Meteorologia di Roma Anno 2011 - CMA

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Meteorologia di Roma Anno 2011 - CMA
- CMA
CRA-CMA Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura
Unità di Ricerca per la Climatologia e la Meteorologia applicate all’Agricoltura
Meteorologia di Roma
Anno 2011
a cura di
Maria Carmen Beltrano
CRA
ROMA, 2012
CRA-CMA
Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura
Unità di Ricerca per la Climatologia e la Meteorologia
applicate all’Agricoltura
Via del Caravita, 7a - 00186 Roma
Tel. 06 695311 – Fax 06 69531215
www.cra-cma.it
e-mail: [email protected]
Riferimento autori:
Dott. Luigi Perini ([email protected])
Dott.ssa Maria Carmen Beltrano ([email protected])
Dott.ssa Maria Cecilia Serra ([email protected])
Dr. Luigi Iafrate ([email protected])
Impostazione grafica e impaginazione a cura di:
Eleonora Gerardi e Maria Carmen Beltrano
In copertina:
Torre Calandrelli - Osservatorio Meteorologico del Collegio Romano
Copyright © CRA, 2012
Tutti i diritti riservati
e-ISBN 978-88-97081-20-3
2
Indice
Pag.
Prefazione
5
135 anni di meteorologia in Italia
Maria Carmen Beltrano, Stanislao Esposito e Luigi Perini
6
Il violento terremoto di Ferrara del 1570 nel Fondo di sismologia
della Biblioteca del CRA-CMA
Luigi Iafrate
10
Note storiche sull’Osservatorio Meteorologico di Roma “Collegio
Romano”
Maria Carmen Beltrano, Luigi Iafrate
18
I dati
1
Grandezze meteorologiche
20
21
2
Rilevamento aerobiologico
22
Le osservazioni meteorologiche del 2011
23
Breve cronologia meteorologica
Maria Carmen Beltrano
47
Sintesi meteorologica del 2011
48
Valori climatici del Collegio Romano
(periodo di riferimento 1862-2000)
48
Elaborazioni meteorologiche
a cura di Luigi Perini e Maria Carmen Beltrano
49
Commento all’andamento meteorologico
Franca Mangianti e Maria Carmen Beltrano
54
Le osservazioni aerobiologiche del 2011
59
Elaborazioni aerobiologiche
a cura di Maria Cecilia Serra e Francesca Greco
60
Commento all’ andamento aerobiologico
Francesca Greco, Maria Cecilia Serra
68
3
In alto: Incisione della fine del 1700 che
mostra la Specola Astronomica del
Collegio Romano appena edificata.
A destra: La Torre Calandrelli come si
presenta oggi.
Si notano la finestra meteorica
(capannina bianca) e di fianco lo
schermo protettivo per i sensori di
temperatura e di umidità.
In cima alla Torre, sulla destra si può
notare il campionatore pollinico, sulla
sinistra il palo che sorregge la
banderuola e il mulinello di Robinson
della stazione automatica; alle sue spalle
si intravede l’anemografo meccanico.
(Foto di Massimo Scaglione)
4
Prefazione
Intorno alla metà degli anni novanta, l’allora Ufficio Centrale di Ecologia
Agraria ripristinò un’antica consuetudine, ovvero la pubblicazione di un
bollettino annuale sulla meteorologia. L’idea, lungi dal voler suonare come
autocelebrativa, nasceva per rispondere ai tanti appassionati che
frequentavano puntualmente la sala di consultazione dei registri
dell’Osservatorio del Collegio Romano o che si affollavano davanti alla
bacheca su via del Caravita. Come talvolta accade, questa semplice
pubblicazione ha riscosso nel corso degli anni una certa affezione da parte
di tanti che, per pura passione, per esigenze professionali, o per altro, sono
arrivati sempre più numerosi a richiedere una copia del bollettino. Da
quest’anno, un po’ complice la crisi economica, un po’ la sempre più
pervasiva coscienza ecologista, l’edizione del “bollettino” compie un
piccolo salto di qualità: oltre a rivedere ed approfondire molti dei suoi
contenuti che ha portato ad un aumento delle pagine, si è scelto di
pubblicare esclusivamente il suo formato elettronico. Il rinnovamento
editoriale rappresenterà augurabilmente un aspetto che accomunerà anche
le edizioni dei prossimi anni: l’obiettivo è quello di adeguare costantemente
la diffusione e la divulgazione scientifica alle esigenze informative su temi
che così tanto impatto hanno sulla vita di noi tutti.
Dott. Luigi Perini
Direttore del CRA-CMA
5
135 anni di meteorologia in Italia
Maria Carmen Beltrano, Stanislao Esposito e Luigi Perini
Il 2011 è stato vivamente segnato dalle celebrazioni del
centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. Nello stesso anno
anche l’Unità di Ricerca per la Climatologia e la Meteorologia applicate
all’Agricoltura del Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in
Agricoltura (CRA-CMA) ha avuto una importante ricorrenza: il 135°
anniversario della fondazione; il 26 novembre 1876, infatti, il Governo
italiano istituiva il Regio Ufficio Centrale di Meteorologia, antesignano
dell’odierno CRA-CMA.
Si è colta l'occasione di questa duplice ricorrenza per riunire gli Enti che
operano a livello nazionale e locale sul territorio nel settore della
meteorologia, climatologia e agrometeorologia, e, insieme, focalizzare
l’attenzione in merito alla qualità e alla condivisione dei dati, alla gestione
del monitoraggio, all’uso e al flusso delle informazioni, nonché ai benefici
che si otterrebbero nel realizzare un “assetto nazionale” nel settore della
meteorologia e climatologia, sistema che offrirebbe, anche sul piano
internazionale, un quadro unitario della meteo-climatologia italiana.
Questi temi sono stati approfonditamente trattati il 24 novembre 2011
durante il workshop “L’Unità d’Italia e la spinta propulsiva all’unificazione dei
servizi meteorologici nazionali a salvaguardia del territorio”, seguito dalla
Tavola rotonda sul tema “Utilità e prospettive della collaborazione tra fornitori
di dati e stakeholders”, organizzato appunto dal CRA-CMA nella prestigiosa
sede dell’Unità di Ricerca, il Collegio Romano di Roma. La giornata ha
visto la qualificata presenza di rappresentanti delle principali istituzioni
nazionali e regionali, che operano nel settore, tra cui, oltre al CRA-CMA,
l’Aeronautica Militare, il Ministero per l’Ambiente, l’ARPA- Emilia
Romagna, l’ISTAT, il CNR, l’ISPRA, le università.
Tutti i relatori hanno unanimemente evidenziato come la meteorologia
in Italia viva, al momento, una profonda crisi operativa e d’identità che
soffre strutturalmente dell’assenza di una normativa organica in grado di
razionalizzare le attività svolte da diversi assetti pubblici (presenti sia a
livello statale, che regionale e provinciale). Diverse, infatti, sono le
istituzioni italiane impegnate nel settore meteorologico. Esse operano in
6
autonomia per assolvere principalmente compiti di specifica pertinenza
istituzionale che, seppur d’interesse collettivo, rappresentano un aspetto
particolare dell’insieme. Tali attività, quali ad esempio il monitoraggio
meteo-climatico del territorio, la produzione e la diffusione di informazioni
e previsioni, la ricerca scientifica e la formazione professionale nel settore,
trarrebbero giovamento dal superamento dell’attuale dispersione di
responsabilità, risorse e competenze scientifiche e professionali. I principali
soggetti che operano in meteorologia a scala nazionale sono:
 Ministero della Difesa – Aeronautica Militare. Parallelamente agli specifici
compiti istituzionali, impegna uomini, mezzi ed infrastrutture per
erogare servizi di meteorologia basilari per il Paese (osservazione,
comunicazioni, previsione, archivio/clima, formazione e certificazione),
ivi comprese funzioni di referente nazionale per la gestione dei rapporti
con i Servizi meteorologici stranieri, nonché di rappresentanza italiana
presso organizzazioni sovrannazionali (WMO, ECMWF, EUMETNET,
etc.).
 Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Oltre alle specifiche
esigenze istituzionali, tramite il Sistema Informativo Agricolo Nazionale
(SIAN) ed il coordinamento tecnico-scientifico del Consiglio per la Ricerca
e la Sperimentazione in Agricoltura - Unità di ricerca per la Climatologia e la
meteorologia applicate all’agricoltura (CRA-CMA), eroga servizi di agrometeo-climatologia basilari per il Paese (monitoraggio territoriale,
archivio/agro-climatico, servizi e ricerca per l’agrometeorologia e
l’ambiente agro-forestale).
 Presidenza del Consiglio dei Ministri. Attraverso il Dipartimento di
Protezione Civile (DPC) eroga servizi di tutela della popolazione e del
territorio.
 Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Tramite
l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), svolge i
compiti e le attività tecnico-scientifiche di interesse nazionale per la
protezione dell'ambiente, per la tutela delle risorse idriche e della difesa
del suolo e funzioni di coordinamento tecnico nei confronti delle
Agenzie regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano.
 Ente Nazionale di Assistenza al Volo (ENAV). Svolge funzioni di assistenza
al volo, dei sistemi e delle attività di sviluppo, produzione, erogazione,
vendita ed esportazione dei servizi della navigazione (non militare)
7
aerea in Italia e qualsiasi altra attività ad essa connessa e
complementare.
A livello regionale operano vari Servizi meteorologici, alcuni dei quali
altamente qualificati, afferenti alle rispettive ARPA o ad Assessorati
all’Agricoltura o all’Ambiente o, ancora, ai Centri Funzionali di Protezione
Civile; infine, a livello locale, altri Enti e Istituzioni autonomamente
gestiscono servizi di monitoraggio nell’ambito territoriale di propria
competenza.
