Scarica il libro “Un anno di zapping” 2013 – 2014

Transcription

Scarica il libro “Un anno di zapping” 2013 – 2014
1
2
Osservatorio Media del Moige
Movimento Italiano Genitori
coordinato da
Elisabetta Scala
a cura di
Alessandra Caneva
un anno
di zapping
guida critica ai programmi televisivi
STAGIONE TELEVISIVA - 2013/2014
prefazione di Elisa
Manna
postfazione di Francesco Posteraro
3
4
Prefazione
Elisa Manna
7
Introduzione
Maria Rita Munizzi, Elisabetta Scala
9
Legenda dei simboli
11
Schede di analisi critica dei programmi
13
Postfazione
Francesco Posteraro
205
Indice dei programmi
Glossario dei termini tecnici
Note professionali degli autori
206
213
215
un anno
di zapping
indice
5
6
un anno
di zapping
prefazione
La nostra è un’epoca in cui proliferano i riti collettivi: tra questi, uno dei più
rivelatori riguarda il rapporto tra i media e i minori. Totalmente trascurato
nella quotidianità da istituzioni e leader d’opinione, balza prepotentemente all’attenzione di tutti quando un doloroso fatto di cronaca fa sospettare una qualche influenza negativa della televisione o dei videogiochi sui
comportamenti devianti di un ragazzo o una ragazza. Per qualche giorno
non si parla d’altro: gli esperti vengono bersagliati di richieste d’interviste
da giornali e trasmissioni televisive che scompongono il fatto mille volte
per capire se i contenuti nocivi di cui i media traboccano possono aver
influenzato o meno il comportamento deviante in questione (recentemente, le baby prostitute in cerca di guadagni facili per acquistare oggetti di
consumo di lusso).
Come sempre si formano subito due schieramenti: quelli che vedono nei
media l’origine di ogni male, quelli che invece tendono a minimizzare e
rimpallano comunque le responsabilità sui genitori.
In pratica, non si riesce a fare un discorso serio. Già, perché il discorso
diventa serio, quando ci si svincola dalle logiche di schieramento e si
guarda con competenza e anche buon senso (che non guasta) alle fenomenologie che abbiamo davanti agli occhi e in cui i nostri figli sono
immersi. Quanto a competenza, le conoscenze non mancano: il recente
Libro Bianco realizzato dall’Agcom in collaborazione con il Censis ha dedicato uno spazio importante ad un’ampia review sistematica che passa in rassegna la produzione scientifica internazionale più accreditata
sul tema. Vi si evidenzia, tra l’altro, che esiste ormai un consenso nella
comunità scientifica più autorevole sulla pericolosità della rappresentazione mediatica della violenza così come di altri contenuti: una rappresentazione martellante di modelli estetici irreali, quella del piacere legato
ossessivamente al consumo, il ricorso a stereotipi legati alla rappresentazione della donna o delle altre etnie, una visione distorta della sessualità.
Evidentemente l’influenza non è diretta (e qui si potrebbero citare molti
padri delle scienze sociali), ma può venire mediata, nel bene e nel male,
da genitori, scuola, gruppo dei pari. Nel senso che la televisione e i media in generale agiscono da “rinforzo”, ovvero acuiscono qualità e limiti
della personalità del minore in maniera direttamente proporzionale ad
altre variabili, come, ad esempio, il “capitale culturale”: i più “attrezzati”
integreranno le conoscenze acquisite a scuola con i contenuti mediatici,
quelli meno attivi e critici tenderanno ad usare passivamente i media
esclusivamente come fonte d’intrattenimento.
In effetti, l’esposizione “controllata” dai genitori può incidere positivamente sulle qualità cognitive dei minori. La letteratura ci dice che ciò vale ad
esempio per l’arricchimento del vocabolario delle classi più svantaggiate,
per le capacità di problem solving o ancora per l’integrazione delle etnie.
7
È qui che emerge con chiarezza l’importanza della Media education: genitori consapevoli, informati, sapranno scegliere, orientare i consumi mediatici dei figli in maniera che essi non solo non rappresenteranno un pericolo,
ma potranno diventare un arricchimento.
“Un anno di zapping” si presenta in questo senso come un utile strumento
a disposizione dei genitori per acquisire una visione più ampia del panorama televisivo italiano, perché fonda la propria tassonomia non tanto
sull’asettica riproposizione dei dati d’ascolto (di cui si abusa nelle analisi
anche dotte),quanto sulle qualità e gli aspetti valoriali che vanno nella direzione di una “TV family friendly”. Il MOIGE in questo senso può vantare
una costanza certificata, proprio dal fatto che siamo al settimo Rapporto
di un monitoraggio che ha lo scopo evidente di accompagnare i fruitori del
piccolo schermo domestico in un percorso che conduca verso la consapevolezza degli adulti e soprattutto dei minori.
In questo modo il genitore si fa insegnante, perché viene messo in condizione di dotare il minore di quegli strumenti in grado di smascherare le
intrinseche procedure di significazione mediale.
Ma non è tutto: talvolta il minore finisce dentro lo schermo, con tutte le
strumentalizzazioni che conosciamo. L’industria radiotelevisiva italiana s’inerpica in rischiosi equilibrismi tra la quasi certezza di fare ascolti con
bambini attori o cantanti e il dovere sancito dal Codice Media e Minori di
esporlo alla luce dei riflettori prevenendo però qualsiasi fattore di turbamento. Ebbene, troppo spesso l’equilibrismo non riesce e, pur rispettando
formalmente i dettami della legge, la tv continua ad incentivare il protagonismo e l’adultizzazione dei minori nuocendo a quelli dentro lo schermo e
a quelli davanti ad esso.
Molto si potrebbe fare: da una “legge quadro” che riprenda tutte le contraddizioni normative del sistema di tutela dei minori per rendere realmente
efficace la tutela, fino ad una normativa sull’autocertificazione dei prodotti audiovisivi, come avviene in altri Paesi europei. Forse, in mancanza di
un’attenzione normativa di maggior respiro, conviene prendere atto del
fatto che il sistema dei media è un sistema che genera prodotti per attirare
pubblico e vendere spazi pubblicitari (un discorso a parte evidentemente,
andrebbe fatto per il Servizio Pubblico). Questa logica marginalizza, è un
fatto, le esigenze dei minori. Perciò, la dimensione dell’educazione e della
crescita critica del pubblico, degli operatori dell’informazione e dei responsabili nel sistema dei media, diventa una strada prioritaria e concreta. Anche attraverso questa guida.
Elisa Manna
Responsabile “Politiche Culturali” Fondazione Censis
8
un anno
di zapping
introduzione
Non solo share. Il punto di partenza con cui, da 17 anni, ci avviciniamo ai programmi e agli spot televisivi è la qualità family friendly. Ed è
in quest’ottica che valutiamo centinaia di trasmissioni tra fiction, film,
soap, mini serie, varietà, talk show, approfondimenti, cartoni animati
e spot. La tv è ancora una delle principali forme di intrattenimento e
guardarla insieme, commentando quanto va in onda, rimane un comportamento preferibile per tutta la famiglia. Riteniamo che un prodotto
televisivo sia buono quando la “vision” degli autori, cioè il “sottotesto’’,
trasmette valori di bellezza, bontà ed autenticità: auspichiamo che oltre
a divertire debba veicolare anche un messaggio valoriale positivo e
stimolante, sia per i minori che per i genitori.
Da questi presupposti nasce “Un anno di zapping”, l’unica guida critica
alla programmazione televisiva italiana, che si muove nella direzione di
una tv family friendly. Nell’edizione di quest’anno, trovate le schede di
180 programmi, compresi 40 spot, che abbiamo selezionato tra quelli
in onda in fascia protetta (7.30-22.30) valutati anche grazie alle migliaia di segnalazioni arrivate al nostro Osservatorio Media (numero verde
800937070, www.moige.it) - e anche attraverso le nostre pagine su
Facebook e Twitter.
In questa guida è stata analizzata e selezionata tanta fiction con particolare riguardo per quella in grado di esprimere una rappresentazione
autentica della realtà che incentivi i legami familiari e la realizzazione
umana attraverso l’affettività.
Abbiamo prestato attenzione a quei cartoni animati che, usando il linguaggio fantasioso proprio dei bambini, portano a una trasposizione
delle qualità umane in modo semplice e appropriato.
Buon gusto, valorizzazione della dignità della persona e senso del bello, sono i criteri con cui valutiamo i programmi di varietà e intrattenimento. In particolare quando sono presenti minori, chiediamo che vi
sia rispetto per la loro età e sensibilità, che l’ambiente sia adeguato
a loro, giocoso e senza elementi di stress e che non siano “usati” per
far “spettacolo al servizio degli adulti”. L’ideale è che sia per loro una
esperienza positiva e divertente.
La pubblicità viene infine considerata nei suoi contenuti anche psicologici, ma senza “psicologismi”. È chiaro che l’obiettivo dello spot, in
ultima istanza, è vendere un prodotto, ma nulla vieta di valorizzare il
messaggio con l’ironia, la bellezza, l’eleganza, la capacità di evidenziare stili di vita sani. Questi messaggi sono di gran lunga preferibili alla
scorciatoia di attirare l’attenzione richiamando gli istinti più bassi.
La classificazione simbolica aiuta nell’immediata comprensione dell’analisi dei prodotti televisivi. La valutazione qualitativa è espressa per
9
gradi: dal bidoncino per il programma trash alla stellina per la qualità. Il
simbolo della Conchiglia Moige è il riconoscimento più alto assegnato a
coloro che riescono a conciliare successo, qualità e valori positivi, condensandoli in un momento di svago adatto a tutta la famiglia.
L’intento del volume è quello di offrire a genitori ed educatori uno strumento utile per una visione critica, mentre ai direttori di rete, autori,
produttori, pubblicitari e addetti ai lavori, un’occasione di riflessione sulla
possibilità di migliorare l’offerta televisiva, tenendo in maggior conto, oltre ai dati d’ascolto, il gradimento del pubblico familiare. Non solo svago,
dunque, per le famiglie davanti alla tv, ma anche qualità, contenuti e valori. Ci sono ottimi esempi - e ve li raccontiamo nella guida - ma ci sono
anche, purtroppo, tante cadute di stile, di cui faremmo volentieri a meno.
La strada verso una tv “cattiva maestra” ha ancora troppi viandanti!
Maria Rita Munizzi
Presidente Nazionale Moige
10
Elisabetta Scala
Responsabile Osservatorio Media Moige
legenda dei simboli
Conchiglia Moige
è la classificazione più alta, indica un programma qualitativamente significativo, da vedere con tutta la famiglia, e in grado di offrire buone
potenzialità educative. La conchiglia premia lo sforzo riuscito di una televisione che sa conciliare con gli obiettivi di share qualità del prodotto,
necessità di intrattenimento, toni e contenuti adatti alla visione familiare.
Stella
programma positivo, che abbina contenuti validi e interessanti a una
buona forma tecnica, adeguata alle caratteristiche del genere televisivo
a cui appartiene il programma.
Faccetta sorridente
programma qualitativamente buono, senza elementi trash o contenuti
inappropriati.
Faccetta media
programma non meritevole di una particolare segnalazione positiva, ma
neanche di un giudizio negativo.
Faccetta triste
programma di qualità piuttosto scadente, con elementi di criticità.
Bidoncino del trash
programma di scarsa qualità, che si nutre del gossip e dello scandalo, o
tende a trattare con leggerezza temi sociali importanti, spettacolarizzando il dolore umano e non risparmiando volgarità gratuita, ecc., irrispettoso dell’intelligenza, del buon gusto e della sensibilità degli spettatori e
soprattutto dei minori.
11
12
Adriano Olivetti, la forza
di un sogno
Genere: : Miniserie TV
Durata: 2 X 90’
Interpreti principali: Luca Zingaretti, Stefania Rocca,
Massimo Poggio, Francesca Cavallin, Elena Rodonicich, Francesco Pannofino, Roberto Accornero
Regia: Michele Soavi
Sceneggiatori: Franco Bernini, Silvia Napolitano
Produzione: Casanova per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: lunedì 28 e martedì 29 ottobre 2013 alle
ore 21: 10
Ascolti medi: 6.117.000 telespettatori; 30% share
Schede di analisi critica
dei programmi
13
FICTION
16
Adriano Olivetti. La forza
di un sogno
Genere: Miniserie TV
Durata: 2X100’
Interpreti principali: Luca Zingaretti, Stefania Rocca,
Massimo Poggio, Francesca Cavallin, Elena Radonicich, Francesco Pannofino, Roberto Accornero
Regia: Michele Soavi
Sceneggiatori: Franco Bernini, Silvia Napolitano
Produzione: Casanova per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: lunedì 28 e martedì 29 ottobre 2013 alle
ore 21: 10
Ascolti medi: 6.117.000 telespettatori; 30% share
La storia segue una scrittura di tipo circolare. La prima scena: Olivetti muore d’infarto su un treno a soli
59 anni. Da qui, vengono ricostruite in flash back le tappe fondamentali della vita di colui che è stato definito lo Steve Jobs italiano. È ancora dodicenne quando suo padre lo porta a lavorare nella sua fabbrica
perché conosca la realtà che un giorno dovrà dirigere. È lì che, spaventato a morte dalla fiamma ossidrica, capisce che è importante mettere gli operai in condizione di lavorare nel miglior modo possibile. Dal
padre ebreo, pieno di umanità, sebbene portatore di una mentalità antica, svilupperà un’idea di lavoro e
realtà operaia assolutamente rivoluzionaria. Durante la guerra, gli Olivetti devono recarsi all’estero, sono
ebrei e antifascisti. Adriano ha un rapporto strano con la moglie Paola, donna enigmatica, che ha sposato
e dalla quale ha avuto due figli. Accetta supinamente la sua relazione con Carlo Levi senza ribellarsi, in
nome di una concezione di libertà che forse nel film non viene ben spiegata. Il contesto storico è ben
descritto, soprattutto la nefasta influenza americana sulla produttività italiana. Qualcuno lo spaccia per
comunista, accusa che allarma anche i servizi segreti americani al punto che la Cia decide di spiarlo. In
realtà, il suo è un ideale comunitario, non comunista, di stampo cristiano socialista semmai (da ebreo si
converte al cattolicesimo), innovativo e neanche utopista, visto che laddove viene applicato produce ricchezza per i proprietari e per gli operai. Questo ideale lo persegue fino alla fine e con successo, passando
attraverso le difficili vicissitudini sentimentali, che risolve sposando Grazia, una donna più giovane di lui
di trent’anni. Anche il tradimento dell’amico Mauro, che è passato alla concorrenza e diventato deputato,
è uno dei dolori più grandi che il protagonista vive. Solo le dimissioni dell’onorevole Fanfani, suo protettore, sembrano darla vinta ai nemici di Adriano Olivetti, ma lui continua a non arrendersi e cerca capitali
svizzeri per portare avanti la ricerca e il decollo dell’azienda che ha aperto a Pozzuoli. Durante il viaggio,
Adriano muore, stroncato da un infarto fulminante: la prima scena del film è la stessa dell’ultima. Nel
giro di pochi anni l’opera generosa di Adriano andrà dispersa, e la divisione elettronica della Olivetti verrà
venduta alla General Electric. Ma il sogno di Adriano continuerà a vivere nel lavoro dei suoi successori. La
miniserie mostra che l’ideale di Olivetti è vincente, non è utopico, se fallisce è solo a causa dell’estrema
avidità degli imprenditori che vogliono guadagnare sempre di più e non considerano gli operai come
persone a cui spetta che venga riconosciuta una dignità. E ancora, è colpa del potere smisurato delle
banche pilotate dalla politica. È colpa, in ultima analisi, dell’idolatria del denaro che mette la persona in
secondo piano. L’attualità di questa storia, in un momento di crisi economica mondiale, è sorprendente;
questo prodotto non può che ricevere il nostro pieno plauso. Ottima la risposta anche del pubblico.
a.c.
17
Altri Tempi
Genere: Miniserie TV
Durata: 2X90’
Interpreti principali: Vittoria Puccini,
Stefania Rocca, Francesco Scianna,
Valentina Corti, Benedetta Buccellato,
Marina Rocco, Elena Radonicich,
Camilla Semino Favro
Regia: Marco Turco
Sceneggiatori: Alessandro Sermoneta,
Marco Turco, Elena Bucaccio
Produzione: Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: domenica 13 e
lunedì 14 ottobre 2013 alle ore 21:30
Ascolti medi: 4.804.000 telespettatori;
20.09% share
+14
Siamo a Torino nel 1960. Adele, una giovane in procinto di sposarsi, riceve una strana eredità, un albergo
e denaro da una donna di cui non conosce l’identità. Incuriosita si reca nelle stanze della casa e trova
una lunga lettera della donataria indirizzata alla senatrice Lina Merlin dove Maddalena, questo è il suo
nome, racconta la sua storia. Tutto inizia nel 1937 quando, rimasta orfana, chiede aiuto all’avvocato di
famiglia che abusa di lei, la mette incinta e poi l’abbandona nella casa di una ricca e spietata usuraia.
Quest’ultima, quando Maddalena partorisce, la costringe a prostituirsi in un bordello di lusso, dove
però Maddalena, che intanto ha affidato la figlia alle suore, resiste molto poco. Schedata ormai come
prostituta, non riesce a trovare un lavoro onesto e ritorna nel bordello di lusso. La bambina viene data
in adozione. A questo punto, Maddalena cerca di fare carriera e diventa lei tenutaria di una casa di tolleranza. Tutto procede per il meglio, le sue ragazze vengono trattate nel miglior modo possibile, ma una
sua protetta si suicida. Questo la porta a cambiare vita. Decide con successo di appoggiare la senatrice
Merlin che si batte per la chiusura della case di tolleranza. La lettera finisce. Adele capisce di essere la
figlia di quella donna la cui vita è stata segnata da un travaglio infinito e decide di continuare quello che
la madre aveva iniziato. Intanto indaga sulla sua morte e riesce a inchiodare proprio quell’avvocato che
la violentò da ragazza e che, oggi, divenuto deputato, l’ha assassinata. Poi regala la casa alle amiche
della madre e decide di studiare legge. La storia, considerando che si svolge quasi interamente in un
bordello, ha mantenuto un’accettabile decenza di scene. In generale l’opera ripercorre una battaglia
della senatrice socialista che portò alla chiusura delle case di tolleranza, e anche se il problema della
prostituzione non si risolse, rappresentò un’importante tappa per la denuncia dello sfruttamento di donne
povere alle quali la società non sembrava dare alternative. La vicenda di Maddalena è commovente, ma
lo è ancora di più la reazione della figlia che, conosciuta la verità, prova una compassione profonda per
quel mondo di donne sfruttate di cui è rimasta vittima anche sua madre. Nella ricostruzione dei fatti, si
registrano delle forzature: per esempio, quando Maddalena prende in mano come direttrice la casa di
tolleranza più esclusiva di Torino, sembra quasi una benefattrice perché tratta bene le ragazze, dà loro
assistenza medica, le paga meglio. In realtà quello che le costringe a fare è comunque abominevole
e non è sufficientemente condannato dalla fiction. Il suo cambiamento interiore avviene quando Edda
muore suicida. Tutti ci saremmo aspettati che alla giovane contadina Maddalena avesse risparmiato “la
vita”, proiettando in lei l’affetto della figlia a cui aveva dovuto rinunciare. Nel complesso la fiction è di ottimo livello soprattutto se la si paragona a quelli che sono i prodotti in circolazione. È presente una morale
di fondo interessante, offuscata a volte da troppa indulgenza nei confronti della protagonista soprattutto
nel periodo in cui lei diviene tenutaria della casa di tolleranza.
a.c.
18
Amore criminale
Genere: Docufiction
Durata: 130’
Conduttore: Barbara De Rossi
Regia: Matilde D’Errico, Maurizio Iannelli
Autori: AA.VV.
Produzione: D 4 per Rai
Rete: Rai3
In onda : da venerdì 28 febbraio 2014
alle ore 21:10
Ascolti medi: 1.360.000 telespettatori;
5.13 % share
+14
In Italia, una donna viene uccisa ogni tre giorni. Omicidi che deflagrano dopo lunghi periodi di maltrattamenti che il più delle volte non vengono denunciati. Il programma, diretto con garbo e consapevolezza
della gravità degli argomenti trattati, si propone di illustrare, raccontare, spiegare, sceneggiare questo
terrificante fenomeno partendo da casi tratti dalla cronaca nera. La storia viene ricostruita e si trasforma
in una vera e propria docufiction dove, con tanto di attori, location e azioni il fatto viene ricostruito come
in un film. Le interviste di parenti, legali, forze dell’ordine, criminologi, psichiatri di parte cercano di
gettare qualche luce sulle cause di tali efferati omicidi. I casi ricostruiti si riferiscono per lo più a donne
uccise, una minoranza a donne sopravvissute alla morte che poi hanno dovuto affrontare un lungo periodo di recupero psicologico. Il programma è indubbiamente lodevole. Genitori di figlie adulte, donne che
si aprono a relazioni sentimentali possono ricevere molte informazioni interessanti per riuscire a cogliere
in tempo quei segni, quei comportamenti che sono preludio di manifestazioni di uomini violenti e spesso
pericolosi. Il sentimento della passione, dell’innamoramento tende per sua natura a non vedere con
lucidità i difetti del partner che vengono giustificati e perdonati, almeno all’inizio, con molta facilità. I casi
di femminicidio sono troppi per poterli attribuire a personalità disturbate a livello psichiatrico. “Amore
criminale” ricostruisce la vita della vittima entrando nell’ambito familiare, tornando indietro nel tempo. Il
programma non vuole solo enfatizzare il dramma mostrando i momenti lieti, la fanciullezza della vittima
della violenza; infatti intende anche interrogarsi sulla personalità di una donna che è caduta vittima di
un inganno fatale e questo è molto interessante, soprattutto per i genitori che devono vigilare. Ingenuità,
bisogno di affetto, solitudine, amarezze, delusioni, irrazionalità giovanile: spesso sono questi i segni che
accomunano le vittime di femminicidio. L’uomo violento sa corteggiare, è pressante, attento, premuroso,
colma quasi sempre un vuoto prima di manifestarsi per quello che veramente è. Nel momento in cui
comincia a togliersi la maschera, queste donne non sanno rinunciare al sogno di prima e resistono,
credono di essere in grado di cambiare l’uomo che le ha rese veramente felici in un primo momento. Poi
però trovano la forza di rompere la relazione e pagano con la vita l’ultimo guizzo di libertà che era loro
rimasto. L’intervento, come previsto dal format della docufiction, di esperti, testimoni, familiari, legali,
psichiatri etc… fornisce elementi di analisi eccellenti nonché un quadro veritiero e profondo della personalità dell’omicida. Il programma non può che ricevere quindi il nostro plauso. Se dobbiamo contestare
qualcosa è l’uso eccessivo di immagini crude che riportano il momento della violenza più volte, forse
troppe, in un crescendo drammatico che riteniamo eccessivo. Bisogna non dimenticare la componente
sadica dell’uomo che si abbandona a gesti di violenza nei confronti della donna, qualcuno di loro potrebbe ancora trovarsi a ricoprire il ruolo dello spettatore ed emulare.
a.c.
19
Anna Karenina
Genere: Miniserie TV
Durata: 2X90’
Interpreti principali: Vittoria Puccini,
Santiago Cabrera, Benjamin Sadler, Luo de Laage,
Max von Thun, Carlotta Natoli, Sydne Rome,
Maria Castro, Pietro Sermonti
Regia: Christian Duguay
Sceneggiatore: Francesco Arlanch
Produzione: Lux Vide per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: lunedì 2 e martedì 3 dicembre 2013
alle ore 21:10
Ascolti medi: 5.279.000 telespettatori;
19,83% share
+12
La miniserie ha messo in luce, rispetto alle molteplici versioni precedenti, alcuni aspetti trascurati del
grandioso romanzo di Lev Tolstoj. La rigorosa narrazione a doppio binario tra la storia di Levin e Kitty e
quella di Anna e Vronskij pone due realtà affettive che approdano la prima alla felicità, l’altra al suicidio.
Lo sguardo pietoso e pieno di umanità di Tolstoj rimane intatto. Lo scrittore russo, infatti, non pone la
questione in termini di giudizio, e il più delle volte, se lo fa, si mostra a favore delle donne, vittime di condizionamenti sociali e costrette a matrimoni non sempre liberamente sorretti dall’amore. In quest’opera,
in particolare, se c’è un accento di disprezzo è per Vronskij che dà inizio a un gioco, senza un barlume di
moralità o scrupolo, anche se poi egli stesso rimane intrappolato da una penosa situazione con il ripudio
dalla famiglia e l’allontanamento dalla società. Bellissimo invece il percorso di Levin e Kitty che entrambi
compiono prima di giungere al matrimonio. Il primo si libera da ossessioni legate a domande esistenziali
con il sano lavoro della terra, Kitty invece svolge un duro e lungo lavoro di volontariato in un ospedale
militare dove, a contatto con il dolore, diventa una donna matura. Nessuna aurea di sentimentalismo
aleggia intorno alla realtà del matrimonio. I due coniugi decidono di amarsi consapevoli che la felicità è
sempre lotta per andare incontro all’altro e che comunque non può essere mai completamente appagante. La morte di Anna Karenina coincide con la nascita del bambino di Kitty e Levin. Spesso l’opera di
Tolstoj è stata interpretata come tragica perché epocale, legata all’assenza della protezione femminile in
una situazione di divorzio. La miniserie prodotta dalla Lux invece è fedele al testo. Secondo la religione
ortodossa un divorzio è possibile, ma Anna non lo vuole perché comprende che non risolverebbe il
problema completamente, inoltre non vuole costringere il marito ad addossarsi una colpa che ha solo
in parte ed è legata semmai al suo temperamento. Il senso di colpa per aver abbandonato il figlio è più
forte di qualsiasi desiderio di rimediare e sistemare socialmente la sua condizione. La voce fuori campo
di Levin, che accompagna la narrazione, si conclude con una profonda e umana riflessione su cosa sia
veramente la vita e sul significato spirituale della ricerca della felicità: “Tutte le famiglie felici si somigliano”, frase con la quale Tolstoj inizia il romanzo e che trova compimento nelle conclusioni di Levin.
La ricerca della verità ci porta a comprendere che le realtà più semplici (la famiglia, i bambini, il lavoro)
sono quelle che possono gettare una luce di felicità nella nostra esistenza. Le immagini della miniserie,
nonostante l’argomento, sono state intense ma misurate. Questo dimostra che si può raccontare un
adulterio passionale senza scivolare nella morbosità.
a.c.
20
Arrow 2
Genere: Serie TV
Durata: 46X43’ (seconda stagione)
Interpreti principali: Stephen Amell, Katie Cassidy,
Colin Donnell, David Ramsey, Emily Bett Rickards
Regia: AA.VV.
Autori /Sceneggiatori: Greg Berlanti,
Marc Guggenheim, Andrew Kreisberg
Produzione: Warner Bros. Television,
Berlanti Television, DC Comics
Rete: Italia1
In onda: da martedì 10 gennaio 2014 a lunedì 9
giugno 2014 alle ore 21:10
(programmazione soggetta a variazioni)
Ascolti medi: 3.000.000 telespettatori;
11% share
Il miliardario playboy Oliver Queen, scampato miracolosamente ad un naufragio, vive per cinque anni
su un’ isola deserta acquisendo particolari abilità fisiche e tecniche e grande maestria nell’uso dell’arco
per difendersi da innumerevoli insidie. Tratto in salvo, Oliver fa finalmente ritorno nella sua città Starling
City ribattezzandosi “l’incappucciato”, una sorta di giustiziere determinato a lottare contro il crimine e la
corruzione dilaganti. Oliver ha un’arma speciale che lo aiuterà ad individuare i nemici: una lista segreta
di nomi rinvenuta in una tasca della giacca del padre, prima che questo fosse seppellito. Con l’aiuto dei
suoi preziosi collaboratori, il fedele braccio destro Diggle e l’esperto informatico Felicity Smoak, Oliver
inizia una lunga avventura per consegnare, uno a uno, tutti i malviventi che minacciano la sua città nelle
mani della giustizia. Caratterizzato da un montaggio dal ritmo serrato e da sequenze e inseguimenti
mozzafiato, la serie antepone la spettacolarità delle azioni rispetto alla pregnanza dei contenuti. L’uso
della violenza sembra l’unica arma per far sì che il bene prevalga sul male. Si registra un certo gusto
per il tenebroso e l’orripilante: lingue di fuoco, sparatorie e incidenti improbabili che sottolineano il malessere di una città dove violenza e sopraffazione regnano incontrastate e nella quale la forza fisica e la
prepotenza sembrano essere rimasti gli unici strumenti a tutela della propria libertà. Emerge dunque la
visione di un’umanità persa, che ha bandito da tempo la speranza e non appare più in grado di discutere
e dialogare. La dialettica è sostituita dal puntuale uso delle armi, unici strumenti di affermazione della
propria volontà. Anche i dialoghi e le relazioni interpersonali risultano banali e funzionali esclusivamente
al raggiungimento dei propri obiettivi. Ecco allora che il “nobile” ideale di giustizia del protagonista
può realizzarsi solo conformandosi al comportamento dei nemici e rispondendo alla violenza con la
violenza. Anche gli intrecci amorosi sono effimeri ed instabili e denotano l’immaturità del protagonista,
la sua incapacità di costruire una relazione serena e duratura. I personaggi appaiono talvolta come dei
pupazzi teleguidati dalla brama di potere; la dimensione riflessiva è allora sacrificata a tutto vantaggio
dell’azione. Di fronte al dilagare del crimine, sembra impossibile fermarsi, guardarsi e riconoscersi. Dalla
pagina internet dedicata alla serie è possibile vedere le anticipazioni degli appuntamenti successivi e una
galleria di immagini. Un serial che punta tutto sulla spettacolarità delle azioni, ma che conferisce poca
importanza alla dimensione relazionale e ai sentimenti dei personaggi.
f.d.
21
Baciamo le mani
Palermo-New York 1958
Genere: Fiction
Durata: 8x75’
Interpreti principali: Virna Lisi, Sabrina Ferilli,
Massimo Bellinzoni, Burt Yong, David Coco
Regia: Eros Puglielli
Autori/sceneggiatori: Teodosio Losito, Manuela
Romano, Laura Sabatino, Valentina Capecci
Produzione: Ares Film Srl + RTI per Mediaset
Rete: Canale5
In onda: dal 02 settembre al 21 ottobre 2013
alle ore 21:10
Ascolti medi: 5.700.000 telespettatori;
24% share
Nella speranza di ricominciare una nuova vita, lontana dalla terra che le aveva tragicamente strappato il
marito, Ida Di Giulio (Sabrina Ferilli), si imbarca col figlio, sotto mentite spoglie, verso l’America, nei panni
di una giovane donna promessa sposa al primogenito della famiglia Vitaliano.
Ida non sa che si sarebbe dovuta scontrare di nuovo con la mafia che, nella persona di Gillo Draghi,
gestisce tutta la comunità italiana a New York e che non ammette certo alcun tipo di trattativa.
La storia si incentra sui tragici eventi sanguinosi che intercorrono tra i Vitaliano e i Draghi e, sebbene
descriva le dinamiche del sistema mafioso, il film racconta il coraggio e la passione delle donne che si
ribellano agli eventi.
Prima fra tutte, Donna Agnese (Virna Lisi) è la madre dei Vitaliano: una donna forte e severa che difende
con dedizione la sua famiglia e la rispettabilità della macelleria ereditata dal marito, anch’egli vittima di
un regolamento di conti. Ida è una donna coraggiosa che decide di testimoniare contro il marito, un uomo
corrotto dalla mafia e autore di un efferato delitto.
Una donna forte ma ingenua allo stesso tempo, passionale con gli uomini e amorevole nei confronti del
figlio. Una donna tenace e sincera che si scontrerà con Agnese per buona parte del film. Il loro rapporto
vedrà continue oscillazioni emotive, fino a diventare solido e necessario alla salvezza di entrambe.
Le altre donne della famiglia sono personaggi minori, ma non per questo meno importanti. Felicita,
ultimogenita dei Vitaliano, è una ragazza immatura e viziata; Louise, sua cognata, è una donna fragile
ed emotiva, dedita all’alcol e incapace di affrontare i problemi con la suocera. Le dinamiche tra tutte
queste donne si mischiano ai fatti di mafia che le rendono ancora più forti. Ma le donne del film sono
ancora molte: accanto alle caricature delle zitelle un po’ attempate dedite al pettegolezzo (le sorelle
Puccinelli) c’è la figlia di Draghi, Maria Rosa, oppositrice convinta della politica mafiosa, che rigetta con
forza di subire un simile destino, brandendo lo studio come invincibile arma contro l’ignoranza mafiosa
per distaccarsi dagli assurdi – quanto deliranti – principi dell’onore e della rispettabilità. Sarà proprio lei
a determinare, dopo tanti passaggi del testimone, la fine della sua famiglia, deponendo a favore della
vera giustizia trionfante. Quella stessa giustizia che Ida cerca di perseguire pur contro le convinzioni di
Agnese, ma che diventa l’unico spiraglio di salvezza per lei e per tutte le famiglie italiane di New York.
Un tema attuale, pur se ambientato negli anni sessanta, che porta a riflettere sulla piaga mafiosa ancora
così insita nel tessuto politico e sociale, ma che stimola una lettura più profonda e più poetica che vede
nelle donne la possibilità di un mondo nuovo, un mondo migliore, un mondo più giusto.
f.o.
22
Body of Proof 3
Genere: Serie TV
Durata: 13X45’
Interpreti principali: Dana Delany, Nicholas Bishop,
Jeri Ryan, John Carroll Lynch, Sonja Sohn,
Geoffrey Arend
Regia: AA.VV.
Sceneggiatori: Christopher Murphey
Produzione: Matthew Gross Entertainment, Arcturus
Productions, ABC Studios
Rete: Rai2
In onda: da sabato 7 dicembre 2013 a sabato 1
marzo 2014 alle ore 21:50
Ascolti medi: 1.951.000 telespettatori;
7,23% share
+14
Body of Proof è una serie televisiva statunitense prodotta dal 2011 al 2013. Ideata da Christopher Murphey, la serie è un mix tra medical drama e police procedural ed è interpretata da Dana Delany. Megan
è un neurochirurgo di successo a Filadelfia, molto capace, con un carattere difficile, apparentemente
cinica, incapace di relazionarsi. La ferita della morte tragica del padre, un suicidio al quale lei non ha mai
creduto, e il conseguente distacco dalla madre, l’ha resa anaffettiva, proiettata solo nel lavoro. Il marito
le chiede il divorzio e l’affidamento della figlia. Per lei è un trauma, ma i guai non sono ancora finiti. Un
giorno, recandosi in ospedale, Megan rimane coinvolta in un grave incidente stradale, i cui postumi la
rendono inabile a continuare la sua splendida carriera da chirurgo. Diviene, infatti, affetta da parestesia
che le provoca improvvisi intorpidimenti e crampi alle mani. Megan reagisce, decide di non lasciarsi
sopraffare dal destino e si ricicla in un medico legale usando la sua conoscenza per esaminare le vittime
di omicidi. Megan è abile, ha istinto, tutto ciò la rende particolarmente efficace nel lavoro di investigatore. Lo studio del corpo di una vittima diventa la prova per inchiodare i colpevoli, da qui il titolo di Body
of Proof. Il suo lavoro è eccellente, ma il suo carattere determinato la spinge a infrangere le regole per
scoprire la verità. Anche se ha trovato un nuovo equilibrio, Megan si rende sempre più conto che nel
privato è una perdente. Il suo incontro con lo psicanalista dà una svolta alla sua vita. In effetti, più che
un medico, è un uomo fatalmente ferito dall’omicidio di sua moglie, avvicina chi ha subito torti come il
suo e uccide per liberare il paziente dal dolore, così almeno crede. Megan lo capisce ma non può fare
nulla per inchiodare lo psicanalista perché non ha le prove. Eppure l’uomo continua a starle addosso,
ha capito il suo dramma, Megan è convinta che suo padre non si sia suicidato ma che sia stato ucciso,
cosa più grave che sua madre le nasconda la verità. Ecco svelata la freddezza della protagonista che da
quel momento decide di indagare a fondo su suo padre, aiutata da un suo collega che è innamorato di
lei e cerca di ricostruire una relazione che è andata in frantumi. Dopo vari tentativi ci riesce, ma questo
la pone in grave pericolo di vita. Il padre di Megan era un medico che conosceva l’identità dell’assassino,
un membro di spicco della polizia e per questo è stato ucciso. Anche lei sta per essere uccisa quando
a salvarla è proprio lo psicanalista che uccide il suo capo e poi sparisce nel nulla. Riconciliata con la
verità, con il ricordo di suo padre e soprattutto con sua madre, vittima anche lei, Megan diventerà una
persona diversa. Si tratta di una serie destinata sicuramente a un pubblico adulto, amante del genere.
Le scene forti dei cadaveri sotto autopsia rendono inadatto il prodotto anche ad adulti particolarmente
suggestionabili. Tuttavia la serie mostra delle notevoli qualità nell’indagine psicologica e i casi di puntata
risultano particolarmente interessanti.
a.c.
23
Braccialetti rossi
Regia: Giacomo Campiotti
Genere: Miniserie TV
Durata: 6X100’ Sceneggiatori: Sandro Petraglia, Giacomo Campiotti
Produzione: Palomar per Rai Fiction
Interpreti principali: Carmine Buschini, Brando
Rete: Rai1
Pacitto, Aurora Ruffino, Mirko Trovato, Pio Piscicelli,
In onda: da domenica 26 gennaio 2014
Lorenzo Guidi, Laura Chiatti, Carlotta Natoli,
a domenica 2 marzo 2014 alle ore 21:10
Giampaolo Morelli, Michela Cescon,
Simonetta Solder, Federica De Cola. Ascolti medi: 7.300.000 telespettatori; 26% share
Il sedicenne Leo è ricoverato da tempo in ospedale, dove sta lottando contro una grave forma di tumore,
che gli ha causato l’amputazione della parte inferiore della gamba. Quando viene ricoverato c’è anche
il diciassettenne Valentino, che diventa il suo compagno di stanza. Tra lui e Leo nasce un’amicizia supportata dal fatto che entrambi hanno lo stesso male. I due ragazzi decidono di formare un gruppo, coinvolgendo altri giovani pazienti per farsi forza a vicenda: Cristina, malata di anoressia, il piccolo Rocco, in
coma da otto mesi, Davide, che ha un problema cardiaco, Toni che ha diverse ossa rotte per un incidente
stradale. I ragazzi si contraddistinguono per i braccialetti rossi che indossano. Davide purtroppo muore
durante il delicato intervento al cuore, gettando i braccialetti nello sconforto, ma poi la vita riprende
grazie anche all’aiuto della dottoressa che li segue, di un uomo, legato a Leo, malato di Alzheimer e
della loro grande voglia di vivere. Cris, indecisa tra Leo e Vale, alla fine capisce di essere innamorata da
sempre del primo. Rocco si risveglia dopo un lunghissimo e delicato intervento chirurgico. Alla fine, in
ospedale rimangono solo Leo e Rocco, gli altri tornano a casa. La separazione è dura ma il legame che
si è creato tra loro, che li ha cambiati profondamente, rimarrà per sempre. “Braccialetti rossi” è indubbiamente uno dei prodotti più belli proposti dalla Rai quest’anno. Da premettere che è stato seguito dai
ragazzi, da tempo non i fruitori di maggioranza delle fiction televisive. Un prodotto coraggioso perché
non è facile raccontare il dolore dei più giovani che si vedono privati della speranza di condurre una vita
normale. Non è facile, ma regista e sceneggiatori sono riusciti a trasmettere al pubblico un grande senso
di speranza. Chi ha vissuto l’esperienza della malattia e del ricovero sa benissimo che quando si entra
in ospedale tutto cambia, la visione stessa della vita cambia e le piccole gioie, quelle che prima si disprezzavano, diventano l’aspettativa principale. La vita toglie per ridare qualcosa in più, in varie occasioni
viene ribadito questo principio. Il valore del legame d’amicizia tra i ragazzi, suggellato dai braccialetti,
li aiuta a trovare il coraggio di affrontare il male. Leo, il leader, è tale perché è colui che infonde più di
tutti questa forza negli altri. Il dolore non è né banalizzato né drammatizzato, la serie parla con sincerità
della vita senza retorica né pietismo. La poesia del racconto, gli elementi fantasiosi - il mondo di mezzo
dove si trova Rocco e dove passa Davide prima di morire - rappresenta lo sforzo da parte degli autori di
immaginare quello che succede dall’altra parte, compreso il momento della morte raccontato non solo
con tenerezza ma con una plausibile carica di speranza. La voce narrante è quella di Rocco, il bambino in
coma, che vede, sa tutto e comunica con lo stravagante Tony. Infine nella serie è esaltata la femminilità.
Le madri, le donne sono quelle che con più coraggio e amore rimangono ai piedi della croce.
a.c.
24
Casa e Bottega
Genere: Miniserie TV
Durata: 2X90’
Interpreti principali: Renato Pozzetto, Nino Frassica,
Anna Galiena, Stella Egitto, Massimo Poggio, Cristina
Marino, Marco Cocci, Desiree Noferini, David Sef
Regia: Luca Ribuoli
Sceneggiatori: Renato Pozzetto, Luciano Odorisio,
Francesco Arlanch
Produzione: Francesca e Giacomo Pozzetto
per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: martedì 17 e mercoledì 18 dicembre 2013
alle ore 21:10
Ascolti medi: 5.248.000 telespettatori;
20,07% share
Mario Trezzi è un imprenditore tessile felicemente sposato con Teresa, ha due figlie e un ameno cognato
che è stato costretto ad assumere come autista nonostante non possegga la patente. Tutto sembra procedere per il meglio quando la crisi economica, l’insolvenza dei clienti, la concorrenza sleale e il rifiuto
delle banche di aiutare l’azienda portano al fallimento della società di famiglia. La figlia maggiore di
Mario, Susanna, sta per sposare un uomo ambiguo complice della finanziaria che ha gettato sul lastrico
il povero Trezzi. Ci vorrà del tempo prima che lei si accorga del doppio gioco del fidanzato, così il losco
individuo potrà liberamente agire come una serpe in seno per rovinare l’azienda. Ma il diavolo fa le
pentole e si dimentica dei coperchi, recita un antico proverbio. È vero, la famiglia perde tutto, compresa
la splendida villa sul lago di Como. Trezzi decide di ricominciare da zero facendo l’ambulante aiutato dal
cognato interpretato da Nino Frassica, che alla fine lo ripagherà di tutti i favori ricevuti. La nuova attività
va benissimo, ma l’imprenditore ha nostalgia della sua fabbrica. Marcello, innamorato da sempre di
Susanna, nonché carabiniere, vuole smascherare l’attività di usura di un titolare di una finanziaria che
ha messo in ginocchio tante imprese. Trezzi teme per la famiglia e non denuncia quello che ha subìto.
Sarà Susanna ad aiutare il brigadiere. Alla fine, grazie alla denuncia di tutti gli imprenditori, l’organizzazione criminale verrà sgominata e Trezzi potrà riprendere possesso dei suoi beni. La fiction affronta
un problema drammatico legato all’attuale crisi economica, ma lo fa con il linguaggio della commedia.
L’accostamento di Renato Pozzetto e Nino Frassica lo permette con successo. Non che la storia sia
priva di qualche ingenuità, ma nel complesso i problemi che colpiscono attualmente la nostra economia
vengono raccontati con un accettabile realismo. L’indice di ascolti più che buono dimostra che il pubblico apprezza il racconto della realtà, anche quello più angoscioso quando, però, si indicano anche delle
soluzioni. Trezzi è un imprenditore vecchio stampo, che non punta solo al profitto, si preoccupa dei suoi
operai e pecca dell’ingenuità tipica degli uomini con un codice d’onore. Tenta anche di suicidarsi, questo
per non dimenticare che l’usura legalizzata e promossa dalle stesse banche può spingere una persona
alla disperazione. Ma poi, grazie all’ameno cognato e all’amore della moglie reagisce. Ricomincia con
energia ed entusiasmo: per un periodo fa il venditore ambulante vendendo la merce saccheggiata dalla
sua stessa azienda messa sotto sequestro, poi, aiutato dalla giovane figlia e dal maresciallo che Susanna sposerà, accetta di denunciare gli usurai anche se per questo mette in serio pericolo la sua vita. I
messaggi principali sono quindi tre: non arrendersi davanti alle difficoltà e ricominciare anche svolgendo
un lavoro più umile, denunciare gli usurai criminali, appoggiarsi alla famiglia che è fonte di equilibrio
personale nonché sociale. La splendida rappresentazione della forte relazione di coppia dei Trezzi è uno
degli aspetti che una rassegna come la nostra ha apprezzato di più.
a.c.
25
Castle 5
Genere: Serie TV
Durata: 24X45’
Interpreti principali: Nathan Fillion, Stana Katic,
John Huertas, Seamus Dever, Tamala Jones, Ruben
Santiago Hudson, Molly Quinn, Susan Sullivan
Regia: AA.VV.
Sceneggiatori: Andrew W. Morlowe e Vari
Produzione: Andrew W. Morlowe
per Beacon Television e ABC Studios
Rete: Rai2
In onda: da sabato 7 settembre 2013
a sabato 15 febbraio 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 2.025.175 telespettatori;
8,11% share
+12
Ricordiamo brevemente il concept di questa serie. Siamo a New York, uno scrittore di libri gialli di successo viene contattato dal New York City Police Department per aiutare la detective della Squadra Omicidi,
Kate Beckett a risolvere un caso che sembra molto simile al plot di un suo romanzo. La collaborazione
tra lo scrittore e la detective ha un ottimo esito, i due sembrano stabilire da subito una perfetta sintonia
che è destinata a trasformarsi in una credibile storia d’amore. Entrambi conservano dei segreti dolorosi
che fanno parte della loro storia passata, sono due persone sensibili, trattenute dalle loro ferite. Alla
fine, però, riescono a dichiararsi il loro amore che è fatto di complicità, umanità, intelligenza, intuizioni
condivise. Pian piano armonizzano le loro vite anche se disturbati dalla presenza inattesa della ex moglie di Castle, che irrompe in casa dello scrittore con la scusa di volersi prendere cura della loro figlia
affetta da mononucleosi. Anche la quinta stagione racconta le avventure dello scrittore Richard Castle
e dell’avvenente detective Beckett che hanno ormai una relazione stabile. I due continuano ad indagare
sull’omicidio della madre di Beckett e lei riesce a ricollegare il killer a un nome noto: quello del senatore
Bracken. La morte della madre è stato un vero trauma per il detective, una sorta di ossessione che
influenza sia la sua vita professionale che quella sentimentale. In uno degli episodi nel quale si festeggia
il Natale, lei ammetterà con Castle che da quel tragico giorno non sono esistite più feste natalizie, la
notte della vigilia è sempre rimasta di guardia al distretto con l’intenzione di proteggere dai delinquenti
le famiglie felici e unite. Nella linea sentimentale, che alleggerisce molto il thriller, tutto ciò rappresenta
un momento di svolta nella relazione tra Castle e Beckett. Lei si spiega, lui capisce. Il loro è un rapporto
sentimentale credibile che niente ha a che fare con passioni improvvise e irrazionali, un rapporto che
si costruisce un po’ alla volta, intenso, legato dalla necessità di conoscersi ogni giorno di più. Questo è
quanto più ci piace della serie, insieme al rapporto tenero e saggio che Castle ha con la figlia Alexis, a lui
affidata. Infatti, se la madre eccentrica di Castle può spiegare qualche stranezza nel nostro protagonista,
nel rapporto con la figlia possiamo trovare un Castle inedito, un padre esemplare e sempre presente. La
serie racconta gialli di buon livello.
a.c.
26
Criminal Minds 8
Genere: Serie TV
Durata: 24X45’
Interpreti principali: Thomas Gibson, Shemar
Moore, Matthew Gray Gubler, A.J. Cook, Kirsten
Vangsness, Jeanne Tripplehorn.
Regia: AA.VV.
Sceneggiatori: Jeff Davis e Vari
Produzione: CBS e altri
Rete: Rai2
In onda: da martedì 10 settembre 2013
a martedì 18 febbraio 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 2.264.549 telespettatori;
8,31% share
+18
Quando un prigioniero texano scappa nel corso di un trasferimento, lascia dietro di sé vittime con un tratto distintivo unico: cuce le loro bocche, una firma che il Bau ricorda come tipica del Silenziatore. Mentre
investigano sul killer, gli agenti del Bau fanno conoscenza col nuovo membro della squadra. Il suo arrivo
avrà delle conseguenze nel resto del gruppo. Alex è una professoressa alla Georgetown, ma ha sempre
lavorato per l’Fbi. Il suo passato sarà quindi legato a quello di Reid che ha conosciuto quando lui è
stato invitato a tenere alcune lezioni all’Università. Ma Alex, prima di entrare nel team, conosceva anche
Strauss, che una volta si è assunto la colpa di uno sbaglio in un caso. Alex non gliel’ha mai perdonata.
Anche quest’anno non possiamo confermare l’ottimo giudizio che abbiano dato alla serie in passato. Non
è un giudizio sul genere, ma sulla crescente perdita di quel filo d’oro che consisteva nella continua e
travagliata riflessione sulla natura umana capace di altezze divine e, allo stesso tempo, di terrificanti atti
di violenza. La serie è sempre più concentrata sulla forza di immagini terrificanti di cadaveri fatti a pezzi,
omicidi - soprattutto di donne - disumani, sevizie e violenze di ogni genere che agli esordi della serie
erano meno morbose e più alleggerite dalla riflessione e sul dramma che investe il killer malato di mente.
Colpevole o vittima della sua malattia? Come si può arrivare a compiere abomini simili? La domanda
continua a rimanere nella serie, ma non è più al centro del racconto come prima. Nella scorsa edizione
abbiamo scritto che i protagonisti non erano più gli stessi, sembravano segnati dalle loro esperienze
professionali. Quest’anno diciamo di più: sono spariti i loro incubi, i loro travagli interiori e sono diventati quasi indifferenti di fronte a quello che vedono. Non possiamo fare altro, quindi, che sconsigliare a
chiunque la visione di questa serie divenuta troppo sanguinaria, troppo incentrata sull’orrido della natura
umana. Rimangono quelle frasi di alta spiritualità che aprono e chiudono ogni episodio, ma non hanno
più quella forza positiva sufficiente a controbilanciare il male. Peccato: questa serie nell’edizione 2011/
2012 era stata segnalata come uno dei migliori prodotti televisivi importati dagli States.
a.c.
27
Don Matteo 9
Genere: Serie TV
Durata: 26x60’
Interpreti principali: Terence Hill, Nino Frassica,
Simone Montedoro, Nathalie Guettà
Regia: Monica Vullo, Luca Ribuoli, Jan Michelini
Autori/sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: Lux Vide per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: da giovedì 9 gennaio 2014
a giovedì 10 aprile 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 7.500.000 telespettatori;
28,5% share
La nona edizione di “Don Matteo” porta alcune novità non solo dal punto di vista narrativo ma anche da
quello scenografico.
Grazie al contributo della Regione Umbria, le puntate della fiction più amata dalle famiglie italiane sono
precedute da una breve anteprima dedicata interamente alla bellezza delle singole province. In queste
scenette, intitolate “I viaggi del Maresciallo C.”, vengono descritte le caratteristiche storiche e naturalistiche dei luoghi decantate dal maresciallo e dal capitano in gita in quei posti. Non mancano equivoci e
battute a rendere sempre più interessante il prosieguo della puntata.
Il collegamento tra l’anteprima e la puntata vera e propria è scandito dal riferimento dell’assenza del
prete, che in questa stagione, non si trova assieme al resto del cast. La novità in fatto scenografico vede
lo spostamento della caserma da Gubbio a Spoleto, dove rimane Don Matteo. Nelle puntate successive,
però a Spoleto giunge anche lui per sostenere da vicino le vicende di tutti i protagonisti. L’intervento si
rivela infatti molto prezioso, specialmente al Capitano Tommasi, rimasto improvvisamente vedovo: sua
moglie (la figlia del maresciallo) muore in un incidente stradale e, sebbene non siano presenti flashback
sull’accaduto, la vicenda rimane comunque narrata poco e male, se pensiamo che l’attenzione si concentra tutta sulla bambina e poco sul marito. Le novità narrative vedono anche l’entrata in scena del
pubblico ministero Bianca (Giorgia Surina) sua amica di infanzia con cui c’è stato un piccolo flirt, e quella
di Lia (Nadir Caselli) nipote di Cecchini, che cercheranno di attirare l’attenzione del Capitano.
In canonica, accanto ai fedeli Natalina e Pippo, conosciamo Tomàs, un ragazzo problematico dal passato
complicato, ma che troverà la forza per esprimere i suoi sentimenti.
Le trame della fiction sono sempre improntate alla naturalità delle emozioni, al dialogo e alla comprensione: il prete sa infatti dare ogni parola di conforto sia alla vittima che al colpevole, sa sostenere le
famiglie e porta a riflettere sul senso della parola che aiuta, conforta e guarisce.
La parola che va sopra le leggi, che intuisce il problema ancor prima che le forze dell’ordine, coi loro
strumenti, risolvano il caso. Don Matteo è sempre presente, perché vive i personaggi, parla con loro,
di alcuni conosce le storie, di altri lo colpisce un atteggiamento. È l’attenzione alla persona più che al
comportamento che fa di lui un bravo detective. Un atteggiamento che si sposa anche con un carattere
forte e che in questa edizione sembra essere più evidente. In più occasioni, il personaggio di Don Matteo
è rude, alza la voce, diremmo un po’ burbero. Ma è anche questo che lo rende vero, perché interviene nei
momenti critici a spronare un ragazzo che sfida la vita o quello che si arrende definitivamente.
È una fiction dei buoni sentimenti ma anche dei precetti religiosi che insegnano a vivere ma, soprattutto,
ad amare.
f.o.
28
Downton Abbey 3
Genere: Serie TV
Durata: 9X100’
Interpreti principali: Hugh Bonneville, Elizabeth
McGovem, Michelle Dockery, Laura Carmichael,
Jessica Brown-Findlay, Maggie Smith, Dan Stevens,
Penelope Wilton, Jim Carter, Brendan Coyle,
Phyllis Logan
Regia: AA.VV.
Autori/Sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: Carnival Film per la network ITV
Rete: Rete4
In onda: da giovedì 19 dicembre 2013 a giovedì 9
gennaio 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 800.000 telespettatori; 3% share
Anche quest’anno la celebre serie inglese non ha riscosso un grande successo di pubblico nonostante
l’alta qualità artistico - valoriale del prodotto. Tutto ciò continua a suscitare un certo rammarico soprattutto quando constatiamo che analoghe serie di pessimo livello conquistano alti e inspiegabili indici di
ascolto. Il valletto di sir Robert può finalmente vivere la sua storia d’amore con Anna, Mary e Matthew si
sposano, Downtown, sull’orlo della rovina viene salvata da una eredità inattesa, ma anche dalla volontà
di Matthew di rinnovare e modernizzare l’immensa tenuta. La mentalità tradizionalista di Lord Robert,
il capostipite, si adegua alle nuove esigenze di una economia che cambia. Due lutti segnano questa
terza stagione, la morte di Lady Sybill e di Matthew, quest’ultima proprio in chiusura della serie. Un cast
eccellente, uno script perfetto, una regia straordinariamente efficace, costumi curatissimi, scenografie
capaci di ricostruire fedelmente un’epoca, di calare lo spettatore indietro nel tempo, in ambienti fedeli
al gusto, ai valori, ai modi di pensare del primo ‘900: tutto questo è Downton Abbey. Nonostante gli
inevitabili cambiamenti epocali, la serie ha continuato a sottolineare gli aspetti virtuosi, la nobiltà d’animo vissuta dai protagonisti nell’ambito dei rapporti umani. La trama è semplice, racconta una sorta di
quotidianità senza colpi di scena forzati, lasciando spazio senza inventarsi nulla alla vita che colpisce
comunque duramente tutti, aristocratici e sottoposti ed è di per sé imprevedibile. La morte di Matthew
in chiusura della serie avviene nel giorno stesso in cui nasce suo figlio George. Un incidente d’auto ne è
la causa. La raffinata drammaturgia della serie inglese si ispira quindi al dramma dell’esistenza umana
sempre in bilico tra felicità e perdita, non insegue la facile strada dei sub plot complicati, degli improbabili
e intrigati complotti a cui assistiamo nei melò più commerciali. Nonostante ciò esprime bellezza nella
cura della casa, dei pasti, del vestire, del relazionare con il prossimo con lealtà e senso dell’onore, tutto
ciò non come privilegio di una casta dominante; la coralità dello sceneggiato, infatti, porta sempre a
mostrare rispetto verso chi garantisce lo splendore della tenuta. Rispetto nella malattia, i sottoposti non
vengono abbandonati quando non sono più in grado di lavorare. Le vicende del povero Bates accusato
ingiustamente di aver ucciso sua moglie diventano preoccupazione vera per Lord Robert e tutta la sua
famiglia partecipa, aiuta, conforta sia lui che Anna. I tratti psicologici dei personaggi sono parte integrante di questo splendido affresco d’epoca e riflettono i cambiamenti epocali soprattutto nell’ambito della
emancipazione femminile. I pregiudizi vengono superati a poco a poco dalla stessa nobiltà d’animo che
contraddistingue i personaggi della serie.
a.c.
29
Elementary 2
Genere: Serie TV
Durata: 24X50’
Interpreti principali: Jonny Lee Miller, Lucy Liu,
Aidan Quinn, Jon Michael Hill
Regia: AA.VV.
Sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: CBS television, Timberman,
Beverly production
Rete: Rai2
In onda: da sabato 8 marzo 2014 alle ore 21:50
Ascolti medi: 1.765.000 telespettatori;
7,38% share
+12
Elementary è una serie televisiva statunitense di genere giallo poliziesco, in onda sulla CBS dal 27 settembre 2012 negli Stati Uniti. In Italia è stata trasmessa dal 13 gennaio 2013 su Rai 2. La serie si basa
su una rilettura in chiave moderna del personaggio di Sherlock Holmes, il cui autore come ricordiamo
è sir Arthur Conan Doyle. Il tutto viene ambientato a New York. Sherlock, dopo essere stato per anni
consulente per Scotland Yard in Gran Bretagna e dopo essere uscito da una clinica per disintossicarsi
dall’alcool e dalle droghe, si stabilisce negli Stati Uniti a New York City, dove accetta di collaborare con
la polizia e risolvere diversi casi con l’aiuto della logica e del suo intuito. Per volere del padre, il detective
è affiancato, inizialmente suo malgrado, dall’ex chirurgo Joan Watson, la sua terapista di riabilitazione,
che diventa in seguito sua assistente investigativa. A coadiuvare le indagini per conto del New York City
Police Department sono il capitano Tobias Gregson e il detective Marcus Bell. Le procedure di Sherlock
hanno metodi ben diversi dalla polizia e il suo intuito fa scovare indizi introvabili e assassini imprendibili.
Elementary nasce dopo che nel 2010 la BBC ha mandato in onda una serie creata da Stefen Moffat e
Mark Gatiss intitolata Sherlock, che si rifà con una fedeltà straordinaria al personaggio di Arthur Conan
Doyle nella sua naturale ambientazione, cioè Londra alla fine dell’800. Visto il grande successo dell’operazione, nasce Elementary con uno Sherlock che è un consultive detective e un Watson che però è
una donna. Il risultato non può definirsi pessimo. Sherlock ha una mente geniale, cosa che capiamo dal
fatto che quando lo incontriamo è intento a guardare contemporaneamente molti televisori e che le sue
intuizioni hanno dell’incredibile grazie al più microscopico dei dettagli. Il creatore della nuova serie ha
dichiarato di aver voluto gettare uno sguardo contemporaneo sul mitico personaggio di Sherlock Holmes
e in parte possiamo dire che ci è riuscito, anche se lo Sherlock classico era molto più affascinante, forse
perché prodotto stesso dell’ambiente in cui è stato concepito: un fine ottocento londinese, nebbioso,
misterioso, con un crimine partorito da quel tipo di società. La spalla femminile ha un suo perché, è
una donna che esprime sensibilità e senso pratico, forse arricchisce un personaggio che, attualizzato,
rimarrebbe imprigionato al suo freddo cinismo, alle sue stranezze derivanti da un miscuglio di genialità e
tossicodipendenza (anche se in via di risoluzione). Le polemiche su questa serie sono state moltissime,
noi riteniamo che per gli amanti del genere sia un prodotto decoroso, a volte intrigante, che esplora la
mente umana che, come quella di Sherlock, stupisce per gli straordinari intuiti, ma allo stesso tempo si
perde nel caos di ragionamenti che a volte lo spettatore non riesce a seguire.
a.c.
30
Fuoriclasse 2
Genere: Serie TV
Durata: 8X50’
Interpreti principali: Luciana Littizzetto,
Fausto Sciarappa, Neri Marcorè, Giulio Scarpati,
Ettore Bassi, Giulia Bevilacqua
Regia: Riccardo Donna
Sceneggiatori: Federico Starnone,
Doriana Leondeff, Michele Pellegrini
Produzione: ITV Movie per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: dal lunedì 10 marzo 2014 a lunedì 24
marzo 2014 alle ore 21:30
Ascolti medi: 5.900.000 telespettatori; 21,63 % share
+10
Al Liceo Caravaggio di Torino ci sono molte new entry: il preside, D’Astolfo, che nutre subito una gran
simpatia per Isa Passamaglia, il professore di Filosofia, Canfora, un uomo formale, severo, la professoressa d’inglese, la Marciali. Isa Passamaglia vive insieme al nuovo compagno, professore di Matematica
e Fisica, che sta divorziando dalla moglie. Anche lei è divorziata dal suo primo marito che però ogni fine
settimana si fa vedere a Torino. Il nuovo preside capisce subito che Isa è l’unica insegnante che fa il suo
lavoro con amore e passione e la promuove vicepreside, suscitando la gelosia dei colleghi, tra i quali
Lobascio. La Passamaglia, in ansia per il suo nuovo incarico, si accorge di aspettare un bambino. Ha
quarantasei anni, non sa se tenerlo o no. Alla fine decide di portare avanti la gravidanza, anche se subito
dopo scopre che il nuovo compagno l’ha tradita con la ex moglie. A scuola, intanto, il preside mostra
segni di squilibrio mentale molto gravi, investe infatti tutti i denari stanziati dal ministero per la ristrutturazione dell’immobile, per un paio di occhiali appartenuti al musicista Bellini. Lobascio e la Passamaglia
recuperano il denaro e spediscono il preside in clinica. Molte sono le storie personali dei ragazzi che si
rifanno all’attualità: il figlio di Isa è innamorato di una ragazza araba e deve fare i conti con la famiglia
che ha già deciso chi lei sposerà; Soratte, che rimane a Torino ed è costretto a mettere su un B&B per
mantenersi, si innamora di una russa che sta cercando sua sorella finita nel giro della prostituzione; la
scuola rischia di crollare per un grave nubifragio che si abbatte su Torino. Al di là di tutto, la professoressa mostra molta disponibilità nei confronti dei ragazzi. Ha un comportamento umano, attento e questo è
l’aspetto più lodevole della serie televisiva. È un’insegnante che ama profondamente la scuola, continua
a combattere per cambiarla, una donna con un carattere non facile, ironica, preparatissima, che crede
fortemente nel suo lavoro nonostante lo scarso riconoscimento del suo ruolo. Il suo rapporto con i ragazzi
è unico, fatto di continue battute ironiche, capaci di creare confidenza. Se c’è un problema i ragazzi
vanno da lei. I ragazzi vengono mostrati con i loro problemi che spesso nascono dalle famiglie assenti o
disastrate, ma non se ne dà un immagine negativa: entusiasmo e solidarietà emergono in un clima che
diventa positivo con la conversione all’onestà di Lobascio. Un prodotto, quindi, nel complesso pulito. Il
problema, come nella precedente edizione della serie, è la rappresentazione della famiglia “tradizionale”.
Non c’è, se non quella terribile di Lobascio che alla fine si aggiusta un po’. Isa va a partorire con due
uomini, un ex marito e un compagno cacciato da casa perché adultero. C’è veramente di tutto, la famiglia composta da due genitori dello stesso sesso naturalmente è quella meno problematica. Dispiace
l’eccessiva “leggerezza” sul tema famiglia perché i disagi dei ragazzi, a dirla tutta, dipendono fortemente
da questa disgregazione familiare. La storia sembra accennarlo, ma si impone di continuare sulla linea
di quello che oggi viene definito il politicamente corretto.
a.c.
31
Hannibal
Genere: Serie TV
Durata: 13x43’
Interpreti principali: Hugh Dancy,
Mads Mikkelsen,
Caroline Dhavernas, Hettienne Park,
Laurence Fishburne
Regia: Michael Rymer
Autori/Sceneggiatori: Brjan Fuller
Produzione: Living Dead Guy Productions,
Gaumont International Television
Rete: Italia1
In onda: da giovedì 12 settembre 2013
a giovedì 10 ottobre 2013 alle ore 21:10
Ascolti medi: 750.000 telespettatori; 4,50% share
Prequel del film “Il silenzio degli innocenti” e ispirato al romanzo “Red Dragon” di Thomas Harris, Hannibal narra la storia di Will Graham, agente speciale dell’FBI e docente di analisi comportamentale. Will ha
un dono particolare: quando irrompe sulla scena del crimine riesce a penetrare nella mente dei criminali,
a leggere i loro pensieri, cogliendone le intenzioni e i sentimenti. Questo “dono” inspiegabile conduce il
protagonista a nutrire dei dubbi sulla propria sanità mentale. Dopo un breve ritiro a vita privata, Will viene
subito richiamato in servizio da Jack Crawford, direttore dell’unità di Scienze comportamentali, in virtù
della sua comprovata esperienza ed affidabilità. Con l’aiuto della psichiatra Alana Bloom, Jack convince
l’agente ad entrare di nuovo in azione per risolvere i casi più efferati e complessi, quelli in cui il serial
killer cancella le tracce dei suoi misfatti. Nonostante il suo talento, la salute instabile condurrà Will ad
essere affiancato dallo psichiatra Hannibal Lecter che, attratto dai poteri soprannaturali del protagonista,
ne studia la mente al fine di ricavare delle informazioni interessanti per la sua ricerca e di occultare una
terribile verità. Lecter infatti nasconde un inconfessabile segreto: è un insospettabile cannibale. In questo
mondo dove realtà e finzione si fondono e si confondono, è facile restare smarriti e allibiti di fronte alla
violenza esplicita e alla carica truculenta delle scene. Hannibal è una serie che non dovrebbe essere
trasmessa in prima serata e la cui visione è caldamente sconsigliata. Sin dai primi fotogrammi di ogni
puntata si materializza di fronte allo spettatore una realtà sovrabbondante di scene truci e di spargimento
di sangue. Si registra un’attenzione ossessiva a particolari raccapriccianti: il corpo umano è un alimento
qualsiasi, un ammasso informe di carne libero di essere smembrato, sezionato, cucinato, divorato. Non
mancano scene piuttosto esplicite di cannibalismo con polmoni e fegato umani cotti in pentola, inoltre
il rapporto tra Will Graham e Hannibal Lecter è patologico, rappresenta l’espressione di un universo nel
quale la violenza è onnipresente e l’istinto omicida lecito in quanto funzionale a garantire la giustizia.
Il male viene giustificato addirittura sul piano filosofico: dice Lecter a Will Graham (che è ignaro del
suo cannibalismo): «Anche Dio uccide, Will, e noi non somigliamo forse a Dio? E quando Dio uccide, si
sente potente». La violenza è dunque ammessa in quanto sarebbe addirittura l’entità superiore che il
protagonista si rappresenta nella sua mente a legittimarla. Si assiste ad uno stravolgimento dei valori
universalmente riconosciuti come positivi (collaborazione, amore, amicizia) e la violenza diventa la via
prediletta per il riscatto e la salvezza. Un programma indegno, che supera di molto il limite della decenza
e offende la dignità umana.
f.d.
32
I segreti di Borgo Larici
Genere: Serie TV
Durata: 6X100’
Interpreti principali: Giulio Berruti, Serena Iansiti,
Nathalie Rapti Gomez, Daniela Virgilio,
Marco Falaguasta, Davide Iacopini,
Adalberto Maria Merli
Regia: Alessandro Capone
Autori/Sceneggiatori: Stefano Piani, Alberto Ostini
Produzione: RTI, Leader Movies Srl
Rete: Canale5
In onda: da mercoledì 5 febbraio 2014 a mercoledì
5 marzo 2014 alle ore 21:30
Ascolti medi: 3.000.000 telespettatori;
12,46% share
Italia, anni Venti. Francesco è il primogenito di Giulio Sormani, un ricco industriale che opera nel tessile.
Francesco non si interessa della fabbrica, preferisce seguire la sua grande passione: le corse automobilistiche. Quando il padre viene ucciso, però, Francesco è costretto a tornare nel suo paese d’origine per
occuparsi insieme a suo fratello Ludovico e il nonno Giovanni degli affari di famiglia. Francesco conosce
Anita Sclavi, una maestra, figlia di operai di cui si innamora perdutamente. La famiglia di Francesco
osteggia questa unione propendendo per un matrimonio di convenienza con Claudia Beltrami, figlia di un
gerarca. Nel frattempo Rico Bastaini, operaio nella fabbrica dei Sormani, intreccia una relazione amorosa
con la moglie di Ludovico, Sonja, e inizia a tramare contro la ricca famiglia. Francesco, dopo aver ricevuto
uno strano messaggio, sospetta che dietro alla morte di sua madre si nasconda un segreto. Lui non ha
mai creduto nella versione del suicidio. Nonostante le contrastate vicende amorose, continua a indagare
con Anita. Ma c’è qualcuno che agisce nell’ombra commettendo omicidi con lo stesso rituale: un accoltellamento e un biglietto che sembra privo di significato lasciato sul luogo del delitto. Il segreto che aleggia intorno alla famiglia Sormani si svela solo nell’ultima puntata con un buon effetto drammaturgico.
Ettore, il maggiordomo di casa Sormani, altri non è che il nipote della madre di Francesco, nel frattempo
ritrovata in un convento, il cui padre è stato ucciso dal vecchio Sormani, un uomo spietato e crudele che
si è accordato con la nuora Sonja per uccidere definitivamente la madre di Francesco. Ettore uccide le
tre persone che ritiene responsabili della morte del padre, si ferma di fronte al quarto omicidio grazie a
una cameriera della casa di cui è innamorato. La trama è complessa, ma ben strutturata. Tuttavia la serie
non può essere elogiata non solo per le scene forti che violano la fascia oraria considerata protetta, ma
anche per la pretesa che hanno da subito avanzato gli autori di aver voluto produrre un Downton Abbey
italiano. Il paragone è imbarazzante sia da un punto di vista stilistico che drammaturgico. Nella serie, il
racconto viene scandito dai soliti, beceri meccanismi della drammaturgia fatta in serie: cattivi solo cattivi,
buoni immacolati, violenza gratuita, intrighi e misfatti prevedibili, nonché uno sfondo storico che serve
solo da cornice e che ci trasmette in modo poco profondo l’epoca che si pretende di voler raccontare. Un
peccato se si pensa al costo economico di un’operazione come questa che ha mostrato una scenografia
eccellente, costumi curati e una discreta recitazione. La storia d’amore tra Anita e Francesco sembra
ben costruita, ma rimaniamo convinti che nel racconto televisivo a sfondo storico tutto ciò non sia affatto
sufficiente, se manca la volontà di rappresentare la natura umana in modo esaustivo. Il pubblico non ha
gradito, la seconda serie non verrà prodotta anche se la prima si è conclusa con il matrimonio di Anita e
Francesco bloccato al momento del sì per un impedimento grave. Non sapremo mai quale.
a.c.
33
Il bambino cattivo
Genere: Film TV
Durata: 102’
Interpreti principali: Luigi Lo Cascio,
Daniela Finocchiaro, Leonardo della Bianca
Regia: Pupi Avati
Sceneggiatori: Tommaso e Pupi Avati,
Claudio Piersanti
Produzione: Duea Film per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: martedì 20 novembre 2013
alle ore 21:10
Ascolti medi: 4.700.000 telespettatori;
17,86 % share
+10
Attraverso la storia di Brando, 11 anni, e della sua famiglia disgregata, il TV Movie dà voce a ciò che può
vivere un bambino quando viene abbandonato dalla sua famiglia. Il film di Pupi Avati è stato mandato in
onda in occasione della Giornata Internazionale del diritto dell’infanzia e dell’adolescenza. Il direttore di
Rai Fiction, Eleonora Andreatta, durante la conferenza stampa indetta per presentare il film, ha sottolineato che la peculiarità dell’opera di Avati rispetto ad altri progetti passati è stata quella di aver messo
in primo piano il punto di vista del bambino, imponendo in questo modo l’ascolto delle esigenze dei
più piccoli, cui spesso non si presta davvero attenzione. Il regista del film ha aggiunto che “Il bambino
cattivo” è stato un lavoro in cui non ha dovuto attingere alla propria fantasia e immaginazione, in quanto
ciò che ha rappresentato è semplicemente una testimonianza cruda della realtà. Un episodio di cronaca,
però, quello del bambino di Padova, prelevato con forza dalla scuola da uno dei due genitori, ha colpito
molto la sensibilità del regista che a questo punto ha deciso di realizzare il TV Movie. L’autore del drammatico, ma bellissimo film, denuncia il comportamento egoista e sconsiderato degli adulti richiamandoli
alle proprie responsabilità. Particolarmente toccante è stato, sempre durante la conferenza stampa, l’intervento dell’attore Luigi Lo Cascio che ha interpretato il ruolo del padre snaturato, sottolineando come
sia “l’egoismo che frega”. Il film ha riscosso un buon successo di ascolti. Anche noi non possiamo che
esprimere elogio a un’opera nella quale si riconosce la mano dell’artista. La casa famiglia che accoglie
Brando è un luogo dove la vittima del cinismo dei genitori trova persone positive che si dedicano con
amore al dramma di bambini senza famiglia. Gli step dell’adozione sono raccontati con profondità, i
nuovi genitori aspettano che Brando superi il trauma, si pongono così in una relazione di estremo rispetto. Significativo è il loro primo regalo al bambino: un motorino di un aspirapolvere rotto, conoscono le
abilità di Brando nell’aggiustare i marchingegni elettronici, così l’oggetto assume anche un messaggio
metaforico… quando sei pronto, rimetti insieme i pezzi con noi. Appare una certa critica sociale nel film
di Avati: i genitori di Brando appartengono a una élite sociale e culturale alta, sono docenti universitari,
non appartengono a quella categoria di persone che oggettivamente vivono nel degrado e nell’indigenza
e che, loro malgrado, abbandonano i figli. Il benessere non aiuta ad amare, sembra voler dire il film.
