N.23 marzo / agosto 06 - Conservatorio della Svizzera Italiana

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N.23 marzo / agosto 06 - Conservatorio della Svizzera Italiana
www.conservatorio.ch
conservatorio della svizzera italiana
marzo 2006, numero 23, anno VI
scuola universitaria di musica | musikhochschule | haute école de musique
il giornale del conservatorio
Editoriale
Scuola di musica: educare alla cultura
L’idea centrale di questo editoriale mi
è stata suggerita da un film documentario che ho recentemente visionato:
“Rhythm is it”, la storia di un interessante esperimento ideato da Simon Rattle
e svolto dai Berliner Philharmoniker in
collaborazione con il coreografo Royston
Maldoom, con alcune scuole cittadine e
alcune scuole di danza.
Si tratta di un documentario molto
affascinante in cui si cerca di coinvolgere
attraverso la danza un gruppo di 250
ragazzi e giovani berlinesi, per prepararli alla coreografia del brano “Le Sacre du
printemps” di Igor Stravinsky.
La telecamera riesce a mostrare questo
esperimento addentrandosi nei vari stati
d’animo dei protagonisti, mettendone
a nudo comportamenti, dinamiche di
gruppo, paure e soprattutto mostrandone l’evoluzione e i cambiamenti che
avvengono durante le svariate fasi del
progetto.
Questo esempio è significativo per molti
motivi e, malgrado non sembri tanto
connesso alla realtà di una scuola di
musica, ci aiuta probabilmente a sviluppare qualche riflessione utile a orientare
il nostro futuro.
L’assenza di barriere è secondo me l’elemento centrale di questo film: orchestra
sinfonica, scuole pubbliche, scuole di
danza, gente di ogni estrazione sociale,
razza, età e patrimonio
culturale lavorano insieme e creano insieme.
Quale migliore messaggio culturale riusciamo a
concepire?
Pensando al nostro contesto,
proviamo a prendere in esame
unicamente le barriere del mondo formativo musicale ticinese:
esistono le scuole di musica,
le scuole bandistiche, le
scuole mandolinistiche, le
scuole di musica moderna,
le scuole corali. Stiamo dav-
vero educando?
Proviamo a pensare alle risorse di collaborazione con altre discipline artistiche e
di altre esperienze personali e ai risultati
che potremmo ottenere (per una volta
magari non in termini di allievi iscritti,
ma in termini di patrimonio personale di
ogni partecipante).
Forse è giunto il momento di accorgerci
che il superare queste barriere create
artificiosamente da noi, porterà unicamente al coinvolgimento di una fetta
ancor più vasta di giovani al mondo della cultura, ragazzi e giovani che grazie a
queste esperienze potranno un domani
essere in grado di rilevare la sfida di
trovare soluzioni creative, durature e
coraggiose ai problemi del futuro.
In quest’ottica, rappresenta sicuramente
un inizio la Passeggiata musicale che si
svolgerà sabato 29 aprile 2006 a Mendrisio.
Luca Medici, responsabile
Scuola di Musica del
Conservatorio
cellista Andrew Baughn, Toronto, foto: Anne Haas
di più:
Intervista con
Ivo Pogorelich
Incontro con
Iva Formigoni
Nuovo docente di
fama mondiale:
Valery Gradow
La rivoluzione (pacifica)
della scuola
Il 13 agosto a Berna Thomas, di 8 anni,
mette il suo zaino e va a scuola con tutti
i suoi compagni. In Ticino il suo coetaneo
Martino è ancora in piena vacanza e tra
lago, monti e mare il suo pensiero corre
ovunque meno che al nuovo anno scolastico che comincerà solo in settembre.
Johanna è di Basilea ed ha 10 anni e
dalla quarta elementare è stata promossa in prima media (a Basilea “scuola
d’orientamento”). A pochi chilometri
abita a Basilea Campagna suo cugino Andreas, anch’egli di 10 anni. Lui però dalla
quarta è passato alla quinta e non alla
prima media.
La scuola svizzera è alla
ricerca di un’unità che possa
rispettare le caratteristiche di
ogni cantone.
Nell’intento di diminuire il più possibile gli ostacoli alla mobilità degli allievi,
da anni i 26 Consiglieri di stato direttrici e direttori cantonali della pubblica
educazione hanno lanciato un progetto
denominato «armonizzazione della
scuola obbligatoria».
La CDPE intende armonizzare la scuola
(continua a pagina 2)
2
marzo 2006, numero 23, anno VI
(continuazione “La rivoluzione …”)
obbligatoria attraverso un nuovo accordo intercantonale vincolante (concordato
HarmoS).
Una delle caratteristiche più importanti a
mio avviso riguarderà l’introduzione delle procedure di valutazione che permetteranno di controllare a livello nazionale
l’effettiva acquisizione delle competenze
richieste. Gli obbiettivi di apprendimento
che devono essere raggiunti al secondo,
al sesto o al nono anno di scuola devono essere omologati nelle linee guida;
solo così si può garantire la qualità del
sistema educativo a livello svizzero ed
eliminare gli ostacoli alla mobilità delle
famiglie.
Naturalmente spetterà ai cantoni la libertà di decidere in che modo trasmettere
tali contenuti. In tale modo le competenze regionali saranno giustamente salvaguardate.
Di seguito alcuni aspetti del progetto
che mi sembrano più che positivi e che riguardavano problemi della Scuola inevasi
per troppo tempo:
• La scuola dell’infanzia diventerà obbligatoria. Tutti i bambini, a partire dall’età
di quattro anni compiuti, frequenteranno la scuola dell’infanzia o un cosiddetto
ciclo elementare. Già in questi primi anni
il bambino è introdotto all’apprendimento tenendo conto delle sue capacità e
della sua maturità personale.
• Di fatto gli anni obbligatori dai 9
diventano 11. E questa è una conquista.
La possibilità di scolarizzare i bambini
di 4 anni, nel rispetto dello sviluppo del
singolo bambino, significa seminare in un
terreno fertilissimo.
• Verrà introdotto il monitoraggio nazionale del sistema educativo condotto
congiuntamente da cantoni e Confederazione. Nel quadro di questo monitoraggio si verificherà pure se sono raggiunti
gli standard nazionali di formazione. I
cantoni determinano gli strumenti che
permettono di verificare e sviluppare la
qualità del sistema su scala svizzera.
Dopo i risultati umilianti dell’indagine
Pisa, era impellente introdurre un monitoraggio sistematico e fissare standard
minimi da raggiungere a livello nazionale.
• I cantoni assicureranno un’offerta adeguata alle necessità istituendo strutture
per la giornata (mense, doposcuola).
Era ora. Una necessità di primaria importanza, generata da una società diversa
rispetto a quella di soli 30 anni fa. Pur
nel rispetto di coloro che vorranno avere
i propri figli a casa all’ora di pranzo
(possibilità che rimarrà sacra), le famiglie
che lavorano (e soprattutto le mamma
con attività professionale) ringraziano
sentitamente.
Tutto questo non è un progetto è una
rivoluzione. Ed è una rivoluzione positiva. Ma come tutte le cose positive ci
sono rischi e problemi, se non si curerà il
piano nei dettagli prevenendo situazioni
delicate.
Alcuni esempi:
• scolarizzare un bambino di 4 anni può
essere altamente controproducente se il
processo avviene senza nuove tecniche
pedagogico-didattiche.
