N.114 giugno (5Mb Pdf)

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N.114 giugno (5Mb Pdf)
Editore: Centro Culturale San Lorenzo 46040 Guidizzolo (MN) - Tariffa R.O.C.: ”Poste Italiane s.p.a. - Sped. Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27-02-2004 n° 46) art. 1 comma 1, DCB - BS
BIMESTRALE DI ATTUALITÀ, CRONACA, CULTURA E POLITICA - GUIDIZZOLO MN
Foto Michele Galli
ANNO XX N. 114 - GIUGNO 2014
1
DIRETTORE RESPONSABILE
Andrea Dal Prato
CAPO REDATTORE
Graziano Pelizzaro
REDAZIONE
Giulia Avanzi
Laura Leorati
Francesca Lugoboni
Elodio Perani
Sandra Tosi
Paolo Zani
COLLABORATORI
Giorgio Arienti
Sante Bardini
Chiara Bianchera
Annalisa Cappa
Michele Galli
Luca Ghizzi
Daniele Guerra
Marta Leali
Donatella Lusenti
Francesca Pesci
Luca Piazza
Antonio Quiri
Marisa Rodighiero
Mariavittoria Spina
Giulia Stuani
Davide Truzzi
Giovanni Zangobbi
PROGETTO GRAFICO
Claudia Dal Prato
EDITORE
Centro Culturale
“San Lorenzo”
via Virgilio, 25
46040 Guidizzolo (MN)
Tel. 348 3115232
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Aut. Tribunale di Mantova
N° 8/95 del 30-05-1995
Stampa:
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sommario
3 Editoriale
4 Quei del furmai. Ghisolfi
6 La mia cucina
8 Cronaca
15 Intervista al Presidente della Provincia
16 Anima e Cuore
17 Pro Loco
18 Una vita così: Lino Fezzardi
19 Lacrime D'Arte
20 Appunti di viaggio20
22 Quattro bagole
23 Psicologia
24 Arte e dintorni Letteratura
25 Arte e dintorni Recensioni
26 Arte e dintorni Recensioni
27 Arte e dintorni Cinema
28 Arte e dintorni Recensioni
30 Arte e dintorni La nostra storia
31 Ricette
32 Gruppo Micologico Naturalistico
33 Ente Filarmonico
35 Fra il divino e l'umano
36 Notizie dall’Amministrazione
39 Numeri utili
Foto di copertina: Primavera
- Michele Galli
Invitiamo i lettori a proporre, per le rubriche,
problemi o situazioni che siano di interesse generale.
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editoriale
Graziano Pelizzaro
Luci ed ombre dei comitati
Capita ogni tanto che i cittadini che si trovano a condividere un obiettivo comune si
riuniscano in un comitato.
Probabilmente il “comitato” è la forma più semplice di partecipazione alla vita sociale
e di rappresentazione democratica. La sua natura giuridica è regolata dal codice civile
che così li descrive: “i comitati di soccorso o di beneficenza e i comitati promotori di
opere pubbliche, monumenti, esposizioni, mostre, festeggiamenti e simili…”
Per la legge sono delle aggregazioni per così dire “positive”, volte a promuovere e favorire iniziative di pubblica utilità.
La nostra esperienza invece è un po’ diversa. Da noi più spesso si hanno comitati “contro” qualcosa, piuttosto che comitati “a favore” di qualcosa.
Non che da noi manchino le iniziative benemerite, anzi! Il nostro paese si distingue per
l’elevato numero di associazioni di volontariato, a tutti i livelli.
Ma, appunto, chi vuole impegnarsi a favore di qualcosa di positivo preferisce la forma
dell’associazione, giuridicamente più chiara e responsabile.
La forma del comitato, invece, richiede meno formalità e meno responsabilità, meno
esposizione personale, meno identificabilità. Riunirsi in comitato consente di ottenere
visibilità, specie sulla stampa, senza esporsi di persona.
A volte questo è un bene, quando l’interesse comune prevale sul singolo individuo.
Talvolta però la scarsa esposizione personale potrebbe favorire la strumentalizzazione
di chi spacciasse per interessi comuni quelli che sono prevalenti interessi di parte. In
genere questi comitati sono “contro” qualcosa e spesso sono imparentati con l’uno o
l’altro dei partiti politici.
Scorrendo le pagine della cronaca, recente e passata, si trovano comitati contro centrali, dal nucleare al biogas, o contro altre opere pubbliche, siano esse di interesse
nazionale, come la TAV, o di interesse locale, come la tangenziale o la scuola materna.
Celarsi dietro un comitato consente di far apparire una iniziativa politica o di parte
come se fosse espressione della società civile, qualcosa di genuino che nasce tra la
gente e non nelle ristrette stanze di parte.
Qualcosa che assume così maggiore credibilità agli occhi della gente e maggiore attenzione da parte degli organi d’informazione. Chi legge una certa notizia su un giornale, infatti, inevitabilmente si pone in atteggiamento diverso se vede che la fonte è
un partito o comunque una certa parte, piuttosto che se l’origine è nella cosiddetta
società civile.
Una forma di rappresentanza democratica che quindi può risultare distorta e travisante.
Se poi l’obiettivo non viene raggiunto e viene meno la ragione stessa dell’esistenza del
comitato, nessuno è chiamato a rispondere degli eventuali danni che l’azione di intralcio può aver provocato, ad esempio, su un’opera pubblica.
Prendiamo ad esempio la scuola materna di Guidizzolo. Le argomentazioni sollevate a
suo tempo da un comitato, alla prova dei fatti si sono rivelate infondate e strumentali.
L’unico risultato che hanno ottenuto è stato quello di ritardare non poco la realizzazione di una scuola di cui sempre più, oggi, riconoscono la validità.
I comitati nascono come una forma nobile di rappresentanza, ma talvolta possono trasformarsi nella foglia di fico della democrazia.
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Quei del furmai
Tutti sappiamo che “catà quel del furmai” ha un’accezione negativa però, a Guidizzolo,
parlando di “quei del furmai” il pensiero va alla famiglia Ghisolfi che, da oltre un
secolo, si dedica al commercio di prodotti caseari.
La storia ha inizio nel 1911
quando i fratelli Ernesto, Emilio
e Rosolino, arrivati da un paesino del cremonese, stanziano a Guidizzolo la loro attività,
dapprima alla Corte Ridello,
spostandosi poi in via Cesare
Battisti e, successivamente,
nel 1933, in via Vittorio Veneto,
dove li ritroviamo ancora oggi.
I mercati però
iniziano qualche
anno prima: già
dal 1927, settimanalmente, Rosolino ed Emilio sono
presenti a Salò,
Pozzolengo, Desenzano e Guidizzolo.
Avendo un solo
carretto trainato
da cavallo, svolgere
l’attività
ambulante è
particolar-
mente impegnativo: per essere
a Salò all’alba del sabato è necessario partire già la sera del
venerdì.
Tutti i componenti della famiglia contribuiscono al successo
dell’impresa: gli uomini commerciando fuori casa, le donne
occupandosi del negozio di formaggi e della latteria.
È proprio qui che, ogni mattina,
massaie e bambini vengono a
riempire i loro bricchi e le loro
bottiglie di latte fresco.
Intanto i figli crescono, Enos e
Luca sono adolescenti quando
decidono di unirsi ai genitori. I
giovani non portano solo nuove forze ma anche un soffio di
freschezza ed innovazione alla
ditta: si acquistano i pri-
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mi automezzi e le attrezzature
per la lavorazione del burro.
In realtà non si tratta di veri e
propri camion, bensì di automobili adattate appositamente
al trasporto delle merci.
Arrivano zangole, vasche ed
impastatrici in legno massiccio
conformate alle esigenze della ditta, in attesa dell’avvento,
più tardo, della confezionatrice
elettromeccanica che sfornerà
panetti di burro di varie pezzature.
Gli anni passano, non senza
sforzi e sacrifici ma la dedizione premia il lavoro svolto.
Negli anni ’50 la famiglia si allarga: Luca sposa Edda che abbandona il proprio impiego di
parrucchiera per occuparsi del
negozio con la dolcezza e la disponibilità che tutti ricordiamo.
È con l’aiuto di collaboratori
fidati succedutisi nel tempo e
con l’arrivo di Livio che la tradi-
zione dei Ghisolfi continua.
Il giovane figlio studia e contemporaneamente aiuta i genitori nell’attività di famiglia.
Apprende da Luca i segreti del
mestiere e acquisisce l’esperienza necessaria per occuparsi autonomamente dei mercati
e del commercio all’ingrosso;
oltre a questo sviluppa una fine
capacità di selezione che lo guida nell’acquisto dei prodotti, sia
da vendere che da stagionare.
La gestione del negozio resta
affidata a Edda e Francesca, fedele aiutante, ormai considerata una di famiglia, successivamente affiancata da Tania.
Questa è la storia dei Ghisolfi,
una storia di passione e dedizione per il proprio lavoro, di
tradizione ed innovazione simultanee, conosciute anche al
di fuori di Guidizzolo attraverso fiere e sagre, come quella
di Anghiari alla quale annualmente Livio partecipa con non
poche soddisfazioni.
I riconoscimenti non mancano
ma la gratificazione maggiore
è data dalla costante presenza
di clienti, storici e non, che apprezzano la qualità dei prodotti
e ogni giorno scelgono di portare un tocco dello spaccio Ghisolfi sulle loro tavole.
5
La mia cucina
C’è del vero nella canzoncina che sollecita a battere le mani al direttor perché
è un uomo di valor. Qualche tempo fa infatti viene da me Andrea Dal Prato, mi
sbatte sul tavolo quattro fascicoli, scritti e stampati al computer, e mi dice: “Voglio – l’imperativo è carattere tipico di tutti i direttor – un articolo”. L’autore era
un certo Beppe D’Alba ed il titolo dei quattro tomi era “La mia cucina”.
Sono rimasto vivamente sorpreso ed ammirato. Distribuita
in vari capitoli che andavano
dagli antipasti ai cocktails era
raccolta la passione di un uomo
che a cinquant’anni libera finalmente il cuoco che c’era in lui
e, sbalzato di sella sulla strada
della forchetta, si mette a sfornare (verbo appropriato) manicaretti deliziosi alla vista ed al
palato. Ho chiesto al direttor
Andrea di poterlo incontrare.
Siamo seduti al tavolo della Associazione “Le due torri”
nei padiglioni della Fiera della
Possenta ed ho Beppe D’Alba
davanti a me. Lo guardo con
una certa curiosità cercando di
capire il suo interiore homine
perché il lavoro che ha fatto è di
rango veramente ragguardevole. L’aspetto è rasserenante, la
voce pacata, il viso sempre sorridente ed i modi da autentico
signore. Gli dico che faccio fatica a capire le modalità, i tempi
e le motivazioni di un’attrazione
verso i fornelli in età piuttosto
avanzata eppure così intensa e
totalizzante. Mi spiega che la
vocazione, per la verità, non gli
è giunta del tutto inaspettata.
È nato a Tripoli da genitori siciliani. Secondo di tre fratelli, già
da piccolo provvedeva al desco
familiare cucinando gli spaghetti preparati dalla mamma
ricoverata in ospedale. Il padre,
geometra del genio civile italiano ma passato negli ultimi
anni alle dipendenze dell’amministrazione inglese, arrivava
a casa verso le due del pomeriggio e trovava la pasta fumante, appena scolata ed abilmente condita. Con la famiglia
si trasferisce prima a Reggio
Calabria, poi a Roma ed infine,
nell’inverno del 1953, a Brescia
dove vede con gioia e stupore la
prima neve.
Si diploma perito industriale
meccanico presso l’Istituto Castelli di quella città. Ha il vivo ricordo del prof. Arduino che per
tenere sveglia l’attenzione degli
studenti, sempre piuttosto labile e recalcitrante, recitava al
momento ed alternativamente
la parte di don Abbondio e dei
bravi. Viene assunto come addetto alle vendite da varie ditte,
gira l’Italia dappertutto, consuma ben trentacinque auto. Si fa
valere, le mansioni diventano
sempre più rilevanti, le responsabilità si estendono ed arriva
come alto funzionario a dirigere l’ufficio vendite della “Ce-
menteria Adriasebina Lafarge”,
prima presso lo stabilimento
di Tavernola bergamasca, poi
presso quello di Pescara. Non
ha figli ed è sposato in seconde
nozze con la amatissima Adelina. La signora gli sta accanto ed
intuisco la sua solerte e devota complicità nella passione di
Beppe. Sa preparare infatti una
pastiera napoletana di assoluto
livello, da saggio accademico.
D’Alba ha scritto la sua opera
rifacendosi abbondantemente alla cucina meridionale in
quanto ha avuto come maestra
di vita e di fornelli la madre. Ha
un suo gusto originario che trae
dai sapori intensi di quella terra ed è virtuoso di caratura ragguardevole per cui ogni ricetta
che ne titilla l’intima passione,
viene da lui - non può proprio
farne a meno – passata ad una
rigorosa analisi da gastronomo
dabbene ed eziandio provveduto e quindi adeguata ai suoi parametri palatali. Il rigore, quasi
maniacale, lo induce a prescrivere l’uso del termometro da
cucina. Talvolta si produce, sfoderando tutto il suo valore, in
incontri conviviali con gli amici.
È gratificato solamente quando
vede gli ospiti compiaciuti e fe-
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lici. Gode allora di una gioia totale, quasi incommensurabile.
Parlando di sodali mi magnifica
la singolare peculiarità dell’amicizia siciliana: è assoluta,
incondizionata ed illimitata nel
dare come è esigente nel contraccambio. Rispondo che è
una concezione che non mi piace perché a mio parere l’amicizia vera è solamente quella che
dà e non pretende nulla. È d’accordo. Conosce bene questo
atteggiamento assai frequente
nei meridionali ma la sua naturale signorilità non gli consente di condividerlo: ricevere un
dono lo mette a disagio, farlo lo
rende felice.
Ci inoltriamo nel suo ricettario.
È una silloge vasta, completa,
sempre orientata verso i mangiari della tradizione anche se
sottrae qualche ingrediente o
ne modifica i dosaggi o aggiunge qualche tocco personale per
dare vivacità e completezza. Il
linguaggio è accattivante, semplice e chiaro, ammette talvolta
il dado in omaggio alle fatiche
delle donne di casa e le sue
cipolle devono essere sempre
“cicciotte”. Il contesto è dunque illuminante, se ne trae la
certezza di un amore intenso,
mai sopraffatto dall’esagerazione ma sempre trattenuto da
un equilibrato senso gustativo
ed estetico. Dai fascicoli salta fuori in tutto il suo incanto
la cucina della famiglia storica
italiana, quella di casa nostra,
certamente saporita e decisa
ma mai debordante (anche se
c’è la perentoria autorità del
peperoncino) nell’abuso, nella
smoderatezza.