La frammentazione determina di fatto la debolezza funzionale del
sistema meteo-climatico italiano, aggravata dalla crisi economica globale,
per la quale si stanno attuando notevoli tagli alla spesa pubblica. La
mancata visione d’insieme e l’assenza di un coordinamento nazionale, in
grado di indirizzare chiaramente le risorse necessarie al funzionamento del
sistema meteo-climatologico italiano, rischiano di enfatizzare gli effetti
negativi dei singoli tagli praticati a ciascun dicastero o ente.
Allo stesso tempo, la spiccata variabilità meteorologica ed i cambiamenti
climatici (già in atto) impongono, oggi più che mai, una particolare
attenzione al sistema meteorologico nazionale di “monitoraggio - servizio ricerca”, perché esso si presenta come un elemento basilare inscindibile per
le attività operative di allerta e di prevenzione, nonché di programmazione
e funzionamento di ogni attività umana (trasporti, agricoltura, difesa,
turismo, energia, ambiente, etc.).
Continuare ad operare in maniera disgregata, in un quadro di
disponibilità economiche sempre più scarse, rischia di stremare il comparto
meteo-climatologico fino al non augurabile suo collasso finale, privando
così la Nazione di un servizio pubblico strategico di fortissimo interesse, a
livello locale, nazionale e sopranazionale.
Si è condivisa la necessità di creare un coordinamento tra tutti gli assetti
territoriali per attuare una rete di relazioni tra i diversi enti operanti nel
settore meteorologico e climatologico e rilanciare, in Italia, le attività di
monitoraggio, servizio e ricerca, come già sollecitato in passato, ma mai
decollato (art. 111 del Decreto legislativo 31/03/1998 n. 112). Adottare nel
settore meteorologico un “assetto nazionale” consentirebbe all’Italia di
allinearsi al contesto internazionale, dove, più fattivamente, le attività
meteorologiche (e le associate risorse) risultano univocamente e
chiaramente attribuite. Da tutto ciò emerge l’urgenza di individuare ed
8
attuare soluzioni organizzative e normative capaci di favorire, anche in
Italia, la piena sinergia delle competenze esistenti e la massimizzazione
delle risorse investite.
La consapevolezza di quanto l’inazione stia creando un grave vulnus
alla Nazione ha portato all’iniziativa condivisa e sostenuta dai partecipanti
al workshop di sensibilizzare il Governo alla concretizzazione di un
organismo di coordinamento, integrazione ed indirizzo per la meteorologia
e la climatologia nazionale, con ruolo e competenze in materia di
riferimento normativo e di standardizzazione delle attività del settore,
valorizzazione degli assetti esistenti, agevolazione all’accesso di tutte le
informazioni e dati meteorologici di base. Esso dovrebbe raccogliere le
esigenze dei grandi utenti del Paese, ponendole come obiettivi ai soggetti
competenti, stabilendo il necessario bilancio per l’esercizio e lo sviluppo
delle attività meteo-climatologiche, in modo da garantire un Servizio
strutturato ed adeguato al Paese.
L’ipotesi proposta non è quella di creare un nuovo, unico Ente o di
eliminare le singole strutture che operano, ai diversi livelli, nell’ambito
meteo-climatico italiano, ma di sfruttare la differenziazione e la molteplicità
degli ambiti di intervento delle singole istituzioni esistenti, per creare
un’architettura distribuita e realizzare un sistema coerente e sinergico, con
competenze e responsabilità univoche. Tale iniziativa troverebbe come
punto di partenza, per l’aspetto normativo, il già citato art. 111 del Decreto
legislativo 31/03/1998 n. 112.
9
Il violento terremoto di Ferrara del 1570 nel Fondo
di sismologia della Biblioteca del CRA-CMA
Luigi Iafrate
Che la memoria storica delle persone in materia di fenomeni geofisici
eccezionali diventi, con il passar del tempo, sempre più labile, fino a
perdersi del tutto, è oramai un fatto arcinoto. La conseguenza di un simile
oblio, quando si tratta di fenomeni distruttivi del passato come i terremoti,
è la perdita della percezione del rischio sismico cui il territorio in cui si vive
è soggetto. Del resto, è fuor di dubbio che solo una conoscenza puntuale
dei sismi avvenuti nel passato può invero condurre ad una stima della
pericolosità sismica delle diverse aree del Paese, sulle cui basi si potranno
poi delineare scenari di possibili sismi futuri. Ma, per fortuna, a rinverdirci
la memoria interviene la sismologia storica, disciplina che si pone
l’obiettivo di ricostruire gli effetti sul territorio degli eventi sismici accaduti
nel passato, attingendo direttamente dalle “fonti storiche”, ovvero da
qualunque documento scritto che ne dia in qualche modo conto, come i
documenti d’archivio, le cronache di giornali, i diari, le perizie tecniche, gli
studi storiografici o sismologici, ma anche le epigrafi e le lapidi. La
sismicità storica è oggetto di indagine in ogni paese sismico del pianeta, ma
sono assai rari i casi in cui i sismologi possono ricostruire scenari
macrosismici ricavando dati da un patrimonio documentario così cospicuo,
vario e cronologicamente esteso come quello italiano.
Eppure, nonostante l’Italia sia così ricca di testimonianze documentarie dei
suoi innumerevoli terremoti storici, la maggior parte degli abitanti dei
centri ferraresi e modenesi colpiti dalla grave sequenza sismica dello
scorso maggio 2012 (Sant’Agostino, Bondeno, Finale Emilia, Mirandola, San
Felice sul Panaro), tuttora in corso, non aveva, per mancanza di memoria
storica sull’argomento1, la consapevolezza di vivere in una delle aree
italiane a più alto rischio sismico. Quasi nessuno di essi, infatti, ha
cognizione che, tra il novembre del 1570 e la fine del 1574, la città di Ferrara
fu l’epicentro principale di una lunga e forte sequela sismica, con più di
duemila scosse, principalmente concentrate tra il novembre 1570 ed il
febbraio 1571. Questi i suoi effetti distruttivi: molte delle abitazioni (circa il
1
Una caratteristica, ahimè, che certe volte non risparmia nemmeno gli addetti ai lavori,
come gli stessi sismologi e geologi. Fino agli anni 1996-97, il problema della pericolosità
sismica della Pianura Padana era fondamentalmente sconosciuto finanche alla normativa
antisismica; solo in seguito sono uscite le prime carte di pericolosità sismica per la regione
padana e l’intero territorio nazionale.
10
40%) furono danneggiate, quasi tutti gli edifici pubblici e le chiese
registrarono crolli parziali e lesioni, nonché sconnessioni delle strutture
portanti (pareti). E così il terremoto si rivelò, per Ferrara ed il ferrarese,
nonché per talune località della provincia di Modena, un disastro ingente,
tale da compromettere politicamente il futuro della stessa dinastia
regnante, gli Estensi.
Testimonianze accurate del violento terremoto ferrarese del 1570 sono a noi
pervenute attraverso la diaristica, i dettagliati carteggi diplomatici e le
diverse relazioni degli ambasciatori mandati sul posto dalle principali corti
d’Italia e d’Europa2. A rendercene particolareggiatamente conto sono tre
interessanti scritti di sismologia storica: Terra tremante di Marcello Bonito
(Napoli, 1691); Il terremoto di Ferrara nel 1570, di Angelo Solerti (in
“Rassegna Emiliana”, 1890); I terremoti d’Italia di Mario Baratta (Torino,
1901). Terra Tremante, o vero Continuatione de' terremoti dalla creatione
del mondo fino al tempo presente […] è una ponderosa opera di
sismologia storica che analizza cronologicamente i grandi terremoti della
storia che provocarono catastrofi e radicali metamorfosi della natura, fino
all’anno della sua pubblicazione in Napoli, cioè sino al 1691 (figura 1).
Figura 1: Notizie sul terremoto di Ferrara del 1570 tratte da “Terra tremante”
di Marcello Bonito – Napoli, 1691
L’autore, il marchese Marcello Bonito, era un archivista del Regno di
Napoli e trasse ispirazione dal terremoto che, qualche anno prima, nel 1688
2
Notevole era allora il prestigio politico e culturale goduto dal Ducato Estense in ambito
nazionale ed internazionale.
11
(5 giugno), aveva scosso Napoli3. Di indole prettamente monografica è
invece il lavoro di sismologia storica realizzato dal critico letterario e
bibliotecario Angelo Solerti (Savona, 1865 – Massa, 1907) e pubblicato sulla
rivista “Rassegna emiliana di storia, letteratura ed arte”, nel numero di
aprile del 1890: Il terremoto di Ferrara nel 1570 (figura 2).
[…]
Figura 2: “Il terremoto di Ferrara nel 1570” di
Antonio Solerti, in Rassegna Emiliana, 1890
Si tratta di una descrizione assai minuziosa del terremoto ferrarese del
novembre 1570, tutta basata su fonti storiche coeve. L’opera I terremoti
d’Italia, un “saggio di storia, geografia e bibliografia sismica italiana”
pubblicato a Torino nel 1901, contiene la descrizione più particolareggiata
possibile di ben 1.364 terremoti avvenuti in Italia nei duemila anni che
precedono il 1898. Il testo è diviso in tre parti: nella prima sono analizzati
cronologicamente i maggiori parossismi italiani, nella seconda è studiata la
sismicità per ciascuna regione, la terza comprende una bibliografia
3
L’epicentro di questo potente sisma era localizzato nella zona "Benevento – Cerreto
Sannita".
12
amplissima sull’argomento. Alla sua base vi è un’enorme ricerca storica che
lo rende ancora oggi un punto di riferimento obbligato per gli studi del
settore. Un motivo, questo, per riconoscere nel suo autore, il geografo e
sismologo Mario Baratta (Voghera, 1868 – Casteggio, 1935) il fondatore
della Sismologia storica moderna.
