arte moderna e contemporanea asta 4 | 15 dicembre 2015

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arte moderna e contemporanea asta 4 | 15 dicembre 2015
ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA ASTA 4 | 15 DICEMBRE 2015
PHILOBIBLON GALLERY Srl
Filippo Rotundo (CEO)
Matteo Ghirighini (Auction Manager)
Dipartimenti in Italia
Libri e Grafica
Matteo Ghirighini (Direttore)
Fabrizio Govi (Consultant)
Francesca Biffi
Laura Dabbene
Luciana Maria Scarpa
Arte Moderna e Contemporanea
Sissi Aslan (Consultant)
Romina Guidelli (Consultant)
Fotografie
Takakazu Katsunosuke
Impaginazione e sviluppo grafico
BUONVECCHIO LLC
Stampa
PressUp - Nepi
In copertina particolare del lotto 15
PHILOBIBLON
GALLERY
Via Antonio Bertoloni 45 - 00197 Roma
tel 06.45.55.59.70 fax 06.45.55.59.91
www.philobiblon.org - [email protected]
ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
ASTA 4 | 15 DICEMBRE 2015
PHILOBIBLON
GALLERY
Esposizione dei lotti
Roma - Via Antonio Bertoloni 45
9 a venerdì 11
10 - 18
sabato 12 e domenica 13
ore 15 - 18
lunedì 14 e martedì 15
ore 10 - 18
da mercoledì
ore
All’asta sarà possibile partecipare on-line tramite
55. Renzo Vespignani. Gerontion (particolare)
(•) 1. Giuseppe
Amadio (Todi 1944)
EADO. 2005-2010.
Tecnica mista: acrilico/tela à reliefs, cm 70,5×70,5.
Firmato e titolato ‘Amadio EADO’ al verso.
“Così, anche nelle estroflessioni di Amadio, ogni oggetto è una storia diversa,
un’avventura della forma che si giustifica per proprio conto, frutto di un’idea primaria,
certo, ma anche di una messa in pratica che diventa basilare nell’elaborazione del
fatto artistico e si rifiuta di essere un semplice pretesto del dettato iniziale, un modo
come un altro per affermare la bontà del suo credo, riproponendo, semmai, i diritti di
una precisa capacità configurativa, perfino artigianale volta a escogitare, plasmando
nella dimensione mediana e sfuggente ancora in attesa di definizione del poco più
che piatto, o poco meno del tutto tondo...” (Vittorio Sgarbi, Giuseppe Amadio, Estro...
ri....flessioni. Catalogo della mostra presso MAON: Museo dell’arte dell’Ottocento e
del Novecento, Rende, 2015, pp.16-17).
Autentica su fotografia firmata dall’Artista.
€ 3500 - 5000
(•) 2. Franco
Angeli (Roma 1935 - 1988)
Half Dollar. Anni ‘80.
Dipinto a smalto su tela, cm 100×80. In cornice. Provenienza: Asta Finarte 04/10/2006, lotto 514, € 2400 + diritti.
Opera in corso di archiviazione presso la Fondazione.
€ 1000 - 2000
(•) 3. Franco
Angeli (Roma 1935 - 1988)
Piramide rossa (Adrianopoli). Anni ‘80.
Dipinto a smalto e acrilico su tela, cm 70×100.
Firmato e titolato ‘Franco Angeli Piramide rossa’ al verso. In cornice.
Timbro di collezione privata al verso.
Opera in corso di archiviazione presso la Fondazione.
€ 1500 - 2500
(•) 4. Ugo Attardi (Sori 1923 - Roma 2006)
Cortez, la ruota e il cavallo. 1987.
Scultura in bronzo, fusione a cera persa, cm 41×20×30.
Firmato e numerato ‘Attardi III/V’ sulla base.
L’opera è stata eseguita per Novecento Arte Contemporanea. La tiratura totale è di
255 esemplari, di cui 250 in numeri arabi e 5 in numeri romani. Questi ultimi, di cui
fa parte l’opera in vendita, non furono messi in commercio.
€ 700 - 1500
(•) 5. Marcello
Avenali (Roma 1912 - 1981)
La chimera. 1970.
Scultura in acciaio e snodi, pezzo unico, cm 62×78×53,5 (misure massime).
La scultura, inedita, è assimilabile a una serie di opere tutte titolate La chimera del
1970, e pubblicate in A. Verder, Marcello Avenali, Carte Segrete, Roma, 1972, p. 62
e in G. Sangiorgi e M. Penelope, Marcello Avenali, Ente Premi Roma, De Luca, Roma,
1983, p. 95, n. 80.
€ 1000 - 2000
(•) 6. Ubaldo
Bartolini (Montappone 1944)
Paesaggio. 1991.
Dipinto a olio su tela, cm 120×100.
Firmato e datato ‘U. Bartolini 1991’ in basso al centro. In cornice. Provenienza: Galleria Volos, Roma.
€ 2500 - 4000
(•) 7. Luigi
Boille (Pordenone 1926 - Roma 2015)
Senza Titolo. 2001.
Dipinto ad acrilico su tela, cm 60×50.
Firmato ‘Boille’ in basso a destra. In cornice. Autentica dell’artista su fotografia.
€ 1200 - 2000
(•) 8. Umberto
Brunelleschi (Montemurlo 1879 - Parigi 1949)
Family. 1916.
Disegno a matita e acquerello su carta con filigrana P.M. Fabriano, mm 460x228.
Firmato ‘Brunelleschi’ in basso a destra e titolato ‘Family’ in alto a sinistra.
Annotazione in alto ‘Beatae Academia Vitae - I Magnifici al consolo Passeri /
S E Cardinale Sascaro Presidente Magnani il taciturno Lo sgherro ... / Il Commodoro Tosoni Leonardo de Brontolo / Il Baronetto Bianchi Ser Brunellesco
Tarreri il Principe / CHIOGGIA 24 MARZO 1916’.
L’opera presenta un’iconografia assolutamente inconsueta rispetto ai disegni e
pochoirs di Umberto Brunelleschi. Questo disegno, del periodo della Prima guerra
mondiale, è vicino a opere francesi di simile iconografia, come quelle di Steinlen.
Ricordiamo che in quegli anni Brunelleschi lavorò per le riviste belliche italiane e
francesi, La Tradotta e La Baïonnette.
€ 1800 - 2500
(•) 9. Arturo
Carmassi (Lucca 1925 - Empoli 2015)
Matteo. 1979 ca.
Dipinto a olio su tela, cm 100×81.
Siglato ‘AC’ in basso a destra. Firmato e titolato ‘Arturo Carmassi,
Matteo’ al verso. In cornice.
Pubblicato sul Catalogo Nazionale d’Arte Moderna, n. 15, vol. I, Giulio Bolaffi Editore,
Torino, 1980, p. 49. Si allega autentica di Edoardo Brandani su fotografia.
€ 1000 - 2000
(•) 10. Giorgio Celiberti (Udine 1929)
Natura morta. 1961.
Dipinto a olio su tela, cm 41×58.
Firmato ‘Celiberti’ in basso a sinistra. Datato e firmato ‘961 Celiberti’
sul telaio, annotato ‘58×41’ sulla tela al verso.
€ 1200 - 2500
(•) 11. Giorgio
Celiberti (Udine 1929)
Natura morta. 1963.
Dipinto con pigmenti e collante vinilico su carta applicata su tela, cm 49×73,5.
Firmato ‘Celiberti’ in basso a sinistra. Firmato, titolato e annotato
‘Celiberti Natura morta, M26, 73,5×49’ al verso. Sul telaio ‘Celiberti
Roma’ e ‘Collezione Virgilio Guzzi Roma’. Esposizioni: D. Guzzi, Immagine d’ìmpegno Impegno d’immagine, Anni Sessanta e Settanta:
figurazione in Italia, Associazione Culturale “Aldo Tozzetti” Onlus, Roma, 2000.
“Di impianto a suo modo neocubista, il dipinto si alimenta di forme significanti che si
allargano nello spazio, componendolo e divenendo spazio esse stesse. Piano d’appoggio
ed ambiente; luogo vissuto entro cui, come soluzioni non prive di valenza emblematica,
si trovano oggetti e cose in sintetica forma di natura morta. Nella costanza d’una materia
densa, e di un timbro cromatico tendente alle tonalità ribassate. Neri, bianchi, grigi, infatti.
Entro le cui partiture, che s’approssimano -non senza strappi gestuali- a certo geometrismo,
s’addensa, poi, come un possibile ed improvviso rialzo, un verde. Ed è spazio, anch’esso. La
pittura di Celiberti giunge, in questi anni, a declinarsi per forti rimandi e trasgressioni.
Tanto che il rapporto con il vero si testimonia, sempre, interlocutorio e conflittuale, non
meno che innervato per ampi e non di rado drammatici segni neri, e campiture pur esse
eloquenti. Propriamente sottolineando, così, le distanze dello spazio. Sedimentazione
ancora, del visivo. Memoria e traduzione, come accennato, di un meditato cubismo” (D.
Guzzi, Immagine d’ìmpegno Impegno d’immagine, Anni Sessanta e Settanta: figurazione in
Italia, Associazione Culturale “Aldo Tozzetti” Onlus, Roma, 2000, p. 178).