I genitori adottivi, al contrario, altri non sono che gli operai che si sono occupati della ristrutturazione
dell’appartamento quando la famiglia di Brando era ancora unita. La loro compassione è nata in quel
momento, quando hanno assistito al disagio del bambino di fronte a genitori che si odiavano e litigavano
per un nonnulla. I genitori adottivi di Brando sono persone semplici, che lavorano, che hanno appena
perso un figlio, contornati da amici e familiari pronti ad accogliere Brando. Bellissimo il confronto finale
tra il padre adottivo e il ragazzino quando il primo crede di aver fallito. Gli parla con il cuore, comunica
con immediatezza la sua disponibilità ad amarlo come un figlio.
a.c.
34
Il Commissario
(Gli anni spezzati)
Genere: Miniserie TV
Durata: 2X100’
Interpreti principali: Emilio Solfrizzi, Luisa Ranieri,
Emanuele Bosi
Regia: Graziano Diana
Sceneggiatori: Graziano Diana, Stefano Marcocci,
Domenico Tommassetti
Produzione: Albatross per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: martedì 7 e mercoledì 8 gennaio 2014
alle ore 21:10
Ascolti medi: 4.636.000 telespettatori;
18,66 % share
+14
Siamo nel 1969. Il film è raccontato in voce fuori campo da Claudio, un ventenne romano, che finisce
nella squadra del commissario Luigi Calabresi. Sono anni turbolenti, gli attentati minacciano la tranquillità di una società che è appena uscita dal boom economico. Le indagini del commissario vertono sulla
pista anarchica, il giovane Claudio agisce come agente infiltrato in uno dei locali milanesi più frequentati
da soggetti politici estremisti. Il 12 dicembre esplode una bomba a piazza Fontana a Milano nella banca
dell’Agricoltura. È una strage. Non totalmente convinto che la linea anarchica sia quella giusta, Calabresi
ferma in questura Giuseppe Pinelli. Dopo tre giorni di interrogatori serrati, Pinelli precipita dalla finestra
della stanza di Calabresi. Un malore, un suicidio? Calabresi non era presente nel momento dell’accaduto, fatto sta che viene ritenuto responsabile della morte del noto anarchico milanese. Il 17 maggio del
1972 il commissario viene ucciso. Nonostante le polemiche e le forti critiche revisioniste che sono state
sollevate contro lo sceneggiato prodotto dalla Rai, riteniamo di poter apprezzare la fiction per aver avuto
il coraggio di ripercorrere anni così difficili per la società italiana. Ancora oggi non si sa se le indagini
furono manomesse o pilotate, se Pinelli fu ucciso o si tolse la vita volontariamente, esasperato dagli
interrogatori incalzanti o dall’aver appreso, notizia datagli per farlo crollare, ma non vera, che l’anarchico
Valpreda aveva ammesso la responsabilità della strage. Il racconto filmico non manca di inesattezze,
ma va, a nostro avviso, elogiato per aver descritto il personaggio di Calabresi con onestà, in maniera
positiva, come un galantuomo che era in cerca della verità. Soprattutto che fu un grave errore ucciderlo
perché lui non era responsabile della morte dell’anarchico. Anni bui, quelli successivi alla strage di
Piazza Fontana, che innescarono una miccia che fece esplodere la violenza, nonché l’incapacità futura
di un vero e proprio dialogo tra avversari politici. Il Commissario Calabresi meritava una riabilitazione,
così come la meritava la sua famiglia che tanto fu segnata da questo efferato assassinio. Il figlio di Luigi
Calabresi, Mario, sembra concordare con questa nostra posizione. In una sua dichiarazione rilasciata alla
stampa ha sostenuto che per quanto la complessità di quegli anni sia stata semplificata fino all’eccesso,
la verità storica sulla figura di suo padre è stata rispettata. Critiche più feroci vengono dagli storici che
hanno sostenuto che la fiction abbia troppo trascurato di sottolineare che le stragi violente di quegli anni
erano unicamente di matrice fascista, termine plausibile se si pensa che l’Italia era uscita dalla dittatura
da poco più di vent’anni. Le polemiche, tuttavia, dimostrano come “gli anni spezzati” possano essere
chiamati tali e Calabresi lo spiega bene quando dice al giovane collaboratore che dopo la strage di piazza
Fontana tutto non sarebbe stato più uguale a prima.
a.c.
35
Il giudice
(Gli anni spezzati)
Genere: Miniserie TV
Durata: 2X100’
Interpreti principali: Alessandro Preziosi,
Stefania Rocca, Alessio Vassallo, Anna Safroncik,
Ennio Fantastichini
Regia: Graziano Diana
Sceneggiatori: Graziano Diana, Stefano Marcocci,
Domenico Tommassetti
Produzione: Albatross per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: lunedì e martedì 13 e 14 gennaio 2014
alle ore 21:10
Ascolti medi: 4.239.000 telespettatori;
15,40 % share
+12
Una fiction di qualità, anche se tempestata da critiche, alcune delle quali condivisibili. La miniserie
ripercorre la drammatica vicenda del rapimento del giudice Mario Sossi che fece conoscere all’Italia il
fenomeno delle Brigate Rosse. Siamo nel 1974, dopo la condanna all’ergastolo dei componenti della
brigata XXII ottobre, il giudice viene rapito e processato dalle Br. La moglie Grazia fa di tutto per ottenere
la liberazione del marito, scrive anche al Papa. Il giovane collega Roberto Nigro, protagonista poi della ingombrante love story, affianca la donna seguendo passo passo la vicenda. Avendolo giudicato colpevole,
i terroristi pongono una condizione per la liberazione di Sossi: uno scambio di prigionieri. I colleghi del
giudice sono favorevoli, chi si oppone è Francesco Coco, Procuratore Generale della Repubblica nonché
amico di Sossi. Dello stesso parere è il Governo, il Presidente della Repubblica. Ma la Corte d’Appello,
pressata da Grazia Sossi e da Roberto Nigro, ha la sua ultima parola e concede la libertà provvisoria ai
detenuti. Sossi viene liberato. Approfittando del fatto che Sossi non è incolume come stabilito dai patti,
Coco blocca l’ordine di scarcerazione, una decisione che pagherà cara perché verrà ucciso dalle Br. Al
funerale, il giudice Sossi ammetterà di aver imparato molto dalla integrità morale di Coco. Tra le critiche
condivisibili, quella di aver aggiunto un sub plot sentimentale alla storia che toglie spazio alla vicenda di
Sossi, la seconda di non aver approfondito abbastanza la realtà del terrorismo eversivo di quegli anni. La
fiction deve sintetizzare, questo è comprensibile, ma la drammaturgia offre anche la possibilità di costruire un carattere con poche scene. Chi ha vissuto, studiato, frequentato l’università nel periodo degli anni
di piombo non può non sentire un certo disagio nella mancanza di una efficace descrizione di quello che
era il clima violento del tempo. Relegare a pochi pazzi, deliranti facinorosi la lotta armata, più che sintesi
è una scelta dettata da superficialità estrema. Invece che occupare così tanto spazio con la love story, si
poteva entrare di più nel mondo dei brigatisti come fece Sergio Zavoli con l’indimenticabile programma
“La notte della Repubblica”, lavoro che sarebbe dovuto diventare un serio riferimento per il drammaturgo. Zavoli, allora, infatti intervistò terroristi sia detenuti che pentiti mettendo a nudo un materiale umano
interessantissimo. Che dietro le Br ci fossero i servizi segreti americani e quelli sovietici sembra essere
ormai piuttosto certo. Nella fiction tutto ciò viene accennato, soprattutto in questo episodio. Questo conferma quanto detto: non erano quattro pazzi isolati e deliranti, ma esponenti di una pericolosa deriva che
poteva trasformare la società italiana in un teatro di annose violenze. Il tentativo di aver raccontato in TV
per la prima volta “gli anni di piombo” va comunque apprezzato.
a.c
36
Il giudice meschino
Genere: Miniserie TV
Durata: 2X100’
Interpreti principali: Luca Zingaretti, Luisa Ranieri,
Maurizio Marchetti, Gaetano Bruno, Paolo Briguglia,
Regia: Carlo Carlei
Sceneggiatori: Monica Zapelli, Mimmo Rafele,
Giancarlo de Cataldo, Carlo Carlei
Produzione: I.I.F per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: lunedì 3 marzo e martedì 4 marzo 2014
alle ore 21:10
Ascolti medi: 5.580.000 telespettatori;
19,86% share
+14
La fiction, tratta dall’omonimo libro di Mimmo Gangemi, è ambientata a Reggio Calabria dove lavora il
Pubblico Ministero Alberto Lenzi, che però è accompagnato da una pessima fama. L’uomo sembra completamente disinteressato al suo lavoro. In una delle prime scene non va neanche a vedere il corpo di un
giovane biologo che sembra morto per cause naturali. In realtà, e questo il suo amico Giorgio Maremmi
lo sa, il giovane ricercatore si trovava nel bosco per esaminare la qualità delle acque del fiume che irriga
i campi. Alberto vive in una sorta di disincanto, forse dovuto a delle passate indagini nelle quali aveva
messo anima e corpo, ma che non avevano portato a nessun risultato concreto. Le associazioni mafiose
sono protette dall’alto, non vale la pena rovinarsi l’esistenza: questa è la sua filosofia. Ma quando il suo
caro amico, il magistrato Maremmi, viene ucciso perché arrivato a scoprire verità scottanti riguardo a un
traffico di rifiuti tossici, Lenzi decide che non può continuare a vivere così, la sua passione per la giustizia
rinasce sorprendendo tutti, a cominciare dalla ex moglie, dalla compagna, dai suoi colleghi. Lenzi ha un
figlio di otto anni, Enrico, a cui non bada molto, e una relazione clandestina con una collega, Marina,
che però lo lascia quando capisce che la loro storia non sarà mai seria. Alberto si butta a capofitto nelle
indagini dell’omicidio di Maremmi e scopre che il colpevole non è Don Mico come tutti pensano, ma
Pasquale Rezza, un giovane boss che vuole fare la scalata al potere. Quando quest’ultimo si rende conto
che Lenzi ha scoperto tutto decide di rapire il figlio. Si tratta solo di un avvertimento, perché Enrico viene
liberato subito. Alberto affronta Rezza di persona e non si lascia intimidire dalle sue minacce. Il Pubblico
ministero scopre un traffico di rifiuti tossici e chiede l’aiuto di Elke, una vecchia amica di Giorgio. Alberto
capisce che c’è una talpa che gli intralcia le indagini e riferisce le sue mosse a chi di dovere. E così
durante una sparatoria la spia viene uccisa e Pasquale viene arrestato. Lenzi ha preso solo una delle
pedine, ma non penserebbe mai che la mente dell’operazione è l’amico Lucio Cianci Faraone che non
ha prove per arrestare. Intanto l’uomo rivela a Marina di essersi innamorato di lei e così inizia per lui una
nuova vita: insieme alla sua donna e a suo figlio e alla lotta costante per sconfiggere le ingiustizie. La
miniserie rientra nei prodotti di qualità che la Rai quest’anno ha promosso in numero superiore rispetto
agli altri anni. Particolarmente interessante risulta il fatto che la sceneggiatura si soffermi sul pittoresco
rapporto tra Lenzi e don Mico, un mafioso vecchio stampo, con i suoi codici d’onore, ma ugualmente un
crudele assassino. Don Mico non fa la spia, questo contrasta con la sua “etica”, ma attraverso metafore e
frasi criptiche è di grande aiuto al magistrato. Lenzi rappresenta un modello positivo sia dal punto di vista
umano sia come magistrato. La piaga della criminalità mafiosa non è risolvibile, il film lo dice a chiare
lettere, ma il lavoro onesto e coraggioso dei magistrati non è affatto un inutile rischio.
a.c.
37
Il peccato e la vergogna 2
Genere: Serie TV
Durata: 10X100’
Interpreti principali: Francesco Testi,
Manuela Arcuri, Gabriel Garko, Laura Torrisi, Stefano
Santospago, Valeria Milillo
Regia: Luigi Parisi, Alessio Inturri, Mariano Lamberti
Sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: Ares e RTI
Rete: Canale5
In onda: da venerdì 10 gennaio 2014
a venerdì 14 febbraio 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 4.563.000 telespettatori;
16,46% share
La seconda stagione è ambientata tra 1945 e metà anni ‘50. È L’Italia del dopoguerra, nella quale si ricomincia a vivere cercando di dimenticare i dolori e gli stenti della guerra. Carmen Fontamara, con due figli,
uno avuto con Giancarlo Fontamara, Giulio, e l’altro in seguito allo stupro subito da Nito Valdi, Valerio, è una
brillante imprenditrice che ha messo su un atelier di moda. Nito Valdi è invece ancora ossessionato dal suo
amore malato per Carmen che spera di poter rapire insieme al figlio Valerio e portarla in Sud America. Nito,
braccato dalla legge e bisognoso di denaro, riesce a spacciarsi per ex deportato e a conquistare la fiducia
e l’amore di Elsa Pinker, ereditiera ebrea, che viene uccisa da lui e derubata delle sue ricchezze. Giancarlo
Fontamara, unico amore di Carmen, torna a Roma come eroe della resistenza. Carmen e Giancarlo attendono il momento giusto per vivere la loro storia alla luce del sole, Giancarlo infatti, ha sposato per gratitudine
Piera, una ex partigiana. Ma Nito riesce a rapire Carmen e il piccolo, e sta quasi per lasciare l’Italia quando
i suoi piani vengono sventati dall’azione di Giancarlo, supportato da un ex partigiano, l’ispettore Luigi Malpietro. Nito, quindi, solo e disperato, sbarca a Cuba, dove, con i soldi sottratti ad Elsa Pinker, diventa un
potente imprenditore.
Carmen e Giancarlo, a causa della inaspettata gravidanza di Piera, si lasciano per sempre. Giancarlo, quindi,
entra a far parte di un gruppo rivoluzionario con lo scopo di uccidere gli ex fascisti, mettendo a rischio la
sua vita. Muore ucciso da quello che diventerà il nuovo marito di Carmen. Alla fine degli anni ‘50 ritroviamo
i figli di Carmen ormai ragazzi. Giulio bello e subdolo, continua a nutrire per il fratellastro Valerio colpevole
di essere figlio di un “mostro”, un odio insanabile. Carmen, divenuta ormai una brillante donna d’affari, è
alle prese con un nuovo amore: quello per Luigi Malpietro che, lasciata la polizia, è divenuto onorevole,
grazie al supporto dei Servizi Segreti, che ne hanno coperto l’oscuro passato. Il ritorno di Nito Valdi in Italia
ribalta tutte le carte, portando Carmen a fare i conti con i fantasmi del passato, in un ultimo tragico scontro
con il suo incubo di sempre. Dieci serate scandite da una trama tortuosa i cui ingredienti sono sempre gli
stessi: attori di grande richiamo, passione, violenza, sesso, una buona dose di perversione e di morbosità.
A guarnire il tutto, una confezione super patinata, abiti impeccabili, lucidissime auto d’epoca. La cornice
storica non è che un pretesto per alimentare una trama poco originale. La regia e la recitazione, nonostante
i nomi illustri, lasciano veramente perplessi. Come interpretare altrimenti l’uso sciagurato del dialetto, che
scimmiotta più lo slang delle borgate romane di oggi, piuttosto che la romanità degli anni ’40? Ma, come
abbiamo già affermato per la prima stagione, sui contenuti la serie merita il giudizio più severo. I due cattivi
per eccellenza, Nito prima, Valerio poi, dominano la scena. Con tutta la loro innaturale, malata violenza,
conquistano il pubblico più dei personaggi buoni che appaiono fiacchi, insulsi. Ricordiamo che la serie ha
subìto quest’anno una denuncia per aver utilizzato un minore a recitare la parte di un sociopatico pronto a
fracassare il cranio del fratellino neonato e a ucciderlo dando fuoco alla culla.
a.c.
38
Il segreto
Genere: Soap opera
Durata: 47’
Interpreti principali: Megan Montaner, Alex Gadea,
Maria Bouzas, Ramon Ibarra, Mario Martin, Sandra
Cervera, Alejandra Onieva, Adelfa Calvo, Selu Nieto
Regia: AA.VV.
Sceneggiatori: Aurora Guerra
Produzione: Ida y Vuelta
Rete: Canale5
In onda: dal 10 giugno 2013 alle ore 16:00
Ascolti medi: 3.000.000 telespettatori; 26% share
+10
La soap in costume, che racconta principalmente la travagliata storia d’amore tra Pepa e Tristan, ha
riscontrato un grande e inaspettato successo di pubblico. La struttura narrativa mostra tutte le caratteristiche del genere: natali incerti, amori contrastati, differenze di ceto sociale, bambini rapiti, i buoni e i
cattivi che agiscono nell’ombra etc. La storia è ambientata in un paese spagnolo all’inizio del ‘900, Ponte
vecchio, una realtà che, nonostante sia segnata da profonde ingiustizie sociali, appare rasserenante con
la sua piazza, la locanda, le beghe paesane, i grandi focolari delle case contadine. In realtà la bravura
dell’ideatore e degli sceneggiatori è stata quella di mantenere una coralità nel racconto. C’è infatti più
di un grande amore ostacolato, la cattiva, donna Francisca, non è l’unica a vessare il prossimo, c’è il
crudele Carlos Castro e il capomastro Maurizio, inoltre i personaggi di contorno con i loro sub plot che
si legano alla storia principale sono molteplici. La soap mostra di aver usato funzionanti meccanismi
di appeal per il pubblico appassionato del genere, ma è pur sempre una soap, i legami non possono
durare a lungo quindi vanno ostacolati perché nel momento in cui si passa al “vivranno per sempre
felici e contenti”, la storia perde smalto. L’enfatizzazione dei sentimenti è un altro elemento necessario
al genere, sentimenti che non sempre hanno una base ragionevole e di fronte ai quali chiunque rimane
impotente. Difficilmente una soap mostra quindi una morale forte, perché l’unico punto di riferimento
etico è l’amore, la passione che giustifica tutto.
Nel complesso però “Il segreto” è un’opera garbata: la figura del parroco, don Anselmo, che subisce pure
un attentato dagli anarchici, ricorda quelli che sono i valori umani e religiosi di una piccola cittadina spagnola all’inizio del secolo. C’è il nobile Tristan, che si oppone alle angherie della madre, donna Francisca,
la ribelle Soledad che decide di seguire il suo amore lasciando ricchezza e benessere. Come elemento
di alleggerimento c’è inoltre la famiglia del sindaco, che strappa qualche sorriso quando la “tragedia”
sembra rendere l’atmosfera troppo cupa. Non c’è violenza efferata né la morbosità delle scene che ci
ricordano soap in costume come “Terra Ribelle”. Un prodotto di evasione che il pubblico sembra gradire
molto in un momento in cui la crisi economica incombe e minaccia la serenità delle famiglie: quel vivere
umile, solidale, la cordialità dei rapporti di un mondo “antico” sembrano all’unisono sortire un effetto di
calma e distrazione. Tra le soap in onda, “Il Segreto” si distingue per i contenuti. È presente, infatti, una
certa critica sociale, viene condannata l’angheria dei potenti come donna Francisca, la violenza distruttiva degli anarchici che tentano di risolvere le ingiustizie sociali in modo inaccettabile perché violento,
la vicinanza del parroco che, come uomo di chiesa, mantiene un pensiero conservatore, ma sa capire e
stare vicino cristianamente ai drammi delle persone. Vicino alla dissoluta donna Eloisa, che corrompe il
puro Juan, c’è anche il nobile Tristan che ama sinceramente Pepa nonostante sia di umili origini.
a.c.
39
Il tredicesimo apostolo 2
Genere: Serie TV
Durata: 6X100’
Interpreti principali: Claudio Gioè, Claudia Pandolfi,
Stefano Pesce, Jorgo Voyagis, Miriam Giovanelli,
Tommaso Ragno, Pierluigi Misasi
Regia: Alexis Sweet
Sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: Taodue per R.T.I.
Rete: Canale5
In onda: da lunedì 20 gennaio 2014
a lunedì 24 febbraio 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 3.366.000 telespettatori;
12,49% share
+14
Un accenno alla prima stagione della serie. Padre Gabriel è un giovane sacerdote gesuita, teologo e professore universitario che collabora con la “Congregazione della Verità”. Si tratta di un’istituzione ecclesiastica che sottopone a verifica eventi paranormali segnalati dai fedeli o da enti religiosi. A lui l’incarico
di recarsi in loco per verificare i fatti e indagare. Durante le indagini, Padre Gabriel incontra Claudia di
cui, ricambiato, si innamora. Nella seconda serie Padre Gabriel ha interrotto tutti i rapporti con Claudia, la
psichiatra di cui si era innamorato e ha lasciato anche l’università dove insegnava per concentrare tutte
le sue energie per catturare Serventi, un uomo abietto e dotato di poteri oscuri, capo di una setta che ha
lo scopo di annientare la Chiesa Cattolica. Una persona viene uccisa, padre Gabriel è convinto che dietro
l’omicidio ci sia Servienti e decide di indagare. Così si ritrova di nuovo a collaborare con Claudia. I due
si accorgono di amarsi ancora. Padre Isaia convince padre Gabriel a riprendere l’attività accademica.
All’università conosce Rebecca Rossini che nasconde un terribile segreto. Alla fine della prima puntata
una resurrezione…quella di padre Gabriel. La seconda serie, rispetto alla prima, sembra calcare la
mano molto di più sul paranormale perché cerca, senza riuscirci in verità, di sciogliere i nodi oscuri che
riguardano il passato di Gabriel di cui lui stesso non ricorda i momenti salienti. Giovanissimo, adottato da
Serventi, usato per sperimentare su di lui la possibilità di ricevere poteri preternaturali, Gabriel non sa chi
sia, non comprende se è il male oscuro che anima la sua natura, o il bene legato al suo stato di sacerdote. È un personaggio angosciato dall’inizio alla fine, che inevitabilmente attira l’attenzione della bella
psicoterapeuta, razionale, ma pur sempre attratta dal mistero. Ne viene fuori un guazzabuglio raccapricciante di stile horror con qualche tendenza satanista. Non è questa la sede per approfondire gli svarioni
teologici che gli autori professano, neanche al pubblico interessano visto l’indice di ascolto molto basso
per una serie ben girata e curata nella fotografia. Le esperienze paranormali, le ambientazioni mistiche, i
misteri del Vaticano, le sette segrete, gli eretici, i sensitivi e i preti rinnegati, dimostrano che questa serie
aspiri a diventare una copia mediocre dei romanzi di Dan Brown. Comunque sia, a parte il raccapriccio
di alcune scene non certo adatte alla fascia oraria protetta, la seconda serie afferma con ancor più forza
l’assoluta inconoscibilità del reale, l’impotenza della ragione di fronte a fenomeni che sfuggono completamente al controllo dell’uomo. Il male è più forte del bene e combatterlo è quasi una impresa destinata
a fallire o ad approdare a vittorie fittizie. Per questo si è accennato a un compiacimento di tipo satanista
in questa seconda edizione.
a.c.
40
L’assalto
Genere: Film TV
Durata: 100’
Interpreti principali: Diego Abatantuono, Camilla
Semino Favro, Ninni Bruschetta, Paolo Mazzarelli,
Luigi Maria Burruano,Thomas Trabacchi, Ugo Conti
Regia: Ricky Tognazzi
Sceneggiatori: Monica Zapelli, Claudio Fava,
Ricky Tognazzi, Francesco Ranieri Martinotti
Produzione: Iterfilm per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: lunedì 3 febbraio 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 5.086.000 telespettatori; 18,23% share
+12
Siamo a Milano, ai nostri giorni. Giancarlo Ferraris è un imprenditore della provincia milanese, onesto
e gran lavoratore. La sua posizione è il risultato di tanti sacrifici, di anni di lavoro e meritate vincite di
appalti. La crisi lo porta, senza che se ne renda conto, nelle grinfie della ‘ndrangheta. Domenico Crea,
calabrese, ormai residente al Nord da diversi anni, si presenta all’inizio come un amico, corteggia la
figlia, sembra disposto a dare una mano all’imprenditore in difficoltà perché pieno di crediti dallo Stato,
stritolato dalle tasse, rischia di fallire. Non è così sciocco da non accorgersi della “famiglia” mafiosa che
supporta il giovane calabrese. Cerca di tirarsi indietro onorando il suo debito senza spingersi oltre, ma la
‘ndrangheta gli brucia il magazzino della fabbrica. Ferraris si arrende e accetta di assumere come suo
socio Domenico Crea. È l’inizio della fine. Anche se l’azienda vince l’appalto per la costruzione del palazzetto dello sport, l’organizzazione prende in mano completamente l’azienda, fa assumere nuovi operai
calabresi e i vecchi vengono licenziati. L’amico di sempre di Ferraris, il capocantiere, calabrese anche
lui, ma onesto, lo lascia. Un commissario di polizia lo esorta a parlare, ma in un primo momento Ferraris
sembra non riuscire a tirarsi fuori dalla situazione. Quando si accorge che sua figlia è stata sedotta e
che vogliono costringerlo a seppellire rifiuti tossici provenienti da altre aziende nelle campagne con la
connivenza di imprenditori milanesi, si ribella. Insieme alla figlia e con la collaborazione del giovane
commissario mettono a segno un piano per incastrare l’organizzazione criminale. Il film TV diretto da
Ricky Tognazzi è sicuramente un prodotto di qualità: buona la regia, buona la sceneggiatura, eccellente
il cast scelto. L’argomento trattato è inoltre di grande attualità e apre uno squarcio sulle infiltrazioni
della malavita calabrese nel Nord. Anche se i personaggi sono ben bilanciati: i calabresi malavitosi, il
calabrese onesto e pronto a rinunciare a tutto pur non immischiarsi con la feccia, l’imprenditore del Nord
che si ribella, e quello al quale fa comodo lo sconto sullo smaltimento dei rifiuti tossici che la malavita gli
offre. La fiction è un po’ nordista, ma questo è comprensibile vista la provenienza culturale degli autori.
L’ottimo Abatantuono si distingue per una recitazione notevole e per la carica di umanità che riesce a
trasmettere nell’interpretare il suo ruolo. Molto positivo il rapporto che ha con sua figlia, orfana di madre, rapporto che lo porta a non cadere nella disperazione e a reagire in nome di quella responsabilità
educativa che considera di superiore importanza a tutte le altre considerazioni. Ferraris affronta anche il
processo ammettendo le sue responsabilità iniziali.
a.c.
41
La Cortigiana
Genere: Serie TV
Durata: 4X120’
Interpreti principali: Alexandra Neldel, Attila Arpa,
Alexander Beyer, Thure Riefenstein
Regia: Hansjorg Thurn
Sceneggiatori: Iny Lorentz, Gabriele Kister
Produzione: Canale tedesco Sat.1
e TV nazionale austriaca ORF
Rete: Canale5
In onda: dal 24 settembre 2013 alle ore 21:10
Ascolti medi: 3.000.000 telespettatori;
12,50% share
“La cortigiana”, una serie di quattro puntate per la televisione è ispirata al romanzo Die Wanderhure
scritto dalla coppia di scrittori tedeschi Iny Klocke ed Elmar Wohlrath con lo pseudonimo di Iny Lorenz.
La serie è ambientata in Germania all’inizio del XV secolo. Nel 1414, nella città di Costanza, l’imperatore
Sigismondo ha indetto un Concilio per porre fine allo scisma che vede tre Papi alla guida della Chiesa.
La giovane Marie viene promessa in sposa al figlio di un signorotto locale, in realtà diviene vittima di
un complotto per impossessarsi dei beni della ragazza che, accusata di condotta immorale, è ripudiata
dal promesso sposo e condotta in prigione, dove viene torturata e violentata. Bandita da Costanza, la
ragazza è soccorsa da un gruppo di prostitute e ben presto si trova costretta anche lei a fare mercimonio
del proprio corpo per sopravvivere. Marie però è intelligente e non si rassegnerà al suo destino, farà
di tutto per vendicarsi di chi l’ha rovinata. Dopo aver consumato la sua vendetta, e dopo un periodo di
pace, Marie viene rapita dal principe dei Tartari, Andrej, che la rinchiude nel suo harem. Quando Michel
apprende ciò che è accaduto a Marie, decide di abbandonare il campo di battaglia e si mette alla ricerca
della sua amata, per condurla in salvo. La storia si conclude con la riuscita missione di pace da parte di
Marie tra l’imperatore e i Tartari.
Il bollino rosso, che contrassegna una sconsigliata visione a un pubblico giovane, non può costituire un
alibi per mandare in onda qualsiasi cosa. Il primo episodio della serie è intriso di scene di violenza esercitata sulla donna con una perizia di particolari che ha del morboso e questo non può essere accettato in
un momento in cui il femminicidio e la violenza sulle donne rappresenta una vera e propria emergenza
sociale. Gli autori potevano escogitare linguaggi drammaturgicamente altrettanto intensi se la storia lo
avesse richiesto, ma meno animati di quel compiacimento che può eccitare le fantasie di un pubblico
maschile non sempre e soprattutto, non necessariamente, equilibrato. Dal punto di vista del messaggio
morale di fondo, l’excursus della nostra eroina, Marie, lascia molte perplessità. La storia, così come è
concepita, nega possibili alternative a una immediata risposta al male con il male e considera la vendetta
una condizione necessaria per affermare la dignità della persona offesa. Una dignità che, per giunta,
passa attraverso stupri e mercimonio del proprio corpo. Non ci sentiamo di condividere questa posizione, né la mancanza di vera cultura storica su cui è costruita la serie televisiva; il tardo Medioevo viene
raccontato esaltando tutte le possibili brutalità di un’epoca che ha visto fiorire le cattedrali, la poesia
e tutte le arti possibili. Sottolineiamo con forza che tali brutalità sono principalmente quelle esercitate
dagli uomini sulle donne con un linguaggio al limite della pornografia. Il disprezzo per la religione infine,
nonostante alcuni comportamenti di facciata, è inaccettabile e antistorico.
a.c.
42
La farfalla granata
Genere: Film TV
Durata: 105’
Interpreti principali: Alessandro Roja, Alexandra
Dinu, Roberto Accornero, Rodolfo Corsato,
Luca Ferrante, Pierre Lucat, Anna Stante,
Francesco Pannofino.
Regia: Paolo Poeti
Sceneggiatori: Mauro Caporicchio,
Grazia Giardiello, Roberto Jannone
Produzione: Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: lunedì 11 novembre 2013 alle ore 21: 10
Ascolti medi: 4.754.000 telespettatori;
14,42% share
Il film-tv, liberamente tratto dall’omonimo libro di Nando Dalla Chiesa, racconta la vita di Gigi Meroni,
giocatore di calcio, anticonformista, amante dell’arte figurativa.
Uno stile di vita vagamente hippy, il suo, che ai tempi poteva lasciare qualche perplessità. La fiction ha
portato il pubblico a conoscere Meroni dalla giovinezza fino alla sua morte avvenuta nel 1967 a causa di
un banale incidente provocato da Attilio Romero, futuro presidente del Torino allora giovane e neopatentato. “La farfalla granata” racconta in particolare la vita privata del campione, la storia d’amore tra Meroni
con Cristiana Uderstadt, donna già sposata con un altro uomo, un matrimonio però imposto dalla madre
per ragioni economico-sociali. La relazione amorosa conosce molti ostacoli fino al riconoscimento della
nullità da parte della Sacra Rota. Ma i due non fanno in tempo a sposarsi, perché la vita del campione
calcistico viene bruscamente e drammaticamente spezzata a soli 24 anni. La fiction racconta la vita di
Meroni anche attraverso la prospettiva di Nereo Rocco (uno splendido Francesco Pannofino), allenatore
del Torino negli anni in cui il campione faceva parte della squadra. Una figura, anche questa, ricostruita
magistralmente, ricca di una umanità nata dalla elaborazione di un grande dolore. La grande intesa tra
Nereo e Gigi è uno degli aspetti più belli della fiction. Il carattere ribelle del protagonista, va sottolineato,
non è stato costruito su stereotipi epocali, anzi, esalta la parte migliore di quella contestazione giovanile
che punta all’autenticità degli affetti, dei legami e dei rapporti umani contro un conformismo retrivo in
cui versava la società dell’epoca. Il risultato è un film molto delicato e con spunti poetici non indifferenti.
Nonostante la critica non sia stata benevola, possiamo affermare con assoluta tranquillità che il film si
è rivelato uno dei migliori prodotti di questa stagione autunnale. Interessante è risultata la ricostruzione
di una personalità animata da un forte amore per lo sport, inteso nel senso più sano del termine, e
l’insofferenza sana di un giovane con doti anche creative. Non si riscontra nessuna scena sconveniente
nonostante la delicata situazione matrimoniale di Chris. Appare ben trattata la constatazione della nullità,
da parte della Sacra Rota, di un matrimonio non contratto in modo libero, ma sotto la pressione della
madre interessata solo alla sistemazione economica della figlia.
a.c.
43
La mia bella famiglia
italiana
Genere: Film TV
Durata: 100’
Interpreti principali: Alessandro Preziosi,
Tanja Verdhorn, Peppino Mazzotta, Karin Proia,
Nunzia Schiano, Nicola Rignanese,
Michele Di Virgilio, Elmar Gehlen
Regia: Olaf Kreinsen
Sceneggiatori: Cecilia Calvi e Anna Samueli
Produzione: Rowboat Film, Beta Film e ZDF
per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: lunedì 17 febbraio 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 5.996.000 telespettatori;
21,30% share
+10
“Devi tornare, mamma sta morendo”. L’ingegnere Paolo Sanseviero non torna a casa, in Puglia, da circa
vent’anni, da quando sua madre l’ha costretto ad andarsene dopo la morte del padre avvenuta in un
incidente. Si trova in Germania, ha costruito una splendida carriera, è sposato con Martina con la quale
però è in crisi, ha un figlio, Florian, che vuole fare il musicista, cosa che a lui non va giù. Angustiato,
Paolo parte quindi dalla Germania con Martina. È un rientro doloroso, anche perché l’incidente nel corso
del quale è morto suo padre è rimasto avvolto nel mistero e l’ha separato dal suo clan familiare per molti
anni. Quella sera, suo padre, dopo una discussione avuta con lui, per inseguirlo ha preso la macchina ed
è finito in una scarpata. Il senso di colpa in Paolo, sopito in tutti questi anni, riemerge. Non tornerebbe
se la madre non stesse morendo. Quando la coppia giunge in Puglia, però, Paolo scopre che Angelina
in realtà sta benissimo: Totò, il fratello minore, gli ha mentito per farlo tornare, ha infatti bisogno del suo
aiuto per uscire dalla disastrosa crisi economica che la famiglia sta attraversando. Casa e uliveto sono
già stati messi in vendita, ma per procedere serve la sua firma davanti al notaio. Paolo è furioso e vuole
subito tornarsene a casa, ma quando si trova davanti al notaio, rifiuta di vendere come se sentisse il
bisogno di riscattare se stesso aiutando la sua famiglia. Vuole fare qualcosa per rimettere in sesto le
finanze dei Sanseviero. Si riavvicina alla madre, alla famiglia e scopre quanto la sua terra e i suoi vecchi
amici gli siano mancati. Migliora anche il rapporto con Martina, che ora vede Paolo sotto una luce nuova,
circondato da quella realtà familiare meridionale che l’attrae. Paolo e Totò sono due fratelli resi diversi
dalle distanze. Il primo si è germanizzato, il secondo è rimasto un pugliese testa dura. Alla fine, Paolo, con
la sua mentalità legalista e un po’ tedesca, riesce a smascherare il sindaco corrotto e anche a scoprire
la verità su quella maledetta notte in cui suo padre morì. I freni dell’auto erano stati manomessi, perché
a morire doveva essere lui, Paolo, in quanto testimone di un delitto di mafia. La mamma l’aveva cacciato
di casa per salvarlo perché era sicura che lui sarebbe comunque andato alla polizia. Paolo è l’emigrante
di oggi, il cervellone, anche se la sua è stata più una fuga che una vera e propria decisione di andarsene.
La Puglia fa da sfondo a questa fiction pulita e divertente che in un certo senso ricalca le tematiche di
un film di grande successo come “Benvenuti al Sud”. Comunque il ruolo della famiglia, che quest’anno
sembra essere al centro di molte fiction, risalta come un valore autentico. Se il Sud se ne fa paladino, la
famiglia rimane comunque una realtà tutt’altro che obsoleta, un luogo dove si fa ritorno volentieri, dove
gli affetti sono forti e gratuiti.
a.c.
44
Le due leggi
Genere: Miniserie TV
Durata: 2X100’
Interpreti principali: Elena Sofia Ricci, Enrico Ianniello, Ilaria de Laurentiis, Massimo De Francovich,
Luigi Petrucci, Mauro Marchese, Gaetano Bruno,
Anna Melato, Riccardo Zinna.
Regia: Luciano Manuzzi
Sceneggiatori: Andrea Purgatori, Laura Ippoliti,
Luciano Manuzzi
Produzione: Red Film per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: martedi 25 e mercoledì 26 marzo 2014
alle ore 21:10
Ascolti medi: 4.614.000 telespettatori;
17,01% share
+12
La vita di Adriana, una rigorosa direttrice di banca, viene letteralmente sconvolta dal suicidio di un loro
cliente al quale viene negato un prestito che l’avrebbe salvato da un disastro economico dovuto alla
crisi. Da quel momento, Adriana decide di aiutare le persone in difficoltà che si rivolgono alla sua banca
prendendo autonomamente delle iniziative che risultano poco ortodosse: favorisce i clienti in difficoltà
utilizzando i fondi dei più fortunati. I suoi illeciti vengono scoperti dal vicedirettore di banca, Di Rienzo, e
da Gioielli, uno dei titolari di un conto dal quale Adriana aveva prelevato. I due hanno però la coscienza
sporca, a causa di truffe operate contro i propri clienti. Sono per questo benevoli con Adriana, le propongono un reinserimento in altra sede. Ma Adriana non ci sta e agisce diversamente. Si autodenuncia,
finisce in carcere. Quando Adriana incontra il nuovo avvocato, Giacomo Pratelli, non immagina che dietro
di lui si nascondano manovre poco chiare di Misiti, suo superiore e mentore, tese a sgonfiare il caso.
All’inizio l’avvocato è infatti complice di Misiti, successivamente decide invece di sposare totalmente la
causa di Adriana. In carcere Adriana conosce Katia, condannata per furto. Come lei stessa racconta è
stata costretta a rubare per pagare le rate sempre più alte del mutuo. Questa storia porta pian piano
Adriana a interrogarsi sui contratti proposti in passato dalla sua banca e sull’atteggiamento ambiguo
dei responsabili dell’Istituto di credito. Uscita dal carcere, il contrasto con Camilla, sua figlia, è feroce.
La giovane ha cominciato a frequentare persone sbagliate, mentre il marito si allontana da lei fino a
lasciarla. La donna continua a indagare e scopre così che l’accensione dei mutui di alcuni, ben centododici persone tra i quali Berdini e Katia, è legata in entrambi i casi alla sottoscrizione di fondi altamente
speculativi che in poco tempo ha determinato l’assorbimento di ogni risorsa costringendo i malcapitati
a svendere i loro beni a gruppi economici interessati, tra i quali Gioielli. Adriana viene in possesso delle
prove che anche Misiti, persona che ha sempre considerato un punto di riferimento, è fra i beneficiari di
queste operazioni fraudolente. I responsabili della truffa vengono arrestati, compreso Misiti. Al processo
per appropriazione indebita, Adriana viene condannata con la condizionale. Non ha più al suo fianco il
marito: Andrea l’ha lasciata. Ma ci sono Camilla, che ha capito il valore della lunga battaglia della madre,
e l’avvocato Pratelli. Il titolo della miniserie, il personaggio protagonista fanno riferimento all’antico personaggio di Antigone della tragedia di Sofocle. Adriana inizia la sua battaglia interiore seguendo non la
legge dettata dal diritto ma quella ispirata dal senso di umanità. C’è una legge, dice Adriana, che nessun
uomo ha scritto, ma che vive in noi da sempre. Il prodotto è lodevole per questo richiamo alla coscienza:
il coraggio che la protagonista dimostra nel voler perseguire la giustizia come esigenza umana la porta
a riconquistare sua figlia.
a.c
45
Le mani dentro la città
Genere: Serie TV
Durata: 6X100’
Interpreti principali: Simona Cavallari, Giuseppe
Zeno, Marco Rossetti, Giulio Beranek,
Massimiliano Gallo, Andrea Tidona
Regia: Alessandro Angelini
Sceneggiatura: D.Ceserano, C.Fava,
B.Petronio, L. Valenti
Produzione: Tao Due film per RTI
Rete: Canale 5
In onda: da venerdì 14 marzo 2014
a venerdì 18 aprile 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 3.500.000 telespettatori;
13% share
+14
La fiction ha l’intento di smentire che la mafia sia una realtà presente solo al Sud. Siamo a Trebbiate, una
cittadina dell’area milanese dal nome fantasioso. I protagonisti indiscussi sono un commissario di polizia e
un ispettore della zona, rispettivamente Viola Mantovani e Michele Benevento. La morte di una ragazza, che
sembra avvenuta per overdose, porta il gruppo del commissario Mantovani a collaborare con l’ispettore Benevento che ritiene invece la morte della giovane un omicidio per mano dei Marruso, una delle famiglie mafiose.
Il travagliato ispettore è stato un tempo il fidanzato di una delle due figlie di don Carmine, una ragazza onesta
che aveva deciso di fuggire con lui per cercare di iniziare una nuova vita altrove. Ma, durante la fuga, il padre
aveva tentato di uccidere entrambi, la ragazza era morta, l’ispettore era sopravvissuto. Anche la Mantovani
ha un conto aperto con la famiglia mafiosa: la morte di suo padre, operaio, licenziato, colto da infarto durante
una carica della celere voluta da pressioni mafiose. Per l’occasione del matrimonio di Maria Marruso, torna
da Londra Fulvio, il figlio minore, che il padre cerca di convincere a tornare a Milano per gestire con lui gli
affari di famiglia insieme a Pinuccio. Non c’è però solo la droga nei piani dei Marruso. Don Carmine, infatti,
intende costruire un nuovo intero quartiere a Milano, dove però sorge una fabbrica. Le proteste degli operai che
rischiano il posto non lo sfiorano e per riuscire nel suo intento sfrutta le sue amicizie e conoscenze politiche,
compresa quella col sindaco di Milano. Tutto sembra andare secondo i piani del boss, fino a quando qualcuno
non attenta alla sua vita. L’uomo viene colpito da numerosi colpi di arma da fuoco mentre è in un bar. Viene
portato in ospedale ancora vivo. La Mantovani chiede al questore di lasciare che Benevento possa restare nella
sua squadra per aiutarla nelle indagini e scoprire se si è scatenata una guerra di mafia. Fulvio intanto decide di
non tornare a Londra, ma di restare a Milano per aiutare il fratello Pinuccio a scoprire chi - tra le famiglie della
‘Ndrangheta - ha attentato alla vita del padre. Pinuccio viene a sapere che a tentare di uccidere don Carmine
è stato un operaio disoccupato, mentre anche la Mantovani e Benevento sono sulle tracce dell’uomo. Pinuccio
arriva prima e uccide entrambi, senza peraltro essere riuscito a scoprire chi è il mandante dell’attentato del padre. L’argomento trattato è indubbiamente interessante, tuttavia la fiction ci sembra una mediocre copia de “Il
Padrino”, il figlio “buono” del boss somiglia addirittura fisicamente al noto attore Al Pacino. Quello che si respira
nelle azioni dei due protagonisti è un desiderio rabbioso di vendetta, invece che nobile idealità di fare giustizia. Il
clima è cupo, ringhioso, violento, niente che ricordi il fascino dell’opera di Coppola. Per un programma in prima
serata le immagini di sesso e violenza spesso associate hanno un impatto visivo molto forte nonché discutibile.
Pinuccio Marruso è proprio l’aberrazione della nuova generazione della ‘Ndrangheta trasferita a Nord, cresciuta
in un ambiente fortemente industrializzato, senza alcun valore: cocainomane, violento, gli occhi sempre sbarrati
dalla ferocia, è un personaggio che sfugge anche a quei minimi codici d’onore imposti dal padre. Uccide suo
cognato tendendogli una trappola e per questo pagherà un conto molto alto. La figlia vedova dei Marruso si
ribellerà e collaborerà con la giustizia. “Ho più denari che anni da vivere”, dice amaramente don Carmine cercando di riconquistare la figlia che della famiglia non vuole più saperne. Fulvio si troverà di fronte a una scelta:
o raggiungere la sua fidanzata a Londra e ritornare alla vita onesta di un tempo, oppure scendere in Calabria
e diventare un adepto dell’organizzazione mafiosa. Fulvio sceglie, si sottopone alla cerimonia di iniziazione, fa
arrestare suo fratello e uccidere sua sorella in un modo orrendo. Nonostante la discutibile poetica scelta dagli
autori, non si può disconoscere il coraggio nell’aver trattato l’argomento con informazioni esatte.
a.c.
46
Le tre rose di Eva 2
Genere: Serie TV
Durata: 14X90’
Interpreti principali: Anna Safroncik,
Roberto Farnesi, Luca Capuano, Karin Proia,
Lucia Nunez, Giorgia Wurth, Luca Ward,
Paola Pitagora
Regia: Raffaele Mertes, Vincenzo Verdecchi
Sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: RTI
Rete: Canale5
In onda: da mercoledì 4 settembre 2013
a mercoledì 11 dicembre 2013 alle ore 21:10
Ascolti medi: 5.800.000 telespettatori;
19,12% share
+14
Aurora dà alla luce la sua primogenita. La piccola viene chiamata Eva, in onore della madre di Aurora.
Alessandro Monforte, il padre della bambina, vive a Primaluce con la sua compagna e sua figlia, ma anche con la nonna di Aurora e le due cognate con le quali non ha un buon rapporto. L’amore dei due giovani è offuscato in primis dall’odio antico che c’è tra le due famiglie, i Monforte e i Taviani, e dal rapimento
della bambina che viene ritrovata grazie alla strana complicità del fratello di Alessandro, Edoardo, ancora
innamorato di Aurora. Intanto il dottor Amedeo Torre, partito da Villalba quasi trent’anni prima, ritorna,
con dietro la nuova, giovanissima moglie Veronica. I Torre comprano la bellissima tenuta di Pietrarossa.
Chiusa da molto tempo, sul castello girano delle oscure leggende e tutti in paese, da Livia Monforte a
Ottavia Taviani, sono spaventati dalla riapertura di Pietrarossa. Si tratta di un altro prodotto in cui il meccanismo del complotto, per ostacolare il grande amore e non solo, prevale in maniera meccanica, spesso
drammaturgicamente forzata, perdendo l’occasione di poter trasmettere con semplicità ed efficacia un
qualsiasi barlume di verità su cosa sia veramente un grande amore nella vita di un essere umano. Abbiamo parlato di complotti, colpi di scena, seduzioni e vendetta, tanta disumana vendetta, esaltata anche
dalla figura di un inquietante giovane prete, figlio e vittima della donna che sta ordendo il suo piano per
vendicarsi dei torti subiti, personaggio gettato in uno straziante conflitto nel quale il bene non ha nessuna
possibilità di emergere. È sicuramente un prodotto complesso, per questo gli ascolti sono alti, alla soap
si aggiunge il giallo e il thriller. Discutibili in prima serata sono le scene di sapore incestuoso abbastanza
particolareggiate tra Edoardo e la sorella disturbata mentalmente, le scene di attrazione sessuale imposte alla malcapitata. La recitazione è urlata, da fotoromanzo: si passa dall’amore all’odio più efferato
con forzature drammaturgiche che creano personaggi poco credibili. Questa seconda serie, in sostanza,
tiene fede alle promesse noir della prima, con i colpi di scena, il grande segreto che aleggia intorno alla
tenuta di Pietrarossa, i misteriosi appartenenti di una setta segreta vestiti come dei monaci medievali. Al
pubblico tutto ciò è piaciuto. Molti hanno definito la serie un polpettone che mischia il mistery-horror con
il melodramma. Gli ambienti familiari sono avvelenati da odi fraterni, morti e resurrezioni, madri pazze
d’odio che vivono nelle soffitte, natali ignoti, crudeltà contro bambini nati nel passato e nati oggi, un prete
scellerato combattuto tra la sua vocazione e la manipolazione di una madre assetata d’odio e di vendetta.
Veronica che sembra una posseduta cambierà per amore di Alessandro, ma subirà le ire della madre
pazza. L’atmosfera è quella da fotoromanzo, eroticamente libertina, dall’etero al saffico, all’incestuoso.
Perversione morale, follia all’interno di un racconto comunque ben costruito e accattivante.
a.c.
47
L’ingegnere
(Gli anni spezzati)
Genere: Miniserie TV
Durata: 2X100’
Interpreti principali: Alessio Boni, Giulia Michelini,
Arianna Jacchia, Paola Pitagora,
Christiane Filangieri, Enzo Decaro, Pierluigi Misasi.
Regia: Graziano Diana
Sceneggiatori: Graziano Diana, Stefano Marcocci,
Domenico Tommassetti
Produzione: Albatross per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: lunedì 27 gennaio e martedì 28 gennaio
2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 4.200.000 telespettatori;
15,70% share
+12
Siamo nel 1980 a Torino. Una grave crisi nel settore automobilistico costringe la Fiat a tagliare drasticamente il personale. Il clima sociale e politico dell’Italia è stato gravemente compromesso dalla strage
di Piazza Fontana del 1969. La trilogia “Gli anni spezzati” ripercorre tutto il periodo che va dall’omicidio
Calabresi alla grande manifestazione dell’80 contro il terrorismo che ne decretò la fine, isolandone i
leader. Al contrario delle prime due miniserie, quest’ultima racconta la storia drammatica di un personaggio inventato, l’ingegner Venuti, che si ritrova vedovo, con la figlia maggiore, Valeria, che abbraccia
la strategia del gruppo terroristico di Prima Linea divenendone parte integrante. Costretto dalla dirigenza
a farsi carico dei licenziamenti degli operai, l’ingegnere si ritrova solo, isolato, odiato con una figlia di cui
sospetta sempre più il coinvolgimento nelle azioni terroristiche. Il suo crollo è inevitabile quando viene
ucciso il caro amico Walter Grimaldi, primario del Policlinico, per aver deciso di denunciare i sabotaggi
interni. Il colpo più duro lo riceve in seguito all’arresto della figlia, quando viene a conoscenza del fatto
che è coinvolta anche nell’omicidio del medico. L’ingegnere è prostrato, non capisce più quello che gli
sta accadendo, si colpevolizza per non aver capito, per non essere arrivato in tempo prima che il disagio
della figlia deflagrasse. Ma non è tutto, Silvia, la sorella minore di Valeria, è in pericolo perché i quadri
di Prima Linea temono che Valeria, una volta arrestata, crolli, così tentano di ricattarla organizzando il
rapimento della ragazzina. Il rapimento viene sventato e, dopo la manifestazione dei dipendenti della
Fiat, quadri e impiegati, supportata da migliaia di persone, sembra tornare il sereno. Valeria rimane in
carcere ad affrontare il processo, sotto il peso della certezza di una vita rovinata anche dalla disillusione.
Ci troviamo di fronte a un prodotto di qualità sviluppato però con maggiore intensità rispetto ai precedenti, forse grazie al fatto che il personaggio protagonista è frutto d’invenzione. C’è un altro fattore che
diversifica questa miniserie dalle altre: una delle terroriste è vista da vicino in quanto figlia dell’ingegnere.
Valeria è una giovane donna ferita dalla vita, orfana di madre, che respira il peggior clima universitario del
tempo. La disillusione nei confronti dei compagni di lotta che sono pronti a colpirla nel caso in cui parli
è qualcosa che commuove profondamente. Tuttavia, come abbiamo sottolineato analizzando anche le
altre due miniserie, l’analisi di fondo che ambiziosamente tenta di spiegare gli anni di piombo continua a
lasciare la sensazione che non sia stato detto tutto, che qualcosa sia stato taciuto volutamente o perché
la verità ultima non è stata mai conosciuta. Lo scarso consenso di pubblico si deve, a nostro avviso, al
fatto che, come accade di frequente, un popolo tenta di rimuovere sempre gli orrori di quella che poteva
diventare una guerra civile. Apprezzabile una delle scene finali della miniserie, quando l’ingegnere va a
parlare con il professor Panara che ha rovinato sua figlia e che ora gode di piena libertà. Cattivi maestri
ce n’erano molti in quegli anni nelle università, non casi isolati.
a.c.
48
L’oro di Scampia
Genere: Film TV
Durata: 100’
Interpreti principali: Giuseppe Fiorello,
Nello Mascia, Gianluca Di Gennaro,
Anna Foglietta, Ciro Petrone, Anna Bellezza,
Gaetano Bruno, Domenico Pinelli
Regia: Marco Pontecorvo
Sceneggiatori: Giuseppe Fiorello, Paolo Logli,
Alessandro Pondi, Pietro Calderoni e Gabriella
Giacometti
Produzione: Picomedia-Ibla Film per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: lunedì 10 febbraio 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 6.802.000 telespettatori; 23,85% share
+10
“L’oro di Scampia”, tratto liberamente dal libro “La mia vita sportiva” di Giuseppe Maddaloni, racconta come, attraverso la passione dello sport, il protagonista abbia salvato tanti ragazzi dalla micidiale
influenza della camorra, pronta a farne dei gangster da arruolare nel proprio esercito. Si tratta di una
elaborazione di un fatto vero che si ispira alla vita di Giuseppe Maddaloni, proprietario della palestra Star
Judo Club di Scampia e padre di Pino, medaglia d’oro a Sydney 2000 per il judo.
La fiction ci porta quindi in Campania, nel noto quartiere di Scampia, conosciuto nel mondo solo per i fatti
di cronaca nera. Il titolo si ispira volutamente al capolavoro di Vittorio de Sica, “L’oro di Napoli” e racconta
una storia di riscatto sociale. Il protagonista alla fine dice che quest’oro di Scampia è la rabbia di persone
costrette a vivere in una zona così degradata, sempre a stretto contatto con la delinquenza, il ricatto, la
violenza, la rabbia che però, se ben indirizzata, darà loro la possibilità di riscattarsi. Il protagonista del film
è Enzo Capuano, che, come Giuseppe Maddaloni, ha a cuore la sorte di giovani ragazzi che vivono in un
quartiere come quello di Scampia. Enzo, che insegna judo in una scalcinata palestra di Scampia, vuole
togliere ragazzi dalla strada ed educarli allo sport, ma così facendo attira l’ostilità della camorra a cui
sottrae manovalanza. Dal lavoro di Enzo è nato un gruppo di giovani judoki che ha il suo massimo risultato in Toni, suo figlio, ragazzo di talento che aspira al massimo traguardo per uno sportivo: partecipare
alle Olimpiadi. E con grande sacrificio, dedizione e costanza alla fine ci riesce. Il miglior atleta è quindi il
figlio Toni, che però riceve numerose pressioni dalla camorra, dubitando che il punto di vista del padre
sia quello vincente. Toni, infatti, non sopporta il fatto che la famiglia debba essere sempre in pericolo, ed
inizia a credere che l’opera del padre di portare nella palestra giovani che altrimenti si ritroverebbero a
svolgere compiti per la camorra serva a poco. Vuole andarsene da Scampia, mentre Enzo vuole rimanere
e lottare. Il ragazzo, che intanto continua a vincere medaglie ed inizia ad avvicinarsi alle Olimpiadi, si
scontra così col padre che, intanto, insiste nell’allenare ragazzi a rischio: l’ex delinquente Sasà, l’ex prostituta Leda, salvata dal poliziotto Nicola e il ragazzo ipovedente Felice. La camorra, però, non gradisce
l’azione di Enzo, le ritorsioni sono gravissime: Sasà viene barbaramente ucciso, Lupo muore in seguito
all’incendio doloso della palestra. “L’oro di Scampia” è una storia che vuole rappresentare un quartiere
con delle difficoltà, ma che non è composto solo da criminali: anche per questo, la municipalità ha dato
l’ok alle riprese, al contrario di quanto è accaduto con la serie “Gomorra”, ispirata all’omonimo libro di
Saviano. L’idea del film-tv, quindi, oltre a quella di voler raccontare una storia di coraggio e forza contro
la malavita, è anche quella di portare in tv un mondo conosciuto solo per i suoi aspetti negativi. Un ottimo
lavoro che rientra nella TV di qualità.
a.c.
49
Madre, aiutami
Genere: Miniserie TV Sceneggiatori: Peter Exacoustos, Daniela Bortignoni
Durata: 4X100’
Produzione: Endemol per Rai Fiction
Interpreti principali: Virna Lisi, Mary Petruolo,
Rete: Rai1
Emanuele Bosi, Vanessa Gravina, Agnese Nano,
In onda: da venerdì 24 gennaio 2014
Alessio di Clemente, Pamela Saino
a venerdì 24 febbraio 2014 alle ore 21:10
Regia: Gianni Lepre Ascolti medi: 4.800.000 telespettatori; 18,7% share
+14
Suor Germana ha trascorso trent’anni in Africa come missionaria. Ora svolge l’incarico di madre superiora in un convento. Insegna alle altre suore i rudimenti per poter diventare infermiere a tutti gli effetti
e partire per le missioni. Tutto sembra tranquillo fino a quando suor Germana viene a conoscenza del
terribile massacro che ha subito un villaggio in Africa dove lei ha trascorso molti anni. Anche le suore
novizie sono state massacrate. Decide di indagare rimanendo in Italia con l’aiuto del fratello di una suora,
un magistrato e un giornalista. Parlando con i sopravvissuti che si sono rifugiati nel suo convento, suor
Germana capisce che dietro la vicenda si nascondono molti segreti. Suor Vera sembra l’unica superstite
della strage, è a conoscenza dei fatti, ma non parla, è ancora spaventata. Matteo, il fratello di suor Maria,
data per dispersa, tormenta la madre superiora e suor Vera per avere notizie della sorella. Matteo si allea
con Oscar, un giornalista che sembra ben informato dei fatti, che a sua volta lavora con il magistrato, una
bella donna di cui si innamora. Alla fine si scopre che dietro al massacro ci sono degli interessi ben più
grandi che oltrepassano le beghe locali. Con la copertura di un’azienda d’esportazione di legname, di cui
è titolare il padre di Vera, si nasconde un commercio di armi. Suor Maria, ancora viva e incinta perché
è stata violentata, è in possesso di una pennetta per computer con informazioni preziose. Il Vaticano ha
promesso di aiutarla, ma alcuni uomini di Dominus, il capo dei mercenari che protegge il commercio di
armi, ha fatto segregare in un convento Maria, dopo aver imprigionato Matteo e le suore. Suor Germana
riesce a trovarla, ma Maria muore partorendo il bambino. Matteo se ne occuperà, vorrebbe farlo con
suor Vera di cui si è innamorato, ma lei, dopo averci pensato, capisce che la sua vocazione è autentica.
Il padre della giovane suora si riconcilia con lei quando dimostra la sua innocenza; del commercio d’armi
non era a conoscenza, un suo giovane socio, divenuto amante della moglie, ne risulta il responsabile.
Colpo di scena finale: l’identità di Dominus altri non è che quella del giovane fidanzato di suor Germana che quarant’anni prima si era fatto spacciare per morto. Insomma, una vicenda piuttosto intrigata,
riscattata dalla splendida interpretazione di Virna Lisi e dall’interessante tematica dell’Africa mostrata in
tutta la sua crudezza. Peccato la poco credibile storia dell’identità di Dominus. Tuttavia, altre tematiche
risultano interessanti nella serie televisiva, per esempio la difficile condizione delle giovani missionarie
che si ritrovano in situazioni troppo ostiche, troppo lontane dalla realtà in cui sono abituate a vivere.
Infatti, sarà la matura suor Germana a tornare in Africa, perché la missione non è solo un ideale, ma una
realtà così dura e violenta che bisogna affrontare con cognizione di causa, senza mandare allo sbaraglio
delle giovani suore.
a.c.
50
Non avere paura
un’amicizia con Papa Wojtyla
Genere: Film TV
Durata: 100’
Interpreti principali: Giorgio Pasotti, Aleksej Guskov,
Claudia Pandolfi, Ugo Dighero, Giuseppe Cederna,
Katia Ricciarelli, Fabio Fulco, Samantha Capitoni.
Regia: Andrea Porporati
Sceneggiatura: AA.VV.
Produzione: De Angelis Media per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: domenica 27 aprile 2014 alle ore 21:30
Ascolti medi: 6.158.000 telespettatori;
23,5% share
Siamo nel 1984. Lino Zani è una guida alpina che vive con la sua famiglia in un rifugio sulle Alpi Retiche.
Dopo il tragico attentato del 13 maggio dell’81, Giovanni Paolo II si presenta al rifugio per trascorrere qualche giorno in perfetta tranquillità. Lo accompagnano don Stanislao e il Presidente della Repubblica Sandro
Pertini. Tra il Papa e Lino si instaura un’amicizia che dura fino alla morte del Pontefice. Il giovane Zani vive
con la smania di scalare le montagne e la sua ambizione è quella di raggiungere la vetta dell’Everest. Questa sua passione smodata lo porta a sacrificare gli affetti più cari: la nuova compagna che, dopo qualche
indugio, lascia marito e città per seguirlo in quel luogo sperduto. Lino ha avuto una figlia da lei, nonostante
ciò, quando gli si ripresenta la possibilità di scalare l’Everest, l’abbandona e parte per diversi mesi. Non
raggiunge la meta per aiutare il compagno caduto in un ghiacciaio e questo segna il momento cruciale del
suo cambiamento profondo. Alla fine, dopo un ultimo colloquio con il Papa, che negli anni ha incontrato
regolarmente, decide di tornare a Milano e riprendersi Angela, la compagna, ma un incidente stradale lo
blocca in ospedale. Salvo per miracolo, è la stessa Angela a raggiungerlo. I due tornano insieme e il film si
chiude su Lino che, davanti alla croce issata sulla sommità della montagna, racconta alla figlia, divenuta
adulta, del suo incontro con il Papa e di come abbia capito che cosa sia veramente la fede.
Dopo un’intensa giornata dedicata alla canonizzazione di Giovanni Paolo II, il film si è rivelato quantomeno
deludente. Il racconto è indubbiamente più incentrato sulla storia d’amore tra Lino e Angela che sulla figura
del Papa. Nonostante ciò, la presenza inevitabilmente imponente del personaggio avrebbe richiesto, da parte
degli attori, che le poche situazioni in cui appare fossero più intense, non dal punto di vista prettamente
confessionale, ma umano e spirituale. Le frasi che pronuncia sono sottili, a parte una ferma posizione
sull’indissolubilità del matrimonio, niente lo potrebbe distinguere da un santone o un guru di una religione
orientaleggiante. È naturale che nella realtà Giovanni Paolo II abbia creato rapporti di amicizia intensa con
persone anche lontane dalla fede e dalla morale cattolica. Era un suo carisma. Ma qui la struttura drammaturgica della sceneggiatura è costruita su una evoluzione molto discutibile del personaggio protagonista:
alla fine, grazie a questa amicizia, Lino capisce che cosa sia la fede e che la cosa più importante è onorare
l’amore che ha costruito con Angela. Se Giovanni XXIII è stato defenito Papa del concilio, a Giovanni Paolo II
è stato conferito il titolo di Papa della famiglia nell’ambito della cerimonia della canonizzazione. Dubito che
le “conquiste” di Lino fossero proprio quelle sognate dal Papa polacco per il suo amico: Angela si separa da
un marito che non merita di essere lasciato, è lei stessa a dirlo, priva i suoi figli del padre naturale. Si parla di
fede come amore, ma come sappiamo la parola amore oggi si presta a mille banalizzazioni ed è esattamente
quello cui abbiamo assistito nella ricostruzione di questa straordinaria amicizia tra il Pontefice e il giovane
alpinista. Sorprendente invece la presa di posizione morale all’inizio, quando Lino rinuncia a trecento milioni
di lire pur di non vendere delle innocue foto che ritraggono il Papa a sciare. Non lo fa per coscienza ed è
apprezzabile, invece, di fronte a una famiglia che si disintegra a causa sua, non batte ciglio. Nella fiction,
come nella cultura attuale, i sentimenti sono al primo posto anche nell’ambito religioso, dimenticando che
essi rappresentano il livello più basso dell’amore e questo ce lo ha insegnato proprio il grande Papa del
Novecento.
a.c.
51
Non è mai troppo tardi
Genere: Miniserie TV
Durata: 2X90’
Interpreti principali: Claudio Santamaria,
Nicole Grimaudo, Giorgio Colangeli, Gennaro Mirto,
Emanuela Grimalda, Andrea Tidona
Regia: Giacomo Campiotti
Sceneggiatori: Claudio Fava, Monica Zapelli,
Giacomo Campiotti
Produzione: Bibi film TV per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: lunedì 24 e martedì 25 febbraio 2014
alle ore 21:10
Ascolti medi: 6.800.000 telespettatori;
24,42% share
La guerra è appena finita, siamo a Roma nel 1946. Il maestro Alberto Manzi cerca una supplenza in una
scuola. Ha bisogno di lavorare ma si vede escluso dalle graduatorie. Accetta di andare a insegnare al carcere minorile, dove prova subito a cambiare le rigide regole dell’istituto, che nascono dalla convinzione
che quei ragazzi siano ormai spacciati e che quindi sia inutile tentare di dare loro un’istruzione anche se
minima. Alberto si scontra con il direttore del carcere, un uomo che un tempo aveva i suoi stessi ideali,
e finisce con il conquistarlo alla sua causa. Con i ragazzi il lavoro è duro e ostico, ma la sincerità con
la quale mostra di interessarsi a loro scioglie la chiusura anche dei più irriducibili. Il maestro insegna a
scrivere e a leggere ai giovani detenuti. Si laurea in pedagogia e va a insegnare in una scuola anche se
ha ricevuto un prestigioso incarico dall’università. Pure a scuola si scontra con la mentalità rigida della
direttrice che non comprende l’innovazione e l’efficacia del suo modo di insegnare. Per toglierselo di
mezzo, la stessa direttrice lo segnala alla Rai dove, per combattere la grave piaga dell’analfabetismo,
hanno deciso di promuovere un programma giornaliero che aiuti gli adulti a imparare a leggere e a
scrivere e dal titolo “Non è mai troppo tardi”. Il carisma di Manzi conquista i dirigenti Rai e il programma
riscuote un grande successo. Più della metà dei suoi telespettatori sostiene l’esame di licenza elementare e lo supera.
Si tratta di uno dei migliori prodotti televisivi di quest’anno. Il carisma pedagogico del personaggio
realmente esistito, che si traduce in un amore sconfinato per il fanciullo, appare credibile e commuove.
Il successo di pubblico ne è stata una controprova. Ma non è solo questo che ha entusiasmato i fruitori
della miniserie; Manzi è un uomo che cerca di porre rimedio alle ingiustizie sociali, senza fanatismi, con
l’unica arma che conosce e che sembra vincente: la comprensione. Anche se lascia il carcere, continua
a rimanere a contatto con i suoi allievi “delinquenti” e riesce a recuperarli tutti, anche Ricotta, l’unico che
è finito in carcere una seconda volta. Il suo non è un amore esaltato, ma connaturale alla sua vocazione
pedagogica. Anche la famiglia che riesce a costruire con la donna di cui si è innamorato prima della
guerra è il riflesso di valori umani condivisi, nonché un’apertura a chi è meno fortunato. Ida, sua moglie,
lo sostiene sempre, anche quando il suo comportamento può essere pregiudizievole per un buon andamento economico della famiglia oramai diventata numerosa. Riteniamo che il prodotto sia piaciuto molto
al pubblico anche per la sobrietà materiale che i due coniugi esprimono nel dare un indirizzo alla loro vita
familiare: gli ideali, per loro, contano di più. Infine la storia ha avuto la capacità di indurre speranza in un
momento di grande incertezza economica come il nostro.
a.c.
52
Paura di amare 2
Genere: Serie TV
Durata: 6X100’
Interpreti principali: Giorgio Lupano, Erica Banchi,
Ida di Benedetto, Marco Falaguasta, Barbara Livi,
Benedetta Gargari, Dario Fiorica, Filip Tota,
Alexia Degremont, Giovanni Scifoni, Fabio Sartor
Regia: Vincenzo Terracciano
Sceneggiatori: Francesco Balletta, Valerio D’Annunzio, Riccardo Degni
Produzione: Titania per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: da martedì 17 settembre 2013 a martedì
22 ottobre 2013 alle ore 21:10
Ascolti medi: 4.265.000 telespettatori; 15,77% share
+14
Sono trascorsi tre anni. Stefano e Asia hanno un bambino e sono in procinto di sposarsi. Vivono insieme
ai figli di Stefano avuti con la prima moglie, Carlotta e Tommy. L’ombra della crudele cognata Elide, il
cui cadavere non è stato mai ritrovato, ritorna con un piano di vendetta ben preciso: rovinare Stefano
economicamente e negli affetti. Elide assolda una bellissima tunisina per sedurre l’imprenditore e lavora
per far fallire la sua ditta farmaceutica.
Una lunga serie con un plot complicato, controverso, contorto, una storia d’amore ostacolata da Elide,
una donna malvagia perché pazza, una figura oscura, incomprensibile, priva di logica, anche se talvolta,
con dei flash back, si vuole dare umanità al suo comportamento. Per quanto riguarda il rapporto tra Asia
e Stefano, il contesto così costruito porta all’enfatizzazione dei sentimenti: passione, amore, gelosia risultano scissi dalla fiducia che è la base di una relazione autentica. Asia si impunta fino a quando Stefano
è pronto ad andare in prigione pur di affermare che mai ha avuto una relazione con la donna tunisina,
solo allora la promessa sposa si arrende. Il carattere spinoso di Asia rende la narrazione a volta finta,
ostile. La figura folle e carica di odio di Elide è un elemento inquietante che non sembra avere alcuna
corrispondenza con la realtà. Insomma, si tratta di una storia un po’ fasulla che, a nostro avviso, mostra
la pecca di non raccontare veramente cosa sia la vita affettiva, coniugale, piuttosto si concentra sugli
ostacoli che si frappongono alla realizzazione di un grande amore. Su cosa significhi amare, invece non
si trasmette nessuna indicazione precisa, se non volontà di possesso dell’altro, il tutto condito da un
orgoglio smisurato. Più interessanti i sub plot, la storia di adozione e l’umanità con la quale è trattato il
dramma di un padre che ritrova suo figlio dopo tanto tempo, ma che decide di lasciarlo, per il suo bene,
alla famiglia adottiva.
a.c.
53
Per amore del mio popolo
Don Diana
Genere: Miniserie TV
Sceneggiatori: AA.VV.
Durata: 2X100’
Produzione: Aurora Film per Rai Fiction
Interpreti principali: Alessandro Preziosi,
Rete: Rai1
Massimiliano Gallo, Adriano Pantaleo, Rosa Diletta
In onda: martedì 18 marzo e mercoledì 19
Rossi, Elena Margaret Starace, Gianluca di Gennaro
marzo 2014 alle ore 21:10
Regia: Antonio Frazzi Ascolti medi: 5.286.000 telespettatori; 19,55% share
+12
Don Peppe Diana è un sacerdote di Casal del Principe, dove due famiglie, gli Esposito e i Capuano si affrontano per il controllo del territorio. Don Peppe rifiuta i soldi che gli offre un noto camorrista, organizza
una fiaccolata in paese, crea in parrocchia occasioni d’incontro e di divertimento per allontanare dalla
strada il maggior numero possibile di ragazzi. La figlia di Esposito, Mariella, lo mette in guardia. Il sacerdote lancia un appello contro la camorra suscitando un grande clamore. Le due famiglie mafiose, dopo
essersi pacificamente spartiti appalti e mercati, decidono di comune accordo di dare una lezione a don
Diana dopo che questi ha creato un vero e proprio comitato anticamorra. Anche la figlia di Capuano lo
mette in guardia. Il sacerdote viene ucciso il 19 marzo del 1994, a pochi mesi dalla morte di don Puglisi.
Ecco una miniserie dedicata a un sacerdote realmente vissuto e barbaramente ucciso dalla criminalità
organizzata. Il personaggio è ben delineato, non ci sono forzature nel rappresentarlo, nel farlo agire in un
ambiente dominato dalle prepotenze di chi ha deciso di arricchirsi con l’illegalità: appalti truccati, spaccio, e soprattutto lo smaltimento illegale dei rifiuti tossici, la grande piaga italiana di questo momento.
Un giro d’affari che rischia di togliere anche materialmente il futuro a intere generazioni. Don Diana è
un uomo di Dio a tutto tondo. Non lo vediamo contrapposto idealmente alle gerarchie ecclesiastiche,
semmai più audace. La coerenza del suo essere sacerdote sta anche nel fatto di puntare alla coscienza
e lo vediamo nell’amico che si pente e diventa un collaboratore di giustizia e nel bambino, figlio illegittimo
del boss, destinato a diventare un criminale, ma che alla fine si affranca dal fratellastro delinquente e si
rifiuta di sparare a don Diana. Al sacerdote scout interessa la formazione sana dei ragazzi. Vediamo un
paese del napoletano pieno di ottime energie umane che andrebbero sprecate se non ci fosse chi per
primo dà l’esempio. Nella miniserie sono presenti in modo esaustivo tutti i problemi che investono una
realtà come quella del sacerdote, perfino gli extracomunitari africani, che hanno trovato un appezzamento di terreno dove potersi sistemare. Don Diana è anche lì con loro quando la camorra cerca di sfrattarli
per fare di quel luogo una discarica di rifiuti tossici. La reazione dei camorristi ci fa capire che per la loro
sopravvivenza è importante incutere paura, lasciare nella sottomissione e nell’ignoranza la gente per
bene. Don Diana invece spinge a denunciare, a fidarsi della legalità: strettissima appare, infatti, la sua
collaborazione con il comandante dei carabinieri. Il prezzo da pagare è alto, una giovane vita spezzata,
ma come martire moderno, don Diana lascia un esempio forte che porta altri a prendere posizione, a
continuare la sua lotta nonché alla conversione del suo amico imprenditore. Il sub plot più toccante è
quello del bambino, che dopo essersi rifiutato di sparare al sacerdote, offre la sua spalla per portare la
bara al cimitero.
a.c.