Le tre opere or ora menzionate sono gelosamente custodite nel Fondo
speciale di sismologia della Biblioteca Storica dell’Unità di Ricerca per la
Climatologia e la Meteorologia applicate all’Agricoltura (CRA-CMA):
raccolta le cui origini si fanno storicamente risalire agli anni
immediatamente successivi all’assunzione da parte del Regio Ufficio Centrale
di Meteorologia anche delle competenze sismiche, a quel tempo denominate
“geodinamiche” (Regio Decreto del 9 giugno 1887 n. 4636). Primo Servizio
meteorologico nazionale con ruolo di centralità, l’Ufficio di Meteorologia
era stato istituito, in Roma, nel 1876 (Regio Decreto n. 3534);
istituzionalmente, si configura come l’antesignano dell’Unità di Ricerca per
la Climatologia e la Meteorologia applicate all’Agricoltura. È presso la sede
di Roma dell’Ufficio meteorologico anzidetto che il sunnominato Mario
Baratta, nel 1891, ad appena un anno dal conseguimento della laurea,
esordì come sismologo (in qualità di assistente). Vi resterà fino al 1896
(figura 3). E chissà che il concepimento del suo monumentale saggio I
terremoti d’Italia non sia avvenuto proprio negli ambienti della Biblioteca
storica del CRA-CMA?!
Figura 3: Frontespizio degli “Annali dell’Ufficio
Centrale di Meteorologia e di Geodinamica, 1895”
ed elenco del personale in servizio in quell’anno,
tra cui Mario Baratta.
13
Ma torniamo ora all’argomento della nostra nota storica, attraverso alcuni
passi dei volumi suaccennati che meglio descrivono l’impatto sul territorio
del terremoto interminabile di Ferrara e del ferrarese e modenese del 15701574, assai simile, per violenza, tipologia di manifestazioni e frequenza di
scosse, all’attuale4.
“Tra i cataclismi più famosi che le cronache ricordino va certamente
annoverato, per la violenza e per la durata, il terremoto che funestò Ferrara
per parecchi anni dal 1570 in poi” (Solerti, 1890. Il terremoto di Ferrara nel
1570, p. 517).
“Al 17 [novembre] a 19h del mattino [ore 11:10 GMT)], in Ferrara si sentì una
prima scossa della durata di oltre un <<pater>> ed assai violenta, avendo fatto
cadere un centinaio di comignoli, rovinare molti merli e terrazzini, in numero di
circa cinque o seicento e scompaginare moltissimi edificii: fu seguita da molte
repliche, fra le quali specialmente furono intense quelle avvenute sull’imbrunire
della giornata. A 3h della notte (19:10 GMT) una nuova scossa, la maggiore e
la più lunga, fece nel vecchio palazzo del castello precipitare un tetto, sotto cui
rimasero morte tre persone. I danni in città furono inestimabili: caddero i
torrioni ed i merli delle antiche mura […] Nel castello precipitarono le sommità
delle quattro torri con parecchie balaustrate e qualche muro interno; andarono
parimenti a terra le due torricelle del duomo, […] Non vi fu insomma edificio
pubblico e privato che non avesse risentito danni: ciò che rimase in piedi si
dovette però puntellare. Tutte le strade erano ingombrate dalle macerie, sotto
le quali rimasero morte un centinaio (130-150) di persone. Fra gli effetti
prodotti da questo terremoto devonsi notare i rombi sotterranei, i bagliori
repentini nell’atmosfera, il gonfiamento improvviso delle acque del Po,
certe elevazioni ed avvallamenti del suolo […] pure emissioni violente di
acqua nerastra e di arena. La scossa maggiore fu forte a Treviso, a Padova, a
Bologna, a Venezia; fu sentita nel modenese, nel reggiano, nel mantovano, a
Firenze ed a Roma. Dopo la prima scossa del 17 novembre si avvertirono
moltissime repliche (secondo alcuni 150 nelle prime 24h) accompagnate da
rombi sotterranei […] per circa nove mesi non vi fu giornata in cui non fosse
avvertita una od anche più scosse, tutte sempre ondulatorie: con lunghi
intervalli e con minor violenza continuò il periodo sismico fino al febbraio
1574, dopo di che le commozioni diminuirono notevolmente per cessare nel
1576, nel quale anno fu sentito una sola scossa” (Baratta, 1901. I terremoti
d’Italia, p. 105-107).
4
L’uso del grassetto in questi passaggi è una mia scelta e serve a dare risalto agli effetti
distruttivi del sisma ivi raccontati.
14
“ Nell’anno accennato 1574 […] Il Terremoto spaventò un’altra volta il
Popolo di Ferrara, nel quale era ancora fresca la memoria del danno, che poco
prima haveva da esso ricevuto” (Bonito, 1691. Terra tremante, p. 716).
Il nobile bolognese Lucio Maggio, che del terremoto fu testimone oculare,
riferisce di una delle scosse forti della lunga sequenza sismica ferrarese del
1570-1574, con parole cariche di spavento ma anche intensa meraviglia:
“[…] per desiderio solamente della verità [a proposito delle funeste notizie sul
terremoto], me n’andai a Ferrara […] ecco che si sente un rimbombo come di
una lontana Bombarda, & nel medesimo tempo viddi (che anchor mi spaventa il
ramentarlo) tutta la terra moversi hor in uno, hor in unaltro lato, con tanta
agitatione, che io credeva che le sommità delle case mi cadessero addosso, ne credo
ch’io fossi lontano a due braccia ad una alta, & massiccia muraglia, che venne a
terra con tanto fracasso, & polvere […]. Questa narrazione, scritta secondo
l’ortografia dell’epoca, è contenuta proprio all’inizio del libro di Lucio
Maggio Del terremoto, edito in Bologna nel 1571: un’opera fortemente
ispirata da questo fenomeno tellurico di straordinaria durata, al pari di altri
scritti, contemporanei o immediatamente successivi, che trattano delle
cause e degli effetti del terremoto in generale e di quello ferrarese in
particolare (figura 4).
Il testo è strutturato in forma di
dialogo e gli interlocutori sono, oltre a
Lucio Maggio, che ne è l’autore, Fabio
Albergati, Paolo Casali e Giulio dalla
Porta5.In esso vengono esposte ed
esaminate le diverse teorie e tutta la
documentazione storica in materia di
terremoti, comprese le conseguenze
catastrofiche. Vi si analizzano anche i
cosiddetti precursori sismici. L’autore,
quantunque sostenga come causa del
sisma l’esalazione secca teorizzata da
Aristotele, accenna pure al paragone
del terremoto con le mine, e ad altre
più moderne ipotesi e teorie, tra cui la
tesi di una terra non continua ma “più
Figura 4: Frontespizio del trattato
“Del terremoto” di Lucio Maggio –
tosto contigua, perché vi sono molte
Bologna, 1571
divisioni” (c. 40), che potrebbe consi5
5Albergati e Casali erano coetanei, amici, e
Albergati e Casali erano coetanei, amici, e forse anche condiscepoli, del gentiluomo
forse anche condiscepoli, del gentiluomo Lucio
Lucio Maggio.
Maggio.
15
derarsi il lontano preludio della teoria della tettonica a placche.
Dopo la prima edizione del 1571, l’opera conobbe diverse ristampe e
traduzioni in francese. La Biblioteca del CRA-CMA ha la fortuna di
possedere l’edizione originale del libro, con legatura moderna in mezza
pelle e titolo in oro sul dorso.
Altro singolare studio ispirato dal terremoto di Ferrara del 1570 è il Libro, o
Trattato de’ diversi terremoti del celebre architetto ed erudito Pirro Ligorio
(Napoli, 1513 – Ferrara, 30 ottobre 1583)6. Nell’ultima parte del manoscritto,
intitolata “Rimedi contra terremoti per la sicurezza degli edifici”, è
disegnata e spiegata la prima casa ‘antisismica’ della storia. Il progetto di
un edificio capace di resistere alla forza dei terremoti balenò nella mente di
Ligorio proprio mentre camminava per una Ferrara semidistrutta.
Sebbene l’epicentro principale del sisma del 1570-1574 fosse più ad est
rispetto all’area epicentrale del terremoto attuale, è comunque da rilevare
che la vera causa di entrambi va ricercata nell’attività delle faglie
sismogenetiche presenti nella porzione di Appennino sepolta sotto la
Pianura Padana, che è nota come Dorsale Ferrarese. La magnitudo del
sisma del XVI secolo è stata stimata uguale o leggermente inferiore a quella
del terremoto recente, ma gli effetti descritti dalle fonti storiche dell’epoca
non sono per nulla diversi: rombi sismici, fenomeni di luminescenza
dell’aria (“bagliori repentini nell’atmosfera”), sollevamenti ed avvallamenti
del suolo, liquefazione dei terreni, con emissione di fumi e/o fuoriuscita di
sabbie bollenti, affioramento improvviso di terreni neri maleodoranti, ecc. E
si tratta dei medesimi effetti registrati nel corso dell’altro grave sisma che
colpì il ferrarese circa mezzo secolo più tardi, il terremoto di Argenta del 19
marzo 1624; a descriverceli con dovizia di particolari è ancora una volta
Mario Baratta, nel suo lavoro I terremoti d’Italia (p. 118-119). Una quiete
sismica relativa doveva, per lunghissimo tempo, seguire ai terremoti di
Ferrara ed Argenta, mentre nuova energia sismogenetica andava
accumulandosi, in profondità, al disotto della coltre alluvionale ferrarese,
per poi essere, nel 2012, con veemenza, rilasciata attraverso una nuova
sequenza sismica, già, tristemente, entrata nella storia. Dopo più di quattro
secoli, dunque, il suolo del ferrarese e modenese è tornato a tremare
fortemente7.
6
Codice 28 delle Antichità romane, presso l’Archivio di Stato di Torino.