€ 2500 - 4000
(•) 12. Fabrizio Clerici (Milano 1913 - Roma 1993)
Deserto di Palmiya. 1990.
Dipinto a tempera su pergamena, cm 80×100.
Firmato ‘F. Clerici’ in basso a destra. In cornice. Fabrizio Clerici ha dipinto pastiche di fantasia e fantascienza, tra archeologia
e orientalismo. La sua iconografia è apparentemente piena di contraddizioni,
permeata di una componente onirico-visionaria ma razionale nella composizione
delle rappresentazioni. La sua pittura, inoltre, presenta aspetti calligrafici, l’impatto
scenografico si attesta attraverso ruderi, rovine, architetture fossili ma anche
immagini della mente che evocano miraggi visionari e ossessivi provenienti da
un’iconografia ispirata da Böcklin, De Chirico, Savinio e Ernst.
“Questa componente di spettacolarizzazione sul baratro di una teatralità effimera e
magniloquente, rimasta forte, quasi incandescente, nelle sue opere sempre pregne
di un carisma ambizioso, costante nella sua grandeur surrealista, che non cederà il
passo a nessun’altra ricerca di impronta neoavanguardista, conservando sempre la
sua aulica e algida poetica, estranea, intenzionalmente sorda a qualsiasi dibattito
del secondo dopoguerra” (L. Larcan, Enigma Clerici, in La Repubblica, 31 luglio 2007).
Autentica dell’Artista e del notaio Luigi Fasani su foto.
Si allega inoltre Documento di vendita della Eldec 900, Roma per L. 30.000.000.
€ 3500 - 6000
(•) 13. Giorgio De Chirico (Volos 1888 - Roma 1978)
Oreste. 1985.
Scultura in bronzo patinato bruno dorato, cm 27,5.
Firmato e titolato ‘G. De Chirico, Oreste’ sulla base. Punzone e
numerazione, ‘Venturi Arte, 95/100’ sui lati della base. “L’esposizione è stata organizzata dal Comune di Spello con la collaborazione di Carmine
Siniscalco, in occasione del Centenario di Giorgio de Chirico, sotto gli auspici della Sig.ra
Isa de Chirico, Presidente della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico ... I multipli di Giorgio
de Chirico presentati in questa esposizione sono diciannove, e rappresentano l’intera
produzione dell’artista in questo settore ... Sono opere in bronzo patinato, argentato e/o
dorato, con una tiratura che varia dai 50 ai 150 esemplari (eccezion fatta per le Edizioni
Artcurial), fusi a cera persa, a meno che non sia diversamente indicato. ... Non tutte le
tirature dichiarate sono state completate. Tutte le opere recano incise la firma dell’artista
e la numerazione. Di ogni edizione esistono alcune prove campione non numerate e non
in commercio. ... Dei multipli presentati undici sono stati realizzati tra il 1970 ed il 1974,
e sette autorizzati dopo la morte dell’artista dalla Signora Isa de Chirico, tra il 1980 ed
il 1987, da gessi o (v. edizione autorizzata per gli Amici della Fondazione Giorgio e Isa
de Chirico) sculture preesistenti” (Giorgio de Chirico opere su carta multipli minisculture
sculture gioiello, Vecchio Palazzo Comunale, Spello Città d’Arte, 1988, pp. 8, 23).
€ 1000 - 2000
(•) 14. Marcello
Dudovich (Trieste 1878 - Milano 1962)
Donna allo specchio. Anni ‘50.
Dipinto a tempera su cartoncino, mm 500×350.
Firmato ‘M.Dudovich’ in basso a sinistra. In cornice.
Marcello Dudovich, cartellonista, pittore e disegnatore italiano. Fu uno dei più
importanti grafici pubblicitari europei. Nei suoi primi manifesti pubblicitari prevalsero
bidimensionalità, larghe stesure cromatiche, forma semplificata ed accentuata del
contorno, influenzato prevalentemente dalla secessione. Le sue famosissime “donnine”
costruite con pochi tratti, come per il Liquore Strega (1906), rimandavano a P.
Bonnard, J. Cheret e H. Toulouse Lautrec. Fra i suoi clienti si ricordano Carpano, Pirelli,
Strega, Assicurazioni generali, La Rinascente, Borsalino. “Dudovich è stato senz’altro
un maestro nel descrivere assieme al prodotto, il gusto e l’atmosfera di un’epoca. ...
nella continuità delle altre immagini, come la raffinata gouache degli anni Cinquanta
Donna allo specchio” (A. Donati e S. Aslan, Dalla Belle Epoque allo stile aerodinamico,
Firenze, 1992, p. 115, foto).
€ 1500 - 2500
(•) 15. Tano Festa (Roma 1938 - 1988)
Paesaggio. 1959.
Dipinto a tecnica mista su tela, cm 80×70.
Al verso: firmato, titolato e datato ‘Tano Festa Paesaggio maggio 1959’.
Esteso craquelé. In cornice. Opere informali di Festa degli anni Cinquanta sono da considerarsi estremamente
rare sul mercato e nelle collezioni pubbliche e private. L’opera in asta appartiene
a questo periodo e, con ogni probabilità, venne esposta presso la galleria La Salita
di Roma a partire dal 24 marzo 1959 durante la prima mostra di Franco Angeli,
Tano Festa e Giuseppe Uncini. La produzione da parte di Festa di questa tipologia
pittorica - formata sull’esempio di Cy Twombly e della pittura gestuale e informale fu particolarmente limitata, nel tempo e nella quantità: dal 1960 l’Artista fa infatti
tabula rasa del proprio pensiero precedente e passa ad una produzione neodadaista
e pop meglio conosciuta da critici e collezionisti.
“Nei suoi oggetti c’è anche come un leggero odore di art brut: meglio ancora il
patetico, commovente ricordo dei pittori d’insegne cari a Rimbaud e degli imbianchini
che piacevano a Soffici”. (Cesare Vivaldi, “Tano Festa Catalogo Generale - Tomo I”,
Canale Arte, Torino, 1997).
Autentica dell’Archivio Soligo su fotografia, Archivio Nr. RM 5598071511015.
€ 7000 - 12000
(•) 16. Tano Festa (Roma 1938 - 1988)
Braque (Omaggio al colore: Braque). 1981.
Dipinto ad acrilico su tela, cm 100×100.
Firmato e datato ‘Festa 81’ al verso. Timbri a inchiostro sul telaio:
Galleria Pace Milano, Collezione Orler. In cornice.
Dagli anni Settanta Festa inizia una serie di Omaggio al Colore dedicata ai grandi
Artisti del passato recente: Manet, Degas, Seurat, Matisse, Braque... Questi dipinti
sono caratterizzati da una maggiore semplificazione della composizione e da un uso
‘esplosivo’ del colore.
Provenienza: Asta Finarte 14/11/1991, lotto 131, L. 2.400.000 + diritti; Asta Finarte
18/04/2002, lotto 281, € 3200 + diritti.
Archiviato presso lo Studio Soligo, Roma (n. 811/R 200). € 4000 - 6000
(•) 17. Gustavo Francalancia (Roma 1921 - Assisi 2011)
Rosa. 1975.
Dipinto a olio su tela, cm 40×30.
Firmato e datato ‘G. Francalancia 75’ in basso a destra. In cornice.
Esponente di spicco del realismo magico, del 2011 è una importante retrospettiva a
Spello, Opere 1938-2008.
€ 700 - 1200
(•) 18. Giovanni Frangi (Milano 1959)
Tangenziale est. 1995.
Dipinto a olio su tela, cm 50×60.
Firmato ‘Frangi’ in basso a destra e al verso. Al verso timbro a inchiostro
della Galleria Lazzari, Roma ed etichetta della Galleria Lombardi. In cornice.
Esposizioni: M. Di Capua, Frangi Periferie Urbane, Galleria Lazzari, Roma, 1995.
“Allora decide che quel traliccio, un ponte, Milano abbandonata, e questa luce livida
e cadente quasi sempre trafugata alla notte, alle ore estreme, avranno infine la
stessa fierezza e solennità di un’invettiva taciturna, e di un trionfo plateale...” (M. Di
Capua, Frangi Periferie Urbane, Galleria Lazzari, Roma, 1995, p. 6, foto).
€ 3500 - 6000
19. Oscar Ghiglia (Livorno 1876 - Firenze 1945)
Paesaggio con contadino e buoi. 1919.
Dipinto a olio su tela, cm 60×60.
Firmato e datato ‘O. Ghiglia 1919’, in alto a sinistra. € 5000 - 8000
(•) 20. Lorenzo Gigotti (Roma 1908 - Roma 1994)
Senza titolo. Anni ‘60.
Dipinto a olio su tela, cm 49,5×65,3.
Firmato ‘Gigotti’ in basso a sinistra. Sul telaio numerazione d’archivio.
Allievo di Ferruccio Ferrazzi all’Accademia di Belle Arti di Roma, Lorenzo Gigotti,
durante gli anni Trenta, è vicino alle strutture iconografiche e cromatiche della
Scuola Romana. La sua ricerca artistica si fa, negli anni, sempre più evocativa fino
ad arrivare alla destrutturazione della forma e ad una sperimentazione segnica del
colore a partire dalle opere degli anni Sessanta.
Opera archiviata (n. 681.827).
€ 500 - 1000
(•) 21. Piero Guccione (Scicli 1935)
Appunti per asinelli al tramonto. 1970.
