Filosofia del linguaggio e della comunicazione

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Filosofia del linguaggio e della comunicazione
Filosofia del linguaggio
e della comunicazione
Francesco Ferretti
Università Roma Tre
Anno accademico 2010-11
Specificità versus specialità
Antidarwinismo
Si noti che è un mero frutto della fortuna se la
capacità di produrre scienza, un componente
particolare della dotazione biologica umana, si trova
a produrre un risultato che è conforme, più o meno
alla realtà del mondo (p. 140)
Charles Sanders Peirce: non si tratta di mera fortuna,
ma del prodotto della evoluzione darwiniana.
Il fatto fondamentale, secondo lui, era che attraverso
processi ordinari di selezione naturale le nostre
capacità mentali si sono evolute in modo tale da
essere in grado di trattare con i problemi che sorgono
nel mondo dell’esperienza. Tuttavia questo problema
non è cogente (p. 140)
Antidarwinismo (2)
L’esperienza che ha dato forma al corso
dell’evoluzione non offre suggerimenti ai
problemi che devono essere affrontati nelle
scienze ed è difficile che la capacità di
risolvere questi problemi abbia costituito un
fattore di evoluzione. Noi non possiamo
aggrapparci a questo deus ex machina per
spiegare questa convergenza tra le nostre
idee e la verità riguardo al mondo. Al
contrario si tratta di un fortunato accidente il
fatto che esista una tale (parziale)
coincidenza, così sembra (p. 140).
Antidarwinismo
(3)
Antidarwinismo
(3)
Evoluzione del linguaggio
Possiamo affrontare il problema oggi? Di fatto, si sa poco
su questi temi. La teoria dell’evoluzione spiega molte
cose ma ha poco da dire, per ora, su questioni di questa
natura. (…) Nel caso di sistemi come il linguaggio o le ali
non è facile nemmeno immaginare uno sviluppo della
selezione che abbia dato loro origine. Un’ala rudimentale,
per esempio, non è “utile” per il movimento, anzi è più un
impedimento. Perché mai dunque deve svilupparsi
quest’organo negli stadi primitivi dell’evoluzione? (p. 149)
Complessità (1)
L’argomento degli «organi incipienti»
«dal momento che risultano inutili fin quando non si siano
sviluppate le connessioni richieste, tali complesse e simultanee
coordinazioni non avrebbero mai potuto essere prodotte a
partire da inizi infinitesimali». (Mivart, 1971, p. 35)
«L’occhio o funziona nella sua totalità o non funziona affatto.
Com’è dunque possibile che esso sia pervenuto a evolversi per
mezzo di miglioramenti darwiniani lenti, costanti, di una
piccolezza infinitesimale? È davvero plausibile che migliaia e
migliaia di mutazioni casuali fortunate si siano verificate per
coincidenza, così che il cristallino e la retina, che non possono
lavorare l’uno senza l’altra, si siano evoluti in sincronia? Quale
valore di sopravvivenza potrebbe esserci in un occhio che non
vede?». (Hitching, 1982)
Complessità (2)
William Paley:
“Natural Theology” (1802)
«Supponiamo che attraversando la brughiera io
inciampi in una pietra, e mi si chieda poi come
quella pietra sia arrivata fin lì; potrei rispondere
che, per quanto ne sappia, la pietra sta lì da
sempre, e forse non sarebbe facile cogliere
l’assurdità di questa risposta. Ma supponiamo
che io abbia trovato per terra un orologio, e mi
si chieda come abbia fatto a trovarsi lì.
