tutta l`arte da vedere a gennaio e febbraio

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tutta l`arte da vedere a gennaio e febbraio
un periodico allemandi
N. 9, gennaio-febbraio 2016
il giornale dell’arte
Supplemento a «Il Giornale dell’Arte» n. 360 gennaio 2016
vedere A
bologna
tutta l’arte da vedere a gennaio e febbraio
Terra provocata
Percezione della materia
e concetto nella materia
TERRA PROVOCATA
A cura di Matteo Zauli e Guido Molinari
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
Via delle Donzelle, 2 Bologna
24 gennaio – 20 marzo 2016
Inaugurazione sabato 23 gennaio 2016, ore 18
In collaborazione con: Museo Carlo Zauli, Faenza –
Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Medievale
Ingresso libero
SISSI “L’Imbandita”, 2016
A cura di Maura Pozzati
Oratorio di San Filippo Neri
Via Manzoni, 5 Bologna
Domenica 31 gennaio 2016, ore 19,30
In collaborazione con UniCredit Group
Ingresso libero, posti limitati su prenotazione
www.fondazionedelmonte.it
Così Bologna diventa rosa, un anno dopo
I principali avvenimenti del 2015 tra cui quattro nuove nomine al femminile (Laura Carlini Fanfogna, Elena Rossoni,
Giusella Finocchiaro e Sabina Magrini) e l’Opificio Golinelli
Da sinistra, Laura Carlini Fanfogna (direttrice dell’Istituzione Bologna Musei), Elena Rossoni (direttrice della Pinacoteca Nazionale), Sabina Magrini (segretario del Mibact per l’Emilia-Romagna) e Giusella Finocchiaro
(presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna)
Bologna. Bologna è una città in crescita per numero di
eventi e di visitatori. Dal 28 gennaio al primo febbraio
ospita, come di consueto, la principale e più «antica» fiera
italiana di arte moderna e contemporanea: ArteFiera, alla
sua quarantesima edizione. Nel 2015 la città ha rinnovato
il proprio «parco» responsabili degli istituti culturali:
all’Istituzione Bologna Musei, Laura Carlini Fanfogna è
subentrata a Gianfranco Maraniello; Elena Rossoni è la
nuova direttrice della Pinacoteca di Bologna. Dall’estate
scorsa la professoressa e avvocato Giusella Finocchiaro
è presidente della Fondazione del Monte di Bologna e
Ravenna. Il tutto in attesa delle elezioni amministrative
della prossima primavera, che potrebbero avere
ripercussioni anche in ambito culturale, soprattutto dopo
le dimissioni dell’assessore alla cultura Alberto Ronchi, al
cui posto si è insediato da poche settimane Davide Conte.
Crescono inoltre il ruolo di Arthemisia Group e di enti
privati e filantropi come lo Spazio CUBO di Unipol,
Isabella Seràgnoli e Marino Golinelli. Tutte queste
novità in qualche modo continuano a legarsi a Giorgio
Morandi, nume tutelare della città «dotta, grassa e rossa».
Vediamo come.
qIl
scorso anno l’Istituzione Bologna Musei ha scelto
attraverso un bando pubblico la nuova responsabile: Laura
Carlini Fanfogna, già dirigente per anni del settore Musei
dell’Istituto Beni culturali della Regione Emilia-Romagna.
Con esperienze maggiori in management culturale che in
arte contemporanea, l’esperta emiliana eredita i due ruoli
che furono di Gianfranco Maraniello, direttore del Mart
di Rovereto dall’inizio dell’estate. La Carlini Fanfogna è
dunque anche direttrice del MAMbo all’ex Forno del Pane.
Accanto a lei rimane l’imprenditore e presidente di UpaUnione pubblicitari associati, Lorenzo Sassoli de Bianchi,
confermato presidente dell’ente che unisce i Musei
comunali bolognesi.
qPer
quanto riguarda le cariche di direttori, e presidenti
se si pensa alla Fondazione del Monte, a Bologna è stato
l’anno delle donne. Dallo scorso novembre Elena
Rossoni è la direttorice della Pinacoteca Nazionale,
dove era già in forza come storica dell’arte. Il museo
è stato «depotenziato» nel panorama regionale da
quando il ministro Franceschini ha preferito rendere
autonome le Gallerie Estensi di Modena e Ferrara.