Disegno a pastelli colorati su carta da pacco, mm 380×340. Annotato,
dedicato e firmato in basso ‘Appunti per asinelli al tramonto / Guccione
7 / alla cara Rossana in ricordo del corvo e dell’estate siciliana / Piero’. L’opera Appunti per asinelli al tramonto è assimilabile al tema di Tramonto su Punta
Corvo (cfr. cat. G. Giuffé, a cura di, Piero Guccione, Castello Ursino, Opere dal 1957 al
1999, Roma, 1999, tav. n. 42) del quale sembra essere uno studio, sia per la struttura
grafico-cromatica e l’impianto spaziale del disegno, sia per l’annotazione che appare
in dedica ‘in ricordo del corvo’ - Punta Corvo appunto.
“Il tema del mare è quasi paradigmatico. Esso non fu precoce, anche per il trasferimento
del pittore dalla Sicilia a Roma; fin circa al ‘70 non era che elemento tra gli altri di una
topografia accentuatamente lirica, dov’erano rintracciabili i segni degli sviluppi futuri ma non
ancora quel protagonismo compendiario (eppure non esclusivo) che sarebbe stato assunto
dalla metà degli anni Ottanta. Un quadro come il Tramonto su Punta Corvo del 1970 dice
bene di codesta intensità lirica ... Dal Paesaggio di Punta Corvo della metà di quel decennio,
pure nella medesima visione lirica (ma già più complessa), sul mare si concentrano elaborate
cure linguistiche: dalla pigmentazione insistita e corposa a quelle che il pittore ha chiamato
Linee del mare - a metà fra il richiamo naturalistico e una griglia geometrica in funzione
rigorosamente compositiva ... Già nel ricordato Tramonto su Punta Corvo del ‘70, una delle
tele più significative e intense del periodo, codesta apertura raggiungeva l’acme” (G. Giuffé, a
cura di, Piero Guccione, Castello Ursino, Opere dal 1957 al 1999, Roma, 1999, pp. 14-15, 17).
€ 800 - 1500
(•) 22. Piero Guccione (Scicli 1935)
A Lenin, alle rondini e alle bimbe bionde. 1971.
Dipinto a olio su tela, cm 30×40.
Firma e data ‘9 Roma. 10. 71’ in basso al centro e al verso. Titolo e
firma graffiti in alto al centro. Il dipinto A Lenin, alle rondini e alle bimbe bionde appartiene al periodo, primi anni
Settanta, nel quale Guccione realizza opere a tema ideologico ed è paragonabile
all’opera A Lenin e alle fanciulle bionde del 1971: “Del medesimo 1971 è un quadretto
(A Lenin e alle fanciulle bionde) che potrebbe anch’esso far pensare a una tangenza
ideologica ... La testa di Lenin proiettata nel cielo delle fanciulle bionde non sarebbe
che un loro sogno, eccentrico e inopinato, postulato dall’artista, se non la saldassero
ad esse l’azzurro impetuoso, le cupezze e le trasvolanti presenze - nelle cui sonore
ombrosità annegano i risvolti aggiuntivi della riconoscibile fisionomia” (G. Giuffré, a
cura di, Piero Guccione, Castello Ursino, Opere dal 1957 al 1999, Roma, 1999, p. 21,
tav. n. 40).
€ 3000 - 5000
(•) 23. Virgilio
Guidi (Roma 1891 - Venezia 1984)
Bacino di San Marco. 1956.
Dipinto a olio su tela, cm 50×60.
Firmato ‘Guidi’ in basso a destra. Al verso: ‘Guidi, Bacino di San Marco
autenticato il 29/08/1973’; timbro ‘archivio Collezione Meneghini, Venezia,
Archivio Nr. 3052’; etichetta e timbro della Galleria l’Approdo, Bari.
Provenienza: Collezione U. Meneghini, Venezia – Archivio Nr. 3052; Galleria l’Approdo, Bari.
Autentica dell’autore su fotografia, data 14/09/1973.
€ 3000 - 5000
(•) 24. Renato
Guttuso (Bagheria 1911 - Roma 1987)
Servizio di brocca, bicchieri e piattini. 1954.
Servizio in ceramica composto da 1 brocca, 4 bicchieri e 4 piattini;
brocca cm 24×13; bicchiere cm 11×7; piattino cm 15,5.
Tutti i piattini firmati e datati ‘Guttuso 1954’. Tutti i pezzi portano la
scritta 3 Felci Salerno Italy sul fondo. (9)
€ 3000 - 5000
(•) 25. Renato
Guttuso (Bagheria 1911 - Roma 1987)
Ritratto. 1963.
Disegno a matita su carta, mm 640×480.
Dedicato, firmato e datato ‘A Rossana Renato ‘63’ in basso a destra. € 800 - 1500
(•) 26. Virgilio
Guzzi (Molfetta 1902 - Roma 1978)
Nudo (Olimpia; Omaggio all’Olimpia n. 2). 1937.
Dipinto a olio su tela, cm 105×150.
Firmato e datato ‘V. Guzzi 1937’ in basso a sinistra. Al verso: targhetta
‘VII Mostra Sindacale Belle Arti del Lazio, Virgilio Guzzi, Nudo, £. 5000
(cinquemila), Via Margutta 51 A’; altra etichetta: Virgilio Guzzi, Titolo
Omaggio all’Olimpia n° 2, Anno 1937, Tecnica Olio su tela, Proprietà,
Cm 150×105. In cornice.
Esposizioni: VII Mostra del Sindacato Belle Arti del Lazio, Roma Mercati Traianei, 1937; Virgilio
Guzzi, Galleria Incontro d’Arte, Roma, 1990; Virgilio Guzzi 8, Accademia Nazionale di San Luca,
Roma, 2000; Virgilio Guzzi dalla Scuola Romana al “Cubisme d’aprés nature”, Roma, 2002.
Pubblicazioni: VII Mostra del Sindacato Belle Arti del Lazio, Roma, 1937, p. 23; Virgilio
Guzzi, Galleria Incontro d’Arte, Roma, 1990 (invito/dépliant con fotografia dell’opera
in I° pagina); R. Vespignani, Virgilio Guzzi 1902 - 1978, Roma, 2000, p. 10; AA. VV.,
Virgilio Guzzi dalla Scuola Romana al “Cubisme d’aprés nature”, Galleria d’Arte F. Russo,
Roma, 2002-2003, pp. 46-47.
“Ed è il nudo richiamo ad altro dipinto del ‘28: Dall’Olimpia di Manet. Olimpia cui,
pur con notevoli trasgressioni, Guzzi s’era vòlto in ragione di sensibilità culturale. In
questo del ‘37 reiterando soluzioni dell’antecedente, Guzzi tuttavia si volge ad una
coscienza diversa dell’arte, sembrando con sue ragioni, evocare certo già annunciato
seicentismo” (D. Guzzi, in AA. VV., Virgilio Guzzi dalla Scuola Romana al “Cubisme
d’aprés nature”, Roma, 2002, pp. 46-47).
€ 12000 - 18000
(•) 27. Guy Harloff (Parigi 1933 - Galliate 1991)
Le Traité d’Ophtalmologie (Sefer... Kitab). 1980.
Tecnica mista su carta, mm 483×378.
Annotato ‘Le Traité d’Ophtalmologie... Sefer... Kitab Le livre représente
le Passage de la Connaissaince... Voyage... Témoignage... Chaine...’ in
basso a sinistra. Dedicato e firmato ‘Pour Edizioni Bora, Bologna.../
Grand Hotel et de Milan/October 26th, 1980-Milano/Guy Harloff’ in
basso a destra.
“Della natura l’opera di Harloff ha la densità, una specie di afrore che pare
attraversare la superficie dei suoi quadri come se si trattasse di una foltissima
foresta brulicante di vivace fermentazione, ma i rami e le radici di questa
foresta sono poi in realtà forme geometriche strettamente in equilibrio fra di
loro: cerchi, semicerchi, spirali, triangoli, quadrati, etc. Proviamo a cancellare
le forme e le idee che contengono ed a tracciare una linea che vada da una
forma geometrica all’altra e scopriamo che dietro questa natura si distende un
perfettissimo quadro astratto, un reticolato che ha per fine ultimo e supremo
l’equilibrio della composizione, la perfezione di una segreta matematica, le
proporzioni d’un altro universo scientifico che è dietro tutte queste ambigue
apparenze” (Janus, Guy Harloff: La moltiplicazione dell’immagine, in “Terzo
Occhio, trimestrale d’arte contemporanea”, Anno VIII, n. 23, giugno, Bologna,
1982, pp. 29-31, foto).
€ 750 - 1200
(•) 28. Mimmo
Jodice (Napoli 1934)
Senza Titolo (Impronta Negata). 2004.
Tecnica mista, fotografia, lattice, cm 50×60.
Firmato e datato ‘Mimmo Jodice 2004’ in basso a destra. In cornice.
Esposizioni: “Impronta Globale”, Roma, dicembre 2008.
