Premio Birra Moretti Grand Cru. 8 chef, 15 stelle,1 sommelier, 1

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Premio Birra Moretti Grand Cru. 8 chef, 15 stelle,1 sommelier, 1
Anno 4, n° 2 - Autunno 2011
I LOVE BEER
... succede sempre qualcosa di bello intorno a una birra
Freddy Heineken
Claudio Sadler
Davide Oldani
Carlo Cracco
Andrea Berton
Gennaro Esposito
Giuseppe Rambaldi
Marco Reitano
Paolo Marchi
Massimo Bottura
Periodico di informazione e cultura birraria
di Heineken Italia - euro 2,50
Cristina Bowerman
Premio Birra Moretti Grand Cru.
8 chef, 15 stelle,1 sommelier, 1 critico gastronomico
1 solo vincitore.
2
quattro
Sommario
6__Report La finale del Premio Birra Moretti
Grand Cru a Roma
12__Focus Strongbow Gold Mixability
16__Numbers Le nuove frontiere di Heineken
20__Break Out Torino
26__L’incontro Birra Moretti e il Gambero Rosso
28__Tasting & Testing Brand
30__Storie di birra Plaz, Firenze
34__Birra à porter Bottega Baretti, Torino
38__Eventi Rock’n Heineken, un anno in musica
44__Sport Heineken sponsorizza la Uefa
Champions League
49__News dalla rete
La finale della prima edizione del
Premio Birra Moretti Grand Cru ha visto
i dieci finalisti sfidarsi a suon di ricette
tradizionali e creative reinterpretate
con la birra. Sotto gli occhi di una giuria
composta dal meglio del meglio degli
chef italiani...
I Love Beer mette a disposizione dei lettori un servizio semplice e alla portata di tutti: il QR code.
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I love beer anno IV - n. 2 - autunno 2011
Copertina foto di Francesca Moscheni, elaborazione grafica di Paola Bussa
www.ilovebeer.it - [email protected]
Fotografia Matteo Cervati, Studioneon, Archivio Heineken, Francesca
Direttore responsabile Alfredo Pratolongo
Moscheni, Planners International Group, Piersavino Montesano
Consulente editoriale Maurizio Maestrelli
Editore GVE - Guido Veneziani editore, via Bertani 2, 20154 Milano
Coordinatore editoriale Davide Di Corato
Tel 02 58205400 - mail: [email protected]
Capo redattore internet Savino Dicorato
Registrazione al tribunale di Milano n. 459 del 17/09/2010
Consulente fotografico Carlo De Amici
Gestione processo di stampa e database indirizzi POSTEL spa
Comitato editoriale Antonella Brugnola, Federico Maria Liperini, Simone
Stampa GraphicScalve, loc. Ponte Formello, Vilminore di Scalve (Bg)
Masé, Lorenzo Viganò
Stampato su carta MAGNO patinata ecologica e riciclabile al 100%,
Impaginazione Cristiano Ferrari
prodotta da Sappi Europe, cartiera certificata FSC/PEFC
Hanno collaborato Flavia Fresia, Francesca Solari
Spedizione Poste Italiane spa - Posta Target Magazine
3
tre
Editoriale
È
un numero ricco di contenuti questo di I love Beer. Perché il 2011 è stato un anno pieno di
attività. Dalla novità di Strongbow Gold a Heineken Jammin’ Festival, dai 100.000 di Mondo
Ichnusa alle 10 tappe di Sete di Radio Tour. Anche in questo numero I Love Beer vi racconta di
locali, trend del momento e storie di successo. Ma ci sono due argomenti importanti, che vale la pena
di approfondire, perché ci permettono di fare delle riflessioni sul futuro.
Parlare di Birra
Il primo riguarda il lancio di una
nuova sezione all’interno del sito
del Gambero Rosso, il punto di ri-
ferimento dei foodies italiani. È nata una sezione dedicata all’abbinamento birra-cibo, decisamente innovativa, che abbina le birre direttamente ai sapori e non solo alle ricette. Si tratta di un percorso didattico,
utile come base di partenza per l’elaborazione di un piatto da accompagnare a una birra, ma allo stesso
tempo semplice, perché identifica i sapori di base con le spezie di uso comune nelle nostre cucine.
Il secondo argomento, a cui abbiamo dedicato una prestigiosa copertina, è invece la prima finale nazionale del Premio Birra Moretti Grand Cru, competizione per Chef under 35, che ha coinvolto oltre
135 rappresentanti del futuro della ristorazione, giudicati da una giuria che rappresenta il gotha dell’alta
ristorazione in Italia.
Questi due temi sono evidenze concrete di un fenomeno che – oggi ben chiaro agli occhi
dei trendsetter e degli osservatori più attenti – è in pieno svolgimento e traccerà una parte del
futuro della cultura birraria nel nostro Paese: la birra è diventata una protagonista in cucina e
ben presto lo diventerà anche nelle tavole degli italiani.
Dall’iniziativa online del Gambero Rosso e dal Premio Birra Moretti Grand Cru nasceranno
nuove idee e verranno forniti contributi pratici, utilizzabili nel tempo dagli operatori del settore
birrario. Siamo convinti che percorrere le strade che conducono ad un migliore abbinamento
birra-cibo non sia solo una moda del momento, ma un cambiamento reale nelle abitudini degli
italiani, che stanno apprezzando sempre più il piacere della birra a tavola.
ALFREDO PRATOLONGO
Direttore Responsabile
[email protected]
Se gli chef stellati, se i maestri della cucina creativa sperimentano nuove tecniche di preparazione del cibo con la birra e se perfino i sommelier dei grandi ristoranti introducono la birra nelle loro
carte, titolari di pub, di birrerie, di pizzerie e di trattorie hanno la grande opportunità di percorrere la stessa
strada, adattandola ovviamente alle loro caratteristiche, alle loro possibilità e al loro target.
L’abbinamento della giusta birra con il giusto piatto non è solo teoria e neppure argomento esclusivo
dell’alta cucina, ma una pratica quotidiana che dà più valore al proprio locale, perché offre al cliente
qualcosa in più degli altri, per ora. La birra è oggi un argomento di conversazione decisamente più trendy
che in passato, ma per poterla raccontare è necessario conoscerla.
Un magazine come I Love Beer ha il privilegio di poter discutere, anticipandole, alcune tendenze che
caratterizzeranno il mercato della birra e offre gli strumenti per saperne di più, per raccontarla. E nella
patria del buon cibo parlare di birra a tavola è molto più facile che parlare solo di birra.
5
cinque
QQ
Report
di M.M.
Premio Birra Moretti
Grand Cru.
And the winner is…
A Roma, nella Città del Gusto del Gambero Rosso, è andata in scena lo scorso novembre la
finale della prima edizione del Premio ideato da Birra Moretti. I dieci finalisti si sono sfidati
con ricette tradizionali e creative reinterpretate con la birra. Sotto gli occhi di una giuria
composta dal meglio del meglio degli chef italiani…
6
sei
li sguardi. Una delle cose che
G
attento dei loro guru. Credo infatti
mi ha colpito maggiormente
che per un giovane chef andare “sot-
nella giornata della finale del
to esame” da un Massimo Bottura
Premio Birra Moretti Grand Cru, sono
o da un Carlo Cracco sia come per
stati proprio gli sguardi. Quelli dei dieci
un giocatore della Primavera essere
finalisti, naturalmente. Sguardi spesso
allenato da Mourinho.
tesi, quasi sempre emozionati, con
Fosse quindi stato solo questo, avrei
qualche lampo di orgoglio e costante-
pochi dubbi a sostenere che l’idea del
mente spalancati per avere la sicurezza
Premio Birra Moretti Grand Cru sia sta-
di ricordare tutto, ma proprio tutto, il
ta una delle più azzeccate degli ultimi
giorno dopo. Io credo che il segno più
anni. Ma il Premio è stato molto di più.
evidente del successo del premio
L’idea stessa, innanzitutto. Il Premio ha
ideato da Birra Moretti siano stati
infatti vissuto diverse fasi: la prima era
sinistra): Davide Oldani, Gennarino
proprio gli sguardi di questi giovani
dedicata alla rivisitazione in chiave bir-
Esposito, Marco Reitano, Claudio Sadler,
chef under 35, aver dedicato a loro
raria di una ricetta tradizionale italiana. I
Andrea Berton, Alfredo Pratolongo,
la gara, averli messi sotto la luce dei
partecipanti potevano scegliere tra un-
riflettori e, soprattutto, sotto l’occhio
dici classici della tradizione italiana, tra
7
sette
Concorrenti e giuria posano per la foto
finale. In prima fila si riconoscono (da
Giuseppe Rambaldi, Carlo Cracco,
Paolo Marchi, Cristina Bowerman e
Massimo Bottura.