54
Provaci ancora Prof. 5
Genere: Serie TV
Durata: 6x100’
Interpreti principali: Veronica Pivetti, Enzo Decaro,
Paolo Conticini, Pino Ammendola, Ludovica Gargari,
Ilaria Occhini, Paolo Sassanelli, Elisabetta Pellini
Regia: Tiziana Aristarco
Sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: Endemol Italia per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: da giovedì 12 settembre 2013 a giovedì 17
ottobre 2013 alle ore 21:10
Ascolti medi: 5.806.000 telespettatori; 22,78% share
+12
La prof. Camilla Baudino e suo marito Renzo hanno superato la crisi matrimoniale. Si sono trasferiti a
Torino dove Renzo ha ricevuto un’importante proposta di lavoro, con loro la figlia Livietta che all’inizio
sente tutti i disagi del cambiamento di scuola e di ambiente. Nello stesso stabile, però, hanno la sorpresa
di trovare il commissario Gaetano Berardi, vecchia fiamma della prof. che non ha perduto la sua passione
per le indagini, soprattutto se riguardano i suoi allievi. Nella vita del commissario Berardi avviene un cambiamento: separato da tempo, riappare il figlio Tommy di cui deve prendersi cura visto che la ex moglie
svedese è partita per un lungo viaggio di lavoro. Anche se vorrebbe condividere questa responsabilità
con Camilla, alla fine il commissario riscopre la bellezza e la gioia di essere padre.
La fiction è garbata nelle immagini, gradevole nel proporre una quotidianità di situazioni che permettono
al pubblico di empatizzare con i personaggi senza dover subire le immagini violente che normalmente
propongono i gialli. La prof. Camilla Baudino, interpretata dalla solare Veronica Pivetti, è una donna
piuttosto normale, che svolge però con eccellenza il suo mestiere da insegnante facendo i conti con una
Torino multirazziale. L’unica stranezza è quella di non poter stare fuori dalle indagini e quindi lontano dal
commissario, verso il quale prova una segreta attrazione fisica. Il grande successo di pubblico è dovuto
anche al tono calmo, sereno della fiction, alla positività del personaggio protagonista ricco di generosità, senso pratico e partecipazione ai problemi degli altri. Tuttavia, per lo scomodo triangolo tra lei, il
commissario e il marito, ci rammarichiamo nel dover constatare che la fiction trasmette un’idea della
vita matrimoniale come qualcosa che deve fare i conti con una noia a volte schiacciante. Il messaggio
che scaturisce è che l’amore monogamo è il più sano, ma non può colmare tutte le esigenze di felicità
di una persona e, se non si seguono i desideri più profondi, è solo per non spezzare quella conquistata
tranquillità. Camilla ama suo marito, infatti sceglie lui, ma l’attrazione vera, fisica, la prova per il commissario Berardi, il suo sogno proibito. E poi, per rompere tale noia, le è indispensabile seguire un’altra
sua passione, quella per l’investigazione che, con un po’ di forzature drammaturgiche, la pone come
paladino difensore dei suoi allievi.
a.c.
55
Rex 6
Genere: Serie TV
Sceneggiatori: AA.VV.
Durata: 10X50’
Produzione: Dog’s Life per Beta Film
Interpreti principali: Francesco Arca, Domenico
Rete: Rai2
Fortunato, Pilar Abella, Augusto Zucchi, Gilda PostiIn onda: da lunedì 24 febbraio 2014 a lunedì 24
glione Turco, Orlando Cinque, Carlotta Miti
marzo 2014 alle ore 21:10
Regia: AA.VV. Ascolti medi: 2.216.000 telespettatori; 8,53% share
+12
La novità di questa sesta stagione ‘italiana’, la sedicesima, se si considerano anche gli episodi girati in
Austria, è quella di avere un nuovo attore protagonista. Si tratta di Francesco Arca. Non c’è più Ettore
Bassi, che era l’attore principale della quarta e della quinta serie. Prima di lui, negli episodi girati in Italia,
c’era Kaspar Capparoni. Nella nuova serie tv, l’attore è l’ispettore Marco Terzani, alle prese con i casi di
omicidio, insieme al suo fidato pastore tedesco Rex. Il cane non è lo stesso della serie precedente, esordisce Achi, dolcissimo pastore tedesco di tre anni e mezzo che ha preso il posto di Nick, visto al fianco
di Ettore Bassi, protagonista delle ultime due serie. La serie tv è una produzione internazionale, infatti già
dalla prima girata in Italia, concorrono, oltre al nostro paese, anche Austria e Germania. L’ambientazione
è diventata Roma. La fiction ha successo in tutto il mondo, tant’è che viene esportata in oltre 130 paesi,
dal Cile, alla Romania, dall’Australia, all’Iran, per citarne alcuni. Segno che la serie non ha uno stile
campanilista e tratta argomenti che si adattano ovunque e che la figura del cane poliziotto piace, soprattutto ai più giovani. In realtà non è un cane comune né un animale dotato di poteri straordinari. È un
cane poliziotto addestrato con le tecniche cinefile più all’avanguardia, che tuttavia conserva un carattere
proprio fatto di fedeltà e affetto per il padrone, senso dell’umorismo, gelosia quando il timido ispettore
cerca di aprirsi a una nuova relazione amorosa. Ben condotto dal team di registi, Rex è veramente un
protagonista eccellente. I gialli sono ben scritti, non banali, si basano sulla cronaca nera di attualità che
ruotano intorno a interessi, passioni, tradimenti, malavita. Nessuna scena morbosa di sangue, nessun
compiacimento nelle scene di omicidio come purtroppo spesso accade nelle serie di crime americane.
Le indagini vengono condotte con acume dal commissario Terzani, che non si accontenta mai dell’ipotesi
più semplice. L’acume lo conduce con il suo fiuto al di là delle apparenze e, senza ascoltare troppo i
suggerimenti del PM, spazia con l’aiuto del cane poliziotto il cui contributo risulta ogni volta essenziale.
Nella sua vita privata, Terzani è un single, non si sa se per scelta, per timidezza, o per qualche esperienza passata non proprio felice. Fatto sta che non mostra molto interesse per un’autentica ricerca dei
sentimenti più veri e questo ci dispiace un po’ perché sembra comportarsi in modo egoistico con le sue
conquiste. Per adattarsi al pubblico più giovanile della rete, la sesta serie italiana del celebre poliziesco
austro-tedesco è più ‘action’. Nel complesso, il format di matrice nord europea risulta gradevole e misurato, sebbene esplori gli ambienti più devianti della delinquenza. Il protagonista si mostra duro con il
colpevole e gli ricorda con forza il male che ha compiuto a danno di persone innocenti. Gli ascolti sono
più che soddisfacenti considerando che la serie va in onda il lunedì sera in concomitanza con la grande
fiction di Rai 1.
a.c.
56
Rossella parte seconda
Genere: Miniserie TV
Durata: 5X100’
Interpreti principali: Simone Montedoro,
Gabriella Pession, Danilo Brugia, Paolo Mazzarelli,
Teresa Saponangelo, Toni Bertorelli,
Gabriele Bocciarelli
Regia: Carmine Elia
Sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: Cattleya per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda:da martedì 4 novembre 2013 a martedì 26
novembre 2013 alle ore 21:10
Ascolti medi: 4.000.000 telespettatori;
16% share
+18
Le cinque puntate raccontano la brutale vendetta di Giuliano, marito di Rossella, nei confronti della
moglie e del suo nuovo compagno. L’epilogo è drammatico in quanto Riccardo viene ucciso da Giuliano,
Rossella brutalmente stuprata e picchiata. Il mostruoso soggetto può, alla fine, solo essere ucciso poiché,
trattandosi di un deputato è molto difficile farlo condannare. Gli ascolti di questa seconda serie non sono
stati affatto soddisfacenti, molto inferiori a quelli registrati nella prima stagione che ottenne più di sei
milioni di spettatori, pari a uno share del 24%. La cosa non può che rallegrarci. La storia costruita sul
melodramma tradizionale si è distinta per la violenza, la brutalità di alcune scene che hanno rasentato
la pornografia per di più presenti in un programma di prima serata e su Rai 1, la cosiddetta rete della
famiglia italiana. Non si tratta tanto di nudo, ricordo che il nudo non è per definizione pornografia, il nudo
può essere arte, ma di situazioni scabrose raccontate con morbosità di particolari. Lo stupro e la sodomizzazione di Rossella nella quarta e penultima puntata ha rappresentato l’apice di questa discutibile
“poetica”. Per non parlare della seduzione brutale che Giuliano, il “cattivo”, opera sulla nipote minorenne
Natuzza. Forse, il più delle volte, i protagonisti rimangono pure semivestiti, siamo nell’ottocento e gli
abiti da togliere sono molti, ma già come avevamo segnalato per lo sceneggiato “I Borgia”, le scene
non perdono per questo la loro carica pornografica, forse l’aumentano. Riteniamo irresponsabile un
certo modo di raccontare storie per immagini; mascherandosi dietro esigenze drammaturgiche, infatti,
si raccontano con compiacimento e perizia di particolari scene di alta e brutale violenza sulle donne.
Irresponsabile scelta drammaturgica, soprattutto in un periodo come questo nel quale si uccide una
donna ogni tre giorni. Tutto ciò ha anche la pretesa di tingersi di “femminismo”. La fiction ha mostrato in
effetti nella prima serie tematiche interessanti a riguardo, ma questo “stare dalla parte delle donne”, un
po’ recuperato nell’ultima puntata con la presenza della Montessori, in effetti si è perso nella seconda
serie. Conosciamo a fondo la differenza tra spettacolo catartico e quello che diventa pornografico nel
momento in cui, raccontando gli abissi della natura umana, si fa sfoggio di perizia di particolari con
tanto di orgasmo maschile mentre brutalmente si violenta una donna. Così come l’argomento non è mai
pornografico in sé ma può diventarlo, la pornografia non è mai catartica, provoca piuttosto nel pubblico
un turbamento nefasto e, su alcuni soggetti psicologicamente frustrati, anche scintille che accendono
desideri perversi. Naturalmente tutto ciò si può contestare, si può negare che si tratti di pornografia,
discutere per ore su ciò che è lecito trasmettere o meno, invocare la libertà di espressione artistica. Ciò
non toglie che immagini simili non sono idonee a un pubblico di prima serata TV secondo la legislazione
vigente e non parliamo solo di pubblico giovane, di bambini, ma anche di adulti. La sofferenza di una
donna che subisce violenza si può esprimere anche senza indulgere in particolari scabrosi e inquietanti.
a.c.
57
Squadra antimafia 5
Palermo oggi
Genere: Serie TV
Durata: 10X100’
Interpreti principali: Giulia Michelini, Marco Bocci,
Ana Caterina Morariu, Greta Scarano
Regia: Beniamino Catena
Autori/Sceneggiatori: AA.VV.
Produzione:Taodue film
Rete: Canale5
In onda: da lunedì 9 settembre 2013 a lunedì 18
novembre 2013 alle ore 21:10
Ascolti medi: 4.800000 telespettatori;
20% share
Torna anche in questa stagione la fiction che narra le vicende della mafia degli “scappati”, quelle famiglie
che, cacciate negli anni ‘80 dai Corleonesi, hanno trascorso un lungo periodo di esilio negli Stati Uniti per
poi rientrare in Sicilia e scontrarsi con il nuovo sistema di potere che nel corso degli anni si è costituto
nell’isola. Nella quinta serie le vicende sono ambientate a Catania. Protagoniste sono ancora Rosy Abate,
tornata dal Sud America per riprendersi suo figlio Leo, in procinto di essere affidato in adozione ad una
nuova famiglia, e il vice questore Lara Colombo. L’oggetto del loro contendere è il vice questore Domenico Calcaterra, di cui entrambe cercano di conquistare l’amore, in una lotta perversa tra mafia e giustizia
dominata solo da opportunismo e convivenze tra mafiosi, pentiti, collaboratori di giustizia e agenti di
polizia. La serie annovera una quantità significativa di personaggi attorno ai quali ruotano le vicende
narrate. Passioni, tradimenti, intrecci amorosi, vendette, intrighi e traffici di droga rappresentano allora la
costante di questo mondo a tinte fosche nel quale conta molto l’onore, il non detto e il rispetto. Accanto
alle due figure femminili troviamo un vasto e variegato universo composto da procuratori, ispettori, boss
latitanti, amanti e collaboratori di giustizia che conferiscono alla narrazione varietà, garantendo il districarsi di fitti intrecci e l’esplosione di improvvisi colpi di scena. Le indagini e le operazioni della squadra
antimafia si intrecciano pertanto alle vicende sentimentali, delineando un’interminabile soap opera. Il
montaggio serrato, unito all’utilizzo frequente dell’effetto rallenty spettacolarizza le colluttazioni tra le
forze dell’ordine e i mafiosi, enfatizzandone la violenza. La natura fictional del programma è sottolineata
anche dal carattere informale dei rapporti tra le due protagoniste/antagoniste che, seppur appartenenti a
due mondi diametralmente opposti e in lotta l’uno contro l’altro, sono disposte a qualsiasi compromesso
pur di soddisfare il proprio egoismo. Tale relazione, infatti, seppur carica talvolta di umanità, partecipazione e comprensione, è inverosimile e sembra più funzionale a suscitare il sentimentalismo e la facile
approvazione del pubblico. Il dolore, l’assenza di un sorriso e di un barlume di speranza tratteggiano
una realtà dove la paura per il futuro e la desolazione regnano sovrane. I protagonisti appaiono inoltre
incapaci di uscire dal loro ruolo sociale per riappropriarsi nel privato di una serena quotidianità. Essa
appare piuttosto turbata da frustrazioni, insoddisfazioni, sospetti e sensi di colpa di fronte all’impossibilità
di invertire il corso degli eventi. Anche la recitazione leziosa e approssimativa degli attori non riesce a
conferire la giusta importanza all’argomento trattato. Quello che rimane è allora una soap opera piuttosto
cruda, violenta e piena di stereotipi sulla Sicilia e la criminalità organizzata, non in grado di anteporre alle
convenienze e alla corruzione risposte nuove e socialmente rilevanti. Il format non presenta cambiamenti
significativi rispetto alle passate stagioni. Si registrano numerosi episodi di violenza e spargimenti di
sangue.
f.d.
58
The Mentalist 5
Genere: Serie TV
Durata: 22X45’
Interpreti principali:Simon Baker, Robin Tunney,
Tim Kang, Owain Yeoman, Amanda Righetti
Regia: Chris Long e Vari
Sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: Primrose Hill Productions e Warner
Bros. Television
Rete: Rete4
In onda: da mercoledì 11 settembre 2013
a mercoledì 20 novembre 2013 alle ore 21:10
Ascolti medi: 1.900.000 telespettatori; 8,70% share
+12
La quinta stagione di The Mentalist continua con la ricerca di John il Rosso da parte di Patrick Jane,
consulente investigativo del CBI, e sempre maggiori indizi vengono raccolti. Il cerchio si sta per stringere quindi attorno al feroce serial killer di cui molto probabilmente nella sesta stagione verrà rivelata
l’identità.
Mentalist: persona che ricorre all’acutezza mentale, ipnosi e/o suggestione. Colui che padroneggia la
manipolazione del pensiero e del comportamento. Sappiamo già chi è Patrick Jane, conosciamo la
sua storia passata e la ragione per la quale sia finito a collaborare con il CBS, siamo al corrente del
feeling che hanno il protagonista con la bella Teresa Lisbon, capo della squadra investigativa. Le storie
personali, così come i casi, fanno da sfondo al vero dramma che percorre tutta la serie: l’ossessione
di Patrick nel voler catturare lo sterminatore della sua famiglia. Un po’ dottor House, un po’ Sherlock
Holmes, il personaggio vanta una forte presenza scenica: narcisista e spaccone, ma allo stesso tempo
ironico e dissacrante. La capacità deduttiva fuori dal comune e il particolare spirito di osservazione del
protagonista sembrano riportare la serie alle vecchie storie poliziesche in cui non erano la scienza o la
chimica a risolvere i casi (come avviene in molti crime del momento), bensì le menti acute di investigatori,
capaci innanzitutto di comprendere l’animo umano. Si ritorna allora al buon vecchio metodo deduttivo,
reso originale dall’idea di fare del protagonista un raggiratore, un artista della manipolazione, come a
voler sottolineare come queste particolari doti possano essere utilizzate nel bene, così come nel male.
La costruzione dei personaggi tiene conto dell’esigenza dettata dalla lunga serialità di avere personalità
complesse, dal passato torbido e problematico, in modo da avere materiale su cui lavorare nel corso
degli episodi e la possibilità di molte rivelazioni per lo spettatore. La scelta di fare del protagonista un
tipo decisamente antipatico non appare originale, dati gli illustri precedenti sopramenzionati, e in più il
cinismo di Patrick, presuntuoso, arrogante che si diverte a mettere in ridicolo gli altri, non riesce a essere
controbilanciato dal suo dramma personale. Il suo modo di manipolare gli altri è freddo, impersonale,
indice delle sue doti mentali, ma allo stesso tempo di una certa aridità interiore. Anche nella soluzione
dei casi appare tutto un po’ troppo semplicistico, come se le azioni delle persone fossero governate solo
da semplici pulsioni. In sintesi, sembra regnare un certo determinismo razionalista che omettendo la
dimensione morale e spirituale, finisce con l’impoverire le storie e lasciare lo spettatore insoddisfatto.
a.c.
59
The Vampire Diaries
Produzione: Alloy Entertainment, Bonanza
Genere: Serie TV
Durata: 23X45’ (quarta stagione) Productions, Warner Bros. Television, CBS Television
Studios, Outerbanks Entertainment, Sim Video
Interpreti principali: Nina Dobrev, Paul Wesley,
Rete: La5
Ian Somerhalder, Steven R. McQueen,
In onda: da venerdì 9 maggio 2014 a venerdì 18
Sara Canning, Katerina Graham, Candice Accola
luglio 2014 alle ore 21:10
Regia: Chris Grismer ,Marcos Siega ,Joshua Butler
Ascolti medi:1.800,000 telespettatori; 2% share
Autori/Sceneggiatori: Kevin Williamson e Julie Plec
Vampire Diaries è una serie americana di genere fantasy che narra le vicende di Elena Gilbert, ragazza
adolescente della Virginia, che scopre di possedere dei poteri soprannaturali. L’esistenza della giovane
subisce tuttavia uno scossone quando apprende di essere stata adottata e che Stefan Salvatore, il suo
teenager, è un vampiro. Stefan e suo fratello Damon, entrambi innamorati della ragazza, si adoperano
con tutte le loro forze per difenderla dalle insidie del vampiro Originale Klaus e dalle numerose entità
soprannaturali che ambiscono al pieno controllo della ragazza. Nelle loro avventure, i tre protagonisti non
saranno soli, ma potranno sempre contare sui compagni di Elena, anch’essi dotati di poteri magici. Come
in ogni fantasy che si rispetti, Mystic Falls, la cittadella della Virginia immaginata dagli autori è pullulante
di vampiri, streghe, licantropi e fantasmi che pongono Elena e i suoi compagni di fronte a sfide sempre
nuove. La serie si caratterizza per uno stile veloce, dai repentini colpi di scena: doppio gioco, intrighi, accordi segreti e minacce rendono ogni episodio un’esperienza movimentata, quanto caotica. Nonostante
l’elevata cura tecnica e realizzativa, non è facile seguire la serie qualora si sia saltata qualche puntata:
i personaggi sono molti come anche gli intrecci che possono repentinamente condurre a stravolgimenti
della narrazione. Emerge inoltre la figura di una donna idolatrata e contesa, ridotta ad oggetto del capriccio maschile. Il mondo nel quale agiscono i protagonisti è un universo senza speranza nel quale solo
il possesso delle doti soprannaturali permette all’individuo di sopravvivere. Chi non ha tali poteri sembra
destinato a soccombere, a non essere determinante nel cambiare il corso degli eventi. Le relazioni
umane appaiono piatte e strumentali, non improntate alla solidarietà e alla condivisione. Anche l’alleato
apparentemente più fedele può trasformarsi in un cospiratore e in un temibile avversario. Si materializza
di fronte allo spettatore un’umanità che può contare solo sulle sue risorse e che ha smesso di coltivare lo
spirito per trovare una risposta più profonda ai molteplici interrogativi dell’esistenza. L’uomo e la donna,
inoltre, sono ridotti al loro corpo, hanno dignità solo in funzione delle loro doti fisiche, non tanto in virtù
della loro intelligenza. Le relazioni umane sono vuote, guidate solo dagli istinti; anche la difesa di Elena
da parte di Stefan e di Damon appare più condizionata dal desiderio di destare impressione nella giovane
che non guidata da un sincero affetto.
f.d.
60
Waking the dead
Genere: Serie TV
Durata: 50’
Interpreti principali: Trevor Eve, Sue Johnston,
Holly Aird, Claire Goose, Wil Johnson
Regia: AA.VV.
Sceneggiatori: Barbara Machin, Deborah Jones e
Mal Young
Produzione: BBC drama group
Rete: Giallo DTT canale 38
In onda: da lunedì 23 dicembre 2013 a lunedì 20
gennaio 2014 alle ore 21:00
Ascolti medi: n.p
+14
“Waking the dead” è una avvincente serie poliziesca che ha riscosso tra gli ascolti più alti nelle classifiche della BBC. La quarta stagione, nel 2004, ha vinto un Emmy Award come “Miglior Serie Drammatica
Internazionale”. Al centro delle vicende di “Waking the dead” l’Unità speciale della polizia inglese, la
“Cold case” degli Usa, c’è la soluzione di casi irrisolti, solitamente riguardanti omicidi che hanno avuto
luogo anni prima. Il sovrintendente capo Peter Boyd dirige un team di investigatori ed esperti che include
la dottoressa Grace Foley, profiler psicologico, lo scienziato forense Frankie Wharton e i detective Mel
Silver e Spencer Jordan. Solo uomini e donne che lavorano con lo scopo di dare risposte ai familiari delle
vittime e per incastrare killer ancora liberi. Grazie ai progressi dell’analisi scientifica e della medicina
forense, i casi che un tempo erano impossibili da risolvere, oggi possono essere studiati nuovamente.
Per Boyd si tratta di una vera missione, dai tratti anche personali visto che lui stesso ha dovuto affrontare
il dramma della scomparsa del figlio adolescente. Le storie sono originali, i personaggi appaiono attuali,
convincenti, la serie sa combinare la forza narrativa dell’investigazione poliziesca classica con il fascino
delle moderne tecniche di indagine criminale. Anche se le trame generalmente ruotano intorno al caso
trattato nel singolo episodio, altre storie e racconti s’intrecciano nel corso degli anni. Tra queste i problemi di gestione della rabbia da parte di Boyd e le difficoltà derivanti dalla riunione con il figlio, i problemi di
cancro di Grace; il ferimento a colpi di pistola di Spencer per mano di uno dei suoi ex colleghi e la morte
di Mel, che crea una catena di eventi che attraversa due stagioni. Oltre a Boyd, un personaggio molto
interessante della serie è la dottoressa Grace Foley. Si tratta di una psicologa profiler con quasi trent’anni
di esperienza nel settore. La sua presenza nel gruppo arricchisce di nozioni umane il caso, anche se i
metodi di Boyd spesso non sono propriamente ortodossi. La coppia Boyd-Grace intreccia un rapporto di
collaborazione stretta che va al di là di un semplice rapporto di lavoro. Boyd è un uomo ferito, conosce
in prima persona la sofferenza che nasce da un rapporto parentale andato male, si sente arrabbiato, ma
anche colpevole. La presenza, accanto a lui, della psicologa adulta, gli permette di arricchirsi umanamente senza complicazioni di tipo sentimentale. Grace è spesso in grado di costruire un profilo mentale
dell’indagato o dei sospetti, consentendo a Boyd di scoprire i meccanismi mentali e il significato dietro
un particolare tipo di reati commessi. La serie è indubbiamente di ottima fattura per quanto riguarda la
costruzione dei personaggi principali, la linea investigativa, la psicologia delle vittime e dei carnefici. Il
dramma di Boyd fornisce però un valore in più a questa serie. Dalla sua ferita, si sente una particolare
attenzione ai legami familiari, in particolare quanto male possa fare un amore disatteso di un genitore e
il tradimento coniugale.
a.c.
61
Un caso di coscienza 5
Sceneggiatori: AA.VV.
Genere: Serie TV
Produzione: Red Film Group per Rai Fiction
Durata: 6X90’
Rete: Rai1
Interpreti principali: Sebastiano Somma,
Loredana Cannata, Vittoria Belvedere, In onda: da domenica 8 settembre 2013 a domenica 6
ottobre 2013 alle ore 21:10
Stefano Dionisi, Stephan Dainalov,
Ascolti medi: 3.652.000 telespettatori;
Silvia Gavarotti, Karen Ciaurro
17,27% share
Regia: Luigi Perelli
+14
L’avvocato Rocco Tasca continua il suo lavoro in difesa dei più deboli, degli emarginati, di chi non
riceverebbe attenzione alcuna se non fosse per l’interessamento del nostro protagonista e dei suoi collaboratori. Nella vita dell’avvocato entra un’altra donna, si tratta dell’incorruttibile PM Giulia Longo che
combatte le infiltrazioni della criminalità organizzata al Nord, soprattutto nel settore dello smaltimento
dei rifiuti tossici. Tra un caso e l’altro, si consolida una storia di amicizia tra Alice e Tasca. I due scoprono
di amarsi e hanno insieme un figlio.
Il progetto spicca per lo spessore valoriale che trasmette. Non è l’interesse economico a muovere l’avvocato, ma una particolare sensibilità per le persone più indifese, spesso incapaci di difendersi in una realtà
sempre più disumana. La recitazione del protagonista esalta una scrittura che trae spunto dalla realtà
senza quei toni aggressivi e distruttivi che ormai fanno parte del clima politico e culturale del nostro Paese. Interessante la dinamica delle indagini dell’avvocato Tasca. Lui e i suoi due più fidati collaboratori non
lasciano nulla di intentato, vanno a fondo quando sono convinti dell’innocenza di un loro assistito, non si
tirano indietro di fronte alle difficoltà che insorgono e questo perché credono nella giustizia e anche nella
forza della verità. Non usano metodi poco ortodossi come i rampanti avvocati delle serie americane, né
trucchi, né minacce. Lo stile del protagonista è sempre animato da una esortazione al bene nei confronti
anche di persone che hanno commesso crimini di vario genere. Interessante, perché lo scioglimento del
caso non lo si ottiene quasi mai con una prova schiacciante che mette con le spalle al muro il colpevole,
ma con l’inattesa decisione di qualcuno della parte avversa di decidere per il bene, di fare una scelta di
campo che lo riscatti. Riteniamo che questo elemento drammaturgico sia da elogiare dal momento che
il protagonista e i suoi collaboratori innescano un circolo “virtuoso” all’interno di situazioni fortemente
compromesse dal crimine mostrando che il male e il bene sono due realtà che alla fine si scelgono. Per
quanto riguarda la vita privata dell’avvocato Tasca, da sottolineare come quest’uomo vedovo sia attento
alla figlia ancora piccola, la segua, la vada a prendere a scuola, si interessi di lei con una tenerezza che
colpisce. È chiaro che a un certo punto decida di legarsi sentimentalmente a qualcun altro e la sua scelta
cade su Alice che in tutti quegli anni di vedovanza gli è stata vicino. Non è la passione cieca, la fisicità di
un rapporto quella che sembra ricercare l’avvocato, quanto un autentico sentimento che possa essere
positivo e non traumatico per la bambina. Le scene di intimità sono accettabili per la fascia oraria in cui
la serie viene trasmessa.
a.c.
62
Un matrimonio
Genere: Serie TV
Durata: 6X100’
Interpreti principali: Micaela Ramazzotti,
Flavio Parenti, Katia Ricciarelli, Andrea Roncato,
Valeria Fabrizi, Francesco Brandi, Alessandro
Sperduti, Christian De Sica, Ettore Bassi,
Antonella Ferrari
Regia: Pupi Avati
Sceneggiatori: Pupi e Tommaso Avati,
Claudio Piersanti
Produzione: Duea Film per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: da domenica 29 dicembre 2013 a lunedì
20 gennaio 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 4.793.000 telespettatori;
18,57% share
+12
Pupi Avati ha voluto raccontare le vicende di un matrimonio che dura nel tempo nonostante le difficoltà
e i momenti di crisi. La storia è ambientata a Bologna ed ha inizio in un luogo di villeggiatura, a Sasso
Marconi. Francesca Osti, figlia di un operaio socialista e Carlo Dagnini, figlio di un aristocratico decaduto,
si incontrano e si innamorano anche se la loro relazione sentimentale ha bisogno di tempo per decollare.
Quando Francesca trova lavoro nel negozio di Pippo Dagnini, scopre che questo è il padre di Carlo. I
due si rivedono, Carlo ha una relazione con la ricca Valeria Zabban. Il padre di Carlo muore, il giovane
si trova a dover far fronte ai numerosi debiti che l’uomo, scommettitore alle corse di cavalli, ha lasciato
alla famiglia. Francesca, donna concreta di estrazione popolare, è l’unica a sostenerlo nel modo giusto.
Inizia a lavorare come telefonista e mantiene tutta la famiglia di Carlo mentre questi cerca di mettere
a frutto un talento che lo porterà a sfondare sul piano professionale: quello d’intenditore d’arte. I due
quindi si sposano nonostante l’opposizione dei genitori di lei, Sisto e Rosalia, e di suo fratello Taddeo,
giornalista comunista, e della sorella di Carlo che considera Francesca di estrazione sociale troppo umile
rispetto alla loro. Nascono subito due bambini, ma la generosità del loro rapporto li porta ad adottare una
bambina orfana disabile che è anche la voce narrante della serie. Si tratta di un vero evento televisivo per
l’alta qualità del prodotto, per i valori che veicola senza forzature o demagogia, senza ottimismi a buon
mercato. La mano dell’artista si vede quando costruisce drammaturgicamente la personalità dei due
personaggi che saranno capaci di un legame che durerà nel tempo. La narrazione inizia infatti nel giorno
delle nozze d’oro di Francesca e Carlo e viene narrata in flash back dalla figlia Anna Paola. Francesca è
concreta, pratica,ha una straordinaria capacità di amare e sarà il perno della storia. Carlo viene da una
famiglia nella quale i genitori si sono amati molto, ma con mentalità fuori dal tempo. Il padre, in particolare, sperpera il denaro nelle scommesse alle corse dei cavalli, ma non è un personaggio meschino,
piuttosto un uomo incapace di vivere con i piedi per terra. La storia d’amore tra i due conosce momenti
difficili, verso la fine anche un adulterio consumato da Carlo che potrebbe far “rabbia” al pubblico femminile. Il perdono di Francesca non è dettato da un atteggiamento di sottomissione, piuttosto da vera
forza interiore che ha saputo trasmettere a tutti i membri della famiglia. La storia della bambina disabile
è il sub plot più bello nella fiction. Quando l’amore è autentico si apre agli altri con generosità. Così
come l’attenzione di Francesca verso i drammi delle amiche quando lei è appagata dalla sua vita: la sua
forza interiore convince l’amica del cuore a non abortire. L’opera non può che essere elogiata in pieno
anche per il suo impatto “provocatorio” nei confronti di una mentalità corrente che disprezza i valori che
Francesca stessa incarna.
a.c.
63
Un medico in famiglia 9
Genere: Serie TV
Durata: 26X50’
Interpreti principali: Lino Banfi, Milena Vukotic,
Margot Sikabonyi, Giorgio Marchesi, Emanuela
Grimalda, Flavio Parenti, Valentina Corti
Regia: Francesco Vicario, Elisabetta Marchetti,
Isabella Leoni
Sceneggiatura: AA.VV.
Produzione: Verdiana Bixio per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: da domenica 16 marzo 2014 a giovedì 29
maggio 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 5.006.000 telespettatori;
21,03% share
Dopo che Lele e sua moglie si sono trasferiti a Parigi con il bambino, nonno Libero apre le porte della sua
casa di Poggiofiorito a un nuovo medico: Lorenzo, un nipote che viene dagli Stati Uniti, dove è diventato un
illustre chirurgo, per riconciliarsi con la sua ex moglie e stare vicino a suo figlio Tommy. Nella vita di Lorenzo,
all’improvviso, apparirà Sara, sorella del marito di Maria, nonché campionessa sportiva. A un passo dalle
nozze, Sara manda all’aria il matrimonio. Un’altra ospite della famiglia Martini è Giada, una ragazzina che
Maria sta aiutando a ritrovare la propria famiglia d’origine.
La serie, giunta ormai alla nona edizione, mostra le stesse caratteristiche di fondo che hanno caratterizzato
quelle precedenti: una famiglia anomala, allargata, dove i legami di sangue risultano rassicuranti perché sublimano i naturali distacchi, l’impatto doloroso con la morte. I nonni, un tempo consuoceri, oggi risposati tra
loro, Ave, madre del primo marito di Maria, rimangono con i nipoti e, in questa edizione, anche con i pronipoti,
visto che Maria ha preso le stesse usanze del padre Lele: sparisce per un po’ per inseguire i suoi ideali professionali. I nipoti si sposano, ma rimangono a vivere sotto lo stesso tetto, quindi, i genitori scompaiono senza
che i figli mostrino alcun disagio. Inoltre la casa, in nome dei buoni e sia pur apprezzabili sentimenti, ospita
chiunque: Tommy, il figlio della new entry Lorenzo, Giada, la ragazzina albanese costretta a rubare o a favorire
i furti, Sara, sorella del marito attuale di Maria, innamorata di Lorenzo che invece tenta di ricucire un rapporto
con la ex moglie. Ma nella famiglia Martini, nonostante i tre nonni, i cinque nipoti, i due pronipoti, va tutto
liscio, tutto è in ordine, il bucato è stirato, la casa è pulita e in ordine, il pranzo e la cena sempre in tavola, tutto
questo senza l’aiuto della cameriera che è ormai convolata a nozze. E ai problemi pratici si aggiungono quelli
psicologici legati all’età, soprattutto all’adolescenza turbolenta. Ma i tre nonni sanno cavarsela egregiamente
anche in questo campo tanto delicato. La famiglia Martini è un nucleo familiare poco veritiero, molto rassicurante perché le generazioni rimangono a vivere insieme, ma non lo è affatto per quanto riguarda le relazioni
affettive tra uomo e donna. O si muore, o ci si separa. Il pericolo che una relazione sentimentale si rompa è
sempre in agguato. Tutto ciò non viene percepito perché c’è sempre il chiassoso contenitore familiare a far
passare in sottotono la fragilità dei legami affettivi tra uomo e donna. Nonno Libero è ormai un’istituzione, si è
ulteriormente addolcito nel tempo, è indubbiamente saggio e ha un gran cuore anche nei confronti di chi vive
ai margini della società come Giada. È un personaggio apprezzabile, ma quello che continuiamo a contestare
è la poca veridicità, l’estrema fragilità di un modello di famiglia che non si basa sulla crescita personale,
sull’indipendenza, sulla necessità che dei genitori si occupino da soli dei figli facendo fronte a un numero
enorme di problemi. Gli ascolti sono alti, è indubbio. Il prodotto piace al pubblico perché risolve egregiamente
quel sentimento di angoscia molto diffuso nelle nostre società moderne: la solitudine degli anziani, la solitudine dei ragazzi, soprattutto se figli di genitori separati o troppo occupati nel lavoro. Peccato che la solitudine
non si superi con una convivenza plurigenerazionale che nella realtà sarebbe fonte di conflitti continui, ma
con la maturità, con relazioni sentimentali di coppia stabili, con la giusta accettazione del distacco, ovvero il
sapersi prendere delle responsabilità che l’età adulta richiede.
a.c.
64
Una coppia modello
(Purché finisca bene)
Genere: Film TV
Durata: 97’
Interpreti principali: Daniele Pecci, Sergio Assisi,
Bianca Guaccero
Regia: Fabrizio Costa
Sceneggiatori: Giulio Calvani, Ilaria e Marta Storti
Produzione: Pepito produzioni per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: lunedì 7 aprile 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 5.000.000 telespettatori; 18,55% share
Nel giorno delle loro rispettive udienze in tribunale per la sentenza di separazione, Enzo conosce Adriano.
Il primo è un marito sensibile e devoto, tradito da sua moglie Ada, il secondo è simpatico, bugiardo, scaltro adulatore, ed è stato trascinato davanti al giudice da una furiosa Valeria, stanca dei suoi tradimenti.
Finita l’udienza i due uomini si ritrovano al bar e diventano amici. Enzo è disperato perché vede il suo
matrimonio andare a pezzi, si preoccupa del figlio che potrà vedere solo nei fine settimana. Adriano, che
non ha figli, invece, è sicuro di trovare il modo per riconquistare Valeria. Purtroppo Adriano si sbaglia, sua
moglie non ha nessuna intenzione di perdonarlo. Senza un soldo e senza un tetto sotto al quale andare
a dormire, Adriano si presenta a casa di Enzo pregandolo disperatamente di ospitarlo per una notte. La
convivenza tra i due si rivela da subito molto difficile ma il loro desiderio di riconquistare le proprie mogli
li spinge a stringere un patto e a prolungare la convivenza: ognuno si farà messaggero d’amore presso
la moglie dell’altro. A complicare la situazione è la madre di Enzo che, in possesso delle chiavi di casa
del figlio, si presenta a casa nei momenti meno opportuni. La pimpante signora è convinta che suo figlio
abbia scoperto la propria omosessualità e che sia finalmente felice ora che si è liberato da tutti i suoi
tabù. A niente valgono i tentativi di Enzo di dissuaderla. A sua madre non pare vero di non avere più
una nuora rigida e autoritaria con cui competere. Durante la loro missione di portatori di pace, accade
qualcosa d’imprevisto: Ada si infatua, ricambiata, di Adriano; Valeria di Enzo. La situazione è piuttosto
critica, nessuno confessa all’altro che la missione ha sconfinato verso due nuove relazioni. La commedia
è brillante, l’accostamento tra un napoletano donnaiolo e un po’ guascone con un professore nordico,
ipocondriaco, ansioso strappa non una, ma molte risate, se si aggiunge il fatto che Enzo ha una madre
possessiva che esulta all’idea che il figlio sia gay. Il problema è questo: dove sono le regole d’onore?
Il senso dell’amicizia? I due amici vanno a letto con la moglie dell’altro senza confessarsi il misfatto.
E non è tutto: questa relazione incrociata porta beneficio a entrambi perché l’ansioso Enzo diventa più
spiritoso, più attento alle esigenze affettive della moglie, l’altro finisce con l’innamorarsi. Una piccola
morale la si può anche intravedere alla fine quando Enzo e Ada si rimettono insieme, mentre Adriano e
Valeria si lasciano per sempre. I primi due sono portati per il matrimonio, sembra comunicarci l’autore
del concept, Adriano e Valeria no. Quello che ci risulta discutibile dal punto di vista anche pedagogico,
se il messaggio vuole rivolgersi a coppie in crisi, è che togliersi uno sfizio con un altro o un’altra sia un
passaggio quasi necessario al buon esito della riconciliazione o per capire realmente quello che si vuole
dalla vita. Non si tratta di alzare gli scudi del moralismo per riconoscere che un tale comportamento sia
poco leale soprattutto se lo “sfizio” è la moglie di un amico.
a.c.
65
Una famiglia
Genere: Miniserie TV
Durata: 2X90’
Interpreti principali: Josephine Preub, Rosemarie
Fendel, Heino Ferch, Marie Baumer, Anja Kling,
Maria Ehrich, Ken Duken,Tom Schilling,
Thelma Buanbeng
Regia: Uli Edel
Sceneggiatori: Rodica Döhnert
Produzione: ZDF Moovie
Rete: Canale5
In onda: martedì 10 e venerdì 13 dicembre 2013
alle ore 21:10
Ascolti medi: 2.800.000 telespettatori;
11,8% share
+14
La storia di quattro generazioni della famiglia Adlon, dalla Germania imperiale, alla caduta del muro. A
Berlino, negli anni immediatamente precedenti alla Prima Guerra Mondiale, Lorenz Adlon inaugura l’hotel
Adlon che diviene il più lussuoso della città. Al suo fianco, il figlio Louis e l’amico Gustaf. Quest’ultimo,
sposato con Ottilie, ha una figlia, Alma, che rimane incinta di uno stalliere. La giovane mette al mondo
una bambina, Sonja, che i coniugi fanno apparire agli occhi del mondo come propria. Lo stalliere diviene
dipendente dell’albergo e la giovane Alma promessa sposa a un militare. Ma il matrimonio va in fumo,
Alma parte con una fotografa americana e rimane via per dodici anni. Un affresco d’epoca che ripercorre
la storia tedesca nei suoi più forti sconvolgimenti epocali. Dalle finestre dell’hotel, così come entrando
dalle sue porte girevoli all’ingresso, si respira la storia di una famiglia che neanche due Guerre mondiali
hanno saputo scalfire. Si racconta l’ascesa, la caduta e poi il ritorno alla vita di una struttura-simbolo
tedesca insieme alla vita dei protagonisti che l’hanno resa tale; ancor oggi l’Adlon, albergo a cinque
stelle, è tra i più celebrati di tutta Europa. Nell’arco della storia, molto complessa, emergono tre personaggi positivi: lo stalliere, il vero padre di Sonja, un uomo esemplare, buono; la stessa Sonja, che vive
il dramma di scoprire che sua sorella in realtà è sua madre; il vecchio Adler, fondatore dell’albergo. Tre
pilastri di moralità che si ergono su personaggi dalla morale a volte discutibile. Drammatico e interessante il personaggio di Alma, la madre di Sonja e il suo rapporto saffico con la fotografa americana. Privata
da sempre dell’amore della madre, privata brutalmente della sua bambina per scongiurare lo scandalo,
privata del suo primo amore, il trauma la trasforma al punto da azzerare tutti i suoi sentimenti. È un personaggio che commuove. Gli autori descrivono benissimo il suo percorso psicologico e il suo dramma.
Peccato che poi lo rinneghino, onde evitare che la vaga omosessualità di Alma risulti una reazione post
traumatica, affermando invece che la sua scelta sia legata al suo desiderio di essere libera dai forti condizionamenti sociali dell’epoca. La prima grande guerra, il periodo del nazismo visto dalla Germania con
una straordinaria lucidità, la fermezza di Sonja, la sua capacità di soffrire l’allontanamento di Julian e di
sua figlia, l’attesa, il perdono, la ricostruzione dell’albergo dopo la caduta delle mura e la riunificazione
della famiglia con l’uomo che ha sempre amato, sono ciò che in sintesi avviene nelle quattro ore della
miniserie. Un prodotto di alto livello artistico e narrativo, emozionante, di profondità storica, purtroppo
adatto per scene e situazioni solo a un pubblico adulto capace di leggere nella pallida moralità di alcuni
personaggi le ragioni di un’epoca segnata da profondissimi sconvolgimenti culturali e sociali.
a.c.
66
Una Ferrari per due
(Purché finisca bene)
Genere: Film TV
Durata: 107’
Interpreti principali: Neri Marcorè,
Giampaolo Morelli, Anita Caprioli, Aurora Ruffino
Regia: Fabrizio Costa
Sceneggiatori: Giulio Calvani, Ilaria e Marta Storti
Produzione: Pepito Produzioni per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: lunedì 31 marzo 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 6.100.000 telespettatori; 22,6% share
+10
Il primo episodio di un ciclo di commedie brillanti dal titolo “Purché finisca bene”. Marcello ha quasi
cinquant’anni, da più di due è stato fatto fuori da un’importante società di cui era Direttore Marketing.
Andrea De Lazzaro, l’uomo che lo ha licenziato senza neanche volerlo incontrare, sulla carta lo aveva
ritenuto «troppo vecchio». Marcello del suo disastro non ha detto nulla a nessuno. La famiglia continua a
vivere al di sopra delle possibilità economiche pensando che lui ricopra ancora il ruolo di prima. Un giorno fa l’autostop per raggiungere la casa dell’ex moglie nella campagna lucchese: a dargli un passaggio
su una Ferrari è De Lazzaro, l’uomo che l’ha rovinato. I due sono ignari dell’identità dell’altro e viaggiano
tra Torino e Lucca. Si fermano a casa di Marcello dove Andrea conosce la figlia e l’ex moglie dell’uomo
che ha rovinato. Una serie di avventure rocambolesche portano Marcello e sua figlia Livia, insieme ad
Andrea, a Porto Venere dove quest’ultimo deve consegnare una Ferrari a un famoso calciatore come
premio per il suo impegno sul campo. Ma anche per Andrea si sta per abbattere la terribile mannaia del
licenziamento. Così i due da nemici diventano amici. Una commedia all’italiana ben costruita sulla complicità di due attori molto bravi, Neri Marcorè e Giampaolo Morelli. Nessuna volgarità, un’idea intelligente
che dà vita a una serie di gag comiche. Al di là della risata, la fiction entra in quella che è la difficile
realtà del lavoro in Italia dove i giovani non trovano occupazione e i cinquantenni la perdono. La linea
della commedia è quindi lodevole e ben costruita, quella sentimentale un po’ meno; infatti, ci si sarebbe
aspettato che Marcello riscoprisse l’amore per sua moglie e non che il suo ex capo, Andrea, finisse, più
o meno ricambiato, di innamorarsi di lei. Interessante è l’esplorazione nonché la ridicolizzazione di un
ambiente lavorativo dove uomini e donne vivono solo nell’ottica di fare carriera. La donna che ha una
relazione con Andrea, sempre in un clima da commedia, appare infelice e mascolinizzata. Le riflessioni
dei due ex nemici sono profonde: a rincorrere solo mete professionali, non solo si trasforma la vita in una
prigione, ma si perde la libertà e la possibilità di apprezzare le cose più importanti legate ai rapporti familiari. Eccellente il rapporto tra Marcello e Livia. La ragazzina, cresciuta nei migliori collegi privati, è una
snob senza qualità. Vive di frivolezze e appare particolarmente sgradevole. Quando però viene a sapere
della situazione del padre, cambia profondamente. Livia si immedesima nelle difficoltà di Marcello e ne
prova tenerezza. Quella improvvisa povertà, anche per lei che è giovane, diventa una sorta di liberazione:
finalmente, uniti, potranno ricominciare. Il valore di quel riavvicinamento è maggiore di tutti i privilegi dati
prima dal denaro.
a.c.
67
Una grande famiglia 2
Genere: Serie TV
Durata: 8X100’
Interpreti principali: Stefania Sandrelli,
Gianni Cavina, Alessandro Gassman,
Stefania Rocca, Cesare Bocci
Regia: Riccardo Milani
Sceneggiatori: Ivan Cotroneo, Stefano Bises,
Monica Rametta
Produzione: Cross Productions per Rai Fiction
Rete: Rai1
In onda: da giovedì 21 ottobre 2013 a giovedì 5
dicembre 2013 alle 21:10
Ascolti medi: 5.516.289 telespettatori;
20,76% share
+12
Edoardo torna a casa sconvolgendo gli equilibri che si sono creati dopo la sua scomparsa durata un
anno. Il motivo della sua fuga, spiega ai familiari che lo hanno creduto morto, è dovuto a un enorme
debito che egli ha contratto con una pericolosa organizzazione criminale. Edoardo chiede alla famiglia
di tacere ancora per ventiquattro ore affinché si sistemi tutto. “La famiglia”, recita la voce fuori campo
che accompagna ogni puntata, “è il luogo dove si custodiscono i segreti, dove si può sbagliare ed essere
accolti, è il posto dove si smette di sentirsi soli, dove si ritorna a riprendere fiato, la famiglia sa perdonare,
capire, senza chiedere niente in cambio, la famiglia è il posto dove si ritorna sempre”. Le parole di Edoardo sembrano preannunciare una serie TV che inneggi al valore della famiglia. In realtà, pur affermando in
più occasioni la veridicità di tali parole, la famiglia appare sempre e comunque una sorta di prigione culturale. Un’istituzione che fornisce rassicurazioni, calore umano, ma che costa un prezzo molto alto, come
ben evidenziano le parole di Raoul, fratello di Edoardo, in apertura della quarta puntata: “La famiglia ci
mette di fronte alle nostre responsabilità, ai nostri doveri, è lo specchio dove tutto si riflette, dove tutto
si amplifica, successi, fallimenti, sconfitte, la famiglia ci costringe a fare quello che non vorremmo fare,
procurare del dolore e sentirci colpevoli per questo…la famiglia ci sostiene, ma in cambio vuole molte
cose”. Edoardo, il figlio maggiore, è rimasto schiacciato dalla responsabilità enorme di dover prendere
il posto del padre nella gestione dell’azienda, ma ha commesso degli errori e quindi, per proteggere i
suoi cari, ha dovuto fingersi morto per un anno. La moglie Chiara si è legata sentimentalmente al fratello
di Edoardo, Raul, e aspetta un bambino da lui. Edoardo cerca di riprendersela, la madre della grande
famiglia, interpretata dalla bravissima Sandrelli, lotta affinché tutto ritorni come prima, ma si arrende di
fronte alla gravidanza di Chiara. Nell’ultima puntata è lei a parlare: “La famiglia è il luogo dei misteri, il
luogo dove succede tutto quello che non avresti creduto possibile, il luogo dove credi che niente cambi e
invece poi cambia tutto”. Laura, la sorella “cattolica” e ricca di valori religiosi, che fa fatica ad accettare il
figlio gay, è il personaggio che alla fine risulta più positivo perché non giudica nessuno, vuole bene a tutti
e cerca di aiutare Raul, suo padre ed Edoardo. Eppure la sua visione della famiglia non è così positiva, ce
lo confermano le sue parole in apertura della settima puntata: “La famiglia è la nostra vita fatta di carne
e ossa, fragile come una casa costruita sulla sabbia… l’abbiamo costruita con fatica, l’abbiamo nutrita
con le nostre paure, le nostre incertezze, con il nostro amore, e perfino con il nostro odio”. Si tratta di
un prodotto di alta qualità nello scenario della produzione televisiva. Risulta tuttavia poco condivisibile
la visione pessimistica della famiglia, un prodotto della cultura umana, che pur limitando la felicità e la
libertà dei suoi componenti, risulta però la più rassicurante forma di aggregazione sociale. Niente di più.
a.c.
68
Una mamma imperfetta
Genere: Serie TV
Durata: 8x25’
Interpreti principali: Lucia Mascino,
Fausto Sciarappa, Alessia Barela, Anna Ferzetti,
Vanessa Compagnucci, Biagio Forestieri,
Sergio Alibelli, Luciano Scarpa
Regia: Ivan Cotroneo
Sceneggiatori: Ivan Cotroneo
Produzione: Rai Fiction, RCS, Indigo Film, 21
Rete: Rai2
In onda: da lunedì 9 settembre 2013 a venerdì 11
ottobre 2013 alle ore 21:00
Ascolti medi: 1.141.000 telespettatori;
4,04% share
+10
La trama della serie, ambientata a Roma, ruota attorno al personaggio principale, Chiara. La serie assume la forma di un video diario nel quale Chiara affronta i problemi di una mamma moderna alle prese
con figli, lavoro e marito. La protagonista è affiancata da tre amiche, Irene, Claudia e Marta, con le quali
fa colazione per pochi minuti nel bar di fronte alla scuola dei bambini prima di partire per gli impegni
consueti della giornata.
“Allora. Dunque. Mi chiamo Chiara Guerrieri, ho trentanove anni, vivo a Roma, ho un marito, due figli, un
lavoro che mi piace, una casa”. Ogni giorno, in otto minuti, Chiara racconta la sua giornata al pubblico
da casa. Il diario, dal lunedì al venerdì, segue gli impegni settimanali della protagonista: il cappuccino con
le amiche dopo aver accompagnato i figli a scuola, le riunioni al lavoro, le partite di calcetto del figlio, le
lezioni di ginnastica ritmica della figlia, le lezioni da ripetere a casa, le ricerche da preparare, un rapporto
di coppia da mantenere vivo. Tante cose, troppe, per non essere sempre, costantemente, in ritardo. Ogni
giorno Chiara si rivolge allo spettatore e racconta con ironia la sua vita ponendo delle domande a se
stessa e al pubblico. Come si fa a onorare tanti impegni bene? Le richieste dei figli vengono prima di
tutto, ma poi c’è il coniuge, il lavoro, le colleghe single che hanno più tempo a disposizione, quindi la
frustrazione di non sentirsi perfetta è sempre in agguato.
Si tratta di un prodotto veramente geniale, perché l’autore riesce a divertire, a strappare non una, ma
diverse risate a un pubblico che si è appena sorbito il Tg con le sue inevitabili catastrofi. Ma non è una
risata che esprime gioia, superamento della tragedia, della monotonia della vita quotidiana, piuttosto un
sarcasmo profondo che si abbatte contro quella che è la vita coniugale e familiare. Il diario di Chiara non
lascia spazio alla felicità che anima le famiglie normali e non patologiche, s’intende, non mostrando di
conseguenza la ragione principale per la quale si riesce, in una sorta di mescolanza che fa parte della
realtà, a sopportare il peso di una vita scandita di sacrifici e di fatiche fisiche non indifferenti. Non ci sembra veritiero né onesto raccontare la vita familiare in questo modo, c’è della furbizia a farlo dalla parte
della donna che racconta giornalmente come affrontare questo o quel problema, sempre reale. Perché
le tematiche che l’autore affronta sono vere, e anche ben descritte, è il contesto che è falsato. Ma chi ve
lo fa fare? viene da chiedere alla fine al pubblico da casa che ha riso, ma che ha demolito dentro di sé
l’idea che sposarsi e avere dei figli possa rendere felici. Ma infatti gli ascolti bassissimi confermano che
le donne, padrone del telecomando in casa, non traggono molto beneficio da questi racconti giornalieri.
E poi: che tristezza gli interni delle case, soprattutto quella di Chiara! Ambienti scuri, mobili squallidi,
niente di gradevole, tanto per rimarcare che la famiglia è una sorta di prigione culturale che le donne
abbracciano perché si insegna loro che quella è la strada per sentirsi un po’ più al sicuro, non perché sia
veramente il luogo privilegiato nel quale la persona umana si realizza.
a.c.
69
70
INTRATTENIMENTO
71
72
A sua immagine
Le ragioni della speranza
Genere: Programma religioso
Conduttori: Ermes Ronchi
Regia: Barbara Borgiotti
Autori: Ermes Ronchi
Produzione: Rai
Rete: Rai1
In onda: il sabato alle ore 17:45
Ascolti: n.p.
“A sua immagine”, trasmissione molto seguita e amata, si fregia di questa splendida rubrica che chiude
il programma stesso. Padre Ermes gira l’Italia con una troupe per mostrare i luoghi di straordinarie testimonianze di fede. Attraverso questi viaggi vengono anche messe in risalto bellezze artistiche inestimabili
legate alla storia della cristianità nel nostro Paese, ma anche associazioni e realtà sociali di solidarietà
umana e impegno verso i più deboli e sofferenti. Per Padre Ermes sono tutti spunti per una predicazione
intensa, profonda e insieme comprensibile a tutti. Esprime una concezione dell’uomo positiva, perché in
qualità di creatura di Dio, capace di grandi atti generosi e disinteressati che influiscono profondamente
sulla vita di chi abbiamo intorno. Tra tanto male che viene presentato nei minimi dettagli dai media, qui
troviamo finalmente una visione positiva della realtà, dove il male viene sì identificato nettamente, ma
c’è la speranza del perdono e la testimonianza di tante persone che scelgono di compiere il bene. Un
messaggio di ottimismo, fiducia, incoraggiamento tanto necessari in questo particolare periodo storico.
Le omelie di Padre Ermes sono raccolte in un volume pubblicato dalle Edizioni Paoline.
a.c.
73
Affari Tuoi
Produzione: Endemol
Genere: Gioco a premi
Rete: Rai1
Durata: 40’
Interpreti principali/conduttore: Flavio Insinna In onda: dal 08 settembre 2013 al 30 maggio 2014
tutti i giorni alle ore 20:30
Regia: Stefano Mignucci
Autori/sceneggiatori: AA.VV. Ascolti medi: 5.570.000 telespettatori; 20,56% share
Dall’Officina delle Vittorie va in onda la decima edizione di Affari tuoi. Con un’ambientazione più raccolta
che non sembra propriamente televisiva, fatta di saracinesche e arredi che ricordano più quella di un
garage o di un vicolo suburbano, il programma vede importanti novità.
Dopo sette anni, Flavio Insinna torna alla conduzione del programma con la sua professionalità di attore
di teatro più che di showman. Ma Insinna riesce a intrattenere il pubblico e catturare la sua attenzione
dall’inizio alla fine. Con battute da buontempone, versi recitati, massime di vita ma anche balletti o piccoli
travestimenti da giullare di corte sa colmare i vuoti che inevitabilmente si creano durante il gioco.
Il concorrente deve scegliere quale pacco tenere o quale numero chiamare, ma anche riflettere se accettare l’offerta del banco (presieduto stavolta da una dottoressa): è in questi momenti che il conduttore sa
mostrarsi vicino ai tormenti del giocatore di turno. Proprio come in una grande famiglia, in cui i giocatori
non sono mai in competizione tra loro ma sanno sostenersi e incoraggiarsi sia nelle virate positive che in
quelle negative della giocata. E lui è lì a tenergli la mano nel cammino verso la vittoria, come un genitore
che è anche un amico.
A volte sfodera i suoi occhiali colorati o il cappello luccicoso o anche il peluche a forma di rospo: ogni
momento è buono per tentare di ingannare la sorte. Ma alla base di tutto questo spettacolo nello spettacolo c’è la profonda illusione, oltre l’ignoranza, che l’utilizzo di tali feticci possa conferire loro una
funzionalità apotropaica, indispensabile per cambiare le sorti del destino, il destino della giocata come
quello della vita.
Accanto all’aspettativa magica di trasformare le cose, il programma è, infatti, farcito di frequenti riferimenti culturali e anche di stampo moralistico. Il conduttore esorta spesso i suoi “figli” a osare e a non
scoraggiarsi nei momenti critici. Le sue esortazioni hanno sempre un’analogia con la vita, come se Affari
tuoi fosse un modo trasposto di leggere la realtà e provare ad approcciarsi ad essa.
In definitiva, la struttura del programma non mostra grossi mutamenti, se non nel confermarsi come gioco che emula e istiga al gioco d’azzardo e spinge ad abbracciare una mentalità che è propria del gioco
d’azzardo ma che è, poi, alla base del desiderio bulimico di non sapersi accontentare. Quel che sicuramente è cambiato è l’atmosfera generale grazie alla personalità del conduttore che sa essere simpatico
ed empatico allo stesso tempo. La sterilità e pericolosità di un gioco come quello dei pacchi passano in
sordina e, nonostante tutto, il programma risulta essere un gradevole spettacolo di intrattenimento che
regala, alla fine, sempre qualche insegnamento in più.
f.o.
74
Amici di Maria De Filippi
Genere: Talent show
Durata: 60’ edizione pomeridiana / 110’ (edizione del
sabato pomeriggio) / 150’ edizione speciale (tredicesima
stagione)
Conduttori: Maria De Filippi, Luca Zanforlin
Regia: Paolo Pietrangeli, Roberto Cenci (fase serale)
Autori/ Sceneggiatori: Luca Zanforlin, Mauro Monaco
Produzione: Fascino P.G.T
Rete: Real Time (edizione pomeridiana) / Canale5
(edizione serale)
In onda: dal 13 gennaio al 14 marzo 2014 alle 13:50
(Real Time); dal 13 gennaio al 16 marzo 2014 alle 14:45
(Real Time); dal 23 novembre 2013 al 15 marzo 2014
alle ore 14:10 (Canale5) / dal 29 marzo al 27 maggio
2014 alle 21:10 (Canale5)
Ascolti medi: day-time: 2.640.000 telespettatori; 19%
share edizione del sabato: 4.000.000 telespettatori; 20%
share
Torna la tredicesima edizione del popolare talent show condotto da Maria De Filippi, nel quale un gruppo
di allievi (di età compresa tra i 18 e i 25 anni) si sfida in una molteplicità di discipline. Durante la prima
puntata, registrata il 16 novembre e andata in onda il 23 novembre 2013, si è provveduto alla formazione della classe composta, come nella passata edizione, da 26 allievi (11 cantanti, 1 rapper, 2 band,
10 ballerini,1 breaker e 1 crew). Seguiti da 8 docenti (rispettivamente quattro per il ballo e quattro per
il canto) i singoli partecipanti percorrono insieme il cammino di un intenso anno scolastico scandito da
due fasi. Nella prima (che accompagna lo spettatore da novembre ad aprile) le performance dei singoli
alunni sono valutate dagli insegnanti della relativa disciplina. Inoltre sotto la loro guida i ragazzi sono
chiamati a un duro esercizio di perfezionamento della loro tecnica di esecuzione. Nella seconda fase
(da aprile a giugno) le performance individuali sono invece sottoposte al giudizio del televoto. Superato
lo sbarramento della fase iniziale, nella fase serale i contendenti sono progressivamente eliminati fino
all’ultima puntata nella quale i due rimasti in gioco si contendono un sostanzioso montepremi (pari a
circa 100.000 euro) e un contratto lavorativo di un anno presso Mediaset. L’aspetto interessante di
questo format (che da 13 anni accompagna il pomeriggio di intere generazioni) risiede indubbiamente
nell’impegno richiesto e profuso dai ragazzi al fine di realizzare i loro sogni. Tuttavia l’apprezzabile tesi
di fondo secondo cui con fatica, passione e tanta umiltà è possibile raggiungere ottimi risultati è piegata
alle esigenze commerciali del programma. Il contesto di altissima tensione messo in piedi dagli autori,
per mantenere alto il livello di performance dei ragazzi, non sembra in grado di aiutare i concorrenti ad
accettare la sconfitta, i propri limiti e le proprie paure nel tentativo di aggirarli e di superarli. La scelta
della conduttrice e degli autori, dunque, è quella di esasperare le difficoltà e i momenti di tensione
emotiva per mantenere ai massimi livelli la competitività tra allievi e la conflittualità con gli insegnanti.
Ne derivano dunque liti, gelosie e contrasti accesi in nome della conquista di una popolarità che punisce
gli sconfitti, senza aiutare i ragazzi ad accettare una critica, o un fallimento. Questa scelta sacrifica la
vita scolastica dei ragazzi, il loro impegno e la loro voglia di emergere alla dura legge dello share, vincolandoli ad una visibilità che non sembra in grado di esaltare pienamente le loro virtù e qualità umane.
La presente edizione si distingue per l’introduzione delle categorie deejay, dance crew e band e per il
trasloco della serie trasmessa in day time dal lunedì al venerdi, forse la parte più positiva e autentica del
programma, sul canale tematico Real Time. La puntata del sabato e gli appuntamenti serali della fase
finale restano invece un esclusiva di Canale Cinque. Nella ricca sezione web dedicata al programma è
possibile conoscere i contendenti, gli insegnanti e tutto il cast artistico, rivedere i video dei momenti più
salienti, nonché approfondire alcuni aspetti inediti, non trattati nella diretta televisiva.
f.d.
75
Avanti un altro
Genere: Quiz show
Durata: 42x70’
Conduttori: Paolo Bonolis
Regia: Stefano Vicario
Autori/sceneggiatori: Stefano Santucci,
Paolo Bonolis, Sergio Rubino, Marco Salvati
Produzione: Endemol, Mediaset
Rete: Canale 5
In onda: da lunedì 16 settembre 2013 a venerdì 6
giugno 2014, tutti i giorni alle ore 18:50
Ascolti medi: 4.812.000 telespettatori;
22,37% share
L’antiquiz e la parodia di tutto ciò che fa spettacolo è l’impressione generale di chi assiste per la prima
volta a un programma del genere.
Un insieme di personaggi e caricature, il “minimondo”, che sembrano arricchire il programma – di per
sé scialbo e vuoto di contenuti – ma che invece non fanno che ingarbugliare ancor di più la matassa
televisiva messa in onda.
Linguaggi e comportamenti al limite del decoro e del buon gusto, oltre a una serie di elementi, sapientemente scelti dagli autori, rendono il prodotto di difficile inquadramento dal punto di vista della sceneggiatura e del messaggio da comunicare.
La maggior parte dei concorrenti è decisamente eccentrica, bizzarra, dai gusti opinabili e particolarmente
attratta dalle luci della ribalta. Padri di famiglia che ostentano di aver partecipato a programmi simili,
per il gusto di dire “c’ero anche io”; ragazzi fieri di non pretendere molto da se stessi si mescolano al
disoccupato in cassa integrazione che cerca il modo per rifarsi una vita o al ragazzo vincitore delle gare
di matematica, inspiegabilmente capitato in un posto simile. I concorrenti sono davvero molto diversi tra
loro, ma possiedono tutti un unico obiettivo: vincere al quiz.
Un quiz che presenta domande che non richiedono particolari sforzi mnemonici, né solleticano ragionamenti logici o intuitivi. Il genere delle domande sembra ispirarsi a un livello culturale molto concreto
ed elementare. Non mancano interventi esterni di improbabili valletti, battute a doppio senso, temi con
esplicito contenuto sessuale (a volte anche mimati), una generale emotività e una certa predisposizione
del concorrente a prestarsi allo scherno del conduttore. Tali elementi, sono abilmente scelti dagli autori,
personaggi insieme al presentatore, di questa grande pantomima televisiva. Vittime e carnefici allo stesso tempo, che rendono il programma deprimente e ripetitivo.
Dal 31 marzo il programma è condotto da Gerry Scotti.
f.o.
76
Boss in incognito
Genere: Reality
Durata: 4X100’
Conduttore: Costantino della Gherardesca
Autori: Cristiana Farina, Alessia Ciolfi, Yuri Grandone,
Giona Peduzzi
Regia: Giorgio Romano
Produzione: Endemol
Rete: Rai2
In onda: da lunedì 27 gennaio 2014 a lunedì 17
febbraio 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi:1.930.000 telespettatori;
6,59% share
+12
Un programma nuovo nel suo genere, positivo, umano che cerca di gettare un ponte tra le alte gerarchie
dell’imprenditoria e la realtà del mondo operaio. “Boss in incognito” si basa sul format Undercover Boss
creato da Studio Lambert.
Su Rai 2 la versione italiana con gli imprenditori David Hassan, Giovanni Battista Pizzimbone, Paolo Penati, Massimo Santini e tutta la realtà operaia del nostro paese. Un boss, cioè un amministratore delegato
di un’azienda, azionista di maggioranza della stessa, scende nella realtà del lavoro camuffandosi da
operaio alle prime armi. Lo fa per conoscere meglio la sua azienda, per comprendere i problemi dei suoi
dipendenti, per capire quello che non funziona bene e potrebbe essere migliorato. I veri operai coinvolti
vengono ingaggiati con la scusa che si sta girando un documentario sul lavoro e si mettono a collaborare
per inserire questo individuo, che non sanno essere il loro supremo capo, nella realtà quotidiana della
loro attività professionale. Al termine della settimana, il boss convocherà nella sede centrale dell’azienda
tutti i lavoratori con cui è entrato in contatto e, dopo aver svelato la sua vera identità, potrà premiarli e
migliorare le loro condizioni di lavoro. “Boss in incognito – dicono gli autori - si propone di raccontare
l’operatività di persone che vivono serenamente la loro vita e con soddisfazione il loro lavoro, per quanto
umile o ordinario: un’Italia nuova, diversa, fatta di realtà semplici ma importanti, che la tv solitamente
non mostra e che difficilmente hanno anche altre ribalte. E’ un programma che sovverte la realtà e
che dimostra che non sempre chi ha grandi responsabilità (e guadagna molto) è in grado di svolgere
mansioni teoricamente più semplici (e con guadagni molto più bassi). Fa incontrare due universi separati
e distanti: da un lato i boss che, decidendo di mettersi in gioco, hanno l’opportunità di cercare delle
soluzioni di crescita e di miglioramento per il futuro all’interno della società stessa conoscendo meglio
chi ci lavora, le condizioni in cui lo fa e le loro storie; dall’altro lato i dipendenti hanno l’opportunità di
scoprire il lato “umano” del boss, spesso considerato inarrivabile e lontano anni luce dai loro problemi
quotidiani. Il programma si inserisce nella realtà italiana del lavoro in un momento di crisi economica, di
precarietà, di incertezza per il futuro. Vedere in prima serata la vita di un dipendente che si barcamena tra
impegno, fatica e problemi familiari conferisce un tocco di umanità che non guasta. Il boss si sofferma
anche a parlare, sempre in incognito, con questi ignari compagni di viaggio per conoscerne il lato privato.
Il programma suscita momenti anche di commozione. Al di là di quelle che possono essere le esigenze
della spettacolarizzazione o di un docu-reality, nel complesso “Boss in incognito” è un programma che
riteniamo molto valido.
a.c.
77
C’è posta per te
Genere: People show
Durata: 10x200’
Conduttore: Maria De Filippi
Regia: Paolo Pietrangeli
Autori/Sceneggiatori: Maria De Filippi, Alberto Silvestri
Produzione: Fascino PGT
Rete: Canale5
In onda: da sabato 11 gennaio 2014 a sabato 15
marzo 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 5.550.000 telespettatori; 24% share
Torna anche quest’anno, dopo il successo quindicennale, la sedicesima edizione del celebre people
show condotto da Maria De Filippi. Nel corso degli anni il programma ha mantenuto inalterata la sua
formula. Scopo dei partecipanti è quello di riuscire ad affrontare una difficoltà di natura interpersonale
con il sostegno umano della conduttrice per sanare delle ferite apparentemente insanabili, o anche solo
semplicemente per rientrare, dopo tanti anni, in contatto con una persona della quale si sono perse completamente le tracce. Sarà lo staff del programma a cercare il destinatario della posta invitandolo, qualora ne abbia voglia, a partecipare alla trasmissione per un nuovo incontro, talvolta difficile e drammatico,
altre volte leggero e sorprendente. Gli autori del programma, dunque, non pongono tanto l’accento sulla
centralità di un argomento oggetto di dibattito, quanto sul complesso gioco dei sentimenti che segue le
ferite di un passato mai sopito e sull’impatto emotivo che un incontro a sorpresa, una riconciliazione, ma
anche un rifiuto può suscitare sui protagonisti e sul pubblico. L’autrice del programma ripropone così
un meccanismo sperimentato sin dai tempi di Stranamore. Una lettera immaginaria viene recapitata da
un misterioso mittente ad un destinatario “all’oscuro” per le motivazioni più disparate: dal desiderio di
ricongiungersi con familiari con i quali si è interrotto ogni rapporto, alla speranza di ristabilire un legame
amoroso; dalla curiosità di ritrovare un vecchio amico o un’antica fiamma, al proposito di un chiarimento
di fronte ad una frattura o ad una situazione rimasta in sospeso. Ricevuta la posta, il destinatario, ancora
ignaro di chi lo cerca, può decidere di accettare l’invito in studio. Solo nel corso della trasmissione egli
scopre l’identità del suo mittente scegliendo liberamente di accogliere il suo messaggio o di andare via.
Qualora la decisione sia affermativa un separé a forma di busta si solleva e i due protagonisti si trovano
l’uno di fronte all’altro. Gli esiti di questa rivelazione sono disparati: dalla sorpresa alle lacrime, dalla
rabbia all’amarezza, dalla riconciliazione alla constatazione dell’insanabilità di una frattura. Tra abbracci,
baci e lacrime si consuma di fronte allo spettatore lo spettacolo di un sentimentalismo mellifluo, dove le
ansie, il dolore e le attese vengono esibite e ridotte a gioco. Ne deriva una massiccia dose di artefatto
esibizionismo che deve impressionare il pubblico da casa, suscitandone l’approvazione, la commiserazione o le lacrime, nel tentativo di renderlo partecipe del vissuto emotivo ed esperienziale dei protagonisti
di ogni puntata. Le sofferenze dell’essere umano, le sue traversie (reali o presunte) oltrepassano così i
confini del privato e della riservatezza per divenire patrimonio comune, come se una loro spettacolarizzazione avesse un valore taumaturgico e di riscatto.
f.d.
78
Crash: contatto, impatto,
convivenza
Genere: Approfondimento
Durata: 29X60’
Conduttore: Valeria Colante
Regia: Matteo Minissi
Autori/ Sceneggiatori: Valeria Colante,
Andrea Zanini, Paolo Zagari
Produzione: Rai
Rete: Rai Storia
In onda: il mercoledì alle ore 22:15 (repliche in onda
nella fascia protetta)
Ascolti medi: n.p.
Condotto con professionalità e bravura da Valeria Colante, Crash è un programma di approfondimento
di Rai Educational che analizza, attraverso interviste e inchieste filmate estrapolate dalle teche Rai, i
cambiamenti sociali e culturali occorsi in Italia e nel mondo negli ultimi decenni. Immigrazione, integrazione, diritti civili, le ronde e la clandestinità, temi delicati che richiedono una profonda riflessione per
comprendere come il contatto e lo scontro tra culture siano un tratto ineludibile della convivenza nel
mondo contemporaneo. L’interculturalità infatti conduce inevitabilmente alla definizione di nuovi equilibri,
costituendo un’importante occasione di crescita e cambiamento. La sigla iniziale con la sua potenza e
dinamicità risulta efficace nel trasmettere l’idea di un impatto, di una breccia che lo scontro tra culture e
saperi diversi inevitabilmente porta con sé. Un filmato introduce l’argomento della puntata; appare successivamente la conduttrice che si propone di accompagnare lo spettatore in un viaggio appassionante
nell’Italia di ieri e di oggi per sondarne tratti caratteristici e cambiamenti. Tra gli argomenti di questa
nuova edizione si annoverano: la violenza negli stadi che negli ultimi anni coinvolge anche i genitori dei
bambini nei tornei locali; il travagliato e periglioso viaggio dei migranti del Centro America (Honduras,
Guatemala, El Salvador, Nicaragua) che attraversano la frontiera messicana per giungere negli Stati Uniti;
la durezza della vita carceraria sempre sospesa tra le ferite del passato e l’incertezza del futuro; lo sfruttamento del lavoro minorile, con particolare riferimento al lavoro nero degli immigrati; la testimonianza
di Don Aniello che combatte la sua guerra personale per sottrarre i ragazzi alla criminalità organizzata; la
testimonianza di Diana, Artan, Ion e Mohame: “eroi che portano due mondi nel cuore”, quello del paese
di arrivo e quello del paese di destinazione; il viaggio negli ospedali psichiatrici giudiziari dopo la chiusura
dei manicomi nel 1978 ad opera della legge Basaglia; l’emergenza immigrati di Lampedusa con le testimonianze dei protagonisti. La varietà dei temi affrontati rende ogni puntata un’esperienza imperdibile:
il valore della testimonianza è raccolto dai preziosi video di repertorio che aiutano il pubblico (specie
quello giovane) ad acquisire maggiore coscienza del nostro passato e della nostra identità. Dal sito di Rai
Storia è possibile consultare una breve sinossi di ogni puntata e rivederle in streaming. Spazio anche alla
condivisione dei contenuti grazie all’ampio supporto dei social network. Un programma da non perdere,
in grado di alimentare la coscienza della nostra identità e che aiuta a comprendere le sfide complesse e
le contraddizioni alla base della post-modernità
f.d.
