nel 1292 in una gabbia di ferro, posto
dagli Alessandrini, dopo la prigionia di lui avven u t a , in seguito ad una disfatta subita per un
f a t t o d'arme.
Vi successe nel Governo il figlio Giovanni,
ultimo dei Marchesi Aleranici, ma in Ivrea le
fazioni Guelfe e Ghibelline continuavano desolare
la città,-finché, morto il Marchese, la Signoria
d ' I v r e a passò al Conte Amedeo V di Savoia, nominato dall' Imperatore Enrico VII.
Decadenza del potere del Vescovo.
Abbiamo già nel secolo xiu molti esempi di
potenti feudatari e vassalli della Chiesa d'Ivrea
intenti, a più riprese, a scuotere il dominio vescovile. Questo andò in completo sfacelo, quando
nel secolo xiv si acuirono anche fra noi le ire dei
Guelfi e Ghibellini. 1 potenti Marchesi del Monferrato furono quelli che diedero il colpo di grazia,
e quando il Vescovo, per liberarsi dalle loro prepotenze approvò la nota dedizione nel 1313 della
città d'Ivrea al Conte di Savoia, il potere vescovile sulla città e sul Canavese si può dire di fatto
56
STORIA DI
TAVAUNASCO
cessato, quantunque virtualmente questo fosse salvaguardato nel t r a t t a t o di dedizione.
A precipitare il dominio dei Vescovi concorse
la terribile e spaventosa guerra del Canavese, scoppiata per opera delle fazioni dei Guelfi e Ghibellini
nel 1334. Durò sino al 1353, e non vi fu terra e
castello nel Canavese che non provasse i funesti
effetti di saccheggi, incendi e devastazioni. I castelli di Sparatone, presso Caluso, di Silvestri,
presso Valperga, di Vicagi nella contea di Castellamonte, vennero rasi al suolo, così dei castelli
di P o n t e Rivarolo.
Erano tempi in cui vagavano al soldo di questo
o quell'altro signorotto, o di questa o quell'altra
fazione o città, le note Compagnie di Ventura, int e n t e solo a devastare, incendiare e saccheggiare.
Furono il vero flagello d ' I t a l i a per t u t t o il secolo xiv, ed il Canavese ne sentì le loro prepotenze in questa spaventosa guerra. Anche Ivrea
ed il suo contado subì danni gravissimi, poiché le
ire dei Guelfi e Ghibellini tenevano belligeranti il
fiore del suo patriziato. I Vescovi, ad ammansare
questi feroci odi, rimisero in varie riprese il loro
dominio temporale sopra questa o quell'altra terra
e castello.
Così il Vescovo Palaimo, nel 1337, cedeva al
Conte Amedeo VI di Savoia i diritti sopra i castelli di Chivasso, S. Giorgio, Verolengo ed Orio.
Il 9 gennaio 1357 il Vescovo Giacomo De Fran-
DECADEN'ZA D E L P O T E R E
DEL
VESCOVO
57
cisco cedeva allo stesso Conte Verde, Amedeo VI
di Savoia, i diritti del Vescovado sopra Montestrutto, Nomaglio, Settimo Vittone, Tavagnasco,
Cesnola, Rolengio e t u t t a la valle di Valesa, Quincinetto, Carema, con monizione a tutti gli abitanti
di questi castelli e borghi di riconoscere per loro
Signore tale Principe.
Ma il dominio dei Savoia era ancor sempre
contrastato dal Marchese di Monferrato, il quale
cacciati a tradimento dalla città d'Ivrea i Guelfi,
partigiani del Conte di Savoia, si fece nominare
Signore. Ne nacque un fiero contrasto col Conte
Verde, che, non ostante l'arbitrato dell'Arcivescovo Giovanni Visconti di Milano, non fu superato. I Savoia, scontenti che l'Arcivescovo avesse
serbato per metà la giurisdizione in città al Monferrato, scesero in campo colle armi, e con una
strepitosa vittoria, riportata a Strambino, sulle
armi del Marchese, lo obbligarono a rinunziare
ogni Signoria sugli Eporediesi e contado.
Amedeo VI, il Conte Verde, acquistò dai Soleri
i fabbricati sulla piazza del Castello, vicino alla
Cattedrale, li abbattè e fece costrurre il magnifico
castello delle quattro torri, t u t t ' o r a esistente.
Il Marchese Teodoro II, con ultimo disperato
tentativo, poco dopo il famoso parlamento di Trino
(5 aprile 1396) marciò sopra Ivrea, assoldando il
famoso Facino Cane. Saccheggiati i dintorni della
città, distrutti i castelli di S. Martino e di Settimo
Rottaro, il feroce condottiero cingeva Ivrea d'assedio. Fu sconfitto per la resistenza delle truppe
cittadine, ed il Castello del Marchese sul colle
Castellazzo venne diroccato dalla ira popolare.
Teodoro II si pacificò coi Savoia col matrimonio della contessa Margherita di Savoia, la
Beata, nel 1403. La dote in 30 mila Genovine
portata al Monferrato suggellò la pace, ed il Marchese Teodoro abbandonò per sempre la città di
Ivrea col suo contado, ritenendo però in possesso
gli antichi feudi Canavesani.
Il dominio Sabaudo, sopra Ivrea e contado,
venne così definitivamente stabilito nel 1404.
CAPO V.
GLI
SCISMI
L'EREZIONE
RELIGIOSI
DELLA
PARROCCHIA
Gli scismi religiosi.
Mentre nel regime politico e civile delle Città
e Comuui d ' I t a l i a avvenivano i mutamenti dianzi
accennati, ed ovunque consolidavasi il potere delle
Signorie di qualche potente famiglia, un altro importante avvenimento succedeva nella cristianità.
Morto Papa Bonifacio VT1II, dopo una fugace
apparizione sulla Sede di S. Pietro di Benedetto XI,
il Veltro preconizzato da Dante, per intrighi di
Filippo il Bello, re di Francia, veniva eletto Papa
Clemente V. Questi vi trasportava la Sede Apostolica ad Avignone in Francia, e per 70 anni i
Papi, tutti francesi, colà risiedettero in volontario'
esilio.
Il Petrarca e S. Catterina da Siena furono i
benemeriti del ritorno dei Papi a Roma nel 1377.
Ma se i Papi ritornarono alla loro Sede, non poterono impedire gli scismi, scoppiati subito dopo
l'elezione di Urbano VI, primo Papa nominato
dopo il ritorno da Avignone. Alcuni Cardinali,
60
STÒRIA
DI
TAVAGNASCO
sdegnati dei modi e delle riprensioni del nuovo
Papa, e desiderosi di ritornare ad Avignone, elessero un altro Papa nella persona del Cardinale
Roberto di Ginevra, che assunse il nome di Clemente V i l i e ritornò ad Avignone. Lo scisma era
dunque scoppiato e per mezzo secolo funestò la
chiesa, seminando numerosi scandali e generando
gravi mali.
Il Concilio di Pisa, convocato nel 1409, ebbe
un triste epilogo ed aumentò il male creando un
terzo Papa nella persona di Alessandro V.
Queste erano le tristi vicende politiche e religiose quando il Comune e gli uomini di Tavagnasco
si decisero a costituirsi in Parrocchia autonoma
con chiesa e sacerdote proprio.
L'erezione della Parrocchia.
Il 1400 s'apre per Tavagnasco ricco di fortunosi eventi; t u t t a la vita cittadina é assorbita
nella lotta per la erezione della Parrocchia. Per
quattrocento e più anni Tavagnasco dipendette
religiosamente dalla Pieve di S. Lorenzo martire,
eretta nel castello di Settimo Vittone. La chiesa
di S. Lorenzo è antichissima, e dopo quella di
S. Pietro, in Torre Daniele, matrice di t u t t e le
chiese della Valle (dipendendo da essa anche la
Valle del Lys), fu una delle prime chiese parrocchiali.
L ' E R E Z I O N E DELLA
PARROCCHIA
(¡1
\
L'accesso alla chiesa parrocchiale era disastroso, non t a n t o per la distanza, quanto pel
tragitto del fiume Dora, scorrente t r a le poche
case del comune di Tavagnasco ed il borgo di
Settimo Vittone.
Promotori dell'erezione della Parrocchia furono il Console Giovanni Lasbianca ed i Credenzieri Antonio De Filippone e Giuseppe De Colmia,
unitamente ad alcuni Consignori di Tavagnasco,
cioè i Soleri d'Ivrea ed i Conti di Montestrutto.
Monsignor Bonifacio della Torre, Vescovo di
Ivrea, aderendo alle suppliche ed alle cause addotte
dalla Comunità e dai precitati Consignori, con suo
decreto del 9 luglio 1409 erigeva nel territorio
della Comunità di Tavagnasco la chiesa parrocchiale, sotto il titolo di S. Margherita Vergine
e Martire, con obbligo alla Comunità stessa di
costrurre una chiesa con cimitero annesso, sotto
il titolo stesso, nella piazza della Villa, accanto
alla casa della Contraria di S. Spirito.
Annessa alla chiesa doveva pure, a spese della
Comunità, edificarsi la casa canonicale per l'abitazione di un sacerdote, il quale, con t u t t e le prerogative dei parroci, celebrasse nella chiesa da
costruirsi gli offi&i divini, amministrasse i Santi
Sacramenti e compiesse i funebri dei defunti della
nuova Parrocchia. La chiesa doveva esser murata
e coperta a volta, con un altare decente per conservarvi il SS. Sacramento; nella chiesa stessa
62
STORIA DI
TAVAGNASCO
dovevasi costruire il fonte battesimale. All'altare
della nuova chiesa dovevano trasportarsi le indulgenze ed i privilegi di un certo altare, anticamente
costrutto dal nobile Pietro de Solerio, in detta villa
di Tavagnasco, altare che venne occultamente e
temerariamente distrutto, in un coll'oratorio, ove
esso si trovava eretto.
Da quest'inciso della Bolla di Bonifacio lì risulta che Tavagnasco, nel 1409, non aveva neppur
un Oratorio, poiché l'antica chiesuola, eretta dal
nobile Pietro de Solerio d'Ivrea, era stata violentemente ed occultamente a b b a t t u t a da vandali ignoti.
Secondo una costante tradizione questa umile
chiesuola, in onore di S. Margherita e dei Ss. Sebastiano e Barnaba, si trovava alla sommità dell'attuale via di S. Barnaba, ove ancora si vede
un affresco sopra la casa dei fratelli Balla.
Il decreto di Monsignor Bonifacio motiva il
provvedimento di smembrazione dal fatto che il
popolo di Tavagnasco, per le difficoltà di accedere alla Chiesa Plebanale di S. Lorenzo, stante
il corso del fiume Dora, fra i due borghi, non
poteva essere religiosamente assistito.
" Molte persone, per la povertà, non potevano
pagare il porto del transito della Dora, e per mesi
e mesi restavano appartati dalla chiesa, senza sentire la Santa Messa, nè visitare la chiesa parrocchiale, nè assistere ai divini offici, nè ricevere i
Santi Sacramenti, quale si conviene a buoni cat-
L'EREZIONE
DELLA
PARROCCHIA
tolici. Essi rimangono lontani dalle funzioni divine
e vivono come bestie, intenti solo alle occupazioni
materiali ed ai negozi secolari „.
Manent, dice il documento, tanquam bestia in
bestiali negotio, et bestiali opere intenti „.
La Bolla vescovile ripetutamente, in due incisi,
menziona che la Pieve di Settimo Vittone è ricca
di proventi e redditi, meglio di qualsiasi altra
chiesa della Diocesi, e quindi il Pievano può benissimo provvedere abbondantemente alla sua sostentazione ed al decoro della sua chiesa senza
le sovvenzioni della misera popolazione delle 40
famiglie della Villa di Tavagnasco. Perciò dovendosi solo e sempre avere innanzi agli occhi la salute delle anime, ed a questa al di sopra di t u t t o
pensare e provvedere, per debito d'ufficio pastorale, e per autorità ordinaria, di cui il Vescovo
è rivestito, e per concessione del diritto canonico :
" Serie ordinamus in honore Christi, B. Marice
Virginis gloriosce, Apostolorum Petri et Bauli, et
inclitorum Martirum Sabini, Bessi et Thegidi, nec
non B. Virg. et Mart. Margherita, cuius sub nomine
ac vocabulo est infrascripta Ecclesia construenda et
consecranda ecc
debere construere et dedicari et
consecrari „.
In onore di Cristo, delia B. e Gloriosa Vergine
Maria, dei Ss. Apostoli Pietro e Paolo e degli incliti martiri, nostri patroni i Santi Savino, Besso
e Tegolo, e della Beata Vergine e Martire Santa
Margherita, sotto il cui nome e titolo deve consecrarsi la nuova Chiesa, seriamente ordiniamo e
decretiamo che venga edificata, dedicata e consecrata la precitata Chiesa.
(Dalla Bolla Vesc. di erezione).
Il decreto concede, in vista della dotazione
che il Comune f a r à della nuova chiesa, alla Comunità ed uomini di Tavagnasco il diritto di presentare il sacerdote da investirsi quale parroco
della chiesa parrocchiale erigenda " per predictos
homines et Comunitatèm
Tavagnasei tanquam Patronos diete ecclesice construendee et per nos et succegsores nostros confirmandus et instituendus „.
La chiesa dovrà pure corrispondere al Pievano
della chiesa di S. Lorenzo in Settimo, a titolo di
matricità, quelle tassazioni dal Vescovo fissate
" reservando Plebano antiquee ecclesice Septimi per
nos moderando taxatione ipsius juris nobis impositum reservata „.
In seguito a questo decreto la Comunità lavorò alacremente per o t t e n e r e dal Duca di Savoia,
Amedeo V i l i , il permesso di costrurre la nuova
chiesa, ed in d a t a 13 luglio 1409 Sua Altezza Ducale e m e t t e v a il rescritto favorevole. La popolazione si mise allora in opera e la chiesa in breve
t e m p o venne edificata.
Questa non era certo delle proporzioni, nè
della eleganza architettonica della presente; era
una modesta chiesuola, poco più grande della
(G. Accotto)
(pag. 60)
L'EREZIONE
DELLA
PARROCCHIA
(55
attuale chiesa del Gesù, con portico antistante,
sotto il quale il Podestà rendeva giustizia, con
una sola navata, capace di contenere appena 300
persone o poco di più. In fondo vi era una tribuna riservata alla Confraternita del Gesù, quando
questa nel 1545 si installò in detta chiesa, e alcuni altari di modeste proporzioni eretti nei secoli
posteriori. F r a gli altari si notavano quello della
Confraternita di S. Sebastiano, del Gesù, dei santi
Barnaba e Bernardo, in cui trovavasi la cappellania del prete Bernardo Piasotto, eretta con suo
testamento 1632.
La lite della Parrocchia.
#
o
Edificata la chiesa, e costrutto il cimitero annesso, quella rimase senza sacerdote e questo non
potè accogliere le salme dei defunti.
Il pacifico e canonico riconoscimento della nuova
Parrocchia venne fieramente contrastato dal Pievano Vincenzo Ubertino dei Signori di Settimo e
dai nobili suoi parenti, i Signori feudatari.
Sgraziatamente mancano i primi documenti di
questa lunghissima lite, ma dalle memorie rimaste
in archivio e dagli atti del 1444, si desume che la
prima opposizione venne per i pretesi diritti di
Matricità e per un certo scrupolo di coscienza di
volere invariato t u t t o quanto il territorio della
Pieve. Nel 1432, il 7 agosto, intervenne una con-
ftg
STOMA
TU TAVAGNASCO
venzione t r a la Comunità e il Pievano, ma senza
alcuna conseguenza.
P e r d u t a ogni speranza di amichevole soluzione,
il Comune ricorse alle vie legali, e citò il Pievano
ed i Consignori di Settimo al tribunale del Vescovo.
Monsignor Giovanni Parella, con a t t i citatori del
15 dicembre 1443, faceva obbligo alle p a r t i di trovarsi nel Palazzo vescovile il 22 dicembre all'ora 21
per rispondere del f a t t o di opposizione al decreto
di Mons. Bonifacio, circa l'erezione della nuova
Parrocchia in Tavagnasco.
La lite fu a b b a s t a n z a speditiva; il Comune insisteva sulle motivazioni, menzionate nella stessa
Bolla dell'erezione, e Mons. Di Parella sposava
a p e r t a m e n t e la causa, dichiarando che le richieste
erano " justa et honesta, quindi non sunt negando, „
giuste ed oneste, quindi da accogliersi.
Il Pievano ed i Consignori del Castello di Settimo, fin dalle prime comparse, negarono sfacc i a t a m e n t e le cause esposte dalla popolazione di
Tavagnasco. Secondo loro, il t r a g i t t o del fiume
D o r a , non p o r t a v a gravi inconvenienti, perchè
nella maggior p a r t e dell'anno il fiume è guadabile, e quando ciò non è possibile, vi è sempre
la barca per t r a n s i t a r l o . Non vi è più di un miglio
per accedere alla chiesa di S. Lorenzo ; inoltre è
falso che il Pievano di Settimo sia ricco, e che
nessun d e t r i m e n t o finanziario possa a v e r n e colla
sottrazione della popolazione di Tavagnasco.
LA
LITE DELLA
PARROCCHIA
07
Colla costruzione della chiesa di S. Margherita
in Tavagnasco, autorizzata da Mons. Bonifacio, il
Pievano, t u t t e le feste, vi provvede ora in essa
la celebrazione della S. Messa, ed una o due volte
alla settimana si p o r t a a d e t t a chiesa per funzioni.
Quindi le istanze non sono da accogliersi, anzi il
Pievano, i Signori di Settimo Vittone ed il Comune stesso di Settimo, si oppongono all'erezione
della Parrocchia (Comparsa 8 - 1 1444).
In u n ' a l t r a Comparsa (14 gennaio 1444) il Pievano e Consignori impugnano la Procura ed il
Mandato del Console Antonio De Lasbianca, e
Credenzieri, ed invocano le pene contro i falsari,
giacché la Comunità, ed i Capi famiglia non li h a n n o
autorizzati alla lite. Ma il 20 febbraio, stesso anno,
i Credenzieri facendovi riserve di comprovare la
regolarità del Mandato e la legale Procura in capo
al nobile Domenico De Solerio, insistono che la
distanza della chiesa di S. Lorenzo è l a m p a n t e m e n t e , e dimostrato dal f a t t o che, a mitigare
quest'incomodo, ai fedeli di Tavagnasco, fu già,
ab antico, concesso di usare l'antichissima chiesa
di S. Leodigario, posta poco fuori del borgo di
S e t t i m o , in piano, e quivi soddisfare il precetto
pasquale, e seppellire i loro defunti colle relative
funzioni funerarie.
Ridicolo asserire che la Dora sia guadabile,
essendovi abbondantissima acqua anche in febbraio, che pur è periodo di magra. P e r altra p a r t e
LA L I T E D E L L A
il Vescovo Bonifacio, avendo autorizzato l'erezione
della chiesa di S. Margherita, ne consegue che
questa debba esser Parrocchia.
11 Pievano ed i Consignori, con a t t o rogato nel
Castello di Settimo il 9 marzo 1444, con intervento anche dei signori Giovanni e Francesco,
Consorti della Valle di Montalto, ribeccano t u t t e
le deduzioni di Tavagnasco; ma ornai la causa era
vinta, e Mons. De Parella, il 19 marzo 1444, emanava la sentenza di separazione della Villa di Tavagnasco dalla pievania di S. Lorenzo martire in
Settimo Vittone, erigendo una nuova Parrocchia
nella chiesa di S. Margherita in Tavagnasco, con
giurisdizione in t u t t o il territorio del Comune, nei
modi e forme e coi privilegi del decreto di Monsignor Bonifacio della Torre 9 luglio 1409. La
sentenza venne p o r t a t a a Losanna per la apostolica ratificanza di P a p a Felice V.
Strana coincidenza di avvenimenti storici; già
ho accennato che si era al tempo dell'ultimo scisma
religioso. Nel 1444, nella Chiesa, vi erano due Papi,
ed è noto come a Basilea, in Svizzera, erasi legittimamente convocato un concilio di Cardinali e Vescovi per rimediare ai gravi mali della cristianità.
Ma l'assemblea degenera in seduta tumultuosa e,
deposto Papa Eugenio IV, nomina il 5 novembre
1439, quale Papa, il Duca Amedeo Vili di Savoia,
che assume il nome di Felice V, ottenendo l'obbedienza dei Vescovi piemontesi, savoiardi, francesi
PARROCCHIA
(39
e vari altri. Eugenio IV, a Roma, continua aver
l'obbedienza del restante della cristianità.
Felice V lissa la sua sede pontifìcia in Losanna,
ed k in questa città che i rappresentanti del Vescovo d ' I v r e a e del Comune di Tavagnasco presentano la sentenza di erezione della Parrocchia
per l'apostolica approvazione. Felice V il 6 novembre 1448 pone l'approvazione agli atti del Vescovo eporediese colla solita forinola:
" Nulli ergo omnino homini liceat hanc prcesentem rneam approbationis, confirmationis et constitutionis infringere vel ea ausu timerario contraere
signis aut attemptare; sumpserit indignatione omnipotentis Dei et Beatorum App. Petri et Bauli se
noverit incurrendi. Datum Lausanne octavo idiis novembris anno a nativitate Domini 1448 Pontificati
nostri anno 9° „.
Nessun pertanto ritenga per lecito di infirmare
o con qualsiasi atto temerario opporsi od attent a r e a questa mia presente approvazione e conferma della erezione in parola ; sappia che incorrerebbe nell' indegnazione di Dio Onnipotente e dei
Ss. Apostoli Pietro e Paolo. Losanna 6 novembre
1448, anno 9° del nostro Pontificato, Felice V Papa.
La Parrocchia di Tavagnasco, unica nella storia
della Chiesa eporediese, ottenne la sanzione della
sua esistenza canonica da un a t t o papale di Felice V, di Casa Savoia, quello stesso che già quar a n t a n n i prima, come principe laico e duca del
Piemonte, acconsentiva il 13 luglio 1409 alla Comunità di Tavagnasco la costruzione della Chiesa.
Felice Y, il 7 aprile 1449, abdicò a Losanna il
papato, ed il Pontefice Nicola V lo nominò Cardinale di Sabina e Legato Apostolico in tutti i
paesi, dove, quale antipapa, aveva avuto l'obbedienza. In tal modo finì l'ultimo scisma nella
Chiesa Romana. L'erezione Canonica della nostra
Parrocchia ebbe, colla rinunzia di Felice V, una
legittimazione sommaria dal vero P a p a di Roma,
essendosi sanzionati t u t t i gli atti emanati da Losanna. Ditatti nella causa papale, agitata dal Comune contro i Signori di Settimo nel 1663-1665
nella Curia Romana pel fatto del jus P a t r o n a t o
e del diritto del banco nella Chiesa Parrocchiale,
la Santa Sede tenne in benigna considerazione la
Bolla di P a p a Felice V del 6 novembre 1448, e
sentenziò in favore del Comune di Tavagnasco.
CAPO VI.
I DIRITTI
DOTE
S.
DI MATRIC1TÀ - IL P R I M O
DELLA
BARNABA
CURATO
P A R R O C C H I A - BENEFICIO
-
BENEFICIO
DI
DI
PATRONATO
BALLA - I LEGATI AL BENEFICIO - C R O N O LOGIA DEI P A R R O C I - SERIE DEI
CURATI.
I diritti di Matricità.
La sentenza 19 marzo 1444 di Mons. Parella
costituì definitivamente la Parrocchia, e mentre
i Cursori vescovili davano corso alle formalità
delle intimazioni della Sentenza alla parte avversa,
e, nella chiesa della Pieve di S. Lorenzo, veniva
pubblicamente annunziato il Decreto Vescovile, la
Comunità spiava le mosse del Pievano e dei Consiguori di Settimo, per premunirsi in caso di un
eventuale appello.
L'appello non venne; si intavolarono subito
le pratiche per fissare i diritti di Matricità e definire le riserve sollevate dal Pievano quale titolare
della Chiesa Madre.
Mons. De Parella incaricò i famosi giusperiti
Giorgia De Gromo e il prete Pietro Cantone a
definire la vertenza, e, con ¡strumento rogato da
72
STORIA
DI
TAVAGNASCO
Enrico Vigna De Ponte, in data l'3 marzo 1448,
fu stabilito " che in segno di smembrazione il
Comune ed i parrocchiani di Tavagnasco, insieme
col parroco, ogni anno dovessero portarsi colla
Croce processionalmente alla Chiesa Matrice di
S. Lorenzo in Settimo Vittone nella festa di San
Lorenzo e quivi ascoltare la Messa, offerendo un
cero di sei libbre alla Chiesa, ed al Pievano prò
tempore soldi sei, pari a t r e grossi di Savoia. Ed
in tal modo portarsi pure a detta Chiesa Matrice
il secondo giorno dopo Natale e Pasqua, nella
festa di S. Leodigario, ed il terzo giorno di Pentecoste „.
Ma la Comunità e la popolazione, fin dal primo
anno non si portò, perchè non fu possibile organizzare la processione. Console e Credenzieri si
recarono privatamente e pagarono i diritti di
Matricità.
I n t a n t o il Pievano Ubertino, l'oppositore della
nuova parrocchia, permutò il suo beneficio nel
1457 col Canonico Giovanni dei Signori di S. Martino di Yische, e questi con a t t o 26 febbraio 1460,
rogato Ardissone Lasbianca, esonerò la Comunità
e la popolazione di presentarsi processionalmente
alla Chiesa Matrice, ma fu convenuto che il Console ed i Credenzieri, insieme col proprio parroco,
privatamente, si presentassero alla Chiesa di S. Lorenzo, nel giorno della festa titolare, ed offrissero
il cero di sei libbre, ed i tre grossi di Savoia.
I
DIRITTI
DI
MATRIOITÀ
73
" Per le feste di S. Leodigario, secondo giorno
di Natale, Pasqua e terzo giorno di Pentecoste,
più non fossero tenuti presentarsi, ma, a titolo
di decima, la Comunità, a mezzo dei Consoli e
Credenzieri, dovesse presentarsi in perpetuo a
S. Lorenzo in modo privato nel giorno di S. Martino e pagare, a titolo di esenzione dell'offerta,
dovuta nelle quattro precitate feste, 20 grossi di
Savoia. In caso di mancato adempimento il Pievano prò tempore potesse prendere ipoteca sui
beni del Comune e di ogni proprietario Agente,
Console o Credenziere Comunale prò tempore „.
Il 21 gennaio 1491 il Pievano D. Martino
De Advocatis faceva rinunzia di questi diritti, ma
ne nacque una lite.
Il 2 luglio 1493 una Sentenza arbitrale annullava tutti i diritti della Matricità ; il Comune
pagava però al Pievano, con a t t o 29 novembre
1493, di cui trovasi l'originale in Comune, 80 fiorini di Savoia in dipendenza, dice la quietanza,
dell'atto rogito Giov. Batt. di Buronzo il 2 luglio 1493.
L'atto di pagamento, avvenne nell'Ospedale di
S. Andrea di Vercelli, nella sala superiore, presente il fratello del Pievano, rettore dell'Ospedale.
Il Pievano Grassis Polato, il 4 agosto 1690,
intavolò presso il Tribunale Vescovile di nuovo la
causa dei diritti di Matricità, ma dopo un anno
terminò colla piena vittoria per Tavagnasco.
Il Primo Curato.
Fissati i canoni per i diritti di Matricità alla
Chiesa di S. Lorenzo, il Comune e Capi famiglia
procedettero alla nomina del primo Curato (10 gennaio 1445). Estensore dell'atto fu il notaio Ardissone Lasbianca, ed il nominato fu il prete Don
Giacomo Vola, da Brosso, già cappellano della
Chiesa di S. Margherita, durante la lite della Cura.
Il Console Giovanni De Benedetto, nel giorno
seguente, promosse dal Vescovo la sollecita investizione del nominato, avvenuta il 24 aprile 1445.
Appena il Curato Vola fu in possesso della Parrocchia, il Comune indisse la pubblica vicinanza
dei Capi famiglia ed il 2 aprile 1446, sulla pubblica piazza, il Console e la Credenza, avuto il
consenso dei 40 Capi famiglia, costituiva la dote
alla nuova Parrocchia con beni comunali. Il notaio Ardissone Lasbianca fu l'estensore dell'atto.
finaggio di Tavagnasco e suo territorio, nel luogo
detto Gerbione o Caudana " loco dicto alli Zerbioni
alias La Caudana „. Sono descritte 17 coerenze di
privati ed una del Comune.
2° Una casa, presso la Chiesa, colla corte.
3° Una pezza di Gerbido in via Croce sopra
la via pubblica in parti uguali col Comune.
4° Una pezza Bosco-donni colle coerenze di
Martino de Puteo (Pozzo), Guglielmo de Gnorra
e Pietro de Conso.
5° Una pezza di Gerbido in regione Mondea
sopra la via pubblica.
6° Una pezza di Gerbo e rocca alla Sengia
di Cotta colle coerenze della Comunità e Giovanni
de Tadeo, Pietro de Franchino, e da altra parte
" parietis magnw rupis „ la gran parete della rupe.
I sopradescritti stabili il Comune, col consenso
dell'università di tutti i vicini (capi famiglia) li
rimetta al Parroco, quale dote del beneficio parrocchiale.
Dote della Parrocchia.
Benefizio di S. Barnaba
L'atto Lasbianca descrive minutamente i beni
stabili che vengono dal Comune assegnati al P a r roco :
1° " TJnam petiarn terree, etc. „. Una pezza
di t e r r a prato, campo e gerbido dell'estensione
" quattuor bona jugera et circa, sita in finibus et
territori Tavagnasci „, di circa quattro giornate nel
Nel 1632 il Prete Bernardo Piasotto Curato
di Villata Vercellese, con suo testamento, conservato nel Comune, fra i tanti suoi eredi istituiva
altresì erede la Cappella dei Ss. Barnaba e Bernardo, eretta nella Chiesa parrocchiale di Tavagnasco, cui legava gli stabili Rivetta, prato di
76
STORIA
DI
TAVAONASCO
tavole 20 e 3 piedi; Vigna alli Pretti di tavole 10
ed un orto al Ronco di tavole 5, più il censo di
100 ducatoni verso il Comune di Tavagnasco di
cui all'atto di mutuo 7 giugno 1780, con obbligo
di nominare, per parte dei suoi parenti fino al
quarto grado, il Cappellano di detto altare dei
Ss. Barnaba e Bernardo perchè vi celebri tre
messe settimanali.
11 Cappellano sarà sempre il Parrocco protempore; di qui ne segui che alla morte dei parroci,
i patroni della Cappella di S. Barnaba, finché non
si estinse la parentela del P r e t e Piasotto, nominavano il Cappellano, previo accordo col Comune,
e questi coi Capi famiglia nominavano poi il Parroco nella persona del Cappellano stesso. Così si
fece il 1 maggio 1669 per la nomina del Curato
Bernardo Franchino. Ma la famiglia subito si
estinse e la nomina del Cappellano di S. Barnaba
passò al Comune, il quale finì di conglobare al
Beneficio Parrocchiale la dote di S. Barnaba.
Benefizio di Patronato Balla.
Con testamento 19 giugno 17 53 la famiglia
Balla, da cui uscirono Religiosi insigni, fondava
una cappellania laicale col capitale di fr. 1500
in t a n t i censi fruttanti L. 60 annue.
11 parroco investito di questo reddito doveva
celebrare N. 52 messe all'altare del Rosario.
I LEGATI
AL B E N E F I C I O
77
I legati al Beneficio.
Con ¡strumento 24 dicembre 1782, rog. Campiglie, Girodo Martino, permutava colla Parrocchiale lo stabile: Campo - regione Chiossure o
Monclea di tav. 12,6 cedendole la vigna Pretti di
tavole 18 e piedi 4, che unite alle 16 tavole già
preesistenti del beneficio di S. Barnaba, si ha
l'attuale vigna dei Pretti ni tavole 34 circa.
Con altro ¡strumento 22 dicembre 1782, rogito
Campiglie Giovanetto Domenico, donava il campo
di Chiossure, che unito al legato di Anna Maria
Franchino, rog. Allera, 17 maggio 1818, si ebbe
l'attuale orto della Parrocchiale di tavole 29 circa
col peso di 4 Messe cantate annue.
Con testamento Canetto, 10 dicembre 1906,
Anna Maria Cerei legava al beneficio gli stabili,
col peso di 4 Messe cantate annue ; Prelle prato
di tav. 25,6; Chiossure prato di tav. 14,6.
L'attuale Beneficio Parrocchiale resta così costituito in giornate 6 e t a v . 31 circa, più un
legato f r u t t a n t e L. 85 annue circa, col peso delle
SS. Quarantore. Oltre a ciò vi" sono alcuni titoli
nominativi proventi di piante di alto fusto e altri
censi riscattati.
11 Governo Napoleonico concedeva la congrua
di L. 600 annue, portata dalle leggi in vigore a
L. 2500, corrisposte dal R. Economato ogni anno.
CRONOLOGIA D E I
Cronologia dei Parroci.
Il Parroco di Tavagnasco, fin dall'erezione
della parrocchia, ebbe il titolo di Curato. Primo
Curato fu il Prete :
Giacomo Vola, da Brosso, nominato il 10 gennaio 1445. Resse la parrocchia fino il 2 aprile 1491,
anno della sua morte. Anni sono fu collazionato
un Catalogo dei Curati e messo in un gran quadro
in Sacrestia. Figurano un Prete Giolito Marco ed
un altro, curati immediati successori di Don Vola.
Il Marco Giolito ed il Francesio non furono
mai parroci, forse solo coadiutori, nell'età senile
del Don Vola.
L'atto di istituzione canonica del Curato Giov a n n i Lasbianca, secondo parroco, venne rogato
il 10 novembre 1491 da Pietro Tibaldo da Tavagnasco.
F r a i testi apparsi in quest'atto vi è precisamento il prete Don Marco Giolitto, e l ' a t t o dice
é'spressamente che il prete Giovanni Lasbianca
" fu nominato dal Comune e uomini di Tavagnasco
causa obiti Presbiteri Jacobi Vola „ per motivo della
m o r t e del prete Giacomo Vola, curato, morto il
2 aprile 1491.
L'elenco fe quindi errato ; dagli atti di nomina
dei parroci, esistenti in Comune, e bolle di investizione, risulta vero ed autentico il seguente
catalogo, già pubblicato
vanni Saroglia nella sua
che concorda pienamente
e Vescovili dell'Archivio
PARROCI
79
dal Dotto Canonico GioEporedia Sacra, elenco
coi documenti Comunali
Comunale.
Serie dei Curati,
1. Giacomo Vola da Brosso f 1491.
2. Giovanni Lasbianca da Tavagnasco che rinunziò (anno 1514) in favore di
3. Antonio Violetta
da Tavagnasco f 1520.
id.
4. Stefano Girodo
t 1545.
id.
5. Pietro Cornetto
t 1554.
id.
0. Antonio Girodo
t 1594.
id.
7. Giovanni Girodo
t 1590.
id.
f 1598.
8. Martino Voletta
9. Bernardo Francesio, id., già parroco di Quincinetto nel 1590 f 1030.
•
10. Giacomo Franchino da Tavagnasco f 1009.
11. Bernardo Franchino
id.
f 1092.
12. Bernardo Franchino
id.
f 1^30.
13. Martino Balla
id.
f 1753.
14. Martino Balla
id.
f |
15. Gian Martino Balla
id.
f.
10. Vittorio Girodo
id.
f 1859.
17. Bartolomeo Clemente Raga da Baio che rinunziò nel 1884.
18. Giov. Battista Arvat da Carema, promosso
Canonico nella Cattedrale f 1897.
19. Stefano Caretti da Sale attuale Curato.
Nelle nòmine dei parroci, sorse una opposizione per parte di. una fazione della Comunità e
Capi famiglia nel 1730 per la nomina del prete
Martino Balla, con Vicinanza. 12 marzo 1730.
Ne nacque una lite, ma il Senato Reale, veduti
gli atti, impose al Comune di sottoporre all'ordinario Vescovile d ' I v r e a la nomina del Martino
Balla per. l'investitura canonica, rigettando le pretese del sacerdote Giuseppe Capra, economo.
L ' a l t a r e della C o n f r a t e r n i t a del Gesù.
(pag. 88)
»
CAPO VII.
CONFRATERNITE
E
SOCIETÀ
RELIGIOSE -
F R A T E R N I T A DI S. S E B A S T I A N O -
CON-
CONFRA-
T E R N I T A DEL S S . R O S A R I O - C O N F R A T E R N I T A
DEL
SS.
SACRAMENTO
-
CONFRATERNITA
DELLA D O T T R I N A CRISTIANA - C O N F R A T E R NITA DEL G E S Ù - I C A P P E L L A N I
DEL
GESÙ.
Confraternite e Società religiose.
V
La più antica associazione religiosa, con finalità di beneficenza, era la Confraria di S. Spirito.
Se ne parla nel capitolo 43 degli Statuti; ogni
contrario deve pagare la sua quota cioè : vino
nella vendemmia, biada nella festa di S. Michele,
denaro in quella di S. Martino. Quadruplicata
sarà la quota al contravventore.
Un priore, eletto ogni anno, il Console e Credenzieri formano il Consiglio Amministrativo.
La solennità di Pentecòste, fèsta generale della
fratellanza, veniva solennizzata con un banchetto,
cui partecipavano primi i poveri, ed anche i Contrari, se le finanze lo permettevano.
Natale, Ascensione del Signore, Corpus Domini ed Assunzione della Vergine erano solennità
prescritte per la distribuzione di viveri in pane,
vino, castagne e carni.
La Contraria aveva stabili ed una casa accanto
alla vecchia Chiesa Parrocchiale. I più antichi
c o n s e g n a m e l i noti'sono quelli rogati nella Chiesa
Parrocchiale il 15 giugno 1496, in c a p o : 1° a
Giovanetto Pietro per una mina di b i a d a ; 2° a
P i e t r o di Lasbianca pel prato Neiro per due quart a r o n i di segala ; 3°.ad Marnano Antonio e F r a n c e s i Giovanni per cinque grossi di Savoia nella
festa dell'Assunta; 4° ad Ottino Gnorra per t r e
q u a r t a r o n i di biada nell'Ascensione del S i g n o r e ;
5° a Balla Antonio per una libra d'olio nella festa di
Pentecoste, per una casa; 6° a Vola U m b e r t o per
una pezza nei fini di Tavagnasco un grosso di
Savoia; 7° a P e r o n e t t o di Lasbianca q u a t t r o denari nell'Ascensione; 8U a Ragio Antonio un censo
di o t t o denari nell'Ascensione; 9° ad Antonio di
Lasbianca q u a t t r o q u a r t a r o n i di castagne.
I Signori di M o n t e s t r u t t o con a t t o r o g a t o il
28 gennaio 1499, nell'abazia di S. Stefano d ' I v r e a ,
consegnano a Giuseppe Sala un Censo in favore
della Contraria di 15 q u a r t a r o n i di castagne bianche
nella festa di S. Andrea, e due q u a r t a r o n i pure
di castagne in capo a Giovanetto ed Antonio de
Col mia. Il 5 s e t t e m b r e 1564 i signori Gastaldo
ed Isabella dei Conti di S. Martino" consegnano
a Bernardo Vercellotto col peso di due q u a r t a r o n i
di biada e mezzo di castagne bianche, una gal-
lina e sei quarti di grossi di Savoia. Anche il
provento del torchio e l'infeudazione del medesimo si devolveva alla Contraria.
Il 1° novembre 1518 P i a s o t t o Gregorio transò
una lite, versando somme pel fatto di Amministrazione e tacitò altresì i reclami della pia Società
di S. Sebastiano.
Confraternita di S. Sebastiano.
E antichissima, preesisteva alla stessa parrocchia, probabilmente e r e t t a nel vecchio sacello
in capo alla via di S. B a r n a b a , d i s t r u t t o occult a m e n t e , come a p p a r e dalla Bolla di erezione della
Parrocchia. L'altare vi godeva grazie ed indulgenze, t r a s p o r t a t e dalla Bolla del Vescovo Bonifacio, all'altare di S. Margherita nella Chiesa
parrocchiale, di nuova erezione. Questa Confrat e r n i t a deve esser sorta dopo la terribile pestilenza che nel 1313 desolò l'Italia ed il Canavese.
La finalità del Sodalizio era onorare il Santo per
o t t e n e r e la protezione contro la peste e le malattie
epidemiche.
La Confraternita si estinse or sono 50 anni,
s u b e n t r a n d o alla priorata di S. Sebastiano quella
di S. Antonio.
Nell'Archivio Comunale vi sono i conti resi
dai Priori di S. Sebastiano a v a n t i ai Procuratori
di Chiesa.
Si
STORIA DI TAVAGNASCO
CONFRATERNITA I)ELI,A DOTTRINA
CRISTIANA
85
Confraternita del SS. Rosario.
Confraternita della Dottrina Cristiana.
E' antichissima ed era eretta nella vecchia
Chiesa all'altare del SS. Rosario. E' errato che
sia stata fondata dal Curato Gian Martino Balla,
come scrive il Can. Saroglia. Essa esisteva già fin
dal ltìOO, ed il Giorgio Francesio nel 1654, rogato
Girodo, faceva legati al Sodalizio. Attualmente
non vi sono più Confratelli, canonicamente inscritti; il Priore viene eletto e raccoglie, in certe
solennità, le poche elemosine dei fedeli, durante
le funzioni. La Chiesa continua far celebrare per
i defunti di questa Confraternita alcune inesse
dopo le feste della B. Vergine.
E r e t t a per zelare la frequenza ai Catechismi ;
anche di questa Compagnia non vi rimane più
alcun vestigio. Reca penosa sensazione considerare
che t u t t e queste Confraternite non siano oggidì
che ricordi di un passato, come i ruderi di un
maestoso castello, che il viandante, nel suo passaggio, contempla mesto e silenzioso, pensando ad
una vita religiosa, completamente trapassata. Fu
appunto in occasione di una Visita Pastorale,
quando il Comune fece il Coro e la Sacrestia della
vecchia Chiesa verso il 1657, che Mons. Vescovo
restò meravigliato di vedere attorno al Coro e
sulle balaustre oltre 30 ceri dei vari priori e sottopriori delle Confraternite.
Confraternita del SS. Sacramento.
Era stata eretta per zelarvi l'adorazione al
SS. Sacramento e curare un accompagnamento
devoto e numeroso quando vien recato in Viatico.
Teneva solenni processioni alle terze di ogni mese
attorno alla Chiesa Parrocchiale.
Attualmente più non vi sono Confratelli ; quale
memoria del pio Sodalizio, si impartisce la benedizione col Venerabile, dopo la messa Parrocchiale
la terza domenica d'ogni mese.
Confraternita del Gesù.
E l'unica Confraternita superstite, con Chiesa
propria. La sua origine si deve ricercare nelle
predicazioni di S. Vincenzo Ferreri. Questo santo
fu l'apostolo della Spagna, Francia ed Italia, durante la desolazione dei scismi religiosi del quattrocento.
Le popolazioni Canavesane, infervorate dalle
sue predicazioni, si unirono in Corporazioni e gli
ascritti, in onore della flagellazione del Signore,
percorrevano le città e campagne in lunghe processioni penitenziali, praticando la flagellazione.
Alle opere penitenziali, unirono le opere caritatevoli verso i poveri, nelle varie manifestazioni
delle opere di misericordia, ricordate dal Vangelo.
Nobili e plebei si aggregavano a questi devoti
consorzi, noti sotto il nome di Battuti, e, scelta
una Chiesa, ivi tenevano le loro adunanze religiose e corporative.
Ad Ivrea la corporazione scelse l'oratorio del
recluso frate Giacobino, annesso alla Cattedrale,
occupando i locali dei Soleri. La Confraternita,
mal veduta, e presa in diffidenza dalla nascente
dominazione sabauda, venne sbandata dal Vescovo.
I Confratelli resistettero, non solo, ma malmenarono in malo modo il Segretario Vescovile, nipote
del Vescovo (anno 1399). Eliminate le diffidenze,
sorsero le Confraternite fiorenti in t u t t o il Canavese, ed a Tavagnasco, con a t t o rogato Giorgio
Piasotto 19 aprile 1540, veniva costituita la Confraternita dei disciplinanti, sotto il titolo della
Madonna degli Angeli e del SS. Nome di Gesù.
Postulatori del sodalizio erano i signori Lasbianca
Ardissone, Girodo Gregorio, Martino Violetta, Giacomo Piasotto a nome proprio e di molti altri di
Tavagnasco.
La Confraternita ebbe la sua sede nella Chiesa
parrocchiale, sopra una tribuna da farsi, sulla
quale doveva pure trovarsi l'altare confraternale.
Fine della Compagnia e r a : imitare la vita di Gesù
astenendosi dai vizi, e praticando opere di misericordia e di suffragio ai defunti.
Con lettere Vescovili 19 aprile 1540 il Vicario
Generale approvava la Confraternita.
Non tardarono gli urti fra Parroco e Confratelli. — L'antichissimo libro delle nomine degli
ufficiali, cominciato il 18 aprile 1540, dopo le elezioni dell'anno 1585 ha una n o t a : " in tale anno
furono portate a casa dei Confratelli tutte le cose e
arredi della Compagnia „. " Et prima un banco a
casa del prete Antonio e soi nipoti di Girodo Petro
pià la croce granda a casa lorro. A casa di Gregorio Girodo la catedra et un banco; pià a casa di
Giorgio Balla cento cappe e le tovaglie, più i libri
nel suo archivio „, e così vengono elencati tutti
gli oggetti portati via dalla Chiesa parrocchiale.
Per tredici anni più non sono segnate alcune nomine; vengono riprese nell'anno 1598 con la nomina dei Priori ed Ufficiali.
Nell'anno 1600 i Confratelli, con atto 1° maggio
rogato Francesio, acquistarono l'area su cui sorge
l'attuale Chiesa del Gesù.
Il 31 marzo 1614, si nominarono i procuratori nelle persone dei Confratelli Girodo Giov.
Battista, Bertino Pietro, Franchino Antonio e
Piasotto Giovanni per la raccolta dei denari ed
ultimare i lavori della Chiesa Confraternale.
Mancano alcuni libri di Ordinati e non può
fissarsi quando la Confraternita sia stata ultimata.
Certo che nel 1642 già in essa vi si funzionava;
il provvido Pantaleone Alberto da Issime, con suo
testamento 18 ottobre 1642, lega lire mille con
obbligo celebrare in t u t t e le domeniche e feste di
precetto la S. Messa nella Chiesa della Confraternita dal Cappellano a comodità del popolo.
Benefattore insigne fu il Giorgio Francesio,
che in vita spese somme per la Chiesa. Il magnifico altare in legno, con doppio ordini di colonnati
a spirale, in bel barocco, con preziosa tela, figurante la Circoncisione del Salvatore, è dono di
questo pio e devoto Confratello. Morendo, con suo
testamento 30 agosto 1654, legava due censi del
capitale di L. 125 caduno, rogiti Girodo 1646 e
Bochis 1653. Lega inoltre una lira una volta tanto
alle Compagnie di S. Sebastiano e del SS. Rosario,
erette nella Chiesa Parrocchiale di Tavagnasco.
Con testamento 9 novembre 1755 rogato Capra
Joannes Francesco lega L. 1500, col peso di una
Messa settimanale nella Chiesa della Confraternita.
Detta somma fu ceduta in mutuo ai Procuratori
della Chiesa Parrocchiale, quando si edificava l'attuale Chiesa.
Nella Confraternita prese poi incremento l'opera del mutuo contro l'usura.
I Cappellani del Gesù.
Fin dal 1600 compaiono i Cappellani della
Confraternita del Gesù. Essi oltre alle funzioni
del Sodalizio dovevano altresì fare scuola.
Antichissimi sono i capitolati delle loro nomine ; venivano fatte dalla Credenza del Comune,
che corrispondeva una somma a carico del bilancio,
in unione col Priore della Confraternita.
Lo stipendio non raggiunse mai, compreso
l'alloggio, le 400 lire.
II. Cappellano doveva funzionare la Confraternita, celebrando in tutti i giorni festivi all'alba
la Messa, prestarsi per le confessioni.
11 rogito Cagnassione fissa pure i suoi diritti
nelle sepolture e gli obblighi del Parroco verso
questi.
Nel 1785 quando il Comune progettò l'attuale
Casa Comunale fissò l'alloggio del Cappellano nelle
stanze ora occupate dall'Archivio e Segreteria.
CAPO V i l i .
IL C I N Q U E C E N T O :
CONDIZIONI
POLITICHE-RELI-
G I O S E : L ' E V O M O D E R N O : LA L O T T A
S T A T U T I - LA
LOTTA
DEGLI S T A T U T I - IL
PER
DEGLI
L'OSSERVANZA
COMUNE.
Il Cinquecento
Condizioni politiche-religiose - L'Evo Moderno
La lotta degli Statuti.
La scoperta dell'America, f a t t a da Cristoforo
Colombo nel 1492, aprì ai popoli d ' E u r o p a un
nuovo orizzonte nel campo della nautica e della
geografia. Gli Europei si diressero al nuovo Mondo,
lo conquistarono con immenso vantaggio al commercio. Si introdussero in Europa nuove materie,
quali il cotone, i tabacchi ed altri generi che costituirono quei grandi fatti d'ordine economico, designanti il trapasso del Medio Evo all'Evo Moderno.
Ma sorse pure un nuovo f a t t o politico. La feudalità è quasi a t t e r r a t a ; le varie Signorie, sorte e
consolidatesi nei secoli xiv e xv, h a n n o accentrato
nelle loro mani i grandi feudi, sopprimendo e restringendo q u a n t o poteva esser d ' i n t o p p o al loro
p o t e r e assoluto.
La caduta d e l l ' I m p e r o R o m a n o d'Oriente in
m a n o dei turchi, colla presa, di Costantinopoli nel
1453, portò in Italia t u t t i quei dotti e scienziati
che r a p p r e s e n t a v a n o il patrimonio classico dell'antichità. Si determinò così un nuovo f a t t o intellettuale, noto sotto il nome di Rinascimento nelle
a r t i e scienze. Le corti di Firenze, d ' U r b i n o , di
Roma, F e r r a r a e Napoli divennero centri di coltura.
L'invenzione della stampa, le istituzioni delle
università ed il mecenatismo, d a t o alle scienze da
Papi e Principi, contribuirono l a r g a m e n t e allo sviluppo di questo nuovo movimento intellettuale,
che culminò in Italia e fu non ultima causa della
r i f o r m a protestantica.
Vero è che alla diffusione del P r o t e s t a n t e s i m o
concorsero cause politiche e religiose. Il t r a s p o r t o
della S. Sede ad Avignone ed i conseguenti scismi
rilassarono la disciplina e la severità dei costumi
nel clero. Inoltre la vita scandalosa di alcuni P a p i
ed il fasto mondano di non pochi Cardinali, piutt o s t o guerrieri che sacerdoti, posero la Chiesa in
condizioni sì interne che esterne da favorire una
presa d'assalto, anziché porla in s t a t o di difesa.
Anche da noi si n o t a v a un certo disordine nel
clero. E r a n o prebende, accordate a semplici tonsurati, che neppur si ordinavano in sacris, e gestivano le chiese e parrocchie a mezzo di sacerdoti.
E r a il riflesso di un gran male che t o r m e n t a v a ed
inquinava t u t t a la vita e l'organismo della Chiesa.
92
STORIA
DI
TAVAGNASCO
La Francia aveva mire cupide in Italia, e dopo
l'insuccesso di Carlo V i l i colla sua calata per la
conquista del Napoletano, nel 1498, Luigi XII ritenta l'impresa. Col t r a t t a t o di Granata (11 novembre 1500) Francesi e Spagnuoli sono uniti per
spodestare Federico III di Napoli, ma vengono in
guerra fra loro quando si spartirono la preda.
11 nostro Massimo d'Azeglio illustrò questi tristi
fatti nel suo Ettore Fieramosca. Mentre queste imprese belliche tormentavano la vita politica d'Italia,
Tavagnasco sosteneva la sua guerra, non cruenta,
ma non meno accanita.
La lotta per l'osservanza degli Statuti.
Giovanni Giacomo, figlio del signor Arnaldo di
Settimo, nel gennaio 1500 entra in Tavagnasco e
sulla piazza siede al banco del Podestà, amministra
la giustizia, punto curandosi delle prescrizioni e
liberalità degli Statuti. Ai vani reclami del Console e Credenzieri, la Comunità e uomini si appellano al Duca di Savoia.
Il ricorso ha due parti; nella prima si espone
il diritto di fatto. Tavagnasco ha Statuti e secondo
questi domini partecipantes in jurisditione teneatur
singulo anno eligere un buon uomo per la carica del
Podestà, questi, prima di immettersi nell'esercizio
del suo ufficio, deve giurare di osservare gli Statuti. Da oltre un mese Giovanni Giacomo dei
LA LOTTA
L'ER
GLI
STATUTI
93
Signori di Settimo, dicendosi Podestà, siede in
tribunale, e punto curando di esibire le patenti
di nomina a tale officio, intavola processi, pronuncia condanne. Invitato a giurare l'osservanza
degli Statuti ed attenersi alle loro prescrizioni,
non solo rifiuta, ma procede contro i Credendari
e lo stesso Console.
11 ricorso viene accolto; il Duca Filiberto, con
lettera del 1 aprile 1500, manda a citare il signor
Giacomo Giovanni di Settimo a presentarsi innanzi
al Magnifico Consiglio Ducale della propria residenza e giustificare il suo operato.
11 processo si svolge non solo contro il signor
Giovanni Giacomo, ma anche contro Lodovico de
Martignone Clavario della Curia di Tavagnasco.
Essi debbono rispondere del mancato giuramento
di osservanza degli Statuti e dell'atto arbitrario
di procedura contro il Console, Credenzieri ed altri
uomini condannati di 10 fiorini di multa.
Questo singolare processo si svolge accanitamente da ambi le parti. I Signori di Settimo
vogliono consolidare più autocraticamente quel
residuo di signoria rimastale in forma giurisdizionalmente per il diritto feudale; ma i privilegi
e le liberalità, accordate nei secoli passati, volenti o nolenti, più non si possono revocare.
Col dominio sabaudo, estesosi da due secoli
nelle nostre vallate, la loro signoria era subordinata al vassallaggio verso questa Casa.
STORIA D I
TAYA6rNASCO
Questo processo lungo e minuto rivela t u t t a
la pedanteria meticolosa delle curie forensi di quel
secolo.
Sono comparse, contro comparse, testimoniali
e memoriali. Mandati e testimonianze interminabili, e dagli atti, esistenti in Comune (quattro
grossi volumi in formato di foglio), risulta che i
legulei del cinquecento bizzanteggiavano in modo
accademico straordinario.
La lite dura dodici anni ed i procuratori delle
due parti sfoggiano in comparse settimanali con
una puntualità inappuntabile, ribeccando sarcasticamente gli argomenti e le prove della tesi avversaria. Molti sono i documenti allegati nella
causa e da essi si conosce quale fosse il diritto
vigente in quei tempi, e quali le liberalità e le
autonomie del diritto comunale.
La nomina del Podestà veniva f a t t a con a t t o
notarile dai vari Consignori partecipanti in giurisdizione su Tavagnasco. Il signor Giovanni Giacomo
di Settimo, l'attore della causa, fu nominato con
a t t o 13 novembre 1499, rogato Bernardino De Alberto. I Consignori intervenuti a quella nomina lo
costituirono Podestà " in hornines omnes, singulos
et personas et subclitos, dicto loco Tavagnaschi, una
cum omnibus emolumentis, onere et ìionore „ ; sopra
tutti gli uomini ed ogni singola persona ed abitanti
in detto luogo di Tavagnasco, con tutti gli emolumenti, onori e pesi.
LA LOTTA
PER O L I S T A T U T I
95
11 4 aprile 1500 Giacomo Giovanni, Podestà,
assumeva, per Clavario del Tribunale, Lodovico
De Martignone, coinvolto anche lui nel processo.
Ma questo avvocato fiscale, tale era il mandato
del Clavario di Curia, diè filo da torcere ai Credenzieri di Tavagnasco.
Con minuto memoriale, presentato il 17 giugno
1500, fa una contro deduzione di 25 quesiti, coi
quali si sforza con abili cavillazoni impugnare la
stessa autenticità degli Statuti.
La causa assume intanto proporzioni grandiose.
La Corte ducale deve intervenire ed il duca Filiberto con suo rescritto del . . . . giugno 1500 proibisce al Podestà ed " expresse, dice il rescritto,
jubemus sub poena Centum librarurn „ di esercitare
qualsiasi a t t o di giurisdizione contro gli uomini
di Tavagnasco, e di non dar corso agli atti emanati " nec provvisu facias, nisi primo furato de
observando eorum statuta et capitula „, perchè è
pendente la lite innanzi al nostro Consiglio, e
pel 15 luglio lo cita a comparire personalmente
innanzi al Consiglio ducale nella città d'Ivrea,
sotto la stessa pena in caso di mancata comparsa.
Ma il podestà cavilla sull'autenticità del rescritto,
onde è che la Comunità presentò una nuova
supplica al Duca, accusando naturalmente il Podestà di continuare impudentemente ed impunemente
esercitare il suo officio, violando apertamente gli
Statuti.