“Ma l’impronta, in questa mostra, assume, come dicevo, anche un altro significato …
approfondire il senso del corpo, della corporeità, della fisicità e dell’impronta, quando
questi si collocano all’interno di una strategia di potere e di controllo … Protesi e impronte
amplificano o sottraggono l’identità, secondo schemi imprevisti, o per lo più ignorati. E
l’identità non può formarsi, resta amputata o moltiplicata in un gioco di specchi che
sono soltanto riflessi. Chi guarda le impronte sulla pagina, sul foglio, (l’artista stesso che
le guarda e le osserva), non pensa a chi appartengono. Le considera segni/tracce di una
presenza, un modo di confermare una disponibilità, attraverso un gesto che vuole cercare
un proprio percorso. La costruzione della soggettività passa attraverso la mancanza di
essa. Il lasciare le proprie impronte è in questa occasione … un modo per offrire, compiere
un gesto di scambio...” (Carla Subrizi, COSTRUIRE COMUNE in Impronta Globale, Catalogo
della Mostra, Edizioni Horti Lamiani Bettivò, 2008, p. 85, foto).
€ 2000 - 3000
(•) 29. Massimo
Kaufmann (Milano 1963)
Senza titolo. Primi anni 2000.
Dipinto ad acrilico su tela, cm 100×100.
Firmato ‘Kaufmann’ al verso. In cornice. Autentica dell’autore su fotografia. Provenienza: Galleria Volos, Roma.
€ 4000 - 6000
(•) 30. Carlo
Levi (Torino 1902 - Roma 1975)
Figura di Grassano (Ritratto di Paola). 1935.
Dipinto a olio su tela, cm 66×55,5.
Firmato e datato al verso ‘Levi 3592’ (2 settembre 1935). Esposizioni: “Carlo Levi opere dal 1924 al 1973”, Galleria l’Approdo, Bari, novembre 1982. Figura di Grassano, al di là del titolo vago ritrae senza ombra di dubbio Paola
Olivetti, più volte dipinta dall’artista nel corso degli anni Trenta. Il presente è uno dei
pochissimi dipinti precisamente datato dallo stesso Levi: “3592” (2 settembre 1935),
ultimo giorno della permanenza di Paola a Grassano (dal 20 agosto al 2 settembre
1935), durante il confino di Levi.
“Se i ritratti hanno (come pensava, con la sua certezza di strega contadina, Giulia
la Santarcangelese) un potere che (oltre a un potere poetico) è un potere magico,
da questa magia sono stato avvolto e coinvolto, pur senza servirmene, tutta la vita.
Se essi tolgono ai loro modelli una immagine, una essenza vitale, essi la estraggono
anche dal pittore: queste due essenze, piene di potere magico e insieme poetico
(qualità contraddittorie), si fondono e si uniscono, mostri doppi amorosi: tanto più
amorosi quanto più precisi nei due elementi, quanto più fatti, come l’amore, insieme
di fusione e di distacco” (Silvana Ghiazza, “Carlo Levi e Umberto Saba: storia di un’
amicizia”, Edizioni Dedalo, Bari, 2002, p. 16).
“Mentre mi ritraeva nell’antico studio, il crepuscolo romano discendeva lentamente,
i colori si attenuavano come se il tempo impaziente rapidamente li consumasse …
Sprofondai nell’oscurità ma egli continuava a dipingermi ... Levi era anche un solo,
che pensava e dipingeva come il sole, con molta fermezza e chiarità, perché sempre
attinse allo spazio la sua forza luminosa. Compresi che quest’uomo spazioso mi
avrebbe salvato con i suoi raggi, sollevandomi infine dalla poltrona, facendomi luce
nella scala dell’antico palazzo per scendere alla strada, fino al cinematografo, fino
alla notte stellata, fino all’Oceano che mi appartiene. Però seppi che sarei rimasto
sempre lì, nella sua tela, nella sua mente, e che non avrei mai più potuto distaccarmi
da Carlo Levi, dalla sua chiaroveggenza, dal suo sole, dal suo crisantemo, dai suoi
serenissimi occhi che scrutano le cose e la vita” (Pablo Neruda, Nel suo studio il
sole non tramonta. Catalogo Mostra “Carlo Levi opere dal 1924 al 1973”, Galleria
l’Approdo, Bari - Testi di Pablo Neruda e Carlo Levi, novembre 1982).
Autentica della Fondazione Carlo Levi, Roma, Archivio Nr. 491, su fotografia.
Autentica Archivio Collezione Linuccia Saba, Roma, Archivio Nr. 606-65-50, su
fotografia con la nota ‘Questa opera faceva parte della collezione privata dell’autore
Carlo Levi’ a firma di Linuccia Saba.
Provenienza: Collezione Linuccia Saba, Roma.
€ 6000 - 10000
(•) 31. Emilio
Leofreddi (Roma 1958)
Warhol’s Cover. 2009.
Tecnica mista su carta, cm 85×116.
Firmato, datato e titolato ‘Emilio Leofreddi Warhol’s Cover 2009’.
Al verso: firma, titolo, data, e titolo della mostra ‘Emilio Leofreddi,
Warhol’s cover, 2009, I vegetariani lo fanno meglio’. In cornice. Esposizioni: I vegetariani lo fanno meglio, Roma, Il Margutta RistorArte, maggio/
settembre 2009. Catalogo Mostra I vegetariani lo fanno meglio, Roma, 2009, p. 29.
“Emilio Leofreddi è la personalità più eclettica della pop art italiana degli ultimi
tempi. In questa mostra potrà risultare interessante valutare attraverso quali canali
si vivifichi attualmente la dialettica tra i movimenti di avanguardia storica, come la
Pop Art, e quelli contemporanei, figli di quell’esperienza, rappresentati bene da Emilio
Leofreddi. Artista che ha assorbito in modo del tutto proprio gli impulsi precursori,
che hanno stimolato l’incontro tra la popular art e la sua sensibilità individuale,
riedificando il valore tematico e concettuale della sua produzione artistica, vissuta
con l’esperienza e l’emancipazione di un segno che si evolve diventando ‘altro’.
Artista che vive la sua esperienza creativa dal di dentro, riportando chiaramente una
partecipazione emotiva e di significazione nell’opera d’arte, sempre di più lontani
dall’idea dell’artista-macchina trasforma la sua poetica in ‘Utopia’” (Intervista a
Giuseppe Stagnitta, pubblicata su www.blogTAORMINA.it in occasione della mostra
REMIX - Omaggio dinamico alla Musica ed al Colore, maggio 2015, Museo di Mola,
Castelmola).
€ 900 - 1500
(•) 32. Felice Levini (Roma 1956)
Serie Africana. 1981.
Pelle battuta applicata su carta, cm 40×29. Al verso firmata, titolata,
e datata: ‘Felice Levini Serie Africana (particolare) 1981’ e dedica:
‘ Sergio Pucci,1993’. In cornice. Opera esposta presso la galleria “La Salita” di Gian Tomaso Liverani, Roma,1981.
Autentica dell’Artista su fotografia.
€ 1000 - 1800
(•) 33. Mino Maccari (Siena 1898 - Roma 1989)
Paesaggio. Anni 1965-1970.
Dipinto ad olio su tela, cm 65×85.
Firmato ‘Maccari’ in basso a destra. In cornice.
Esposizioni: Mino Maccari L’ironia visionaria di un “insidioso pennello”, Galleria
d’Arte Marchetti, Roma, 2014, p. 32.
“Quella di Maccari è un’arte per eccellenza ‘impura’, anche quando non si presenta,
che è il caso più frequente, come satira e ritratto morale di una società; un’arte
tutt’altro che disincarnata e librata in un’atmosfera di assolutezza formale, anzi
colta sempre nel punto di districarsi dal groviglio delle sue ragioni terrestri, pur
senza perdere di vista mai, ma conquistandole di volta in volta con una naturalezza,
una souplesse, che può sembrare un dono dell’istinto, la verità assoluta e l’immediata
felicità delle forme” (Natalino Sapegno, Omaggio a Mino Maccari, Edizioni Pananti,
Firenze, 1998, p. CXXX).
Autentica dell’Archivio Mino Maccari, Nr. 3121, su fotografia.
€ 3500 - 6000
(•) 34. Virgilio
Marchi (Livorno 1895 - Roma 1960)
Senza titolo. Anni ‘20.
Tecnica mista su carta, mm 265×375.
Firma in basso a destra: ‘Virgilio Marchi’. Al verso: ‘Architetto V. Marchi’.
“Preconizza un’architettura di spirito barocco, trattata per ‘esaltazione formale’ e ‘astrazioni
scultoree’, come concretizzazione della trepidante vita moderna che si svolge nei grandi
centri urbani. Utilizzando gli inchiostri colorati, disegna allora ‘schizzi architettonici’ e
‘ricerche di volumi’ in cui le forme s’intrecciano con un movimento a spirale unendosi in una
totalità dinamica che ricorda i ‘complessi plastici’ di Balla. Le forme proliferano seguendo
una concitazione vitalista, producendo strutture composite e aberranti che non solo si
oppongono al realismo di Sant’Elia e Chiattone, ma escludono perfino l’oggettività che è
uno dei caratteri fondamentali dell’arte moderna. Marchi altera le proporzioni, associa stile
astratto e stile vegetale, deforma la logica geometrica e contaddice la naturale funzionalità
delle forme. Ottiene nondimeno l’organicità elasticamente tesa di un insieme che poggia
sull’interdipendenza e la continuità degli elementi architettonici. Si tratta di assemblaggi
eterogenei dove appaiono scalinate all’aperto dal movimento elicoidale, che salgono con
accelerazioni repentine, oppure hanno le dimensioni improbabili di una scala d’interno
domestico, o ancora finiscono nel nulla, come nelle strutture spaziali impossibili di M.C.