79
Cucine da incubo – Italia
Genere: Reality
Durata: 10x45’
Conduttore: Antonino Cannavacciuolo
Regia: Giacomo Frignani
Autori/sceneggiatori: Daniel Kay
Produzione: Endemol Italia, Optomer, Flavio Tallone
Rete: Fox Life
In onda: dal 15 maggio al 17 luglio 2013,
il mercoledi alle ore 21:55
Ascolti medi: 9.812.930 telespettatori; 9,6% share
Versione tutta italiana del celebre programma condotto dallo chef inglese Gordon Ramsay, “Cucine da incubo – Italia” sta avendo un enorme successo per la speciale conduzione dello chef Antonino Cannavacciuolo. Chef pluristellato, uno dei migliori in Italia, proprietario dell’hotel ristorante Villa Crespi sul Lago d’Orta,
che vanta due stelle Michelin, Cannavacciuolo può definirsi in toto l’erede ideale del suo collega britannico.
Corporatura robusta, temperamento forte, un’importante esperienza nonché una buona dote imprenditoriale unita a una simpatica inflessione partenopea, rendono Cannavacciuolo la persona giusta al
momento giusto.
I proprietari dei ristoranti sanno a cosa vanno incontro quando interpellano la sua persona.
Dopo averlo invitato a mangiare nel loro locale, essi offrono sul piatto non solo le loro specialità ma
soprattutto i motivi del loro improvviso insuccesso.
Molto spesso ci sono problemi di comunicazione tra chi è in cucina e chi si occupa di intrattenere la
sala, altre volte è l’inesperienza del cuoco, quasi sempre la testardaggine e la superbia di chi pensa di
potercela fare con pochi mezzi.
Le cucine di questi ristoranti sono infatti povere di ingredienti sani e ben conservati: abbondano prodotti
surgelati o di scarsa qualità, oppure versano in condizioni igieniche piuttosto riprovevoli.
Dopo aver assaggiato le specialità della casa, Cannavacciuolo riunisce lo staff per fare il punto della situazione. Conosce, così, i protagonisti di questo dramma e cerca di ascoltare ciò che hanno da dire. Con
il proprietario, in particolare, si sofferma sugli aspetti economici che stanno vessando tutto il personale.
La sua analisi prosegue, il giorno dopo, nell’osservazione diretta del ristorante. Le incomprensioni tra
sala e cucina, i ritardi delle portate, le attese insopportabili dei clienti danno modo allo chef di farsi
un’idea su quanto accade.
È a questo punto che decide di fare un briefing con tutto il personale e ridistribuire le risorse giuste, modificando l’assetto originario. Per far ciò, rimanda tutto al giorno seguente quando organizza il re-styling
del locale e del gruppo che lo rappresenta. Stimola i rapporti tra le figure, sostiene i diversi ruoli valorizza
e risalda i rapporti familiari, come un coach incoraggia ogni piccolo sforzo, aiuta i protagonisti a ritrovare
l’amore per il loro lavoro, per le cose ben fatte, curate nei dettagli.
La ristrutturazione estetica e interna al personale porta una motivazione ulteriore a cambiare modo di
lavorare: nuovi menu, riassegnazione dei ruoli e delle figure, regole ben precise e impostate consentono
di ripartire nel modo giusto. Quando l’autostima è ben alimentata e le gratificazioni sono tangibili, il lavoro
dello chef è terminato.
Come un buon leader, Cannavacciuolo ristabilisce l’armonia nei rapporti tra il personale e ottiene tutta
la loro gratitudine.
E il pubblico non può che riconoscergli la bontà della sua conduzione.
f.o.
80
Dire fare baciare
Genere: Intrattenimento
Durata: 30’
Interpreti principali/conduttori: Jenny Frost
Regia: n.p.
Autore: Doug Falkner
Produzione: Remarkable Television
Rete: Real Time
In onda: da sabato 6 aprile 2014 alle ore 14:00
Ascolti medi: 509.000 telespettatori; 2,30% share
Se in “Clio Make Up” si svelano i segreti per un buon trucco, in questo programma targato U.K., si insegna a struccarsi o meglio a riscoprire il buon gusto di un make-up naturale.
Sotto strati di cerone, spray abbronzante, ciglia finte e chili di mascara e rossetto si nascondono le ragazze inglesi più o meno giovani. A questo tipo di trucco, si abbinano opinabili stili di moda caratterizzati,
soprattutto, da uno sfacciato e volgare esibizionismo del proprio corpo.
Tacchi vertiginosi, calze a rete, minigonne ridotte ai minimi termini, corpetti e baby doll che non lasciano
nulla all’immaginazione.
La presentatrice Jenny Frost conduce le ragazze davanti a uno schermo, che ricorda di gran lunga
l’obiettivo della telecamera del Grande Fratello, dietro il quale si nasconde un giudice virtuale pronto a
commentare, senza mezzi termini, la figura della ragazza.
Pod, questo è il nome del giudice virtuale, mostra i commenti dei coetanei riferiti all’immagine della
ragazza; tra baciare, sposare e ignorare la maggior parte degli intervistati ne rifiuterebbe un contatto
perché le attribuisce sempre riferimenti volgari e inopportuni.
Di fronte a questo tipo di commenti, la ragazza sembra non sortire alcun effetto e raramente si dispiace
per quanto sentito. Il suo modo di acconciarsi è infatti una scelta consapevole e libera, nella quale esse
si sentono importanti, gratificate, insomma a proprio agio.
Pod decide così di offrire un’alternativa a questo tipo di trucco, proponendo diversi stili di moda, presi
dalle attrici o cantanti del momento.
La ragazza ne seleziona il tasto, come su un ipotetico schermo virtuale e – come per magia – avviene
la trasformazione. In alcuni casi, però, Pod chiede alla ragazza di struccarsi e di verificare sul batuffolo
di cotone la quantità di sporco che ne offuscava la bellezza, dietro il quale lei si era nascosta. I risultati
attesi sono veramente eccezionali e la stessa ragazza, prima copiosamente imbellettata, diventa ora una
graziosa fanciulla o anche una donna sensuale, priva di ogni volgarità.
Dietro patologiche ossessioni di un corpo abbronzato o quelle stravaganze di somigliare a un preciso
modello di donna, si nascondono dunque fragilità comuni tipiche di un’età incerta come quella adolescenziale, ma anche problemi di accettazione nonché a volte disturbi di identità di genere (il cyber dark,
la super Barbie) per i quali le ragazze non riescono a trovare la giusta appartenenza.
Il programma, che vede poi una successiva fase di follow up in cui le ragazze dopo alcuni mesi difficilmente mantengono il nuovo stile, si propone tuttavia di rilanciare la bellezza naturale che fa delle donne
figure aggraziate ed armoniche, che ritrovano nella semplicità delle cose la migliore bellezza.
Il programma è anche approdato in Italia, e vede la conduzione della nota maestra di stile Carla Gozzi.
f.o.
81
Domenica in – l’arena
Genere: Talk show
Durata: 130’
Conduttore: Massimo Giletti
Regia: Giovanni Caccamo
Autori/sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: CPTV di Roma
Rete: Rai1
In onda: da domenica 29 settembre 2013 a domenica 18 maggio 2014 alle ore 14.00
Ascolti medi: 4.200.000 telespettatori;
21,70% share
Non ci sono grossi cambiamenti rispetto all’edizione precedente. La formula del programma rimane
quella di ritagliare uno spazio dibattimentale sui temi più caldi della settimana all’interno del grande
contenitore domenicale della rete ammiraglia.
Sono presenti gli ospiti in studio che disquisiscono come in un salotto, ma viene data anche un’attenzione maggiore agli aspetti del territorio, attraverso inchieste filmate e testimonianze in studio.
I personaggi sono sempre gli stessi, con i ruoli di sempre durante il confronto, caratterizzato dai soliti toni
di polemica che definiscono questo genere televisivo.
Il massmediologo Klaus Davi con i suoi puntigliosi e spigolosi interventi e la sua mise d’altri tempi; Gianni
Ippoliti che veste i panni di opinionista, lontano dalla sua rubrica di gossip, abituato a ironizzare sugli
strafalcioni dei giornalisti e sulle virtù nascoste dei personaggi di spettacolo, risulta qui meno brillante.
L’attenzione del programma è indubbiamente incentrata sul conduttore che, infatti guida il dibattito
seguendo i propri punti di vista e portando la discussione verso toni sempre più accesi.
La notizia viene sacrificata per offrire uno spettacolo al pubblico proprio come nell’arena degli antichi
romani.
Casi di cronaca e di attualità vengono trattati con una tendenza alla morbosità e, specie su temi che
riguardano le fasce più deboli, con un certo terrorismo psicologico. Ne sono d’esempio le vicende sulla
prostituzione minorile a Roma o quelle relative all’emergenza ambientale in Sardegna. Le opinioni e i
giudizi, su come si devono educare le famiglie o come vanno arginate – è il caso di dirlo – le tragiche
situazioni ambientali, servono e a trovare il pretesto per discutere, criticare.
Ancora una volta l’intrattenimento prevale sull’apprendimento.
f.o.
82
Domenica Live
Genere: Talk show
Durata: 290’
Conduttore: Barbara D’Urso
Regia: Massimo Fusi
Autori: Fabio Pastrello
Produzione: Videonews
Rete: Canale5
In onda: da domenica 28 settembre 2013 a
domenica 27 aprile 2014 alle ore 13:55
Ascolti medi: 1.960.000 telespettatori;
13,04% share
Sono state spese tante parole per descrivere il programma che, nonostante tutto, anno dopo anno, riserva sempre motivi di disaccordo o addirittura di conflitto in chi guarda i suoi servizi.
Eppure, sebbene dimostri di seguire sempre una linea guida rispetto alla scelta dei contenuti, in barba
alle segnalazioni o critiche che riceve, nella stagione 2013-2014 per la prima volta, il programma si vede
aprire un’inchiesta a proposito della violazione del codice di autoregolamentazione della TV.
In una puntata di gennaio, infatti, sono stati messi in onda contenuti imbarazzanti più adatti a una fascia
oraria della tarda serata, incentrati sul sesso estremo e violento. Le segnalazioni e le reazioni che si sono
sollevate hanno permesso di smuovere pure le coscienze dei piani alti di Mediaset, che ha provveduto –
per la prima volta quindi – a prendere posizione e a sanzionare il programma.
Senza entrare nel merito delle questioni interne di politica aziendale e di responsabilità civile, ci preme
sottolineare quanta trascuratezza venga data alla sensibilità e all’intelligenza del pubblico a casa. E
questo, spesso, per motivi di audience.
Perché si sa, il sesso è sempre un tema scottante e sceglierlo, per incrementare lo share, conferma che,
sì, forse l’Italia è veramente un popolo di bacchettoni e che, contrariamente a quanto in molti vogliono
ostentare, parlare di sesso serve proprio a solleticare la malizia e a generare il brusio dei falsi perbenisti.
A definire la natura del programma sono alcuni ospiti che si ergono a ineccepibili moralisti, sebbene
provengano da note trasmissioni trash, e il pubblico sempre meno osservatore ma attivo e chiassoso.
Una falsa rappresentazione della realtà, che si segue con la trepidante attesa di vedere trionfare il bene
sul male, ma che invece rientra nella finzione scenica di chi sta sotto i riflettori.
E il sesso, che andrebbe consumato altrove, si vede invece ostentato e snaturato per dimostrare ai più
che non si tratta di argomenti scabrosi o pericolosi. Ma trattarlo così, in fascia protetta, nelle forme più
estreme, perverse e violente non fa che acuire la convinzione che sia qualcosa di veramente sconveniente. Il totem ridotto a tabù, che deve necessariamente rientrare in ogni contesto, che denuda i pudori, che
spinge a sacrificarlo come vittima del piacere e dell’audience. Perché quanto più il sesso è malato, tanto
più c’è interesse e la nostra società, sempre più improntata alla spettacolarizzazione del male, fatica a
riscattarsi da questa ideologia e a guardare positivo.
È ora che si passi a contenuti nuovi e rigeneranti, lontani dalla morbosità e dal chiacchiericcio popolare,
che ci liberino, definitivamente, da ogni sorta di nevrosi.
f.o
83
Forum
Genere: Attualità giuridico
Rete: Canale5
Durata: 120’ (Forum), 90’ (Lo Sportello di Forum)
In onda: da lunedì 9 settembre 2013 a venerdì
Conduttore: Barbara Palombelli 30 maggio 2014 alle ore 11:00 (Forum); dalle ore
Regia: Massimiliano Papi
14:45 su Rete4 (Lo Sportello di Forum)
Autori/ Sceneggiatori: AA.VV.
Ascolti medi: 1.360.000 telespettatori;
Produzione: Rti e Corìma
13% share
Giunto al suo ventinovesimo anno di vita e in diretta dal Centro Titanus Elios di Roma in via Tiburtina,
“Forum” torna quest’anno in una doppia collocazione su Canale 5 e Rete 4 e con la conduzione di Barbara Palombelli. La formula del programma è rimasta inalterata, seppure abbia inevitabilmente risentito
dei cambiamenti socio culturali e dell’evoluzione normativa occorsa negli ultimi anni nel nostro Paese. Il
programma vede due contendenti in contrasto che sottopongono la loro disputa alla sentenza di un giudice terzo. La scenografia dello studio ricalca come sempre l’aula di un tribunale dove si discutono cause
sorte in seguito a litigi e conflitti. La formula adottata dal programma è quella dell’arbitrato rituale per la
risoluzione di controversie relative a questioni condominiali, sinistri stradali, eredità e questioni familiari.
Il collegio del tribunale giudicante è composto da Beatrice Dalia, Maretta Scoca, Francesco Foti, Nino
Marazzita e Stefano Marzano. Questi, esaminati i casi, emettono dei lodi arbitrali, delegando la sentenza
ufficiale alla magistratura giudicante. La redazione seleziona i singoli casi pervenuti, la cui ricostruzione
e interpretazione è spesso affidata a figuranti per garantire una maggiore verosimiglianza. I contendenti
firmano preventivamente un compromesso che permette al giudice di emettere la sentenza. In seguito
al dibattimento delle parti, il giudice si ritira per l’istruttoria, mentre la conduttrice coinvolge il pubblico
sul caso, rispondendo alle domande dei telespettatori. Tra le novità dell’anno la possibilità di inviare
video che illustrino difficoltà o danni subiti da terzi e una chiamata in diretta per un estremo tentativo di
riconciliazione tra soggetti che pensano di aver inflitto o subito un torto. La partecipazione del pubblico
da casa è garantita anche dai più diffusi social network (Facebook e Twitter), mentre le curiosità su uno
specifico argomento può essere soddisfatta attraverso la mail. Interessante anche la possibilità offerta
a giovani laureati di partecipare alla trasmissione per farsi conoscere, testimoniando ansie e aspettative
per il futuro, Nonostante gli anni, “Forum” resta ancora oggi un programma interessante che cattura l’attenzione del pubblico ansioso di conoscere il verdetto finale del giudice. Il format tiene desta la curiosità
del pubblico grazie all’utilizzo di un linguaggio chiaro e comprensibile, che rifugge dai tecnicismi propri di
un dibattimento in sede ufficiale: un programma giuridico leggero, in grado di stuzzicare la curiosità dello
spettatore e il suo desiderio di partecipazione. Quest’anno però, purtroppo, si è registrata qualche caduta
di stile: in fascia protetta sono stati trattati argomenti decisamente da pubblico adulto e le proteste da
parte dei genitori, sono state numerose. Ci auguriamo che questi scivoloni, forse dettati dalla ricerca di
una strada facile per alzare i livelli di ascolto, non si ripetano: il programma non lo merita. Dal sito internet
dedicato è possibile vedere i video delle sentenze ed esprimere i commenti.
f.d.
84
Geordie shore
Genere: Reality
Durata: 61x42’ (in 7 stagioni)
Interpreti principali: Gary Beadle, Charlotte-Letitia
Crosby, Holly Hagan, Vicky Pattison, Scott Timlin,
James Tindale, Marnie Simpson, Greg Lake, Jason
Gardner, Sophie Kasaei
Regia: Max Barber, Michael Rees
Autori /Sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: Lime Pictures
Rete: MTV
In onda: il lunedì alle ore 23:00 (repliche andate in
onda nella fascia protetta)
Ascolti medi: n.p.
Geordie shore, giunto quest’anno alla settima edizione, è un popolare reality show britannico, adattamento del reality statunitense Jersey Shore. Dopo le avventure di Gary, Charlotte-Letitia, Holly, Vicky,
Scott, James, Marnie, Greg, Jason e Sophie in giro nelle principali capitali europee, eccoli ora in Australia
a Sidney divisi tra feste, discoteche, flirt, ma anche molti litigi. Così tra tira e molla, liti e riappacificazioni repentine emerge la vita liquida e poco ordinata di una generazione priva di una guida sicura e di
affidabili punti di riferimento. Ciascuno dei protagonisti, interprete di sé stesso, seppure condizionato
dalla presenza costante dell’occhio della macchina da presa, si affanna alla ricerca di nuove avventure,
percorrendo la via facile del successo e della visibilità. La vita del folto e movimentato gruppo è indagata
attraverso lo sguardo indiscreto dell’obiettivo. Esso è una presenza costante nella vita pubblica e privata
dei ragazzi, ne coglie le aspettative, le paure, i desideri e le condotte. I ragazzi non si limitano ad esibire
il loro corpo in tv, ma utilizzano anche i social network per pubblicare immagini che li ritraggono in atteggiamenti provocanti, stuzzicando la fantasia del pubblico. L’ossessione per il corpo filiforme, il fisico
atletico, le diete salutiste e l’esercizio fisico costituiscono l’orizzonte privilegiato di un’umanità che riduce
la persona alla sua visibilità e alla sua pura dimensione carnale. L’affettività viene dunque sacrificata
sull’altare di una sessualità vissuta in modo impulsivo e irresponsabile. Anche il proposito, pur nobile,
di avere una famiglia, viene declinato come uno strumento di notorietà agli occhi dei compagni e non
come una meta a cui volgersi con gioia, pazienza e responsabilità. Il contesto relazionale nel quale si
muovono i personaggi è funestato da ansie, gelosie e contrapposizioni che non è possibile reprimere, ma
che occorre stimolare per attirare l’attenzione degli spettatori e scatenare le loro fantasie. L’intimità non è
contemplata e le effusioni tra gli adolescenti non conoscono alcun tipo di censura. Emerge l’idea di una
donna ridotta a pura merce, a corpo da possedere e consumare. Valori come la discrezione, il pudore e
la riservatezza sono vietati, repressi da una formula che premia solo il gesto eclatante, l’apparenza, la
chiacchiera superficiale. Un programma altamente sconsigliato che offende la dignità umana, oltrepassando di gran lunga i limiti della decenza.
f.d.
85
Grande fratello 13
Genere: Reality
Durata: 13x180’
Conduttori: Alessia Marcuzzi
Regia: Sergio Colabona
Autori/sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: Endemol Italia
Rete: Canale5
In onda: da lunedì 3 marzo al lunedì 26 maggio
2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 3.816.000 telespettatori;
17,32% share
Riemerge dalle ceneri, è proprio il caso di dirlo, il programma più discusso della televisione che solo
apparentemente aveva visto andare in fumo la sua messa in onda. Eppure il successo non è mancato,
perché il Grande Fratello vanta numerosi fan, ragazzi che si accalcano fuori dagli studi televisivi per le
selezioni, e quelli che da casa assistono al programma, diventando essi stessi registi degli eventi della
Casa.
Grazie all’interattività tra la televisione e internet, il pubblico può, scaricando un’apposita applicazione
sul dispositivo mobile, interagire con la Casa per cogliere tutti gli eventi che spesso per ragione di tempi
televisivi non vengono raccontati, e che purtroppo, in rete, non vengono censurati.
Quel che si coglie immediatamente è il senso di sospensione in cui si svolgono i fatti. In qualunque momento ci si connetta, quando là fuori il mondo pulsa di impegni, di orari, di vita, nella Casa tutto sembra
abbastanza sospeso e lento, come se il tempo si fosse fermato.
Non si cambia però il modo di fare selezione. I protagonisti sono scelti in base a caratteristiche fisiche e
psicologiche, più che per la loro reale storia di vita. E in base a quelle che ogni anno si propongono come
ruoli fissi: c’è la ragazza un po’ burina, c’è il nobile, la pettegola, la ragazza maschiaccio; c’è il ragazzo
belloccio, lo straniero e quello che ci prova con tutte. Poi ci sono nuove figure e nuovi ruoli (quest’anno
c’è una ragazza disabile e una coppia di fratelli che gareggiano come se fossero un’unica persona).
Ogni personaggio è la caricatura di se stesso e forse di chi lo guarda da casa. Un mondo parallelo che
comincia a espandersi in un modo un po’ brusco e nella cui evoluzione, sebbene incontri delle fasi di
caduta, mantiene sempre alta l’attenzione specie su ciò che fa scandalo. Le relazioni sociali perdono di
interesse e i video più cliccati sono sempre quelli a sfondo sessuale (dove a volte si rasenta la violenza)
e aggressivo (le liti, le risse, le parolacce). Il senso originario del condividere uno stesso spazio non è
emozionante né interessante, perché considerato banale e normale. Conta lo scatto rubato e la scena
spiata perché il programma si fonda sul bisogno voyeuristico di invadere lo spazio altrui. Il bisogno di
appropriarsi di emozioni sconosciute o proibite che rendono passivi. La passività del pubblico si sposa
quindi con la dilagante brama di stare al centro dell’attenzione, attraverso atteggiamenti estremi contro
ogni dignità privata. Un gioco di equilibri pericolosi che trova consenso in questo modo di fare televisione
e che non lascia spazio per trovare una sana alternativa. Soprattutto quando anche gli opinionisti sono
di questo calibro: è nota l’affermazione di Vladimir Luxuria che definisce il programma per nulla diseducativo: è bigotto chi pensa il contrario.
Tra l’intrattenimento e un programma che sa solo di sesso c’è, però, una bella differenza.
f.o.
86
Guardaroba perfetto
kids&teens
Genere: Tutorial
Durata: 15x20’
Conduttore: Carla Gozzi
Regia: n.p.
Autori/sceneggiatori: n.p.
Produzione: Magnolia
Rete: Real Time
In onda: da lunedi 9 settembre a venerdì 27
settembre 2013 ore 14:30
Ascolti medi: n.p.
Rispetto all’analogo format che porta lo stesso nome, questo per le teenager è davvero un bel programma.
Prima erano le mamme a essere sommerse da abiti che non sapevano abbinare: alcuni con il cartellino
ancora attaccato, altri di epoche passate mescolati insieme agli stili della moda del momento. Da questa
massa informe di tessuti, la famosa style coach Carla Gozzi riusciva a trovare l’abbinamento perfetto
– l’outfit – e risolvere ogni situazione della giornata: lavoro, tempo libero o qualsiasi altro momento da
vivere fuori casa.
Ora tutto questo è pensato e confezionato per le teenager, alle prese soprattutto con la propria identità.
Con sapienza, buon gusto e un pizzico di creatività, Carla Gozzi svuota l’armadio delle piccole donne per
poi organizzarlo al meglio. Pesca un jeans e lo abbina a una maglietta che la ragazzina inaspettatamente
pensava di poter usare, ed ecco trovato lo stile per la scuola; un abitino, un leggins e qualche accessorio
giusto ed ecco un’uscita con le amiche.
Con poco, con quello che si ha, in perfetta armonia e – diremmo – anche in piena economia. Perché,
qui, lo stile si crea e si reinventa senza alcuna spesa aggiunta.
Il programma, infatti, pur pensato per delle ragazzine, non vuole intendersi come una sorta di iniziazione
al mondo patinato delle riviste di moda, ma anzi un invito all’economia e al riciclo delle materie usate.
Quella camicetta a quadri, che fa tanto pic-nic, se usata con l’accessorio giusto e un comune paio di
pantaloni, può addirittura diventare l’outfit giusto per un’occasione importante.
È la considerazione dei diversi punti di vista, che spinge a guardare le cose da una nuova prospettiva,
che allarga la mente, stimola la creatività e invita a trovare una soluzione partendo dai dati a disposizione,
senza cercare altrove il senso o la soluzione.
Un programma, dunque, in linea con la necessità di risparmiare e quella di accostarsi alle nuove politiche
ecologiche del riciclo e del riutilizzo senza sprechi.
Soprattutto, un programma all’insegna del buon gusto, in un’epoca in cui le ragazzine di oggi vestono
spesso come piccole lolite, in atteggiamenti seduttivi ed equivoci, sempre meno adeguati alla loro età.
f.o
87
Il Meglio d’Italia
Genere: Show
Durata: 4X140’
Conduttori: Enrico Brignano con la collaborazione
di Liz Solari
Regia: Maurizio Ventriglia
Autori: AA.VV.
Produzione: Ruvido Produzioni per Rai Uno
Rete: Rai1
In onda: da venerdì 28 febbraio 2014 a venerdì 21
marzo 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 4.300.000 telespettatori;
16,50% share
+10
Si tratta di un One man show. Il mattatore è Enrico Brignano, un comico romano cresciuto alla scuola
di Gigi Proietti. Ad affiancarlo è una giovane e bella argentina, Liz Solari. Tra canzoni, monologhi e gag,
Brignano, aiutato dalla presenza di personaggi italiani illustri della cultura e dello spettacolo, ha voluto
raccontare l’Italia mostrandone gli aspetti migliori, il genio, la bellezza dei suoi monumenti e dei suoi
paesaggi, cercando con ironia e umorismo di risvegliare quel sano orgoglio di vivere in uno dei Paesi più
belli del mondo. Un compito arduo, in un momento come questo nel quale sembra che la crisi economica, le cui responsabilità non si riescono a identificare, soffochi tutto: speranze, voglia di vivere, orgoglio
nazionale. Dell’Italia se ne parla con disprezzo talvolta dimenticando le illustri radici. Parlare del meglio
del nostro Paese ha una sua utilità almeno nell’individuare la direzione da prendere per ricominciare.
Lo spettacolo ha quindi voluto ricordare con tono brillante quali siano le nostre eccellenze, le nostre
risorse, la nostra inarrivabile vitalità. Dalla nostra storia al nostro patrimonio artistico, dalla musica alla
letteratura, dalla cucina alla moda, allo sport. Brignano si muove sul palco con padronanza, con quel
senso dell’umorismo che nasce dalla saggezza popolare, una saggezza che spinge a guardare le cose
con distacco, ma anche con un parametro di giustizia a cui fare riferimento. La comicità, quella buona,
da sempre ride dei vizi in nome della virtù, così, anche Brignano, eroe di una comicità che viene dalla
vita vera, ci fa sorridere. Nessuna particolare volgarità è sta registrata nelle quattro puntate tutte conclusesi con una satira politica e sociale che ha voluto richiamare l’attenzione di chi detiene il potere verso
i bisogni dei più deboli. Compagna di questo viaggio, tra canzoni, monologhi e gag, è stata Liz Solari,
attrice argentina, alla quale il comico ha spiegato l’italianità nei suoi aspetti più divertenti. Lo show non
ha avuto ascolti esorbitanti, forse a causa di alcuni momenti di lentezza del programma. Il pubblico è
indubbiamente abituato a format più luminosi, più ricchi di eventi, presenze, colpi di scena. Tutto ciò è
dovuto al carattere necessariamente campanilistico della trasmissione che è voluta rimanere in tema.
Nel complesso il giudizio è più che positivo.
a.c
88
Io canto
Genere: Talent show
Durata: 10x120’
Conduttori: Gerry Scotti
Regia: Roberto Cenci
Autori/sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: R.T.I.
Rete: Canale5
In onda: da domenica 8 settembre 2013 a domenica
10 novembre 2013 alle ore 21:30
Ascolti medi: 3.004.000 telespettatori, 12,51% share
Giunto alla quarta edizione, il baby talent show presenta piccoli interpreti alle prese con i brani della
letteratura musicale italiana. Diversamente da altri format, si esibiscono gruppi, o squadre, rappresentate
dai personaggi che compongono la giuria ufficiale.
Mara Maionchi, Claudio Cecchetto e Flavia Cercato sono i tre giudici che, ricordando X-Factor, allenano
e sostengono la performance dei piccoli cantori. Parallelamente, i rappresentanti delle emittenti radiofoniche più note ascoltano con attenzione le interpretazioni dei ragazzi, prestando bene l’orecchio alla
voce più interessante del momento.
Immancabile il voto di parenti ed amici da casa, attraverso lo strumento del televoto che il presentatore
attiva fin dall’inizio della puntata.
I piccoli cantanti, che hanno dai 5 ai 16 anni, si esibiscono in assoli o musical di diverso genere, indossano vestiti sobri e comunque confacenti alla loro persona, non assumono atteggiamenti di protagonismo
e sembrano consapevoli di partecipare a una gara canora.
La posta in gioco è comunque alta. Al vincitore è riservato il premio di frequentare uno stage presso la
prestigiosa accademia americana New York Film Academy.
Fin qui tutto bene, se non fosse che il programma ha collezionato numerose critiche soprattutto nell’antagonismo con “Ti lascio una canzone”.
Quel che si contesta, ancora, è il messaggio di fondo che i due programmi, pur con grandi differenze
l’uno dall’altro, vogliono comunicare.
Gli interpreti sono sempre minori che mimano gli adulti, gesti e atteggiamenti che, in quanto tali, non
appartengono alla dimensione infantile ma, spesso, sono l’effetto della proiezione genitoriale e quindi il
prodotto di un’aspettativa e non di una decisione personale. Sono minori sui quali si investe e si producono ascolti e da cui, diversamente da quanto accade in uno scenario familiare o scolastico, ci si aspetta
sempre qualcosa.
Il talento dei bambini forse non è così rappresentato, ma piuttosto la spettacolarizzazione di un modo
di essere che non gli è proprio. Perchè i bambini non hanno bisogno di stare davanti alla telecamera
per sentirsi riconosciuti e, forse, è giunto il momento che i loro genitori li apprezzino semplicemente per
quello che sono.
f.o
89
Italia’s got talent
Genere: Talent show
Durata: 11x230’
Conduttori: Simone Annicchiarico e Belen Rodriguez;
Gerry Scotti, Maria De Filippi e Rudy Zerbi (giuria)
Regia: Paolo Carcano, Andrea Vicario
Autori/sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: Fascino PGT/FremantleMedia Italia
Rete: Canale5
In onda: dal 14 settembre al 09 novembre 2013, il
sabato alle ore 21:00
Ascolti medi: 5.532.000 telespettatori;
24,92% share
La quinta edizione di “Italia’s got talent” non suscita particolari critiche per quanto riguarda i partecipanti.
In finale, dopo le otto puntate di trasmissione, arrivano concorrenti che eccellono nelle forme di arte più
disparate. Magia, ballo, illusione, musica, ma anche acrobazie con la bicicletta, pattinaggio artistico e
ventriloquia. Ed è proprio un ventriloquo di esperienza (si era già esibito in tv ai tempi di Corrado nel 1979
a Domenica In, per poi diventare ospite fisso nel 1984 a Buona Domenica), ad aggiudicarsi il primo posto
e a conquistare la giuria e il pubblico con la simpatia dei suoi pupazzi. Un vincitore di seconda mano,
quindi, che torna sugli schermi incoraggiato da un amico a ricalcare le scene. Ma non è certo il solo a
ripresentarsi in tv. Un altro concorrente, finalista per giunta, scartato dalla scuola di Amici di Maria De Filippi, ottiene un buon indice di gradimento da parte del pubblico al punto da definire così la sua sorte professionale. Maria De Filippi infatti lo riscopre e lo recluta nel cast del suo programma artistico, nel ruolo
di ballerino professionista. Esce dalla porta di servizio per rientrare dal portone principale, Antonio Sisca
un talento veramente notevole che si trova comunque una vittoria in tasca. “Italia’s got talent” gli regala
l’opportunità quindi di riscattarsi dalla precedente esperienza di “Amici” e far valere le sue capacità.
In linea generale, le esibizioni non destano particolari critiche, ma lo stesso non si può dire della giuria.
Confermato il trio rappresentato da Gerry Scotti, Maria De Filippi e Rudy Zerbi con le loro battute a
volte un po’ acide, un po’ polemiche e decisamente fuori luogo. Molti concorrenti lamentano, dietro le
quinte, i modi arroganti improntati più a far spettacolo che al rispetto dell’altro, tutelati come sono dal
diritto opinabile di rappresentare la commissione giudicante e per questo motivo convinta di esercitare
il proprio potere.
La conduzione, pure, rimane la stessa nelle persone di Simone Annicchiarico e Belen Rodriguez che
recentemente ha partorito un bambino. La loro funzione non è solo quindi quella di presentare i concorrenti, ma soprattutto di fare un intrattenimento privato, dietro le quinte, costituito da commenti, balli,
incoraggiamenti e – a volte – di svolgere la funzione ausiliaria di valletti, come nel caso, ad esempio,
della performance del ventriloquo in finale.
Un programma quindi all’insegna del già visto e dello scontato, ma che continua a incassare discreti
indici di ascolto. Forse abbiamo bisogno di ridere sugli errori degli altri, per illuderci di essere migliori.
f.o.
90
La Gabbia
Genere: Talk show
Durata: 35x180’
Conduttore: Gianluigi Paragone
Regia: Rinaldo Gaspari
Autori/Sceneggiatori: Alessandro Montanari,
Giuseppe Ciulla, Francesco Borgonovo, Stefania Cioce
Produzione: La7 srl
Rete: LA7
In onda:da mercoledì 11 settembre 2013
a mercoledì 14 maggio 2014 alle ore 21:00
Ascolti medi: 700.000 telespettatori; 2% share
Condotto dal giornalista Gianluigi Paragone, La Gabbia è il nuovo talk show di approfondimento politico
del mercoledì di La7. Dentro ad un enorme gabbia i protagonisti del mondo politico e imprenditoriale si
confrontano in piedi, spesso animatamente, sui molteplici temi al centro del dibattito pubblico. Nell’intenzione degli autori, la gabbia è la metafora di uno Stato opprimente dove i cittadini comuni sono vittime
della burocrazia, di una pressione fiscale iniqua e di quell’insopportabile diseguaglianza sociale che
conduce i più deboli all’indigenza e all’apatia. Il programma esalta inoltre il contrasto stridente tra la
condizione del lavoratore, costretto ogni giorno a sacrifici e rinunce, e le élite economiche e finanziarie
sovranazionali che, avendo preso il posto della politica, guiderebbero il mondo subordinando il diritto
dei lavoratori ai propri interessi. Ne deriva un programma veloce e per questo piacevole da seguire, ma
dai toni talvolta sin troppo provocatori e sensazionalistici. Il linguaggio rock adottato dall’irriverente e
incalzante conduttore-chitarrista si sposa alla perfezione con il tono graffiante della musica degli Skassakasta, band musicale che esalta le tesi eretiche e le piaghe sociali con cui la classe dirigente deve ogni
giorno confrontarsi. Altro grande protagonista è il pubblico, assiepato attorno alla gabbia, che interviene
nel corso dei dibattiti dando libero sfogo alla propria rabbia e alle proprie preoccupazioni. Si denunciano
sovente le iniquità dei provvedimenti dei governi e delle leggi imposte dall’Europa, che sottrarrebbero
diritti ai lavoratori, disincentivando al contempo gli imprenditori ad investire. Le sferzate che il conduttore infligge ai propri ospiti, corroborate dalle urla e dagli applausi concitati del pubblico, conferiscono
talvolta al programma un tono populistico che pare più funzionale ad elevare gli ascolti che non a fornire
ai telespettatori un’informazione chiara ed esaustiva. La presenza in studio di voci “eretiche” e fuori dal
coro, se da un lato garantisce una certa democraticità al dibattito e fornisce inediti spunti di riflessione, dall’altro può confondere ulteriormente quella fascia di pubblico non avvezzo a considerare come
indiscutibilmente vere le innumerevoli tesi complottistiche a cui la trasmissione dà spesso risonanza. Al
tempo stesso tuttavia questi punti di vista non ufficiali aiutano il pubblico a guardare al mondo e ai suoi
complessi meccanismi economici e finanziari con una prospettiva diversa, secondo una logica nuova e
non preconfezionata. Dal sito dedicato è possibile rivedere le puntate e scaricare i video dei momenti più
significativi di ogni trasmissione.
f.d.
91
La Pista
Produzione: Rai e Endemol
Genere: Show
Rete: Rai1
Durata: 5X135’
In onda: da venerdì 28 marzo 2014
Conduttori: Flavio Insinna
a venerdi 25 aprile 2014 alle ore 21:10
Regia: Stefano Magnucci
Autori: AA.VV. Ascolti medi: 3.190.000 telespettatori; 13,15% share
Otto squadre di ballerini non professionisti si sfidano in una performance di ballo esibendosi in spettacolari coreografie. Ciascuna squadra è capitanata da un mentore, una celebrità, che interviene nell’esibizione apportando il contributo creativo alla squadra. Per la squadra dei Virality c’è la famossima Amii
Stewart; per la squadra degli Adrenalina il talentuoso Massimo Lopez; per quella dei Bad Boys, Paola
Iezzi; per il gruppo napoletano 167 Scampia, Dario Bandiera; per Leccezione, Sabrina Salerno; per I
Confusione, Cristel Carrisi; per la squadra dei Tacco 10, Tony Hadley. Lo spettacolo non è un talent, ci
tiene molto a dirlo il presentare Flavio Insinna, ma un semplice show. E’ vero, tra i gruppi uno ne uscirà
vincitore, ma i ragazzi si sono messi in gioco per esprimere la loro voglia di ballare e dare spettacolo. I
premi in palio sono borse di studio che saranno consegnate alla squadra vincente. I punteggi sono stati
dati non dal pubblico da casa, ma da quelli in studio. La giuria che commenta e vota i gruppi ha visto
come protagonisti tre personaggi famosi dello spettacolo, due di loro delle vere e proprie pietre miliari:
si tratta di Rita Pavone e Gigi Proietti, il terzo membro della giuria è Claudia Gerini. Lo spettacolo è stato
vivace, ben condotto, pieno di musica di qualità e coreografie molto ben costruite. A guardare i giovani
partecipanti, non professionisti, italiani e stranieri, si è potuta respirare un’atmosfera di grande entusiasmo. Nonostante le pietre miliari, il programma è giovane perché i giovani sono i veri protagonisti con
la loro straordinaria voglia di realizzare i loro sogni, con la loro energia che sembra sopraffare anche gli
artisti adulti presenti in sala. Non poteva mancare in un’occasione del genere un gruppo di Scampia,
animato dalla voglia di riscattare una realtà conosciuta solo attraverso la cronaca nera e il cui nome da
solo coincide con degrado, delinquenza, disperazione. Il presentatore, che si è dimostrato brillante e capace di gestire tanta energia dirompente, ci ha fatto conoscere i volti di questi giovani, li abbiamo sentiti
parlare, abbiamo carpito qualcosa dei loro sogni. Gli ascolti sono stati discreti, questo grazie soprattutto
alla buona musica e alla capacità degli autori del programma di inserire personaggi graditi al pubblico
di Ra1. Nel complesso si è trattato di un buono show, divertente, capace di intrattenere con garbo, con
buon gusto lasciando molto spazio all’energia dei giovani protagonisti.
a.c
92
La vita in diretta
Genere: Intrattenimento
Durata: 210’
Conduttori: Paola Perego, Franco Di Mare
Regia: Salvatore Perfetto
Autori/sceneggiatori: Ivano Balduini
Produzione: Maria Pia Ammirati e Angelo Mellone
Rete: Rai1
In onda: da lunedi 16 settembre 2013 a venerdi 30
maggio 2014 alle ore 15:20
Ascolti medi: 2.516.000 telespettatori; 16,95% share
Dall’informazione all’intrattenimento, così sembra volgere la carriera di Franco Di Mare, conduttore insieme a Paola Perego, della nuova edizione de “La vita in diretta”.
Il noto giornalista di Rai1, dopo aver svolto numerose campagne giornalistiche come inviato nei Paesi di
guerra o nelle campagne elettorali della politica interna, dopo aver girato il mondo e aver svolto un’importante carriera giornalistica, approda come conduttore di programmi di approfondimento dei temi di
attualità e di politica, ritrovandosi – ora – a condurre il grande contenitore di Rai1. Con la compagna
del suo nuovo viaggio, Paola Perego, ben più abituata a presentare programmi di intrattenimento come
questo, Franco Di Mare si trova costretto all’inizio di ogni puntata, nell’attesa – più studiata che improvvisata – a creare l’aggancio utile a introdurre gli argomenti da trattare successivamente.
Il pubblico, che fa da sfondo, applaude divertito e complice di questa strana coppia. Una coppia che
mantiene comunque alto l’interesse dei suoi telespettatori, probabilmente per la diversità di generi di
informazione che si sono venuti a creare nel loro connubio.
Il programma si apre con lo spazio di Franco Di Mare che lancia i servizi di interesse pubblico, documentati da immagini e dati statistici: sono quelli più approfonditi che si leggono nei trafiletti sui giornali
o quelli più vistosi che riempiono i programmi in prima serata sia in Rai che in Mediaset. Poi, il contesto
muta per diventare più leggero e di facile fruibilità, a volte scherzoso e altre volte lezioso, ma sempre
appetibile anche da parte degli spettatori più esigenti.
Paola Perego con il suo salottino disquisisce di aspetti culturali di varia natura, con ospiti più o meno fissi
e le loro opinioni a volte un po’ scontate.
Cambiano i volti e forse anche il ritmo con cui si svolge il programma, ma ciò che rimane immutato
è il senso di questo modo di fare informazione, dove accanto alla notizia ben impostata si affiancano
contenuti più leggeri.
f.o.
93
Le iene show
Genere: Intrattenimento
Durata: 200’ (32 edizioni)
Conduttori: Ilary Blasi, Teo Mammucari,
Gialappa’s Band
Regia: Antonio Monti
Autori/Sceneggiatori: Davide Parenti,
Filippo Casaccia, Max Ferrigno, Riccardo Festinese,
Alessandra Frigo, Lorenzo Maiello,
Fabrizio Montagner, Nicola Remisceg
e Franco Stradella
Produzione: RTI
Rete: Italia1
In onda: il mercoledì alle ore 21:10
Ascolti medi: 2.800.000 telespettatori; 13% share
Il programma di approfondimento e inchiesta più amato e popolare d’Italia torna anche quest’anno con
un bastimento carico di servizi, reportage e provocazioni satiriche. Format di successo e ampiamente
collaudato nel corso degli anni, “Le iene” trae il suo nome dall’omonimo film di Quentin Tarantino del
quale riprende lo stile del logo e l’abbigliamento degli inviati, rigorosamente in giacca e cravatta. L’aspetto interessante del programma risiede nel taglio veloce e irriverente dei servizi e nella ferrea volontà
e determinazione degli inviati di fare luce su sprechi, inefficienze, truffe e malcostumi, denunciando
soprusi e ingiustizie e tenendo sotto pressione uomini importanti e con incarichi di responsabilità. Nonostante l’indubbia efficacia del format e il ritmo serrato garantito dalla dinamicità del montaggio, “Le
Iene” mostra una tendenza, talvolta ostinata, a voler vedere tutto in negativo. Così tra interviste sulla
Ru486, messe nere, pedofilia, adescatori di minorenni, preti ricchi o “sporcaccioni”, stalking condominiali e malasanità emerge un mondo dipinto a tinte fosche che lascia in ombra i tanti esempi positivi che
pure esistono nella società. Dietro al nobile desiderio di denuncia e di giustizia affiora a volte un certo
compiacimento della negatività, quasi un invito alla rassegnazione di fronte alla decadenza morale e culturale della società contemporanea. Inoltre le accuse di pedofilia e di violenza sessuale appaiono talvolta
a senso unico, colpiscono cioè soggetti considerati “vulnerabili” per il solo fatto di agire ed operare in
determinati contesti sociali e al riparo da occhi indiscreti. Numerosi servizi, come quelli attorno al sesso
e alla droga, sembrano talvolta parlare più alla pancia, che non alla testa, per attirare la curiosità e l’attenzione dei più giovani. Nel corso delle puntate si susseguono delle interviste “doppie” durante le quali,
in separata sede, sono poste le stesse domande a personaggi legati da qualche affinità per testare le loro
reazioni. Tra le interviste di questa nuova edizione si ricordano quella al duo Verdone/Cortellesi, quella
a Luisa Ranieri e Carla Signoris, e infine all’attrice-tennista Valeria Solarino. Attraverso la pagina web
dedicata al programma è possibile rivedere in streaming i video più significativi e le puntate intere. E’
garantita inoltre la possibilità di inviare segnalazioni alla redazione in merito a episodi o situazioni degne
di approfondimento. Saranno poi gli autori a seguire i casi, confezionando le inchieste. Un programma
dalle grandi potenzialità, con reportage e approfondimenti degni di nota, ma penalizzato da un’attenzione
talvolta eccessiva a un sottobosco dominato da eccessi, terreno idoneo a suscitare scandali e clamore.
f.d.
94
L’eredità
Genere: Quiz show
Durata: 100’
Conduttori: Carlo Conti
Regia: Maurizio Pagnussat
Autori: AA.VV.
Produzione: Magnolia TV
Rete: Rai1
In onda: da lunedì 16 settembre 2013 a sabato 31
maggio 2014 alle ore 18:50
Ascolti medi: 4.500.000 telespettatori; 22% share
L’inossidabile appuntamento di Rai1, giunto alla sua dodicesima edizione con oltre 2500 puntate, si
conferma uno dei programmi più attesi della stagione televisiva che va in onda tutti i giorni nella fascia
oraria preserale. Un momento nel quale la casa si ripopola di persone che si aggirano intorno ai fornelli
prima di riunirsi per la cena.
Dallo studio rotondo, che già nella scorsa edizione è stato rinnovato con spazi hi-tech, il padrone di casa,
Carlo Conti, ha condotto le sfide tra i concorrenti, dando il via a una carrellata di nuovi giochi e curiosità
che terminano con il classico duello.
In avvicinamento al TG, l’insostituibile ghigliottina, diventato negli anni l’appuntamento pre-serale imbattuto in termini di ascolto. Cinque parole si accostano e si deve indovinare quale sia quella che le accomuna tutte. Non è un gioco difficile, il pubblico da casa partecipa gareggiando in abilità con i concorrenti
in studio. E si sa, da casa è più facile, non ci si emoziona, spesso anche la nonna può indovinare quella
parola a cui è legato il montepremi. La conduzione di Carlo Conti, dopo otto anni, si sta concludendo, prima della fine della stagione verrà sostituito con Fabrizio Frizzi. Il format, tuttavia, non teme questi cambi
di pilota, il programma è ben articolato, vivace, competitivo al punto giusto, garbato. Il nostro giudizio sul
quiz show è anche quest’anno molto positivo. E’ un gioco a premi, si vince denaro, è vero ma sono vincite
sudate, mai stratosferiche, conquistate con l’abilità, la cultura, l’ingegno, l’intuizione, il sangue freddo. Si
partecipa per mettersi in gioco, per dominare la propria emotività, per dimostrare le proprie abilità, e il
denaro serve per migliorare la propria situazione economica: un corso di studi all’estero, un matrimonio,
un po’ di mutuo, un viaggio, un bambino in arrivo. I protagonisti del gioco, sollecitati dal conduttore
sempre garbato, raccontano la loro vita in pochi minuti, storie di tutti i giorni fatte di piccole e grandi
cose. Ad accompagnare i concorrenti c’è quasi sempre un famigliare stretto, o un amico che comunica
gli aspetti più singolari della persona che sta giocando, ma che soprattutto fa il tifo per lui con un affetto
tutto italiano. Le immancabili “professoresse” danno un tono composto ma colorato al programma. Si
tratta sempre di ragazze carine, intelligenti che mai fanno scadere in stile il programma.
Dal 13 aprile 2014 il programma è condotto da Fabrizio Frizzi.
a.c.
95
Linea gialla
Produzione: La7, FremantleMedia Italia
Genere: Approfondimento
Rete: La7
Durata: 120’
Conduttore: Salvo Sottile In onda: da martedì 17 settembre 2013 a martedì
25 febbraio 2014 alle ore 21:10
Regia: Ermanno Corbella
Ascolti medi: 480.000 telespettatori;
Autori/Sceneggiatori: Salvo Sottile e Giovanni
2,5% share
Filippetto
Sulla falsariga di Quarto Grado in onda su Rete 4, il nuovo programma condotto da Salvo Sottile è un
contenitore di analisi e approfondimento attorno ai fatti di cronaca nera più controversi e irrisolti. Spazio
allora a domande, ipotesi investigative e analisi; dai risvolti nelle indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio, alle ultime novità sul caso Melania Rea, dalla strage dei ricercatori dell’università di Catania, fino agli
ultimi approfondimenti sulla scomparsa di Roberta Ragusa. Il programma dedica particolare attenzione
alla ricerca di indizi e testimonianze preziose che possano aiutare lo spettatore a rimuovere quella fitta
coltre di mistero e ad abbattere quel confine denso di enigmi (la linea gialla appunto) che separa la verità
dalla suggestione. Nello studio di forma ovale, dalle intense tonalità blu notte, troneggiano cinque maxi
schermi attraverso i quali gli inviati analizzano i singoli fatti di cronaca, fornendo indizi e formulando
ipotesi che saranno poi oggetto di discussione degli ospiti in studio. Il presentatore ad inizio trasmissione
chiede ai suoi inviati quali siano i “predatori” della settimana, vale a dire i protagonisti delle vicende di cui
parleranno, invitando successivamente i telespettatori a intervenire in diretta grazie al centralino di Linea
Gialla. In questo modo il pubblico da casa ha la possibilità di partecipare attivamente alla discussione
fornendo spunti, riflessioni e interrogativi utili al dibattito. L’abbondanza di filmati, documenti e approfondimenti tecnici, unito alle testimonianze delle persone coinvolte nelle singole vicende, dei legali e dei
parenti delle vittime e alle ricostruzioni, intende garantire un resoconto rigoroso e giornalisticamente
equilibrato dei fatti, aprendo la via ad una molteplicità di ipotesi e interpretazioni. Il format è chiaramente
indirizzato ad un pubblico popolare e, nonostante gli intenti chiaramente esplicitati, non sempre sortisce
l’effetto desiderato. L’alternanza costante tra ricostruzioni, testimonianze, ricordi affettuosi e commiserazione rende il programma ripetitivo e a tratti noioso. L’enfasi un po’ caricaturale del mite conduttore su
ogni singola parola e la sigla orchestrale non giovano ad aumentare il ritmo piuttosto lento del programma. Ne deriva una trasmissione che, seppure capace di porre all’attenzione dello spettatore una grande
quantità di indizi e particolari inediti, non riesce a tener desta la sua attenzione fino all’ultimo. Nonostante
queste osservazioni, il clima della conversazione è civile e il tono degli interlocutori pacato e rispettoso.
Dall’apposito sito dedicato al programma è possibile rivedere ogni puntata.
f.d.
96
L’Italia che risuona
Genere: Documentario
Durata: 8 x 30’
Conduttori: Ambrogio Sparagna
Regia: Mario Ferrari
Autori: Ambrogio Sparagna, Erasmo Treglia,
Stefano Ribaldi
Produzione: Rai Educational
Rete: Rai3
In Onda: da martedì 19 novembre 2013 alle ore 01:00
Day time Rai Scuola
Ascolti medi: 230.000 telespettatori; 5,30% share
“L’Italia che Risuona” è un ciclo di documentari monografici su alcune delle più importanti e partecipate
manifestazioni folkloristiche italiane che hanno come protagonista la musica. Dopo sessant’anni dalla
storica ricerca etnomusicologica condotta da Alan Lomax e Diego Carpitella, che ha prodotto la più
importante collezione sonora di musiche popolari italiane, Rai Educational ritorna sul campo per documentare lo stato di conservazione e trasformazione del nostro patrimonio artistico culturale. La ricerca
sul campo scava nel cuore profondo del Paese facendo emergere storie originali, segnate dalla volontà
di riscoprire le proprie radici culturali. Il “risuonare” la tradizione diventa l’antidoto alla profonda crisi di
valori della nostra contemporaneità. Questo rinnovato e diffuso interesse per la musica tradizionale è
testimoniato in primo luogo dal dinamismo e dall’entusiasmo dei protagonisti, capaci di esprimersi in
un movimento che ha saputo valorizzare la funzione delle comunità locali, caratterizzate dalla presenza
di giovani cantori e strumentisti, gruppi familiari e piccole associazioni musicali territoriali. Emergono le
storie di giovani impegnati e determinati, che nella riscoperta della tradizione hanno trovato la chiave di
lettura del proprio futuro. Alcuni, i più bravi e dotati, coltivano la speranza che questa passione possa
diventare per loro anche una vera e propria professione. Il viaggio attraverso “l’Italia che Risuona” incontra i protagonisti di questo nuovo fenomeno sociale. Il primo documentario, intitolato “Il miserere di
Sessa” ci porta in un piccolo paese della provincia di Caserta: Sessa Aurunca. Da secoli Sessa Aurunca
custodisce uno struggente esempio polifonico di Miserere (salmo 50 di Davide), interpretato da un trio
di cantori appartenenti all’antica Confraternita del SS. Crocifisso. Il viaggio nella Campania tradizionale
prosegue nel secondo documentario, “Le tammorre dell’Avvocata”. Il lunedì di Pentecoste, giorno in cui
si festeggia la Madonna Avvocata, il Santuario situato alle pendici del Monte Falerzio diviene la meta di
una grande festa che raccoglie migliaia e migliaia di pellegrini provenienti da Maiori, Cava dei Tirreni e
dall’Agro nocerino sarnese. Al suono ininterrotto delle campane (è tradizione che all’arrivo al Santuario
ogni pellegrino esegua qualche rintocco) a mezzogiorno si svolge la suggestiva processione, con la
statua della Madonna per l’intero tragitto irrorato da una pioggia di petali di rosa.
Dalla Campania al Lazio, dove scopriamo “I suoni di san Michele”. L’Eremo di San Michele Arcangelo
è una piccola chiesa risalente al nono secolo d.C. situata alle pendici del Monte Altino a 1220 m nel
territorio di Maranola, una frazione di Formia (LT). La posizione della cappella ricavata all’interno di una
grotta proprio alle pendici della montagna è legata a un antico racconto popolare secondo il quale fu la
statua stessa del Santo ad indicare il luogo in cui voleva essere venerata. Ogni anno, al termine delle
funzioni religiose legate all’antico evento, gruppi di decine e decine di giovani suonatori di organetti e
zampogne animano la straordinaria festa sonora che si svolge nel corso della giornata in uno spazio
vicino al Santuario. Altrettanto interessanti sono le mete degli altri documentari della serie, dal canto
franco-provenzale di Aymavilles di Aosta, ai suonatori di launeddas in Sardegna, dall’arpicella suonata a
Viggiano in Basilicata, ai giovani cantastorie siciliani di Paternò (Catania).
a.c.
97
Lucignolo 2.0
Genere: Intrattenimento
Durata: 25x180’
Conduttori: Enrico Ruggeri, Marco Berry
Regia: Claudio Asquini
Autori/ Sceneggiatori: Claudio Brachino,
Isabella Simoni
Produzione: VIdeonews
Rete: Italia1
In onda: da domenica 13 ottobre 2013 a domenica
11 maggio 2014 alle ore 21,30
Ascolti medi: 1.250.000 telespettatori; 6% share
Torna il settimanale di approfondimento che testimonia mode, eccessi e manie delle nuove generazioni
A commentare i video con le azioni dei protagonisti è la voce fuori campo di Lucignolo, alias Maurizio
Tombini che illustra trasgressioni e follie messe in campo per il solo desiderio di approvazione e riconoscimento. Tra le novità della nuova edizione si segnala la presenza nelle piazze Italiane di Miki e Fabrizio
Pisu, due cronisti che seguono in tempo reale gli avvenimenti intorno a loro. Il primo è teleguidato dagli
spettatori che interagiscono con lui attraverso un’apposita applicazione per telefono cellulare. Essa permette inoltre di partecipare a quiz e sondaggi e inviare video alla redazione di Lucignolo. Ogni servizio
è introdotto da Marco Berry ed Enrico Ruggeri che intervistano anche gli ospiti in studio. L’intento degli
autori è quello di raccontare l’universo, i valori e i contesti di vita di una generazione di ventenni troppo
spesso dimenticata e priva di punti di riferimento. Emerge uno spettacolo deprimente, un’esistenza priva
di senso e di orizzonti, un mondo dominato da sesso, droga e alcool nel quale ci si tuffa per conseguire
un guadagno facile e immediato o per assaporare le assurde emozioni dello sballo. Nonostante l’intento
degli autori sia quello di gettare uno sguardo sulle mode e le tendenze della new generation, affiora una
visione eccessivamente unilaterale e riduttiva della realtà giovanile. La scelta degli autori di raccontare
un universo dipinto esclusivamente a tinte fosche lascia fuori i numerosi esempi positivi di giovani che
lottano ogni giorno per affermare in tutti i campi i sani principi della solidarietà e della condivisione. Il
format elude questi esempi, tacciandoli come banali, non eclatanti e arrivando addirittura ad elevare i
casi proposti come rappresentativi di un’intera generazione. Gli argomenti trattati, seppure interessino il
vissuto e déstino la curiosità di molti giovani, sembrano funzionali più a stuzzicare la curiosità del pubblico e ad accrescere l’auditel, che non a fornire un’informazione esaustiva ed equilibrata. Dal sito internet
dedicato al programma è possibile rivedere tutte le puntate, scaricare l’app e leggere le anteprime. Tra
gli argomenti delle ultime puntate le baby squillo, incontro con Casaleggio, la Germania a luci rosse, i
ragazzi scomparsi di Kyev, il traffico di droga in Messico, il metodo Stamina e i sopravvissuti del sabato
sera. Il 2.0 che segue il titolo della trasmissione serve a rimarcare la natura “social” del programma:
gli spettatori interagiscono infatti con la redazione in studio esprimendo pareri e sollecitazioni. Un programma che si pone l’obiettivo di illustrare il disagio profondo della società ma che non fornisce risposte
possibili e non lascia margine alla speranza.
f.d.
98
Ma come ti vesti?
Genere: Reality
Durata: 8x60’
Interpreti principali/conduttori: Carla Gozzi
ed Enzo Miccio
Regia: n.p.
Autori: n.p.
Produzione: Magnolia
Rete: Real Time
In onda: da mercoledì 22 maggio a lunedì 10
giugno 2013 alle ore 21:10
Ascolti medi: n.p.
Giunto alla settima stagione, il programma si pone ancora l’obiettivo di diffondere la cultura del buon
gusto e di insegnare le regole dello stile.
Mamme, ragazze, ma anche uomini, si rivolgono ai due esperti per cercare di migliorare l’aspetto fisico,
proprio o altrui. Scovata la vittima, grazie all’aiuto di un tramite, Carla Gozzi ed Enzo Miccio la conducono
al quartier generale della moda per visionare i vestiti incriminati. Dopo aver guardato e commentato i
filmati che ritraggono la vittima inconsapevole, si passa ad analizzare – pezzo dopo pezzo – gli abiti da
scartare, quelli da riutilizzare e quelli che possono essere trasformati in accessori o altri outfit.
La vittima indossa allora alcuni abbinamenti nella speranza di convincerli, ma spesso i due esperti le
indicano i difetti che quell’abito disegna su di lei. Per ogni occasione c’è, dunque, un modello da seguire,
secondo le caratteristiche fisiche e i gusti del soggetto. E su questa linea vengono date indicazioni su
come affrontare lo shopping, che di solito non soddisfa le attese sperate e che richiede un intervento sul
campo. Infine, trucco e parrucco – secondo i consigli degli esperti – servono a completare il nuovo look.
Il brutto anatroccolo può finalmente ammirarsi allo specchio. Una trasformazione che è esteriore, ma
che spesso incide sulla sua autostima, incoraggiandolo a mostrarsi agli altri e valorizzando comunque i
propri lati positivi e la personalità.
L’incontro con parenti e amici rende il tutto un po’ fiabesco: la cenerentola di ieri, ora, è guardata con
ammirazione e può vantare una bellezza tutta personale.
Il programma, piacevole a vedersi, solleva però qualche perplessità secondo alcuni punti di vista.
In primo luogo, quello economico che sconcerta quando la realizzazione di un outfit costa cifre indicibili.
È soprattutto sui risvolti psicologici che ci dobbiamo soffermare.
Sulla trasformazione del brutto anatroccolo in amabile cigno che rischia di dipendere da una pratica
compulsiva dello shopping. Poi, sul gusto perverso dei parenti e amici che preferiscono modellare il
parente o il partner secondo i loro gusti. La difficoltà di accettare l’altro per come è sembra essere il
primo vero ostacolo, così come il voler a tutti i costi cambiare l’altro secondo il proprio metro di giudizio.
E l’errore figura nel consentirlo.
Ma è proprio l’abilità dei maestri dello stile a rendere il tutto più accettabile e gradevole. Con la loro esperienza in fatto di moda e di buon gusto, Carla ed Enzo orientano la trasformazione fisica del concorrente,
senza per questo modificare quella psicologica. Lo fanno con rispetto, grandissimo garbo e valorizzando
le caratteristiche personali.
f.o.
99
Made in Sud
Genere: Intrattenimento
Durata: 10x80’
Conduttori: Gigi e Ross, Fatima Trotta,
Elisabetta Gregoraci
Regia: Benedetta De Luca, Sergio Colabona
Autori/Sceneggiatori: Paolo Mariconda, Nando
Mormone, Gianluca Belardi, Paolo Caiazzo, Nello Iorio
Produzione: Centro di produzione di Napoli in
collaborazione con Tunnel produzioni
Rete: Rai2
In onda: da martedì 11 marzo a martedì 13 maggio
2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 2.120.000 telespettatori;
8% share
“Made in Sud” è un programma di cabaret che ha lo scopo manifesto di esaltare luoghi comuni e
stereotipi del Sud italia, nel tentativo di mettere in contrapposizione la presunta inefficienza, rozzezza e
ignoranza dei popoli meridionali all’altrettanto presunta efficienza e al pragmatismo dei cittadini del Nord.
L’effetto è pertanto quello di una comicità “terrona” che, giocando molto sui contrasti, sulle apparenze e
sui detti popolari, restituisce l’immagine di un Paese diviso da eterne contrapposizioni: il Sud è dipinto
come un universo a sè stante, ben riconoscibile e inconciliabile con il resto del Paese. Nel luminoso
Studio 2 del Centro di Produzione Rai di Napoli un nutrito stuolo di comici e attori (40) e ballerine provenienti dal Sud Italia incarnano personaggi e situazioni “tipiche” del Meridione. Tra i comici principali
si annoverano Paolo Caiazzo che interpreta Tonino Cardamone, giovane squattrinato e senza un futuro
che ama definirsi “in pensione”; gli Arteteca, una coppia di sposini esibizionisti; Alessandro Bolide, che
irrompe sulla scena urlando un liberatorio “che ce ne fotte”; Ciro Giustiniani, che interpreta un San Gennaro che ama canzonare i conduttori; I Ditelo voi, che interpretano i Gomorroidi, dei camorristi maldestri
e pasticcioni e Matranga & Minafo’, due aspiranti mafiosi. Accanto a questi personaggi zingari, vi sono
interpreti di musica: carabinieri ballerini, giovani amanti delle chat e dei social network. Un universo
complesso ma statico e artificioso, condannato all’immobilità e abituato ormai da troppo tempo, tra stenti
e crisi economiche reiterate, a vivere “alla giornata”. Questo compiacimento nell’essere “altro” rispetto
agli abitanti del Nord, seppure esasperato al fine di ottenere l’effetto comico e strappare un sorriso,
non fa altro che confermare ed esaltare molti degli appellativi, dei pregiudizi e degli stereotipi utilizzati
nella quotidianità per deridere il Sud. Il siciliano, il calabrese e il pugliese viene così rappresentato come
una persona ignorante e rozza, costretta a sfruttare le sue doti fisiche pur di emergere e al contempo,
perennemente attaccata agli oggetti all’ultima moda, provinciale e schiava del gossip e del pettegolezzo
come unici passatempo. Nonostante queste considerazioni e l’utilizzo di un registro comico talvolta
eccessivamente demenziale e scontato, si registra una certa varietà negli sketch, un ritmo serrato e la
duttilità degli attori nell’interpretare personaggi sempre nuovi. Simpatica la figura del professor Fischetti
che si occupa di tradurre in italiano frasi e battute dialettali. Sul sito internet Rai è possibile rivedere in
streaming tutte le puntate e lasciare dei commenti.
f.d.
100
Masterpiece
Genere: Talent show
Durata: 12x90’
Interpreti principali/conduttore: Massimo Coppola,
Andrea De Carlo, Giancarlo De Cataldo, Taye Selosi
Regia: Dario Calleri
Autori/sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: RaiTre/FremantleMedia
in collaborazione con RCS libri
Rete: Rai3
In onda: da domenica 17 novembre a domenica 30
marzo 2014 alle ore 22:50
repliche andate in onda nella fascia protetta
Ascolti medi: 635.000 telespettatori;
4,23% share
Una novità nel panorama dei talent show. “Masterpiece” è la prima grande sfida televisiva che premia
il talento letterario attraverso un gioco di prove e attitudini personali che solo i concorrenti migliori sapranno dimostrare.
I concorrenti sono di diversa estrazione sociale, uomini e donne, con un lavoro o in cerca di occupazione,
giovani e meno giovani, ma tutti con la passione per la scrittura. Ed è con la scrittura che cercano di
mettersi in gioco e di mettere a nudo la propria personalità. Scrittori in erba ma con un grande spessore,
quello delle loro vite, i cui libri contengono spesso tristi verità, trascorsi a volte tormentati e a volte ironici,
dove galleggiano ancora conflitti irrisolti e situazioni di disagio sociale, oltre che psicologico.
Si presentano davanti a un’importante giuria tecnica, supportati da un coach (Massimo Coppola) che li
sostiene e li accompagna nelle varie fasi della gara. Andrea De Carlo, scrittore e artista molto conosciuto
anche nell’ambito cinematografico; Giancarlo De Cataldo, giudice di Corte d’Assise di Roma e scrittore
del famoso “Romanzo criminale” (Einaudi, 2002) che richiama il verismo contemporaneo; Taiye Selasi,
esordiente nel 2011, nuova penna della letteratura internazionale. Questi i nomi della giuria cui sono
pervenuti più di cinquemila manoscritti.
La giuria è chiamata a selezionare i quattro semifinalisti di ogni puntata e successivamente ad assegnar
loro un ministage che servirà da spunto per l’elaborato da eseguire in studio in soli 30 minuti (prova
immersiva). In questi contesti (centro sociale, convento di clausura...), i concorrenti vivono una vera e
propria esperienza di vita, non solo come scrittori. La scelta dell’elaborato determinerà il passaggio successivo: l’incontro con lo scrittore, ospite del programma, nella Mole Antonelliana che sovrasta la città di
Torino, dove si svolge il programma. A lui i concorrenti, a turno, dovranno raccontare la storia, cercando
di convincerlo della propria storia (prova dell’Elevator Pitch).
Tornati in studio, l’ospite e la giuria decretano il vincitore finalista della puntata, che dovrà scontrarsi con
quelli delle puntate precedenti.
E’ ora di rispolverare il romanzo che è chiuso nel cassetto da tempo, perché “Masterpiece” gli dà voce e
consente all’autore di diventare l’esordiente del momento, grazie alla pubblicazione, in centomila copie,
con la prestigiosa casa editrice Bompiani. Un buon programma che premia la creatività e la cultura,
l’impegno e la speranza e, per la prima volta, non profuma di soldi ma punta alla gratificazione dei propri
sforzi e al successo personale.
f.o.
101
Miss Italia 2013
Genere: Concorso di bellezza
Durata: 180’
Interpreti principali/conduttore: Massimo Ghini,
Cesare Bocci, Francesca Chillemi
Regia: AA.VV.
Autori/sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: n.p.
Rete: La7
In onda: domenica 27 ottobre 2013 alle ore 20:45
Ascolti medi: 937.000 telespettatori; 5,5% share
Un’edizione passata in sordina quella di Miss Italia 2013, per la prima volta sugli schermi di La7, in
seguito all’intervento del Presidente della Camera Laura Boldrini circa la mercificazione del corpo femminile. Il concorso si compone di un’unica puntata e presenta grosse novità visibili già ad inizio spettacolo:
un nuovo palco con una suggestiva scenografia ad alta definizione, proiezioni e grafiche, luci, colori e
scalinata al centro. Così vengono accolti i nuovi conduttori di questa curiosa edizione.
Massimo Ghini e Cesare Bocci accompagnano la bella Francesca Chillemi, Miss Italia 2003, nella conduzione della kermesse più popolare d’Italia.
Le partecipanti protagoniste sono 63 e sono le finaliste di una serie di selezioni svoltesi precedentemente, fuori dagli schermi. Le ragazze indossano un abitino color piombo luminescente e non portano
più il numero identificativo: entrano sul palco divise in tre gruppi (nord, centro, sud e isole comprese), e
vengono chiamate per nome e cognome, al momento della selezione.
Tre diverse giurie (musical, fiction e provini) hanno il compito di scegliere le migliori, le restanti sperano
nel ripescaggio dalla giuria presente in scena, presieduta da registi, attori, giornalisti e presentatori.
Recitazione, musica e balli sono i momenti di intrattenimento allo show cui non mancano, certo, attimi
di indecisione, di vuoti, la netta percezione di un vero e proprio timore di sbagliare: tentennamenti tipici
di una prima serata e di una scarsa preparazione durante le prove da parte dei neoconduttori che li ha
resi impacciati come dei principianti.
E questo, purtroppo, in molti lo hanno notato, visto il basso indice di audience raggiunto, quasi una
conferma di questa inutile censura.
Diversamente da programmi e selezioni che ostentano il corpo femminile in modi e con mezzi non
proprio accettabili, Miss Italia riesce a esprimere l’estetica allo stato puro, senza scadere in scabrosità o
volgarità di cui tutto lo showbusiness purtroppo è caratterizzato.
In risposta a ciò, le ragazze hanno manifestato il loro dissenso indossando una t-shirt molto comunicativa
(né nude, né mute) e presiedendo allo sportello anti-stalking di Carlo Rienzi del Codacons, in segno di
profonda sostegno dell’essere donna, così difficile di questi tempi.
Ragazze pulite, sane e serie: le ragazze di questa edizione di Miss Italia vogliono solo essere giudicate
per la loro bellezza, lontano dai corpi anoressizzati delle top model, da quelle che hanno posato senza
veli in rete o in televisione, o da quelle che preferiscono il ritocchino chirurgico.
Il bon ton della madrina Patrizia Mirigliani è sempre stato il criterio principale per la selezione delle concorrenti al titolo più importante d’Italia.
Ma forse in pochi lo avevano capito.
f.o.
102
Mistero
Genere: Approfondimento
Durata: 120’
Conduttori: Daniele Bossari, Jane Alexander,
Elenoire Casalegno, Clemente Russo, Marco Berry,
Andrea G. Pinketts e Adam Kadmon
Regia: Arcadio Cavalli
Autori/ Sceneggiatori: Claudio Cavalli
Produzione: Candido Francica, Cristina Meda,
Ade Capone
Rete: Italia1
In onda: da mercoledì 15 gennaio a giovedì 3 aprile
2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 1.800.000 telespettatori; 8% share
L’ottava edizione di questo popolare programma di intrattenimento torna con il suo consueto carico di
servizi e di inchieste. La trasmissione avviene all’interno del piroscafo a vapore, Patria, recentemente
restaurato e tornato in servizio sul lago di Como. Tra i vari argomenti della trasmissione troviamo. Ascoli
Piceno: il cimitero segreto delle mummie, Jean Pierre Girard: l’uomo che piega il metallo con la mente;
Metepec: il mistero della creatura aliena; Adam Kadmon: l’Italia in fermento; Abduction: parlano i rapiti
dagli alieni; omicidio Chiara Poggi: le nuove rivelazioni; Rachele Restivo: Yoko Ono e John Lennon; Inghilterra: la casa infestata da fantasmi. Novità della nuova edizione è un concorso per la selezione di un
inviato videomaker che, scelto tra una rosa di 300 partecipanti, realizzerà un servizio che andrà in onda
nelle ultime puntate del programma. Il proposito degli autori è quello di conferire veridicità o verosimiglianza a fenomeni che ruotano intorno al misticismo, al paranormale, all’ufologia e alla parapsicologia,
il tutto perseguito attraverso l’utilizzo di un montaggio veloce e di un registro linguistico chiaro e incisivo.
Spazio dunque ad inchieste che catturano la curiosità e l’attenzione del pubblico, nonché a video scaricati da internet e proposti dagli stessi spettatori per dare credito a determinate tesi. Il programma ha il
pregio di accrescere la curiosità dello spettatore verso argomenti che interrogano l’umanità dai millenni:
le nostre origini, il rapporto tra fede e ragione, l’esistenza di altri mondi, ma anche il modo in cui l’uomo
di oggi si percepisce all’interno del proprio contesto di vita. Il programma non intende fornire risposte
definitive, operando piuttosto una sospensione del giudizio rispetto ai temi trattati, ma offre al pubblico
alcuni significativi spunti di riflessione. Grazie alla consulenza di esperti in ambito medico, scientifico e
tecnico, ma anche al significativo apporto che scienze umane quali antropologia, psicologia, sociologia
e teologia sono in grado di offrire, lo spettatore è invitato a farsi una sua idea, che seppure soggettiva,
costituisce lo spunto per ulteriori approfondimenti personali. Il pubblico da casa è catturato dal linguaggio chiaro e dal fascino del mistero che alimenta sempre in ciascuno di noi il desiderio di scoperta e la
ricerca dell’insolito e dell’irrazionale. Il programma non avanza alcuna pretesa di oggettività, invitando
invece lo spettatore ad approfondire individualmente e in libertà gli argomenti che abbiano suscitato in
lui maggiore interesse: il taglio conferito è più orientato alla divulgazione che al contributo scientifico.