• porre obbiettivi di apprendimento
annuali può generare un “ingrigliamento” e un soffocamento della libertà
dell’insegnante, che si vede costretto a
non tenere conto delle particolarità e
differenze che esistono da classe a classe
(dello stesso anno) pur di raggiungere i
risultati
• il monitoraggio e le statistiche saranno
“la bestia nera” di politici, direttori, responsabili e docenti. Un po’ come l’auditel per la televisione. Il rischio è quello
che alla lunga si perderà il senso del
rapporto docente/allievo all’interno della
Scuola, quel vero rapporto fatto di umanità, saggezza e buon senso che fa di un
maestro di scuola un Maestro con la M
maiuscola, uno di quelli che lo studente
ricorda per tutta la vita…
Roberto Valtancoli, membro di direzione
Il giornale del conservatorio, organo semestrale
d’informazione del Conservatorio della Svizzera
Italiana, Via Soldino 9, CH-6900 Lugano,
tel. +41 (0)91 960 30 40, Fax +41 (0)91 960 30 41,
www.conservatorio.ch, [email protected]
Responsabile: Roberto Valtancoli
Tiratura: 6 000 copie;
stampa: Tipo-Offset Aurora S.A.
Dip. Scuola di Musica: [email protected]
Luganese: Tel/Fax 091 960 3048,
[email protected];
Bellinzonese e Tre Valli: Tel/Fax 091 825 1241,
[email protected];
Locarneses e Valli:
tel/Fax 091 751 8440, [email protected];
Mendrisotto: Tel/Fax 091 683 0084,
[email protected]
marzo 2006, numero 23, anno VI
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CSI News
Stefano Parrino, assistente nella classe
di flauto del M° Ancillotti, nello scorso
mese di Gennaio ha tenuto una serie di
Master Classes sulla Respirazione continua e di interpretazione e tecnica flautistica presso alcune tra le più prestigiose
istituzioni Britanniche: Royal College e
Trinity College di Londra, Royal Welsh
College of Music and Drama di Cardiff.
Stefano è stato invitato per il prossimo
anno accademico a ritornare per maggiori approfondimenti ed a tenere alcuni
concerti per le stesse istituzioni . Dal 4
al 9 marzo inoltre, come docente ospite,
sarà al Conservatorio di San Pietroburgo
dove terrà una Master Class ed un concerto nel famoso teatro Rimskij-Korsakov
del Conservatorio.
Grande cerimonia lo scorso 17 febbraio
al Palazzo dei Congressi di Lugano per
la consegna dei diplomi SUPSI 2005. Alla
cerimonia partecipava anche per la prima
volta il Conservatorio della Svizzera
italiana. Sono stati consegnati i diplomi ai 239 studenti che hanno seguito e
terminato con successo nel 2005 i corsi di
diploma della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana: Architettura, Architettura d’interni, Comunicazione
visiva, Conservazione e restauro, Economia aziendale, Elettronica, Ingegneria civile, Informatica, Lavoro sociale e Musica.
Alla cerimonia ha partecipato, assieme a
numerosi invitati, il Consigliere di Stato e
direttore del Dipartimento Educazione,
Cultura e Sport (DECS), Gabriele Gendotti, che ha consegnato i diplomi. Durante
la cerimonia sono pure stati consegnati ai
migliori diplomati i Premi dell’Economia
Ticinese. Per il Conservatorio il premio è
andato al flautista Giovanni Crola.
Il Conservatorio nel 2005 ha diplomato:
Corso di studio I. Diploma di pedagogia
musicale: Sarah Jeker, violino; Pascal
Siano, pianoforte; Satoko Tsujimoto,
clarinetto; Antonio Narcisi, flauto
Corso di studio II. Diploma di perfezionamento: Francesca Alleva, oboe; Alan
Andrews, violino; Gennaro Aufiero, fagotto; Armin Ludwig Cora, oboe; Mariarosaria D’Aprile, violino; Fabio Favoroso,
oboe; Federica Ferro, violoncello; Ingrid
Guzzon, clarinetto; Anne Catherine
Lehmann, viola da gamba; Eva Mandi, fa-
gotto; Francesca Messore, violino; Albert
Nagy, fagotto; Hiromi Nishida, clarinetto; Marta Peroni, violino; Silvana Torto,
canto; Paolo Vignaroli, flauto
Diploma di solista: Roman Alvarez, oboe;
Giovanni Crola, flauto; Davide Muccioli,
pianoforte; Severine Payet, clarinetto;
Marlène Prodigo, violino
Corso di studio III: Nora De Gasperin,
EME; Andres Ramirez, EME
Certificato Post-formazione in Pedagogia
Musicale:
Eleonora Ligabò, arpa; Michael Chiarappa, violoncello
Sabato 25 e domenica 26 marzo si terranno presso la sede centrale le eliminatorie
regionali per il Concorso Svizzero di Musica per la Gioventù. Ecco le categorie:
violino (sabato 25 marzo dalle 9.30 alle
17.40, Aula Magna), violoncello (sabato
25 marzo dalle 13.00 alle 14.30, Aula
201), Duo e musica da camera (domenica
26 marzo dalle 10.00 alle 15.20) e Duo e
ensemble di chitarre (domenica 26 marzo
dalle 12.00 alle 13.50). Un caloroso invito
a tutti coloro che vogliono ascoltare queste prove e un cordiale in bocca al lupo a
tutti i nostri allievi che si presenteranno
in questa importante vetrina per giovani
musicisti.
Sabato 8 aprile Porte Aperte della sezione Luganese della SMUS.
Occasione da non perdere per tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo della musica: sabato 8 aprile si svolgeranno
le ormai tradizionali porte aperte. Alle
11.00 si terrà nell’Aula Magna la Fiaba
musicale per presentare i vari strumenti,
dalle 12.00 in avanti lezioni di assaggio
per tutti i gusti.
Il Conservatorio della Svizzera italiana ha
indetto un concorso (scadenza 10 aprile)
per un responsabile dei Corsi di Studio
SUM (Musikhochschule). Il responsabile della formazione sarà la persona di
riferimento per tutti i problemi relativi
alla pianificazione, alla realizzazione, al
controllo della qualità dei programmi di
insegnamento della Scuola Universitaria
in una giovane e dinamica realtà universitaria in forte crescita e dalle molteplici
esigenze.
Scambio con la scuola di musica di Binningen-Bottmingen (BL)
Da mercoledì 8 a Domenica 12 marzo
2006 saranno ospiti della nostra scuola
una trentina di allievi provenienti da
questa scuola di musica del Cantone di
Basilea Campagna. Nelle giornate ticinesi questi ragazzi seguiranno un variato
programma: assisteranno a lezioni della
nostra scuola di musica, avranno la possibilità di frequentare lezioni individuali a
cura dei nostri docenti, assisteranno alle
prove dell’Orchestra della Svizzera Italiana nell’ambito del concorso eurovisione
per giovani musicisti, visiteranno i castelli
di Bellinzona e terranno un concerto di
chiusura con l’Orchestra 2 e l’ensemble
fiati della nostra scuola Domenica 12
marzo alle 11.00 nell’Aula Magna del
Conservatorio.
Il Conservatorio riceverà un prezioso
aiuto dalla Fondazione del Ceresio,
ente benefico fondato e sostenuto dalla
Banca del Ceresio. Sull’arco di tre ann,i
la Fondazione devolverà 60’000.- franchi
quale contributo alla copertura delle
necessità finanziarie dell’Istituto nei
primi anni successivi al riconoscimento
quale Scuola universitaria di musica. Al
contributo finanziario della Fondazione
del Ceresio si affianca anche il dono di
un pianoforte come segno tangibile del
sostegno offerto.
Il 17 marzo 2006, 20.30, il Conservatorio ospita un concerto di eccezione con
STANLEY CLARK, trombone, e CHRISTINA
BAUER-CLARK, pianoforte.