Rossoni deve dunque confrontarsi con Mario Scalini,
responsabile del Polo Museale dell’Emilia-Romagna,
comprendente 27 musei statali.
qMa
l’appuntamento al centro della ribalta è ArteFiera,
affidata per il quarto anno consecutivo a Claudio
Spadoni e Giorgio Verzotti. A festeggiare la 40ma
edizione è la mostra «ArteFiera 40», in Pinacoteca e al
MAMbo dal 29 gennaio al 28 marzo (inaugurazione 28
›4
gennaio), e ovviamente l’appuntamento nel
Sommario
BOLOGNA
Intervista a Isabella Seràgnoli Calendario delle mostre 4
5
LE FIERE
ArteFiera Intervista a Verzotti e Spadoni La Sezione Fotografia SetUp ART CITY 6
6
6
7
7
LE SEDI PUBBLICHE
Il MAMbo La Biblioteca
di San Giorgio in Poggiale Il Palazzo Fava Il Palazzo Albergati Il Museo Civico Archeologico 8
8
9
9
9
Il Palazzo d’Accursio 9
Il Museo Civico Medievale 10
Il Teatro Comunale di Bologna-TCBO 10
altri spazi
L’Archivio Borgonzoni 10
La Banca di Bologna a Palazzo
de’ Toschi
10
La Fondazione del Monte di Bologna
e Ravenna 11
La Fondazione Zucchelli 11
Lo spazio CUBO di Unipol 12
LE GALLERIE
P420 VisionQuesT L’Ariete De’Foscherari Vedere A BOLOGNA
14
14
16
16
Beatrice Allemandi, product manager
Claudia Carello, art director
Cinzia Fattori, advertising manager
(011.8199118 - [email protected])
I DINTORNI
La Galleria d’Arte Moderna
Aroldo Bonzagni di Cento Il Salone del Restauro di Ferrara
Il Museo Internazionale delle
Ceramiche di Faenza Modenantiquaria Mercanteinfiera 16
16
17
17
18
18
19
19
20
20
21
22
22
n. 9 GENNAIO | febbraio 2016
il giornale dell’arte
Società editrice Umberto Allemandi, piazza emanuele filiberto 13, 10122 Torino, tel. 011.8199111 fax 011.8193090
«vedere a bologna» è un supplemento di «il giornale dell’arte»
Umberto Allemandi,
direttore responsabile
Franco Fanelli, vicedirettore
Barbara Antonetto, caporedattore
G7 Otto Gallery G.A.M.Galleria d’Arte Maggiore Spazio Testoni Fondantico Maurizio Nobile Labs Gallery Spazio Labo grande artista bolognese scomparso nel 1964 è a Kobe
(Giappone), nello Hyogo Prefectural Museum of Art
fino al 14 febbraio, con la mostra itinerante «Giorgio
Morandi. Infinite variations», curata da Istituzione
Bologna Musei | Museo Morandi in collaborazione
con il Tokyo Shimbun. La retrospettiva, che presenta
le molteplici variazioni morandiane sul tema della
natura morta, andrà poi a Tokyo (dal 20 febbraio al 10
aprile) e a Iwate (dal 16 aprile al 5 giugno), rafforzando
il ruolo anche «export» di Bologna in ambito artistico.
Non si capisce invece ancora se lo spostamento della
collezione Morandi al MAMbo dalla sede originaria di
Palazzo d’Accursio sia definitivo o temporaneo, di certo i
vertici dell’Istituzione Bologna Musei propendono per la
prima ipotesi.
qLo
Questo numero è stato curato da Stefano
Luppi con la collaborazione di Stella Ingino
Guest editor: Jenny Dogliani
Relazioni commerciali: Valeria Riselli
([email protected])
Stampa: Roto3 Industria Grafica
Castano Primo (Mi)
Editore della testata online: Alessandro Allemandi
Il giornale non risponde dell’autenticità delle attribuzioni delle opere riprodotte, in particolare del contenuto delle inserzioni pubblicitarie. Le opinioni espresse negli articoli firmati
e le dichiarazioni riferite dal giornale impegnano esclusivamente i rispettivi autori. Si consiglia di verificare al telefono
oppure online date e orari delle manifestazioni.