“Mistero” non intende fornire delle spiegazioni univoche e definitive a sostegno di una tesi, ma si propone di sottolineare le contraddizioni e gli aspetti oscuri e inspiegabili che possono nascondersi dietro un
determinato fenomeno. Ne deriva una trasmissione che cattura l’attenzione del pubblico, attraverso la
proposta di verità non preconfezionate e definitive. Dal sito internet dedicato al programma è possibile
rivedere in streaming tutte le puntate e inviare i propri video.
f.d.
103
Otto e Mezzo
Genere: Approfondimento
Durata: 40’
Conduttore: Lilli Gruber
Regia: Fabio Ballini
Autori/Sceneggiatori: Lilli Gruber, Paolo Pagliaro
Produzione: La7 SRL, Cairo Comunication
Rete: La7
In onda: da lunedì 9 settembre 2013 a sabato 28
giugno 2014, alle ore 20:30
Ascolti medi: 1.860.000 telespettatori; 6,93% share
Condotto dalla giornalista Lilli Gruber, “Otto e Mezzo” è il programma di approfondimento serale di La7
in onda subito dopo il telegiornale delle 20 (quest’anno anche il sabato). La sigla introduttiva con la
musica degli Arcade esalta la modernità del format, sottolineando l’obiettivo della trasmissione: fornire
un approfondimento rapido ed essenziale in grado di rendere lo spettatore partecipe dei principali fatti
della settimana. Il tavolo ovale al centro dello studio sottolinea la peculiarità di un contesto che esalta il
confronto tra pari e il libero scambio di opinioni. Attorno agli astanti campeggiano due grandi schermi sui
quali sono proiettati i servizi e attraverso cui avvengono i collegamenti con l’esterno. Il colore blu dell’ambiente e le lampadine al led che decorano le pareti conferiscono al set un adeguato tocco di modernità
e freschezza. La ripresa alterna i primi piani dei presenti ad inquadrature “d’insieme” in grado di svelare
oltre all’architettura circolare del set, alcuni strumenti del mestiere come le cineprese da studio. Gli
ospiti della trasmissione abbracciano l’intero mondo della cultura e delle istituzioni, spaziando dai politici
agli uomini della cultura, dagli scrittori ai giornalisti. La formula classica prevede un colloquio a tre tra il
conduttore, un ospite in studio e un altro in collegamento, tuttavia la conduttrice è spesso affiancata da
Massimo Franco, notista politico e inviato del Corriere della Sera. I temi trattati sono molteplici e spaziano
dalla politica alla cultura, dall’etica all’attualità. Fulcro della trasmissione è “il punto” di Paolo Pagliaro,
che offre allo spettatore uno sguardo sui fatti salienti della giornata fornendone una possibile chiave di
interpretazione. Con uno stile chiaro e diretto la conduttrice intervista gli ospiti cercando di mettere a fuoco le conseguenze politico-sociali che scaturiscono da una scelta, da un’azione, da un comportamento:
largo quindi ai dibattiti sui costi della politica, gli scandali finanziari, sulle inchieste giudiziarie e sui temi
eticamente sensibili. Ne emerge un quadro multiforme e complesso veicolato da un’informazione chiara,
seppure non sempre neutrale. Il ridotto numero degli ospiti presenti in studio facilita la fruizione dei contenuti, resa altrimenti più difficoltosa dalla frequente asprezza dei dibattiti presenti in altre trasmissioni
similari. Lo stile con cui la conduttrice pone le domande è al tempo stesso pacato ed incalzante. Ne
deriva un programma interessante, capace di mettere in luce la complessità e gli innumerevoli intrecci
di un universo liquido e contraddittorio. Dal sito web dedicato al programma è possibile rivedere tutte le
puntate. Non si registrano differenze significative nel format rispetto alla passata stagione.
f.d.
104
Pechino express
- obiettivo Bangkok Genere: Docu-reality
Durata: 10x130’
Conduttore: Costantino della Gherardesca
Regia: Davide Corallo, Angelo Poli
Autori/sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: Magnolia S.p.A.
Rete: Rai2
In onda: da domenica 8 settembre a lunedì 4
novembre 2013 alle ore 21:10
Ascolti medi: 2.466.000; 9,66% share
Giunto alla seconda edizione, dopo aver stimato un buon indice di ascolto nell’anno precedente e aver
riscosso un meritato successo, la carovana di personaggi vip e non parte alla volta del Vietnam per arrivare fino a Bangkok, per un totale di circa 8000 km di viaggio con mezzi di fortuna.
Anche in questa edizione si sfidano dieci coppie; essi devono affrontare ogni sorta di imprevisto naturale
o accidentale che il gioco comporta. I concorrenti partono equipaggiati di ben poche cose e sta al loro
intuito e alle loro capacità fisiche riuscire a superare le prove per accedere alla tappa successiva. Ci sono
gli sportivi, le modelle e gli attori ma anche gli amici, i fidanzati e i laureati accanto a coppie improbabili
come la marchesa col maggiordomo, il padre col figlio e i figli di un personaggio famoso.
Il format, che ricorda un mix tra “l’Isola dei Famosi” e una caccia al tesoro prende spunto dai documentari, per mostrare la vita di quei posti che continua parallela alle vicissitudini della prova. Un po’ come dei
boy scout, i concorrenti devono vedersela con le asperità del terreno e le difficoltà del territorio cercando
la complicità e l’aiuto degli stessi autoctoni, precedentemente invitati a offrire un tetto o un pasto ai
malcapitati.
Ed è in questi momenti che il gioco diventa educazione alla vita, allorchè il benessere si scontra con la
povertà e la miseria. Momenti che non denunciano un disagio ma comunicano anzi la conservazione di
una serenità che è propria delle popolazioni orientali. Si vedono bambini piccoli giocare scalzi nel fango
e comunque divertirsi, scambiandosi qualche sguardo d’intesa quando la telecamera li fissa con il suo
obiettivo. L’incontro tra le due culture ricorda di gran lunga quello tra gli avventurieri e gli esploratori negli
angoli più sperduti della terra con le tribù primitive, lontane da ogni tipo di acculturazione e modernità.
Ed è questo lo spirito che anima l’edizione di quest’anno.
Rispetto all’edizione precedente, infatti, con la conduzione del principe Emanuele Filiberto che l’ha resa
tediosa e abbastanza scontata nei contenuti un po’ troppo volgari, il programma ora vede un personaggio che gioca in casa. Costantino della Gherardesca, infatti, si classificò al terzo posto insieme al nipote
anch’esso blasonato, nella precedente edizione.
Con il suo stile e il suo garbo, in linea al suo essere aristocratico, conduce un programma di per sé
originale, col retrogusto intellettuale laddove la cultura si forma sul campo, nel contatto profondo tra
popoli lontani.
f.o.
105
Per un pugno di libri
Genere: Gioco a premi
Durata: 12x55’
Conduttori: Geppi Cucciari, Piero Dorfles
Regia: Igor Skofic
Autori: Geppi Cucciari, Alessandro Rossi, Aldo Piro,
Luca Bottura e Igor Skofic
Produzione: Rai
Rete: Rai3
In onda: da sabato 1° febbraio a sabato 26 aprile
2014 alle ore 16: 50
Ascolti medi: 411.000 telespettatori;
3.2% share
Quest’anno il programma non va più in onda la domenica ma il sabato pomeriggio. Oltre che sui classici
si è giocato anche su testi del Novecento e nuovi giochi si sono aggiunti a quelli che, dopo quindici edizioni, sono diventati un appuntamento consolidato. La novità principale è costituita però dalla presenza di
una nuova conduttrice, Geppi Cucciari, che, sotto lo sguardo attento di Piero Dorfles, memoria storica del
programma, ha animato la competizione tra i ragazzi dell’ultimo anno delle scuole secondarie. Studenti
delle scuole superiori si affrontano quindi in un duello letterario che ha come protagonista un classico
della letteratura italiana e straniera. “Per un pugno di libri” è diventato negli anni un programma di culto
per un pubblico di nicchia. Davanti alle sue telecamere sono passate classi scolastiche di tutta Italia che
hanno letto, studiato, discusso e anche criticato i libri di volta in volta oggetto del gioco. A competere
non sono soltanto i ragazzi presenti in studio. Anche da casa, tramite il telefono, gli spettatori possono
partecipare al programma e aggiudicarsi dei libri in palio, indovinando il titolo di un’opera letteraria celebre che si nasconde dietro una definizione fantasiosa e talvolta bizzarra. Piero Dorfles, “il professore”,
costituisce una presenza indispensabile al programma: il suo ruolo è quello di un giudice inflessibile,
che ha il compito di tenere alto il nome della Letteratura, e di difenderla da quanti la confondono con i
libri di consumo. Geppi Cucciari, la nuova conduttrice, non si è limitata a condurre il gioco. Con la sua
vena ironica ha aiutato a collocare il libro della puntata nel suo contesto storico e geografico e ha reso
il programma più leggero, più divertente. E soprattutto ci ha fatto conoscere i ragazzi in gara, le loro
aspirazioni, i loro desideri. In questo modo “Per un pugno di libri” è diventata l’occasione per guardare
al mondo degli adolescenti. La scansione dei giochi appare molto vivace. Il primo, “la caccia al titolo”: si
cerca un libro che abbia delle attinenze con il testo scelto nella puntata; il secondo, tramite uno slogan,
si deve indovinare il titolo di un libro. Seguono: “per chi suona la campanella”, un gioco che porta il caposquadra ad alzarsi e correre a suonare la campana per rispondere per primo; “la cartolina”, i ragazzi
devono indovinare il titolo di un libro attraverso un immaginario messaggio del protagonista di un romanzo; “cultura generale”, un gioco che richiede conoscenze storico-geografiche legate all’opera scelta;
infine “fuori gli autori”, una gara per indovinare l’autore di un’opera. Il montepremi è piuttosto ricco, non
contempla vincite in denaro ma un numero sempre crescente di libri, che sono la nostra risorsa più preziosa. Un gioco utile e veramente efficace per sviscerare la conoscenza in merito a un autore e alla sua
opera. Riteniamo che questo programma sia molto valido, non solo perché sprona i giovani a riscoprire
il valore della lettura d’autore, e lo fa in modo leggero e divertente, ma anche perché ci mostra classi e
classi di giovani maturandi pieni di interesse per la cultura letteraria, giovani ben lontani dagli stereotipi
negativi usati soprattutto nelle fiction.
a.c.
106
Piazzapulita
Genere: Talk show
Durata: 28x180’
Conduttori: Corrado Formigli
Regia: Fabio Calvi
Autori/Sceneggiatori: Corrado Formigli, Alessandro
Sortino, Mariano Cirino, Vittorio Zincone
Produttore: Magnolia
Rete: La7
In onda: da lunedì 9 settembre 2013 a lunedì 26
maggio 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 1.100.000 telespettatori;
4,2% share
Condotto come ogni anno da Corrado Formigli, torna “Piazzapulita”, talk show di approfondimento e
dibattito politico volto a gettare uno sguardo sui principali avvenimenti della settimana. Si spazia così
dagli scandali della sanità alla corruzione, dalla crisi economica all’evasione fiscale, in un contesto di
confronto vivace ma costruttivo. L’aspetto interessante del programma risiede nella volontà degli autori
di dar voce, attraverso servizi, inchieste e testimonianze, ai comuni cittadini, registrandone le difficoltà
quotidiane, le ansie e le aspettative e garantendo loro uno spazio attraverso cui esprimere livori, insofferenze e desiderio di cambiamento. Attraverso le interviste dell’inviato Alessandro Sortino, emerge
così la vita reale, una piazza ampia, variegata e multiculturale nella quale la quotidianità emerge nella
sua complessità e i vissuti individuali si incrociano condensandosi in un’unica grande voce in grado di
denunciare ingiustizie e inefficienza. L’interazione con gli ospiti in studio (politici, imprenditori economisti) viene pertanto garantita e incoraggiata: ne derivano spesso polemiche e dibattiti accesi, ma viene
garantita tuttavia al cittadino la possibilità di esserci e di esprimere il suo umore e le sue insofferenze. Le
domande che Formigli pone tanto agli ospiti in studio che a quelli in piazza sono incalzanti, ma garbate
e cercano rapidamente di andare al nocciolo della questione. Il ritmo fresco e veloce delle interazioni,
per quanto possa talvolta generare frammentazione nei contenuti, rende il programma interessante da
seguire; emerge talvolta una chiara tendenza a conferire clamore e sensazionalismo a questioni sociali
note, ma nella maggior parte dei casi, le inchieste risultano efficaci nel mettere a nudo il malcostume
e le complicità esistenti tra la politica e la parte malata della società civile. Gli ospiti in studio variano in
base all’argomento affrontato, non coinvolge solo politici, ma anche rappresentanti sindacali, operai e
protagonisti della società civile: ciò garantisce un dibattito di più ampio respiro in grado di travalicare le
frontiere della mera contrapposizione frontale. La colonna sonora sottolinea adeguatamente il proposito
degli autori di mantenere alta la tensione del dibattito per non correre il rischio di annoiare lo spettatore
dopo circa tre ore di trasmissione. Il programma può essere seguito anche su internet in streaming. Da
un’apposita area del sito è possibile rivedere le puntate precedenti. La filosofia che anima il programma
televisivo è perfettamente trasposta sul web, grazie ai contributi sul blog che accompagnano il pubblico
da una settimana all’altra. Si tratta dunque di un prodotto ben confezionato ed in grado di coinvolgere
un ampio ventaglio di spettatori. Non si registrano differenze significative rispetto alla passata stagione.
f.d.
107
Pomeriggio 5
Genere: Talk show
Durata: 140’
Interpreti/conduttori: Barbara D’Urso
Regia: Paolo Riccadonna
Autori/sceneggiatori:AA.VV.
Produzione: Videonews
Rete: Canale5
In onda: da lunedì 2 settembre 2013 a venerdì 6
giugno 2014 alle ore 15:45
Ascolti medi: 2.417.000 telespettatori;
18,18% share
Il programma pomeridiano di Barbara D’Urso non è così dissimile da quello domenicale.
Lo si intuisce dal taglio pseudo giornalistico e dall’effetto psicologico che si vuole ottenere, che fa lievitare gli ascolti nonostante tutto.
Il personaggio costruito intorno a Barbara D’Urso, ogni giorno, diventa la sua vittima a volte inconsapevole, altre invece ben cosciente di entrare nell’arena del suo studio.
Il programma potrebbe essere un talk show come tanti che nulla aggiunge agli altri e forse nulla toglie. E
invece si assiste, una dopo l’altra, a inchieste e servizi che raccontano una società malata di gossip, del
lato disumano della sofferenza perché la notizia è spellata fino all’osso quando non rimane nemmeno
il senso di quanto è accaduto, ma solo l’odore dei sentimenti più bruti e pertanto esecrabili. Il dolore
del singolo non viene accolto e contenuto nello spazio dell’ascolto e del confronto, ma anzi riferito alla
platea affamata, che brama di incorporare in sé il particolare insignificante su cui si costruisce la morale
collettiva. Così come collettivo diventa pure il suo stesso dolore, sbandierato senza pudore e pertanto
aperto a ogni tipo di commento, anche quello meno opportuno.
Una bramosia di sapere che non mira alla costruzione di una conoscenza, quanto piuttosto al diritto di
condividere – senza permesso – un senso comune e spesso poco legittimo. Una bramosia di difficile
inquadramento logico e che solo il senso di riempire un pomeriggio come tanti riesce a spiegare.
f.o.
108
Punti di vista:
Come mio padre
Genere: Documentario
Durata: 74’
Regia: Stefano Mordini
Autori/Sceneggiatori: Stefano Mordini,
Michele Astori
Produzione: Rai Cinema, Wildside
in collaborazione con Rai Teche, OffSide
Rete: Rai Storia
In onda: mercoledì 2 ottobre alle 22:30
Ascolti medi: 800.000 telespettatori; 4% share
Presentato nel 2009 al Torino Film Festival, questo raffinato e interessante documentario di Stefano Mordini
pone al centro della scena i ragazzi, testimoni del cambiamento e dell’evoluzione della paternità nel corso
degli ultimi sessant’anni. Scopo del progetto è quello di indagare la figura del padre attraverso quelle
parole di verità e semplicità che solo i bambini di ogni epoca sono in grado di esprimere. Ne deriva una
testimonianza schietta e autentica, capace di cogliere, da un lato, i meriti e le negligenze delle generazioni
passate, dall’altro, le domande, le aspettative e le speranze delle generazioni future. La figura del padre
viene così scandagliata dai bimbi sia dal punto di vista storico/biografico (chi è stato mio padre per me?)
che ideale (che padre vorrei essere io?). Si scopre così che, nonostante l’evoluzione dei costumi e la differente articolazione dei tempi della quotidianità, non muta la percezione dell’importanza della figura paterna.
Il padre ideale è colui che sa dosare in modo equilibrato ascolto e autorevolezza e che, seppur attento ai
bisogni dei figli, è in grado di dare delle regole e di accompagnare il bimbo fino all’età adulta, costruendo
l’uomo del domani in un processo di identificazione e progressiva separazione. Grazie al minuzioso lavoro di
selezione compiuto dagli autori negli archivi Rai, è stato possibile raccogliere un vasto repertorio di interviste
e inchieste che ripercorrono sessant’anni di storia d’Italia nella graduale transizione tra il bianco e il nero
della televisione degli albori e il colore della contemporaneità. Il programma combina la figura paterna,
tratteggiata da questi frammenti di passato, con le interviste ai tanti figli di oggi in età scolare che si trovano
ancora immersi nel delicato e periglioso cammino per la conquista della loro identità. Si tratta dunque di
un’opera preziosa, in grado di sottolineare le differenze, ma anche le innumerevoli continuità tra presente
e passato. La figura del padre che gli autori ci restituiscono non è espressione di una rappresentazione
unilaterale e stereotipata. Ogni papà emerge nella sua forza e nella sua debolezza, è colto nei suoi slanci
di affetto, come anche nei tentativi talvolta disperati di riconquistare la fiducia dei suoi figli. Si materializza
di fronte allo spettatore un excursus appassionante e talvolta doloroso entro il quale si condensano intese,
complicità, ma anche delusioni e tradimenti. L’opera sottolinea le analogie e i contrasti tra i primi convulsi
anni del dopoguerra e il caos della contemporaneità: dalla delusione dei figli per l’assenza di un padre,
assorbito costantemente dal proprio lavoro, all’inadeguatezza di un genitore sfiancato e abbrutito dal lavoro
di fabbrica, dalla povertà diffusa del dopoguerra, alla necessità del maschio lavoratore di migrare verso porti
felici come la Germania. Sullo sfondo, comune a ogni epoca, il costante desiderio di affetto e di attenzione
dei figli. La contrapposizione tra la voce triste e cadenzata dei bimbi di un tempo e quella euforica dei figli
della new generation lascia tuttavia ampio spazio al sorriso e alla riflessione. Il pubblico è deliziato di fronte
alle frasi sconnesse, sgrammaticate e innocenti dei piccoli protagonisti e si commuove al contempo di
fronte alle dolorose affermazioni di consapevolezza dei tanti figli che sono stati costretti, oggi come ieri, a
crescere prima del tempo. “Come mio padre” è un affresco commovente e non didascalico delle tensioni
della nostra storia presente e passata, una testimonianza fresca e autentica delle complesse dinamiche
intergenerazionali all’interno di una famiglia diversa eppure sempre uguale.
f.d.
109
Report
Genere: Approfondimento
Durata: 19x90’
Conduttori: Milena Gabanelli
Regia: Claudio Del Signore
Autori/Sceneggiatori: Milena Gabanelli,
Sigfrido Ranucci
Produzione: Rai
Rete: Rai3
In onda: da lunedì 30 settembre 2013 a lunedì 2
giugno 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 2.200.000 telespettatori;
7,2% share
Torna la sedicesima edizione dello storico programma di approfondimento e inchiesta condotto da Milena
Gabanelli e il suo staff di autori e giornalisti free lance. Il format costituisce un’opportunità privilegiata di
analisi e riflessione attorno a numerosi temi scottanti di economia, società e politica, scandagliati attraverso lo strumento coraggioso e inusuale del giornalismo di inchiesta. L’aspetto che distingue il prodotto
da altri format analoghi è l’assoluta libertà dei giornalisti: gli autori realizzano le inchieste con strumenti
e a spese proprie, sottoponendo successivamente i contenuti al vaglio di una decina di redattori che fungono da tramite con la Rai e per conto della quale curano gli aspetti burocratici, qualitativi, produttivi ed
editoriali. La vendita del prodotto finito all’emittente è pertanto diretta e non passa attraverso l’intermediazione di una società esterna. In virtù di questa indipendenza, i giornalisti arrivano a dedicare tre/quattro mesi alla ricerca di documenti e testimonianze utili, conferendo alle inchieste un impianto talmente
solido e denso da risultare inoppugnabile anche in caso di querela e in sede di giudizio. Sin dall’inizio
della trasmissione le parole della conduttrice, accompagnate in sottofondo da un tappeto sonoro cupo
e misterioso, teso a sottolineare la serietà degli argomenti trattati e la modernità del format, guidano lo
spettatore permettendogli di penetrare, attraverso un percorso investigativo affascinante, coinvolgente e
mai banale, la complessità e le contraddizioni della società moderna: dalla finanza al federalismo, dalla
precarietà del lavoro alle logiche complesse e talvolta perverse che regolano la concorrenza sui mercati,
dall’edilizia alla devastazione ambientale. Un crescendo di colpi di scena e di contraddizioni che i vari
servizi enfatizzano ulteriormente mediante la forza pregnante e significativa di immagini e testimonianze.
Ne deriva quindi un quadro multiforme e complesso del mondo circostante, una ricerca che non disdegna l’importanza di seguire strade diverse per giungere alla costruzione di un fatto obiettivo. Le inchieste
sono dunque ben documentate e le domande dei giornalisti incalzanti. Il programma è indirizzato sia
ad un pubblico maturo e disponibile all’approfondimento, che allo spettatore alle prime armi. Questi
potrà trovare nella chiarezza e nella selva di informazioni veicolate dai servizi stimoli utili a un percorso
di ricerca autonomo e personale. “Report” è la testimonianza di come si possano conciliare qualità dei
contenuti e sostenibilità dei costi e di come sia ancora possibile offrire una televisione di qualità, in grado
di informare il pubblico al di fuori di anguste contrapposizioni ideologiche e di schemi collaudati.
f.d.
110
Sanremo 2014
Genere: Festival canoro
Durata: 240’
Conduttori: Fabio Fazio, Luciana Littizzetto
Regia: Duccio Forzano
Autori/Sceneggiatori: Fabio Fazio, Mauro Pagani,
Claudio Fasulo, Pietro Galeotti, Massimo Martelli,
Francesco Piccolo, Stefano Senardi, Michele Serra
Produzione: Rai
Rete: Rai1
In onda: da martedì 18 febbraio a sabato 22
febbraio alle ore 20:30
Ascolti medi: 8.763.000 telespettatori;
39.32% share
Giunto alla 64esima edizione, è trascorso anche quest’anno il popolare appuntamento con la canzone
italiana e con il suo ricco carico di critiche e malumori. Condotto dalla collaudata coppia Fazio-Littizzetto,
il Festival di Sanremo 2014 si è distinto per il carattere stantio e la scarsa profondità delle canzoni. Tra un
esibizione e l’altra lo spettatore annoiato ha assistito al consueto battibecco “Fabio-Lucianina”. Ognuno
dei cantanti si è esibito con due canzoni confermando in toto il meccanismo della competizione adottato
nella passata stagione. La doppia esibizione dei quattordici ”big” in gara nelle prime due serate è stata
sottoposta al parere del pubblico: ciò ha permesso ai telespettatori di scegliere per ogni concorrente un
solo brano da eseguire nella serata finale. Il mercoledì e il giovedì è stato dato spazio agli otto giovani,
divisi in due gruppi da quattro. La scelta dei due finalisti è stata effettuata facendo la media tra la percentuale di voto della sala stampa e la percentuale del televoto. Nella terza serata si è assistito anche a
duetti tra campioni e guest star, (non necessariamente cantanti) che hanno gentilmente deciso di collaborare fornendo la loro immagine. Nella serata del venerdì si è svolta la finale della categoria giovani e il
Sanremo Club, durante il quale i “big” si sono cimentati nell’esecuzione di famose canzoni d’autore. La
quinta serata, come ogni anno è stata la finale: i quattordici cantanti hanno riproposto la canzone scelta
del pubblico. I finalisti e il vincitore sono stati scelti attraverso una media tra le percentuali di voto del
televoto e della giuria di qualità presieduta da Paolo Virzì. Forse una direzione artistica e una scelta dei
concorrenti meno felice insieme ad una conduzione un po’ sottotono, sono stati alla base dello scarso
successo di questa edizione. La scelta della bellezza come filo conduttore poteva essere interessante,
anche se probabilmente ha appesantito la manifestazione permeandola di una certa retorica buonista.
Sono state cinque serate scarne. Canzoni ora smielate, ora aggressive, la griffe, un abito tanto più
attraente quanto insolito ed esibito, sono stati gli ingredienti caratteristici di queste cinque serate che
hanno intorpidito il pubblico. Nota positiva gli ospiti del calibro di Renzo Arbore, Maurizio Crozza, Claudio
Baglioni, Claudia Cardinale e Terence Hill. La vincitrice di questa edizione è stata Arisa, con la canzone
“Controvento”. Al secondo posto Raphael Gualazzi e & The Bloody Beetroots con “Liberi o No”, mentre
al terzo posto Renzo Rubino con “Ora”. Con la canzone “Invisibili” Cristiano De Andrè ha vinto il premio
della critica Sergio Bardotti.
f.d.
111
Scandal
Produzione: ABC Studios ShondaLand
Genere: Thriller politico
Rete: Fox Life
Durata: 18X40’ (terza stagione)
Interpreti principali: Kerry Washington, Columbus In onda: da lunedì 10 febbraio a sabato 22 febbraio
2014 alle ore 22:00
Short, Darby Stanchfield, Katie Lowes,
Ascolti medi: 650.000 telespettatori; 2% share
Guillermo Díaz, Tony Goldwyn
Regia: AA.VV.
Autori/Sceneggiatori: Shonda Rhimes, Matt Byrne
Giunto alla terza edizione, “Scandal” è un thriller drama che miscela vicende politiche e intrecci amorosi
nell’intento di fare luce sui complessi e intricati giochi di potere che pervadono i corridoi e le aule del
tribunale di Washington. La serie narra le vicende di Olivia Pope, tenace e intraprendente avvocatessa
ed ex responsabile della comunicazione nello staff del presidente degli Stati Uniti Grant. Dopo una tormentata e movimentata relazione con il Presidente, l’instancabile protagonista lascia la Casa Bianca per
dedicarsi alla creazione di una nuova società, la Olivia Pope and Associates, impegnata a tutelare l’immagine pubblica delle personalità più importanti e influenti d’America. A supportarla in questo lavoro di
responsabilità e in un contesto dove regnano sovrane cinismo e spavalderia troviamo l’avvocato Stephen
Finch avvenente donnaiolo inglese, Harrison Wright, avvocato nero dalla parlantina efficiente, l’investigatrice Abby Whelan; Huck Finn, hacker con un passato da killer della CIA, e Quinn Perkins, avvocatessa
dal volto fresco e dal passato misterioso che impara velocemente il lavoro, affiancando sempre più
spesso il tormentato Huck. Il ritmo veloce del programma e gli intrecci imprevedibili mantengono desta
l’attenzione dello spettatore. Tuttavia il programma tratteggia una società cinica e spregiudicata nella
quale prevaricazione e violenza fisica e verbale non fanno più notizia e dove, di fronte al maschilismo
dominante, la donna è costretta a vendere il proprio corpo per scalare le vette del successo. La figura
femminile ne esce infatti maggiormente mortificata, costretta, spesso anche contro la sua volontà, a
soddisfare i capricci del “potente” di turno che vede in lei solo un oggetto di piacere e soddisfazione.
Anche la Olivia Pope and Associates sembra arrendersi di fronte a questa prevaricazione: la difesa
dell’immagine pubblica dei politici e degli uomini influenti appare come il riconoscimento di uno status
quo che non è possibile scalfire. Così anche le aspirazioni della determinata protagonista sembrano
schiave di una certa accondiscendenza verso il modello culturale dominante che vede la donna succube
dell’uomo o realizzata solo quando si conforma ad esso. Una serie avvincente nel ritmo e negli intrecci,
penalizzata tuttavia dalla pochezza delle relazioni interpersonali, dominate da logiche di opportunismo
e di egoismo, e da una considerazione banale e superficiale della donna e del suo ruolo. La serie ha il
pregio di illustrare dinamiche realmente esistenti nei luoghi del potere, tuttavia nessuno dei protagonisti
sembra in grado di anteporre un esempio positivo, né di gettare un seme in grado di provocare un cambiamento. Dal sito internet dedicato alla serie è possibile scaricare la sinossi dei singoli episodi video,
foto e reperire informazioni sul cast.
f.d.
112
Sconosciuti
La nostra personale ricerca della felicità
Genere: Docu-reality
Durata:12x23’
Interpreti principali/conduttori: n.p.
Regia: Claudio Pisano e Alessandro Capitani,
Emanuele Pisano, Simona Cocozza
Autori/sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: Stand by Me
Rete: Rai3
In onda: dal 21 ottobre, dal lunedì al venerdì
alle ore 20:15
Ascolti medi: 1.265.000 telespettatori;
4,79% share
In collaborazione con la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano della provincia
di Arezzo e grazie ai racconti della gente comune, la Rai dà vita a un nuovo programma che ha per protagonisti gli uomini e le donne di tutti i giorni, quelli che con il mondo dello spettacolo non hanno proprio
nulla a che vedere.
La vita degli altri, e un po’ anche di noi stessi, rivisitata e rivissuta attraverso un album fotografico e la
lettura delle esperienze si presentano sugli schermi per narrarsi e condividere i momenti felici o quelli
drammatici. Come in un romanzo, uomini e donne si conoscono, si amano, cadono e poi si rialzano. Affrontano esperienze dure e dolorose, respirano soddisfazioni e successi come negli affetti, così come nel
lavoro. Sono là, nei paesini o nelle grandi metropoli, ci passano accanto, ognuno con una propria storia
da raccontare, ognuno con un problema da risolvere, nascosto, silenzioso mentre rincorrono il tram per
andare a lavoro o entrano nel negozio a fare la spesa. Sono gli sconosciuti cui la televisione dà un volto,
un nome e anche una storia. Quella stessa storia che li definisce, li rappresenta e li identifica per come
sono stati, per come sono e per come saranno.
Un modo nuovo di fare televisione, che sembra voler offrire il riscatto alle ombre che vivono lontano dai
riflettori, dalle cronache, dai gossip. Un mondo parallelo che non ha nulla cui invidiare alla vita delle piccole stelle dello spettacolo, ma che anzi mostra tutto il suo spessore fatto di cose semplici e consistenti:
le esperienze tramandate di padre in figlio, gli affetti del matrimonio, i ricordi dei genitori e così via.
Eppure, questo è sempre il modo di fare televisione nei nostri giorni.
Quello di aprire le porte dei propri affetti, del passato, di noi stessi alle fameliche bocche delle telecamere. Il bisogno di farsi conoscere e di emergere dalla massa confusa e nebulosa della vita comune, quella
che non fa scalpore, quella che silenziosamente consuma i suoi giorni nella quotidianità; quella che si
gloria del suo successo con la fatica e la soddisfazione dei suoi sacrifici. Il bisogno di narrarsi sembra
quindi riconducibile a un esigenza euristica di se stessi, terapeutica oltre che comunicativa. Un modo per
tirare le fila e pensarsi a un buon punto dell’esistenza quando si fanno i bilanci e si contano le ferite. O
forse un modo per esprimersi e gridare al mondo “ci sono anch’io” , in un’epoca così fortemente caratterizzata dal protagonismo. Anche il piccolo gesto è letto come esperienza che fa storia.
Forse abbiamo bisogno di essere ricordati. E invece avremmo bisogno di ascoltare noi stessi più che
ascoltare, attraverso la televisione, il racconto della nostra storia.
f.o.
113
Servizio Pubblico
Produzione: Zerostudio’s S.r.l.
Genere: Talk show
Rete: La7
Durata: 27x180’
Conduttore: Michele Santoro In onda: da giovedì 26 settembre 2013 a giovedì 1°
maggio 2014 alle ore 21:00
Regia: Alessandro Renna
Ascolti medi: 2.900.000 telespettatori;
Autori/Sceneggiatori: Michele Santoro, Andrea
11,5 % share
Casadio, Giulia Cerino, Assunta Faienza, Alessio
Orsingher, Antonio Iezzi
Torna anche in questa stagione uno dei talk show di punta su La7, “Servizio Pubblico”. Giunto alla
terza edizione il programma affronta i principali temi politici e sociali con il contributo dei protagonisti
del mondo delle istituzioni, dell’industria e della società civile. Un’attenzione particolare è rivolta alla
vita dei cittadini, ai costi sociali delle scelte politiche ed economiche e alle inchieste giudiziarie. Tra gli
argomenti trattati si annoverano quest’anno la crisi dei partiti, la riforma della giustizia, il rapporto tra “il
palazzo” e la società civile e il fenomeno dell’immigrazione. Il format non ha subìto cambiamenti significativi rispetto alla passata stagione. All’interno dello studio il contrasto piacevole di luci calde e fredde
accoglie il conduttore che dal centro di un’arena mette in scena un irriverente monologo. Esso illumina
lo spettatore sugli argomenti della puntata e rivela in modo netto ed inequivocabile le insofferenze del
conduttore nei confronti del “sistema”. Attraverso questo cappello introduttivo, dunque, emerge lo stile
del giornalista e l’indole di un uomo che, pur svolgendo la funzione di moderatore in un dibattito, non è
disposto ad occultare il proprio punto di vista. Subito dopo il monologo parte la sigla della trasmissione
accompagnata da un incalzante rollìo di tamburi che trasmette l’idea di una battaglia decisiva, di uno
scontro tra titani. Segue un servizio che immette lo spettatore nel vivo del dibattito e le domande del
conduttore ai suoi ospiti. Fin da subito emerge il carattere di denuncia del programma, volto a smascherare ingiustizie, malcostumi, corruzione e l’atteggiamento di protagonismo degli ospiti che sostengono
con forza le loro tesi. Ne deriva una trasmissione interessante, nella quale talvolta lo scontro dialettico
raggiunge livelli eccessivi, ma che si mostra capace di fornire risposte alternative e riflessioni suggestive
sui mali della contemporaneità. Presenze fisse in ogni puntata sono i giornalisti Giulia Innocenzi e Marco
Travaglio. La prima incoraggia l’interazione tra il pubblico e gli ospiti stimolandone gli interventi, mentre
il secondo, con le sue taglienti invettive denuncia sprechi, scandali e malcostumi del mondo politico
e imprenditoriale. Significativi anche i contributi di Sandro Ruotolo che alimenta il dibattito con le sue
scottanti inchieste giornalistiche e le vignette di Vauro che riassumono in chiave satirica i principali
eventi della settimana. Dallo spazio web dedicato al programma è possibile rivedere tutte le puntate. Un
contenitore di informazione “irriverente”, ma in grado di fornire uno sguardo alternativo e critico sui mali
della contemporaneità.
f.d.
114
Sky Tg24 Pomeriggio
Genere: Giornalistico
Durata: 115’
Conduttore: Paola Saluzzi
Regia: n.p.
Autori: Paola Saluzzi e AA.VV
Produzione: Sky
Rete: Sky Tg 24 HD (Canale 500)
In onda: dal lunedì al venerdì, alle ore 15.05
Ascolti medi: 11.222,056 telespettatori;
13,9% share
All’interno del grande telegiornale “Sky Tg24”, si aprono, come in una matrioska, una serie di rubriche
e spazi di approfondimento, tra cui spicca “Sky Tg24 Pomeriggio” condotto da Paola Saluzzi. Come un
arbitro in una partita di calcio - come ama definirsi - la Saluzzi conduce diligentemente il notiziario senza
mai prendere una posizione precisa ma sapendo combinare informazione e approfondimento.
Il programma, infatti, affronta ogni giorno l’analisi delle notizie più importanti e quelle minori, mantenendo uno stile giornalistico che lo rende a tutto tondo il telegiornale nel vero senso della parola. Un telegiornale che informa, sviscera e commenta, senza orientamenti politici particolari o opinioni tendenziose,
gli eventi che mantengono alta l’attenzione degli spettatori. Come non ricordare la puntata dedicata
all’elezione di Papa Francesco, alla tragedia di Viareggio, o ai cataclismi naturali dell’Emilia Romagna?
E’ indubbio che la Saluzzi abbia una vera passione per il giornalismo sano: è curiosa come deve esserlo un giornalista, ha voglia d’indagare, di conoscere per poter poi scrivere, raccontare serenamente,
senza ingigantire, senza esasperare, esponendo con la massima chiarezza. Da mesi conduce “Sky Tg
24 Pomeriggio”, dal lunedì al venerdì sui canali Sky 100 e 500. Conduce con garbo e professionalità la
sua seguita rubrica giornalistica per la quale è anche coautrice. Le armi vincenti del programma, che ha
riscosso ottimi share nonostante l’orario, sono l’informazione in sé e per sé, collegamenti e interviste,
domande semplici e dirette rivolte agli ospiti presenti in studio sui principali argomenti di attualità. Sono
banditi i gossip, i pettegolezzi e le chiacchiere. I fatti vengono esposti senza troppi giri di parole. Un altro
punto di forza è la professionalità della redazione che ha dimostrato di essere sempre pronta a qualsiasi
evento stravolgendo la scaletta a pochi minuti dalla diretta per stare sul pezzo.
Il programma è quindi un vero approfondimento dell’informazione. Si parte da un canovaccio legato a
fatti concreti o temi da trattare, ma poi la Saluzzi interloquisce con i suoi ospiti, esperti di fama sul tema
del giorno, attualità, politica interna, estera, cultura. Il programma è figlio del premiato Sky Tg 24 diretto
da Emilio Carelli vincitore, l’anno passato, dell’Oscar televisivo. È un Tg che ha avuto molti riconoscimenti, che va in onda continuamente e che dà le notizie in tempo reale, ma che soprattutto è apprezzato per
una riconosciuta obiettività. L’obiettività e l’etica professionale sono quindi le parole d’ordine anche del
programma della Saluzzi, giornalista che, in sostanza, incarna un’idea sana di televisione. La conduttrice
mostra un grande rispetto per le notizie, tratta con massima educazione e sensibilità gli ospiti in studio,
quando deve dare una notizia negativa, non affonda il coltello nella piaga, perché dietro le tragedie ci
sono le persone con il loro dolore, la loro disperazione. Tutto ciò dipende dal fatto che affronta con serietà
i problemi, li studia personalmente, domanda agli esperti, non si sente obbligata a dover a tutti costi
sponsorizzare una posizione politica, non è ossessionata dagli scoop né dagli ascolti.
a.c.
115
Soggetto Donna
Genere: Documentario
Durata: 9x50’
Regia: AA.VV.
Autori/Sceneggiatori: Giuseppe Giannotti,
Davide Savelli, Marta La Licata
Produzione: Rai
Rete: Rai Storia
In onda: il martedì alle ore 21:15
Ascolti medi: n.p.
“Soggetto donna” è un programma tutto al femminile, un racconto della vita di quelle donne che grazie
al loro ingegno e alla loro intelligenza hanno contribuito al miglioramento della società. Largo allora ad un
variegato excursus storico tra pedagogiste, attrici, insegnanti e attiviste politiche: da Maria Montessori a
Coco Chanel, da Grace Kelly ad Audrey Hepburn, da Agatha Christie a Indira Gandhi. La preziosa testimonianza di queste figure che hanno abbracciato in diversi momenti il potere, solcando le correnti della
storia, aiuta lo spettatore a comprendere il ruolo della donna di ieri e di oggi e le ragioni profonde delle
loro scelte politiche, culturali e sociali. Le singole puntate inquadrano pertanto la “questione femminile”
sotto diverse angolature. È analizzato il rapporto tra donne e potere mediante la testimonianza di figure
chiave della storia recente e passata, come Margaret Thatcher, Golda Meir e Nilde Iotti. Seppur partendo
da presupposti diversi, esse hanno alimentato il dibattito sul ruolo della donna, rivestendo incarichi di rilievo in politica e in economia. Viene analizzato il contributo della Women Corporate Directors, un network
internazionale che mira a favorire l’accesso delle donne ai vertici delle società aziendali, e sondato il
difficile rapporto tra donne e mondo dello spettacolo attraverso le interviste all’attrice Franca Valeri e
alla compositrice Silvia Colasanti. In particolare, con i suoi monologhi densi di ironia, la Valeri tratteggia
i cambiamenti della donna romana e milanese dei primi anni ’60 che abbracciano progressivamente i
movimenti di emancipazione. La Colasanti, d’altra parte, sottolinea come l’accesso della donna al ruolo
di direttore d’orchestra sia un fenomeno relativamente recente. Le donne hanno anche avuto la forza di
farsi movimento inteso sia come massa critica, che come militanza politica. Spazio infine alla testimonianza delle donne sportive come Josefa Idem e Wilma Rudolph che descrivono un mondo dove vige
una forte competizione e nel quale negli ultimi decenni la donna è riuscita faticosamente a ritagliarsi
uno spazio da protagonista. Emerge un universo che pullula di esempi positivi, di coraggio, fermezza e
determinazione, ma anche di altruismo e di chiarezza di obiettivi. Le “pioniere” dei diritti civili si offrono
all’attenzione dello spettatore mediante i preziosi video delle Teche Rai che testimoniano l’attenzione per
le questioni relative alla conquista della parità dei sessi e dei diritti civili. Un programma interessante che
si pone l’obiettivo di indagare l’immaginario femminile di oggi per capire cosa è cambiato nel tempo e
quali siano le aspettative della donna rispetto al futuro. L’unico limite del programma risiede forse nell’adozione di una prospettiva unilaterale che rischia di declinare la parità solo in termini di adesione a ruoli
e aspettative culturalmente attribuiti all’uomo.
f.d.
116
Striscia la notizia
Genere: Intrattenimento
Durata: 30’
Conduttori: AA.VV.
Regia: Mauro Marinello
Autori/sceneggiatori: Antonio Ricci, Lorenzo Beccati, Max Greggio e Gennaro Ventimiglia
Produzione: Antonio Ricci
Rete: Canale5
In onda: da lunedì 23 settembre 2013 a sabato 7
giugno 2014 alle ore 20:40
Ascolti medi: 4.666.000 telespettatori;
17,77% share
L’edizione 2013-2014 vede alcune novità e fatti piuttosto curiosi.
Primo fra tutti la presenza di due ragazzi a sostituzione della coppia di ragazze, precedentemente elette
attraverso l’annuale concorso televisivo “Veline”, in qualità di velini.
Finita la stagione di Giulia Calcaterra e Alessia Reato, la direzione decide di eleggere a valletti Elia Fongaro e Pierpaolo Pretelli, due bei ragazzi statuari, secondo una vera e propria decisione arbitrale che
non prevede alcun intervento da parte del pubblico. Abituati a veder ballare e ancheggiare la coppia di
ragazze, in questa nuova stagione il pubblico fatica ad accettare in pedana il ballo e le movenze di questi
due giovani, direi un po’ impacciati per il ruolo che si sono visti attribuire. Un omaggio alle donne forse,
un modo per ribaltare la concezione della donna-oggetto usata e abusata in televisione; una provocazione, ma la presenza degli uomini come valletti ha il sapore un po’ agrodolce. A questa elezione interna,
ne seguirà un’altra che vedrà protagoniste anche altre due ragazze (Irene Cioni e Ludovica Frasca) che
avranno il compito di affiancare i colleghi nella coreografia e di far da presenza scenografica alla coppia
dei conduttori. Ben presto il quartetto si scioglierà e la coppia di ragazzi lascerà la scena a favore della
presenza femminile.
Il pubblico troverà una certa stabilità solo quando la coppia di conduttori ufficiale riprenderà possesso
dello scranno televisivo. Già dalla fine del 2013 infatti, la conduzione del programma prevede sostituzioni
stagionali con personaggi diversi, che trovano il modo di pubblicizzare il prodotto del loro successo:
momenti di gloria della ribalta o della vita privata. Come nel caso di Michelle Hunziker, già conduttrice
del programma, che presenta fino al momento del parto e torna pochi giorni dopo l’evento: sul fatto si
sono sollevate un polverone di critiche a proposito della sua scelta di viversi questa maternità così breve.
Quando la conduzione ritorna alla coppia inossidabile Greggio-Iacchetti, il programma tenta di rilanciare
la notizia scoop, e a volte ci riesce e bisogna darne merito. Grazie agli inviati e ai servizi, è stato smascherato un importante giro di prostituzione minorile di cui ha parlato, poi, tutta l’Italia.
Ma ecco che, accanto a simili notizie, si ritrovano servizi che continuano a mostrare l’Italietta dell’inganno e dell’imbroglio, dell’ignoranza e di quella furbizia spicciola che serve solo ad aggirare l’onesto e
ingenuo cittadino. Gli inviati raccontano, da ogni parte d’Italia, le nefandezze e gli scandali della politica
locale, che sembra così lontana dagli ambienti romani, e invece si conferma essere figlia legittima dello
stesso seme.
Anche quest’anno il programma cerca di stare accanto ai cittadini e al passo coi tempi, in fatto di costume e società. Anche quest’anno, il programma si conferma come un genere a metà tra lo spettacolo
e la notizia vera e propria.
f.o.
117
Superbrain - Le supermenti
Genere: Intrattenimento
Durata: 3x130’
Conduttore: Paola Perego
Regia: Stefano Mignucci
Autori/sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: Rai - Endemol Italia
Rete: Rai1
In onda: dal 14 dicembre al 28 dicembre 2013,
il sabato alle ore 21:00
Ascolti medi: 3.949.000 telespettatori;
16,64% share
Dopo l’esperimento-pilota condotto lo scorso anno che aveva maturato una discreta percentuale di
ascolti, anche quest’anno “Superbrain” si presenta sugli schermi di Rai1. Alla conduzione ritroviamo
Paola Perego, che è riuscita a gestire un programma che non è solo intrattenimento ma anche informazione scientifica. L’ospite di punta è infatti il dottor Marcello Marchetti, neurochirurgo dell’Istituto Besta
di Milano che spiega, in modo semplice ma efficace, i meccanismi usati durante le prove (associazioni
logiche, memoria visiva…). A lui la conduttrice si rivolge non solo per ricevere le nozioni scientifiche,
come previsto dal copione, ma anche per chiacchierare sui modi per mantenersi attivi da un punto di
vista mentale. Il programma mantiene la struttura dello scorso anno: sei concorrenti gareggiano a coppie, il pubblico decide per l’eliminazione di uno dei due che passerà il turno. Alla fine delle tre manches,
i tre vincitori saranno sottoposti alla giuria del pubblico che ne decreterà il posto sul podio. Alla fine di
ogni puntata il vincitore assoluto gareggerà con quelli delle altre puntate per aggiudicarsi quindi il titolo
di vincitore dell’anno. Accanto ai protagonisti delle varie manches compaiono anche i concorrenti minori
che si cimentano in abilità piccole e curiose, relative sempre all’universo cerebrale. Essi appartengono
ai cosiddetti “neuroncini”, categoria presente anche lo scorso anno, che arricchiscono il programma
, veicolando il messaggio che in fondo tutti siamo dei piccoli geni. Per quanto riguarda gli ospiti vip, i
personaggi sono cambiati. Ora sono presenti Paolo Conticini e Antonella Elia che fungono non solo da
pubblico ma anche da valletti alla conduttrice. Lontana da un po’ di tempo dagli schermi, Antonella Elia
prova ad alleggerire lo spirito del programma. Con il neurochirurgo o con il concorrente aitante o ancora
con il suo partner vip, la Elia recita il ruolo di se stessa, showgirl che adula e seduce l’altro, mostrandosi,
a volte, fuori luogo rispetto al programma. Esso si limita, infatti, a mettere in mostra i talenti e le capacità
cognitive, non quelle fisiche in senso stretto. La conduttrice riesce comunque a riequilibrare i toni e a
riportare il programma alla dimensione originaria.
f.o.
118
Tale e Quale Show 3
Genere: Talent show
Durata: 13x140’
Interpreti principali/conduttori: Carlo Conti
Regia: Maurizio Pagnussat
Autori/sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: Endemol Italia/Rai
Rete: Rai1
In onda: da venerdì 13 settembre a mercoledì 13
novembre 2013 alle ore 21:10
Ascolti medi: 7.181.000 telespettatori; 30,01% share
Torna l’appuntamento del venerdì sera con le canzoni di sempre e gli interpreti più famosi della TV.
L’inossidabile Carlo Conti, aiutato dal trio collaudato di giurati (Goggi, De Sica, Lippi), presenta la terza
edizione del programma costituita da dieci concorrenti (cinque uomini e cinque donne) impegnati a
interpretare i cantanti di ogni tempo. Grazie alla maestria dei truccatori, parrucchieri e costumisti, i concorrenti vestono letteralmente i panni del cantante da imitare, scimmiottandone anche gli atteggiamenti,
per un risultato finale che soddisfa pienamente le attese.
Il gioco mantiene le regole delle edizioni precedenti e la formula della presentazione del concorrente:
la sua preparazione dietro le quinte e l’ascesa per mostrarsi al pubblico come da una botola teatrale,
attraverso l’ascensore fittizio che immette i concorrenti sul palco, rimangono i momenti di sempre.
L’esibizione, la critica della giuria e quindi la votazione finale di ogni giurato che ne stila una classifica,
l’elezione del vincitore della singola puntata fino alla proclamazione del vincitore finale dell’edizione in
gara sono i momenti successivi e fissi di ogni edizione del programma.
Rispetto alle edizioni passate, però, troviamo il concorrente Gabriele Cirilli nelle vesti di un jolly, impegnato a imitare più personaggi contemporaneamente (gli Abba, il trio dei tenori) e che con un artifizio scenico
compaiono tutti insieme, secondo un’illusione ottica. L’ultima puntata si è poi contraddistinta la presenza
dell’ospite d’onore (l’attore e regista Leonardo Pieraccioni) che dopo aver lanciato la pubblicità del suo
film - in concorrenza con il cinepanettone di De Sica – si aggiunge al banco dei giudici, creando alcuni
siparietti con il conduttore, l’amico di sempre.
Cirilli, Conti e tutto lo staff sono una presenza molto gradita e le performance rallegrano un programma
di per sé cordiale e piacevole, non solo per la rievocazione delle canzoni che fanno la storia ma anche e
soprattutto per il carattere ironico e a volte comico di ogni singolo dettaglio: dal personaggio imitato, al
particolare trucco o parrucco, dalle battute dei giurati all’imprescindibile simpatia di Carlo Conti.
Il programma viene premiato nuovamente sia per il talento profuso che per la gradevolezza della conduzione.
f.o.
119
TGR Montagne
Genere: Approfondimento
Durata: 8x30’
Conduttori: Laura De Donato
Autori/Sceneggiatori: Battista Gardoncini
Produzione: Rai in collaborazione con Regione
Piemonte
Rete: Rai5
In onda: da venerdì 11 ottobre 2013 a venerdì 29
novembre 2013, il venerdì alle ore 12:15
Ascolti medi: n.p.
Ed eccoci anche quest’anno a sfiorare con un dito il cielo dalle vette innevate del nostro Paese. Torna il
consueto appuntamento con “TGR Montagne”, celebre rubrica di approfondimento che intende gettare
uno sguardo attento e appassionato su un mondo affascinante e spesso dimenticato, nel quale silenzio,
riflessione e meraviglia convivono in perfetta simbiosi: la montagna. Ampio spazio dunque a inchieste,
interviste e conversazioni in studio per riaccendere una passione viva in molti italiani, ma demolita spesso dai rumori e dai ritmi frenetici della vita in città. Un’anteprima introduce lo spettatore in un mondo
distante e affascinante, denso di tradizioni e operosità, uno spazio in cui la bottega, l’artigiano e il lavoro
manuale tornano protagonisti della quotidianità. In redazione giornalisti diversi introducono la trasmissione, coadiuvati dalla preziosa collaborazione del metereologo Luca Mercalli e del giornalista Alberto
Mantovani. Il programma si distingue per l’ampio spettro dei temi affrontati e la varietà delle rubriche
proposte. Viene posto l’accento sulla priorità di uno sviluppo sostenibile e sul possibile contributo di leggi
in grado di stabilire regole rigide e precise per la salvaguardia degli equilibri idrogeologici del territorio e
la lotta ai dissesti. Vengono inoltre esaltate le tradizioni locali, sia dal punto di vista artistico-culturale che
gastronomico. Inoltre la famiglia, da semplice nucleo chiuso e autosufficiente, si trasforma in comunità
produttrice di beni artigianali, dal forno per la preparazione artigianale del pane alla lavorazione del legno,
dalla bottega alla viticoltura. Non mancano servizi incentrati su disastri, emergenze ambientali, tecniche
di soccorso e di prevenzione. L’eterogeneità degli argomenti affrontati rende ogni puntata sempre nuova.
Tra i temi trattati in questa nuova edizione si annoverano le analisi sulla situazione dei ghiacci alpini, l’imponente galleria nei boschi della Valsugana con manufatti realizzati con materiali naturali, lo spettacolo
suggestivo dell’Etna elevato a patrimonio dell’umanità dall’Unesco; gli alpeggi e le nuove professionalità
legate alla pastorizia; la coltivazione di mirtilli, lamponi, fragole, more, ribes nelle Valli della Bisalta in Val
D’Aosta; le riflessioni del climatologo Luca Mercalli sulle biodiversità e le aree protette, Ampio spazio
anche alle tematiche inerenti la tutela della flora e della fauna, la valorizzazione delle tradizioni sportive,
culturali ed enogastronomiche e il turismo. “TGR Montagne” è un programma fresco e intelligente: il
richiamo alla tutela dei valori tradizionali quali l’accoglienza, la coesione e il sostegno, nonché l’invito ad
una maggiore coscienza e sensibilità ambientale lo rendono infatti appetibile a chi ha voglia di rivolgersi
con rispetto e ammirazione alle bellezze della natura.
f.d.
120
The Dr. Oz show
Genere: Talk show
Durata: 45’ (quarta stagione)
Conduttori: Mehmet Öz
Regia: Brian Campbell, Scot Titelbaum
Autori/Sceneggaitori: Rogelio Cruz,
Michael C Hoaglin
Produzione: Harpo Productions
e Sony Pictures Television, Oz Works
Rete: La7D
In onda: dal lunedì al venerdì alle ore 15:45
Ascolti medi: 300.000 telespettatori;
1% share
Condotto dal docente e chirurgo cardiotoracico Mehmet Öz, “The Doctor Oz Show” è un programma di
approfondimento dedicato agli amanti del benessere fisico e della salute mentale. Nella prima parte si
discute in merito ai disturbi più frequenti causati da una determinata patologia, mentre nella seconda si
propongono strategie funzionali alla prevenzione dei sintomi. Seguono i suggerimenti del dr Oz in risposta ai desideri del paziente (benefici della dieta, apporto vitaminico, farmaci e sport, etc) e le domande
poste al medico direttamente dagli spettatori. Spazio infine ai metodi più efficaci e utili per dimagrire
e mantenere la linea. Il linguaggio specialistico tipico della medicina nel corso delle puntate lascia il
posto ad uno stile semplice e diretto, che rende comprensibili anche argomenti di elevata complessità.
Ad affiancare il conduttore troviamo alcuni medici dei più importanti istituti ospedalieri statunitensi che
aiutano il dr Oz a dare ampio respiro alla discussione, raggiungendo il più ampio ventaglio di spettatori.
Grazie al linguaggio accessibile il dr. Oz, (già vice Preside del Dipartimento di Chirurgia e Professore di
Chirurgia presso la Columbia University nonché direttore dell’Istituto Cardiovascolare e del Programma
di Medicina Complementare al Presbyterian Hospital di New York) permette alla medicina di entrare nella
casa del ceto medio, desideroso di cogliere determinati fattori psico-fisici alla base del benessere, ma
spesso sprovvisto degli adeguati strumenti conoscitivi. Nel corso della stagione tutti i quesiti posti in
studio ricevono una risposta puntuale ed esaustiva attraverso l’uso di un lessico chiaro ed abbordabile,
anche da chi ha poca confidenza con la scienza medica. Il montaggio dinamico, unitamente alle preziose
informazioni del dottore (che spiega in sottofondo alcuni fenomeni alla base del metabolismo corporeo
o dell’invecchiamento), attirano l’attenzione dello spettatore stimolandone la partecipazione. E’ possibile
intervenire da casa per porre al dr Oz e ai medici presenti in studio quesiti e sollecitazioni. Gli argomenti
affrontati dal programma riguardano in particolare dieta e nutrizione, sport e attività cardiocircolatoria,
cuore e apparato motorio. Una critica che può essere mossa al programma è di presentare talvolta come
efficaci e definitive alcune terapie di dubbia o non comprovata validità scientifica. II rischio di un format
di questo tipo è un eccessiva genericità, la pretesa di applicare un medesimo trattamento a soggetti
diversi, ciascuno dotato di un organismo unico e peculiare. Ma nel complesso il programma resta interessante ed affronta problematiche rilevanti che potranno costituire per lo spettatore motivo di ulteriore
approfondimento.
f.d.
121
The Voice of Italy 2
Genere: Talent show
Durata: 140’
Conduttori: Federico Russo e Valentina Correani
Regia: Cristiano D’Alisera
Autori: AA.VV.
Produzione: Toro Produzioni
Rete: Rai2
In onda: da mercoledì 12 marzo a mercoledì 5
giugno 2014 alle ore 21: 10
Ascolti medi: 3.253.000 telespettatori;
12, 92% share
Questa è la seconda edizione del programma che vede sfidarsi giovani cantanti in cerca di successo. Gli
aspiranti sono divisi in quattro squadre guidate dagli allenatori Raffaella Carrà, Piero Pelù e Noemi, riconfermati, e dal rapper J-Ax, che prende il posto di Riccardo Cocciante. Alla conduzione ci sono Federico
Russo e Valentina Correani che raccontano tutte le emozioni dei candidati e delle loro famiglie prima e
dopo l’esibizione. Lo show punta tutto sulla voce almeno nella prima selezione, lo slogan è chiaro: cercare la voce più bella d’Italia. I vip ascoltano di spalle la voce del cantante e, se risulta di loro gradimento,
premono il buzz per girare la sedia e invitare il candidato a entrare nella loro squadra. Quest’anno il
fatto eclatante è stata la selezione di suor Cristina finita nella squadra del rapper. L’emozione di J-Ax nel
trovarsi di fronte a una giovanissima bella e talentuosa religiosa ha rappresentato un momento di grande
impatto visivo. L’evento ha infatti fatto il giro del web suscitando tanto entusiasmo soprattutto nei più
giovani. Suor Cristina ha raccontato la sua storia, come la musica sia stata la molla della sua conversione
e poi della sua vocazione. Ha sostenuto di essere sul palco per seguire l’esortazione di Papa Francesco di
uscire dai conventi e mischiarsi tra la gente. Le esibizioni si tengono con musica dal vivo. I cantanti, accompagnati dalla band, propongono brani italiani o stranieri. Se più di un coach si gira, spetta al cantante
decidere in che squadra andare. Va sottolineato, che al contrario di tanti programmi dello stesso genere,
i candidati esclusi non vengono mai umiliati pubblicamente. I coach non disprezzano mai chi comunque
ha avuto il coraggio di salire sul palco, spiegano le ragioni della loro non scelta, incoraggiano, danno
indicazioni su come migliorare il proprio talento non chiudendo la speranza al candidato di ripresentarsi.
Il garbo, il rispetto, l’amore per la musica, l’incoraggiamento da parte di chi il successo l’ha raggiunto
da tempo sono gli ingrediente migliori di questo programma, per giunta divertente per le esternazioni di
personaggi come Pelù e J-Ax. Oltre all’indiscusso carisma della Carrà, sono da elogiare la sensibilità e
l’entusiasmo di Noemi. Il giudizio su questo programma è quindi molto positivo per una serie di ragioni,
alcune delle quali già elencate. Una prima selezione dei candidati viene fatta prima dello spettacolo vero
e proprio, questo evita che vengano derise persone stravaganti che credono di avere talento e poi usate
per divertire il pubblico. I coach sono molto qualificati e mostrano una generosa disponibilità nell’aiutare
l’esordiente a far crescere il proprio talento. La competizione c’è, ma non è spietata. Si crea un buon
spirito di gruppo. Infine la trasmissione è positiva, apre le porte anche ai sogni più ambiziosi e questo è
lodevole se si pensa che la maggior parte dei concorrenti ha un’età inferiore ai trent’anni e che i mezzi di
comunicazione, oggi, non fanno altro che deprimere i giovani con fosche prospettive future.
a.c.
122
Ti lascio una canzone
Genere: Talent show
Durata: 12x180’
Conduttori: Antonella Clerici
Regia: Stefano Vicario
Autori/sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: Rai/Ballandi Entertainment S.p.A.
Rete: Rai1
In onda: da sabato 1 febbraio a sabato 26 aprile
2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 4.449.000 telespettatori;
17,8% di share
E’ passato un anno da quando il programma riceveva pesanti critiche a proposito dell’uso dei bambini
e dell’abuso del potere televisivo su di essi. I bambini, infatti, finivano per essere i bersagli di una giuria
antipedagogica, che fendeva taglienti giudizi sulla loro capacità canora più che sulla canzone.
Quest’anno sono visibili tanti cambiamenti. Si respira già aria di rinnovamento all’inizio della prima puntata. Si percepisce, però, anche il tangibile timore di sbagliare, il generale stato di ansia da prestazione,
l’attenzione che viene data ad ogni minimo particolare.
Tutti sono protagonisti in questo programma e tutti ne determinano il cambiamento.
La conduttrice sembra risplendere di una luce nuova, con una veste più materna che tecnica, che assolve a pieno il ruolo di accompagnatrice dei piccoli cantanti e quella di spettatrice attiva e coinvolgente.
La giuria, presieduta dalla cantante lirica Cecilia Gasdia, Massimiliano Pani (figlio di Mina), Fabrizio Frizzi
e Pupo cerca di svolgere bene il compito, prestando attenzione alla sensibilità dei bambini e giudicando
solo le canzoni che hanno fatto il loro tempo. Sono sobri e gentili, compatti nel mantenere un atteggiamento benevolo e accogliente. Tuttavia, occorre ricordare un grave episodio che ha fatto storcere il naso
a parecchi. Un’uscita infelice quella di Pupo, che decontestualizza il senso di quelle parole, decisamente
fuori luogo e inopportune per l’età dei giovani artisti, tra l’altro, visibilmente a disagio durante le loro
inquadrature. I bambini, pure, hanno determinato il cambiamento grazie all’impegno rivolto non solo alle
attività canore ma anche in quelle coreografiche. Alcuni di loro aprono il programma cantando la sigla,
altri recitano frammezzi simpatici, altri ancora intrattengono il pubblico con brevi recitazioni coinvolgendo
la presentatrice che si presta al gioco. Il loro è un modo per raccontare il mondo che li rappresenta,
così vicino eppure così lontano da quello degli adulti, sempre pronti a programmare (e proiettare) sulle
vite dei figli, che invece vorrebbero essere liberi di pensare e, perché no, di sbagliare. Sono bambini
ancora avvolti nel velo della loro innocenza e trasparenza, bambini diversi dal genere dell’anno scorso:
meno protagonisti e più genuini, meno narcisisti e più concreti. La loro personalità si accompagna ad un
abbigliamento sobrio e a un modo di fare che, per certi versi, ricorda molto quello di altri tempi. Questi
stessi bambini che sono al centro del programma sono, allo stesso tempo, semplici rappresentanti delle
canzoni e come tali devono essere considerati. Un atteggiamento di riguardo è stato dato ai bambini
interpreti di canzoni non adatte alla loro età: con la sostituzione di alcune parole, mantenendo la metrica,
la ritmica e anche la rima, molti di loro non si sono neppure accorti di aver cantato qualcosa di diverso.
I loro genitori, poi, sono sinceramente commossi dalle esibizioni dei loro figli, da suscitare nel pubblico
e tanto a casa, una vera e propria ondata emotiva. Ma la vera novità è stata quella di aver inserito nel
programma l’occasione per rivivere il passato, o meglio quello che di buono è stato fatto in tutti questi
anni. Nel “Come eravamo”, in ogni puntata viene invitato un concorrente delle edizioni precedenti, solitamente impegnato ad arricchire sia la propria esperienza artistica, che la propria carriera scolastica. Ecco
il segno che il programma ha lasciato nella vita di questi piccoli grandi artisti.
f.o.
123
TV Talk
Genere: Talk show
Durata: 120’
Conduttore: Massimo Bernardini
Regia: Emilio Rattivedi
Autori/Sceneggiatori: Furio Andreotti, Massimo
Bernardini, Sebastiano Pucciarelli, Mirco Cucina
Produzione: Rai Educational
Rete: Rai3
In onda: da sabato 5 ottobre 2013 a sabato 7
giugno 2014 alle ore 14:50
Ascolti medi: 971.000 telespettatori;
7,48% share
Il giovane pubblico di TV Talk si riunisce anche quest’anno attorno a Massimo Bernardini per un programma di approfondimento basato su un format collaudato e di successo. Un nutrito gruppo di analisti
composto da giornalisti, imprenditori e giovani laureati in Scienze della comunicazione, si incontra per
discutere sui temi che hanno riempito i palinsesti della settimana e sugli appuntamenti televisivi della
prossima stagione. Ne scaturisce un confronto serrato e acceso, che coinvolge attori, registi, critici e
sceneggiatori e che è incentrato su molteplici temi quali politica, società, cronaca e gossip. Nella prima
parte della trasmissione il conduttore con tono enfatico presenta gli ospiti e cerca in un clima leggero di
stimolare il dibattito mediante servizi che riassumono gli eventi mediatici più significativi della settimana.
Ne segue un confronto in studio intramezzato da rubriche sull’analisi quantitativa e culturale dell’Auditel.
Gli ospiti hanno poi l’opportunità di porre domande ad autori televisivi, presentatori delle trasmissioni più
in voga, ma anche imprenditori ed esperti del mondo dell’impresa. L’aspetto interessante della trasmissione risiede proprio nell’intento di analizzare sociologicamente la strategia di comunicazione di massa
per coglierne le caratteristiche salienti, stabilendo confronti ed analogie tra i vari format. Ampio spazio è
dedicato inoltre alla rete: vengono analizzate le potenzialità delle nuove piattaforme 2.0 quali Facebook,
Twitter, Youtube e i blog ed incentivato l’intervento diretto dei telespettatori che forniscono da casa impressioni e suggerimenti. Nonostante la vastità delle tematiche affrontate, le riflessioni socio-antropologiche e le valutazioni sulla semiologia e sulle tecniche dei linguaggi televisivi appaiono troppo incentrate
sul dietro le quinte e sulle scelte degli autori, ma non illuminano mai lo spettatore in merito alle finalità e
ai contributi sociali e culturali che un programma si prefigge di offrire. Le domande poste dagli studenti
risultano allora finalizzate ad ottenere delle risposte puramente quantitative circa il fenomeno analizzato,
ma non offrono contributi utili al miglioramento e alla creazione di nuovi format. Anche l’attenzione rivolta alle nuove frontiere del web non ne esalta tanto le potenzialità, ma indulge piuttosto alla ricerca di
spunti per alimentare gossip e pettegolezzi attorno ai personaggi famosi e alle più chiacchierate vicende
di cronaca. Una formula potenzialmente innovativa, ma che risente dell’impostazione eccessivamente
statistica e quantitativa applicata allo studio dei fenomeni di massa. Nonostante queste considerazioni il
tono del dibattito è pacato e la partecipazione dei giovani attiva.
f.d.
124
Uomini e donne
Genere: Talk show
Durata: 64’
Conduttore: Maria De Filippi
Regia: Laura Basile, Paolo Carcano
Autori/sceneggiatori: Maria De Filippi,
Alberto Silvestri
Produzione: Fascino PGT
Rete: Canale 5
In onda: dal lunedì al venerdì alle ore 14:45
Ascolti medi: 2.594.000 telespettatori;
23,64% share
Talk show o reality? Gossip o soap opera? Ma soprattutto, il programma si chiama “Uomini e Donne” o
è la riedizione de “Il gioco delle coppie”? La finalità di un simile programma non è ancora ben chiara. E
forse dobbiamo fare un po’ di luce su cosa sia questa trasmissione.
Apparso sugli schermi da ormai diciassette anni come la versione adulta di un programma per ragazzi,
che si trovavano a essere attori di un vero e proprio talk show dove scambiarsi opinioni sulle loro giovani
vite, “Uomini e Donne” diventa lo spazio per la coppia che vuole affrontare in pubblico i suoi probabili
problemi. Non riesce a trascorrere nemmeno un anno che il programma diventa un dating show e la
coppia da analizzare deve potersi formare là dentro.
Un trono, tanti pretendenti e una strana giuria che commenta gli eventi diventano il copione al quale
ormai il format non ha saputo rinunciare. Già recentemente sulla scena sono apparsi anche anziani pretendenti che simulavano sterili corteggiamenti, fatti di balli e dediche smielate, proprio come accade in
un tipico centro anziani. Stipati nei loro completi inamidati, coi capelli impomatati cercano di rispolverare
uno charme ormai appassito nel tempo, che non può competere con quello attuale. E che dire delle
signore imbellettate come a una festa di paese, nei loro vestiti sgargianti e succinti che ad ogni intervento sfoderano, alcune, le loro battute più taglienti e prive di un senso ironico ma anzi del tutto volgari
e sboccate. È quello che si chiama “trono over” e il protagonismo investe purtroppo anche la terza età,
visione anacronistica in un simile programma. Un misto di trash e di inquietudine per la trascuratezza
della propria dignità. La stessa che manca ai giovani uomini e alle donne, spinti solo dal desiderio di
apparire travestito dall’illusione di trovare un partner. Infiniti corteggiamenti si susseguono a inviti a cena
e uscite serali filmate da riprese esterne, farcite di litigi, scene di tradimenti che poi vediamo in diretta
e che un’improbabile giuria commenta senza troppi scrupoli. Tina Cipollari, Gianni Sperti e Tinì Cansino
rappresentano la giuria di opinionisti “esperti” che regalano perle di una cultura prettamente popolare
e, potremmo definire, abbastanza scarsa di contenuti, che si forgia solo di una forma di appariscente
volgarità e sensazionalismo.
Il tono polemico e rissoso è quindi mantenuto così come pure l’ostentazione di un modello totalmente
diseducativo dei sentimenti che i giovani purtroppo emulano attraverso la visione di questo programma.
f.o.
125
Verdetto finale
Genere: Legal fiction
Durata: 60’
Conduttore: Veronica Maya
Regia: Andrea Apuzzo
Autori/sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: Endemol Italia/Rai Uno
Rete: Rai1
In onda: dal lunedi al venerdi alle ore 14:10
Ascolti: 2.022.000 telespettatori; 12,95% share
Come in una puntata degli affascinanti casi di Perry Mason, il programma attira il suo pubblico per il suo
modo di condurre un processo in televisione.
Diversamente da quanto accade in programmi simili, in cui la natura della trasmissione si amalgama al
genere di spettacoli di intrattenimento sgarbato e alle rappresentazioni grottesche della nostra società,
“Verdetto Finale” è invece un buon programma.
Due contendenti, due avvocati, un giudice, tre ospiti e una giuria popolare sono i protagonisti di questo
format tutto italiano. La conduttrice, Veronica Maya, si limita a presentare contendenti e ospiti, a intervenire sulle tematiche emergenti, a dare modesti pareri sulle storie e, soprattutto, a restituire in una forma
più fruibile per tutti lo svolgimento dei fatti, con garbo e senza troppe manie di protagonismo, perché la
conduttrice sa svolgere bene il suo ruolo.
Gli avvocati (accusa e difesa) seguono un canovaccio stabilito, dall’interrogatorio alle arringhe, con il loro
incalzare sferzante e quel fare allusivo che ben si addice a un lavoro come quello.
Con le loro domande cercano di far cadere la controparte, di trarla in inganno, di farla insomma rinunciare alle proprie convinzioni.
Un ruolo antipatico, ma efficace, che rende caratteristico l’operato dell’uno e dell’altro giurista. Soprattutto nella fase di confronto tra loro, dove spesso l’identificazione con il proprio assistito li rende anche
un po’ arroganti e fin troppo liberi di argomentare esplicitamente le loro posizioni.
Sul divano, tre ospiti si interfacciano con il pubblico, a casa e in studio, attraverso le loro opinioni di diverso genere. Uno psichiatra (o psicologo/psicoterapeuta), un giornalista (o scrittore), un esponente dello
spettacolo, con i loro bagagli culturali ed esperenziali diversi aggiungono spessore al dibattito costruito.
In seno alle dinamiche legali si pronuncia il giudice, che spesso sceglie la mediazione all’intervento sulle
richieste; ma è sulle dinamiche relazionali che gli ospiti ragionano maggiormente. I casi presentati sono,
per lo più, conflitti intergenerazionali che rivendicano situazioni spinose del passato, oppure questioni
affettive che rimandano più a un setting psicologico che a un’aula di tribunale, pure se costruita. Ne
emergono quadri di difficoltà genitoriale, di narcisismo e immaturità dei figli, così pure di infantili richieste d’affetto contraffatte da opinabili pretese economiche. Insomma, uno spaccato sociale nel quale la
ragione e l’emozione lottano ad armi pari, ognuno con il proprio verdetto.
Dall’8 aprile 2014 il programma è condotto da Tiberio Timperi.
f.o.
126
Viaggio in Italia
Genere: Approfondimento
Durata:10X50’
Regia: AA VV.
Autori: AA.VV.
Produzione: Rai - Radio Televisione Italiana
Rete: Rai Storia
In onda: dal 2 dicembre 2013, dal lunedì al venerdì
alle ore 13:30
Ascolti medi: n.p.