Sopra, alcuni piatti presentati alla
i quali una parmigiana di melanzane,
potuto staccare il biglietto per Roma
un carpaccio di carne o un tiramisù. La
hanno trovato ad attenderli il gotha
cremoso di cioccolato bianco, marroni
seconda fase invece prevedeva l’idea-
della cucina italiana. Una giuria “ga-
e caffè”, una delle ricette vincenti
zione di una ricetta nuova, ma elabora-
lattica” composta, appunto, da Massi-
di Giuliano Baldessari. I concorrenti
ta con la birra tra gli ingredienti. I 135
mo Bottura, Andrea Berton, Cristina
iscritti alla prima fase – «un numero
Bowerman, Carlo Cracco, Gennaro
tradizione, scelta tra una rosa di undici,
superiore alle nostre aspettative», ha
Esposito, Davide Oldani, Giuseppe
e una ricetta originale.
commentato Paolo Marchi, firma ga-
Rambaldi, Claudio Sadler, il somme-
stronomica e curatore di Identità Go-
lier del ristorante La Pergola dell’Hotel
lose, che ha organizzato il premio Birra
Rome Cavalieri, Marco Reitano e Pa-
Moretti – sono diventati solo cinquanta
olo Marchi.
alla seconda fase. I dieci che hanno
Alla Città del Gusto gli chef under 35
giuria. Tra questi, il primo da sinistra
è il “ghiacciolo di Birra Moretti con
hanno dovuto affrontare due prove:
la reinterpretazione di una ricetta della
I magnifici dieci
Sono arrivati un po’ da tutt’Italia i dieci concorrenti alla finale romana del 14 novembre 2011. A dimostrazione che la nuova frontiera della cucina alla birra coinvolge
davvero tutti. Eccoli dunque, per dovere di cronaca e come ringraziamento per averci
almeno provato, nomi, cognomi e relativi ristoranti dei dieci finalisti…
Giuliano Baldessari, sous chef al ristorante Le Calandre di Sarmeola di Rubano
(Padova)
Mario Capitaneo, junior sous chef al ristorante Devero di Cavenago Brianza (Monza Brianza)
Antonio Cuomo, chef di cucina al Settecento Hotel di Presezzo (Bergamo)
Fabrizio Ferrari, chef del ristorante Al Porticciolo 84 di Lecco
Mirko Matteoni, chef al ristorante Antico Caffè delle Mura di Lucca
Alberto Rini, sous chef al relais Palazzo Seneca di Norcia (Perugia)
Miah Sohel, sous chef del ristorante Giuda Ballerino di Roma
Giovanni Sorrentino, executive chef all’Osteria Terra di Vento di Montecorvino
Pugliano (Salerno)
Mario Strazzullo, secondo chef capo al ristorante Donn’Anna di Napoli
Daniele Zennaro, chef di cucina all’Osteria Vecio Fritolin di Venezia
8
otto
hanno lavorato tutta la giornata, realizzando i piatti da sottoporre al vaglio della giuria. Giuria che, pur nella
severità del giudizio, non ha mancato
di rimarcare la novità dell’iniziativa e il
livello qualitativo dei giovani talenti. «I
premi di questo tipo servono innanzitutto a mettersi in discussione – ha
osservato Gennaro Esposito, chef titolare del ristorante Torre del Saracino di
Vico Equense (Napoli) – e mettersi in
discussione fa sempre bene a uno
chef. Credo che la birra al ristorante
abbia delle grandi possibilità, sia tra gli
ingredienti, sia come abbinamento al
piatto. In un menu di dieci piatti abbinarne un paio a delle birre è sicuramente divertente e stimolante». «Sono
ne che la nostra è una cucina in co-
convinto che la presenza della birra
stante evoluzione». E pareri simili sono
anche nell’alta ristorazione non sia
stati espressi un po’ da tutti i protago-
una moda passeggera – ha sottoli-
nisti della giornata romana. Protagonisti
neato Andrea Berton, alla guida del
che, effettivamente, sono da qualche
ristorante Trussardi alla Scala di Milano
tempo alle prese in prima persona con
–. La birra nella cucina è oggi per me
la birra, avendone intuito per tempo la
un ingrediente interessante e molto
novità, le possibilità e, aspetto da non
importante, che ti permette di svilup-
sottovalutare, la diversa e più aper-
pare ricette diverse: dal salato al dolce.
ta predisposizione del pubblico. «Mi
E credo che l’affermazione della birra
è sempre piaciuta la birra, come mi
nei ristoranti italiani sia la dimostrazio-
piacciono tutte le cose “spumeggianti”
9
nove
Qui sopra, lo chef Miah Sohel, uno dei
finalisti, durante la gara.
Vuoi scoprire le opinioni e le
impressioni degli chef stellati in giuria?
Inquadra il QR Code...
L’intervista al vincitore
Trentino, trentaquattro anni, esperienze professionali in Italia, Germania e Francia.
Poi la svolta importante ovvero l’ingresso alla corte “stellata” di Massimiliano Alajmo,
guida geniale del ristorante Le Calandre di Sarmeola di Rubano, provincia di Padova,
il più giovane chef europeo ad aver ottenuto le ambite tre stelle Michelin. Insomma, la
vittoria di Giuliano Baldessari alla prima edizione del Premio Birra Moretti Grand Cru,
per certi versi, potrebbe non essere una sorpresa. Ma lui, con l’entusiasmo trattenuto
a stento, confessa: «A dire il vero questo è il primo concorso a cui partecipo e l’ho
vissuto come un gioco. Senza aspettarmi nulla. Ma, indubbiamente, vincere è stato
splendido». Baldessari ha dalla sua un già notevole cursus honorum: dopo qualche
esperienza iniziale “di riscaldamento” sbarca, a vent’anni, nella cucina di Aimo Moroni,
a Milano, poi punta verso la Francia, per conseguire una specie di “master” da Marc
Veyrat, uno dei più talentuosi chef d’Oltralpe. Ed è con queste premesse che arriva
alle Calandre.
- Allora, com’è lavorare con Alajmo?
«Beh, stupendo. Massimiliano è una persona incredibilmente immensa, sotto il profilo
umano e dal punto di vista della tecnica e delle idee».
- Quante possibilità ci sono che i tuoi piatti vincenti entrino nella carta delle
Calandre?
«Questa è una decisione che spetta solo a Massimiliano».
- La birra in cucina. Abbiamo scoperto che è complicato, ma può essere anche
divertente?
«La birra in cucina è soprattutto divertente. L’importante è appassionarsi e credere in
quello che si fa. Sono convinto che la cucina non debba avere dei limiti. La birra è un
ingrediente che può giocare un ruolo importante sia nel senso della rivisitazione di
un piatto già definito, sia nell’ideazione di una nuova ricetta. Il bello, ma non il facile,
è saper giocare con gli ingredienti. Tutti. Birra inclusa».
– ha spiegato infatti Davide Oldani, funambolico chef titolare del D’O di Cornaredo (Milano) –. Nel mio ristorante
ho almeno un piatto con la birra per
ogni menu che realizzo, quindi quattro menu diversi all’anno sono quattro
piatti con la birra. A me piace proprio
come ingrediente, usarla in riduzione e
poi, ovviamente, anche in abbinamento. Anche perché la bottiglia piccola ti
permette ti fare una sorta di percorso
di abbinamenti studiati ad hoc». Se
questo era l’entusiasmo che si respirava nella giuria, figuriamoci quello tra i
finalisti. Per onor di cronaca, ma quando leggerete queste righe lo avrete già
saputo, la vittoria è andata a Giuliano
Baldessari, sous chef al tristellato Le
Calandre. Ha vinto con un Carpaccio
di manzo al ginepro con salsa ai pinoli
all’acqua e riduzione di birra e con un
Ghiacciolo di Birra Moretti con cremoso di cioccolato bianco, marroni e caffè. Per lui Massimo Bottura, a nome di
tutta la giuria, ha usato queste parole:
«Ha dimostrato ottima capacità tecnica.
Ha saputo dosare la creatività sia nel
piatto della tradizione, sia nel piatto
libero, palesando sicurezza, lucidità e
una mano pulita».
Allora, per tirare le conclusioni e buttare lo sguardo al futuro, abbiamo
voluto raccogliere una dichiarazione
conclusiva di Pratolongo. «Il Premio
Birra Moretti Grand Cru è un’altra
tappa di un percorso che Birra Moretti ha iniziato cinque anni fa – ha
rimarcato –. Un percorso che ci ha
visto collaborare con una squadra
di chef di altissimo livello, coinvolti
con estrema facilità perché già trovavano nella birra delle possibilità
Qui sopra, alcuni finalisti del Premio
Birra Moretti Grand Cru, dedicato ai
cuochi under 35. Sopra a sinistra, Mirko
Matteoni spilla una Birra Moretti Grand
Cru. Nella pagina accanto, il vincitore
Giuliano Baldessari.
nuove per la loro cucina. Questo
incontro d’intenti ha poi generato tutta una serie d’iniziative, l’ultima delle
quali è proprio il Premio. Sia gli chef
blasonati, sia i giovani che si sono cimentati nel Premio hanno mostrato
un approccio molto aperto nei confronti dell’utilizzo della birra come ingrediente e nell’abbinamento. E credo
che il Premio abbia fatto crescere un
po’ tutti: noi e loro». Una crescita che,
possiamo dirlo con certezza, proseguirà anche nel 2012. Con il ritorno del
Premio Birra Moretti Grand Cru.
QQ
Le regole del concorso
Il Premio Birra Moretti Grand Cru (www.birramoretti.it), lanciato a maggio 2011,
ha avuto diverse fasi. La prima consisteva nel presentare a una specifica commissione
una ricetta della tradizione italiana (scegliendo tra le undici previste dal regolamento) reinterpretata con una birra della famiglia di Birra Moretti. Dei 135 partecipanti che si sono fatti avanti, ne sono stati scelti cinquanta ai quali è stato chiesto di
pensare e proporre una ricetta creativa, originale, dove la birra comparisse come
ingrediente. Dopo questa seconda fase del premio, solo dieci giovani chef sono stati
invitati a Roma per la finale. Qui hanno dovuto concretizzare le loro ricette, sia quella
della tradizione, sia quella creativa, e sottoporle al giudizio della giuria “all star”
presieduta dallo chef tristellato Massimo Bottura. Al termine la consacrazione dei
vincitori con premi per la miglior ricetta della tradizione, per la miglior ricetta creativa e
per il miglior abbinamento birra-cibo. Al vincitore assoluto è andato un premio del
valore di 10mila euro, potendo scegliere fra tre viaggi per due persone a Copenhagen, Barcellona, Parigi, una fornitura di attrezzature professionali Sirman per la cucina,
una fornitura di arredo tavola da scegliere tra i marchi distribuiti da Caraiba Luxury
oppure una fornitura di prodotti alimentari per l’alta ristorazione.
Il Premio Birra Moretti Grand Cru vivrà la sua seconda edizione nel 2012.
11
undici
Focus
di M.M.
12
sei
Rinfrescante, naturale,
moderatamente alcolico. Strongbow
Gold si sta imponendo come la
bevanda di culto dell’aperitivo.