Nel corso della chiacchierata
salta fuori un’asserzione curiosa, davvero singolare: gli piace
il nome Beppe ma gli sarebbe
piaciuto assai di più chiamarsi Pippo. Lo dice sfoderando
un sorriso ingenuo ed imbarazzato quasi come quello del
bambino trovato in prossimità
della marmellata. È un lampo
di stupenda verità. Vi ritrovo
infatti una istintiva vocazione
alla cordialità, all’amicizia, al
contatto umano senza le mediazioni formali di una società
fondata sul convenzionalismo.
Al vezzeggiativo è sottesa la
proposta, la sua proposta, di
un rapporto amicale spontaneo
ed immediato, istinto peculiare
degli spiriti superiori.
Qual è il piatto che ama maggiormente ? Il viso gli si illumina d’immenso. È, ma non poteva essere altrimenti, il “Risotto
alla Beppe”. Ne riporto la ricetta come giusto guiderdone al
valore di un artista.
Ingredienti: riso carnaroli o vialone nano: g 600, brodo di carne
q.b., salsicce o pesto mantovano: g 450, cipolla: una cicciotta, sedano: una costola, carota: una, aglio: 2 spicchi, funghi
secchi: una manciata, noce moscata: la punta di un cucchiaino,
chiodi di garofano: 4–5, cannella: la punta di un cucchiaino,
zafferano: due bustine, burro:
una noce, alloro: tre foglie, latte: un bicchiere, vino rosso corposo: un bicchiere, grana: un
etto, olio evo: quattro cucchiai.
Esecuzione: tritare finemente i
funghi e metterli nel latte caldissimo assieme a cannella,
chiodi di garofano, noce, zafferano ed alloro. Nettare e tritare finemente cipolla, sedano,
carota ed aglio e fare appassire
con olio evo nella risottiera di
Adelina. Addizionare poca acqua per non far scurire la cipolla. Quando il tutto è ristretto
unire le salamelle sbriciolate
con cura. Fare andare per qualche minuto e quindi addizionare
il vino precedentemente riscaldato al microonde. Versare ora
il riso e farlo tostare. A fiamma
allegra iniziare la cottura versando il brodo, poco alla volta, perché il riso “deve avere
sempre sete”. A metà cottura
dare un tocco gentile con il latte
ben caldo ed i suoi ingredienti
e poi riprendere nuovamente
con il brodo. Verso la fine levare i chiodi di garofano e l’alloro.
Spegnere il fuoco, incorporare
il burro e subito dopo il grana
grattugiato. Lavorare con decisione. Incoperchiare, far riposare un paio di minuti, versare
in un ovale da portata e servire.
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Pranzo a favore della Caritas
Domenica 23 marzo nel salone dell’oratorio parrocchiale si è svolto un pranzo aperto a tutti, il
cui ricavato è stato destinato a favore della Caritas parrocchiale, per aiutare le persone che si
trovano in situazione di bisogno, purtroppo sempre più numerose anche nel nostro paese.
I numerosi partecipanti che hanno accolto l’invito
a prendere parte al pranzo, formati soprattutto
da giovani famiglie, hanno potuto gustare un ottimo menu, cucinato dalle abili cuoche del Circolo
Anspi.
Per continuare il momento di convivialità, al termine del pranzo è stata organizzata una tombola
di cinque giri, presentata sapientemente dai volontari del Circolo Anspi, i cui premi in natura
sono stati offerti da negozi e aziende del paese,
ed il ricavato è stato devoluto sempre alla Caritas.
Si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito
in vario modo alla buona riuscita di questa iniziativa benefica, perché le persone che la Caritas
assiste hanno sempre bisogno di aiuto.
Tra le ultime iniziative della Caritas diocesana di
Mantova, che ha interessato tutte le Parrocchie,
si ricorda quella iniziata nel periodo di Quaresima, denominata “Ne vale la spesa”. Consiste nel
riempire una borsa della spesa di beni alimentari
a lunga conservazione, consegnarla alla Parrocchia o al centro d’ascolto e la Caritas provvede a
distribuirla a chi si trova nel bisogno.
Il “Senso del mangiare”
Nel mese di aprile ha “aperto le porte” un nuovo
negozio in via Vittorio Veneto, 2, che si chiama “IL
SENSO DEL MANGIARE”.
All’inaugurazione dell’esercizio, centinaia di persone hanno potuto veramente apprezzare il vero
senso del gusto, uno dei sensi che più fa apprezzare la vita.
Tavole imbandite con prodotti per tutti i “gusti”,
dal pesce, con favolosi gamberoni con l’ananas, ai
tortini di salmone, dal prosciutto crudo ai salami
squisiti, dalle frittatine al cotechino, a friabilissimi panini di pasta sfoglia, per finire in allegria coi
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dolci. Ad innaffiare il tutto vini bianchi e rossi veramente pregevoli. Una festa molto riuscita che
i cuochi sperano di poter continuare con la loro
gastronomia di piatti tipici, ricette della tradizione, pasta fresca e gustose prelibatezze. Oltre a
tutto questo è anche previsto il nuovo ed esclusivo servizio del “cuoco a domicilio”. Per pranzi/
cene importanti e ricevimenti, ci sarà uno chef
a disposizione per tutti coloro che vorranno fare
una bella figura senza lo stress di: “oddio! Cosa
preparo per gli invitati?”.
Finali dei campionati studenteschi
Le strutture del Centro Sportivo comunale di
Guidizzolo sono state ancora una volta al centro
dell’attività tamburellistica. Dopo aver ospitato i
primi Campionati del Mondo di palla tamburello,
è stata la volta dei Campionati regionali lombardi
studenteschi. Centinaia di ragazzi, accompagnati dal Coordinatore scolastico dei giochi Sergio
Vernizzi, sono stati accolti da Renato Pasini, referente comunale per lo sport, in una delle strutture d’avanguardia della provincia di Mantova. E
tutti si son dati battaglia in questo sport, il tamburello indoor, che sta acquistando sempre più
appassionati. L’open è da sempre molto seguito
nelle nostre zone ma all’indoor bisogna guardare
con sempre maggior attenzione in quanto rappresenta sicuramente una fetta importante nel
futuro del tamburello. Gioco veloce ed immediato ospitato nei palazzetti dello sport e di grande
impatto. E così lo hanno interpretato e vissuto
anche tutti i ragazzi a Guidizzolo dando vita ad
incontri di livello che hanno appassionato i presenti. Mantova. Bergamo, Brescia e Varese le
province, peraltro forti di tradizione, che hanno
portato studenti a questa fase finale dove i ragazzi mantovani hanno fatto segnare una buona
supremazia. Questi i risultati finali. Categoria
Cadette: 1° Istituto Comprensivo San Macario
(VA), 2° IC Castel Goffredo (MN), 3° IN Canonica
d’Adda (BG), 4° IC Azzano Mella (BS). Categoria
Cadetti: 1° IC Volta Mantovana (MN), 2° IC San
Macario (VA), 3° IC Canonica d’Adda (BG), 4° IC
Azzano Mella (BS). Categoria Allieve: Istituto
Superiore Enrico Fermi (MN su IS Oberdan Treviglio (BG). Categoria Allievi: 1° IS Enrico Fermi
(MN) 2° IS. Riva Sarnico (BG). Complimenti ai
partecipanti, all’organizzazione ed alla struttura
ospitante sono venuti da Emilio Crosato e Enzo
Cartapati, rispettivamente presidente nazionale
e regionale della Federazione Palla Tamburello.
Ampliamento alla Casa di riposo
Chi è passato per piazza Mutti in questi ultimi
tempi, si sarà chiesto cosa nascondono quelle
palizzate sul lato sud. Ebbene penso che sia arrivato il momento di svelare l’arcano.
Si tratta di un ampliamento della locale Casa di
Riposo per ulteriori dieci posti letto di sollievo
che a differenza dei due posti già attivi in struttura avranno meno vincoli di durata nell’utilizzo.
Il progetto è datato (fine 2007) ma si sono dovute
soppesare le varie possibilità di allocazione di-
versa che via via si sono presentate.
Alla fine, tornati al progetto base, dopo aver acquistato una porzione di ex fabbricato confinante con la proprietà ed espletate le varie gare di
appalto si è potuto dare il via ai lavori all’inizio
di aprile 2013, che ,dopo qualche rallentamento
iniziale per le solite “sorprese” del sottosuolo,
stanno procedendo alacremente nonostante il
tempo non sia stato sempre clemente per la frequente pioggia.
L’intervento dovrebbe concludersi a fine estate/
inizio autunno.Come detto si tratta di dieci posti suddivisi in cinque stanze a due letti con bagno per ogni camera, oltre a soggiorno/pranzo,
ambulatorio, palestra ed altri locali di servizio.
La nuova struttura sovrasta ma non si appoggia
sull’esistente Centro Diurno in base alle ultime
normative antisismiche e ciò spiega i numerosi
pilastri che vedrete ad opera finita. Merita segnalazione la lunga balconata che si affaccerà
su piazza Mutti.
Il costo dell’investimento sarà sostenuto da un
corposo contributo a fondo perduto della Cariverona, da specifico mutuo che abbiamo perfezionato in questi giorni e da fondi propri dell’Ente.
Relativamente a risparmio energetico e soluzioni ambientali, verranno installate luci a led dove
le lampade resteranno accese h24 (corridoi),
verrà eseguito un altro impianto fotovoltaico per
il pieno autoconsumo di energia elettrica e si
utilizzerà l’acqua piovana (raccolta in due grandi
cisterne interrate) per gli sciacquoni dei bagni.
Chiarisco che in questa allocazione, contrariamente a ciò che avviene in Casa di Riposo, l’ospite rimane a completo carico del Servizio Sanitario Nazionale e quindi si avvarrà del proprio
medico attuale e dei propri farmaci anche se
sarà seguito dalla nostra equipe sanitaria. (C.D.)
Commemorato il 25 aprile
‘Siamo qui oggi, ancora una volta, a commemorare una delle giornate nelle quali si è incardinata la nostra storia. La ricorrenza del 25 aprile,
pur in una stagione contraddistinta da questioni
di grande rilevanza per l’avvenire della nostra
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dei guidizzolesi che nel secolo scorso hanno dato
la vita affinchè si affermassero la libertà, la pace,
la democrazia in un’Italia unita.
Serata sulla sicurezza
Comunità nazionale a causa della gravissima
crisi che stiamo attraversando, è comunque un
anniversario irrinunciabile per ribadire le ragioni della coesione nazionale sulla base dei valori
forti, indissolubilmente legati alla Resistenza e
alla Liberazione dal giogo nazi-fascista. Così la
Festa del 25 aprile esprime oggi, forse ancor più
che nel passato, per il rigurgito di forze disgregatrici e di tendenze egocentriche sparse un po’
in tutta Europa, tutte fortemente lesive dei valori
democratici di uguaglianza e fratellanza, la volontà di contrasto ad ogni forma di oppressione e
rafforza il recupero della fierezza e dell’identità
italiana’. Ha introdotto così il proprio discorso il
sindaco Sergio Desiderati davanti al monumento
ai caduti di Piazza Mutti mentre la banda dell’Ente Filarmonico Guidizzolo intonava l’Inno Nazionale. Intorno alla Piazza le rappresentanze civili
e militari, i labari delle associazioni: Carabinieri
in congedo, Alpini, Protezione Civile, Avis, Aido.
In un momento come l’attuale, ha ribadito Desiderati ‘Sarebbe assurdo dire semplicemente che
tutto è da cambiare. Certamente molto è da rivedere soprattutto abbattendo le disuguaglianze
e gli steccati che tengono uno lontano dall’altro.
Ciò sarà possibile per noi se avremo saputo far
tesoro di quegli anni sprovvisti del domani; se
sapremo veramente considerarci uomini nuovi,
figli della pace, della libertà e della democrazia’.
Ed un accenno a ben valutare la ‘democrazia virtuale’ ritenuta non autentica espressione di quel
vissuto fatto di confronto serio e costruttivo per
abbattere tutti gli steccati. In chiusura due ragazzi hanno lentamente letto, uno ad uno, i nomi
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Si è tenuta al M.A.S.e.C.in un clima colloquiale
una serata sulla Sicurezza. “Condizione importante per la convivenza civile e da affidare sempre e solo alle forze dell’ordine, le uniche idonee
a garantirla con preparazione, modi, strumenti
adeguati” ha detto il sindaco Sergio Desiderati
nel saluto di benvenuto. Quindi con il neocomandante della Polizia locale Comm. Agg. Federico
Bonfioli, che comunica la grossa novità del pattugliamento dalle 7.30 alle 19 oltre servizi mirati
per emergenze fino alle 22; visualizzando poi alcuni consigli rivolti agli anziani e raccolti nel vademecum “Occhio alla truffa!”. Ampia e centrale
la relazione del Comandante della Compagnia
Carabinieri di Castiglione delle Stiviere Capitano Giovanni Pillitteri, presente col Comandante della Stazione Carabinieri di Guidizzolo M.llo
Massimiliano Batisti. Illustrando in un filmato
l’Arma, patrimonio sociale dal 1814, con compiti
sempre più importanti e adeguati ai nuovi tempi,
ma rispettosi della filosofia fondante basata su
spirito di servizio, senso del dovere, rassicurante presenza. Pillitteri evocando il mondo perduto
di fiduciosa apertura all’altro non ha nascosto
l’inquietudine dell’Alto Mantovano legata ai furti
seriali dei predatori di oggi; specie quando vengono violati “santuari domestici” e con persone
al loro interno. Episodi enfatizzati dalla stampa
molto più degli arresti che pure hanno toccato il
18% nel 2012 e il 20% nel 2013 contro una media
nazionale del 3%. Per di più in un’area interessata da forte espansione residenziale, entità della
popolazione (110mila abitanti), ricchezza (45 %
del Pil provinciale), facili vie di fuga come nella
statale di Guidizzolo. Elementi attrattivi per una
microcriminalità, mai efferata benchè drammatica per chi la subisce, e sempre più difficile da
controllare e contrastare. Auspicando in merito
un diverso approccio sanzionatorio legislativo.
“La sicurezza - ha concluso - è un bene della comunità da difendere facendo rinascere la solidarietà di vicinato, attenti l’un l’altro, allertando nel
caso, senza improvvidi e pericolosi fai da te, le
forze dell’ordine sempre al servizio dei cittadini.”