Difficilmente potrei dare la stessa risposta di
prima, e cioè che, per quanto ne sappia,
l’orologio si trova lì da sempre»
Complessità (3)
«Gettate insieme parecchi pezzi di acciaio senza
forma e figura; non si disporranno mai in maniera da
comporre un orologio (...) Delle pietre, della calce e
del legno senza un architetto non eleveranno una
casa. Ma le idee in una mente umana, lo vediamo,
mediante un’economia sconosciuta e inesplicabile si
dispongono in modo da formare il piano di un
orologio o di una casa. L’esperienza prova dunque
che c’è un principio originario di ordine nella mente e
non nella materia». (Hume, Saggi sulla religione
naturale)
Complessità (3)
«Chi crede che qualche antica forma si sia
trasformata improvvisamente […] in una’ altra
forma (per esempio in una forma improvvisa di
ali) sarà costretto a presumere, in contrasto
con qualsiasi dato di fatto, che molti individui si
siano modificati contemporaneamente. […]
Inoltre costui sarà costretto a credere
nell’improvvisa comparsa di molte strutture
meravigliosamente adatte a tutte le altre parti
di una stessa creatura ed alle condizioni
ambientali. […] Secondo me ammettere tutto
questo vuol dire entrare nel regno del miracolo,
abbandonando quello della Scienza» (Darwin,
1872)
Complessità (4)
«Lungi dall’essere una difficoltà insita
nel darwinismo, l’astronomica
improbabilità degli occhi e delle
ginocchia, degli enzimi, delle
articolazioni del gomito e di altre
meraviglie viventi è precisamente il
problema che qualsiasi teoria biologica
deve risolvere e che soltanto il
darwinismo risolve» (Dawkins, 1996,
trad. it. pp. 71-72).
Complessità (5)
«Un antico animale in possesso del 5 per
cento di un occhio avrebbe potuto usarlo in
effetti per qualcosa di diverso dalla vista, ma
appare almeno altrettanto probabile che lo
usasse per avere una vista al 5 per cento (…).
Una vista che è pari al 5 per cento della tua o
della mia è senza dubbio molto preferibile
all’essere del tutto senza vista. Così una vista
all’un per cento è preferibile alla totale
cecità. E il 6 per cento è meglio del 5 per
cento, il 7 per cento è meglio del 6 per cento,
e così via salendo su per la serie graduale
continua» (Dawkins, 1986, trad. it. pp. 119).
Complessità irriducibili (1)
«La “macchia sensibile alla luce”, che Dawkins prende
come punto di partenza, per funzionare richiede una
cascata di fattori, fra i quali la 11-cis-retinale e la
rodopsina. Dawkins non ne fa menzione. E da dove
viene fuori la “fossetta”? Una palla di cellule – di cui la
fossetta deve essere fatta – tenderà ad essere
tondeggiante, a meno che non venga tenuta nella
forma corretta da un sostegno molecolare. Dozzine di
proteine complesse, infatti, sono coinvolte nel compito
di mantenere la forma della cellula, ed altre dozzine
controllano la struttura extracellulare; in mancanza di
queste, le cellule prendono la forma di tante bolle di
sapone. Queste strutture rappresentano forse delle
mutazioni verificatesi di colpo, una sola volta? Dawkins
non ci dice come si sia giunti all’apparente semplice
forma “a fossetta”» (Behe, 2006, trad. it. pp. 70-71).
Complessità irriducibili (2)
Trappole per topi (McDonald, 2002)
…
da Dagg, J. (2011), Exploring
mousetrap history. Evolution:
Education and Outreach
Complessità adattiva (1)
L’argomento di Pinker e Bloom (1990):
1) La selezione naturale è la sola spiegazione
dell’origine della complessità adattiva;
2) Il linguaggio umano mostra un progetto
complesso per il fine adattivo della
comunicazione;
3) Il linguaggio, dunque, è evoluto per selezione
naturale.