Il sidro di mele si beve “over ice” in
un bicchiere con ghiaccio oppure
liscio, ben freddo, ma anche
in versione cocktail…
Strongbow Gold
Mixability
S
i fa presto a dire sidro. Anzi, si fa
e profonde radici (lo apprezzavano
prestissimo a dire Strongbow
dame e cavalieri fin dal Medioevo);
Gold. Il sidro di Heineken
dall’altro ha una incredibile moder-
rinfrescanti e creativi. Qui sopra,
Italia è partito con il turbo e in pochi
nità, rispondendo alle esigenze che
i cocktail di cui vi proponiamo la
mesi si è imposto all’attenzione dei
caratterizzano i tempi attuali. Stron-
consumatori e dei media grazie a una
gbow Gold è anche estremamente
dinamica campagna pubblicitaria, ma
versatile. Se infatti lo si celebra de-
soprattutto alla sua originalità, alla
gnamente semplicemente bevendolo
sua indiscutibile leggerezza e al suo
liscio con ghiaccio, sta dimostrando di
gusto.
incontrare i gusti di molti barman che
Dopo l’incredibile festa di lancio mi-
in breve tempo hanno realizzato dei
lanese che lo ha tenuto a battesimo,
cocktail perfetti. Le ricette le trovate
Strongbow Gold ha cominciato a fare
nella pagina che segue e sono talmen-
capolino in tutti i locali più glamour
te facili da realizzare che le si possono
della Penisola, movimentando le se-
anche sperimentare a casa propria.
rate dei migliori lounge e beach bar.
Sparkling Gold, American Gold e
In poche parole è diventato il prota-
Mehelito Gold sono tre “invenzio-
gonista dell’estate 2011. E ha creato
ni” che esaltano profumi e gusto di
una nuova categoria di prodotto.
Strongbow Gold. E lo consacrano
Strongbow Gold ha un doppio pun-
come la scelta ideale dall’aperitivo al
to di forza: da un lato è una bevan-
dopocena. E in ogni momento che
da tradizionale, dalla lunga storia
giudicate essere “gold”…
Strongbow Gold è stato il
protagonista dell’estate 2011,
sia bevuto liscio con ghiaccio,
sia come base di cocktail
ricetta a pagina 15. Da sinistra,
Sparkling Gold, American Gold
e Mehelito Gold.
14
quattordici
QQ
Sparkling Gold
10,5 cl di Strongbow Gold
3,75 cl di Aperol
Servire in tumbler alto pieno di ghiaccio in cubetti e guarnire con fetta d’arancia.
American Gold
10,5 cl di Strongbow Gold
2,25 cl di Vermouth Rosso
2,25 cl di Bitter Campari
Servire in tumbler alto pieno di ghiaccio in cubetti e guarnire con fetta d’arancia.
Mehelito Gold
12 cl di Strongbow Gold
6 cl di Sweet and Sour
6 foglie di menta
Lo Sweet and Sour può essere sostituito con un lime pestato e un cucchiaio di
zucchero. Servire in tumbler alto pieno di ghiaccio in cubetti.
15
nove
Numbers
di Maurizio Maestrelli
Heineken
New Frontier
Birrerie e pizzerie, d’accordo, ma la birra sa essere
protagonista anche in nuove tipologie di locali, dai lounge ai
beach bar. Ne è convinto Lorenzo Viganò, direttore vendite
Horeca di Heineken Italia, che ci racconta tutte le possibilità
della “nuova frontiera”...
ove si va a bere una birra sta-
D
la bevanda principale che ospita. Ma la
sera? Al pub… Risposta giusta
risposta, come detto, è anche sbagliata
e risposta sbagliata, allo stesso
perché in realtà la birra la puoi bere
tempo. Già, perché sul fatto che pub e
dappertutto. Ormai, come ricordiamo
birrerie siano i luoghi deputati al con-
volentieri qui su I Love Beer anche al ri-
sumo di birra siamo tutti d’accordo.
storante o al winebar. Provate ad andare
Il primo è l’istituzione pubblica che ha
in un chiringuito di una grande città, ver-
contribuito a rendere grande l’Inghilterra
sione moderna e trendy dei baracchini di
nel corso dei secoli, e non stiamo scher-
legno di un tempo, oppure in un beach
zando; il secondo indica fin dal nome
bar versione lusso delle migliori spiagge
16
sedici
italiane oppure ancora in un lounge bar
reca, un momento positivo. E in questi
di un albergo cinque stelle di Milano o
locali la birra è sempre presente, direi
di Roma. E cosa troverete? Sicuramente
quasi irrinunciabile, tuttavia è spesso
della birra…
sottovalutata la sua importanza stra-
«Io preferirei dire “anche” la birra – inter-
tegica».
Non solo pub: come spiega
Lorenzo Viganò, direttore
vendite Horeca di Heineken
Italia (nella foto in alto a
sinistra), la birra trova sempre
più una collocazione ideale in
locali che rappresentano le più
viene Lorenzo Viganò, direttore vendi-
- In che senso?
te Horeca di Heineken Italia –, perché
«Nel senso che viene considerata una
Horeca, dagli alberghi di lusso
ovviamente queste tipologie di locali
necessaria integrazione e non, come
(nella foto al centro, l’H Club
risultano essere molto più equilibrate
potrebbe essere, un cavallo vincente
varie espressioni del mondo
in termini di presenza e vendita di pro-
in grado di gratificare il consumatore
dotti beverage, che tra loro quindi sono
e, in base alle vendite, il gestore».
in competizione. La birra tuttavia è una
- Sembra quasi un controsenso…
componente importante, che potrebbe
«E per certi versi lo è. La birra può esse-
crescere ulteriormente».
re davvero una risorsa fondamentale da
- Tuttavia queste nuove tipologie di
utilizzare al meglio. Sempre ricorrendo
locali sembrano avere un crescente
ai dati, il 70% dei clienti non ha an-
successo…
cora scelto cosa bere quando varca
«Sì, in effetti. È una categoria in crescita
la soglia di un locale. La scelta si crea
nelle sue diverse sfaccettature e anche
in base alla visibilità del prodotto, al
in certi aspetti di polivalenza che sono
suo appeal, quindi, che concretamente
spesso la loro caratteristica. Mi riferisco
si traduce in una maggiore e più accatti-
quindi a quella categoria di locali che
vante immagine del brand che, tuttavia,
abbiamo ricordato, lounge, beach, chirin-
proprio per le caratteristiche di questo
guito e via di questo passo. I dati rive-
tipo di locali che sono diverse da quel-
lano che stanno vivendo, anche in un
le dei pub o delle pizzerie, deve essere,
periodo che non è tra i migliori per l’Ho-
come dire, tagliata su misura».
17
diciassette
dell’hotel Diana Majestic
di Milano), ai lounge restaurant
più alla moda (qui sopra,
il Wish di Milano).
- Insomma, la stessa birra ma un vi-
tura. Dall’altro lato, l’ancora più semplice
sual diverso, più adatto…
gesto del servizio in bottiglia aumenta di
«Noi la pensiamo così ed è per questo
valore quando ti rendi conto che quella
che abbiamo studiato delle propo-
specifica bottiglia la puoi trovare solo in
ste specifiche in grado di valorizzare
un determinato tipo di locali».
il percepito della birra all’interno dei,
- Come reagiscono i gestori di fronte
chiamiamoli genericamente, lounge bar.
a questo messaggio?
La colonnina ghiacciata di Heineken
«Reagiscono bene anche se indubbia-
Extra Cold è ad esempio un modo
mente c’è molta strada da fare. Que-
per “spettacolarizzare” il servizio di Hei-
sta è una categoria di locali dove molti
neken lasciando ovviamente inalterata la
barman hanno frequentato corsi di
sua qualità. Lo stesso discorso vale per
miscelazione se non addirittura di flair
la bottiglia Aluminium, ossia la stessa
(la tecnica freestyle, n.d.r.), ma in pochi
Heineken, ma in formato e appeal esclu-
sentono l’esigenza di mettere a punto
sivo».
la tecnica di spillatura e di servizio di
- È il cosiddetto “taglio su misura”…
una birra. Che sono gli ingredienti fon-
«È, soprattutto, il modo per far capire due
damentali per aumentare l’appeal, e le
semplici cose. Che da un lato il servizio
vendite, della birra stessa».
della birra alla spina racchiude in sé
- In pratica, gli strumenti che Hei-
alcune delle caratteristiche che rendo-
neken Italia mette a disposizione non
no affascinanti i cocktail: la gestualità,
bastano.
la sensazione rinfrescante che ti rega-
«Gli strumenti da soli non bastano
la da sola la vista del ghiaccio e, so-
mai, servono motivazione e convin-
prattutto, l’idea che la birra è un pro-
zione. Dove però siamo riusciti a fare il
dotto semilavorato che si completa e
lavoro giusto i risultati non si sono fatti
si perfeziona con il gesto della spilla-
attendere. Prendiamo ad esempio l’H
18
diciotto
Club del Diana Majestic Hotel di Mi-
sembra evidente. Extra Cold, Alumi-
Qui sopra, l’ora dell’aperitivo
lano. Lounge bar centralissimo e molto
nium e via dicendo sono dei segnali
in un beach bar sulle spiagge
famoso, tipico ambiente da cocktail e
importanti e ben accolti. Ma ci deve
magari da Champagne. Con Heineken
credere anche il gestore. È bene esse-
Extra Cold e con Aluminium c’è stato
re chiari, la birra è una risorsa sempre,
un cambiamento radicale del posiziona-
anche in queste tipologie di locali. Lo è
mento della birra nelle vendite del locale,
certamente per noi, ma lo è anche per i
con indubbia soddisfazione nostra e, rite-
nostri interlocutori…
niamo, loro».
- Che cosa ti aspetteresti nel concreto
- Abbiamo menzionato la visibilità di
da parte loro?