www.ilgiornaledellarte.com
Vedere a bolognA | 3
‹3
Quartiere fieristico di Bologna. Duccio Campagnoli, presidente di
BolognaFiere, ha ricordato che il numero di gallerie è salito nel 2016 del 40% rispetto al
2013; rispetto al 2015, invece, l’aumento c’è, ma è molto più contenuto (cfr. p. 6).
qAltre
due donne ai vertici di importanti istituzioni culturali private sotto le Due
torri sono Iole Siena e Isabella Seràgnoli. Iole Siena, presidente di Arthemisia
Group dallo scorso anno, ha proposto mostre a Palazzo Albergati (che inanellano
centinaia di migliaia di visitatori) dedicate a Escher, i Brueghel e l’Egitto, quest’ultima
realizzata insieme al Comune nel Museo Civico Archeologico, restaurato nel 2015 con
un investimento di un milione e mezzo di euro per lo spazio espositivo di 1.700 metri
quadrati. Isabella Seràgnoli (cfr. intervista qui accanto) nel 2013 ha fondato «Foto
Industria», progetto espositivo sulle immagini che hanno come tema il lavoro e la
produzione (centinaia di migliaia di persone hanno decretato il successo della seconda
edizione svoltasi dal 3 ottobre al primo novembre 2015). Sempre nel 2013 Seràgnoli ha
inaugurato anche il centro polifunzionale Mast-Manifattura di Arti, Sperimentazione
e Tecnologia, che dal 27 gennaio al 17 aprile ospita la rassegna «Jakob Tuggener.
Fotografie FABRIK 1933-1953 - Proiezioni NUITS DE BAL 1934-1950».
qUn’attenzione del tutto speciale merita l’imprenditore 95enne Marino
Golinelli, che dopo
avere istituito nel 1988 la Fondazione Golinelli non profit, cui ha donato milioni di euro
provenienti dai profitti della sua azienda farmaceutica Alfa Wassermann, ha inaugurato
nell’ottobre scorso l’Opificio presso l’ex stabilimento produttivo Sabien. È una struttura
didattica dedicata alla scienza e all’arte che ha l’obiettivo di investire sulle future generazioni,
cui si affiancherà il nuovo polo Art Science Centre in progetto a Casalecchio di Reno
(Bologna) in una fabbrica dismessa di Golinelli, che si compirà entro pochi anni. Oltre a un
museo sono previsti 200 appartamenti con cui ammortizzare il colossale investimento privato.
qIn
carica dal 2015 è anche Sabina Magrini, primo segretario regionale del Mibact
in Emilia-Romagna dopo la riforma Franceschini, che di fatto ha «depotenziato» questo
ruolo (l’ultimo direttore regionale era stato Carla di Francesco). Dallo scorso novembre si
è insediata anche Giovanna Paolozzi Strozzi, capo della Soprintendenza Belle Arti e
Paesaggio per le province di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara.
qLo
scorso anno si era aperto con le furiose polemiche tra Italia Nostra e Vittorio Sgarbi
sulla mostra «Felsina Pittrice», realizzata da Sgarbi per Genus Bononiae Musei nella
Città (di cui è presidente Fabio Roversi Monaco). L’inizio del 2016, almeno da questo
punto di vista, sembra essere più tranquillo e concede un pensiero a due noti pittori
bolognesi: Vasco Bendini, scomparso nel gennaio 2015, e Dino Boschi, spentosi lo
scorso settembre. q Stefano Luppi
Sempre in prima linea
In alto, da sinistra:
Isabella Seràgnoli,
presidente della Fondazione Mast;
Duccio Campagnoli,
presidente di BolognaFiere;
Marino Golinelli,
imprenditore e filantropo.