(Bloom, 1998, p. 209)
Complessità adattiva (2)
«La totalità delle discussioni in questo libro hanno messo in evidenza
la complessità adattabile dell’istinto linguistico. Esso è composto di
molte parti (...). Queste parti sono realizzate fisicamente in circuiti
nervosi intricati, disegnati da una cascata di eventi genetici
coordinati precisamente nel tempo. Quello che tali circuiti rendono
possibile è un dono straordinario: la capacità di inviare da una testa
all’altra un numero infinito di pensieri precisamente strutturati,
modulando le espirazioni. Il dono è ovviamente utile per la
riproduzione (…). Armeggiate a caso con un circuito nervoso o
improvvisate un apparato vocale e non otterrete un sistema dotato di
queste capacità. L’istinto linguistico, come l’occhio, è un esempio di
ciò che Darwin chiamava «quella perfezione di struttura e coadattamento che giustamente suscita la nostra ammirazione» e che,
come tale, porta il timbro inconfondibile del progettista della natura:
la selezione naturale» (Pinker, 1994, trad. it. p. 354-55).
Grammatiche intermedie
Grammatiche di complessità intermedia sono
facili da immaginare: possono avere simboli
con una gamma di significati più limitata,
regole che vengono applicate in modo meno
severo, moduli con meno regole e così via.
(…) Il linguaggio dei bambini, di coloro che
parlano pidgin, dei turisti, degli afasici, dei
telegrammi e dei titoli di giornale mostra che
c’è una vasta gamma di sistemi linguistici
disponibili che variano in efficienza e in
potere espresivo, esattamente come richiede
la teoria della selezione naturale
(Pinker, 1994, trad. it. 358).
Quello che colpisce di più nei segni degli
scimpanzé e che in fondo in fondo, andando
al nocciolo, gli scimpanzé semplicemente
«non ci arrivano». Essi sanno che agli
istruttori piace che facciano dei segni, e
fare dei segni spesso consente loro di
ottenere quello che vogliono, ma non
sembrano mai sentire nel sangue che cos’è
il linguaggio e come usarlo.
(Pinker, 1994, trad. it. p. 332)
Senza il CONTINUISMO, il GRADUALISMO
NON E’ SUFFICIENTE
COMUNICARE
SENZA
SFORZO
Il modello del codice
Il carattere obbligato della comprensione
Codifica e decodifica
Shannon e Weaver (1949)
Modularità e modello del codice
«La mente deve essere fatta di parti specializzate perché
deve risolvere problemi specializzati. Soltanto un angelo
potrebbe essere un risolutore di problemi in generale; noi
mortali non possiamo che trarre conclusioni fallibili da
informazioni frammentarie. Ognuno dei nostri moduli
mentali risolve il suo insolubile problema tramite un atto di
fede su come funziona il mondo, tramite ipotesi
indispensabili ma indifendibili: ipotesi il cui unico
fondamento sta nel fatto che hanno funzionato abbastanza
bene nel mondo dei nostri antenati» (Pinker, 1999, trad. it.
p. 35).
La teoria modulare della mente nasce in
opposizione alla tesi dell’intelligenza generale
Modularità e Intelligenza
L’illusione di Müller-Lyer (1889)
I moduli sono automatici, veloci e obbligati. La velocità di risposta è
una delle caratteristiche alla base del loro ruolo adattivo. Da questo
punto di vista i moduli sono assimilabili ai riflessi (sono
profondamente inintelligenti).
Il primo mutante grammaticale (1)
Se il linguaggio si è evoluto gradualmente, deve
esserci stata una sequenza di forme intermedie,
ognuna delle quali utile a suo ai suoi possessori,
e questo fa sorgere molti interrogativi.
Prima di tutto: se il linguaggio, perché sia vera
comunicazione, deve coinvolgere un altro
individuo, con chi parlava il primo mutante
grammaticale? (Pinker, 1994, trad. it. 358).
Il primo mutante grammaticale (2)
Sbandata macchina incidente ospedale
Il primo mutante grammaticale (3)
Una risposta potrebbe essere: con quel
cinquanta per cento dei fratelli, delle sorelle
e dei figli che condividevano il nuovo gene
per eredità comune. Ma una risposta più
generale è che i vicini potevano parzialmente
comprendere ciò che stava dicendo il
mutante anche se mancava loro il circuito
ultimo modello, semplicemente grazie all’uso
dell’intelligenza in tutta la sua potenza.