Un nuovo diacono guidizzolese
La Chiesa mantovana da domenica 4 maggio ha
quattro nuovi diaconi, quattro giovani che tra un
anno riceveranno la consacrazione a presbiteri,
sacerdoti. Tra questi anche il guidizzolese
Daniele Stanghellini. E Guidizzolo così si
prepara ad accogliere il secondo sacerdote
dopo don Matteo Palazzani ordinato alcuni
anni fa ed in attesa di un terzo visto che nel
seminario di Mantova si sta preparando anche
Samuele Bignotti. Con Daniele Stanghellini, 39
anni, hanno ricevuto il diaconato dal vescovo
Roberto Busti, Massimiliano Cenzato, 26 anni,
di Porto Mantovano, Andrea Marchini, 24 anni, di
Cizzolo di Viadana e Andrea Moscatelli, 29 anni,
41ª Camminata della salute
Il 1° Maggio è arrivato come uno schiaffo alle nuvole. E’ uscita una giornata in bilico ma soleggiata. Il cielo ha conservato un po’ la memoria
dei temporali di aprile. Le strade sono ancora
bagnate. Comunque sia, il 1° maggio si è partiti.
Si è trattato della 41ª edizione della “camminata
della salute”. Ha superato gli…anta ma è ancora nel pieno della giovinezza e della condizione
fisica. Organizzata dalla Pro Loco, è una manifestazione sempre fresca, frizzante, giovane e non
ha bisogno di lifting particolari per sembrare più
bella. Quest’anno sono stati conteggiati circa un
migliaio di partecipanti, pronti per un sano antagonismo e per un gioioso confronto tra amici. Al
termine tutti i partecipanti hanno potuto usufruire di un nutritissimo buffet. Al gruppo podistico
castiglionese, il più numeroso, è stata offerta dal
salumificio CGA di Azzoni, una pancetta steccata
di due metri. Al “podista” Acerbi Alfio ( il più longevo con i suoi novant’anni) è stato offerto il trofeo del Comune. Molti negozianti, commercianti,
artigiani locali hanno contribuito sponsorizzando i premi
(anche
in
natura)
a
tutti i partecipanti, e
di questo,
la Pro Loco
deve rendere grazie.
Nella foto:
Il primo assoluto n° 576 (a
destra) Alessandro Massardi e il secondo n° 590
Noè Gabusi.
originario di Rivalta sul Mincio. La cerimonia,
presenti numerosi sacerdoti e tantissimi fedeli,
è stata accolta sotto le navate di Sant’Andrea.
Quella di questi giovani, ha detto mons. Busti,
«È una scelta di vita per sempre, che ha bisogno
della vicinanza di tutti, affinché la Chiesa sappia
guardare avanti per vedere meglio in essa il volto
di Gesù». Emozionanti l’imposizione delle mani,
la vestizione, la consegna della Parola di Dio, lo
scambio della pace. Al termine della celebrazione
il lungo applauso e l’abbraccio di parenti ed amici
per i nuovi quattro diaconi mantovani.
A Guidizzolo c’è movimento
Sabato 3 maggio 2014 può essere annoverata
come data di nascita ufficiale del gruppo locale
“A Guidizzolo c’è Movimento” A testimoniare ciò
un nutrito gruppo di persone, con la partecipazione del mantovano Alberto Zolezzi, parlamentare
del movimento 5 stelle, si è dato appuntamento alle 10.30 presso la galleria civica comunale,
ed ha tenuto a battesimo questa Associazione
spontanea di guidizzolesi. Dopo l’introduzione
assai emozionata del referente locale, il sig. Aldo
Rocca, ha preso la parola il portavoce nazionale
del movimento, di Curtatone, molto noto nelle
“campagne” contro l’inquinamento ambientale
e ha relazionato la platea con il suo intervento
puntuale e preciso ed ha risposto ad un susse-
11
ne alla Patria; - il culto delle gloriose tradizioni
dell’Arma e la memoria dei suoi eroici caduti; promuovere e partecipare ad attività di volontariato per il conseguimento di finalità sociali e
culturali. - L’associazione prende parte alle cerimonie o feste che esaltano la fede e la grandezza
della Patria e delle Istituzioni, nel proprio Comune e Comuni viciniori.
Dal 2014 collabora con la Polizia locale per il servizio di vigilanza ai bambini della Scuola Primaria e Secondaria di I grado in Via M. della Libertà
dalle ore 7.30 alle ore 8.00 da lunedì al sabato.
I carabinieri in congedo che svolgono questo utile servizio di prevenzione e sicurezza, al momento, sono i seguenti:
C.re Angelo Covino; C.re Adriano Gialdini; C.re
Pietro Salvador; C.re Matteo Tarchini.
guirsi di domande sempre dirette ed incalzanti.
Questo gruppo nasce dalla precisa volontà di uno
“sparuto manipolo” di cittadini guidizzolesi, che
per far fronte al sempre crescente disagio sociale, ha deciso di mettersi in “Movimento” e di
mettere in gioco anche la propria faccia, per far
qualcosa di utile e alternativo per la propria comunità, dinnanzi alla sordità delle nostre istituzioni. Auspicando un sempre maggiore numero
di partecipanti alle attività del gruppo, che settimanalmente si incontra, gli attivisti del gruppo di
Guidizzolo danno appuntamento a tutte le genti
di buona volontà presso i banchetti informativi
in piazza Marconi e occasionalmente anche durante il mercato settimanale del mercoledì. Per
tutte le informazioni desiderate si può contattare
il referente al n. 328 7248374.
La mattinata si è conclusa come si conviene in
queste circostanze, con i calici in alto e lo sguardo fiero, rivolto al cielo, A RIVEDER LE STELLE!
Prevenzione dai Carabinieri in congedo
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L’Associazione Carabinieri, che aggrega carabinieri in congedo, i loro familiari e tutti i simpatizzanti, venne costituita a Guidizzolo nel 1977, ed
ufficialmente approvata dalla Presidenza Nazionale lo stesso anno.
La sezione dei carabinieri in congedo di Guidizzolo è sorta in seguito all’iniziativa di 12 colleghi
in congedo, (oggi sono 50 iscritti) ispirandosi ai
valori ed alle finalità e allo Statuto della Presidenza Nazionale.
Presidente dell’associazione è il carabiniere in
congedo Angelo Covino ed ex comandante della
Polizia Municipale di Guidizzolo.
La sede è stata messa a disposizione a titolo gratuito dal socio simpatizzante Sig. Sandro Furio in
Via Cavriana N. 6.
L’Associazione è apolitica e non persegue fini di
lucro. Gli scopi dell’associazione sono i seguenti:
- tenere vivo fra i soci il sentimento di devozio-
Penne nere sullo scuolabus
Il ciclo di incontri promossi anche per questa
stagione dalla Pro Loco Guidizzolo comprende
una serata dedicata agli Alpini ed al loro impegno nel sociale.
E’ noto a tutti come questo corpo sia nel cuore
di tutti gli italiani, per la loro abnegazione ed il
loro senso del dovere. Allo stesso modo gli alpini
in congedo, riuniti in Associazione, sono sempre presenti ovunque sia necessario il loro aiuto, specie in occasione di calamità naturali o di
emergenze di qualsiasi natura.
A Guidizzolo, fortunatamente, non ci sono state
alluvioni o terremoti. Ciononostante il gruppo locale degli alpini in congedo ha saputo rendersi
utile e svolgere un prezioso servizio alla comunità locale.
Grazie al fattivo contributo del compianto capogruppo Remo Virgilio Bignotti ed agli alpini Enzo
Galvani ed Bruno Tedoldi, ai quali si è aggiunto
di recente anche Francesco Mason, da ben nove
anni il Gruppo guidizzolese, in convenzione con
il Comune, garantisce il servizio di assistenza
agli alunni trasportati sugli scuolabus. Un servizio puntuale ed inappuntabile, mai venuto meno
nemmeno per un solo giorno.
Un servizio questo dei “nonni alpini” che ha assicurato la tutela, la protezione e la sicurezza
na riuscita della giornata.
Per informazioni: www.abeo-mn.it
Fiori d’azzurro
dei piccoli e piccolissimi utenti. Un servizio tanto
prezioso quanto unanimemente apprezzato da
tutti. Di certo i piccoli utenti si ricorderanno, una
volta cresciuti, dei loro angeli custodi con i capelli bianchi e… la penna nera!
ABEO - uova di Pasqua
Domenica 6 Aprile 2014 la bancarella ABEO
(Associazione Bambino Emopatico Oncologico) ONLUS, ha proposto sul piazzale Marconi
alla cittadinanza guidizzolese le ormai tradizionali uova di Pasqua; l’iniziativa ha riscosso
successo,vendendo ben 110 uova di cioccolato.
Con il ricavato, Abeo promuove e sostiene iniziative a favore del bambino emopatico oncologico
sotto il profilo della prevenzione, della diagnosi
precoce, del trattamento ottimale, dell’ospedalizzazione. Da poco ha terminato ad Asola l’ ABEONAVE un angolo dove i piccoli pazienti possono
giocare senza sentirsi ricoverati,sempre sotto il
controllo del personale sanitario e dei volontari.
Oggi ABEO Mantova è particolarmente impegnata nell’attività di sensibilizzazione alla donazione
di midollo osseo, con l’obiettivo di trovare nuovi
potenziali donatori; il trapianto di midollo osseo
infatti rappresenta l’unica speranza di guarigione per molti malati di tumori solidi e leucemie.
Per il donatore non comporta alcun rischio! Ad
oggi si può scegliere di donare in due modi: con
un prelievo delle ossa del bacino, o dal sangue
prelevato da un braccio, previa cura di qualche
giorno con un fattore di crescita che moltiplica le
cellule staminali che si trovano nel nostro corpo
e reinfuso nell’altro braccio.
Un grazie a tutti e a chi ha partecipato per la buo-
Telefono Azzurro dal 1987 svolge un lavoro costante e continuo per garantire ai più piccoli
un’infanzia e un’adolescenza serena. Ed è anche
grazie al prezioso impegno di tanti volontari che,
quotidianamente, con passione e professionalità,
vengono creati nuovi progetti e aiutati concretamente bambini e giovani in difficoltà.
Proviamo a pensare a quante persone, quanta
energia, quanta disponibilità ci vuole per essere
presenti, come accade ogni primavera con i Fiori
d’azzurro, in oltre duemila piazze italiane.
Tante persone, tanti volontari, tante associazioni danno il loro contributo in questa occasione,
come i volontari del Centro Culturale San Lorenzo ed alcuni Alpini che lo scorso 12 aprile in
piazza Marconi hanno allestito il gazebo per la
distribuzione delle confezioni floreali di “calancola” e per la raccolta dei contributi a favore delle iniziative di Telefono Azzurro.
Come di consueto, in poche ore tutte le confezioni assegnate sono state esaurite, grazie all’impegno dei volontari, ma soprattutto alla disponibilità dei guidizzolesi, che ancora una volta si
sono dimostrati sensibili ed attenti, rispondendo
con prontezza e generosità ad ogni invito per una
buona causa.
L’obiettivo di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema delle emergenze
dell’infanzia è stato raggiunto, ma sulla necessità di costruire un mondo più a misura di bambino
c’è ancora molto da lavorare.
Per chiudere, 19696 è il numero di Telefono Azzurro.
AVIS - Bonsai
Come da tradizione, anche quest’anno, l’ Avis di
Guidizzolo ha organizzato la raccolta fondi a favore Anlaids,
Associazione Nazionale Lotta contro l’AIDS, che
promuove la campagna di prevenzione e sensibilizzazione contro questa malattia.
Sabato 18 Aprile, sul Piazzale Marconi, infatti,
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il gazebo gestito dai volontari Avisini ha dato la
possibilità ai passanti di avere materiale informativo e, nel contempo, poter acquistare Bonsai
a scopo benefico.
Nonostante il tempo inclemente, i cittadini guidizzolesi si sono dimostrati sensibili e attenti e la
raccolta fondi è stata soddisfacente.
Siamo pertanto sicuri che, anche il prossimo
anno, tale iniziativa verrà accolta con favore dalla nostra comunità, da sempre partecipe e vicina
alle tematiche sociali.
confezioni di questo fiore che ormai è divenuto il
simbolo della battaglia contro i tumori femminili,
condotta da trent’anni dalla Associazione Italiana
per la Ricerca sul Cancro.
Nell’ultimo trentennio la salute delle donne è
cambiata radicalmente, grazie alle conquiste
della ricerca e della scienza a favore delle stesse.
E quale occasione migliore della “Festa della
Mamma” per ricordarsi delle donne?
Ancora una volta il nostro paese ha risposto
con generosità, contribuendo così al progresso
della ricerca, con un regalo che rende i tumori
femminili sempre più curabili, un regalo che dà
forza alla ricerca per arrivare alla cura.
È naturale, quindi, attendersi da parte degli
organizzatori una identica disponibilità in
occasione delle “Arance della Salute” di gennaio.
L’azalea della ricerca di AIRC
Anche quest’anno, come ormai da quindici anni,
in occasione della Festa della Mamma, sul
piazzale Marconi di Guidizzolo sono apparse le
azalee della ricerca di AIRC.
I volontari e le volontarie locali, coordinati
da Renato Pasini, hanno distribuito ben 200
REBECCO: Festa d’Estate
Puntuale come la bella stagione, anche quest’anno arriva la Festa d’Estate, con il consueto
ricco programma predisposto dalla associazione “Amici di Rebecco”, che offre le migliori orchestre da ballo e la gastronomia tradizionale.
Oltre alla commemorazione della storica battaglia del 24 giugno 1859, che imperversò violenta anche nel territorio di Rebecco e che viene commemorata con la partenza della staffetta
di marcia verso Solferino e con il corteo verso la località Baite, alla presenza delle autorità,
quest’anno l’evento sarà ancora arricchito con una mostra, allestita in loco, di armi e di divise
militari dell’epoca.
Questo il programma della Festa:
Venerdi 20 giugno: Remember Sayonara, con D.J. Marino
Sabato 21 giugno: ore 18 partenza staffetta e corteo commemorativo verso Baite, con figuranti
in divisa militare d’epoca – Ore 21: orchestra Maurizio Medeo
Domenica 22 giugno: orchestra Andrea Spillo
Lunedì 23 giugno: orchestra Pietro Galassi
Tutte le serate, presso la struttura polivalente, apertura degli stand gastronomici alle ore 19.00
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Intervista al Presidente della provincia
A due anni e mezzo dal suo insediamento, il presidente della Provincia di Mantova
Alessandro Pastacci, traccia un primo bilancio della sua attività su alcuni punti
principali. Nell’intervista rilasciata al Gazzettino abbiamo estratto i punti che più
interessano Guidizzolo. Non ci rimane, in conclusione, la speranza che i progetti del
presidente si realizzino ed avremo finalmente la tanto agognata tangenziale.
Il quadro normativo è molto
cambiato negli ultimi 2 anni?
“Dai 59 milioni di euro di bilancio del 2011, siamo passati agli
attuali 44. Un’azione di razionalizzazione della spesa di gestione per compensare i forti
tagli governativi e per liberare
risorse per gli investimenti sul
territorio, che, purtroppo, a seguito delle assurde disposizioni
del Governo nel 2012, ci ha obbligati a bloccare le risorse risparmiate e da investire”.