Heineken all’interno di un lounge…
«Che credessero nel prodotto birra, in
«Sì, si tratta di una visibilità per forza
Heineken. Che ha mezzi, risorse, qua-
di cose diversa da quella che possia-
lità per essere un partner affidabile e
mo fornire a un pub, anche a una piz-
stimolante. Che affinassero spillatura
zeria. Nessun lounge accetterebbe una
e servizio perché sono elementi fon-
presenza così massiccia del brand, ma
damentali per distinguersi dai concor-
abbiamo realizzato delle cose molto
renti. E che tenessero sotto controllo
eleganti, penso ad esempio alle tende
i prezzi. Mi rendo conto che questo è
esterne nere e brandizzate in maniera
un argomento delicato e che ciascuno
molto pulita, che sono accettate bene, e
comanda a casa sua, ma sono convinto,
a tutta una serie di altre cose sulle quali
e abbiamo anche delle case history da
stiamo lavorando».
portare a supporto, che mantenere sotto
- Insomma, il futuro parla Heineken
controllo i margini di utile sulla singola
anche nei lounge?
birra sia una delle corsie preferenziali
«Beh, me lo auguro. Noi stiamo inve-
per aumentare le vendite complessive.
stendo in questo senso, la cosa mi
E quindi i margini complessivi».
19
diciannove
QQ
italiane. Nella pagina accanto,
un’altra foto del Wish lounge
restaurant., elegante locale
milanese che ha saputo
valorizzare la presenza della
birra al proprio interno.
Break Out
di Maurizio Maestrelli
22
ventidue
Una birra
all’ombra
della Mole
Niente di meglio che approfittare dell’anniversario dei
centocinquant’anni di unità nazionale per visitare la nostra prima
capitale. Anche perché, tra musei e palazzi storici, è facile trovare
il tempo per fermarsi a bere una buona birra…
e Roma ti colpisce con la sua
S
il Settecento, l’ascesa della città e la sua
quasi arrogante monumentali-
trasformazione da capitale di un ducato
tà e Milano ti seduce con il suo
a capitale del regno più importante della
fascino sottile e frenetico, Torino invece
penisola italiana. Altri esempi dello stile
quasi ti sorprende per il suo, come
si scorgono, infatti, in Palazzo Carignano,
dire, low profile. Eppure basterebbe
che oggi è sede del Museo nazionale del
Torino. Nelle pagine precedenti,
conoscerla un po’ meglio per ricreder-
Risorgimento italiano, nella chiesa di San
i famosi Murazzi del Po, lungo
si. Di sicuro il capoluogo piemontese ha
Lorenzo e in quella di San Filippo. Tutta-
i quali si affacciano molti locali
una lunga storia alle spalle, sebbene le
via non si può sicuramente uscire da
sue origini come città si debbano far ri-
piazza San Carlo senza aver fatto una
salire ai Romani, ed è una lunga storia di
tappa in uno degli storici caffè, il San
prestigio. Culminata nella sua “elezione”
Carlo o il Torino ad esempio, che sono
a prima capitale dell’Italia unita nel 1861.
considerate ormai delle vere istituzioni
Una scelta abbastanza logica pensando
storiche non solo per l’anno di fondazio-
al ruolo fondamentale che la dinastia
ne, ma anche perché in questi ambienti
Savoia e il conte di Cavour ebbero nel
si fece davvero la storia d’Italia. E il caffè
difficile percorso destinato a trasformare
va accompagnato con qualche cioccola-
una penisola smembrata in stati e sta-
tino “firmato” perché Torino è una delle
terelli in una nazione unica e unitaria.
grandi capitali del cioccolato italiano. Qui
Anche a noi di I Love Beer è sembrata
sono stati inventati i “cremini”, deliziosi
quindi una scelta abbastanza logica far
quanto calorici cubetti composti da
diventare Torino la nostra meta di “break
strati alternati di gianduia e cioccolato,
out”. Due, tre giorni dedicati alla scoperta
e gli “alpini” arricchiti da crema di liquo-
di una grande città europea, conditi da
re. E in uno di questi caffè consigliamo
soste gastronomiche e pause birrarie.
anche l’assaggio del celebre “bicerin”,
I punti di partenza per andare alla
corroborante bevanda a base di cioc-
scoperta del centro storico possono
colato, caffè e crema di latte. Se tuttavia
essere ovviamente diversi, ma per an-
varcate la soglia di uno di questi storici
dare sul sicuro indichiamo piazza San
locali prima di cena, ecco da non per-
Carlo, non a caso definita il “salotto di
dere il rito dell’aperitivo. Un fenomeno
Torino”, una specie di “ombelico” che ti
ormai certamente globalizzato, ma di cui
lascia a bocca aperta per la bellezza dei
Torino può rivendicare la paternità. Con-
suoi palazzi e delle due chiese baroc-
siderato il fatto che il vermouth, bevanda
che che ospita. Il Barocco, del resto, è
a base di vino bianco, erbe e spezie, è
di casa da queste parti perché ha con-
stato creato per la prima volta nel 1786
traddistinto, tra la fine del Cinquecento e
da Antonio Carpano proprio a Torino. E
Sotto, la corte del castello
del Valentino, una delle ex
residenze reali dei Savoia nel
cuore della città. È circondato
da un bel parco. Nella pagina
accanto, un suggestivo riflesso
della Mole Antonelliana; alta
167 metri, è il simbolo di
frequentati dai giovani torinesi.
24
ventiquattro
che da Torino, grazie a nomi celebri, ha
mosso alla conquista del mondo. Del resto, vale la pena ricordare che Torino
non solo può rivendicare un “diritto
di primogenitura” per l’aperitivo, un
nuovo modo di bere tutto italiano, ma
ha anche salutato i primi impianti di
spillatura della birra in Italia tanto che
per anni questa città meritava il nomignolo di “piccola Londra” per numero
di pub aperti.
In materia di gusto, insomma, questa città sta dando lezioni un po’ a tutti. Non è
forse un caso se a soli quaranta chilometri da qui, nella cittadina di Bra, sia nato
il movimento Slow Food che valorizza
le tradizionali produzioni enogastronomiche italiane. Torino ha una forte vocazione “alimentare”. Ogni due anni
è qui che si celebrano il Salone del
Gusto e Terra Madre, eventi clou pensati e realizzati da Slow Food al Lingotto,
l’ex storica sede della Fiat. Proprio a due
passi dal Lingotto, nell’altrettanto storica
sede della Carpano, ha aperto da qualche anno i battenti Eataly, supermercatoboutique dei prodotti d’eccellenza made
in Italy dalla formula di tale successo
che è stato presto replicato in altre città
italiane, come Milano e Genova, e internazionali, come New York. Eataly, di cui
vi consigliamo caldamente la visita, è
una specie di tempio commerciale,
ma anche didattico, dedicato al food
& beverage. Si fanno acquisti, certamente, ma si può anche pranzare in uno dei
tanti ristoranti tematici. Non manca l’enoteca naturalmente, anche in virtù del
prestigio assoluto del vino piemontese,
ma nemmeno la birreria che contempla una buona rassegna di noti brand,
con Birra Moretti spesso protagonista
25
venticinque
di eventi specifici, e piccole produzio-
Se il museo vi avesse messo infine ap-
ni artigianali.
petito, a Torino non avete che l’imbaraz-
Dedicato un po’ di tempo a Eataly sa-
zo della scelta. La cucina tipica è molto
rebbe impensabile lasciare Torino senza
valorizzata in città: agnolotti e tajarin,
aver visitato il Museo Egizio. Se non altro
in autunno impreziositi dal celebre tartu-
perché è unanimemente riconosciuto
fo delle Langhe, sono da non perdere,
come il più importante al mondo dopo
così come bollito e brasato, e ancora i
quello de Il Cairo. Oltre trentamila sono
rinomati formaggi e la particolarissima
i reperti custoditi al suo interno, dalla fa-
bagna caôda, una salsa calda a base di
mosa statua in granito nero di Ramsete
aglio, olio extravergine d’oliva e acciughe
II alla tomba dell’architetto Kha. E se l’ar-
salate nella quale intingere verdure cru-
te egizia vi sembrasse troppo “secolare”,
de e cotte. Questa cucina piemontese è
allora non resterebbe che dirigervi verso
espressa, insieme a un menu più “inter-
quello che è il vero simbolo “da cartolina”
nazionale”, anche dalla Bottega Baretti
della città. Ovvero la Mole Antonelliana,
di via Sant’Anselmo, locale elegante
ben 167 metri in altezza che ne hanno
ma non esageratamente caro che è
fatto a lungo la struttura in muratura più
stato di recente valorizzato ulterior-
alta d’Europa. All’interno, la Mole ospi-
mente dall’arrivo di un Heineken Cel-
ta uno dei musei più visitati d’Italia,
lar Beer System. Provate la più celebre
quello dedicato al Cinema. Si tratta di
birra olandese in versione non pastoriz-
una collezione impressionante di mani-
zata e poi andate a fare due passi nel
festi cinematografici, oltre trecentomila,
vicino Parco del Valentino, lo spazio
cimeli, allestimenti scenografici e film in
verde cittadino più amato dai torinesi. Al
monumentali di Torino. Sorge
grado di dare soddisfazione a qualsiasi
suo interno si può ammirare la splendida
sulla riva del Po, dirimpetto
semplice curioso come al cinefilo più esi-
architettura del castello, oggi sede distac-
gente. Tra l’altro il museo è tutto svolto
cata del Politecnico, e godere della vista
Vittorio Veneto, una delle piazze
in altezza e lo si può percorrere con un
placida del fiume Po. Torino, città capitale
porticate più grandi d’Europa.
comodo ascensore panoramico.
anche dell’automobile italiana, è più ver-
Sotto, la chiesa della Gran
Madre di Dio si trova alla fine
di una delle tante prospettive
al ponte Vittorio Emanuele I,
che la congiunge a piazza
26
ventisei
de di quello che ci si potrebbe aspettare:
spillatura e nel servizio. Con un sano
oltre a quello del Valentino, garantisco-
condimento di eventi sportivi di tutti i
no relax i Giardini Reali, progettati dallo
generi, non solo l’immancabile calcio, su
stesso architetto che si occupò di quelli
maxischermo. Il Six Nations, insomma,
di Versailles, e ancora il Parco della Pel-
è certamente il posto giusto se si vuo-
lerina, famoso in estate per i concerti, e
le bere una buona birra, fare nuove
il Parco Michelotti.
amicizie e osservare scampoli di vita
Esplorato in lungo e in largo il Parco del
notturna torinese. Che, come abbiamo
Valentino, niente di meglio quindi che di-
detto all’inizio, contribuisce a fare della
rigersi verso il centralissimo corso Vittorio
città una meta più interessante e vitale di
Emanuele II e per l’esattezza al civico 28.
quanto ci si potrebbe immaginare.