Al centro, da sinistra:
Fabio Roversi Monaco,
presidente di Genus Bononiae;
Lorenzo Sassoli de Bianchi,
presidente dell’Istituzione
Bologna Musei.
In basso, da sinistra:
Iole Siena,
presidente di Arthemisia Group;
Mario Scalini,
responsabile del Polo Museale
dell’Emilia-Romagna
Vedere A BOLOGNA | 4
Una veduta del Mast (particolare). © Hélène Binet
Un insolito modello di filantropia
Le due «creature artistiche» di Isabella Seràgnoli
provano il grande impegno che i privati possono assumere
BOLOGNA. Isabella Seràgnoli, bolognese, classe 1945, imprenditrice a capo della holding
multinazionale Coesia, è al centro della politica culturale cittadine con le sue due recenti
«creature» artistiche: la Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia (Mast) e la
biennale «Foto Industria», nate entrambe nel 2013. Le abbiamo rivolto alcune domande.
Signora Seràgnoli, qual è il suo bilancio del Mast a oggi?
La Fondazione Mast è un’organizzazione non profit nata per occuparsi del coordinamento di tutte le attività
legate all’omonimo centro multifunzionale, ma non è una costola del Gruppo industriale. Offre attività di
welfare per i lavoratori e opera per metterle a disposizione del territorio. Nei primi anni abbiamo sperimentato questo modello insolito d’integrazione tra azienda e territorio, attraverso servizi per l’impresa come
ristorante aziendale, academy e fitness center, il tutto preceduto dall’asilo nido messo a disposizione della
comunità nel 2012. Abbiamo aperto al pubblico e alle scuole la Gallery, che si articola in due sezioni: una è
dedicata a mostre di fotografia industriale e del lavoro ed è curata da Urs Stahel, l’altra è un percorso multimediale e interattivo su meccanica, tecnologia e innovazione. Entrambe mirano a promuovere le peculiarità
produttive regionali e il senso di appartenenza a un territorio tra i più virtuosi d’Italia nel fare impresa.
Lei come immagina il futuro a Bologna e non solo? Mast è una piattaforma che unisce l’impresa alla comunità. La sinergia e la collaborazione con istituzioni
pubbliche e private si è sviluppata sin dalla pianificazione iniziale dell’organizzazione e della gestione dei
servizi. Intendiamo proseguire un rapporto continuo, virtuoso e creativo di collaborazione. L’Academy,
per esempio, ha elaborato nel 2015 assieme ai docenti di scuole superiori e tecniche, il progetto pilota
«Expeditions», basato su spedizioni nel mondo dell’innovazione e dell’impresa. I collaboratori di Coesia
contribuiscono offrendo conoscenze tecniche e manageriali. Coinvolgere scuole della Città metropolitana
e della Regione sarà uno dei nostri impegni per i prossimi anni.
Lei ha fondato anche Foto/Industria. Perché? Con quale scopo?
Foto/Industria è nata nel 2013 per ampliare e condividere nei luoghi storici della città la passione per la fotografia industriale, mezzo privilegiato per raccontare il lavoro, l’uomo, il prodotto e la fabbrica. Con il direttore artistico François Hébel, abbiamo realizzato le due edizioni della Biennale, presentando immagini di artisti
internazionali che hanno saputo cogliere l’essenza dei processi lavorativi in molteplici luoghi di produzione. La
seconda edizione (conclusa a novembre 2015) ha ottenuto un grande successo di pubblico e critica, confermando l’interesse della città (e non solo) per le fotografie e gli artisti proposti. Le 14 mostre e i 54 appuntamenti
(tra visite guidate con direttore, curatori e autori) hanno registrato un afflusso sempre crescente di visitatori
che hanno partecipato numerosi anche ai 36 eventi organizzati al Mast: incontri con i fotografi, presentazioni
di volumi, dibattiti, performance e proiezioni. Un evento a 360 gradi dedicato alla fotografia industriale, un
vasto settore in parte ancora inesplorato che riserva molte sorprese. Nelle prossime edizioni lavoreremo anche
per promuovere Bologna come dinamica protagonista mondiale nella fotografia industriale e del lavoro.