(Pinker, 1994, trad. it. 358).
Come interpretare il ruolo di tale sforzo nella
comprensione?
COMUNICARE
CON
SFORZO
New York, 1958
William Klein, New York, 1958
Darwin: L’espressione delle emozioni (1872)
Charles Bell (Anatomy of Expression) definisce il corrugatore
del sopracciglio
“il muscolo più importante della faccia umana. Esso aggrotta
le sopracciglia con energico sforzo, il quale in modo
inspiegabile, ma con molta chiarezza, rivela l’attività della
mente”
Guillaume-Benjamin Duchenne (Mécanisme de la Physionomie
Humaine): il corrugatore «è il muscolo della riflessione»
«Un uomo può essere assorbito nei più profondi pensieri,
eppure le sue sopracciglia rimarranno spianate fino a
quando non incontrerà un ostacolo nel corso del suo
ragionamento, o verrà interrotto da qualcosa che lo
disturba; e allora un corrugamento passerà come un’ombra
sulle sue sopracciglia. Un uomo affamato può pensare
intensamente a come procurarsi il cibo, ma probabilmente
non aggrotterà la fronte, a meno che non incontri qualche
difficoltà nella realtà o nel ragionamento, o non si accorga
che il cibo che è riuscito ad ottenere è cattivo» (Darwin,
1872, trad. it. p. 252).
Adattamento
Rottura dell’equilibrio
Stato di equilibrio
Stato di equilibrio
Sforzo di riequilibrio
Adattamento e intelligenza (1)
Jean Piaget:
assimilazione e accomodamento alla
base sia dello sviluppo organico sia
dello sviluppo psichico
Henry Plotkin:
non solo l’intelligenza è adattiva ma
l’adattamento stesso è una forma di
intelligenza
Adattamento e intelligenza (2)
« In questo modo, se gli adattamenti sono
conoscenza, e se ciò che noi chiamiamo
comunemente intelligenza (o, meglio, la
nostra capacità di produrre intelligenza) è
un adattamento, allora ciò che nella
nostra vita di tutti i giorni chiamiamo
conoscenza è effettivamente una forma
speciale di questo fenomeno molto più
ampio, ciò che io chiamo qui conoscenza
biologica» (Plotkin, 1994, p. XVI).
«Selezione organica»
Baldwin,1896
Quando l’ambiente muta gli organismi
non attendono passivamente che il
proprio destino si compia: lottano con
tutte le forze pur di mantenersi in vita
(scappano dall’ambiente ostile, tanto
per dirne una). La chiave dell’effetto
Baldwin è che la lotta degli organismi
per «mantenersi in vita» ha effetti non
solo sul fenotipo, ma anche nel
direzionare i cambiamenti al livello del
genotipo.
Triangoli cognitivi
Mantenere l’equilibrio
La comprensione del linguaggio implica sforzo
Comunicare è produrre indizi (Sperber e
Wilson, 1986)
Comunicare è costruire un equilibrio tra le
aspettative dell’ascoltatore e le intenzioni
comunicative del parlante
Il banco di prova è il flusso del parlato
Il processo di elaborazione del
flusso del parlato
Tessere il filo
«Sai se Paolo è tornato?»
«Ieri sera Francesca non è venuta al
Cinema» (da Meini, 2007)
Perdere il filo (1)
«Come vanno le cose a casa?»
«Mia madre è molto malata. Non ci sono
soldi. Vengono tutti dalle sue tasche. Il
mio appartamento è allagato. Si è rovinato
il mio materasso. Mi piacerebbe sapere
che cosa dice l'intestazione del motto
ricamato sul blasone. E' in latino»
(Cutting, 1985)
Perdere il filo (2)
(perdere direzione e orientamento)
Intervistatore: "Le è piaciuto il College?".