LA LOTTA PER
La supplica della Comunità arriva alla Corte
ducale contemporaneamente ad u n ' a l t r a del Podestà nella quale larvatamente si getta il dubbio
che i suoi antenati abbiano veramente accordato
simili S t a t u t i ; i Signori di Settimo hanno tollerato
che in Tavagnasco vigessero gli Statuti, sempre
quando non urtassero il diritto comune.
Ma ora la Comunità di Tavagnasco pretende
perfino impedire l'esercizio della giurisdizione ordinaria del diritto comune e vuole impuniti molti
delitti. Infiniti mali sono venuti alla Castellata e
numerosi misfatti vengono perpetrati che, secondo
il diritto comune di t u t t a la dominazione ducale
sabauda, devono punirsi. Tavagnasco, secondo il
Podestà, era divenuto un asilo di malfattori. Tuttavia il Duca non fece tanto buon viso a tutti
questi addebiti e, con rescritto 17 giugno 1500,
ingiungeva nuovamente, quanto in sostanza aveva
ordinato col precedente " tibì committimus et mandamus „, che, per l'officio di Podestà, e per gli affari di giurisdizione in detto luogo di Tavagnasco,
si attenga alle prescrizioni degli Statuti dei Comune, perchè vi è lite pendente.
La causa adunque vertiva sul f a t t o dell'autenticità degli Statuti, e subordinatamente, se essi
dovevano considerarsi leggi, ed immunità locali.
La vertenza era quindi gravissima e la Comunità
ne conosceva t u t t a la portata. Vincere la causa
equivaleva continuare fruire delle centenarie li-
GLI
STATUTI
97
bertà ed immunità, perderla voleva dire ritornare
indietro nel servaggio di oltre tre secoli. Gli Statuti erano stati conquistati dalla Comunità sul
finire del secolo xi, e, della loro autenticità, poco
poteva dire il Duca ed il suo Consiglio, poiché essi
vigevano prima della dominazione sabauda nelle
nostre terre. Bisognava quindi risalire agli atti
antichi, alle testimonianze, ma più di t u t t o alla
consuetudine oltre trecentenaria. La Comunità possedeva i rotoli membranacei degli Statuti del 1291,
e poi quelli pubblicati ed autenticati dal Notaio
Giacomo Vola da Brosso nel 1474 addì 25 ottobre.
Questi erano poi stati autenticati da Bianca di
Savoia e dallo stesso duca Filiberto.
Ma proprio questi, il Podestà, Signore di Settimo, li impugnava, negando perfino che il Vola
fosse un notaio. Sventuratamente mancano alcuni
volumi di questo interessante processo, nei quali
certamente si riportano atti e documenti di una
preziosità storica locale interessante, ma dai q u a t t r o
volumi esistenti vi sono dati e documenti di grande
importanza.
La Comunità, con una pazienza ammirabile, ed
una costanza, degna dell' importanza delia causa,
ricostituisce in un volume tutti i giuramenti dei
Podestà, prestati dall'anno 1430 al 1474, anno in
cui il Vola pubblicò gli Statuti autenticati dai Sabaudi, e poi da quest'anno fino all'anno del 1498,
in cui il Podestà, il signor Arnaldo, avo del
gg
STORIA
DI
TAVAGNASCO
Podestà Giovanni Giacomo, contestava gli Statuti,
prestò giuramento secondo gli Statuti stessi; Statuti, a cui egli intervenne, quale Consignore di
giurisdizione, sopra di Tavagnasco, alla loro pubblicazione.
Questi atti originali di giuramento dei Podestà
per t u t t o il secolo antecedente alla pubblicazione
del Codice statutario del Vola nell'anno 1474, sono
importantissimi perchè comprovano la pratica antichissima, prima del dominio Sabaudo, delle liberalità municipali di Tavagnasco.
Il Comune.
Le libertà ed immunità comunali si riannodano
all' idea classica del Municipio Romano. Questa sopravisse alla caduta dell' Impero, ed anche in mezzo
al vertiginoso succedersi di popoli barbari, vicendevolmente eliminantisi, il popolo vinto, nel suo
servaggio, godeva di una certa immunità e libertà.
Diffatti e Goti e Longobardi si inchinavano
all' istituto romano, ed al popolo vinto lasciavano
libertà di regolarsi, nell'istituto famigliare e religioso, a seconda della loro consuetudine e credenza.
Sorse così potente e venerata l'autorità della
Chiesa, la quale col monopolio delle scienze e delle
arti, totalmente non curate dai barbari, divenne
la tutrice naturale del popolo vinto.
Così si tramandava e si maturava l'idea della
IL
COMUNE
99
municipalità, mentre i popoli barbari, vincitori, si
consumavano in lotte fratricide, insanguinando le
terre, devastando e saccheggiando. Il feudalismo
iissò quegli antichi e violenti avventurieri al suolo
con un feudo, e la religione ingentilì e ammansò
la loro ferocia.
L'antico popolo oppresso risorse, si accomunò,
nei secoli posteriori, ai dominatori, e per una serie
di avvenimenti, accanto al governo feudale, sorse
prima nelle città e poi nei paesi il Comune, con
diritti di libertà. La genesi delle libertà comunali
nelle Castellate delle campagne non è cosa di facile ricostruzione; molte volte si produsse a t t r a verso alla conquista cruenta e violenta. Noi la
troviamo già pacificamente costituita nel sec. xi,
poiché il documento statutario del 1291 dice che
in esso sono raccolte le immemorabili consuetudini ed usanze, già rogate da antichi notai, di cui
si è perduta la memoria. Adunque già almeno
cento anni prima vi erano carte statutarie rogate
e scritte da notai. Non meraviglia se la Comunità,
nella lotta per i suoi Statuti, così t a n t o si accalorasse. Ai documenti ed altri scritti si aggiunsero numerose testimonianze raccolte dai paesi
del vicinato.
Nei processi avevano gran peso le testimonianze orali giurate, poiché scarsi e pochi erano
i documenti scritti, mancandovi in quei tempi
l'istruzione nel popolo. Questa era monopolio di
100
STORIA DI
TAVAGNASCO
'
pochi, ed anche i Consoli e Credenzieri erano completamente analfabeti.
Solo il notaio ed il segretario sapevano lettere, quindi la testimonianza era molto apprezzata.
Nel nostro processo vennero esaminati undici
testi: Bernardo di Brosso, Pietro di Settimo, Ardizzone di Martignone di Settimo Vittone, Bartolomeo di Giovanni Cagnino di Settimo Vittone,
Bertolino di Giovanni Perotto di Settimo, Antonio
de Ferreria di Baio, Arnaldo di Albiana da Quincinetto, Antonio da Quincinetto, Martino de Pramotton de Vert, Biagio de Auformito di Baio e
Oddonino da Settimo.
L'istruttoria di questi testi forma un volume
di 53 fogli. Ogni teste doveva rispondere sopra
varii formulari, concernenti l'autenticità, la pratica e consuetudine degli Statuti e libertà della
Comunità di Tavagnasco. Le proposizioni formulate erano una cinquantina.
Il processo aveva assunto proporzioni colossali; dal Tribunale d ' I v r e a si porta a Torino colle
citatorie del 5 settembre 1502, e dalle memorie
frammentarie degli atti si prolunga per 12 anni.
La sentenza definitiva fu pronunciata il 2 ottobre 1512 con istrumento rogato "per nobilem
et egregium Antonium De Florido, secretarium ducalem Sabaudium „, del qual tenore tutti sono
informati.
Da una pergamena dell'anno 1512 del 10 del
IL
COMUNE
101
mese di ottobre si rileva il verbale della pubblica
Vicinanza tenuta sulla piazza della Chiesa dei Consoli, Credendari e " Vicinantia totius universitate
comunitatis et hominum et capita domorum 'favaguaschi „, e vengono tutti nominati. La Vicinanza
è convocata perchè approvi la Sentenza arbitrale
concordata il 2 ottobre a Torino " per Magnificimi
Dominum Bernardinum ex dominis Aladii (Aglie)
colleteralem Magnifici filii illustrissimi Brincipis Domini Caroli Sabaudice ducis et nobilem et <egregium
Rogerium Antonium Massimi causidicum
arbitros
arbitratores et amirabiles electos prò parte nobilium
Joannis et .... ex dominis Septimi Victoni; nec non
per magnificum et generosum juris utriusque doctorum
et ducalem. Joliannem Fiar avelli collateralern et nobilem et egregium Michaelem Dentis Thaurini causidicum, et cegregium Johanetum de Ottino notarium
et Georgium de Giroclo, ambos de Tavagnasco etiam
arbitros arbitratores et amirabiles espositores electos
prò parte diete civitatis Tavagnaschi super causis et
diff'erentis
vertentibus inter
nobiles de
Septimo et dictam civitatern Tavagnaschi, de quibus
in eorum processibus latius apparet „.
La sentenza del notaio Antonio Violetta figlio
di Giacomo di Tavagnasco, ducale ed imperiale
notaio e rogatore dell'atto della Vicinanza, viene
letta " de verbo ad verhum „ parola per parola e
spiegata perchè venga ratificata, omologata e approvata, promettendo la solenne stipulazione del
Console Ottino Gnorra, i Credendari ed i Capi
famiglia sopra descritti " et Consnl, dice l'atto,
Credendarii et vicini supr ascritti laudaverunt, ratificaverunt et omoloyaverunt ed approbaverunt „; la sentenza e la Vicinanza termina con dichiarare che
rinunziano gli uomini di Tavagnasco ogni aggressione, ogni inganno, ogni mal animo, ogni istanza
di azione sia per giusta come ingiusta causa; vivere in buona pace coi Signori di Settimo e vivere
e regolarsi secondo i proprii diritti e Statuti.
Il testo della sentenza concordata da quel
collegio arbitrale di uomini dotti e periti, sia da
parte dei Signori di Settimo, che del Comune e
uomini di Tavagnasco, non mi è dato conoscerlo
perchè nell'archivio furono asportati non pochi documenti, che risultavano esistenti nell'inventario
del 150+ ed in quello al tempo del dominio francese napoleonico. Di un valore inestimabile sarebbero quelli del quattrocento, ma di essi non sopravanzano che poche pergamene, una decina;
più numerose sono le pergamene del cinquecento
e quasi al completo gli atti del seicento.
. Così aveva termine, dopo dodici anni, questa
importante lite. Tavagnasco otteneva piena vittoria nel riconoscimento delle sue liberta. Ma più
avanti vedremo che i Signori di Settimo ritornarono altre volte, nel decorso dei secoli, alla carica
contro gli Statuti, ma questi rimasero sempre inviolabilmente in vigore fino alla fine del sec. XVIII.
CAPO IX.
LA RIFORMA P R O T E S T A N T I C A - IL D U C A C A R L O III
DI
SAVOIA - IL M O L I N O - LE
DEL CANALE DEL
OPPOSIZIONI
MOLINO.
La Riforma protestantica.
Mentre il Comune di Tavagnasco sosteneva la
grande lotta per la difesa dei suoi privilegi, in
Europa ed in Italia avvenivano rivolgimenti politici e religiosi, caratterizzati e noti nella storia
sotto il nome di Riforma e Guerre religiose.
Nel 1517, il 1° novembre, aVittemberga Martin
Lutero, frate Agostiniano, inizia la sua predicazione
religiosa. Mosso da invidia che il Papa avesse affidato ai domenicani la predicazione delle indulgenze per la fabbricazione della Basilica di San
Pietro, assale questi con una virulenza incredibile.
Favorito ed istigato in sulle prime dagli stessi
suoi correligionari per spirito di opposizione ed
animosità d'ordine, Lutero intacca il dogma e si
aderge a riformatore della Chiesa.
La predicazione di Lutero trova terreno favorevole in Germania e la favoriscono la parte viziosa del clero, molti letterati e scienziati pagani,
104
STORIA
DL
TAVAONASCO
ma sopratutto l'ignoranza e corruzione dei costumi
nel popolo, l'avarizia e prepotenza dei principi,
desiderosi delle rendite della Chiesa. In t r e anni
la Germania è protestante.
Contro Martin Lutero sorge Enrico VIII, re
d'Inghilterra, colle armi e colla penna e si merita
dal Papa il titolo di " Difensor Videi „ Difensore
della Fede, ma ben presto Enrico si fa protestante
e trascina nell'apostasia l'Inghilterra t u t t a .
Il Papa gli aveva negato l'annullamento del
suo matrimonio con Caterina d'Aragona, e condannate le sue nozze adultere con Elisabetta Tudor;
• ciò bastò cambiare il difensore della fede in un
fervente protestante.
Mentre divampava la propaganda protestantica, guerre fratricide e spaventóse avvenivano t r a
Francesco I re di Francia e Carlo V imperatore
e re di Spagna.
11 Duca Carlo III di Savoia.
Carlo III, duca di Savoia, denominato il Buono,
trovavasi in mezzo ai due contendenti; in sulle
prime tentò di mantenersi neutrale, ma si alienò
sempre più la Francia e mai riuscì amicarsi Carlo V.
Anzi questi, vistolo debole ed indeciso, considerò
i suoi Stati come paesi di fatto in suo potere e,
sotto parvenza di difesa, fece occupare le principali città del Piemonte. Ciò provocò la discesa in
I L DUCA CARLO 111 D I
SAVOIA
105
Piemonte dei Francesi e Francesco 1 nel 1537 dichiarò senz'altro il Piemonte unito alla Francia.
Così pel periodo di circa 20 anni le nostre terre
furono teatro di guerre e saccheggi, di lotte e
prepotenze fra Francesi, Spagnoli e truppe mercenarie tedesche di Carlo V. Queste poi riempirono di terrore non poche contrade d'Italia, ed
a Roma, nel 1527, si abbandonarono ad un sacco
così feroce da sorpassare la stessa brutalità degli
infedeli Turchi, ed il vandalismo dei barbari di
Genserico.
Il Duca di Savoia intanto perdeva per sempre
la città di Ginevra, il paese di Vaud, e la stessa
Torino, con t u t t e le città e paesi del contado,
cadute in mano ai Francesi. Carlo III si ritirò a
Vercelli e continuò regnare sulle poche città rimastele, fra cui Ivrea ed Aosta.
Fu a Vercelli, che, in mezzo a questo disordine politico, la povera Comunità di Tavagnasco,
fedele al suo Signore Carlo III, ricorse perchè tutelasse e difendesse i suoi privilegi ed i suoi diritti sul Molino.
Il Molino.
Fin dal 1291 la Comunità aveva un molino,
con diritto di macinazione dei cereali, pesta della
canapa e torchiatura di olio, senza corrispondere
al Signore i diritti feudali.
10F»
STORIA
DI
TAVAGNASOO
Il Capitolo 55 degli Statuti stabilisce che il
Comune e gli uomini possano d'ora in avvenire
ed in perpetuo, oltre agli edifizi dei molini e delle
piste, paratoie, fucine da ferro da mano, ecc., che
possano farne altre a loro libero volere, aprire
condotture di acque con canali e roggie, fare paratoie, ecc., " possint, dice il documento, et valeant
a modo usepre, in perpetuum ultra edificia molendinorum et pistarum et alia quce dictum Comune
habet, possint et valeant ipsi homines et Comune Ta>
vagnasci alia quce cumque iedificia
molendinorum
pistarum, ferrieras, ect. facere, vel fieri facere ad
eorum plenam voluntatem „.
11 Comune adunque, molto prima del 1174,
possedeva un caseggiato di molino, azionato dall'acqua; lo a t t e s t a n o gli Statuti. Questo molino e
pista è precisamente l'attuale, ora di proprietà della
Congregazione di Carità. L'acqua che lo azionava,
prima del cinquecento, non derivava dal fiume
Dora, ma probabilmente dal rio Luvia e Fontana.
Lo comprova il ricorso della Comunità al principe di Savoia, il duca Carlo III, del 26 gennaio
1552. Dice il ricorso: " Narrant homines loci Tavagnaschi, subditi magnifici Domini Vidiet, quod jam
spatio trigiuta annorum prossime preteritorum, et
ultra expósitas ipsi fuerunt et sunt soliti ducere aquarn
ex fiumine Durice a finibus et territorio Quincenati
ad molendina, et alia iedifìcio ipsius loci Tavagnaschi
ex licentia et auctoritate Dominationis vestris, etc. „.
I L MOLINO
107
Espongono gli uomini di Tavagnasco sudditi
del magnifico Signore Yuliet, che già per lo spazio
di trenta anni ultimamente scorsi ed oltre, essi sogliono derivare l'acqua dal fiume Dora dai fini di
Quincinetto per condurla ai molini ed altri edifici
dello stesso luogo di Tavagnasco per licenza ed
autorizzazione della Sovranità Vostra.
E noto che solo nell'anno 1518 il Comune incominciò indennizzare vari proprietari tanto di
Tavagnasco che di Quincinetto pel fatto di aver
danneggiato ed usurpato proprietà per costrurre
una roggia, larga sei piedi, per condurre ai molini
l'acqua dal fiume Dora. Causa et occasione, e la
frase comune degli atti di pagamento di esproprio,
damili illati in facendo et ducendo rugiam de fiumine
Durke latitudinis pedum sex „.
Non si conosce l'atto di autorizzazione ducale,
accennato nella supplica del 1552: probabilmente
esso non sussiste, e la roggia dal torrente Luvia,
ove anticamente derivavasi l'acqua, al fiume Dora,
venne f a t t a in base a quell'antichissimo privilegio
" dominorum habentiurn jurisdictionem in dicto loco
et finibus Quincinati „. " D i quei Signori che avevano giurisdizione in detto luogo e fini di Quincinetto, i quali, colla concessione degli Statuti alla
Comunità, fin dal 1291, avevano, col capitolo 55,
ammesso il diritto di costrurre acquedotti, paratoie ed altri manufatti per condurre acqua ai
molini „.
108
STORIA DI
TAVAOXASCO
Mancandovi nei torrenti, massime nel tempo
estivo, l'acqua, il Comune, nel 1500, pensò di prolungare la roggia da rio Luvia alla Dora.
I lavori di prolungo debbono esser avvenuti repentinamente e senza t a n t e formalità di esproprio.
Non stupisce se nacquero contestazioni, ma la
Comunità procedette imperturbata nei suoi lavori,
lavorando spavaldamente nei fondi altrui alla
stessa guisa di quel che avviene ai giorni nostri,
da parte di non poche Ditte e Società anonime
di impianti, di condotture di acque e di energie
elettriche.
Finche i tracciati ed i lavori si facevano nei
fondi di piccoli la cosa procedette fra le proteste
accademiche, ma quando si toccarono proprietà
di Signori, ne vennero le formali inibizioni ed
allora i Credenzieri del Comune desistettero dalle
loro prepotenze e praticando il motto antico " divide et impera „ indennizzarono i più arrendevoli,
per superare le opposizioni dei più tenaci.
L'opera d'indennizzo fu laboriosissima, ma la
Comunità, con abile mossa, provocò dal Duca Carlo
il 18 febbraio 1516 un rescritto sanatorio delle
opere fatte. Che sia stato concesso questo rescritto
risulta da una domanda del Comune del 29 aprile
1726, quando, per opporsi all'assegnazione dei
molini alla Congregazione di Carità, richiese all'Archivio di Stato il rescritto. Questo rescritto
fu riconfermato da un altro del 20 gennaio 1561 ;
II.
MOLINO
109
ma di essi non si conosce il tenore perchè spariti
dall'Archivio.
Le lettere ducali del 1516 facilitarono l'opera
di indennizzo e di esproprio.
Con a t t o 30 maggio 1518 si tacitò i fratelli
Enrieto da Quincinetto e con a t t o 14 giugno stesso
anno Giovanni Clapeto.
Coi seguenti atti 3 maggio 1519 - 6 maggio
1521 - 2 novembre 1521 e 2 febbraio 1528 si
espropriarono e si tacitarono i reclami di Ludovico Ronserio ; dei fratelli Martino e Giacomino
De Clapeto; Giacomo De Vigna; Antonio De Clapeto ; Alasina moglie di Tomaso De Vigna, e
Giovanni Molinero, tutti di Quincinetto, e possessori di pezze nei fini di Quincinetto, in regione
Remol, attraversate per sei piedi dalla roggia.
Con a t t o del 6 maggio 1521, rogato Piasotto
Giorgio, si quitanzarono gli esproprii del Nicola
Antonio, Domenico e Bernardo Morello, proprietari, sui fini di Tavagnasco.
Risultano identificati in tale a t t o gli stabili che
vanno dal torrente Luvia al rio Renauchio, e resta
così provato che i molini, prima del 1516, venivano azionati dall'acqua del torrente Luvia.
Nel fatto del pagamento degli esproprii vi fu
una sosta di circa 6 anni, ma gli indennizzi si
riprendono nell'anno 1534 e con atti 30 maggio
1534 e 10 dicembre 1535 si soddisfano Domenico ed Antonio Clapeto per gli stabili in regione
110
STOBIA
DI
TAVAGNASCO
Bernol, ed i fratelli Schina per quelli in regione
Rivassi.
Il 24 giugno 1589, Giovanni De Vigna, castellano di Quincinetto, a nome del Conte Orlando
dei Signori di Montaldo e luogotenente dei Signori
i Conti di Settimo, fa opposizione ai lavori della
roggia per i terreni sotto la giurisdizione di Quincinetto e protesta danni e spese. Dall'atto appare
chiaro che la roggia era già, fatta e solo non intendeva accettare l'indennizzo offerto dal Comune.
Ma t a n t o clamore viene sedato e con a t t o 28 ottobre 1539 rogato De Cagnis t u t t o è accomodato,
anzi lo stesso conte Giovanni De Valesa, Consignore di Caretna e Quincinetto, con a t t o 8 gennaio 1540 ratifica egli pure la transazione e l'omologazione f a t t a dagli altri Consignori col Comune
di Tavagnasco.
La Comunità potè quindi portare a compimento
il canale del molino, derivando direttamente dal
fiume Dora l'acqua, ma occorsero spese ingenti e
noie gravissime. Solo cogli atti 12 ottobre 1541 20 marzo 1542 e 12 ottobre 1552 si ultimarono
i pagamenti degli esproprii ai più restii.
Dagli atti citati, e da molti altri, che per
brevità si omette la loro citazione, risulta chiaro
che il canale attuale del molino, nella parte superiore al Rio Luvia, fu costrutto nel primo ventennio del 1500, esclusivamente per derivare acqua
dal fiume Dora per i molini e non per altri usi.
Ili
MOLINO
111
L'acqua che attualmente si deriva da detto
canale per uso irriguo dai privati è un fatto abusivo e non un diritto. Tale uso derivava dal fatto,
che essendo il canale del molino di proprietà del
Comune, come patrimonio della Contraria di San
Spirito, prima della costituzione della Congregazione di Carità, gli uomini di Tavagnasco erano
tenuti a mantenere il canale con prestazioni di
mano d'opera gratuita, come si vedrà parlando
della Congregazione, ed in conseguenza di questo
fruivano dell'acqua per uso irriguo, alla stessa
guisa che si fruisce del pascolo di cotizzo.
Le opposizioni del Canale del Molino.
Nell'anno 1547 il fiume Dora ebbe uno spostamento di letto, ed il canale del molino restò
privo d'acqua. La Comunità iniziò lavori di scavo
attraverso al ghiaieto del letto, abbandonato dal
fiume, per raggiungere di nuovo l'acqua, ma si
opposero Stefano e Simone Clapeto, Michele Enrieto e Pietro Mollo ed altri di Quincinetto.
Sorse una lite portata al Senato, il quale fece
un sopraluogo a mezzo di una Commissione, presieduta da Giov. Michele Pattono. La Commissione
non potè dar corso al suo mandato, perchè gli
oppositori denunciarono per sospette le testimoniali redatte.
Si era al tempo delle perturbazioni politiche,
quando francesi e spagnuoli scorrazzavano da padroni le nostre terre. 11 duca Carlo, rifugiatosi a
Vercelli, sovrano di nome e non di fatto, mancava di autorità e potere, ed ognuno si governava a suo talento.
Aveva lo sventurato Sovrano t e n t a t o inutilmente, con una convocazione a Chieri dei tre stati,
cioè i Comuni, il Clero ed i nobili, di consolidare il potere. Ma t u t t i erano rimasti apatici
alle sue richieste, ed egli, abbandonato Torino ai
francesi, si era riparato a Vercelli.
Fu in questa città che più volte i Consoli di
Tavagnasco a lui ricorsero per salvaguardare i
diritti del canale del molino.
Il duca Carlo, udito che la prima Commissione,
da lui incaricata, in merito alla presa dell'acqua,
nulla aveva potuto fare, ne costituì una nuova.
Questa, il 14 dicembre 1547, fece il suo sopraluogo e rilevò t u t t e le cose e le querimonie.
L'atto redatto è una esauriente perizia testimoniale dello stato di presa del canale del nostro
molino, ed una riconferma dei diritti goduti per
rescritto ducale 18 febbraio 1516.
La Comunità fece quindi i suoi lavori di presa
e portò l'acqua nel canale. La d u r a t a di questi
lavori fu abbastanza lunga, ma ultimati, gli uomini di Tavagnasco ebbero la sorpresa di vederseli rovinati, perchè quelli di Quincinetto fecero
una grossa diga nel fiume, otturando così l'imbocco
Ruderi del Castello di Montestrutto.
(G. Accotto)
(pog. 126)
LA L O T T A
PER
OLI
STATUTI
113
al canale e rovinando di notte tempo la presa.
Si ricorse di nuovo al Duca con supplica 26 gennaio ; in questa, esposte le cose, si pregava S. A.
di porre sotto la sua salvaguardia la roggia stessa.
Carlo III, con rescritto 8 gennaio 1552, dato
da Vercelli, controfirmato dal Senato, prendeva
sotto sua tutela il canale del molino; mandava a
tutti gli ufficiali di multare di cento ducati d'argento chiunque ancora attentasse, otturasse od
impedisse in qualsiasi modo la presa dell'acqua
dal lìume Dora.
Il rescritto concludeva, che chi in avvenire facesse danni al canale del molino, incorreva nella sua
indegnazione. Ciò voleva dire, commetteva una
azione di lesa dignità, ducale, e quindi passibile
della morte.
Gli uomini di Tavagnasco fecero allora innalzare gli stemmi ducali sul Canale, mentre il rescritto veniva pubblicato a voce alta in Quincinetto
il 1° febbraio 1552 e se ne stendeva a t t o pubblico
di divulgazione. Così erano liquidate le opposizioni e pendenze al retto funzionamento del canale ; l'anno seguente moriva il Duca, mentre i
suoi dominii erano in completo sfacelo. Vi succedeva il figlio Emanuele Filiberto.
I L DUCA E M A M U E L E
CAPO X.
IL D U C A E M A N U E L E
COMUNALE
DAGGIO
E
SULLA
FILIBERTO - LA
PROPRIETÀ
P R I V A T A - IL P O R T O
E
PE-
DORA.
Il Duca Emanuele Filiberto.
Morto Carlo 111 il Buono nel 1553, lo Stato
Sabaudo di f a t t o più non esisteva. Francesi e spagnuoli ne occupavano le varie piazze e forti, colle
città e terre. Anche il Canavese era in mano ai
francesi, e la ruina di Casa Savoia, sempre cresciuta durante il governo del debole Carlo, pareva
consumata. Non fu così: Emanuele Filiberto, suo
figlio, principe pio, valoroso e saggio riacquistò i
dominii perduti, consolidando il nome del suo antico e nobile casato.
Giovanissimo militò alle dipendenze degli spagnuoli, e quando morì suo padre, trovavasi ben
voluto dal re di Spagna, Filippo II. Egli seppe
condurre con t a n t a abilità la guerra contro la
Francia che, il 10 agosto 1557, a San Quintino,
diede la famosa battaglia costringendola alla pace
di Castel Cambresis.
La Spagna riconoscente, e per diminuire la
i
FILIBERTO
115
potenza della Francia, fece includere nelle condizioni di pace la restituzione al Duca dei suoi
dominii.
Giunto il tempo assegnato dal t r a t t a t o per la
partenza dei francesi dalle nostre terre, questi-,
sotto vari pretesti, temporeggiavano a sgombrare.
Gli spagnuoli dal canto loro protestavano di non
lasciar le fortezze e le terre in loro potere, se
i francesi non abbandonavano il Piemonte. Ma
t a n t e difficoltà la prudente e saggia politica di
Emanuele Filiberto seppe superare.
11 Cardinale Gerolamo della Rovere, suo fedele
ambasciatore alla Corte di Francia, coi suoi maneggi e negoziati abilmente disimpegnò il suo mandato, t a n t o presso al Re, che Caterina de Medici,
arbitra delle sorti di Francia, dopo la morte del
re Enrico IL Ottenne lo sgombro, da parte dei
francesi, da Torino, Chivasso, Chieri, Villanova
d'Asti. Più tardi il Duca ottenne Pinerolo e Savigliano, e nel 1575 anche Asti e Santhià.
Il Canavese ritornava sotto il dominio dei Savoia, ed il 27 luglio 1559 entrava in Ivrea il
nuovo governatore ducale, che recatosi al palazzo
del Comune, dava ai rettori della città affidamento
delle benevoli espressioni del suo Signore. Così
cessava fra noi il dominio francese, e la bianca
croce dei Savoia ritornava sventolare sulle torri
delle nostre castella e dei nostri comuni. Emanuele Filiberto pose ogni suo studio per risanare
LA P R O P R I E T À
i mali che angustiavano i suoi sudditi ; ristorò le
finanze del pubblico erario, protesse l'agricoltura,
le arti e le scienze, dando incremento alle università ed agli istituti di scienze. Prescrisse per gli
stati del Piemonte l'uso negli atti pubblici della
lingua italiana, fondò istituti pii, ospedali, monti
di pietà in Torino, Mondovì e Vercelli, e stipulò
leghe e t r a t t a t i di commercio con vari stati e per
fin coi turchi. 11 suo governo fu saggio, impront a t o alle r e t t e norme della giustizia; e mentre dove
prima il Duca di Savoia non avrebbe t r o v a t o a
mutuo mille scudi, senza pegno, Emanuele Filiberto non pagava più per interessi di debiti che
L. 482 annue. Sotto di lui la popolazione aumentò
di un quarto e fu dai contemporanei salutato il
nuovo fondatore della Monarchia della sua Casa.
La proprietà comunale e privata.
11 Comune appare già proprietario di stabili
fin dalla sua costituzione. Negli Statuti del 1291
vi sono varii bandi per la tutela del patrimonio
stabile. Le Comunie non erano che stabili su cui i
particolari, osservate certe prescrizioni consolari,
potevano fare erba, legna e pascolo.
Vi era anche la Contraria di San Spirito, la
quale, quantunque corpo separato, veniva dalla
Credenza amministrata, ed il suo patrimonio stabile
formava un quid unum col patrimonio comunale.
COMUNALE E P R I V A T A
117
Sventuratamente non vi sono più atti che descrivano il patrimonio stabile comunale prima del
1400. Da un inventario dell'anno 1504 risultano
descritti ed elencati numerosi atti ed istrumenti,
concernenti a transazioni, compromessi, consegnamenti t r a gli uomini e Comunità di Tavagnasco
ed i Signori di Settimo Vittone e Montestrutto,
ma è un patrimonio irreparabilmente perduto.
Dai pochi atti conservati di quell'epoca, risulta
che la proprietà comunale era estesissima, e, fatta
eccezione dei pochi beni allodiali dei Signori di
Settimo o loro parenti, e qualche sporadica proprietà allodiale di poche famiglie di Tavagnasco,
t u t t o era comunale. Una grande proprietà possedevano pure gli uomini ed il Comune di Tavagnasco
nel territorio della Comunità di Montestrutto, per
cui nacque il gran litigio, durato per oltre due
secoli, circa l'imposto ducale, come si vedrà.
Dall'atto di costituzione dotale della Parrocchia
fatto dalla Comunità, e rogato Lasbianca il 2 aprile
1446, risultano coerenziali in piano, colle proprietà
comunali, varie proprietà private. Si può quindi
dire che il passaggio della terra ai contadini, fra
noi era in quel secolo già un fatto compiuto.
Da varie pergamene di consegnamenti, t a n t o
dalla Comunità che dai Signori di Settimo Vittone,
di Baldissero e di Castellamoute, si rileva che,
nella Comunità, vi era un apposito libro dei consegnamenti, ma questo è pure perduto.
118
STORIA
DI
TAVAGNASCO
I consegnamenti erano t e r r e allodiali, date in
godimento ai privati, dietro un corrispettivo al
Signore in t a n t e annualità di frutti, di castagne,
biada, vino, burro, latte, oltre alle prestazioni di
mano d'opera, di roide e di denaro. Venivano rinnovati quasi sempre alle stesse condizioni alla
morte t a n t o del proprietario, che dello sfruttatore del fondo.
Così il Conte Leodigario di Settimo il 6 giugno
1459 fa risultare per a t t o pubblico il suo consegnamento a Guglielmo Gnorra da Tavagnasco.
Sono un'infinità di stabili descritti, tenuti in allodio da detto Signore in Tavagnasco. Una enfiteusi intervenne invece nel 1470 fra Reginaldo,
Signore di Montestrutto, ed un certo Giovanetto,
ed il 10 ottobre 1482, in Biella, il Magnifico Sinore Teodoro del Giovaneto Gavini dei Signori
di Settimo vende un'infinità di censi, gravanti
sulla Comunità di Tavagnasco e suoi uomini. L'atto
membranaceo porta descritti t u t t i gli uomini di
Tavagnasco intervenuti.
Rimangono ancora alcuni consegnamenti della
Comunità, fatti nel 1524 ad alcuni particolari,
Ardissone e Michele di Franchino, consistenti in
t r e pezze di terreno, cioè due campi in regione
Prelle, ed un prato in Mondea, alla condizione di
pagare al Comune, ogni a n n o , nella festa di
S. Andrea, due quartaroni di castagne bianche.
Così il 24 di aprile il Bernardo Vachiero riceve
LA P R O P R I E T À
COMUNALE
E PRIVATA
119
dalla Comunità il consegnamento di un castagneto
in regione a La Val, con onere di rendere alla Comunità stessa, nel giorno di S. Andrea, quattro
quartaroni di castagne bianche.
Nel 1511 il 10 di ottobre il reverendo prete
Giacomo dei Signori di Settimo e Pievano di Settimo mette in vendita tutti gli stabili allodiali,
posseduti in Tavagnasco. La vendita viene f a t t a
con due incanti: uno il 14 ottobre e l'altro il
24 ottobre 1511, con contratto definitivo il 31
dello stesso mese.
Sono descritti i beni venduti, col nome dei
particolari, a cui erano dati in consegnamento e
coll'affitto dato in n a t u r a annualmente. Tale affitto
consisteva ordinariamente in quartaroni di castagne bianche e in alcuni grossi di Savoia.
Nel 1522 ai 30 settembre S. A. Ducale Carlo III
di Savoia ratifica il consegnamento di vari censi
ed acquisti della Comunità dal Signore Giacomo di
Montestrutto.
Il 2 di dicembre 1540 la Comunità e gli uomini di Tavagnasco, tenevano una grande pubblica
Vicinanza ed acquistavano, riscattando dal signor
Amedeo di Castellamonte, t u t t e le ragioni dei censi
a lui dovuti per la successione del sig. Giovanni
figlio del signor Manfredo, discendente di Enrico
dei Signori di Settimo.
Il Cinquecento fu per Tavagnasco un secolo
d'oro, perchè, oltre al riscatto di tanti pesi e censi
120
STORIA D I
TAVAGNASCO
dai Signori di Settimo e loro parenti, la Comunità
sistemò altresì, nella prima metà del secolo, i suoi
molini colla costruzione della roggia.
La proprietà p r i v a t a , in regione Pretti, Rivassi e Remol era estesissima in quel tempo.
Nella seconda metà del Cinquecento la proprietà comunale viene a u m e n t a t a , e con a t t o
3 maggio 1553 si acquista ai Ronchi una vigna
dai fratelli Tombarello di Montalto oltre a permute coi privati (atto 22 febbraio 1557).
Ma l'acquisto di maggior rilevanza fu quello
della Nave col pedaggio di transito sul fiume
della Dora.
Il Porto e p e d a g g i o sulla Dora.
11 fiume della Dora, scorrente fra Settimo
Yittone e Tavagnasco, portava sulle sue acque
un naviglio, denominato il porto.
Consisteva in una grossa barca, fermata alla
riva destra del fiume, nella località t u t t o r a denominata a La Barca „, dove vi si trovava pure
un casotto, con orto pel portinaro, il quale, dietro
ad una tariffa di pedaggio, t r a s p o r t a v a da una
p a r t e all'altra del fiume i transitanti, colle loro
merci e bestiami.
Questa nave era di proprietà feudale dei Signori di Settimo, e vi esigevano il pedaggio a
mezzo di un loro incaricato. Già abbiamo accen-
I L PORTO E P E D A G G I O SIILI.A
DORA
121
nato che Mons. Vescovo, nella Bolla di erezione
della Parrocchia, accenna a questo pedaggio che
i Signori esigevano dagli uomini e persone di Tavagnasco, anche per accedere alla Chiesa Parrocchiale di S. Lorenzo, motivo per cui molti, per
la povertà, non potendo pagare il transito, da
anni ed anni vivevano lontani dalla Chiesa e dalle
cose sacre.
I Signori eli Settimo Vittone godevano questo
pedaggio fino ab antico, e prima della venuta della
dominazione Sabauda. I Sabaudi diedero loro varie
investiture di questo pedaggio; la più antica (e
forse la prima data dai Savoia) fu quella del
17 febbraio 1358. Ma nel 1557 il sig. Domenico
del fu Melchiorre de Meo dei Signori di Settimo
fece un mutuo col Bernardo Ricarandi di Settimo
di scudi 7 d'oro d'Italia e 8 fiorini di Savoia
e lo garantì sul naviglio e pedaggio del porto
della Dora.
La casa della nave, coll'orto e la barca e diritto di pedaggio del transito, era un feudo indiviso del signor Amedeo de Meo di Settimo coi
nipoti Agostino e Melchiorre, figli del signor Giovanni Domenico de Meo; e l'Amedeo con a t t o
4 marzo 1567, a nome proprio e del suo genero
Besso de Caffàrello, vende alla Comunità di Tavagnasco per 25 scudi d'oro d ' I t a l i a " tutti i canoni e censi e debiture annuali che la Comunità e
uomini di Tavagnasco sono tenuti
corrispondergli,
IL PORTO E PEDAGGIO
tanto in biada, castagne, vino, noce, soldi, avena,
grossi, roide e servizi, più i suoi diritti sulla casa
ed orto della barca, colla barca e pedaggio del transito sul fiume Dora „. Ma siccome la casa e la
barca erano stati ipotecati con facoltà, di riscatto
al Ricarando, la Comunità se la dovette intendere
con questo creditore.
11 giorno seguente, 5 marzo 1667, anche i .
nipoti Agostino e Melchiorre figli del Giovanni
Domenico de Meo, rinunciando al privilegio della
minorità, vendono essi pure alla Comunità i loro
diritti sulla casa e barca per 20 scudi d'oro.
Ma l'acquisto è contrastato ferocemente dal
Bernardino Ricarando, che non vuol sapere di
accogliere il riscatto e lo svincolo dell'ipoteca
(Atto 21 gennaio 1557).
La vertenza viene trascinata per vari anni fra
contrasti da ambe le parti, e fu p o r t a t a innanzi
al signor Carlo Vulliet, governatore della Valle
d'Aosta, di Montestrutto e Tavagnasco.
Venne t r a n s a t t a con a t t o 2 ottobre 1 5 8 9 ;
al Ricarando si corrispose, dalla Comunità, scudi
6 d'oro d'Italia, più, vita sua durante, per se,
domestici e bestiami l'esenzione del pedaggio pel
transito.
La Comunità aveva però ottenuta l'investitura
della nave da Sua Altezza il Duca Carlo Emanuele fin dal 12 febbraio 1582, prestando il solito
omaggio feudale.
S U L L A DORA
12;5
Una pergamena descrive il cerimoniale dell'omaggio, consistente nel giuramento prestato
dal Causidico Giov. Pietro Ardizzone, procuratore
della Comunità, il quale, inginocchiato ai piè del
Duca, colle mani sui vangeli, giura il " debito
omaggio e fedeltà ligia, confessandolo unico Princepe
e suo Signore senza riservarvi alcun altri Signori,
affermando et riconoscendo che la detta Comunità et
homini di Tavagnasco et loro heredi et successori
sono, saranno ed esser voglino e devino sempre et
in perpetuo veri homini ligi et fideli et boni sudditi
nostri et dei da noi successori e tengono a causa del
nostro Prencipato di Piemonte li sudetti beni e ragioni feudali, in feudo come sopra „. Poi fissa le
tariffe del transito in due quarti per un uomo a
piedi ed un grosso a cavallo ed il doppio quando
vi è molta gente e così per i bestiami.
La Comunità pagò in segno di servitù ed
omaggio tre ducati ogni venti anni.
Questa fu la prima investitura, sempre ripet u t a alla morte di ogni duca fino alla cessazione
del dominio sardo colla Rivoluzione francese.
Altro acquisto importante fu quello che la
Comunità ed i Vercellotto Antonio e nipoti Gregorio e Giovanni Girodo, Giovanetto Giovanni e
Franchino Antonio, fecero dal Pievano Giacomo
e Cristoforo Giovanni, tìgli del signor Giovanni
Antonio Henrico di Settimo. L'atto fu rogato il
4 settembre 1583. Si cedevano al Comune ed ai
124
STORIA D I
TAVAGNASCO
predetti acquisitori tutti i beni allodiali dai predetti fratelli d'Henrico, posseduti in Tavagnasco,
con tutti i diritti delle investiture e consegnamenti del 1° dicembre 1535, 8 dicembre 1540 e
20 gennaio 1558, con i censi, roide, prestazione
di servizio, di denaro, più la metà delle ragioni
da loro ereditate dai signori Lorenzo ed Enrico
e Gaspardo d'Isabella dei Conti di Baldissero e
Conti di S. Martino, salvo i diritti al sig. Antonio
di Baldissero sui luoghi venduti in Tavagnasco,
riservato però immutato per loro e successori il
diritto di giurisdizione ed impero sopra Tavagnasco.
La vendita dei numerosi stabili avvenne dietro
il pagamento di 700 scudi d'Italia in oro, 9 fiorini
di Savoia, da corrispondersi in un anno, a decorrere dalle prossime feste di Natale.
La Comunità acquistava per t r e n t a scudi, esentandosi così dai pesi e debiture verso gli Enrico,
mentre quelle che essi esigevano dai privati venivano passate con tale a t t o di vendita ai compratori.
Così i Yercellotto, i Girodo e Franchino, oltre
a diventare proprietari, subentravano in certi diritti ai nobili di Settimo.
Non era questo il primo passo fatto dalla plebe
verso alla posizione nobiliare, dirò così; già la pot e n t e famiglia dei Lasbianca aveva nei secoli passati fatti molti acquisti, e si era costituita una
posizione di priorità nel paese.
I L PORTO E P E D A G G I O S U L L A DORA
Questa famiglia, larga
che alla coltura materiale
agli studi, e quindi fin dal
bianca sempre alle cariche
quali segretari o notai.
125
di censo stabile, più
dei campi, attendeva
1300 si trovano i Lascomunali e del foro,
CAPO XI.
LA
LOTTA
PER
OLI
ALLOGGIAMENTI
LITE T A V A G N A S C O
DUCA
E MONTESTRUTTO
C A R L O E M A N U E L E I - LA
—
MILITARI:
«•«
- IL
PESTE.
—
La lotta per gli alloggiamenti militari
Lite Tavagnasco-Montestrutto
La minuscola comunità di Montestrutto ebbe
nel Medioevo u n ' i m p o r t a n z a singolare. Il castello,
dominava a cavaliere del monte, come sentinella
vigile, l'imbocco della Valle d ' A o s t a ; le poche casipole addossate, come t u t t o r a si vedono alle falde
della rocca, erano a b i t a t e da fidi popolani del
Signore. Esse f o r m a v a n o e formano una comunità
ed una castellata, minuscola, ma non priva di
importanza. A sud della rocca, lungo il corso del
fiume Dora, stendevasi una vasta pianura, incolta,
come lo era ancora un s e s s a n t a n n i fa, e questa
era il campo usuale degli alloggiamenti di t u t t e
le t r u p p e t r a n s i t a n t i per la Vallata.
Per diritto feudale, vigente in ogni castello,
ogni Signore di feudo doveva fornire il vettovagliamento alle genti d'armi e seguito del suo Signore,
se questi passava nelle t e r r e della sua Castellata.
Col dominio temporale dei Vescovi nei nostri
paesi, il fodrum imperiale corrispondevasi al Vescovo, e già vedemmo, come con a t t o 1° giugno
1288, il Signore di Settimo, Corrado il Piccolo,
aveva riconosciuto l'onere di prestare il fodrum
regale al Vescovo d ' I v r e a , suo Signore, quando
questi doveva recarsi a Roma per l'incoronazione
dell' Imperatore (*).
Oltre a questo onere in denaro, vi era la spesa
dell'armigero e dell'equipaggio della cavalcata.
E r a n o oneri, ripartiti f r a le diverse terre delle
due Castellate, Settimo Vittone e Montalto, imposti per il decoro e per l'autorità Comitale del
Vescovo, Signore dei nostri paesi.
Con a t t o 9 gennaio 1357 il Vescovo Giovanni
Giacomo De Francisco cedeva la Signoria temporale al Conte di Savoia Amedeo VI, più noto col
nome di Conte Verde, ed il fodrum corrisposto al
Vescovo pel decoro dell'autorità Comitale passò
ai Savoia.
Questo diritto, negli atti pubblici del tempo,
viene qualificato per " tasso imposto per la patria
maestà della Serenissima dominazione del Conte di
Savoia „. Oltre a questo tasso si doveva contribuire nelle spese di vettovagliamento del corteo
Comitale, quando i Conti di Savoia vi passavano
per recarsi nei loro dominii in Savoia.
(*) Vedi pag. 20 (ove si parla della Signoria dei Vescovi).
Gli uomini di Tavagnasco possedevano varii
beni allodiali nel Comune di Montestrutto, e quindi
dovevano partecipare negli oneri per mantenere
il decoro della dominazione Sabauda, ma in questa
quota di concorso erano sorte molte querimonie.
Dopo un secolo di contese e di reciproci dispetti
il 16 dicembre 1480, con a t t o rogato Ferrariis Sebastiano, la Comunità e uomini di Tavagnasco
accettano di concorrere colla Comunità e uomini
di Montestrutto nella quarta parte delle tasse,
spese ed oneri imposti e da imporsi per parte
dell 1 illustrissima dominazione del Duca di Savoia,
ed in conseguenza di tale dominazione, gravanti
sulla Comunità e uomini di Montestrutto, " tam
per modemum lllustrissimum Principem
Dominum
nostrum Carolimi Sabaudiw Ducerti et successores „,
salvo per gli armigeri e la Curia ducale ed i curiali
di passaggio e peregrinanti per esso luogo di Mont e s t r u t t o e di t u t t i i pesi e spese da sostenersi.
Ma il 28 giugno 1520 vengono venduti dai
proprietari di Tavagnasco quasi t u t t i i beni stabili allodiali posti in territorio di Montestrutto,
e quindi l'eccezione sollevata al pagamento dell'onere in parola.
Pretendevano non solo una diminuzione di
tasso nella quota di concorso nelle spese, bensì
una totale esenzione, e, siccome V importo veniva
esatto a mezzo della Comunità, questa si rifiutò.
Nacque quindi la lite, ed essendo allora sotto la
LITE
TAVAGJF ASCO - M O N T E S T H U T T O
129
dominazione francese, il litigio vertiva sulla quota
di concorso, pretesa da Montestrutto, per gli oneri
e le imposte dalla dominazione della Serenissima
Maestà del re di Francia: " quartam partem omnium
onerurn ipsis de Monteastructo a tempore reductionis
presentís patrice canapitiane sub obedientia serenissime maiestatis regie gallice occursorum usque in
odiernum, una cum omnibus et singulis damnis et
expensis „. Un concorso della quarta parte in t u t t e
le imposte e danni e spese sostenute dal giorno
dell'occupazione francese.
Il 14 dicembre 1554 Ivrea era caduta in mano
ai francesi, e con Ivrea i paesi circostanti.
Si era al tempo delle lotte di Carlo V, imperatore, con la Francia, e come già si disse il duca
di Savoia Carlo il Buono, debole e sempre indeciso, non aveva saputo difendere i suoi sudditi.
11 Piemonte era stato invaso dalle truppe francesi e spagnuole : vicendevolmente combattentesi,
occupavano città e paesi governandoli come padroni.
Ivrea ed il suo contado difeso dagli Spagnuoli,
capitanati dal generale Morales, resistette all' invasione francese, finche il 14 dicembre 1554 cadde
in mano ai francesi.
Il 19 dicembre si portarono a Donnaz e qui
fu f a t t a una tregua coi Valdostani, che in effetto
fu il riconoscimento del dominio francese fra di
noi. Fu appunto in questo tempo che sorse la
1;.J0
STORIA DI
LITE
TAVAGNASCO
lite degli imposti t r a Tavagnasco e Montestrutto,
e che per lettere citatorie di Enrico II, re di
Francia, d a t a t e da Torino il 20 maggio 1555, il
Comune di Tavagnasco doveva presentarsi innanzi
al regio Commissario del Tribunale d' Ivrea per
rispondere alle richieste della Comunità di Montestrutto.
Ma la lite venne t r a n s a t t a amichevolmente,
dopo due anni di comparse, il 15 luglio 1577,
nella Chiesa di S. Andrea, in Settimo Yittone.
Mediatori ed arbitri furono Bernardo Gnerro
di Montalto Dora, notaio e castellano di Montestrutto e Podestà di Tavagnasco, e Agostino de
Grua di Chiaverano, pure notaio e castellano. Il
Console di Tavagnasco Antonio Perotto ed i Credenzieri ed il Console Antonio Peter e Credenzieri di Montestrutto convennero:
1° di vivere amichevolmente come buoni
vicini ;
2° la Comunità di Tavagnasco concorrerebbe per la quinta parte delle spese ed oneri
col Comune di Montestrutto per il passaggio e
per l'alloggiamento dei soldati in qualsiasi modo
stazionati, sia per i Signori o loro agenti od ufficiali che ora sono o saranno, sia per i principi, ma
l'importo della spesa dovrà denunciarsi, e solo per
la quinta p a r t e concorre;
3° non concorrerà per nessuna spesa il Comune di Tavagnasco per gli armigeri ed agenti di
TAVAGNASCO - MONTESTRUTTO
131
Curia e spese di manutenzione dei canali. Per le
spese, i danni e gli oneri sostenuti per il regime
del re di Francia, Tavagnasco paga una volta
t a n t o 70 scudi in ragione di 8 fiorini per ogni
scudo di danno e spesa sopportata " scutos septua(jinta,
ad rationem de ftorenis octo prò singulo
4° si cessa ogni azione pendente in qualsiasi
foro e tribunale.
La transazione p o r t a l a data del 15 luglio 1577.
i
Il Duca Carlo Emanuele I.
Emanuele Filiberto, dopo un ventennio di pace,
morì nel 1580, e gli succedette il figlio Carlo Emanuele 1, principe vivace, impetuoso ed irrequieto.
Alla scaltrezza ed intelligenza univa una smania
insaziabile di operare e dominare. Trovò lo stato
fiorente per buona amministrazione e forte di un
buon esercito, che suo padre aveva saputo formarsi; inoltre il pubblico erario era ben ricco ed
in condizioni floride; il giovane Duca non potè
rimanere inerte.
Smanioso di aumentare la sua potenza, ambizioso di forti e potenti alleanze, Carlo Emanuele I
non tardò a gettarsi nelle imprese bellicose che
funestarono l'Europa sul finire del secolo xvi.
Nel 1589 si apre la prima guerra religiosa in
Francia: i protestanti, più noti nelle storie col
nome di Ugonotti, si accapigliano coi cattolici, e
IL
Carlo Emanuele si intromette in queste guerre
civili e religiose di oltre Alpi, a sostegno della
parte cattolica. Occupa il Salimene, porta la guerra
nel Delfinato in Francia, e tenta, ma inutilmente,
di occupare Ginevra ed il suo contado, perduto
da Casa Savoia, ai tempi del Duca Carlo III.
Per t u t t o il tempo che governò Carlo Emanuele 1 fu un continuo guerreggiare, ed i suoi
popoli, dove non soffrirono direttamente i danni
e gli orrori della guerra, sentirono gli aggravi
di questa.
Nel primo periodo del guerreggiare, le armi
del Duca Sabaudo furono vittoriose, ma nel 1591 il
generale francese Lesdigueres scende in Piemonte,
e, rotte le sottili milizie del Duca, rioccupa il Marchesato di Sai uzzo ed invade il Pinerolese.
Ivrea ed il Canavesano non soffrirono in questo
primo periodo invasioni di soldatesche nemiche, ma
risentirono gli aggravi finanziari della guerra per
le forniture militari e gli imposti che si dovevano
corrispondere.
Fu in quell'anno che la povera Comunità di
Tavagnasco, impossibilitata a fornire le armi ed
i vettovagliamenti imposti, il 15 novembre 1591,
ricorse al Duca perchè " ditta compra de armi di
liberarli, od almeno moderargliela et tassargliela
a r a t t a di giornate di terra cultiva et in ogni caso
prorogarla al tempo sino alla racolta dell'anno
veniente „. Ma la domanda ebbe un insuccesso,
DUCA CARLO E M A N U E L E
I
133
ed il Delegato Rivetti ha esatto la fornitura di
armi e vettovagliamenti sotto pena ai contravventori di scudi 25 e fiorini 9 di tassa.
Allora la Comunità, unitamente ai Signori del
luogo, inoltrò un' istanza alla Duchessa Catterina
d'Austria, moglie del Duca Carlo Emanuele I, assente da Torino. Nella supplica, esposte le misere
condizioni della Villa di Tavagnasco, costituita di
solo 30 fuochi, molti dei quali, non murati, e coperti eli poche lose, si invoca l'osservanza dei rescritti di grazia già ottenuti, e la riduzione dei
carichi e gravami di guerra a quelli pel passato
corrisposti. 11 6 luglio 1595 l ' I n f a n t e donna Catterina d'Austria accoglieva la supplica, e " per le
cause n a r r a t t e eshimiamo le Comunità dei luoghi
et homini della C a s t e l l a l a di Settimo Vituone delle
singoli alloggiati e personali de' soldatti et cond o t t a r e dei bagarii, salvo il caso di necessità et
dove vi saranno ordini firmatti del Duca mio Signore Carlo Emanuele o da Noi o dal Consiglio
generalle di Guerra „. Inoltre inibiva gli agenti
della Città d ' I v r e a , i colonnelli, gli ufficiali di
guerra o loro forrieri a molestare Tavagnasco o
li luoghi della Castellata di Settimo " sotto pena
di 200 scudi d'oro al fisco ducale „.
Di questo privilegio la Comunità di Tavagnasco
se ne valse contro il Console Balla Michele fu Bernardo chiamandolo responsale delle spese occorse
per le truppe alloggiate nel 1614 del Conte di
Castelletto ; e contro il Console Morèllo Giovanni
per la loggiata alle truppe del Marchese Vertoe
nell'agosto 1615. Verso questo infelice Console la
Comunità fu molto dura perchè, dopo una dispendiosa lite, fu condannato a pagare in proprio 3646
fiorini e 22 grossi per le alloggiate concesse alle
truppe del Vertoe, durante il suo Consolato. Non
avendo mezzi per affrontare tale onere dovette subire il 4 agosto 1626 un gaggio di t u t t i i suoi beni,
messi poi all'asta 1' 11 e 17 agosto stesso anno.
Padre di 12 figli, lo sventurato ex Console ricorse alla grazia ducale, e trovò mitigata t a n t a
severità, ma dovette ancora pagare 1577 fiorini.
I n t a n t o colle discese, per i dislocamenti di
truppe dalla Francia e Germania, in Piemonte
era scoppiata la peste, e nel Canavese e nei nostri
paesi infieriva, facendo non poche vittime. Settimo
Vittone, come posto di passaggio dalla Valle di
Aosta al Biellese e Canavese, fu sottoposto alla
vigilanza di uno speciale Commissario di sanità.
Ma molti deludevano la vigilanza del Commissario,
e, notte t e m p o , dalla Valesa e dai paesi circonvicini a Settimo Vittone giungevano al casotto
della barca di Tavagnasco, e qui, per corruzione,
od anche per violenza, staccavano la nave e t r a n sitavano lungo la Dora, alla sponda opposta, più
sotto Settimo Vittone, non poche persone di contrabbando, le quali portavansi di buon mattino sul
mercato di Ivrea, e ritornavano tardi e di n o t t e
tempo alle loro abitazioni, valendosi del solito
veliero.
Venne quindi richiamata l'attenzione e la sorveglianza del Magistrato di pubblica sanità, perchè
un simile contrabbando di transito di persone favoriva l'infierire del morbo.
Con rescritto 27 gennaio 1579 fu stabilito che
il transito ad Ivrea fosse libero per la mercatura
a t u t t e quelle persone che, a giudizio del Commissario di sanità, residente in Settimo Vittone,
o del Console di Tavagnasco e rispettivi luoghi,
non fossero contagiose, ma pene severissime ed
arbitrarie fossero ingiunte al portoniere di Tavagnasco che transitasse in qualsiasi tempo persone
forestiere o non conosciute, perchè la contagione
della peste era stata portata da genti e viandanti
provenienti dalle Fiandre e Paesi Bassi. 11 rescritto
porta la firma di Federico de Ferrerò ed il bollo
ducale.