È qui infatti che si trova il Six Nations
Torino ha molti angoli nascosti ed è an-
Murphy’s Pub, una delle pietre milia-
che l’unica, vera, città Reale italiana. Ben-
ri della moda Irish pub che aveva at-
ché non siamo riusciti a dire tutto del
tecchito in Italia parecchi anni fa. Il Six
centro cittadino, il nostro ultimo suggeri-
Nations ha indubbiamente il merito di
mento vi porta un poco fuori dal perime-
aver superato indenne il periodo “moda-
tro comunale, ma a soli otto chilometri.
iolo” e di essere ancora un sicuro punto
La Reggia della Venaria è un immane,
di riferimento per giovani torinesi e per
mozzafiato, complesso architettonico
una folta rappresentanza di studenti stra-
che vale il breve viaggio. La struttura e i
nieri fuori sede. Il segreto del successo
giardini che la circondano rivelano tutta la
è stato quello di restare fedeli interpreti
magnificenza di quel periodo storico, la
della formula Irish, poter contare su una
seconda metà del 1600, e la “grandeur”
batteria di birre alla spina che va dalla
della dinastia sabauda. Il suo recupero
Murphy’s Irish Stout e Red alla McE-
al pubblico è stata una delle mosse più
wan’s Lager, passando per Heineken
intelligenti che si potessero fare. E la sua
ed Erdinger Weisse, e puntare decisa-
visita, il miglior saluto che si può fare a
mente su qualità e competenza nella
Torino.
QQ
27
ventisette
Le tappe da non perdere
Six Nations Murphy’s Pub, Corso Vittorio
Emanuele II 28, Torino (www.sixnations.it)
Bottega Baretti, Via Sant’Anselmo (ang. Via
Baretti) 28/f, Torino
Eataly, Via Nizza 230, Torino (www.eataly.it)
Torino, come e dove
Arrivare: sono ovviamente molti i modi per
raggiungere la città. In auto, con qualche difficoltà a trovare parcheggio, e in treno (www.
trenitalia.it). In aereo voli di linea collegano le
principali città italiane con l’aeroporto di Caselle (il più vicino alla città). Dall’aeroporto è
facile raggiungere il centro cittadino sia in treno, sia in bus.
Albergo: per dormire a Torino c’è ovviamente solo l’imbarazzo della scelta, con
un’enorme varietà di tipo di sistemazione e relativi prezzi. Per trovare un albergo si possono
consultare siti come booking.com, expedia.it,
lastminute.com
Guide: Torino – guida tascabile, Lonely Planet, euro 13,50
Birra Moretti & Gambero Rosso
Joint venture
di gusto
È un incontro di sapori e di cultura quello celebrato tra Birra Moretti e Gambero Rosso. La
cultura della birra si affianca così all
Al via dunque tutta una serie di iniziati
protagonista sulle tav
n incontro tra due protagonisti
U
gerazione. «Birra
che, nel loro ambito, hanno
da anni cercando
fatto la storia. Così si potrebbe
percezione della
riassumere l’accordo di collaborazione
ne sia in termini d
che ha visto Birra Moretti diventare main
la birra, sia in qu
sponsor delle Città del Gusto del Gam-
prodotto, dei suo
bero Rosso. Tuttavia questa collabora-
tecnica di produzi
zione merita di essere spiegata meglio.
le sue possibilità
Se infatti Birra Moretti è una pietra mi-
spiegato Alfredo
liare della storia brassicola nazionale,
Comunicazione d
nata oltre 150 anni fa in Friuli e diven-
oggi possiamo d
tata rapidamente un brand nazionale
perché, anche gr
di riferimento, il Gambero Rosso è il
molti più ristorant
magazine di riferimento per i sempre
la birra in abbinam
più numerosi foodies italiani. Se Birr
molti più chef ch
ra Moretti è oggi una “famiglia” di birre
birra in cucina».
che, oltre alla classica Birra Moretti, può
Varcare la soglia d
vantare Birra Moretti Zero, Birra Moretti
Gusto by Gamb
Baffo d’Oro, Birra Moretti Doppio Mal-
traduce quindi in
to, Birra Moretti La Rossa e Birra Moretti
ziative la cui rica
Grand Cru, il Gambero Rosso è rivista
certamente a g
cartacea ma anche autorevoli guide, Cit-
«Il fatto che la b
tà del Gusto appunto, corsi di formazio-
sempre più appr
ne sulla cucina, Master in Giornalismo
italiani – ha sottol
enogastronomico e un nugolo di eventi
viano, direttore de
organizzati in Italia e all’estero. Sì, quindi
so – appare come
dire che l’accordo rappresenta l’in-
Il Gambero Ro
contro tra due “giganti” non è un’esa-
Moretti sono a
ti dall’idea di valorizzare la cultura
della birra finalizzata a un consumo
responsabile e di qualità. Non solo,
siamo accomunati dal fatto che il consumo responsabile sia una conseguenza
diretta di un consumo consapevole che
presuppone una maggiore conoscenza
del prodotto birra in sé. Divulgare la conoscenza delle birre, diffonderne il “verr
bo” all’interno della ristorazione italiana,
come sta già avvenendo, è una sfida che
abbiamo voluto raccogliere con un partner di prestigio quale è Birra Moretti».
Dichiarazioni d’intenti, indubbiamente,
ma che diventeranno presto dei progetti specifici: a partire da “Birre e spezie
perché no?” (nel parliamo qui a destra,
ndr) e la serata finale del Premio Birra
Moretti Grand Cru, il concorso nazionale
rivolto ai giovani chef e sous chef italiani
under 35 “con la passione per la birra in
cucina” (ne parliamo nell’articolo a pag.
6, ndr) tenutasi proprio presso la Città
del Gusto di Roma.
Quella tra Birra Moretti e Gambero Rosso non è allora una joint venture fine a
se stessa. Le idee, gli spunti, più concretamente i piatti e gli abbinamenti,
che salteranno fuori dalla sinergia tra
la birra italiana per antonomasia e la
rivista food più blasonata serviranno
a coinvolgere e stimolare i veri protagonisti della nuova avventura della
birra a tavola e in cucina. Gli chef e i
ristoratori in generale. Sono già loro i
principali comunicatori di una nuova e
più ricca cultura del prodotto birra, sono
loro gli alfieri di questa nuova tendenza che non è moda, piuttosto riconoscimento di quella preziosa risorsa che
sono le birre e le birre di Birra Moretti
nello specifico.
QQ
Birra e spezie, perché no?
Cannella, basilico, timo, liquirizia e peperoncino… Come li abbino alla birra? Per rispondere a questa domanda è adesso online sul sito del Gambero Rosso (www.
gamberorosso.it) una sezione speciale interamente dedicata al “gioco” degli abbinamenti cibo-birra dove però il piatto è marcato, appunto, da spezie e aromi specifici
e caratterizzanti. Si può partire da un aroma e risalire alla Birra Moretti consigliata,
oppure si può fare il percorso inverso, ovvero partire dalla birra. In caso di dubbi, si
può addirittura interpellare l’esperto… L’idea di fondo è quella di superare il concetto
del puro abbinamento ingrediente-birra e di provare a ragionare sui sapori e sugli
aromi che stanno alla base di una ricetta. Una sfida avvincente, piena di sorprese e
indubbiamente originale… Divertitevi!
27
ventisette
Tasting & Testing
di M.M.
La gentilezza
è una virtù
La birra Brand è prodotta nella provincia olandese del
Limburgo. Una chiara ideale per “aprire le danze” di una
serata al pub, una birra dal facile approccio ma che poi
magari ti ritrovi a bere tutti i giorni…
E
sistono delle birre che ti scon-
Una combinazione che garantisce, ap-
volgono i sensi, birre che
punto, una grande bevibilità.
quando le assaggi ti scuotono
Noi abbiamo trovato nella Brand tut-
per la complessità del loro bouquet
te queste caratteristiche. Colore do-
aromatico oppure per il loro corpo o
rato cristallino, schiuma candida,
la loro persistenza. Poi esistono delle
compatta e fine, un delicato, quasi
birre che trovi piacevoli ma che, così di
gentile, aroma di luppoli, qualche
primo acchito, non ti restano poi tanto
cenno di floreale e un corpo leggero
impresse. E invece ti ritrovi a chieder-
ed equilibrato. Un retrogusto sotti-
le di nuovo. Solo perché magari hai
le, ma gradevole. Insomma, una birra
desiderio di sorseggiare un prodotto
che non ti si stampa nella memoria,
fatto bene, senza iperboli organo-
ma che ti tiene compagnia lungo tutto
lettiche, ma sicuro, affidabile, come
l’arco di una serata. E non ti stanca. Per-
direbbero gli inglesi: “easy to drink”.
fetta per l’aperitivo post orario d’ufficio
Più o meno questa è la definizione di
con i colleghi, ideale per sgranocchiare
“session beer” ed è anche la defini-
qualcosa durante la partita di calcio in
zione applicabile alla Brand, la chiara
televisione o per fare conversazione. Vi
olandese che in Italia è facile trova-
sembra poco? A noi per niente. Ce ne
re alla spina in molti pub del circuito
fossero di birre come la Brand…
QQ
Heineken. Per definire “session beer”
il noto sito di Beer Advocate parla di
una birra che non superi i 5% vol, che
è infatti la gradazione della Brand, che
Dall’aroma delicato e dal retrogusto sottile e gradevole,
abbia un equilibrio tra note di malto
la Brand è una birra “easy to drink”, di grande bevibilità,
e quelle di luppolo e un finale pulito.
in grado di accompagnare tutta la serata senza stancare.
28
ventotto
29
ventinove
Storie di birra
di M.M.