Che ruolo «pubblico» spetta ai privati?
Con il patrimonio si genera la responsabilità di come utilizzarlo: da una parte valorizzandolo attraverso un’attività d’impresa che ha un impatto sulla società, dall’altra creando nuove risorse messe a disposizione della
comunità. Le finalità filantropiche, che possono così essere promosse, incontrano le motivazioni dell’imprenditore e influiscono positivamente nella creazione di un contesto favorevole all’impresa che sta all’origine della
prosperità economica condivisa. Investire in cultura significa investire sulle persone, perché la cultura consente
di comprendere chi siamo come esseri umani ed è un necessario strumento di crescita per le nuove generazioni.
Come collaborate con gli enti pubblici?
La nostra Fondazione vuole promuovere un processo culturale volto al cambiamento, stimolando innovazione e creatività, investendo sugli individui e cercando di perseguire il bene comune delle persone in
azienda e nel territorio. Con quest’obiettivo, nel caso di Foto/Industria, abbiamo attivato collaborazioni
con le istituzioni che rappresentano la città di Bologna per valorizzare la cultura industriale e del territorio tramite la fotografia d’autore, cogliendo temi e valori che caratterizzano il tessuto sociale ed
economico cittadino. Abbiamo voluto dare voce alle immagini per presentare Bologna nell’ambito della
Fotografia Industriale e del lavoro. L’amministrazione comunale si è mostrata attenta e sensibile alle
proposte culturali, mettendo a disposizione persone, strutture e organizzazione.
Perché la sua famiglia è tanto attiva in campo filantropico?
L’attenzione verso la filantropia fa parte dell’eredità valoriale che ho ricevuto; mio padre ha sempre avuto
un orientamento particolare verso la solidarietà, promuovendo e sostenendo fin dagli anni ’70, attraverso l’azienda di famiglia, enti di primaria importanza per il territorio in ambito socio-sanitario e medico-scientifico,
perseguendo così una logica di sussidiarietà che si è maggiormente rafforzata nell’ultimo decennio. A partire
dagli anni Duemila abbiamo scelto di strutturare le attività filantropiche nell’ambito di soggetti giuridici non
profit e onlus, in particolare enti come le fondazioni, che operano in ambito socio-sanitario, sulle cure palliative
e sui disturbi alimentari e in quello socioculturale, come il Mast dove il «fare cultura» è sotteso in ogni attività.
Voi Seràgnoli siete collezionisti d’arte?
Il nostro collezionismo si è sviluppato prevalentemente negli ultimi decenni sulle immagini fotografiche
progressivamente incrementate per costruire un patrimonio iconografico che potrà essere messo a disposizione di studiosi della fotografia industriale e del mondo del lavoro. Al Mast ci sono inoltre sculture di
Anish Kapoor, Mark di Suvero, Olafur Eliasson e Julian Opie. q S.L.
Vedere a Bologna: che cosa, dove e quando
,
Bologna
1 Autostazione
piazza XX Settembre 6
339/3290120
SetUp Contemporary Art Fair
28 gennaio ➤ 31 gennaio
2 Biblioteca d’Arte e di Storia
di San Giorgio in Poggiale
via Nazario Sauro 20/2
051/19936352
Pietro Poppi e la Fotografia
dell’Emilia
➤ 28 febbraio
3 BolognaFiere
via della Fiera 20, 051/282111
www.artefiera.bolognafiere.it
ArteFiera 2016
29 gennaio ➤ 1 febbraio
4 Casa Morandi
via Fondazza 36
David Adika
27 gennaio ➤ 28 marzo
5 CUBO-Centro Unipol
Bologna
piazza Vieira de Mello 3 e 5
051/5072829
Tommaso Fiscaletti.