“Nonostante questo abbiamo
fatto il possibile per salvaguardare una serie di investimenti e
interventi come ad esempio la
tangenziale di Guidizzolo, programmati da tempo e necessari per il territorio.
Il vincolo del rispetto del patto
di stabilità e la sua impostazione hanno profondamente danneggiato un ente sano come la
Provincia di Mantova: ridotto
il bilancio del 30%, diminuiti i
dipendenti del 10%, abbassato
l’indebitamento
complessivo
del 10%: siamo uno degli enti
con il livello di indebitamento
tra i più bassi d’Italia”.
Capacità d’investimento?
“Rimane più elevata rispetto
alle limitazioni imposte in questi anni dal Governo. Abbiamo
lavorato al riequilibrio generale salvaguardando gli interventi
infrastrutturali”. Fra poche settimane sarà completata la tangenziale di Marmirolo.
E Guidizzolo?
“Qui il discorso è più delicato. Completamente finanziata
e pronta per essere appaltata
già da almeno un anno e mezzo ma bloccata dalle norme del
patto di stabilità. Tuttavia non
ci siamo scoraggiati e abbiamo
provveduto all’ormai definitiva
acquisizione di tutte le aree necessarie. Individuando la modalità per procedere e partire
con i lavori nel 2015”.
Restiamo nell’ambito della
viabilità dell’Alto Mantovano?
Abbiamo fatto e faremo il possibile nel 2014, come nel 2015,
per garantire la manutenzione ordinaria delle strade provinciali pur nelle limitazioni
del Patto. I lavori sulle strade
dell’Alto Mantovano partiranno
nell’estate. Abbiamo in cassa
le risorse per fare i lavori che
sarebbero necessari sui nostri
circa 1200 chilometri di strade
ma non li possiamo spendere.
Risorse accantonate grazie alle
forti azioni di bilancio a cui accennavo accanto a dismissioni
in partecipazioni...
Altri interventi della Provincia?
“Uno dei settori in forte sofferenza è quello tessile. La Provincia ha avviato azioni congiunte e mirate per la riqualificazione, ricollocazione e tutela
di chi ha perso il lavoro. Altra
azione forte quella legata alle
politiche del turismo condotta
con i Comuni, con il Gal Colline Moreniche e con il Parco del
Mincio. In questi anni la sinergia tra enti è stata molto stretta
come nel caso del progetto culturale coordinato da Provincia
di Mantova, sostenuto da Fondazione Cariplo ed enti locali,
‘Nel segno mantovano’ volto al
potenziamento dell’attrattività
turistica dell’Alto Mantovano.
I dati confermano una tendenza positiva di arrivi e presenze
per quest’area della provincia.
Questo è anche frutto di un rapporto migliore con il bacino del
Garda e di azioni mirate attuate
con le strade del Gusto, in uno
dei territori di punta per la viticoltura”...
Conclude Pastacci. “Ridurremo
i tempi delle procedure mettendo le imprese nella condizione
di poter interagire con l’ente on
line. Auspichiamo che i prossimi interventi normativi mettano
gli enti che dimostrano di saper gestire i propri conti e fare
risparmi considerevoli, nella
condizione di poter utilizzare
le risorse risparmiate per fare
interventi strutturali sul territorio.
Paradossale che in presenza
di risorse detenute nelle casse
della Provincia, lo Stato ci impedisca di poterle spendere e
addirittura, come accaduto per
l’avvio dei lavori della tangenziale di Guidizzolo, le blocchi”.
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Con un angelo accanto
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a cura di Sandra Tosi
Anima e cuore
nima e cuore
C’era una sedia accanto a quel
letto troppo bianco e sei rimasta seduta al mio fianco quando, stanca, pensavo che non sarei riuscita a rialzarmi… “quando avrai bisogno io ci sarò ”…
Hai mantenuto la promessa e
sei arrivata, con la tua sensibilità e il sorriso di sempre!
Non ero in grado di muovermi,
di fare nulla, dipendevo totalmente dagli altri ed è terribilmente avvilente. Ma tu eri lì e
ogni volta che, confusa, chiedevo aiuto, sentivo più forte la tua
mano in quella stretta serena e
protettiva che non ho dimenticato.
Con gli occhi socchiusi per trattenere le lacrime, ti ho raccontato le mie angosce. Con un po’
di imbarazzo, consapevole che
erano piccine in confronto alle
infermità di chi avevo vicino.
Mi hai abbracciato, come facevi
allora e come allora, ho ricominciato a sorridere.
Mi hai aiutato ad apprezzare la
sensibilità di chi mi assisteva,
a ricordare quanto sono importanti l’autosufficienza e la
salute, ad ammirare senza fretta, anche la neve che scendeva
piano dietro i vetri di quella finestra.
Ho iniziato a ridere delle mie
limitatezze e i giorni passavano
veloci.
Risate contagiose: era diventata allegra quella stanza troppo
bianca!
E non nevicava più, al mattino entrava un timido raggio di
sole ma bastava per colorare il
muro con un arcobaleno e per
ricominciare a sognare!
Ridevamo anche quando, “zampettante”, mi scappava qualche
“urlaccio” in palestra!
Non mi hai lasciato sola nem-
meno un istante…
Eri lì. A sorreggermi ad ogni
passo, ad incoraggiarmi e sostenermi ad ogni conquista …
Signore, Tu sai da dove giungevano la mia serenità e la mia
determinazione, sai anche che
non ho subìto, ma accettato. Ti
ho detto il mio sì, quietamente.
Ora ascolta questa mia preghiera: avevo ancora bisogno
di lei, l’hai voluta con Te troppo
presto, hai voluto ornare il Tuo
giardino inserendo un fiore tra
i più belli.
Io ti prego …
Ti prego Signore lasciami
quell’angelo a fianco: è la mia
forza.
PRO LOCO GUIDIZZOLO
Apertura: lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9,00 alle 11,00
Telefono 0376 1620426 - Fax 0376 1620443 - piazzale Marconi, 2 - c/o Municipio
Notiziario a cura di Daniele Guerra
La qualità della vita è un optional?
In questi tempi di vacche magre
stare da soli non conviene più
e non… paga più. Come i Comuni che si stanno associando
tra di loro con diversi servizi,
o si stanno addirittura unendo per dimezzare i costi, così
le associazioni stanno tentando di non rimanere da sole per
poter meglio gestire le proprie
risorse e le proprie potenzialità. Già da diverso tempo la Pro
Loco ha cercato di avvicinare
diverse associazioni, chiedendo
di unire le esperienze di ognuna, per poter meglio elargire ai
cittadini guidizzolesi le conoscenze, le peculiarità, le specificità e le prerogative proprie
di ognuna. Tutte le associazioni
interpellate hanno aderito con
entusiasmo alle richieste della
Pro Loco, iniziando una preziosa e bella collaborazione che si
spera aumenti sempre di più e
duri nel tempo. Si sono riunite
intorno ad un tavolo e, come
nei racconti di Dumas, si sono
date la mano ed hanno urlato:
“Uno per tutti…tutti per uno”!!!
Per questo motivo, considerato
che la Pro Loco e le varie associazioni hanno nei propri statuti
e soprattutto nei propri scopi
principali, il benessere sociale,
collettivo, culturale e ambientale, hanno predisposto un questionario sul benessere sociale
dal titolo “La qualità della vita è
un optional?”. Quanto contano
la felicità e il benessere sociale
dei cittadini per un pieno sviluppo della propria comunità?
Lo scopo principale è quello di
conoscere il parere dei cittadini
su specifiche materie che vanno dalla sicurezza ai servizi sociali, dalle condizioni ambientali alle tradizioni culturali e
religiose, dall’importanza delle
associazioni allo sviluppo della
propria comunità, dalle relazio-
ni sociali alle offerte formative.
Si cercherà di individuare eventuali sacche di malessere, di
disagio, di sofferenza, di paura,
oppure anche di soddisfazione per i servizi forniti. Si vuole
inoltre conoscere e valutare il
grado di accettazione, consenso e gradimento o meno delle
attività associative e del volontariato sul territorio. Le Associazioni che hanno aderito al
questionario sono state, oltre
alla Pro Loco che l’ha predisposto, il G.V.G, AUSER e Alpini.
Il Centro Culturale San Lorenzo
cura la distribuzione del questionario (allegato a questo numero de “la Notizia”) e la raccolta via internet dello stesso.
Le risposte, potranno formare
oggetto di una “tavola rotonda”
tra politici, amministratori, rappresentanti delle associazioni
la cittadinanza sarà invitata a
partecipare.
La distribuzione del questionario (allegato a questo numero de “la Notizia”) e la
raccolta via internet dello stesso sul sito: www. lanotiziaguidizzolo.com sarà curata dal Centro Culturale San Lorenzo.
La restitituzione dei questionari cartacei potrà avvenire a mezzo posta o recapitata nell’apposita bussola presso la sede della PRO LOCO in piazza Marconi.
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Una vita così: Lino Fezzardi
Nato 84 anni fa a Medole, Lino
Fezzardi venne ad abitare a
Guidizzolo per puro caso. Infatti, ricorda che suo padre doveva
partire per l’Africa per lavoro,
e aveva già dato la sua parola
al socio della ditta, che al suo
rientro non avrebbe aperto la
stessa attività a Medole (tubi di
cemento). All’ultimo momento,
però, il contratto con l’Africa fu
annullato e non se ne fece più
niente. È per quello, ricorda
Lino, che si è trovato a vivere
a Guidizzolo. Durante la guerra non c’era lavoro ma tanta
povertà. Per mantenersi, suo
GASTRONOMIA
Cuoco a domicilio
piatti tipici
pasta fresca
gustose prelibatezze
18
Guidizzolo - via V. Veneto, 2
tel. 0376 818258
padre costruiva “le quagliere”
(trappole per prendere le quaglie). Ricorda come per lui, ragazzino, andare di notte a raccogliere le quaglie intrappolate,
rappresentasse un’avventura
stupefacente. Alcune quaglie
riuscivano a venderle, le altre,
per la fame arretrata, finivano
nelle loro pentole!! Per lui, adolescente, la guerra era vissuta
come una evento straordinario.
Ha ancora viva nella memoria,
di quella volta che aveva osservato una battaglia aerea avvenuta tra Verona e Mantova nel
febbraio del 1944 e di aver visto
precipitare un aereo tedesco in
fiamme sulla “Cavallara”. Ricorda ancora bene la corsa in
bicicletta fatta con alcuni suoi
coetanei per andare a vedere
l’aereo in fiamme. Che emozione, che eccitazione! Appena
finita la guerra aveva ricominciato l’attività con i fratelli e
il padre, realizzando a mano i
tubi di cemento per muratori
e contadini e per questo erano
conosciuti come ”i tumbiner”.
Il dopoguerra era comunque
tempo di magra e di fame. I
contadini che avevano ordinato i tombini, li pagavano solo
dopo la raccolta del frumento.
“Quanti giri in bicicletta ho dovuto fare per recuperare un po’
di soldi!” sospira ancora Lino.
Oltre ai tombini facevano anche
balconate e ringhiere. Molte
persone, ripensa scherzando,
li chiamavano anche “I dannati
di Varsavia” (dal film di Wajda
degli anni ’50) poiché lavorando
a mano il cemento, erano sempre sporchi e coperti di polvere.
Nel decennio degli anni ’60, ”il
famoso boom economico”, non
potendo più competere con la
fabbrica a mano dei tubi, allargarono la loro attività costruendo, sempre a mano e in cemento, tutto ciò che poteva servire
per abbellire i giardini: dai vasi
ai tavoli, dalle statue di leoni e
cani, alle fontane, ai piedistalli
per vasi. D’estate molti stranieri, soprattutto tedeschi, arrivavano a Guidizzolo per comprare
i David di Michelangelo, le Veneri di Milo, le quattro stagioni
ed anche molte balconate, tutte
fatte con stampi e poi rifinite e
perfezionate a mano. Essendo
in zona l’unica attività del genere, ebbero molto successo. La
loro esposizione, fino agli anni
Settanta, era anche un punto di
riferimento geografico: infatti chi passava da quelle parti,
arrivando da Mantova, sapeva
che oltrepassate “le statue” era
terminato Guidizzolo, oppure si
diceva” arriva fino alle statue e
gira a destra, o vai avanti ancora e poi gira…. a sinistra. Sposato nel 1962, ha avuto due figli
ed è nonno di tre nipoti. Ora vive
felicemente la sua pensione,
passeggiando con la sua inseparabile cagnetta Giada.
Una vita così, come tante, ma
tutta da raccontare.
Installazione e
manutenzione
Impianti antifurto
TVCC
Automazioni
Francesco
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[email protected]
Lacrime D’Arte
Grandi soddisfazioni per i fratelli Sartori e il loro marchio
Lacrime D’Arte, con cui già da
qualche anno realizzano una
collezione di opere tutta in legno e di cui abbiamo già parlato su La Notizia.
Valentina e Riccardo che lavorano con i genitori in RIVAS,
ritornano con entusiasmo dal
Salone del Mobile di Milano, il
salone per gli addetti ai lavori
del settore del design svoltosi
lo scorso aprile, dove hanno
esposto due opere di respiro
internazionale.
Una delle loro ultime creazioni, esposta presso il Super
Studio Più, ha persino conquistato il Console del Sud
Africa Saul Kgomotso Molobi,
per la sua capacità di narrare
l’Apartheid. L’opera, chiamata per l’appunto APARTHEID
– Homage to Nelson Mandela – è una lampada ottenuta a
partire da una grande catena
lignea alta più di 3 metri che,
spezzata in più punti, da simbolo dell’oppressione diviene
fonte di luce e metafora di libertà. Il Console è appositamente venuto a vedere l’opera
di persona, si è complimentato
a lungo con gli autori per l’idea
e si è commosso ricordando la
sua giovinezza e la sua lotta
insieme a Mandela. La lampada, infatti, ripercorre proprio
come una linea del tempo la
lotta: le fasi di libertà/speranza si risolvono nell’uso del
bianco o del rovere, e nell’apertura e chiusura degli anelli. Apartheid si erge maestosa
e verticale nello spazio, pare
cadere dal cielo: il nero degli
anelli porta con sé immagini
di oppressione, lutti, avversità.
Improvvisamente, un anello si
apre a simbolo dell’inizio della
lotta del leader africano. Qui,
il legno laccato lucido predomina sul rovere cenere. Combattimenti, violenze; Mandela
viene arrestato: la catena diviene nuovamente nera. Solo
nell’ultimo tratto con la fine
dell’apartheid e la sua liberazione la catena si spezza e si
fa opera luminosa.