Polivalenza,
il segreto
del successo
Orari letteralmente “full time”, arredamento elegante ma
non troppo caratterizzato, cucina contenuta ma di qualità
e grande organizzazione di eventi musicali. La formula del
Plaz di Firenze è, allo stesso tempo, semplice e impegnativa.
Ma di grande successo.
I
n Italia capita abbastanza di frequente
che aprire un locale nel centro storico
di una città d’arte ti dia una marcia spe-
ciale in più. Certo, qualche difficoltà l’hai
sempre: i “vicini di casa” che controllano
rumori e orari, le difficoltà di parcheggio,
una certa, generale, scomodità. Ma tutti
questi problemi si sciolgono come neve
al sole se il tuo pub o ristorante si affaccia
su un duomo romanico o sulla fontana
di Trevi. Prendiamo ad esempio il caso
del Plaz di Firenze. L’indirizzo è via Pietrapiana, che a molti, se non a tutti, non
dice assolutamente nulla. Tuttavia proviamo a scrivere piazza dei Ciompi e forse si
può iniziare a comprendere la centralità
del Plaz nella Firenze che tutti, prima
o poi, dovrebbero visitare. «Nella piazza
abbiamo la Loggia del Pesce, realizzata
30
trenta
da Giorgio Vasari nel 1567 – ci spiega
«Volevo un locale che fosse mio e un
Il Plaz si trova in una posizione
il titolare del Plaz, Pierluigi Urbini –, che
locale destinato a durare nel tempo –
strategica nel centro di Firenze,
abbiamo l’opportunità di sfruttare duran-
sottolinea –. Quindi un ambiente che
te l’estate grazie all’Associazione Ami-
potesse ricoprire, diciamo, più ruoli
articolata dalla prima colazione
ci dei Ciompi con cui realizziamo un
durante la giornata. La mattina partia-
al pranzo, dal tè del pomeriggio
ricco programma culturale a base di
mo con le colazioni, poi proponiamo il
concerti musicali, dalla classica al jazz,
pranzo, nel pomeriggio abbiamo anche
proiezione di film e presentazioni di libri.
delle signore che vengono a prendere il
la clientela fiorentina e ad
In base a questo programma abbiamo
tè, alle 19 scatta “l’apericena”, che è
attirare i numerosi turisti che
stretto un accordo con il Comune e ab-
diventato presto uno dei momenti di
biamo la possibilità da un lato di utiliz-
maggior affluenza; infine, la sera c’è
zare un ambiente molto suggestivo e
sempre qualche evento: dj set e mu-
dall’altro di far vivere “bene” la piazza
sica dal vivo. Sul fronte dei prodotti ho
stessa». È un personaggio intraprenden-
voluto prendere solo cose che mi piace-
te il trentonovenne Urbini. Un passato da
vano a prescindere dal prezzo e in cucina
gestore di club noti nel giro fiorentino,
mia madre mi aiuta molto. Facciamo po-
dal Maramao all’Exmud, ed entusiasmo
che cose, ma quelle che facciamo, posso
da vendere anche in questa nuova av-
assicurare, sono di ottima qualità».
ventura che è partita l’8 dicembre 2009.
Gamma Heineken alla spina, con la Ex-
31
trentuno
a pochi passi da piazza dei
Ciompi. Grazie a un’offerta
all’apericena fino al dopo
cena, sempre animato da
eventi, è riuscito a fidelizzare
frequentano la zona.
sole. «Idem per i club sandwich. Qui a
Firenze non li faceva praticamente nessuno. Noi abbiamo iniziato perché ci credevamo, li facciamo bene e hanno ottimi
riscontri».
Il Plaz lavora indubbiamente molto
con gli stranieri che affollano Firenze
e che trovano in questo locale dal look
volutamente internazionale una buona sosta tra le visite ai vari monumenti
e musei che arricchiscono il capoluogo
toscano. Ma è anche vero che il Plaz ha
Sopra e nella pagina accanto,
tra Cold che ha raddoppiato i volumi
una forte concorrenza nei dintorni. Per-
due interni del locale
nell’ultimo anno. «D’estate la gente la
tanto qualità, differenziazione e poli-
vede e la sceglie senza pensarci due
valenza sono gli ingredienti chiave di
cinquecentesca Loggia del
volte. Sta andando davvero molto bene.
un successo che, anche in tempi non
Pesce. Un menu limitato ma
Così come sta andando benissimo
facili quali stiamo attraversando, Urbini
Strongbow Gold. Onestamente, all’ini-
è il primo a confermare. «Sì, incrociando
e la capacità del titolare di
zio, non credevo molto in questo pro-
le dita, stiamo andando davvero bene.
“spingere” le novità hanno
dotto, ma sotto la Loggia del Vasari è
Siamo soddisfatti. La nostra clientela è
assicurato il successo del locale.
molto richiesto. È bastato spingerlo un
costituita da bella gente, dai venticin-
po’, brandizzare il piccolo bar esterno
que anni in su, e sono persone che
e mettere il menu dei cocktail con lo
amano la musica e la buona compa-
Strongbow su ogni tavolo». Un’affer-
gnia. Sono queste le persone con cui
mazione che la dice lunga sulle respon-
vogliamo lavorare». La birra alla spina
sabilità dei gestori nelle vendite. «Ultima-
trova molti momenti di consumo: a
mente mi sono accorto di una cosa
pranzo, durante la cosiddetta “aperi-
– conferma Urbini –. Se io stesso mi fac-
cena” e poi via fino alla chiusura. La
cio vedere la sera con in mano un nuovo
gamma non è estremamente lunga, tut-
prodotto, dopo un po’ la gente si incu-
te le birre rientrano nei parametri della
riosisce, mi chiede di cosa si tratta e poi
“chiara”, ma evidentemente Urbini riesce
inizia a provarlo. Mi è capitato con Amstel
a farle girare tutte. E questa è una cosa
Pulse e mi ricapita oggi con Strongbow
da non sottovalutare. Così come non è
Gold». Insomma, bisogna metterci la fac-
da sottovalutare sia la polivalenza del
cia poi, spesso, le cose vanno avanti da
suo locale, sia, a nostro avviso, soprat-
fiorentino, che nella bella
stagione si “allarga” nella vicina
con proposte di qualità, una
carta delle birre molto selettiva
tutto la sua capacità di spendersi in
Plaz
prima persona a favore di un prodotto
via Pietrapiana 36r (piazza dei Ciompi)
Firenze
Tel. 055 242081
Sempre aperto
Orari: dalle 9 alle 3
che vuole vendere al Plaz. Certo un prodotto che a lui piace, «con me per primo
lo Strongbow ha trovato un cliente», ma
anche un prodotto su cui, l’intraprenden-
Birre alla spina: Heineken, Heineken Extra Cold, Amstel, Birra Moretti Baffo d’Oro
32
trentadue
te Urbini, deve fare il suo fatturato. QQ
33
trentatre
Birra à porter
di M.M.
an Salvario è un quartie-
«S
tiere, dall’altro ha puntato decisamente
re storico di Torino che un
verso una ristorazione di qualità, ma
tempo ospitava moltissime
semplice, veloce e soprattutto abbor-
botteghe artigiane. Noi abbiamo voluto
dabile. «Ci tenevamo a essere competiti-
aprire il nostro locale proprio qui, recu-
vi mantenendo alti gli standard qualitativi
perando un vecchio magazzino in disuso
– spiega Arbarello –. Per farlo abbiamo
e il termine “bottega”, che dalla via in cui
puntato su delle ottime pizze, per mate-
ci troviamo prende il nome Baretti». La
rie prime e tecnica di lavorazione, sugli
spiegazione arriva da Massimo Arba-
arrosticini, che ci procuriamo direttamen-
rello che, insieme ai due soci Enrico
te in Abruzzo, sui galletti, che sono quelli
De Fortuna e Giuliano Muzzachi, ha
di Vallespluga, e poi ancora su taglieri di
inaugurato lo scorso maggio questo
salumi e formaggi, quest’ultimi rigorosa-
locale davvero atipico. Atipico perché
mente piemontesi, e su hamburger di
da un lato vuole riproporre l’atmosfera
carne di fassone piemontese». Il food
e l’ambiente delle vecchie botteghe
è decisamente uno dei punti di forza
artigiane che animavano questo quar-
di questo locale davvero suggestivo,
Passato e futuro
a braccetto
Il recupero di un vecchio spazio adibito a magazzino in uno dei quartieri storici di Torino,
il mantenimento dei suggestivi mattoni a vista ottocenteschi. Ma anche l’ingresso
di Heineken Cellar Beer System, la spillatura certosina, i favolosi arrosticini e le pizze
a regola d’arte. Questo e altro alla Bottega Baretti...
34
trentaquattro
impreziosito dalla riscoperta dei vecchi
da Birra Moretti La Rossa e Affligem
Tre soci per un locale: Massimo
mattoni ottocenteschi che formavano
Blonde, ma anche per la presenza
Arbarello, Enrico De Fortuna e
le mura perimetrali, da un arredamento
dell’Heineken Cellar Beer System, che
volutamente elegante, ma non “pesan-
è immediatamente visibile non appe-
e gestori di Bottega Baretti.
te”, dalle luci rosse e soffuse. «Anche le
na si varca la soglia del locale. «Il cellar
Inaugurato la scorsa primavera
colonnine di spillatura – interviene En-
è sicuramente un punto di attrazione
rico De Fortuna – riprendono lo stile di
per i nostri clienti – conferma Giuliano
per la presenza dell’innovativo
quelle di un tempo: in ceramica bianca
Muzzachi, che dei tre soci è quello ad-
Heineken Beer Cellar System
e azzurra, con la scritta Heineken bene
detto al bancone – e la birra è davvero
(nella foto qui sopra).
in evidenza».
eccezionale. Una volta è capitato che
Heineken, appunto, è una presenza
un cliente la riportasse indietro dicendo
forte e marcante nella Bottega Baretti.
che gli sembrava sgasata e con troppa
Non solo per le tre vie di spillatura che
schiuma. Allora ne ho spillata una come
sono la stessa Heineken appoggiata
non si dovrebbe fare per fargli provare
35
trentacinque
Giuliano Muzzachi (nella foto in
alto a sinistra) sono i fondatori
nel quartiere torinese di San
Salvario, il locale si distingue
tre di Birra Moretti La Rossa. Il binomio
pizza e birra, da noi funziona». Funziona
evidentemente perché entrambi i prodotti vengono “preparati” e offerti con lo
scrupolo necessario. In un contesto che,
naturalmente, amplifica i risultati. Un’altra scelta importante è stata tuttavia
quella di mantenere il “giusto prezzo”.