E più di quattro secoli è pure l’intervallo di tempo che separa il grave sisma ferrarese del
1570 dal precedente altrettanto violento avvenuto nel Veneto ed in Emilia-Romagna: il
terremoto che, nella notte del 3 gennaio 1117, colpì Ronco all’Adige ed il veronese. Per
causa sua, infatti, “moltissime città, paesi e castelli” dell’Alta Italia, tra cui anche Parma,
7
***
Concludiamo quest’articolo, sottolineando che se la sismologia storica si è
affermata e consolidata in Italia, un merito speciale va riconosciuto alla
Biblioteca dell’Unità di Ricerca per la Climatologia e la Meteorologia
applicate all’Agricoltura, perché, mettendo a disposizione degli studiosi del
settore i testi rari di quel che resta dell’antico Fondo di sismologia8, ha
recato anch’essa un indubbio contributo alla definizione della pericolosità
sismica del Paese su base storica.
La Galleria Tacchini della Biblioteca dell’Unità di Ricerca per la Climatologia e la
Meteorologia applicate all’Agricoltura
Modena, Bologna e Ferrara, “ebbero a risentire gravi rovine ed immensi danni” (Baratta,
op. cit., p. 23).
8
Ciò che manca nella raccolta sismologica anzidetta è la parte ceduta, sul finire degli anni
Trenta, all’Istituto Nazionale di Geofisica (attualmente INGV), costituito, in quegli anni,
per subentrare al progenitore del CRA-CMA nella gestione del Servizio sismico
governativo.
17
Note storiche sull’Osservatorio Meteorologico di
Roma “Collegio Romano”
Maria Carmen Beltrano, Luigi Iafrate
Altezza m 63,0 s.l.m.
Lat. 41°53’ 54’’ N
Long. 12° 28’ 46’’ E di Greenwich
Altezza del pozzetto del barometro m 56,0 s.l.m.
Altezza della bocca tarata del pluviografo m 64,5 s.l.m.
---*--Le regolari osservazioni meteorologiche al “Collegio Romano” hanno
avuto inizio nel 1787, anno in cui il Papa Pio VII benediceva l’Osservatorio
ospitato in alcuni locali della torre alta 125 piedi voluta anche dal cardinal
Zelada per dotare il Collegio Romano di un moderno Osservatorio
Astronomico. Essa, costruita nell’angolo sud-est del complesso
monumentale del Collegio Romano sovrasta la piazza omonima, nell’area
dell’antico Campo Marzio, attuale rione Pigna, nel cuore della città di
Roma. La direzione dell’Osservatorio fu affidata all’abate Giuseppe
Calandrelli al quale oggi è intitolata la torre. Presso l’Osservatorio le misure
meteorologiche divennero da subito regolari e possiamo affermare che esso
sia uno fra i più antichi osservatori meteorologici esistenti oggi in Italia.
Nel 1879 l’Osservatorio entrò a far parte della prima rete nazionale di
stazioni meteorologiche coordinata dal nascente Regio Ufficio Centrale di
Meteorologia (UCM), la cui sede, proprio dal 1879, fu stabilita al Collegio
Romano. In tempi più recenti l’Ufficio ha assunto la denominazione di
Ufficio Centrale di Ecologia Agraria (UCEA) ed attualmente Unità di
ricerca per la Climatologia e la meteorologia applicate all’Agricoltura
(CMA), istituto del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in
Agricoltura (CRA), vigilato
dal Ministero delle Politiche Agricole
Alimentari e Forestali.
La pubblicazione delle osservazioni meteorologiche rilevate presso
l’Osservatorio ha avuto inizio il 1° Marzo 1862, con il “Bullettino
Meteorologico dell’Osservatorio del Collegio Romano”, compilato dal
Padre Angelo Secchi, direttore a quel tempo dell’Osservatorio. L’ ultimo
numero del “Bullettino” risale al 31 Dicembre 1878. Dal 1879 la
18
pubblicazione dei dati giornalieri dell’Osservatorio è stata curata dalla
Pontificia Università Gregoriana ed è proseguita fino al 31 Dicembre 1888,
con il titolo “Continuazione del Bullettino meteorologico dell’Osservatorio
del Collegio Romano”. Nel frattempo, presso l’Ufficio Centrale di
Meteorologia era stata avviata la pubblicazione del “Bollettino Meteorico
giornaliero”, nel quale erano contenuti, oltre ai dati rilevati al Collegio
Romano, le osservazioni di numerose stazioni sparse sul territorio
nazionale. La pubblicazione di questo periodico proseguì, a cura del
Ministero dell’Aeronautica – Ufficio Presagi, come “Bollettino
meteorologico e aerologico”, a partire dal 1° Aprile 1927.
La cessazione della pubblicazione dei dati giornalieri dell’Osservatorio
del Collegio Romano è avvenuta all’inizio della seconda decade di
settembre del 1929, per poi riprendere regolarmente, dopo oltre
sessant’anni di interruzione, nel 1993. A partire dal 2001, si sono anche
aggiunte le osservazioni aerobiologiche.
Nel 2011 hanno collaborato all’attività dell’Osservatorio la Dott.ssa
Maria Carmen Beltrano e la Dott.ssa Maria Cecilia Serra, in qualità di
responsabili rispettivamente dei rilevamenti meteorologici e aerobiologici,
il Dott. Luigi Perini, per il trattamento ed elaborazione dei dati
meteorologici, il Sig. Domenico Sansone e la Sig.na Alessandra Saioni per le
misurazioni strumentali meteorologiche e palinologiche, la Dott.ssa
Francesca Greco, per le attività di allestimento e analisi dei campioni
aerobiologici ed archiviazione dei dati.
19
I dati
I dati meteorologici dell’Osservatorio del “Collegio Romano”presi in
esame per la pubblicazione sono rilevati da strumentazione automatica. La
tipologia di sensori e le modalità di acquisizione delle misure sono
conformi ai requisiti standard raccomandati dall’Organizzazione
Meteorologica Mondiale (WMO/OMM) per le stazioni climatiche e a quelli
adottati per le stazioni meteorologiche della Rete Agrometeorologica
Nazionale (RAN)9, vedi tabella 1, alla quale l’Osservatorio del Collegio
Romano appartiene.
Tabella 1 – Elenco dei sensori installati nella stazione automatica di Roma Collegio Romano, con
indicazione dell’unità di misura, dell’intervallo di acquisizione, della tipologia di misura e della
modalità di archiviazione.
Sensoriinstallati
Temperaturaariaa57m(*)
Precipitazionea63m(*)
Umiditàrelativaa57m(*)
Velocitàdelventoa63m(*)
Direzionedelventoa63m(*)
Pressioneatmosfericaa57m(*)
Radiazioneglobalea63m(*)
Eliofaniaa63m
Unitàdimisura
°C
mm
%
m/s
gradi
hPa
KJ/m²
ore
Intervallodi
acquisizione
60min.
10min.
60min.
10min.
10min.
60min.
60min.
60min.
Tipodimisura Massimieminimi
Istantanea
Totale
Istantanea
Media
Istantanea
Istantanea
Totale
Totale
si
no
si
no
no
si
no
no
Al fine di perseguire la massima omogeneità possibile con la serie
storica delle misurazioni effettuate in passato, i sensori della stazione
elettronica sono alloggiati in posizioni adiacenti alla preesistente
strumentazione meccanica, tuttora funzionante.
Nel Bollettino sono pubblicati i dati giornalieri e le elaborazioni
relative alle seguenti variabili meteorologiche: Temperatura, Eliofania,
Radiazione globale,
Pressione barometrica,
Umidità relativa,
Precipitazione, Vento.
Sono inoltre pubblicati i dati e le elaborazioni relative al monitoraggio
di polline e spore, rilevati mediante un campionatore volumetrico tipo
Hirst.
Le procedure adottate nel monitoraggio pollinico seguono
pienamente la norma UNI11108-2004 che rappresenta lo standard
9
La RAN è la Rete di monitoraggio agrometeorologico del territorio nazionale realizzata
nell’ambito del Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN) del Ministero delle
Politiche Agricole Alimentari e Forestali; essa è gestita ed utilizzata dal CRA-CMA per
assolvere alle funzioni di monitoraggio e ricerca nel settore agrometeorologico e
agroclimatico.
20
metodologico utilizzato in tutti i Centri di Rilevamento Aerobiologico
italiani ed europei e che descrive i metodi da adottare nelle fasi di
campionamento, preparazione, analisi, elaborazione ed archiviazione dei
campioni giornalieri.
1. Grandezze meteorologiche
Temperatura
La temperatura è espressa in gradi Celsius (°C). Nelle tabelle sono riportati:
 i valori minimo e massimo giornaliero registrati nelle 24 ore;
 il valore medio giornaliero calcolato sui valori orari istantanei delle
24 ore;
 l’escursione termica della giornata calcolata come differenza tra il
valore massimo e il valore minimo;
 il valore medio nella decade e nel mese.
Eliofania
L’eliofania assoluta è espressa come numero di minuti di sole direttamente
visibile durante il giorno, cioè come tempo di permanenza del sole libero
da nubi. Nelle tabelle sono riportati:
 il totale giornaliero;
 il valore medio nella decade e nel mese.
Radiazione globale
La radiazione globale è espressa in megajoule su metro quadrato (MJ/m2) e
indica la quantità di radiazione solare diretta e indiretta (diffusa
dall’atmosfera e riflessa dalle nubi e dalle superfici) che giunge sull’unità di
superficie orizzontale. Nelle tabelle sono riportati:
 il totale giornaliero;
 il valore medio nella decade e nel mese.
Pressione barometrica
La pressione barometrica è espressa in ettoPascal (hPa) ed i valori sono
corretti rispetto alla temperatura (per convenzione riferita a 0°C) e alla
quota (per convenzione riferita al livello del mare). Nelle tabelle sono
riportati:
 il valore medio giornaliero calcolato a partire dai valori medi orari
delle 24 ore;
 il valore medio nella decade e nel mese.