Between Home and Wisdom
➤ 27 gennaio
FLUX-US
27 gennaio ➤ 16 aprile
6 Fondazione Carlo Gajani
via de’ Castagnoli 14
Cere, rami e natura artificiale
di Giovanni D’Agostino
28 gennaio ➤ 21 febbraio
Eleonora Quadri,
vincitrice del Premio
Carlo Gajani 2015
28 gennaio ➤ 21 febbraio
7 Fondazione Collegio
Artistico Venturoli
via Centotrecento 4
Il silenzio dopo
29 gennaio ➤ 31 gennaio
8 Fondazione del Monte
di Bologna e Ravenna
via delle Donzelle 2
051/2962511-2962503
www.fondazionedelmonte.it
Magnus e l’altrove. Favole,
Oriente, leggende
➤ 6 gennaio
Terra provocata. Percezione
della materia e concetto nella
materia
24 gennaio ➤ 20 marzo
9 Fondazione Zucchelli
vicolo Malgrado 3d-strada
Maggiore 90
Costruzioni per una natura viva
29 gennaio ➤ 31 gennaio
10 Genus Bononiae-Palazzo
Fava-Palazzo delle Esposizioni
via Manzoni 2, 051/19936305
www.genusbononiae.it
Guido Reni e i Carracci. Un
atteso ritorno. Capolavori
bolognesi dai musei capitolini
➤ 13 marzo
11 MAMbo-Museo d’Arte
Moderna di Bologna
via Don Giovanni Minzoni 14
051/6496611
www.mambo-bologna.org
ArteFiera 40
29 gennaio ➤ 28 marzo
Officina Pasolini
➤ 28 marzo
Bertozzi & Casoni. L’albero
della cuccagna
➤ 31 gennaio
Maestro raccontami il mondo
➤ 12 febbraio
12 MAST-Manifattura di Arti,
Sperimentazione e Tecnologia
via Speranza 40-42
Jakob Tuggener. Fotografie
FABRIK 1933-1953 Proiezioni NUITS DE BAL
1934-1950
27 gennaio ➤ 17 aprile
13 Museo Civico Archeologico
via dell’Archiginnasio 2
051/2757211, www.museibologna.
it/archeologico
Egitto. Splendore millenario
➤ 17 luglio
Brigitte March Niedermair. Are
you still there
➤ 17 luglio
14 Museo Civico d’Arte
Industriale e Galleria Davia
Bargellini
Strada Maggiore 44, 051/236708
www.museibologna.it/arteanticai
Andrea Salvatori
10 gennaio ➤ 30 marzo
15 Museo Civico MedievalePalazzo Ghisilardi
via Manzoni 4, 051/2193916
www.museibologna.it/arteantica
Tra la Vita e la Morte. Due
confraternite bolognesi tra
Medioevo e Età Moderna
➤ 28 marzo
Terra provocata. Percezione
della materia e concetto nella
materia
24 gennaio ➤ 20 marzo
16 Museo di Palazzo Poggi
via Zamboni 33, 051/2099398
www.museopalazzopoggi.unibo.it
Marina Gasparini, Serena
Piccinini, Silvia Urbini. Teatro
dei Prodigi
29 gennaio ➤ 28 febbraio
Giulia Dall’Olio. Il Terzo
Paesaggio
29 gennaio ➤ 28 febbraio
17 Museo Ebraico
via Valdonica 1/5, 051/2911280
www.museoebraicobo.it
Massimiliano Pelletti.
Atena
29 gennaio ➤ 28 febbraio
Massimo Giannoni. Il Muro
del Pianto
29 gennaio ➤ 28 febbraio
18 Museo internazionale
e biblioteca della musica
strada Maggiore 34, 051/2757711
www.museomusicabologna.it
Alberto Tadiello
10 gennaio ➤ 30 marzo
19 Museo Morandi
via Don Minzoni 14, 051/2193338
www.mambo-bologna.org/
museomorandi
Morandi a vent’anni. Dipinti
della Collezione Mattioli dal
Guggenheim di Venezia
➤ 26 giugno
Brigitte March Niedermair.
Horizon. transition_Giorgio
Morandi | «are you still there»
➤ 3 aprile
20 Opificio Golinelli
via Paolo Nanni Costa 14
Arte e Scienza
29 gennaio ➤ 31 gennaio
21 Oratorio di San Filippo Neri
via Manzoni 5, 051/2962511
www.fondazionedelmonte.it,
Sissi. L’imbandita
31 gennaio ➤ 31 gennaio
22 Palazzo Albergati
via Saragozza 28, 051/0301015
www.palazzoalbergati.com
Brueghel. Capolavori dell’arte
fiamminga
➤ 28 febbraio
23 Palazzo d’Accursio
piazza Maggiore 6
www.comune.bologna.it/cultura/
Flavio Bertelli (1865-1941).