«Con circa 18 euro da noi puoi mangiare
e bere – conferma sempre Massimo Arbarello –. Una birra media costa 4 euro e
il risultato è che praticamente vendiamo
solo birre medie, sono pochissimi quelli
che chiedono una “piccola”». Con questa strategia mirata, messa a punto in
mesi di lavoro a mano a mano che il locale veniva ristrutturato, Bottega Baretti
ha fatto quella che si direbbe un’ottima “start up”. «Crediamo che si debba
Tre birre alla spina, ottime pizze, arrosticini, galletti,
la differenza. Ha capito e adesso è uno
amare questo lavoro per poterlo fare al
salumi e formaggi di qualità sono solo alcuni degli
dei nostri clienti più fedeli». E di clienti
meglio – dicono all’unisono Arbarello,
Bottega Baretti ne ha davvero tanti. Alla
De Fortuna e Muzzachi –. E allo stesso
anche a un’intelligente strategia dei prezzi della
festa inaugurale si sono presentate quasi
tempo devi amare i prodotti che vendi
birra.
duemila persone e nei primi due mesi
per poterli in qualche modo divulgare. In-
dall’apertura i litri di Heineken venduta
somma ci si deve credere. E poi la clien-
raggiungevano quota quattromila. «Il se-
tela ti ripaga tornando nel tuo locale».
greto è molto semplice – evidenza Ar-
Ecco, appunto, sembra davvero sempli-
barello –. Spilliamo con molta cura la
ce. Ci si deve credere. In realtà bisogna
birra, ci serviamo del doppio lavello,
anche saper fare le scelte giuste che
siamo pronti a dare spiegazioni e a
cambiano di locale in locale, a seconda
confrontarci con il cliente. Attualmente,
del target di clientela e in considerazio-
i nostri consumi si aggirano su un tank di
ne del contesto nel quale si apre. Ma la
Heineken ogni due settimane, più tre o
convinzione è presupposto necessa-
quattro fusti di Affligem Blonde e due o
rio e insindacabile, insieme al lavoro
elementi alla base dell’offerta – e del successo –
di Bottega Baretti. Il cui sfolgorante avvio è dovuto
quotidiano. Limare i margini sulla singo-
Bottega Baretti
la birra per ampliare quelli finali sul nu-
via Baretti angolo via Sant’Anselmo
Torino
www.bottegabaretti.it
Tel. 011 7900331
Sempre aperto
Orari: dalle 19 all’1 di notte
mero di birre vendute è un escamotage
Birre alla spina: Heineken, Birra Moretti La Rossa, Affligem Blonde
questi esempi.
che spesso è sottovalutato da molti gestori ma che, negli esempi che andiamo
raccogliendo sul territorio, pare funzionare egregiamente. Bottega Baretti è uno di
36
trentasei
QQ
37
xxxxxxxxxxx
Eventi
di F.S.
Rock’n
Heineken
Cronaca di un anno eccezionale per Heineken Italia. In
queste pagine vi proponiamo una carrellata di alcuni dei
momenti più significativi e coinvolgenti vissuti insieme.
38
trentotto
U
na finestra spalancata su
un anno tutto da ricordare,
una carrellata di eventi, ini-
ziative, serate tutte studiate con l’obiettivo di lasciare un segno indelebile e
di avvicinare i consumatori e i professionisti del mondo del beverage
e della ristorazione ai prodotti, ma
soprattutto alla filosofia di Heineken.
Una filosofia improntata all’eccellenza,
alla convivialità, alla gioiosa condivisione di momenti memorabili.
«Gli eventi – esordisce Gianluca Di
Tondo, marketing manager Heineken
Italia – sono ormai da più di una decina di anni una parte fondamentale del
nostro modo di fare marketing; sono
complementari e completano il piano di comunicazione di un brand. Se
con la comunicazione classicamente
intesa la marca rappresenta il proprio
L’esibizione di Vasco Rossi ha concluso l’Heineken Jammin’ Festival 2011. Dal 9 all’11
mondo di riferimento, con gli eventi si
giugno sul palco allestito al Parco San Giuliano di Mestre si sono esibite star di calibro
permette al consumatore di immer-
internazionale. Tra i momenti clou, il concerto dei Coldplay e quello dei Negramaro.
gersi fisicamente in questo mondo
e di sperimentare in prima persona
quelle emozioni che altrimenti vengono veicolate solo virtualmente».
Nella loro varietà gli eventi firmati Heineken sono accomunati da un’ispirazione di fondo. «Il punto di contatto –
prosegue Di Tondo – sta proprio nella
filosofia con la quale li pensiamo e li
organizziamo: quella di rappresentare
fisicamente il mondo di riferimento
del brand e far vivere al consumatore
esperienze uniche legate alle nostre
marche» .
L’importanza crescente che Heineken
Italia conferisce ormai da tempo agli
eventi si riflette in un’organizzazione
aziendale ben precisa. «All’interno
della direzione marketing – chiarisce Di
Tondo – abbiamo un reparto eventi
direttamente responsabile riguardo al
concepire e organizzare, insieme con
40
quaranta
Sopra, due momenti di Heineken
Jammin’ Festival 2011. Utilizzate il
Qr Code per saperne di più:
A destra, Luca Carboni firma
autografi a Sete di Radio Tour 2011,
la terza edizione dell’evento estivo
itinerante organizzato da Dreher e
Radio Norba tra le più belle piazze
di Puglia e Basilicata. Ecco il QR
Code per appofondire l’argomento:
A sinistra, un’istantanea di un altro
appuntamento estivo, quello con
105 on the Beach, tour in sei tappe
animato dai dj di Radio 105 con
l’imperdibile happy hour “on the
beach” dell’Heineken Beach Party.
41
quarantuno
In alto, un concerto di Umbria Jazz
il team di prodotto e i fornitori ester-
di Ichnusa e sicuramente assisteremo
2011 a Perugia.
ni, le varie manifestazioni. Ovviamente
ad un’edizione davvero speciale di
le persone che compongono questo
Mondo Ichnusa. Per quanto riguarda
reparto hanno forti competenze tec-
altri prodotti su cui puntare in questo
niche sia nell’organizzazione di eventi,
senso, abbiamo un portfolio molto
Sopra, Mondo Ichnusa, l’evento più
atteso dell’estate sarda.
sia nell’ambito della comunicazione».
ricco e variegato ma su tutti cinque
Generalmente gli eventi organizzati da
sono i key brand strategici dell’azien-
Heineken hanno vita lunga e vengono
da: Heineken, Birra Moretti, Ichnusa,
organizzati in partnership con le mede-
Dreher e il nuovo lancio Strongbow
sime agenzie. Quelli che hanno mag-
Gold. Per quest’ultimo, che non solo
lo sfondo alla serata di selezione
giore impatto sui consumatori finali
è nuovo sul mercato ma che ha an-
milanese dell’Heineken Jammin’
sono comunque, secondo il manager,
che l’ambizione di creare una cate-
l’Heineken Jammin’ Festival e, recen-
goria ancora del tutto non presente
temente, Mondo Ichnusa; mentre fra
in Italia, quella del sidro, le iniziative
i professionisti del settore, ossia dei
speciali sono una parte integrante e
ristoratori e dei gestori di locali, ha for-
fondamentale della strategia di lancio.
In alto a destra, i Navigli hanno fornito
Festival Contest.
A destra, il protagonista dell’estate è
stato il sidro Strongbow Gold.
tissimo riscontro e impatto territoriale
Infatti in questo caso comunicazione,
l’Heineken Jammin’ Festival.
eventi e PR sono strettamente in-
Ad anno concluso è comunque na-
terconnessi e hanno come obiettivo
Per saperne di più, inquadrate i relativi
turale affiancare a bilanci e riflessio-
fondamentale quello di creare “talka-
QR Code (istruzioni a pag. 3).
ni sugli eventi passati uno sguardo
bility”, cioè far parlare del brand, della
propositivo e costruttivo su quello
categoria e delle originali iniziative che
che sta per aprirsi. «L’anno prossimo –
vedono Strongbow Gold sempre pro-
anticipa Di Tondo – sarà il centenario
tagonista».
42
quarantadue
QQ
Comunicazione
di F.S.
Heineken celebra il
Ha debuttato a settembre Legendary Football, ambiziosa
campagna televisiva dedicata alla UEFA Champions League.
A
ncora una volta Heineken
Buffon, amatissimo portiere della Ju-
celebra, in grande stile, il le-
ventus e della Nazionale; René Adler,
game che ormai da anni la
portiere del Bayer Leverkusen e della
unisce alla passione italiana per anto-
Germania; Patrick Vieira, allenato-
nomasia, il calcio, rendendo omaggio
re delle giovanili e ambasciatore per
al torneo più prestigioso del mondo.
l’estero del Manchester City; Clarence
Lo scorso settembre ha infatti debut-
Seedorf, centrocampista del Milan; e
tato la campagna televisiva interna-
Ruud Van Nistelrooy, attaccante del
zionale Legendary Football, dedicata
Malaga e della Nazionale olandese.
alla stagione 2011/2012 della UEFA
«La campagna – spiega Roberto Giu-
Champions League, che vede pro-
gliano, Group Brand Manager Hei-
tagoniste le più brillanti stelle del
neken – è stata lanciata ufficialmente
firmamento
in tv il 13 settembre scorso con uno
calcistico:
44
quarantaquattro
Gianluigi
spot di 60 secondi. A essa è seguita
tende celebrare il suo legame con la
una seconda campagna di seeding on
più importante manifestazione calci-
line (marketing virale, n.d.r.) che ha
stica rivolta ai club del mondo, oltre
rivelato ulteriori contributi e che pro-
a rinforzare e consolidare la percezio-
segue sino a febbraio 2012, rilascian-
ne di premiumness del brand e del
do periodicamente nuovi e inediti
prodotto Heineken; è la modalità con
elementi della produzione stessa.
la quale intendiamo rendere omaggio
L’agenzia responsabile per l’ideazio-
alla partnership tra due grandi brand.