Stanley Clark è docente alla Scuola Universitaria del Conservatorio dallo scorso
anno. Dal 1985 è trombone solista presso
la Berner Symphonie Orchester. Stanley
Clark è docente di trombone e musica da
camera nella sezione professionale della
Musikhochschule Zürich. Nel 1991 è stato
nominato professore ospite presso la Musikhochschule di Freiburg im Breisgau.
Clark si esibisce quale solista in tutta Europa ed in Canada e nel concerto luganese (entrata libera) proporrà un programma contemporaneo di sicuro interesse:
Richard Peaslee (*1930): Arrows of time
(1993-94)
Frank Martin (1890-1974): Ballade (1938)
Daniel Schnyder (*1961): Sonata (1999)
Eric Ewasen (*1954): Sonata (1993)
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marzo 2006, numero 23, anno VI
L’arte della ripetizione
Ripropongo qui un estratto del Capitolo
intitolato L’arte della ripetizione presente nella Tesi di Laurea dal titolo “L’istruzione musicale elementare nel Metodo
Suzuki per violino” da me discussa il 22
Aprile del 2005 all’interno della Facoltà
di Scienze dell’Educazione presso l’Università Bicocca di Milano.
Sebbene il testo fosse inserito all’interno
della filosofia del Metodo Suzuki, l’argomento ben si addice ad una riflessione
sulla ripetizione come occasione per
ripensare il concetto “arte”, per avere
un diverso atteggiamento nei confronti
dello studio di uno strumento musicale
e per riflettere, da parte di insegnanti
e genitori, sul valore della conoscenza e
dell’apprendimento a seconda dei tempi
di maturazione di ciascun allievo.
Ogni musicista nel proprio percorso di
studi si è dovuto confrontare con il fatto
che il metodo migliore per imparare a
suonare è l’esercizio ripetuto e costante;
ciò vale non solo per il professionista,
ma anche per coloro che intraprendono lo studio di uno strumento musicale
per pochi anni. Tale impegno costante è
caratteristico di tutte le discipline che si
vogliono apprendere, ma risulta peculiare per la dimensione dell’arte e della
musica.
Spesso nel percorso dell’apprendimento,
un po’ condizionati dalla società del business, dalla società del fast, si è portati ad
accelerare i risultati, a risparmiare tempo,
a “bruciare le tappe”; così è frequente
che sia negli studenti volenterosi, sia
nei poco studiosi, sia nei loro genitori,
è presente la voglia di andare avanti;
l’obiettivo è quello di superare l’esame e
l’anno scolastico, e tutto questo non per
il piacere di conoscere, di interiorizzare
l’apprendimento per la maturazione
personale dell’allievo, ma solo al fine di
ottenere “crediti formativi” e conquistare l’attestato.
Tale mentalità è figlia della cultura della
crescita, della conquista, della produzione, dell’efficienza, del dominio sul
mondo e sulle cose; per contro, vi è una
svalutazione di un atteggiamento di
riflessione, di contemplazione, di ascolto,
di attesa paziente del compiersi di ogni
evento, di ogni storia.
Agendo in tal modo si snatura l’apprendimento del suo valore formativo, come
ricerca educativa di “cura” e crescita
dello studente, della sua personalità e
del suo mondo interiore.
Questo atteggiamento è visibile ed è
pernicioso soprattutto nel percorso d’apprendimento di un’arte.
Suzuki, nel suo Metodo, elaborò una
nuova impostazione dell’idea di esercizio, sottolineandone la pratica della
ripetizione, letta nella sua cifra rituale
e artistica cercando di vedere che vi era
qualcosa d’insito nella stessa oggettività
dello studio, una sorta di rituale, una
forma di devozione nei confronti della
pratica, del violino, della musica.
Proprio la coazione a ripetere è vista da
Suzuki come un istinto verso l’arte, come
percorso indispensabile per avvicinarsi
ed entrare a fondo in una dimensione
artistica; secondo Suzuki il percorso del
rituale, applicato alla musica, permette
di diventare veri artisti soltanto quando
si prova altrettanta gioia nell’esercitarsi
che nell’eseguire brani musicali.
Tale modo di concepire lo studio dello
strumento può essere un invito a ripensare il “fare” secondo un’ottica di amore
per l’azione, nel suo lento perfezionarsi,
con un riecheggiamento di una spiritualità zen, che trova nella incessante
ripetizione anche lo stimolo ad un accostamento e a una comprensione dell’oggetto stesso nella sua “rivelazione”.
Riportando il discorso in ambito scolastico musicale e tra le mura domestiche in
cui avviene lo studio, sarebbe necessario
sostituire ad una eccessiva enfasi rivolta ai valori della creatività di un’opera
prodotta dai giovani allievi e considerata
come artistica, una maggior concentrazione sull’esercizio artigianale, ripetitivo,
accurato, meditativo, in grado sì di portare a compimento un’opera, ma un’umile
opera a cui si sia applicato un esercizio e
un’attività semplice, devota e costante.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di
sostituire alla figura presuntuosa del
“piccolo artista”, o peggio dell’enfant
prodige, quella più serena ed equilibrata
dell’artigiano, ripetitivo e attento.
Ritrovare le categorie della bellezza e
della felicità d’essere, non soltanto limitate all’umano, ma all’intero mondo delle cose, come atteggiamento di attenzione e rispetto per l’altro da noi, oggetto
o persona che sia; l’aspetto che l’essere
umano dovrebbe recuperare nei confronti delle cose del mondo è una capacità di
“trattenere”, di “tenere in mano” e non
lasciar cadere, non gettare e sostituire
vorticosamente gli oggetti e le esperienze di vita in un’ansia di cambiamento e di
novità maniacale.
Secondo Suzuki l’opera interiore consiste
in questo: da quello che una persona
è, da quel sé che si sente e sempre si
ritrova, essa diventa materia di un’educazione e una formazione al cui termine
sta la maestria. Proprio in essa l’artista e
l’uomo in tutta la sua estensione si incontrano su un piano più alto.
Domenico Cutrì,
docente Scuola di Musica CSI
marzo 2006, numero 23, anno VI
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Giornata del Conservatorio, nel segno del rinnovamento
Sabato 29 aprile 2006, dalle 14.00 alle
24.00 tutti a Mendrisio per la Passeggiata
musicale!
Comincia da Mendrisio il tour che porterà la Giornata del Conservatorio nei
prossimi anni anche nei centri di Lugano,
Bellinzona e Locarno.
L’abbiamo pensata all’aperto per andare
incontro alla gente, per creare un clima
ancora più festoso, per aprirci a chi ancora non conosce le nostre attività.
Uno degli scopi di questo nuovo progetto è quello di riuscire a creare un punto
d’incontro tra varie forme di cultura,
tra varie entità del panorama di formazione musicale ticinese e diffondere di
conseguenza un messaggio creativo e
propositivo ai giovani. Tutte le scuole di
musica del Cantone sono state invitate a
tale manifestazione, inviti sono pure stati
spediti a gruppi di musica leggera, com-
plessi bandistici e mandolinistici giovanili.
L’idea che sta alla base di questa giornata di festa è quella di riuscire a creare
un’intesa tra le varie discipline artistiche,
per sensibilizzare i giovani sull’importanza di una componente culturale nella
loro educazione e per trovare un clima
più costruttivo e meno settoriale tra i
vari attori presenti su questa scena.