Armoniose visioni di natura
➤ 10 febbraio
Luca Lanzi
10 gennaio ➤ 30 marzo
24 Palazzo de’ Toschi
piazza Minghetti 4/D
www.bancadibologna.it
La camera. Sulla materialità
della fotografia
29 gennaio ➤ 28 febbraio
25 Palazzo dell’Archiginnasio
piazza Galvani 1, 051/276811
Nicola Samorì.
Gare du Sud
➤ 1 febbraio
Natura dentro le mura # 3
Erbario migrante.
Migrazioni di biodiversità
10 gennaio ➤ 28 febbraio
26 Pal. Pepoli Campogrande
via Castiglione 7, 051/4209411
Premio Fabbri 2015.
Un secolo di Amarena
➤ 6 gennaio
Percorsi di segni. Grafica
italiana del’900 nella collez.
Luciana Tabarroni della
Pinacoteca Nazionale di
Bologna
28 gennaio ➤ 24 aprile
27 Palazzo Re Enzo e del
Podestà
piazza del Nettuno-piazza Re Enzo
349/1250956
Fruit exhibition
29 gennaio ➤ 31 gennaio
28 Pinacoteca Nazionale
di Bologna
via Belle Arti 56, 051/4209411
www.pinacotecabologna.
beniculturali.it
ArteFiera 40
29 gennaio ➤ 28 marzo
29 Spazio Damiani
via dello Scalo 3/2 abc
www.damianieditore.com
Morandi’s Objects Joel
Meyerowitz
➤ 1 febbraio
30 Art Forum contemporary
via dei Bersaglieri 5
Sandro Mele. Spunti per
l’avvenire
via Dei Bersaglieri, 5/E
10 gennaio ➤ 30 marzo
31 Atelier Sì
via San Vitale 69
Manuale della figura umana.
Primo studio per l’allestimento
di un impaginato
29 gennaio ➤ 29 gennaio
Marta Dell’Angelo. Quo Vadis
30 gennaio ➤ 30 gennaio 2017
32 Casa a Mare
c/o Museo internazionale e
Biblioteca della musica (vedi 18)
Dwelling Art
24 gennaio ➤ 7 febbraio
33 Fondantico
via de’ Pepoli 6/E
Emmalisa Matteazzi Senin e
Rita Minelli
23 gennaio ➤ 6 febbraio
34 Galleria Forni
via Farini 26/F, www.galleriaforni.com
Nicola Nannini
da gennaio
35 Galleria d’Arte Maggiore
G.A.M.
via Massimo d’Azeglio 15
051/235843
www.maggioregam.com
Robert Indiana
16 gennaio ➤ 31 marzo
36 Galleria de’ Foscherari
via Castiglione 2/b, 051/221308
www.defoscherari.com
Luca Vitone. Berlin 192010
➤ 10 febbraio
37 Galleria d’Arte la Piccola
via Santo Stefano 29, 051/224172
www.gallerialapiccola.it
Natalia Repina. Sguardi
e cromatismi
➤ 31 gennaio
38 Gallleriapiù
via del Porto 48 a/b, 051/6449537
www.gallleriapiu.com
Rufoism (Marco Perroni).
Psycodrammi
➤ 22 gennaio
Apparatus 22. Several laws.
The elastic test
28 gennaio ➤ 26 marzo
39 L’Ariete artecontemporanea
via D’Azeglio 42, 348/9870574
www.galleriaariete.it
Luciano Leonotti. Rituali
➤ 9 gennaio
Mimmo Paladino. Flores
Seraphici 1993
16 gennaio ➤ 16 marzo
40 Labs Gallery
via Santo Stefano 38
347/9460110, 348/9325473
www.labsgallery.it
Carlo Battaglia
➤ 15 febbraio
41 Maurizio Nobile
via S. Stefano 19/A, 051/238363,
www.maurizionobile.com
Lea Monetti. Eva contro Eva
23 gennaio ➤ 1 febbraio
42 Ono Arte Contemporanea
via Santa Margherita 10
051/262465, www.onoarte.com
Madonna. The Rise of a Star
➤ 10 gennaio
Frida Kahlo.