Escher. Le forme sono pittoresche, mediterranee, scenografiche, costantemente eccentriche
ed esasperate nel loro dinamismo” (Giovanni Lista, Futurismo 1909-2009. Velocità + Arte +
Azione, SKIRA, Milano 2009, p. 387).
€ 1000 - 2000
(•) 35. Arturo
Martini (Treviso 1889 - Milano 1947)
La Fata della foresta (Il Fungo o La Fata del bosco). 1960-1970.
Scultura in bronzo, cm 17,7. Siglato ‘AM’ sulla base.
Il bronzo venne realizzato da una scultura in gesso di Arturo Martini, La Fata della
foresta del 1910, cm 17,7 e recante la sigla AM sulla base, della Collezione Gregori.
“Negli anni ‘60-’70 la figlia dell’artista Maria Martini ha autorizzato la realizzazione
di bronzi da alcune di queste ceramiche” (in AA. VV., Arturo Martini, Catalogo
ragionato delle sculture, Vicenza, 1998, pp. 36-37, 45 n.57); “La fiaba come luogo
delle metamorfosi è una costante nel giovane Martini che vi ha imperniato numerose
opere, molte delle quali non più rintracciate (ma basti per tutte il Vaso-Fiaba). In
questa statuina, che ha intrinseca la potenza di una scultura vera e propria ... Martini
ha sintetizzato in modo estremamente convincente il motivo liberty della simbiosi
con quello della sacralità, mutuato si direbbe da una suggestione egizia. Una foto
degli anni ‘20 dello stand della Ditta Gregorj in una Fiera documenta che la ceramica
relativa a questo modello era ancora in produzione” (AA. VV., Il giovane Arturo
Martini opere dal 1905 al 1921, Roma, 1989, p. 145, n. 30).
€ 1500 - 2500
(•) 36. Arturo
Martini (Treviso 1889 - Milano 1947)
L’Otre (Atlante). 1960-1970.
Scultura in bronzo, cm 15,5. Siglato ‘AM’ sulla base.
Vedi lotto precedente.
AA. VV., Arturo Martini, Catalogo ragionato delle sculture, Vicenza, 1998, pp. 36-37,
45 n.58; AA. VV., Il giovane Arturo Martini opere dal 1905 al 1921, Roma, 1989, p.
147, n. 48.
Autentica della figlia Maria Martini Bertagnin su fotografia.
€ 1500 - 2500
(•) 37. Carlo
Mattioli (Modena 1911 - Parma 1994)
Paesaggio. 1985.
Disegno a pastelli su carta, mm 500×350.
Firmato e datato ‘Mattioli 85’ in basso a destra. In cornice.
Esposizioni: Carlo Mattioli, Galleria d’Arte Il Gabbiano, Roma, 1985.
“Il Mattioli di questi pastelli punta una sintesi fra razionalismo e naturalismo che
perfeziona molte sue ricerche precedenti più inclinate verso effetti sensuali di
materia. Mi riferisco in particolare alle nature morte del 1965 e ad alcuni paesaggi
eseguiti nel decennio fra il ‘70 e l’80. Ma ciò che più conta qui è il ritmo seriale, la
proposta di una misura d’ordine che contraddice e controlla ogni possibile tentazione
informale che percorre in ogni senso la superficie pittorica” (V. Sgarbi, Carlo Mattioli,
Galleria d’Arte Il Gabbiano, Roma, 1985, p. 4 foto).
“Ed è, poi la tematica, quella sua elaborata da tempo, negli attuali pastelli semmai
cogliendosi con un’intensificazione spiritualistica - e la preparazione del supporto
non da l’impalpabilità del mezzo ai colori e alle forme - un rinnovato rigore metafisico
dal quale come metafora si libera una dimensione introspettivamente poetica. Allo
stesso modo in cui anni addietro erano ritratti di personaggi - ricordiamo quelli di
Carrà, Manzù, Longhi - così oggi, e con uguale impegno di ricerca trasferito dalla
psicologia dell’uomo (sempre visto per una sorta di ironico velario), Mattioli si offre
come tramite di comprensione della naturalità. Ciò in qualche misura sottolineando,
crediamo, la continuità dialettica della sua visione. Un colore sottile si coglie come
segno individuante di tali paesaggi, un colore che non esclude il tono, di questo
facendo, anzi, motivo primario di invenzione. In tal modo grigi su grigi, ocre, verdi,
si osmotizzano in quelle atmosfere divenendo richiamo e, non di meno, cogliendo
il significante passaggio dall’oggettivo al soggettivo” (D. Guzzi, Mattioli, Cappuccio.
Liriche visioni ed estasi mitologiche, L’Umanità, Roma, 8 gennaio 1986).
Autentica dell’autore su fotografia.
€ 4000 - 6000
(•) 38. Francesco
Messina (Linguaglossa 1900 - Milano 1995)
Lavinia. 1948.
Scultura in bronzo patinato verde rame, cm 25,7.
Firmato e numerato ‘Messina 22/100’, sulla base.
€ 1000 - 2000
(•) 39. Arturo Noci (Roma 1874 - New York 1953)
Nudo di donna. 1905.
Disegno a sanguigna su cartoncino, mm 222x155.
Annotato a lapis ‘Noci’ in basso a destra.
L’opera di Arturo Noci è attribuibile al periodo 1905-1910. Si tratta di uno
studio dei molti di modelle, in relazione diretta con opere divisioniste italiane e
le contemporanee francesi post-impressioniste. I primi del Novecento vedono la
nascita di opere dal velato erotismo che raccontano di momenti intimi e di una calda
luce crepuscolare. Noci aveva una “spiccata sensibilità per le donne dai capelli rossi:
nei suoi taccuini abbondano nomi e indirizzi di modelle con accanto annotazioni e
apprezzamenti” (dal comunicato stampa della mostra Arturo Noci 1874-1953. Figure
e ritratti degli anni romani, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, 11/6 - 29/11/2015).
€ 500 - 800
(•) 40. Giovanni
Omiccioli (Roma 1901 - Roma 1975)
Fiumicino. 1954.
Dipinto a olio su cartoncino, cm 25×36,5.
Firmato e datato ‘G. Omiccioli 54’ in basso a destra. In cornice. Nel 1954, anno in cui tenne mostre alla galleria La Tartaruga di Roma e al palazzo
della Provincia di Catanzaro, Giovanni Omiccioli iniziò a rappresentare la desolazione
del litorale laziale. “Sono gli anni dei viaggi: lunghe soste, brevi soggiorni, continui
ritorni in luoghi che ora appartengono alla ‘sua’ pittura ... le spiagge tirreniche da
Lavinio a Santa Marinella - passando per Tor Vaianica, Fiumicino e Fregene...” (C.
Giacomozzi, Omiccioli, Castel S. Angelo, Roma, 1986, p. 12).
€ 1000 - 2000
(•) 41. Irving
Petlin (Chicago 1934)
Figure. 1971.
Disegno a carbone e sfumino su carta, mm 780×570.
Datato e firmato ‘1971 Petlin’ in basso. In cornice.
Petlin ha sempre sostenuto la centralità della pittura e del disegno, producendo opere
evocative nel segno di pittori come Odilon Redon e Francis Bacon. La sua iconografia
e le sue soluzioni formali sono sempre state dirette verso un’immaginazione
simbolica pur raccontando climi politici e tempi della sua contemporaneità. A
Parigi ha partecipato alla Nuova Figurazione e ha fatto parte degli artisti esposti da
Mathias Fels alla mostra Nouvelle Figuration II nel 1962, insieme a Baj, Christoforou,
Hultberg, Lindström, Messagier, Pouget, Rebeyrolle, Salles, Tal Coat. La Fondazione
Vacchi, nel 2006, gli ha dedicato una mostra, Irving Petlin 1960-1971, con opere
appartenenti alla raccolta della Fondazione.
€ 350 - 700
(•) 42. Irving
Petlin (Chicago 1934)
Figure. 1971.
Disegno a carbone e sfumino su carta, mm 780×570.
Firmato e datato ‘1971 Petlin’ in basso. In cornice. Vedi lotto precedente.
€ 350 - 700
(•) 43. Pablo
Picasso (Malaga 1881 - Mougins 1973)
Têtes. 1956.
Brocca in maiolica colorata in bianco e nero con due teste di fauni.
Altezza cm 12,7; Ø cm15,2. Nel 1948 Picasso si trasferisce a Vallauris dove risiederà fino al 1955. In tutti quegli
anni Picasso realizza numerose sculture e dipinti tra cui La Guerre et la Paix, una
delle opere maggiori di quel periodo, e si appassiona a due tecniche: la ceramica e
la linoleografia. Visitando la mostra annuale dei maestri vasai di Vallauris Picasso
incontra fortuitamente Suzanne e Georges Ramié proprietari di una fabbrica di
ceramica, il laboratorio Madoura, e muove i suoi primi passi nell’arte ceramica, mezzo
espressivo che gli offre nuovi orizzonti creativi. Picasso scultore modella la creta per
farne fauni e ninfe, cola la terra come se fosse bronzo, decora instancabilmente piatti e
brocche con i suoi temi preferiti (corride, donne, civette, capre…), si avvale dei supporti
più impensabili (frammenti di pentole, materiali di fornaciata oppure mattoni rotti) e
inventa le paste bianche che sono ceramiche non smaltate decorate con elementi in
rilievo. La ceramica per Picasso non è affatto un’arte minore e nell’arco di vent’anni
circa realizza quattromila opere originali. Come aveva chiesto, alcune ceramiche sono
state prodotte in più esemplari e al laboratorio Madoura spetta l’esclusiva. In tal modo,
Picasso ha voluto che le sue ceramiche firmate avessero un uso quotidiano proprio
come confessa ad André Malraux: “Ho fatto dei piatti; ci si può mangiare dentro”.