Il programma è molto ricco:
• dalle 14.00 alle 18.00 nelle corti e nelle
strade del borgo ca. 500 ragazzi si presenteranno in concerto in varie formazioni (cori, orchestre, ensembles, quartetti,
trii e duetti)
• sempre dalle 14.00 alle 18.00 si terranno workshops di costruzione di strumenti
musicali, djembé, danze popolari per
coinvolgere anche tutti coloro che non
suoneranno
durante il pomeriggio alcuni ensembles
porteranno il clima della Passeggiata
nelle Case per anziani di Mendrisio e
presso l’Ospedale Beata Vergine le vie
del centro saranno animate anche da pittori e bancarelle (vi sarà anche un angolo
destinato agli strumenti musicali) e da
una caccia al tesoro
• alle 19.00 in Piazza del ponte ci sarà
una cena per tutti allietata da alcuni
gruppi con un genere più adatto all’uopo
• dalle 21.00 in Piazzale alla Valle i Vad
Vuc terranno il concerto di chiusura con
l’accompagnamento di un ensemble della nostra scuola di musica.
conservatorio della svizzera italiana
scuola universitaria di musica | musikhochschule | haute école de musique
L’Institut für Musik und Pädagogik IMP
a Zurigo, in collaborazione con il Conservatorio della Svizzera italiana, Lugano,
offre a docenti strumentali e vocali, docenti di Didattica della Musica, un corso
post-diploma (NDK – Nachdiplomkurs),
della durata di un anno, che si accompagni all’attività professionale, strutturato
a livello intercantonale, per la qualifica di
Consulente didattico (specializzato in
pedagogia musicale, nell’ambito dell’insegnamento strumentale/vocale)
Sede principale: Zurigo (due moduli si
terranno a Lugano, presso il CSI).
Inizio: settembre 2006
Fine: giugno 2007
Iscrizioni: entro il 1° giugno 2006 (il numero di posti è limitato)
Il Diploma post-diploma si rivolge a docenti dotati d’adeguata motivazione ed
esperienza nel campo dell’insegnamento
strumentale/vocale a tutti i livelli (scuola
di musica/ scuola universitaria di musica),
a docenti di didattica e ai membri della
direzione delle scuole di musica che aspirano ad ottimizzare la propria prassi e ad
un approfondimento fondato nell’ambito della Pedagogia Musicale, della Didattica e della Psicologia della Pedagogia,
e che cercano nuove sfide nell’ambito
dei compiti relativi alla formazione degli
adulti o della consulenza professionale.
Riconoscimento/Possibilità d’estensione
del corso al Diploma di Post-formazione
(Nachdiplomstudium NDS)
Il Corso Post-diploma sarà certificato
in termini di formazione professionale
secondo le modalità definite dal sistema ECTS. Il diploma è riconosciuto
dall’Interkantonalen Berusfsverband für
Schulpraxisberatung und Supervision
ISSVS. La lingua d’insegnamento sarà il
tedesco. Saranno accettati lavori scritti
anche in inglese, francese ed italiano.
Informazioni dettagliate sono disponibili
sul sito www.imp-uls.ch o direttamente
presso l’IMP:
Schrennengasse 17, 8003 Zürich,
[email protected], telefono 043 811 511 0
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marzo 2006, numero 23, anno VI
La pianista di Brecht: Incontro con Iva Formigoni
Iva Formigoni insegna ”voce” presso la
Scuola Teatro Dimitri di Verscio dal 1989.
E’ stata corripetitore (sotto il nomedi
“Iva Besson”) del Berliner Ensemble di
Brecht a Verlino tra il 1949 e il 1963.
Negli anni ‘60 ha insegnato “Sprecherziehung” alla Schauspielschule di Berlino; dal 1965 al 2002 è stata docente a
Milano alla Scuola d’Arte Drammatica del
Piccolo Teatro (poi “Civica scuola di Arte
Drammatica”).
Estratto da un’intervista a cura della
redazione di Spazio21 e del
Corso di Direzione per il repertorio
contemporaneo
Gentile Signora Formigoni, per alcuni
Ritorniamo al Berliner Ensemble.
anni lei è stata pianista accompagnatrice
del Berliner Ensemble di Bertolt Brecht e
ha quindi vissuto l’eccezionale clima culturale di quegli anni che hanno cambiato
il modo di intendere e di fare Teatro. Ne
ha anche conosciuto i principali protagonisti, quando esattamente ha conosciuto
Brecht?
Ho conosciuto Brecht nel 1947. Vivevo
allora a Zurigo e avevo appena concluso
i miei studi. Studiavo pianoforte all’Accademia di musica. Il mio compagno di
allora era Benno Besson e conoscemmo
Brecht che era appena ritornato dagli
Stati Uniti con la moglie Helene Weigel,
in attesa di rientrare in Germania. Renata Mertens-Bertozzi che faceva parte
di un gruppo di studenti di letteratura
tedesca nostri amici, mise a disposizione di Brecht la sua casa con vista lago a
Herrliberg, poco lontano da Zurigo. Lo
Schauspielhaus aveva allestito una riedizione di “Madre Courage e i suoi figli” e,
per la prima volta, “Il signor Puntila e il
suo servo Matti”. Quando Brecht ritornò
in Germania portò poi con sé alcuni giovani che erano interessati a lavorare con
lui, tra cui c’ero anch’io. Per poter avere
i permessi per la Germania io e Besson ci
siamo dovuti sposare per poter ottenere
la cittadinanza svizzera, che facilitava le
cose.
La corripetitrice che si occupava di istruire
musicalmente gli attori era molto occupata e non ce la poteva fare da sola, chiese
quindi a me se potevo aiutarla e fu così
che iniziai a collaborare con l’Ensemble.
Inizialmente non sapevo niente di voci
ma dopo ho studiato molto seriamente all’Institut für Sprachwissenschaft di
Halle. Va ancora detto che al Berliner
Ensemble c’era un vero cantante che dava
lezioni di voce agli attori. Anch’io facevo
gli esercizi regolarmente, ne sentivo il
bisogno, e mi fecero molto bene perché
avevo una voce impossibile, non riuscivo
a cantare niente.
Lei dove è nata ?
Ci parli di Brecht. Che uomo era?
Sono nata a Celerina, in Grigioni, e avevo
il passaporto inglese perché mio padre
era inglese e aveva casa a Locarno. E’ la
casa dove adesso c’è la Fondazione Hans
Arp. Quando Brecht ritornò in Germania
si diede da fare per mettere in scena i
suoi lavori e per trovare un teatro che lo
ospitasse. Nel gennaio del 1948 Wolfgang Langhoff aveva ripresentato Brecht
al pubblico tedesco mettendo in scena
al Deutsches Theater “Terrore e miseria
del terzo Reich” che aveva suscitato una
grande impressione.
Nel 1949 fu messo a disposizione di
Brecht il Theater am Schiffbauerdamm,
ed egli si mise al lavoro per preparare la
messinscena di “Madre Courage”. Nel
novembre dello stesso anno il Ministero
dell’Educazione Popolare autorizzò Brecht e Helene Weigel a fondare il Berliner
Ensemble.
Era un uomo gentile, molto cortese. Parlava solo quando era necessario e aveva
molto interesse per i giovani e per i suoi
collaboratori. Durante le prove ascoltava
tutti i suggerimenti o le critiche. Era assolutamente democratico e teneva conto
delle diverse opinioni.
Questi esercizi avevano lo scopo di rendere il testo più comprensibile o il canto
più espressivo?
No, servivano per sviluppare la voce. Lo
scopo era ottenere la naturalezza del
canto. Io adesso, con l’esperienza acquisita, non consiglierei ad un giovane attore
quegli esercizi che facevamo allora. Gli
esercizi di fonetica, fatti come si facevano, potevano creare dei problemi, potevano avere delle ripercussioni immediate
sulla voce. La voce fa parte del corpo,
l’allineamento del corpo è essenziale per
la respirazione, per la voce stessa e anche
per la consapevolezza. Io per anni e anni
ho fatto degli esercizi Feldenkreis.
Dessau e Eisler?
Dessau era molto simpatico e divertente.