Paziente: "Um-hm, oh, bene io, io oh a me in realtà sono
piaciute alcune comunità che ho frequentato e il giorno
dopo quando volevo uscire, lei lo sa, um, io ho preso il
controllo come, uh, io ho messo del decolorante sui miei
capelli, in California, la mia compagna di camera era di
Chicago e lei stava andando al College per giovani. E noi
vivevamo nel College così lei voleva metterlo, perossido sui
miei capelli, e lo fece, e mi alzai e mi vidi allo specchio e mi
vennero le lacrime agli occhi. Ora, lo capisce, io ero
pienamente cosciente di quello che stava per accadere, ma
perche non potevo, perché, perché le lacrime? Io non posso
capirlo, lo può lei?".
Tratto da SCALA PER LA VALUTAZIONE DEI SINTOMI POSITIVI (SAPS) di
Nancy Andreasen
(http://www.psichiat.uniba.it/mmpsicom/saps/msaps.html)
Direzione e
orientamento
I dati più interessanti vengono dalla schizofrenia. Intanto
diversi testimoniano la compromissione della memoria
episodica (Danion et al., 2007; Neumann et al., 2007; Danion e
Huron, 2007). «Una prima osservazione di carattere generale è
che il linguaggio degli schizofrenici non è compromesso a
livello della grammatica, né del significato ma, piuttosto, sul
piano del discorso (Andreasen, Hoffman, Grove, 1985). «I
sintomi associati a un linguaggio anormale nella schizofrenia
sono molto vasti; quello più comune è, secondo la famosa
classificazione di Andreasen (1979), il deragliamento del
discorso, cioè la perdita dell’obiettivo in tappe graduali; altri
sintomi molto frequenti sono la perdita dello scopo, la
tangenzialità (risposte indirette o irrilevanti) e la povertà di
contenuto. Ciò che tutte queste manifestazioni hanno in
comune – il sintomo chiave del disturbo linguistico
schizofrenico secondo McGrath (1991) – è una mancanza di
progettazione ed esecuzione» (p. 170).
Seguire la rotta
A
B
Navigation is the process of determining and maintaining a
course or trajectory from one place to another. Process for
estimating one’s position with respect to the known world
are fundamental to it (Gallistel, 1990, p. 35)
Cause distali versus ostacoli prossimali
Macroanalisi vs microanalisi
Microanalisi: analisi
della struttura interna
agli enunciati
Lessico e
sintassi
Se il filo del discorso fosse una semplice concatenazione di
enunciati, la microanalisi sarebbe sufficiente a dar conto
della produzione-comprensione linguistica
Macroanalisi: analisi
delle relazioni tra
enunciati
Coesione e
coerenza
La plausibilità empirica del livello di macroanalisi è
attestata da soggetti che falliscono la comunicazione
pur avendo intatta la capacità di microanalisi
Coerenza e coesione
Mentre la coesione si riferisce al corretto
collegamento formale tra le varie parti di un
testo, [...] la coerenza è legata invece alla
reazione del destinatario, che deve valutare
un certo testo chiaro e appropriato alla
circostanza in cui è stato prodotto.
(Serianni 2007: 36-37).
FILOGENESI:
IN
ORIGINE
ERA
IL
DISCORSO
In origine era il discorso
Analogia tra i processi alla base della
produzione-comprensione della
comunicazione fondata su indizi e le prime
forme di comunicazione nella filogenesi
del linguaggio.
Che cosa distingue le proto-forme di
linguaggio dalla comunicazione animale?
Cosa permette il passaggio dalla
comunicazione al linguaggio?