Indirizzato a tutti coloro che amano meravigliarsi, scoprire ed esplorare, “Viaggio in Italia” è un programma che esalta le tradizioni, le storie e il folklore delle regioni italiane attraverso reportage e filmati di
repertorio estratti dalle Teche Rai e dai filmini familiari girati in super8. Emerge l’affascinante spaccato di
un Paese ricchissimo di arte e di cultura, dove la canzone popolare e la danza si intrecciano con le tradizioni culinarie e l’amore per la terra. Rai Storia ripropone anche quest’anno il ciclo di 10 puntate andate
in onda dal 2012 al 2013. Tra i reportage più significativi si annoverano “Calabria che racconta il mondo
contadino e la vita dei pastori in Aspromonte attraverso gli occhi di Corrado Alvaro. La sua testimonianza
del 1930 getta lo sguardo su un mondo duro e primitivo, dominato da ingiustizie e crudeltà, ma anche
noto per i suoi valori e le sue infinite bellezze: un patrimonio da preservare e custodire gelosamente. Il
viaggio prosegue nelle successive puntate esaltando la complessa vicenda dell’emigrazione calabra, oltreoceano prima e nel Nord Italia poi. Nella puntata “In questa terra aspra” vengono analizzate le antiche
tradizioni popolari, sospese tra pastorizia e culto della terra, gli antichi tessuti, i balli caratteristici e gli
strumenti musicali fatti con lo stomaco di pecora. “Obbiettivo Turismo” racconta invece il rapporto tra i
giovani e il turismo, valorizzando le bellezze paesaggistiche, le località più suggestive, gli abiti tradizionali
e le feste sacre e profane. Nelle altre puntate è oggetto di approfondimento la storia del Trentino Alto
Adige e il lungo processo che ha portato alla sua costituzione alla fine della Grande Guerra. Un excursus
storico nella Puglia di Federico II di Svevia epoca di benessere, vivacità e splendore; uno speciale sul
cammino della Basilicata tra emigrazione e industrializzazione; un’indagine sulle abitazioni lucane, dai
“Lammoni” agli storici massi di Matera. Infine l’Abruzzo, dalle origini agresti e pastorali ai primi agglomerati industriali, dalla transumanza delle greggi alla costruzioni del laboratorio di fisica del Gran Sasso.
Testimonianze preziose vissute in prima persona e gelosamente custodite negli archivi Rai al fine di
illustrare il processo di trasformazione del Paese e la sua evoluzione socio-culturale. Un programma prezioso e imperdibile che soddisfa, tra l’altro, l’esigenza del cittadino-spettatore di guardare al passato non
solo per scoprire usi e costumi della propria terra, ma anche per riconoscersi nel presente valorizzando
in maniera sana la propria identità. Sul sito rai.tv è possibile reperire una descrizione approfondita delle
singole puntate, che possono essere riviste sul canale di youtube.
f.d.
127
X Factor 7
Genere: Talent show
Durata: 12x180’
Interpreti principali/conduttori: Alessandro Cattelan
Regia: Luigi Antonini
Autori/sceneggiatori: Simon Cowell
Produzione: FreMantleMedia Italia + Magnolia
Rete: Sky Uno
In onda: dal 26 settembre al 12 dicembre 2013,
il giovedi alle ore 21:10
Ascolti medi: 875.743 telespettatori;
3,62% share
+10
Ideato dal brillante produttore discografico Simon Cowell e condotto da Alessandro Cattelan, il programma
asseconda il desiderio di molti giovani di esibirsi ed esprimere il proprio talento canoro. Giunto alla settima
edizione, questo popolare talent show pesca le nuove promesse musicali organizzandole in squadre, ciascuna
capitanata da un giudice diverso. Ogni squadra appartiene ad una categoria specifica. Abbiamo gli uomini tra
i 16 e i 24 anni, le donne comprese nella medesima fascia di età, gli artisti con più di 25 anni e infine i gruppi
musicali. Il programma segue tutte le fasi salienti che condurranno aspiranti cantanti a divenire dei veri campioni. La prima e la seconda fase prevedono una pre-selezione, in seguito alla quale coloro che risultano idonei
dovranno esibirsi davanti ai quattro giudici di “X Factor” e al pubblico. Segue una terza fase detta Bootcamp,
campo reclute, durante la quale i cantanti selezionati nella seconda fase si esibiscono esclusivamente davanti
ai quattro giudici. L’ultima fase prima dell’esibizione in diretta è chiamata Home visit. Durante tale fase i concorrenti che siano riusciti a impressionare positivamente i giudici saranno assegnati alle rispettive categorie e
si esibiranno per un’altra volta in quattro differenti location, una per ogni giudice. Saranno allora rivelati i nomi
dei dodici talenti che andranno a comporre le squadre capitanante da quattro giudici.
Durante le esibizioni l’attenzione dello spettatore è ravvivata dalle performance degli sfidanti: queste sortiscono
esiti sempre nuovi e talvolta divertenti. Nonostante qualche caduta di stile e alcune battute di dubbio gusto
che ci hanno rammaricato, il programma non si distingue per particolari volgarità, bensì esalta il clima di
sana competizione che si instaura tra le giovani reclute. Va inoltre ricordato che il merito principale di questo
programma è stato quello di aver fornito un importante contributo alla scoperta di nuovi talenti musicali che si
sono poi affermati a livello nazionale e internazionale. Tra questi si annoverano Giusi Ferreri, Ilaria Porceddu,
Ambra Marie Facchetti, Marco Mengoni, Antonio Maggio, Tony Maiello, Francesca Michelin e Chiara Galiazzo.
“X Factor” vede quest’anno una nuova batteria di giudici. Accanto all’inossidabile Simona Ventura, a Elio dell’omonimo gruppo musicale (Elio e le storie tese) a Morgan, c’è Mika, un cantautore anglo libanese di grande
successo. È un po’ lui a convogliare l’attenzione del pubblico al programma, per la tipica parlata inglese che
imita un italiano un po’ stentato e per la sua capacità critica in fatto di musica. Del resto anche gli altri due
musicisti, Elio e Morgan, se è vero che sono di nicchia, hanno una cultura musicale ben al di sopra della media
e superiore anche a persone molto più famose di loro. Lo stesso inventore di “X Factor”, Simon Cowell, ha
sostenuto che l’edizione italiana è la più bella e la più ricca di tutte le altre. Per non parlare delle coreagrafie
che sono risultate straordinarie.
“X Factor” verrà ricordato soprattutto per l’originalità del suo programma che, a differenza di altri simili, riesce
a coniugare tecnica e spettacolo, e a trasmettere il senso vero dell’amicizia. Sebbene si tratti pur sempre di un
concorso, i partecipanti riescono a legarsi tra loro, a sostenersi durante le prove, nella preparazione dei brani e
nell’esecuzione finale davanti alle telecamere. I concorrenti sono, quindi, in grado di insegnare, nel loro piccolo,
come la qualità di una performance non pregiudichi il valore dell’amicizia che si instaura.
“X Factor” è dunque un programma che cerca il talento, che riscopre i buoni sentimenti, che si ispira alla
musica e da essa viene ispirato.
f.o.
128
XLove
Genere: Show
Durata: 166’
Conduttore: Giovanna Nina Palmieri
Regia: n.p.
Autori/sceneggiatori: AA.VV.
Produzione: RTI
Rete: Italia1
In onda: lunedi 17 febbraio 2014 alle ore 21:10
Ascolti medi: 1.415.000 telespettatori;
6,67% share
“XLove” è un programma che parla di amore in tutte le sue forme: dal sentimento al sesso. Un programma
che sa di qualcosa di già visto, anche per l’ambientazione e la produzione. Già come esordisce la presentatrice, volto di “Sex Education Show”, il programma è figlio de “Le Iene” e con lo stesso stile impone la
sua presenza.
Servizi imperdibili e tanta suspence sono le promesse di questo nuovo prodotto, almeno nella prima puntata. Un gran calderone di tutti quegli argomenti, solitamente relegati in seconda serata, con interviste doppie
e servizi bippati o frammezzati da interruttori sonori, volti a celare e al tempo stesso evidenziare il contenuto
spesso ingombrante che viene presentato.
Un programma che desta però sconcerto e imbarazzo, non tanto per il tema proposto, quanto per la messa
in onda in cui viene trasmesso. In piena fascia protetta il programma affronta tematiche delicate in modo
realistico e comico. Accanto alla presentatrice, infatti, uno stuolo di personaggi provenienti dalle officine
comiche del momento intratterranno il pubblico, ciascuno con uno sketch sui temi dell’amore e del sesso;
perché ce n’è da dire, da imparare ma soprattutto ce n’è su cui ridere, sentenzia la Palmieri. Forse troppa
leggerezza viene data ai temi di questo programma, se ne parla in modo esplicito e se ne parla troppo. Nella
prima puntata, finiscono sotto i riflettori i ragazzi down, ospiti di una casa famiglia che insegna la convivenza: la loro ingenuità e la purezza dei loro sentimenti sembrano cozzare con lo stile del programma. Si parla
poi della fecondazione eterologa, proibita in Italia e qui decantata come alternativa possibile alla maternità
e alla costruzione di una famiglia. Una donna ha deciso di intraprendere questa strada e ora si ritrova con
una bambina di sei anni, abituata a pensare e parlare come un’adulta di temi così lontani dall’innocenza e,
perché no, dall’ignoranza della sua infanzia.
L’annosa questione non può essere affrontata semplicemente attraverso un’intervista a senso unico. Come
si affrontano le dinamiche dello sviluppo psicologico della bambina privata della possibilità di costruirsi un
legame con un padre? Il programma non si fa carico di questo e lascia molte domande aperte.
Si parla di stalker, di transgender, si parla di viagra con terminologie popolari e volgari, alcune riferite addirittura da un medico; si parla del sesso dei cani e delle cliniche americane che prelevano il seme animale.
E, infine, come non parlare della storia della Bibbia riassunta dal comico Maurizio Lastrico, con toni ironici
e non sempre di buon gusto?
Una cosa è certa: l’intenzione di sperimentare attraverso generi e temi solitamente non trattati dalla TV
generalista ha avuto solo il merito di lasciare il pubblico sbigottito. Dovremmo forse aspettarci di trovare,
prossimamente, video lezioni sul sesso? Sarebbe stato opportuno che molto fosse taciuto, per amore di
pudore, per amore di buon senso, per amor di buon gusto
f.o.
(Fox Life, il lunedi alle 22.45)
129
130
PROGRAMMI PER RAGAZZI
131
132
Adventure Time
Genere: Serie animata
Durata: 127X11’ (5 stagioni)
Regia: Elizabeth Ito, Nate Cash
Autori/ Sceneggiatori: Pendleton Ward,
Kent Osborne
Produzione: Frederator Studios, Cartoon Network
Studios
Rete: Cartoon Network
In onda: tutti i giorni alle ore 17:30
Ascolti medi: n.p.
In un futuro post apocalittico, mille anni dopo la “Grande Guerra Atomica dei Funghi”, gli abitanti della
coloratissima terra di Ooo hanno sviluppato una moderna tecnologia olografica a partire dalle risorse
esistenti per sopravvivere alle radiazioni e alla devastazione. In questo contesto Finn, un ragazzo di 12
anni e Jake, un vecchio e saggio cane parlante di 28, affrontano insieme innumerevoli avventure in
ciò che rimane della Terra. Entrambi vivono all’interno di un grande albero, ma ognuno dei due ha doti
particolari: Finn ha la passione per le armi da taglio e per le risse, mentre Jake è in grado di deformare
a piacimento il suo corpo per assumere le fattezze più disparate. In uno spazio fatto completamente di
zucchero e dominato da biscotti e tortine parlanti si consumano le vicende scanzonate e talvolta patetiche dei protagonisti. Nonostante la complessità della struttura narrativa, le trovate e i dialoghi brillanti, il
cartoon affronta (spesso in maniera sottile e subliminale) argomenti delicati come la morte, la sessualità,
la violenza e le presenze demoniache, seppure attraverso un linguaggio non volgare o spiccatamente
dissacrante. L’evoluzione delle vicende, sebbene rispecchi il processo immaginativo dei bambini, non ha
spesso un nesso logico, risolvendosi in un’accozzaglia di eventi disarticolati e privi di relazioni. L’obiettivo
esplicito degli autori è quello di realizzare un prodotto che appassioni i bimbi, come gli adulti. Gli esiti
tuttavia sono incerti: se da un lato lo sguardo del fanciullo è rapito dalle colorate ambientazioni e dalla
vitalità dei protagonisti, questi non sarà in grado di recepire il contenuto recondito dei messaggi, fruibili
solo da un pubblico adulto e smaliziato. Il proposito di accostare la creatività e la fantasia tipica dei
bambini con l’esigenza dell’adulto di una demenzialità non scevra di significati nascosti si risolve in un
messaggio troppo sbilanciato a favore di quest’ultimo; il bimbo sorride di fronte a certi comportamenti
senza comprenderne tuttavia la portata, mentre l’adulto, consapevole e avvezzo a certe sfumature di
linguaggio, si compiace nel constatare come un mondo così ricco di significati si celi dietro a tanta apparente semplicità. Si nota un certo cinismo nella condotta dei personaggi, nonché un’evidente ricerca
del tenebroso e dell’orripilante. Una serie dalle significative potenzialità, dunque, ma banalizzata dalla
scarsa linearità della trama e dal comportamento talora schizofrenico dei protagonisti. Dall’apposita
sezione presente sul sito di Cartoon Network è possibile scaricare immagini, giochi e un profilo sintetico
dei personaggi della serie.
f.d.
133
Ape Maia 3d
Genere: Animazione 3d
Durata: 57X12’
Regia: Hiroshi Saito, Seiji Endo
Autori/Sceneggiatori: Fumio Ikeno, Hikaru Sasa,
Hitoshi Kikuchi, Mitsuo Kobayashi,
Osamu Murayama, Shisuke Takahashi,
Shûji Yamazaki
Produzione: Studio 100, Planeta Junior
Rete: Rai Yoyo
In onda: tutti i giorni alle ore 15:50
Ascolti medi: n.p.
Remake della popolare serie animata del 1975 e ispirata ai romanzi dello scrittore tedesco Waldemar
Bonsels, l’Ape Maia torna sullo schermo dopo un’assenza trentennale con i suoi capelli ricci e dorati
e la solidità garantita dalla moderna animazione computerizzata. Maia vive in un vasto prato fiorito: è
curiosa e vivace, ma le norme che regolano la vita dell’alveare soffocano la sua sete di libertà e avventura. Il suo inesauribile desiderio di scoperta la porterà ben presto ad allontanarsi dalla sua colonia, per
affrontare nuove sfide tra prati e foreste. Ad accompagnarla nel suo viaggio sarà il pigro fuco Willy con
il quale scoprirà il valore del gioco e l’imprevedibilità delle situazioni: il suo coraggio, la sua caparbietà,
nonché l’aiuto dei suoi fidati compagni le permetteranno di superare difficoltà e insidie di ogni genere.
Tra i personaggi con i quali Maia esplora il mondo si ricordano Flip la cavalletta, Alessandro il topo, Kurt
lo scarabeo, Tecla il ragno e Max il lombrico. Ciascuno dei compagni di avventura di Maia si distingue
per carattere e doti peculiari: Flip è allegro ed estroverso, si prende cura di Maia dispensandole consigli;
Kurt è forte, intelligente e difende Maia dalle insidie; Max è timido e pauroso e trascorre molto tempo
sottoterra; Tecla è impacciata, non riesce mai a intrappolare un insetto nella sua tela e, quando ciò accade, Maia li libera. Rivolto ad un pubblico in età prescolare, l’Ape Maia 3d valorizza il gusto del gioco e
dell’esplorazione tipici del bimbo nonché la sua sete di conoscenza. La nuova incarnazione 3d dona ai
paesaggi solidità e freschezza, rendendoli più accattivanti e attraenti agli occhi del giovanissimo pubblico. Anche i paesaggi coloratissimi restituiscono adeguatamente la complessità di un universo vasto, tutto
da scoprire. Lo stile gommoso, le animazioni divertenti e la vitalità degli ambienti attirano lo spettatore,
sin quasi a farlo sentire al centro dell’azione. La dinamicità del ritmo narrativo, il carattere intraprendente,
curioso e sanamente anticonformista di Maia e dei suoi amici accompagnano il bambino in una crescita
che equivale ad una graduale presa di consapevolezza della realtà, delle sue sorprese e delle sue insidie.
L’insegnamento più grande deriva dall’invito a non smettere mai di sognare, a non fermarsi di fronte agli
ostacoli perché là fuori c’è un giardino grande da percorrere, coltivare e inventare. Numerosi i gadgets e
i giocattoli dedicati al fenomeno Ape Maia: dai peluches dei vari personaggi della serie, alle costruzioni,
dagli orologi a parete, ai telefoni giocattolo. Dal sito dedicato alla serie, presente su Rai Yoyo è possibile
scaricare la storia dell’Ape Maia, foto, disegni da colorare e un breve profilo dei personaggi.
f.d.
134
Barbapapà
Genere: Serie animata
Durata: 50X5’
Regia: AA.VV.
Autori/Sceneggiatori: Annette Tison, Talus Taylor
Produzione: Studio Pierrot, KSS,Top Craft
Rete: Rai Yoyo
In onda: tutti i giorni alle ore 10:20 e alle ore 17:00
Ascolti medi: n.p.
Barbapapà, un simpatico essere rosa a forma di pera, è sempre in prima linea con la sua vitalità e la
massa elastica in grado di assumere la fattezza di un qualsiasi oggetto. La sua numerosa e allegra
famiglia è formata da nove elementi: la nera Barbamamma, affettuosa e altruista; la viola Barbabella,
vanitosa, profumata e con la fobia degli insetti; il rosso Barbaforte, caparbio e deciso, una sorta di
detective con un mantello e lente di ingrandimento; la verde Barbalalla, musicista di famiglia con la
passione per la botanica e l’ecologia; il nero e ispido Barbabarba, artista versatile e un po’ maldestro;
l’arancione Barbottina, intellettuale brillante e tagliente che giudica con una punta di sarcasmo le opere
del fratello artista; il giallo Barbazoo un versatile personaggio interessato all’ecologia, dottore e veterinario e infine il blu, Barbabravo, scienziato temerario e imprudente, le cui invenzioni spesso sortiscono
conseguenze imprevedibili e tragiche. Una famiglia dinamica e tutto fare, dunque, in grado di assolvere
ad una molteplicità di funzioni e di stimolare la fantasia e la creatività del bambino. Ispirato ad una serie
di fumetti ideata dai francesi Annette Tison e Talus Taylor, la serie “Barbapapà” attribuisce notevole importanza alle tematiche ecologiche ed ambientaliste. Ogni episodio si focalizza sulle azioni di un singolo
membro della famiglia, enfatizzandone le virtù, le piccole distrazioni, ma anche la propensione al servizio
e all’aiuto. Barbapapà, allora rifugge dall’abusato e stantio stereotipo del supereroe muscoloso e poco
riflessivo, contrapponendo ad esso una profonda e sana coscienza umanitaria, la consapevolezza cioè
di agire sempre in funzione dell’altro. L’elasticità del suo corpo infatti è solo uno strumento funzionale
al perseguimento di un fine più alto, un intento dalla spiccata connotazione sociale. Il messaggio che
ne deriva rappresenta allora un utile invito affinchè il bimbo impari a sfruttare le proprie virtù in maniera
intelligente e creativa, nel rispetto del prossimo e dell’ambiente nel quale vive e agisce. Lo stile con cui
sono disegnati i personaggi ricorda il fumetto originale, pubblicato in Francia nel 1970. Il cartoon prodotto in Giappone accentua particolarmente l’elasticità e la mutevolezza dei personaggi in conformità con
la tradizione degli anime orientali, tuttavia la struttura narrativa non ne risulta alterata, né stravolta. La
differenziazione cromatica dei personaggi, definiti con pochi tratti di matita, agevola il riconoscimento da
parte del bimbo. Il ridotto numero di espressioni e fotogrammi di animazione tiene desta la concentrazione. Un prodotto ben confezionato, una finestra sulla creatività, un’esortazione a restare di stucco perché
il meravigliarsi alimenta la riflessione e il pensiero generando un barba trucco capace di trasformare e
migliorare la realtà.
f.d.
135
Batman of the Future
Genere: Serie animata
Durata: 52X24’ (serie completa)
Regia: Butch Lukic, Dan Riba
Autori/Sceneggiatori: Paul Dini, Bruce Timm
Produzione: Warner Bros Television
Rete: Cartoon Network
In onda: dal lunedì al venerdì alle ore 15:30
Ascolti medi: n.p.
Tornano in replica le celebri avventure del pipistrello supereroe più famoso della televisione. La serie non
ha più per protagonista Bruce Wayne. Questi, in seguito ad una pericolosa missione tesa a liberare una
donna in ostaggio, si ritira a vita privata, ritenendo di non dover più rivestire i panni di Batman. Venti anni
dopo Terry McGinnis, figlio di Warren McGinnis e dipendente della Wayne Tech, incontra l’ormai anziano
Bruce, rivelandogli che Derek Powers, il nuovo e losco capo dell’azienda di cui egli era proprietario è
l’assassino di suo padre e medita di vendere un particolare tipo di gas nervino ai potenti del mondo.
Terry vuole vendicare la morte del padre, ma di fronte al rifiuto di Bruce, gli ruba la tuta di Batman utilizzandola per affrontare e sconfiggere Powers. Il giovane, con il placet di Bruce, diviene così il nuovo
paladino di Gotham City affiancando il commissario Barbara Gordon nella strenua lotta al crimine e al
malaffare. Il nuovo Batman si trova a contrastare una folta schiera di nemici tra cui: i Jokers, teppisti
organizzati in bande che idolatrano Joker, antico nemico e principe del crimine; Walter Shreeve/Shriek,
ingegnere dotato di una speciale tuta che gli permette di manipolare il suono; Stalker, uomo dotato di
impianti cibernetici che gli garantiscono agilità e forza sovraumana; Curarè, donna taciturna, membro
della Lega degli Assassini; la Banda della Scala Reale, potente famiglia criminale che si serve di tecnologie sofisticate per perpetrare i suoi crimini. Destinato ad un pubblico in età scolare, il cartoon non si
distingue per il valore del contenuto. Gotham City è una metropoli dove regna incontrastata la violenza
e la devastazione. Non esistono quindi alternative alla forza per reprimere il crimine e l’umanità è costretta necessariamente ad affidarsi ad un supereroe per ingaggiare una guerra al crimine che altrimenti
sarebbe impari, se non vana. L’uomo non può inoltre fare affidamento alle sue sole doti fisiche, perché
il nemico è troppo forte. Solo vestendo i panni del supereroe l’umanità potrà riscattarsi, assicurando il
nemico alla giustizia. Inoltre l’immortalità conferita all’uomo dal suo nascondersi dietro la maschera di
supereroe rischia di tradursi nella pretesa di onnipotenza, una pretesa sconfessata dalla “realtà vita”. La
lotta per un mondo più giusto e iniquo non può dunque essere delegata ad una sola persona, ma richiede
il sostegno di tutti, anche grazie al prezioso contributo della testimonianza. Batman è un paladino della
giustizia, ma il suo agire in solitudine, adottando la stessa violenza del nemico, lo rende uguale a lui, non
capace cioè di una risposta alternativa. Dal sito di Cartoon Network è possibile scaricare disegni, sfondi,
foto e video dedicati alla serie.
f.d.
136
Ben 10: Omniverse
Genere: Serie animata
Durata: 40X21’
Regia: Dan Riba, Jae Hong Kim,
Christopher Berkeley
Autori/ Sceneggiatori: Duncan Rouleau, Joe Casey,
Joe Kelly, Steven T. Seagle
Produzione: Cartoon Network Studio
Rete: Boing
In onda: dal lunedì al venerdì alle ore 11:30
Ascolti medi: n.p.
Tornano in una nuova serie le avventure di Ben Tennyson, il pigro e testardo diciassettenne che affronta i suoi nemici servendosi dell’inseparabile Omitrix. Questo è una sorta di orologio che permette
al protagonista di assumere le fattezze delle svariate creature aliene presenti all’interno di un apposito
database. Nella nuove puntate, tuttavia, Ben non può più contare sulla compagnia del suo amico Kevin e
di sua cugina Gwen: il primo ha infatti trovato lavoro e la seconda studia al college. Rimasto così da solo
a Bellwood, Ben pensa di dover fare affidamento alle sue sole forze per garantire l’ordine e l’equilibrio
nell’universo che lo circonda. Tuttavia suo nonno, Max Tennyson, gli affida un nuovo compagno, Rook
Blonko. Rook appartiene alla schiera dei risolutori e mostra sia una certa prontezza nell’apprendimento
delle tecniche di combattimento, che una significativa destrezza e agilità in battaglia. I due dovranno
sventare le insidie di Khyber, un oscuro cacciatore di alieni, ad Undertown, città aliena sepolta nelle
recondite profondità del sottosuolo presso cui si svolgono buona parte degli scontri. Durante le puntate,
spazio anche ai viaggi nel tempo di Ben per aiutare il suo alter ego di 10 anni comparso nella prima
edizione e a vari flashback, che svelano allo spettatore singoli episodi dell’infanzia del protagonista.
Nonostante una rinfrescata alla trama e l’irrompere sullo schermo di nuove ambientazioni, il cartoon non
fornisce contenuti significativi sul piano pedagogico-educativo. L’essere umano è ridotto alla stregua di
un automa, poco intelligente e incapace di sognare un mondo diverso, dove regni la pace e la concordia.
La banalità delle relazioni, la caratterizzazione poco aggraziata dei personaggi e il temperamento aggressivo incentrato esclusivamente sull’agire dei protagonisti lascia poco spazio a spunti di riflessione e di
dibattito rendendo “Ben 10” un prodotto ripetitivo e noioso. Con il suo atteggiamento trasgressivo, Ben
sposta sempre in avanti il limite alla sua libertà, anteponendo il capriccio e la gratificazione immediata
al dovere e al rispetto delle regole. L’ammirazione nei suoi confronti pertanto è intrinsecamente legata ai
suoi atti di forza e di coraggio, piuttosto che alla profondità delle sue idee e dei suoi sentimenti. Emerge
perciò un’etica del protagonismo e dell’agire che offusca inevitabilmente la dimensione più squisitamente relazionale dell’essere umano. Questo vive in un mondo dove conta solo la competizione esasperata
e la ricerca di un’approvazione fondata sulla portata rivoluzionaria e in un certo senso “salvifica” del suo
agire. In questa prospettiva la condivisione e l’aiuto obbediscono semplicemente ad una logica materialista: i poteri che ogni componente del gruppo possiede servono solo ad annientare il nemico e a sopperire
ai limiti dell’altro. La dialettica pertanto non appare mai orientata verso un preciso orizzonte di senso, ma
è ripiegata piuttosto sul raggiungimento di un obiettivo immediato: la sconfitta degli antagonisti.
f.d.
137
Il Divertinglese – Magic
Wonderland
Genere: Programma per ragazzi
Durata: 30’
Conduttori: Fabio Esposito e Zoe Damiani
Regia: David Emmer
Autori: Daniela Delfini e Denise McNee
Produzione: Rai Educational
Rete: Rai Scuola
In onda: da mercoledì 9 ottobre 2013
alle ore 17:00
Ascolti medi: n.p.
“Il Divertinglese” è un progetto di Rai Educational, realizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dedicato ai ragazzi per avvicinarli alla lingua inglese in modo
divertente e originale. Da due anni il progetto ha trovato una stabile e continuativa programmazione sul
canale RAI Scuola del digitale terrestre, dove dal gennaio scorso lo spazio quotidiano dedicato all’apprendimento della lingua in inglese è passato da un’ora a un’ora e mezzo (dalle ore 17.00 alle ore 18.30
con repliche durante la giornata). L’offerta si articola in tre segmenti di mezz’ora ciascuno dedicati a
target diversi: bambini, teens e giovani.
La novità di quest’anno è la serie in animazione Magic Wonderland, trasmessa in lingua inglese e opportunamente introdotta da due conduttori per aiutare la comprensione da parte dei telespettatori italiani.
Nella speciale location del Parco Marino di Torvaianica, i conduttori, Fabio e Zoe, mostrano da vicino
gli animali presenti nel parco, cogliendo l’occasione per sensibilizzare il pubblico dei più piccoli alla
salvaguardia dell’ambiente e alla tutela degli animali. Tra delfini, pappagalli, rapaci e foche si parla in
modo semplice e adatto ai bambini, di tanti argomenti scientifici: cosa sono le maree, che differenza c’è
fra mari e oceani, di cosa è fatta la sabbia… Si invitano i giovani telespettatori ad avere comportamenti
responsabili, a non abbandonare i rifiuti in mare o sulla spiaggia. I conduttori riassumono, inoltre, quanto
accaduto nell’episodio precedente della serie in animazione “Magic Wonderland”, aiutando i ragazzi ad
orientarsi nella trama ricca e complessa del cartone animato.
“Magic Wonderland” è una serie in 26 puntate da 20’, dedicata ai bambini dai 6 ai 9 anni. Protagonista è
una ragazza di nome Ocean che vive su un’isola esotica e meravigliosa con il nonno che le fa da tutore.
Coraggiosa, forte e determinata, Ocean ha a cuore i valori dell’amore e dell’amicizia, che l’aiutano nelle
sue avventure ad affrontare e superare tutte le difficoltà.
Si tratta di un cartone animato in HD, interamente in inglese, per un confronto-incontro con la lingua attraverso un magico e irresistibile tuffo nel mondo della fantasia. Ocean è una ragazzina dal cuore buono
che si trova improvvisamente ad affrontare le sfide poste da un passato misterioso. In una rocambolesca
giostra di difficoltà e imprevedibili risvolti, Ocean si confronterà con se stessa e con il mondo esterno,
scoprendo le forze del male, dell’amore e dell’amicizia. Riuscirà a ricongiungersi con la madre nella
“Città celestiale” sfuggendo alle trappole del perfido mago? Non resta che seguire le sue avventure in
questo accattivante viaggio tra pirati, magie e straordinarie creature.
“Il Divertinglese – Magic Wonderland” è un modo divertente di imparare l’inglese ed un esempio di
programma edutainment ben calibrato e ben riuscito.
a.c.
138
Dragon Ball
Genere: Serie animata
Durata: 3X23’
Regia: Daisuke Nishio, Minoru Okazaki
Autori/Sceneggiatori: Rob Gerein,Takao Koyama,
Sean Teague, Akira Toriyama, Shun’ichi Yukimuro
Produzione: Toei Animation, Bird Studio, Japan Toei
Animation
Rete: Boing
In onda: tutti i giorni alle ore 10:00 e alle ore 17:00
Ascolti medi: n.p.
+10
Son Goku è un bimbo curioso: ha la coda di scimmia e una forza muscolare immensa. Insieme a Bulma,
ragazza adolescente che ha inventato un radar di particolare sensibilità, parte alla ricerca delle sette
Sfere del Drago. Queste possono conferire a chi le possiede il potere di evocare il drago Shenron in grado
di esaudire ogni desiderio. Ai due protagonisti si affiancano presto Chichi, figlia dello Stregone del Toro
che Goku promette di sposare, il bandito Yamko e Pilaf, uomo malvagio che progetta di conquistare le
sfere per governare il mondo. Crili incontra Goku a lezione di arti marziali presso il Genio delle Tartarughe:
i due divengono presto amici inseparabili. Yamko è un bandito del deserto: dopo aver tentato di aggredire
Goku, si unisce anch’egli alla squadra insieme all’amico Puar, un animaletto blu molto simile ad un gatto.
Fedele alla tradizione manga degli anime giapponesi, il cartoon si caratterizza per il look aggressivo dei
personaggi, i volti squadrati, gli occhi grandi, la bocca smisurata e le animazioni stereotipate. Le battaglie
scandiscono le tappe necessarie per portare a termine la missione e conquistare le Sfere del Drago.
Durante i combattimenti Goku e i suoi compagni fanno sfoggio della loro forza brutale: ogni personaggio
è infatti dotato di stili di combattimento peculiari e di poteri magici. Raggi, lingue di fuoco, scintille, acrobazie improbabili e agilità fulminea sono allora gli ingredienti essenziali per assicurarsi la sopravvivenza
in un universo dove la conquista della gloria sembra essere l’unico orizzonte di senso. Nonostante l’assenza di spargimenti di sangue, il cartoon enfatizza la competizione esasperata e il delirio di onnipotenza
legato alla conquista di un oggetto e al desiderio di dominazione sul mondo. Emerge l’immagine di un
essere umano svuotato e superficiale, che vale solo in virtù della propria forza, che pone in secondo
piano l’acume e la sensibilità a tutto vantaggio della tattica e dell’opportunismo. La relazione ne risulta
profondamente intaccata, risolvendosi in uno scambio superficiale di battute e osservazioni. Non sembra
esservi un esempio positivo a cui il pubblico in cerca di un riferimento possa rivolgersi. La ricerca smodata di libertà e di soddisfacimento di qualsiasi desiderio si risolve nell’anaffettività dei personaggi, sempre
impegnati a distruggere piuttosto che a costruire. Le battaglie, inoltre, nonostante permettano agli autori
di immettere sulla scena una grande quantità di personaggi nuovi, risultano spesso noiose e ripetitive.
Questo forse è il limite più grande di un genere che esalta le caratteristiche peculiari dei combattenti, le
loro performance fisiche, a scapito dello spessore drammaturgico.
f.d.
139
Geronimo Stilton II
Genere: Serie animata Productions, Mike Young Productions con Rai Fiction
Durata: 52X30’
Rete: Rai Gulp
Regia: Guy Vasilovich
In onda: tutti i giorni alle ore 11:40,
Autori/Sceneggiatori: Benjamin Townsend
alle ore 15:00 e alle ore 17:00
Produzione: Atlantyca Entertainment, Moonscoop
Ascolti medi: n.p.
Tornano le avventure di Geronimo Stilton, il simpatico e maldestro topolino con la giacca verde, un pullover grigio e la cravatta verde, direttore dell’“Eco del Roditore”. Suo acerrimo nemico e concorrente è
Sally Rasmaussen, direttrice della “Gazzetta del Ratto”: questa cerca in ogni modo di prendere Geronimo
in contropiede pur di far vendere alla sua testata il maggior numero di copie. Accanto al protagonista,
timido, fifone e pantofolaio, troviamo la sorella Tea, energica e sportiva inviata speciale dell’”Eco del Roditore”, il nipote prediletto Benjamin Stilton, un bimbo di nove anni, diligente e studioso, ma impacciato
come lo zio nelle scienze motorie e Trappola Stilton, cugino di Geronimo e Tea, un eclettico “buongustaio”, amante della cucina, del divertimento e convinto di essere il discendente del “nobile” casato dei Von
Trappen di Transtopacchia. L’eclettica famiglia tuttavia non è sola; ad affiancarla vi sono innumerevoli
altri personaggi (parenti, collaboratori, inviati, amici di Geronimo), che definiscono il tessuto sociale dell’isola dei topi. Tra questi si distingue Patty Spring, una giornalista appassionata di tematiche ambientali:
è molto bella e attraente ed è segretamente innamorata di Geronimo (che ricambia l’affetto pur non
riuscendo mai a dichiararsi). Nemico invisibile è invece Nemo, un misterioso ratto di fogna che si serve
di loschi personaggi per tentare invano di conquistare l’isola dei topi. Tratto dalla omonima e popolare
serie di libri per bambini scritta da Elisabetta Dami, il cartoon appare come una trasposizione piuttosto
fedele dei racconti originali, riuscendo efficacemente a condensare azione, avventura e divertimento. La
varietà dei luoghi nei quali si reca il protagonista, insieme al taglio investigativo conferito alla serie, rende
ogni episodio un’esperienza nuova e avvincente. Nelle diverse missioni Geronimo rivela le sue fobie e la
sua timidezza, ma grazie al sostegno del coraggioso Benjamin, dell’affascinante Tea e di un’imprevedibile Trappola riesce a tornare indenne a Topazia. Attraverso le avventure dei simpatici topini, gli autori si
propongono di mostrare al pubblico (di età compresa tra gli 8 e i 12 anni) come il perseguimento di un
obiettivo renda necessaria la condivisione e il sostegno reciproco. Tagliare il traguardo allora, non appare
mai come la vittoria di un singolo soggetto, ma piuttosto della squadra nel suo insieme, un team che ha
come unico scopo quello di sconfiggere i torti ripristinando la pace e la giustizia. Degna di nota anche la
realizzazione del prodotto: la caratterizzazione dei personaggi è molto attenta al dettaglio e conferisce ai
protagonisti della serie solidità e tangibilità, le ambientazioni sono varie e non presentano colori eccessivamente saturi e violenti. Dal sito dedicato a Geronimo Stilton è possibile scaricare disegni da colorare,
video, effetti sonori, contributi audio.
f.d.
140
Grachi 3
Genere: Telenovela
Durata: 50X45’
Interpreti principali: Isabella Castillo, Andres Mercado, Willy Martin, Danilo Carrera
Regia: Arturo Manuitt
Autori/ Sceneggiatori: Rosalba Pico Estrada,
Diego Vago, Catharina Ledeboer, Mariana Palos
Produzione: Nickelodeon Latinoamérica
Rete: Rai Gulp
In onda: dal 15 ottobre tutti i giorni alle ore 18:45
e in replica il giorno successivo alle 14:15
Ascolti medi: 185.000 telespettatori; 1% share
Nella terza stagione di questa fortunata telenovela latino-americana, Grachi è una delle alunne della
Scuola di Magia, l’istituto dal quale provengono i maghi e le streghe più esperte nel dominio di sortilegi
e incantesimi. La strega adolescente conosce un mago, Axel, ragazzo burlone che vuole approfittarsi
di Grachi per assorbire tutti i suoi poteri e divenire il Prescelto. Attraverso la lettura di un libro sulla
Prescelta, Grachi è inizialmente attratta dalla portata devastante dei suoi poteri e sceglie di lasciare
Daniel, suo vecchio compagno, a vantaggio di Axel. La giovane adolescente tuttavia arriva gradualmente
a comprendere le intenzioni malvagie di Axel e non accetta che la missione della Prescelta sia quella
di guidare i maghi alla conquista degli umani. Comprende inoltre che anche nell’uso della magia esiste
la possibilità di scegliere tra il bene e il male. Tra contrapposizioni, scelte controcorrente e gelosie che
scandiscono la vita scolastica dei compagni di viaggio di Grachi (Manu, Chema, Amaya, Mafalda e Mia),
Daniel riesce a sconfiggere Axel e a riconquistare Grachi. Il loro rinnovato amore li aiuta a crescere
insieme in un mondo nel quale streghe e umani convivono in armonia. Come in tutte le telenovele le
vicende sentimentali costituiscono un elemento portante dell’intreccio narrativo. Destinato a un pubblico in età scolare, la serie esalta la competitività tra le compagne e la tendenza ad un uso spasmodico
e banale degli incantesimi di cui esse si servono per assecondare i loro capricci e raggiungere i loro
obiettivi. Pur valorizzando la freschezza e la carica travolgente delle nuove generazioni, il format non
sembra in grado di indicare strade alternative all’individualismo e al desiderio di apparire. Il programma
valorizza al contrario la cura quasi ossessiva per il corpo, unico strumento di seduzione e conquista e
il temperamento aggressivo delle giovani adolescenti, accresciuto dall’uso spregiudicato di trucchi e
acconciature alla moda. Di fronte al giovane spettatore si dispiega un universo in parte familiare, perché
espressione di una dimensione gergale, simbolica, spaziale e comunicativa ad esso congeniale, dall’altro un mondo illusorio nel quale il raggiungimento del successo è più funzionale all’utilizzo di doti innate
che non ad una coscienza del limite e alla necessità del sacrificio e dell’impegno. Sebbene il registro
di comunicazione tra le compagne/avversarie sia denso di ironia e l’antagonismo più caricaturale che
esibito, l’uso convinto della magia rappresenta una via facile e opportunistica per manipolare gli eventi
e piegare la realtà al proprio vantaggio. Certamente “Grachi 3”, mescolando insieme dinamiche tipiche
dell’adolescenza al desiderio di evasione dalla quotidianità cruda e disincantata, riesce a catturare l’attenzione del pubblico scolare a cui si rivolge: interessi, gelosie, simpatie e antipatie sono emozioni che
accompagnano il giovane nella vita di tutti i giorni, ma nella realtà non basta certamente un incantesimo
a mutare il corso degli eventi. La fiducia cieca in pozioni, medaglie e libri magici deresponsabilizza,
inoltre, l’individuo svilendone il potenziale affettivo ed emozionale.
f.d.
141
Gulp Inchiesta
Storie di Ragazzi
Genere: Inchiesta
Durata: 27X 20’
Conduttore: Monica Setta
Regia: Angelo Caserio
Autori/Sceneggiatori: Monica Setta
Produzione: Rai
Rete: Rai Gulp
In onda: da mercoledì 2 ottobre 2013 a giovedì 12
giugno 2014 alle ore 13:45
Ascolti medi: n.p.
“Storie di Ragazzi” è un interessantissimo e affascinante viaggio-inchiesta condotto dalla giornalista
Monica Setta. Attraverso le sue interviste, offre la possibilità a giovani dai 9 ai 14 anni, appartenenti a
tutte le fasce sociali e dalle condizioni familiari più disparate, di raccontare la propria quotidianità rivelando i loro sogni e le loro aspirazioni. Ne emerge un variegato affresco di giovani individui in carne ed
ossa desiderosi di aprirsi al mondo per testimoniare la bellezza e l’unicità della propria “normalità”. Ne
deriva un universo composito e variegato che spazia dalle storie di vita dei ragazzi di borgata alle famiglie monogenitoriali, dai ragazzi delle periferie lontane e fatiscenti, troppo spesso vittime dei ricatti della
criminalità organizzata, ai figli “bene” della borghesia, avvezzi al benessere e allo studio presso le scuole
private. Una sigla moderna e dinamica introduce il programma. I servizi che seguono illustrano allo spettatore le storie e le scelte di vita dei protagonisti. Particolare attenzione è rivolta ai temi della disabilità,
dell’esclusione sociale e del bisogno di dialogo e riconoscimento che accomuna le odierne generazioni. I
sentimenti, le aspirazioni e l’entusiasmo dei giovani sono trasmessi al pubblico attraverso un linguaggio
semplice e chiaro che rifugge da pietismi e da sterili commiserazioni. Anche di fronte ad una storia di vita
difficile e piena di ferite, l’obiettivo degli autori è sempre quello di mettere in risalto l’entusiasmo, le virtù
e le capacità dei giovani protagonisti, valorizzandone la carica individuale e la dignità di persone costantemente proiettate verso un orizzonte di felicità e speranza. Lo sguardo degli autori calamita l’attenzione
dello spettatore su una “normalità” dalla quale troppo spesso si rifugge nella speranza di un’evasione
che plachi le ansie della quotidianità. Al contrario “Gulp inchiesta” pone la quotidianità di nuovo al centro
del dibattito, dimostrando come le scelte e i comportamenti individuali siano ancora oggi condizionati da
una molteplicità di fattori emotivi, sociali e culturali in grado di orientare i nostri destini. In un panorama
televisivo molto spesso dominato dalla ricerca del puro clamore e dalla spettacolarizzazione delle performance, “Gulp inchiesta” rappresenta invece un tentativo coraggioso di parlare dei nostri giovani in modo
equilibrato, senza isolarli dai loro contesti relazionali, ma valorizzandone piuttosto le attitudini proprio al
loro interno. L’ampio spettro di indagine sui giovani abbraccia la loro vita scolastica ed extrascolastica, la
famiglia, gli amici, lo sport e le emozioni che seguono ad un momento di gioia o di dolore. Dalla sezione
web dedicata al programma è possibile rivedere tutte le puntate e lasciare il proprio commento.
f.d.
142
Il postino Pat
Genere: Serie animata
Durata: 141X15’ (25’ episodi speciali)
Regia: Chris Taylor, Ivor Wood, Sue Pugh
Autori/Sceneggiatori: John Cunliffe, Ivor Wood
Produzione: Dreamworks Classics ed altri
Rete: Boing
In onda: tutti i giorni alle ore 8:30 e alle ore 10:00
Ascolti medi: n.p.
L’altruista e sorridente postino Pat Cliffon corre sempre di fretta tra le vie della ridente e tranquilla
Greendale. Come ogni mattina esce di buon’ora dalla sua abitazione per adempiere con scrupolo e
puntualità al suo dovere. Salutati la moglie Sara e il figlio Jiulian, si reca in compagnia dell’inseparabile
e loquace gatto Jeff presso l’ufficio postale per ritirare i pacchi da consegnare ai destinatari. L’anziana e bonaria signora Goggins accoglie Pat con un sorriso e gli porge pacchi e lettere con la lista dei
beneficiari. Il camioncino Rosso fuoco di Pat emette un rombo e sfreccia via veloce tra strade verdi e
rigogliose. Tutti in città accolgono con piacere il suo arrivo e lo ringraziano per la sua velocità e sollecitudine. Non tutto fila liscio però! Pat è altruista e spesso per risolvere i guai dei suoi concittadini perde
di vista o smarrisce sbadatamente alcuni dei suoi pacchi. Li ritroverà in seguito in modo fortuito, grazie
anche all’aiuto degli innumerevoli personaggi che irrompono sulla scena interagendo con lui. Degno di
nota appare a questo proposito l’impegno profuso dai disegnatori nella realizzazione di caratteri corrispondenti a distinte categorie sociali, facilmente individuabili in un piccolo microcosmo come quello nel
quale il postino agisce: un reverendo, un agente, un ferroviere, un inventore un po’ pazzo, un fattoriere
una dottoressa, ecc., tutti animati con la tecnica dello stop motion. Giunto quasi al suo trentesimo anno,
il cartoon valorizza pienamente la dimensione identitaria tipica di una piccola comunità. I personaggi
che si muovono sullo sfondo di questo paese tranquillo e solidale sono infatti animati da un comune
sentimento di appartenenza e le dinamiche relazionali che si instaurano tra di essi fanno leva su una
solida e profonda conoscenza e familiarità interpersonale. Dalle interazioni che si susseguono nel corso
della narrazione emerge la consapevolezza di una dimensione collettiva dell’etica e della responsabilità,
la coscienza cioè che un’azione solidale nei confronti del singolo ha quasi sempre delle ricadute positive sull’intera cittadinanza. Da sottolineare anche il forte senso del dovere che sembra accomunare
gli abitanti di Greendale e l’importanza attribuita al lavoro, non in quanto mezzo fine a sé stesso, ma
come strumento di nobilitazione della persona umana. Frequenti sono anche le occasioni di incontro
tra i cittadini, momenti di condivisione e di festa nei quali ciascuno valorizza la sua importanza e il
proprio esserci per l’altro. Il cartoon utilizza una tavolozza di colori vivi e intensi, dominata da tonalità
verdi e gialle. Le numerose sfumature trasmettono serenità e pace e le movenze un po’ stereotipate
dei personaggi conferiscono alle interazioni e ai dialoghi un tocco di ironia e di leggerezza che cattura
l’attenzione del bimbo. Discreta la struttura narrativa che, pur non brillando per particolare originalità,
non genera distrazioni ed invoglia il piccolo telespettatore ad “andare sino in fondo”. Una serie riuscita
e collaudata che invoglia lo spettatore ad approfondire sempre più la conoscenza di quel minuscolo e
civile microcosmo chiamato Greendale nel quale rispetto, educazione e coscienza del limite si fondono
convivendo in perfetta armonia.
f.d
143
Il sogno di Brent
Genere: Film d’animazione
Durata: 40’
Regia: Alessandro Belli
Autori/Sceneggiatori: Andrea Lucchetta,
Alessandro Belli
Produzione: Rai Fiction, Lucky Dreams
Rete: Rai2
In onda: domenica 1 dicembre 2013 alle ore 7:45
Ascolti medi: n.p.
Tratto dalla celebre serie animata “Spike Team” e trasmesso in occasione della Giornata internazionale
delle persone con disabilità, “Il sogno di Brent” è un film di animazione che narra con acume e profondità
il magico connubio tra disabilità e sport. Brent è un ragazzo inglese che sogna di diventare un grande
campione di motociclismo, proprio come suo padre. La sua speranza sembra concretizzarsi a 16 anni,
ma un giorno, rientrando da scuola in motorino, un auto guidata da un ragazzo ubriaco lo travolge in
pieno: il giovane è costretto a rinunciare all’uso delle gambe che gli verranno amputate. Seguono mesi
di solitudine e disperazione, durante i quali ogni speranza sembra precipitare in un abisso senza fondo.
Ma un pallone da basket lo colpisce in faccia, come per indicargli, tutto a un tratto, un nuovo cammino. Su sollecitazione di Dave, l’insegnante di educazione fisica, Brent entra a far parte di una squadra
paralimpica di pallacanestro in carrozzina. Due anni dopo l’incidente, il giovane indossa le protesi e,
contagiato dall’entusiasmo dell’atleta paralimpica Giusi Versace, decide di prendere parte a un torneo
di sitting volley. Sostenuto dalla sua famiglia e da Patty, pallavolista dello Spike Team di cui si innamora,
Brent ritrova così la gioia di vivere. Il film esalta lo sport quale momento privilegiato di riscatto e affermazione e si propone di aiutare i giovani a gettare uno sguardo nuovo al complesso mondo della disabilità.
Nell’intenzione degli autori infatti, lo sport rappresenta un importante strumento per educare i ragazzi alla
vita: esso annulla le differenze, costituendo un potente veicolo di integrazione. Tra carrozzine predisposte
per le gare di basket, il sudore degli allenamenti e le protesi utilizzate per le paralimpiadi, lo spettatore è
indotto ad attribuire un significato più profondo alla competizione sportiva. Essa, infatti, non costituisce
solo uno strumento per esaltare le proprie doti di elasticità e prestanza fisica, ma apre la strada ad una
nuova visibilità, alla possibilità di esserci per gli altri, sentendosi riconosciuti per ciò che si è. “Il sogno di
Brent” ha quindi il merito di portare per la prima volta all’attenzione del pubblico il tema dei giochi paralimpici, condensando in quaranta minuti il complesso gioco di vissuti ed emozioni che accompagnano
l’essere umano in un grande momento di dolore: la solitudine, l’isolamento, l’emarginazione, la caduta
e la forza di reagire. Attenzione significativa è anche rivolta al problema della gestione dello spazio e
dell’abbattimento delle barriere architettoniche. Un’opera commovente che esalta la sofferenza, ma
anche la capacità dell’uomo di trovare in essa una risposta di verità e salvezza.
f.d.
144
Inazuma eleven
Genere: Serie animata
Durata: 127X20’
Regia: Katsuhito Akiyama , Yoshikazu Miyao
Autori/ sceneggiatori: Akihiro Hino,
Atsuhiro Tomioka
Produzione: Level-5, OLM
Rete: Rai Gulp
In onda: tutti i giorni alle ore 10:10
Ascolti medi: n.p.
il protagonista della serie è Mark Evans, nipote dell’allenatore della popolare squadra di calcio Inazuma
Eleven. Mark intende realizzare un sogno: partecipare alla celebre Football Frontier. Nonostante il suo
proposito e l’indubbio talento calcistico, Mark non riesce a convincere i compagni di classe a fondare un
club. Ripiega così su una soluzione alternativa e apparentemente non ideale: proseguire gli allenamenti
nella squadra dei bimbi della scuola elementare. I dubbi e le paure iniziali si tramutano in entusiasmo di
fronte alla forte determinazione dei compagni di squadra. Il coinvolgimento di Alex, nuovo potentissimo
outsider, porterà gli “Inazuma Kid FC” ad affrontare formazioni agguerrite fino ad arrivare alla competizione tanto agognata i Football Frontier. Le agguerrite partite travalicano le tradizionali regole calcistiche:
i personaggi sono infatti dotati di poteri particolari, capacità ipnotiche e arti marziali tali da rendere ogni
competizione un’avventura dagli esiti imprevedibili. Ecco allora che la devastante tecnica di lancio di
Alex, detta “tornado di fuoco”, si fonde con quella di Max, “il tornado dl luce”, riuscendo a conferire al
team una marcia in più. Destinato ad un pubblico in età scolare, la serie esalta il sacrificio di una squadra
pronta a sopportare qualsiasi dolore pur di aggiudicarsi l’agognato trofeo. Al tempo stesso tuttavia l’abbondanza di mosse segrete, attacchi devastanti e raggi di luce sottraggono umanità ai giocatori ridotti
quasi a macchine di guerra efficienti e precise, degli automi per i quali conta solo la vittoria e non la
competizione. La partita di calcio si trasforma così in una battaglia “all’ultimo lampo” nella quale risulterà
vincitore non tanto colui che avrà adottato la migliore strategia sul campo, ma piuttosto la squadra dotata
del maggiore potere di fuoco. Evidente il legame con la tradizione culturale e religiosa giapponese, che
invita l’uomo a ritrovare negli elementi del cosmo la linfa vitale per affrontare l’esistenza e la forza in
risposta alla propria debolezza. La competizione tuttavia assume in tal senso un carattere artificioso e
disumano: volontà e influssi cosmici si fondono vicendevolmente condizionando gli esiti della squadra. Si
assiste dunque a degli improbabili scontri tra titani in competizioni violente nelle quali il divertimento passa in secondo piano e gli esiti possono essere stravolti da magie o ipnosi. Il look dei personaggi riprende
quello dei manga: occhi grandi, espressività ridotta e movimenti stereotipati. Sul sito di Rai Gulp è possibile leggere una sintesi della trama, scaricare video e trovare informazioni sui personaggi della serie.
f.d.
145
Leone il cane fifone
Genere: Serie animata
Durata: 102X10’ (serie completa- 4 stagioni)
Regia: John R. Dilworth, David Steven Cohen
Autori/Sceneggiatori: John R. Dilworth
Produzione: Stretch Films, Cartoon Network, Wang
Film Productions, Cuckoo’s Nest Studios
Rete: Boing
In onda: tutti i giorni alle ore 17:00
(orario soggetto a variazioni)
Ascolti medi: n.p.
Boing ripropone anche quest’anno le avventure del mammifero più timoroso della televisione. Leone è
un piccolo e buffo cane di colore rosa, fedele e affettuoso ma rimasto orfano a causa di un veterinario
che, rivelatosi uno scienziato pazzo, ha spedito i suoi padroni su un altro pianeta con un razzo. Viene cosi
adottato da Marilù, anziana signora dalle maniere gentili e di animo ingenuo e da suo marito Giustino,
uomo burbero, brontolone ed egoista, che non mostra mai un minimo di gratitudine nei confronti del
cane che pure lo aiuta nei momenti di difficoltà. Leone è timido e pauroso, ma dimostra un coraggio
straordinario nel soccorrere Marilù che si caccia spesso nei guai. Sebbene spesso incompreso è inoltre,
un mammifero dalle mille risorse: dispone infatti di apposite tasche dalle quali estrae attrezzi, esplosivi
e fiamma ossidrica per scopi che si rivelano innocui e mai offensivi. Lo spettatore conosce il pensiero
di Leone grazie al commento audio di sottofondo che ne sottolinea gli stati d’animo, ma i padroni devono invece interpretare i suoi comportamenti. Dall’ingenuità della signora Marilù derivano le imprese di
Leone che appare sempre in agguato e in grado di captare anticipatamente il pericolo incombente. Le
innumerevoli espressioni che assume il quadrupede nel corso di ogni puntata sottolineano con grande
efficacia la sua apprensione e il suo terrore, ma la paura rappresenta sempre una molla per agire ed
evitare il peggio, nonostante le molte sventure e incomprensioni di cui è vittima. Persiste nel corso di ogni
puntata il gusto per il tenebroso e l’orripilante: ogni personaggio è capace di improvvise ed improbabili
trasformazioni, tali da alterarne gli stati d’animo e l’aspetto e da condizionare gli sviluppi della trama
fino a causare equivoci e scambi di persone. Questa macabra ironia è inserita in un contesto paradossale denso di sadica comicità. Ne derivano esiti incerti e contrastanti: nonostante le bizzarre vicende
che Leone affronta suscitino un sorriso, il rischio è che lo spettatore provi piacere nel vedere soffrire i
personaggi. Non si tratta di una violenza esplicita, ma di un accanimento molto sottile e sfumato che in
un primo momento può suscitare un sorriso, ma che ha delle ripercussioni sul modo in cui il giovane
spettatore percepisce la realtà. Leone è buono e altruista, ma nonostante ciò e nonostante le maniere
gentili della sua padrona, deve passare le pene dell’inferno prima di raggiungere i suoi obiettivi. I suoi
sacrifici tuttavia conducono sempre ad un lieto fine e sono sufficientemente ripagati dalla riconoscenza
di Marilù. Sul sito di Cartoon Network è presente una sezione dedicata dalla quale è possibile scaricare
suonerie, sfondi e giochi.
f.d.
146
Lo straordinario mondo
di Gumball
Genere: Serie animata
Durata: 38X20’
Regia: Mic Graves
Autori/ Sceneggiatori: Jon Foster, James Lamont ,
Benjamin Bocquelet, Mic Graves, Jon Brittain
Produzione: Cartoon Network Development, Studio
Europe,Studio Soi, Dandelion Studios Ltd., Boulder
Media Limited
Rete: Cartoon Network
In onda: dal lunedì al venerdì alle ore 13:45
Ascolti medi: n.p.
Nella magica città di Elmore il dodicenne gatto blu Gumball vive serenamente con la bizzarra ed estrosa
famiglia Watterson. Papà Richard è un coniglio dalle dimensioni mastodontiche, fannullone e irresponsabile, mamma Nicole una gatta blu con i pantaloni rosa che lavora in una fabbrica di arcobaleni, Anais una
piccola coniglietta di quattro anni pungente e sfacciata e Darwin un pesce rosso a cui sono cresciute le
gambe e che è stato adottato dalla famiglia. Il cartoon narra le avventure di Gumball che, nonostante la
sua intelligenza, si caccia spesso nei guai per via della sua eccessiva ilarità. Questi si trova ad affrontare
i problemi tipici di un ragazzo della sua età: i primi amori, la difesa dai bulli di scuola, la responsabilità
nei confronti della sorella più piccola e il desiderio di uscire e divertirsi con i suoi amici. Accanto a Gumball e alla famiglia Watterson troviamo i Robinson, gli schizzinosi vicini, la signora Scimmia, l’esigente
insegnante di Gumball per la quale egli nutre un debole, il preside Brown e i vivaci ed estrosi compagni
di classe della Elmore Junior High. Destinato a bimbi in età prescolare, il cartoon miscela sapientemente sano divertimento ed efficacia pedagogica, riuscendo a veicolare valori quali l’amicizia, l’aiuto, il
riconoscimento dei propri limiti e l’apertura all’altro, inteso come individuo capace di dare e di ricevere
un insegnamento utile ed efficace. Emerge allora tanto l’amorevolezza dei genitori verso Gumball e la
sua sorellina, quanto la disponibilità del giovane protagonista a imparare dai propri errori e a correre in
aiuto a chi glielo chiede. I personaggi, rappresentati con pochi semplici tratti, rivelano il giovane target
di utenza cui è rivolta la serie, mentre la loro differenziazione cromatica ne agevola il riconoscimento da
parte del pubblico più giovane. Gli occhi grandi, le sopracciglia pronunciate e le movenze stereotipate
dei caratteri appaiono efficaci, catturando l’attenzione e stimolando la curiosità del bambino. Un mondo
tutto da scoprire ed esplorare dove si cade, ma nel quale è sempre possibile rialzarsi, uno spazio nel
quale inoltre la famiglia, pur con tutte le sue difficoltà, appare come un punto di riferimento robusto e
irrinunciabile. Il protagonista si scontra così con le ansie e le insicurezze della preadolescenza, potendo
tuttavia contare su guide sicure, seppure non infallibili. Dalla colorata sezione web dedicata al programma è possibile scaricare immagini, giochi e un profilo dettagliato dei personaggi della serie. Presente
anche una sezione di download dalla quale scaricare sfondi, disegni e file audio. Sono reperibili infine
applicazioni per cellulare e una sorta di book interattivo con le immagini salienti di ogni singola puntata.
f.d.
147
Lo zecchino d’oro
Genere: Concorso canoro per bambini
Durata: 5X105’
Conduttore: Veronica Maya e Pino Insegno
Regia: Igor Skofic
Autori/ Sceneggiatori: Cino Tortorella
Produzione: Rai – Antoniano di Bologna
Rete: Rai1
In onda: dal 19 al 23 novembre 2013
dal lunedì al venerdì alle ore 17:00
Ascolti medi: 2.350.000 telespettatori;
16% share
Giunto alla 56esima edizione, questa popolarissima rassegna canora dedicata all’infanzia è divenuta
nel corso degli anni un vero e proprio emblema della televisione italiana, allietando a partire dagli anni
‘60 i ricordi di intere generazioni. Scopo della trasmissione è quello di incentivare autori e compositori
a realizzare canzoni destinate all’infanzia: saranno infatti gli autori in concorso a vincere il premio per la
migliore opera e non i piccoli interpreti. La filosofia che vige infatti all’Antoniano di Bologna è che tutti i
bambini siano vincitori in quanto portatori di freschezza e simpatia. La nuova edizione propone 12 canzoni in gara, (10 italiane e 2 straniere) in una molteplicità di stili, tra cui i valzer e la musica elettronica.
Accanto ai giovani cantanti ospiti famosi che sostengono i concorrenti presenziandone l’esecuzione.
Ad accompagnare i bimbi è il coro “Mariele Ventre” dell’Antoniano diretto da Sabrina Simoni, mentre
la giuria, composta da 20 elementi tra adulti e bambini è guidata da Tony Maiello e Federica Gentile.
Le performance canore quest’anno sono intervallate da ricorrenti esibizioni di Veronica Maya e Pino
Insegno che eseguono brani celebri della canzone italiana degli anni ’60,’70 e ’80. Nonostante il peso
degli anni, questa manifestazione a cadenza annuale mantiene ancora oggi intatto tutto il suo fascino. Il
colorato studio televisivo brulica di bambini che con il loro sorriso e la loro fresca ingenuità rallegrano lo
spettatore catturandone l’attenzione. Densi di ironia e di leggerezza anche i testi dei brani che ruotano
di solito attorno ad eventi di fantasia, a sensazioni o a episodi della quotidianità. Garbata la presenza dei
conduttori, sempre intenti a valorizzare la spontaneità dei bimbi e attenti a non metterli in difficoltà. Nel
corso delle varie edizioni, gli autori del programma sono stati talora accusati di stimolare atteggiamenti
di divismo nei bambini. In realtà, quello che emerge da questa trasmissione è la calda naturalezza dei
bambini, la loro simpatia e il desiderio di partecipare ad una grande festa da protagonisti. Un programma
adatto a tutta la famiglia, leggero e delicato e che ha il grande pregio di unire le generazioni tanto nel
presente, quanto nel passato. Porre infatti genitori e figli gli uni di fronte agli altri è importante anche per
comprendere i cambiamenti sociali e di costume occorsi negli ultimi anni. Sul sito dedicato al programma è possibile ripercorrere la storia della rassegna, ammirare i momenti più significativi della stagione,
consultare i testi delle canzoni e vedere i disegni che i bambini inviano alla redazione per celebrare la
trasmissione. Presente anche una pagina Facebook, che garantisce un’ampia partecipazione dei cittadini e dei giovani cantanti del domani.
f.d.
148
Moneyman
Genere: Animazione
Durata: 9x15’
Regia: David Emmer
Autori: Daniela Delfini
Interpreti principali: Carlo Fabiano,
Roberta Azzarone, Guido Cutruzzulà
Produzione: Rai Educational
Rete: Rai Scuola
In onda: da lunedì 17 marzo 2014 alle ore 19:00
Ascolti medi: n.p.
“Moneyman” è una serie prodotta di Rai Educational in convenzione con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, realizzata con la collaborazione tecnica della Banca d’Italia. Si tratta di un progetto di
educazione finanziaria rivolto ai ragazzi della scuola media inferiore e media superiore, finalizzato a divulgare
le nozioni fondamentali relative alla moneta e gli altri strumenti di pagamento, a diffondere le conoscenze di
base dell’economia e della finanza, sempre in un contesto d’uso concreto e quotidiano.
Il programma si compone di due parti, la prima di carattere edutainment con attori e un simpatico cartoon che
introduce in modo divertente il tema della puntata e una seconda parte di approfondimento dove vengono
spiegati in modo chiaro e completo i contenuti specifici, con l’aiuto delle immagini e della grafica.
La storia della moneta, il ruolo della banca centrale, l’euro e l’eurozona, la gestione del conto corrente, il
risparmio, sono solo alcuni dei temi trattati nella serie. Sono argomenti che toccano il vissuto quotidiano di
tutti noi ed è opportuno per i ragazzi avvicinarsi presto a questi temi per comprendere meglio il mondo che
li circonda ed essere in grado poi di fare le scelte giuste e gestire in modo consapevole e responsabile le
proprie risorse economiche. È un aspetto questo che forse in Italia non è molto sentito, mentre nei paesi
anglosassoni vi è al proposito un’attenzione e una tradizione consolidata. Ben venga dunque l’iniziativa di Rai
Educational che introduce i giovani nel mondo dell’economia. Del resto, anche i meno giovani troveranno utili
le tante informazioni veicolate dal programma: come distinguere una banconota falsa da una autentica, come
compilare correttamente un assegno, cosa fare in caso di furto o smarrimento di una carta di credito, quali
precauzioni prendere quando si effettuano operazioni bancarie on line.
Anche nella parte introduttiva, che ha l’aspetto di una divertente mini fiction, non mancano gli spunti ‘educational’, d’altra parte la stessa scelta della location, una banca, consente di fornire utili informazioni a tema,
senza forzare la dinamica dei dialoghi. Protagonista della serie è Luigi, un timido e insicuro impiegato di
banca, che dentro di sé sogna di avere una seconda identità, quella di paladino della legalità, di coraggioso
difensore del denaro e del risparmio. Nella sua immaginazione, Luigi si trasforma in Moneyman, un eroe
scaltro, agile, determinato. Le sue avventure immaginarie sono costellate di imprevisti e situazioni paradossali
anche un po’ comiche, che noi vediamo rappresentate sotto forma di cartone animato. Così i maldestri e
infruttuosi tentativi di Luigi per conquistare Sofia, una giovane e affascinante cliente della banca, si alternano
alle dinamiche e colorate avventure del supereroe Moneyman, che immancabilmente finiscono con un bacio
di ringraziamento da parte della ragazza tratta in salvo.
In questo gioco di rimandi fra realtà e fantasia emergono le fragilità e le aspirazioni dei giovani protagonisti,
delineati con tratto leggero, sul filo dell’ironia, ma con un’attenzione particolare nel volerli rendere autentici
e credibili. La regia sottolinea l’atmosfera delicata e rarefatta che si crea fra i due protagonisti e sa rendere
coinvolgenti emozioni impalpabili, fatte di sguardi e piccoli gesti.
a.c.
149
Mukko Pallino
Genere: Approfondimento
Durata: 20’
Conduttore: Dario Nuzzo
Regia: AA.VV.
Autori/Sceneggiatori: Dario Nuzzo
Produzione: Lira TV
Rete: Lira Tv
In onda: dal lunedì al sabato alle ore 13:30
Ascolti medi: n.p.
Condotto con competenza e professionalità da Dario Nuzzo, il programma si pone l’obiettivo di parlare ai
giovani e sui giovani attraverso un linguaggio fresco e moderno. La valenza didattica e sociale del format
(ampiamente corroborata dal colorato e ricco sito internet) è espressa mediante l’utilizzo di modalità
di comunicazione innovative che mantengono vivo sino alla fine l’interesse dello spettatore. L’impegno
programmatico che il conduttore si assume all’inizio di ogni puntata è quello di infondere serenità, favorendo un clima di allegria e di buon umore tanto nei partecipanti, quanto nel pubblico. Gli argomenti
affrontati sono numerosi e spaziano dalla scienza alla cultura, dall’arte alla storia, dall’ecologia alla
solidarietà, dalla salute al divertimento. Ad introdurre e stimolare il dibattito sono sketch, interviste, frasi
significative di un personaggio storico, interventi di un personaggio noto del mondo dello spettacolo o
della cultura. I commenti dei ragazzi, inoltre, sono correlati da video accattivanti, montati in modo da far
sentire lo spettatore parte di esso, favorendone l’identificazione. La dimensione relazionale enfatizzata
dal programma mette in luce valori quali l’amicizia, la condivisione e l’impegno ecologico, permettendo
al giovane telespettatore di trovare nei partecipanti risposte ai suoi dubbi e alle sue aspirazioni. Un
programma interessante, sia per la pregnanza dei contenuti, che per il nobile intento di sperimentazione. Ogni personaggio della serie valorizza doti e interessi del fanciullo: Mukko Tenerone alto, buono e
sorridente ha il pallino della solidarietà; la Mukko Troupe (composta da Mukko Stecca, Mulkko Ciack,
Mukko Lapis, Mukko Tic, Mukko Forno), ha il pallino per il cinema; Mukko Molla, agilissimo e scattante
ha il pallino dello sport; MUKKOlorato, sognatore e artista, è innamorato di tutto ciò che sia arte, letteratura e poesia; Mukko campestre, docile e romantico, ama la natura e si diletta a scattare foto a fiori e
farfalle; MukkoZen, calmo e misurato, è amante del tè verde, della salute e del benessere; Mukko Surf,
giocherellone e compagnone, è amante della festa, nell’estate e del divertimento; Mukko Vip è amante
della mondanità e desideroso di stare al centro dell’attenzione, Mukko Sapiens, schivo e taciturno,
resta rinchiuso tutto il giorno nel suo laboratorio tra provette e libri; Mukko Flash, socievole e allegro
è sempre ligio al dovere; infine, Mukko Play, sguardo attento e riflessi pronti, è testardo e determinato
nel raggiungere gli obiettivi. Attualmente non esistono nella televisione generalista molti format tagliati
su un’utenza preadolescenziale e adolescenziale, pertanto, nel conferire una valutazione decisamente
positiva a questo format fresco, vivace e intelligente, ci auguriamo che programmi di questo tipo possano
crescere e avere una diffusione sempre più capillare.
f.d.
150
Next TV
Genere: News e tendenze
Durata: 15’
Conduttore: Anna Maria Baccaro
Regia: AA.VV.
Autori/Sceneggiatori: Michele Bertocchi, Roberta
Ribera, Gianluca Cerasola
Produzione: Rai Ragazzi
Rete: Rai Gulp
In onda: dal 2 marzo 2014 la domenica
alle ore 16:45
Ascolti medi: n.p.
“Next tv” è un progetto innovativo e multipiattaforma, un inedito format di tendenza che si propone di
raccontare attraverso un linguaggio chiaro e veloce gli interessi, le mode e le tendenze delle nuove
generazioni. Spazio dunque a servizi, rubriche e filmati su sport, nuove tecnologie, musica e ambiente
veicolati sia attraverso la televisione che grazie all’immediatezza tipica del web. La natura multiforme e
complessa del programma è arricchita dai contenuti esclusivi pubblicati sul web nel corso della settimana che, unitamente alla trasmissione televisiva, forniscono al giovane spettatore molteplici spunti di
riflessione. Ne deriva quindi una fruizione cross mediale del prodotto che attraverso interviste, discussioni, immagini e gallerie video, incentiva la partecipazione del pubblico anche mediante i principali social
network (Facebook e Twitter). Lo spettatore, da fruitore passivo diviene così protagonista attivo della
conoscenza, in ossequio ad un approccio costruttivista secondo cui ciascuno può fornire il proprio contributo alla realizzazione del programma. Tra le rubriche proposte si segnalano “la bacheca delle ragazze”,
spazio virtuale di scambio e confronto tra coetanee attorno a temi di interesse comune e notizie provenienti dal mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport; “Point of view”, lo sport e la competizione
vissuti dentro al campo di gioco grazie a speciali microcamere indossate dagli atleti e soprattutto degno
di particolare nota, “Ricette per ragazzi”, spazio di informazione denso di consigli e suggerimenti per una
alimentazione sana e corretta: imparare fin da giovani a cucinare in modo semplice e sano è la strada
migliore per acquisire un corretto stile di vita. Altre rubriche sono “Video virale”, che approfondisce ogni
settimana il video più visto sul web fornendo informazioni su come sia stato realizzato e “Talent Scout”,
che prova a scovare sul web i personaggi che odorano di notorietà, prima ancora di divenire famosi. Questa innovativa commistione tra linguaggi differenti eppure complementari, tra broadband e broadcast,
garantisce una fruizione diversa, non tanto e non solo lineare, ma soprattutto reticolare, permettendo
allo spettatore/attore di scegliere liberamente quali contenuti approfondire e a quali contribuire in prima
persona. Sul web si approfondisce in particolare il tema dell’evoluzione tecnologica e i problemi di un
mercato in costante cambiamento alla luce della diffusione dei nuovi strumenti di comunicazione e della
loro influenza su stili di vita e aspettative. Nella prima puntata in chiaro, invece, “Next TV” ha proposto
una intervista alla bravissima neo vincitrice Olimpica Carolina Kostner, rivolgendo poi uno speciale augurio di buon compleanno al cantante Justin Bieber. Non tutti i temi affrontati suscitano il medesimo
interesse, ma la natura reticolare del programma e l’attiva partecipazione dello spettatore costituisce
l’aspetto più significativo e interessante di un format destinato ad una evoluzione costante, in grado di
rispecchiare le attese e gli interessi del pubblico.
f.d.
151
One piece
Genere: Serie animata
Durata: 635X22’ (sedicesima stagione)
Regia: Konosuke Uda, Munehisa Sakai
Autori/ Sceneggiatori: Eiichiro Oda
Produzione: Toei Animation
Rete: Boing
In onda: tutti i giorni alle ore 19:00
Ascolti medi: n.p.
Tratto dall’omonimo, popolare manga giapponese, la serie animata narra le avventure di Monkey D. Rufy,
giovane e bizzarro pirata che dopo aver divorato il frutto del diavolo Gom Gom si trasforma in un uomo
elastico e gommoso, in grado di assumere le sembianze più disparate a scapito tuttavia delle capacità
di nuotare. Il suo amore per il mare è alimentato dall’ambizione di diventare il Re dei pirati. A tal fine
Monkey parte per un lungo viaggio alla ricerca di One piece, leggendario e magnifico tesoro nascosto
nell’isola di Raftel, agli estremi confini della Rotta Maggiore, meta ambita di ogni corsaro che si rispetti.
In un mondo marinaro puntellato di piccole isole e arcipelaghi e popolato da creature fantastiche, il
protagonista riunisce intorno a sé una ciurma stravagante che si trova ad affrontare le situazioni più
imprevedibili e grottesche, in un’atmosfera surreale e densa di ironia. Il design di personaggi e ambientazioni è quello tipico dei manga giapponesi: uomini e donne dagli occhi grandi e la bocca smisurata si
muovono in modo stereotipato dentro ad ambientazioni dalle tinte pastello Si nota una certa immaturità
dei personaggi che appaiono costantemente all’attacco e in contrasto tra loro. Nonostante non siano
presenti spargimenti di sangue, l’irascibilità dei pirati, la loro tendenza a risolvere le controversie quasi
esclusivamente mediante l’uso della forza e dei poteri magici rende noioso il cartoon, ripetitive le battute
e banali le relazioni umane. Esse appaiono funzionali solo al soddisfacimento dei capricci del momento:
ne risulta un cartoon piatto che, seppure in grado di strappare qualche sorriso di fronte all’esito paradossale di alcune situazioni, ha scarso valore dal punto di vista pedagogico. Anche il protagonista della
serie appare superficiale e privo di quelle doti di autorevolezza e responsabilità tipiche di un capitano.