La peste.
Questo rescritto di libertà di commercio, benché
temperato dalle formalità delle visite del Commissariato di sanità o della Credenza di Tavagnasco,
non tardò generare molti abusi, che inasprirono
il contagio del morbo pestilenziale.
Nel 1585 scoppiò furibonda l'epidemia, e furono tanti i casi di morte che Tavagnasco venne
senz'altro isolato, ed una pattuglia di archibugieri
a cavallo, alla dipendenza di un caporale e di un
sergente, sorvegliava il borgo, perchè nessuno potesse uscire dal suo territorio.
Venne organizzato un servizio di monatti pel
trasporto dei morti. La peste infierì ferocemente,
gli ultimi morti furono nella villa nel giorno 28 ottobre 1585 ed alle cascine nel 29 di ottobre 1585.
Cessato il morbo i monatti sottoposero gli abitanti
alla quarantena, durante la quale fecero l'abbruciamento di non poche masserizie e la disinfezione
delle case e contrade.
" E poiché, dice la Vicinanza del 21 gennaio
1586, t u t t o il paese, col suo fìnaggio, si trova
netto e ben purgato dalli monatti da V. S. mandati e fatte le dovute visite, si ritrova ora detto
luogo in t u t t a buona sanità, come pruovano le
testimonianze presentate. Si supplica la Vuostra
Magnifica Signoria si degni liberarli dal bando,
nel quale per detta contagione si ritrovano, concedendo la supplicata licenza di puoter conversare e t r a t t a r e colle terre sane e non sospette
come per avanti facevano „.
La Vicinanza prega di rimuovere quindi i soldati a cavallo archibugieri, posti per guardia, cioè
il caporale Serafino Bussolaro, Bernardino Mora sergente tutti di Rivalta, e Matteo Ceresia di Rivalta,
Cassiano Cardino, ecc., t u t t i soldati di guardia.
CAPO XII.
IL S E I C E N T O - I N F E U D A Z I O N E
MONIO
DI
PRETI - I TASSI
LA LITE PER
RICORSI
DI
LA
ED
I CARICHI DEGLI
TRANSAZIONE
MONFERRATO
-
DEI BENI -
-
PATRI-
IMPOSTI
-
IMPOSTI - I
GUERRE
DEL
- I M U T U I DELLA C O M U N I T À
P E S T E - LA G U E R R A
CIVILE
MONTE - COME FUNZIONASSE
M E N T O - DENUNCIA
DEL
IN
PIE-
IL R E C L U T A -
VINO.
Il Seicento.
Il Cinquecento per la Comunità di Tavagnasco
fu un secolo di vita Comunale fortunoso. I Consoli
ottennero il pieno riconoscimento, dall'autorità
ducale Sabauda, delle loro libertà e franchigie;
inoltre la Comunità sistemò i suoi molini, aumentò
la proprietà, svincolandola da tutti i canoni e
censi, dovuti ai feudatari. Fu un secolo di prosperità ed, anche in mezzo all'anarchia, in cui si
t r o v ò il ducato Sabaudo, durante il governo di
Carlo III, non ebbe soffrire gravi incomodi. Sotto
il dominio francese di Enrico II ottenne una riduzione degli imposti, dovuti alla Comunità di Mont e s t r u t t o per la nota transazione del 1557.
La proprietà privata, colle vendite fatte dagli
Enrico Conti di Settimo, passò in mano ai particolari di Tavagnasco, e la Comunità ne ebbe un
vantaggio, perchè più fàcile tornava ad esigere i
carichi e gli imposti Comunali dai privati.
Ma il periodo di prosperità si chiuse; e d u r a n t e
il governo di Carlo Emanuele la Comunità non
tardò sentire gli oneri delle gesta bellicose di
questo irrequieto principe.
La vita Comunale nel Seicento fu molto agit a t a e ciò in conseguenza che il Console, dovendo
esigere dai particolari gli imposti ed i carichi di
guerra, questi si trovava di fronte agli amministrati in una posizione poco simpatica.
Nella prima metà del Seicento il Consolato
divenne semestrale, anziché annuale, ed i Consoli
presero la lodevole abitudine di rendere i loro
conti al termine della loro gestione.
La vita Comunale, dalle numerose testimonianze di un processo contro il Curato Franchino
Giov. Giacomo, procedeva in quel secolo molto
patrialcamente. All'infuori delle pubbliche Vicinanze dei Capi famiglia, nessun altro deliberato
Comunale veniva steso a verbale. Solo per i mandati di procura per affari di grave interesse comune, come la ricerca di denaro, i mandati alle
liti, le nomine dei Consoli e Credenzieri, dei P a r roci, le spese di ripari rilevanti alla Chiesa, alla
nave sulla Dora, tutti gli altri negoziati venivano
deliberati solo oralmente. Ciò spiega perchè nel
Cinquecento e Seicento pochi sono i verbali degli
ordinati Comunali.
La Comunità aveva completa autonomia, imponeva oneri, vendeva ed acquistava, intentava
liti, faceva transazioni e compromessi indipendentemente dall'autorità ducale; solo faceva sanzionare il suo operato dalla Vicinanza dei Capi di
casa. Ma quando l'autorità ducale per i bisogni
dell'erario impose le debiture ed i carichi fiscali,
allora la vita Comunale mutò fisonomía, ed i
Consoli e Credenzieri interpellarono sempre, in
ogni loro atto, il voto dei Capi casa; e per 1
carichi e gli imposti dei tassi, con questi si univano,
ricorrendo alle loro antiche franchigie per ottenerne esenzioni od almeno mitigazioni.
Gli imposti venivano pubblicamente enumerati
ad alta voce, sulla piazza pubblica, luogo di adunanze della Credenza e Vicinanza, ed il Console
ne curava l'esazione direttamente. Compaiono così
i primi ruoli di esazione, t a n t o Comunali che ducali, e siccome le debiture verso il fisco ducale
gravavano sul registro dei beni allodiali, esenti
solo quelli di carattere feudale e di pertinenza
ecclesiastica, o di ecclesiastici, così appaiono pure
elencati i vari beni immuni.
Questi beni immuni, ed il tentativo di aument a r n e il numero per parte di alcune famiglie,
procurarono non pochi litigi alla Comunità, la
quale in varie circostanze si oppose energicamente
a qualsiasi infeudazione di beni, sia rendendoli
patrimonio sacro degli ecclesiastici, sia di pertinenza di Enti ecclesiastici.
Era il sistema in uso in quei tempi per sfuggire
al pagamento dei carichi ed imposti sì Comunali
che Ducali.
La Comunità intentò una lite all'atto di costituzione del patrimonio sacro del Chierico Giuseppe
Giovenale di Lasbianca, dei Signori di Tavagnasco
e Nomaglio, quando, il 18 giugno 1658, si iniziarono le pubblicazioni canoniche, nella Chiesa di
Tavagnasco, per l'ordinazione sua, e ciò perchè
u
bona in eo contenta sint obnoxia, et hipotecata credito ducali, etc. „ - i beni che si vogliono assegnare
in patrimonio sacro sono soggetti ed ipotecati alle
debiture Ducali ed a quelle Comunali.
In questa causa intervenne il reverendo Priore
di S. Michele, della Metropolitana di Torino, Carlo
Mattia Lasbianca, zio del Giovenale, a comprovare che i beni, offerti pel patrimonio sacro in
contestazione, erano i medesimi già immuni, per
privilegio apostolico del gennaio 1556, e passati
in suo patrimonio sacro ; che quindi la Comunità
non poteva opporsi in alcun modo al patrimonio
stesso.
Nella stessa guisa si fece una lunghissima e
violentissima lite contro il Curato Giacomo Franchino e nipote Giov. Battista Franchino e zio
Girodo Giov. Battista, quando questi chiesero ed
ottennero con Rescritto ducale 9 aprile 1652 l'infeudazione dei loro beni privati, e l'investitura
dei medesimi il 4 giugno 1552.
La lite col Curato Franchino non fu iniziata
che dieci anni posteriori alla infeudazione ; la Comunità contestò ed impugnò l'infeudazione stessa,
e forse questa lite fu una rappresaglia contro il
Curato, per esser questi stato troppo indulgente
se pur non favorevole al Conte Fabrizio di Settimo
ed ai Lasbianca, i quali 'posero il banco e fecero
erigere una tomba nella Chiesa Parrocchiale, attentando .così alla proprietà ed al diritto di padronato della Comunità sulla Chiesa stessa.
La lite si svolse con un accanimento generale
e comparvero quali testi, in favore della Comunità,
ex Consoli e le più influenti persone del luogo,
come Gregorio Giovanetto, Battista Franchino
ex Consoli e Credenzieri, e gli stessi cugini del
Curato ed altre personalità di Quassolo, come Bernardo Allera, Giacomo Barasa ed altri di Baio.
Inoltre la Comunità ottenne un monito scomunic a t o n e da Mons. Giovanni Alberga, Vicario Generale della Diocesi d ' I v r e a , in data 18 maggio
1668, intimato dal Console Bernardo Girodo e
Consiglieri ed Agenti della Comunità contro t u t t i
quelli che, consapevoli del fatto dell' infeudazione
per cui si litigava, non avessero denunziato il vero
in caso di citazione.
14>2
STORIA D I
TAVAGNASCO
I lettori saranno meravigliati che si tacesse
t a n t o scalpore per un fatto di così poca rilevanza
e molti si domanderanno in che consistesse 1" infeudazione degli stabili.
Infeudazione dei beni.
II Duca Carlo Emanuele, per assestare le finanze
dell'erario pubblico, con editto 22 agosto 1650,
aveva stabilito di accrescere l'infeudazione di 500
scudi d'oro del tasso stabilito che era di scudi
2500, e che t u t t i quei che intendevano infeudare
i loro beni allodiali, godessero tutti i privilegi,
benefìci, utilità, immunità ed esenzioni dei beni
feudali. In altre parole il governo Ducale aveva
bisogno di denaro, e chi infeudava i suoi beni, e
pagava all'erario quel diritto di infeudazione una
volta tanto, riceveva l'investitura dei suoi stabili
dal Sovrano, e, prestandogli omaggio, vita dur a n t e del Sovrano, gli stabili erano esenti da ogni
tassa, carico o debiture t a n t o verso il governo
Ducale, che verso l'erario Comunale.
I Comuni avevano un diritto di prelazione,
sopra i privati, e loro potevano, offrendo denaro
di infeudazione, esentarsi ed esentare i loro amministrati dai carichi e debiture locali. La Comunità
tenne una pubblica Vicinanza in fine di marzo
1552 e t r a t t ò coi Capi casa la questione; ma i
nipoti del Curato Giov. Giacomo Franchino, e il
fratello del Curato Giov. Battista Franchino, dissero non essere il caso che il Comune facesse debiti o cercasse denari per infeudare i suoi beni ;
essi avevano denaro e infeuderebbero i loro particolari beni, posseduti in Tavagnasco, e quando
il Comune fosse in condizione di aver denaro,
cederebbero l'infeudazione loro in favore del Comune. Il Curato però pare che non abbia f a t t o
profferte specifiche in merito.
L'infeudazione avvenne quindi con t u t t e le
formalità e conseguenti privilegi ed immunità e,
quando la Comunità volle colpire di tasso gli
stàbili dei Franchini e del Curato, questi allegarono le esenzioni feudali. Quanto era corso nella
Vicinanza del marzo dell'anno 1552 nulla risult a v a per iscritto e, mancandovi un a t t o autentico,
i Franchini si coprivano colle loro franchigie. Ne
sorse pertanto la lite che durò per tre anni. Venne
poi t r a n s a t t a con a t t o 11 luglio 1667: il Curato
Franchino e nipoti cedono l'infeudazione al Comune sotto certe clausole, le quali si riducevano
di non esser molestati per il tasso di imposte per
i passati anni di infeudazione, e di pagare le somme
versate al fìsco per l'infeudazione stessa.
Patrimonio di preti.
Un curioso stato di patrimoni di sacerdoti di
Tavagnasco, redatto dal Console Bernardo Girodo,
rogato il 2 ottobre 1662 dal notaio Bartolomeo
Piasotto, ci enumera i vari sacerdoti di Tavagnasco,
col l'ammontare del loro patrimonio sacro, immune
da tasse e carichi, per un estimo di ducati 2433:
11 sacerd. rev. Curato Franchino ducati
16-2-7-0
17-2-2-0-0
ld. don Bernardo Franchino
24-9-2-1
P r e t e Giovenale Lasbianca .
7-0-10-2-0
Giov. Martino Girodo .
Giov. Martino Girodo Cu
6-2-1-1-0
r a t o di Donnaz .
! 1-0-4-2-6
„ Giov. Riva . • • •
9-1-7-3-5
Don Angelo Riva . .
11-0-4-2-6
P r e t e Giovanni Piasotto
4-2-6-0-6
P r e t e Giovanni Balla .
»
9-0-0-0-0
Capitolo della Cattedrale
I tassi ed imposti.
La Francia, t r i b o l a t a , sulla line del Cinquecento, dalle discordie politiche e religiose, colla
assunzione al trono di Enrico IV. dopo la sua
conversione al Cattolicismo (23 luglio 1593), trovava una via d'uscita dalla spaventosa anarchia,
in cui era caduta. Pacificati gli animi interni,
Enrico IV apri le t r a t t a t i v e con Filippo II di
Spagna e Cario Emanuele Duca di Savoia, e col
t r a t t a t o di Vervins 2 maggio 159S lece pace colla
Spagna e con quello di Lione, 17 gennaio 1601,
col Duca di Savoia.
Con questo t r a t t a t o venne riconosciuto a Carlo
Emanuele il possesso del Marchesato di Saluzzo,
occupato dalle truppe sabaude, durante le guerre
civili di Francia, ed a questa sottratto.
Ma dovette il Duca cedere alla Francia La
Bresse, Burgey e la Baronia di Gex e pagare
100 mila scudi.
L'annessione del Saluzzese ai domimi di Savoia
fu una conquista importante. I francesi, col possesso di una provincia italiana, nel cuore degli
stati del Duca, al di qua della barriera delle Alpi,
costituivano un pericolo continuo alla sicurezza
degli stati del Piemonte. La Francia con t u t t a
facilità poteva invadere gli stati del Duca di Savoia.
Il possesso del Marchesato di Saluzzo fu una
vantaggiosa conquista, ma aveva costato spese
ingenti e lunghi anni di guerre disastrose.
La C o m u n i t à di Tavagnasco, quantunque avesse
ottenuto nel 1595 il rescritto dalla Duchessa di
esenzioni di vari carichi di contributi bellici, pure
non tardò anch'essa sottostare a t u t t e le spese
ed imposti degli armamenti ed alloggi militari. Ma
vi erano altresì i concorsi nelle spése con altre
t e r r e della Castellata e segnatamente con Montestrutto.
Questa Comunità pretese maggiori contributi
nelle cellade e spese di cavalleria sostenute nel
quinquennio
1595-1600.
io
146
STORIA
T)I
TAVAGNASCO
La lite per i carichi e gli imposti.
La Comunità di Tavagnasco si rifiutò e ottenne
quanto erasi convenuto colla nota transazione del
1557 (*). I rapporti quindi delle due terre si facevano ogni giorno più tesi; i Consoli e Credenzieri
di Montestrutto, visto inutile ogni reclamo, diedero ordine ai campari della Comunità di sequestrare t u t t e le bestie e derrate degli uomini di
Tavagnasco, che transitassero per Montestrutto,
per recarsi al mercato d ' I v r e a .
11 primo sequestro fu di due vacche in danno
di Racchio Giacomo, il 12 gennaio 1600, e d u n a
asina al Signore di Lasbianca.
Il Racchio, non avendo soddisfazione del danno
patito, intentò lite alla Comunità di Montestrutto,
e con esso intervenne pure la Comunità di Tavagnasco in difesa dei suoi amministrati.
Il signor Alessandro Orengiano, dei Signori di
Romano, con sentenza 11 luglio 1600, Consigliere
e Senatore ordinario e Prefetto d ' I v r e a e del Canavese, stabiliva :
1° essere stato mal proceduto nel sequestro
delle due vacche del Racchio, per parte del Comune di Montestrutto, perchè per la transazione
del 15 luglio 1577, si doveva far precedere al sequestro le infruttuose notifiche delle taglie e dei
(*) Vedi pagina 130.
LA L I T E
PER
I CARICHI E
IMPOSTI
147
carichi da pagarsi; 2° dovere la Comunità e uomini di Tavagnasco concorrere nella quinta p a r t e
di t u t t e le spese e gli imposti e carichi presenti
e futuri, in qualsiasi modo e forma, sostenuti o
da sostenersi dalla Comunità di Montestrutto per
S. A. Ducale Serenissima, e per le spese ed interessi a carico della Comunità stessa, pel ritardato
pagamento, salvo le spese quali facessero i soldati
della Corte di S. A. o suoi cortigiani.
La Sentenza del Prefetto Orengiano aveva
esteso (interpretando ampiamente il contenuto
della transazione 1557) l'onere del contributo, facendo concorrere Tavagnasco in t u t t e le spese per
il governo ducale, mentre nella transazione erano
eccettuate le spese della cavalleria.
La Comunità si appellò ed il 10 dicembre 1601
il Tribunale ducale di Torino emanava u n ' a l t r a
Sentenza che accoglieva l'istanza di Tavagnasco,
e dichiarava che " la Comunità e uomini di Tavagnasco non erano tenuti a contribuire alla Comunità di Montestrutto nelle spese di cavalleria
e soldati da cavalli, ma solo nelle spese delli
soldati da piedi „.
Lieti della riportata vittoria, gli uomini di
Tavagnasco fecero istanza di esser completamente
esonerati da ogni quota di concorso in materia
di carichi ducali e spese di guerra, perchè più
nessun stabile essi possedevano in territorio di
Montestrutto. Ma, dagli atti originali prodotti,
risulta che l'onere di concorso non si fondava
sopra i beni allodiali, anticamente posseduti in
Montestrutto, ma piuttosto sul latto giuridico che
la Comunità e uomini di Tavagnasco, fin " dal
tempo antichissimo, ed anche al presente, sono della
dipendenza di giurisdizione alternata delle Castellate
dei Signori di Montestrutto e di Settimo
fittone,
possedenti di beni noverati nel diretto dominio dei
Signori stessi, e quindi sul dominio che essi avevano
sugli uomini stessi per certe prestazioni „. E siccome
fra i suddetti Signori di Settimo e Montestrutto
si erano ripartiti i beni in modo che per le due
parti delli cinque Consignori, aventi giurisdizione
su Tavagnasco (cioè Settimo Vittone, Montestrutto,
Castelletto di Cesnola, Ivrea e Quincinetto) dipendevano dal Castello di Montestrutto, così anche
per gli uomini, secondo questa divisione di giurisdizione alternata, venne f a t t a la liquidazione dell'obbligo di concorrere nella quarta p a r t e degli
oneri pel tasso, carichi verso il dominio ducale.
Solo dopo la presa, l a t t a dai francesi, della
città d ' I v r e a e dintorni nel 1555, la Comunità e
gli uomini di Tavagnasco elevarono eccezioni pel
concorso della quarta parte delle spese in parola,
con memoriale 20 giugno 1555, e la vertenza,
dòpo due anni, venne t r a n s a t t a coll'atto noto del
1557, riducendo il concorso ad una sola quinta
p a r t e dei carichi. Ma la transazione fu fatta, prò
bono pacis, e per evitare spese ; in linea di diritto
la Comunità e gli uomini di Tavagnasco, pel fatto
di sudditanza feudale, dovevano corrispondere il
quarto e non la quinta parte del tasso. 11 Senato
di Torino il 28 gennaio 1602 sentenziava in favore della Comunità e uomini di Montestrutto,
ed anche per il capo del concorso delle cellade,
la sentenza della Corte ducale dice : " Dichiariamo
che da esse non sono liberati quelli di Tavagnasco
per la transazione del 1557, ma esser tenuti a
concorrere colla Comunità di Montestrutto per
la quinta parte „.
Dagli atti e testimonianze, addotte in questo
processo, che si prolungò ancora tino al 1662, si
conosce che (gli imposti dei tassi e dei carichi per
la Serenissima dominazione del governo ducale
sabaudo), fin dall'anno in cui Monsignor Giacomo
De Francisco, in data 9 gennaio 1357, cedeva le
sue ragioni feudali sopra Settimo, Tavagnasco e
Montestrutto, ecc. al Conte Amedeo di Savoia, i
Consignori feudali, sopra Tavagnasco, avevano
ripartiti gli oneri delle cavalcate e gli imposti
e carichi per la dominazione ducale.
Per tale riparto Tavagnasco doveva concorrere una quarta parte degli oneri colla Comunità
e Signori di Montestrutto, la dodicesima parte con
Settimo Vittone, e lire due di imposta sul libro
fondiario colla città d'Ivrea, succeduta in giurisdizione feudale su Tavagnasco, in conseguenza delle
note controversie sorte t r a la città ed i vescovi
150
STORIA D I
TAVAGNASCO
pel possesso del Castello e feudo di Settimo, composte sotto il Vescovo Monsignor Oberto, come
si disse a pag. 22.
La sentenza del 28 .gennaio 1602, coll'inciso
dell'obbligo del concorso nelle cellade, sollevò
un'altra eccezione: nuove opposizioni sorsero dalla
Comunità di Tavagnasco, la quale pretendeva di
solo esser tenuta alle spese del vettovagliamento
dei fanti a piedi, e non per le spese del fieno e
paglia, entrando queste forniture nelle spese di
vettovagliamento dei soldati a cavallo, ne per le
cellade ed utensili. Così la lite veniva risollevata
e ritornava da capo.
Questa lite ci dà occasione di conoscere t u t t e
le truppe e le compagnie di soldati transitanti ed
alloggiati per un trentennio, vale a dire dal 1598 al
1628. Molte compagnie facevano altresì la quarantena, perchè sospette di peste, come nel movimento
di truppe del 1598 dalla Savoia nel Canavese.
Erano spese assai rilevanti, ed una nota descrittiva di tali carichi, presentata e liquidata il
28 gennaio 1602, p o r t a una spesa di 207 ducati, più
altri 408 per l'anno 1601, un totale di ducati 615.
Le loggiate, f a t t e per ordine del Prefetto Ferrerò e Castellano Avogadro nell'agosto 1598, port a n o per Tavagnasco un contributo di fiorini 89 e
grossi 9, ed, oltre questi oneri, si doveva altresì
concorrere nelle spese militari colla città d'Ivrea.
Ma avendo la Comunità e gli uomini di Tavagnasco
LA L I T E
TER
I
CARICHI E
IMPOSTI
151
dovuto sopportare gli aggravi delle loggiate nel
1600 delle compagnie di Don Ferrante Canalesino,
del Conte di Gattinara, del Barnabo di Barbo, del
Trivulzi, del Conte Amedeo di Savoia, questa rifiutò pagare il contributo alla città d'Ivrea, e così
si intavolò una nuova lite, che solo con sentenza
camerale del 20 novembre 1658 fu terminata.
I ricorsi di transazione.
Abbiamo detto che la lite dei tassi con Montes t r u t t o era ritornata, non ostante tre sentenze,
allo stato iniziale. Le due Comunità stabilirono
di prendere un'altra via. L'imposto del contributo
di Tavagnasco verso Montestrutto dipendeva dal
f a t t o che, già fin dal 1400, Tavagnasco teneva beni,
semoventi dal Castello di Montestrutto, e quindi,
fin ab antico, quando fu fissato il tasso per la
" ducalis Sabaudice dorninationis „ doveva concorrere nella quarta parte degli oneri, cioè scudi 10
e Montestrutto scudi 30 d'oro, e dopo la transazione del 1557 nella quinta parte, cioè scudi S.
Nel 1630 avvenne la separazione del registro,
ed il catasto, per Tavagnasco, fu compilato da
Giov. Battista e Gregorio Girodo, pubblicato il
2 dicembre 1631 nelle terre della Castellata ed
approvato con lettere ducali di Vittorio Amedeo I.
In conseguenza di questa separazione del catasto
ad ogni Comunità venne accollato il proprio tasso;
152
STORIA D I
TAVAGNASCO
Montestrutto, erroneamente, non venne esonerato
della quinta parte di tasso, dovuta a Tavagnasco
per gli oneri degli antichi beni semoventi del Castello; ciò manteneva in piedi i litigi.
Le due Comunità stesero allora ricorso alla Camera dei Conti, facendo presente la cosa e l'errore
corso. Il ricorso firmato da Pietro Peter, Console
di Montestrutto, e da Martino Girodo, Console di
Tavagnasco, ebbe buon esito; la Camera dei Conti
il 10 dicembre 1682 stabiliva che i tassi ducali
ogni Comunità se li avrebbe pagati direttamente,
indipendentemente dai diritti delle possessioni feudali, e quindi stabiliva che Tavagnasco pagherebbe:
scudi d'oro 33 e soldi 8 come terra della Castellata di Settimo Vittone ; scudi 8 e soldi 8 in concorrenza dell'antico sollievo della città d ' I v r e a ,
rappresentante gli antichi diritti ; scudi 8 in rappresentanza degli sgravi verso Montestrutto, in
totale scudi d'oro 49, soldi 13, più altri scudi 16
e soldi 11 per l'aumento del tasso, e così in t u t t o
scudi d'oro annui 66 e soldi 4. Montestrutto pagherebbe scudi 32, più T aumento di scudi 10 e
soldi 13, e così in t u t t o scudi 42 e soldi 13.
Vittorio Amedeo I , con suo decreto 15 dicembre 1632, approvava tale riparto.
La lite pare che dovesse esser finita, ma furono di nuovo sollevate eccezioni, e solo nel 1662
la questione dei tassi fu definita, accettando i tassi
del decreto ducale sopra citato.
GUERRE DEL MONFERRATO
153
Guerre del Monferrato.
Il 22 dicembre 1612 muore Francesco IV di
Gonzaga, marchese del Monferrato, senza prole
maschile. Carlo Emanuele occupò il Monferrato,
ma ebbe contraria la Spagna, la quale sostenne
i diritti di successione a Ferdinando di Gonzaga,
fratello del duca morto. Il Monferrato era già
s t a t o desiderato dai Savoia, quando si estinse nel
1533 il ramo dei Paleogi, colla morte dell'ultimo
marchese, Giovanni Giorgio. Il duca di Savoia,
Carlo il Buono, aveva lo stato alla mercè dei
francesi e spagnuoli, e dovette acconciarsi ed accettare la sentenza di Carlo V, che assegnava il
Monferrato ai Gonzaga.
Anche questa volta, morto il duca Francesco IV,
prevalse la Spagna; Carlo Emanuele fu costretto
accettare l'accordo di Milano ed abbandonare il
Monferrato.
Ma la guerra non tardò a scoppiare, poiché,
morto nel 1627 il duca Vincenzo II, senza prole,
questi chiamava in successione Carlo I di Nevers.
La Spagna allora si alleò col duca di Savoia, perchè vedeva un pericolo alla sua politica in Italia,
che un principe, imparentato colla Casa di Francia,
governasse il Monferrato.
Alessandro Manzoni, nei suoi Promessi Sposi,
accenna a questa guerra, e ricorda la calata dalla
Germania dei famosi Lanzichenecchi, di cui tanto
GUERRE DEL
paura aveva il buon Don Abbondio. Ma se le truppe
tedesche fecero in Valtellina e nel paese di Lucia
numerose depredazioni, in Piemonte le truppe
francesi, capitanate dal re Luigi XIII e dal famoso Cardinale Richelieu, non stettero certo colle
armi in mano. Quasi t u t t i i domini del Duca furono occupati.
Si conservano in Comune due fascicoli, in cui
son descritti t u t t i i comandanti e ufficiali coi loro
cavalli e uomini di servizio alloggiati e ripartiti
f r a le case di maggiorenti di Tavagnasco nel primo
semestre dell'anno 1626, e quelli alloggiati dal
giorno 13 giugno al 19 dicembre del 1630. Tali
loggiate venivano fatte e ripartite per ordine del
Console e della Credenza, alla quale spettava altresì di fare il riparto delle spese ed esigerle dai
particolari, versandole poscia a mani del Comandante della loggiata.
A titolo di cronaca accenno i comandanti che
in detti anni si sono succeduti negli accampamenti
ed alloggi in Tavagnasco.
Il 9 gennaio 1626 Compagnia del Conte di
Torrigny ; il Console Francesco Colmia, con assistenza dei Credenzieri Girodo Battista, Morello
Domenico, fa bandire la grida dell'ordine di loggiata, e riparte, a mezzo di grida, gli ufficiali ed
i cavalli fra le case dei notabili particolari.
Così in casa di Girodo Stefano, vi sono 8 cavalli, 3 soldati e 5 ufficiali per 12 giorni.
MONFERRATO
155
In casa di Girodo Stefano, 4 soldati, 8 sergenti,
10 cavalli per 19 giorni.
In casa di Balla Giovanni, 4 soldati, 9 sergenti, 11 cavalli per 1 6 giorni.
In casa di Bertino Pietro, 4 soldati, 9 ufficiali,
11 cavalli per 19 giorni, e così in altre case.
Nel marzo vi è l'accampamento del Conte di
Cercenasco colle solite ripartizioni dei soldati e
cavalli nelle varie case.
Nel maggio si trovano gli uomini della Compagnia dei corazzieri del Conte di Lincor che sostano fino al luglio 1626.
Nel 1628 vi è invece una loggiata di cavalleria
francese alle dipendenze del capitano Aumon Aginulfo ; ma pare che questi francesi fossero prigionieri perchè l'ordine di accamparli era venuto da
Torino il 23 giugno 1628 dal Conte Urbano di
Piossasco. Tale cavalleria doveva esser ripartita
fra tutti i paesi della Castellata di Settimo Vittone,
ed in Tavagnasco vi dovevano esser alloggiati
N. 10 cellade, ripartite nelle diverse case dal Console, il provvido Bernardo Balla.
Nel registro invece degli accampamenti dell'anno 1630, ordinati dal Conte di Yerrua, si trovano accampati le compagnie dei carabini o carabinieri e soldati a cavallo, sotto il comando del
Conte Carlo di Parella.
Il riparto degli ufficiali e uomini coi cavalli
viene fatto dai Consoli nelle varie case, ma per
15()
STORIA D I
TAVAGNASCO
ogni particolare e stabilito il giorno dell'alloggio,
la sua durata, la spesa in denaro e gli utensili
da fornirsi in uso.
Così Girodo Pietro paga ducati 30 per t r e
giorni, per la spesa del maresciallo ; ducati 90 per
i cinque soldati di servizio; ducati 72 per fieno
e biada ai 4 cavalli; ducati 18 per una mula e
per desinare dato ad altri soldati e sergenti ducati 9 ; sua taglia completa ducati 219. Franchino
Antonio per un soldato, un sergente e cavallo
ducati 31 per un giorno e mezzo. Al signor Prospero Lasbianca per un soldato, un cavallo ed un
ufficiale per 6 giorni ducati 52.
Dai registri suaccennati si conoscono gli aggravi sofferti da queste popolazioni per le guerre
del Monferrato. Ma altre imposte venivano addossate ai Comuni.
I mutui della Comunità.
Le guerre, anziché terminare, si inasprivano,
e le terre del Ducato sabaudo venivano ogni giorno
aggravate di oneri finanziari.
La Comunità, non avendo mezzi per far fronte
ai carichi ducali, ricorre al mutuo. Vi era in quei
tempi, grazie alle immunità feudali, categorie di
persone, che, in mezzo a t a n t a penuria di denaro
e ad infinite richieste di contributi per sollevare
il fisco, essi se ne restavan indisturbati, e nessuna
I MUTUI DELLA
COMUNITÀ
157
molestia, nessuna imposta versavano per queste
bisogne pubbliche. Erano i pescecani di quei tempi,
i quali, oltre non soffrire gli aggravi della guerra,
fornivano a mutuo i loro ducati e scudi d'oro, con
un tasso più o meno legale.
Il primo mutuo contratto dalla Comunità e
uomini di Tavagnasco, per fronteggiare i carichi
di guerra, e gli imposti degli alloggi militari, fu
quello del rogito Tinivella 16 giugno 1611. Con
tale atto si mutuavano mille scudi d'oro dal signor
Pietro Giacomo Mastallone, segretario ducale in
Torino, con formazione di un censo annuo di
fiorini 720, valuta in scudi 80 da fiorini 9 l'uno,
pagabile ogni sei mesi. La somma mutuata era
assicurata con ipoteca sul forno e sul molino.
Con Vicinanza 9 febbraio 1622 si autorizzava
il Console a fare un nuovo mutuo con i monaci
di S. Agostino d ' I v r e a di scudi 700, per poter
pagare il censo Mastallone ed altri aggravi. Con
rogito Bochis 12 febbraio 1622, il mutuo è cont r a t t o e padre Giovanni Angelo Balla, da Tavagnasco, Priore del Convento, versa alla Comunità
scudi 700, di fiorini 9 caduno in moneta di 79
doppie d'Italia, fiorini 47 e doppie di Spagna 33
e mezza di fiorini 48 l'una. Il mutuo veniva assicurato con ipoteca sui gerbidi dei Campassi, ed il
pagamento del censo era a semestri in scudi 49
di 9 fiorini l'uno, netto da ogni carico ducale.
La Vicinanza del 1° maggio 1623 autorizza il
li A P E S T E
Console ad estinguere il mutuo col sig. Pietro
Mastallone, valendosi del denaro mutuato dagli
Agostiniani d ' I v r e a ; ma questo non era più t u t t o
disponibile, ed allora con a t t o 1° maggio 1628,
rogato Martino Girodo, la Comunità vende a Morello Giovanni e Perotto Domenico con diritto di
riscatto due giornate del gerbido del Gorì, ed un
quarto della pezza dei Campassi o Piani in montagna coi pescaggi. La liquidazione del credito
Mastallone viene solo saldata il 24 dicembre 1624,
col pagamento di ben 1768 fiorini di solo interesse a r r e t r a t o .
Con atto 14 aprile 1626 rog. Bochis, la Vicinanza dei Capi famiglia vende a Giorgio Villa tre
giornate di terreno al gerbido Gorì per 102 scudi
d'oro e sei fiorini, e così si saldano t u t t e le pendenze col Mastallone e altre spese di urgenza per
la Comunità.
Il denaro mutuato dai Padri di S. Agostino
d ' I v r e a viene restituito in due volte; una con a t t o
14 febbraio 1628, l'altra con a t t o 12 febbraio 1629,
entrambi rogati da Gregorio Girodo. La Comunità
aveva così assestati t u t t i i suoi debiti, mitigato
le imposte ai suoi amministrati, ma aveva dovuto
vendere quasi t u t t o il" gerbido del Gorì, e parte
della proprietà ai Campassi o Piani. Senonchè
proprio quando sembravano le cose volgersi in
meglio, ecco che scoppia un'altra volta la peete.
159
La peste.
È la famosa peste del 1630 che tanto desolò
il Piemonte e la Lombardia, di cui Alessandro
Manzoni fece un pietoso quadro, descrivendo scene
commoventi e desolanti.
L'epidemia non fece cessare la guerra, che
continuò più feroce, aumentando così la miseria.
11 duca Carlo Emanuele, che con tanto ardore
aveva combattuto per l'annessione ai suoi domimi
del Monferrato, vi moriva il 26 luglio 1630, senza
veder compiuto il sogno da lui e dai suoi antenati
t a n t o tempo vagheggiato.
A lui successe Vittorio Amedeo I, suo figlio,
cognato del re di Francia pel matrimonio con
Cristina, figlia di Enrico IV, più nota col nome
di Madama Reale.
Nel 1631 la Francia fa la pace col Duca di
Savoia, e col t r a t t a t o di Cherasco, Trino ed Alba,
con 82 terre del Monferrato, vengono in possesso
di Vittorio Amedeo I, ma egli deve cedere alla
Francia Pinerolo ed accettare l'alleanza con questa. Così il Piemonte potè finalmente avere un
po' di tregua.
Anche Tavagnasco sofferse terribilmente la
la peste nel 1630; la tradizione vuole che infierisse più furiosa di quella del 1585. Un rescritto
del magistrato di Sanità di S. A. Ducale, visto il
rapporto del dottor Bartolomeo Bailetti, sullo
LA GUERRA
stato di sanità di Tavagnasco, il. 12 settembre
1631 " dichiara libero ed immune di contagio
pestifero la t e r r a di Tavagnasco, ed accorda piena
libertà ai suoi abitanti di riprendere i loro commerci e traffici in qualsiasi città e terra, purché
sane ed immune, in t u t t o il dominio delh stati
di Sua Altezza Serenissima, mediante però la presentazione della bolletta di sanità, sia per loro,
che pel loro bestiame, sotto pena di cinquecento
scuti d'oro in Comune e cento in particolare applicabili dall'Ufficio di sanità a chi trafficherà
senza munirsi di tale bolletta di sanità „.
La peste adunque non era ancor cessata; la
rigidezza di queste prescrizioni comprovano che
nel 1631 il morbo ancora desolava le terre del
Piemonte.
La guerra civile in Piemonte
Dopo la pace di Cherasco le guerre continuarono" il duca Vittorio Amedeo I, s t r e t t a l'alleanza
colla' Francia, combatteva contro la Spagna e vi
morì addì 8 ottobre 1637. Di lui restavano alcune
figlie e due figli, Francesco Giacinto e Carlo Emanuele, dei quali il primo aveva cinque anni e t r e
l'altro Era usanza nella Casa di Savoia che, durante la minorità dei duchi, la reggenza spettasse
non solo alla madre, ma anche ai primi parenti
maschi. Appena morto il duca Vittorio Amedeo I,
CIVILE IN
PIEMONTE
161
il fratello di lui, Cardinale Maurizio, partì da Roma
per venire in Piemonte ad assistere la cognata
nella reggenza.
Ma questa, che era Cristina di Francia, più nota
col nome di Madama Reale, sorella di Luigi XIII,
re di Francia, si oppose dichiarando che, per volontà del defunto Duca, a lei sola spettava. Il
Cardinale Maurizio, di fronte alla volontà del fratello defunto, si acquetò; ma quando l'anno seguente morì il piccolo duca Francesco Giacinto,
le cose mutarono, e, non potendo più la Duchessa
allegare la volontà del marito defunto per la
minorità del secondogenito Carlo Emanuele, il
Cardinale ed il fratello Tommaso, principe di Carignano, assunsero la reggenza.
Si oppose la Duchessa, sostenuta dalla Francia,
ma i due Principi, favoriti dalle popolazioni, ent r a r o n o in Piemonte ed occuparono Ivrea, Biella,
Torino, mentre Madama Reale ed i franeesi ritennero le altre città e terre. La guerra civile era
scoppiata; durò per breve tempo, poiché, il 29
aprile 1640, Torino fu occupata dal Conte d ' H a r court, ed il principe Tommaso scampò dalle mani
del Cardinale Richelieu, per pura generosità del
Conte. Il di lui fratello, Cardinale Maurizio, com i n c i ò t r a t t a r e colla cognata e nel 1642 venne f a t t a
la pace ; fu concordato che il Cardinale Maurizio
governerebbe Nizza, il principe Tommaso Ivrea e
Biella, e Madama Reale Torino col restante del
u
STORIA
DI
TAVAGNASCO
ducato. Con essa firmerebbero, nel tempo della
minorità del Duca, gli atti più importanti.
Durante questa guerra civile Tavagnasco dovette concorrere con denaro e vettovagliamento.
Si conserva un ordine del Cardinale Maurizio del
6 luglio 1041, che si intima di consegnare, entro
15 giorni, sacchi duecento tredici di grano di
emine cinque l'uno, da pagarsi in Ivrea nelle mani
del ricevitore della provincia.
Come funzionasse il reclutamento.
È noto che il duca Emanuele Filiberto si fosse
formato un esercito proprio colle genti del suo
ducato. L'istruzione militare veniva f a t t a sulle
piazze dei capoluoghi la domenica, dopo la Messa,
e t u t t a la milizia, composta di 8 colonnelli, radunavasi in mostra a Pentecoste ed a S. Martino.
Ogni paese ed ogni t e r r a mandava un certo
numero di soldati.
Nel 1622, ai 25 di febbraio, il conte Manfredo
d'Agliè fa una levata di soldati in Tavagnasco e
manda trovarsi f r a otto giorni equipaggiati di
armi n. 17 uomini. L'equipaggiamento per cadun
uomo, descritto nell'ordine di chiamata, consisteva
" in corsaletti al petto e schiena, bracciali, manufole, mezzo cossale, e morrione ossia borgognotta,
i moschetti e le bandoliere di corame negro, stampati d ' a r g e n t o , li archibugi inferriati da guerra
COME F U N Z I O N A S S E
IL RECLUTAMENTO
163
con le loro fiasche e fiocchi di color d'argento,
ed il tutto ben pulito per dar mostra al nimico
e avviso „. " In caso di mancanza di presentazione
il Comando darà la multa di scudi venticinque di
oro oltre le altre pene arbitrarie „.
In u n ' a l t r a nota sono, nel 1626, reclutati
quattordici uomini, e sono tassati 56 altri proprietari di scudi d'oro uno caduno, eccetto Bertolosio Battista, Girodo Pietro e Giov. Battista
Girodo che ne pagano due per equipaggiare i
soldati chiamati.
Altra levata d'uomini viene f a t t a nel 1641, il 6
di ottobre, per difendere la Valle d'Aosta.
Dalle chiamate vi erano le esenzioni, così Franchino Domenico, Sala Bernardino, Filippono Giacomo, Antonio Polo e Giov. Franchino, Credenzieri,
ricorrono al Conte, Comandante le truppe d'Ivrea,
per essere esentati di partire per la difesa di Chivasso nel 1638 " perchè il loro carico di consiglieri e l'ufficio quotidiano non permettono di
allontanarsi dal paese, e quindi secondo gli ordini
reali di Sua Altezza Ducale li rendono immuni da
servizio militare „.
Il Comandante con rescritto 6 settembre 1638
riconosce questo loro privilegio e li esenta dalla
chiamata.
Oltre alla fornitura delle armi vi era pure il
vettovagliamento in grano, foraggio e denaro. Nel
1630, cotizzata di 22 sacchi di grano, la Comunità
COME F U N Z I O N A S S E
fa istanza di venir solo tenuta alla fornitura di 12
sacchi, come pel passato, ed esonerare dal contributo le persone povere. La requisizione della gran a r i a veniva f a t t a in proporzione delle bocche
di soldati che si accampavano nelle t e r r e della
Castellata, e cioè ogni sacco di grano, di emine 5
l'uno, era sufficiente per 95 bocche; quindi t a n t i
sacchi quanti erano i gruppi di soldati attendati,
ripartiti in 95 uomini per gruppo (Decreto del
Consiglio di guerra in Vercelli a Tavagnasco nel
9 settembre 1636).
In quest'anno la Comunità ricorse al Consiglio
di guerra per avere almeno per quindici giorni
l'esonero dai servizi di guerra per t u t t i i capi di
casa rimasti in paese, e sospendere, pagando al
fisco 5 lire, l'onere ad ognuno di provvedersi un
moschetto, come pure di soprassedere a quindici
giorni il pagamento di lire 250 per poter ripartire detta somma fra i capi famiglia.
Ma il Consiglio di guerra il 28 luglio 1636
ordinava ai capi famiglia, rimasti in Tavagnasco,
di prestarsi ai servigi di guerra pel trasporto del
vettovagliamento ad Ivrea (esonerati solo il Console ed i Credenzieri), e provvedersi il moschetto;
quanto al pagamento delle L. 250 il Console le
versasse e si rifondesse coi capi famiglia, non molestando però quelle persone che erano immuni
ed esonerati dai pagamenti, come da n o t a rimessa
(30 luglio 1636).
IL
RECLUTAMENTO
165
In mezzo a queste strettezze, mentre la Comunità faceva sforzi inauditi per sopperire le spese di
guerra, vigilava altresì alla tutela del suo patrimonio e delle sue immunità.
Così otteneva un rescritto ducale di Vittorio
Amedeo I del 12 dicembre 1636, col quale si inibiva ai paesi vicini di tenere navi sul fiume Dora
per transitare persone e robe a Settimo Vittone,
Montestrutto od altrove, e puniva con pena di
cento marche d'argento chiunque avesse molestato
il Comune di Tavagnasco dal possesso di derivare
acqua per le bialere del molino.
È la prima volta che compare nei rescritti
ducali il titolo di Re di Cipro, al Duca di Savoia.
Più tardi, e cioè con rescritto ducale di Carlo
Emanuele II, il 7 gennaio 1552, il Comune otteneva che il molino e la sua roggia fossero presi
sotto la regia protezione.
È saputo che i Savoia ereditarono il titolo
Reale di Cipro e di Gerusalemme, e sempre lo
conservarono gelosamente fino alla proclamazione
del Regno d ' I t a l i a avvenuta nel 1861.
In conseguenza di questa onorificenza regia i
Duchi Sabaudi fregiarono i loro stemmi della corona reale, ed i Principi di loro Casa vennero
salutati Altezze Reali.
Quando Papa Urbano VIII con decreto concistoriale assegnava ai Cardinali il titolo di Eminenza Reverendissima, alla Corte dei Duchi di
DENUNCIA
Savoia si fece gran rumore. Il Cardinal Maurizio,
figlio di Carlo Emanuele I, sorse a protestare
contro il decreto ; egli pretendeva di poter ritenere il titolo di Altezza Reale, che, quale figlio
del Duca Sabaudo, pretendente Re di Cipro e di
Gerusalemme, gli spettava. La questione si fece
molto grossa, e fra la Curia di Roma e la Corte
di Torino si minacciò una r o t t u r a diplomatica per
questo affare, ma la Santa Sede finalmente acconsentì di accordare al Cardinal Maurizio di Savoia,
oltre al titolo di Eminenza, anche quello di Altezza Reale, e così si terminò l'incidente.
Denuncia del vino.
In questo periodo vi è pure un ordine di denuncia del vino, ed i capi di casa, convocati in
pubblica Vicinanza dal Console e Credenzieri il
17 gennaio 1634, ascoltano la pubblicazione dell'ordine di S. A. f a t t a a grandi grida dal camparo
P e r o t t o Domenico di denunciare il vino. La denuncia veniva ricevuta dal notaio, segretario del
Tribunale del Podestà, Girodo Gregorio, che col
seguito del Tribunale e dei Consoli passò di casa
in casa e visitò le cantine, descrivendo per ogni
cantina il numero delle botti, la loro lunghezza
e capacità e vino contenuto. Questo curioso a t t o
di consegna del vino occupa 12 fogli di scritto,
pari a 24 pagine, e sono descritte ben 1 69 botti
DEI.
VINO
167
di varie dimensioni, ripartite in 69 grotte o cantine. La denuncia del vino era per la gabella; è
proprio il caso di ripetere colla Scrittura Sacra,
che nulla di nuovo vi è sotto il sole; già anche
allora vi era la tassa del vino, come la è applicata ai nostri giorni.
IL TRIBUNALE
CAPO XIII.
IL T R I B U N A L E DEL P O D E S T À
- LE LITI
PER
S E G R E T E R I A DEL T R I B U N A L E - LA LITE
LA
NEL
1 6 0 7 - LA LITE DEL 1 6 6 2 - IL C O L L E G I O DEI
N O T A I E S A C E R D O T I - M A T T I A LASBIANCA LA L E G G E N D A
DI
PROSPERO
LASBIANCA
-
I BALLA - LA LITE DEL P A T R O N A T O DELLA
CHIESA - IL D E L I B E R A T O
DEL D I R I T T O
DI
SULLA
PATRONATO
ROCCHIA - INTIMAZIONE
RINUNCIA
SULLA
DELLA
PAR-
SENTENZA
P A P A L E E SUA E S E C U Z I O N E - A T T O DI P E R MESSO
DI R I P O S I Z I O N E
DEL B A N C O
CHIESA P A R R O C C H I A L E - LITE PER
E
NELLA
CACCIA
PESCA.
Il Tribunale del Podestà.
Abbiamo accennato che per privilegio statutario, fin dal 1291, Tavagnasco aveva un Tribunale proprio, chiamato la Podesteria. Sede del
Tribunale era Tavagnasco, e, secondo il costume
romano, le cause venivano t r a t t a t e all'aperto, sulla
piazza pubblica, avanti la Chiesa Parrocchiale,
sotto il cui portico eravi il seggio del Podestà.
Il Podestà, giudice ordinario per t u t t e le cause,
t a n t o civili che criminali, era nominato annual-
DEL
PODESTÀ
1<>9
mente, secondo l'alternativa, dai Conti di Settimo
ed altri Consignori aventi giurisdizione civile sopra
Tavagnasco.
Anteriormente al 1600 non vi esistono registri
nè ruoli di cause ; vi sono bensì numerosi a t t i di
cause, t a n t o civili che criminali, t r a t t a t e e definite
con regolari sentenze. La procedura, nelle civili,
veniva iniziata con la presentazione al Podestà
di un libello querelatorio fatto direttamente dall ' a t t o r e o da un suo procuratore. 11 libello esponeva l'oggetto della domanda e la sommaria produzione delle prove e chiedeva giustizia.
Il Podestà mandava alla parte avversaria la
notifica citatoria, e così, a base di memoriali e
contro memoriali, si discuteva la causa nelle settimanali sedute pubbliche sulla piazza e poi il Podestà pronunciava la sentenza.
11 Tribunale aveva un segretario, nominato
sempre dalla Comunità: soventi da questa veniva
incaricato a ricevere a suo nome il giuramento
del Podestà stesso.
Vi erano i giusdicenti od avvocati patrocinatori di cause sì civili che penali; il Procuratore
fiscale ed il Clavario per l'esazione delle multe
e l'esecuzione degli atti coercitivi fiscali.
Molte sono le cause agitate nanti questo Tribunale, ed i registri esistenti nell'Archivio Comunale contengono infinità di atti con sequestri di
mobili e subasta in odio a vari particolari locali.
11 Capitolo 3° degli Statuti descrive minutamente la procedura nelle cause civili per azioni in
materia di danno sofferto, o come aventi diritto
di essere soddisfatti per lavori o mutuazioni di
opere o denaro.
" 11 convenuto se non si presenta, dopo due
citazioni, verrà condannato ad una multa di 12
denari; e dopo una terza ed ultima citazione, persistendo la contumacia, il Podestà manderà il Console od altro in casa del contumace e si procederà
al sequestro dei beni mobili per quel valore di
cui all'oggetto della causa.
" 11 sequestro deve avvenire con t u t t e quelle
formalità di detto Capìtolo, e cioè previa domanda
del creditore, il giuramento e la valorizzazione dei
beni sequestrandi f a t t a avanti due testi giurati.
Il sequestro r i m a r r à fino al pagamento o soddisfazione della domanda del creditore.
" 11 condannato in contumacia per 15 giorni
avrà facoltà di riscattare il sequestro; per t u t t o
il tempo che questo rimarrà, le spese di conservazione delle cose sequestrate sono a carico dell'attore, con diritto di rivalsa. Passati i 15 giorni,
con ordine del Podestà, il creditore può vendere
la cosa sequestrata. Se non vi sono beni mobili
in casa del debitore, si sequestrano i f r u t t i pendenti dalle t e r r e o da quelle da lui condotte e
possedute nei fini di Tavagnasco „.
Le liti per la Segreteria del Tribunale.
Il Segretario del Tribunale doveva stendere
le sentenze emanate dal Podestà, ma in Camera
di Consiglio, dirò così, era il consulente giuridico
che trascinava il Podestà a sentenziare secondo
giustizia e formule statutarie del Comune.
La formalità delle procedure e la loro andata
in conclusione era regolata dal Segretario, quindi
l'importanza della carica.
Gli Statuti riservavano al Comune il diritto
di eleggere il Segretario della Podesteria, e tale
privilegio era per la Comunità una garanzia, che
il Podestà, nominato dal Conte, amministrerebbe
la giustizia secondo le libertà comunali, salvaguardando le immunità e libertà conquistate.
Non meraviglia se i Conti di Settimo Yittone,
quali Signori capi della Castellata, da cui Tavagnasco dipendeva, tentarono a più riprese di privare la Comunità del diritto di nomina del Segretario.
La prima lite della Segreteria di Curia venne
intentata nel 1554, quando i francesi occuparono
la Castellata di Settimo Yittone.
Fu allora che i Signori di Settimo vollero
rifarsi della perdita subita, durante il ducato di
Carlo III, nella lite dell'osservanza degli Statuti.
Gli atti di lite ci riportano le testimoniali originali dei giuramenti dei Podestà dal 1 524 al 1554,
ed in essi vien descritto minutamente lo sfarzoso
cerimoniale del giuramento e immissione di possesso del Podestà nelle sue funzioni di giudice.
All'apertura dell'anno giudiziario, questi, seguito
dal Clavario, si presentava sulla piazza di Tavagnasco. Là lo attendeva il Console del Comune,
attorniato dalla Credenza; grande folla si trovava
sulla piazza, chiamata dal suono della grossa camp a n a , e dalle grida del camparo comunale, che
girava per le vie acclamando e notificando ai capi
famiglia il giuramento del signor Podestà. Sopra
un tavolo, avanti allo scranno del Podestà, erano
aperti i rotoli degli Statuti comunali, colle lettere
ducali, bolle di approvazione ed i vangeli. Il Podestà, lattosi largo fra la folla, si presentava al
Console ed alla Credenza ed esibiva l'atto suo di
nomina, che veniva letto ad alta voce dal Segretario della Comunità. Ciò f a t t o il Console invitavalo a prestare nelle sue mani giuramento " de
observando Statuta et bonas consuetudines eiusdem
loci „, di osservare gli Statuti e t u t t e le buone
consuetudini del luogo, disimpegnando l'ufficio di
Podestà con giustizia e fedeltà.
F a t t o il giuramento gli si presentava dal Console il Segretario del Tribunale, che giurava nelle
mani del Podestà. Questi immesso in funzione
delle sue mansioni, assisteva dallo scanno Podestario, fìsso sotto il portico della Chiesa, alla rog a t o n e dell'atto di giuramento che, letto e firmato
dal Segretario, veniva rimesso al Console. Il Podestà apriva quindi il ruolo delle cause e rendeva
giustizia.
Contro questa secolare procedura il Podestà
sig. Oddonino di Tamagno si oppose. Entrato in
Tavagnasco il giorno 8 gennaio 1555, si presenta
al Console e, prestato giuramento, rifiuta di accettare, quale Segretario, quello nominato dalla
Comunità. Il Console protesta, ma il Podestà tien
fermo ed inizia le cause, assumendosi un segretario di sua fiducia. La Credenza allora stende
ricorso al Re Enrico 11, suffragandolo con l'esibizione delle copie di giuramento dei Podestà e
Segretari dall'anno 1521 al 1554.
Il re Enrico II di Francia, si era sotto il dominio francese, con rescritto reale 2 aprile 1555,
d a t a t o da Torino, ordinava senz'altro ai Conti di
Settimo, ed al Podestà, da loro nominati, di accettare, sotto pena di 25 marche d'argento, in
ogni atto giudiziario, il Segretario presentato dalla
Comunità di Tavagnasco, fino a sentenza della
lite pendente. Questa venne t r a t t a t a dal causidico
Alberto Andrea, cittadino di I v r e a ; e dopo un
anno di lunghe comparse ed interrogazioni di 28
testi, fu sentenziato riconoscendo il buon diritto
al Comune.
LA L I T E
La lite del 1607.
1 Conti di Settimo, n e l l ' a l t e r n a t i v a della loro
giurisdizione, t e n t a r o n o sempre di esimersi dall'osservanza degli S t a t u t i . Nel 1607 il conte Cristoforo de Enrico dei Signori di Settimo, pretese di
esercitare le attribuzioni di Podestà senza curarsi
del giuramento consolare. Si oppose la Comunità
e la causa per direttissima venne subito t e r m i n a t a
dal signor Alessandro Orengiano, dei Signori di
Romano, p r e f e t t o d ' I v r e a e del Canavese, con sentenza 23 giugno 1607.
La sentenza dice: " Pronunciamo esser s t a t o
mal proceduto per d e t t o signor Giov. Cristoforo
nel c o m a n d a m e n t o lasciato per lui contra gli uomini di d e t t o luogo di doverli giurari come puodestà di Tavagnasco per l ' a l t e r n a t i v a di sua giurisdizione la sequella a v a n t i che esso avesse giurato
l'osservanza delli S t a t u t t i et buone consuetudini
di esso luogo di Tavagnasco e facendo sopra questo
giustizia alle detti parti. Diciamo esso sig. Gio.
Cristoforo esser t e n u t o giurare e far giurare per
p r o c u r a t o r legittimo nelle mani dil Consule di
Tavagnasco o dil Segretaro qual per d e t t a Comm u n i t à sarà elletto d'osservuare alla d i t t a Comun i t à et huomini luoro s t a t u t t i e buone consuetudini
e questo s o t t o pena di nullità di ogni a t t o qual
v e r r à fare in contrario. Dechiarandu la dittione
seu posta per queste f a t t o in detti S t a t u t t i n o n
DEL
175
1607
esser p r o p r i a m e n t e a l t e r n a t i v a ma i m p o r t a r e ordine et a u g m e n t o di obbligare detti Signori di
d o v e r e giurare l'osservanza d'essi Statuti nelle
m a n i dil Consule salvo che la Comunità elegga
secretaro a ricevere le prestazione di detto giuram e n t o compensando le spese sportule in scuti
t r e d'oro.