Macchine baldwiniane
In assenza di un codice comune:
Saper andare avanti (Wittgenstein)
Mantenere in vita la comunicazione
(sentirsi autorizzati a farlo)
Comunicare è navigare
Direzione e orientamento del flusso
del parlato sono governate dal
sistema triadico di radicamento e
proiezione (STPR) deputato al
controllo continuo
dell’appropriatezza di ciò che
viene detto
Il Sistema Triadico di Proiezione e Radicamento
Il Sistema Triadico di Radicamento
e Proiezione (STRP)
Funzioni: Direzione e Orientamento
Processi: Radicamento e Proiezione
Meccanismi: Intelligenza
Ecologica, Sociale e Temporale
Ipotesi
I processi di produzione-comprensione del discorso si
avvalgano di dispositivi di proiezione e radicamento
tipici della navigazione nello spazio-tempo.
Verifica empirica: deficit di navigazione nello spazio
tempo dovrebbero comportare disturbi sul piano della
produzione-comprensione linguistica sul piano del
discorso.
(Ferretti e Cosentino, (in stampa), Avviso ai naviganti: La
coscienza “orienta” il linguaggio, “Sistemi intelligenti,
1, 2011).
Intelligenza ecologica
(Radicamento e proiezione nello spazio)
Intelligenza spaziale
La cognizione spaziale è la capacità di
scoprire, di trasformare mentalmente e
di usare l’informazione spaziale relativa
al mondo al fine di raggiungere una
varietà si scopi quali muoversi nel
mondo, identificare oggetti e agire su
di essi, parlare di oggetti ed eventi e
usare rappresentazioni simboliche
esplicite come mappe e diagrammi per
comunicare informazioni relative allo
spazio (Landau, 2002, Spatial
Cognition,, p. 395).
Cognition
Esempio: la navigazione nello spazio delle
formiche del deserto
Le rappresentazioni spaziali delle
formiche sono vere e proprie mappe
mentali
La rappresentazione dello spazio
Tolman:
comportamentismo o
mappa cognitiva
P1
A
P
Modelli della rappresentazione mentale
3.22
7.55
Sindrome di Williams
Patologie della narrazione (1)
La conoscenza delle parole dei bambini
affetti da WS si potrebbe paragonare a
un soggetto che abbia memorizzato le
voci di un dizionario o di
un’enciclopedia, ma che non ha mai
avuto esperienza delle cose denotate da
quelle voci. Hanno acquisito un’ampia
conoscenza delle associazioni
linguistiche, ma solo una frazione della
trama di associazioni esperenziali
aggiuntive che collegano le parole al
mondo. (Deacon, 1997, trad. it. 254).
Linguaggio narrativo
e sindrome di Williams
Marini et al. (2009), Narrative language in
Williams Syndrome and its
Neuropsychological Correlates, “Journal of
Neurolinguistics”, pp. 1-15.
Lakusta et al. (2010) Impaired geometric
reorientation caused by genetic defect, PNAS
Intelligenza sociale
Per sopravvivere, l’animale ha spesso una sola chance, un
solo colpo da giocare, che impegna i muscoli e la massa
corporea in movimento. Per afferrare una preda che si
muove a trentasei chilometri l’ora, ossia dieci metri ogni
secondo, è necessario anticipare la sua posizione in meno di
cento millesimi di secondo e dirigersi là dove essa sarà un
istante dopo. Bisogna anche preparare il gesto della cattura,
preparare i muscoli a compensare il suo peso e a vincerne la
resistenza. Bisogna anticipare, indovinare,
scommettere sul suo comportamento, bisogna costruirsi
una “teoria della mente” indovinando quali potrebbero
essere i tentativi di fuga di questa preda in funzione del
contesto. Si tratta dunque di processi estremamente rapidi,
fondamentalmente dinamici, nel corso dei quali tutto si
gioca in qualche decina di millesimi di secondo. Il cervello
è prima di tutto una macchina biologica con cui
giocare d’anticipo
(Berthoz, 1997, trad. it. p. XIII).
Linguaggio e intenzione
“Ti lascio”
“Chi è lui?”