Contatti:
Valentina e Riccardo Sartori
Mail. [email protected]
www.lacrimedarte.com
Tel 0376 849449
19
Alta Val Venosta
dott.ssa Francesca Lugoboni
Aspettando l’estate…
L’alta Val Venosta costituisce
un festival della diversità, in cui
splendidi paesaggi e bellezze
austere si mescolano alla perfezione in quella che è la valle
più orientale dell’Alto Adige.
Insieme al vecchio campanile
di Curon che emerge dalle acque del lago di Resia, il massiccio dell’Ortles, con i suoi tremila metri, è la cima più elevata
della regione, simbolo della
Val Venosta, nelle cui vallate il
paesaggio è caratterizzato da
ampie distese coltivate a mele
e viti, mentre sui pendii sono
presenti orti e albicocchi in fiore.
Questa regione turistica rappresenta un vero e proprio
paradiso per famiglie tutto il
tempo dell’anno, ma con l’arrivo della bella stagione, è possibile ammirare la splendida
natura circostante e toccare
luoghi di rara bellezza, in parte inseriti nel Parco Nazionale
dello Stelvio. Sono circa duecento i Km percorribili a piedi
e, grazie ai numerosi
impianti di risalita, si
possono agevolmente
raggiungere i tracciati in alta quota e le vie
ferrate. Per vivere da
vicino la natura in alta
Val Venosta basta dunque mettersi in movimento, camminando
lungo gli antichi canali
d’irrigazione
oppure
investendo maggiori
energie per raggiungere la vetta e ammirare
le Alpi dell’Ortles.
Diversi sono gli abitati
che costituiscono questa valle e che meritano una visita, a partire
dal piccolo borgo di
Glorenza, dove il tempo
sembra essersi ferma-
to al XVI secolo dentro le sue
mura, ben conservatesi con le
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intatte porte-torri ed i quattro
torrioni circolari, le cui coperture a punta richiamano alla
mente i castelli delle fiabe.
C’è poi Malles, la “capitale”
della valle, roccaforte vescovile
opposta alla filoimperiale, appena citata, Glorenza. Chi vi giungeva
la riconosceva facilmente dalle cinque torri che ancora oggi ne coronano
il profilo.
Proseguendo
a
nord,
incontriamo Burgusio, il cui
monumento più insigne non si trova
in paese, bensì ai
piedi del bosco sovrastante: l’abbazia di Monte Maria,
il bianco convento
benedettino
col-
locato alla maggior altitudine
d’Europa, nel cui tratto più antico sono state allestite alcune
sale d’esposizione che raccontano la vita quotidiana dei monaci, improntata sul motto “ora
et labora”.
Raggiungendo infine l’estremo confine austriaco, visitiamo Curon, famoso per il campanile
che spunta dal lago
artificiale di Resia.
Le acque dell’invaso, creato alla metà
degli anni cinquanta, hanno sommerso, infatti, l’antico
nucleo dell’abitato,
compresa la trecentesca parrocchiale cui era annessa la torre campanaria.
Chi
desiderasse
dunque immergersi
in un mondo diverso, senza dubbio dovrà scegliere l’alta Val Venosta, cui fa da
cornice uno scenario montano
che ha pochi eguali nell’intero
arco alpino.
21
Quattro bagole
- Ciao!
- Dove corri?
- Vado a festeggiare i 200 anni dei Carabinieri….
- Mah… non ricordo un carabiniere così vecchio…
- Ma no, è l’Arma dei Carabinieri che compie 200
anni!
- Così tanti?
- Due secoli di storia non sono pochi…
- Forse è per questo che è l’istituzione più amata da tutti…
- O forse è anche perché ha saputo farsi amare
e rispettare. In fondo, quando sei in difficoltà,
chi chiami? I Carabinieri…
- Perciò la chiamano “la benemerita” no?
- Ma tu te li ricordi i carabinieri che ci sono stati
da noi?
- Come no…!?!? Non ti ricordi il maresciallo
Francesco Lugoboni? Era un’istituzione a Guidizzolo. C’è stato tanti anni… c’era ancora quando la caserma era in via Solferino, all’angolo
con via Circonvallazione…
- Già, poi c’è stato il maresciallo Francesco
Piazzola…
- E poi Vincenzo Pulcrano…
- E poi Graziano Dominici…
- Senza dimenticare due carabinieri “storici”:
Bruno Bassoli e Serafino Bertuzzo…
- Tutte brave persone, prima che servitori dello
Stato…
- Già, di carabinieri ce ne sono stati tanti, impossibile ricordarli tutti…
- Poi è arrivato lui…
- Lui chi?
- Come chi? Mario Fierro, no?
- Ah beh, lui sì che...
22
- Che?
- Che ne avrebbe da raccontare! Ci ha fatto quasi trent’anni di carriera a Guidizzolo!
- È vero! È arrivato che era un ragazzo ed è andato in pensione qui da noi…
- Credo che per tanti ragazzi sia un po’ l’icona
del carabiniere…
- Purtroppo non è riuscito, prima di andare in
pensione, ad avere la soddisfazione della caserma nuova…
- Non si può avere tutto dalla vita… di sicuro ha
la riconoscenza della nostra gente…
- Già, poi in questi tempi di crisi, è difficile pensare di realizzare una caserma nuova…
- Tanto più che ogni tanto si sente qualche sparata…
- Del tipo?
- Del tipo eliminare qualche caserma, se non
addirittura eliminare l’Arma…
- Ma non diciamo stupidaggini… se c’è ancora
un’istituzione credibile, sono i Carabinieri!
- È vero!
- Vedrai… per 200 anni hanno resistito a tante
intemperie… ci saranno sempre…
- Beh, comunque dobbiamo ricordare ancora un
paio di persone…
- Cioè?
- Il capitano Giovanni Pillitteri ed il nuovo maresciallo, Massimiliano Batisti…
- Buon anniversario a tutti!
- Te salude!
lucidità, utile alla ricerca di una
soluzione.
Una ricerca del 2011 di Manfredi e collaboratori sostiene che
questa tendenza, però, abbia
origine già dalla più tenera età.
Sembrerebbe che la tendenza a
rimuginare nasca dall’unione di
un temperamento già piuttosto
timoroso del bambino e di genitori particolarmente apprensivi, iperprotettivi o invadenti.
Un genitore che si comporta in
modo particolarmente apprensivo facilita il bambino ad imparare ad essere eccessivamente
preoccupato riguardo ciò che di
negativo può accadere in futuro o come conseguenza delle
proprie scelte, favorendo anche una certa bassa autostima, inoltre, il genitore che fa le
scelte al posto del bambino riguardo la sua vita non permette
a quest’ultimo di allenarsi ad
esplorare, fare scelte e sbagliare. Ovviamente tutto questo
nasce dall’amore per il figlio,
nemmeno se ne vuole discutere, però sembrerebbe avere
delle sostanziali ricadute sulle
generali tendenze di comportamento del piccolo.
Imparare a sbagliare, invece,
è fondamentale per costruire personali criteri decisionali
e se avviene in un periodo di
vita in cui si è comunque tutelati dall’azione riparatoria dei
genitori, che possono limitare
i danni, avrà chiaramente conseguenze meno dannose.
Sembrerebbe, quindi, che la
tendenza a rimuginare nasca
in questi bimbi che attendono
che i genitori li proteggano o risolvano loro le difficoltà; il vero
problema si nota in età adulta,
quando questi ex-bimbi sono
cresciuti e si sentono chiamati
a risolvere le difficoltà da soli,
ma non hanno imparato a farlo
in passato.
MULTIMARCA
23
Dott.ssa Giulia Stuani
Alcune persone si definiscono
da sole “persone che rimuginano” spesso aggiungendo e notando una certa colpa in questa
loro tendenza.
Rimuginare è quell’atteggiamento per il quale si pensa e
si ripensa a ciò che sarebbe
opportuno fare in una certa situazione, ma alla fin fine, non
si agisce, non si riesce a prendere una decisione in merito.
Potrebbero essere molte le
spiegazioni per cui ci si comporta così, cosa che peraltro
è successa almeno una volta
a tutti noi; a volte capita perché aspettiamo di sentirci più
sicuri, oppure succede perché
vogliamo prenderci maggior
tempo per analizzare la situazione da risolvere. Il fatto, però,
è che, comunque, più passa il
tempo e più cresce uno stato
d’ansia che ci mette ancora di
più in una condizione di colpa e
di preoccupazione, togliendoci
Psicologia
La tendenza a rimuginare
Ultime lettere di Jacopo Ortis
La nostra storia tra le pagine di Foscolo
24
dott.ssa Francesca Pesci
Letteratura
arte &
dintorni
La storia della letteratura è affascinante perchè è storia ed è
letteratura.
È una galoppata attraverso i
secoli, che ci permette di vedere con uno sguardo ampio,
poetico, disteso, il panorama
storico del nostro Paese. E chi
ci accompagna in questa cavalcata sono gli autori e i poeti,
con le loro sensibilità intense e
profonde.
Un uomo non è mai svincolato
dal contesto in cui si trova a vivere; e questo vale ovviamente
anche per un autore che, nel
momento in cui compone, dipinge o scrive, respira l’aria del
suo tempo e delle sue terre.
In alcuni autori questo legame
con il contesto storico-geografico resta implicito, mascherato e lavora in modo sotterraneo, come un fiume carsico.
In altri autori, il legame con il
proprio tempo è invece molto
evidente. Ugo Foscolo è uno di
questi: egli infatti proietta nella
finzione della produzione artistica la propria realtà e la propria storia.
Niccolò Foscolo (Ugo fu un
nome assunto più tardi dal poeta) nacque nel 1778 a Zante,
una delle isole Ionie, possedimento della Repubblica Veneta. A quindici anni, nel 1793,
si trasferì a Venezia. Qui entrò
in contatto con i princìpi della
Rivoluzione Francese e ne rimase entusiasta, assumendo
posizioni fortemente libertarie. In seguito si arruolò nelle
truppe napoleoniche della Repubblica Cisalpina e pubblicò
un’ode “A Bonaparte liberatore”, in cui esaltava il generale francese come portatore di
libertà. Foscolo è un uomo del
suo tempo, che respira, come
molti a quell’epoca, il desiderio
di cambiamento e la speranza
di una liberazione.
Arrivò però ben presto un’amara presa di coscienza: il trattato
di Campoformio con cui Napoleone, nel 1797, cedette la Repubblica veneta all’Austria.
Ancora Foscolo si rivela uomo
del suo tempo, che respira, ora,
la disillusione. Il “tradimento”
di Napoleone fu un trauma che
segnò profondamente l’esperienza di Foscolo, cancellando
tutte le sue speranze politiche.
La prima opera importante di
Foscolo fu “Ultime lettere di Jacopo Ortis”, un romanzo epistolare. Attraverso varie lettere si
ricostruisce la storia di Jacopo,
un giovane patriota che, dopo
la cessione di Venezia all’Austria col trattato di Campoformio, si rifugia sui colli Euganei
per sfuggire alle persecuzioni.
Qui si innamora di Teresa, ma
il suo è un amore impossibile.
Così, la disperazione amorosa
e politica lo spingeranno fino al
suicidio.
Dietro Ortis c’è ovviamente l’Italia dell’età napoleonica e, in
particolare, ci sono tutti i sentimenti dell’autore, soprattutto quella delusione dovuta al
vedere tradite le speranze patriottiche e democratiche.
Nella lettera di apertura del romanzo, il giovane Jacopo scrive:
“Il sacrificio della patria nostra
è consumato: tutto è perduto; e
la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per
piangere le nostre sciagure, e
la nostra infamia. Il mio nome
è nella lista di proscrizione, lo
so: ma vuoi tu ch’io per salvarmi da chi m’opprime mi commetta a chi mi ha tradito?”. Il
romanzo è quasi un’autobiografia spirituale di Foscolo, con
questa drammatica scelta tra
un potere che opprime (gli Austriaci) e un potere che tradisce
ogni promessa e speranza (Napoleone).
La letteratura canta la vita e celebra la storia. La grande storia
si innesta sulle piccole storie
e ne condiziona gli esiti. Affascinante è sfogliare le pagine
della nostra storia, non su sussidiari o manuali, ma nei sentimenti di un uomo che scrive la
sua personalissima storia.
Sogni di Sangue
arte &
dintorni
25
di Marta Leali
capannoni abbandonati e problemi ecologici.
In questo contesto tutto sommato realistico,
s’innesta la nota surreale del racconto. Tra la
refurtiva Enoch trova un ciondolo al cui interno
vi è inciso un coccodrillo; questo gioiello lo fa
mutare in quella stessa creatura. Grazie alla
metamorfosi riesce a vendicarsi dei soprusi di
Alex e, tra il timore e la gioia più pura, vive nel
corpo dell’animale molto più piacevolmente di
quanto non faccia nel proprio.
Devo fare qualche annotazione negativa, che
di per sé non toglie il piacere del racconto,
se lo s’ignora: la titolazione dei capitoli è
ridicola, certo ne anticipa il contenuto, ma
ritengo sarebbe stato meglio un semplice
numero. Poco originale è l’abitazione di Enoch
e Dorotea: una casa antica, oscura, decadente,
con mobili pesanti che nascondono camere
segrete, soffocante e poco adatta a un bambino
con problemi di deambulazione ma perfetta
per un’aspirante strega-sacerdotessa come
Dorotea. Decisamente un cliché non da poco.
La presenza negli ultimi capitoli
del personaggio di Rebecca, una
pseudo hippie che si descrive
come una “consulente, esperta di
cultura e tradizioni gitane”, che
aiuta la polizia, a cui si permette
di dare quelli che somigliano più a
ordini che a suggerimenti, e che,
diciamolo pure, pare schernire le
capacità intellettuali dei poliziotti
che la circondano. E’ lei infatti a
risolvere il caso con una facilità
che ha del superficiale.
Una volta chiuso il racconto vi
sono ancora delle domande a cui
rispondere: in generale il finale
aperto non mi dispiace, ma in
questo caso avrei preferito più
completezza.
Recensioni
“Sogni di sangue” di Lorenza Ghinelli, oltre
al titolo palesemente accattivante, è scritto
in modo efficace e preciso, nonostante le
atmosfere surreali, il linguaggio dei personaggi
risulta realistico. 124 pagine di rapida e piacevole
lettura.
Il protagonista è Enoch, un ragazzino con
problemi alle articolazioni, per questo costretto
dalla madre a indossare tutori di metallo che lo
rendono la vittima ideale per i compagni di classe
(si scoprirà infatti che vi sono cure alternative
meno debilitanti socialmente ed emotivamente),
in particolare del bulletto Alex e dei suoi amici
Gino e Francesca. Un pomeriggio, mentre Enoch
tenta di sfuggire dalle grinfie di Alex senza
riuscirvi, i quattro ragazzi trovano un tesoro: dei
reperti archeologici trafugati da un sito egizio.