Alessandro Orengiano, Senator e P r e f e t t o „.
La lite del 1662.
Il conte Fabrizio' Giov. P i e t r o di Settimo fu
l'ultimo del suo casato che t e n t ò disperatamente
la prova della rivendicazione del suo dominio
autocratico su Tavagnasco.
Gli Statuti concedevano al Conte di poter nei
r e a t i di sangue t r a d u r r e al castello, e tenere nelle
proprie carceri, i delinquenti di Tavagnasco. Egli
volle quindi fare le istruttorie per tali reati nel
castello stesso, ed escludere dal processo il segret a r i o del Tribunale di Tavagnasco.
Sorse subito l'opposizione del Comune, ma
il Conte si fece forte del disposto dell'articolo 58,
ampliando la concessione descritta in esso articolo, e s f r u t t a n d o la benigna condiscendenza che
t a n t i particolari di Tavagnasco, rei di r e a t i criminali, si erano p o r t a t i al castello di Settimo
per il loro processo.
Ma il Capitolo 58 era chiaro
a
per qualsivoglia
causa civile o criminale, commessa o da commettersi, nessuno poteva esser giudicato fuori dai fini
di Tavagnasco, ne esser t r a d o t t o arrestato fuori
del territorio, salvo per i casi gravi di pena di
sangue e di morte „. Il Comune non poteva quindi
transigere e non a m m e t t e v a affatto che il Conte
o suo Giusdicente e Podestà estendesse più oltre
del concesso in questa materia. La lite venne agit a t a nauti il Senato, ed il Conte chiamò a raccolta
t u t t i i suoi Vassalli e portò al processo un volume
di testimonianze di persone influenti da t u t t i i
paesi della Castellata. Sono preti, sono i parroci
di vari paesi, sono i maggiorenti di Settimo, Mont e s t r u t t o , Quincinetto, Nomaglio e Borgofranco
che t u t t i concordi attestano di aver veduto ed
assistito a cause criminali di gente di Tavagnasco,
arrestati e giudicati nel castello di Settimo.
La Comunità da parte sua replica con altre
prove e testimonianze, ma più di t u t t o con estratti
di processi criminali, t r a t t a t i in Tavagnasco fin
dal 1580.
'
^
Con sentenza del 24 ottobre 1662 il Senato
manteneva il Conte nel possesso o quasi possesso
di eleggere il Luogotenente o Tribunale, t a n t o del
luogo che dei forestieri, a suo beneplacito, mentre
però elegga un giorno certo giuridico della settimana, nel quale o il Podestà o il suddetto Conte
saranno tenuti giudicare nel luogo di Tavagnasco
per li bisogni dei particolari d'essa Comunità.
Pilone alpestre via S. Maddalena.
(G. Accotto)
(pag. 218)
LA L I T E
DEL
1662
177
Nel riguardante la causa in parola dichiariamo
la medesima nel possesso o quasi di eleggere del Tribunale il Segretario.
La sentenza veniva impugnata dal Conte, e per
altri quattro anni si agitò la causa. Il 16 dicembre
1666 il conte Fabrizio otteneva una sentenza che
gli riconosceva il quasi possesso di eleggersi nelle
cause criminali il Segretario, ma la sentenza fu ñeramente contrastata dalla Comunità, e la lite si
prolungò ancora per anni. Mancandovi gli atti non
risulta come sia stata definita la causa, ma dal
libro delle cause criminali, esistente in Comune,
consta che il Conte di Settimo sempre ha t r a t t a t o
in Tavagnasco le cause criminali, ai sensi dei Capitoli statutari, eccettuati gli estremi dei delitti di
sangue e di morte. Ciò comprova che la Comunità
ottenne il rispetto delle sue immunità e libertà.
Le competenze del Tribunale, che in antico
erano estesissime, vennero poi limitate. Esularono
dalla sua competenza le cause dei delitti di lesa
Maestà o di sicurezza dello Stato, e t u t t e quelle
azioni che interessassero il fisco erariale e le leggi
ducali. Nel 1700 furono limitate a questo Tribunale le cause puramente civili, ed allora la Segreteria del Tribunale venne appaltata di triennio in
triennio dal Comune al miglior offerente, come si
dirà più avanti.
COLLEGIO
Il Collegio dei Notai e Sacerdoti.
Le immunità e i privilegi degli Statuti monopolizzavano n e l l ' E n t e Comune uffici e cariche di
importanza sociale. Più tardi la Comunità costituì
il Corpo religioso della Parrocchia ed ottenne il
Padronato. Il Tribunale del Podestà, la Comunità
e la Parrocchia avevano i loro funzionari, i loro
capi e questi di nomina Comunale.
Sorse quindi, fin dai primi secoli di vita Comunale, un collegio di notai, segretari ed avvocati
e più tardi, quando fu e r e t t a la Parrocchia, una
corporazione di sacerdoti.
Dato lo spirito campanilistico dei tempi e per
un sentimento di protezionismo non disgiunto da
idee autonomistiche, per secoli e secoli Tavagnasco scelse sempre i suoi funzionari ed impiegati da questi corpi di intellettuali, ed i parroci
dai sacerdoti locali.
La famiglia dei Lasbianca primeggiò e le antiche pergamene del trecento e quattrocento registrano i nomi e portano impresse le sigle dei
notai ed avvocati di questa illustre famiglia, benemerita nell'erezione della Parrocchia.
La celebrità di questa famiglia culminò nel
nome di Mattia Lasbianca, primo segretario,
membro del Reale Consiglio di Carlo Emanuele,
ed in vari illustri sacerdoti ed avvocati che occuparono p r e l a t u r e nella Metropoli Torinese.
D E I NOTAI E SACERDOTI
179
Vengono nel Cinquecento i Vercellotto, i Piasotto, i Violetta, i Francesio ed i Girodo, notai,
segretari e sacerdoti arbitri e difensori nelle lotte
locali per la roggia del molino e le contese con
Montestrutto ed i vassalli di Settimo. Seguono
nel seicento e settecento i Franchino ed i Balla
che monopolizzarono nelle loro mani per quasi
un secolo la vita civile e religiosa di Tavagnasco,
ponendo alla direzione della parrocchia tre curati
successivi con cappellani al Gesù tutti della casa
Balla, e t e r m i n a , nell'Ottocento, la sequela dei
funzionari ed impiegati nella famiglia dei Morello,
che nel periodo burrascoso della rivoluzione sono
gli esponenti delle idee di libertà ed i paladini
della rivoluzione.
Colla morte degli avvocati e notai Morello
quest'ondata di intellettualismo è arenata e la
fiamma di uomini intellettuali e studiosi è spenta,
ma il popolo di Tavagnasco così attivo e laborioso, studiando la storia del suo passato, riprenderà le nobili tradizioni, in questo campo, dei
suoi padri.
11 faro di luce che sempre illuminò questa terra
nella sua millenaria vita civile e religiosa, fino
ad assurgere nei Lasbianca e nei Balla alle prime
cariche dello Stato, del Foro e delle Prelature
ecclesiastiche, ritornerà a brillare facendo rivivere
in nuove energie le nobili tradizioni degli avi.
Mattia Lasbianca.
Nel secolo xvi la coltura del Mattia Lasbianca
era risalita a grande rinomanza, e, da notaio collegiate, passò segretario alla prefettura di Fossano
e quindi alla carica di primo segretario del Senato
Ducale di Torino.
Questa carica seppe disirapegnare con grande
abilità da meritarsi particolare attenzione del Duca
Emanuele Filiberto e di Carlo Emanuele, che nel
1582 lo inviò castellano a Settimo Torinese, carica da lui coperta fino al 1584.
Ma in quest'anno lo richiamava a Torino e
lo faveva primo segretario della Suprema Corte
dei Conti (25 febbraio 1584).
Perciò il Duca volle a t t e s t a r e t u t t a la stima
e l'affetto per Mattia Lasbianca, e con rescritto
31 dicembre 1584 conferiva a lui, al suo padre ed
ai loro discendenti il titolo e grado di Conti di
Tavagnasco e Nomaglio, e lo ascriveva fra i grandi
della Corte Ducale.
Qui non si arrestava la carriera ascensionale
del nostro Mattia Lasbianca, perchè il Duca, con
mota proprio, il 4 luglio 1603, lo istituiva Procur a t o r e generale, patrimoniale, fiscale e membro
del Supremo e Reale Consiglio.
Il Duca Carlo Emanuele, re di Cipro, disse di
Mattia Lasbianca : " Ha sempre speso il suo tempo
in virtuose azioni, mi ha servito con molta affezione,
prontezza e soddisfazione „. Miglior elogio non poteva ripromettersi il Lasbianca.
Nell'Archivio Comunale esiste del Lasbianca
Mattia una quietanza di pagamento, f a t t o in Torino
il 20 dicembre 1602, scritta di suo pugno, per
un credito da lui riscosso dai Girodo Giovanni e
Franchino Giovanni, per l ' i m p o r t o di scudi 80.
La leggenda di Prospero Lasbianca.
L'antica e nobile famiglia dei Lasbianca aveva
col signor Mattia acquistato il titolo nobiliare di
Signori di Tavagnasco e Nomaglio.
I suoi membri occuparono le più alte cariche
dello Stato, ed i preti Carlo Mattia Priore alla
Metropolitana di Torino, e Giovanni Canonico alla
Collegiata di Moncalieri, quelle ecclesiastiche.
II signor Prospero, ultimo dei Lasbianca, aveva
t e n t a t o , col conte Fabrizio di Settimo, introdurre
il banco di famiglia nella Chiesa di Tavagnasco,
ma il Comune gli aveva fatto la nota lite del
Padronato. Si ritirò egli nel suo feudo alpestre,
t u t t ' o r a denominato " Lasbianca „, e qui visse vita
eremitica.
Non scendeva più al piano, ed il figlio, il prete
Iuvenale, lo pregava a desistere da quella vita.
Il signor Prospero voleva rivivere colassù la vita di
S. Antonio e dei vecchi anacoreti della Tebaide.
Alternava il lavoro manuale colla preghiera, ed
il f r a t t o del lavoro, i pochi famigliari, lo recavano
s e t t i m a n a l m e n t e al piano ai poveri perchè pregassero per lui, per la sua famiglia che in lui si
estingueva.
E r a n o molti anni che il Lasbianca, salito lassù,
più nessuno r a v v i c i n a v a . Anche il figlio Giovenale
più non l'aveva veduto. Il Curato Bernardo F r a n chino gli manda un'ambasciata, lo prega a scendere nel gran giorno della Pasqua a pregare nella
Chiesa. Lo desideravano i figli, i nipoti, già vecchi
anche loro, lo b r a m a v a t u t t a la gente.
Il nonagenario vecchio scende, aveva un gran
mantello sulle spalle ed un bordone in mano come
gli antichi Romei.
Attraversa le vie del paese e parea un pellegrino del secolo undecimo che si avviasse, dopo
lunga peregrinazione, a sciogliere un voto. Lo seguiva la gente silenziosa, ed il vecchio venerando
e n t r a nell'antica chiesina, quella chiesa per cui gli
antichi notai ed i preti dei Lasbianca t a n t o avevano f a t t o per erigerla in Parrocchia. In breve la
chiesa fu assiepata di gente.
Il vecchio Lasbianca si p r o s t r a all'altare e colle
braccia aperte, come un antico orante delle catacombe cristiane, fa devota e fervida preghiera. Si
alza ed ai pie' del Curato fa la confessione. Avevaio il Parroco dolcemente ammonito a lasciare
il suo alpestre romitario e t o r n a r e al piano, dove
più fàcile poteva compiere i suoi doveri religiosi.
Ma il vecchio Lasbianca a m a v a la solitudine dell'eremo, come i monaci antichi. Lassù, nelle ore
di funzioni sacre, s'univa in ispirito all'anima dei
fedeli, e con loro p r e g a v a , partecipando ai misteri divini.
Alzatosi dai pie' del Sacerdote si libera della
vecchia zimarra e la depone sopra un raggio di
sole, che dalla finestra cadeva sull'altare, a t t r a versando il coro. 11 logoro mantello, testimone
delle virtù e penitenze del signor Prospero, si ferma
sul raggio, sospeso come sur una corda, e la gente,
a t t o n i t a , osservava.
Il Lasbianca ginocchioni a t t e n d e il Sacerdote
che gli rechi il Corpo di Cristo in Sacramento.
" Ya, gli disse il Curato, la t u a virtù e santità
oggi il Signore volle manifestare qui nel suo tempio,
al cospetto del suo popolo „.
Il Lasbianca, ricevuto il Pane Eucaristico, si
chiuse in profondo raccoglimento e pregava, pregava. 11 popolo l'osservava e la preghiera del
venerando vecchio si prolungava.
Si avvicinò il Curato don Franchino, lo riscosse,
m a il signor Prospero Lasbianca era morto, m o r t o
in ginocchio, in a t t o di preghiera, irrigidito nelle
membra in un'estasi divina, come in tal guisa mille
e trecento e più anni era morto S. Paolo E r e m i t a
nel deserto della Tebaide.
il raggio di luce sosteneva ancora in alto il
vecchio mantello del nonagenario romita, ma il
I
sole per la lunga preghiera del Lasbianca si era
già, s p o s t a t o , ed ora pioveva vivido e radioso,
attraverso ai vetri istoriati della finestra, ed avvolgeva nella sua luce la salma orante. Una combinazione di luce formava a t t o r n o alla bianca
canizie del capo del morto un'aureola risplendente trasformandolo in una ieratica figura dei
Santi del deserto.
Il popolo piangeva, pregava, applaudiva. Così
si era spento l'ultimo stipite dei Lasbianca, gloria,
onore e decoro di Tavagnasco.
Ho scritto questa leggenda che ancora oggi
corre di padre in figlio nella tradizione orale del
popolo di Tavagnasco. Ho voluto riunire nel quadro
della morte del Lasbianca i t r a t t i caratteristici
della morte di S. Paolo Eremita, come li descrive
S. Girolamo, perchè la leggenda fosse più completa, guadagnandovi in bellezza, senza nulla scapitarci nel valore storico. Personaggio storico è
il Lasbianca, ma è una semplice leggenda il meraviglioso mantello.
I Baila.
P. Giov. Angelo Balla, Priore del Convento
degli Agostiniani d ' I v r e a , confessore del Duca di
Mantova.
Avv. teologo Giovanni Pietro Balla, insigne
teologo ed avvocato di gran grido al Senato di
RALLA
185
Torino, era una celebrità dei tempi e difese numerose cause.
Gian Martino teol. Balla, nato il 25 novembre
1758, laureato in teologia, precettore della famiglia del conte Pocchettini di Serravalle, senatore
del Regno; mons. Luigi Pocchettini, di cui fu precettore, l'ebbe in gran considerazione. Nella visita
pastorale del 1826 volle recarsi sulla sua t o m b a
e pregare pace al suo antico maestro, tessendone
l'elogio. Fu nominato parroco dalla Comunità nel
1789, ma non vi prese possesso che nel 1794.
Morì in buona età il 25 novembre 1818, ebete
e pieno di acciacchi, come già lo zio D. Martino
Balla, suo predecessore. Scrisse una vita di S. Savino.
Contemporaneo vi era il notaio Dionisio Balla pure
di questa famiglia.
Davide Balla nato nel 1827, laureato in teologia e leggi a Torino con pieni voti. Conobbe
parecchie lingue come l'ebraico, il greco, il latino,
il tedesco, l'inglese ed il francese e collaborò
in vari giornali; morì in Torino nel 1862.
P . Prospero J o a n n e s , camaldolese, nato il
2 maggio 1716, lettore di teologia nell'Eremo di
Lanzo, del quale fu Priore. Fu nominato Padre
Generale degli Eremi del Piemonte e confessore
del Re Vittorio Amedeo III. Scrisse t r e t r a t t a t i
di teologia, morale e filosofia.
Vincenzo avv. Francesio, Consigliere di Pref e t t u r a e Membro del Dipartimento della Dora
LITE
sotto il Governo francese. Suo padre già erasi
stabilito ad Ivrea ove teneva un ben avviato negozio. Morendo lasciò un vistoso patrimonio di
circa 100 mila lire alla Parrocchia di S. Maurizio
d ' I v r e a a scopo di beneficenza e di culto.
Colle leggi del 1890 sulle Opere pie parte del
legato venne assegnato alla Congregazione di Carità d ' I v r e a .
La lite del Patronato della Chiesa.
Il Conte Fabrizio fu nemico ostilissimo delle
libertà ed immunità comunali di Tavagnasco.
Mentre agitava la lite per le franchigie civili e
giudiziarie, spalleggiato dai Signori di Lasbianca
(il signor Prospero, capostipite di questa famiglia
maggioritaria), e secondato dal Curato D. Giacomo
Franchino, cercò di p e r t u r b a r e il Comune dal
suo centenario possesso di P a t r o n a t o della Chiesa
Parrocchiale.
Nel 1660 introdusse nella Chiesa un banco suo
proprio personale, in segno di padronanza, e con
lui anche il sig. Prospero Lasbianca. Ma il popolo,
nottetempo, sfondò le porte della Chiesa, ed asport a t i i banchi sulla pubblica piazza, li abbruciò. Il
Conte e i Lasbianca rimisero altri banchi e si riservarono in d e t t a Chiesa tombe sepolcrali di famiglia.
Il Comune allora stese ricorso alla Curia Vescovile, reclamando la scomunica contro chiunque
DEL
PATRONATO DELLA
CHIESA
187
presumesse porre banchi od altri segni di padronanza nella Chiesa Parrocchiale, essendo questa
stata edificata a spese del Comune e dei Capi famiglia, senza alcun concorso dei Vassalli e Signori
del luogo. Mons. Filiberto Milliet, Vescovo d'Ivrea,
in calce alla supplica della Comunità, riconobbe il
diritto al Conte Fabrizio e Vassalli, e minacciò la
scomunica a chi li molestasse nei loro diritti.
Il Comune otteneva proprio il contrario delle
sue suppliche; ma quando il parroco di Tavagnasco
pubblicò alle porte della Chiesa la risposta e l'ordine del Vescovo, emanato il 10 luglio 1660, il
Comune aveva già preparato la supplica appellatoria al Nunzio Apostolico della Corte Ducale di
Torino, Mons. Carlo Roberto de Vittorio, Arcivescovo di Tarso, ed ì suoi delegati partivano il
giorno stesso alla volta di Torino, per presentare,
col procuratore, l'appello contro il decreto del
Vescovo d ' I v r e a .
I delegati comunali al ritorno di Torino comunicarono alla p a r t e avversante le lettere citatorie
del Nunzio, segnate sotto la data del 12 luglio
1660. La Comunità non aveva d o r m i t o ; il Conte
e la Curia Vescovile d ' I v r e a furono sgomentati.
Il giorno 15 luglio il popolo di Tavagnasco vide
pubblicato alle porte della Chiesa Parrocchiale le
lettere citatorie del Nunzio, mentre il camparo
comunale Colmia Giov. Battista faceva le notifiche
giudiziarie alle parti avversarie.
188
STORIA
DI
TAVAGNASCO
Fu quindi iniziata la lite che venne t r a t t a t a ,
per delega nella Curia Vescovile d'Ivrea, avanti
al Vicario Generale Mons. Giovanni Domenico Alberga. Dopo due anni circa di comparse il giorno
4 febbraio 1662 Mons. Alberga sentenziava in favore del Conte Fabrizio, rigettando i capitoli e
domande della Comunità.
Il giorno 6 febbraio il Procuratore del Comune,
Don Antonio Vugliano, stendeva appello al Nunzio
Apostolico di Torino.
La causa fu quindi trasmessa alla Curia Romana, ed il 28 novembre 1662 veniva iniziata.
Gli atti di questo voluminoso processo sono preziosissimi poiché il Comune, a sostegno del suo
buon diritto, dovette raccogliere t u t t i gli atti ed
i documenti relativi all'erezione e dotazione della
Chiesa e Parrocchia, le nomine ed atti di istituzione dei primi parroci.
Con questi atti resta comprovata la proprietà
del Comune della Chiesa e Cimitero e il diritto di
padronato attivo, esercitato dal Comune e Capi
famiglia fin dalla fondazione della Parrocchia.
Così molti atti, sventuratamente perduti nelle
pergamene originali, vengono in copia autentica
riportati in questo lungo processo.
Il 24 gennaio 1663 il Supremo Tribunale della
R o t a sentenziava in favore del Comune e uomini
di Tavagnasco, riconoscendogli il diritto di P a t r o n a t o sulla Chiesa: non esser lecito e non potersi
L I T E D E L PATRONATO DELLA
CHIESA
189
permettere che il Conte Fabrizio di Settimo Vittone ponesse o tenesse nella Chiesa Parrocchiale
del Comune alcun banco o sedile " dicimus, decernimus et declaramus ac definitive sententiamus non
licuisse nec licere eidem D. Corniti Fabritio iponere
scannum seu scanna in dieta Ecclesia ubi de j u r e
patronatus eiusdem Comunitatis et hominum etc. „.
La sentenza annullava poi ogni a t t o e sentenza
pronunciata dalla Curia d ' I v r e a ed imponeva al
Conte di rimuovere il banco o qualsiasi altro sedile in detta Chiesa posto, condannandolo nelle
spese. La sentenza venne notificata con lettere
membranacee dal Pronotario Apostolico Monsignore Saluzio Albertonio, e con t u t t a solennità
pubblicata in Tavagnasco dal cursore Giovanni
Battista Mussetto, della Curia del Nunzio Aposto- \
lieo di Torino.
Ma il Conte Fabrizio non si acquetò e di nuovo
si appellò allo stesso Tribunale Romano, e la causa
continuò ancora due anni. La Curia Romana il
17 luglio 1665 riconfermava la prima sentenza,
dicendo " confirmamus et approbamus in omnibus et
per omnia, et confirmata et approbata haberi volumus
et mandamus etc. ,,. Confermiamo ed approviamo
in t u t t o e per tutto, e comandiamo e vogliamo
che si abbia per confermata ed approvata.
Così il Conte Fabrizio per la terza volta veniva condannato.
La Comunità e la popolazione di Tavagnasco
RINUNCIA
vedevano sanzionato dallo stesso Tribunale della
S. Rota il suo diritto di P a t r o n a t o sulla Chiesa
Parrocchiale.
Con questa importante Sentenza era oramai
cessato, dopo duecento armi, ogni rapporto di
sudditanza t r a la Chiesa Parrocchiale di Tavagnasco e la Pieve di S. Lorenzo in Settimo Vittorie. I pretesi diritti dei p a t r o n i , i Signori di
Settimo, erano pubblicamente ed autorevolmente
dichiarati insussistenti.
Il deliberato sulla rinuncia del diritto
di Patronato sulla Parrocchia.
L ' I n t e n d e n t e della Provincia, con sua lettera
15 dicembre 1823, invitava il Consiglio Comunale
a deliberare sulla rinuncia del diritto di P a t r o n a t o
della Parrocchia. I consiglieri, non ostante l'intervento del signor Ferdinando Aimini, giudice del
Mandamento " si trovarono concordi a dichiarare
che la Comunità non ha mezzi per pagare il supplemento di congrua al signor Curato, essendo i
redditi comunali neppure sufficienti a far f r o n t e
alle spese necessarie e di somma utilità per il
pubblico „.
" Riguardo alla rinuncia del diritto di P a t r o n a t o ,
siccome tal diritto non appartiene solo all'Amministrazione Comunale, ma bensì a t u t t i indistintamente li Capi di famiglia residenti su questo ter-
DEL
DIRITTO DI
PATRONATO
191
ritorio, il Consiglio si riconosce incompetente e
non munito dell'opportuno mandato di chi ha tale
diritto per procedere a qualsiasi rinuncia, t a n t o
più che essa mancherebbe di corrispettivo, poiché
la congrua che hanno sempre goduto i signori Curati prò tempore di questa Parrocchia venne per
intero formata a spese di questi abitanti, e se il
Governo Reale crede conveniente di esercire lui
per l'avvenire il diritto di P a t r o n a t o , il Consiglio
Comunale spera della di lui giustizia e che questo
Comune e popolazione vengano indennizzati delle
spese fatte per la formazione della congrua, spese
che, nel caso gli si toglie il diritto di Patronato,
rimarrebbero senza oggetto. Il Consiglio manda
a rassegnare il presente deliberato all'111.""' signor
Intendente per quell'effetto che di ragione „.
Al presente deliberato, l'Intendente rispondeva
in calce : " Visto ; se la Comunità di Tavagnasco
ravvisa realmente vantaggioso alla popolazione
il liberarsi del peso di provvedere la Parrocchia
della mancante congrua mediante la rinuncia al
gius P a t r o n a t o che compete alla medesima ed ai
Capi di casa, deve avere l'opportuno ricorso all'Ecc.' 1 ' 0 Senato per ottenere la facoltà di quelli
convocare per emettere in proposito la loro deliberazione.
Ivrea, li 3 aprile 1824.
L'Intendente: (firma illeggibile) „.
Il Comune più nulla fece ed il gius P a t r o n a t o
è ancora in pien vigore ai giorni nostri. Anzi nel
1838 il Comune incaricava l'ing. Germano Ferrando a formare una perizia, con minuti capitolati di appalto, per la costruzione di numero 72
banchi di noce per la Chiesa Parrocchiale, quattro
dei quali, collocati in prospettiva dell'altare maggiore, di sei piedi manuali per ognuno, serviranno
per li Signori Consiglieri della Comunità e Priori
della Chiesa stessa prò tempore. Li quali banchi
saranno lavorati pulitamente e tutti q u a t t r o palchettati con tavole di brengola rossa, con radici
e panelli in noce, sedili ed inginocchiatoio pure
in noce. Seguono poi i Capitoli generali e particolari ed una spesa complessiva di L. 2304,64.
Con questo il Comune attestava all'Autorità
governativa il suo proposito di mantenere fermo
il diritto di P a t r o n a t o .
Intimazione della Sentenza Papale
e sua esecuzione.
D. Marco Gaddio Dottore in ambe leggi
Pronotario e Succolettore Apostolico
Assessore Generale di Giustizia
ed in questa particolare dall' III."10 e Rev.m"
Mons. Carlo Cerri Auditore Decano
della Sacra Rota Romana
specialmente delegato.
INTIMAZIONE
DELLA
SENTENZA
193
PAPALE
Al primo Chierico, Prete, Nodaro, Nunzio, Serviente generale o Messo giurato richiesto, salute.
Visti gli atti esecutoriali d'ordine nostro fatti all'istanza delli Magnifici Sindici di Tavagnasco et
in odio dell'111.mu sig. Conte Fabrizio di Settimo
principalmente la remozione et abduttione del
Banco per sua parte reposto, dalla Chiesa Parrocchiale di detto luogo di Tavagnasco, Ordinatione sua seguita, e del t u t t o suo tenore considerato, vi Comaiettiamo e Mandiamo di Intimare
e Notificare, come Notifichiamo a detto sig. Conte
Fabrizio di Settimo detta esportazione e così intimando inibirgli come noi con questo più tortemente inibiamo di più riporre esso ne altro Banco
in detta Chiesa ed al Signor Curato del luogo di
permettere alcun a t t o pregiudiciale a questo nostro
sotto pena di scudi Cento d'oro per caduno et
ogni volta al sig. Procuratore della Rev. da Camera
Apostolica per quali si competono rispettivamente
e della Scomunica in sussidio. Dechiariamo l'esecuzione delle presenti da farsi in persona domestica di caduno d'essi il t u t t o alla forma e mente
di nostra delegazione valida.
Dato in Tavagnasco li 27 maggio 1667.
Il medesimo delegato fir.
G-ADIO.
Il banco venne rimosso dalla Chiesa, presente
il Delegato Apostolico, e p o r t a t o nella casa paterna del Curato D. Giacomo Franchino.
194
STORIA
DI
TAVAGNASCO
Curato e Conte si trovarono molto male, ma
non t a n t o ben disposti alla Sentenza erano la
Curia Vescovile d ' I v r e a e quella del Nunzio Apostolico di Torino.
Il Conte Fabrizio rifiutò rilevare il Comune
dalle spese sostenute dalla lite, e questo dovette
ricorrere al Duca perchè intimasse al Conte il
pagamento in parola. Ma il Conte era Maggiordomo di Corte e vi godeva larghe protezioni; si
intavolarono quindi pratiche officiose perchè il
Duca, colla sua a u t o r i t à civile, interponesse i suoi
buoni uffici presso il Comune.
11 Duca chiamò a Torino il Console e Consiglieri, e verbalmente si accomodò la cosa nel senso
che il Comune riporrebbe il banco in chiesa.
Ritornati da Torino, il console convocò il
Consiglio e fu concertato di riporre nella Chiesa
il famoso banco, facendo rogazione con a t t o pubblico, di quanto si faceva, inviandone copia a
S. A. R. il Duca. L ' a t t o vienne steso dal notaio
Martino Girodo ed è del seguente t e n o r e :
Atto di p e r m e s s o di riposizione del banco
nella Chiesa Parrocchiale.
L'anno milleseicento sessantasette ed alli sei di
ottobre in Tavagnasco, avanti me Martino Girodo
ducale notaio e segretario
vagnasco:
del Tribunale di Ta-
PERMESSO D I RIPOSIZIONE
DEL
BANCO
195
Sono comparsi e personalmente costituiti li
provvidi Martino figlio di Battista fu Antonio
Franchino, moderno Console e Gabriele figliuolo
di fu Antonio Pozzo quali espongono esser gionti
ieri sera dalla città di Torino et avere havutto
udienza da S. A. R. per il fatto del banco che
l'III.»" Sig. Conte Fabrizio Setto di Settimo, Maggior Domo di Sua Maestà Reale haveva f a t t o
riporre nella Chiesa Parrocchiale del presente
luogo et qual banco indi in virtù di Sentenza di
Sua Santità sia stato ordinata l'esportazione di
tal banco fuori di Chiesa, in virtù della qual Sentenza fu qua sotto li 27 del prossimo passato
maggio il M. Ill. mo e Rev. Sig. D. Marco Gaddio,
Dottor d'ambe leggi, pronotario e succullettore
Apostolico, Assessore generale et in questa parte
dall'Ili." 10 Sig. Rev. m0 Mons. Carlo Cerri Auditore
Decano della Sacra Rota R o m a n a , specialmente
delegato, qual delegato fece asportare detto banco
fuori della suddetta Chiesa e fu riposto nella corte
della casa del M. Rev. d0 P r e t t e D. Giacomo Franchino Curato della parrocchiale del luogo con precetto di non lo permettere alcun a t t o pregiudiciale al suddetto Ordine, sotto pena di scudi cento
d'oro per caduna volta et ogni volta alla R. Romana Camera Apostolica et della scomunica; li
quali Martino Franchino, Console, et Gabriele
Pozzo riferiscono qua alli provvidi Martino Girodo,
Gregorio Giovanetto, Antonio fu Giovanni Pietro
196
STORIA
DI
TAVAGNASCO
Girodo, Stefano Colmia, Domenico fu Giov. Antonio P e r o t t o t u t t i Consiglieri ed agenti di detta
Comunità di Tavagnasco et nobile Bartolomeo
Piasotto nodaro e segretaro della suddetta Comunita e luogo siccome da Sua Reale Altezza
comanda a detti Agenti della Comunità di Tavagnasco di dovere fare riporre lo stesso banco nella
Chiesa Parrocchiale et luogo dove era et in essa
e volendo detti Consiglieri et Agenti della Comunità di Tavagnasco obbedire prontamente alli Comandi di detta Real Altezza non solamente in
ciò ma a qualsivoglia altro comando come sono
tenuti et obbligati, perciò si è fatto prendere detto
banco nella predetta corte del Curato Franchino
dove sia per ordine del suddetto signor delegato
Apostolico fu rimesso come in effetto il t u t t o si
è eseguito puntualmente deliberatamente dalli suddetti Console e Consiglieri et Agenti della suddetta
Comunità e ne chiedano pubbliche testimoniali,
le quali Io sottoscritto notaro ho ricevuto et concesse e per le presenti concedo alla presenza delli
Sigg. D. Bernardo Franchino Cappellano e Provvido Pietro Balla e Bernardo Giovanetto testi
richiesti et astanti.
M A R T I N O G I R O D O Notaro.
Così aveva termine la lite del Padronato vinta
in linea di diritto, ma perduta in pratica per imposizione di ordine regio. Il governo Ducale con
Carlo Emanuele II, ma più con quello di Vittorio
PERMESSO D I R I P O S I Z I O N E
D E L BANCO
197
Amedeo lì, era molto assoluto ed imperativo. I
Comuni dovevano soventi dar corso agli ordini
regi, senza t a n t o discutere, peua la spesa in proprio
di una compagnia di soldati fino a che l'ordine
non fosse osservato. Era un sistema dei tempi.
Il Conte Fabrizio otteneva una rivincita, ma
doveva pagare al Comune la parcella delle spese
della lite, le quali ascendevano a L. 1030 per la
prima causa (1663), ed a ducatoni 261 più L. 66
e soldi 20 per la seconda sentenza (1667).
Cessando l'opposizione del Comune, il Conte,
riponendo il banco in Chiesa, non cadeva nelle
scomuniche, ne nella pena di 100 scudi d'oro in
favore della Camera Apostolica. 11 banco però,
morto il Conte Fabrizio, venne rimosso ed i feudatari più nessuna pretesa sollevarono in merito.
Così andavano le cose nel 1600.
La lite per la caccia e pesca.
Contemporaneamente alle liti del Padronato
della Chiesa, e della Segreteria del Tribunale Criminale, il Conte Fabrizio aveva intentata al Comune la lite per la caccia e la pesca.
La Comunità e uomini di Tavagnasco pel
capitolo 49 degli Statuti avevano il privilegio
8
in perpetuo di poter pescare, cacciare con li
filati, ordegni soliti, nasse, reti, a qualsiasi caccia
e pesca da farsi o prendersi, t a n t o nel fiume Dora,
LITE
che nelle sorti et Comunie delle fini di Tavagnasco
liberamente e senza contradizione alcuna a loro
libero piacere e volontà e di dette pesche e caccie
farne t u t t o quello gli piacesse e di poterle alienare ogni e qualunque volta gli piacesse e di
servirsene t a n t o in uso proprio come pel altri „.
Il Conte Fabrizio fece inibire la pesca nel fiume
Dora e la caccia nei pressi dei finaggi di Montestrutto e di Settimo Vittone con un editto del
13 gennaio 1664. Il contravventore era punito
con 10 scudi d'oro di multa, e Pietro Pecco era
deputato a sorvegliare i finaggi. La pubblicazione
dell'ordine Comitale fu impedita aspramente in
Tavagnasco, che non avvenne ; e la Comunità fece
citare il Conte al Senato Ducale. Per sommario
processo il Duca Carlo Emanuele II il 7 aprile
1665 sentenziava in favore della Comunità di
Tavagnasco.
" Pronunciamo, dice la sentenza, nel summarissimo possessorio della pesca (e caccia) di quali
nelli atti doversi in odio al Conte Giov. Pietro
Fabrizio di Settimo mantenere, come manteniamo,
la Comunità e uomini di Tavagnasco, ecc. „.
Il Conte era così anche in questa lite sonoramente b a t t u t o . Tre furono le liti intentate dal Conte
Fabrizio, e t u t t e contemporaneamente a g i t a t e :
quella della Segreteria e del Tribunale Criminale,
quella del P a d r o n a t o sulla Chiesa Parrocchiale e
questa della caccia e pesca, e t u t t e vittoriosamente
PER
LA CACCIA E
PESCA
199
vinte dal Comune, ma le spese furono enormi,
t a n t o più che altra lite vertiva contro il Curato
Franchino per l'infeudazione e contro Montestrutto
per il fatto degli imposti. Eppure, non ostante
t a n t e lotte ed ingenti spese, Tavagnasco unita come
un'anima sola difese le sue libertà ed immunità
non badando a spese ed a sacrifizi.
IL LIBRO D E I
CAPO XIV.
IL LIBRO
DEI
DEBITI - IL F R A N A M E N T O
DELLE
R O V E R E - VISITA D E L L ' A N N O 1 6 7 7 - L ' E R E ZIONE DELLE C H I E S E C A M P E S T R I -
CHIESA
DI S. MARIA M A D D A L E N A - 2 a R I C O S T R U Z I O N E
DELLA C A P P E L L A - A C Q U I S T O
MUANDE
t
ACQUISTO
ALPE
DELLE
ALPI
CAMPASSI
O
P I A N E L L O - RIPARTIZIONI DI BENI C O M U N A L I
AI P A R T I C O L A R I - A C Q U I S T O
BALMAZ
MANDA
IN T E R R I T O R I O
ACQUISTO
DEL
ALPI B O N Z E E
DI D O N N A Z
-
DO-
FEUDO.
Il libro dei debiti.
Le numerose liti e gli oneri dei contributi
delle guerre e varie altre spese di interesse pubblico, quale il concorso per le opere di r i a t t a m e n t o
del Naviglio d ' I v r e a , avevano g e t t a t o il Comune
alla vera rovina finanziaria. La citta d ' I v r e a aveva
ottenuto, il 10 luglio 1567, da Emanuele Filiberto
l'approvazione di 25 richieste in favore dei suoi
dazi e gabelle.
Tavagnasco, per rescritti ducali, 20 dicembre
1658, veniva esentato da simili contributi. Dov e t t e sostenere non pochi litigi contro la città
DEBITI
201
e soventi i pontonieri e gabellieri di P o r t a Aosta
molestavano i suoi uomini, quando si portavano
al mercato; quindi nuove istanze per ottenere
rispetto alle immunità ed esenzioni.
Cessate le guerre del Monferrato, il Piemonte,
durante la minorità del Duca, si era alleato colla
Francia.
Madama Reale doveva non poche volte piegare
ai voleri del Cardinal Richelieu, arbitro delle cose
di Francia, e tenere in pie' di guerra il suo esercito con forti aggravi per i suoi sudditi.
Il Comune di Tavagnasco vedeva così aumentati
i suoi contributi di guerra e triplicate le debiture
in grano e foraggio. Doveva annualmente pagare
al Comando militare di Vercelli lire 757 e soldi 10
in rate mensili.
Non stupisce se la Comunità, con pubblica
Vicinanza del 20 giugno 1613, ricorresse al Principe Tommaso, reggente del Canavese, facendo
risultare con prove di fatto che " resta impossibile
per ora agli uomini di Tavagnasco possino suplire,
stante la grande penuria che hanno in provvedere e
comprare robe per il vivere loro e delle famiglie e
possino sopportare altre spese di guerra, e che non
hanno di che far denari; hanno costituito e costituiscono in loro luogo e di esso Comune procuri ed
agenti e negozianti per ricevere dinari come imprestilo e obbligar li beni di essa Comunità e ciò per
pagate le esposte debiture „.
'202
STORIA DI
TAVAGNASCO
Gli agenti nominati a mutuar denaro furono
Franchino Domenico, Giovanetto Giacomo, Rachio
Battista e Colmia Giovanni.
Abbiamo già veduto che varii mutui erano
stati contratti dal Comune. Con atto rogato Armandis, 29 novembre 1629, il Comune aveva
mutuato dal Michele di Bagnolo di Pinerolo ducatoni 800, pagati con a t t o rogato Biava 11 febbraio 1631. Ma questo pagamento era stato saldato
con la contrazione di un altro mutuo, autorizzato
dalla Vicinanza 26 maggio 1630 e contratto dal
P r e t e Bernardo Piasotto, da Tavagnasco, Curato
di Villata Vercellese, per l ' i m p o r t o di ducatoni 100,
oltre la somma sborsata al nobile Bagnolo in 800
ducatoni.
Il mutuo, regolarmente stipulato dagli Agenti
comunali in Villata Vercellese il 7 giugno 1630,
con rogito Giacomo Bartolino, notaio imperiale
del Collegio di Novara, veniva garantito sui molini
e forno Comunale.
Due anni dopo il prete don Piasotto moriva,
e con suo t e s t a m e n t o 10 novembre 1632 legava
alla Cappella di S. Barnaba e Bernardo, annessa
alla Chiesa parrocchiale di Tavagnasco, beni mobili ed immobili rimanenti in Tavagnasco, dedotti
quelli assegnati ai suoi nipoti, più il censo dipendente dal mutuo della Comunità di Tavagnasco,
di cui all'atto sopracitato 7 giugno 1630, rogato
Bartolino.
IL
LI1ÌRO D E I
DEBITI
'203
Il t u t t o doveva formare la dote di una Capp e l l a t a di famiglia con patronato come si disse.
Il 15 novembre 1643 la Comunità vende il
censo verso Milano dottor Bernardino di 80 scudi
annui e fiorini 9 garantito sulle proprietà della
Comunità in regione Rovere fra il riale Luvia e
vari particolari.
Quali fossero le ristrettezze finanziarie della
Comunità lo si desume dal libro dei crediti compilato, con t u t t i gli atti relativi delle costituzioni
dei mutui, ai sensi dell'ordine di Sua Altezza
Ducale Vittorio Amedeo II in data 31 marzo 1681.
In detto libro si trovano i seguenti mutui :
Atto 10 dicembre 1652, rogito Favario, mutuo
di ducati 1070 dal signor Giov. Battista Nasis della
Parrocchia di S. Odorico d ' I v r e a : 8 II denaro
sborsato dal signor Giov. Battista Rubeo quale
dote della figlia Paola Lucia, moglie del Nasis, fu
numerato in tant'oro, cioè dopie 50 mettà Spagna
et mettà Italia et il rimanente in tanto argento
spendibile nelle mani delli agenti procuratori della
Comunità di Tavagnasco li Provvidi Taddeo Girodo Consolo, e consiglieri Gioanetto Gregorio,
Giovanni Colmia et Giov. Bertino „. Molti beni
della Comunità venivano ipotecati per tale mutuo.
Atto 11 luglio 1666 rogato Bartolomeo Piasotto " per la penuria del denaro pel riscatto
dell'infeudazione sui beni del Curato Don Giacomo
Franchino e nipoti, la Comunità mutua dal notaio
STORIA
DI
TAVAGNASCO
Giov. Serra Borgognone del Borghetto d ' I v r e a
L. 300 „.
Il capitale viene, alla morte del Serra, ereditato dalla Confraternita del Gesù d ' I v r e a per
testamento 23 gennaio 1669.
La Vicinanza generale dei capi casa 2 di gennaio 1661 " per poter terminare le litti pendenti (vi
erano quelle pel padronato della Parrocchia, per
il Tribunale e l'infeudazione) autorizzano il Console
della Comunità e Inoro agenti a mutuare dalle monache di S. Michele d'Ivrea dinaro sufficiente, assicurandolo sidle proprietà della Comunità e cioè Alpe
Campasso con pescaggi boschi; confinante coli'Alpe
li Riali della Comunità di Brosso, dalla Comunità
di Traversella per altri alpi ed il Pianello della
Comunità di Tavagnasco „. - " Li Provvidi Gabriele
Pozzo, Consule modello della Comunità di Tavagnasco
e li agenti Consiglieri dicono et promettono che detta
pezza di Campasso è fertille e libera da ogni censo,
canone, fitto, immune da ogni carico ippoteca „. " Il denaro fu sborsato in lire mille d'argento
di soldi vinti l'una ducali e numerate dalla Reverenda Signora Abbatissa Giulia Margherita Ciceri.
La Comunità si obbligava pagare un censo annuo
di lire 62, franco da ogni gravame, ma redimibile,
a t t o rog. Girodo il 23 dicembre 1661 „.
Senonchè il denaro mutuato dovette far fronte
alle debiture militari, ed il Comune per fronteggiare le spese delle liti pel p a t r o n a t o della Chiesa
IL
LIBRO DEI
DEBITI
205
per sei anni agitate avanti la Curia di Roma, il
17 settembre 1667, dovette mutuare altre mille
duecento e cinquanta lire dalle monache di San
Michele assicurate sulle pezze di circa 50 giornate
sui fini di Tavagnasco (Rossen) coerenziali i particolari di Feipiano, il riale Luvia, il riale Fontano
ed altri beni Comunali. Ma il 16 settembre 1671
le finanze dell'erario Comunale erano di nuovo
esauste, ed allora per la terza volta il Monastero
di S. Michele mutua lire cinquecento perchè la
Comunità possa far fronte ai carighi e debiture
militari, vincolando la somma ricevuta sulla pezza
della Comunità in regione Rivassi, con facoltà
di riscatto.
La Comunità aveva ornai ipotecato t u t t o il
suo patrimonio stabile, ed, a gravare le difficoltà
della vita amministrativa, si scatenarono sui suoi
monti torrenziali alluvioni che franarono roccie
e piante danneggiando i coltivi, formando quell'enorme delta di ruina che è l'attuale monticello
delle Rovere su cui oggi si coltivano i migliori
vigneti di Tavagnasco.
Il franamento delle Rovere.
A notte dell'abitato fino al torrente Fontano
trovasi ora una collinetta a schiena d'asino che
dalla Cappella di S. Bernardo scende digradando
come un immenso delta di un fiume fino alle rive
IL FRANAMENTO DELLE
della Dora Baltea, il cui letto, forzato dal delta
stesso, segua una larga curva, incassata fra la
montagna del Gibetto nei fini di Cesnola e Settimo Vittone.
Questa collinetta la cui estensione è di giornate 150 circa è prodotto di numerosi franamenti
avvenuti nei secoli passati. La tradizione vuole
che la Dora Baltea ab antico scorresse lambendola montagna di Tavagnasco, che si alzava scoscesa,
come t u t t o r a si vede, a sera dell'abitato. Fu un
f r a n a m e n t o staccatosi dal monte che spostò il
corso della Dora più ad oriente fino a spingerla
nell'attuale letto. Questa prima frana deve esser
avvenuta molto anticamente, poiché dagli atti
dell'erezione della parrocchia nel 1409, il fiume
Dora scorreva già nel letto attuale.
1 franamenti continuarono; ma la prima frana,
di cui esistano memorie documentate e conservate,
risale al 1615. Allora il Duca Carlo Emanuele I
esonerò, per 10 anni, il Comune per una vigesima
p a r t e dei tassi e carighi ducali. Nel 1641 un
nuovo f r a n a m e n t o devastò i coltivi e vigneti delle
Rovere, e di questa frana si hanno gli atti di visita degli agenti ducali e la grazia di esonero del
ventesimo dei tassi ducali per parte del Cardinale
Maurizio e Principe Tommaso di Savoia. (Rescritto
emanato da Biella il 14 maggio 1642).
Prima che scadesse il privilegio della grazia,
nell'anno 1649, avvenne un altro franamento e
ROVERE
207
ruinò gran parte dei beni in Piazzo e Tornacar.
La ruina maggiore fu quella dell'alluvione dell'autunno del 1666. Il Luvia ed il Renanchio,
ingrossati da una spaventosa t r o m b a d'acqua, avulsero piante, sassi ed inghiaiarono accumulando
un'enorme quantità di rovina in t u t t a la regione
delle Rovere. I vigneti furono totalmente asportati
o sepolti ed il paese stesso corse pericolo di inondazione. 11 voluminoso a t t o delle testimoniali di
visita descrive minutamente i danni e le proprietà
rovinate di 46 particolari, i quali non potevano
più identificare l'ubicazione dei loro fondi.
Gli atti di visita, incominciati il 16 dicembre
1666, vengono prolungati per t u t t o l'anno 1667.
Durante quest'anno gli agenti e periti ducali
si portano a più riprese a Tavagnasco e valutano
con interrogatori, perizie e misure l'estensione ed
il reddito di ogni stabile danneggiato e consolidano il tasso ducale per ognuno, facendone il
difalco per grazia sovrana.
Carlo Emanuele II, visto il rapporto della
Camera dei Conti, e gli atti di visita del 12 dicembre 1666 e 27 aprile 1667, emise il 2 marzo
1668 un rescritto di grazia che " per 10 anni
condonava alla Comunità di Tavagnasco la sesta •
p a r t e dei tassi ducali (esclusa però la parte di
tasso dovuta alla signora Principessa Ludovica
Maria mia sorella), ed inibiva chiunque a molestare la Comunità per l'esazione dei tassi „.
Dal rescritto risulta che la Comunità doveva
pagare di tasso ducale annue L. 2025, da cui togliendo il sussidio di L. 506,5, restano L. 1518,15
soldi - dedotto V, in L. 379,13 : 9 di sussidio militare, restano L. 1 1 3 9 , 1 : 3 — dedotte L. 1 8 9 , 4 : 5
grazia del franamento, restano L. 9 4 9 , 4 : 5 che la
Comunità doveva ancora al fisco regio.
Visita dell'anno 1677.
Cadendo nel 1678 il privilegio della grazia
dell'esenzione dei tassi, la Comunità ottenne il
27 aprile 1677 una nuova visita peritale per valutarne i danni e supplicare la proroga della grazia.
Gabriele Grondana, per mandato della Camera
dei Conti, nel novembre 1677, fece la visita. Gli
atti contengono una minuta descrizione degli stabili danneggiati nel 1666 e non ancora completamente bonificati. Si rileva che, causa i franamenti
e le corrosioni, delle 463 giornate e mezza di
terreno coltivo, gravato degli imposti ducali, ben
135 giornate furono inghiaiate dalla Dora e coperte dai f r a n a m e n t i dei torrenti Luvia, Fontano
e Renanchio, ma di " dette giornate corrose ed
• inghiaiate, S. A. Ducale e Reale ha f a t t o defalco
dai carighi a ragione di 21 % per cento, e sott r a t t e 30 giornate di beni ecclesiastici immuni da
imposte, il resto del Registro vien soggetto al
pagamento dei carighi e t u t t a la quantità del
Registro delle suddette giornate, incluse alcune
montagne scossese che non si può misurare ad ogni
modo se gli è adossato al Registro a ducati 2270
e grossi dieci et ora causa di detto defalco della
corrosione e f r a n a m e n t o diminuito uno e mezzo
per cento ducati 481 „.
Adunque la frana della m i n a , avvenuta in
questo tempo, aveva sepolte ben circa 135 giorn a t e di terreno coltivo. Ma i franamenti continuarono a più riprese per t u t t o il trentennio ultimo
del 1600, sicché la Comunità fece replicate istanze
alla clemenza sovrana, ottenendo vari rescritti di
esenzioni d'imposte. Così veniva esentata dal pagamento della debitura militare di L. 737 annue
con rescritto 17 luglio 1677.
Nel 1687 si impiantava il nuovo Catasto ed il
Notaio misuratore Giov. Giacomo Violetta, Collegiate di Quassolo e Podestà di Baio, procedeva,
d'ordine del Senato, alla misurazione di t u t t o il
territorio e formazione del nuovo Catasto. Una
nuova alluvione si scatenava nel 1688 sulle alpi
ed i franamenti ed inghiaiature rovinarono quanto
eravi già ridotto a coltivo.
La Comunità ricorse nuovamente alla grazia
sovrana. Con rescritto 8 marzo 1689 Vittorio
Amedeo II concedeva per dieci anni, a decorrere
dal " 1° gennaio 1688 la riduzione dei carichi
ordinari e straordinari, rilevanti sopra il tasso
7 6 6 - 1 5 ' rper sussidio militare a L. 131 : 1 3 . 4
'
H
ed a sole emine 4 di grano ogni anno ; a condizione però che la Comunità e li particolari usino
ogni diligenza a ridurre in stato coltivo li terreni
corrosi ed inghiaiati „. Venivano incaricati i Vassalli signore di Buniato e Bagnolo e Negroni provvedere " a che le bonifiche vengano f a t t e „. Il
rescritto aveva effetto fino a t u t t o l'anno 1697.
Ma nel 1698 cadde una forte tempesta accomp a g n a t a da f r a n e , onde la Comunità ottenne il
rescritto 17 agosto 1693, che " inibiva, a favore
della Comunità supplicante, ogni molestia da parte
di chi spetta riscuotere il sussidio militare, sotto
pena di scudi venti d'oro al fisco regio e la nullità degli a t t i „.
Il rescritto p o r t a unito il calcolo della debit u r a , la quale a m m o n t a a L. 1692 e soldi 13.
Venivano dedotte, per causa della frana, L. 633,
e per la t e m p e s t a altri due quinti.
Nel 1698 il maltempo continuò imperversare
sulle regioni alpestri, procurando nuovi scoscendimenti, e per altri dieci anni venne concesso il
sollievo degli imposti militari e tassi ducali con
rescritto 22 agosto 1699.
Oltre alle spese del contributo militare, per
l'erario pubblico vi era il concorso delle spese
e carichi in comune cogli altri paesi della Castellata di Settimo Vittone, ed in detto anno la Comunità otteneva altresì in questi contributi un
leggero sollievo.
Nel 1705 e 1706, e precisamente nella stagione autunnale, le alluvioni ritornarono f r a n a r e
grandemente. Le proprietà, dalle relazioni esistenti, risultano danneggiate (sempre sulla collinetta delle Rovere) per l'estensione di 153 giornate
di terreno coltivo e 69 piedi " e cioè giornate
139 e piedi 36 coperte delle f r a n e ; inghiaiate
giornate 10 e piedi 20; innitate col limo della
Dora e torrenti giornate 1 e piedi 20, e sopra
detti beni d'esso territorio, allodiali e catastrati
e fruttiferi, concorrenti al pagamento dei carichi
ed imposti, per l'escresenza et innondazioni, t a n t o
delli predetti q u a t t r o rivi: Fontano, Renauchio,
Luvia e Piovana, che uscendo ai loro alvei hanno
corroso li detti beni, lasciando grandi cumuli di
giare et pietre di smisurata grossezza con seppellimento di alberi di castagne, ecc. „.
La Commissione regia inviata, constatava pien a m e n t e il danno, ed Anna d'Orleans, per grazia
di Dio, Duchessa di Savoia e Regina di Cipro, con
suo rescritto graziatorio, essendo il Duca in guerra,
in data 27 luglio 1707 esentava la Comunità da
ogni carico di imposta e concorso bellico.
" Per le quali somme graziate, per dieci anni,
inibiamo a detta Comunità, suoi Sindaci e Consiglieri, dalli Tesorieri generali e di militia, dal
Direttore del comparto generale del grano e da
chionque altro ogni sorta di molestia, ai quali
ordiniamo di dovere in ognuno dei dieci anni spe-
dire a favore della suddetta Comunità le respettive quittanze per l ' a m m o n t a r e di dette somme
graziate. Che mediante la ritenzione di copia autentica di queste di detto parere e conto sia ricevuto d'uno dei Sindaci, sottoscritta dal Segretaro
di detta Comunità nel primo del suddetto dei dieci
anni, e la sola quittanza nelli seguenti e vogliamo
che siano essi contabili discaricati nei lor conti
dalla nostra Camera, alla quale et a chionque
spetta, mandiamo osservare la presente grafia in
t u t t o e per t u t t o senza difficoltà poiché la mente
di S. Altezza Reale è la nostra „.
( Cotizzo personale .
Torino, 2 luglio 1707.
F.°
ANNA
imporre il cotizzo delle bocche nell'imposta di L I
e soldi 8 per bocca, esclusi i poveri e miserabili.
E r a una vera tassa di famiglia o fuocatico, come
¿ d e n o m i n a ai nostri giorni. Nel 1786 si applicò
altresì la tassa giocatico di professione
Risultano tassati come nel seguente schema.
N. 727.
A1 ..
Abitanti
[ Minori di 7 anni N. 109
\
29
Esenti da tasse . Poveri . . • »
( Immuni . • • JL_JLLL
Totale • • N. 255
—
Visto: Bellegarde.
Il favore di questo decreto venne alla sua scadenza rinnovato per altri dieci anni, e persistendo
i mali tempi e le tempeste si ottenne un nuovo
rescritto dalla R, Camera dei Conti, il 19 gennaio 1728, p r o r o g a n t e il favore delle parziali
esenzioni dei tassi fino a t u t t o il 1736.
Nel 1 700, causa i disboscamenti e le frane, si
scatenarono numerose t e m p e s t e , e le più gravi
furono quelle del 1720 - 1736 - 1749 - 1758.
Varie Commissioni reali, recatesi sul posto, esonerarono dalle tasse ed imposte, e corrisposero
sussidi, ripartiti proporzionatamente ai danni.
Fu in causa a queste intemperie che la Comunità, a pareggiare il suo bilancio, dovette nel 1755
Tassati
;
Negozianti ed osti
i Boari
Totale
.
•
. L. 466
.
•
„
8
j
^
• L- 480,5
I boari erano t r e soli, gli osti due ed i negoe le famiglie tassate 154, con N. 466
persone cotizzate a L. 1 per ogni persona.
z i a n t i
s e i ,
L'erezione delle Chiese campestri.
Il f r a n a m e n t o della Rovina delle Rovere fu di
una estensione straordinaria, ma anche il t o r r e n t e
* S o trascinò, durante queste alluvione molti
materiali da formare il promontorio di Piazzo.
I n questi franamenti del Piovano furono ing h i a i e corrose oltre 10 giornate i c o U m La popolazione a premunirsi da simili disastri
214
STORIA D I
TAVAGNASCO
dalle forze dinamiche delle acque e telluriche si
rivolse a Dio. Il Comune, accogliendo i voti della
popolazione, si fece promotore e costrusse le varie
Cappelle campestri. Le prime furono quelle dei
Ss. Bernardo e Barnaba in Luvia e di S. Maria
e Pietro in Piazzo. Gli avi avevano già eretto una
Cappelletta con p i t t u r e in Liva, e questa segnava
il punto di partenza dei terreni comunali, banditi
pel pascolo caprino (Vicinanza 11 maggio 1642),
ma non era probabilmente che un pilone, e venne
travolto nelle f r a n e del 1667.