Alain Ramié, Picasso, Catalogue de l’oeuvre Céramique édité 1947-1971, n. 367.
€ 2500 - 4000
(•) 44. Ugo Rondinone (Brünnen 1964)
Zweiteraugustzweitausendundelf. 2011.
Dipinto ad acrilico su tela, cm 45x45.
Firmato, titolato e datato al verso ‘Zweiteraugustzweitausendundelf Ugo
Rondinone 2011’.
Esposizioni: Rockaway! (Festival a cura di Klaus Biesenbach, MoMA PS1) Fort Tilden e
Rockaway Beach, New York, 2014.
“La sua poetica, che fa uso di stili e tecniche che contemplano la fotografia e la scultura,
la pittura e altri mezzi attraverso un’articolata produzione in cui stili e tecniche sono
volutamente combinati fra loro, ci permette di entrare in un suo mondo interiore, dominato
da melanconia e rassegnazione, noi stessi siamo accompagnati dalle opere in un percorso
analogo di analisi interiore. Metaforicamente, ogni sua mostra si dipana come un corridoio
su cui si affacciano varie porte che conducono ad altrettante stanze e ad altrettanti ingressi,
dove si incontrano emozioni e stati d’animo differenti: dall’armonia allo sconforto, alla
sensazione di essere vittima di continue metamorfosi ... Ogni suo lavoro sembra corrispondere
a un haiku, un breve componimento giapponese dalla struttura aperta che definisce in
poche parole la natura o un atto quotidiano semplicissimo. ‘Una pioggia di catene’, ‘una
nevicata di carta’, ‘una serie di linee dell’orizzonte’ sono al contempo sintetiche indicazioni
di materiali impiegati o descrizioni esaustive di alcuni suoi interventi” (dal comunicato
stampa della mostra Giorni Felici, Galleria Civica di Modena, settembre 2006).
Autentica dello Studio Rondinone.
€ 15000 - 25000
(•) 45. Piero Pizzi Cannella (Rocca di Papa 1955)
Girotondo. 2007.
Disegno a tecnica mista su carta a mano, mm 560×375.
Firmato, titolato e datato ‘Pizzi Cannella, Girotondo, 2007’ in basso a
destra. In cornice. “Paesaggi lontani o vicini. Vedute la mattina all’alba o al tramonto di sera, con strade,
piazze, ponti e torri … Torri e città intere, Roma! Nuit espagnole, Café noir e Grand
hotel. Camere e stanze: per artisti, sposi e viaggiatori … Tana o Rifugio!? Piante
d’interni e mappe del mondo, Giro, Giro, Girotondo!“ (Piero Pizzi Cannella, Almanacco
4, Carlo Cambi Editore, Siena, 2012).
Autentica dell’artista su fotografia.
€ 3500 - 5000
(•) 46. Franco Sarnari (Roma 1933)
Studio per un albero di marca. 1970.
Dipinto ad acrilico su tela, cm 50×40.
Titolato, datato e dedicato al verso ‘Studio per un albero di marca
1970 / A Rossana da Franco’. € 600 - 1200
(•) 47. Mario
Schifano (Homs 1934 - Roma 1998)
Oasi. 1978.
Dipinto a smalto e spray su tela, cm 118×96.
Firmata, titolata e dedicata ‘Schifano, Massimo/Oasi’.
Autentica dell’Archivio Mario Schifano, Roma, Archivio Nr. 02617140301.
€ 4000 - 8000
(•) 48. Mario
Schifano (Homs 1934 - Roma 1998)
Senza Titolo (Cavallo). 1978.
Dipinto a smalto su tela, cm 109×92.
Firmata in basso a destra ‘Schifano’. In cornice. Autentica dell’Archivio Mario Schifano, Roma, Archivio Nr. 02618140301.
€ 2500 - 5000
(•) 49. Orfeo Tamburi (Jesi 1910 - Parigi 1994)
La bottega rossa. 1962.
Dipinto a olio su tela, cm 30×43.
Firmato ‘Tamburi’ in basso a destra. Targhetta della Galleria della
Trinità, Roma, Via Gregoriana 50/a al verso. In cornice. Esposizioni: Galleria della Trinità, Roma.
Quest’opera, del periodo parigino, appartiene alla serie suggestiva delle Botteghe,
dipinte prevalentemente nella prima metà degli anni Sessanta, dove il soggetto si
sviluppa nella particolare visione delle caratteristiche porte/vetrine in legno. Si veda
in proposito La bottega rossa, del 1961, assai simile alla nostra, pubblicata in R.
Cogniat e G. Giuffré, Orfeo Tamburi, Roma, 1974, p. 108.
€ 2000 - 3000
(•) 50. Marco
Tirelli (Roma 1956)
UT (#4685). 1986.
Dipinto su tavola, cm 44×55.
Firmato e datato ‘Marco Tirelli 1986’ al verso. Catalogo Bolaffi d’Arte moderna n. 38, Milano, p. 371.
Provenienza: Annina Nosei Gallery, New York; Asta Finarte Roma, 1993, lotto 107,
aggiudicato per L. 5.060.000 inclusi diritti.
€ 2500 - 4000
(•) 51. Sergio Vacchi (Castenaso di Bologna 1925)
Sorrisi italiani secondi (Sorrisi italiani n° 2). 1986.
Dipinto ad acrilico su tela, cm 120×95.
Firmato e datato ‘Vacchi 1986’ in alto a destra; titolato, firmato e
datato ‘Sorrisi italiani secondi Vacchi 1986’ al verso.
“Si inizierà, dunque, con l’osservare il luogo di Sorrisi italiani. Uno spazio che assume
magica dimensione - e diremo, quasi, fabulistica - in funzione d’una necessaria
idealizzazione e scarnificazione di misure, oggetti e situazioni che, maggiormente
raccontati ed arricchiti, avrebbero potuto, al contrario, apertamente dichiararne
l’essenza. Si tratta, dunque, di una soluzione ambientale sostanzialmente irreale...”
(D. Guzzi, Sergio Vacchi Sorrisi Italiani 1986 della tendenza all’amplificazione del
mistero, Edizioni della Luna, Roma, 1986, pp. 65-66; un particolare dell’opera è
riprodotto a p. 61, foto n. 43).
€ 2500 - 4000
(•) 52. Emilio Vedova (Venezia 1919 - Venezia 2006)
Linea nera. 1974.
Serigrafia su tela, cm 200×300.
Firma e numerazione ‘Emilio Vedova, I/IV P. A. - 34’ in basso al centro, a matita rossa. Si allega la corrispondenza tra Emilio Vedova e Tommaso Cascella sull’opera.
La numerazione manoscritta, conferma l’iniziale volontà di Vedova sulla tiratura definitiva
dell’opera. Contrariamente però alle prime intenzioni, della serigrafia Linea nera vennero
effettivamente realizzate solo due prove d’autore. L’opera che presentiamo (I/IV P. A. - 34)
risulta essere il primo esemplare, inizialmente in possesso di Tommaso Cascella, che dell’opera
fu promotore e stampatore: “Io sottoscritto Tommaso Cascella, dichiaro autentica ed originale la
serigrafia titolata Linea nera come opera del pittore Emilio Vedova. Di questa opera - realizzata
nell’anno 1975 - dovevamo tirarne trentaquattro esemplari più due prove d’autore. Per
innumerevoli circostanze, legate agli alti costi di realizzazione, rinunciai a stampare la tiratura
completa e quindi stampai solo due copie di questo soggetto. Attualmente un esemplare è ancora
di mia proprietà e un altro dovrebbe trovarsi presso lo studio/archivio di Vedova. Allego a questa
mia dichiarazione la corrispondenza avvenuta tra me e Vedova, al momento della realizzazione
di Linea nera. In fede, Tommaso Cascella” (vedi documentazione allegata a firma di Tommaso
Cascella, in data 15/09/2007 - immagini delle lettere di documentazione allegate disponibili sul
catalogo on-line).
Esposizioni: XXVI MOSTRA D’ARTE CONTEMPORANEA, TRIENNALE DELLA RESISTENZA, 7° BIENNALE
DEL DISEGNO, Torre Pellice, Torino, 1975; Arte Fiera di Bari, 1976; Arte Fiera di Bologna, 1976;
Libertà è partecipazione, Istituto Pantheon, Roma, dicembre 2014 e Palazzo Ruspoli, Cerveteri,
gennaio 2015. L’opera venne pubblicata in Tommaso Cascella, Etrusculudens Catalogo Edizioni, s.a.
(1981/1982).