21
Umidità relativa
L’umidità relativa è espressa in valore percentuale (%). Essa rappresenta il
rapporto percentuale tra la quantità di vapore contenuto in una massa
d'aria e la quantità massima (cioè a saturazione) di vapore che il volume
d'aria può contenere alle stesse condizioni di temperatura e pressione.
Nelle tabelle sono riportati:
 i valori medi giornalieri calcolati a partire dai valori medi orari delle
24 ore;
 il valore medio nella decade e nel mese.
Precipitazione
La precipitazione è espressa in millimetri (mm) ed è intesa come
equivalente in acqua nel caso di precipitazioni solide (neve, grandine). Un
millimetro di precipitazione equivale ad un litro di acqua versato su una
superficie piana di un metro quadrato. Nelle tabelle sono riportati:
 il totale giornaliero, cioè la quantità totale di pioggia caduta nelle 24
ore;
 la quantità di precipitazione massima caduta in un’ora e l’ora di
inizio dell’evento;
 la quantità di precipitazione totale nella decade e nel mese.
Vento
La velocità del vento è espressa in metri al secondo (m/s). Nelle tabelle
sono riportati:
 il valore di velocità media giornaliera calcolato sui valori medi orari
delle 24 ore;
 il valore di velocità medio nella decade e nel mese;
 la velocità della raffica (massima velocità raggiunta nella giornata);
 la direzione di provenienza prevalente nelle 24 ore.
2. Rilevamento aerobiologico
La presenza di pollini e spore in atmosfera è rilevata mediante un
campionatore tipo Hirst. Una successiva analisi qualitativa e quantitativa
viene effettuata con microscopio ottico. I dati esprimono la concentrazione
di granuli in un metro cubo d'aria, distinti per famiglia botanica.
22
Le osservazioni meteorologiche del 2011
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
45
46
Breve cronologia meteorologica
Maria Carmen Beltrano
4 Gennaio
Temperatura massima giornaliera più bassa dell’anno: 6,2°.
25 Gennaio
Temperatura più bassa dell’anno: -0,6 °C
7 Febbraio
Massima escursione termica giornaliera dell’anno: 15,1 °C
24 Febbraio
Velocità media giornaliera del vento più elevata registrata
nell’anno: 6,1 m/s
25 Febbraio
Umidità relativa dell’aria media giornaliera più bassa
dell’anno: 29%
27 Febbraio -5 Marzo
Il più lungo periodo
precipitazione (7 giorni)
13 Marzo
Raffica di
17,3 m/s
16 Marzo
Umidità relativa dell’aria più alta dell’anno: 91 % in media
Marzo
Mese con il maggior numero di giorni senza sole (5)
Marzo e Dicembre
Mesi con maggior numero di giorni piovosi (13)
26 Giugno
Giorno più soleggiato dell’anno : 866 minuti
13 Luglio
Temperatura più elevata dell’anno: 37,1 °C
28 Luglio - 1 Settembre
Il più lungo
precipitazioni
Agosto
Mese con minor numero di giorni piovosi (0)
24 Agosto
Temperatura minima giornaliera più alta dell’anno: 22,8 °C
20 Ottobre
Precipitazione giornaliera più abbondante dell’anno: 82,2
mm
20 Ottobre
Precipitazione massima oraria dell’anno: 38,2 mm
15 Dicembre
Minima escursione termica giornaliera dell’anno: 1,6 °C
vento
più
periodo
di
giorni
forte
(35
consecutivi
registrata
giorni)
con
nell’anno:
con assenza
47
di
Sintesi meteorologica del 2011
Temperatura media minima
Temperatura media massima
Temperatura media
Escursione termica media
Precipitazione totale
Numero giorni piovosi
Pressione media
Eliofania media
Eliofania relativa
°C 12,1
°C 21,4
°C 16,5
°C
9,3
mm 613,6
83
hPa 1016
minuti 499,3
%
66,3
Valori climatici del Collegio Romano
(periodo di riferimento 1862-2000)
Gennaio
Febbraio
Marzo
Aprile
Maggio
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
Novembre
Dicembre
Anno
T minima
°C
3,4
4,8
6,9
9,5
13,2
16,8
19,4
19,5
16,9
12,9
8,6
5,5
11,4
T massima
°C
11,3
12,5
15,3
18,6
23,2
27,4
30,5
30,1
26,5
21,2
15,9
12,2
20,4
T media
°C
7,3
8,7
11,1
14,0
18,2
22,1
24,9
24,8
21,7
17,0
12,2
8,8
15,9
Precipitazione
mm
73,3
64,1
65,7
62,7
51,0
34,5
16,3
23,8
66,0
112,4
107,1
89,5
766,4
Giorni
piovosi
10,9
9,9
10,8
10,2
8,1
5,5
2,5
3,3
6,5
10,6
12,4
12,2
102,9
48
Elaborazioni meteorologiche
a cura di Luigi Perini e Maria Carmen Beltrano
Roma - Osservatorio del Collegio Romano - Anno 2011
Temperature massime giornaliere
Tmax (anno 2011)
40,0
Tmax (media 1862-2000)
°C
35,0
"
"
+ 1 dev. st.
"
"
- 1 dev. st.
30,0
25,0
20,0
15,0
10,0
5,0
0,0
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
Giu
Lug
Ago
Set
Ott
Nov
Dic
Figura 1 - Temperature massime giornaliere rilevate nel 2011, valori climatici (periodo di
riferimento 1862-2000) e intervallo di normale variabilità, fornito dalla deviazione standard
(periodo di riferimento 1862-2000)
Roma - Osservatorio del Collegio Romano - Anno 2011
Temperature minime giornaliere
25,0
Tmin (anno 2011)
°C
Tmin (media 1862-2000)
20,0
"
"
+ 1 dev. st.
"
"
- 1 dev. st.
15,0
10,0
5,0
0,0
-5,0
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
Giu
Lug
Ago
Set
Ott
Nov
Dic
Figura 2 - Temperature minime giornaliere rilevate nel 2011, valori climatici (periodo di
riferimento 1862-2000) e intervallo di normale variabilità, fornito dalla deviazione standard
(periodo di riferimento 1862-2000)
49
Roma – Osservatorio del Collegio Romano
Distribuzione delle temperature massime e minime mensili rispetto alla media climatica
Figura 3 – Box plot delle temperature climatiche (periodo di riferimento 1862-2000)
mensili minime (Tn) e massime (Tx) e comparazione con i valori medi mensili del
2011(indicati con il simbolo “X”).
Per ciascun mese sono graficamente riassunti i cinque elementi che descrivono la serie
climatica in maniera quantitativamente sintetica. Sono rappresentati la mediana
(segmento orizzontale all’interno del box, dà indicazioni sulla tendenza centrale della
serie), il primo e terzo quartile (basi del box, la cui differenza -indice di dispersione- dà
informazioni sulla variabilità della serie), i valori minimo e massimo (limiti esterni dei
segmenti tratteggiati -"baffi"-, danno informazioni circa i valori estremi della serie). I
pallini esterni alla distribuzione indicano i valori relativi agli “eventi estremi”.
(Elaborazioni a cura di Simona Sorrenti)
50
mm
mm
Roma - Osservatorio del Collegio Romano - Anno 2011
Precipitazioni
140
(totale cum ulato)
900
anno 2011
Valore Normale (1862-2000)
120
800
totale cumulato 2011
totale cumulato normale
700
100
600
80
500
400
60
300
40
200
20
100
0
0
I
II
G
III
I
II
F
III
I
II
M
III
I
II
A
III
I
II
M
III
I
II
G
III
I
II
L
III
I
II
A
III
I
II
S
III
I
II
O
III
I
II
N
III
I
II
III
D
Figura 4 - Precipitazioni decadali e cumulate rilevate nel 201 e valori climatici (periodo
di riferimento 1862-2000)
Figura 5 - Numero dei giorni piovosi per mese del 2011 e confronto con il periodo di
riferimento 1862-2000
51
Roma - Osservatorio del Collegio Romano - Anno 2011
Frequenza dei giorni piovosi in relazione alla precipitazione nelle 24 ore
35
30
n.eventi
25
20
15
10
5
0
≤ 1.0
1.1 - 5.0
5.1 - 10.0
10.1 - 20.0
20.1 - 60.0
60.1 - 70.0
> 70.0
mm
2011
1862-2000
Figura 6 - Frequenza dei giorni piovosi del 2011 in relazione alla quantità di
precipitazione nelle 24 ore e confronto con la frequenza media di giorni piovosi nel
periodo di riferimento 1862-2000
Roma - Osservatorio del Collegio Romano - Anno 2011
Termo-pluviogramma
∆P mm
80
più freddo
più piovoso
più caldo
più piovoso
mar
60
40
lug
20
giu
0
-3,0
-2,0
0,0 ott
-1,0
-20
mag 1,0
feb
-60
2,0
3,0 ∆T °C
ago
-40
più freddo
meno piovoso
gen
apr
nov
set
dic
più caldo
meno piovoso
-80
Figura 7 - Termo-pluviogramma del 2011: sintetizza le variabili temperatura e pioggia
registrate nei mesi del 2011, confrontate con i valori climatici (periodo di riferimento 18622000). I valori di ΔT, in gradi Celsius, rappresentano l’anomalia termica media mensile del
q2011 rispetto al clima; i valori di ΔP, in millimetri, rappresentano lo scarto delle
precipitazioni del 2011 dal clima
52
Roma ‐Osservatorio del Collegio Romano
Eliofania mensile 1800
1600
1400
minuti
1200
1000
800
600
400
200
0
gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
dic
mesi
eliofania assoluta totale mensile eliofania astronomica totale mensile
Figura 8 - Eliofania assoluta e eliofania astronomica nel 2011 espresse in minuti
Roma ‐Osservatorio del Collegio Romano
Frequenza dell'eliofania mensile assoluta rispetto all'eliofania astronomica
100
90
80
70
% 60
50
40
30
20
10
0
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
mesi
Figura 9 - Eliofania relativa mensile nel 2011
53
Commento all’andamento meteorologico
Franca Mangianti e Maria Carmen Beltrano
La temperatura media annua del 2011, pari a 16,6°C, ha superato di 0,6°C il
valore medio del secolo (16°C) e conferma la tendenza di un innalzamento
di circa mezzo grado delle temperature medie rispetto al valore di
riferimento secolare che si è manifestata a partire dal 2000, con la sola
eccezione del 2010.