Quando Enoch riesce a sfuggire alla violenza
del gruppo di bulli e torna a casa, l’atmosfera
inquietante sopraggiunge: la madre, Dorotea, è
una donna con la passione per l’occultismo e la
pulizia. Una persona ossessionata dalla ritualità,
quasi folle nella sua severità e rigidità verso il
figlio.
Un racconto dai cenni psicosociali molto spiccati:
Alex è un adolescente aggressivo, violento, che
vuole essere pericoloso e dimostrare di poter
fare del male sia a chi è più debole di lui, sia a chi
gli sta vicino.
Gino, la figura a parer mio più interessante, è
un adolescente quasi abbandonato a se stesso:
mostra una buona dose di umanità prendendosi
cura della nonna costretta a letto da una paresi
causata da un ictus e, al medesimo tempo,
possiede una certa crudeltà descrivendo la
madre come una prostituta che mira solo a
ricostruirsi una vita e trascura tutto il resto.
Ghinelli, descrivendo oggettivamente l’ambiente
di periferia di un paese non specificato, riesce a
raccontare la storia di un degrado ambientale e
sociale che si potrebbe verificare ovunque, tra
arte &
dintorni
Viaggio nella memoria
Si è inaugurata il 19 aprile 2014 la mostra personale del pittore Franco Bassignani,
“ Viaggio nella memoria”, al MuVi (Galleria Civica d’Arte Contemporanea) a Viadana.
“Bassignani è artista ancorato
ai solidi valori del mestiere dalle radici antiche, consapevole
che l’arte è un dono e, contemporaneamente, una disciplina
che impegna in uno sforzo di
miglioramento continuo.
Attraverso tale consapevolezza
l’artista è diventato un caposcuola, capace di orientare, di
trasmettere il suo linguaggio,
com’era del resto consueto
una volta, quando la bottega
era anche confronto tra l’arte
e la realtà, tra capacità tecnica
e temi ed oggetti del quotidiano. Come non pensare a quella
sua officina calcografica che ha
prodotto – quasi in una sorta di
fucina – elaborazioni grafiche
complesse e raffinate, un’officina che è stata , e continua
ad essere, luogo di lavoro e di
confronto con gli altri, spazio
naturale per rapportarsi con un
magistero di qualità? Da alcuni
anni Bassignani sperimenta in una dimensione di coerenza
e di contestualizzazione con la
contemporaneità – un’antica e
celebrata tecnica decorativa:
l’affresco, o buon fresco, come
si diceva un tempo. Su sottili
strati di arriccio ancora bagnato
– steso su opportuni supporti –
l’artista dipinge assecondando
i tempi che la reazione chimi-
26
ca della calce pretende. I suoi
segni emergono sempre più
traboccanti dall’archivio felice
della sua memoria, dal mondo
lontano, e mai smarrito della
sua giovinezza. La tecnica che
più volte ha dato vita alla grande
arte occidentale, serve al pittore per raccontarsi, per rivelare
ricordi e sentimenti. I risultati sono suggestivi e intriganti.
Ma ciò che conta è che, ancora
una volta, l’uomo si rivela pari
all’artista: legge le situazioni, le
indaga, le trasferisce colme di
significati e di messaggi.
Le immagini raccontano di sé
ma parlano anche dell’artista
che, nel tracciarle sulla superficie, scava dentro se stesso per
scoprire e di volta riscoprire se
stesso” (Pedrazzoli).
Ogni vibrazione grafica è commisurata alla consistenza delle
stesure cromatiche, il paesaggio dondola su se stesso evocando gli scarabocchi sorprendenti dell’infanzia, ma anche
vapori luminosi e cangianze
che fanno pensare a favole velate di blù (La notte e il sogno).
Alla luce notturna sono dedicati
molti dipinti immaginati come
luoghi d’incontro tra punti lontani, elementi smarriti nel vuoto
astrale, presenze inafferrabili
che sconfinano oltre la “collina
dei sogni”Voli leggeri e improvvisi spostamenti descrivono
traiettorie ambivalenti, sguardi
trasversali liberi di smarrirsi,
riverberi di fantasie che lambiscono una “casa blù” immersa
nella lucincantata, con poche
tracce di rosso.
L’emozione del segno graffia la
superficie con minimi affioramenti, quanto basta a trasmettere al lettore l’intuizione di
spiragli percorribili, riflessi di
pensieri che salgono e scendono rovesciando ogni parametro
gravitazionale e ogni garanzia
prospettica. Tra le molteplici
direzioni osservate “vagando
sulla collina” la visione frontale
si dilata, alcune parti piombano
dall’alto, dettagli di case sbucano da un lato, altre tracce figurali si affacciano in bilico sul
margine opposto. Lo sguardo
dell’artista si muove su tutti i
fronti seguendo i percorsi circolari della mente, non si arrende ai flussi della materia
corporea, ama nutrirsi di luce e
stare immerso nelle armoniose
variazioni del giallo che producono effetti d’espansione.
In altri paesaggi, Bassignani
prosegue il viaggio verso le antinomie della luce e dell’ombra
attraverso sentieri delineati e
scalfiti sulla pelle della superficie; essi sembrano scale immaginarie per salire verso il cielo
infinito, percorsi senza fine che
svaniscono nel chiarore indefinibile dell’oltre” (Cerritelli)
Un’interminabile “Viaggio nella
memoria”, nel percorso, come
raramente capita, l’artista ha
allestito, nei locali della mostra, anche il laboratorio che
ha accolto classi di studenti per
dimostrazioni pratiche sul processo e la stampa delle incisioni.
Il cinema italiano fa scuola
nel mondo
élite hollywoodiana: il regista
romano, aveva optato per un
genere in declino nell’America
degli anni ‘60, il Western, filone
che aveva fatto la fortuna della
prima Hollywood. Con capolavori stile spaghetti-western, su
tutti “Per un pugno di dollari
(‘64) o “C’era una volta il West”
(‘68), aveva creato un innovativo
stile visivo e un uso della profondità di campo che ispirarono
generazioni successive di registi: da Sam Peckinpah a Martin
Scorsese, da Brian De Palma a
Quentin Tarantino e Clint Eastwood.
Senza dimenticare lo straordinario amore di tutto il mondo
cinematografico per Federico
Fellini, premiato con 4 Oscar
per altrettanti capolavori, più
quello conferitogli alla carriera
nel 1993, ennesima testimonianza della sua grandiosità.
Non possono certamente essere tralasciati altri grandi maestri che hanno dato lustro al
nostro cinema: Bernardo Bertolucci, Michelangelo Antonioni
e Giuseppe Tornatore, per citarne alcuni.
Grandi autori per opere indelebili che hanno segnato il mondo
della settima arte.
arte &
dintorni
27
di Luca Ghizzi
talia appena uscita dalle tragiche esperienze del conflitto.
Nasce il Neorealismo, che vede
tra i maggiori protagonisti Roberto Rossellini, autore di meraviglie come “Roma, città
aperta” del 1945 e “Paisà” l’anno successivo.
Negli stessi anni, il binomio Vittorio De Sica-Cesare Zavattini
produce perle straordinarie:
“Sciuscià” (‘46) e soprattutto
il loro capolavoro assoluto del
1948 “Ladri di biciclette”.
Questo stile nuovo, asciutto e
quasi distaccato, che conferiva
un elevato grado di verosimiglianza tra mondo reale e finzione cinematografica, non poteva
certamente passare inosservato, portando grandi registi europei e americani a fare i conti
con una visione della vita priva
di quegli abbellimenti stilistici che furoreggiavano in quegli
anni; e proprio sotto l’influenza
del nuovo filone, registi come
Billy Wilder, Haward Hawks e
Orson Welles si convinsero che
il cinema doveva abbandonare
quell’ossessiva esuberanza romantica, orientando invece la
cinepresa nelle “strade”, parlando di quel collasso sociale
che attanagliava le generazioni
dell’epoca.
Anche Sergio Leone paradossalmente diede una lezione alla
Cinema
Prendendo spunto dal recente
Oscar come Miglior Film Straniero consegnato a Paolo Sorrentino per La grande bellezza,
volevo soffermarmi sul significativo contributo che il cinema
italiano ha dato alla storia del
cinema mondiale.
Non è solo una questione di
numeri, non sono certo le 13
statuette conquistate dall’Italia
come Miglior Film Straniero, e
nemmeno le 75 complessivamente ottenute in tutte le principali categorie, è l’aspetto qualitativo che deve essere preso in
considerazione.
Il primo dei grandi registi hollywoodiani è stato David W.
Griffith, che nel 1916 dirige
“Intollerance”, un kolossal di
grande impatto, che per sua
stessa ammissione, si ispirava
al lavoro di un regista italiano,
Giovanni Pastrone, il quale nel
1914 con “Cabiria” inaugura il
filone italiano di grandi produzioni. Dunque, già nei primissimi anni di vita di quest’arte, i
nostri modelli facevano scuola
oltreoceano.
Ma è soprattutto il secondo
dopoguerra ad aprirsi a livello
mondiale nel segno del cinema di casa, dove trova la sua
espressione migliore con una
serie di capolavori che seppero
descrivere magistralmente l’I-
L’esercito di San Giacomo
Recensioni
Prof. Giovanni Zangobbi
arte &
dintorni
Cento anni fa iniziava la Prima
Guerra Mondiale, la più catastrofica fra quelle combattute
nel secolo scorso; basti pensare che il numero dei soldati
morti è stato pari al totale complessivo delle vittime di tutti i
conflitti combattuti nei 150 anni
precedenti. L’Italia, come ben
sappiamo, dopo avere rovesciato le alleanze, entrò in guerra il
24 maggio 1915, a fianco delle
potenze della Triplice Intesa.
Stiamo assistendo, pertanto,
vista la grandiosità e la complessità dell’evento, alla preparazione adeguata di una serie di
iniziative, anche editoriali.
Questo libro di Maria Vittoria
Adami ha, per così dire, anticipato i tempi. Pubblicato per i
tipi de “Il Poligrafo”, casa editrice in Padova, nel 2007, è
l’approfondimento della Tesi di
laurea discussa nel 2003. Come
ci ricorda Bruna Bianchi nella
Presentazione: “Il volume aggiunge un tassello importante
al quadro dell’internamento negli ospedali psichiatrici che nel
corso della guerra si trovavano
a ridosso del fronte”. E questo,
perché il testo tratta di un esercito un po’ particolare: i soldati
accolti nell’Ospedale Psichiatrico Provinciale San Giacomo
di Tomba, a Verona.
Se dovessimo pensare alla Prima Guerra basandoci sul Bollettino della Vittoria del generale Armando Diaz, oppure sul-
la iconografia dei monumenti
innalzati in ricordo e omaggio
ai Caduti, in tutta Italia, negli
anni immediatamente successivi, saremmo portati a pensare
con la retorica di quegli anni: ai
“campi della gloria”, ai “radiosi
destini”, all’ eroismo eterno dei
soldati, ecc. ecc. ecc.
Maria Vittoria Adami, invece,
ci presenta in modo dettagliato una ben diversa realtà: le
devastanti conseguenze che la
guerra di trincea ha provocato
sulla psiche di moltissimi soldati.
È la stessa autrice, nell’Introduzione, a presentarci il contenuto del libro. Afferma, infatti: “Il
primo capitolo affronta il tema
delle nevrosi di guerra da un
punto di vista clinico; il secondo
capitolo invece si sofferma sulle esperienze di vita dei solda-
ti, sui loro pensieri e sulle loro
concezioni, così come emergevano dalle anamnesi e dalle
loro lettere. Nel terzo capitolo
ho focalizzato l’attenzione sui
casi particolari, sugli episodi di
autolesionismo, sui pochi casi
certi di simulazione, alquanto
ardua da stabilire con certezza,
sulle diserzioni e sui comportamenti dei ricoverati in base agli
incartamenti processuali”.
L’intento è stato quello di: “Dare
voce ai soldati, di liberare dalla polvere lettere mai spedite,
pensieri formulati sotto forma
di idee deliranti e di ridare il
nome a chi fu privato dell’identità”. Conclude affermando: “Li
ho chiamati per nome per far
rivivere un’identità sepolta affinché la storia di ciascuno di
loro non sia una tra le tante,
ma la loro storia, e non si per-
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SERVIZIO GRU
da nell’anonimato, giacché per
loro non ci furono braccia attorno al collo, né medaglie sul
cuore”.
Nelle pagine, frutto di un lungo
lavoro di ricerca negli archivi dell’Ospedale, emergono le
storie di soldati, spesso semianalfabeti, che, dopo aver lasciato la famiglia e il lavoro, arrivano a combattere una guerra di trincea, definita “spossante, alienante e sporca”, “fatta
di fango e carne, di sangue e
pioggia, di caldo e freddo assiderante”.
Nel volume di 280 pagine, dopo
le Conclusioni dell’Autrice, abbiamo due importanti
Appendici: una di Lettere Dai Soldati A Famiglie, Direttore, Superiori, Amici; un’altra
Iconografica con tante
riproduzioni fotografiche di documenti cartacei.
Altri documenti, unitamente a tabelle e
grafici esplicativi, sono
presenti nei capitoli
del libro e permettono
al lettore un immediato approccio e una precisa conoscenza della
situazione psichiatrica
dei soldati ricoverati in Ospedale.
La Bibliografia e l’Indice dei
nomi chiudono la pubblicazione.
Nelle diverse pagine ci viene
presentata anche la situazione
medico sanitaria e l’opera del
personale addetto alla cura dei
malati, in modo particolare la
figura del dottor Aleardo Salerni che mai si piegò alle sollecitazioni delle Autorità militari
affinché fosse dimessa un’alta
percentuale di uomini recuperabili al servizio attivo.
Maria Vittoria Adami con questo libro, dedicato “ai miei soldati”, in modo chiaro e anche
appassionato, con precisione
scientifica ma al tempo stesso divulgativa, ci mette davanti
una storia fatta di uomini, spesso di poveri uomini; storia che
ci coinvolge e, perché no, ci
commuove.
Nel panorama di tante pubblicazioni sulla Grande Guerra,
spesso stracolme di retorica,
eccone una che ci mostra la
guerra, nella sua drammaticità,
da un altro punto di vista.
L’Esercito Di San Giacomo è un
libro che consiglio vivamente;
tutti gli appassionati di storia
della Prima Guerra Mondiale
dovrebbero leggerlo.
Maria Vittoria Adami, L’esercito
di San Giacomo, 2007.
Illustrazioni:
Ospedale Psichiatrico Provinciale San Giacomo di Tomba, a Verona
Due disegni eseguiti da soldati
Lapide con i caduti guidizzolesi
29
È successo quattro secoli fa
prof. Massimo Marocchi
La nostra storia
arte &
dintorni
La storia delle genti non è fatta solo di guerre, battaglie ed eroi, ma anche di vicende umane, di
vita vissuta nella quotidianità del borgo, vicende che emergono dall’anonimato grazie alla paziente e
meticolosa ricerca condotta da storici appassionati quali il prof. Marocchi.