“La vitalità del segno come scrittura emozionale dei contenuti è poi l’altra caratteristica
dell’estasi, quella dionisiaca dell’impegno politico e civile del Vedova. Non inquadrabile in
una dottrina precisa, romanticamente inconfinabile in uno schema partitico, la ribellione e
coscienza di Emilio Vedova è la molla costantemente in tensione dei suoi comportamentisegnici ... Vedova vive il suo tempo con l’intensità del protagonista, e - come in un diario vitale
- non registra, non testimonia, agisce ... I bianchi sono squarci (un ricordo del bianchetto usato
come evidenza-luce ai personaggi chiave della mistica religiosa da molti disegnatori veneti
del ‘700?) in un nero che dal pieno turgore viene ad attutirsi in un grigio diluito, amorfo,
mai spento, come se l’assenza di un timbro tonale creato dichiarasse una implicita presenza
emotiva, un suo essere concreto nell’impalpabilità astratta della coscienza. Mentre i nero-grigi
rappresentano il gesto, la vitalità della partecipazione attiva, fisica ... Come in un teatro globale
ove l’attore-protagonista ha lasciato sul muro, in terra, nello spazio, segni continui della sua
azione, espliciti appunti di regia e partecipazione per una scena incessantemente mutabile,
come è continuamente vario il palcoscenico che racchiude soltanto spazialmente la nostra vita.
Un teatro vitale, politicamente mai integrato, quindi continuamente, incessantemente, opera
e comportamento” (Giorgio Brizio, catalogo mostra XXVI MOSTRA D’ARTE CONTEMPORANEA,
TRIENNALE DELLA RESISTENZA, 7° BIENNALE DEL DISEGNO, Torre Pellice, Torino, 1975). La III
Sala espositiva venne interamente dedicata alla mostra personale dei lavori di Emilio Vedova.
L’opera Linea nera, come scrive Emilio Vedova a Tommaso Cascella, rappresenta il manifesto
dell’esposizione a lui dedicata, simbolo del tema Resistenza.
“Il ventesimo secolo, con la sua violenza e i suoi drammi, ha trovato nella pittura di Emilio
Vedova uno dei suoi interpreti più significativi. Vedova, cioè, ha saputo dar voce, anzi dar grido,
alla violenza che ha segnato in modo particolarissimo il cosiddetto secolo breve. Nella sua pittura
la violenza si presenta per quello che è: un mistero. La sua fisionomia, il suo manifestarsi, non
è legato a questa o quella figura, a questo o quell’evento, a questa o quella cosa. È un’energia
sconosciuta, anzi inconoscibile, che continuiamo a sperimentare, ma di cui sappiamo solo che
esiste. Non perché esista” (Elena Pontiggia, Catalogo mostra Emilio Vedova nelle collezioni
bresciane, Classici del Contemporaneo, 5, Edizioni AAB, Milano, 2003).
“Protesta, non è disperazione: è ancora in qualche modo fiducia che qualcuno ascolti. Denuncia è
solo sfiducia in una parte della realtà, sia pure a volte della maggior parte ... ma è sempre un credere
che questa denuncia sia utile, sia azione, a modificare, a sconvolgere, a provocare. ... Ti faccio una
dichiarazione: se io fossi scettico di tutto, pessimista di tutti ... non potrei lavorare. A chi parlare,
con chi comunicare … E se questa protesta, questi spazi inquieti a volte raggiungono il teso punto
di espressione: bene, allora saranno bella pittura. Ma un bel quadro per un bel quadro, io, oggi, non
lo capisco”. (Emilio Vedova, Lettera ad Achille Cavellini del 22 febbraio 1957 in Archivio Cavellini,
Brescia, Vedova, 57-07).
“Le litografie e più tardi le incisioni assumeranno un ruolo molto importante. Disegno e grafica sono
infatti il luogo deputato del bianco e nero da quando, nel Rinascimento, queste tecniche si diffusero
in Europa. Agli inizi, però, l’arte del bianco-nero dovette lottare a lungo contro la cromaticità: il
nero e bianco come colori, non come luce e ombra, sono valori che bisogna conquistarsi. Credo di
poter dire che i valori dei neri nei quadri più recenti di Vedova non avrebbero potuto essere realizzati
senza le superfici nere vellutate e senza la radicalità estrema dei contrasti di luce e tenebre delle
sue incisioni. Neri e bianchi così esclusivi e così fittamente intessuti nessuno li ha mai dipinti,
a mio giudizio. E solo la produzione grafica di Vedova mi sembra esserne il più stretto e diretto
precedente” (K. Oberhuber, Vedova ... continuum..., Milano, Mazzotta, 1991, p. 111).
€ 15000 - 25000
(•) 53. Emilio
Vedova (Venezia 1919 - Venezia 2006)
Spagna 2. 1974.
Dipinto in rosso su base serigrafica su carta, mm 350×250.
Firmato e datato a matita ‘Vedova 74’ in basso a destra.
L’opera di Emilio Vedova risulta essere, per la parte relativa alla serigrafia (il nero), uno stato
precedente del foglio conosciuto come Spagna 2, a due colori, appartenente alla cartella
Compresenze - Spagna del 1975 con poesia di Rafael Alberti e testo di Nello Ponente.
Tale cartella di 3 serigrafie è stata editata e stampata in 99 esemplari dalle Edizioni GO di
Bassano del Grappa. (Si veda il Catalogo Nazionale Bolaffi della Grafica, Torino, 1976, n. 6).
€ 4000 - 6000
(•) 54. Luciano Ventrone (Roma 1942)
Fichi. 1991.
Dipinto a olio su tela, cm 40×60.
Firmato e datato L. Ventrone 91 in basso a sinistra. Al verso: firmato, datato
e titolato ‘L. Ventrone 91 Fichi’; dedica ‘A Domenico Guzzi con viva stima e
amicizia. Luciano Ventrone’.
Autentica dell’autore al verso.
€ 7000 - 12000
(•) 55. Renzo
Vespignani (Roma 1924 - Roma 2001)
Gerontion. 1964.
Dipinto a olio su tela, cm 160×112.
Firmato e datato ‘Vespignani ‘64’ in basso a sinistra. Targhetta Galleria
Mutina, Modena, al verso. In cornice.
Esposizioni: Galleria Il Fante di Spade, Per un incontro col pubblico. Per un’esperienza nella
storia. Testimonianze e dipinti recenti di Ugo Attardi, Ennio Calabria, Fernando Farulli,
Gian Franco Ferroni, Alberto Gianquinto, Piero Guccione, Giuseppe Guerreschi, Giuseppe
Romagnoni e Renzo Vespignani. Il Pro e Contro, a cura di Dario Micacchi, Roma, 1964, pp.
19-23 (foto e testimonianza di Renzo Vespignani); D. Guzzi, Immagine d’ìmpegno Impegno
d’immagine, Anni Sessanta e Settanta: figurazione in Italia, Associazione Culturale “Aldo
Tozzetti” Onlus, Roma, 2000.
“Gerontion è stato per la prima volta esposto alla mostra del 1964 Per un’esperienza
nella storia de Il Pro e il Contro. Dipinto al cui proposito non sarà ozioso sottolineare la
formulazione di più soluzioni, a loro modo scandite, al cui interno l’artista, mediante
un’elaborazione materica che ribadisce importanti colloqui con certo informale, afferma
la propria idealità figurativa. Oltre ogni dubbio, evolvendo il proprio codice, Vespignani è
approdato ad una pittura per certi versi dissimile (il che non vuol affatto dir contraria) da
quella delle sue antecedenti esperienze. Acuendo una capacità di introspezione, ad esempio,
che lo ha condotto ad una cadenza assai più netta di ordine spaziale. Né è altrettanto
dubbio che in tali esiti egli sia venuto sempre più puntualizzando la ferma dimensione
di un rapporto fondamentalmente critico. Testimoniando il convincimento che, a fronte
d’una dilagante situazione di conformismo, non possa opporsi, unica e concreta ricerca, se
non una creatività che ancora manifesti di credere nei valori dell’uomo e della pittura. In
ciò rivelandosi, anche, l’assunto d’una polemica obliqua: forte per essere consapevole, al
fondo, d’appartenere comunque alla dialettica d’una cultura umanistica. Il suo emblematico
colloquiare a distanza con le esperienze, proprio, che i termini della pittura han sempre
più costretto negli angoli dei reprobi, crediamo che abbia valore non solo per la qualità
degli esiti, ma per l’orizzonte dei propositi. Tant’è, essa viene assumendo una sempre più
esplicita virtù dichiarativa, sino ad annunciare il diapason dell’utopia della mimesi e, in pari
tempo, la sua stessa sublimazione” (D. Guzzi, Immagine d’ìmpegno Impegno d’immagine,
Anni Sessanta e Settanta: figurazione in Italia, Associazione Culturale “Aldo Tozzetti” Onlus,
Roma, 2000, p. 102). Vedi anche: V. Rivosecchi, Renzo Vespignani, Catalogo ragionato dei
dipinti 1943-2001, Roma, 2011, pp. 71, 73, foto, 197 n. 323; D. Guzzi, Mi sono messo nei
panni di Carrà, Questa mia straordinaria avventura, Roma, 2014, p. 294. € 5000 - 8000
(•) 56. Renzo
Vespignani (Roma 1924 - Roma 2001)
Gli oleandri di Monte Caprino (Oleandri a Monte Caprino). 1985.