L’andamento delle temperature massime e minime giornaliere nell’anno è
rappresentato nelle Figure 1 e 2. I grafici mostrano anche l’andamento dei
valori climatici riferiti al periodo 1862-2000 e l’intervallo di normale
variabilità nello stesso periodo, rappresentato dalla deviazione standard,
che offre il necessario termine di riferimento per valutare l’andamento
termico durante il 2011.
Dai due grafici si osserva una variabilità abbastanza spiccata durante tutto
l’anno.
Relativamente alle temperature minime giornaliere (Figura 2), i valori, nella
prima parte dell’anno sono prevalentemente al di sopra della media
climatica, presentando comunque delle oscillazioni importanti. Nel mese di
Gennaio le temperature si sono mantenute generalmente al di sopra della
media; la minima è scesa sotto lo zero il giorno 25 (-0,6 °C) ed è stata di zero
gradi il 26 per poi rientrare entro i limiti di normale variabilità.
Le prime due decadi di Febbraio sono state piuttosto miti e soprattutto le
temperature diurne sono risultate gradevoli (Figura 1). Nella terza decade
le temperature si sono abbassate e lo stesso andamento è proseguito nella
prima decade di Marzo, fino a quando il 9 la minima è scesa sotto lo zero
(Fig. 2). Di rilievo è lo sbalzo termico registrato tra il 9 e il 14 marzo: si è
passati da -0,4 °C registrati il 9 marzo a 12,4 °C il 14 marzo, con
un’escursione della temperatura minima di ben 12,8 °C in soli sei giorni.
L’arrivo di un promontorio di aria umida africana aveva infatti scalzato la
saccatura di aria fredda che insisteva sull’Italia, determinando
l’innalzamento delle temperature, rilevante anche nei valori massimi che
sono passate dai 10,6°C del 9 marzo ai 20,4 °C del 15 marzo (massimo
valore del mese). L’andamento positivo delle temperature sia massime che
minime è durato fino al 7 Aprile, quando i valori diurni hanno superato i
25 °C. A partire da quella data, la discesa di aria più fredda dalla Penisola
Scandinava e l’arrivo di un impulso perturbato di origine atlantica ha
riportato le temperature a valori più vicini a quelli invernali, passando in
otto giorni, per le minime, da 14,1 °C registrati il 7 aprile a 5,3 °C registrati
54
il 14, con una diminuzione di 8,8 °C; le massime sono diminuite di 9,4 °C,
passando da 25,3 °C registrati l’ 8 aprile a 15,9 °C registrati il 15.
Maggio è stato caratterizzato da valori minimi nella norma e massimi che
tra i giorni 9 e 14 hanno superato i 25,0°C, con il picco di 27,7°C registrato il
giorno 12. Dal 21 al 27 maggio le temperature massime si sono mantenute
al di sopra dei 27,0 °C, con il picco di 29,2 °C il giorno 26. L’anticiclone delle
Azzorre, incastrato tra due basse pressioni, una di matrice afromediterranea presente al meridione e l’altra alle alte latitudini europee, è
rimasto praticamente stazionario tra le regioni centro-settentrionali italiane
e l'Europa centrale, determinando le temperature estive che hanno
caratterizzato gli ultimi giorni di Maggio a Roma, anche se con qualche
intrusione della depressione presente al Sud.
In Giugno le minime sono state sempre superiori ai valori normali del
periodo, mentre le massime hanno presento una maggiore variabilità.
Il mese di Luglio ha avuto un andamento discontinuo: sono state registrate
solo otto volte valori massimi superiori ai 30 °C, con il picco isolato di
37,1°C il 13 luglio, la temperatura più elevata dell’anno. Nell’ultima
decade, poi, le temperature massime sono state eccezionalmente inferiori ai
valori medi climatici (media dell’ultima decade 26,4 °C) e anche le
temperature minime sono state generalmente inferiori alla media. A partire
dalla seconda decade di Agosto le minime e le massime sono state
generalmente superiori alla norma: le temperature massime tra i giorni 16 e
26 sono state sempre al di sopra dei 32,0 °C, e, nella terza decade, sia
minime che massime sono state le più calde dell’anno.
Con un andamento variabile progressivamente più accentuato, le
temperature minime e massime di Settembre si sono mantenute al di sopra
del valore medio del periodo. Ottobre ha presentato delle forti oscillazioni,
ma i valori sono rimasti all’interno dell’intervallo della normale variabilità.
Novembre è rilevante il crollo di ben 14 gradi delle temperature minime
registrato tra il giorno 5 (16,8 °C) e il 20 (2,8 °C).
La prima quindicina di Dicembre è stata caratterizzata da temperature
miti, al di sopra dei valori normali; in particolare, sono stati registrati
valori minimi di 15 °C nei giorni 5 e 15 e massime di 17,4 °C in diversi
giorni.
Le temperature medie minime e massime mensili del 2011 sono state messe
a confronto con la distribuzione dei valori della serie climatica utilizzando i
box plot (Figura 3). Tanto più i valori del 2011 si discostano dai limiti dei
box, tanto più essi sono considerati “rari”. Saltano all’occhio gli scostamenti
positivi delle temperature massime di Aprile, Settembre e Dicembre e
55
quello negativo di Luglio, e lo scostamento decisamente positivo delle
temperature minime in Dicembre.
Per quanto riguarda la precipitazione, il 2011 è stato un anno caratterizzato
da apporti meteorici al di sotto della media: sono caduti, infatti, 613.6 mm,
valore inferiore di 152.8 mm rispetto al totale medio annuo climatico. Nel
2011 ci sono stati 83 giorni piovosi, 19 in meno rispetto al valore di
riferimento.
Nell’anno si è assistito ad una spiccata alternanza di giorni piovosi e secchi.
Il periodo piovoso più lungo è durato 7 giorni, tra il 27 Febbraio e il 5
Marzo, seguito, sempre in Marzo da un secondo periodo di 6 giorni
consecutivi con pioggia tra il 13 e il 18.
Il più lungo periodo di siccità si è verificato tra la fine di luglio e i primi di
settembre, con 35 giorni senza pioggia, ma già tra il 15 Giugno e il 4 Luglio
c’era stato un periodo secco durato 20 giorni.
L’andamento delle precipitazioni è descritto nel grafico di Figura 4, in cui
sono rappresentati anche i valori climatici del periodo 1862-2000. I dati
sono stati aggregati in totali decadali (istogramma) cui è sovrapposta la
curva spezzata che rappresenta la precipitazione totale decadale cumulata
a partire dalla prima decade dell’anno.
In tutti i mesi le precipitazioni sono state più scarse rispetto a quanto atteso
climaticamente, ad eccezione di Marzo (140,8 mm) e Luglio (39,6 mm) in
cui i millimetri di pioggia sono stati più del doppio di quelli climaticamente
attesi. In Agosto non è mai piovuto. In Giugno e Ottobre gli apporti sono
stati perfettamente nella norma. Il totale di precipitazione registrato a
Ottobre, 112,4 mm, è stato originato principalmente dal nubifragio che si è
abbattuto su Roma il giorno 20 provocando vittime e durante il quale sono
caduti 82,2 mm in quattro ore. I valori di precipitazione giornaliera e
massima oraria (38,2 mm) del 20 Ottobre non sono tuttavia valori
eccezionali. Nel mese di Novembre, che per Roma è climaticamente il
secondo mese più piovoso, sono caduti meno della metà dei mm attesi e
anche in Dicembre gli apporti sono stati inferiori di circa il 40%. Per
Dicembre, il confronto tra gli apporti piovosi e il numero di giorni piovosi
(13) evidenzia ancor di più l’anomalia pluviometrica negativa del mese.
Dicembre, Marzo e Gennaio sono stati i mesi con il maggior numero di
giorni piovosi10 (13, 13, 11). In Ottobre e Novembre i giorni con pioggia
sono stati rispettivamente 4 e 5, meno della metà del valore medio (Figura
Per giorno piovoso si intende un giorno in cui siano caduti almeno 0,2 mm di
pioggia.
10
56
5). In Marzo il numero di giorni con pioggia è stato superiore al valore
climaticamente atteso. Negli altri mesi, in generale, si osserva un numero di
giorni piovosi minore rispetto al valore di riferimento. La Figura 6 mostra
la frequenza dei giorni piovosi dell’anno in base alla quantità di
precipitazione caduta e il confronto con i valori del periodo di riferimento.
Si osserva che quasi due terzi degli eventi è associato ad apporti di
precipitazione fino a 5 mm e, in particolare, il numero di giorni piovosi del
2011 con apporti fino a un millimetro sono più numerosi rispetto a quelli
del periodo 1862-2000. Circa un terzo dei fenomeni registrati si riferisce a
precipitazioni tra 5,1 e 20 mm, ma si nota un aumento rispetto al valore
climatico degli eventi con precipitazioni tra 10,1 e 20 mm. Gli eventi di
precipitazione con apporti tra 20,1 e 60 mm si riferiscono in genere, nel
2011, a precipitazioni di circa 20-30 mm, con l’eccezione della
precipitazione di 54,2 mm del 16 Marzo. Nello stesso mese , il giorno 1 e 2,
si sono verificate altri due eventi con apporti superiori ai 20 mm.