Scorrendo questi brani, queste testimonianze, scopriamo non senza meraviglia che molte cose sono
rimaste uguali: dall’insofferenza verso i potenti al fastidio delle tasse, dagli infortuni sul lavoro alla
litigiosità per motivi di interesse, pur dopo secoli e secoli niente di nuovo sotto il nostro cielo.
I brani proposti riguardano il nostro territorio, intendendo come tale sia Guidizzolo che i paesi limitrofi.
Il vescovo di Brescia ha minacciato
la comunità di Medole di interdire la
celebrazione della messa perché non hanno
ottemperato alla prescrizione di ampliare
la chiesa, come richiesto dal cardinal
Borromeo.
Marmirolo, 2 agosto 1588, il duca
Vincenzo al vescovo Brumano, (AG b,
2151, c. 423)
“Il commune et huomini di Medoli, nostri
sudditi, se bene per lo spirituale sono
sottoposti al vescovo di Brescia, ci hanno
fatto sapere essere loro stata interdetta
la messa per non haver essi, conforme
all’ordine del già signor cardinale
Borromeo, aggrandita la loro chiesa
parochiale, cosa ch’essi non hanno modo
di poter fare per ritrovarsi con molti
debiti, così il commune come i particolari,
et presso che ruvinati quest’anno da
una grandissima tempesta, senza che
detta loro chiesa dicono essere molto
ben capace et commoda. Onde noi non
vogliamo mancare loro di quel favore
che possiamo, per ciò farete ufficio in
nome nostro colla congregatione de
signori cardinali deputata a ciò, affine
che detti huomini non vengano senza
necessità né commodità aggravati a
spendere hora alcune centinaia di scudi,
che sarebbe la loro estrema ruvina..
Ignobile baruffa davanti ad un ambasciatore.
Un ambasciatore della Repubblica di
Venezia, di passaggio a Guidizzolo, si è
fermato all’osteria ed ha chiesto all’oste
Paolo Villani due cavalli per spedire delle
staffette. Due figli di Paolo Mutelli, oste prima
del Villani, sono intervenuti sostenendo che
30
TEL. 329-7216735, Via Veneto 20/22, Guidizzolo (Mn)
a loro spettava fornire i cavalli perché titolari
in esclusiva del servizio. Ne è seguito un
battibecco che è presto degenerato in uno
spettacolo indecoroso, condito di bestemmie
e minacce.
Guidizzolo, 9 gennaio 1617, Ottavio Vicert,
commissario, a destinatario ignoto, (AG
b. 2737,
c. 254)
“Ritrovandosi fermato nell’hostaria di
Guidezzuolo lune prossimo passato che
fu alli 9 del corente, un imbassatore della
Serenissima Repubblica di Venetia per
spedir due staffette in duoi luoghi, havendo
detto signor trattato con Pavolo Villano,
hora hosto, acciò dasse duoi cavalli per
spedir dette staffette, sopravenero duoi
figlioli di Pavolo Mutello, già hosto, quali,
asserendo loro di haver la posta et che
a luoro tocca dar cavalli da posta, dove
contrastando con detto Pavolo, hora
hosto, gli dissero parolle ingiuriose et
gli diedero una mentita et altre parolle
disoneste et biasteme hereticali alla
presentia di detto signor imbassatore et
mia, dove, sentendo tali esorbitanze, ho
fatto mettere prigione un Nicolò figliolo di
detto Pavolo Mutello hosto, qual mando
alle prigioni di Mantova, et ne dò parte
al molto illustre capitano di Giustitia
di Mantova et all’illustrissimo signor
generale, acciò tale temerario riporti
il castigo conforme alli suoi demeriti
et ho ancora datto ordine che sia posto
prigione Giacomo, fratello di detto Nicolò,
per haver detto che voleva amazzar detto
Pavolo Villano, hora hosto, alla presentia
di detto signore et mia...”
Crespelle con formaggi
ed erbette
Ingredienti
Ricette
Per la sfoglia:
1/2 litro latte
200 g farina
2 uova
sale q.b.
Ripieno:
125 g erbette
200 g prosciutto
cotto
60 g ricotta
100 g fontina
Besciamella q.b.
Procedimento
Per la sfoglia:
Impastare il tutto finché l’impasto sarà liscio (senza grumi, altrimenti filtrare, con un colino) e
creare delle crespelle sottili.
Per il ripieno:
Spalmare sulla crespella uno strato di besciamella in precedenza unito al prosciutto tritato e
alla fontina; dopo aver tritato le erbette insieme alla ricotta porne una noce sopra la besciamella
per poi piegare la crespella a piacere (arrotolata o a portafoglio). Nappare con poca besciamella
e qualche fiocchetto di burro prima di gratinare al forno per 10 minuti a 180/200°.
Vini consigliati:
Monte Volpe; bianco delle Cantine "Franco Bertagna" di Bande
di Cavriana
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a cura di Donatella Lusenti
per 4 persone
GRUPPO MICOLOGICO NATURALISTICO
“COLLI MORENICI”
Sede: Ristorante “La Baita” Campagnolo di Cavriana MN - Notiziario a cura di Giorgio Arienti
Corso di micologia 2014
Si è da poco concluso il 19° Corso
di Micologia, da anni importante
appuntamento per gli appassionati che vogliono avvicinarsi
o approfondire le proprie conoscenze sul fantastico mondo dei
funghi. Gli obiettivi del corso
sono di fornire nozioni per il riconoscimento dei principali generi
raccolti e consumati, dare informazioni comportamentali necessarie a sviluppare una coscienza
ecologica che porti al rispetto
della natura, e da ultimo porre
un’attenzione particolare a tutto
ciò che può prevenire incidenti
causati dal consumo di specie
tossiche. Quando entriamo nel
bosco, ci troviamo di fronte a
centinaia di funghi che all’occhio
di un inesperto possono sembrare molto simili, è importante quindi conoscere quelle che
sono le caratteristiche del fungo
che vogliamo cercare e una volta
trovato controllare che tali carat-
teri siano presenti, solo così non
si corre il rischio di mettere nel
cesto funghi diversi e magari non
mangerecci. L’habitat di crescita
dei funghi è un ecosistema molto delicato che noi dobbiamo rispettare, ma, sempre più spesso,
nei boschi, si assiste al degrado
provocato dall’uomo che oltre ad
abbandonare rifiuti, distrugge
gratuitamente le specie fungine
cui non è interessato e raccoglie
in modo maldestro quelle ricercate non rendendosi conto che
tale comportamento è spesso la
causa principale del rarefarsi di
alcuni funghi. Andar per funghi
spesso diventa una piccola avventura; una volta arrivati si vive
una sorte di caccia al tesoro, ma
come ci si dovrebbe comportare
nel bosco? Come e dove cercare
queste prelibatezze? Una volta riempito il cesto siamo certi
di non aver raccolto funghi non
commestibili o ancor peggio,
nella frenesia di batter il record
di raccolta, non si sia preso un
fungo molto simile a quello ricercato ma in realtà tossico? Quando arriviamo a casa, come pulire,
cucinare o conservare i funghi?
Questi sono stati alcuni degli argomenti trattati nel nostro corso proprio per far acquisire una
maggior coscienza di ciò che si
sta per fare onde evitare spiacevoli incidenti. Il corso si è svolto
in otto serate e come ogni anno
sono stati molti i partecipanti, un
gruppo molto variegato, uomini,
donne, giovani e meno giovani;
quest’anno per la prima volta
ha partecipato anche il piccolo
Francesco che nonostante la sua
giovane età è sempre stato presente e molto attento. Oltre ad
immagini proiettate e spiegazioni, è stata l’occasione per portare
al circolo le specie raccolte nel
week-end precedente, un modo
per conoscerle dal vivo, e studiare due caratteri importanti che
una fotografia non può dare: l’odore e il sapore; conoscere queste due caratteristiche è un ottimo aiuto per il riconoscimento
delle specie.
La micologia è una materia molto
ampia e con un corso così breve
non si può certo pretendere di diventare esperti, ma ci si auspica
di poter diffondere il giusto modo
per assecondare questa passione. Il presidente dell’associazione Franco Boccazzi da anni lavora per rendere possibile questo e
molti altri incontri, ed è sempre
una sorpresa vedere come l’adesione stia diventando anno dopo
anno sempre più numerosa.
Marinella Gobbi
0376 840494
Apertura:
32
dalle 11.00 - 14 e 16.30 - 22.00
domenica 16.00 - 22.00
Lunedì chiuso
Via Solferino, 66 Guidizzolo MN
ENTE FILARMONICO
Notiziario a cura dell’Ente Filarmonico Guidizzolo
Traguardi raggiunti e nuove sfide
Grande fermento per il nostro
Ente Filarmonico (EFG 1839) in
questa primavera 2014, che, se
da un lato vede il concludersi di
alcune esperienze, dall’altro invece ne cerca e ne crea sempre
di nuove!
Ma andiamo con ordine.
Nel 2013 l’Ente Filarmonico ha realizzato una rassegna
di 5 concerti di musica sacra,
chiamata appunto “Sacre Colline Moreniche”, che l’ha visto
impegnato in diversi appuntamenti.
Nel mese di dicembre a Castiglione delle Stiviere con il coro
dei Piccoli Cantori di Monzambano; a gennaio a Cavriana con
l’Orchestra Sinfonica dei Colli
Morenici dell’Ente Filarmonico
e il Coro Lirico Bergamasco; a
febbraio a Solferino con la nostra banda; in aprile a Guidizzolo con l’Orchestra Sinfonica
dei Colli Morenici dell’Ente Filarmonico e il Coro “Ponchielli”
di Cremona ed infine, di nuovo,
con la nostra banda a maggio a
Volta Mantovana.
Passiamo ad un altro importante riconoscimento ricevuto dal
nostro Ente Filarmonico: il 9
maggio scorso, durante una festa in un noto locale sul lago di
Garda, in occasione del decennale di fondazione della rivista
“Mantova chiama Garda”, il nostro EFG 1839 è stato premiato
per i suoi meriti e l’impegno nel
campo della promozione e divulgazione della musica in tutte
le sue forme ed accezioni, non
ultima la Scuola di Musica fortemente presente e diffusa sul
territorio dell’Alto Mantovano.
Questo riconoscimento è senza
dubbio per l’EFG 1839 motivo di
orgoglio e sprone a fare sempre
meglio!
Parlando proprio della Scuola
di Musica, che si avvia a concludere la propria stagione di
corsi, segnaliamo le date dei
saggi di fine anno: si inizia il
25 maggio nel pomeriggio al
MASeC con il Concerto dell’Orchestra Giovanile; si proseguirà
poi con il saggio di Pianoforte la
sera del 28 maggio curato dalla
maestra Valeria Sinico; un’esibizione sabato 31 maggio alle
10:30 del coro di voci
bianche, del gruppo
di propedeutica e di
un gruppo di percussioni al MASeC riservato agli alunni delle
Scuole Elementari.
Altri saggi di fine
anno raggrupperanno altri strumenti il
3 e 5 giugno a Guidizzolo, il 4 giugno a
Cavriana e il 7 giugno a Volta
Mantovana; conclusione della sessione di saggi sarà il 12
giugno al MASeC con i diversi
gruppi di percussioni.
La Scuola di Musica non dorme
certo sugli allori e visto il successo dell’anno scorso, ha già
in cantiere il Campus Musicale
2014 che si terrà dal 1 al 6 settembre presso la Casa di Beniamino a Cavriana.
Ricordo infine la trasferta a
Vienna che il prossimo 27-2829 giugno vedrà coinvolto il nostro Corpo Bandistico, durante
il quale si esibirà al Castello di
Schönbrunn con uno splendido
repertorio di musiche da film
e di artisti internazionali che
spazierà dal maestro Morricone a Michael Jackson, direi
veramente un appuntamento
imperdibile!
Alessia Ghizzi
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Asilo nido bim bum bam
ORIZZONTI ONLUS è una Cooperativa sociale di tipo “A” nata a Guidizzolo nel
2000 e tra i primi servizi offerti da Orizzonti a Guidizzolo, ci sono quelli rivolti alla
prima infanzia e alle famiglie, in primis l’asilo nido.
L’Asilo Nido è un servizio educativo e sociale per la prima
infanzia che concorre con le
famiglie alla crescita e formazione di bambini in età compresa tra i 3 mesi e i 3 anni.
Il nostro scopo è di favorire,
in stretta collaborazione con
l’opera della famiglia, l’equilibrato sviluppo del bambino e
la sua socializzazione, salvaguardando i diritti e i bisogni
dei bambini attraverso un percorso di formazione, informazione e confronto tra educatori e genitori.
Per questo motivo grande attenzione viene riservata all’aspetto pedagogico ed educativo del servizio.
Le educatrici quotidianamente preparano con cura spazi,
attività, giochi e materiali così
da accogliere al meglio ogni
bambino con le sue caratte-
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ristiche e peculiarità. Tutto
questo senza dimenticare l’attenzione al gruppo, in quanto
la dimensione sociale e della
relazione con i pari è altrettanto fondamentale.
La progettazione annuale
comprende una micro-progettazione per i bambini più piccoli, tesa al raggiungimento
di piccoli obiettivi adatti all’età riguardanti la motricità, la
sensorialità, la cognitività. La
progettazione annuale per i
più grandi, invece, prevede
attività varie mirate alla stimolazione dell’area motoria,
sensoriale, cognitiva e del linguaggio. Durante i mesi estivi
vengono attivati micro-progetti appositamente studiati
in relazione alla stagione.
L’asilo Nido Bim Bum Bam è
stato avviato nel settembre
2009 dopo un
percorso di una
decina di anni
che
l’ha
visto
trasformarsi
da
nido-famiglia
a micronido e
infine ad asilo
Nido. Si trova in
via San Cassiano,
negli spazi che
un tempo accoglievano la
Biblioteca Comunale e che,
dopo un importante intervento
di
ristrutturazione
degli
ambienti avvenuto, grazie alla
collaborazione con il Comune
di Guidizzolo, può accogliere
fino a 25 bambini in spazi
pensati su misura per loro. Le
famiglie possono incontrare
personale
qualificato
e
concordare con le educatrici
una frequenza personalizzata
che risponda al meglio alle
proprie esigenze. La retta
mensile è calcolata sul reddito
Isee della famiglia in base al
quale il Comune di Guidizzolo
contribuisce in percentuali
diverse.
Orizzonti gestisce inoltre il
micronido “Primi Sogni” a Castiglione delle Stiviere in via
Staffolo, che può accogliere
fino a dieci bambini. Situato in
spazi di proprietà del Comune
di Castiglione totalmente nuovi e strutturati ad hoc, garantisce professionalità ed accoglienza alle famiglie.