Con causato del 1710 il Comune deliberava
l'erezione dell'attuale Chiesetta di S. Bernardo
bilanciando L. 200, di cui 50 da corrispondersi
al pittore che vi dipingesse la Beata Vergine, circondata dai Ss. Bernardo da Mentone e Barnaba
Apostolo.
La Cappella venne posta proprio all'imbocco
della Valle fra le regioni Rossen, Feipiano e Pianetto, donde era p a r t i t a la frana, quasi a presidio
contro f u t u r e f r a n a t u r e . In quell'epoca si formulò
il voto della processione votiva alla detta Cappella
nel giorno dell'Ascensione, facendo una rogazione
penitenziale ai Santi qui venerati per ottenere il
patrocinio contro il cattivo tempo.
All'imbocco della rovina del Piovano si edificava la Cappelletta di S. Maria di Piazzo e Santi
Pietro e Germano, e facevasi voto della processione penitenziale di S. Marco.
EREZIONE DELLE
CHIESE CAMPESTRI
215
La Cappella di Piazzo devastata dalle intemperie veniva con deliberazione del Consiglio Comunale del 4 giugno 1810, a cento anni dalla sua
costruzione, riedificata nel disegno attuale. La
Chiesetta trovasi ora ridotta in stato indecente,
ed in essa fu i n t e r d e t t a la celebrazione della
Santa Messa.
Mentre si attendeva alla edificazione delle due
Chiesette, in regione della Crocetta, il Comune
deliberava la costruzione del Santuarietto del a
B Vergine dell'Annunziata, con disegno elegante
e semplice. La Chiesa venne edificata n e g l i anni
1 7 1 2 - 1 7 1 8 . Il conto liquidato il 15 dicembre 1713
dal Console Giovanni Bernardo Francesio, Pietro
Cerei Antonio Joannes ed altri Consiglieri p o r t a
una spesa generale, sostenuta sul Bilancio comunale di L. 1552, soldi dieci. Dai libri dei conti e
dai causati del Comune, t a n t o nella costruzione
della Chiesa della Crocetta, come in quelle di
S. Bernardo, di Piazzo e della Rovere oltre alla
prestazione gratuita di molta mano d operà, vi
era altresì la fornitura per p a r t e del Comune di
cibarie, vino, pane, patate, ecc., ai più poveri.
Chiesa di S. Maria Maddalena.
In questo tempo venne pure edificata la Cappella di S. Maria Maddalena sulle alpi comunali
dei Piani a m. 1400 di altitudine. La Cappella
C H I E S A D I S. MARIA
nel 1735 già minacciava rovina. Il Comune con
suo ordinato 4 luglio 1735 stende il capitolato
d'appalto per le opere di riparazione alla " Cappella propria di questa Comunità, la quale si trova
minacciante rovina „. 1 ripari consistevano:
l u Rifare la muraglia t u t t o intorno alla Cappella dalla volta in su ad un'altezza b a s t a n t e a
sostenere il t e t t o fuori di volta.
2" Rifare t u t t o il coperchio in lose e boscami
i quali si p o t r a n n o prendere sul Comune come
sarà indicato dalla Comunità.
3° Riparare il muro di dietro e della facciata
della Chiesa.
4° Avanti la Cappella fare due pilastri con
suo coperto sopra con padiglione in modo che le
persone possino stare al coperto nell'udir la Messa,
i pilastri devono aver piedi o t t o , li pilastri devono esser quadri di grossezza proporzionata e
di pietra. La sabbia da usarsi ben p u r g a t a .
Tutto questo lavoro, con aggiunta di cavigliare
a ferro li cantoni e la Mandrina, intorno al coperto da farsi avanti la Cappella, fu a p p a l t a t o e
deliberato a Piasotto Pietro fu Bernardo per L. 79
con a t t o di sottomissione 14 agosto 1735 e dietro
presentazione di sigorta di mastro Filippone Giovanni e Tibaldo Giovanni.
Il 25 s e t t e m b r e 1735 fu collaudato il lavoro
e ritrovatolo eseguito a perfezione si concesse una
bonifica di lire due.
MADDALENA
217
Nel 1797 al 25 agosto la Cappella doveva
di nuovo esser riparata, ed il Comune deliberò a
Girodo Celestino fu Martino i ripari secondo la
perizia Pecco. La Cappella ristorata venne arred a t a dal Comune di sei candellieri, carte gloria
e necessarie suppellettili per la celebrazione della
Messa con una spesa di L. 97.
Alla Cappella alpestre, durante la stagione
estiva, si celebrava la Messa domenicale ed il
popolo presentava le sue offerte in derrate e
latticini. I fondi di denaro venivano dati a mutuo
secondo la bolla di Papa Pio V, ma la Cappella
non possedeva stabili.
Fu il nobile Pozzo Antonio che con suo testamento 1° novembre 1832, rogato Allera, legava
alla Cappella una montagna di giornate 1 e tavole 52, in regione Gian Piovano.
Il t e s t a m e n t o dice: " Lego alla Cappella, eretta
nelle presenti fini, regione di Piani, il prato e cascina,
situati sul presente territorio, regione Gian Piovano,
a cui coeredi il Comune e Giuseppe Franchino „.
Il testamento non pone alcun peso ed onere;
non ultimo motivo per cui, in seguito alle leggi
15 agosto 1867 e 11 agosto 1870, la donazione
Pozzo veniva indemaniata con verbale di possesso
6 novembre 1871.
Con pubblico appalto 8 marzo 1872 veniva dal
Demanio venduta a Giovanetto Eusebio fu Battista.
Il Comune se avesse agito salvava la donazione
218
STORIA D I
TAVAGNASCO
dall'indemaniazione, poiché il lascito Pozzo veniva sui catasti antichi accollonato alla Comunità,
quale proprietaria della Cappella di S. Maria Maddalena ; ma si era al tempo, in cui le idee liberali
di separazione t r a Chiesa e Stato ponevano le
amministrazioni civili pubbliche in uno stato di
contrasto e di r o t t u r a colla Chiesa, e la Comunità
nou fece valere i suoi diritti.
Ciò che omise il Comune, lo fece l'Autorità
Ecclesiastica diocesana. Mons. Moreno, stese memoriali e ricorsi, e valendosi dei suoi forti appoggi
alla Corte ed influenza sopra il Re Vittorio Emanuele II, riscattò dal demanio il legato Pozzo, come
fece per le dotazioni delle Cappelle di S. Quirico
alle Trovinasse in Settimo Vittone e Scalaro in
Quincinetto.
Vennero quindi dal Demanio emessi a l t r e t t a n t i
titoli nominativi sul debito pubblico del Regno,
intestati alla Cappella di S. Maria Maddalena, allo
scopo di potere provvedere in detta Cappella il
servizio festivo della Messa alla popolazione nei
mesi estivi, dichiarando così la Cappella quale
succursale della Chiesa parrocchiale.
2 a Ricostruzione della Cappella.
La Chiesa della Maddalena nel 1848 era completamente r o v i n a t a ; il Comune fece allestire il
progetto attuale dell'ing. Lomaglio e ricorse a
2a
RICOSTRUZIONE
DELLA
CAPPELLA
219
Mons. Luigi Moreno per il decreto di demolizione
del vecchio sacello, onde ricostruire ex novo la
Cappella sotto il titolo di S. Maria Maddalena ed
Anna. Il decreto vescovile veniva rimesso il 2
agosto 1848 ed il Cpmune con pubblico appalto
28 agosto 1848 deliberava i lavori di ricostruzione in favore di Racchio Pietro per la somma
di L. 1544.
Il 16 giugno 1849 chiedevasi l'autorizzazione
per abbattere N. 16 larici ed il legname occorr e n t e pel t e t t o .
L'ispettore forestale, previo verbale di verifica,
autorizzava il 18 luglio 1849 l'abbattimento del
legname dalle foreste comunali.
La Cappella, nel 1850, era ultimata, ma restavano le porte ed i banchi ; con deliberato 1° luglio
1850 il Comune le appaltava a Balla Giovanni
per L. 180, vendendo il legname residuato.
Nel luglio 1851 celebravasi la festa di S. Maddalena nella nuova Chiesa e l'anno seguente si
inaugurava la modesta casetta del Cappellano.
Attualmente la Cappella presenta profonde
screpolature, e la facciata minaccia rovina, causa
i cedimenti del terreno, su cui erroneamente la si
volle per due volte riedificare. L'Amministrazione
della Chiesa Parrocchiale, valendosi dei fondi della
Cappella, sta progettando gli opportuni ripari, ma
il male sta nelle fondazioni e nell'immenso peso
della volta a pietra, gravitante sui muri. Se questa
220
STORIA DI
TAVAGNASCO
massiccia volta venisse sostituita con un semplice
ed elegante soffitto in larice, a guisa delle basiliche romane, derivando il legname dalle pinete
comunali, verrebbe soppressa una delle cause dei
cedimenti del suolo, ma p u r t r o p p o l'ubicazione
della Cappella trovasi in t e r r e n o con sottosuolo
franabile e forse non t a r d e r à molto che l'edificio
rovini una t e r z a volta.
Acquisto delle Alpi Muande.
Il Seicento fu per Tavagnasco un secolo di
disastro finanziario, ma prima che il secolo spirasse si era p o t u t o a t t u a r e un risanamento completo delle finanze comunali.
Le numerose liti erano state vittoriosamente
coronate ed anche quella colla città d ' I v r e a pel
f a t t o dei pesi, misure e pedaggi felicemente t r a n s a t t a il 23 gennaio 1 6 8 9 .
Il Comune col p a g a m e n t o annuo di uno scudo,
7 soldi e 4 denari o t t e n e v a per i suoi amminis t r a t i l'esenzione dei dazi, gabelle e pedaggi,
quando si recavano ad Ivrea.
Con a t t o 25 aprile 1679 la Comunità faceva
acquisto dell'alpe Muanda coi pescaggi e casolari
per l ' i m p o r t o di L. 500, somma riscossa in seguito
a transazione sopra mutui avvenuti t r a il Comune
ed il Curato nel 1647 e 1650.
Ma quest'acquisto veniva completato con a t t o
ACQUISTO D E L L E A L P I
MUANDE
221
13 giugno 1697 comperando l'altra alpe Muanda
del Corno dai Bernardo padre e Bernardino figlio
Sala di Tavagnasco.
La proprietà comunale era così a u m e n t a t a ,
m e n t r e lo stesso anno con a t t o 6 maggio si era
estinto il censo di 56 ducati verso il sig. Braglia,
liberando così da ogni ipoteca il molino, il p r a t o
dei P r e t t i , la casa della barca ed il naviglio stesso
sulla Dora.
Si era pure estinto con a t t o 12 maggio 1692
il censo di L. 1070 verso il signor Meinardi d ' I v r e a ,
credito ereditato dallo suocero Nasis. Alla stessa
guisa si quitanzava ogni debito verso la Confrat e r n i t a del Gesù d ' I v r e a ( a t t o 15 maggio 1693).
Rimanevano più solo in piedi i censi verso il
Convento di S. Michele descritti a pag. 204 e questi
pare che siano stati prescritti in favore del Comune colla soppressione avvenuta del Monastero
di S. Michele al t e m p o della Rivoluzione francese.
Acquisto dell'Alpe Campassi o Pianello.
Il Giov. Bernardo Francesio nel 1707 vendeva
a certo Giovanetto Giacomo fu Domenico l'Alpe
dei Campassi o Pianello. Questa vendita, secondo
una curiosa leggenda, segnava il principio della
ruiua della famiglia dei Francesio.
Una fata anticamente, passando sull'Alpe dei
Campassi o Pianello, stanca ed assetata, riceveva
ACQUISTO A L P E
ospitalità nel tugurio alpestre dal capostipite dei
Francesio. La tata, g r a t a delle cortesie ricevute,
prima di lasciare il cascinale, preconizzava al
vecchio Francesio le grandezze della sua casa.
I Francesio avrebbero grandeggiato e, varcati
i confini del proprio paese, un ramo dei suoi discendenti si formerebbe ad Ivrea un'invidiabile
posizione sociale ed un largo censo patrimoniale.
Sacerdoti, notai ed avvocati illustrerebbero la
famiglia, e le cariche religiose e civili del paese
lungamente verrebbero da loro occupate.
La parabola ascensionale della famiglia si arresterebbe quando un capro, ritornando dal pascolo
dalla bocchetta del Gallo, portasse nel cascinale
del Pianello, infisso sulle sue corna, un lupo.
Da quel giorno la prosperità famigliare si arresterebbe, e m e n t r e il ramo dei Francesio, stabilitosi ad Ivrea, si estinguerebbe nel nome di un
illustre giureconsulto, che legherebbe il suo vistoso patrimonio ai poveri del rione della Chiesa
di S. Maurizio di quella c i t t à , il ramo rimasto
in Tavagnasco, per dissesti finanziari, decadrebbe
dalla sua posizione fino a rasentare la povertà.
La leggenda si avverò, e colla vendita dell'Alpe Campassi incominciò per i Francesio la
parabola discendente. Ma il sig. Giacomo Giovanetto, dovendo fronteggiare impegni
finanziari,
t r e anni dopo l'acquisto dell'Alpe, dovette porre
di nuovo in vendita il Pianello. Fu allora che il
CAMPASSI O P I A N E L L O
223
Console Joannes indisse il 30 novembre 1711 una
Vicinanza dei Capi famiglia, e propose l'acquisto
dell'Alpe. Alla Vicinanza intervennero 3/4 dei Capi
casa e furono concordi nel deliberare l'acquisto
pel prezzo di L. 1600.
Alla Vicinanza fece opposizione certo Gnorra
Gregorio, ma l'opposizione venne superata da Girodo Martino fu Giovanetto che si offerse ad affitt a r e l'Alpe per dieci anni, all'annuo affitto di lire
o t t a n t a , purché la Comunità l'acquistasse.
Il deliberato della Vicinanza dei Capi casa doveva essere vistato dal Direttore patrimoniale
della Provincia d ' I v r e a , sig. Chiaverotti, il quale
volle esaminare vari testi, fra cui i Francesio, già
proprietari dell'Alpe, e ciò per garantirsi se l'acquisto tornava di vera utilità al Comune. Dalle
testimoniali risulta che l'Alpe era capace di tenere
per t u t t a l'estate da 25 a t r e n t a vacche ed alt r e t t a n t e bestie m i n u t e : capre, pecore. L'estensione dell'Alpe era quella descritta al foglio 33
del Catasto con un imposto di Do. 18.
Il 3 dicembre 1711 il Direttore Chiaverotti
vistava il deliberato della Vicinanza, e con a t t o
rogito De Vineis del 21 gennaio 1712, il Comune
acquistava dal Giovanetto Giacomo l'Alpe Pianello o Campassi per L. 1600.
Ripartizione di beni comunali
ai particolari.
Con Sindacato 9 ottobre 1695 la Vicinanza
dei Capi famiglia decretò che " ad ognuno fosse
manifesto che la Comunità di questo luogo possiede sul suo territorio diversi beni comuni e sottoposti al pubblico Catasto et la maggior parte
incolti et susseguentemente di poco profitto al
pubblico e particolari del luogo, stando nello stato
che sono, i quali, quando se ne assegnino a ciascun
particolare capo di casa una uniforme quantità di
misura con ridursi indi in coltura puorno riuscire
di considerevole utilità di essi particolari et utile
al pubblico non solamente per i frutti che verranno a ricavarsi da tali beni, ma per il sollievo
del Registro che si farà a questo coll'estimo per
detti beni assegnandi da sottoporsi all' imposto „.
Si stabilì quindi di concedere ad ogni Capo
famiglia una mezza' q u a r t a n a t a di beni stabili in
piano nelle regioni Gori, Rivassi, Gerbioni, ed in
montagna in regione Luvia ed Airale. Vennero
deputati alla misura ed all'estimo a seconda della
ubicazione e coltura del terreno i nob. P e r o t t o
Giacomo e Francesio Bernardo, Consiglieri della
Comunità, conoscitori e pratici nella misura e nell'estimo di ogni valba.
La divisione ed il riparto avvenne in questo
modo. F o r m a t i 137 lotti, colla descrizione di ogni
Chiesa Parrocchiale.
(G. Accotto)
(pag. 270)
RIPARTIZIONE
DI BENI
COMUNALI
225
lotto, sia per l'ubicazione, coerenze, misura e valutazione, in t a n t i bollettini, questi vennero arrotolati e deposti in un cappello in mani di un
fanciullo di nove o dieci anni e " puoi ogni capo
casa estrasse uno di tali bollettini, e quello sorteggiato era il lotto a lui spettante „. Ognuno
doveva accontentarsi ed accettare il lotto che la
sorte gli assegnava.
L'estrazione dei lotti avvenne sulla piazza il
7 febbraio 1696, e terminato il sorteggio si stese
pubblico a t t o dal Segretario comunale, notaio
De Vineis-. L'incasso ritirato dal Comune fu di
L. 8584, che vennero impiegate a sollievo del
pubblico bilancio. Tutti i capi casa accettarono
il loro lotto, soddisfatti dell'assegnazione ; vi fu
solo un compenso ai lotti di Girodo Bernardo,
Filippone Giovanni e Colmia Bartolomeo, quali
lotti perchè più scadenti, e aggiunse un frazionamento di alcuni trabucchi in regione Rovinassi.
Così t u t t e le famiglie di Tavagnasco ebbero una
porzione di terreno e t u t t i divennero proprietari.
Acquisto Alpi Bonze e Balmaz
in territorio di Donnaz.
Fu un acquisto, ma subordinato a riscatto,
quello dell'Alpe Bonze e Balmaz. L'acquisto preceduto da varie t r a t t a t i v e e deliberazioni, venne
con a t t o 28 luglio 1741, rogato Dialeij Cuglierato,
16
226
STORIA D I
TAVAGNASCO
acquistato dalla Comunità, per L. 2999 e soldi
cinque dal mercante Giovanni Battista Francesio
di Tavagnasco, residente in Ivrea, parrocchia di
S. Maurizio, e procuratore di Perrone Giovanni
Giuseppe di Donnaz, proprietario dell'Alpe.
11 21 settembre 1719 il P e r r o n e Giov. Giuseppe fa domanda a mezzo del procuratore legale
che il Comune acconsentisse al riscatto dell'Alpe
Bonze. Con ordinato in pari data viene acconsentito il riscatto, a condizione che la Comunità sia
rilevata da ogni spesa e rimborsata la somma versata al mercante Francesio all'atto dell'acquisto.
Domanda acquisto del Feudo.
Nel 1746 era m o r t o l'ultimo Vassallo, avente
signoria sopra Tavagnasco, e non aveva lasciato
discendenti in linea di capacità di acquisto di ragioni feudali. Il feudo era quindi devoluto a S. M.
il Re, il quale dispose che venisse messo in vendita dalla R. Finanza.
La Comunità, con ordinato 9 gennaio 1747,
deliberò di mandare a Torino il Girodo Giovanni
Stefano con procura di addivenire all'acquisto del
feudo di Tavagnasco a nome della Comunità stessa,
e ciò, dice la deliberazione, per evitare altre liti e
noie col nuovo Vassallo, avendo " questa Comunità
per lungo possesso il P a d r o n a t o attivo sopra la
Parrocchia, i diritti di pesca e caccia, il porto e
DOMANDA ACQUISTO D E L
FEUDO
227
pedaggio sulla Dora, e la Segreteria del Tribunale Civile „.
Ma pare che la pratica sia fallita perchè il
feudo di Tavagnasco venne assegnato ai Leone
di Piverone col titolo di Conte Leone di Tavagnasco, titolo che t u t t ' o r a ritengono.
CAPO XV.
REGNO
DI
VITTORIO
FRANCESE
LA C A S A
-
AMEDEO
RIFORME
II
-
INVASIONE
AMMINISTRATIVE
-
COMUNALE.
Regno di Vittorio A m e d e o li.
Il Duca Vittorio Amedeo I I iniziò il suo governo, dopo la morte del padre Carlo Emanuele II,
nel 1675, e per i primi anni dovette subire l'influenza francese nel regime delle cose governative.
Colla lega di Augusta si schierò contro la Francia
nel 1690.
Nel 1700 scoppiò in Europa la guerra di successione spagnuola, ed il Duca, uno dei pretendenti
alla corona, si trovò contro la Francia, accanto
all'Austria. Le vicende di questa lunga guerra
sono n o t e : il Piemonte fu grandemente danneggiato, e Torino stesso venne dai francesi assediato
e liberato solo il 7 settembre 1706. Nella difesa
di Torino si segnalò per la sua carità il Beato Sebastiano Valfrè, così venerato, e Pietro Micca, eroe
immolatosi, facendo saltare le mine della Cittadella, impedendo ai francesi l ' e n t r a t a nella città.
Questa guerra durò 13 anni e, colla pace di Utrecht
11 aprile 1713, Vittorio Amedeo II otteneva la
Sicilia col titolo di Re, la conferma del Monferrato,
Alessandria, Lomellina ed altre t e r r e donategli
dall' Imperatore.
Tavagnasco, grazie alle esenzioni sovrane, pel
f a t t o delle frane ed alluvioni p a t i t e , ebbe una
mitigazione nelle quote di concorso delle spese
belliche, ma dovette subire allo scoppio della
guerra di successione spagnuola i disastrosi effetti
dell' invasione francese.
Invasione francese.
Il 1704 fu un anno di desolazione per Ivrea
ed i paesi circonvicini.
1 francesi, vinte le milizie sabaude, occuparono
Ivrea ed il Canavese, seminando la desolazione
e la ruina ovunque. Fu alla fine di agosto che i
francesi, presa Vercelli, si diressero alla volta di
Ivrea per assalirla.
La città difesa da tremila uomini presentava
un aspetto desolante; 20 mila uomini, alle dipendenze del duca di Vendòme, eransi accampati nei
pressi del lago di Azeglio, saccheggiando e spogliando i paesi. Le popolazioni di quei paesi, irritate
dai saccheggi, insorsero e trucidarono quanti francesi capitavano nelle loro mani, ma le vendette
e crudeltà di questi non t a r d a r o n o a sedare l ' i n surrezione delle popolazioni canavesane. Furono
incendiati Palazzo e varii casali di Burolo e Bollendo, e T incendio pauroso si vide nottetempo
da Ivrea.
Ad Ivrea i n t a n t o fervevano le opere di fortificazione e così nella valle di Aosta e specialmente
al forte di Bard.
Tavagnasco in seguito a chiamate dell'ottobre
1703, aveva il fiore della sua gioventù sotto le
armi, e d u r a n t e le opere di fortificazione 50 altri
uomini dovevano prestar servizio ducale nelle cond u t t u r e dei foraggi e vettovagliamenti ad Ivrea,
a Bard e ad Aosta. Si lavorava alacremente sulle
sue montagne ad a b b a t t e r e piante per farne assi,
pali ed altri oggetti di fortificazioni. Un b a t t a glione, capitanato dal Sculenburgo, stanziò nel
suo territorio dal fine di maggio fino al principio
di luglio del 1704 e fu " un quasi saccheggio „.
In un altro ritorno dei soldati comandati dal
cavalier Radingh dalla Savoia, si dovettero alloggiare " duecento e più mule cariche di munizioni
e d e t t a Comunità di Tavagnasco fu a s t r e t t a somministrarle il fieno ed aiutar al t r a s p o r t o delle
munizioni al di là della Dora. Sappiamo inoltre
che pendente il soggiorno del generale Radingh
d e t t a Comunità di Tavagnasco ha patito gravi
contribuzioni t a n t o in denaro che in bestiami ed
in formaggi, granaglie, calcine ed altre robe pel
servizio del forte di Bard e passo della Bardeisa
e per t u t t o il tempo dell'assedio d ' I v r e a e del
Castiglio d'Ivrea, e per t u t t o il mese di settembre
50 uomini dovevano riparare e fare difese verso
Quassolo. Caduta Ivrea in mano ai francesi al fine
del settembre, per sfuggir l'incendio delle case sue
e cassine, è convenuto ad essa Comunità di Tavagnasco soccombere a contribuzioni in denari, granaglie, fieni e bosco e continuata sempre et ancora
al presente continua col tagliamento di una quant i t à di p i a n t e ; talché vi è succeduta la miseria
dei particolari che molto stentano a mantenersi
il vivere e di luoro famiglie per non poter più
aver alcun traffico ne negozio, nel quale consisteva
il maggior aiuto dei medesimi particolari, perchè
in questo finaggio non si raccoglie che castagne,
alquanto fieno, pochi marsaschi et ortaglie con
qualche vino non sufficiente al mantenimento dei
particolari, aggiongendo anche che, a causa della
siccità occorsa in detto anno passato (1704), si
è raccolto poco fieno ed a pena una decima parte
delle castagne in modo che detti particolari si
ritrovano ridotti in estrema miseria massime per
aver perso quasi tutti li bestiami o sia per la
metà e più d'essi circa „. (Esami di testimoni
f a t t o dal Direttore della Città d ' I v r e a sig. Chiaverotti Chiampo). Queste testimoniali di giuramento confermano la relazione stesa a Sua Maestà
Reale e Ducale dalla Comunità di Tavagnasco nel
marzo del 1705 per ottenere la grazia della diminuzione delle contribuzioni di guerra.
232
STORIA DI
TAVAGNASCO
Da essa risulta che, caduta Ivrea in mano dei
francesi il 30 settembre 1704, dopo un eroico e
memorando assedio di 32 giorni, Tavagnasco, per
non vedersi rasa al suolo ed incendiata, dovette
" pagare alli francesi subito 1500 ducati, 95 emine
di grano „. Questa taglia deve essere stata pagata
al passaggio del duca di Vendóme, quando il
1°ottobre 1704 marciò alla volta del forte di Bard.
11 generale Reding con solo 200 uomini riuscì
sostenersi nel forte per 9 giorni, ma arresosi il
10 ottobre, il piccolo manipolo di valorosi veniva
condotto prigioniero ad Ivrea il giorno 11. La
calma però dei dintorni d ' I v r e a era p e r t u r b a t a
da continue scorrerie dei soldati ducali e piemontesi che aumentavano la miseria, con inibire il
vettovagliamento alle truppe francesi padroni della
Città. Essi giungevano fin sotto le mura della desolata città, sequestrando le bestie da macello e
da lavoro, intercettando derrate alimentari e minacciando d'impiccare agli alberi chiunque portasse viveri e commestibili alla Città.
Il governatore francese d'Arene ebbe non poco
a fare per calmare il fermento delle popolazioni
e dovette continuamente far perlustrare le campagne ed i paesi da pattuglie a r m a t e .
Tali erano le tristi condizioni nel 1705 del
nostro paese.
La guerra intanto culminò col celebre assedio
di Torino del settembre 1706; ma quando il 7 set-
INVASIONE
FRANCESE
233
t e m b r e 1706 Torino, colla famosa battaglia, fu
liberata dal pericolo francese, e l'esercito nemico
messo in rotta, nel Canavese vi fu una levata di
scudi contro gli aborriti francesi. Il principe Eugenio di Savoia ricuperò con una marcia trionfale
le t e r r e Canavesane.
In Ivrea i cittadini, sollevatisi contro il presidio nemico, lo fecero prigioniero il 12 settembre,
ed il 14 settembre le milizie piemontesi rientravano in città e sulle torri sventolava nuovamente
la croce dei Sabaudi. Il Carret ed i soldati francesi
vennero t r a d o t t i prigionieri a Torino.
Da un resoconto presentato dalla Comunità
di Tavagnasco a S. M. il Duca risulta descritto
il conto delle contribuzioni ed angherie pagate ai
nemici francesi negli anni 1704, 1705 e 1706.
Nel 1704 si pagarono al Carret, governatore
francese :
P e r contributo militare L. 1200
Per grano
. . . .
„
288
P e r taglia
66,13.4
Totale . . L. 1554,13.4
Nel 1705 contributo e grani L. 1279,4.6
Nel 1706
„
„
„ 1278,4.6
Per il quartiere d ' i n v e r n o dell'anno 1705
L. 706 e per l'anno 1706 L. 420 di Francia pari
a L. 560 piemontesi in virtù dell'ordine dell'Intendente Carret del 28 maggio 1 706. Dette somme
pagate sono quitanzate dal La Croix.
'234
STORIA D I
TAVAGNASCO
Sempre per ordine del francese Carret per granaglie si dovette pagare in detto anno L. 817 : 8.
Di t u t t e queste somme pagate ai nemici, dur a n t e la cattività francese, la Comunità ne chiamava rimborso al ritorno del dominio dei nostri
Sovrani; ed il 4 novembre 1706, il Direttore
ducale d ' I v r e a , sig. Chiaverotti Chiampo, ne ammetteva il rimborso purché non venisse alcun
pregiudizio al Regio patrimonio. Ma la Comunità
richiedeva inoltre di fruire dei benefici di cui al
rescritto per i danni delle frane. Perchè questo
fosse preso in considerazione si dovette procedere
ad una revisione generale dello stato dei beni
coltivi e del Catasto, per mano degli agrimensori
camerali i signori Giacomo Ronco, Giov. Martini,
Vincenzo Scoto, Henrieto Brusco, Carlo Scova,
Giov. Fietta (80 luglio 1709).
Di grande importanza è questa revisione perchè
sono descritte t u t t e le proprietà, colla loro colt u r a , degli Enti Comuni, Contraria di S. Spirito,
Parrocchiale di S. Margherita, Beneficio di S. Barnaba, unito poi alla Parrocchiale, Capitolo del
Duomo e Confraternita del Gesù.
Riforme Amministrative.
Vittorio Amedeo II, colla pace d'Utrech, otteneva la Sicilia col titolo di Re, ma il suo regno
in quest'isola fu poco beneviso. La questione del
RIFORME AMMINISTRATIVE
235
Tribunale di Monarchia lo pose in urto colla Santa
Sede e col sentimento religioso degli isolani. Pertanto, dopo la guerra di successione austriaca,
colla pace di Parigi (17 febbraio 1720) la Sicilia
fu assegnata all'Austria, e Vittorio Amedeo otteneva la Sardegna col titolo di Re.
Il Regno di Vittorio Amedeo l i è contraddistinto per le grandi riforme nel campo amministrativo dei Comuni. Con R. Editto, 11 giugno
1704, il Console diviene un quasi funzionario del
Governo e la sua nomina fu regia. Già sul finire
del secolo xvn il Console più non si nominava dai
Capi famiglia, ma sopra una lista di sei candidati,
preparata dal Consiglio Comunale. I loro nomi,
scritti sopra sei foglietti di c a r t a , arrotolati da
un fanciullo, ed includenti ognuno una fava, di cui
cinque bianche ed una nera, venivano estratti
a sorte.
Restava nominato Console quello nel cui foglietto si rinveniva la fava nera (Verbale 27 dicembre 1697).
L ' E d i t t o del giugno 1704, avocando al Governo
la nomina del Console, prescriveva al Consiglio la
presentazione di una rosa di t r e persone di buona
fama, registranti, capaci di sbrigare il regio servizio nel Comune, difendere le vedove, i pupilli
ed orfani, non parenti, nè in lite o debito col
Comune. La rosa f a t t a dal Console, alla presenza
della Vicinanza dei Capi famiglia, veniva trasmessa
236
STORIA
DI
TAVAGNASCO
al Referendario del Regio Patrimonio d'Ivrea, che
sceglieva il Console, e giurava, secondo il solito,
sugli Statuti.
Il Console non era più contabile, come pel
passato; le riscossioni ed i pagamenti venivano
operati da un apposito Cassiere. Le decisioni del
Consiglio dovevano riportare il visto di approvazione del Direttore del Regio Patrimonio, tramutatosi più tardi nell' Intendenza della Provincia.
Appaiono così i Causati preventivi delle entrate
ed uscite comunali.
Simile procedura di elezione venne presto modificata, ed il Console ritornò di nomina comunale
di triennio in triennio. Il Consiglio, ridotto a sei
Consiglieri, convocato dal Console sulla piazza,
formava la rosa di t r e candidati, nominando col
favore della sorte chi dei tre doveva prestare
servizio nel primo anno, chi nel secondo e chi
nel terzo.
Il Console così eletto si nominava due o quattro
Consiglieri, scegliendoli fra i buoni registranti, ed
aventi qualità, di capacità amministrativa, e ciò
sotto pena di scudi d'oro cinque. Il Consiglio componevasi di sei Consiglieri, e Console e Consiglieri
prestavano g i u r a m e n t o , innanzi alla Vicinanza,
sugli Statuti nelle mani del Segretario della Comunità (Ordinati 1° gennaio 1728).
Questo sistema di nomina, con formazione di
una terna, rimane ancora in vigore nelle nomine
RIFORME
AMMINISTRATIVE
237
dei Priori, e nella Confraternita locale, fino a
pochi anni fa, il Priore nominato si formava il
Consiglio. Era una disposizione di legge civile applicata agli Enti religiosi e persistita nei medesimi
attraverso ai mutamenti e rivolgimenti politici.
Ma con R. Editto 29 aprile 1733 il Consiglio
veniva ridotto al Sindaco e due Consiglieri. 11 Consolato era abolito e con esso non pochi privilegi
statutari. Il Consiglio così formato non poteva
più convocarsi se non con preavviso al Podestà,
il quale poteva assistere alle sedute. 1 tre rappresentanti comunali si nominavano il Sindaco,
scegliendolo nel loro seno, e questi vi prestava
giuramento nelle mani del Podestà o suo delegato.
Trascorso un anno il Sindaco veniva dal Consiglio
surrogato, con designazione a Sindaco di uno dei
due Consiglieri. Al terzo anno veniva assunto a Sindaco l'altro Consigliere e nominavasi dal Consiglio
un nuovo Consigliere per surrogare chi aveva coperto la carica da Sindaco t r e anni in antecedenza.
La Comunità perdeva della sua autonomia e
veniva sottomessa al controllo del signor Podestà.
Questi non aveva più obbligo di prestare giuramento avanti al Sindaco, ma bensì doveva ricevere
quello del Sindaco e dei Consiglieri. La Segreteria
del Tribunale veniva messa al pubblico bando, una
specie di concorso, a base di titoli di studio e di
pagamento di un canone al Comune, variabile da
L. 30 a L. 10 annue.
238
STORIA D I
TAVAGNASCO
11 Segretario faceva suoi i diritti fiscali del
Tribunale, ma doveva anche prestarsi ad ogni
evenienza a fungere da Segretario della Comunità.
I contratti erano triennali.
La Vicinanza dei Capi famiglia era di fatto abolita e t u t t o il regime amministrativo comunale
concentrato nelle mani di poche famiglie preeminenti periodicamente succedentesi nelle cariche
municipali. I Vicini, ancor sul principio del settecento, benché privi di voto deliberativo, intervenivano per ratificare i deliberati dei Credenzieri.
Colle ultime riforme potevano assistere alla pubblicazione dei deliberati fatti con pubbliche grida
dal camparo, nei giorni festivi, all'uscir del popolo
dalle funzioni religiose di Chiesa. Ogni voto era
abolito e le loro assemblee si conservavano più solo
per la nomina del Parroco. Coll'av vento della rivoluzione francese ritornano le formole democratiche
e le liberta, ma gli antichi Vicini non riacquistano
che il diritto elettorale amministrativo. È una
conquista moderna, ma non é il diritto legislativo
delle antiche forme statutarie, quando i Capita
domorum o Vicini legiferavano l'ordinamento comunale, e gli homines o Credenzieri ne eseguivano
gli ordini.
Le libertà comunali erano perdute ed il Comune autonomo, fissato sugli Statuti del 1200, è
un ricordo di un glorioso passato che più non
ritorna.
LA CASA
COMUNALE
239
La Casa comunale.
L'antica Casa comunale, quella della Contraria
di S. Spirito, consisteva in una camera con torchio
da vino sottostante. Accanto vi era la casa della
Congregazione, formata da una tettoia, che serviva
da cucina per cuocere la minestra ai poveri in
certe solennità, con un forno in fondo, sul quale
trovavansi due stanzuccie, prospicienti al cortile
della Parrocchia. Erano catapecchie, e l ' I n t e n dente aveva inutilmente f a t t o obbligo al Comune
di provvedere una casa decente per poter ordinare bene l'archivio.
Nel 1788, con ordinato 13 agosto, la Comun i t à , anche per evitare " le pene arbitrarie in
proprio contro gli amministratori „, intimate dall'Intendente Ghilini, con decreto 17 maggio 1788,
si decise alla costruzione dell'attuale Casa comunale. Il disegno preparato dall'architetto Buschetti
comprendeva anche a pian terreno un forno, e
precisamente nel locale a pian terreno verso la
Casa parrocchiale.
La costruzione fu f a t t a con accordo della Congregazione di Carità, dovendosi demolire il minacciante casolare di sua spettanza in coerenza colla
Gasa parrocchiale. Con ordinato 31 agosto 1788
la Congregazione annuiva al progetto partecipatole dal Comune e richiedeva la dovuta autorizzazione per la demolizione e cessione al Comune
del suo vecchio caseggiato in un col concorso
di L. 1084 per la costruzione della nuova Casa
comunale.
Demoliti i vecchi fabbricati si omise la costruzione del forno, portato dal progetto. Da qualche
tempo era prevalso l'uso delle focaccie (miasse)
portato dalla valle di Vico, ed il consumo del
pane veniva limitato alle cotture di Natale, come
si pratica ancor oggi in molti luoghi alpestri della
Valle di Aosta, quindi era sufficiente per i bisogni
del pubblico il forno di Cappellino. Nel locale a
pian terreno verso la Casa parrocchiale si formò
la scuola, e si cedette a Girodo Martino il sito
destinato al forno a condizione che cedesse lunghesso al fabbricato della casa, nella parte prospiciente il suo cortile, due metri circa di terreno
per porvi due latrine, di cui una t u t t ' o r a esiste.
Alla Congregazione si assegnò le altre due
stanze a pian terreno verso mezzogiorno per riporvi il suo archivio e distribuirvi ai poveri le
granaglie e offerte. Gli uffici comunali erano al
piano superiore; la sala consulare sopra la scuola
e l'archivio sopra il porticato dell'atrio. Le due
stanze poste sopra quelle della Congregazione, ora
adibite ad uffici di Segreteria e Catasto, erano per
il Cappellano comunale, Rettore di scuola. Con
ordinato 23 maggio 1798 si costrusse poi ancora
lo stanzino sopra la scala assegnandolo al Cappellano.
L a facciata della Chiesa Parrocchiale
secondo il primo disegno.
(pag. 283)
LA
CASA
COMUNALE
'241
Assunse l'appalto dei lavori il capomastro Ferrerò Angelo, e solo nel 1792 si diede mano alla
costruzione. Ma sorsero contestazioni coli'impresa
all'atto del collaudo, avvenuto il 25 giugno 1793,
e benché il contratto portasse una spesa complessiva di L. 3100, per dirimere ogni litigio, si fece
una bonifica all'impresa di L. 800, in totale una
spesa di L. 3900.
I n t a n t o i moti rivoluzionari di Francia avevano
eccitati gli animi e sulla nuova Casa comunale non
tardò sventolare la bandiera della libertà e rivoluzione. Si vedono t u t t o r a sulle porte degli uffici
comunali gli alberi della libertà, sormontati dal
berretto frigio colle bandiere repubblicane.
Contemporaneamente il Comune ordinava al
sig. Zaverio Capisardo da Biella l'orologio attuale
del campanile collaudato dall'orologiaio Domenico
Massa da Caluso il 9 giugno 1792.
SS
CAPO XVI.
CONGREGAZIONE
DI
CONGREGAZIONE
CARITÀ
-
LA
IRRIGUA - R I S C A T T I
-
REDDITI
LITE
PER
DELLA
L'ACQUA
DI C A N O N I - D I S S E S T O
FINANZIARIO - C O M I T A T O DI B E N E F I C E N Z A ACQUISTO
CONDIZIONI
DELL'ALPE
ATTUALI
BONZE E BALMAZ
DEL P I O
-
ENTE.
Congregazione di Carità.
Vittorio Amedeo II, per sbandire dai proprii
Stati la mendicità, con editto 6 agosto 1716,
istituiva nelle città e luoghi di sua dominazione
le Congregazioni di Carità, assegnandone i beni
delle antiche Contrarie di S. Spirito. Ma queste
non furono t a n t o docili agli ordini regi, benché
con regolamento 17 aprile 1717 si disciplinasse il
funzionamento delle nuove pie Istituzioni e si richiamasse tassativamente l'osservanza del R. Editto
del 1716.
Si dovette emanare un nuovo Regio Editto il
25 giugno 1721, imponendo l'osservanza della
legge con pene gravissime, quali " gli arresti, le
carcerazioni allorché i Priori delle Contrarie di
Santo Spirito o loro deputati volessero sottrarsi
all'ordine regio „. P e r t a n t o i Comandanti delle Provincie dovevano obbligare i Priori e gli Amministratori delle Contrarie a comparire innanzi loro
e fare remissione alle Congregazioni dei loro beni
e redditi.
In conseguenza di questo ordine il Console
Girodo Giacomo, come da ordine del signor Torre,
Governatore del Castiglio e Comandante la Città
d ' I v r e a , radunò il 5 agosto 1721 i Consiglieri
Piasotto Giov. Antonio, Racchio Pietro, Girodo
Giovanni e Giovanetto Battista ed il Priore della
Contraria Bertino Giov. Pietro, e con pubblico
a t t o si deputò il Console ed il Priore della Contraria a portarsi dal predetto Governatore in Ivrea
per rimettere alla Congregazione di Carità 8 t u t t i
li beni, mulini e forni di questo luogo e suo territorio posti, colle altre annualità „ e di protestare
per parte di ridetta Confraria e Comunità come
in detto a t t o si dice. La Confraria possedeva un
discreto patrimonio stabile, e cioè l'alpe Campassi
Piane di 261 giornate, di cui 65 di pascolo, i molini, i forni, molti canoni e prestazioni in n a t u r a
di vino, biade, castagne e perfin galline.
Il 12 agosto 1721 il Console e Priore, deputati
dalla Comunità, soddisfacendo al regio biglietto,
ad Ivrea, avanti il Governatore, fanno remissione
dei beni della Confraria alla Congregazione di Carità, in persona di Filippono Giacomo e P e r o t t o
Giacomo, deputati da questa.
11 Console, a nome della Comunità, fa le
riserve, protestando per parte del Comune e Confraria che detti enti e loro amministratori non
intendono " stante la presente dimissione fatta,
di essere più per l'avvenire tenuti nè essi, ne la
Comunità di Tavagnasco, di cui rappresentano il
Consiglio, all'escavazione e purgazione della roggia
di detti molini ed essere scaricati dalla somministranza, fin qui sempre fatta, di libbre sei di
cera per la novena e feste della Pentecoste alla
Chiesa Parrocchiale. Dichiarando che avendo essa
Comunità e Contraria impiegati parte dei suddetti
redditi nell'edificazione della Chiesa Parrocchiale
e Cappelle campestri e queste non ancora perfezionate nè provviste del necessario, massime delle
suppellettili sacre, come pure della spesa di un predicatore nel quaresimale, chiedendo perciò abbia
poi la Congregazione di carità a supplire t u t t o e
promettendo sotto obbligo di essa Contraria e
Comunità „ (rogato Rousseau).
Il Comune inoltrava ricorso per rivendicare i
molini e forni, basandosi sul f a t t o che il patrimonio della soppressa Contraria di S. Spirito era
" un medesimo corpo colla Comunità, vedendosi
preso e considerato promiscuamente l'uno per
l'altro e che il Consiglio della Comunità, come
Comune, era quello che faceva d e t t a Contraria, che
aveva però per l'ispezione di provvedere i bisogni
ed occorrenze della Chiesa ed insomma era la
Comunità considerata sub diversis respectibus e
conseguentemente non aver mai potuto la Contraria godere detti molini e forni, salvo che
per destinazione della Comunità a cui ancora
spettano, e conseguentemente non potersi essere
compresi nell'ordinanza della dimissione dei beni
a favore della Congregazione di Carità „. (Atto
12 agosto 1721).
11 1° settembre 1726 il Sostituto Segretario
generale Laurenti respingeva il ricorso del Comune dicendo " che gli atti menzionati altro non
concludono, nè provano se non che la Comunità
era in continue spese per la manutenzione del
canale e molini e non era capace a r i t r a r r e alcun
reddito dai medesimi e t u t t o consumasse colle
annuali distribuzioni solite farsi dalle Confrarie,
meritamente soppresse, e non esser caso ad ent r a r e in lite e dispendi nuovi alla Comunità per
questa remissione perchè la Comui,tà veniva scaricata da ogni obbligo di manutenzione della roggia
ed altri pesi che soffriva verso la Chiesa „.
In tal modo veniva costituita e dotata la
. Congregazione ed entrava in carica un'amministrazione presieduta dal Parroco, con dipendenza
dal Vescovo diocesano. La nuova istituzione si diè
subito ad ordinare le nuove e n t r a t e e sovvenire
i poveri con altri criteri. Cessarono quindi quelle
baldorie che si iniziavano con giornalieri conviti
nella fèsta dell'Ascensione per culminare nei t r e
246
STORIA D I
TAVAGNASCO
giorni della Pentecoste e chiudersi nel giorno del
Corpus Domini.
I poveri, in tali feste, abbondavano di ogni
ben di Dio, ma durante l'anno soffrivano f a m e ;
ebbero invece un soccorso ripartito a seconda
delle necessità individuali ed in circostanze in cui
queste si facevano più sentite. Tuttavia il mal
costume dei baccanali non potè subito sopprimersi,
e la Congregazione dovette conservare le grandi
caldaie ed il locale dove, nella Pentecoste, si
usava cuocere le minestre ed imbandire le mense.
Queste per alcuni anni si continuarono, come
protesta, m a n t e n u t e dai privati, finché caddero
in disuso.
Redditi della Congregazione.
La Comunità nel 1726 sollevò opposizione alla
Congregazione per la rivendicazione dei molini,
forno, ed Alpe Campassi o P i a n i ; ma l'avvocato
generale Laurenti colle conclusionali 1° settembre
1726 rifiutò il consenso al Comune per qualsiasi
lite in materia. Venne t u t t a v i a riconosciuto alla
Comunità il possesso dell'Alpe Campassi o Piani.
La nuova istituzione aveva molti nemici ed i
particolari sorsero contro essa chiamando che venissero rivedute le contabilità dall'anno 1721 al
1730, giacché i direttori suoi li aveva gravati con
numerose collette e sperperato i ricavi.
REDDITI
DELIA
CONGREGAZIONE
247
Fu incaricato il Segretario comunale Dialey
Cuglierati ad aprire un'inchiesta sui reclami e
riferire. Dall' inchiesta e relazione del 12 novembre
1730 risultano descritti t u t t i gli stabili dei beni
semoventi dal diretto dominio della Congregazione,
come causa avente dall'ex Contraria di S. Spirito,
sui quali stabili, per antichi c o n s e g n a m e l i , gravavano canoni di prestazioni in natura. Sono 22
famiglie, oltre la Comunità, tenute corrispondere
in complesso 24 emine di segala, 12 emine di
castagne bianche, 4 brente di vino e 7 pinte, oltre
alcuni rubbi di burro, grasso e qualche gallina.
La Comunità per l'alpe Campassi e Piani deve
rubbi uno di burro e per l'alpe Giasso e Pianello
rubbi due di formaggio. Attualmente questo canone è corrisposto in denaro, L. 10 annue.
Le opposizioni si acuirono, l'Amministrazione
si dimise, ed il Segretario comunale ebbe la gestione per circa 3 anni. Con sua relazione 12 luglio
1733, rilevava le tristi condizioni finanziarie dell ' E n t e . Più nessun reddito si ricavava dai molini;
l'Amministrazione non può costituirsi perchè le
spese enormi di manutenzione del Canale consumano il poco reddito del molino e del forno. I
lavori di spurgo e di ripari fatti dai Capi famiglia,
quando sussisteva la Contraria, erano a carico della
Congregazione.
" Più nessuno vuole esser tenuto a tali lavori,
non essendo più stabile comunale, ed anche a causa
248
STORIA
DI
TAVAGNASCO
delle calamità dei tempi, mentre oltre alle tempeste sofferte per più anni continui, nell'anno corrente si sono patite rovine gravissime con esportazioni di tenimenti di beni intieri, causa del che
vengono li particolari impossibilitati a vivere „.
" Il massimo reddito del molino e forno ascende
ad emine di segala 100, insufficiente alle spese.
I redditi consistono :
1. Casasco con forno in Pino di tavole 2 ;
2. Casaschi con molini torchio ad
olio in regione P r e t t i
„
4;
3. P r a t o con viti - P r a di Dora
„
7.6;
4. Vigna e gerbo - Rovera
„ 22.0;
5. Casasco e corte al Trovallo
„
4.0 ;
6. Chiapetto in Busse
„ 10.0;
7. Chiapetto in Vallarei
„ 13.0;
8. Chiapetto in Praglia a Quassolo „
8 „.
La relazione termina con proporre amministratori il Curato D. Martino Balla, il Cappellano
D. Antonio Giovanetto,-il Sindaco P e r o t t o Giacomo, i due primi Consiglieri comunali J o a n n e s
Antonio, Girodo Antonio, Giovanetto B a t t i s t a e
Balla Stefano „. Ma la costituita Amministrazione
non tardò avere noie.
La nuova istituzione era poco benevisa alla popolazione perchè soppiantando l'antica Confraria
trasformava una fondazione secolare a cui t a n t e
tradizioni e t a n t e costumanze erano legate.
La soppressa Confraria, quale ente dipendente
LITE PER
L'ACQUA
IRRIGUA^
249
dal Comune, sussidiata da tutti i Contrari registranti, ammetteva al godimento dei suoi beni
tutti, poveri e ricchi, e le annuali imbandigioni
nella circostanza della Pentecoste avevano un qual
cosa di attrattivo.
La lite per l'acqua irrigua.
P r i m a dell'erezione della Congregazione la manutenzione del Canale del molino era a carico dei
particolari di Tavagnasco. Ogni qualvolta occorresse un riparo il Console, a mezzo di grida, e
col suono della campana, annunciava l'ordine del
lavoro, e tutti dovevano fare quei t a n t i giorni di
roida (così chiamavasi la prestazione gratuita della
mano d'opera), a seconda della durata del lavoro.
Chi mancava veniva multato di una lira, esatta
in modo fiscale dal Podestà. Una volta all'anno
si purgava il Canale. Nell'atto di immissione di
possesso del Canale alla Congregazione vedemmo
il Console protestare perchè si rilevasse la Comunità ed i particolari da questo onere. Colla manutenzione del Canale la Congregazione divenne
passiva, ed il Comune sperava in tal modo poter
riacquistare il molino, giacché l'ente pio avrebbe
ricorso al Procuratore generale dei poveri per sbarazzarsi da una passività. Ma questi si era opposto
alle richieste del Comune quando il 19 aprile 1726
ricorse al Governo regio per essere autorizzato
intentar lite per ricuperare i suoi molini ; non vi
era quindi alcuna speranza che la Congregazione
potesse liberarsi da tali onerosi edifìzi.
Sorsero presto querimonie, e alcuni proprietari nel 1744, causa la siccità, aprirono bocchetti
lungo il Canale, e derivarono acqua col tacito consenso della Congregazione. Si scavò f r a t t a n t o un
fosso lungo 26 trabucchi, in regione Pretti, sotto
il Canale, ed in esso si introdusse in certe epoche
l'acqua derivandola dal Canale stesso.
La Congregazione fece chiudere l'imboccatura
del fosso e si oppose a qualsiasi derivazione di
acqua a scopo irriguo. P r o t e s t a r o n o Morello Antonio, Piasotto Giov. Antonio e Franchino Bernardo, ed il 5 aprile 1775 si intavolò una lite.
A questi particolari s e n e unirono più tardi altri
15, e durante il litigio altri ancora, fino a raggiungere il numero di 44. Tutti pretendevano il
diritto di derivare acqua per uso irriguo dei loro
stabili posti in varie regioni, sia nella parte superiore che inferiore ai molini.
La lite si protrasse oltre 10 anni senza nulla
concludere, all'infuori di una serie di comparse preziosissime, raccolte in un memoriale di produzioni
a stampa dove si trovano antichissimi documenti
di gran valore storico.
In conclusione i particolari, con atti e documenti, sostenevano il possesso del diritto irriguo
dal fatto che essendo il Canale del molino stato
costruito dalla Comunità, coll'opera dei particolari registranti di Tavagnasco, questi avevano diritti acquisiti. L'immissione del medesimo, f a t t a
dalla legge alla Congregazione, con l ' a t t o 12 agosto
1721, non pregiudicava questi diritti. Inoltre il
Console, a nome della Comunità, protestò contro
questo passaggio, anzi il Comune aveva nel 1726
inutilmente steso domanda di essere rimesso al
possesso dei suoi molini. E r a una serie di imposizioni arbitrarie, ope legis, ma non si potevano
annullare gli antichi atti di acquisto dei terreni,
attraverso cui passa il Canale, a t t i stipulati dal
Comune e pagati col denaro dei particolari registranti (atti 1516 al 1547).
Essendo proprietà comunale, i particolari avevano sempre avuto diritto dell'uso dell'acqua, t a n t o
più che la manutenzione del Canale ed il suo spurgo
si faceva gratuitamente dai particolari.
P e r contro la Congregazione insisteva sulla proprietà del Canale, venutole con l ' a t t o 12 agosto
1721, con l'onere della manutenzione del Canale.
Avendo il Comune ottenuto l'esonero della manutenzione del medesimo, decadevano t u t t i i pretesi
diritti dei particolari. Inoltre il Canale, non essendo
più cosa comunale, non vi si a m m e t t e v a il godimento dell'acqua quale cosa comunale. Impugnava
che sempre si fosse usato l'acqua per uso irriguo,
ed insisteva sui danni ai suoi edifìzi, perchè divertendo l'acqua per altri usi, questi dovevano
2B2
STORIA D I
TAVAGNASCO
restare inazionati. Ma i particolari comprovavano
con scritture private che essi usavano già l'acqua
col fosso inferiore al Comune in regione Pretti,
lungo 26 trabucchi, e domandavano l'uso dell'acqua solo nei giorni festivi quando il molino
non macinava.
La lite non fu liquidata perchè le stesse amministrazioni si dimettevano, non volendo urtare
contro la popolazione, ed il Curato don Martino
Balla, vecchio con mal d'occhi da un anno e mezzo,
restò solo a dirigere la Congregazione (1781). Le
cose andarono male talché intervenne il Vescovo
Mons. Ottavio Pochettini, il P r e f e t t o d ' I v r e a ed
il signor Panietto, Segretario della Provincia, e
furono di nuovo rimessi in carica tutti i direttori.
Intanto nel 1780 il litigante Piasotto Giovanni
adiva all'incanto triennale del molino con intesa
di lasciare, durante il suo contratto, usufruire agli
altri conlitiganti l'acqua. Vennero le contestazioni, ma il Magistrato della Regia Giunta ritenne
valido il contratto d'appalto. L'Amministrazione
si dimise come protesta e restarono in carica più
solo t r e direttori.
Nell'incanto del 1783 un altro litigante Franchino Bernardo adì al nuovo appalto e t u t t a l'Amministrazione si dimise. Intervenne nuovamente il
Vescovo ed il Senatore Prefetto d'Ivrea pur di
ricostituire l'Amministrazione, ma tutti i direttori
fecero una protesta collettiva, dichiarandosi pronti
LITE
PER L'ACQUA
IRRIGUA
253
a voler assistere i poveri in tutto, fuorché nelle
liti " perchè non volevano inimicarsi li parenti o
creditori, couciossiachè è difficile trovar nel luogo
di Tavagnasco di 200 famiglie circa, avere un numero sufficiente di amministratori che non sieno
parenti o debitori coi litiganti „.
La lite si protrasse molto languidamente, e
senza più alcun interesse attivo da parte dell'Amministrazione, finché sopravvenuti i moti rivoluzionari del 1793 di Francia, coi rivolgimenti
politici del Piemonte, più non ebbe seguito e rimase insoluta.
Coi mutamenti di governi, durante il periodo
rivoluzionario francese e napoleonico, più non si
fece parola: i bocchetti ed i canali aperti lungo
il Canale a scopo irriguo rimasero e la cosa passò
in giudicato e insoluta.
In questi anni si è risollevata la questione,
ma in modo extragiudizialè. Noi riteniamo che se
il buon diritto esiste nei particolari di derivare
acqua dal Canale, perchè questo, ab antico, era
cosa comunale, questo diritto deve essere subordinato ad oneri verso la Congregazione di Carità,
ora secolare proprietaria. E come, ab antico, i particolari per avere la macinazione della granaglia
la Comunità faceva a lor carico la manutenzione
del Canale ed il suo spurgo colle roidi annuali,
così ora se essi vantano diritti (e li possono vant a r e solo come li vantavano i litiganti del 1775
e nel modo e cogli atti da quelli citati), devono
corrispondere alla Congregazione o il contributo
della manutenzione della roggia come facevasi
prima del 1721, quando questa era della Comunità, o concorrendo nella spesa, o corrispondendo
un annuo canone.
E questa una vertenza centenaria, rimasta
sempre insoluta, ma che si impone ora a risolverla nell'interesse della Congregazione e dei particolari stessi, non dimenticando il fine benefico
e caritativo del pio Ente, costituito per i poveri
e non per egoismi di proprietari e registranti.
Riscatto di canoni.