Alcuni “leggendari” campioni
ne e messa in produzione di tutta la
Sì, perché la Uefa rappresenta il meglio
del calcio contemporaneo sono
campagna Legendary Football è W+K
del calcio – potremmo definirlo il cal-
(Wieden&Kennedy) di Amsterdam,
cio in abito da sera se non addirittura
una delle agenzie partner di Heineken
in smoking... pensiamo alla finale! – e
Champions League.
a livello mondiale e lo spot è stato ma-
Heineken è il brand premium più dif-
Il calcio, spettacolo per
gistralmente diretto da Martin Krejci».
fuso al mondo; un marchio leader di
Giugliano entra quindi nel dettaglio
mercato che si sta riposizionando per
spettacolo di tutti i tempi, dal
dello spirito e degli obiettivi che han-
apparire sempre più prestigioso agli
teatro all’arena dei gladiatori.
no ispirato la creazione e realizzazione
occhi del consumatore. Di certo, dun-
dell’ambiziosa campagna. «Con Legen-
que, la campagna darà un contributo
dary Football – spiega – Heineken in-
importante in questa direzione».
i protagonisti della campagna
televisiva che celebra il legame
tra Heineken e la UEFA
eccellenza dei nostri giorni,
entra nei “templi” dello
In queste pagine, due
fotogrammi dello spot Opera,
che vede protagonisti, tra gli
altri, Seedorf e Buffon.
calcio in abito da sera
45
quarantacinque
Legendary Football è declinata in due
– ha osservato per esempio Vieira –
spot, entrambi realizzati nel formato da
non puoi che pensare, ci siamo! Que-
30 secondi. Il primo, Opera, è ambien-
sto è il nostro momento, ci giochiamo
tato in un sontuoso teatro europeo che
tutto contro una delle squadre più forti
ospita un’emozionante sfida tra See-
d’Europa e ce lo giochiamo in un solo
dorf e Buffon. Il secondo, Pantheon,
match! Credo si possa dire che esista
vede invece protagonisti, nei panni di
un parallelo tra la Champions League
gladiatori, Vieira, Van Nistelrooy e Adler
e l’arte, quando giochi è come essere
in un confronto mozzafiato sul palco di
all’interno di un’arena, noi siamo i gla-
un’antica arena. Durante la lavorazio-
diatori e abbiamo una sola chance per
ne, peraltro, gli stessi attori - calciatori
poter uscire vittoriosi dal campo, sotto
si sono lasciati andare a interessanti
la delirante acclamazione del pubblico».
e suggestive considerazioni riguardo
Trasmessa in oltre 180 Paesi, la cam-
allo spirito che anima la campagna.
pagna è programmata in Italia su Me-
«Quando entri nel campo di gioco e
diaset Premium Calcio e sui canali
senti il jingle della Champions League
sportivi di Sky e si rivolge, in primo
46
quarantasei
luogo, a quello che si può definire il
stessa”, dichiara il manager.
Ancora due fotogrammi della
target di riferimento di Heineken. «Gio-
Per quanto riguarda i prossimi svilup-
vani adulti – spiega Giugliano – di età
pi delle iniziative che legano Hei-
compresa fra i 18 e i 30 anni, deter-
neken al mondo del calcio, nel 2012
minati nel progredire in tutti gli aspetti
verrà lanciata un’applicazione certa-
della loro vita. Persone aperte al mon-
mente interessante per il pubblico di
do, al nuovo, pronte a cogliere ogni
riferimento. «Si tratta di Star Player –
opportunità e a godersi vere e genuine
anticipa Giugliano –, uno strumento
esperienze di vita».
d’interazione col match che permet-
Benché sia oggi ancora prematuro
terà ai nostri affezionati consumatori
esprimersi circa risultati definitivi ri-
di giocare, divertirsi e darsi a una sana
guardo all’apprezzamento della cam-
competizione con gli amici, scommet-
pagna, i primi riscontri appaiono in-
tendo sugli epiloghi di avvincenti
coraggianti. «Siamo molto soddisfatti
azioni di gioco, si tratti di un calcio di
dell’impatto che la campagna ha su-
punizione, un corner, un rigore o un
scitato e in relazione al ricordo della
contropiede».
QQ
47
quarantasette
campagna Legendary Football,
questa volta tratti dallo spot
Pantheon. Vieira, Van Nistelrooy
e Adler si esibiscono negli
inediti panni di gladiatori.
Del resto, l’atmosfera di uno
stadio festante può ben essere
paragonata a quella
degli antichi anfiteatri...
48
quattordici
News dalla rete
Il sito Heineken
cambia faccia
Grafica più accattivante e tanti approfondimenti. Una finestra aperta su birra, musica e calcio
per rafforzare l’identità del brand e andare incontro ai gusti e alle esigenze del pubblico.
n layout più coinvolgente,
U
sono dedicati anche alla storia del mar-
una maggiore ricchezza di
chio Heineken e al prodotto in tutte
contenuti: il sito Heineken si
le sue declinazioni; mentre lo spazio
la home page del nuovo sito
è rifatto il look, per rafforzare l’identità
dedicato alle campagne pubblicitarie
www.heineken.it: di grande
del brand e soddisfare sempre di più i
propone contenuti virali e adattati per
impatto, è la porta per accedere
gusti del pubblico.
il web di The Entrance, la campagna in-
Il nuovo sito www.heineken.it appare
ternazionale di Heineken cliccatissima
ricco di sezioni e approfondimenti che
su YouTube. Imperdibili, infine, l’area
conquisteranno gli internauti. Come
riservata alla UEFA Champions League
quella dedicata alla musica, arricchita
– di cui Heineken è sponsor ufficiale
da immagini, video e curiosità sull’Hei-
dalla stagione 2005/2006 – tra cui la
neken Jammin’ Festival; o quella che
spettacolarità della campagna Legen-
passa in rassegna le bottiglie speciali in
dary Football con protagoniste le leg-
edizione limitata. Testi più approfonditi
gende del prestigioso torneo.
Il colore che richiama il marchio,
la grafica moderna, pochi elementi
facili da trovare e da aprire, tanta
chiarezza. Si presenta così
a un mondo di contenuti. La
potrete aprire fotografando
il QR code (istruzioni a pag. 3).
49
quarantanove
QQ
News dalla rete
Birra on air su
Radio Montecarlo
Fra luglio e agosto cinque docenti d’eccellenza hanno intrattenuto i numerosi ascoltatori di Radio Montecarlo su
un tema indubbiamente piacevole: il legame fra birra e
buona tavola. La trasmissione DOC ha infatti ospitato, dal
31 luglio al 28 agosto, illustri chef della Nazionale del Gusto che sono intervenuti svelando ricette a base di birra
Un dedalo di forme e dimensioni nel quale è difficile districarsi. Par-
e interessanti abbinamenti fra birra e pietanze: Emanuele
liamo dei bicchieri da birra, cui Maurizio Maestrelli ha dedicato un
Scarello, del ristorante Agli Amici di Godia (Ud), Filippo
ampio post sul blog www.fuoridiluppolo.it.
La Mantia dell’Hotel Majestic di Roma, Viviana Varese del
Potenti veicoli di pubblicità (diversamente da quanto accade con il
ristorante Alice di Milano, Claudio Sadler, dell’omonimo
vino, è comune imprimere sui bicchieri da birra il marchio dei pro-
ristorante milanese, e Davide Scabin, del Combal.Zero di
dotti), questi bicchieri celano storie e funzioni ben precise. I calici alti
Rivoli (To). Dalle tipologie di birra agli ingredienti con cui è
e stretti, per esempio, valorizzano la schiuma e amplificano i profumi
prodotta, dalla storia al dilemma “alla spina o in bottiglia”,
di birre delicate; le pinte, che fungono da unità di misura, la schiuma
dalla stagionalità alle tecniche di produzione, gli chef han-
la smorzano; gli ampi calici in cui si servono birre d’abbazia e trap-
no detto la loro sui più svariati argomenti, regalando agli
piste citano le tavole medievali ed esaltano aromi complessi. In un
appassionati interessanti spunti teorici e pratici.
locale è dunque sacrosanto pretendere che alla birra sia abbinato il
giusto bicchiere. Ma a casa propria anche il più irriducibile beer lover
può contare su un jolly buono per ogni occasione: il tulipano a stelo
lungo, un po’ panciuto e stretto in cima.
www.nazionaledelgusto.it
www.fuoridiluppolo.it
A ciascuna il suo (bicchiere)
Gli abbinamenti del blog Pinta in Cucina
Grafica giocosa e lineare e una carrellata di ricette tutte da copiare, perfettamente abbinate alle più svariate tipologie di birra: è il
blog Pinta in Cucina del network I Love Beer. Realizzato da Tania Valentini, analista freelance di social media monitoring e blogger
con il pallino della gastronomia, Pinta in Cucina si propone come piazza virtuale in
amici oppure in famiglia; un luogo in cui condividere esperienze culinarie e virtualmente cucinare insieme. D’altronde, basta uno sguardo alla home page per rendersi immediatamente
conto della varietà e golosità delle proposte di Tania. C’è da perdersi fra carciofi ripieni e Birra
Moretti Gran Cru, polpette e Birra Moretti La Rossa, pipe gratinate e Duchesse de Bourgogne
e polenta ed Erdinger Hefeweizen. Le ricette sono precedute da briose introduzioni e perfettamente illustrate in ogni
passaggio.
50
cinquanta
www.pintaincucina.it
cui trovare ricette da preparare tra le mura domestiche, da gustare da soli, con gli
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