Faceva sempre degli scherzi. Eravamo
buoni amici e mi ricordo che una volta si tolse davanti a noi la dentiera e la
mise sul tavolo. Era un tipo così, faceva
degli scherzi un po’ al limite. Eisler era
un intellettuale, molto colto, ma anche
meno interessato ai giovani, a differenza
di Dessau.
marzo 2006, numero 23, anno VI
7
L’universo dell’arpa celtica
L’arpa celtica è uno strumento non cromatico, infatti non è
richiesti e rispettati. Anche fra la gente comune l’arpa era
molto diffusa. In ogni casa vi era uno strumento per allietare
dotata di pedali moderni per ottenere i cromatismi. Solameni giorni di festa e per onorare gli eventuali ospiti. Nel corso
te dalla metà del 1600 comparvero delle levette spostabili
delle numerose invasioni subite dagli Irlandesi, ci fu una vera
con la mano sinistra durante l’esecuzione. Il termine “celtica”
e propria persecuzione contro gli arpisti, perché l’arpa, come
deriva dal fatto che questo strumento è stato amato da tanla cultura, i costumi e le tradizioni, era un simbolo di questo
ti popoli originati dai Celti, come gli Irlandesi, gli Scozzesi, i
popolo. Tutti questi simboli andavano dunque proibiti e aboliti
Gallesi, i Bretoni ed altri. Tutti hanno dato un tocco personale
per soggiogare del tutto la gente d’Irlanda. L’arpa e gli arpisti
allo strumento: qualcuno l’ha costruito più alto qualcun altro
furono quindi costretti a celarsi nella clandestinità
più basso e mediamente erano tra i 70 ed i 90
per molto tempo. Tante melodie sono giunte fino
centimetri; il numero delle corde poteva essere
a noi grazie alla trasmissione orale, visto che non si
di circa 30 in metallo o in budello, ma ci sono
scrivevano spartiti. Le corde avevano nomi in codice
notizie anche di corde in cuoio e capelli intrecper facilitarne la memorizzazione.
ciati; c’era chi suonava con le unghie e chi con i
Alla fine del 1700 furono organizzati dei festipolpastrelli. Il legno per eccellenza era il salice
val d’arpa, proprio per non perdere le tradizioni
rosso. Dalle raffigurazioni pittoriche sembra che
musicali. Il più importante fu il Festival di Belfast
l’arpa si appoggiasse sulla spalla sinistra, cioè
Catriona Mckay & Chris Stout
del 1792, al quale parteciparono solamente dieci
dalla parte del cuore, e non sulla spalla destra
arpisti dai 60 ai 90 anni. In quell’occasione fu assunto l’orgacome al giorno d’oggi. In Irlanda, terra di continue invasioni e
violenze, divenne simbolo di libertà, orgoglio e purezza. Al suo nista Eduard Bunting, che aveva il compito di trascrivere tutte
le melodie suonate a memoria dagli anziani musicisti. L’arpista
suono uomini si sono rivoltati ai persecutori, poeti hanno cancompositore irlandese più famoso fu Turlough O’Carolan (1670tato, danze sono state ballate ed eroi commemorati. E’ sempre
1738), che ci ha lasciato un vastissimo e ricercato repertorio per
presente nei racconti mitologici, dotata di straordinari poteri
questo magico strumento.
magici: Merlino ha spostato montagne, muti hanno riacquistato la voce, battaglie sono state vinte tramite incantesimi e forza sovrannaturale sprigionata dalle tante corde. L’arpa, infatti,
evocava i vari elementi della natura e ne diventava portavoce,
assumendone la forza.
Nel “Libro delle Invasioni”, scritto dai monaci irlandesi tra il V°
e il XII° secolo, fra racconti mitologici e biblici scopriamo una
società dove l’arpa aveva un ruolo di spicco. Si racconta che
ogni arpista dava un nome segreto al proprio strumento e prima di cominciare a suonare lo sussurrava. Come per risvegliarne le potenzialità e la magia. I veri arpisti conoscevano le tre
“nobili melodie” del sonno, del pianto e del riso, con le quali
controllavano la psiche umana.
Testimonianze storiche e mitologiche raccontano come fosse
una prassi che ogni re avesse al suo seguito un giudice, un
medico, uno storico, tre maggiordomi e un arpista. Questi lo
aiutava a rilassarsi prima delle grandi decisioni, dava il benvenuto agli ospiti e con la voce ne decantava le virtù. Ricordiamo la figura dei Bardi, poeti cantori che si accompagnavano
con l’arpa, che avevano un ruolo importante ed erano molto
Nel gennaio 2005 il CSI ha ospitato Grainne Hambly, valente
arpista irlan-dese.
Oltre ad un bellissimo concerto al quale ha partecipato un folto
pubblico, Grainne Hambly ha tenuto un workshop sulla musica
tradizionale irlandese per arpa celtica.
Una ventina di iscritti ha partecipato attivamente e con entusiasmo al seminario, sperimentando l’apprendimento di melodie, tecniche specifiche per abbellimenti e accompagnamenti,
rigorosamente a trasmissione orale e ad imitazione. Per tutti è
stata una bellissima esperienza.
I prossimi 30, 31 marzo e 1° aprile 2006, il CSI ospiterà il seminario dell’arpista scozzese Catriona Mckay, concertista e insegnante di arpa presso la St.Mary Music School di Edinburgo.
Lorenza Ceruti Pollini,
docente di arpa al CSI
8
marzo 2006, numero 23, anno VI
Di seguito riportiamo un’intervista realizzata al Maestro Ivo Pogorelich in occasione
del suo ultimo strepitoso concerto luganese, per i 20 anni del Conservatorio della
Svizzera italiana.
Grazie ancora all’Associazione Lugano Sì per la riuscita dell’iniziativa e un arrivederci
presto al Maestro Pogorelich, che con la sua presenza ha onorato la nostra istituzione per questo traguardo tanto significativo
Quasi 25 anni di carriera
Intervista con Ivo Pogorelich, Lugano dicembre 2005
La sua formazione predominante si situa
presso il Conservatorio di Mosca: quanto
questa realtà ha influito nel suo approccio interpretativo?
E’ una domanda interessante e complessa: innanzi tutto stiamo parlando degli
anni ‘70 del Secolo passato: oggi Mosca
non è comprensibile senza la consapevolezza di quel contesto storico. Un
momento assolutamente impregnato
della presenza degli artisti attivi in quel
periodo e di tutto l’ambiente circostante.
Tutto questo ho avuto l’opportunità e
la fortuna - che bisogna saper cogliere anche se è difficile e costa fatica- di
poterlo vivere aprendomi ad un luogo a
me sconosciuto, lasciando la mia famiglia
e le mie abitudini di giovane ragazzo
dodicenne. Ho cercato di vivere quel
periodo in quella nuova prospettiva,
tentando di dare un senso a quel contesto così creativo e in movimento dettato
paradossalmente dalla grande oppressione che vi regnava. Era una realtà,
anche a livello etnico e genetico, che
non apparteneva alla cultura europea
ma, piuttosto, a quella asiatica: la Russia
ha vissuto l’invasione mongola. Mi sono
dunque avvicinato alla mentalità cinese,
che si scosta da una visione concentrata
staticamente sulla propria persona, per
aprirsi alla consapevolezza delle varie
fasi della vita, dei cambiamenti e alla
preparazione di come affrontare nuove
sfide. Questo approccio critico rispetto
alla mia vita è stato necessario per me
fin da subito perché non ero comunque
pronto a sopportare tutte le sfide: il mio
nome divenne improvvisamente famoso in tutto il mondo quando io avevo
poco più di vent’anni. C’era un rischio in
tutto questo mi stavo formando in una
formazione che avrei fatto per tutta la
vita. Anche nei confronti del pubblico
dovevo costantemente pensare e analizzare dove ero, che posizione assumere e
come affrontarlo. Dovevo essere sempre
estremamente preparato e nel contempo
essere sempre pronto ad imparare.