Vari particolari, per antichi consegnamenti,
erano tenuti fornire alla Congregazione, succeduta
nei diritti alla Contraria di S. Spirito, vari generi
in n a t u r a per allestire nella festa di S. Croce e
del Corpus Domini minestre ai poveri. Ricorsero
a Mons. Vescovo perchè, col versamento di un
capitale equo, li liberasse da questo onere.
Mons. Giuseppe Ottavio Pochettini, il 10 luglio
1789, emanava un decreto col quale autorizzava
la Congregazione di Carità ad accettare da ogni
particolare il corrispettivo . di lire sei per ogni
coppo di castagne bianche, tenuto a corrispondere
per la minestra. " La Congregazione doveva devolvere la somma sborsata da ogni proprietario
in un impiego sicuro in stabili o mutuo ed il reddito proveniente da detti capitali impiegati convertirlo in acquisto di granaglia da ridursi perpetuamente in pane e distribuirlo ogni anno ai
poveri di Tavagnasco in surrogazione della minestra
soppressa in quei tempi che stimerà più opportuno la Congregazione „. (Decr. Vescov. 1789).
Dissesto finaziario.
La Congregazione andava verso la rovina finanziaria, più non facevansi le esazioni, la lite per
la derivazione dell'acqua creava continui ostacoli
alle amministrazioni, e queste si succedevano o non
funzionavano. Così pel decennio 1790-1800 la confusione era massima, t a n t o più che i rivolgimenti
politici non permettevano all'autorità civile di
sorvegliare ed intervenire energicamente nell'andamento amministrativo dell'Opera Pia.
Erasi proclamata la repubblica in Piemonte
ed il 27 ottobre 1800 d'ordine del Commissario
Moretta si costituiva una nuova Amministrazione
t a n t o della Congregazione che della Confraternita.
La nuova Amministrazione ebbe un gran fare per
riordinare le finanze e " stupiti i nuovi amministratori del deplorevole stato a cui venne r i d o t t a
questa pia Opera per incuria e mala amministrazione dei passati tempi, deliberano procedere senza
ritardo alla disamina dei conti delli affittavoli del
256
STORIA D I
TAVAGNASCO
molino e stabili e dalli esattori e procedere alla
riscossione e di incominciare a procedere contro
li eredi di Giov. Colmia Salet, abitanti in Baio,
per la resa dei conti dal 1781 al 1788, del loro
padre che fu tesoriere „. Ordinato 16 frimaro (10 dicembre 1800).
Con successivi ordinati vengono sistemate le
contabilità verso gli altri esattori e affittavoli. La
Congregazione nel 1800 non disponeva che L. 100,
in sei biglietti da f. 16 : 18.4 caduno del Governo
sardo, che " a giorni vanno ridursi di niun valore,
massime in seguito a manifesto pubblicato dal
Governo Repubblicano, 30 frimaro anno 9° repubblicano (21 novem. 1800). Si faceva altresì intimazione al Curato Gian Martino Balla a rendere
conto della gestione degli anni in cui fu solo ed
unico amministratore e rimettere carte e documenti che teneva. P r i m a che volgesse al termine
dell'anno 9° Repubblicano ed alli 7 nivoso (28 dicembre 1800) la Congregazione aveva a sue mani
L. 1882 e potè formare il bilancio.
Si fecero nuovi affittamenti agli stabili e, migliorate le e n t r a t e , il pio Ente potè funzionare
regolarmente.
Benemerito in quest'opera di risanamento finanziario fu il Presidente municipale Morello Giov.
Pietro, delegato della Repubblica nel governo del
Comune, finché venne eletto Maire il Giovanni
Morello.
COMITATO D I
BENEFICENZA
257
Comitato di beneficenza.
Con Decreto del Prefetto del Dipartimento
della Dora (22 fruttidoro anno xi Repubbl.), la
Congregazione di Carità venne trasformata in Comitato di beneficenza ed il Maire Giovanni Morello
installò il 19 settembre 1803 (24 fruttidoro) la
nuova amministrazione. Il Comitato funzionò sotto
altro nome, ma con identiche finalità della cessata
Congregazione di Carità, fino all'epoca della ristorazione del Governo sardo, dopo la caduta napoleonica.
Acquisto dell'alpe Bonze e Balmaz.
L'alpe Bonze e Balmaz, riscattata dal P e r r o n e
Giov. Giuseppe dal Comune di Tavagnasco, venne
messa all'appalto pubblico dal Comune di Donnaz
il 16 dicembre 1928. La Congregazione il 9 dicembre, avuta autorizzazione rial Vescovo, delibera
adire all'asta e rimase deliberataria dell'alpe al
prezzo di L. 10500, pagabili in due anni. Firmatari
del contratto furono il Sindaco Morello Giov. Pietro
ed il Curato Don Girodo Vittorio, amministratori.
Vennero quindi vendute t u t t e le piante di castagne, tenute dalla Congregazione sui siti comunali, il 30 marzo 1829 per L. 8091,9 ; ma essendo
insufficiente tale somma a saldare il debito verso
il Comune di Donnaz si mutuarono L. 3000 dal
17
CONDIZIONI
258
sig. De-la-pierre di Gressoney con atto 22 novembre 1880, saldando il debito.
Condizioni attuali del Pio Ente.
Per t u t t o il secolo xix il Pio Istituto seguì gli
atti di ordinaria amministrazione, non senza numerosi e costosi litigi, tanto cogli affittavoli dei
molini che coi privati pel fatto dell'acqua. Tuttavia si fecero economie e si acquistarono rendite
nominative, fruttanti l'annuo interesse di L. 766.
Ma le passività, sono enormi, gli affitti degli
stabili sono insufficienti a coprire le spese di manutenzione e le imposte regie. Ai poveri non sopravanza che il reddito delle L. 766 del certificato
di rendita dello Stato, quando anche da questo
fondo non si detraggano somme per fronteggiare
le spese della manutenzione degli stabili. Il Canale
del molino, che già nella relazione del Commissario Dialey, del 1738, risultava passivo, è ora
divenuto una vera arpia, che assorbe non solo il
povero affitto del molino, ma anche altri redditi.
Trovasi ora completamente disfatto, senza bocca
di presa, assassinato lungo il suo percorso da baraggi e bocchetti per derivare acqua a scopo irriguo
privato, tutti intenti a sfasciarlo, sfruttarlo, senza
alcun pensiero di ripararlo. L'alpe Bonze di una
estensione enorme non frutta che l'annuo affitto
di L. 1850, mentre le sole spese di imposta rag-
ATTUALI
DEL
PIO
ENTE
259
giungono la favolosa cifra di L. 1 1 2 4 , 6 0 . I cascinali, le vie di accesso da un'alpe all'altra sono
rovinate. Se la Congregazione dovesse rimettere
in buon stato le baracche ed i cascinali, non sarebbe sufficiente il capitale dell'alpe stessa. 11 Canale del molino ed i molini, mentre fruttano un
annuo interesse di L. 1300 per fitto, assorbono
L. 5 8 5 , 1 0 di tassa fabbricato, e se l'Amministrazione dovesse sistemare il Canale, dovrebbe
venderlo per pagare i lavori di sistemazione. Le
condizioni finanziarie sono quindi avviate al fallimento : già nel presente anno si dovettero sospendere i sussidi ai poveri per parecchi mesi per
mancanza di fondi. Il prospetto finanziario pel
corrente anno è come segue:
ENTRATA
L.
2073,50
Fitto Alpi Bonze e stabili
„
1300,00
Fitto Molino
766,50
Rendite nominative
. .
„
110,00
Canoni
. . . . • • •
TOTALE
L.
ENTRATA
4250,00
S P E S E
I m p o s t e . . • L.
Spese d'ufficio . „
Sussidi ai poveri „
Canone Asilo .
1760,00
234,00
1200,00
150,00
L.
3344,00
Spese manutenz. „
906,00
TOTALE SPESE
.
L.
4250,00
-
i
i9f;nnn
Ma si dovrà defalcare dai sussidi dei poveri
L. 500 per ammortizzare un debito di L. 1000,
oltre alle spese per la ricognizione del diritto
dell'acqua. Con un tale stato di cose la Congregazione è un Ente passivo, e l'unica via di soluzione sarebbe l'alienazione della proprietà, ma
questo urta nelle vedute del pubblico, che vede
in questo un male ed una rovina dell'Ente, laddove questa sta proprio nella proprietà.
CAPO XVII.
IL P A D R O N A T O A T T I V O DEL C O M U N E - PRIVILEGI
DEI P A T R O N I - ONERI E DOVERI DEI P A T R O N I
-
RIPARI ALLA VECCHIA CHIESA - LA S A C R A
M I S S I O N E - LA C O S T R U Z I O N E
CHIESA
PARROCCHIALE
COSTRUZIONE
DI M A T T O N I
E
FONDI
DELLA C H I E S A - LA
CHIESA - C O R O
TORI
-
DELLA N U O V A
PER
LA
FORNITURA
CONSACRAZIONE
DELLA
ED O R G A N O - I P R O C U R A -
L'AMMINISTRAZIONE
AMMINISTRAZIONE
DI
DI
CHIESA
-
CHIESA.
Il padronato attivo del Comune.
Il Comune o Comunità, Municipio o Municipalità, come vien designato attraverso ai secoli
negli atti pubblici, l'ente civile amministrativo
Comune, esercitò sempre il padronato attivo sulla
Chiesa e Parrocchia. Questo diritto gli è stato
accordato da Mons. Bonifacio della Torre, Vescovo
d ' I v r e a , nella bolla di erezione della Parrocchia
del 9 luglio 1409.
Non fu una graziosa e liberale concessione,
ma un diritto riconosciutogli in forza degli antichissimi canoni (ex cap. 25 de Jure
padronatus)
262
STORIA
DI
PADRONATO
TAVAGNASCO
sintetizzati in quella formula canonica " Patronus
faciunt dos, cedificatio fundus „, e cioè diventa patrono chi fabbrica, od offre la dote, o dà, uno
stabile, per una chiesa o beneficio parrocchiale
o ecclesiastico.
Il Comune, come Comune, ed i Capi famiglia,
come contribuenti e registranti del Comune, promossero come vedemmo l'erezione della Chiesa
Parrocchiale e del Benefìcio.
La prima Chiesa parrocchiale e l'attuale, fu
fabbricata a spese del Comune, col concorso dei
Capi famiglia, registranti sul catasto comunale.
La parrocchia fu d o t a t a con beni di proprietà del
Comune, ceduti al parroco prò tempore, con a t t o
rogato Ardissone Lasbianca 2 aprile 1446 come
si disse a pag. 74. Chiesa e casa parrocchiale
furono fabbricate su fondi stabili di proprietà
comunale. (Atto rogato Racchio 1761).
Il Comune ottemperò a t u t t i i tre requisiti
del Diritto Canonico, ed ebbe ed ha di pien diritto
il padronato della Chiesa e Parrocchia.
Questo diritto, colla pubblicazione del Codice
canonico per parte di P a p a Benedetto XV il 15 sett e m b r e 1917, è pienamente riconosciuto nel canone 1448 che dice: " Il diritto di padronato è
quel complesso di privilegi, con certi oneri, che
compete per concessione della Chiesa ai fondatori
cattolici di chiese o di benefìzi „.
Tutti possono esser patroni " Jus
patronatus
ATTIVO
DEL
COMUNE
263
acquirere possunt fideles omnes in Ecclesia, clerici et
laici, viri vel foemince et persona} morales seu Comunitates „. (Glossa ad v. Qui Christianis). Tutti i
cristiani laici ed ecclesiastici, uomini e donne ed
anche le persone morali od Enti o Comuni, possono esser patroni.
P a p a Alessandro VII, con due sentenze della
Sacra Rota, pubblicamente confermò al Comune
di Tavagnasco ed ai Capi famiglia che lo compongono, il diritto di P a t r o n a t o t a n t o sulla Chiesa che
sulla Parrocchia. Questo diritto secolare qualche
ingenuo vuole contrastare, negare al Comune, riversandolo solo sulla Comunità religiosa. Ma è un
cavillo puerile e ridicolo. Sta il f a t t o del possesso.
Oltre agli atti di fondazione della Chiesa e
Parrocchia, esistenti nell'Archivio Comunale, che
non si possono annullare, vi sono le bolle Vescovili e Papali, coi verbali di nomina di t u t t i i
parroci e loro immissioni di possessi, conservati
dal 1445 ad oggi.
11 Comune nella sua vita secolare esercitò
sempre questo diritto, sostenne t u t t e le spese fino
ad oggi, per la Chiesa, Cimiteri e Parrocchia.
Con a t t o di sottomissione 4 settembre 1715
il Comune deliberava a Giov. Ubertino Maggia di
Sordevolo la costruzione dell'attuale casa parrocchiale, secondo il disegno di Carlo Francesco R a m a
per 890 ducatoni d'oro. Nel capitolato vi è l'obbligo di demolizione dei vecchi muri, ed, a collaudo
'264
STORIA
DI
TAVAGNASCO
definitivo in t r e anni, il saldo dell'importo della
spesa.
11 16 giugno 1860 si facevano, secondo il progetto dell'ingegnere Ferrando, altri ripari alla casa
parrocchiale per l ' i m p o r t o di L. 2800. Colla sistemazione dell'acqua potabile, si concesse alla P a r rocchiale l'uso interno dell'acqua.
La Chiesa attuale e le Cappelle, come si disse
a suo luogo, furono edificate dal Comune, col concorso di obblazioni degli amministrati.
PR1VILEGI
DEI
PATRONI
265
stico deve corrispondergli un soccorso per fronteggiare la sua miseria.
Questi privilegi, riconfermati da Papa Benedetto XV, se fanno obbligo al patrono, e quindi
al Comune nel caso nostro, delle spese per la
manutenzione della Chiesa e Parrocchia, danno
pure un diritto, in caso di mancaza di mezzi, di
avere dalla Chiesa e dal Beneficio un aiuto, se
questi dispongono somme e fondi.
Oneri e doveri dei Patroni.
Privilegi dei Patroni.
Secondo il canone 1455 del Codice Canonico
i patroni godono del privilegio :
I o di presentare alla Chiesa e Beneficio parrocchiale il P a r r o c o ;
2° onore di luogo preeminente nella Chiesa,
con banchi e scanni (ed il Comune ha riservati
i due banchi con soppedana di costruttura speciale presso la balaustra dell'altare maggiore. —
(Appalto banchi Chiesa) ;
3° diritto di innalzare nella Chiesa gli stemmi
proprii, e per questo nei coretti il Comune fece
dipingere, nel loro costume caratteristico, i Credenzieri e Consiglieri della Comunità, non avendo
stemmi speciali il Comune;
4° In caso che il patrono si trovi in povertà,
la Chiesa od il Beneficio parrocchiale od ecclesia-
Sono tassati dal Canone 1 4 6 9 :
1° denunziare al Vescovo ed autorità competenti se i beni mobili ed immobili della Chiesa
o Beneficio vengono dilapidati ;
2° di nuovo riedificare o riparare la Chiesa ;
3° aumentare o concorrere nelle spese di
manutenzione della Chiesa o Parrocchia, se la
dote non è più sufficiente a mantenere con decoro
il pubblico culto. P e r le spese di riparo alla Chiesa
il canone 1186 stabilisce che il dovere prima spetta
all'amministrazione di Chiesa, e, se questa non ha
fondi, al P a t r o n o . Il P a t r o n o perde il diritto di
patronato, se rifiuta le spese necessarie, salvo a
riacquistarlo quando le faccia nel tempo prefisso
dal Vescovo.
'266
STORIA DI
TAVAGNASCO
Ripari alla vecchia Chiesa.
La vecchia Chiesa, edificata dal Comune nel
1409, non aveva che un solo altare ed era privo
di coro. Questo fu edificato colla sacrestia dal
Comune, e nei libri dei conti comunali del 1649
e 1650 vi sono descritte le spese sostenute in
questa bisogna. Si fecero notevoli ripari al campanile e fu in questa circostanza che Mons. Vescovo,
nella visita pastorale, restò sorpreso per lo sfoggio
di numerosi ceri, disposti a t t o r n o al nuovo coro
dalle varie priorate delle Confraternite.
In occasione di una visita pastorale nel 1751,
Mons. Vescovo interdisse le processioni a t t o r n o
alla Chiesa e Cimitero annesso, ed inibì le tumulazioni nel Cimitero pel t r a t t o ove transitava il
corteo processionale del SS. Sacramento nelle terze
domeniche di ogni mese.
Il Comune con suo ordinato 12 gennaio 1755
" deliberava di acquistare 15 trabucchi di terreno
privato allodiale, sotto la muraglia del Cimitero,
onde ampliarlo e f o r m a r e un comodo passaggio
di transito delle processioni, non potendo perm e t t e r e il Comune che queste venissero soppresse
e così fosse m e n o m a t a la solennità del culto „.
L'ordinato riportava il visto d e l l ' I n t e n d e n t e
della provincia e l'insinuazione. Questo acquisto
unitamente agli altri dell'atto Racchio, 12 marzo
1761, come si dirà più a v a n t i , comprovano la
RIPARI
ALLA VECCHIA
CHIESA
267
proprietà comunale, checche ne dica altri, della
Chiesa Parrocchiale./
Il Comune, mutati i t e m p i , e diminuita la
religiosità, può disinteressarsi, ed anche rinunziare
questi suoi diritti, ritenendo in tal modo di esser
esonerato dal peso della manutenzione dei fabbricati ed edifìci di culto e spese relative. Tali
spese però, secondo le vigenti disposizioni civili,
restano sempre a carico del Comune, come lo
comprova la giurisprudenza costante dei vari tribunali, corti e sezioni di Stato. La stessa legge
comunale nelle disposizioni transitorie all'art. 329
fa a carico del Comune le spese in parola.
Cittadino non di nascita, ma solo temporaneo,
di questa terra, non caldeggio conservazioni di
simili diritti e privilegi. La proprietà comunale
delle Chiese ed il diritto di padronato fortemente
e tenacemente sostenuta, difesa e m a n t e n u t a dalle
passate Amministrazioni Comunali, attraverso ai
vari litigi agitatisi nei tribunali civili ed ecclesiastici, può anche esser ora a b b a n d o n a t a e rinunziata.
È bene che la Chiesa sia libera completamente
nell'esercizio delle sue attribuzioni, ed anche per
la provvista del Curato e R e t t o r e della Chiesa
abbia completa libertà.
P a p a Benedetto XV, nella promulgazione del
nuovo Codice canonico nel 1917, senza abolire
completamente questi diritti ai Comuni e Capi
STORIA DI
L A SACRA
TAVAGNASCO
famiglia, li subordinò, restringendone l'antico diritto. La nomina cosidetta popolare più non avviene sopra un sacerdote prescelto dal Comune, ma
sopra una terna presentata dal Vescovo diocesano.
La Sacra Missione.
L'anno 1745, addì 11 febbraio, il Consiglio
Comunale deliberava e richiedeva ai Preti della
Missione di inviare alcuni Missionari per la Missione " non ancora mai f a t t a in questa Parrocchia.
A causa che la Chiesa è molto angusta, dice la
deliberazione, e non puote capire t u t t o il popolo,
non può farsi d ' i n v e r n o e quindi si faccia in
aprile o maggio, prima che il popolo vada in
montagna. In tal tempo si puotrà anche predicare
in piazza non essendovi più freddo „.
La Missione si ripete nel 1747 e nel 1750,
richiesta anche questa volta dal Comune con ordinato 8 dicembre 1749.
Ma la Missione più clamorosa fu quella del
1753, principiata il 29 aprile e t e r m i n a t a il 27
maggio con una processione generale del SS. Sacramento e benedizione solenne alla campagna
impartita col Santissimo " nella pezza di Filippone
Giacomo, presso la cascina di Praballo „. Erano
predicatori i padri Blancy cappuccino, padre Boza
e P. Guilardi dottrinari. Al Comune fu regalata
una immagine a stampa di S. Vincenzo de' Paoli,
MISSIONE
269
firmata dai Missionari, ancora conservata nella
sala comunale. 11 Sindaco e Consiglio fecero stendere negli Ordinati un indirizzo di ringraziamento
a nome del Comune ai Padri Predicatori ed al
Padre Generale della Missione (Ordinati 1753,
pag. 29).
Le Missioni continuarono ed anche durante il
periodo turbolento della dominazione francese
(Ordinato del Comune 23 gennaio 1811), e sotto
la reggenza della Cura di D. Vittorio Girodo. Dur a n t e il periodo delle guerre dell' indipendenza
non vi furono più Missioni, e furono riprese e
di nuovo predicate per t r e volte sotto l'attuale
Parroco, a cura del medesimo.
L'antico sentimento religioso in questi ultimi
tempi è molto rilassato, ed alle Missioni, come
alle altre funzioni, più non accorre numerosa la
popolazione. Le cause di questo indifferentismo
religioso sono molteplici e non è il caso enumerarle.
Le S. Quarantore, furono legate dalle damigelle Morello.
*
La costruzione
della nuova Chiesa Parrocchiale.
L'antica
padronato e
coronate da
capace solo
Chiesa Parrocchiale, a t t o r n o al cui
possesso si sono svolte t a n t e lotte,
gloriose vittorie, era troppo angusta,
di circa 500 persone; inoltre, pel
270
deflusso delle acque dall'abitato, l'area della piazzetta avanti stante erasi rialzata e nelle pioggie
veniva soventi innondata, essendo il pavimento
molto inferiore al suolo della piazza. La Chiesa
per l'intemperie e vetustà di tempo era rovinata
ed il Comune aveva ventilato più volte i ripari.
La proposta di una nuova Chiesa riportava favorevole l'opinione pubblica. Il Comune nei bandi
di appalto della barca sul fiume Dora del 30 dicembre 1760, pel triennio 1761-1763, aveva incluso nel Capitolato l'art. 8, che faceva obbligo
al pontoniere " di passare e ripassare sovra detto
fiume colla nave t u t t e le persone che conducevano
calcina o boscami, anche con bestie, per servizio
di questa Comunità all'occasione, massime che per
p a r t e della medesima facesse costruere una nova
chiesa e ciò senza pagamento alcuno di dritto per
detto t r a g h e t t o „.
Fu il 4 marzo 1761 che il Comune deliberò
definitivamente la costruzione dell'attuale Chiesa
Parrocchiale sul disegno del Marazio. Trascriviamo
e
il tenore dell'Ordinato:
" Testimoniali di Ordinato per V ampliazione della
Chiesa Parrocchiale. — L'anno del Signore 1761
ed alli 4 marzo, in Tavagnasco et nella suolita
stanza ove suole rautiarsi l'ordinario Consiglio della
Comunità di questo luogo, avanti me Segretario
sottoscritto, congregata la Comunità di questo
luogo in persona delli nobili Giacomo Franchino
COSTRUZIONE
DELLA
NUOVA
CHIESA
271
sindaco, Giovanni Pietro Girodo et Antonio Franchino consiglieri di questa medesima, facienti e
rappresentanti l'intiero consiglio d'esso Comune,
li quali informati dello stato presentaneo rovinoso et indecente della Chiesa parrocchiale del
presente luogo, sotto il titolo di S. Margherita,
di padronato del popolo e della medesima Comunità e di sua insufficienza a comodamente capire
li parrocchiani per essere solamente capace di
numero 500 persone, quando che essi sono in
numero di 778 maggiori di anni sette, oltre numero 114 minori et informati perciò della necessità che non solo si venghi r i p a r a t a ma anco
ampliata e con tal opportunità venga destinata
p a r t e d'essa chiesa per piazzetta pubblica avanti
per maggior convenienza et affine che si possa
dar libero corso alle acque ivi concorrenti in
tempo di pioggia pluviali del luogo che passando
presentemente nanti d'essa Chiesa attiqua immediatamente folda s'innoltrano nella stessa Chiesa
in occasione di escrescenze et quindi vengono
incorporate in d e t t a Chiesa, surrogando non solo
la piazzetta che è ora dietro d e t t a Chiesa, ma
anco altre tavole q u a t t r o circa di sito esistente
dietro d'essa, posseduto da particolari, alcuno
dei quali è pronto di smetterlo cautativamente,
purché segua il detto trapasso ed ampliazione da
t u t t o il popolo gradito e desiderato. Perciò avendo
già f a t t o procedere al tipo (o disegno) di d e t t a
COSTRUZIONE D E L L A NUOVA
272
Chiesa p r e s e n t a n e a dal signor ingegnere Marazio
Giovanni P i e t r o coli'indicazione in esso dello stato
a cui si desidera a d d u r r e a spese però principalm e n t e della Chiesa istessa provvista di fondo,
intendendo che se ne r a p o r t i l ' o p p o r t u n o permesso dal Supremo Magistrato o da chi sia spediente h a n n o d e p u t a t o et d e p u t a n o il nobile
Giov. Stefano Girodo di questo luogo affinchè supplichi o t t e n e r l o e faccia quindi le parti o p p o r t u n e
cedono testimoniali e per me Segretario ricevuto
e sottoscritto.
GIACOMO FRANCHINO,
Sindaco.
Giov.
et
PIETRO
GIRODO
ANTONIO
FRANCHINO,
Consiglieri.
BACCHIO,
Segretario „.
11 14 marzo 1761 il Consiglio, n u o v a m e n t e convocato, d e p u t a il Girodo Giov. Stefano p o r t a r s i a
Torino per conferire col p r o c u r a t o r e del Comune,
ed i n t e r v e n u t i i sottodescritti particolari, si roga
l ' a t t o di cessione al Comune.
" In secondo luogo f a t t i chiamare nel presente
Consiglio li Giov. Antonio Giovanetto fu ^ r e g o r i o ;
Giovanetto B e r n a r d o fu Gregorio; Giov. B a t t i s t a
Balla fu P i e t r o ; Antonio F r a n c h i n o fu Giovanni;
Giov. P i e t r o Girodo fu M a r t i n o ; Gregorio Giovan e t t o fu Giacomo et significandoli il s e n t i m e n t o
e determinazione di questa Comunità a riguardo
delle variazioni ed ampliazione di d e t t a Chiesa
parrocchiale nel modo e f o r m a di cui in d e t t a
CHIESA
273
p i a n t a o figura del signor a r c h i t e t t o Giov. P i e t r o
Marazio delli 4 c o r r e n t e s f a t t a l i quivi p r e s e n t a t a
e richiesti a volere caduno di essi vendere o carit a t e v o l m e n t e d i s m e t t e r e e cedere quella porzione
dei rispettivi fondi o siti che a t e n o r di d e t t a
pianta deve occuparsi per la costruzione della
nova Chiesa parrocchiale, t u t t i li suddetti particolari, in considerazione di che si t r a t t a di t e n u e
q u a n t i t a t i v o di t e r r e n o da occuparsi in t e s t a delle
rispettive loro pezze con la formazione di d e t t a
nova Chiesa si sono dimostrati p r o n t i ed offerti
di cedere, come cedono alla p r e s e n t e Comunità,
p r e s e n t e stipulante et a c c e t t a n t e in persona di
detti Sindaco et Consiglieri graziosamente et senza
p r e t e s a alcuna e t per l'effetto della costruzione di
d e t t a Chiesa parrocchiale la q u a n t i t à delle rispettive loro pezze, che possedono in questi fini denominati li campi della Chiesa, cioè :
1° da d e t t o Giovanni Antonio Giovanetto
in misura di piedi n o v e ;
2° da d e t t o Bernardo Giovanetto in misura
di piedi n o v e ;
3° da d e t t o Giov. B a t t i s t a Balla in misura
di tavole una ;
4° da d e t t o Antonio F r a n c h i n o in misura
di piedi sei ;
5° da d e t t o Giovanni P i e t r o Girodo in misura di piedi sei ;
6° da d e t t o Gregorio G i o v a n e t t o in misura
18
274
STORIA D I
TAVAGNASCO
di piedi n o v e , così che rileva la misura delle
porzioni di pezze cedute a tavole q u a t t r o e piedi
t r e et in coerenza della piazzetta esistente dietro
la Chiesa vecchia parrocchiale et della s t r a d a , che
t e n d e al p r a t o di Dora e che sono necessarie per
la costruzione della nova Chiesa parrocchiale, a
n o r m a et secondo della p i a n t a o sia figura di
quali rispettive pezze per d e t t a concorrente liber a m e n t e spogliandosi, ne h a n n o investito come ne
investiscono per ogni effetto s u d d e t t o la Comunità
suddetta come sopra in persona di detto Sindaco
et Consiglieri presenti e stipulanti et a c c e t t a n t i
obbligandosi anzi s o t t o m e t t e n d o s i caduno di detti
particolari cedenti di continuare a p a g a r e in avvenire et in p e r p e t u o li carighi e t r i b u t i regi. Successivamente detti Sindaco et Consiglieri avendo,
come dichiarano, riconosciuto consistere un fondo
che si t r o v a a v e r e la Chiesa Parrocchiale s t a t o sin o r a messo in disparte con risparmi ed elemosine
in lire settemila, quali possono esser quasi sufficienti per la spesa della calcina et m a e s t r a n z a ,
giacché i materiali in pietre si t r o v a n o in abbondanza nelle presenti m o n t a g n e e che li particolari
si favano come t u t t i si sono offerti p r o n t i a gratis
t a n t o li lavori a t t o r n o d e t t e pietre che la cond o t t a di esse „.
L ' a t t o segue con d e m a n d a r e al Sindaco a richiedere il permesso al Vescovo ed A u t o r i t à civili
per la costruzione in p a r o l a , ed è insinuato al
COSTRUZIONE D E L L A NUOVA
CHIESA
275
foglio 634 del libro 315 il 17 marzo 1761, firma
Bonafide e sottoscritto R a m a - I v r e a .
Il 27 marzo 1761, Monsignor Vescovo d ' I v r e a
annuiva con suo decreto alla demolizione della
vecchia Chiesa e ricostruzione della medesima secondo il disegno del Marazio. Il Comune allora
inoltrò il seguente ricorso al Senato del Re :
" llir
ed Ecc.mi
Signori,
La Comunità di Tavagnasco della Provincia
d ' I v r e a e Diocesi per li motivi e cause risultanti
dal qui unito Ordinato delli 14 corrente mese ha
destinato e risolto di devenire alla ricostruzione
della di lei Chiesa parrocchiale nel modo e forma
r i s u l t a n t e dalla pianta f o r m a t a d a l l ' a r c h i t e t t o e
m i s u r a t o r e Giov. P i e t r o Marazio delli 4 pure cadente. Con a v e r n e a tal effetto r i p o r t a t a s o t t o
li 27 medesimo l ' o p p o r t u n a permissione del di lei
superiore ecclesiastico Monsignor d ' I v r e a , che pure
si unisce, e come da d e t t o Ordinato la cessione
dai proprietari dei fondi di quella piccola porzione
d'essi che deve occuparsi con l'ampliazione di d e t t a
nuova Chiesa con essersi li detti p r o p r i e t a r i obbligati anche per d e t t a q u a n t i t à occupanda al pagam e n t o dei tributi, ed ora con fede di t u t t o q u a n t o
sovra si ricorre alle EE. VV. : Supplicandole si degnino p e r m e t t e r e la ricostruzione di d e t t a Chiesa
nel modo e forma risultante da d e t t a figura come
meglio. — 11 che della grazia.
N E G R O , Procuratore del Comune
'276
STORIA
DI
TAVAGNASCO
La d o m a n d a , p a s s a t a all'Avv. Generale Bruno,
r i p o r t a v a il p a r e r e favorevole, ed in d a t a 29 aprile
1761 il Senato e m e t t e v a il seguente r e s c r i t t o :
" Il Senato di S. Maestà in Torino sedente :
Veduta l'allegata supplica, sportaci per p a r t e
della Comunità di Tavagnasco, colle conclusioni in
pie d'essa dell'Avvocato Generale a cui è s t a t a
c o m u n i c a t a ; il t e n o r e del t u t t o considerato abbiamo permesso e per le presenti p e r m e t t i a m o
alla Comunità supplicante di occupare t a v o l e 5,3,2
sito della piazzetta esistente dietro la n a r r a t a
Chiesa, e t a v o l e 4,3 sito allodiale cedutogli da
Giov. B a t t i s t a Balla in t a v o l e una, da Giovanni,
Antonio, B e r n a r d o e Gregorio Giovanetto in piedi
nove caduno, e da Antonio Franchino e Giovanni
P i e t r o Girodo in piedi sei caduno per ricostrurre
ed ampliare la n a r r a t a sua Parrocchiale e p o r t a r l a
con tavole 2,6,4 della Chiesa oggi esistente e t a vole 1,6,6 del suo Cimitero dall'antica misura di
t a v o l e 8,9,4 a quella di t a v o l e 13,7 con che si
profani il r e s t a n t e della vecchia Chiesa e p r i m a
d ' i n t r a p r e n d e r e l'opera li Balla, Giovanetto, F r a n chino e Girodo passino sottomissione in a t t o autentico et insinuato con obbligazione generale di
loro persone e beni et ipoteca speciale di un qualche fondo ad elezione del Consiglio Comunale della
Comunità supplicante di continuare in p e r p e t u o
per li siti dai medesimi r i s p e t t i v a m e n t e ceduti il
COSTRUZIONE
DELLA
NUOVA
CHIESA
277
p a g a m e n t o dei carighi facendone t e n e r e f r a un
mese indi prossimo copia autentica ad d e t t o Consiglio ed alla Segreteria n o s t r a civile.
In cui fede:
D a t o in T o r i n o , li 29 a p r i l e 1761.
Per l'Ecc.mo Senato
CARLO,
Reale
Sostituto della Segreteria
NOMIS P .
—
Civile.
BRUNO,
Avv.t0
Da questo rescritto senatorio si rileva la ristrettezza dell'antica Chiesa e Cimitero, e la sever i t à del fisco nell'esazione dei tributi. L'atto, di
sottomissione dei Giovanetto, Balla, Franchino e
Girodo venne r o g a t o Racchio il 10 dicembre 1761,
ore 29, nella Sala comunale, stipulante il Sindaco
ed i due Consiglieri, con garanzia d ' i p o t e c a per
effetto dei t r i b u t i regi sulla p a r t e ceduta al Com u n e per la costruzione della Chiesa sopra una
serie di beni proprii in esso descritti.
Fondi per la costruzione della Chiesa.
L'Amministrazione della Chiesa disponeva un
fondo di L. 7 0 0 0 ; i procuratori di Chiesa, nomin a t i dal Comune, raccoglievano oblazioni, m a e r a n o
poche, poiché già t u t t i i particolari si e r a n o quot a t i di prestazioni g r a t u i t e di m a n o d ' o p e r a .
Il Comune stanziò nei suoi Causati ogni anno
le seguenti s o m m e :
278
STORIA D I
FORNITURA DI
TAVAGNASCO
Anno 1761 - 13 agosto (per la costruzione
della nuova Chiesa) L. 750
„
1762 - 1 0 maggio - Causato „ 500
1763 - 18 aprile
„
„ 400
1764 - 26 luglio
„
„ 500
1765 - 14 settembre
„
„ 500
1765 - 2 dicembre - Ordinato „ 800
1766 - 28 giugno - Causato „ 500
TOTALE
.
.
.
L.
3950
Con ordinato 4 giugno 1768 il Consiglio Comunale fa una dettagliata relazione dello stato
dei lavori, e " giusta il calcolo formato dal Capomastro Romanini, direttore et impresaro di detta
opera, vi abbisognano più di ottantamila mattoni
per formare la volta, la di cui spesa, s t a n t e la
qualità che si ricerca di essi e per la longa et faticosa condotta dei medesimi di circa otto miglia,
viene a rilevare una spesa di L. 3000 circa „, delibera quindi supplicare " come supplicano umilm e n t e Sua Maestà Reale di voler segnare per t r a t t o
di sua Regia grazia di p e r m e t t e r e alla Comunità
l'alienazione dei tassi e capitali ascendenti a t u t t o
a L. 4910 „ . Ma m e n t r e si attendeva questa grazia,
con ordinato 28 luglio 1768, si stabiliva di anticipare un fondo di L. 600 all'impresa per le più
urgenti spese, ed il Consiglio mandava al Segretario comunale Cleriuo di recarsi a Torino per
sollecitare da S. M. il Re il rescritto per devolvere
MATTONI
279
il capitale di L. 4 9 1 0 , di cui all'ordinato del
4 giugno 1768, per la costruzione della volta
della Chiesa.
Fornitura di mattoni.
Con atto rogato Comparione 29 maggio 1768
il Comune stipulava con Ottello Giacomo di Antonio ed Ottello Giov. Maria, entrambi di Romano
Canavese, la fornitura di 20 mila mattoni, ma sorsero poi delle querimonie liquidate dal Podestà di
Tavagnasco e Romano nel 1769.
I mattoni condotti dagli Ottello da Romano
furono 50 mila, ed il 9 luglio 1769 si emise la,
quietanza saldo del pagamento in capo a Giacomo
Ottello da Romano per l ' i m p o r t o di L. 1105 e
soldi 10. — Il numero dei mattoni occorsi per
la volta della Chiesa è di 86.583, così ripartiti:
da Giacomo e Giov. Ottello da Romano N. 50.260
da Michele Ottello da Romano
„ 15.780
id.
id.
id.
„
da diversi particolari dì Banchette dal
30 giugno al 4 luglio 1769
„
al 6 luglio da Banchette
„
dal 10 al 12 luglio 1769
„
7.026
7.250
2.733
3.534
TOTALE .
. . N. 86.583
Le spese sostenute dal Comune e bilanciate
nei Causati comunali, dianzi descritte, ascendono
a L. 9460. Di ogni Causato veniva, con apposito
280
STORIA
DI
TAVAGNASCO
ordinato, richiesta autorizzazione all'Intendente,
previa pubblicazione all'Albo pretorio, e per mezzo
di grida al popolo, durante l'uscita dalle funzioni
di Chiesa, per t r e feste consecutive. Oltre a queste
spese il Comune sostenne varie somministrazioni
di cibarie e vino ai lavoratori e persone povere
che lavoravano g r a t u i t a m e n t e per la Chiesa. La
Confraternita del SS. Nome di Gesù vi concorse
con lire mille, e con altre mille lire mutuate,
provenienti dal legato J o a n n e s col peso di una
Messa settimanale nella Chiesa del Gesù. Nella
visita pastorale del 1826 la Confraternita faceva
rimostranza al Vescovo Mons. Pochettini perchè
provvedesse a che la Chiesa o Comunità restituisse la somma mutuata, od almeno ne assumesse il peso delle 50 Messe annuali. Il Vescovo
ordinò la restituzione.
Il Comune, esaurite le risorse dei fondi di
Chiesa, ed i concorsi in proprio, mise a concorso
sottoscrizioni, fra i maggiorenti e migliori registranti, la posa della pietra fondamentale e quella
che a t t u a l m e n t e si t r o v a sull'architrave, scritta
a caratteri d'oro. F r a i vari concorrenti vi fu il
Francesco J o a n n e s che offerse L. 300, ma il notaio Balla coprì l'offerta in L. 3 2 5 , e vi intervenne processionalmente e vi collocò la pietra
fondamentale di detta Chiesa.
" Ora non volendo più corrispondere che L. 300,
ed a t u t t i gli incombenti a questo fine, il Con-
FORNITURA
DI
281
MATTONI
siglio di questa Comunità ha deputato e deputa il
consigliere Girodo Stefano ed il causidico Gaida
procuratore legale della Comunità a promuovere
gli atti e compellire il notaio Balla a fare il suo
pagamento „. (Ordinato 7 settembre 1765).
La Chiesa nel 1771 era ornai ultimata e vi si
attendeva alle pitture delle varie icone ed affreschi
che si vedono t u t t ' o r a , meravigliosamente conservati. I fondi erano ornai esausti e le offerte
private insufficienti.
P e r proseguire l'opera il Comune con ordinato
15 giugno 1771 deliberò prelevare dalla Cassa del
Gabellotto L. 500 per ultimare la decorazione e le
pitture delle sacre icone, opera di Colombo Giovanni B a t t i s t a , da Bergamo, pittore del Teatro
Regio di Torino.
Il Comune nella costruzione della Chiesa
quindi speso con ordinati vari (pag. 279) L.
ordinato 28 luglio 1768 .
„
„
4 giugno 1768 .
15 giugno 1771
„
15 febbraio 1763
TOTALE
.
più fondo di elemosine .
TOTALE
.
L.
„
aveva
3.950
600
4.910
500
1.000
10.960
7.000
L. 17.960
Aveva inoltre concesso di a b b a t t e r e dai proprii
boschi il legname occorrente. La Chiesa venne
a costare un venti mila lire oltre le prestazioni
282
STORIA
DI
FORNITURA
TAVAGNASCO
gratuite, e valutando il tutto, ritenendo che il denaro si corrispondeva in oro ed argento, si può
concludere che la spesa sia ascesa a lire t r e n t a mila,
pari a lire trecento mila della valuta monetaria
dei npstri giorni.
La Chiesa venne aperta al culto con benedizione provvisoria la vigilia del Corpus Domini
dell'anno 1770.
Sull'architrave della p o r t a maggiore, venne
collocata le seguente inscrizione :
D. 0 . M.
E t
d.
Margarita
Populus
Sacram
.edem,
sua
Ad
Dio
Onore
an.
Ottimo
della
e
excitata
Popolo,
gli
Ricostruita
Massimo
Benemerente
Questa
Uomini
a
Dedicarono.'
di
Patrona
Tavagnasco
proprie
Sacra
anno
283
p o p u l i
Margarita
T a v a g n a s c i
Magnanimitas
sic
condidit
an.
1761
mdcclxxi
Santa • Margherita
Il
P i a
Tavagnasci
impensa
Dedicaverunt.
A
Benemerenti
MATTONI
in linea retta, in stile classico, colonnati e lesene
doriche e joniche, con una sola p o r t a centrale.
Venne modificata nell'attuale facciata barocco, con
elegante pronao stile classico e t r e portali di magnifico effetto con sculture pregievoli, riportanti
nei panelli i fatti più salienti del martirio di
S. Margherita.
L'antica facciata è riprodotta come da disegno,
conservato nel Comune, sul frontone doveva port a r e la scritta :
D. 0 . M.
Diyceque
P a t r o n «
Hominesque
DI
Spese
Casa
1761
,
La lapide segna la data dell' inizio dei lavori
e della posa della pietra fondamentale, avvenuta
il 2 giugno 1761. (Ordinato 7 settembre 1765
contro Balla).
11 piano dell'ing. Marazio portava una facciata
La consacrazione della Chiesa.
La Comunità, con suo Ordinato 27 aprile 1785,
dietro richiesta di Mons. Gius. Ottavio Pochettini,
Vescovo, a mezzo dell'Intendente della Provincia
d ' I v r e a , cav. Ghilini, deliberava la spesa della
visita pastorale e consacrazione della Chiesa P a r rocchiale. L'Ordinato venne subito approvato dall ' I n t e n d e n t e , ed il Vescovo, il 80 maggio 1785,
consacrava la Chiesa, ordinando al Comune di
rimuovere dalla facciata della Chiesa il torchio di
vino, costrurre il Battistero in m a r m o , e provvedere agli stalli del Coro ed armadi della Sacrestia.
284
storia
di
t a v a g n a s c o
Con Ordinato 17 maggio 1786 il Consiglio Comunale incaricava l'ingegnere architetto Pelazza
a stendere la perizia preventiva per l'esecuzione
delle opere ordinate dal Vescovo. La perizia descrive minutamente il progetto del Battistero, ed,
a disegno fatto, si riserva stendere quella degli
scranni corali ed armadi della Sacrestia. Il Battistero, collocato nel 1787, portò una spesa di
L. 95, soddisfatta, con mandato del Comune, in
d a t a 11 dicembre 1787.
Coro ed Organo.
Il Coro cogli armadi della Sacrestia, ed il
leggio del Coro, venduto nell'ottobre 1922 per
L. 1500 all'antiquario Rossi di Milano, proveniva
dall'ex Convento di S. Bernardino di Ivrea.
Quest'acquisto deve esser stato fatto sul finire
del secolo xvm e probabilmente verso il 1790, ma
essendovi avvenuti i moti rivoluzionari della rivoluzione francese, vi mancano non pochi documenti
contabili nell'archivio e quindi non si può precisare l'anno dell'acquisto.
La Comunità nell'ordinato del 4 giugno 1810
delibera: " La Chiesa Parrocchiale è finalmente
t u t t a a r r e d a t a di suppellettili sacre, dotata d'organo, di stalli del Coro, ed inoltre si ha un fondo
di cassa di franchi 8 6 6 : 1 ed un credito di L. 300
verso il Comitato di beneficenza, f a t t o dal Comune
coro
ed
o r g a n o
285
di Tavagnasco, con assenso di Mons. Vescovo di
Ivrea fin dal 1801 e varie somme rilevanti dei
Priori dei vari Altari e Cappelle e Compagnie,
quindi non essendovi più altre spese, si propone
di fare in stucco l'Altare Maggiore di detta Chiesa
Parrocchiale, sul disegno del Gallo da Mongrando.
Per questo Altare occorre la spesa di L. 600 „
(Verbale del Consiglio Comunale 4 - 6 - 1 8 1 0 ) .
Venne quindi demolito il vecchio altare, e la
sua mensa fu incorporata al pavimento nel centro
del Presbitero, come si vede ancor oggi, e la Chiesa
r e s t ò sconsacrata. Il nuovo altare in stucco a colori marmorei, con elegante ciborio e grandioso
trono, armonizza nella sua eleganza colla vastità
del tempio. Sulla mensa venne solo collocata una
pietra sacra, ma il 30 novembre 1911 l'Amministrazione di Chiesa, valendosi di un legato di
L. 3000 di Girodo Barbassa Antonio, e del concorso di munifici oblatori, quali il cav. Battista
Girodo, Franchino Giuseppe e di t u t t a la popolazione, unitamente al provento di un banco di
beneficenza, decorò internamente la bella Chiesa,
opera di Giovanni Capriolo, da Vercelli; ed il
30 novembre 1911 Mons. Filippello, Vescovo di
Ivrea, la consacrava per la seconda volta.
286
storia
di
t a v a g n a s c o
I Procuratori
e l'Amministrazione di Chiesa.
Il Comune di Tavagnasco, quale proprietario
e patrono della Chiesa Parrocchiale e Cappelle, fin
dal 1500 provvide all'Amministrazione di Chiesa
nominando speciali Procuratori, denominati " Procuratori di Chiesa „. Due furono, ed i primi atti
di nomina risalgono al 1° luglio 1596, rogato Girodo. Nella causa i n t e n t a t a nel 1756 contro il
Parroco D. Martino Balla, avanti al Senato, sono
riportati t u t t i gli atti di nomina dei Procuratori
dal 1596 al 1756.
Il mandato dei Procuratori di Chiesa era: ricevere, unitamente al Parroco e Segretario della
Comunità, le offerte in denaro da tutti i Priori
di Chiesa e Cappelle campestri; impiegare tali redditi nei bisogni di Chiesa e manutenzione del culto,
con mandato t a n t o cumulativo, che individuale ;
a costringere per vie legali alla resa dei conti i
Priori od altri debitori verso la Chiesa e Cappelle,
rendendo, ogni qualvolta che il Comune richiedesse, i conti. 1 Procuratori di Chiesa facevano
t u t t e le spese ordinarie e straordinarie, e solo
quando i fondi erano insufficienti od esauriti il
Comune concorreva nelle spese e provviste necessarie al culto.
Questo mandato dei Procuratori di Chiesa è
sempre ben specificato negli atti di nomina dal
i
procuratori
e
l'amministraz.
di
chiesa
287
1596 al 1879, e il mandato di procura veniva
approvato dall'Intendente (poscia dal P r e f e t t o
quando si abolì l'Intendenza) e registrato. Molti
furono gli atti coattivi svolti dai Procuratori di
Chiesa contro i morosi ai pagamenti.
I redditi di Chiesa venivano custoditi in sacrestia, luogo di adunanza dei Priori e Procuratori, nella cassa-forte, e le chiavi venivano custodite una dalla Comunità, l'altra dal Parroco.
Nel 1756 il Curato Don Martino Balla volle
rompere questa secolare pratica, ed amministrare
i redditi di Chiesa indipendentemente dai Procuratori nominati dalla Comunità. Ai vani reclami
del Sindaco (ordinato 12 luglio 1756), il 18 luglio
si diede mandato al Procuratore legale Negro di
citarlo nanti il Real Senato, intavolando la causa
con Decreto Senatorio 21 agosto 1756.
La lite parve volgesse a composizione coll'atto
rogito Suppo 9 ottobre 1756, avanti al Regio Intendente della Provincia d'Ivrea. In esso a t t o sono
riconosciuti i diritti del Comune, ma il Curato
sollevò altre eccezioni, e con nuove lettere citatorie del Senato, 28 marzo 1757, si ripigliò la
causa, che venne poi t r a n s a t t a avanti il Segretario
Generale del Senato di Torino, con a t t o rogato
Cagnassone, 21 dicembre 1757.
In quest'atto è riconosciuto al Comune il diritto, quale patrono della Chiesa, di ingerirsi nell'Amministrazione dei redditi della medesima,
nominando, come pel passato, due Procuratori di
Chiesa. Un inventario di t u t t i gli arredi e titoli e
mobili di Chiesa doveva redigersi e deporne copia
nell'archivio del Comune.
Inoltre in detta transazione dal Capo 4° e seguenti sono descritti tutti gli emolumenti funebri
di stola bianca e nera, i diritti parrocchiali per
le nozze e novene, le questue in natura, in segala,
e quelle in montagna in occasione delle benedizioni dei casali alpestri, da farsi ogni anno dalla
festa di S. Maria Maddalena a S. Anna, il peso
della cera per le sepolture e l'emolumento parrocchiale, le funzioni funebri dei morti, le benedizioni alla barca o quelle funzioni che intendesse
il Comune od i privati ordinare.
L ' a t t o fu stipulato a Torino avanti il Segretario del Senato Gallo, ed è firmato dal Curato
Martino Balla, da Giov. Pietro Cerey, rappresent a n t e il Comune, e dai testi Negro e Monte procuratori legali del Comune e del Parroco. All'atto
Cagnassone seguono 12 Capitoli di inserzioni, nei
quali sono descritti tutti i doveri del Parroco, le
funzioni che deve compiere, i diritti e gli emolumenti che può percepire, i diritti e gli oneri del
Comune come patrono della Chiesa e Parrocchia.
Cosi veniva t e r m i n a t a una tediosa lite, ed il Comune, come ben disse n e l l ' a t t o di procura del
31 luglio 1757 in capo a Cerey Giov. Pietro e
Girodo Giov. Stefano: " F a voti che venga a
Interno della Chiesa Parrocchiale.
(G. Acootfo)
terminare ogni rancore, e segua la pace t r a questo
pubblico ed il signor P a r r o c o „.
Copia d e l l ' a t t o fu pure trasmessa alla Curia
Vescovile ed al Parroco.
Amministrazione di Chiesa.
La Chiesa e le Cappelle campestri di proprietà
e p a t r o n a t o del Comune e Capi famiglia, sempre
catastate al Comune fin dai più antichi Catasti,
ebbero un'Amministrazione unica di Chiesa formata dal Parroco, due Procuratori di Chiesa, nominati dal Comune e dai Priori delle Compagnie
erette nella Chiesa. I Priori avevano ed hanno
t u t t ' o r a il mandato di raccogliere le offerte dei
fedeli, sia in Chiesa che fuori. I Procuratori di
Chiesa avevano la parte fiscale e legale: promuovere la resa dei conti dei Priori, ed agire contro
i debitori morosi.
Negli anni passati si facevano offerte vistose
in natura, burro, vino, animali, messe in vendita
dai Priori per incanto. Il pagamento si faceva con
mora di tempo, ma nell'annata e prima della resa
dei conti. Contro i morosi agivano i Procuratori
di Chiesa con a t t i nanti il Podestà o Tribunali.
Vi erano i libri dei conti tenuti nell'archivio che
trovavasi nella sacrestia; i Priori, resi i conti, si
portavano i loro libri particolari alla propria casa.
I Procuratori di Chiesa o t t e n u t a la resa dei conti
290
STORIA
FFR T A V A G N A S C O
li presentavano al Consiglio Comunale che li approvava e venivano rimessi al Curato per riporli
nell'archivio di Chiesa.
Quest'archivio di Chiesa ora più non sussiste e,
dato l'assalto che si fa alla morte di ogni Parroco,
non solo in Tavagnasco, ma in quasi t u t t e le P a r rocchie, dagli eredi dei Parroci, gli archivi parrocchiali non sono sempre regolarmente conservati.
Molte carte e documenti scompaiono, ed a Tavagnasco pare che fossero stati persino asportati i
registri di battesimo.
Sarebbe utile che l'Autorità competente fosse
molto severa in questa parte, e l'archivio di Chiesa,
separato dalla casa parrocchiale, ritornasse nella
sacrestia di ogni singola Chiesa Parrocchiale e vi
funzionasse regolarmente l'Amministrazione col
suo Tesoriere-Contabile, e si rendesse pubblicamente il Conto annuale con affissione alle porte
della Chiesa. È una prescrizione dello stesso Sinodo diocesano, che stese apposito regolamento,
osservato in nessuna o ben poche Chiese Parrocchiali.
La Chiesa possedeva anche stabili non direttamente ma indirettamente per le Confraternite in
esse erette. Così la Compagnia del Corpus Domini
teneva una cantina, acquistata per L. 200 nel 1719,
s t a t a ceduta alla Parrocchiale, quando il Comune
fece l'attuale Casa parrocchiale come si disse. Possedeva l'Amministrazione di Chiesa varie piante di
AMMINISTRAZIONE
DI
CHIESA
291
castagne, di noci, cedutele dal Comune per i bisogni
della Chiesa.
Dieci di queste piatite di noci, vendute a pubblico incanto dal Comune, con a t t i 8 - 1 5 e 22 febbraio 1829 rimase deliberatario il Girodo Barbassa
Giovanni Pietro di Giovanni Antonio per L. 112,
pagate a mani dei Procuratori di Chiesa (Atto
rog. Giov. Pietro Morello, Segretario comunale).
Altre piante vengono vendute con a t t o 18 febbraio 1830.
Attualmente la Chiesa non possiede alcuna
pianta, ne altra rendita fissa, se non una di lire
mille nominali in adempimento del legato Girodo
Barbassa ed i proventi dei fedeli, oltre il reddito
in Cartelle nominative del legato Pozzo della
Cappella di S. Maria Maddalena ai Piani.
CAPO XVII.
LE ULTIME LITI COI VASSALLI E PER I F1NAGGI LA LITE C O N Q U I N C I N E T T O - IL G I U R A M E N T O
DI F E D E L T À AL D U C A .
Le ultime liti coi Vassalli
e per i finaggi.
1 vassalli di Settimo, nel 1747, si estinsero
nella linea avente i diritti feudali sopra Tavagnasco, ma prima che la loro giurisdizione cessasse vollero ancora intentare un'ultima causa in
rivendicazione dei loro diritti.
Le regie Costituzioni, Libro 6, tit. 3, capo 6,.
lett. 13, faceva facoltà, ai vassalli di r i s c a t t a r c i
diritti e privilegi di ragione feudale. L'abate Giacomo Antonio Massimo di Setto, a nome del fratello, conte Giov. Battista, aveva costrutto, in
territorio di Montestrutto, di fronte al gerbido
del Gori, fini di Tavagnasco, un molino e posto
una nave sul fiume Dora pel transito degli accorrenti a tal molino. 11 molino era stato dato in
esercizio, con regolare contratto, a tal Pecco Antonio di Montestrutto.
La Comunità di Tavagnasco vide in questo
fatto una lesione ai suoi diritti, sia pel transito
della Dora che per i molini da essa eserciti in
suo territorio da oltre 800 anni. Ricorse pertanto
alla Camera dei Conti e intavolò un'ultima lite
coi vassalli.
Nella procedura della causa i Conti presentarono una serie di investiture e consegnamene.
Quali successori dei Signori di Montestrutto, fin
dal 27 aprile 1564, avevan giurisdizione e diritti
feudali sopra Montestrutto e Nomaglio, specialmente sui rivaggi e molini. Con investitura 7 settembre 1582 il Signore Bernardo Giov. Pietro, in
persona del figlio Ardizzone, riceveva in feudo
Montestrutto, Settimo Vittone, Quincinetto, Tavagnasco, coi loro diritti, pertinenze, ragioni feudali,
fra le, quali i rivaggi del fiume Dora ed i porti
sul medesimo.
Contro la serie dei documenti, presentata dai
Signori di Settimo Vittone, in difesa delle loro
richieste, la Comunità di Tavagnasco opponeva le
varie investiture ducali e regie del porto della
nave e pedaggio su t u t t o il fiume, da Tavagnasco
a Borgofranco.
La Comunità aveva acquistato, con a t t o 5 marzo
1567, rogito Vercellotto e Martino Girodo, dai
Signori fratelli Agostino e Melchiorre, del fu Signore Domenico De Meo, per 93 scuti d'oro il
porto e pedaggio sulla Dora.
Con altro atto, 5 maggio 1567, Domenico
Recarando vendeva pure alla Comunità le ragioni
sue su tale naviglio, in conseguenza dell'atto
21 gennaio 1557, verso i signori del Castelletto
di Cesnola.