La Figura 7 sintetizza le caratteristiche termo-pluviometriche di ciascun
mese del 2011 rispetto al clima, evidenziando che la maggior parte dei mesi
è collocata nel settore “più caldo, meno piovoso”, fatta eccezione per Luglio
e Marzo che ricadono nel settore “più freddo, più piovoso”, anche se
quest’ultimo è sostanzialmente in linea con i valori climatici. Ottobre è
l’unico mese che non mostra marcati scostamenti termici e pluviometrici. Il
grafico indica chiaramente che il 2011 si colloca nella categoria degli anni
più caldi e siccitosi rispetto al valore climatico del periodo 1862-2000.
È noto che la durata del soleggiamento, o eliofania, di un luogo è
condizionata da fattori astronomici, quali il moto di rivoluzione terrestre e
l’inclinazione dell’asse terrestre, e da fattori geografici quali la latitudine, la
topografia e l‘esposizione. L’eliofanografo del Collegio Romano, sulla Torre
Calandrelli, è localizzato a 57 m sul livello della strada, in un punto della
città molto aperto: le alture più vicine sono a Est il colle del Quirinale, a
circa 600 m, a Ovest la collina del Gianicolo, a circa 1200 m, mentre a Sud è
non vi sono ostacoli di sorta.
Il numero delle ore di insolazione teorica (eliofania astronomica) è stato
ottenuto consultando le Effemeridi, tavole numeriche che indicano con
esattezza l’ora del sorgere e del tramonto del sole. La durata teorica del
soleggiamento non corrisponde a quella assoluta (eliofania osservata),
poiché quest’ultima dipende sostanzialmente dalla nuvolosità: la frequenza
delle perturbazioni atmosferiche e la presenza di nubi determinano una
riduzione del numero delle ore di sole osservate rispetto a quello teorico. È
da sottolineare, infine, che la posizione geografica di Roma e il suo clima
57
limitano al massimo il perdurare di nebbie e foschie sulla città: esse, seppur
presenti nelle primo mattino o di notte, si diradano durante il giorno,
lasciando il cielo visibile.
I valori minimi di insolazione teorica si hanno in prossimità del solstizio
invernale e quelli massimi al solstizio dell’estate. Allo stesso modo, i valori
mensili dell'eliofania assoluta tendono a raggiungere i minimi tra Dicembre
e Gennaio e i valori massimi tra Giugno e Luglio (Figura 8).
In Figura 9 il grafico mostra l’eliofania relativa, cioè il rapporto tra eliofania
assoluta e teorica nei mesi del 2011. Si osserva che la massima percentuale
di soleggiamento si è avuta ad Agosto (circa il 90%), ma anche in Ottobre e
Novembre e in Maggio e Giugno l’eliofania si è attestata intorno al
70%.
In totale, durante il 2011 Roma ha goduto del cielo soleggiato per
oltre il 66% del tempo astronomicamente possibile.
Bibliografia
Capecchi V., et al., 2007, Individuazione dei segnali di cambiamento
climatico a scala locale e regionale, in Clima e cambiamenti climatici-le
attività del CNR, Roma, CNR-Dip Terra e Ambiente, 385-388
Effemeridi dell’anno 2011 per Roma: http://www.marcomenichelli.it/sole.asp
Mangianti F., Perini L., Osservazioni meteorologiche, 1993-2010, pp 40
Sullo sfondo l’Altare della Patria e in primo piano la sfera dell’eliofanografo
posizionato sul terrazzino a sud dell’Osservatorio del Collegio Romano.
(Foto di Eleonora Gerardi)
58
Le osservazioni aerobiologiche del 2011
ANNO 2011
FAMIGLIE BOTANICHE
BETULACEAE
CHENO/AMARANTHACEAE
COMPOSITAE
CORYLACEAE
CUPRESSACEAE/
TAXACEAE
FAGACEAE
GRAMINAE
OLEACEAE
PINACEAE
PLANTAGINACEAE
PLATANACEAE
SALICACEAE
ULMACEAE
URTICACEAE
ALTRE
GEN
FEB
MAR
n
%
n
%
n
12
0,6
336
3,3
0
0,0
0
0,0
0
0,0
0
0,0
APR
MAG
%
n
GIU
%
n
LUG
%
n
%
AGO
n
%
SET
n
%
OTT
n
%
NOV
n
%
DIC
%
n
n
%
170
1,0
88
0,8
4
0,0
6
0,2
0
0,0
0
0,0
0
0,0
1
0,2
0
0,0
0
0
0
0,0
0
0,0
52
0,3
121
4,3
29
4,3
45
10,9
72
30,9
42
15,2
3
3,2
0
0,6
3
0,0
9
0,1
11
0,1
14
0,5
12
1,7
47
11,2
37
15,7
16
6,0
4
3,5
1
2,4
571
29,6
391
3,8
117
0,7
2375
21,3
144
0,9
4
0,2
0
0,0
0
0,0
0
0,0
1
0,5
0
0,3
15
26,2
1135
58,9
8486
82,3
11264
69,1
1160
10,4
414
2,6
65
2,3
10
1,4
6
1,4
1
0,6
8
2,9
6
6,0
12
20,7
0
0,0
0
0,0
137
0,8
2210
19,8
8839
55,8
534
19,2
150
22,0
4
1,0
2
0,7
11
3,9
0
0,3
1
2,4
2
0,1
5
0,1
28
0,2
520
4,7
2178
13,8
592
21,3
110
16,0
88
21,1
44
19,0
20
7,3
2
1,6
0
0
40
2,1
46
0,4
284
1,7
347
3,1
1377
8,7
333
12,0
13
1,8
0
0,0
1
0,3
4
1,6
0
0,3
2
3,7
2
0,1
7
0,1
73
0,4
218
2,0
1574
9,9
66
2,4
16
2,3
6
1,4
3
1,3
53
19,3
69
63,8
2
3,7
0
0,0
0
0,0
2
0,0
28
0,3
26
0,2
79
2,8
19
2,8
21
5,2
4
1,8
1
0,5
0
0,0
0
0
0
0,0
0
0,0
2131
13,1
2771
24,9
2
0,0
0
0,0
0
0,0
0
0,0
0
0,0
0
0,1
0
0,0
0
0
0
0,0
77
0,7
335
2,1
98
0,9
0
0,0
0
0,0
0
0,0
0
0,0
0
0,0
0
0,0
0
0,0
0
0
7
0,4
325
3,2
107
0,7
26
0,2
0
0,0
0
0,0
0
0,0
0
0,0
0
0,0
0
0,0
0
0,0
0
0
147
7,6
622
6,0
1544
9,5
1082
9,7
1042
6,6
753
27,0
154
22,5
137
32,9
44
19,0
40
14,4
13
12,3
19
34
12
0,6
21
0,2
108
0,7
206
1,8
176
1,1
217
7,8
171
25,0
63
15,1
25
10,9
77
28,1
10
9,2
4
6,70
Tabella 1: somma e composizione percentuale del polline rilevato per mese e per famiglia botanica
Altre: Polygonaceae, Euphorbiaceae, Myrtaceae, Aceraceae, Cyperaceae, Cannabaceae, Caprifoliaceae, Ericaceae,
Ginkoaceae, Hippocastanaceae, Juglandaceae, Juncaceae, Lauraceae, Leguminose, Mimosaceae, Moraceae, Palmaceae,
Papaveraceae, Saxifragaceae, Tiliaceae, Umbelliferae, Vitaceae e altri pollini deformati o non identificati o appartenenti a
famiglie botaniche non riportate.
59
Elaborazioni aerobiologiche
a cura di Maria Cecilia Serra e Francesca Greco
Figura 1 - Roma – Osservatorio del Collegio Romano: Concentrazione pollinica totale (spezzata nera) e precipitazione giornaliera
(istogramma grigio) rilevate nell’anno 2011
60
Figura 2 - Roma – Osservatorio del Collegio Romano: Corylaceae
Figura 3 - Roma – Osservatorio del Collegio Romano: Cupressaceae
61
Figura 4 - Roma – Osservatorio del Collegio Romano: Platanaceae
Figura 5 - Roma – Osservatorio del Collegio Romano: Urticaceae
62
Figura 6 - Roma – Osservatorio del Collegio Romano: Fagaceae
Figura 7 - Roma – Osservatorio del Collegio Romano: Gramineae
63
Figura 8 - Roma – Osservatorio del Collegio Romano: Oleaceae
Figura 9 - Roma – Osservatorio del Collegio Romano: Pinaceae
64
Figura 10 - Roma – Osservatorio del Collegio Romano: Alternaria
Figura 11 –Roma – Osservatorio del Collegio Romano- Diffusione delle spore nel 2011
65
Figura 12 – Roma – Osservatorio del Collegio Romano- 2011: Numero totale di spore rilevate
per specie
Figura 13 – Roma – Osservatorio del Collegio Romano- 2011: Particolare - numero totale di
spore rilevato nelle specie minori
66
Sullo sfondo il Pantheon e la Basilica di San Pietro; in primo piano il campionatore
pollinico sulla sommità della Torre Calandrelli. (Foto di Eleonora Gerardi)
67
Commento all’andamento aerobiologico
Francesca Greco, Maria Cecilia Serra
Nelle pagine precedenti sono esposti in forma grafica, i risultati del
monitoraggio aerobiologico effettuato nel 2011 nell’osservatorio
meteorologico del Collegio Romano.
La Tab. 1 riporta in colonna il totale e la composizione percentuale dello
spettro pollinico rilevato mensilmente per famiglia. La lettura in verticale
evidenza la caratterizzazione floristica di ciascun mese. La lettura sulla riga
mostra il protrarsi della fioritura delle diverse famiglie botaniche nel corso
dell’anno.