Disegno a grafite e pastello su carta, mm 890×690.
Titolo, firma e data ‘Gli oleandri di Monte Caprino / Vespignani 1985’ in
basso a sinistra. In cornice.
Disegno della serie Come Mosche nel Miele. AA.VV., Renzo Vespignani Come mosche nel miele...
Olii, Tecniche miste, Disegni, Accademia di Francia a Roma (Villa Medici), Edizioni dell’Uniclub,
Roma, 1985, p. 31, n. 57, p.100, foto.
€ 800 - 1500
(•) 57. Renzo
Vespignani (Roma 1924 - Roma 2001)
Dimostrante ferito 1. 1981.
Dipinto a tecnica mista su carta, mm 500×590.
Firmato e datato ‘Vespignani ‘81’ in basso a destra. In cornice.
Dipinto della serie Come Mosche nel Miele. AA.VV., Renzo Vespignani, Come mosche nel
miele... Olii, Tecniche miste, Disegni, Accademia di Francia a Roma (Villa Medici), Edizioni
dell’Uniclub, Roma, 1985, p. 30, n. 37, p. 80, foto.
€ 650 - 1200
(•) 58. Tom
Wesselmann [da] (Cincinnati 1931 - New York 2004)
Blonde Kite. 1988.
Aquilone in serigrafia su carta e legno, mm 700×560.
Numerato 121/300 al verso. Cartella porta-aquilone e pieghevole illustrativo originali.
“Per l’anno del Drago 1988, nel programma culturale ‘homo faber-homo ludens’ il GoetheInstitut di Osaka ha invitato artisti da tutto il mondo per dipingere un aquilone giapponese.
Questi aquiloni hanno volato insieme un’unica volta e sono partiti poi per una tournée in
tutto il mondo. Il pop-artista americano Tom Wesselmann è diventato famoso per il progetto
della “tela sagomata” creando un aquilone originale dal titolo Blonde Kite. Una riproduzione
in scala ridotta dell’aquilone d’arte di Tom Wesselmann è stato prodotto con il procedimento
della stampa serigrafica in una tiratura di 300 copie in occasione della mostra di aquiloni (dal
pieghevole illustrativo allegato).
“Tom Wesselmann è divenuto noto come uno dei protagonisti della Pop Art con il suo Great
American Nude. Abbiamo visto in innumerevoli varianti questo ideale modello pubblicitario senza
volto di una bionda slanciata impegnata nelle situazioni banali della vita quotidiana... Come
aquilone, Tom Wesselmann ha dipinto proprio il volto di questa bellezza bionda. Come al solito
mancano gli occhi e il naso, ciò che accentua ancor più la rossa bocca sensuale. Nello stile dei suoi
outcuts doveva nascere dalla sua immagine un aquilone con i contorni di questo volto. Un’idea
affascinante, la cui realizzazione risultava tuttavia difficile: come ogni volto umano, anche quello
della donna bionda non è del tutto simmetrico: la scriminatura non sta precisamente nel centro,
i capelli sono più alti a destra e le bionde ciocche hanno lunghezza diversa. Oltre a ciò, doveva
essere tralasciata la parte del collo, senza che le stecche di bambù fossero visibili. Ad un aquilone,
la cui stabilità di volo dipende in modo decisivo dalla perfetta simmetria delle superfici, la bellezza
bionda poneva esigenze non facili da soddisfare. Abbiamo infine trovato in Hiroki Shimizu, nella
città giapponese di Himeji, un costruttore di aquiloni in grado di superare il difficile compito. Già nel
volo di prova il Blonde Kite ha riscosso molta simpatia, e non è escluso che questo aquilone faccia
il suo ingresso nel repertorio delle forme dell’aquilone giapponese e con un’unica opera introduca
l’emancipazione femminile nel cielo giapponese popolato di ritratti maschili di guerrieri” (P. Eubel,
Immagini per il cielo. Aquiloni d’arte, Goethe-Institut, Torino, 1991, pp. 206-209).
€ 1000 - 2000
(•) 59. Alberto Ziveri (Roma 1908 - Roma 1990)
Nudo di donna sdraiata (Nudino). Anni ‘50.
Dipinto a olio su tela, cm 19,4×29,6.
Firmato ‘A. Ziveri’ in basso a destra. Al verso: studio di alberi.
“Le sue donne ben piantate, le sue Veneri sono più vicine al mito e alla cronaca che al
figurino, sono plebee di una razza che piacque a Raffaello e a Corot, a Pinelli e a Picasso” (L.
Sinisgalli, Alberto Ziveri, Roma, 1952, in M. Fagiolo dell’Arco, Ziveri, Milano, 1988, p. 186).
Lo studio di alberi al verso è vicino all’incisione Piazza Cavour del 1940 (Ziveri, le incisioni,
Catalogo generale, Roma, 1983, p. 124, n. 272).
Autentica di Nelda Riva Ziveri su fotografia.
€ 1000 - 2000
(•) 60. Alberto Ziveri (Roma 1908 - Roma 1990)
Natura morta con melone. Anni ‘70.
Dipinto a olio su tela, cm 25×34,5.
Firmato ‘A. Ziveri’ in alto a destra. Il dipinto è assimilabile alle nature morte degli anni fine Sessanta/primi Settanta (confronta
Melograno, 1973, olio su tela, in M. F. Dell’Arco, Ziveri, Milano, 1988, n. 139).
Autentica di Nelda Riva Ziveri su fotografia.
€ 1300 - 2500
PHILOBIBLON GALLERY - Condizioni di Vendita
1. Philobiblon Gallery s.r.l.
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Gallery dall’Aggiudicatario sono pari al:
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di aggiudicazione tramite i siti Live Auctioneers, Thesaleroom o Invaluable la commissione sarà maggiorata
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(•): tutti i lotti contrassegnati da tale simbolo sono
soggetti al “Diritto di Seguito”.
Ai sensi del D. Lgs.n. 118/2006 vige in Italia il cosiddetto
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eredi, ove l’autore sia deceduto da meno di 70 anni, a
percepire un compenso calcolato in forma percentuale
sul prezzo di vendita degli originali delle proprie opere in
occasione delle vendite successive alla prima.
L’acquirente si impegna a pagare il “Diritto di Seguito”, nella misura determinata:
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3% per la parte del prezzo di aggiudicazione compresa
tra Euro 50.000,01 e Euro 200.000
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Tale diritto sarà calcolato sul prezzo di aggiudicazione
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con un congruo anticipo rispetto all’asta e confermate per
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controversia sull’Aggiudicatario il Banditore potrà, a suo
insindacabile giudizio, riformulare un’offerta di vendita
per un lotto e/o adottare qualsiasi provvedimento ritenga adatto alla circostanza. Philobiblon Gallery si riserva
il diritto di non procedere all’aggiudicazione e/o ritirare i
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nella misura del 12% annuo calcolato per i giorni di ritardo nel pagamento, salvo il diritto della stessa, decorsi
sette giorni dalla data dell’asta, di considerare revocata
l’aggiudicazione e di procedere alla vendita dei lotti a
trattativa privata ovvero in una successiva asta in danno dell’Aggiudicatario, trattenendo, comunque, a titolo di
penale, eventuali acconti ricevuti. Gli oggetti di cui sopra
verranno custoditi da Philobiblon Gallery a rischio e spese dell’Aggiudicatario fino a quando non saranno venduti
come previsto al precedente paragrafo oppure restituiti al
Venditore su richiesta del medesimo, fermo restando che,
fino alla data di restituzione o di vendita, l’Aggiudicatario,
sarà tenuto a corrispondere a Philobiblon Gallery la penale
sopra menzionata
13. I lotti acquistati e pagati devono essere ritirati a cura,
spese e rischio dell’Aggiudicatario. Philobiblon Gallery offre altresì la possibilità di spedire i lotti acquistati, previa
compilazione dell’apposito modulo di spedizione entro
sette giorni dall’asta. In caso di spedizione tutti i costi
saranno a carico dell’Aggiudicatario; decorso il termine
Philobiblon Gallery sarà esonerata da ogni responsabilità
in relazione alla custodia e all’eventuale deterioramento
dei beni. Il costo giornaliero di magazzinaggio, per i sette giorni successivi alla scadenza, ammonta a Euro 10,00
per ogni giorno; scaduto questo termine i lotti potranno
essere consegnati a magazzini esterni, con spese, rischi
e relativa fatturazione a totale carico dell’acquirente. In
tale caso Philobiblon Gallery, fatto salvo il risarcimento dei
maggiori danni, potrà procedere a:
a) alienare il lotto a trattativa privata, con diritto di esigere dall’Aggiudicatario eventuali differenze di prezzo;
b) vendere in un’asta successiva in danno all’Aggiudicatario, trattenendo a titolo di penale eventuali accordi
ricevuti;
c) agire per il recupero di una penale pari al 25% del prezzo di aggiudicazione.
14). Le presenti condizioni di vendita si intendono integralmente accettate alla firma da tutti coloro che parteciperanno all’Asta. Per ogni controversia si applicherà la
legge italiana e sarà competente in via esclusiva il Foro di
Roma, fatta salva la facoltà di Philobiblon Gallery di agire
innanzi al Foro del convenuto. La legge penale tutela la
libertà degli incanti e punisce la turbativa delle gare anche
mediante offerte fittizie.
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