Con a t t o 13 febbraio 1547 la Comunità di Tavagnasco, per non valersi del porto dei Signori
di Settimo Vittone, avevano stipulato una convenzione coi fratelli Lodovico e Giacomo de Pecco
pel trasito dei particolari di Tavagnasco sul naviglio da loro tenuto sulla Dora nei fini di Montestrutto. Con p u b b l i c a Vicinanza 26 giugno 1569,
i Capi famiglia di Tavagnasco ratificavano l'instrumento di acquisto del porto e naviglio di Montestrutto fatto dal Console di Tavagnasco Bernardo
Balla col Signore magnifico Carlo Vulliet di San
Pietro, Castellano e Signore di Montestrutto a
causa e ragioni di sua moglie signora Filippa, al
prezzo di scudi 25 d'oro.
Inoltre, per disposizione statutaria, Tavagnasco
fin dal 1291 aveva diritto di esercire, con privilegio
di esclusività, i molini a vantaggio dei suoi abitanti e degli altri rivieraschi del fiume Dora. Non
poteva quindi la Comunità permettere che venisse
aperto un molino nei dintorni, t a n t o meno a Montestrutto, ove aveva per gli strumenti sovracitati
diritti acquisiti.
I vassalli potevano invocare le costituzioni
regie in materia di riscatto, di privilegi e diritti
feudali, ma il riscatto doveva avvenire con intesa
delle parti, e Tavagnasco non voleva rinunziare
ai suoi privilegi secolari ed ai suoi diritti acquistati
con t a n t a fatica e sacrifizio.
Ma altra controversia aveva sollevato il Signore
di Settimo. Verso il 1739 in regione alpestre Vallareis, di proprietà Comunale, il Conte di Settimo
aveva fatto assaggi per ricerche minerarie d'argento. Con regolare contratto aveva costituito col
tesoriere provinciale sig. Amosso una società anonima per uso minerario. Aveva impiantato officine,
forni, ed aperto canali con derivazioni di acqua,
la quale veniva poi lasciata cadere lungo il pendio
del monte scosceso sopra l'abitato. Tutto questo
lavorio era stato fatto dal Conte, senza punto
curarsi dei diritti proprietari della Comunità, e le
officine già funzionavano ad onta dei reclami del
Comune.
La Comunità fu quindi costretta a divenire
alle vie giudiziarie e, con Ordinato 3 marzo 1739,
fece giudizialmente opposizione alle opere del
signor conte Giacomo Filippo di Setto, citandolo
avanti al Senato.
Tanto la lite del porto e molino di Montestrutto, quanto questa delle miniere, pare che siansi
risolte colla- morte del Conte, avvenuta nel 1747.
Le miniere rimasero inazionate per essere poi
messe in attività 100 anni dopo dall'impresa Froment, ma con poco profitto. Attualmente sono abbandonate. Nelle investiture posteriori la Comunità
continuò godere sempre il privilegio esclusivo del
porto della nave sulla Dora.
La città d'Ivrea, in forza delle Patenti 18 luglio
1733, aveva risollevato la questione del pedaggio,
del peso delle bovine e merci portate sul mercato.
Si dovette farla citare nanti il Senato e riportare
in causa tutti i documenti dei vecchi privilegi e
libertà, già sancite nella Sentenza istromentale del
28 ottobre 1453. Con tali documenti si ottenne
nuova giustizia ed esenzioni di tasse e pedaggi.
La lite con Quincinetto.
Nel 1753 il t o r r e n t e Renanchio aveva straripato riversandosi sul territorio di Quincinetto,
trasportandosi in esso il letto. Si fecero opere di
riparo e di deviazione in regione Tornacar. Tavagnasco si oppose, e intavolò una lite, che durò
oltre trent'anni. Molte furono le perizie ed i sopraluoghi della giustizia durante il corso della lite.
Si fece pure la causa del finaggio e furono esumati
documenti e testimoniali, risalenti al 1557. La lite
si concluse con una transazione, amichevolmente
conclusa, colla fissazione dei finaggi attuali nel 17 7 5.
L ' i n c a r t a m e n t o voluminoso di questa lite riporta documenti importantissimi del 1500, riflett e n t i alle concessioni acquarie dell'attuale Congregazione di Carità, e preziosi piani planimetrici dei
finaggi da regione Tornacar al fiume Dora.
Altra lite colossale fu quella colla Comunità
di Brosso per i finaggi alpestri dell'alpe Riali e
Giasso. Causa del litigio era un t r a t t o di terreno,
circoscritto nel piano figurativo dell'architetto Zani
delti 10 gennaio 1836, assegnato al Comune di
Brosso, mentre il piano 8 giugno 1833 del misur a t o r e Germano Ferrando lo attribuiva a Tavagnasco. 11 Comune di Tavagnasco vantava su questo
t r a t t o di terreno conteso il pacifico possesso fin
dal 1780, quando pér la prima volta Brosso ventilò, in via amministrativa, una protesta. Vi erano
poi le testimoniali di confini del 7 agosto 1709.
Ciò non ostante la causa fu perduta, forse perchè
Tavagnasco non seppe o non potè far valere titoli
possessori.
La lite, svolta avanti il pretore di Lessolo,
veniva perduta. R i t e n t a t a al Tribunale di Ivrea
si riportava una nuova condanna con sentenza
28 agosto 1865, riconfermata in appello ed in
cassazione. Il Comune veniva condannato altresì
al pagamento di L. 3780, importo di frutti ed
interessi goduti pel terreno conteso, che ascesero poi a L. 5000, t r a n s a t t i con deliberazione
31 maggio 1870.
Il 28 agosto 1893 il Comune ritentava una
ricognizione di confini, ma la causa era ormai
perduta e per sempre.
U n ' u l t i m a lite si svolse contro la Comunità
di Montestrutto, iniziata nel 1828 per motivi di
298
finaggio. La Dora Baltea si era spostata nel suo
corso, occupando alcuni terreni comunali, lasciandone porzione oltre la sponda del nuovo letto.
La lite si agitò molto animatamente e solo nel
1876 si terminò coi confini attuali.
Altra lite vittoriosa pel Comune fu quella int e n t a t a nel 1883 contro i fratelli Morello Domenico,
Bartolomeo, Giovanni ed altri fu Giovanni per la
rivendicazione del tenimento dei Rivassi.
Il ponte, t r e volte riedificato, causò t r e liti
contro le rispettive imprese Giachino, sor Giovanni Battista e Ferro. Leggendo la storia del
Comune fa penosa impressione questo continuo
litigio del Comune; ma anche attraverso a queste
ingenti spese si rivela l ' i n n a t a oculatezza del popolo di Tavagnasco, custode geloso dei diritti
e delle libertà comunali. E mentre in altri Comuni
la vita cittadina si trascina fra la noncuranza della
gran massa del pubblico, ed il patrimonio comunale viene amministrato fra l'universale apatia,
fra noi' invece pulsa vibrante la difesa del patrimonio comune.
Mercè di questa oculatezza litigiosa Tavagnasco
potè, durante la sua vita comunale millenaria,
mantenere alti i suoi ideali di liberta e di privilegio comunale, difendere e tutelare i suoi Istituti
cittadiui ed il patrimonio dei suoi padri, t a n t o
nel campo civile che religioso.
Un vegeto vecchietto, ardente fautore delle
I L GIURAMENTO D I F E D E L T À
AL DUCA
299
vecchie tradizioni, mi diceva un giorno scherzando:
Roma caput mundi - Tavagnasco è la seconda, ed
in questa espressione rivelava con orgoglio l'anima
dei vecchi Consoli e Credenzieri forti nelle lotte
delle liberta cittadine.
Il giuramento di fedeltà al Duca.
Il primo atto di giuramento di fedeltà al Duca
fu f a t t o con t u t t a solennità, avanti al Console e
Credenza il 7 aprile 1585. Nell'atto sono descritti
tutti i Capi famiglia che hanno giurato, ma molti
essendo in montagna giurarono il giorno seguente.
I giuramenti di fedeltà si rinnovavano alla
morte di ogni Duca, ed in circostanze di avvenimenti straordinari, massime durante perturbazioni belliche del Monferrato e della guerra di
successione spagnuola.
Nel secolo xvm il giuramento di fedeltà veniva prestato da Procuratori e Delegati comunali
direttamente in Torino, nella Cattedrale di S. Giovanni, nelle mani di S. M. Reale o del primo
Ministro di Stato. Così fecero i Delegati di Tavagnasco il 20 novembre 1730.
CAPO XVIII.
LA
RIVOLUZIONE
PIEMONTE
FRANCESE
E
INVASIONE
- RIFORME AMMINISTRATIVE
ABOLIZIONI DIRITTI E
DEL
ED
PRIVILEGI.
La Rivoluzione francese
e I n v a s i o n e del Piemonte.
Nell'anno 1789 una grande rivoluzione mise
sossopra t u t t a la Francia e dalla Francia portò
poi lo scompiglio in t u t t a l ' E u r o p a , ma specialm e n t e in Italia. La rivoluzione francese fu il più
grande avvenimento dopo la venuta del Cristianesimo e stabilimento del feudalesimo, all'epoca
di Carlo Magno. Essa segna una nuova èra nella
vita sociale e civile dei popoli. T u t t o ciò che vi
era di antico, buono o cattivo, t u t t o fu abolito
e vennero solennemente pubblicati i diritti di
uguaglianza e libertà f r a t u t t e le classi di cittadini.
Vennero quindi aboliti i privilegi e franchigie
del re, dei nobili, del clero, delle provincie, città
e comuni; aboliti i conventi e le corporazioni
religiose ed artigiane ; abolita la nobiltà, la monarchia. Era una violenta reazione a q u a n t o erasi
fino allora praticato colle leggi e pubbliche istituzioni. Si abolì la religione, si m u t a r o n o le f o r m e
dei giudizi, gli ordini delle milizie, i confini delle
Provincie, i nomi dei mesi, dei giorni e la sequela
degli anni. Al rivolgimento politico e sociale seguì
il t e r r o r e e caddero infinito numero di vittime,
f r a cui personalità distinte ed eminenti, anche nel
campo delle scienze.
Dalla Francia lo scompiglio passò in Europa,
ed il primo a subirne le più o meno funeste conseguenze fu il Re di Sardegna.
Vittorio Amedeo IH, indignato contro la rivoluzione, non volle riconoscere la repubblica f r a n cese e le ruppe guerra. Ottenne dal P a p a che le
Chiese, i Benefizi ecclesiastici, i Vescovadi e le
Confraternite devolvessero una p a r t e di lor redditi
ed alienassero le cose preziose in favore del fisco
reale. La guerra si c o m b a t t è valorosamente, ed i
francesi mai poterono valicare le Alpi; ma il
27 marzo 1796 Napoleone B u o n a p a r t e prese il
comando dell'esercito di 38.000 francesi, laceri,
scalzi e sprovvisti di ogni cosa, e, valicate le alpi,
sbaragliò l'esercito sardo ed invase il P i e m o n t e .
11 re Vittorio Amedeo I I I , che da q u a t t r o
anni prodemente c o m b a t t e v a e sempre aveva ricusato di t r a t t a r e coi francesi " r e p u t a n d o , così
diceva, di esser disonorato se t r a t t a s s e un'alleanza
con quei briganti „, poco sostenuto dall'Austria,
d o v e t t e chiedere un armistizio a Cherasco. Si
concluse una pace, in forza della quale il Piemonte
si separò dall'alleanza dell'Austria, e lasciò alla
Francia la Savoia e Nizza, pagando inoltre dieci
milioni di lire.
11 18 ottobre 1796 moriva Vittorio Amedeo
e succedevagli Carlo Emanuele IV, il quale abolì
i diritti feudali, t u t t i i privilegi e fece alleanza
offensiva e difensiva colla Repubblica francese.
Vano ed inutile ripiego ; il Piemonte fu invaso
di francesi e le idee rivoluzionarie ebbero una
larga diffusione, tacitamente acconsentita dal Governo reale. La posizione della monarchia divenne
quindi insostenibile ed il Re, nel dicembre 1798,
abbandonò il Piemonte, abdicando, e, ritiratosi
in Sardegna, continuò a governare l'isola per
t u t t o il periodo dell'epopea Napoleonica.
Furono quindi mandati in t u t t o il Piemonte
dei Commissari a raccogliere i suffragi per la sua
annessione alla Francia. Pel Canavese fu -deputato
il celebre Carlo Botta, il quale, il 21 febbraio 1799,
ottenne 13 mila voti. Venne creato un Governo
provvisorio in Piemonte, formato dai t r e Carli:
Carlo Giulio, Carlo Bossi e Carlo Botta, t u t t i tre
canavesani.
11 Canavese fu la prima t e r r a piemontese part e g g i a l e con ardore per la libertà ed idee repubblicane. Ad Ivrea si era formato un fiorente Club
di patrioti, dove il Canonico Moretta, penitenziere
del Duomo, era uno dei principali esponenti.
Questo canonico divenne poi il Commissario
repubblicano durante la breve vita della Repubblica Cisalpina.
Di lui si conserva un decreto del 13 Termidoro,
anno 8 ( P agosto 1800), quando ordinò la precettazione di vari lavorieri per la demolizione del
forte del Castiglio d'Ivrea, il quale " cagiona forti
riclami per parte dei Superiori Francesi „. Tavagnasco doveva inviare 1 manovali, 10 Settimo
Vittone, 3 Cesnola, 5 Quincinetto, 2 Montestrutto,
6 Carema, 6 Quassolo, 5 Nomaglio e 6 Andrate.
Con altro decreto pari data " viene prescritta
la spesa per la demolizione di questo forte a spese
delle Comunità della provincia; si è perciò formato il riparto per un abbuonconto regolato a
norma del rispettivo tasso. Mandiamo perciò ai
rispettivi esattori di pagare la somma a cadun
Comune fissata, fra 5 giorni a mani del Cittadino
tesoriere Choc; spirati li quali si spedirà senz'altro
l'alloggio militare. — P e r Tavagnasco la spesa
a m m o n t a a lire 38 : 7 : 4.
Firmato: M O R E T T A „ .
Fu appunto in queste circostanze che a Tavagnasco, il Cittadino Morello Giov. Pietro, Commissario repubblicano, fece scolpire sulle porte
della nuova casa Comunale l'albero della libertà
col berretto frigio, ed innalzò sulla piazza uu
grand'albero della liberta, innanzi al quale pronunciò un elegante discorso. La spesa di questa
festa repubblicana costò al Comune la somma di
L. 126, pagata sul Conto 1801.
La Repubblica erasi adunque costituita; ma
l'Austria, collegata colla Russia, invase il Piemonte
e la Repubblica Cisalpina fu rovesciata. Si ristabilirono le antiche amministrazioni e forme di
governo. I n t a n t o fra noi sostò per t u t t o il mese
di settembre 1799 un distaccamento di soldati
austriaci, alloggiati nella Chiesa del Gesù e nella
campagna. Il vettovagliamento sostenuto dalla
Comunità e dai particolari fu molto gravoso.
Esiste in Comune un unico a t t o di vita comunale, un ordinato per le somministrazioni alle
t r u p p e austriache.
Queste soldatesche, come in t u t t e le circostanze
simili dei grandi rivolgimenti politici, erano poco
disciplinate e ciò spiega i molti atti vandalici, i
saccheggi compiuti qua e colà nel Canavese, dur a n t e il loro breve soggiorno.
Gli austro-russi si facevano precedere con proclami che essi venivano per " rimettere sul trono
il Re, detronizzato dalla rivoluzione, per il trionfo
della religione e per liberare dal giogo francese
la nazione del Piemonte „.
Il soggiorno fra noi delle soldatesche austriache
die luogo, alla loro partenza, ad una violenta manifestazione contro la temporanea Amministrazione
comunale, da loro intromessa in Municipio, sotto
la presidenza del Sindaco Balla Lino.
Gli austriaci avevano f a t t o un po' man bassa
nelle requisizioni e, partiti, i particolari di Tavagnasco stesero domande al Governo repubblicano
per bonifica ed indennizzo delle spese e danni.
Tavagnasco era simpatizzante ai moti francesi ed
alle idee rivoluzionarie, tuttavia il Governo repubblicano era corto di mezzi, e prima di accogliere
le domande, richiese un'esposizione chiara e completa delle spese sostenute e dei danni patiti.
Le somministrazioni consistevano in 6 bovine,
in meliga, pane, segala, olio, burro, lardo, salame,
formaggio, legna, carbone, galline, capponi, ed in
una discreta quantità di vino.
Oltre alle cibarie vi era fieno e paglia; il Girodo
Stefano fu Giovanni dovette nel 29 settembre 1799
" per espresso ordine del Comandante della salmeria preparare una cibaria a t u t t i li officiali e
domestici con una spesa di L. 276 e 7 soldi „. Il
paese, alla partenza dei soldati, restò completamente sprovvisto e nella miseria.
I danni sofferti e le spese sostenute per le somministrazioni ammontavano a L. 1849 e soldi 10
e chiedevaseue indennizzo. Ma il Governo repubblicano, fatte le sue riserve, ordinava al Cittadino
Commissario a citare " t u t t i li predetti Cittadini
Lino Balla ex sindaco, Antonio P e r o t t o e Gian
Battista Pozzo ex consiglieri ed il Cittadino nodaro Stefano Girodo, segretaro scaduto della Comunità, per dichiararli tenuti all' indennizzazione
20
STORIA D I
LA R I V O L U Z I O N E
TAVAGNASCO
verso la Municipalità pel cattivo stato e confufusione in cui lasciarono l'Archivio, non ostante
l'onorario ricevuto, come per l'impiego di alcune
contabilità „.
In sostanza il Governo rivoluzionario apriva
la serie delle sue vendette politiche, e chiamava
in proprio responsali i rappresentanti comunali
per le somministrazioni ordinate alle truppe austriache, d u r a n t e il fugace ripristinamento del
Governo Sabaudo.
Il Governo repubblicano si stabilì definitivamente in Piemonte colla battaglia di Marengo, e
nel Comune si festeggiò la vittoria di Napoleone,
con fuochi ed innalzamenti di albero di libertà e
discorsi patriottici. Anima di t u t t o questo movimento repubblicano erano i Cittadini avvocati
Giovanni Morello e Giovanni Pietro Morello. Il
primo Commissario repubblicano, poi Maire; il secondo segretario della Comunità per t u t t o il tempo
del dominio francese.
La loro attività amministrativa e politica è
descritta in un bel volume, dove sono raccolti
t u t t i gli atti, le circolari ed i provvedimenti adott a t i dal Comune, durante il Governo Napoleonico.
Grande importanza ebbe la coscrizione militare e
severe punizioni colpivano i renitenti od i disertori
alle chiamate. Il 23 agosto 1808 è pubblicato
l'elenco di 15 coscritti reclutati, r e f r a t t a r i o disertori, t u t t i condannati nei loro genitori alle
307
FRANCESE
multe, varianti da L. 10 a L. 16 caduno ; ed il
29 settembre del 1809, è pubblicato un altro
elenco di 9 renitenti o disertori, o forzatamente
mobilitati con le pene inflitte. L'elenco è il seguente :
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
M o r e l l o G i u s e p p e f u D o m e n i c o o r a alle a r m i
Balla I g n a z i o di L i n o ora alle a r m i
Franchino Gaudenzio fu Bernardo ricercato
P o z z o G i o v . B e r n a r d o di G i o v . o r a a l l e a r m i
P e r o t t o Giov. D o m e n i c o di Giov. m o b i l i t a t o
V a c c i n e r ò Giov. P i e t r o di Giov.
„
G i o v a n e t t o Giov. A n t . di B e r n a r d o
„
Franchino Giov. f u Bernardo
„
S a l a v i l l a B e r n a r d o di B e r n a r d i n o
„
fr.
„
„
„
„
„
„
„
„
1,12
102,88
3,39
166,00
51,37
82,21
108,83
3,39
154,00
Le penalità dovevano essere applicate proporzionatamente alla gravità della renitenza o diserzione ed al patrimonio posseduto. Questi documenti
rivelano il disagio sofferto dalle popolazioni durante le leve forzate delle guerre napoleoniche.
La vita comunale, in questo periodo burrascoso e gravoso per contribuzioni e sovvenzioni
all'impero napoleonico, non potè granché prosperare. I Morello che ressero le sorti del Comune
furono benemeriti per il riordinamento delle finanze, per vari lavori di straordinaria amministrazione, quale fu quella di formare un primo
fondo per la costruzione di un ponte in pietra
sul fiume Dora.
11 fondo è così costituito colla deliberazione
comunale 10 pratile, anno xi repubblicano:
1. C a p i t a l e l i q u i d a t o al c o n t o a n n o x
.
2•
„
a
v
a
n
z
o
r
e
d
d
i
t
i
e
d
a
d
d
i
z
i
o
n
a
l
i
n
anno xi
3
mutuato dalla Confraternita
TI
del G e s ù
4.
vendita boschi cedui
. . .
5.
„
v e n d i t a sito alle B r u e r e
. .
6. R i m b o r s o d a l l a N a z i o n e p e r s o m m i n i s t r a n z e alle t r u p p e f r a n c e s i
.
.
.
TOTALE
.
.
.
L.
897,00
„
600,00
„ 1500,00
„ 2000,00
„
500,00
„ 1506,68
L.
7003,68
Altri lavori straordinari f u r o n o la costruzione
dell'Altare Maggiore della Chiesa Parrocchiale,
come si disse a pag. 285.
Riforme Amministrative
ed abolizioni diritti e privilegi.
Col Governo repubblicano vennero aboliti t u t t i
i privilegi e diritti feudali, i titoli nobiliari, le
immunità, i pedaggi, ecc. Di conseguenza gli stat u t i ed i privilegi di Tavagnasco furono aboliti.
Il Tribunale del P o d e s t à venne soppresso e Tavagnasco venne unito alla Giudicatura di Pace del
Tribunale d ' I v r e a . Il 20 piovoso, anno x della
Repubblica, il Maire faceva istanza al Cittadino
Commissario del Tribunale d ' I v r e a di aggregare
Tavagnasco al Cantone della Giudicatura di Pace
del Tribunale di Settimo Yittone per questi motivi:
8
1° P e r c h è Tavagnasco si t r o v a in distanza
di 5 miglia da Ivrea;
" 2° Perchè gli a b i t a n t i del Comune per
portarsi ad Ivrea sono costretti a passare e t r a versare il cantone di Settimo Yittone e p a r t e di
quello di Chiaverano;
" 3° Perchè la comunicazione t r a il Comune
ed Ivrea viene ben spesso e massime nei t e m p i
piovosi i n t e r r o t t a dai t o r r e n t i Lassa, Ribesio et
altri su cui non vi esiste alcun ponte. E siccome
per a l t r a parte il Comune è in t o t a l e vicinanza
a Settimo Yittone, Capoluogo di un' a l t r a Giudicatura, chiedesi che Tavagnasco venga segregato
dalla Giudicatura d ' I v r e a e riunito a quella di
Settimo Vittone „.
Con Decreto Consolare 8 frimaio, anno xi, pubblicato nel Bollettino, n u m . 185, Tavagnasco veniva unito definitivamente al Tribunale di Settimo
Vittone. Il Consiglio Comunale, composto di undici Consiglieri, ebbe g r a n da fare per rispondere
a t u t t e le richieste della P r e f e t t u r a del Dipartim e n t o della Dora. I beni comunali, secondo gli
antichi S t a t u t i , venivano goduti dai particolari,
dietro una tassa di cotizzo.
Il Governo repubblicano, aboliti gli Statuti, esigeva l'affitto degli stabili comunali. Si oppose la
Comunità, e con r i p e t u t e deliberazioni, e segnatam e n t e quella del 9 piovoso, a n n o xi, o t t e n n e rimanesse in vigore l'uso s t a t u t a r i o .
Non minor lavorìo si d o v e t t e fare per mant e n e r e in vigore il diritto di pedaggio sulla barca
pel passaggio della Dora e sul p o n t e di cui erano
310
STORIA
DI
RIFORME
TAVAGNASCO
in corso le pratiche per la sua costruzione. Curiosa è poi l'imposta accollata sulle porte e finestre
delle case, sia per il loro numero che per grandezza; ma i due Commissari incaricati della tassazione, con verbale 8 frimaio, anno xn, riferivano
che a Tavagnasco vi erano solo 5 case soggette
a tale imposta, ma erano poco abitate.
Riforma importante fu l'impianto dello Stato
Civile. I registri di nascita, morte e matrimonio
erano tenuti dai Parroci. 11 Governo repubblicano
ordinò che in ogni Comunità si tenessero i registri
di Stato Civile. Già il 2 frimaio, anno xi, si era
proceduto ad un censimento generale della popolazione. Risultò il seguente Stato Civile:
Giovani
Ragazze
Uomini ammogliati .
Vedovi
Donne m a r i t a t e . .
Vedove
TOTALE
POPOLAZIONE
N. 265
262
. N. 121 )
20 i
. „ 121 ^ 181
„
60 j
.
N.
819
Ma nell'anno 1806 alli 30 marzo in obbedienza
al Decreto del P r e f e t t o del 20 marzo, il Maire
Giovanni Morello ordinò al Curato D. Martino
Balla a consegnargli tutti i registri parrocchiali,
libri, carte e memorie che riflettono lo Stato Civile, e cioè nascite e battesimi, decessi, pubblicazioni e celebrazioni di matrimoni per essere
AMMINISTRATIVE
311
inventariati e rimessi e t r a s p o r t a t i nell'archivio di
questa Mairée. Il Curato fece la consegna dei libri
e se ne stese regolare inventario. I registri parrocchiali furono continuati coi registri di Stato Civile
per gli anni 1 8 0 6 - 1 8 0 7 - 1 8 0 8 - 1 8 0 9 . Per gli anni
1812-1813-1814 sono affatto imperfetti, ritrovandosi poche nascite e morti, e ciò per la noncuranza
degli abitanti a conformarsi alla legge dello Stato
Civile 20 ventoso, anno xi. Quelli degli anni dal
1806 al 1809 sono in stato più perfetto, ed ogni
anno si è trasmesso al Tribunale una copia di
registro. Attualmente nell'archivio non sussistono
che registri frammentari di questi anni. I registri
parrocchiali trasportati in Comune erano i seguenti:
1° Libro delle nascite, legato in pergamena,
principiato il 1590, col 1° a t t o di nascita, registrato il 14 aprile 1590, contiene pagine 165, ultima nascita registrata il 2 maggio 1723.
2° Libro di nascite, senza titolo, principiato
solo " Declaratio rescripta baptismorum, liber. C.}
con pag. 168 e molti intervalli in bianco, finiente
die prima juni 1794. Vachiero Joannes Antonius.
3° Altro libro di nascite di 30 facciate, terminato con l'atto di Bernardus Victorius Vachiero
15 aprilis 1806.
4° Libro dei morti, principiato nel 1669 il
6 maggio, continuato e scritto sino a pag. 184,
e poi si porta registrato il battesimo di Antonio
Naviora die 23 augusti 1716.
5° Altro libro dei morti, voluminoso, in pergamena, continuato per alquante facciate fino al
decesso di Filippone Bernardus, 14 junii 1794.
6° Altro libro dei morti, continuato sino a pagina 34, irniente colla morte di Margarita Giovanetto, 4 aprile 1806.
7° Libro dei matrimoni, incominciato il 1591
con l'ultimo matrimonio di Giov. Antonio Vachiero
con Oatterina Balla, celebrato il 28 aprile 1806.
Colla ristorazione del dominio Sabaudo nel
1814 lo Stato Civile cessò, e la tenuta dei registri
ritornò ai Parroci, ma in questo frattempo, causa
queste novità, i registri di nascita, morte e matrimonio sono incompleti perchè vi fu un po' di
confusionismo. I Parroci più non registravano le
nascite e morti, e molti in Comune non si recavano a denunziarle.
Caduto Napoleone, dopo la disfatta del suo
esercito a Mosca, il Re Vittorio Emanuele I, il
20 maggio 1814, fece il solenne ingresso nel suo
Stato, ricostituito dal Congresso di Vienna.
" Meraviglioso spettacolo di vero entusiasmo
fu quel giorno quando dal Ponte sul Po apparì
la bonaria figura del desiderato Re Sabaudo „.
11 popolo di Torino aveva innalzato il Tempio
della Gran Madre di Dio, quale monumento votivo
per la cessazione del dominio straniero. Vittorio
Emanuele I regnò fino ai moti del 1821.
CAPO XIX.
LA VIABILITÀ P U B B L I C A - IL P O N T E SULLA
-
LE
FONTANE
PUBBLICHE
FANTILE - LA D O T A Z I O N E
-
DORA
L'ASILO
IN-
D E L L ' A S I L O - IL
PATRONATO
S C O L A S T I C O - L'EDIFICIO S C O -
LASTICO
IL
-
CIMITERO
USANZE - C O S T U M A N Z E
-
INDUSTRIE
E
E F E S T E - LA O P E -
RAIA E LA FILARMONICA - C O N C L U S I O N E .
La viabilità pubblica.
La viabilità pubblica nel 1800 era ben meschina
cosa. Nell'abitato le vie mancavano di selciato, fu
solo nel 1861 che il Comune deliberò di selciare le
vie, che pel deflusso irruente delle pioggie, negli
acquazzoni violenti estivi, trasformavano le strade
in veri ritani. Le strade che dall'abitato conducevano agli altri paesi erano molto ristrette. In forza
di R. Biglietto 4 febbraio 1783, la strada che dalla
barca tendeva a Settimo fu ampliata con esproprio
a carico della Comunità. Il progetto di tale ampliamento, secondo il tipo dell'ing. Buschetti, portò al
Comune una spesa di L. 1000.
La vecchia strada della barca venne poi abbandonata, e con a t t o rogito Pellerei 26 marzo 1832,
il Comune acquistò dalla Congregazione di Carità
di Settimo Yittone e dai particolari t u t t a l'area
dell'attuale strada che dal ponte conduce al Capoluogo di Settimo. Così in quell'epoca si era pure
acquistato dai vari particolari di Tavagnasco l'area
occorrente per la strada che dal crocicchio della
Rovina tende al ponte formando l'attuale strada
dal Capoluogo di Tavagnasco al Casotto del ponte.
Anticamente in tale t r a t t o vi era solo un sentiero
a pedone. La strada alla barca e molini era quella
t u t t ' o r a denominata: Via della Dora Baltea, che
dalla casa Volpe tende alla ferrovia, e dal sottovia
ferroviario va al fiume. La bella strada comunale,
ora di manutenzione provinciale, lungo la quale
sorgono la Società Operaia, l'Asilo e le Scuole,
fu ampliata e sistemata recentemente. Di migliore
effetto e molto più comoda sarebbe se l'Amministrazione di allora fosse stata di vedute più larghe
e meno egoistiche, ed avesse a d o t t a t o il progetto
rettilineo che faceva capo alla Cappelletta che
sorge sul crocicchio della piazzetta della Rovina.
Altro abbellimento edilizio fu la selciatura
della piazza comunale colla posatura dei lastroni
in pietra per la circolazione dei carri.
Il Ponte sulla Dora.
Fu deliberato colla consigliare delli 17 settembre 1827, approvando il progetto dell'archi-
t e t t o Storero, e messi in appalto i lavori con a t t o
28 aprile 1828 in favore dell'impresa Giachino
Giovanni Pietro da Quincinetto. Nel 1835 il ponte
era ultimato e l'Ingegnere capo della Provincia
ne collaudava le opere il 10 ottobre 1835. La
spesa complessiva per tale opera, liquidata addì
11 dicembre 1836, ammontava a L. 41.500 pagate intieramente dal Comune.
Ma il 16 ottobre 1839 una grande alluvione
ingrossò il fiume Dora; il ponte fu completamente
asportato, rovinando una pila, danneggiando uno
spallone, e lasciando intatte due pile. Il Comune
diede allora incarico all'ing. cav. Melchiorri a presentare un progetto per ricostrurre il ponte ; ne
presentò due, uno in t u t t a massoneria, con t r e
arcate in mattone, l'altro con arcate in legname,
con un preventivo rispettivo in L. 31.686,51 pel
primo progetto e L. 36.724,80 pel secondo.
Mentre il Comune deliberava sulla scelta del
progetto e sui mezzi per fronteggiare la spesa una
nuova alluvione rovinò le pile superstiti, asportandole. Fu allora dato incarico all'ing. Girelli
d ' I v r e a di progettare un nuovo piano di un ponte
con tre campate con spalloni, pile ed archi in mur a t u r a e tavolato e parapetti in legname.
11 progetto allestito il 13 settembre 1848 venne
sottoposto al Consiglio Comunale, ma non fu accett a t o perchè ritenuto non solido, e fu preferito il
progetto dell'ing. Lomaglio, che portava cinque
316
STORIA
r i . PONTE SULLA
1)1 TAVAGNASCO
archi di in. 16 caduno con pile e spalloni alle
testate come sono al presente.
La spesa per questa nuova opera portava una
somma di L. 50.300. L'impalcatura era ancora in
legno. Il Consiglio Comunale in sua seduta del
30 gennaio 1850 ne approvò il progetto, mandando ad allestire le pratiche per le opere d'appalto, seguito in favore di sor Giov. Battista, con
a t t o di sottomissione 29 marzo 1850 a L. 49.620.
I lavori vennero subito iniziati, pescando nel
fiume quanto del materiale del vecchio ponte si
potè rinvenire. Il Genio Civile nel febbraio 1852
si recava sul posto per una visita sullo stato dei
lavori, e la Comunità, perchè questi potessero procedere speditamente, prima che la magra delle
acque cessasse, offrì all'impresa per due giorni
cento operai, precettati, col sistema delle roidi,
dagli abitanti locali, e così il 24 aprile 1852 si
potè appaltare il pedaggio sul ponte stesso già
ultimato.
II ponte nuovo non aveva gli archi, ma solo
l'impalcatura in legno posata sulle pile. Questa
essendo molto deperita venne sostituita con gli
archi in muratura, come a t t u a l m e n t e si trovano.
1 lavori di appalto seguirono il 26 maggio 1884, e
furono deliberati con a t t o di sottomissione 5 agosto
1884 al signor Ferro Marco per L. 26.838.
Contemporaneamente costruivasi la Stazione
ferroviaria sulla linea Ivrea-Aosta, e con delibe-
317
DORA
razione consigliare 31 agosto 1884 il Comune insisteva presso il competente Dicastero perchè la
nuova Stazione fosse denominata " Stazione di
Tavagnasco „ e non " Stazione di Settimo Vittone „, essendo questa completamente situata in
territorio del Comune.
Sul Ponte Dora il Comune fu autorizzato con
Decreto Camerale 22 dicembre 1832 a riscuotere
il pedaggio nell'ammontare seguente:
Tariffa
di -pedaggio sid Ponte Dora
del Comune di Tavagnasco.
Baltea
1. Per ogni persona a piedi
.
2. Per ogni bovino, cavallo, mulo, asino
3. Per vetture a due ruote o quattro
con una sola bestia e conducente
4. Per vetture con due bestie . . . »
5. Per ogni persona in dette vetture .
6. Per ogni carretta a due buoi o carrettone con una sola bestia, se carica
7.
„
„
„
se scarica
8. Per ogni carro a due bestie mulattiere
se carico
9.
„
„
„
se scarico
L. 0,05
„ 0,05
„ 0,25
0,30
„ 0,05
„ 0,25
„ 0,15
„ 0,10
„ 0,30
10. Per ogni bestia in più . se carico „ 0,10
11.
„
„
„
se scarico „ 0,05
12. Per ogni capra, montone o maiale „ 0,02
318
STORIA D I
TAVAGNASCO
Avvertenze.
1. Sono esenti dal pagamento dei diritti di
transito gli Ufficiali dei Supremi Magistrati e le
a l t r e persone legittimamente privilegiate.
2. I diritti di pedaggio sono dovuti solo dai
forestieri che transitano sul ponte e da t u t t i i
carrettoni, ancorché del Comune, colla riduzione
di L. 0,05 quando il conducente è del paese.
3. A maggiore spiegazione si dichiara che
chiunque transiti e ritorni nella giornata debba
pagare un solo diritto, ed i particolari del luogo
godono dell'esenzione anche per le bestie bovine
loro proprie.
4. Saranno esclusi dal pagamento gli stipendiati e salariati del Comune.
Il diritto di pedaggio cessò di essere esatto
il 31 dicembre 1921.
Le Fontane pubbliche.
Prima del 1883 Tavagnasco, quantunque fornito di numerose sorgenti d'acqua, difettava dibuona acqua. P e r l'uso domestico sorgevano qua
e là nel paese pozzi, i quali, massime nei periodi
di pioggia, contenevano acque cattive, e nei tempi
di siccità mancavano affatto di acqua.
Nel 1883 il Comune affidò l'incarico al Segretario comunale, geom. Giovanetto Benedetto, di
studiare un piano per dotare parte dell'abitato
L E FONTANE
PUBBLICHE
319
di acqua potabile, derivandola dalla fontana di
Bardanzone, che sovrasta, in regione alpestre,
l'abitato stesso. Il calcolo preventivato delle spese
per tale conduttura fu di L. 1979,30. Le opere di
impianto vennero fatte con prestazione gratuita
dai particolari ed iniziate il 5 agosto 1883.
Nell'anno seguente la conduttura d'acqua nella
parte dell'abitato, in sezione Cappellino e della
Chiesa, era una cosa compiuta. Dieci anni dopo
veniva dato incarico all'ing. Giovanni Camandona
di allestire un nuovo progetto per dotare d'acqua
il rimanente del paese, vale a dire il cantone
Ronco e Rovina, derivandola dalla fontana di
Fiart. Altro progetto fu pure presentato dal geometra Amos. Anche i lavori di queste condutture
d'acqua furono fatti a t r a t t a t i v a privata con prestazione gratuita di mano d'opera e con sottoscrizioni libere fra gli abitanti nel 1895.
Attualmente Tavagnasco è dotato di abbondante e buona acqua potabile che zampilla in ben
sette fontane pubbliche, alle quali sono uniti grossi
abbeveratoi per uso pastorizia.
Alle fontane fece seguito la costruzione di tre
lavatoi pubblici, costrutti secondo le esigenze igieniche, non disgiunti da un buon gusto estetico
d'arte.
Con susseguenti deliberati il Consiglio Comunale concesse l'acqua interna alla Casa Parrocchiale (delib. 1 0 - 3 - 1 9 0 3 ) , alle Scuole ed alloggi
320
STORIA D I
TAVAGNASCO
degli insegnanti, al forno e caseifìcio ed all'Asilo
Infantile.
Data l'abbondanza d'acqua, la Comunità potrebbe con grande vantaggio al bilancio concedere l'acqua anche ai particolari moderandone
l'uso con apposito regolamento e con una tassazione per ogni utente. •
L'Asilo Infantile.
Nel 1894 moriva la signora Vaccinerò Domenica, legando al Comune una casa con un orto annesso in via Ravenna per erigere un Asilo Infantile.
11 Comune accettava il legato ed iniziava le pratiche per a t t u a r e la volontà della pia testatrice.
L'Asilo Infantile era di grande necessità e bene
desiderato dalla popolazione, ma vi mancavano
i fondi per la sua erezione e dotazione.
Nel 1903 il signor Girodo Stefano Molinera
risolveva una grande difficoltà regalando l'area
dell'attuale sede del Pio Ente, donazione accett a t a ad unanimità dal Consiglio Comunale in sua
seduta del 21 marzo 1903.
Il Consiglio Comunale formulò quindi lo Stat u t o dell'Istituto e ne allestì le pratiche per la
sua erezione in Ente Morale, cosa avvenuta con
R. Decreto 3 dicembre 1903.
Il 22 gennaio 1901 il Comune appaltava le
opere dell'edifìcio, secondo il progetto dell' inge-
L'ASILO
INFANTILE
321
gnere Peona, ed insediava la prima Amministrazione, nominata il 19 gennaio 1904, sotto la
presidenza del cav. Francesco Girodo.
Mentre l'Amministrazione ultimava i lavori
si aprirono sottoscrizioni e la popolazione t u t t a
concorse, a seconda delle proprie disponibilità,
perchè l'Asilo fosse ultimato e funzionasse regolarmente. Il Comune fu ed è t u t t o r a il grande
benefattore dell'Asilo, continuando a sussidiarlo
con L. 500 annue. La Congregazione, oltre al
contributo annuo di L. 150, durante la guerra
lo sussidiò colla somma di L. 930.
L'Asilo Infantile è sorto colla beneficenza di
tutti, ma a titolo di pubblica lode sono degni di
speciale menzione i seguenti benefattori, i quali concorsero maggiormente colle loro private offerte:
1. Girodo Stef. fu Gio. Molinera - area L. 5000
offerte » 11110
2. Cav. Girodo Battista
1250
. . .
»
3. Signora Rosa Pai
»
1200
Ti
4. Cav. Francesco Girodo . .
»
Volpe
Antonio
.
.
.
.
V 2000
5.
»
3570
6. Caretti D. Stefano . . .
V
»
3110
»
7. Canonico Pietro Bertini
»
1050
»
8. Franchino Giuseppe fu Bern. »
La dotazione dell'Asilo.
Eretto l'Asilo, la carità della pubblica beneficenza fece sorgere delle persone benevoli che
21
322
STORIA D I
TAVAGNASCO
IL PATRONATO
gareggiarono e gareggiano nel beneficare il Pio
Ente.
La dote è così costituita:
1. C e r t i f i c a t o R e n d i t a n o m i n a t i v a n . 6 8 0 . 8 1 7 ,
l e g a t o d i V a c h i e r o D o m e n i c a , a n n u o i n t e r . L . 105
2. C e r t i f i c a t o R e n d i t a n o m i n a t i v a n . 7 4 8 . 9 6 6 ,
legato cav. B a t t . Girodo, capitale L. 5000
3. C e r t i f i c a t o n . 7 8 4 . 8 0 8 , l e g a t o P e r o t t o L u c i a
e Girodo Sofia, capitale L. 700
. . .
4. C e r t i f i c a t o n. 7 6 5 . 9 8 8 , l e g a t o B e r t i n o C a t terina, capitale L. 500
5. C e r t i f i c a t i n . 7 9 0 . 7 1 9 - n. 2 0 2 . 2 0 6 , d o n a zione B e n e d e t t o D. Carlo, capitale L . 2000
„
196
„
28
„
21
„
85
6. C e r t i f i c a t o n . 2 9 2 . 5 8 4 , p r o v e n t i B a n c o d i
b e n e f i c e n z a , a n n o 1922, c a p i t a l e 10 m i l a „
7. C e r t i f i c a t o n . 3 2 1 . 2 1 0 , l e g a t o P e r o t t o L u c i a
moglie Giuseppe, capitale L. 400 . . . „
8. L e g a t o M o r e l l o G i o v a n n i , c a p i t a l e L . 5 0 0
in corso di acquisto R e n d i t a
„
TOTALE
.
.
. L.
500
20
25
980
Carità. U l t i m a m e n t e il compianto Morello Giovanni fu Giacomo, morendo, si ricordò del n o s t r o
P a t r o n a t o e legò L. 500, che furono investite in
Rendita nominativa. S t a n t e la r i s t r e t t e z z a finanziaria del Pio I s t i t u t o , poche cose può f a r e ; t u t tavia si confida che la generosità dei b e n e f a t t o r i
non mancherà di sussidiare la modesta istituzione.
A noi Insegnanti tocca farla conoscere e zelarne
il suo appoggio.
L'Edificio Scolastico.
Tavagnasco è uno dei pochi f o r t u n a t i Comuni
che vanti una bella Casa Scuola. Il compianto
sig. Antonio Volpe fu il principale p r o m o t o r e ;
morendo legò al Comune l ' a r e a occorrente pel
nuovo edifìcio, vincolando i Consiglieri, a l l o r a in
carica, a versare ognuno L. 100. Il v e r s a m e n t o
si effettuò il 21 giugno 1908 e gli oblatori s o n o :
Il Patronato Scolastico.
Nel 1 9 1 4 , dietro iniziativa degli I n s e g n a n t i
locali, Morello Olimpia e lo scrivente, coadiuvati
dal Comune, è sorto in E n t e Morale il P a t r o n a t o
Scolastico. P r i m o b e n e f a t t o r e è il cav. Francesco
Girodo che offerse la vistosa oblazione di L. 500,
investita in Rendita n o m i n a t i v a , f r u t t a n t e l ' a n n u o
interesse di L. 21. Il Comune concorre coll'annuo
contributo di L. 50 e L. 30 la Congregazione di
323
SCOLASTICO
•per
Nome dei Consiglieri oblatori di L.
l'edifìcio scolastico:
1. G i o v a n e t t o G i u s e p p e - S i n d a c o
2. G i r o d o
Stefano
(Molinera)
-
.
.
L.
100
Assessore
„
100
„
„
100
100
„
„
„ 1 0 0
100
100
3. G i o v a n e t t o E r m e n e g i l d o
. . .
4. F r a n c h i n o G i o v a n n i f u B e n e d e t t o
.
100
„
„
5. M o r e l l o P i e t r o
„
6. M o r e l l o G i u s e p p e f u D o m . - C o n s i g l i e r e
7. G i r o d o F r a n c e s c o
„
A riportare
. L. 700
Riporto
8. F r a n c h i n o G i u s e p p e .
9.
10.
11.
12.
13.
14.
15.
.
.
L.
Consigliere
Cerei Giovanni
„
Colmia F r a n c h i n o Francesco
„
Morello Domenico
. . . .
„
Giovanetto Bernardo fu Bernardo „
Franchino Eusebio
. . . .
„
Bertino Giuseppe
„
Volpe A n t o n i o oblatore del terreno.
15
n
TI
.
.
n
100
100
100
n
100
n
n
16. G i o v a n e t t o B e n e d e t t o - S e g r e t a r i o
TOTALE
n
.
700
100
100
100
100
L . 1500
La Giunta Provinciale Amministrativa, con sua
ordinanza 15 s e t t e m b r e 1910, a p p r o v a v a l'accettazione del legato Volpe Antonio di cui al testam e n t o 25 giugno 1908, e d e m a n d a v a al Comune
di Tavagnasco ad esperire le ulteriori pratiche
perchè l'edificio Scuola sorgesse al più presto possibile. Il 29 s e t t e m b r e 1910 il P r e f e t t o e m a n a v a
il Decreto che il p r o g e t t o dell'edificio scolastico
di Tavagnasco, secondo il disegno dell'ing. Giovanni Camandona, era a p p r o v a t o . Bandito l'appalto dei lavori pel 25 o t t o b r e 1910 al prezzo:
1° Lavori da m u r a t o r e , fabbro, ecc. L. 18.160,95
2°
„
da falegname . . . .
« 2.688,95
TOTALE
.
.
. L. 20.819,90
veniva poi deliberato all' impresa R a v e r a per
L. 19.928,32, con a t t o di sottomissione in d a t a
15 aprile 1911.
L'edificio collaudato ed u l t i m a t o nel 1911, veniva inaugurato c o l i ' a n n o scolastico 1911-1915.
Sul frontone della p o r t a venne collocata una lapide m a r m o r e a che ricorda i b e n e f a t t o r i dell'istruzione pubblica popolare di Tavagnasco.
Essi sono: il cav. B a t t i s t a Girodo che, morendo,
con suo t e s t a m e n t o 8 n o v e m b r e 1912, legava alle
scuole L. 2000. F u r o n o dal Comune devolute all ' a r r e d a m e n t o delle scuole stesse. Il compianto
Volpe Antonio che legò l ' a r e a dell'edificio scolastico e l'avv. Secondo Morello legatario di L. 100
annue per l'istruzione popolare.
Il Cimitero.
Tavagnasco ebbe il suo primo cimitero nell'anno 1409 quando Mons. Bonifacio della T o r r e
erigeva la Chiesa parrocchiale in Tavagnasco.
Fu quell'anno m e m o r a n d o , ed è registrato nelle
vecchie pergamene, gelosamente custodite nel Comune, perchè allora Tavagnasco più non d o v e t t e
t r a f u g a r e , su deboli barche, sulle acque della Dora
le salme dei suoi morti, per t u m u l a r l e nel vecchio
sacello di S. Leodigario, extra burgum di S e t t i m o
Vittone.
Il Cimitero del 1409 fu sostituito dal vecchio
Cimitero ancora adiacente alla a t t u a l e Chiesa p a r rocchiale nel 1761, ed in esso si t u m u l a r o n o le
salme fino all'anno 1867. I n quell'anno il colèra
326
STORIA D I
TAVAGNASCO
morbus infierì crudelmente in Tavagnasco, ed il
Cimitero si trovò troppo angusto per seppellire
i numerosi morti. Si dovette improvvisare un
campo funerario attiguo alla Chiesa dell'Annunciata, divenuto poi il Cimitero.
Ma anche questo Cimitero era troppo angusto,
ed il Comune fin dal 1902 aveva fatto allestire
l'attuale progetto dall'ing. Camandona, che, per
esigenze di bilancio, solo dopo 21 anno di approvazione, e precisamente nell'ottobre scorso, si poterono iniziare i lavori di ingrandimento, ultimandoli nel maggio 1923.
Il Cimitero, nella sua modestia, sorge bello ed
elegante, degno monumento alla pietà dei nostri
defunti, ed ove t u t t i un giorno ci troveremo uniti
in un sentimento di eterna uguaglianza, fidenti in
una speranza di eterna vita.
Il progetto include nel suo frontispizio centrale la Chiesetta comunale della SS. Annunciata,
edificata dal municipio nel 1713, che, col suo classico peristilio a colonnati dorici, abbellisce con
eleganza artistica l'insieme della facciata della
necropoli, a cui si accede per due portali, stile
dorico, disposti in simmetria ai lati della chiesetta.
Dietro la Chiesa, e precisamente a ridosso della
parete del coro, ove anticamente vi era il campo
del Cimitero degli accattolici, venne edificata la
cappella mortuaria e l'ossario, terminante in un
t e t t o coronato da una balaustrata in stile classico.
IL
CIMITERO
327
Il campo degli accattolici fu rimosso dal retrocoro della Chiesa dell'Annunciata, perchè luogo
centrale del nuovo Cimitero, e posto a sinistra
del portale d'ingresso a sud della Chiesa stessa.
La domenica 13 maggio, convocati dal Sindaco,
la Giunta, i Consiglieri, le Amministrazioni della
Congregazione, dell'Asilo infantile, P a t r o n a t o scolastico, Società operaia e filarmonica si unirono
colla popolazione e sfilarono al Cimitero per l'inaugurazione e benedizione. Precedeva il corteo l'Asilo
infantile, le scuole colle bandiere, le priore, il municipio e le amministrazioni pubbliche, il clero, la
banda locale, la Società operaia e la popolazione.
Al Cimitero, lo scrivente, a nome del municipio, pronuncia un discorso, rievocando le antiche
cerimonie dei quattro precedenti cimiteri, spiegando l'importanza del rito presente a cui l'Amministrazione comunale, fedele alle tradizioni degli
antichi consoli e credenzieri, volle far rivivere gli
esempi dei padri. Rivolto invito al Curato a benedire la nuova necropoli, questi, premesse parole
di ringraziamento alla civica Amministrazione,
seguì il rito religioso.
La banda locale prestò gentilmente servizio
durante la cerimonia e la chiuse con una commovente marcia funebre.
Prese per ultimo la parola il Sindaco che ringraziò a nome della Comunità le Autorità e le
Amministrazioni intervenute e sciolse l'adunanza.
Industrie e usanze.
Tavagnasco fu sempre un borgo eminentemente
pastorizio. Già, nel 1291 gli Statuti fissano le regole del pascolo pubblico e nel quattrocento appaiono i primi ruoli del bestiame quotizzato pel
pascolo comunale. 1 capi bovini in quei tempi sono
poco numerosi, più abbondanti invece sono le
capre ed i porci.
Le capre rappresentavano il patrimonio del
povero, giacche tutti, anche i nullatenenti, possedevano almeno una capra pascolante sui siti
comunali. Ma questi animali recavano gravissimi
danni ai boschi ed alle foreste, ed il Comune a
più riprese fece contro di loro severissimi bandi.
I bandi più antichi sono quelli del 1527, ma
essi restano quasi di niun effetto.
La Vicinanza del 31 maggio 1565, constatando
i numerosi danni, recati dall'ingente bestiame
caprino, emana un bando severissimo, multando
di sessanta soldi ogni capra, che qualsiasi proprietario pascolasse sui siti comuni dopo la festa
di S. Andrea di quell'anno. Questo bando doveva
aver effetto per nove anni consecutivi e ciò perchè
i boschi potessero rinvigorirsi e crescere.
Tutti gli uomini potevano elevare contravvenzione contro chi fosse stato sorpreso al pascolo
nei siti comunali e l'ammenda si devolveva per
un terzo al chiavaro del Tribunale di Tavagnasco,
un secondo terzo all'accusatore e l'ultimo terzo
al Comune.
I pascoli alpini ed i prati al piano, così ben
concimati ai nostri giorni, erano in quei tempi
ben poca cosa. Oltre due terzi del territorio al
piano era gerbido incolto : solo qua e colà appariva qualche prato e campo. Sulla collina delle
Rovere e per varie regioni alpestri coltivavasi
largamente la segala, di cui confezionavasi il pane
casalingo, con cotture in massa a Natale, come
ancora si usa in molti luoghi alpestri in Valle
d'Aosta.
Questo raccolto era preziosissimo, e su di esso
prelevavasi un manipolo che ogni capo famiglia
offriva al signor Curato, non a titolo di decima,
ma quale elemosina per la recita del Passio in
ogni domenica prima della Messa parrocchiale,
dalla festa dell' Invenzione a quella dell' Esaltazione di S. Croce.
II campanaro riceveva pure un manipolo di
segala da ogni faniiglia pel suono delle campane,
durante la recita del Passio, e per quello durante
i temporali. (Ordinato 1786).
Nelle varie nomine dei campanari gli Ordinati
fanno speciale obbligo di questo suono. Mutati i
tempi, la coltivazione della segala scomparve e
maggior incremento si diede alla pastorizia, alla
coltivazione del granoturco, e specialmente delle
cipolline. Il numero del bestiame bovino nel 1721
Ir
330
STORIA D I
TAVAGNASCO
era di solo 233 capi, mentre quello caprino di
371 capi. Attualmente il patrimonio bovino è di
circa 500 capi, mentre le capre non raggiungono
i 162 capi. Le pecore che nel 1700 non venivano
allevate ora formano un cespite di forte introito
al Comune per l'appalto della cosidetta bargeria
pubblica.
Tutti i proprietari possedono capi ovini che vengono affidati pel pascolo ad un pubblico pastore,
il quale nella stagione estiva emigra su alpi della
Valle Soana e del Chiusella, m e n t r e da ottobre
a maggio rientra nel Comune e pascola il numeroso armento sulle alpi comunali e nelle proprietà,
p r i v a t e , corrispondendo al Comune un canone
annuo di affitto. Il pecoraio pubblico appare per
la prima volta negli atti comunali del 1809, e
la bergeria sostituì l'armento del porcaio pubblico,
di cui trovansi nei capitolati degli stessi Statuti
comunali del 1291 le norme del pascolo.
Il pecoraio pubblico è il custode, dietro convenzioni speciali, delle pecore di ogni particolare;
gode il latte e ne forma i formaggi pecorini a suo
esclusivo vantaggio, mentre la lana e gli agnelli
vengono ceduti al proprietario della pecora.
P e r regolamento antico comunale, sui pascoli
comuni ogni particolare non può pascolare che
t r e agnelli e 12 capre. Ogni pecora non consegnata
al pecoraio pubblico è sottoposta ad una tassa in
favore del Comune.
INDUSTRIE E
USANZE
331
La produzione casearia è una ricchezza speciale, e la lavorazione del burro e formaggi, nei
mesi invernali, viene f a t t a collettivamente nel
caseificio locale, mentre nella stagione estiva si
fa individualmente sulle alpi, ove trovasi il bestiame al pascolo.
Altra fonte di ricchezza è la coltivazione dei
cipollini, più noti in commercio colla denominazione di " cipollini d ' I v r e a „. Intieri campi vengono coltivati con sistemi razionali. Ma il reddito
veramente importante è la p a s t u r a : fieni imponenti vengono falciati nella pianeggiante campagna
che bella e rigogliosa si stende dall'abitato alle
sponde del fiume Dora.
È un male che la popolazione non abbia ancor
potuto sorpassare certi contrasti ed a t t u a t o il progetto irriguo, da anni allestito, rendendo così più
bella, florida e lussureggiante la grande distesa
del piano che dalla regione Pretti e Chiossure
stendesi ai confini del Gori e Verni.
Anche la coltivazione della vite è molto estesa
e curata di speciale attenzione, ma il vino non
costituisce un reddito particolare, essendo poca
la sua esportazione.
Costumanze e feste.
La popolazione celebra con particolare solennità le sue feste religiose con funzioni e grandi
332
STORIA D I
TAVAGNA9C0
imbandizioni dove regna la più schietta cordialità,
ed allegria.
Le feste più solenni sono quelle dei Santi, anticamente venerati, e di ogni festività vi ha il suo
Priore o Priora, il re della festa, che dispensa prodigalmente l'ospitalità a t u t t o il paese. In queste
solennità siedono a tavola coi priori duecento ed
anche cinquecento commensali, fraternizzando ad
agape comune clero, a u t o r i t à , priori, uomini,
donne e bambini.
La guerra, coi suoi disagi, ha per qualche anno
sospeso queste festività luculliane, ma ora rifioriscono e di nuovo la priorata viene celebrata coi
tradizionali conviti. Non sempre, in simili contingenze, vien s e r b a t a ' l a serenità della moderazione
e non poche volte si eccede in bevande, rasentando il baccanale.