Per informazioni ci si può recare direttamente all’asilo
nido oppure contattare l’indirizzo di posta elettronica
[email protected]
Fra il divino e l'umano
Elodio Perani
Per supposizioni datarie,
la nascita di Maria a Nazareth,
da Gioacchino e Anna, sarebbe
avvenuta l’8 settembre del 14
a.C. mentre la sua morte nel 47
d.C., all’età di 61 anni.
In Palestina, quando le femmine intorno ai 12 anni passavano dalla pubertà alla fertilità,
non erano più sotto il dominio
paterno ed entravano in quello
sociale cioè nell’età in cui, pur
restando nella propria famiglia,
potevano, o forse dovevano, fidanzarsi.
A questo punto erano già
considerate mogli pur se il matrimonio vero e proprio veniva
riconosciuto ufficialmente dal
rito e dalla convivenza.
Linguisticamente l’aggettivo VERGINE è sinonimo di IN-
G. Dorè, l’annunciazione, xilografia 1866
TATTO, dove “IN” corrisponde a
NON e “TATTO” significa TOCCATO (dal latino TACTUS).
Una spiegazione semplice
che diventa enormemente intricata perché nel Levitico (12,2-4)
leggiamo che Maria dopo quaranta giorni dal parto va al tempio per essere purificata.
Perché era impura se “non
aveva conosciuto uomo?”. L’impurità allora derivava dal parto,
un evento comunque sanguinoso?
Il problema sarebbe a metà
strada fra il divino e l’umano
oppure si dovrebbe pensare che
la verginità di Maria, “post partum” era simbolica?
Se fosse vera la tendenza
docetista secondo cui Gesù,
concepito dallo Spirito Santo,
nell’atto della nascita non aveva corpo fisico, Maria avrebbe
partorito senza sangue rendendo ingiustificata la sua purificazione. D’altra parte si
dimostrerebbe l’incorporabilità di Gesù anche nella sua resurrezione perché la sindone
è stata ritrovata perfettamente
piegata come se non fosse stata
sollevata.
Matteo (1,22-23)
parla della verginità di Maria
rifacendosi ad una profezia di
Isaia (7,14) di otto secoli prima;
Giovanni ignora addirittura il
tema e nemmeno Paolo di Tar-
so, il primo autore cristiano, accenna l’argomento.
Esiste inoltre il problema
dei presunti fratelli di Gesù.
Luca (2,7) dice che Maria diede
alla luce “il suo figlio primogenito” il che farebbe pensare che
ne seguissero altri ma Gerolamo, raffinato intellettuale, precisa che nella Bibbia ebraica il
primo è così chiamato anche se
non ne seguono altri e che nelle
lingue semitiche fratelli e cugini sono chiamati con lo stesso
termine.
Giuseppe Flavio tramanda
che Giacomo, il Minore, primo
vescovo di Gerusalemme, era
fratello di Gesù, affermazione
fatta anche da Eusebio da Cesarea.
Lo stesso Marco parla di
Giovanni e Matteo come fratelli
di Gesù.
Inoltre potrebbero entrare
in argomento probabili figli di
primo letto di Giuseppe dato
che era più vecchio di Maria di
circa venticinque anni e probabilmente vedovo.
E ancora: nel quarto vangelo Gesù morente affida Maria a
Giovanni dicendo “ecco tua madre”.
Ai piedi della croce però non
c’erano fratelli di Gesù.
Un argomento che fa pensare molto.
AI-CGCE
GEL ATER
ELRAIA
TE- R
ICCEARSIT
IA
IA
PAST
P
Via B. Rodella,
Via B.27
Rodella,
- GUIDIZZOLO
27 - GUIDIZZOLO
(MN)
(MN)
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di Caldognetto Angela
orario continuato 8.00 - 18.00
è gradito l’appuntamento cell. 347 4125083
via Vittorio Veneto, 50 - 46040 Guidizzolo MN
35
La nuova scuola dell’infanzia
Guidizzolo intera si è stretta
intorno ai suoi figli più piccoli,
i bambini della scuola dell’infanzia, per inaugurare e consegnare loro il nuovo edificio
scolastico realizzato accanto al
Parco Barriera, oltre le poste e
il MASeC inaugurato lo scorso
primo gennaio. Il corteo aperto
dalla Banda musicale dell’Ente
Filarmonico Guidizzolo e seguito dal gonfalone del Comune e
dai labari delle associazioni, ha
visto i bimbi con i loro genitori partire dalla vecchia scuola,
36
attraversare la centralissima
Via Vittorio Veneto e raggiungere il Parco. Qui la cerimonia ufficiale di consegna della
scuola aperta dai bambini, i
veri protagonisti della giornata, ha ricordato poi il sindaco,
i quali hanno prima cantato la
loro canzoncina ‘Sulle strade di
Guidizzolo’ e poi l’Inno Nazionale con tutto il numerosissimo
pubblico presente. Accanto al
sindaco Sergio Desiderati numerosi ospiti: l’On.le Giovanna Martelli, la vice presidente
provinciale Francesca Zaltieri,
la dirigente scolastica Carla
Lombardi, il comandante della compagnia Carabinieri cap.
Giovanni Pillitteri con il m.llo di
Guidizzolo Massimiliano Batisti, sindaci e assessori di molti
comuni. ‘Porto i saluti del prefetto di Mantova, del presidente
della Provincia e dell’ex sindaco
Carlo Maccari i quali non hanno
potuto essere presenti. Chiedo
a tutti voi un grande applauso
per questi nostri bambini, per
la dirigenza scolastica, i loro insegnanti, il personale Ata, i genitori e tutti i guidizzolesi. Saluto e ringraziamento alle passate amministrazioni che hanno
voluto questa nuova scuola. Noi
abbiamo ereditato un progetto ed un contratto; vi abbiamo
messo mano con alcuni interventi che servivano ed onorato
quel contratto’. Una scuola, è
stato ricordato, non voluta da
tutti e non da tutti pensata in
quel luogo; una scuola però da
tutti definita splendida. ‘Oggi,
ha proseguito Desiderati, è il
giorno della festa, la festa per
l’apertura di un nuovo edificio
scolastico che segna forte la
volontà della nostra comunità
nel voler mettere la formazione
e l’educazione dei propri figli al
centro dell’attività amministrativa. Questa nuova scuola è un
bene ed un patrimonio di tutti.
E qual è la scuola che vorremmo? E non parlo certo di questo o quell’edificio. La scuola
che vorremmo tutti per i nostri
figli è sicuramente una scuola
educante, una scuola includente; una scuola accogliente.
Concetti non sempre scontati,
concetti sui quali ci confrontiamo spesso con coloro che intelligentemente anche nel nostro
Comune e nella nostra Comunità lavorano su questi temi’.
Un lungo accenno all’attuale
momento storico con una società sempre più multirazziale
e multiculturale. Trasformazioni che vanno accettate, non subite ma governate, nel rispetto
di tutti e nella piena e costante
affermazione della nostra identità culturale. Quindi il ‘viaggio’,
metafora della vita, ha ricordato ancora il sindaco, ‘…Un
percorso talvolta accidentato
ma sempre entusiasmante per
quanto ci dà e per quanto noi riusciamo a dare. Non per costrizione o per obbligo ma per generoso trasporto verso il futuro
e per quella insostituibile partecipazione alla crescita collettiva nella quale ognuno di noi
è un protagonista, con la consapevolezza che non possiamo
abdicare perché il nostro posto
non potrà mai essere occupato
da nessun’altro’. Un ricordo ed
omaggio al prof. Alessandro Dal
Prato, uomo di scuola ‘... per il
suo impegno incondizionato
verso l’istruzione quale elemento fondamentale per lo sviluppo complessivo dell’uomo e
di questo nostro territorio. Nella mente e nelle mani degli uomini passano le sorti dell’umanità le quali spesso si vogliono
basare su antagonismi talvolta
devastanti; invece, come ebbe
a dire Nelson Mandela, ‘L’istruzione è l’arma più potente che
si possa utilizzare per cambiare il mondo’ : Ecco, questa è
la scuola che vogliamo, e oggi
con questi nostri piccoli amici riprendiamo da qui il nostro
viaggio’. Sono seguiti gli inter-
servizi ecologici . spurghi civili ed industriali
www.milanisrl.com
milani s.r.l.
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37
sui ragazzi. Dopo aver nominato tutti coloro che hanno lavorato, Desiderati ha lasciato la parola a don Dino Mezzani, decano dell’Unità Pastorale, per la
benedizione. Quindi, sulle note
dell’Inno alla gioia, con accanto
autorità, amministratori attuali
e precedenti, Sergio Desiderati
ha chiamato a sé alcuni bambini e con loro tagliato il nastro
dando inizio alla visita e alle attività scolastiche che sarebbero iniziate il giorno successivo.
Per la scuola da parte di tutti un
solo commento: bellissima.
venti del direttore lavori arch.
Raffaele Grasso, della dirigente
scolastica Lombardi, della vice
presidente Zaltieri e dell’on.
38
le Martelli: tutti hanno sottolineato l’importanza fondamentale della crescita culturale e
dell’investimento sui bambini e
Vediamo alcune caratteristiche
di questa scuola, tutta completamente attrezzata ex novo: 6
sezioni con dormitorio e spazio
esterno dedicati (ora ne verranno utilizzate 5); un atelier
all’ingresso per la psicomotricità; stanze per attività speciali; stanze direzionali; parco
esterno attrezzato; un Centro
Cottura di elevate prestazioni. Il
Tetto Verde e un modernissimo
Impianto Fotovoltaico che con
le altre connotazioni tecnologiche hanno portato al riconoscimento della struttura in classe
energetica A.
Il costo complessivo impegnato dall’Amministrazione per la
sola scuola era di € 3.166.000;
con la stessa somma si è realizzata non solo la scuola, ma
molte opere infrastrutturali collegate, completandola di
tutti i servizi, gli arredi e le aree
verdi.
Anagrafe - Stato Civile - Elettorale:
Da lunedì a venerdì: dalle 10.00 alle 13.00
mercoledì:
dalle 14.30 alle 17.30
sabato:
reperibilità, solo per decessi cell. 347 8074979
Segreteria - Ragioneria - Tributi - Ufficio tecnico Scuola - Teatro - Segretariato sociale:
lunedì, mercoledì e venerdì dalle 10.00 alle 12.30
mercoledì:
dalle 14.30 alle 17.30
Assistente sociale:
mercoledì e venerdì dalle 10.00 alle 13.00
Polizia Locale:
mercoledì e sabato dalle 9.00 alle 11.00
Municipio (centralino) - tel. 0376 819201
Vigili Urbani - tel. 0376 840241
Teatro e manifestazioni - tel. 0376 1620428
P.E.C.: [email protected]
ORATORIO SAN LORENZO
ORARIO DI APERTURA 1ª e 3ª DOMENICA
Maggio - Settembre dalle 17.00 alle 19.00
Ottobre - Aprile
su prenotazione 335 422406
BIBLIOTECA
tel. 0376 840435 estate
inverno
lunedì 9-12 / 15-19 martedì
9-12
giovedì
15-19 mercoledì venerdì 9-12
sabato
9-12 / 14.30-18.30 14.30-18.30
14.30-18.30
9-12
9-12
ASSOCIAZIONI
Pro Loco - tel. 0376 1620426
Gruppo Alpini Guidizzolo - tel. 338 4597404
AVIS - AIDO - tel. 0376 840177
Raphaël - Ambulatorio Castel Goffredo 0376 771292
GVG-Gruppo Volontari - tel. 0376 818240
Calcio Guidizzolo - tel. 0376 819172
Ciclo Club 1977 - tel. 0376 818189
Tennis Club Guidizzolo - tel. 0376 818382
Amici di Rebecco - tel. 0376 819678
Centro Sociale “La Mimosa” - tel. 339 3538192
Canile Comunale - tel. 0376 819716
CIMITERO
Apertura tutti i giorni della settimana
Gen. Feb. Nov. Dic.
Marzo e Ottobre
da Aprile a Settembre
dalle 8 alle 17
dalle 8 alle 19
dalle 8 alle 20
PIAZZOLA RIFIUTI
Lunedì Mercoledì e Venerdì dalle 14.30 alle 17.30
Sabato: dalle 9 alle 12 e dalle 14.30 alle 17.30
AMBULATORI MEDICI
• Dr.ssa Emi Ghisolfi - Cell. 333 8356733
Prenotazione visite: 0376 840433 (8.30-12.30)
Lun. Gio. Ven.: dalle 16 alle 19 (su appuntamento)
Mar. Mer. Gio.: dalle 10 alle 13 (su appuntamento)
• Dr. Orfeo Valerio Galvani
Ambulatorio 0376 819794 - Abitazione 0376 819096
Lun. Mar. Mer. Gio.: dalle 9,30 alle 12,30
Mer. Ven.: dalle 16,30 alle 19,30 (su appuntamento)
• Dr. Giuliano Ponti
Ambulatorio 0376 819475 - Abitazione 0376 819177
Lun. Mar. Mer. Ven.: dalle 10 alle 12.30
Giovedì: dalle 16.30 alle 19
Ambulatori medici presso sede AVIS
• Dr.ssa Doriana Bertazzo
Riceve su appuntamento tel.0376 83040 - 838500
Martedì dalle 17 alle 18,30
Giovedì dalle 8,30 alle 9,30
• Dr.ssa Angela Gatti - tel. 338 2619350
Lunedì - Mercoledì - Venerdì: dalle 17.30 alle 18.30
Ambulatorio Medole - tel. 0376 898109
• Dr.ssa Vincenza Di Marco
Riceve su appuntamento tel. 335 1736606
Lunedì - Martedì - Venerdì: dalle 10.00 alle 11.00
Mer.: dalle 16.00 alle 17.00 Gio.: dalle 10.30 alle 11.30
• Pediatra di base Riceve su appuntamento tel. 0376 631797
NUMERO VERDE FARMACIE DI TURNO
tel. 800 228521 (Guidizzolo 0376 819005)
ENTI
Protezione Civile - tel. 0376 847388
Prenotazione ambulanza - tel. 349 8608653
Istituto Comprensivo - 0376 819049 - 819059
Istituto Statale d’Arte - tel. 0376 819023
Corpo Bandistico - tel. 0376 840090
Fondazione “Rizzini” onlus - tel. 0376 819120
SISAM (acquedotto) - 800 859370 - 0376 771869
Cooperativa “Orizzonti” - tel. 0376 847352
CSE-Anffas - Rebecco - tel. 0376 818253
Parrocchia Birbesi - tel. 0376 819602
Parrocchia Guidizzolo - tel. 0376 819052
Numeri utili
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SANTE MESSE
GUIDIZZOLO
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REBECCO Prefestivi estate
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19
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inverno
8 - 10.30
18
18
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EMERGENZE
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CARABINIERI - 112 - 0376819006
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39
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