Spesso le situazioni si evolvono in maniera rocambolesca e fortuita come se non dipendessero dalla
volontà dei singoli attori in gioco. Nonostante la ricerca del grottesco e del goffo sia coerente con l’intento
degli autori di raccontare le vicende di una ciurma allo sbando, valori come la condivisione, il confronto,
l’amicizia non sono adeguatamente rappresentati, ne è possibile individuare un esempio positivo, una
guida morale in grado di dare spessore e significato alla missione, al di là del puro depredare e della
sete di conquista. Si registra inoltre un certo compiacimento per la sofferenza e l’azione fisica sembra
essere l’unica soluzione per affrontare il presente e placare il malcontento. Dal sito di Boing è possibile
scaricare una sintesi della trama e dei personaggi, video, sfondi e giochi.
f.d.
152
Peppa Pig
Genere: Serie animata
Durata: 156X5’
Regia: AA.VV.
Autori/Sceneggiatori: Neville Astley, Mark Baker,
Phil Hall
Produzione: Astley Baker Davies Ltd
Rete: Ray Yoyo
In onda: tutti i giorni alle ore 09:15,
alle ore 12:05 e alle ore 16:45
Ascolti medi: n.p.
Rivolto ad un pubblico in età prescolare (3-5 anni), la serie narra le avventure di Peppa, maialina rosa
antropomorfa di cinque anni e dei suoi amici e compagni di scuola. Tra questi vi sono: Rebecca (un
coniglio), suo fratello Richard, i due gemellini Rosy e Robby, Suzy (una pecora), amica del cuore di
Peppa, Danny (un cane), Zoe (una zebra), Candy (un gatto), Pedro (un pony), Emily (un elefante), Delfine
(un asino), Freddy (una volpe) e Wendy (un lupo). Tra le figure adulte sempre in primo piano nella serie
ricordiamo Madame Gazzella, versatile suonatrice di chitarra, Papà Pig, un architetto maldestro, distratto
e in sovrappeso, Mamma Pig, instancabile casalinga, diligente, attenta e scrupolosa, Nonno Pig, un
marinaio saggio e curioso con il pallino per l’astronomia, Nonna Pig, serena e gentile, ma talvolta impacciata e distratta e infine George Pig, il fratellino di Peppa, sempre in compagnia del suo inseparabile
dinosauro. Le azioni di Peppa, maialina capricciosa e spesso prepotente, si compiono in un contesto
familiare solido e coeso. Tutti i personaggi della serie, ad eccezione dei compagni di scuola di Peppa,
risultano infatti accomunati da uno stabile legame di parentela. La protagonista pertanto può contare su
molti punti di riferimento e ottenere diverse risposte in merito alle sue curiosità. Si registra sin da subito
una commistione tra differenti livelli di comunicazione. Le parole, i versi e i gesti di ciascun carattere
esprimono un repertorio verbale e non verbale da cui il bimbo attinge e che utilizza nel corso delle sue
esperienze di relazione. Ciò stimola la curiosità dello spettatore verso un prodotto che non intende tanto
raccontare una storia, quanto aprire una finestra sul mondo esterno ponendo l’accento sull’importanza
del gioco come spazio di dialogo e relazione tra coetanei e di confronto con gli adulti. Peppa e i suoi
amici pertanto affrontano situazioni e difficoltà tipiche della loro età, ma il denominatore comune rimane
invariato: crescere attraverso il gioco e la scoperta. I personaggi sono molto stilizzati, le forme definite
con tratti grandi, spessi e marcati, mentre il dettaglio è volutamente sacrificato in favore della semplicità.
I colori appaiono vivaci, ma non troppo saturi, mentre ogni ambiente è definito da una palette limitata,
tesa ad esaltare il verde dei prati e il celeste del cielo. Dal sito internet dedicato al programma è possibile
scaricare un profilo particolareggiato dei personaggi, immagini, effetti sonori e disegni da colorare.
f.d.
153
Polli Kung Fu
Genere: Serie animata
Durata: 26X22’
Regia: Sergio Delfino
Autori/Sceneggiatori: Sergio Delfino
Produzione: Vari
Rete: Boing
In onda: tutti i giorni alle ore 07:05 e alle ore 22:05
Ascolti medi: n.p.
Tornano le avventure del trio di polli più esilarante e scanzonato della TV. Ispirato al film “Kung Fu Panda”
e realizzato dalla Aardman Animations (conosciuta per i pluripremiati lungometraggi “Galline in fuga”
e “Wallace & Gromit”), la serie narra le avventure dei Chop Socky Choocks, un trio costituito dai polli
(Chick P., Joe e Chuckie Chan) intento a difendere i cittadini di Wasabi World dalle oscure e malvagie
insidie del Dr. Wasabi. Questo è un pesce mutante che pianifica i suoi misfatti nel suo misterioso quartier
generale: una boccia di vetro gigantesca all’ultimo piano di un centro commerciale in stile “Las Vegas”.
Il Dr. Wasabi tuttavia non arriva quasi mai allo scontro diretto con i Chop Socky Choocks in quanto, da
inguaribile codardo, affida la realizzazione dei suoi piani alla guardia del corpo Bubba e a una squadra di
ninja scimpanzé. In ogni episodio i tre polli celano dapprima la loro identità conducendo una quotidianità
divisa tra lavoro e divertimento. Tuttavia, di fronte ai propositi del Dr Wasabi di espandere il suo dominio
nei piani sottostanti del centro commerciale (dove i polli lavorano) e quindi sul mondo intero (che con
esso si identifica), essi entrano in azione, sorprendendo il nemico e i suoi scagnozzi grazie alla loro
conoscenza degli impianti di areazione di Wasabi World entro cui si snodano numerosi passaggi segreti.
Ognuno dei tre protagonisti è dotato di arguzia e doti di spionaggio. Chuckie Chan, il più anziano, è un
saggio maestro di Kung Fu; Kappa-O Joe gestisce un negozio di fumetti ed è esperto nello “shotokan”;
Chick P, unica componente femminile del gruppo, è armata di ventagli ed è dotata di notevole arguzia
e intraprendenza. Realizzato mediante un sapiente mix di 2d e 3d, la serie intende rappresentare un
mondo caotico e affollato nel quale regnano la confusione e l’incertezza. In esso, sembrano voler dire gli
autori, l’uso delle arti marziali costituisce l’unico strumento per garantire l’ordine e assicurare la giustizia.
Il centro commerciale rappresenta il simbolo, per non dire l’essenza stessa del mondo moderno. In esso
le persone possono soddisfare tutte le loro necessità; ma è in questo stesso tempio del benessere che
l’uomo esprime il proprio egoismo e il Dr. Wasabi consuma la sua avidità. Andare oltre i confini di questo
tempio di luci e suoni martellanti sarebbe controproducente. Significherebbe perdersi in un deserto vuoto
e desolante. I tre polli assicurano la pace contando solo su loro stessi e sulle loro doti di combattimento,
ma così facendo, lasciano il mondo sempre uguale a sé stesso. Dall’apposita sezione presente sul sito
di Cartoon Network è possibile scaricare info sui personaggi, giochi e disegni da colorare. Il programma
è da intendersi come una replica della passata stagione. Non si registrano quindi variazioni stilistiche o
di contenuto.
f.d.
154
Scuola di vampiri
Genere: Serie animata
Durata: 78X13’ (tre stagioni)
Regia: Anthony Power
Autori/Sceneggiatori: Gerhard Hahn
Produzione: Cartoon One, Rai Fiction, Hahn Film, ARD
Rete: Rai Gulp
In onda: tutti i giorni alle ore 19:00
Ascolti medi: n.p.
Oskar, il nipote del conte Von Horrificus è iscritto alla scuola dei vampiri e vive ogni giorno fantastiche
avventure insieme ai suoi inseparabili compagni: Rotella, Lapidina, Klot, Pulvirio e Perfidius. A differenza
di tutti gli altri vampiri “succhiasangue”, tuttavia, il protagonista e i suoi compagni sono espansivi, detestano il sangue e amano il contatto con gli esseri umani e il divertimento. Destinato ad un pubblico in
età scolare il cartoon esalta valori quali l’amicizia, il confronto e la condivisione. Ecco allora che, quando
Oskar o uno dei suoi compagni è in pericolo, può contare sul prezioso aiuto degli altri. Ciascuno degli
alunni della scuola di Vampiri è infatti animato da un profondo senso di giustizia e altruismo che rimane
intatto anche nei momenti di gioco e di svago. Come ogni vampiro che si rispetti, i sei piccoli studenti
volano nel buio della notte per ritirarsi nelle loro bare alle prime avvisaglie del giorno. Nonostante le buone intenzioni essi si cacciano spesso nei guai a causa delle trappole tese da Polidori, un intraprendente
cacciatore di vampiri che vive a pochi passi dalla scuola. Il maestro Sanguinetti, zio di Oskar, richiama
spesso i suoi studenti all’ordine e alla responsabilità invitando i vampiri a non restare troppo tempo fuori
dalla scuola per fugare i rischi della luce. Il design di personaggi e ambienti è raffinato e miscela sapientemente le tinte blu - violacee della notte con quelle giallo - arancio delle luci, restituendo un mondo
ricco di cromatismi e sfumature. I vampiri, d’altra parte, sono disegnati in modo da trasmettere simpatia
e innocenza. “Scuola di Vampiri” è un cartone intelligente che sa dosare divertimento, avventura e azione. Non vi è egoismo o competizione esasperata all’interno del gruppo; ciascuno, anzi, cerca sempre
di mettere a disposizione dell’altro il suo talento e la sua disponibilità. L’interesse per il prossimo rende
Oskar e i suoi amici affiatati, ma resta sempre lo spazio per uno scherzo sano o un dispetto. Sul sito
internet dedicato al programma è possibile rivedere in streaming tutte le puntate, postare dei commenti
e condividere i contenuti attraverso le più diffuse piattaforme di social network (Facebook, Twitter e Google+). Non si segnalano scene di violenza mentre l’ironia e l’imprevedibilità pervadono ogni circostanza.
Fuori dalla scuola i vampiri possono trovarsi in pericolo in ogni momento, come anche essere salvati
quando meno se lo aspettano. Il giovane spettatore da casa sarà sicuramente rapito dal ritmo veloce e
la molteplicità di imprevisti che, dentro e fuori la scuola, assorbe i protagonisti.
f.d.
155
Shaun: vita da pecora
Genere: Serie animata
Durata: 80X7’
Regia: AA.VV.
Autori/ Sceneggiatori: Nick Park
Produzione: Aardman Animations Ltd, BBC, West
deutscher Rundfunik
Rete: Rai Yoyo
In onda: tutti i giorni alle ore 18:05
e alle ore 00:30 (repliche)
Ascolti medi: n.p.
+6
Tornano anche quest’anno le avventure di Shaun, pecora curiosa, dispettosa e intraprendente che ama
cacciarsi nei guai, coinvolgendo l’intero gregge. Accanto ad essa troviamo Bitzer, il cane pastore incaricato di sorvegliare la fattoria che, nonostante l’apparente desiderio di una vita tranquilla, mostra una
certa insofferenza per la monotonia del suo ruolo ed è arrendevole di fronte alle trovate e ai disastri di
Shaun, finendo per esserne complice. Accanto ai due protagonisti e al vivace ed improbabile gregge ci
sono Shirley, pecora quattro volte più grande del normale che nasconde sotto al suo vello gli oggetti più
disparati, Timmy, un simpatico ed energico agnellino sempre pronto a seguire l’esempio delle pecore
adulte, i maiali dispettosi della fattoria confinante, che tentano sempre di creare tafferugli disturbando i
piani di Shaun ed uscendone sconfitti; il gatto, nemico di tutti gli altri animali, un gallo e delle papere. Il
contadino, una delle rare figure umane della serie, d’altra parte, trascorre le sue giornate serenamente,
dedito al suo lavoro e del tutto ignaro del comportamento anomalo e anticonformista del suo gregge.
L’intento degli autori è dichiaratamente quello di sovvertire gli equilibri naturali nel rapporto tra uomo
e animale al fine di creare situazioni paradossali ed esilaranti: la ricerca spasmodica del nonsense e
dell’assurdo e una visione dell’uomo superficiale, padrone spesso assente e indifferente ai destini del
suo gregge, rappresentano allora l’elemento dominante della serie. E’ proprio l’evanescenza dell’uomo,
allora, a rendere possibile l’impensabile e paradossale la realtà, un universo nel quale la condotta della
persona appare sminuita e ridicolizzata e gli animali i padroni di un mondo caotico e privo di regole. Lo
spettatore sorride di fronte all’evidente assurdità delle situazioni, ma, di fronte alla perdita di senso della
figura umana, non riesce a trovare uno specchio nel quale riflettersi, né tantomeno elementi pregnanti
sui quali meditare. Il programma è realizzato interamente con la tecnica dello stop motion; questa conferisce solidità ai personaggi e fluidità alle animazioni. La caratterizzazione degli stessi vuole sottolinearne
l’aspetto buffo e grottesco, mentre i colori sono realistici e non eccessivamente saturi. Notevole anche il
contrasto tra luci e ombre che restituisce un efficace senso di profondità agli ambienti. Sul sito internet
dedicato è possibile vedere dei video e scaricare immagini, suoni e disegni da colorare.
f.d.
156
Star Wars:
The Clone Wars
Genere: Serie animata
Durata: 20x22’
Regia: Dave Filoni, Steward Lee, Kyle Dunlevy,
Brian O’Connell, Giancarlo Volpe, Danny Keller
Autori/Sceneggiatori: Daniel Arkin ,Tim Burns, Kevin
Campbell, Bill Canterbury, Chris Collins, George Lucas
Produzione: Lucasfilm Animation Lucasfilm
Animation Singapore (divisione di Lucasfilm
Animation),LucasFilm, CGCG Inc.
Rete: Cartoon Network
In onda: tutti i giorni alle ore 17:00
Ascolti medi: n.p.
+12
Adattamento del secondo episodio della popolare saga cinematografica di “Guerre Stellari,” Star Wars:
the Clone Wars ne riprende i personaggi e le ambientazioni. Durante la Guerra dei Cloni, il giovane cavaliere Jedi Anakin Skywalker guida l’esercito dei cloni della Repubblica contro i Separatisti: impara a conoscere la Forza nel tentativo di sconfiggere i Sith e il Lato Oscuro. Ad accompagnarlo nelle sue avventure
troviamo il saggio maestro Obi-Wan Kenobi e Joda, senza dimenticare l’aiuto prezioso dei droidi R2-D2
e C-3PO. Il maestro Kenobi è calmo e coraggioso e sovente placa le irruenze del giovane Anakin: sa
destreggiare con grande maestria la spada laser e indica spesso delle alternative all’uso della violenza.
Yoda ha quasi 900 anni ed è il più saggio maestro nell’uso della forza: nonostante l’età è incredibilmente
agile e veloce, risultando invincibile durante i combattimenti. C-3PO è un droide protocollare in grado di
esprimersi in oltre sei milioni di forme di comunicazione, mentre R2-D2 è impavido e coraggioso come
il suo padrone Anakin. Interamente realizzato in 3d per conferire maggiore realismo ad ambientazioni
e personaggi, la serie non si distingue di certo per l’originalità, finendo per porre maggiore enfasi sulla
spettacolarità piuttosto che sullo spessore della trama. Essa risulta infatti piatta e banale risolvendosi in
una serie di scontri tra cavalieri Jedi e Sith. Non si notano spargimenti di sangue (peraltro non propri di
questa popolare saga spaziale) ma lo scontro tra il bene e il male si risolve nella capacità di controllare
la Forza, cioè un campo di energia generato da tutti gli esseri viventi che pervade l’universo e tutto ciò
che esso contiene. La spettacolarità dei combattimenti mette in ombra i sentimenti e le ansie dei protagonisti, incapaci di fermarsi per ritagliarsi uno spazio di riflessione. La banalità dei dialoghi e la piattezza
della dimensione relazionale deluderà anche i fan della vecchia trilogia cinematografica, realizzata negli
anni ‘70 del ‘900 da George Lucas. In essa la linearità e semplicità della trama ben si fondeva con
l’utilizzo di effetti speciali allora all’avanguardia. Quello che resta invece in questa serie è una confusa
giustapposizione di personaggi e vicende e una sovrabbondanza di effetti speciali la cui utilità appare
fine a sé stessa. Ricca la quantità di gadget dedicata alla serie: dai modellini dei caccia ai pupazzi, dalle
figurine alla cancelleria. Il sito internet dedicato alla serie, inoltre, è ricco di info su trama e protagonisti.
E’ possibile inoltre scaricare foto, video e sfondi. Non manca un’affollata comunità sui più diffusi social
network sempre ansiosa di ridare lustro alla serie.
f.d.
157
The Garfield show
Genere: Serie animata
Durata: 81X25’
Regia: Philippe Vidal
Autori/Sceneggiatori: Jim Davis
Produzione: Studio Dargaud Media, Mediatoon
Rete: Boing
In onda: tutti i giorni alle ore 11:15
Ascolti medi: n.p.
+6
Torna la serie animata franco americana che racconta le quotidiane avventure del gatto Garfield, del
cucciolo di cane Odie e di John Arbuckle, il loro padrone. Il protagonista è un irrequieto felino di colore
arancione: ama mangiare le lasagne e la pizza, dormire, guardare la TV e fare gli scherzi a Odie, il quale
aiuta spesso Garfield nei suoi intenti giocosi. John invece è succube dei capricci di Garfield, mostra un
atteggiamento sovente infantile, misto ad una certa debolezza. Rivolto ad un pubblico in età scolare (dai
6 anni in su), il cartoon focalizza la sua attenzione sui dispetti e i capricci del protagonista e dei suoi
amici, senza contrapporre mai un’azione moralizzatrice in grado di far comprendere a Garfield la portata
negativa dei suoi gesti. Il felino allora si approfitta di ogni circostanza per soddisfare i suoi capricci (tra
cui la sua fame smisurata) e rivendicare la sua cronica pigrizia. Garfield è anche molto orgoglioso e ama
raccontarsi in prima persona focalizzando l’attenzione sulle sue doti. Ogni episodio infatti è accompagnato dalla voce off del felino che svela gli antefatti della vicenda seguendo le azioni degli altri personaggi.
Questo espediente risulta efficace nell’accentuare la comicità grottesca di alcune situazioni, ma rivela
anche la natura irrequieta e distruttiva del protagonista. Il prodotto pertanto non si distingue per il significativo valore pedagogico dei contenuti. L’essere umano viene qui rappresentato come una creatura
debole e indifesa, arrendevole di fronte alla furia imprevedibile del mondo animale. Ciò determina un
sovvertimento delle responsabilità tra i vari attori in gioco, testimoniando la subordinazione dell’uomo al
capriccio animale. John è spesso frettoloso e distratto e i suoi amici a quattro zampe se ne approfittano
non appena sia possibile. Non emerge un vero e proprio compiacimento nel manovrare l’essere umano,
ma viene messo in risalto come quest’ultimo non possa ribellarsi in alcun modo alla natura del mondo
animale. Il prodotto tuttavia si segnala per la discreta cura dei dettagli e delle animazioni. L’uso del 3d
dona solidità ai personaggi che si distinguono per i colori tenui ed uniformi e per l’aspetto buffo e caricaturale. Anche gli ambienti entro cui questi agiscono sono resi in modo stilizzato, con una discreta dovizia
di particolari. Gli occhi grandi ed espressivi conferiscono simpatia ai personaggi, rendendone manifeste
le emozioni e gli stati d’animo. Dal sito ufficiale del programma è possibile scaricare giochi, disegni da
colorare, figurine dei personaggi e contributi sonori. Un prodotto discreto dunque che, pur garantendo
istanti di spasso e divertimento, non riesce a nobilitare quest’ultimo con un contenuto pedagogicamente
significativo. Il presente cartoon è una replica della passata stagione: non si registrano variazioni sul
piano stilistico e contenutistico.
f.d.
158
Regular show
Genere: Serie animata
Durata: 129X20’
Regia: John Infantino, Sean Szeles
Autori/Sceneggiatori: J.G. Quintel, Mike Roth, Matt
Price, John Infantino, Sean Szeles , Michele Cavin
Produzione: Cartoon Network Studios
Rete: Cartoon Network
In onda: tutti i giorni alle ore 16:45
Ascolti medi: n.p.
Mordecai è una Ghiandaia Azzurra, Rigby un procione antropomorfo: entrambi vivranno insieme avventure esilaranti in qualità di guardiani del parco della città. Mordecai è pigra e maliziosa, ha una laurea
in arte ma è gelosa e insoddisfatta. Rigby è egocentrico, superficiale e molto suscettibile; vive quasi
esclusivamente per accrescere la sua autostima, attraverso atti egoistici e burle che mettono nei guai
sia lui che i suoi compagni. Accanto ai protagonisti troviamo Benson, distributore di gomme da masticare
dotato di lunghe braccia e gambe: è il serio e rigido gestore del parco e si infuria frequentemente con
i protagonisti a causa della loro negligenza; Pops, suo figlio, un lecca-lecca ingenuo e infantile: ama
utilizzare espressioni forbite e toni aulici, in disaccordo con la sua personalità; Skips è il guardiano del
parco, uno yeti di 2000 anni che ne dimostra cinquanta: è un lavoratore alacre e operoso, dal carattere
mito e socievole. È inoltre altruista e disposto a riparare i disastri che i due protagonisti arrecano ad
oggetti e persone; Muscle Man, un ventenne in sovrappeso, scurrile e altezzoso che trascorre molto
tempo a canzonare la gente, come anche Mordecai e Rigby; Batti Cinque è il partner di Muscle Man, un
fantasma spinone che vive in roulotte e ama ascoltare i discorsi dei ragazzi a cui “batte il cinque” sulla
testa. L’atteggiamento ozioso e superficiale dei due protagonisti è la causa scatenante delle situazioni
più improbabili ed esilaranti. Mordegai, Rigby e i loro compagni appaiono come dei buontemponi, sempre dediti al gioco e al divertimento. Il lavoro allora muta di significato e da opportunità di impegno e di
affermazione della propria identità si trasforma in uno spazio e in un tempo privo di significato, un vuoto
da riempire, un rifuggire da ogni forma di responsabilità. Le ambientazioni essenziali e il design scarno
dei personaggi, definiti con pochi, semplici tratti, testimonia l’intento degli autori di realizzare un cartoon
in grado di divertire un pubblico in età scolare, privilegiando l’azione e il comportamento bizzarro dei
singoli caratteri, piuttosto che la pregnanza dei contenuti. Ecco allora che Mondecai e Rigby trascorrono
la maggior parte del loro tempo a bighellonare, mangiare e a cercare la soluzione più rapida e sbrigativa
ai loro stessi danni. L’assunzione di responsabilità viene sacrificata sull’altare del puro divertimento. Nel
complesso il cartoon descrive un microcosmo dove regnano incontrastate pigrizia e incuria e nel quale
il lavoratore non appare come una risorsa a vantaggio del benessere del cittadino. La paura di essere
licenziati spinge Mordecai e Rigby alla ricerca di soluzioni estreme nella speranza di placare le ire di
Benson. Un programma divertente, tuttavia banalizzato da una ilarità fine a sé stessa e priva di elementi
significativi. Dall’apposita sezione presente sul sito di Cartoon Network è possibile scaricare video, sfondi, giochi e un profilo sintetico dei personaggi della serie.
f.d.
159
Wakfu
Genere: Serie animata
Durata: 52X22’
Regia: Eun Young Choi
Autori/Sceneggiatori: Julien Magnat, Eric Herenguel
Produzione: Ankama Animations
Rete: Boing
In onda: il sabato e la domenica alle ore 16:25
Ascolti medi: n.p.
Torna il fantasy ispirato all’omonimo videogioco online. La serie animata, ambientata nell’era di Wakfu,
racconta le avventure di Yugo, un ragazzo orfano di 12 anni, ultimo sopravvissuto alla distruzione del
popolo degli Elatrop. Ha vissuto l’infanzia con Alibert, padre adottivo, aiutandolo nel suo lavoro in una
taverna. Venuto a conoscenza della verità, Yugo parte in cerca dei suoi genitori. Il protagonista, così come
tutti gli altri personaggi, è dotato della capacità di assorbire Wakfu, la linfa rigenerante insita in tutti gli
elementi della natura. Yugo è accompagnato da vari amici, tra cui Az, un canarino messaggero, la vivace
e un pò sgarbata principessa Amalia Sheran Sharm, Sir Tristepan Percedal detto “Pan-Pan”, il sedicenne
spavaldo e un pò goffo Rubilax, un demone con la smania di annientare tutto ciò che gli capita a tiro, Ruel
Stroud vecchio amico del padre adottivo di Yugo, tirchio, avido e immaturo ed Evangelyne, detta “Eva”,
diciassettenne arciere, guardia del corpo della Principessa Amalia. Il gruppo affronta le insidie di Nox, un
orologiaio pazzo e malvagio che controlla il tempo, e di Qilby, un Elatrop traditore del suo popolo, uomo
imperturbabile dai capelli biondi e la pelle grigiastra. Sia il videogame che la serie animata sono stati
realizzati in Francia, ma questa produzione rispecchia fedelmente alcuni canoni tipici dei fantasy orientale, dove l’elemento fantastico anima l’agire all’interno di una dimensione anacronistica. Il desiderio di
fondersi con la natura, la pretesa di trarre forza fisica e spirituale da essa, esercitandone il controllo, l’uso
disinvolto della magia rinviano quasi ad una sorta di feticismo primitivo, nel quale la fede diviene idolatria
verso oggetti o creature dotati di poteri salvifici o distruttivi. Nello spazio, come nel tempo non è più l’uomo ad agire, né tantomeno l’animale, ma un ibrido utopico. Lampi, lingue di fuoco, raggi e distruzione
accompagnano lo spettatore lungo ogni puntata, catapultandolo in un universo convulso e disordinato.
I disegni invece appaiono molto curati e si ispirano al videogame che è possibile provare gratuitamente
sul sito www.wakfu.com. Da tale sito è anche possibile scaricare immagini, effetti sonori e clip video. Il
programma è una riedizione della serie della passata stagione.
f.d.
160
Zoey 101
Genere: Serie TV
Durata: 65X22’ (in quattro stagioni)
Interpreti principali: Jamie Lynn Spears,
Paul Butcher, Victoria Justice, Sean Flynn-Amir,
Erin Sanders, Christopher Massey,
Matthew Underwood, Austin Butler
Regia: Steve Hoefer, Adam Weissman,
Michael Grossman
Autori/Sceneggiatori: Dan Schneider, Steve Holland
Produzione: Nickelodeon (TV)
Rete: Italia 1 (in replica su Nickodeon e Boing)
In onda: dal lunedì al venerdì alle ore 15:50
Ascolti medi: 6.000000 telespettatori;
6% share
Rivolta ai bambini di età compresa tra 9 e 14 anni, la serie narra le quotidiane avventure di Zoey Brooks,
una delle prime ragazze ammesse alla Pacific Coast Academy, un college a netta prevalenza maschile.
Zoey è una ragazza di bell’aspetto, intraprendente e carismatica. Ama la compagnia ed è sempre pronta
a dare una mano ai suoi amici nei momenti di difficoltà. Accanto alla protagonista troviamo Lola Martinez
e Quinn Pensky, sue compagne di stanza. Lola è una ragazza molto trendy: sogna di diventare un’attrice
di Hollywood. Quinn è molto intelligente, leale e sincera, seppure stravagante: è ben nota ai compagni
per i suoi infruttuosi esperimenti scientifici. Dustin Brooks è invece il fratello minore di Zoey: seppure
dotato di una formidabile intelligenza per la sua età, si caccia spesso nei guai, costringendo la sorella
a intervenire per aiutarlo. Chase Matthews è un ragazzo timido, mite e impacciato: è segretamente
innamorato di Zoey, ma non riesce mai a rivelarle i suoi sentimenti, fino all’ultima puntata della serie,
quando finalmente si fidanzano. Michael Barret è l’eclettico e leale compagno di stanza di Chase: ama
suonare il flauto, praticare sport ed andare incontro ai suoi amici. Logan Reese, terza presenza maschile,
è molto altezzoso e litigioso: finisce spesso per cacciarsi in situazioni imbarazzanti, ma sa dimostrarsi
anche leale e altruista. Infine troviamo James Garrett, ragazzo molto carino e gentile che finisce per
attrarre su di sé le attenzioni delle ragazze, compresa Zoey, che porta avanti una breve storia con lui.
Nel corso delle quattro stagioni che Nickodeon ripropone in replica, la formula resta inalterata. Obiettivo
degli autori è quello di creare un format fresco, dinamico e divertente, incentrato sulle avventure di questo giovane gruppo che trascorre le giornate diviso sempre tra scuola, sport e divertimento. Il giovane
pubblico, osservando la vita dei ragazzi, si rispecchia in molte delle circostanze che essi attraversano:
l’allegria, le paure, le prime “cotte”, le piccole invidie e i grandi ideali. L’ingenuità, la vitalità e la malizia
dei ragazzi affiora allora in ogni circostanza, delineando un contesto relazionale abbastanza tipico nella
preadolescenza. Al tempo stesso la serie esalta valori quali altruismo, la condivisione e l’ascolto, intesi
come disposizioni d’animo in grado di rafforzare l’identità e il senso di appartenenza al gruppo. Non sono
presenti volgarità e anche il “gioco” dei sentimenti è rappresentato con delicatezza e tatto. Una serie
interessante quindi, da gustare da soli o in compagnia e capace di volgere lo sguardo su dinamiche e
situazioni “tipiche” nelle quali il giovane pubblico si ritroverà facilmente. Dall’apposita sezione web presente su Nickodeon è possibile rivedere tutte le puntate.
f.d.
161
SPOT
163
164
Apple iPad Air
Genere: Spot
Durata: 31”
Committente: Apple
Agenzia: TBWA
Produzione: n.p.
«Il potente spettacolo continua e tu puoi contribuire con un verso. Quale sarà il tuo verso?» (W. Whitman).
Partendo dall’affermazione del poeta e scrittore Whitman, la Apple crea uno spot davvero interessante,
che stimola numerose riflessioni. Esso evoca la grandiosità del rapporto tra natura e cultura e l’intervento di quest’ultima sul prodigio naturale. Con lo sviluppo della civiltà, si è tentato di utilizzare le forze
elementari in modo da antropomorfizzare la natura. Il potere indomito della natura emerge però da
qualunque forma di sottomissione, fino ad assumere posizioni supreme di fronte alle quali l’uomo non
può che subire e arrendersi.
Il tentativo di controllo dell’uomo sulla natura si è espresso attraverso le innovazioni tecnologiche originariamente concepite in rapporto ad esso, quali sue estensioni e sue riproduzioni.
Con il progresso della scienza e della tecnologia, le macchine e gli artefatti tecnologici sono stati creati in
modo che somigliassero sempre più a un sistema vivente, a un organismo, che si potesse armonizzare
con l’universo naturale, selvaggio e dotato di regole proprie, non prevedibili.
Un ritorno al passato, come in tutti i cicli naturali che la vita ripropone. Le invenzioni e le scoperte scientifiche hanno quindi apportato migliorie sul versante gnoseologico, e la conoscenza sul mondo circostante
si è perfezionata in modo sofisticato e completo. Lo strumento pubblicizzato rientra quindi nel novero
degli artefatti tecnologici adattabili a questo tipo di concezione scientifica. I personaggi che utilizzano
l’ipad sono esploratori del mondo e come tali si addentrano nelle pieghe e nelle ambiguità naturali, pronti
a cogliere l’istante e la meravigliosa fattezza ambientale che, come tale, deve poter essere fotografata o
filmata, per catturarla e ridimensionarla. Sono in cima ad una montagna, in elicottero, sott’acqua, vicino
ad una tempesta, partecipi e spettatori allo stesso tempo. Ma il rischio c’è ed è sempre in agguato. Il
conservatorismo delle abituali condizioni di vita, che elude ogni tipo di artifizio e condizionamento, denuncia un impoverimento e una squalificazione della fenomenologia della natura in sé per sé, da parte
della tecnologizzazione dei sensi. Il dominio culturale sulla natura produce, infatti, disagi e illusorie sensazioni. L’uomo si illude di aver raggiunto la felicità e il benessere, mentre in realtà ha solo soffocato le
sue più genuine potenzialità. È la lettura più profonda che si fa di questo rapporto: la difficoltà di esperire
e godere della magnificenza naturale senza gli apparecchi tecnologici, ma solo con i canali sensoriali che
ci sono stati forniti. La semplicità di gustarsi la grandiosità di ciò che ci circonda e ci appartiene senza
usare queste raffinate, ma a volte inutili, protesi culturali.
f.o.
165
Banca Conto Arancio
Genere: Spot
Durata: 30’’
Committente: Banca Arancio
Agenzia: Ing Direct Italia
Produzione: Mercurio cinematografica
Le grandi domande sono cambiate, afferma lo spot. Chissà se nell’universo siamo soli, chissà se ci
sono altri esseri viventi, se ci sono gli alieni. Non è una grande domanda di tipo esistenziale quella che
si chiede se esistano o meno gli extraterrestri, tuttavia accenna a un atteggiamento della giovane donna
che sta sorseggiando il caffè in un locale: quello di alzarsi, di avvicinarsi a una vetrata, di guardare il cielo.
Un atteggiamento teso ad andare oltre la dimensione immanente della propria esistenza. Certo non si è
chiesta per quale ragione vivere, se siamo immortali, se esiste Dio, perché il male, perché la sofferenza.
I pubblicitari si sono “tenuti” su una domanda che si muove in un campo ristretto, l’esistenza o meno
degli alieni, forse per non scadere troppo o perché appare ovvio che le domande “molto alte” già siano
state eliminate dalla forma mentis del consumatore. La donna smette all’improvviso di guardare il cielo:
la vera domanda è, dice l’attrice cambiando tono della voce e impostandola su un tono più pratico, meno
ispirata, perché si debba pagare ogni volta che si preleva con il bancomat. Della serie, che ci importa a
noi di tutto quello che fa parte di ciò che non è terreno se non ci serve? Infatti lo slogan dello spot è “Le
grandi domande sono cambiate”.
Non facciamoci più domande astratte, basta complicarci la vita, le questioni importanti sono altre e
rimangono circoscritte alla nostra realtà più materiale: perché dobbiamo pagare ogni volta che preleviamo al bancomat. Questa sì che è una grande domanda. “Smettetela di pensare”, sembra essere
l’ammonizione della pubblicità, guardate nel vostro portafoglio, a forza di elevarvi, gli altri vi derubano,
dovete pensare all’oggi, al qui e ora. È il tentativo ormai consolidato di quella cultura materialistica di
circoscrivere l’uomo nell’ambito di un pragmatismo desolante.
a.c.
166
Big Babol
Genere: Spot
Durata: 21”
Committente: Perfetti Van Melle
Agenzia: dato n.p.
Produzione: dato n.p
La nuova campagna pubblicitaria delle chewing gum più famose al mondo reca un’importante novità. Il
suo consumo è legato alla vincita del videogioco Skylanders, adattabile a qualsiasi piattaforma tecnologica
(Playstation, Xbox e Nintendo 3DS) che combina una consolle, un portale e dei pupazzi che interagiscono
dinamicamente con il gioco.
Un gran bel passatempo, quindi. Peccato che sottragga tempo alle attività ludiche da fare all’aria aperta,
come illustra la pubblicità in questione.
Lo spot si apre con scene di parchi e giostre abbandonate, tra folate di un vento primaverile che comincia
a farsi sentire e scivoli coperti di foglie.
Sembrerebbe che questo parco giochi non sia frequentato molto dai bambini; e non se ne fa un discorso di
clima, perché lo spot sembra ambientato nei primi caldi, quando l’aria si fa mite e le giornate si allungano.
Non c’è nessuno in giro, la città sembra deserta, sembra essersi improvvisamente spopolata dei nostri figli.
Ma ecco che l’obiettivo si sposta d’un tratto all’interno di una casa dove, nel salotto davanti alla televisione,
sta giocando, impegnato e concentrato, un gruppo di ragazzini alle prese con joystick e videogiochi. La
curiosa attività ludica contemplerebbe anche la degustazione del chewing gum pubblicizzato e con grande
enfasi si chiude lo spot. Una grande bella trovata commerciale quella della nota azienda di confetterie
Perfetti Van Melle, che coniuga le peggiori abitudini di un ragazzino in un unico spot pubblicitario. La
passiva e solitaria pratica ludica del videogioco assieme al masticare una gomma, come sostituto di una
sana merenda pomeridiana, sono il connubio perfetto per attirare la giovane clientela che godrà, quindi,
non solo della gomma da masticare ma soprattutto del videogioco, inteso come premio per l’acquisto. Tali
scelte potranno incrementare le vendite del prodotto dolciario, forse un po’ in declino, ma certamente non
incontrare il favore del pubblico, specie quello dei genitori degli stessi figli.
Eppure si è così tanto parlato dei rischi conseguenti a tutto ciò: la carie, l’obesità, l’isolamento e le complicazioni patologiche derivanti dall’uso dei videogiochi concorrono a favorire l’apprendimento di tutta una serie
di abitudini malsane così difficili da eliminare. Ma sembra che ci sia una generale tendenza a non affrontarli
questi problemi. Perché fa audience, perché fa denaro.
Passività, allora, intesa non solo in senso fisico, come calo delle attività sportive conseguenti ad un consumo
eccessivo di alimenti calorici e iperglicemici, ma anche in senso mentale, quale fissità cognitiva e percettiva
verso gli strumenti tecnologici che finiscono per essere sempre i responsabili dei problemi dei nostri figli.
Tali abitudini dovrebbero, invece, essere centellinate a favore di attività all’aria aperta – quando possibile – e
comunque nell’ottica di un buon movimento e una corretta alimentazione; tutto ciò non può che favorire
una sana socializzazione che oggi sempre più è soggiogata e vinta da uno strano modo di giocare insieme.
Condividere uno spazio comune dove ciascuno è però chiuso nel proprio campo fisico e mentale: satelliti
isolati dell’universo cibernetico.
f.o.
167
Biscotti Plasmon
Genere: Spot
Durata: 30”
Committente: Plasmon
Agenzia: PicNic
Produzione: Cow&Boys
Dal 1902 la Plasmon alimenta intere generazioni con i suoi prodotti per l’infanzia che ancora oggi sono
apprezzati e ben commercializzati.
Dall’uomo col martello che incideva la pietra negli anni sessanta, all’uomo forzuto che sbriciolava una
colonna di marmo, a simboleggiare come la forza degli alimenti per bambini aiutino a mantenere un corpo sano e vigoroso, oggi il testimonial è proprio il bambino che agisce ed esprime la bontà del prodotto.
È il magico ed intimo momento della pappa, della merenda e di tutti quei momenti utili a sbocconcellare
il mitico biscotto e il prodotto celebra la sua gloria.
La mamma col bambino, nello spot odierno, riassume i principi fondamentali della sana alimentazione e
l’importanza del rapporto primario che getta le basi per un adeguato sviluppo psicofisico.
I biscotti, la frutta omogeneizzata e i secondi di carne o pesce sono il passaggio obbligato dello svezzamento quando il bambino incontra, non solo nel gusto, sapori e consistenze diverse.
L’attenzione sia al prodotto che al bambino che ne fruirà restituiscono all’azienda il giusto merito che,
grazie alla maestria dello spot, regala suggestivi ricordi in cui ognuno di noi saprà rivivere il proprio
passato.
La mamma apre, infatti, la scatola dei biscotti al cui interno scorrono veloci le immagini delle reclame
passate, e dove i bimbi di ieri – gli adulti di oggi – possono ritrovarsi con gioia in compagnia del proprio
fanciullino. Anche l’accompagnamento musicale trova rispondenza in questo passaggio: l’inconfondibile motivetto “Io crescerò…” è rielaborato in modo da non alterarne il ricordo e accresce, appunto, la
nostalgia dell’essere bambino.
Un modo dolce e piacevole per riappropriarsi del tempo perduto, con la gioia di affidare ai figli del domani
il testimone delle proprie esperienze.
f.o.
168
Campari Red Passion
Genere: Spot
Durata: 15”
Committente: Campari
Agenzia: Filmmaster
Produzione: Nicole Lord
“E se il piacere fosse adesso, prima che tutto cominci. In fondo, non è forse vero che l’attesa del piacere
è essa stessa il piacere?”. Torna sugli schermi lo spot dell’aperitivo firmato Campari, che tre anni fa aveva lanciato la pubblicità in costume. In una villa, i personaggi sono vestiti come dame e damine moderne,
con scollature vertiginose, minigonne audaci e tacchi pericolosi, a ricordare – anche se in un modo un
po’ rivisitato – lo stile del rondò veneziano. Ci sono i preparativi di una grande festa, le luci, l’orchestra,
un grande ricevimento che avrà luogo anche fuori la casa e che sembra avere come invitati solo donne.
Bionde, brune, ce n’è per tutti i gusti e il padrone di casa è un avvenente giovane uomo che di fascino
ne ha da vendere. Va in giro con il drink in mano pronto da offrire ad ogni dama incontri, per salutarla,
per concederle un passo di danza, per lasciare in qualche modo un segno di sé: è il predatore, l’animale
dominante che segna il territorio e crea un harem con tutte le sue prede. Perché il piacere si consuma
proprio nell’attesa del piacere stesso, quando l’atmosfera si carica di promesse.
Anche quest’anno lo spot mantiene lo stesso filo narrativo. Ha una durata minore, ma il messaggio è lo
stesso. Niente ti può deludere, perché in parte è già conosciuto e perché tutto può ancora succedere.
Non è forse così?
Con un gesto allusivo, il protagonista si rivolge quindi allo spettatore invitandolo ad entrare per gustarsi
la serata che svela già le sue intenzioni.
Quali sono le intenzioni di questa pubblicità? Reclamizzare l’aperitivo? O forse alludere a una filosofia
del romanticismo post moderno, basata sull’idea che l’attesa del piacere non sia il rispetto pudico di ciò
che è intimo e privato, quanto piuttosto sulla convinzione che spizzicare qua e là consenta per lo meno
di sapere a cosa vai incontro?
È questo il piacere di cui si parla? Quello che non ti frega perché lo conosci già? Quello che ti fa sentire
grande per il solo fatto di provarci? Quello che brucia le tappe e la magia del momento, l’immaginazione
e la fantasia di un evento solo sognato e che invece poi ti lascia un retrogusto un po’ amaro di cose
perdute, come diceva una canzone tanto tempo fa?
È il piacere, questo, che illude l’esperienza, un piacere effimero che travolge la passione come un’onda
di piena, che lascia dietro di sé macerie e detriti di ogni genere?
Sembra che sia questo il piacere che lo spot decanta: invita con linguaggio liquido appunto, immateriale
e virtuale, ad abbandonarsi a quel che capita. L’ennesimo accostamento vizioso tra l’alcol e il sesso, che
qui, più che in altri spot, proprio non trova modo di essere interpretato: il messaggio è chiaro, lineare,
senza troppe velature.
f.o.
169
Chanel.5
Genere: Spot
Durata: 31’’
Committente: Chanel N.5
Agenzia: n.p.
Produzione: n.p.
La fama del profumo più celebre della Maison francese, come recita il comunicato stampa che annuncia
l’iniziativa, è senz’altro dovuta all’enfasi maliziosa che conferì ad esso Marylin Monroe con le sue parole:
“Vado a letto senza nulla addosso, solo con Chanel n. 5”. Ed è per questo che l’azienda resuscita la diva
americana come testimonial della sua pubblicità. La campagna, sia televisiva sia su carta stampata, è
nata in base alla recente riscoperta del materiale audio originale in cui l’attrice, intervistata da Georges
Belmont (1909-2008), l’allora direttore di “Marie Claire”, affermava che a letto indossava solamente
Chanel N° 5: “Sa, mi fanno certe domande, talvolta! Ad esempio, una volta mi hanno chiesto: ‘Cosa
indossa quando va a letto? Solo il pezzo di sopra del pigiama, solo il sotto del pigiama o una camicia da
notte?’. Allora io ho risposto: Chanel n. 5 e non vorrei dire che indosso solo lui e basta, ma è la verità!”.
Di Chanel N.5 pare se ne venda un flacone ogni 55 secondi e che sia stato eletto, in un sondaggio, “il
profumo più sensuale del mondo”, detto anche ‘Le Monstre’, un mito intramontabile e senza tempo
che lo stesso Jacques Polge, creatore delle fragranze Chanel dal 1979, ha definito: “L’unico esempio di
profumo che acquista un carattere di singolarità con il passare del tempo”. Nessuno nega la bontà e la
fragranza del profumo più apprezzato del mondo, ci rattrista invece che venga usato un simbolo tragico,
come quello legato alla Marylin Monroe, rimasta vittima del ruolo imposto e impostosi di “donna oggetto”, sempre pronta e disposta a compiacere i desideri proibiti del sesso forte. Una donna non più in vita.
Sono trascorsi molti anni, forse il pubblico ha dimenticato che la famosissima attrice americana è morta
suicida, probabilmente schiacciata dallo stesso ruolo che l’aveva resa famosa. Negli anni della contestazione giovanile, sarebbe risultata improponibile una tale “resurrezione” per una campagna pubblicitaria
che potesse stuzzicare la sensualità femminile e i desideri maschili, oggi invece viene usata ancora una
volta una povera e infelice donna di nome Marylin Monroe! Campeggiavano nelle stanze dei giovani
studenti le gigantografie della diva, per compiangere una vittima delle più abiette culture materialistiche.
E ora la Maison Chanel l’ha resuscitata dopo aver usato altri testimonial come Brad Pitt. Le donne di oggi
dovrebbero ispirarsi a lei, emularla? Evidentemente la prestigiosa Maison ha fatto leva sul fatto che oggi
si è dimenticato che la stessa Monroe non sia stata poi tanto vincente e felice nella sua vita.
a.c.
170
Coca Cola
Genere: Spot
Durata: 45”
Committente: Coca Cola
Agenzia: Mc Cann
Produzione: Think Cattleya
Hai mai provato a guardare il mondo con occhi diversi? Con tutto il marcio che ci sovrasta, spesso non
siamo capaci di notare il buono delle piccole cose e di quelle persone che ogni giorno si adoperano per
rendere il mondo un po’ meno pesante.
Lo spirito del nuovo spot della Coca Cola vuole dare la speranza di un mondo che si può migliorare e che,
in fondo in fondo, ha ancora qualche risorsa da offrire.
“Per ogni persona corrotta, otto mila persone donano il sangue. Mentre si progetta una nuova arma, un
milione di mamme sta preparando una torta. Per ogni coro razzista, ottantamila italiani cantano sotto la
doccia. Per ogni cattiva notizia, cento coppie cercano di avere un bambino. Per ogni giornata nera, milioni
di persone condividono una Coca Cola. Ci sono tante ragioni per credere in un mondo migliore.”
Una sorta di messaggio di fede, di quella fede che anima la fratellanza e il rispetto tra gli uomini. Perchè
gli uomini non sono tutti malvagi, non agiscono solo per il loro cinico egoismo o seguendo l’illusione di
realizzarsi nel potere, nel denaro e in quelle emozioni facili ma faticosamente raggiungibili perchè non
spontanee. C’è tutto un mondo dietro, nascosto, che cerca di ricostruire le basi per una vita migliore,
che vive silenziosamente e si adopera per non far collassare tutto. Ci sono uomini e donne che lavorano
onestamente, che salvano vite, che prevengono distruzioni di massa; ci sono persone che soffrono, che
stringono la cinghia e i denti per andare avanti e offrire comunque un sorriso e una speranza ai propri figli.
C’è chi dona il sangue, chi prepara una torta, c’è chi canta e chi cerca di avere dei bambini.
È con l’attesa di un nuovo nato – e quindi di un nuovo mondo – che lo spot diffonde il messaggio di
speranza. Quegli stessi bambini che, cantando, inneggiano alla libertà di espressione, laddove la comunicazione è spirito di cambiamento e libertà dalle catene del sopruso e dell’ignoranza. La colonna
sonora è infatti un preciso monito (Whatever, Oasis, 1994): essere se stessi nel rispetto degli altri e
raggiungere gli obiettivi della propria vita. La libertà di fare ma anche e soprattutto il coraggio di riuscire
a vedere oltre, perchè spesso le persone sono chiuse nei loro piccoli mondi e faticano a immaginare
un cambiamento. È molto più comodo accontentarsi di una lettura superficiale e non accorgersi di un
significato e un contenuto più profondo. Ecco l’importanza di quelle piccole grandi cose che ci rendono
sereni, orgogliosi del nostro lavoro, coerenti con le nostre idee e, perchè no, anche rilassati davanti a un
bicchiere di Coca Cola.
f.o.
171
Conad
Genere: Spot
Durata: 30”
Committente: Conad
Agenzia: Aldo Biasi Comunicazione
Produzione: New Avana
Fino allo scorso anno, il simbolo del Conad erano le persone al servizio della clientela.
Oggi il simbolo del Conad è una coppia, una simpatica coppia che anima gli spot. Il protagonista è uno
dei proprietari di un punto vendita, le cui osservazioni e riflessioni non nascono intorno al lavoro che
svolge, quanto alla vita privata e alle sue dinamiche molto particolari.
Apparentemente dedito alla moglie, il protagonista va col pensiero al lavoro: a come prezzare i prodotti, a
come trovare una buona offerta economica per i prodotti maggiormente usati dalle casalinghe, a tutelare
insomma i suoi clienti. Questo strano protagonista, infatti, si sveglia nel cuore della notte per controllare
e verificare le merci esposte, come un padre che veglia sul figlio nel letto o un agricoltore sulla piantina
che nasce.
Un comportamento assurdo e per questo ironico, che fa del protagonista un uomo piccolo e decisamente
ossessivo nei confronti del lavoro.
Le dinamiche interne alla coppia, poi, sono quelle che lasciano spazio al sorriso e insieme una riflessione:
la moglie, infatti, azzarda – una dietro l’altra – ipotesi su presunti tradimenti o su inconcepibili appuntamenti d’amore che sono appunto disattesi dal marito. Ma tira un sospiro di sollievo quando capisce che il
marito si alza all’alba semplicemente per controllare lo stato degli alimenti del negozio perché ha a cuore
il benessere delle donne o per vigilare sulla qualità dei formaggi.
In fondo è l’esempio di un uomo che fa con passione il proprio lavoro, pensando alle persone che ci
sono dietro.
f.o.
172
Dalani
Genere: Spot
Durata: 30”
Committente: Dalani
Agenzia: Saatchi&Saatchi
Produzione: Akita
La pregiatezza dei prodotti Dalani si rispecchia nello spot. La scelta degli autori di associare ad ogni singolo dettaglio una conformazione antropomorfa di dubbio gusto caratterizza la pubblicità del momento.
Una coppia, strategicamente inquadrata a mezzo busto, regala gesti affettuosi a quello che si potrebbe
pensare essere un neonato, e invece con grande stupore, e anche un po’ di disgusto, si scopre tutt’altra
verità: il bambino non è altro che un raffinato vaso di porcellana, dai mirabili dettagli artistici e dall’inconfondibile stile del marchio pubblicizzato.
I mobili Dalani ispirerebbero quindi atteggiamenti affettuosi, di scherzo, di intimità che proprio non si
confanno a degli oggetti inanimati. Eppure c’è chi balla con la lampada come se fosse una donna, chi
accarezza il comodino mentre fa il bagno, quasi a stuzzicare la sensualità del proprio uomo. L’amore per
la casa si confonde con l’amore per l’altro, inteso – in questo spot – come oggetto di piacere e del quale
non si intravedono i limiti e i ruoli.
L’Altro, adoperato secondo i propri bisogni e non rispettato nella sua essenza, sembra essere il messaggio di fondo della campagna pubblicitaria, un senso latente certamente che non vuole essere reclamizzato e che invece entra irruente nelle nostre coscienze. L’intento pubblicitario, forse, avrebbe voluto
avere risvolti più ironici e meno rigidi, ma il connubio oggetto-soggetto trova purtroppo la massima
espressione, rivelando come al giorno d’oggi la nostra vita, soprattutto relazionale, sia condizionata
dalla fruizione di oggetti e accessori spesso funzionali che vanno a compensare una mancanza interna
e personale, difficilmente visibile all’esterno.
Love your home, dice lo slogan finale, ma forse dovremmo imparare ad amare di più il prossimo, se non
altro a riconoscerlo per considerarlo.
f.o.
173
Donna Moderna
Genere: Spot
Durata: 30”
Committente: Mondadori
Agenzia: n.p.
Produzione: Stylum
In un periodo in cui l’offerta televisiva è cresciuta a livelli esponenziali e che vede la fioritura di canali
su banda satellitare o terrestre, i modelli di vita che si propongono agli spettatori sono davvero per tutti
i gusti. Imitare il proprio idolo o emulare l’idea di femminilità suggerita dai modelli televisivi è diventato
ormai l’effetto di questa esposizione totale al totem televisivo che, come in una pratica religiosa, sottopone il pagano al sacrificio della propria dignità e della propria personalità. È in quest’ottica che lo spot
della rivista femminile “Donna Moderna” grida alla rinascita di un nuovo modo di essere donna, di essere
se stesse. “Voglio essere me” è il titolo di questa campagna pubblicitaria che esprime autenticità, ironia
e concretezza, caratteristiche della personalità del giornale e delle sue lettrici, che non preferiscono
vivere come le beniamine dello showbusiness ma, al contrario, impongono attivamente il proprio modo
di essere. Lo spot inneggia ai piaceri della donna, al ritorno delle cose semplici, al benessere personale
e a quello vissuto insieme agli altri. Inneggia alla gioia di stare coi figli e con il proprio partner, ma anche
alla gratificazione di fare giardinaggio, di fare la spesa e perché no, anche di fare il proprio lavoro. Del
resto, la donna di oggi è tutto questo, e apprezza ogni piccola fatica quotidiana, perché reale. Sulle riviste
patinate, i cosiddetti vip vivono una vita decisamente artefatta dove le cose normali sono dichiarate come
straordinarie, sulle quali poi si cuce il pettegolezzo che riempie i giornali di gossip. Che la modella faccia
la spesa o che l’attrice sia fotografata mentre fa il bagnetto al proprio figlio, diventano improvvisamente
eventi su cui parlare quando si attribuiscono a quel tipo di personaggi. Ma dietro le quinte, nella vita
reale, tutto ciò è routine e come tale vissuto pienamente. Lo spot punta, perciò, non allo svilimento delle
pratiche quotidiane della vita, quanto piuttosto all’esaltazione delle cose semplici e del piacere di farle.
C’è anche molta ironia in questo messaggio, e le grandiosità e gli sfarzi del mondo patinato appaiono, in
confronto, come delle inutili velleità.
f.o.
174
Edison
Genere: Spot
Durata: 45”
Committente: Edison
Agenzia: Cayenne
Produzione: Soho What
Alla fine del secolo scorso l’uomo immaginava di avere la luce elettrica, negli anni ’30 voleva portare il
gas in tutte le case, circa trent’anni dopo fantasticava di utilizzare la luce solare per far funzionare gli
elettrodomestici e ai nostri giorni già i bambini sperano di usare l’elettricità per far volare gli aeroplani.
I sogni della creatività umana sono racchiusi in questo spot, che festeggia i 130 anni dalla fondazione
dell’azienda, che porta il nome del noto inventore delle dinamo elettriche. Le donne e gli uomini da sempre non hanno mai smesso di credere nel progresso e l’azienda Edison lo mostra attraverso questo breve
filmato. Fu nel 1883 che l’azienda illuminò per la prima volta il Teatro alla Scala, con oltre duemila lampadine finendo per modificare la vita di tutto il nord Italia prima, illuminando e riscaldando l’Italia intera, poi.
Davanti al grandioso teatro milanese si susseguono le epoche e le scoperte. Uno sguardo al passato
e alle abitudini di vita ben confezionato, che spiega anche l’evoluzione dei mezzi di locomozione: dalla
carrozza, alla macchina, alla Vespa, fino alla bicicletta, quasi a dimostrare come col passar del tempo le
scoperte migliorano la vita dell’uomo grazie alla tecnologia, ma che alla fine abbiamo sempre bisogno di
tornare alle cose semplici della vita.
Perché la tecnologia deve poter essere associata al benessere e soprattutto alla facilitazione di molti problemi quotidiani: in tal modo, comunque, consentire anche di scegliere modi e mezzi che con il progresso
non hanno tanto a che fare. Avremmo potuto immaginarci nel presente o in un futuro prossimo con un
mezzo di locomozione rubato ai film di fantascienza e invece troviamo bambini seduti sui loro seggiolini
dietro alle semplici biciclette.
Uno sguardo al passato ed uno al futuro, con in tasca un monito ben preciso: la sicurezza e la responsabilità in ciò che facciamo, che sia inventare un prodigio o guidare un mezzo.
Lo spot racconta la storia dell’Edison e conoscere gli albori di una grande azienda non fa che maturare
fiducia e sicurezza nei confronti del suo operato.
f.o.
175
Enel
Genere: Spot
Durata: 31’’
Committente: Enel
Agenzia: Saatchi & Saatchi
Produzione: Filmmaster
“Siamo guerrieri della notte e delle 6 di mattina, siamo i guerrieri dei posti in piedi, delle tangenziali,
siamo guerrieri alle prime armi, siamo guerrieri in trincee di scaffali e di scartoffie, siamo guerrieri del
lavoro, siamo i guerrieri dell’amore. Siamo guerrieri e vincere è possibile se lottiamo insieme”.
La voce narrante, intensa, commenta immagini di persone comuni, di italiani che non mollano di fronte
alle difficoltà, alle incertezze, di fronte alla fatica e alla routine. Enel sceglie di sostenere chi affronta le
proprie battaglie quotidiane con coraggio e dignità. Nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole, nei supermercati. La pubblicità li denomina con il termine di guerrieri, guerrieri del giorno e della notte. Vengono
colti nei loro momenti quotidiani perché è lì che affrontano le loro battaglie, mentre lottano per il loro presente e costruiscono il loro futuro. Ed Enel è accanto a loro, con tutta la sua energia conferisce al lavoro
professionale una sorta di eroismo che spesso viene ignorato dai più. La pubblicità ha avuto un impatto
molto positivo; al di là del messaggio promozionale legato alla vendita, in un momento di forte crisi economica, viene infatti rivalutata quella dimensione dell’impegno personale nell’affrontare il proprio lavoro
con eroismo, con passione anche se si tratta di una mansione semplice. La nostra non è solo una società
segnata dalla crisi economica, ma anche da quella morale, e questa gente che appare sullo schermo
è onesta, non cerca scorciatoie, è forte e determinata. Si dice che uno dei mali del nostro tempo sia
la ricerca della ricchezza senza sforzo, gli eroi della pubblicità sono invece persone che lavorano sodo,
senza perdersi in sogni pindarici, persone che resistono con coraggio, adoperandosi per superare questo
momento, credendo in un futuro migliore. Gente comune che non ha affatto voglia di mollare davanti agli
ostacoli che la vita quotidiana pone. Persone che insomma pensano positivo e non si fanno scoraggiare
dai tempi che corrono mettendosi in gioco.«Guerrieri» li chiama Enel, che a loro ha dedicato uno spazio in
Rete dove possono raccontare le loro esperienze di vita quotidiana. Particolarmente lodevole l’appellativo
di “eroi dell’amore” attribuito a coloro che svolgono un lavoro di tipo educativo.
a.c.
176
Fiat 500L
Genere: Spot
Durata: 30”
Committente: Fiat
Agenzia: Leo Burnett
Produzione: Movie Magic
In viaggio verso il futuro, un giovane guida la sua macchina, piena di bagagli, di oggetti, di sogni. Ma poi
lo spazio non basta più e il giovane si immagina un futuro a due, con la sua partner insieme a vivere non
solo le passioni, ma lo spazio stesso entro cui formare la coppia. Perché il bello di avere spazio non è
tenerlo solo per sé, ma poterlo condividere, come recita lo slogan.
Uno spot positivo quello della nuova Fiat 500 L, che suggerisce come la crescita non sia un percorso
faticoso e insoddisfacente, fatto di rinunce o di ridimensionamento della propria individualità. Crescere è
facile, è entusiasmante. Crescere è cool, come dice il claim.
Nell’immaginario dei giovani adulti, la progettazione del futuro non è sempre così rosea. Intervengono
fattori complicati nella costruzione della propria identità: la ricerca del lavoro, la stabilità economica e
soprattutto la gratificazione di una vita affettiva che comprenda anche la costituzione di una famiglia a
tutto tondo. Le difficoltà socioeconomiche degli ultimi tempi si riflettono proprio sul cammino degli uomini del domani, gettando spesso uno sconforto difficile da sciogliere. Ma questo spot è arioso, sa di fresco,
incoraggiante perché punta sulla metafora del viaggio come passaggio dal grigiore dell’incertezza al raggiungimento della maturità, dalla difficoltà a trovare un ruolo alla riuscita di se stessi, dall’impossibilità
di riscattarsi dalle origini, entro le quali spesso ci rifugiamo come riparo dalle frustrazioni, alla scoperta
di riuscire a farcela da soli. Il viaggio verso lidi lontani, come anche l’ambientazione suggerisce, sembra
essere quindi la promessa di un futuro più luminoso, meno incerto e sempre più da scoprire.
f.o.
177
Fondazione ANIA
Campagna 2013-2014
Genere: Spot
Durata: 20”
Committente: Ania – Fondazione
per la Sicurezza Stradale
Agenzia: Toscani Studio
Produzione: n.p.
Lo spot istituzionale è stato creato dalla Fondazione per la Sicurezza Stradale per sensibilizzare il pubblico sul fenomeno, sempre più dilagante, delle morti sulle strade.
Lo spot è ben realizzato, è efficace, è persuasivo e convincente. Le statistiche parlano chiaro: ogni anno
si verificano 3653 morti per incidenti automobilistici e il dato è veramente preoccupante.
I messaggi per una guida sicura e controllata sono sempre molti, attraverso i canali mediatici, la pubblicità e i messaggi su strada (attraverso i pannelli elettronici delle autostrade), ma sembra non esserci
un’effettiva corrispondenza tra ciò che si comunica e ciò che realmente viene recepito.
Perciò, per una maggiore efficacia comunicativa, è stato ritenuto opportuno creare questo spot. Uno spot
forte, duro, ad effetto per quanto riguarda i contenuti; uno spot veloce e repentino per quanto riguarda
la forma. Sicuramente uno spot incisivo per quanto riguarda il messaggio. L’agenzia di Oliviero Toscani
si era già occupata negli anni scorsi del tema della sicurezza stradale, con uno spot che aveva sollevato
non poche polemiche. La campagna pubblicitaria di quest’anno sembra essere in linea con il messaggio
originario: immagini e suoni abilmente orchestrati in modo da creare un’unica sinfonia di suoni e colori,
e risultare così indicata a mettere in guardia dai pericoli di una guida scorretta e pericolosa.
Una serie interminabile di sequenze e immagini, catturate all’istante come durante un ricordo a ritroso,
vengono proiettate sullo schermo. I propri cari, le proprie esperienze, i volti, gli oggetti, i luoghi: tutto si
mescola nella mente e viene rievocato con sforzo e intensità per ricordare quello che della propria vita
si rischia di perdere.
L’unione delle immagini rapide con i suoni di clacson di macchine e di sirene di ambulanza, si mischiano
ai battiti cardiaci e al brusio delle voci di sottofondo che incitano il malcapitato a svegliarsi, ad aprire
gli occhi e a resistere al coma nel quale è involontariamente scivolato. Ma il segnale sonoro del battito
cardiaco si fa più costante, più ravvicinato, più insistente fino a diventare una linea continua, un suono
prolungato. Non c’è più niente da fare e anche un’altra vita s’è tragicamente spenta.
Non spegnere la luce, dice lo spot.
Pensaci. È il monito finale.
f.o.
178
Fonzies
Genere: Spot
Durata: 41”
Committente: Saiwa
Agenzia: n.p.
Produzione: n.p
“Se non ti lecchi le dita, godi solo a metà”, diceva il vecchio slogan… ora “Cerca nel sacchetto il chip
più lungo, quello di 2 cm: puoi vincere un viaggio!”. È questo il messaggio della nota azienda di patatine
al formaggio attraverso il nuovo sconcertante spot.
Un gioco di doppi sensi che allude chiaramente alla lunghezza dei genitali, come si conviene a una
società popolare e maschilista.
L’adolescente che pesca nel sacchetto, strategicamente nascosto dalla telecamera, e trova la patatina
vincente innesca, come un effetto domino, tutta una serie di equivoci non poco chiari, basati sulle dimensioni delle parti intime. La nonna che pulisce i fagiolini (e non è un elemento scelto a caso), il vecchio
che esulta “Scopa!” mentre gioca a carte in piazza, il barbiere che commenta annoiato ma un tantino
invidioso “Beato lui”, sottolineano ancor di più il doppio senso. E ancora, la ragazza cacciata dal balcone
affinché non senta la notizia che gira in paese dà per scontata l’irriverente equivocità delle cose.
Uno spot, bocciato ancor prima di venir trasmesso in TV, ma che continua a riscuotere molto successo
nel mondo web, rimandando all’ilarità dell’equivoco più che all’imbarazzo del tema trattato.
Eppure, a ben vedere, questo spot non regala sorrisi ma solo perplessità.
In primo luogo, per la scelta di un prodotto alimentare come sostituto dell’attributo sessuale: bisogni primari (cibo e sesso) che si fondono insieme e che sollecitano a un’associazione mentale di rapido effetto.
È pur vero che i due bisogni sono imprescindibili l’uno dall’altro perché rimandano al piacere e alla naturalezza con cui si praticano, alla convivialità (mangiare insieme è più gratificante dello stare soli e allo
stesso modo il rapporto sessuale con il partner è ben visto rispetto all’autoerotismo) e infine rimandano
alla storia dell’umanità (cibo e sesso sono stati fondamentali per la sopravvivenza della specie, per cui
in assenza di cibo e di riproduzione non si poteva continuare lungo la via evolutiva). Ma in questo caso il
cibo sembra squalificarsi rispetto al tema sessuale per la volgarità dei contenuti espressi.
Poi, come accade nella maggior parte degli spot, la potenza virile che viene sempre rappresentata
attraverso qualcosa: l’automobile, il profumo, il cellulare sono appendici narcisistiche che esaltano o
compensano la propria prestanza virile e sessuale.
Non allegorie, non simboli ma vere e proprie immagini che spesso derivano da rappresentazioni dell’immaginario collettivo popolare.
f.o.
179
Galbusera
Riso su Riso
Genere: Spot
Durata: 30”
Committente: Galbusera S.p.A.
Agenzia: 1861 United
Produzione: Akita Film
Quante volte nei discorsi usiamo immagini metaforiche o modi di dire che con quello che è realmente
accaduto non hanno niente a che vedere, ma che rendono bene l’idea, colorando la frase e la fantasia
in modo egregio?
Lo sanno bene gli autori dello spot, lanciato lo scorso anno, e che continua a fare successo ancora oggi,
se non altro per la maestria con cui è stata realizzata la pubblicità, oltre che per la bontà del prodotto.
Rispetto ad altri prodotti abbastanza simili, emerge con grande efficacia nel panorama dei crackers per
la scelta degli ingredienti che son naturali e quindi sani.
Inoltre, la bontà del prodotto sembra proprio rispecchiarsi nella scelta di usare l’ironia e la creatività nella
realizzazione del soggetto pubblicitario. Ingredienti sani e simpatia, elementi principali per un prodotto
che gioca proprio sulle parole. “Riso su riso” vuole dunque essere l’invito a prendere la vita con gioia e
leggerezza, dove il riso è usato nella doppia accezione semantica che ben si sposa in uno spot come
questo. Per tale motivo, gli attori dello spot recitano tutta una serie di doppi sensi dettati dalle metafore
di cui quotidianamente facciamo uso: «il capo mi ha fatto una lavata di testa» ispira proprio l’immagine
di una seduta dal parrucchiere, decontestualizzando proprio l’evento accaduto; «i colleghi mi hanno fatto
nero» «per uscire ho dovuto fare i salti mortali», sono le frasi che il protagonista utilizza per descrivere
una giornata lavorativa piuttosto negativa e che ricordano come, attraverso piccole strategie, si possa
determinare flessibilità al discorso e soprattutto movimento e sapore.
Il ricorso al linguaggio figurativo, come sono le metafore e le analogie, dinamizza i discorsi e gli eventi
acquistano, certamente, maggiore rilievo e maggiore attenzione da parte di chi ascolta. Deve essere
stata proprio quest’idea ad ispirare i produttori dello spot: cercare di attirare l’attenzione su un prodotto
che doveva essere diverso da tutti gli altri. Un prodotto sano ma anche simpatico, non solo per la forma
(i crackers sono infatti ricoperti di chicchi di riso), ma anche per il gusto e l’espressione del messaggio.
Come per il passato, anche quest’anno lo spot incontra favorevolmente il gusto del pubblico per un
prodotto che sa di buono.
f.o.
180
Ikea
Genere: Spot
Durata: 45”
Committente: Ikea
Agenzia: Auge e Initiative
Produzione: Mercurio cinematografica
Basta poco per far spazio all’immaginazione, così come basta poco per trovare una soluzione a tutti i
problemi di spazio. Lo sanno bene i componenti della famiglia dello spot.
Lo sanno bene soprattutto le mamme quando la cameretta è colma di giocattoli sparsi che non trovano
mai un’idonea collocazione. A quante mamme sarà capitato, infatti, di esprimere quel disappunto disegnato sul volto dell’attrice dello spot? Quel fastidio indescrivibile di vedersi alle prese con la sistemazione
di tutti i pezzettini delle costruzioni o i giocattoli solitamente sparsi un po’ ovunque. Il protagonista dello
spot però riuscirà a far sorridere la sua mamma e, con una casa arredata Ikea, ognuno di noi ritroverà
il proprio sorriso.
Dopo un rapido scambio di sguardi con la mamma, il bambino riordina velocemente la cameretta in sua
assenza, trasformandosi nel supereroe che tutti conosciamo. Vestito di mantello rosso, di tutina blu e
di una simpaticissima mascherina sugli occhi, presa in prestito più a un aviatore che a un supereroe,
il bimbo perlustra la casa mettendo in ordine tutto ciò che non trova rapida collocazione e soprattutto
aiutando chi si trova in difficoltà: a chi è alle prese con i vestiti dell’armadio, a chi è in bagno, a chi sul
terrazzo è affaccendato con le piante che non trovano posto sul tavolo. Ed ecco che un pianale del tavolo
apribile, un contenitore o un porta-tutto da appendere all’armadio risolvono quegli apparenti problemi di
spazio. Tutto torna in ordine e ben visibile, allo stesso tempo. Il superbambino è orgoglioso del suo compito e la mamma, stupita e incredula nel trovare la cameretta sgombra e pure ordinata. Per il supereroe
rimane da sbrigare l’ultima impresa per il fratello, alle prese con la gestione dello spazio sotto il letto. Ma
quando anche lui dimostra di sapere come fare, il bambino lo osserva con interesse, scoprendo poi che
ha a che fare proprio con un altro supereroe: lo dimostra la maglietta con l’iniziale. Lo spot è divertente
e funzionale allo stesso tempo, illustra le possibili soluzioni in una veste dinamica e ben costruita. La
scelta dell’espressività del bambino poi si adatta bene alla rappresentazione del piccolo eroe tuttofare e
conferisce bontà al prodotto.
Basta poco per fare spazio all’immaginazione, dunque, ma anche alla realtà.
f.o.
181
Jamba –
sfondo desktop cagnolini
Genere: Spot
Durata: 30”
Committente: n.p.
Agenzia: n.p
Produzione: n.p.
Dopo lo spot sull’applicazione del calcolo amoroso (love calculator) tra due partner, Jamba crea il nuovo
spot per cellulari e i-phone. Uno screen-saver piuttosto curioso che, a ben guardare, suscita anche un
po’ di disgusto.
Dietro a uno schermo, alcuni cagnolini di razza labrador leccano avidamente qualcosa di dolce (lo immaginiamo), quasi come se le povere bestiole fossero chiamate a leccare lo schermo del nostro cellulare
ogni volta che lo usiamo. Si può scegliere tra il cucciolo color champagne o quello dal pelo nero; si può
scegliere un solo cagnolino oppure averli entrambi e guardarli leccare insieme lo stesso schermo, con le
loro lingue che si toccano e i loro corpi che si affannano, affamati a leccare ciò che riveste lo schermo.
Se si vuole, si può anche scegliere un tigrotto, invece dei cuccioli di cane.
Lo spot, apparentemente banale, stimola tutta una serie di significati simbolici che meritano una certa
attenzione. I contenuti vanno infatti letti secondo una chiave psicologica che rimanda a teorizzazioni più
profonde, come quella relativa alla teoria freudiana degli istinti. L’istinto della suzione, presente nei neonati, non risponde solo alla gratificazione della fame ma anche a una gratificazione emotiva che richiama
i bisogni di contenimento e di amore.
Lo spot vuole richiamare, in questo modo, la natura di questo tipo di istinto.
Esso evidenzia, infatti, come il guardare (attività che rimanda a una gratificazione scoptofilica e voyeuristica), produca un piacere e come questo piacere, che di per sé gratifica chi lo esperisce, sia fruibile in
chi lo guarda. Si parla di bisogni umani e ci si ritrova con elementi animali che, seppur cuccioli, rimandano a un’istintualità primordiale.
f.o.
182
Jamba – Zalele
Genere: Spot
Durata: 16”
Committente: n.p.
Agenzia: n.p.
Produzione: n.p.
Nella piazza di un paese, a ritmo di musica, è inscenata la danza dei contrari: la legalità (il poliziotto) e la
disonestà (il ladro); il sacro (il prete) e il profano (la donna procace); la morte (il carro funebre) e la vita (il
morto che resuscita). Tutti ballano a ritmo del tormentone del momento, da scaricare sul cellulare grazie
a Jamba. È con questa musica che tutto torna in armonia e con questa musica si vuole celebrare la vita.