Questo è quello che ho potuto assimilare
da questa cultura sommandola alla mia:
i russi hanno una capacità nel presentare la loro cultura in modo spontaneo
e questo mi ha permesso di assimilare
molto. È stato un periodo nel quale ho
aperto gli occhi e tutto quello che è
arrivato più tardi ho cercato di viverlo
allo stesso modo impostandolo sempre in
modo positivo e come una possibilità per
apprendere.
Durante il Concorso Chopin di Varsavia,
Martha Argerich, lasciò la giuria perché
lei non figurava fra i vincitori. Oggi accadrebbe lo stesso?
Ancora recentemente ho incontrato
Martha Argerich a Tokyo quando ha ricevuto il premio imperiale come migliore
artista. Una bella coincidenza poiché l’ho
coinvolta nel mio progetto del 2009-2010
per il trentesimo della mia carriera, dove
vorrò organizzare una competizione a
Weimar, e lei nella giuria, dove non tanto
premiare classicamente i musicisti con un
primo premio, secondo… ma nell’intento
di rendere più performante la ricerca di
nuovi talenti e farne emergere le loro
abilità.
Tornando alla sua domanda anche in
questo caso occorre contestualizzare il
tutto, erano gli anni ‘80 ed in Polonia
vigeva ancora il Patto di Varsavia poiché
la Russia dominava il paese. La Argerich
non aveva scelta: se non accondiscendeva alla decisione della giuria, doveva
letteralmente lasciare il paese, con sua
madre e la sua prima figlia, scortata
dai militari. Io stesso ero scortato dalle
guardie armate era un clima stranissimo
c’era una pressione molto forte ma più
polico-sociale che davvero musicale. Si
figuri che la sera prima del mio concerto
siamo stati invitati a seguire una messa
cattolica, fuori dalla sede del concorso
c’erano tutti gli altoparlanti e la gente
ascoltava tutto quello che veniva suonato; la gene era stanca della dittatura
e hanno identificato con me come un
elemento di rivolta.. Un mio primo premio avrebbe dato un ulteriore impulso a
velocizzare quella ribellione sociale che
era già in atto. Sfortunatamente questo
era difficile da capire in America o in
Inghilterra, ed io in questa circostanza,
ingiustificatamente, venivo considerato
come star di musica, un’etichetta difficile
poi da togliere. Solo oggi posso collocare
questo evento rispetto a quel processo di
liberazione a cui io, in un certo senso, ho
contribuito senza nessuna consapevolezza. Se penso alle mie prime apparizioni
che hanno avuto luogo in Giappone, ad
esempio, il pubblico mi voleva ascoltare
rispetto ad una mia immagine, ad un mio
personaggio che si era venuto a creare
mio malgrado.
E
come considera oggi il suo pubblico?
Solo oggi posso trovare una maggior
corrispondenza fra quello che sono io
realmente ed il mio pubblico, che viene
davvero ad ascoltare me. Ho dovuto
lavorare molto, posizionarmi e definirmi
proprio anche grazie al mio bagaglio
personale: ho dovuto basarmi sul mio
istinto e lottare, ora accolgo il pubblico
che desidero.
In questa recente tournée durata quasi
8 settimane nel Medio e nell’Estremo
Oriente, dove ho dato 10 concerti, è
stato molto interessante osservare come,
questa nuova generazione in sala non
era ancora nata quando io già cominciavo a suonare. Eppure grazie al boom
dell’informazione il pubblico era molto
ben preparato sia nella qualità dell’ascolto che conoscendo i miei dischi... tutto
questo è impensabile rispetto all’era
sovietica! Questa è la vera sfida dell’educazione, grazie alla libera informazione
la gente può vivere positivamente la
marzo 2006, numero 23, anno VI
differenza e vedere accorciate le distanze. Certo un’informazione accompagnata
da valori e credenze che devono sorreggere questo immenso patrimonio informativo senza che vi sia manipolazione.
Una forza spirituale deve accompagnare questo processo, dove ognuno può
crescere secondo tradizioni e costumi del
proprio patrimonio culturale, includendovi anche, valori riconosciuti internazionalmente. Non si tratta di aderire ad un
modello scientifico ma, conservando le
radici di ognuno, di saper anche ammirare la differenza.
Ma per venire alla sua interpretazione:
quando suona nulla è scontatamente
concesso al suo ascoltatore, questi deve
mantenere un ruolo attivo d’attenzione
e preparazione.
Si, tutto è concentrato attorno al suono.
È la componente principale, la sonorità
è la componente fondamentale rispetto
ad ogni tipo di musica. E’ sempre il suono
che supporta l’informazione e quindi
l’ascoltatore è concentrato su questo
aspetto: cerca sempre di catturarlo
rispetto all’accordo che sta sentendo e
quello che viene dopo. In questo senso
può essere anche un po’ estenuante. Per
raggiungere la qualità di questo suono,
lo svolgimento di questa ricerca mi ha
arrecato anche una grossa sofferenza e
ferita, mi spiego: era una sorta di punto
d’arrivo che mia moglie Aliza Kezeradze ed io cercavamo di raggiungere ad
ogni costo e che ricerco anche dopo la
sua morte. Ancora una volta ho molta
riconoscenza rispetto a tutto questo,
la ritengo una straordinaria esperienza
sebbene drammatica.
La ricchezza del suono, lo standard che
ho raggiunto sono un’unione di molte
cose, della cultura che ho potuto assorbire anche dalla mia stessa famiglia: la
finezza dell’orientalismo di mia madre e
la latinità di mio padre, che è poi partito
per gli Stati Uniti. Tutto questo per capire da dove veniamo, quale patrimonio ci
portiamo dentro e quali sono le basi che
ci danno la forza per andare avanti.
Che relazione instaura con i compositori quando ne interpreta gli spartiti?
Che tipo di scambio avviene? Si parla di
una sorta di diretta successione a livello
didattico, accademico fra lei rispetto a
Beethoven e a Liszt, ce ne può parlare?
Sì, molto interessante, è stato anche
confermato dall’archivio del Conservatorio di San Pietroburgo, questo dimostra
9
che la mia educazione musicale è dunque
più vicina a quella di San Pietroburgo
che non a Mosca dove io ho studiato
con professori del posto. In altri termini
significa esserne eredi diretti rispetto
allo studio, nel mio caso il professor Siloti
fu allievo di Liszt, ma fu maestro di mia
moglie e così via. Tornando alla sua domanda, certo è importante la biografia
ma non è assolutamente necessario, per
l’educazione generale, sapere il menu
di Clara Schumann con Brahms. È invece
fondamentale parlare della natura dello
strumento e del suo potenziale. Bisogna
capire la natura dello strumento. Non
tutti i compositori erano anche grandi
musicisti ma, entrambi cercavano, a partire dallo strumento, di allargarne il potenziale espressivo. E’ questo che caratterizza ogni compositore e così si spiega
anche la natura del singolo interprete.
Rispetto allo spartito, per rinunciare ad
una nota, ad una pausa, ci vuole uno
studio assolutamente minuzioso e molto
più prolungato rispetto a quello che
chiede uno studio normale, accademico.
Quando parlo con dei giovani pianisti
dico sempre che è importante allargare il
proprio repertorio ma vale anche la pena
soffermarsi anche davanti allo stesso
pezzo. Il paradosso è concentrarsi su di
un pezzo e nello stesso tempo estendere
il repertorio: allora c’è un repertorio per
“casa” e un altro per il pubblico. Certo
poi commercialmente è ancora un altro
discorso, così come per la programmazione dei concerti. Il mio punto cardine
rimane la preparazione che è fondamentale. Ancora una volta mi sento privilegiato, devo ammetterlo.