Le priorate più solenni sono quelle del Gesù,
titolare della Confraternita omonima, di S. Antonio
Abate, del Corpus Domini, di S. Margherita, patrona, di S. Matteo Apostolo. Priorate di minor
importanza sono quelle dell'Annunciata, del SS. Rosario. — Anticamente solennizzavansi quelle di
S. Spirito, dei Ss. Barnaba e Bernardo e di San
Sebastiano.
La priorata di S. Maria Maddalena ai Piani è
festa alpestre, e non pochi anni assurge ad una
caratteristica speciale, dove convengono da Brosso
e dalla Valle di Traversella comitive di gitanti.
COSTUMANZE E
PESTE
1 matrimoni sono celebrati con suoni e canti.
Gli sposi al ritorno dal prammatico viaggio nuziale sono ricevuti alla stazione dalla musica e,
dopo l'offerta dei fiori e la recita dei sonetti, vengono accompagnati alla casa. Tutto il paese, grandi
e piccoli, parenti o non parenti, t u t t i partecipano
alla bicchierata della tradizionale brenta, bevendo
alla coppa comune.
Queste libazioni, mantenute in certi limiti, sarebbero una vera benedizione di pace, ma non
poche volte si sovrabbonda, rasentando il baccanale, motivo per cui la severità stessa dell'istituto
famigliare può soffrirne sia moralmente che finanziariamente. L'infanzia e la t u r b a dei ragazzi dovrebbe affatto bandirsi da queste ed altre notturne
feste danzanti, copiosamente irrorate dall'umor
di Bacco. Nessuna buona impressione possono rit r a r r e ; questo io dico non per catoneggiare, ma
semplicemente pel bene morale di essi, cui sono
preposto istruire ed educare.
L'emigrazione, affatto sconosciuta nei secoli
passati, prese nella seconda m e t à del secolo scorso
grande sviluppo. L'America, la Francia, la Prussia
ed il Sud dell'Africa furono le mete dell'emigrazione temporanea.
L'operaio di Tavagnasco laborioso, economico
ed attivo, in quei paesi stranieri fu sempre apprezzato e, non pochi, ritornando a questi nostri
monti, portarono una discreta fortuna. Molte
STORIA D I
TAVAGNASCO
famiglie si formarono una vera ricchezza, appaltando sia all'estero che in Italia lavori di pubblica
utilità. Tali i Volpe, i Girodo e Franchino.
Parlando di usanze e buoni costumi non voglio
tacere della buona pratica che il Comune aveva
nel secolo x v i i i e precedenti. Ho accennato che
nelle sue modeste risorse, la Comunità mai dimenticò l'istruzione del popolo, e fin dal 1 600 si
trovano le nomine ed i capitolari dei Cappellani
maestri. Ma oltre l'istruzione del popolo il Comune amava pure inviare a sue spese alla Regia
Università di Torino quei soggetti che davano affidamento di intelligenza e buona volontà di studio.
Con Ordinato 8 marzo 1729 delibera inviare a
quell'Ateneo il giovane Francesio Giuseppe di
Giorgio, e nel 1739 il giovane P e r o t t o Domenico
fu Giov. Battista. Anche il teol. Balla Martino ed
altri di questa famiglia furono inviati dal Comune
alla R. Università. Il Francesio Giuseppe divenne
un valente avvocato, e difese in alcune cause di
finaggio la Comunità contro quella di Quincinetto.
Di questa famiglia fu pure l'avv. Martino Francesio e Vincenzo, l'insigne benefattore della Parrocchia di S. Maurizio d ' I v r e a .
La Operaia e la Filarmonica.
Sono sorte nel 1893 con belle sedi proprie in
via del Ponte e via S. Barnaba. La Società tiene
CONCLUSIONE
335
un ben avviato magazzino di generi alimentari ed
uno spaccio di vino. La Filarmonica ingentilisce
coi suoi armoniosi concenti le nostre feste cittadine e tradizionali.
Conclusione.
Mi resterebbe ora parlare del periodo della
Guerra Europea, quando la nostra balda gioventù
militava nelle file del nostro glorioso esercito,
quando negli uffici comunali si accumularono infinite mansioni e si dovette pensare ai mobilitati,
alle loro famiglie, alle operazioni di reclutazione,
di requisizione e di razionamento.
Trattandosi di cose e di persone t u t t ' o r a viventi
e di atti che personalmente, quale funzionario comunale e sacerdote, mi possono riguardare, credo
mio dovere deporre la penna, e lasciare ad altri
il compito di continuare l'opera mia modesta.
In questo periodo di sofferenze e sacrifizi, coronato dalla vittoria e dalla grandezza della nostra
Patria, f a t t a più grande e più forte dal sangue
dei suoi eroi, ho cercato di fare quanto era in
mio potere, e quanto consentivano le mie facoltà
e forze perchè l'opera mia di impiegato comunale
e sacerdote tornasse di aiuto ai combattenti, alle
loro famiglie e di grandezza alla nostra cara e
bella Italia.
Se la storia del passato è maestra della vita,
le pagine scritte possano ritemprare le giovani
energie alle preclari gesta degli a n t e n a t i , dei
Lasbianca, dei Vercellotto, dei Balla, dei Piasotto,
dei Girodo e Francesio, luminari nel campo della
vita intellettiva e benefica, continuando, in questo
millenario borgo, a perpetuare le virtù nobili e
gli esempi dei Padri.
I N D I C E
pagina
DEDICA
•
.
.
.
PREFAZIONE
5
7
CAPO I .
Tavagnasco .
.
.
Antichità archeologiche
Settimo Yittone
Arduino d ' I v r e a .
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
9
11
. 1 2
15
CAPO II.
L à Signoria dei Vescovi d ' I v r e a
L a Bolla di P a p a Onorio I I I
L a scomunica alla Città d ' I v r e a .
.
.
.
.
.
.
.
20
22
24
.
CAPO III.
Gli Statuti
Il Console
Le libertà ed i privilegi del 1404
.
.
Il Podestà
L a Vicinanza
.
.
.
.
.
.
I Bandi campestri
.
.
.
.
.
Godimento dei beni comunali
P e r la difesa dei boschi
.
.
.
.
L a tassa della Confraria di S. Spirito
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
26
32
36
39
42
45
46
47
48
CAPO I V .
L e Crociate .
.
.
.
.
.
.
Guelfi e Ghibellini
L e Signorie .
.
.
.
.
.
.
Decadenza del potere del Vescovo
.
.
.
.
.
.
.
.
50
51
52
55
I N D I C E
INDICE
C A P O V.
Gli scismi religiosi
.
.
L'erezione della P a r r o c c h i a
L a lite della P a r r o c c h i a
.
.
.
CAPO V I .
I diritti di Matricità
II primo Curato .
.
.
.
.
.
Dote della P a r r o c c h i a
.
.
.
.
Benefizio di S. B a r n a b a
Benefizio di P a t r o n a t o Balla
.
.
I legati al Benefizio
Cronologia dei P a r r o c i
Serie dei Curati
Confraternite
Confraternita
Confraternita
Confraternita
Confraternita
Confraternita
I Cappellani
CAPO VII.
e Società religiose
.
di S. Sebastiano
del SS. Rosario
del SS. Sacramento
.
della Dottrina Cristiana
del Gesù
.
.
.
del Gesù
.
.
.
.
.
.
.
•
.
.
.
.
.
.
.
.
•
.
•
CAPO X I .
59
60
. 6 5
L a lotta per gli alloggiamenti militari - Lite Tavagnasco-Montestrutto
.
.
.
•
.
. 1 2 6
Il Duca Carlo Emanuele 1
131
L a peste
135
71
74
74
75
76
77
78
79
81
83
84
84
85
85
89
CAPO V i l i .
II Cinquecento: Condizioni politiche-religiose - L ' E v o
moderno - L a lotta degli Statuti
. . .
L a lotta per l'osservanza degli Statuti
. . .
Il Comune
90
92
98
CAPO IX.
L a R i f o r m a protestantica
Il D u c a Carlo I I I di Savoia
Il Molino
L e opposizioni del Canale del Molino
103
104
105
.
.
.
•
.
IH
CAPO X.
Il D u c a Emanuele Filiberto
L a proprietà comunale e privata
Il P o r t o e pedaggio sulla Dora
.
PasÌBa
PHgin*
HI
. 1 1 6
120
CAPO X I I .
Il Seicento
Infeudazione dei beni
Patrimonio di preti
I tassi ed imposti
La lite per i carichi e gli imposti
I ricorsi di transazione
.
.
Guerre del Monferrato
.
.
I mutui della Comunità
L a peste
.
.
.
.
.
.
La guerra civile in Piemonte
Come funzionasse il reclutamento
Denuncia del vino
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
•
.
.
•
.
•
137
142
143
144
146
. 1 5 1
. 1 5 3
156
159
160
162
. 1 6 6
CAPO X I I I .
II Tribunale del P o d e s t à
168
Le liti per la Segreteria del Tribunale
.
.
. 1 7 1
La lite del 1607
174
L a lite del 1662
175
Il Collegio dei Notai e Sacerdoti
.
.
.
. 1 7 8
Mattia Lasbianca
.
.
.
•
•
•
. 1 8 0
L a leggenda di Prospero Lasbianca .
.
.
.
181
I Balla
184
L a lite del Patronato della Chiesa .
.
.
.
186
II deliberato sulla rinuncia del diritto di P a t r o n a t o
sulla Parrocchia .
.
.
.
.
.
. 1 9 0
Intimazione della Sentenza P a p a l e e sua esecuzione.
192
Atto di permesso di riposizione del banco nella
Chiesa Parrocchiale
.
.
.
.
.
.
194
Lite per la caccia e pesca
197
INDICE
INDICE
CAPO XIV.
Pa8ina
'
Il libro dei debiti
Il franamento delle Rovere
.
.
.
.
.
Visita nell'anno 1677
L'erezione delle Chiese campestri
.
.
.
.
Chiesa di S. Maria Maddalena
2 a ricostruzione della Cappella
Acquisto delle Alpi Muande
Acquisto dell'Alpe Campassi o Pianello .
.
.
Ripartizione di beni comunali ai particolari
.
.
Acquisto Alpi Bonze e Balmaz in territorio di Donnaz
D o m a n d a acquisto del F e u d o
.
200
205
208
213
215
218
220
221
224
225
226
CAPO XV.
R e g n o di Vittorio Amedeo I I
Invasione francese
.
.
.
R i f o r m e amministrative
.
.
L a Casa comunale
.
.
.
CAPO
.
.
.
.
.
.
228
229
234
239
.
.
.
XVI.
Congregazione di Carità
.
.
.
R e d d i t i della Congregazione
.
.
L a lite per l'acqua i r r i g u a .
Riscatto di canoni
.
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Dissesto finanziario .
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Comitato di beneficenza
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Acquisto dell'Alpe Bonze e Balmaz .
Condizioni attuali del P i o E n t e
CAPO
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242
246
249
254
255
257
257
258
XVII.
Il P a d r o n a t o attivo del Comune
.
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.
Privilegi dei P a t r o n i .
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Oneri e doveri dei P a t r o n i
R i p a r i alla vecchia Chiesa .
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L a Sacra Missione
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L a costruzione della nuova Chiesa Parrocchiale
F o n d i per la costruzione della Chiesa
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261
264
265
266
268
269
277
pagina
F o r n i t u r a di mattoni
.
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.
L a consacrazione della Chiesa .
Coro ed organo
.
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I Procuratori e l'Amministrazione di
Amministrazione di
C h i e s a .
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279
283
284
286
289
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.
Chiesa
. . .
CAPO X V I I .
Le ultime liti coi Vassalli e per i finaggi
L a lite con Quincinetto
.
.
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.
II giuramento di fedeltà al Duca
CAPO
292
296
299
XVIII.
L a Rivoluzione Francese e l'invasione del Piemonte
R i f o r m e amministrative e abolizione diritti e privilegi
300
308
CAPO X I X .
L a viabilità pubblica .
.
.
Il P o n t e sulla Dora
L e F o n t a n e pubbliche
L'Asilo Infantile
L a dotazione dell'Asilo
Il P a t r o n a t o scolastico
.
.
L ' E d i f i c i o scolastico
Il Cimitero
Industrie e usanze
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Costumanze e feste
L a Operaia e la Filarmonica
Conclusione .
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•
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. 3 1 3
314
318
320
321
322
323
325
328
331
334
335
M O R T I
N O S T R I
SOSTEGNO - SPERANZE
O
- DELLA
F I O R E I N C L I T O DI G I O V E N T Ù
FAMIGLIA
PRECLARA
C
P E R LA GRANDEZZA D E L L A
PATRIA
EROI
o
I
COMPAESANI
VIVONO LA VOSTRA
MEMORIA
FULGIDA
DI A T T I M I R A B I L I E D E S E M P I
O
QUESTE
SOLENNI
PAGINE
RIEVOCANTI VIRTÙ E GESTA
NOBILI
A VOI
CONSACRO
clavagnasco, 25 TTiaggio 1919.
BENEDETTO D o n
Segretario.
CARLO
AI PRODI SOLDATI
GIRODO
RACCHIO
PIETRO
MARTINO
GIOVANETTO
MARTINO
VACHIERO
GIOVANETTO
GIRODO
PIETRO'l4°
FRANCHINO
159« FANTERIA
POZZO
GIOVANNI
GIRODO
POZZO
LINO
GIOVANETTO
GIOVANETTO
CEREY
BALLA
VOLPE
ANTONIO
COLMIA FRANCHINO
4 ° A L P I N I CLASSE
4 ° A L P I N I CLASSE
5o GENIO CLASSE
1886
1893
1895
1896
1895
1883
2 ° G E N I O CLASSE
1884
4» A L P I N I CLASSE
2 0 5 ° F A N T E R I A CLASSE
2 3 ° F A N T E R I A CLASSE
GIACOMO
1894
1886
1 1 1 ° F A N T E R I A CLASSE
GIOVANNI
ANTONIO
GIRODO
1895
1 1 5 ° F A N T E R I A CLASSE
PIETRO
GIUSEPPE
1884
CLASSE
7 ° F A N T E R I A CLASSE
VITTORIO
1882
1 5 9 » F A N T E R I A CLASSE
DARIO
GIUSEPPE
1889
CLASSE
F A N T E R I A CLASSE
GIO. B A T T I S T A
ANGELIN
1889
7 7 ° F A N T E R I A CLASSE
GIACOMO
GIO. P I E T R O
GIOVANETTO
GIRODO
1 0 ° FANTERIA
BERNARDO
GRANT
MORELLO
4» A L P I N I CLASSE
1 6 2 » F A N T E R I A CLASSE
4o A L P I N I CLASSE
8 ° F A N T E R I A CLASSE
1890
1896
1892
1898
1899
O T T A V I O 5 4 ° F A N T E R I A CLASSE 1 8 8 9
VALOROSAMENTE CADUTI SOL CAMPO O DISPERSI
IN FORTUNOSI COMBATTIMENTI
DELL'IMMANE
GUERRA
EUROPEA
FEROCEMENTE ORGANIZZATA
DALLA
BARBARIE
TEUTONICA
VITTORIOSAMENTE VINTA
DAGLI ESERCITI VALOROSI DELLE POTENZE D E L L ' I N T E S A
TAVAGNASCO
MEMORE DEI SUOI FIGLI
IMMOLATISI P E L TRIONFO DELLA GIUSTIZIA
E GRANDEZZA DELLA
PLAUDENDO
ADDITA
PATRIA
AI
POSTERI
IL LORO EROISMO
1915
o
1918
(Fac-simile della Lapide, collocata sulla Casa Comunale)
Caporale Girodo Pietro
di Celesti n o
e fu. T a d d e o
Anna
nato a Tavagnasco il 12 gennaio 1889
morto sul campo il 30 agosto 1915
C a r a t t e r e mite, buono, t e m p r a r o b u s t a di m o n t a naro, a t t e n d e v a colla f a m i g l i a alla coltivazione dei
c a m p i . G i o v a n e di p o c h e p a r o l e , n a s c o n d e v a , s o t t o l a
s c o r z a r u d e dei s u o i m o d i , u n c u o r e a d a m a n t i n o e g e n e r o s o c h e lo r e n d e v a c a r o a i c o e t a n e i .
Mobilitato, p r e s t ò servizio nel 4° A l p i n i fin dal
g i o r n o della dichiarazione di g u e r r a . Il p i o m b o n e m i c o
lo c o l p i v a il 3 0 a g o s t o 1 9 1 5 i n p i e n o p e t t o . S e p o l t o
a R e g i o n e Dollie.
m
Racchio Martino
di
Martino
e Girodo
Margherita
morto a Tavagnasco il 3 settembre 1889
morto sul campo il 25 agosto 1915
M i n a t o r e d i p r o f e s s i o n e , p r i v o di m e z z i di f o r t u n a ,
n o n p o s s e d e v a c h e l ' a r t e s u a p e r s o s t e n t a r e i s u o i cari.
L a v o r a v a n e l l e m i n e di C a l e a , q u a n d o f u m o b i l i t a t o
n e l 162° F a n t e r i a .
I n v i a t o al f r o n t e , n e l c o m b a t t i m e n t o s e g u i t o n e l
B o s c o di V a r a g n a , s o t t o il f o r t e di B u s a di V e r , cad e v a v a l o r o s a m e n t e il 2 5 a g o s t o 1915.
F u s e p o l t o sul c a m p o .
Giovanetto Martino
Giovanetto Pietro
nato a Tavagnasco il 31 gennaio 1882
morto sul campo il 18 gennaio 1916
nato a Tavagnasco il 19 ottobre 1884
morto il 2 settembre 1918
figli
fu
Michele
e di V a c l i i e r o
G i o v a n n a
Martino, calzolaio di p r o f e s s i o n e , a t t i v o e l a b o r i o s o , s e p p e f o r m a r s i col s u o l a v o r o u n a d i s c r e t a f o r t u n a . M o b i l i t a t o n e l l ' o t t o b r e
del 1915, a b b a n d o n ò il d e s c h e t t o e c o r s e n e l l e t r i n c e e d e g l i a s p r i
d i r u p i della V e n e z i a G i u l i a .
I n u n c o m b a t t i m e n t o a B o s c o C a p p u c c i o , in s e g u i t o a f e r i t a
d ' a r m a d a f u o c o al c o s t a t o , c a d d e sul c a m p o s t e s s o il 18 g e n n . 1916.
P i e t r o , p a s s ò gli a n n i g i o v a n i l i a l l ' e s t e r o . L a v o r a n d o , q u a l e
scalpellino, e m u l ò il f r a t e l l o n e l f o r m a r s i u n p o ' di f o r t u n a . R i m p a t r i a t o allo s c o p p i a r della g u e r r a , v e n n e a g g r e g a t o al 2° G e n i o e
l u n g o l ' I s o n z o p r e p a r ò le t r i n c e e e d i c a m m i n a m e n t i d a o p p o r r e alle
insidie nemiche.
N o n la m o r t e g l o r i o s a sul c a m p o l ' a t t e n d e v a , m a la t r i s t e solit u d i n e d e l l ' a g o n i a p r o l u n g a t a f r a gli s t e n t i e le c r u d e l t à della p r i gionia nemica.
L o n t a n o dalla p a t r i a , dalla a d o r a t a f a m i g l i a , m o r ì c o n s u n t o
d a g l i s t e n t i n e l l ' o s p e d a l e di Z w i c l i a u il 2 s e t t e m b r e 1918.
———O-S-^-SKi
Vachiero Pietro
fu Giovanni
e di Girodo
Caterina
nato a Tavagnasco il 7 dicembre 1884
morto ad, Imola il 26 agosto 1916
Contadino, p r e s i e d e v a alla direzione del n u m e r o s o
b e s t i a m e della sua famiglia. B u o n o , a f f a b i l e , era da
t u t t i b e n v o l u t o ; s e m p l i c e n e i m o d i , r i v e l a v a il s u o
o t t i m o c u o r e . M i l i t ò n e l 14° F a n t e r i a f i n d a l l ' i n i z i o
della g u e r r a .
F e r i t o sul c a m p o di b a t t a g l i a , m a n c a v a nell'Osped a l e m i l i t a r e d i I m o l a il 2 6 a g o s t o 1916. - S e p o l t o a
Piratello.
Giovanetto Bernardo
f u B a t t i s t a e di F r a n c h i n o
Maria
nato a Tavagnasco il 18 settembre 1895
morto sul campo il 7 agosto 1916
V i s s e i n p a t r i a g l i a n n i p i ù b e l l i d e l l a v i t a , circ o n d a n d o d ' a f f e t t o la m a d r e ; m i n a t o r e a b i l e , g i o v a n e
a t t i v o ed i n t r a p r e n d e n t e . M o b i l i t a t o a l l o s c o p p i a r d e l l a
g u e r r a , f u r e c l u t a t o n e l 77° F a n t e r i a e d i v i a t o s u l l ' I s o n z o . I s a c r i colli c h e f a n c o r o n a a G o r i z i a lo v i d e r o
p e r l u n g h i mesi vincere le insidie e gli assalti del fer o c e n e m i c o , e b a t t e r s i d a e r o e . A C o s t o n e S. M a u r o ,
in faccia a Gorizia, per gravissima ferita in pieno petto,
c a d d e v a l o r o s a m e n t e s u l c a m p o il 7 a g o s t o 1 9 1 6 .
R a c c o l t o p i e t o s a m e n t e f u s e p o l t o a S. M a u r o . S u l
s u o c o r p o si t r o v ò u n a c a r t o l i n a i n d i r i z z a t a a l l a m a d r e .
P r e s a g o d e l l a s u a s o r t e , le i n v i a v a u n u l t i m o s a l u t o ,
c h i a m a n d o l a erede delle sue sostanze p a t e r n e .
Giovanetto Antonio
fu Battista
e di F r a n c h i n o
Maria
Girodo Grant Giacomo
di A n t o n i o e di O t t i n o
Maddalena
nato a Tavagnasco il 26 giugno 1893
morto a Tavagnasco l'il aprile 1917
nato a Tavagnasco l'8 luglio 1894
morto il 18 ottobre 1916
Non p a v e n t ò i pericoli d'una l u n g a navigazione e
d a l l ' A m e r i c a f e c e r i t o r n o p e r n o n m a n c a r e al s a n t o
dovere.
Bigonciaio di p r o f e s s i o n e , g i o v a n e f e r v e n t e ed ent u s i a s t a , volle, q u a l e v o l o n t a r i o , p r e c e d e r e d i d u e m e s i
la sua c h i a m a t a alle armi. C o m p i u t a l ' i s t r u z i o n e v e n n e
a r r u o l a t o n e l 159° F a n t e r i a e d i n v i a t o i n t r i n c e a . P r e s e
p a r t e a diversi"-combattimenti n e i pressi di C a s t e r i n .
M o r i v a n e l l ' O s p e d a l e d a c a m p o n . 0 1 4 0 il 1 8 o t t o b r e
1 9 1 6 i n s e g u i t o a m a l a t t i e p e r f a t t o d i g u e r r a . F u sep o l t o a d Oleis n e l C i m i t e r o c o m u n a l e .
A r r u o l a t o , d o p o pochi mesi di d e g e n z a a l l ' O s p e dale militare d ' I v r e a , nella sua b r e v e convalescenza
m o r i v a i n T a v a g n a s c o 1' 11 a p r i l e 1917.
O n o r e al v a l o r o s o .
Morello Gio. Pietro
eli B e r n a r d o e f u B a l l a
Antonia
nato a Tavagnasco il 17 novembre 1886
morto il 1° novembre 1916
C o n t a d i n o , t u t t o e solo O c c u p a t o d e ' s u o i c a m p i ,
n o n n e g ò alla g r a n M a d r e il b r a c c i o , u s o p i ù a m a n e g g i a r la v a n g a , c h e lo s c h i o p p o . Col 159° F a n t e r i a
prese p a r t e a v a r i e azioni ; colpito da m a l a t t i e cont r a t t e n e i d i s a g i d e l l e t r i n c e e , m o r i v a il 1° n o v e m b r e
1916 n e l l ' O s p e d a l e da c a m p o n. 222.
F u sepolto a Buttrio.
m
Giovanetto Gio. Battista
fu
|
I
Basilio
e di
Kilippone
Maria
nato a Tavagnasco il 24 giugno 1886
morto l'il dicembre 1916
P e r la P a t r i a e g l i c o m b a t t è e c a d d e , n o n f e r i t o
d a l p i o m b o n e m i c o , m a t r a v o l t o f r a le s p i r e o r r i b i l i
di u n a v a l a n g a nella n o t t e d e l l ' 1 1 d i c e m b r e 1816 in
V a l C a p r a r a , i n u n a o p e r a z i o n e di r i c o g n i z i o n e .
Muratore esperto, lavoratore indefesso, era l'unico
sostegno della vecchia genitrice.
U n a croce, r o z z a m e n t e i n t e s s u t a d a i c o m p a g n i , r i c o r d a a i p o s t e r i la t o m b a d e l n o s t r o e r o e .
Girodo-Angelin Dario
di Pietro e F r a n c h i n o
Clementina
»
Franchino Giuseppe
fu B e r n a r d o
e di G i o v a n e t t o
Giovanna
nato a Tavagnasco il 29 ottobre 1893
morto il 13 ottobre 1916
nato a Tavagnasco il 7 agosto 1895
morto il 26 giugno 1916
F i g l i o u n i c o d i s t i m a t a ed a g i a t a f a m i g l i a , a t t e n 1
d e v a a l l a s u a m o d e s t a i n d u s t r i a di f a b b r o - f e r r a i o ,
q u a n d o la P a t r i a lo c h i a m ò s o l d a t o . I n q u a d r a t o n e l
115° F a n t e r i a , p r e s e p a r t e a v a r i e azioni nei m e m o r a n d i g i o r n i della p r e s a di Gorizia.
L e c o l l i n e d i Y e r t o i b a lo v i d e r o b a t t e r s i d a e r o e .
I l p i o m b o n e m i c o n e l c o m b a t t i m e n t o del 13 o t t o b r e
1 9 1 6 lo c o l p i v a , e d il s u o c o r p o m a r t o r i a t o r i c e v e v a
sepoltura sul campo.
M a r i t o e p a d r e a f f e z i o n a t o , o p e r a i o a t t i v o ed int e l l i g e n t e , soldato v a l o r o s o , lascia nel cordoglio la
m o g l i e , i g e n i t o r i , ed o r f a n a u n a t e n e r a b a m b i n a .
F a n c i u l l o , si m o s t r ò s c o l a r o s v e g l i o e b u o n o ; g i o v a n e , m i n a t o r e i n t e l l i g e n t e e d a t t i v o ; s o l d a t o n e l 111°
F a n t e r i a , non m e n o b r a v o e valoroso in varie operaz i o n i s u l l ' I s o n z o . N e l c o m b a t t i m e n t o del 26 g i u g n o 1916
sul glorioso altipiano dei S e t t e C o m u n i cadde eroicam e n t e . L ' a r m a o m i c i d a c h e lo s t e s e e s a n i m e , t o l s e a l l a
sua f a m i g l i a u n figlio a d o r a t o , alla P a t r i a u n a sper a n z a . L a s c h i e r a dei m a r t i r i del d o v e r e v e n n e a c c r e sciuta di u n eroe.
•in
Bfi
Pozzo Giovanni
di
Antonio e Giovanetto
Maria
Girodo Vittorio Isidoro
f u B a t t i s t a e di F r a n c h i n o
Tersilla
nato a Tavagnasco il SO agosto 1896
morto il 6 agosto 1916
nato a Tavagnasco il 19 agosto 1895
morto il 19 giugno 1917
V e n i v a a r r u o l a t o n e l 7° F a n t e r i a e d i n v i a t o sxdl ' I s o n z o . N e l l a m e m o r a n d a g i o r n a t a d e l l a p r e s a di
G o r i z i a c a d e v a t r a v o l t o ' n e l t u r b i n e d e l l a b a t t a g l i a il
6 a g o s t o 1916.
M i n a t o r e alle m i n e di S. D a l m a z z o di T e n d a , v e n n e ,
p e r la c h i a m a t a a l l e a r m i , a r r u o l a t o n e l m a g n i f i c o
c o r p o d e l 4° A l p i n i . S e g n a l a t o s i i n t a n t i s c o n t r i v i t toriosi, p e r scalate e dirupi, r i t e n u t i inaccessibili, nel
f a t t o d ' a r m e del 19 g i u g n o 1 9 1 7 n e l l a l o c a l i t à d i M o n t e
O r t i g a r a , il f e r r o n e m i c o d i l a n i a v a il s u o p o v e r o c o r p o .
M u r a t o r e di p r o f e s s i o n e , g i o v a n e d i o t t i m e q u a l i t à ,
s e p p e e s s e r e b u o n s o l d a t o . Il s u o c o r p o , s t r a z i a t o clai
dardi infernali del nemico, non p o t è aver pacifica
s e p o l t u r a . L o s p i r i t o s u o i m m o r t a l e sia i s p i r a t o r e d i
a m o r p a t r i o ai l o n t a n i .
•E
• o
G l o r i a al v a l o r o s o .
Giovanetto Giovanni
Pozzo Lino
di A n t o n i o e f u G i o v a n e t t o
Lucia
di G i u s e p p e e di F r a n c h i n o
Giovanna
nato a Tavagnasco il 24 novembre 1883
morto il 25 aprile 1917
nato a Tavagnasco il 24 gennaio 1890
morto a Trento il 20 dicembre 1918
F o r t e e d a i t a n t e di p e r s o n a , l a v o r ò o r a l l a m i n a ,
o r a i c a m p i p e r f o r n i r e i m e z z i di s u s s i s t e n z a a i s u o i
bambini, orfani di madre.
Abile tiratore, v e r o figlio delle A l p i nostre, a n i m a
f i e r a d i m o n t a n a r o , lo v i d e r o le r u p i s c o s c e s e d e l T r e n t i n o e le e p i c h e c r e s t e d e l g r u p p o d e l M o n t e N e r o p e r
l u n g h i m e s i v i n c e r e le i n s i d i e n e m i c h e . F e r i t o p e r d u e
volte in aspri c o m b a t t i m e n t i , v e n n e i n t e r n a t o , ed inab i l e alle f a t i c h e d i g u e r r a , o t t e n n e l ' e s o n e r o p r e s s o l a
d i t t a B r e d a . R i t o r n a t o al C o r p o d e l 4° A l p i n i , d i n u o v o
p r e s e p a r t e alle u l t i m e operazioni belliche che p o r t a rono i nostri a Trento.
L e dure f a t i c h e , s o p p o r t a t e da f o r t e soldato nel
5° G e n i o p e r p o d e r o s i l a v o r i d i d i f e s a s u l l ' I s o n z o ,
s f i b b r a r o n o la s u a m a s c h i a t e m p r a d i v e c c h i o m i n a tore. P e r e g r i n ò di o s p e d a l e in ospedale, finché, cons u n t o , n e l p e r i o d o di u n a b r e v e l i c e n z a di c o n g e d o ,
c i r c o n d a t o d a l l ' a f f e t t o d e i s u o i c a r i , m o r i v a il 2 5
a p r i l e 1917, l a s c i a n d o o r f a n i d u e t e n e r i f a n c i u l l i .
©
Û
I l m o r b o c r u d e l e l ' i n c o l s e e d il 2 0 d i c e m b r e 1 9 1 8
moriva a Trento, lasciando orfani due teneri angioletti.
Balla Antonio
Cerey Giuseppe
di
Bernardo e Giovanetto
Margherita
di
Antonio
e Girodo
Lucia
nato a Tavagnasco il 14 dicembre 1896
morto il 6 novembre 1918
nato a Vico il 5 marzo 1892
morto a Iloms il 3 dicembre 1918
L a s c i ò il n o s t r o B o r g o , o v e a t t e n d e v a a l l ' a g r i c o l t u r a , p o r togliersi zaino e fucile nel 205° F a n t e r i a . I n v i a t o al f r o n t e , n e l d i s a s t r o d i C a p o r e t t o p a s s a v a
p r i g i o n i e r o al n e m i c o . F r a g l i s t e n t i e l e s o f f e r e n z e
visse la sua d u r a p r i g i o n i a in v a r i c a m p i di concent r a m e n t o . S o s p i r ò la p a t r i a l o n t a n a , le a g i a t e z z e d e l l a
f a m i g l i a , ed, i n m e z z o a l l e t o r t u r e d e l l a f a m e , l a s u a
v i g o r o s a e s i s t e n z a si c o n s u n s e . I l g i o r n o s t e s s o d e l l a
f i r m a d e l l ' a r m i s t i z i o le f o r z e gli m a n c a r o n o . R i c o v e r a t o all'ospedale di P e t r o v a r a d i n o , morì, q u a n d o i suoi
c o m p a g n i di p r i g i o n i a f a c e v a n o r i t o r n o alla P a t r i a .
F u s e p o l t o n e l c i m i t e r o d i P e t r o v a r a d i n o il 6 n o v e m b r e 1918.
V i d e la luce a Vico Canavese, ove la f a m i g l i a , pov e r a di risorse, r i s i e d e v a p e r r a g i o n e di l a v o r o ; passò
a T a v a g n a s c o gli a n n i della sua giovinezza, l a v o r a n d o
o r a q u a l m i n a t o r e o r a in f a t i c o s i l a v o r i a l p e s t r i .
P r o n t o eli i n g e g n o , r o b u s t o e s n e l l o d i m e m b r a ,
e n t r ò n e l 23° F a n t e r i a , p a s s a n d o il s e r v i z i o d i g u e r r a
i u t e r a m e n t e i n L i b i a . Si t r o v ò i n a v v e n t u r o s i s c o n t r i
coi n e m i c i e c o g l i i n d i g e n i r i b e l l i . D a l u n g h i a n n i
a t t e n d e v a r i v e d e r e la f a m i g l i a , m a il m o r b o c r u d e l e
r e c i d e v a l a s u a r o b u s t a f i b r a n e l l ' o s p e d a l e d i H o m s il
3 d i c e m b r e 1918, a l l a v i g i l i a d i u n a s o s p i r a t a l i c e n z a .
»
Girodo Giacomo
di
Ignazio
e fu
Vaclaiero
Volpe Antonio
fu
Pietro e fu Giovanetto
Maria
nato a Tavagnasco il 25 dicembre 1898
morto il 3 aprile 1917
nato a Tavagnasco il 12 maggio 1899
morto a Tavagnasco il 1" gennaio 1919
T r a s c o r s e la s u a v i t a g i o v a n i l e f r a l e b a l z e e d i
p a s c o l i a l p i n i , d i e t r o al n u m e r o s o a r m e n t o p a t e r n o .
A n i m a v i v a c e , p i e n o d i v i t a , c o n e n t u s i a s m o si a r r u o l ò
n e l 4° A l p i n i . S i p r e p a r a v a c o n f e r v o r e a l l e a z i o n i
b e l l i c h e , q u a n d o a l l a v i g i l i a d e l l a p a r t e n z a p e r il f r o n t e
u n a p o l m o n i t e f u l m i n a n t e g l i t r o n c ò la v i t a l e e s i s t e n z a
n e l l ' O s p e d a l e m i l i t a r e d ' I v r e a il 3 a p r i l e 1917.
L a v i t a , c h e gli s o r r i d e v a b e l l a e g a i a p e r g l i a g i
e l ' a f f e t t o d a cui e r a c i r c o n d a t o , f u b r u s c a m e n t e t u r b a t a dalla p e r d i t a r e p e n t i n a dei g e n i t o r i e dalla cont e m p o r a n e a sua c h i a m a t a alle armi. A n i m o buono e
mite, t u t t o s o p p o r t ò con eroismo e s e p p e m o s t r a r s i
buon soldato nell'8° Fanteria. Le sofferenze morali
e d i d i s a g i d e l l e f a t i c h e di g u e r r a s c o s s e r o f o r t e m e n t e
il s u o f i s i c o . A l l o n t a n a t o d a l l a z o n a d ' o p e r a z i o n e p e r e g r i n ò diversi ospedali, e f u i n v i a t o in licenza in
a t t e s a di u n a r i f o r m a .
I l 1° g e n n a i o 19.19 s p i r ò s e r e n a m e n t e c i r c o n d a t o
d a l l ' a f f e t t o f r a t e r n o d e i suoi"ca"ri.
r
SAC.
CARLO
BENEDETTO
Maestro Segretario
O
R
Comunale
I
A
•bella
Colmia Franchino Ottavio
fu G i u s e p p e e di F r a n c h i n o
Maddalena
nato a Tavagnasco il 13 aprile 1889
morto il 25 novembre 1918
A l l a c a m p a g n a di L i b i a fece s e g u i t o quella della
g u e r r a E u r o p e a , e d il n o s t r o O t t a v i o s e p p e s e m p r e
m o s t r a r s i valoroso soldato. Si t r o v ò in diversi scontri,
m a v e n n e poi adibito ai servizi delle retrovie e più
t a r d i in quelli f u o r i z o n a di o p e r a z i o n e .
F a t t o i n a b i l e a i s e r v i z i di g u e r r a , q u a l e o p e r a i o
c o m a n d a t o f u i n v i a t o a l l e m i n i e r e d i Col d ' E l z a , e
q u i il m ò r b o c r u d e l e r e c i d e v a la s u a g i o v i n e e s i s t e n z a
il 2 5 n o v e m b r e 1918.
Processione Pasquale
e belle
Sacre
tn
T A V A G N A S C O
•JTCKX^V
IVREA
Stab. Tipo-Litografico L. ' G a r d a
1825
\
PREFAZIONE
I
I
H o racolto in q u e s t o l i b r e t t o le Sacre laudi, t a n t o
c a r e al p o p o l o di T a v a g n a s c o . O g n i a n n o , n e l l a sol e n n i t à pasquale, suscitano veri e n t u s i a s m i alla processione delle varie Cappelle stazionali, e r e t t e dalla
pietà dei padri, p e r voto e volontà del Comune.
L ' o r i g i n e d i q u e s t a p r o c e s s i o n e di g i u b i l o p a s q u a l e ,
cui, d o p o t a n t i secoli, a c c o r r e la p o p o l a z i o n e , d e v e r i p o r t a r s i al p r i n c i p i o d e l secolo X V I I . N e l l a m i a S t o r i a
s o p r a q u e s t o a n t i c o b o r g o , h o d e t t o c h e il p o p o l o di
Tavagnasco fu d u r a m e n t e p r o v a t o da inclemenze tell u r i c h e . S p a v e n t o s i cicloni, s c a t e n a t i s i s u i s u o i m o n t i ,
e b b e r o p e r e f f e t t o il f r a n a m e n t o d e l l e R o v e r e .
L a p r i m a f r a n a r i s a l e al 1615, m a q u e l l a c h e f o r tqeum
ò ed allarmò gli antichi padri, f u
e lel na t ed e dl la' annnneog g i1666.
N e l l ' o t t o b r e di q u e l l ' a n n o u n ciclone, s e g u i t o d a
s p a v e n t o s a t r o m b a d ' a c q u a , si r o v e s c i ò s u l l ' A l p e d i
Tavagnasco. Il torrente Reuanchio e Luvia ingrossarono enormemente, e dall'Alpe Campassi (Alpe Piani)
al L e t t o l a , il t e r r e n o si s p r o f o n d ò e, s o t t o l ' i m p e r v e r s a r e del ciclone, f u t r a v o l t o e t r a s c i n a t o in piano.
R u m a n d o formò l'attuale collinetta a notte dell'abitato, d e n o m i n a t a delle R o v e r e .
I terreni comunali alpestri e boschivi, parte scomp a r v e r o , p a r t e si t r a s f o r m a r o n o e 4 6 p r o p r i e t à p a r t i colari al p i a n o f u r o n o c o m p l e t a m e n t e s e p o l t e d a l l a
frana.
Gli a t t i di v i s i t a del 16 d i c e m b r e 11>66, p r o l u n g a t i
a t u t t o il 2 7 a p r i l e 1667, p e r p a r t e d e i d e l e g a t i d u c a l i ,
d e s c r i v o n o m i n u t a m e n t e lo s p a v e n t o s o c a t a c l i s m a tellurico.
Carlo E m a n u e l e II, duca nostro, visto i r a p p o r t i
d e g l i a t t i di v i s i t a , c o n r e s c r i t t o di g r a z i a 2 m a r z o 1668,
" condonava al Comune di Tavagnasco ¡rm^K) anni, la
sesta parte dei tassi ducali (esclusa però la parte di
tasso, dovuto alla signora Principessa Ludovica Maria
mia sorella), ed inibiva chiunque a molestare il Comune
per l'esazione
dei ta<si ". ( A t t i d i v i s i t a D u c a l e 16661667. A r c h i v i o C o m u n a l e T a v a g n a s c o ) . — R e s t a v a la
C o m u n i t à di T a v a g n a s c o a l l e g g e r i t a d i L . 1076 a n n u e
di t a s s o e d o v e v a p i ù solo c o r r i s p o n d e r n e L . 949; 4 : 5.
Le frane continuarono negli anni 1 6 8 7 - 8 9 - 9 3 - 9 7 .
Q u e s t i f r a n a m e n t i f e c e r o s c o m p a r i r e il l a g h e t t o ,
s i t u a t o sull'Alpe C o m u n a l e dei C a m p a s s i ; l a g h e t t o
d a t o in i p o t e c a , c o l l ' a i p e s t e s s a , c o n a t t o r o g a t o G i r o d o
il 2 3 d i c e m b r e 1 6 6 1 , a l l e m o n a c h e d i S. M i c h e l e di
I v r e a pel m u t u o di L . 1000 e soldi 21; m u t u o cont r a t t o d a l C o m u n e c o n V i c i n a n z a 2 g e n n a i o 1661, p e r
f r o n t e g g i a r e la l i t e d e l p a t r o n a t o d e l l a C h i e s a c o n t r o
il C o n t e F a b r i z i o d i S e t t i m o V i t t o n e .
II l a g h e t t o e l ' A l p e s t e s s a d e i C a m p a s s i s c o m p a r vero, a p r e n d o s i s o t t o di essa q u e l l ' a m p i o v a l l o n e che
dall'altezza della Chiesa della Maddalena, sull'Alpe
P i a n i del C o m u n e , va fino all'Alpe Letcola, F e i p i a n o
e M a r c o r i n o , d e n o m i n a t a il Kevers.
I n s e g u i t o a q u e s t i d i s a s t r i t e l l u r i c i la p o p o l a z i o n e
si r i v o l s e a D i o , e d il C o m u n e , a c c o g l i e n d o i v o t i , si
fece p r o m o t o r e ed eresse le q u a t t r o Cappelle del piano,
d i S. B e r n a r d o e B a r n a b a al L u v i a , di S. C a t e r i n a
alla R o v e r e , della SS. A n n u n z i a t a a Giairole, e dei
Ss. M a r i a , P i e t r o , M a r c o e G e r m a n o i n P i a z z o .
Le cappelle vennero contemporaneamente edificate,
m a i l a v o r i , c a u s a lo s c o p p i o d e l l a g u e r r a s p a g n u o l a ,
dovettero sospendersi.
L a p r i m a cappella e r e t t a f u quella dei S a n t i B e r n a r d o e B a r n a b a i n L u v i a ( c a u s a t o d e l 1710) e d e i
Sà, Maria, P i e t r o , G e r m a n o , Marco in Piazzo. Nelle
v i c i n a n z e e c a u s a t i c o m u n a l i s o n o d e s c r i t t e le s p e s e
s o s t e n u t e d a l C o m u n e p e r l ' e r e z i o n e e la p i t t u r a d e l l e
sacre icone delle d u e chiesette.
N e l c a u s a t o d e l 1702 e r e l a t i v a v i c i n a n z a , v e n i v a
p u r e d e l i b e r a t a l ' e r e z i o n e d e l " Santuarietto
della
Beata
Annunciata
" i n G i a i r o l e . M a l ' o p e r a i n t r a p r e s a si
sospese p e r la g u e r r a della successione s p a g n u o l a . I
f r a n c e s i , i n v a s o il C a n a v e s e , p r e s a I v r e a , o c c u p a r o n o
T a v a g n a s c o con u n a p a t t u g l i a di soldati. N e l l ' o t t o b r e
1 7 0 4 la s u a g i o v e n t ù v e n n e a r r u o l a t a n e i r e p a r t i f r a n cesi, e d u n b a t t a g l i o n e n e m i c o , nel m a g g i o 1704, c a pitanato da Scurlemburgo, stanziò nel territorio, fino
al l u g l i o . V i f u u n s a c c h e g g i o i n v a s t a s c a l a p e r p e t r a t o in t u t t o l'abitato.
C e s s a t a la g u e r r a , l ' e r e z i o n e d e l l e
pestri venne portata a compimento.
Cappelle
cam-
P e r la sola c h i e s e t t a d e l l ' A n n u n z i a t a , il C o m u n e
v i s p e s e L . 1552, o l t r e le c i b a r i e e s o m m i n i s t r a z i o n i
in n a t u r a (Conto Comunale
del 15 dicembre
1713).
LE PROCESSIONI.
A q u e s t ' e p o c a r i s a l g o n o le p r o c e s s i o n i v o t i v e di
P a s q u a e dell'Ascensione. L a processione di P a s q u a ,
a d u e secoli di d i s t a n z a , c o n s e r v a a n c o r a t u t t o il s u o
e n t u s i a s m o , la s u a f r e s c h e z z a p o e t i c a , c o n q u a s i il
c o m p l e t o concorso del popolo. Quando, alcuni anni
s o n o , si v o l l e r i d u r r e t a l e p r o c e s s i o n e il p o p o l o i n s o r s e
e t u t t o u n i t o f o r t e m e n t e si o p p o s e e le p r o c e s s i o n i
c o n t i n u a n o l ' i t i n e r a r i o secolare stazionale dei P a d r i .
Quattro
s o n o le S t a z i o n i
processione.
di q u e s t a
_
s i m o è l ' a n n u n c i o a M a r i a S S . d e l l a R e s u r r e z i o n e di
C r i s t o ; E l l a cessi i p i a n t i ed i s o s p i r i , p e r c h è g i o i a ,
a l l e g r e z z a e c a n t i s o n o s p u n t a t i : " Cristo è risorto
".
TERZA
lunghissima
^¡§5
PRIMA STAZIO.NE
A Piazzo.
STAZIONE
Alla Cappella della Rovina.
È l ' a n i m a c r i s t i a n a c h e si r a l l e g r a , p e r c h è il C r i s t o
Risorto h a debellato i suoi nemici
dalo
e trionfa diffon-
la s u a g l o r i a in t u t t o il m o n d o .
C e l e b r a t e le
g l o r i ^ r i c o r d a g l i i n u t i l i c o n a t i d i S a t a n a e dei n e m i c i
Alla C a p p e l l a dei S a n t i in P i a z z o ^ f f r i f i c a n o i
m a r t i r i di C r i s t o , i q u a l i , s u p e r a t i i t o r m e n t i e v i n t a
la p u g n a , g o d o n o del t r i o n f o di C r i s t o , l o r o D u c e e
M a e s t r o . L a L a u d a , a coro di p o p o l o c a n t a t a , è t u t t a
u n a f e s t i v i t à di allegrezza e gioia. Il popolo, nella
letizia pasquale, g o d e dei t r i o n f i e della gloria dei
m a r t i r i e n e i n v o c a la p r o t e z i o n e .
SECONDA
STAZIONE
Alla Chiesa dell'Annunziata.
U n a seconda Stazione viene f a t t a a q u e s t a bellissima chiesetta, che, nella sua m o d e s t a mole, p r e s e n t a
u n a b e l l a g r a z i a d i a r c h i t e t t u r a sia n e l l ' i n t e r n o , c o m e
n e l s u o c l a s s i c o p e r i s t i l i o a c o l o n n a t i d o r i c i , d e l l a eleg a n t e facciata.
L a L a u d a q u i v i c a n t a t a è u n a a p o t e o s i del M i s t e r o
p a s q u a l e . L a r e s u r r e z i o n e d e l ' C r i s t o , la s u a a p p a r i z i o n e , gli a n n u n c i a m e z z o d e g l i A n g e l i , t u t t o è d e scritto scultoriamente con frasi poetiche, con concetti
r i g i d a m e n t e l i t u r g i c i , t r a t t i d a l A 7 angelo e d a l l a l i t u r g i a
della Chiesa. Molti p u n t i h a n n o s o m i g l i a n z a colla Seq u e n z a P a s q u a l e del " Y i c t i m e p a s c h a l i s " , p a r t e i n t e g r a n t e d e l l a M e s s a d e l l a s o l e n n i t à di P a s q u a . B e l l i s -
di C r i s t o , e c o m p i a n g e i p e c c a t o r i , c h e , s p r e z z a n t i la
g r a z i a , m i s e r a m e n t e p e r i s c o n o n e l l a c o r s a t r i o n f a l e del
Cristo
Risorto.
QUARTA
STAZIONE
Alla Chiesa di S. Catterina alle Rovere.
È l ' a p o t e o s i d e l l a V e r g i n i t à . S o n o le V e r g i n i di
C r i s t o , c h e , s p r e z z a t e le v a n i t à c a d u c h e del m o n d o ,
seo-uor'io il m i s t i c o S p o s o , G-esù, c o r o n a dei V e r g i n i .
L e S a n t e V e r g i n i M a r g h e r i t a e C a t t e r i n a , qui v e n e r a t e
e p a t r o n e del l u o g o , s o n o m a g n i f i c a t e p e r la l o r o v i r t ù .
Il Canonico Giov. Pietro Enrietti, prevosto di Quincinetto dal 1808 al 1843, Canonico della Cattedrale d'Ivrea,
poeta e professore di Rettorica, avrebbe composte, per le
processioni di Travagnasco, queste Laudi. Sono bellissime
per forma e graziositd di verso, dense di elevati concetti
rigidamente conformi alla dottrina e tradizione cattolica.
E' un componimento sacro inedito del dotto Canoniche
son ben lieto di poterlo pubblicami attestando questo omaggio
all'autore dopo 100 anni.
3s-<5$jia)^5c
-
S t a z i o n e alla Cappella dei S.S.
MARIA, PIETRO, MARCO e G E R M A N O
in Piazzo.
PRIMA
Inno
ai
LAUDA
Martiri.
Facciam tutti allegrezza
Del sempiterno acquisto,
Che i M a r t i r i di Cristo
H a n f a t t o in cielo.
L o d i a m l ' a r d e n t e zelo
Che del Divin onore
M o s t r a l i con g r a n v a l o r e
A varie genti.
0
0 celebre Vittoria,
C h e in sì b r e v e g u e r r a
G e t t a i n e m i c i in t e r r a
E il cielo e s p u g n a .
Qual più felice p u g n a ,
E qual maggior ventura
I n questa valle oscura
A v e r si p u o t e ?
Vinsero croci e r u o t e
Di ferro, fuoco e morte
Di qualsivoglia s o r t e
Più crudele.
E senza f a r querele
Contro chi l'offendea,
Ciascun in Dio tenea
Fissa la m e n t e .
E d ora dolcemente,
P o s t o il d u o l o i n oblio,
Godon.del Sommo Iddio
Sì a l m a presenza.
E della g r a n s e n t e n z a
E del t e r r i b i l g i u d i z i o
E da ciascun suplizio
Or son sicuri.
Spiriti beati e puri
P r e g a t e Dio p e r noi,
C h e al f i n d i a c o m ' a voi
Tal sicurezza.
venturosi stenti,
0 ben patite pene,
O n d e sì p r e s t o v i e n e
E t e r n a gloria !
/
SECONDA
LAUDA
X Alla Chiesa dell'Annunziata
Resurrezione
de!
Cristo.
N o n più, Maria, n o n più sospiri e pianti,
Ma gioia, allegrezza e dolci canti,
E c c o il S i g n o r e ,
P i e n di s p l e n d o r e
Risorto vien a te.
D a l l ' a l t o se n e v o l a u n c o r c e l e s t e ,
Schiere d ' a n g e l i v e n g o n ben leste,
D ' a b i t o bianco
E a n c i n t o il f i a n c o ,
P o r t a t i la n u o v a a T e .
N u o v a ci d a n , c h e h a n c h i u s o l ' i n f e r n o
E il ciel p e r n o i a p e r t o è in e t e r n o ,
C h e il d o l c e C r i s t o
È stato visto
Con s o m m a podestà.
U s c i t o è il C r o c e f i s s o d a l l a t o m b a ,
Come dall'Arca, candida colomba
P a c e si a p p o r t a ,
Che tanto importa
P e r la f e l i c i t à .
V e n g o n o le d o n n e c o n a c c e s e v o g l i e
Di v e d e r l o r i s o r t o , E i t u t t e a c c o g l i e
Cortesemente
E dolcemente;
O che benignità !
D i s c e p o l i s m a r r i t i in u n r i d u c e
11 M a e s t r o , il P a s t o r , il f o r t e D u c e
Tutti animati
E consolati.
A m m i r i a m sua beltà.
Alfin sen vola per l ' a e r sereno,
Avendo rallegrato tutti appieno,
0 lieto giorno,
Di gloria adorno,
P o r t a i c u o r con sè.
TERZA
LAUDA
/ A l l a Cappella della Rovina
II trionfo
di Cristo
Risorto.
Or t'allegri alma fedele
E la l i n g u a s c i o l g a al c a n t o ,
Abbia fin l'amaro pianto
C h e la g u a n c i a t i b a g n ò .
Quel Gesù che f r a i t o r m e n t i
T u p i a n g e v i in croce m o r t o ,
Dalla tomba E i risorto,
N u o v a vita ripigliò.
C o n s a t a n n o il m o n d o c i e c o
Vani sforzi opporre tenta,
E segrete frodi inventa
L e sue glorie ad oscurar.
I n s e n s a t i chi con Dio
A combatter l'armi prende,
E il D i v i n v o l e r p r e t e n d e
V a n a m e n t e dissipar.
E i col sito p o t e n t e ' b r a c c i o
R o t t e a l f i n le d u e p o r t e
D e l l ' i n f e r n o e della m o r t e
11 s e n t i e r d i v i t a a p r ì .
Oggi esalta
P r e n d e il
E c'invita
A contare
il p i a n o e il m o n t e ,
cielo f o r m a p i ù bella,
in sua favella
u n sì b e l dì.
S ì c a n t i a m o i n n i di l o d e ,
P i e n o il c u o r di g r a t o a m o r e ,
Al gran nostro Redentore,
Nostro Dio e nostro Re.
E i p e r noi lascia la t o m b a ,
D ' o n o r c i n g e il v e l m o r t a l e
E l'esercito infernale
P e r noi m e t t e sotto i piè.
A l m e g i u s t e ohe nel suo seno
A c c o g l i e v a A b r a m o il S a n t o ,
E c c o il d ì b r a m a t o t a n t o
C h e v i s c h i u d e la p r i g i o n .
Voi p u r o g g i a l z a t e il c a p o
a s e g u i r il R e di g l o r i a ,
A c a n t a r la sua v i t t o r i a
E la n o s t r a
redenzion.
Alla m o r t e , ai mali eterni
Dannato l'uomo primiero,
S e c o t r a s s e il m o n d o i n t i e r o
In ugual calamità.
Con Gesù, sua gioia e vita,
L ' u o m perduto oggi rinnova
E il c a m m i n s i c u r
ritrova
Di beata eternità.
QUARTA
LAUDA
Di virtù r a r e ornate,
A v a n t i al lor S i g n o r e
Gioiscono per amore
In seguitarlo,
Stazione alla Chiesa delle SS.
CATERINA e MARGHERITA
alle Rovere.
f
Verginità beata
che t a n t o piaci a Dio,
P u r o e m o n d o il c u o r m i o
E lieto fai.
'
E con c a n t i lodarlo,
A u n sol c e n n o u b b i d i r l o ,
E a lor cuor unirlo
Eternamente.
Beata
Che
Che
Un
quella m e n t e
aspira a questo stato,
d a l ciel g l i è d a t o
tesor tale.
P e r t e sciolto da' guai,
D a i p i a c e r i del m o n d o ,
Sarò sempre giocondo
E in Dio felice.
Perchè già spiega l'ale
A questa gloria immensa,
D o v e il g r a n D i o d i s p e n s a
Alte ricchezze.
L'alma
Delle m e m b r a e del senso,
F u g g i r à , come penso,
Eterna morte.
E m o s t r a sue bellezze,
Che dan sommo contento;
0 c h e p i a c e r io s e n t o
I n sol p e n s a r l o !
che felice sorte
Delle vergini pure,
P e r c h è son senza cure
E senza affanni!
Voglio di cuor b r a m a r l e ,
E a quelle aspirare,
Cristo, mio sposo, a m a r e
E poi goderlo.
0
dominatrice
P a s s a n o i loro anni
"Con Cristo e con Maria,
Che fanno compagnia.
0 Verginelle!
I o b r a m o di v e d e r l o
Nel c e l e s t e g i a r d i n o ,
Come Ortolan Divino
In mezzo a rose.
T u t t e f i o r i t e e belle,
E p i e n e di s p l e n d o r e ,
E di celeste fiore
Inghirlandate,
F r a vergini gloriose
A m a quel giardin, spera
L' eterna primavera
l u paradiso.
M a n t i e n i il c u o r d i v i s o
Dal f a n g o della terra,
Muovi continua guerra
Al crudo inferno.
E in q u e l b e n s u p e r n o ,
O v ' è il t u o s p o s o in g l o r i a ,
P r o c u r a con
A render
vittoria
lieto.
A l m a , nessun cor t'allieti,
Sii t u p u r g e n e r o s a
E la p a l m a g l o r i o s a
T ' a s p e t t a i n cielo.
F a t e che, senza velo,
S i g n o r la f a c c i a v o s t r a
V e d i a m in p a t r i a nostra,
E godiam sempre.
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