Si conciliano gli opposti tra di loro: il ladro con la guardia, il prete col peccato, la morte con la vita. Ciò
è particolarmente evidente nella scena successiva, quando un ragazzo tenta il suicidio, impiccandosi al
soffitto. Grazie a una serie di inconvenienti, il soffitto non regge e il ragazzo, udendo il motivetto, trova migliore occasione per tornare alla vita. Lo spot che esalta il divertimento e la gioia della spensieratezza ha,
tuttavia, contenuti e forme che rasentano il cattivo gusto e il cattivo esempio. La scena della resurrezione
e quella del tentato suicidio, che sono senza dubbio di forte impatto emotivo, generano sgomento e sono
di difficile elaborazione. Ciò che più si contesta è la naturalezza con cui si tende a esternare e drammatizzare vissuti importanti come quello del tentato suicidio, che solitamente vengono consumati nel silenzio
assordante della disperazione e nella depressione, quasi a emularli come alternativa alla realtà; eppure,
l’ironia che piomba su scene come questa non fa che ridicolizzare la tragicità dell’atto. La scena della
resurrezione, che non ha nulla di salvifico o di speranza, è resa in questo spot come espressione misera
di riscatto da un destino che si vuole cambiare ed è la manifestazione un po’ bulimica di un genere così
in voga attualmente, quale quello del macabro. La morte è qui spogliata dei suoi significati religiosi e
culturali per animarsi, è il caso di dirlo, di presupposti egocentrici e surreali. Il tormentone dell’anno è
il tormento dello spirito che si trova a dover fare i conti con una realtà ridicolizzata nei suoi significati
dicotomici, anche profondi, e che un jingle ritmato non può certamente saper spiegare.
f.o.
183
Kinder a colazione
Genere: Spot
Durata: 30”
Committente: Ferrero S.p.A.
Agenzia: Providence di Havas Italia
Produzione: Cattleya
I nuovi spot sulle merendine Kinder sembrano più degli stralci di fiction che pubblicità dimostrative del
prodotto. Sono sempre più vicini alla realtà di tutti i giorni, alle famiglie comuni, alle dinamiche relazionali
che ci creano tra genitori e figli. Soprattutto allo spirito che anima la famiglia stessa: l’amore per l’altro.
È in questa ottica che si inseriscono le nuove narrazioni della Kinder Ferrero.
È l’attenzione al prodotto e alle materie con cui è stato preparato che ispira il claim “La tua famiglia
merita qualità”, attraverso il dono delle piccole cose.
Le piccole grandi attenzioni di una mamma che rimbocca le coperte al figlio mentre dorme o che scalda
i guantini della figlia prima di andare via (Kinder Pan e cioc) regalano tenerezza e gratitudine non solo in
chi le riceve. Il gesto del papà che presta la macchina alla figlia, riempiendone il serbatoio, prima che lei
la usi e il gesto che egli stesso riceve da lei a colazione con il giornale fresco di stampa per ringraziarlo
(Kinder Colazione più) sono narrazioni coinvolgenti, create per rappresentare la quotidianità in cui si
colloca il prodotto, non primo protagonista.
Rispetto ai vecchi schemi pubblicitari, infatti, in cui l’acquisto del prodotto illudeva, per certi versi, il raggiungimento dello status che il prodotto stesso rappresentava, in questi nuovi spot avviene esattamente
il contrario. Non è dunque la merendina a generare l’idillio della famiglia perfetta, ma è la normalità di
una famiglia comune la cornice ideale in cui consumare quel tipo di prodotto.
E Kinder di famiglie se ne intende.
f.o.
184
Melinda
Genere: Spot
Durata: 45”
Committente: Melinda
Agenzia: Cernuto Pizzigoni & Partners
Produzione: Haibun
Tutte le occasioni sono buone per mangiarsi una Melinda. Appena colta, al ristorante, dal fruttivendolo,
quando si studia, in compagnia di amici, durante una partita. È irresistibile, croccante, buona e soprattutto sana. Gli attori esprimono ironicamente alcune situazioni paradossali in cui sgranocchiare le mele, ma
indicano quella che dovrebbe essere una buona abitudine. Mangiare frutta e verdura più volte al giorno,
come consigliano i nutrizionisti.
Del resto, il riferimento al vecchio adagio è più che scontato: una mela al giorno leva il medico di torno.
E riporta il buon umore.
La nuova campagna pubblicitaria della mela più famosa d’Italia si ispira alla canzone di Gianni Morandi
(Bella Belinda, 1969), di cui riprende, per assonanza, il nome del marchio pubblicizzato.
L’azienda ricorda quanto lavoro e impegno ci sia da parte di tutte le 5200 famiglie di frutticoltori, ricorda
come la buona aria di montagna, il sole e l’acqua dei ghiacciai delle Alpi del Trentino siano gli ingredienti
fondamentali per la crescita degli alberi da frutto e la bontà del frutto stesso.
Lo spot è girato per lo più nella splendida cornice della Val di Non, con quelle distese di campi coltivati,
multicolori, con il verde imperioso e dominante e un senso generale di cose buone. Le riprese cittadine
sono invece girate nel capoluogo lombardo, così diverso da un punto di vista ambientale e naturalistico.
L’attenzione qui è più incentrata sui personaggi, lo sfondo della valle regala un’immagine migliore alla
rappresentazione del prodotto perché sponsorizza, è il caso di dirlo, la genuinità della provenienza.
Il sito è poi una vera e propria celebrazione della mela italiana, che presenta il suo prodotto principale e
tutta una serie di novità gastronomiche a base di mela, ma è anche un modo per conoscere iniziative ed
eventi che hanno luogo nella valle: dagli incontri gastronomici agli eventi sportivi, dalle iniziative naturalistiche a veri e propri progetti in nome della salute, dove la mela ha veramente un posto in primo piano.
Lo spot è dunque piacevole e per nulla ingannevole rispetto al prodotto da pubblicizzare.
f.o.
185
Mentos Now Mints
Genere: Spot
Durata: 20”
Committente: n.p.
Agenzia: n.p.
Produzione: n.p.
A bordo di una decappottabile, due ragazze in costume cercano di rimorchiare due ragazzi dall’aria
ingenua e bonacciona che passeggiano sul marciapiede. Una di loro mangia un ghiacciolo in modo
provocante, con gli occhiali a forma di cuore, l’altra al volante propone, ammiccando, di portarli in giro.
D’improvviso, uno dei due ragazzi sembra accettare la proposta avanzando senza pensare, ma l’altro lo
ferma e appoggiandosi alla macchina fa notare come l’assenza delle cinture di sicurezza siano pericolose e che se non se ne fossero tornate a casa, egli avrebbe chiamato la polizia.
Quando le ragazze, rimaste attonite per un comportamento simile, ripartono salutandoli con sufficienza,
il ragazzo si rivolge all’amico ricordandogli come sia importante non dar confidenza agli sconosciuti.
Lo slogan finale chiude in modo emblematico: non fare come tuo padre, è ora di cambiare.
Lo spot vuole pubblicizzare un nuovo prodotto, le note caramelle più fresche, senza zucchero ed evidentemente senza problemi. L’invito a non sentirsi vecchi e a non comportarsi come vecchi è certamente di
buon auspicio per un ragazzo che deve potersi vivere la sua giovinezza, se l’invito non fosse esso stesso
parodia della buona educazione e non minasse il buon senso.
Il ragazzotto dall’aria matura ispira un modo di fare un po’ sfigatello, diremmo noi oggi, ma incarna anche
quel senso del dovere e delle regole che di fatto tra i giovani manca totalmente.
L’osservazione sulle cinture di sicurezza, tra l’altro, richiama – purtroppo in modo troppo sarcastico –
un’attenzione alla sicurezza alla guida che è piuttosto rara di questi tempi. Soffermarsi però a esternare
un simile riguardo, unitamente alla considerazione di telefonare alle autorità se le ragazze non se ne
fossero andate, non fa che elidere di netto i buoni propositi comunicati.
Lo spot, di fatto, non fa che evidenziare questo: pensare come i nostri padri è retrò e per questo c’è
bisogno di aria fresca e di cambiamento. Ciò però nel rispetto delle regole, della sicurezza e, perché no,
anche della buona educazione.
Del resto, l’azienda ha creato un profilo su un noto social network che invita i giovani a evitare mode e
comportamenti che rischierebbero di trasformare un ragazzo nella brutta copia di suo padre. Il profilo
è perciò piuttosto tendenzioso e non rappresenta l’ulteriore veicolo di pubblicità del prodotto, quanto
un modo un po’alternativo per opporsi al padre, alle regole e a tutto il sistema psicologico delle norme
superegoiche. Per non essere come i padri bisogna scegliere la misura giusta dei jeans, mangiare un
tipo di caramelle, non indossare calze coi sandali e tutta una serie di caratteristiche stereotipate anche
abbastanza ridicole. Lo spot è breve e se ne può accettare l’ironia, ma il senso del profilo sul social
network può rischiare di diventare ridicolo se non diseducativo.
f.o.
186
Mercedes Cla 200 CDI
Genere: Spot
Durata: 30”
Committente: Mercedes - Benz
Agenzia: n.p.
Produzione: n.p.
“C’è sempre stato qualcuno pronto a sfidare le nostre innovazioni, ridefinire il nostro concetto di design,
superare i nostri standard di sicurezza e battere i nostri record di aerodinamica: quel qualcuno siamo
noi”.
Con questo slogan, la Mercedes dichiara di non avere rivali, perché è grazie alla capacità creativa e
innovativa del suo team che le idee, il design, la sicurezza risultano sempre efficienti e valide. Un proposito un po’ presuntuoso, quello dello spot della Mercedes, ma soprattutto incurante del vero messaggio
contenuto in questo spot.
Sicurezza e affidabilità sembrano essere i cardini attorno ai quali investire nel marketing, ma ciò che
invece non viene proprio considerato è l’aspetto pericoloso – e violento potremmo dire - di come questa
macchina viene guidata.
La macchina è, infatti, lanciata a gran velocità contro una serie di pannelli a specchio che si trovano al
centro della strada. Senza fermarsi o rallentare, l’auto avanza solenne contro tali pannelli, incitata – se
vogliamo – dalla voce di sottofondo che elenca quindi tutte le possibili forme di plagio o imitazione. L’auto
sfonda ad uno ad uno i pannelli, su cui sono riprodotte le forme e le tipologie di auto che hanno fatto la
storia dell’azienda, fino ad arrivare in fondo alla strada e fermarsi orgogliosa.
Lo sfondo scuro e l’incitazione vocale creano uno scenario che potrebbe richiamare quello delle corse
clandestine di auto lanciate a tutta velocità durante la notte. I pannelli sembrerebbero rappresentare i
limiti di velocità entro i quali, solitamente, bisognerebbe rientrare per garantire sicurezza non solo al guidatore ma anche agli altri. Ma essi sono letteralmente sfondati e disintegrati al suo passaggio. Velocità
e potenza quindi sono i contenuti di questa comunicazione non verbale.
f.o.
187
Mikado
Genere: Spot
Durata: 90”
Committente: Mikado
Agenzia: n.p.
Produzione: n.p.
In un ufficio, un ragazzo è attratto dalla collega che lavora di fronte alla sua scrivania. E quando sta per
farle capire i suoi sentimenti, un rivale gli ruba la scena, intrattenendosi con lei e infondendogli sentimenti di gelosia.
Armato del suo dinosauro preferito, come oggetto transizionale, come se fosse l’orsacchiotto della sua
infanzia, fantastica di aggredire il rivale per conquistare la sua amata.
Grazie all’energia del biscotto, il protagonista acquista la forza e il coraggio, forse un po’ vigliacco, di
affrontare il suo rivale. Muovendo il dinosauro e i biscottini verso la figura in prospettiva del rivale, egli
determina tutta una serie di incidenti e scherzi che suscitano sarcasmo da parte del protagonista e una
sorta di ilarità imbarazzante da parte della collega.
Perché Mikado non è un semplice biscottino, ma uno snack che può dare grandi soddisfazioni, e non
solo in campo nutrizionale, come si può ben vedere.
Grazie a questo prodotto, il protagonista può finalmente avvicinarsi alla collega e offrirsi totalmente attraverso il prodotto desiderato. Il piacere di gustarsi quel tipo di snack continua anche dopo il lavoro. I due
protagonisti si trovano in un contesto più intimo, un dopocena, e stare insieme non è più un problema.
Con King Choco, con doppia copertura al cioccolato e una spirale di cioccolato fondente, la seduzione è
di casa. Un piacere da gustarsi nel pieno relax, da gustarsi con calma.
Lo spot, piacevole ad una lettura superficiale, abbonda – non poco – di tutta una serie di riferimenti che
fanno da sfondo ma che poi risaltano ad una lettura più profonda.
La difficoltà di entrare in relazione con la collega, in ufficio, svanisce improvvisamente grazie all’incorporazione vera e propria del prodotto che, al pari di un filtro d’amore, fa superare le barriere della timidezza.
Ma è un’arma effimera perché agisce dietro le quinte, attraverso la magia del mezzo invisibile che fa
muovere l’altro come una marionetta.
Le azioni del protagonista sono infatti tutte virtuali e mai dirette al cambiamento della situazione. È solo
grazie al prodotto che la conquista è fatta. Uno spot impoverito di contenuti, anche se ben realizzato nella
costruzione scenica e rappresentativa.
f.o.
188
Müller Mix
Genere: Spot
Durata: 45”
Committente: Müller
Agenzia: Havas Worldwide
Produzione: Haibun
In un campo selvatico, una ragazza vestita di bianco incontra un ragazzo dalla carnagione scura, come il
cioccolato, e si unisce a lui in un incontro di sguardi. Un’altra ragazza s’accorge di un ragazzo vestito di
rosso, che rappresenta la fragola; un’altra si unisce a un ragazzo orientale che rappresenta le mandorle,
un’altra ancora incontra un alto ragazzotto biondo che impersona un frutto esotico o ancora quella che
s’accoppia con il ragazzo dagli occhi penetranti, blu come il mirtillo.
Il nuovo yogurt incontra nuove specialità di gusto e lo fa attraverso gli incontri tra ragazze che sembrano
immacolate nelle loro leggeri vesti bianche e ragazzi che, con sguardi e atteggiamenti più decisi, a turno
rappresentano, anche fisicamente, i gusti aggiuntivi che rendono diverso il nuovo yogurt tedesco.
Lo yogurt Müller è, rispetto ad altri, diverso per consistenza e per dolcezza, avendo tra gli ingredienti lo
zucchero d’uva che lo rende vellutato e mai fastidioso al palato. “Müller Mix” soddisfa tutte le combinazioni del piacere e lo fa con un spot che rasenta l’imbarazzo per suoni e testi.
Le ragazze sembrano essere guidate dall’unirsi a questi ragazzi, come l’ingrediente aggiuntivo che si
mescola allo yogurt quando si apre la confezione. Come se lo yogurt potesse parlare e garantire l’efficacia di quell’unione, ma la cornice della sensualità sembra essere proprio il leitmotiv di questo spot. Non a
caso, il claim del prodotto è noto: fate l’amore con il sapore. Sguardi sensuali, voci strozzate dal piacere
che sopraggiunge, espressioni goderecce che non hanno direttamente a che fare con il mangiare: tutto
si unisce per dare forma al messaggio del gusto che si espande nel corpo e nell’anima.
La campagna pubblicitaria del marchio tedesco non lascia spazio a interpretazioni.
Il messaggio è chiaro e si punta alla soddisfazione dei sensi quando si consuma un prodotto di quel
marchio.
f.o.
189
Nero Novi
cioccolato fondente
Genere: Spot
Durata: 30’’
Committente: Cioccolato Fondente Nero Novi
Agenzia: n.p.
Produzione: n.p.
Due ragazzi giovanissimi scalano con tenacia una montagna. Il paesaggio è mozzafiato, il rumore di
un elicottero in volo ci fornisce una panoramica d’insieme, all’orizzonte le tre Cime di Lavaredo che si
stagliano contro un cielo limpido. Poi il campo visivo si stringe su un costone di roccia dove due piccole
figure sfidano la pendenza della montagna. La musica accompagna l’impresa di questi due ragazzi
agganciati da una corda che salgono cercando di guadagnare la meta. Lui davanti, lei dietro segue i
suoi passi in cordata. Ad un certo momento, al ragazzo scivola dalla tasca una tavoletta di cioccolato
fondente, la ragazza con prontezza l’afferra, pensa, certo non è il momento di mangiarlo, devono arrivare
in vetta. Ma non resiste alla curiosità e chiede al compagno di scalata: “ Svizzero?” Perché si sa, l’associazione montagna e cioccolata fa pensare alle numerose e prestigiose marche svizzere. Non è così. Il
ragazzo sorride e risponde candidamente: “ No, Novi”.
Un breve stacco di tempo e i due giovani si ritrovano alla fine della loro faticosa scalata. Lì in cima il
paesaggio spazia ancora di più, l’orizzonte si fa più suggestivo. Appoggiati ai loro zaini, i due ragazzi
possono finalmente gustare la cioccolata. La staccano a pezzi, la mettono in bocca, sorridono. Una
tavoletta di fondente nero è un’ottima ricompensa per la fatica di una scalata. Per un attimo i volti dei
ragazzi vengono ripresi in primo piano. Si tratta di due giovani dallo sguardo semplice ai quali piace la
montagna, lo sport sano della scalata, il gusto dell’essere arrivati in vetta. La pubblicità punta sull’immagine di una natura splendida che si sposa con le passioni semplici di due ragazzi sani, “acqua e sapone”:
la montagna e la cioccolata, appunto.
a.c.
190
Nissan Note
Genere: Spot
Durata: 30”
Committente: Nissan
Agenzia: Tbwa G1
Produzione: n.p.
Fermi al semaforo, due ragazzi partono con le loro auto, dopo una breve occhiata di intesa.
La voce fuori campo esordisce dicendo che ogni giorno inizia una nuova avventura e, dopo qualche
metro, le due auto sfrecciano in un ambiente che ha poco a che fare con il contesto cittadino.
Come in un videogioco, le auto viaggiano insieme, o da sole, a schivare mostri robotici dalle appendici
terrificanti, a frenare o accelerare immerse in un mondo fantastico popolato da creature tecnologizzate
e imponenti, che sono al tempo stesso paurose e affascinanti.
Con la nuova Nissan Note è possibile vedere quello che solitamente rimane nascosto alla visuale di
una normale automobile, è possibile anticipare le mosse delle altre autovetture attraverso un sistema
di computer installati nella plancia della macchina, si possono evitare le distrazioni, (comuni alla guida)
in modo da consentire una guida sicura e fluida. Insomma, grazie a una serie di dispositivi di sicurezza
(Safety Shield), la nuova autovettura pubblicizzata risulta essere affidabile ma allo stesso tempo moderna
e giovanile.
Ugualmente, lo spot appare in linea con il messaggio pubblicitario e non è difficile scorgere un’analogia
con la realtà virtuale dell’era di internet.
L’ambiente fantastico in cui sono immerse le automobili ricostruisce e ripropone la materia di cui è composto il cyberspazio, una riproduzione del virtuale ma anche, oggettivamente, l’hardware dei computer.
Colori scuri e metallici per lo sfondo, luci e tinte fosforescenti per i dettagli sembrano ricalcare la configurazione delle schede di cui sono fatti questi dispositivi e lo spazio entro cui i dati vengono risucchiati e
dispersi nella materia virtuale. I mostri e tutte le creature fantastiche che popolano questo mondo alieno
sembrano rappresentare i pericoli della Rete e tutte le chimere affascinanti, ma insidiose, che adulano
o aggrediscono l’internauta che si addentra nei meandri tecnologici. La spiegazione dei sistemi di sicurezza e affidabilità relativi alla guida simboleggiano la metafora della sicurezza in Rete e di tutti quelle
operazioni da fare e da non fare, per non cadere vittime del sistema. Guidare come navigare in rete, con
tutto l’equipaggiamento di sicurezza che serve per evitare i rischi. Per viaggiare in maniera consapevole,
senza distrazioni di nessun genere.
f.o.
191
Nuova Citroen C3
Genere: Spot
Durata: 30”
Committente: Citroen
Agenzia: n.p.
Produzione: n.p.
Per una ragione sconosciuta, un automobilista viene colpito da un meteorite che gli frantuma l’auto. Sulla
strada ci sono le macerie di quanto accaduto, i vigili del fuoco e una troupe di giornalisti che intervista
il superstite. È ancora scosso e non coglie subito il senso delle domande della giornalista. Ma quando
comprende di essere stato fortunato a uscirne illeso, si accorge di esserlo stato doppiamente.
Con una macchina distrutta in quella maniera, l’automobilista in oggetto può avere la possibilità di
approfittare delle offerte Citroen. La nuova Citroen C3, infatti, gode di uno sconto molto appetibile che
manda in visibilio il protagonista.
Lo spot vuole essere ironico, ma il messaggio che ne segue è a dir poco inquietante.
La scarsa considerazione di un evento tragico come quello dello spot – che è certamente assurdo e improbabile per via del meteorite caduto sulla terra – rappresenta di fatto l’ignoranza e l’incoscienza della
situazione e delle conseguenze che ne derivano. Sembra essere infatti l’atteggiamento immaturo di chi
vuole ottenere il capriccio desiderato e di conquistarselo a tutti i costi, contro ogni morale e sopra ogni
regola. L’esultanza del malcapitato, sebbene si tratti di una messa in scena, comunica proprio la libertà
di oltrepassare i limiti, di non accontentarsi di ciò che si possiede ma quindi di pretendere il meglio per
se stessi.
L’esultanza di fronte alla rovina della propria macchina, che diventa liberazione di un problema anziché
preoccupazione di come fare per rimediare alla situazione, è segno di un’insoddisfazione che è figlia di
questi tempi. Un’insoddisfazione legata al diritto dell’avere a scapito dell’essere, a quell’imprescindibile
senso del dovuto, che spinge molti di noi a passare oltre l’etica e il buon gusto. Non c’è verso di riciclare
le proprie cose, così come la propria vita, in vista di un ridimensionamento personale che rende più genuina l’espressione di sé, ma piuttosto il bisogno di rinnovarsi per cogliere altrove, illudendosi, il buono
per se stessi che faccia al caso nostro sempre e comunque. La difficoltà, cioè, di mettersi in discussione
sperando che la realizzazione personale si trovi fuori, da qualche parte, e che qualcuno ce la metta a
disposizione.
Il messaggio, per niente ironico quindi, inneggia alla libertà nel senso di perdita di se stessi e come
noncuranza degli aspetti tragici della vita, specie di quelli che avvengono sulla strada.
f.o.
192
Nutella
Genere: Spot
Durata: 70”
Committente: Nutella
Agenzia: Providence Milano
Produzione: Mercurio cinematografica
Dopo le bottiglie di Coca Cola, anche Ferrero personalizza i vasetti della crema più famosa del mondo, con i
nomi dei potenziali consumatori. Secondo i maggiori esperti di marketing e comunicazione, questa strategia
servirebbe a incentivare le vendite, perchè si conquista la fiducia del consumatore che si vede – è proprio il
caso di dirlo – chiamato ad acquistare il suo vasetto.
Una trovata accattivante, se non altro per i giovani che spesso attribuiscono un valore simbolico ad oggetti
comuni ed è attraverso la personalizzazione di una cosa che ne viene esplicitata l’identificazione, che diventa
poi possesso. “È mio, c’è scritto il mio nome”, lo dicono i bambini quando sono vincolati dall’oggetto che possiedono e ne ribadiscono la proprietà.
Ciò accade anche quando il nome sul vasetto è quello di un altro, un amico, un parente o il proprio partner.
È nella stampa del nome che il consumatore trasferisce il vissuto con quella persona ed è al vasetto di Nutella
che conferisce la bontà del prodotto e la maggiore qualità.
Il proprio nome o quello altrui è, insomma, un buon modo per incrementare le vendite. Sentirsi chiamare per
nome, e non per tutti quegli epiteti che ci rappresentano, abbassa le nostre difese quando siamo immersi nella
quotidianità tra i colleghi di lavoro o i passeggeri di un tram dove le identità si confondono e perdono la loro
unicità.
Anche i vip si spogliano dei lustrini e si trasformano negli uomini e nelle donne che sono.
Gerry Scotti torna a essere Virginio, il conduttore radiofonico Linus torna a chiamarsi Pasquale e la deejay La
Pina si ricorda di chiamarsi Orsola.
Nutella è chiamata a riscoprire chi siamo veramente, nel gioco pirandelliano delle nostre uniche ma molteplici
identità.
Dottore, fratello, fidanzato ma anche signore, capo e papà sono ruoli che ci identificano ma che nascondono
il nostro vero io.
Questo avviene anche al supermercato, quando il prodotto non si perde nell’infinità di barattoli e vasetti comuni, ma attira il consumatore che porta il suo nome per farlo sentire veramente importante, eletto a testimonial
inconsapevole della campagna pubblicitaria.
È quella che si chiama strategia della complicità, nell’ampio spettro della comunicazione persuasiva in pubblicità. Il destinatario del messaggio diventa complice, attraverso l’uso del “noi inclusivo”, della società che ha
lanciato l’attività promozionale e pertanto il vero protagonista è proprio il consumatore. Che si tratti di ingenuità
o di vero protagonismo non importa. Ciò che rimane è la strategia della persuasione che è alla base di ogni
trovata pubblicitaria. Suggestionando e condizionando il pensiero e il comportamento del consumatore e quindi
gratificandolo, lo attiriamo verso il prodotto. Anche in questo caso è l’immagine che prevale sulla realtà, il
nome sul vasetto rispetto alla qualità del marchio, l’affermazione di sé rispetto alla bontà dell’alimento.
f.o.
193
Paco Rabanne
Genere: Spot
Durata: 30”
Committente: Paco Rabanne
Agenzia: n.p.
Produzione: n.p.
Con uno schiocco delle dita, la modella bionda soddisfa i suoi desideri e i suoi capricci.
Uno stuolo di macchine riempie lo spazio dietro di lei, come pure un tappeto di scarpe compaiono miracolosamente dopo un battito infantile di tacchi sul pavimento; con un altro cenno la slot machine le
regala un bel tris di cuori che si traduce nell’apparizione di un bel fusto che le porge un fantastico anello
col brillante, ma lei con un cenno è in grado di farne comparire cento e poi scegliere quello che più le
aggrada. Un po’ di profumo e tutti i riflettori sono su di lei, che si pavoneggia alla luce dei flash mentre
gongola sul red carpet degli artisti. Il sogno di ogni fanciulla. Eppure questa fanciulla non si accontenta
e, con un altro schiocco delle dita magicamente trasferisce il brillante direttamente al dito, mentre balla
abbracciata al suo nuovo amore. Il gioco è fatto, una strizzatina d’occhio e si lascia ampio spazio alla
fantasia.
Una fantasia un po’ becera però, quella dello spot è infatti una fantasia un po’ limitata e anche un po’
scontata. Il sogno di tutte le donne sarebbe dunque quello di adornarsi di scarpe alla moda, di avere un
amore e il mitico anello con brillante? Il sogno di ogni donna sarebbe anche quello di ottenere il tutto con
il semplice schiocco delle dita, come una fatina farebbe con la sua bacchetta magica.
Il potere delle donne è perciò limitato alla costruzione di uno status symbol, legato alla moda e allo stereotipo della donna sciocca e ignorante che si accontenta dei carati di una pietra e dello sguardo di un
fustacchione dall’aria tenebrosa.
Il successo, il denaro, la fortuna e l’amore sembrerebbero essere questi i desideri di una donna, che al
suo profumo chiede, come a una cartomante o a un astrologo, la donna vamp.
Il profumo si chiama “Lady Million” e il soggetto dello spot è ben delineato su questo tema. Peccato che
l’immagine della donna sia sempre relegata a clichè di bassa estrazione culturale e sociale, che rischia
per eleggersi quindi come soggetto giusto di ogni malsana relazione.
f.o.
194
Pasta De Cecco
Genere: Spot
Durata: 30”
Committente: De Cecco
Agenzia: stv DDB
Produzione: Fargo Film
Come in un tutorial dei nostri giorni, il protagonista (l’attore Michele La Ginestra) spiega i passaggi per
preparare la ricetta per una pasta veloce veloce. In un modo simpatico e molto realistico. In una padella,
versare olio, mettere uno spicchio d’aglio, ma va bene pure la cipolla; pomodori piccoli del tipo pachino,
anzi San Marzano; basilico fresco… o forse no. Perché tanto il segreto di una buona pasta è la pasta.
Le ricette di oggi sono interessanti e appetitose, ma è al momento di farle che si scopre – spesso – di
non esserne all’altezza. Ingredienti sconosciuti o introvabili rendono tali ricette destinate solo a provetti
chef, che con le loro sapienti mani sono sicuramente in grado di realizzare la pietanza illustrata.
Quando ci si cimenta in una ricetta particolare – ma anche molto comune – succede spesso di non avere
tutti gli ingredienti e di imbastire il procedimento veramente con quel che si ha. Non si possono seguire
alla lettera tutti i passaggi e l’entusiasmo di riuscire in un piatto diverso si spegne a poco a poco. È quel
che accade a molti di noi, a molte donne e al protagonista dello spot.
L’immagine di un uomo alle prese coi fornelli è ancor più ironica ed emblematica, sebbene la maggior
parte dei migliori chef nazionali e internazionali appartenga al genere maschile. Quello che l’attore incarna è, perciò, lo stereotipo del single che si cimenta in cucina e che prova ad osare oltre le sue stesse
capacità. Del resto, come dice lui stesso nello spot, non occorrono ingredienti particolari per fare un buon
piatto: l’importante è che la materia prima sia di qualità.
Perché siamo tutti bravi cuochi anche con quel poco che si ha in casa: la nouvelle cuisine lasciamola ai
cuochi sofisticati. La televisione pullula di chef dalle mille sfaccettature, dagli orientamenti culinari più
diversi: i programmi sono tutti incentrati a insegnare a cucinare e forse di questo siamo un po’ nauseati.
Perciò, accontentiamoci di quel che abbiamo e sappiamo fare. Perché per fare un buon piatto ci vogliono
soprattutto fantasia e creatività e l’ironia di questo spot sembra avere proprio gli ingredienti necessari.
f.o.
195
Pasta sfoglia Buitoni
Genere: Spot
Durata: 45”
Committente: Buitoni
Agenzia: Publicis Italia
Produzione: Bedeschi Film
Cuoco e giudice di un famoso programma di cucina, Joe Bastianich irrompe in una cucina dove una
donna sta preparando la cena. La sorpresa della protagonista non distrae il noto giudice, che l’apostrofa
come è abituato a fare nel suo programma: la critica per il suo modo di cucinare, sempre così abitudinario e piatto, e la incita ad aprire il frigo per trovare l’ispirazione a fare qualcosa di originale.
La donna accetta la sfida e comincia ad amalgamare gli ingredienti, mentre il giudice critica ogni sua
mossa e ogni sua scelta. Anche la donna è sarcastica e in questo simpatico gioco delle parti il giudice
non l’avrà vinta, anche perché non conosce le qualità del prodotto pubblicizzato.
“Non devi essere chef per vincere la routine”, dice la voce fuori campo.
L’immagine passa quindi sul volto del giudice che, scettico fino al primo morso, non ha ancora formulato
il suo giudizio finale. Esordisce di colpo, esprimendo tutto il suo favorevole parere sulla qualità e la bontà
del prodotto appena cucinato, e l’invito a tornare il giorno dopo. La padrona di casa accoglie benevolmente la proposta rimandando a lui il compito di cucinare per tutti.
Del resto è uno chef e le aspettative sono alte.
La scelta di utilizzare la figura e il carisma dello chef/giudice Joe Bastianich è stata dettata, soprattutto,
dal successo del programma cui fa riferimento (Masterchef), nota trasmissione in cui non sono esaltate
le qualità dei concorrenti, quanto criticate – spesso in modi piuttosto rudi – le capacità degli stessi. I
giudici sono soliti, perciò, criticare le scelte e i prodotti utilizzati per realizzare un piatto da loro segnalato
o, come nel caso dello spot, uno di cui non si conosce la ricetta. Diversamente da quanto accade nel
programma di cucina, il giudice è piacevolmente sorpreso nello scoprire quanta fantasia e creatività ci
sia in una sfoglia pronta. Lo scetticismo ha lasciato il posto a una bramosia di conoscere altri segreti di
quella cuoca e, simbolicamente parlando, anche i grandi uomini hanno bisogno di imparare.
Il calibro degli chef che presentano il programma è certamente degno di nota, ma l’intuito e la fantasia
della protagonista dello spot, che crea un piatto appetitoso in poco tempo, è sinonimo di creatività e di
capacità di uscire dagli schemi, spesso impostati e rigidi.
f.o.
196
Procter & Gamble
Genere: Spot
Durata: 90”
Committente: Procter & Gamble
Agenzia: Wieden + Kennedy
Produzione: Ben Grylewicz
Grandi emozioni e profonde riflessioni suscita il nuovo spot della Procter & Gamble in occasione delle
Olimpiadi invernali a Sochi, in Russia.
Anche quest’anno il tema è dedicato alle mamme e al loro impegno di sostenere i figli in ogni situazione, anche quest’anno l’attenzione è data al loro sforzo, espresso nella soddisfazione e nei successi
personali dei loro figli. Un inno al mestiere di ogni epoca, così troppo esaltato per alcuni versi e così poco
conosciuto per altri.
La maternità vista da più punti di vista che si concentrano nello spot dà vita a una narrazione che è prima
di tutto riflessione morale e poi suggestione poetica unica nel suo genere.
La scelta musicale (“Primavera” di Ludovico Einaudi) conferisce un senso di rispetto e mistero nei confronti dell’essere mamma. Le brevi toccate sonore che accompagnano il brano sembrano ricordare il
battito materno nel grembo che accoglie tutte le creazioni umane, lo stesso ritmo che racconta le fasi
progettuali dell’essere mamma. L’attesa, le speranze e i desideri che si disegnano intorno all’idea di
avere un bambino, di crescerlo nel ventre, di assistere al suo ingresso nel mondo, attraverso tutte le
esperienze che ogni epoca evolutiva richiede. La costanza istintiva che si sprigiona, indipendentemente
dalla volontà o dalla capacità personali, nel sostenere il proprio figlio in tutte gli eventi della vita: le
esperienze scolastiche, quelle sociali e anche quelle sportive. È nel suo mettersi in gioco che il bambino
e poi il giovane trova la giusta dimensione dell’espressione di Sé, a contatto con gli altri e con il mondo
circostante. È nel giusto equilibrio di autonomia e dipendenza che si cresce e si sviluppa la propria personalità. Un compito delicato quanto difficile, che richiede pazienza e tenacia. La stessa che si riscontra
nelle mamme dello spot.
Sono presenti ma non pressanti, assistono alla preparazione psicologica più che a quella atletica, partecipano alle delusioni e alle frustrazioni, vivono in prima persona le resistenze e le delusioni, ma sono in
grado di restituire fiducia e conforto nella giusta misura, incoraggiando ogni ripresa per assistere, poi,
ad una vera e propria restituzione della gratificazione da parte dei loro figli. E la conferma che quanto
avevano percepito come mamme è stato riconosciuto dagli altri sotto forma di successo, capacità e
prestigio. Una gratificazione inestimabile quale è l’amore di tutte le mamme.
f.o.
197
RAI - canone 2014
Genere: Spot
Durata: 45”
Committente: RAI
Agenzia: n.p.
Produzione: n.p.
In un tranquillo pomeriggio, tre bambini guardano attoniti il loro cartone preferito mentre i genitori controllano la posta. Quando il bollettino del canone Rai finisce sotto i loro occhi, in un attimo la mamma
decide di accartocciarlo per cestinarlo: d’improvviso anche la televisione si accartoccia e i tre bambini si
trasformano in creature incandescenti, pronti ad assalire i loro genitori. Il gesto di intesa tra i due adulti è
immediato, il bollettino viene subito recuperato e i bambini tornano alle loro fattezze umane. In un salotto,
una donna guarda con ardimento la sua telenovela preferita, quando il marito – tornando a casa – decide
di buttare il bollettino appena arrivato: la donna grida violentemente, mandando all’aria tutto ciò che si
trova nella stanza finché il marito non riprende il bollettino. Lo spot che, ad ogni inizio anno torna sugli
schermi, vuole ricordare di pagare il canone della televisione, ma incappa in una serie di ambiguità che
sono il sinonimo di una scorretta informazione e di un subdolo messaggio. Innanzitutto, pagare il canone
della televisione non significa pagare la rete che lo trasmette (Rai), eppure a fine spot vengono elencati
tutti i canali di linea e satellitari della tv di Stato. Per tale motivo, lo spot è stato denunciato all’Antitrust
come pubblicità ingannevole. Inoltre, ricordare di pagare il canone non dovrebbe essere una minaccia
verso l’utente moroso: eppure la sceneggiatura degli spot comunica proprio questo. Già a partire dallo
slogan (“Il canone si deve – il canone si vede”) grazie all’anagramma dei verbi: perché la TV non si vede
solo sugli schermi, ma soprattutto nel comportamento degli utenti. I bambini che reagiscono malamente
allo spegnimento della televisione o la telespettatrice affezionata che si vede togliere sotto gli occhi il
suo appuntamento quotidiano fanno riflettere sul fatto che la TV crea dipendenza e imitazione (i bambini
si identificano nei loro personaggi, fisicamente e psicologicamente) e restituisce l’immagine di un automa completamente in balia di essa. Una specie di droga da cui è difficile prendere le distanze e che
ci rende tutti molto aggressivi, se veniamo privati di essa. Lo spettatore appare infatti come un essere
inetto, dipendente, incapace di intendere e volere, un contenitore in cui riversare ogni tipo di contenuto,
da quello innocente a quello violento passando per quello scabroso, dalla commedia alla tragedia in un
attimo, senza potere di parola e soprattutto senza ragione di riscatto (“Il canone si deve”). Insomma, un
messaggio diseducativo che conferma ancora una volta il potere logorante della TV.
f.o.
198
Reale Mutua Assicurazioni
Genere: Spot
Durata: 30”
Committente: Reale Mutua Assicurazione
Agenzia: stv DDB
Produzione: n.p.
Come in un diario di bordo, il protagonista – Sir Timothy – descrive alla sua amata le avventure del suo
viaggio, alla scoperta di una nuova terra. Il signorotto inglese e tutto il suo gruppo si inoltrano in una giungla, alla volta dei tesori nascosti per trovare, quasi per caso, ricchezze più ingenti e preziosi da portare
via, come omaggio, alla sua fidanzata. Ma la natura è insidiosa, e in ogni episodio il protagonista dovrà
fare i conti con l’ambiente circostante. Alte montagne, imponenti statue, piante carnivore sono sempre
pronte per tramare contro di lui.
La campagna istituzionale della “Reale Mutua Assicurazioni” ha, infatti, uno slogan per tutte le vicissitudini in cui si imbatte il protagonista.
La linea di comunicazione e di marketing per quest’anno è incentrata sulla tutela della salute e sulla
sicurezza dei luoghi di lavoro. L’assenza delle normali precauzioni e delle corrette protezioni sul lavoro
comporta importanti rischi e pericoli, in quanto causa di infortuni o altri impensabili epiloghi. Pertanto, è
buona norma proteggere le cose preziose con sistemi di sicurezza, dice la voce fuori campo.
L’aspetto sul quale l’ente assicurativo punta e che poi trasforma nel suo slogan ricorda di gran lunga un
vecchio adagio: “Aiutati che il ciel ti aiuta”. Un po’, come dire, “provvedi a tutelarti che al resto pensiamo
noi”. Dopotutto l’ente è la “Reale Mutua”, che gioca sul senso del mutuo soccorso e dello scambio di
aiuti e sostentamento e su tutti quegli accorgimenti che l’assicurazione progetta e realizza al fine di
creare una copertura totalizzante sul cliente. L’avventuriero è perciò tenuto a rispettare le regole comuni
e basilari della sicurezza per sé e per gli altri, trascurando tutto ciò che non gli compete o che comunque
esula dal suo intervento.
Il significato psicologico dello spot mira, quindi, a riflettere sull’importanza della responsabilizzazione dei
propri comportamenti e sulla vacuità – invece – di tutti quei mezzi (o persone) cui si delegano le proprie
azioni. Un invito a concretizzare i pensieri e gli atti, senza ricorrere a forze esterne che ne condizionino
l’esito. Esse interverranno solo in un secondo momento e mai in sostituzione delle proprie forze e della
nostra intelligenza.
Con vignette simpatiche ed efficaci, si mostra all’utente – e potenziale cliente – l’efficacia delle manovre
assicurative dell’ente, indicando altresì l’unico modo per tutelarsi e prendersi cura di sé. Che forse è il
miglior modo per investire nel futuro.
f.o.
199
Ringo
Genere: Spot
Durata: 20”
Committente: Pavesi (gruppo Barilla)
Agenzia: Nadler, Larimer & Martinelli
Produzione: n.p.
Durante gli allenamenti di una partita, quando proprio sembra che tutto vada storto, il giocatore El Shaarawy si avvicina al giocatore sfortunato per consolarlo e consigliarlo saggiamente.
“È proprio quando non va – dice – che devi riprovarci e vedrai che la palla che aspetti, arriva anche all’ultimo minuto”. La soddisfazione non tarda ad arrivare: il piccolo calciatore segna un gol nell’esultanza
dei compagni di gioco, quando lo stupore degli amici si disegna sul loro volto. Il campione del Milan si
avvicina al campo per congratularsi della partita e saluta tutti con affetto e riconoscenza.
Grazie a un testimonial così amato dai giovani, non solo tifosi del Milan ma anche della Nazionale,
l’azienda ha voluto comunicare alcuni valori. La scelta di questo giocatore in particolare sembrerebbe
essere stata dettata proprio dallo spirito di gruppo e dalla positività che egli trasmette in campo e quindi
non soltanto dalla sua crescente popolarità calcistica. “Ringo” parla di valori che hanno a che fare con
lo spirito di squadra, con l’amicizia e lo sport e su questa linea deve andare avanti. Il messaggio del
campione serve quindi a stimolare e incoraggiare anche le imprese più difficili, quelle per cui spesso si
getta la spugna, quelle impossibili. E invece, con la tenacia e la speranza tutto può diventare semplice e
l’impegno profuso aiuta a conquistare anche i traguardi più impensati: nello sport, nella scuola, nella vita.
L’importanza dello spot è anche legata all’importanza dello sport, al movimento, al gioco all’aria aperta,
lontano dalle forme di gruppalità virtualizzate, quando tutti sono davanti a uno schermo televisivo a far
finta di giocare a calcio o davanti a un gioco in cui tutti sono distintamente chiamati a giocare in solitario.
Non c’è quindi illusione del gioco, c’è veramente il sano senso di partecipazione e collaborazione in vista
di un fine comune. C’è il calcio come fine comune, uno sport forse troppo esaltato nella cultura italiana
a scapito di altre discipline di altrettanta dignità. C’è forse un investimento eccessivo nel business calcistico che trascina i tifosi a ricercarlo nelle giovani leve e anche nei dilettanti: sono frequenti i casi di incitamento dei padri all’agonismo dei figli, che invece magari sono lì solo per divertirsi. Ma c’è comunque
l’esaltazione di una forma di gioco, che non è solo agonismo, che si fa all’aria aperta e comporta regole
di squadra fisse, quelle stesse regole che ispirano tutte le forme di gruppo sociale che animano la nostra
comunità e quindi anche il senso civico dello stare insieme.
f.o.
200
“Si” – Giorgio Armani
Genere: Spot
Durata: 60”
Committente: Giorgio Armani
Agenzia: n.p.
Produzione: n.p.
La nuova fragranza di Giorgio Armani ha un nome molto semplice, ma non lo è altrettanto il significato
che si vuole dare a questo profumo. La protagonista dello spot, e il target cui è rivolto il prodotto, è una
donna, ma diversa da quella che si potrebbe pensare.
Sebbene vi sia una errata considerazione, non più tanto antica, che vuole la donna sottomessa al piacere
o all’uomo, la donna di Giorgio Armani, in questo spot, sembra invece riappropriarsi della sua dignità e
del suo potere.
Una donna che dice sì a quel che vuole, senza imposizione altrui, senza minaccia o violenza. Non ci sono
soprusi nel messaggio, non c’è volgarità, non c’è seduzione impropria, ma solo consapevolezza dell’essere donna. L’attrice dello spot incarna tutta la gentilezza e l’eleganza dell’essere femminile e agisce i
desideri di ogni donna che nascono dalla propria volontà.
La donna dice sì ai sogni, alla libertà, alla vita, al silenzio, alla seduzione, all’emozione, alla follia, all’amore, a un nuovo inizio, alla serenità, alla forza, a essere in due ma anche a essere se stessa.
Una donna che simboleggia la dualità degli elementi: la forza e la delicatezza, lo scuro e il chiaro, la
consistenza e la leggerezza, la sensualità e la dolcezza, la coppia e l’individualità. Perché la donna è
soprattutto se stessa ed è lei che sogna e poi vive, che agisce in prima persona con volontà tutto ciò che
desidera: se essere in coppia o se stare da sola, se sedurre o lasciarsi conquistare, se pensare al passato
o progettare una nuova vita. La libertà dei propri pensieri e delle proprie azioni, in un vero e proprio inno
alla vita e all’essere donna.
Inno alla gioia di essere donna che è essa stessa nascita, amore ed espressione della bellezza della vita.
Un buon prodotto pubblicitario che rifugge ogni stereotipo di donna-oggetto e di profumo come umore
sessuale femmineo per l’uomo; il prodotto è destinato alle donne e lo spot è un messaggio privato alla
donna, con un lessico speciale che regala un minuto di esaltazione e di lode alla natura femminile.
f.o.
201
Simply Market
Genere: Spot
Durata: 30”
Committente: Auchan
Agenzia: n.p.
Produzione: MoviementHD
In un mondo tecnologico, competitivo e frenetico c’è bisogno di semplicità, come quella della catena di
negozi Simply, del gruppo Auchan.
Una semplicità che richiami il più possibile il calore di casa e le stesse cose di casa, affinché ci si senta
sempre coccolati.
E allora lo spot ricostruisce, in modo simpatico e ben riuscito, le abitudini di una vita quotidiana e familiare all’interno dei reparti di un supermercato.
A colazione, mentre la mamma prepara il caffè, il papà sceglie una mela esposta sul bancone e il figlio,
munito di guanto igienico, gliela lancia soddisfatto. Quando è l’ora di preparare la cartella, la scrivania si
trasforma nel classico nastro scorrevole delle casse su cui il bambino pone le matite, i quaderni, la merenda e tutto il necessario per la scuola, mentre la mamma lo infila nella cartella, quasi fosse una busta.
Infine, il padre si intrattiene col figlio ai videogiochi come in un pomeriggio di fine giornata, quando
la moglie lo avverte che il conto alla cassa è terminato e la spesa è finita. Ma il gusto di fare la spesa
sembra non finire mai, come si deduce dallo strano giardinaggio che il padre fa con un tosaerba un po’
particolare (su cui è stato montato, appunto, un carrello). Ma questo è solo uno degli spot che vanno in
onda. C’è infatti anche quello in cui il padre, ancora assonnato, sta per recarsi in bagno ma si accorge
di dover fare la fila e attendere il proprio turno; e quando nel bagno finalmente ci si entra, si passa lo
shampoo sotto il lettore automatico dei prezzi prima di poterlo usare.
Come a casa, questo è il senso dello spot, perché l’Auchan tiene ai suoi clienti e cerca di rendere tutto
più semplice.
Eppure non possiamo non riflettere sul significato del fare la spesa. È la casa che si trasferisce al supermercato o il contrario? Siamo sempre così impegnati nel fare la spesa, che quei luoghi diventano
parte della nostra vita? È giusto immaginarci sempre alle prese con buste stracariche di prodotti? Nella
speranza di trovare una soluzione a questo dilemma quotidiano, accontentiamoci di vivere un luogo che
almeno dia la sicurezza dei prodotti e l’economicità della spesa.
E questo sicuramente non è poco.
f.o.
202
Spot sul cyberbullismo
Genere: Spot
Durata: 80”
Committente: Ministero dell’Interno
Agenzia: n.p.
Produzione: Polizia di Stato/Polizia
delle Comunicazioni
Quando si dice che Internet è una finestra sul mondo, si dice il vero. E lo sanno bene i protagonisti dello
spot della Polizia di Stato, sul tema del cyberbullismo.
Durante la ricreazione in un liceo romano, due ragazzi importunano un compagno di classe, evidentemente più portato verso interessi diversi da quelli dei due coetanei. Forse troppo dedito allo studio, forse
solo troppo isolato, egli diventa la vittima ideale dei soprusi dei due molestatori. Dopo averlo aggredito
nel cortile della scuola, sotto gli occhi increduli e un po’ complici dei compagni di classe, i due bulli
riprendono col cellulare la scena della violenza.
Nel pomeriggio di quello stesso giorno, uno dei due ragazzi provvede a caricare su internet il video che
ritrae la bravata e in poco tempo il video ottiene il massimo delle visualizzazioni. Quelle stesse visualizzazioni che la Polizia delle Comunicazioni nota sui terminali delle sue postazioni.
Un’agente comunica ai superiori quanto ha appreso e presto si recano a casa dell’autore del video.
Perché il cyberbullismo è un reato e come tale va perseguito nei termini di legge.
Non esiste l’attenuante che siano giovani, che siano minori e che questa sia una bravata che tra ragazzi
succede. Con l’era di Internet ogni forma di violenza viene usata in modo denigratorio, perché le visualizzazioni che si creano non rendono giustizia al malcapitato, ma anzi se ne perpetra ulteriormente il danno.
È un sopruso quel che si è vissuto e anche quello che, secondariamente, si ripete nei computer degli altri,
sempre, all’infinito. Il soggetto della violenza non è difeso e anzi legittimato e messo alla berlina, come
se meritasse un comportamento del genere. Le conseguenze sono spesso fatali, con intimidazioni che
rasentano le minacce e portano alla morte. Sono tristemente noti gli epiloghi che hanno visto protagonisti
adolescenti vessati da video, anche autoprodotti, usati per schernirli, minacciarli o semplicemente per la
noia di non saper che fare. Insieme al branco ci si sente protetti e forti e lo “sfigato” è solo uno che non
sa trovare il vero senso della vita.
Sempre più annoiati, soli e fragili sono i ragazzi dei nostri tempi e questo spot è certamente un buon
modo per farci riflettere.
f.o.
203
Wind
Genere: Spot
Durata: 30”
Committente: Wind
Agenzia: Gruppo Ogilvy & Mather Italy
Produzione: Fargo Film
Dopo i bagordi delle feste natalizie, Giorgio Panariello si reca in palestra, accompagnato da Vanessa
Incontrada, per programmare l’allenamento dimagrante. Al desktop dell’accettazione, il receptionist
procede a elencare le possibili attività alle quali sottoporre il malcapitato, che reagisce però con simpatia e ironia. La formula dell’allenamento si ispira alle offerte del cellulare, così pure come gli altri spot
coniugano la realtà delle cose alle possibilità di abbonamento telefonico.
Ciò accade quando il trainer personale deve prendere in carico Panariello e sottoporlo agli esercizi
di pesistica sulla panca. Immancabili sono le associazioni agli scioglilingua che sorprendono il trainer
lasciandolo senza parole, così come pure la maglietta indossata dal comico che reca una storpiatura
dell’originale marca di abbigliamento ginnico. La scena si sposta sugli esercizi sulla palla e sui giochi di
parole che concludono lo spot con il sorriso, o come anche la scena di chiusura in cui, al bar, il protagonista preferirebbe gustarsi un bel panino col salame.
L’idea di optare per Giorgio Panariello nasce dal fatto di rappresentare chi proprio con la palestra non ha
niente a che fare, per pigrizia o solamente per altri interessi.
La scelta sulla fisicità del comico fa pensare, infatti, alla categoria di uomini che non sono affatto ossessionati dalla plasticità muscolare o dalla linea; pertanto il personaggio risulta simpatico e molti spettatori
nutrono una sincera solidarietà a favore della sua morbida silhouette.
L’antipalestrato come l’antieroe incontra i gusti di un pubblico più propenso a vivere una vita con lentezza
e fuori da ogni rigida programmazione ordinaria del lavoro, della dieta, insomma contro la vita frenetica
di tutti i giorni. Stiamo parlando dell’amante della buona cucina, del riposo e di una forma mentis che,
diciamocelo, se la prende comoda. Ciò premesso, l’abitudine di fare sport in modo regolare e non ossessivo è certamente il buon proposito per tutti, ma sembra che qui se ne prendano le distanze in modo
simpatico e, perché no, paradossale.
La coppia Panariello – Incontrada è buona soprattutto per il gioco dei contrari: dalla lingua alla linea,
gli opposti si attraggono e il prodotto pubblicizzato sembra quasi scivolare in secondo piano, pur non
perdendo l’obiettivo di reclamizzarne le offerte e i vantaggi promozionali.
Un buon prodotto pubblicitario che non stanca e che, anzi, solletica una buona dose di umorismo.
f.o.
204
un anno
di zapping
postfazione
La guida critica ai programmi televisivi, pubblicata annualmente a cura dell’Osservatorio Media del Moige, si è ormai imposta all’attenzione di quanti sono
chiamati a cimentarsi con il compito più affascinante e impegnativo che esista,
quello di accompagnare la crescita e di contribuire alla formazione degli adulti
di domani. Nei confronti delle famiglie “Un anno di zapping” svolge una funzione
di stimolo, di supporto, di orientamento, senza per questo pretendere di sostituirsi alle loro valutazioni e tanto meno di sollevarle dall’esercizio delle loro responsabilità. Sarebbe molto riduttivo, in effetti, considerare la guida alla stregua
di un prontuario da consultare alla bisogna, per decidere se si debba o non si
debba consentire ai propri figli o nipoti la visione di un determinato programma.
“Un anno di zapping” è molto di più. “Un anno di zapping” comunica idee, valori, princìpi. Attraverso singole schede, unite però da una visione sistematica,
lo scopo che si prefigge non è tanto quello, negativo, di compilare una lista
di programmi “pericolosi”, bensì quello - positivo, e ben più ambizioso - di
promuovere lo sviluppo di una comunicazione televisiva che ponga al centro
la sollecitudine per le esigenze e la sensibilità dei soggetti in età evolutiva.
Vi è dunque un’obiettiva convergenza fra la meritoria azione del Moige e uno
dei più pregnanti compiti assegnati all’Agcom dalla legge istitutiva, quello di
verificare il rispetto delle norme in materia di tutela dei minori nell’ambito
del settore radiotelevisivo. Rimane invece al di fuori anche delle competenze
dell’Agcom ogni forma di verifica riferita ai nuovi mezzi di comunicazione.
In effetti, non sembra possibile ipotizzare controlli e vincoli che si configurerebbero come inammissibili limitazioni della libertà di internet, se non con
riferimento ad attività di carattere illecito. La rete finisce così per essere una
sorta di convitato di pietra in ogni discorso che riguardi i media, la loro fruizione, i benefici e i danni che possono derivarne, soprattutto per i minori di età.
Tutto inutile, quindi? E’ tempo perso preoccuparsi tanto della televisione,
quando è impossibile ogni pur minima regolamentazione del traffico che
scorre veloce e sempre più intenso sulle autostrade informatiche?
No, non è così, in primo luogo perché, malgrado il tumultuoso sviluppo dei nuovi
media, i nostri ragazzi trascorrono ancora larga parte del loro tempo libero dinanzi allo schermo della TV. La programmazione delle emittenti televisive incide
pertanto in misura non trascurabile sui loro interessi, sulle loro conoscenze,
sui loro gusti, in una parola sulla formazione della loro personalità. Ma non è
così, a più forte ragione, perché veicolare valori, far crescere la consapevolezza
dell’importanza di una cultura della comunicazione è un lavoro di semina, i cui
frutti sono destinati a germogliare nella coscienza collettiva, senza limitazioni
settoriali. A questa semina il Moige sta dando da anni – e continuerà a dare in
futuro – un contributo essenziale. Dobbiamo essergliene grati.
Francesco Posteraro
Commissario Agcom
205
indice dei programmi
FICTION
Adriano Olivetti. La forza di un sogno .................................................................... 17
Altri Tempi ............................................................................................................ 18
Amore criminale ................................................................................................... 19
Anna Karenina ...................................................................................................... 20
Arrow 2 ................................................................................................................ 21
Baciamo le mani ................................................................................................... 22
Body of proof 3 ..................................................................................................... 23
Braccialetti rossi ................................................................................................... 24
Casa e Bottega ..................................................................................................... 25
Castle 5 ................................................................................................................ 26
Criminal Mind 8 .................................................................................................... 27
Don Matteo 9 ....................................................................................................... 28
Downton Abbey 3.................................................................................................. 29
Elementary 2 ........................................................................................................ 30
Fuoriclasse 2 ........................................................................................................ 31
Hannibal ............................................................................................................... 32
I segreti di Borgo Larici ......................................................................................... 33
Il bambino cattivo ................................................................................................. 34
Il Commissario (Gli anni spezzati) .......................................................................... 35
Il giudice (Gli anni spezzati) ................................................................................... 36
Il giudice meschino ............................................................................................... 37
Il peccato e la vergogna 2 ..................................................................................... 38
Il segreto .............................................................................................................. 39
Il tredicesimo apostolo 2 ....................................................................................... 40
L’assalto ............................................................................................................... 41
La Cortigiana ........................................................................................................ 42
La farfalla granata ................................................................................................ 43
La mia bella famiglia italiana ................................................................................ 44
Le due leggi .......................................................................................................... 45
206
indice dei programmi
Le mani dentro la città .......................................................................................... 46
Le tre rose di Eva 2 ............................................................................................... 47
L’ingegnere (Gli anni spezzati) ............................................................................... 48
L’oro di Scampia ................................................................................................... 49
Madre aiutami ...................................................................................................... 50
Non avere paura ................................................................................................... 51
Non è mai troppo tardi .......................................................................................... 52
Paura di amare 2 .................................................................................................. 53
Per amore del mio popolo - Don Diana .................................................................. 54
Provaci ancora Prof. 5 ........................................................................................... 55
Rex 6 .................................................................................................................... 56
Rossella parte seconda ......................................................................................... 57
Squadra antimafia 5 ............................................................................................. 58
The Mentalist 5 ..................................................................................................... 59
The Vampire Diaries .............................................................................................. 60
The Walking Dead ................................................................................................. 61
Un caso di coscienza 5 ......................................................................................... 62
Un matrimonio ...................................................................................................... 63
Un medico in famiglia 9 ........................................................................................ 64
Una coppia modello (Purchè finisca bene) ............................................................. 65
Una famiglia ......................................................................................................... 66
Una ferrari per due (Purchè finisca bene) .............................................................. 67
Una Grande Famiglia 2.......................................................................................... 68
Una mamma imperfetta ........................................................................................ 69
INTRATTENIMENTO
A sua immagine. Le ragioni della speranza ........................................................... 73
Affari tuoi.............................................................................................................. 74
Amici di Maria De Filippi ....................................................................................... 75
Avanti un altro ...................................................................................................... 76
207
indice dei programmi
Boss in incognito .................................................................................................. 77
C’è posta per te ................................................................................................... 78
Crash: contatto, impatto, convivenza ..................................................................... 79
Cucine da incubo - Italia ....................................................................................... 80
Dire fare baciare ................................................................................................... 81
Domenica In - L’arena ........................................................................................... 82
Domenica Live ...................................................................................................... 83
Forum ................................................................................................................... 84
Geordie shore ....................................................................................................... 85
Grande fratello 13 ................................................................................................. 86
Guardaroba perfetto Kind & Teens ......................................................................... 87
Il meglio d’Italia .................................................................................................... 88
Io canto ................................................................................................................ 89
Italia’s got talent ................................................................................................... 90
La Gabbia ............................................................................................................ 91
La Pista ................................................................................................................ 92
La vita in diretta .................................................................................................... 93
Le iene show ........................................................................................................ 94
L’eredità ............................................................................................................... 95
Linea gialla ........................................................................................................... 96
L’italia che risuona ................................................................................................ 97
Lucignolo 2.0 ........................................................................................................ 98
Ma come ti vesti? ................................................................................................. 99
Made in Sud ....................................................................................................... 100
Masterpiece........................................................................................................ 101
Miss Italia 2013 .................................................................................................. 102
Mistero .............................................................................................................. 103
Otto e Mezzo ...................................................................................................... 104
Pechino express - obiettivo Bangkok - ............................................................... 105
Per un pugno di libri ........................................................................................... 106
208
indice dei programmi
Piazzapulita ........................................................................................................ 107
Pomeriggio 5 ...................................................................................................... 108
Punti di vista: Come mio padre............................................................................ 109
Report ................................................................................................................ 110
Sanremo 2014 .................................................................................................... 111
Scandal .............................................................................................................. 112
Sconosciuti. La nostra personale ricerca della felicità ......................................... 113
Servizio Pubblico ................................................................................................ 114
Sky Tg24 - Pomeriggio ....................................................................................... 115
Soggetto Donna .................................................................................................. 116
Striscia la notizia ................................................................................................ 117
Superbrain - le supermenti ................................................................................. 118
Tale e Quale show 3 ........................................................................................... 119
TGR Montagne .................................................................................................... 120
The Dr. OZ show ................................................................................................. 121
The Voice of Italy 2.............................................................................................. 122
Ti lascio una canzone ......................................................................................... 123
TV Talk ................................................................................................................ 124
Uomini e donne................................................................................................... 125
Verdetto Finale .................................................................................................... 126
Viaggio in Italia .................................................................................................. 127
X Factor 7 ........................................................................................................... 128
Xlove .................................................................................................................. 129
PROGRAMMI PER RAGAZZI
Adventure Time................................................................................................... 133
Ape Maia 3d ....................................................................................................... 134
Barbapapà .......................................................................................................... 135
Batman of the Future .......................................................................................... 136
Ben 10: Omniverse ............................................................................................. 137
209
indice dei programmi
Divertinglese - Magic Wonderland....................................................................... 138
Dragon Ball ......................................................................................................... 139
Geronimo Stilton II .............................................................................................. 140
Grachi 3.............................................................................................................. 141
Gulp Inchieste - Storie di Ragazzi ....................................................................... 142
Il postino Pat ....................................................................................................... 143
Il sogno di Brent.................................................................................................. 144
Inazuma eleven .................................................................................................. 145
Leone il cane fifone ............................................................................................ 146
Lo straordinario mondo di Gumball ..................................................................... 147
Lo zecchino d’oro ............................................................................................... 148
Moneyman ......................................................................................................... 149
Mukko Pallino ..................................................................................................... 150
Next TV ............................................................................................................... 151
One piece ........................................................................................................... 152
Peppa Pig ........................................................................................................... 153
Polli Kung Fu....................................................................................................... 154
Scuola di vampiri ............................................................................................... 155
Shaun: vita da pecora ......................................................................................... 156
Star Wars: The Clone Wars .................................................................................. 157
The Garfield show ............................................................................................... 158
The regular show ................................................................................................ 159
Wakfu ................................................................................................................ 160
Zoey 101 ............................................................................................................ 161
SPOT
Apple iPad Air ..................................................................................................... 165
Banca Conto Arancio ........................................................................................... 166
Big Babol ............................................................................................................ 167
Biscotti Plasmon ................................................................................................. 168
210
indice dei programmi
Campari Red Passion .......................................................................................... 169
Chanel.5 ............................................................................................................. 170
Coca Cola ........................................................................................................... 171
Conad ................................................................................................................. 172
Dalani ................................................................................................................. 173
Donna moderna .................................................................................................. 174
Edison ................................................................................................................ 175
Enel .................................................................................................................... 176
Fiat 500 L ........................................................................................................... 177
Fondazione ANIA - Campagna 2013-2014 .......................................................... 178
Fonzies ............................................................................................................... 179
Galbusera Riso su Riso ....................................................................................... 180
Ikea .................................................................................................................... 181
Jamba - sfondo desktop cagnolini ...................................................................... 182
Jamba - Zalele ................................................................................................... 183
Kinder a colazione .............................................................................................. 184
Melinda .............................................................................................................. 185
Mentos Now Mints .............................................................................................. 186
Mercedes Cla 200 CDI ........................................................................................ 187
Mikado ............................................................................................................... 188
Muller Mix .......................................................................................................... 189
Nero Novi cioccolato fondente............................................................................. 190
Nissan Note ........................................................................................................ 191
Nuova Citroen C3 ................................................................................................ 192
Nutella ................................................................................................................ 193
Paco Rabanne..................................................................................................... 194
Pasta De Cecco................................................................................................... 195
Pasta sfoglia Buitoni ........................................................................................... 196
Procter & Gamble ............................................................................................... 197
Rai canone 2014 ................................................................................................ 198
211
indice dei programmi
Reale mutua assicurazioni .................................................................................. 199
Ringo .................................................................................................................. 200
“Si” - Giorgio Armani .......................................................................................... 201
Simply market .................................................................................................... 202
Spot sul cyberbullismo ........................................................................................ 203
Wind ................................................................................................................... 204
212
glossario dei termini tecnici
Anime (contrazione da animation): termine con
cui vengono chiamati i cartoni animati giapponesi. A differenza del cartoon statunitense, originariamente concepito come prodotto per il cinema
destinato ai bambini, gli anime giapponesi nascono per la televisione e ricoprono una estrema
varietà di generi, mirati a tutte le diverse fasce di
pubblico. In concreto, alcuni anime sono pensati
specificamente per un pubblico adulto, diversamente da quanto di solito avviene in Europa.
Acces prime time: programmi che precedono
immediatamente la prima serata.
Concept: l’idea originaria alla base di un film, di
una serie o di un programma.
Crime drama: è l’equivalente americano del genere poliziesco italiano.
Dark comedy: sottogenere della commedia e
della satira in cui vengono trattati argomenti generalmente considerati tabù in maniera ironica,
ma mantenendone il tono grave.
Day time: la fascia oraria di programmazione
televisiva che copre la mattina e il pomeriggio,
fino all’access prime time (fascia preserale,
corrispondente alle 20-20.30, immediatamente
precedente il prime time).
Detection: il processo investigativo che porta
alla soluzione di un giallo.
Docudramma: un prodotto misto di fiction intervallato da scene drammatizzate con attori professionisti e ricostruzione della location.
Drama: è la definizione del vasto genere drammatico, caratterizzato da personaggi non stereotipati, ma psicologicamente analizzabili e da
situazioni fortemente realistiche. A volte vi sono
inseriti elementi comici per alleggerire la drammaticità degli eventi.
Fantasy: è la definizione di un genere i cui elementi dominanti sono il mito, il soprannaturale,
l’immaginazione, l’allegoria, la metafora, il simbolo e il surreale.
Flashback: tecnica narrativa che interrompe il
presente della narrazione per introdurvi scene o
sequenze avvenute in un tempo ad esso anteriore.
Flashforward: come il flashback, è una tecnica narrativa che spezza il presente lineare della
narrazione, in questo caso anticipando scene o
sequenze che avverranno in un tempo successivo.
Flashpresent: termine coniato dai produttori
della serie televisiva Lost ed introdotto per la
prima volta nella quinta stagione della stessa.
Questo meccanismo prevede un’alternanza nella narrazione tra le storie ambientate sull’isola e
quelle sulla terraferma in momenti diversi della
storia.
Late-show: è un modello di talk show statunitense che prevede un conduttore che intervista
uno o più ospiti singolarmente per serata riguardo la loro carriera, con modi ironici e conviviali.
Prevede inoltre degli intermezzi con sketch comici.
Ledwall: enormi schermi luminosi che dispongono di alta definizione, luminosità e visibilità a
360°.
Legal drama: serie tv a carattere giudiziario i
cui protagonisti sono team di legali che usano
le loro competenze per risolvere casi più o meno
insidiosi.
Medical drama: serie tv ambientate in ospedali,
cliniche o studi private. Le vicende trattano parallelamente casi clinici e relazioni tra i personaggi.
Mystery: è un sottogenere della categoria più
generale dei film polizieschi e talvolta del genere thriller. Si concentra sugli sforzi del detective,
investigatore privato o dilettante detective nel
tentativo di risolvere circostanze misteriose.
Opponent: si definisce opponente un personaggio o una situazione che, in una storia, ostacola
l’azione del protagonista.
213
glossario dei termini tecnici
Pillole: episodi di brevissima durata di una serie
tv.
Prime time: è la fascia oraria di programmazione televisiva più pregiata e competitiva del
palinsesto, cui corrisponde il più vasto bacino
d’ascolto. Va dalle 20.30 alle 22.30.
Share: il rapporto percentuale tra gli spettatori
di un determinato programma e il totale degli
spettatori che guardano la televisione in quello stesso momento. Tra gli indici di rilevazione
dell’ascolto televisivo è una delle variabili più
importanti: insieme al numero degli spettatori
(audience), infatti, determina il successo o l’insuccesso di una trasmissione.
Sit-com: abbreviazione di situation–comedy
(commedia di situazione), genere televisivo molto popolare negli Stati Uniti e in Inghilterra, in
Italia ancora in via di affermazione. La sit-com
è una serie a episodi di lunghezza ridotta (24’
minuti a puntata), incentrata su situazioni umoristiche relative alla vita di coppia e/o alle relazioni
interpersonali. Girata in interni, basata su un cast
di personaggi fissi e ben riconoscibili, è caratterizzata da un ritmo narrativo serrato e da una comicità scoppiettante. Tratto tipico della sit-com è
l’inserimento di applausi e risate registrate, che
simulano un contatto diretto con il pubblico.
Sit-show: sit-com priva di copione, basata
sull’improvvisazione.
Stile neo-gotico: spesso impropriamente definito dark, indica uno stile oscuro, esageratamente enfatizzato, che include dettagli come smalto
nero, vestiti neri, borchie, croci, trucco e capelli
neri, piercing e catene.
Soap opera: genere televisivo di origine statunitense, nato sulla spinta di esigenze strettamente
commerciali. La soap articola il racconto in un
numero pressoché infinito di puntate ed è ca-
214
ratterizzata da una notevole lentezza narrativa,
dalla prevalenza di interni, dalla centralità delle
tematiche sentimentali relative alla coppia. Normalmente è destinata al day time.
Spin off: serie creata intorno a un personaggio
secondario di una serie TV di successo, promosso
per l’occasione da comprimario a protagonista.
Stockshots: inquadrature che servono per localizzare la scena seguente, ad esempio l’inquadratura dall’esterno di una casa per poi Glossario
dei termini tecnici arrivare a inquadrare l’interno.
Storyline: è la linea narrativa, ovvero l’insieme
degli eventi che coinvolgono gli stessi personaggi. Può trattarsi del plot centrale di una storia o di
un sub-plot (storie parallele o secondarie).
Thriller: dall’inglese to thrill, rabbrividire, è un
genere di fiction che utilizza la suspense, la tensione e l’eccitazione come elementi principali
della trama.
Talent show: varietà basato sulla competizione
di concorrenti che eccellono in una particolare
abilità (canto, danza, etc.).
Teaser: sequenza ad effetto in apertura di puntata: nel poliziesco, di solito, è una scena d’azione in cui accade l’evento delittuoso su cui la
puntata indagherà.
Vidiwall: schermo composto da quattro o più
monitor che contengono una parte dell’intera
immagine.
Voice over: detta anche voice off, è una voce
fuori campo che commenta le immagini che
scorrono sullo schermo. Questa voce non proviene direttamente da una persona che stiamo
guardando sullo schermo, ma dall’esterno. Può
quindi essere la voce di un personaggio non inquadrato, oppure i pensieri di un personaggio in
scena.
note professionali degli autori
ALESSANDRA CANEVA - a.c.
(1959), è docente universitaria di scrittura creativa. Dal 1992 è consulente editoriale e autore
di format e sceneggiati televisivi (come consulente editoriale ha seguito, tra i molti programmi,
«Callas e Onassis», «Cocò Chanel», «Pinocchio», «Le sorelle Fontana»; come coautore ha firmato
«Dio vede e provvede» e il soggetto di serie «Don Matteo»; come soggettista ha firmato le miniserie «Lourdes», «Padre Pio», «S. Antonio da Padova», «Santa Barbara»). È anche consulente
artistico e letterario per la realizzazione di miniserie, lunghe serialità e Tv Movie. È autrice di
numerosi romanzi e attualmente sta lavorando a un film per il cinema.
FRANCESCO DENTICI - f.d.
(1980), si è laureato nel 2007 in Scienze dell’Educazione, frequentando, nel 2008 il «Master in
Comunicazione Multimediale» presso la Scuola di Management «Up level». Tra il 2008 e il 2010
ha collaborato come educatore professionale e pedagogista con la Caritas Diocesana contribuendo alla realizzazione di iniziative volte al sostegno e alla reintegrazione sociale di persone
senza fissa dimora. Ha svolto attività di volontariato (animazione giovanile e assistenza ai malati
e agli anziani) presso vari enti no profit. Nel 2009 ha pubblicato il saggio Tra cielo e terra. Ha,
inoltre, collaborato alla realizzazione delle edizioni 2012-2013 di “Un anno di zapping”. Attualmente lavora presso Roma Capitale in qualità di redattore pagine web.
FRANCESCA ORLANDO - f.o.
(1974), psicologa psicoterapeuta, ha lavorato in cliniche psichiatriche ed SPDC, svolge attività
privata di psicoterapia, è co-autrice di numerose pubblicazioni, tra cui: “Dal gioco d’azzardo al
trading on line: aspetti psicologici e psicopatologici”, “Narciso siamo noi”, “L’immaginario prigioniero”. “Come educare i nostri figli a un uso creativo e responsabile delle nuove tecnologie”,
nonché autrice di diversi articoli su riviste specializzate e siti internet.
ELISABETTA SCALA
(1969), pedagogista ed esperta di media e minori, è ormai da 15 anni impegnata nella direzione
dell’Osservatorio Media del Moige – Movimento Italiano Genitori. In qualità di Responsabile
dell’Osservatorio coordina le attività di monitoraggio degli esperti, guida la raccolta e la valutazione delle segnalazioni e il successivo inoltro alle autorità competenti, gestisce i rapporti con
le istituzioni: dal Comitato Media e Minori agli organi ministeriali deputati alla comunicazione e
alla tutela dei minori. L’Osservatorio Media si occupa, oltre che di televisione, anche di internet,
cinema, telefonia mobile e videogiochi. Elisabetta Scala è inoltre per il Moige vicepresidente.
Dal 2011 è anche membro del CNU – Consiglio Nazionale degli Utenti, organismo di tutela
dell’utente presso l’AGCOM.
215
Finito di stampare nel mese di giugno 2014
2007
r l
Tipografia Gemmagraf 2007 s.r.l.
via Tor dè Schiavi, 227 - 00171 Roma
Tel. 06 24416888 - Fax: 06 24408006
[email protected] - www.gemmagraf.it