«La domanda chiave che guida il nostro
processo di comprensione è: “Dove vuole
arrivare?”. Il concetto che voglio esprimere è
che, non solo prestiamo attenzione alle parole
reali usate dal parlante, ma ci concentriamo
anche su ciò che pensiamo sia il succo di quel
che il parlante voleva dire o voleva che noi
capissimo» (Baron-Cohen, 1995, trad. it. p. 43)
Psicologia ingenua
Heider & Simmel
(1944)

Un uomo ha programmato di
incontrare una ragazza, ma la
ragazza arriva con un altro. Il
primo uomo dice al secondo
di andarsene, il secondo dice
al primo di andarsene ma lui
scuote la testa. Allora i due
uomini vengono alle mani e la
ragazza comincia ad avviarsi
verso la stanza per
allontanarsi dalla strada ed
esita, ma infine entra. A
quanto sembra, lei non vuole
stare con il primo uomo.
Si vede un grande triangolo
pieno che entra in un
rettangolo. Entra ed esce da
questo rettangolo e ogni volta
l’angolo e metà di uno dei lati
del rettangolo formano
un’apertura. Poi compaiono
sulla scena un altro triangolo
più piccolo e un cerchio. Il
cerchio entra nel rettangolo
mentre il triangolo più grande
è dentro al rettangolo (...).
(Baron-Cohen, 1995, trad. it.
pp. 51-52).
Psicologia ingenua (2)
Quel che è importante per decidere se vale la
pena di difendere la psicologia del senso
comune, è se di fatto se ne può fare a meno. E
qui la situazione è assolutamente chiara. Non
abbiamo la minima idea di come poter
spiegare noi stessi a noi stessi, salvo che in un
vocabolario che è saturo di psicologia delle
credenze/desideri. Si è tentati di passare agli
argomenti trascendentali: quel che Kant disse
a Hume degli oggetti fisici vale, mutatis
mutandis, per gli atteggiamenti proposizionali;
non possiamo sbarazzarcene, perché non
sappiano come farlo
(Fodor, 1987, trad. it. p. 34).
Cecità mentale?
«Immaginate come sarebbe il vostro mondo se
foste consapevoli delle cose fisiche ma ciechi
all’esistenza delle cose mentali. È chiaro che
voglio intendere l’essere ciechi a cose come
pensieri, credenze, conoscenze, desideri e
intenzioni, che, per la maggior parte di noi,
costituiscono, in maniera lampante, il fondamento
del comportamento. Spingete ancora un po’ la
vostra immaginazione e pensate a quale senso
potreste dare alle azioni umane (ma, quanto a
questo, a qualsiasi azione animata) se, come per i
comportamentisti, ogni spiegazione mentalistica
si trovasse sempre fuori dalla vostra portata. Si
tratta di un difficile esperimento mentale»
(Baron-Cohen, 1995, trad. it. p. 19)
Il test della falsa credenza
Il test della falsa credenza
Autismo e linguaggio
«Trasmettere fedelmente informazioni non è una impresa
banale. Richiede una codificazione e una decodificazione
accurate del linguaggio negli stadi di input e output. Ruth
riesce a farlo. Lo fanno anche i bambini ecolalici.
Nondimeno, nella comunicazione quotidiana ci si aspetta
di rado che l’ascoltatore riceva e poi trasmetta un
semplice messaggio come copia esatta. Al contrario, ci si
aspetta che chi ascolta sappia che i messaggi non sono
semplici, ma contengono di solito qualcosa di più. Quello
che è realmente importante nella comunicazione
quotidiana è l’argomento del messaggio, piuttosto che il
messaggio stesso. In altre parole, come ascoltatori
dobbiamo sapere perché chi parla trasmette questo
pensiero (piuttosto che un altro) e come parlanti
dobbiamo essere sicuri che siamo compresi nel modo in
cui vogliamo essere compresi. Abbiamo elaborato segnali
verbali e non verbali per far comprendere queste
intenzioni» (Frith, 1989, trad. it. p. 165).