In figura 1, la spezzata rappresenta la concentrazione pollinica totale
giornaliera (granuli/m3), l’istogramma il valore della precipitazione
giornaliera (mm) rilevati nel sito nel 2011.
L’insorgenza di fenomeni di precipitazione riduce la concentrazione
pollinica in aria. Nel nostro ambiente si verificano due stagioni polliniche
principali: una prima, a fine inverno, nell’intorno del picco che si è
verificato il 19 febbraio (2598 granuli/m3), determinato dalla pollinazione
delle Cupressaceae; la seconda, a primavera, in concomitanza del picco del
9 maggio (1561 granuli/m3), è da ascrivere alla fioritura di più specie
contemporaneamente: querce, graminacee, frassini, olivi, carpini, pini,
ortiche. Una terza stagione pollinica, sebbene molto ridotta in intensità
rispetto alle due precedenti, si manifesta tra la fine dell’estate e l’autunno
ed è dovuta principalmente a piante erbacee come la lanciola, il farinaccio,
l’amaranto, la parietaria, l’artemisia e anche piante arbustive o arboree
come edera, casuarina e cedri. In questo periodo in alcune aree, si registra
una elevata concentrazione di Ambrosia, una composita molto allergenica;
questo tipo di granulo è scarsamente presente tra i pollini rilevati al
Collegio Romano.
Le figure da 2 a 10 rappresentano la stagione pollinica 2011 delle principali
famiglie botaniche rilevate nel sito: Corylaceae, Cupressaceae, Platanaceae,
Urticaceae, Fagaceae, Gramineae, Oleaceae e Pinaceae; la linea spezzata
esprime la concentrazione pollinica giornaliera della famiglia nel 2011,
l’area grigia riproduce l’andamento medio annuale della concentrazione
nel periodo 2001-2010.
La determinazione della stagione pollinica è una delle questioni più
dibattute in aerobiologia. Le date di inizio, del picco, della fine e la durata
del periodo, variano notevolmente a seconda dei criteri proposti dagli
autori. Alcuni considerano avvio del ciclo la data in cui la concentrazione di
granuli per m3 di una specie raggiunge una certa percentuale dell’indice
68
pollinico stagionale; e analogamente avviene per la determinazione del
termine; in questo modo, a seconda dei limiti stabiliti, il periodo di
pollinazione comprende il 90% (Pearson, 1981), il 95% (Andersen, 1991) ed
il 98% del totale (Galan, 1995) oppure semplicemente ci si basa sul
raggiungimento di una certa soglia (Giorato, 2000).
Altri autori, nella valutazione della stagione pollinica considerano, oltre
alla concentrazione giornaliera di un dato taxa, anche la continuità del
rilevamento in più giorni successivi, per individuare con certezza l’inizio di
un ciclo di fioritura e dispersione pollinica.
In questa sede si prendono in considerazione i metodi di Jäger e di
Leuschner.
Jäger et al. (1996)
La stagione pollinica di un taxa comincia il primo giorno in cui il totale
giornaliero di granuli sia superiore all’1% dell’indice pollinico stagionale
(SPI), presupponendo che non seguano 6 giorni successivi senza pollini.
La stagione pollinica finisce quando è stato raggiunto il 95% del polline
totale annuale
Lejoly-Gabriel and Leuschner (1983)
La stagione pollinica comincia nel giorno in cui la percentuale di polline
emesso è superiore all’1% e la somma delIa percentuale giornaliera di
polline rilasciato in un anno dal taxa raggiunge il 5%.
La stagione pollinica ha termine nell’ultimo giorno in cui la somma della
percentuale giornaliera rilasciata dal taxa sia maggiore dell’1% e la somma
della percentuale di quel giorno e la somma della percentuale dei due
giorni precedenti è più alta o uguale al 3%.
I metodi esaminati per la definizione della stagione pollinica si basano sullo
SPI, indice pollinico stagionale che viene determinato a fine anno; ciò
comporta che la data di inizio della stagione pollinica e le date successive
possono essere determinate a posteriori, quando il ciclo di pollinazione si è
ormai concluso.
Secondo gli autori citati sopra, le date di inizio, picco e fine, delle famiglie
rappresentate, nel 2011 sono state le seguenti.
CORYLACEAE
Inizio
picco
fine
durata
SPI
12
100
117
106
3618.4
Jäger
12.01.12
10.04.12
27.04.12
38.2
450.0
20.5
9
100
130
122
3618.4
Leuschner
09.01.12
10.04
10/05
13.3
454
12.6
69
CUPRESSACEAE
Inizio
Picco
Fine
Durata
SPI
PLATANACEAE
Inizio
Picco
Fine
Durata
SPI
28
50
97
70
22567.8
84
89
100
17
4904.1
PINACEAE
Inizio
picco
fine
durata
SPI
91
129
279
189
2088.4
FAGACEAE
Inizio
picco
fine
durata
SPI
103
129
161
59
11888.1
GRAMINEAE
Inizio
picco
fine
durata
SPI
114
141
201
88
3604.4
OLEACEAE
Inizio
picco
fine
durata
SPI
77
141
158
82
2446.6
URTICACEAE
Inizio
picco
fine
durata
SPI
62
77
208
147
5596.2
Jäger
28/01
19/02
07/04
365.7
2429.2
70.3
28
50
93
66
22567.8
Jäger
25/03
30/03
10/04
50.8
594.9
54.6
85
89
103
19
4904.1
Jäger
01/04
09/05
06/10
24.6
190.4
7.2
90
129
150
61
2088.4
Jäger
13/04
09/05
10/06
145.7
1156.1
40.9
95
129
178
84
11888.1
Jäger
24/04
21/05
20/07
65.5
145
4.1
107
141
179
73
3604.4
Jäger
18/03
21/05
07/06
26.3
152.8
22.5
65
141
158
94
2446.6
Jäger
03/03
18/03
27/07
75
197.5
5.5
37
77
177
141
5596.2
Leuschner
28/01
365.7
19/02
2429.2
03/04
97.6
Leuschner
26/03
30/03
13/04
193.1
594.9
56.3
Leuschner
31/03
09/05
30/05
11.3
190.4
20.8
Leuschner
05/04
09/05
27/06
38.5
1156.1
39.2
Leuschner
17/04
21/05
28/06
19.8
145
14
Leuschner
06/03
21/05
07/06
14.7
152.8
22.5
Leuschner
06/02
18/03
26/06
33.1
197.5
30.4
70
Confrontando le date riportate nei prospetti, si osserva come varia la
stagione pollinica secondo i due autori.
La data di inizio può slittare fino a 12 giorni nelle Oleaceae e a 25 nelle
Urticaceae.
La durata della stagione, secondo i due metodi, può variare di due giorni
nelle Platanaceae, caratterizzate da una fioritura intensa ma condensata in
un periodo ristretto, fino a 16 giorni nelle Corylaceae e 25 nelle Fagaceae.
Un caso a parte è quello delle Pinaceae, famiglia in cui si raggiunge la
maggiore differenziazione: 128 giorni di scarto nella durata e 129 nella data
del termine. Evidentemente, il metodo Leuschner include anche il
rilevamento autunnale del genere Cedrus che sfugge al metodo Jäger. Per
le Pinaceae sarebbe opportuno considerare separatamente le stagioni
polliniche dei generi Pinus primaverile e Cedrus autunnale.
Le date di fine stagione oscillano da uno fino a 17 giorni nelle Fagaceae, 22
nelle Gramineae e 31 nelle Urticaceae, i cui granuli sono rilevati
costantemente, pur in quantità variabili, nei campioni giornalieri.
n gg concentrazione
periodo persistenza
alta
media
Corylaceae
21
26
Cupressaceae
Platanaceae
Urticaceae
Fagaceae
Granineae
Oleaceae
Pinaceae
47
13
11
53
39
27
10
34
3
100
14
28
64
15
27.01- 08.02
31.03-09.05
15.01 - 21.04
24.03 – 14.04
10.02 – 26.06
05.04 – 01.06
17.04 – 30.06
18.03 – 26.06
01.05 – 16.05
Le spore
Il rilevamento delle spore è rappresentato nelle figure da 10 a 13.
L’Alternaria è una spora allergenica e viene monitorata obbligatoriamente
(Norma UNI). In Figura 10, è rappresentata la concentrazione giornaliera
ed il valore medio del periodo 2002 – 2010.
La stagione dell’Alternaria è cominciata a maggio; il picco si è verificato il
29 luglio e la concentrazione si è mantenuta elevata per tutta l’estate; a
ottobre è cominciata la fase discendente che si è protratta fino a novembre.
71
ALTERNARIA
Inizio
picco
fine
durata
SPI
144
210
303
160
10700.2
Jäger
24/05
29/07
30/10
121.4
314.2
38.9
121
210
309
189
10700.2
Leuschner
01/05
60.7
29/07
314.2
05/11
41.3
In Figura 11: Alternaria, Epicoccum, Stemphylium e Polythrincium sono le
spore rilevate con maggiore frequenza; in ALTRE è sintetizzato il
contributo di: Torula, Pleospora, Pitomyces, Peronospora, Periconia,
Oidium, Helminthosporium, Curvularia, Chaetomium, Arthrinium,
Agrocybe e Stemhylium. Queste sono rilevate in quantità modeste, (Fig. 12
e 13) da 700 unità (Torula e Pithomyces) alle poche decine di Agrocybe e
Curvularia; Oidium e Peronospora, spore di interesse agrario, si collocano
in posizione intermedia, con 567 e 369 unità rispettivamente.
La stagionalità delle spore, contrariamente a quella dei pollini, è
prevalentemente estiva (Figura 11).
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Pubblicato il 19 giugno 2012
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e-ISBN 978-88-97081-20-3
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