Associazione AMICI
L’associazione AMICI del Conservatorio
vuole proporsi a tutti gli amanti della
musica e della cultura come un punto
di riferimento per favorire idealmente
e finanziariamente la Fondazione del
Conservatorio della Svizzera italiana
per lo svolgimento di attività artistiche
e didattiche.
Comitato 2006
Carlo Donadini, presidente
Felice Dafond, vicepresidente
Marc Andreae
Efrem Beretta
Alfredo Gysi
Lucienne Rosset-Zoboli
Roberto Valtancoli
Progetti 2006
• borse di studio
• progetto cd Coro Clairière e libro
illustrato di Roberto Piumini
• campus estivo
dell’Orchestra giovanile d’archi
• appoggio per il rinnovo dei
pianoforti
• varie ed eventuali
Diventi socio:
il suo aiuto è importante
Si, voglio diventare membro
Quote per anno:
persone singole 50 fr.
coppie 70 fr.
Ha un compositore rispetto al quale
intende avvicinarsi in modo particolare,
in questo momento della sua carriera?
In questo momento resto fedele ai compositori del momento (Chopin, Scriabin,
Rachmaninov). Sto però preparando un
Tour mondiale per l’anniversario della mia carriera con una pianista cinese
trentacinquenne che vinse il concorso in
California, della quale apprezzo moltissimo il suo approccio alla musica e la
sua totale dedizione. Ricercare brani che
possano rispondere al gusto di ciascuno
è molto intrigante penso ad esempio a
Bartok, Albeniz e Piazzola.
Beatrice Bomio Amichi
soci bene meriti e
persone giuridiche da 500 fr.
studenti e giovani sotto 25 anni 20 fr.
Nome e cognome
Indirizzo
E-mail (per le newsletter/manifestazioni)
Data e firma
10
marzo 2006, numero 23, anno VI
Gli ultimi concerti
di “Novecento
e presente”
Grande successo sta riscuotendo anche
questa edizione 05-06 della rassegna di
“Novecento e presente” dedicata
all’ascolto della musica degli ultimi cento
anni. Il pubblico ha seguito i primi concerti con grande partecipazione ed entusiasmo, gratificando gli sforzi artistici (ed
anche finanziari) di tutti i protagonisti
della manifestazione che, ricordiamo, è
in collaborazione con RETE DUE della RSI.
Ogni concerto è preceduto dalla presentazione di Guido Salvetti. L’entrata è
come al solito gratuita.
Domenica 19 marzo 2006
Lugano, Auditorio Stelio Molo RSI,
17.30
Domenica 30 aprile 2005
Lugano, Auditorio Stelio Molo RSI,
17.30
Erik Satie 1866-1925
Arnold Schönberg 1874-1951
Parade
Musica di accompagnamento per una
ballet réaliste en un tableau
scena cinematografica op. 34
per mimi e orchestra
Trascrizione per orchestra da camera di
trascrizione per orchestra da camera
Johannes Schoellhorn
di Mathias Steinauer
«Un’altra città», Video di Carlo Ippolito
Igor Stravinskij 1882-1971
produzione TSI
Renard
Klaus Huber *1924
Histoire burlesque chantée et jouée per
Beati pauperes III
mimi, voci e strumenti
per pianoforte, chitarra e 4 percussionisti
Scenografie e costumi:
Dmitri Shostakovich 1906-1975
SUPSI – Sezione Arti Applicate
Suite per due pianoforti op. 6
Mimica: Scuola Teatro Dimitri
I. Prelude, II. Fantastic Dance,
Regia: Joe Fenner
III. Nocturne, IV. Finale
Coreografia: Corinna Vitale
Alessandro D’Onofrio e Carmine Palermo, pianoforti
’900
e presente
Domenica 2 aprile 2006
Lugano, Auditorio Stelio Molo RSI,
17.30
Giovanni Bataloni *1969
Jean-Claude Schlaepfer *1961
Chant de lune
per ensemble
Os Sonhos Nao Envelhecem
Paul Hindemith 1895-1963
per coro di bambini e strumenti
Kammermusik n.1 op.24
con Finale 1921
Leonard Bernstein 1918-1990
per 12 strumenti solisti
Danze sinfoniche
Animazione video a cura della SUPSI
da West Side Story
sezione Arti applicate
per 2 pianoforti e 2 percussionisti
Filippo Rosini e Jasmine Croci, pianoforte
Mircea Ardeleanu, percussioni
Ivo Antognini *1963
Il concerto sarà preceduto da un’intervista a Carlo Ippolito e dalla proiezione
del Video con Cathy Berberian interprete
di Stripsody
Jazz
per coro di bambini e strumenti
Coro Clairière
Direzione Brunella Clerici
informazioni
agenda
news
www.conservatorio.ch
marzo 2006, numero 23, anno VI
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Nuovo docente di fama mondiale al Conservatorio
Il
Conservatorio è lieto di annunciare che dal prossimo anno accademico 06-07 sarà
aperta una nuova classe di violino. La cattedra è andata al celebre docente VALERY
GRADOW, violinista e didatta di fama mondiale, con tanti anni di esperienza a livello
universitario.
Gradow ha studiato al Conservatorio Chaikovsky di Mosca con il grande Leonid
Kogan. Nel 1972 è emigrato dall’ex-Unione Sovietica. Vincitore del primo Concorso
internazionale Sibelius di Helsinki, del Premio musicale internazionale di Londra e
della “London Harriet Cohen Foundation Medal”, svolge un’intensa attività solistica
con le migliori orchestre del mondo.
Ha insegnato alla Scuola superiore di musica di Gorki, all’Istituto pedagogico di
Mosca, alla Scuola superiore Folkwang di Essen e dal 1988 occupa questa posizione
presso la Scuola superiore di musica di Mannheim.
Nel 1998-99 è stato inoltre “Artist Professor of Violin” all’Università del Nord Texas, il
grado più alto statunitense. Tiene corsi di perfezionamento in Germania, Italia, Svizzera, Corea, Sud Africa, Francia e America (Boston University, Peabody Music Institute Baltimore, ecc.). Gli è stata assegnata la medaglia d’oro della fondazione culturale
svizzera “Alte Kirche Boswil”. Tra gli studenti di Gradow figurano nomi di concertisti
di prim’ordine, quali Frank-Peter Zimmermann.
Ha effettuato registrazioni per Melodia, Colosseum, Aurophon e Sonora.
La classe di Valery Gradow al Conservatorio della Svizzera italiana si aggiungerà a
quelle di violino già esistenti di Carlo Chiarappa e Massimo Quarta. Gradow insegnerà anche alla sezione pre-professionale, importante anello di congiunzione tra Scuola
di Musica e Scuola Universitaria.
Egregio Maestro Gradow, la Svizzera, il Ticino e il Conservatorio della
Svizzera italiana le porgono il più caloroso benvenuto!
Il 2005 del Dipartimento Ricerca e Sviluppo
Gentili Lettrici, Egregi Lettori,
l’anno 2005 è stato un anno di successi e
di traguardi importanti nell’ambito della
ricerca, che comprendono numerose pubblicazioni, collaborazioni internazionali ai
più alti livelli, richieste di finanziamento
accolte dal Fondo Nazionale per la Ricerca Scientifica, ed in particolare un premio
per un progetto di ricerca innovativo.