Convergenza Funzionale e
Strutturale
Un dato (in apparenza) controintuitivo:
prove empiriche (Buckner e Carroll, 2008)
mostrano la convergenza funzionale e
strutturale del sistema triadico di
radicamento e proiezione
(Frontal and Medial Temporal Systems)
MTT e Controllo di
conformità
«Sto facendomi capire?» «Sta capendo ciò che sto dicendo?»
«L’attività di rimettere in equilibrio la propria comprensione con le
intenzioni altrui richiede di controllare e monitorare la
conformità tra sé e l’altro; tale processo si svolge esplicitando
l’asse temporale del discorso. Il controllo di conformità implica,
infatti, un automonitoraggio nel tempo: l’individuo assume
flessibilmente prospettive temporali alternative e le riassume in
uno sguardo unitario in virtù della consapevolezza che
appartengono al medesimo sé – cioè in virtù della
consapevolezza della propria estensione nel tempo. (…)
A livello dei processi di produzione del discorso, il controllo di
conformità tra sé e l’altro serve a progettare e a gestire il
proprio discorso tenendo conto della conoscenza dell’altro. In
questi termini, il viaggio nel tempo è anche un meccanismo di
controllo della propria coerenza nel tempo e di coordinamento
attraverso il tempo» (Cosentino, 2008, p. 166)
Influenzamento
«Un caso esemplare per vedere all’opera questi processi è
quello dell’influenzamento, in cui il parlante vuole produrre un
cambiamento degli stati mentali altrui. L’influenzamento,
infatti, non richiede solo di leggere la mente (quella altrui: ciò
che l’altro pensa; la propria: ciò che io desidero che pensi),
ma di lavorare attraverso la struttura del discorso per
produrre un mutamento. Qui la questione rilevante è, dunque,
l’automonitoraggio del parlante per verificare di stare
fornendo all’ascoltatore tutta l’informazione di cui necessita
per comprenderlo, cioè per essere conforme a ciò che il
parlante intende. Il controllo di conformità avviene dunque
negoziando tra tempi diversi in modo da bilanciare l’esigenza
di flessibilità posta dal variare della situazione esterna
(quindi rispondendo di volta in volta in modo appropriato alle
situazioni) con quella di perserverenza posta dall’obiettivo»
(Cosentino, 2008, pp. 166-7).
Una domanda e due risposte
Perché sistemi cognitivi così eterogenei
dovrebbero avere effetti analoghi sulla
macroanalisi?
La risposta che fa riferimento a ciò che i
componenti del STRP hanno in comune quando
operano come sistema unitario (proiezione e
radicamento) è solo una parte della soluzione
del problema.
L’altra parte del problema è affidata alla risposta
che mira a stabilire quale sia la specificità di
ogni componente del STRP sul piano dei
processi di macroanalisi.
Ciò che è stato fatto
Un danno a uno qualsiasi dei componenti
del sistema triadico comporta danni
alle capacità di macroanalisi dei
soggetti.
Oltre ai dati relativi alla schizofrenia
(Marini et al., 2008), prove sperimentali
riguardanti la sindrome di Williams
(Marini et al., 2009) e l’autismo portano
dati a favore della nostra ipotesi
Ciò che resta da fare…
Mettere in relazione i deficit di
macroelaborazione con le specificità dei
componenti chiamati in causa nelle
singole patologie
Darwin o Cartesio?
«Non vi può essere ombra di dubbio che
fra l’intelligenza dell’uomo più primitivo
e quella dell’animale più perfetto vi sia
una immensa differenza. (…) Ciò
nondimeno, per quanto grande sia la
differenza che passa fra la mente
dell’uomo e quella degli animali più
elevati, è differenza solo di grado e non
di qualità»
(Darwin, 1871, trad. it. pp. 124-5).
Linguaggio e natura umana
Mostrare il ruolo del STRP nel linguaggio è
mostrare il ruolo di funzioni cognitive i cui
caratteri generali sono riscontrabili in
sistemi organici a vari livelli di
complessità.
Il linguaggio è una capacità che rende gli
umani specifici ma non speciali