Allo stesso tempo, e come negli anni
precedenti, nel corso del 2005 il Dipartimento Ricerca e Sviluppo è stato impegnato in una serie di attività che vanno
ben oltre i confini della ricerca e dello
sviluppo. Dal suo avvio nell’anno 2000 il
dipartimento è stato molto coinvolto nel
processo per l’ottenimento del riconoscimento quale scuola universitaria di
musica, concentrando il proprio lavoro
principalmente sullo sviluppo dei nuovi
curricola secondo le linee guida della
dichiarazione di Bologna e sull’introd
zione del sistema dei crediti (ECTS). Allo
stesso modo il dipartimento ha creato
e gestisce sia l’Ufficio Studenti, sia il
Programma ERASMUS per lo scambio
internazionale di studenti ed insegnanti.
Il responsabile del Dipartimento, in
quanto vicedirettore della scuola, ha
anche dedicato importanti energie ad
attività nell’ambito di vari enti nazionali
ed internazionali impegnati nella riforma
e armonizzazione dei Conservatori di
Musica in Svizzera ed in Europa.
Gli obiettivi raggiunti sono particolarmente ragguardevoli, specialmente se
si considera che le unità lavorative che
fanno parte del Dipartimento Ricerca e
Sviluppo sono state ridotte, nel corso del
2005, da 2,4 a 1,9 unità. È auspicabile che
questa riduzione venga compensata nel
2006.
Il 2005 è stato ricco di gratificazioni e la
quantità e varietà d’attività non legate
alla ricerca alle quali il nostro dipartimento si è dedicato testimonia delle
diversificate competenze e delle ampie
esperienze dei suoi componenti, così
come del forte impegno a favore dello
sviluppo della scuola, al meglio delle sue
potenzialità. Affidabilità, diligenza ed un
impegno che va ben oltre quanto dovuto, sono stati i tratti distintivi del dipartimento. Voglio ringraziare i miei colleghi
e sono certo che abbiamo davanti a noi
un altro anno ricco di traguardi e di soddisfazioni.
Hubert Eiholzer,
vicedirettore e responsabile
Ricerca e Sviluppo
12
marzo 2006, numero 23, anno VI
Mozartiade
Le celebrazioni mozartiane
… e una lettera attualissima
250 anni dalla nascita del grande salisbur- data
“Eh sì, mia carissima cornetta, così
va il mondo, uno ha la borsa e l’altro
i quattrini, e chi non ha né l’uno né
l’altro non ha niente, e niente è molto
poco, e poco non è molto, perciò
niente è sempre meno di poco e poco
sempre più di non molto e molto sempre più di poco e… così è, così è stato
e così sarà.”
W.A. Mozart alla cugina
“Non so scrivere in modo poetico,
non sono un poeta. Non so distribuire
frasi con arte, in modo che proiettino
ombra e luce, non sono un pittore.
Non so neppure esprimere i miei sentimenti ei miei pensieri con cenni e con
la mimica, non sono un ballerino. Ma
posso farlo con la musica, perché sono
un musicista.” W.A.Mozart
“Sono in procinto di spirare; ho finito
prima di aver goduto del mio talento”
W.A.Mozart
“… non ve n’erano in Vienna che
due, i quali meritassero la mia stima.
Martini, il compositore allor favorito di
Giuseppe, e Volfango Mozzart (…) il
quale, sebbene dotato di talenti superiori forse a quelli d’alcun altro compositore nel mondo passato, presente e
futuro, non avea mai potuto, in grazia
della cabale de’ suoi nemici, esercitare
il divino suo genio in Vienna, e rimanea sconosciuto ed oscuro, a guisa di
gemma preziosa (…).”
Il librettista Lorenzo da Ponte
“Mozart? Ah, quello che ha fatto la
colonna sonora del film Amadeus?”
Anonimo
“Se penso che Mozart morì a 35 anni,
mi vergogno di essere ancora vivo”
Uno studente
ghese! Un evento unico che tutto il mondo sta celebrando nel migliore dei modi.
E noi pubblichiamo una gustosa lettera
che Amadè scrisse al padre nel 1778. Lui
era a Parigi e, come tanti musicisti di oggi
giorno, si arrabattava tra soldi, lezioni
private, umiliazioni subite… uno spaccato
degli artisti che troppo spesso non viene
ricordato abbastanza da chi non è del mestiere. Gli artisti non vivono… d’aria!
Paris ce 31 juillet 1778
Monsieur mon très cher Père!
[…]
Non appena ho finito di leggere la sua
lettera mi sono inginocchiato e ho ringraziato Iddio
[…] …a causa della lunga
malattia della mamma in
questo periodo non ho frequentato nessuno, e due
delle mie allieve sono in campagna e la terza, la figlia del
duca di Guines, sta per sposarsi e non ha più intenzione
di continuare, il che non è
poi un gran danno per il mio
onore.
E neppure ci perdo niente, perché quello
che mi paga il duca qui lo pagano tutti.
Immagini che il duca di Guines, da cui dovevo andare tutti i giorni e restarci due
ore, mi ha fatto fare ventiquattro lezioni,
mentre qui tutti pagano dopo dodici lezioni, se n’è andato in campagna, è tornato dieci giorni dopo senza farmi sapere
nulla (se non fossi stato tanto indiscreto
da informarmi io stesso, non saprei ancora che è tornato) e alla fine la governante ha tirato fuori una borsa dicendo:
«Mi scusi se per questa volta le pago solo
dodici lezioni, è perché non ho denaro».
Che distinzione! E mi ha dato 3 louis d’or
aggiungendo: «Spero che lei sia soddisfatto, altrimenti la prego di dirmelo». Il
signor duca non ha dunque neppure una
briciola d’onore e ha pensato: «Costui è
un giovanotto e per di più uno stupido
tedesco come dicono tutti i francesi dei
tedeschi sarà dunque più che soddisfatto». Ma lo stupido tedesco non è stato
per niente soddisfatto e non l’ha man-
giù. Insomma, voleva pagarmi due
ore come fossero una sola. E questo per
riguardo, perché sono quattro mesi che
ha un mio concerto per flauto e arpa [il
meraviglioso kv299 sic!, ndr] che ancora
non ha pagato.
[…]
Queste dunque sono le mie prospettive.
Ora farò del mio meglio per tirare avanti
con gli scolari e guadagnare quanto più
possibile. Ma lo faccio nella dolce speranza che avvenga presto un cambiamento:
non smetto di desiderarlo; devo anzi confessare che sarei lieto di potermi liberare
da simili necessità.
Perché qui dare lezioni non è per nulla divertente, è una bella fatica, e se non se ne
prendono molte non si guadagna molto.
Non deve pensare che sia una questione
di pigrizia, no! ma è una cosa
che non mi va assolutamente
a genio, essendo contraria al
mio modo di vivere. Lei sa che
io, per così dire, vivo immerso
nella musica e ne occupo tutto
il giorno, che mi piace meditare, studiare, riflettere.
[…] Dell’opera le ho già fatto
cenno nella mia ultima lettera.
Non posso fare diversamente:
o scriverò una grande opera o non ne
scriverò nessuna; se ne componessi una
piccola, guadagnerei poco, giacché qui
esiste una tariffa per tutto. Se poi avesse
la sventura di non piacere a questi stupidi francesi, sarebbe finita; non potrei più
comporre opere, ne avrei ricavato ben
poco e per il mio onore sarebbe stato un
danno.
[…]
Spero molto nell’inverno, quando tutti saranno ritornati dalla campagna. Nel
frattempo stia in buona salute e mi voglia
sempre bene. Il cuore mi balza in petto
dalla gioia se penso al lieto giorno in cui
avrò nuovamente il piacere di rivederla e
di abbracciarla con tutto il cuore. Adieu.
Le bacio centomila volte le mani, abbraccio mia sorella con tutto il mio affetto fraterno e rimango
il suo devotissimo figlio