Fotografie di Leo Matiz
14 gennaio ➤ 28 febbraio
Shepard Fairey
21 gennaio ➤ 28 febbraio
43 OTTO Gallery
via Massimo d’Azeglio 55
051/6449845
www.otto-gallery.it
Silvio Wolf
➤ 15 gennaio
Marco Tirelli
28 gennaio ➤ 28 marzo
44 P420
via Azzo Gardino 9
051/4847957, www.p420.it
Teoria ingenua degli insiemi
dal 30 gennaio
45 Salaborsa
piazza del Nettuno 3
Incubi alla bolognese.
Leggende urbane di Bonvi
➤ 31 gennaio
46 Spazio Labo’
strada Maggiore 29, 339/4534132
Tommaso Tanini
➤ 15 gennaio
Prove di fotografia #1. Il libro
d’artista come mappa
25 gennaio ➤ 5 febbraio
47 Spazio Testoni
via Massimo d’Azeglio 50
051/371272,
www.giannitestoni.it
Alan Maglio, Fabio Giampietro
➤ 9 gennaio
Ingeborg zu Schleswig-Holstein
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➤ 16 gennaio
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➤ 18 gennaio
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On 2015-16.
Ludovica Carbotta e
Adelita Husni Bey
➤ 31 gennaio
I dati di questo elenco sono forniti dalle fonti, ma possono subire variazioni: si consiglia di verificare. Un
calendario aggiornato quotidianamente dei principali eventi in Italia e nel mondo è consultabile all’indirizzo
www.ilgiornaledellarte.com/vederenelmondo
Vedere a Bologna ad ArteFiera
ArteFiera vuole raddoppiare i quarant’anni
221 espositori, cinque sezioni, quattro premi e una mostra in due sedi
per celebrare la quarantesima edizione della più antica fiera italiana di moderno
Bologna. Con l’edizione 2016 che si svolgerà a
BolognaFiere dal 29 gennaio al primo febbraio, ArteFiera
festeggia il quarantesimo compleanno confermandosi la
decana storica tra le fiere italiane di arte moderna
e contemporanea e punto di riferimento in Europa, dov’è
seconda (per anzianità) solo ad Art Basel (fondata nel
1970). Il quarantennale ricorre in un momento in cui l’arte
italiana ha finalmente un ruolo protagonista nei mercati
esteri, grazie al successo nelle aste internazionali dello
scorso autunno di grandi artisti come Lucio Fontana,
Alberto Burri, Enrico Castellani, Alighiero Boetti,
Piero Manzoni e Giorgio Morandi, dagli esponenti
dell’Arte povera come Michelangelo Pistoletto,
Luciano Fabro, Giovanni Anselmo, Mario Merz
e Giulio Paolini o dell’Arte cinetica come Gianni
Colombo. Claudio Spadoni e Giorgio Verzotti, curatori
della manifestazione bolognese per il quarto anno
consecutivo (cfr. box qui sotto), hanno ammesso nei tre
padiglioni fieristici 221 espositori, tra gallerie, editori,
istituzioni, librerie e periodici d’arte. Cresce il numero
delle gallerie partecipanti, 190 da 12 Paesi (al momento
in cui è stato scritto questo articolo) contro le 188 del 2015,
le 172 del 2014 e le 126 del 2013. Le italiane sono 167, che
insieme alle 23 straniere (Svizzera, Spagna, Slovacchia,
Ungheria, Principato di Monaco, Russia, Francia, Olanda,
Regno Unito, Uruguay e Stati Uniti) esporranno oltre 2mila
opere di circa mille artisti italiani e internazionali. Negli
stand non mancheranno i protagonisti delle Italian Sales di
Londra e New York, insieme a numerosi altri big nazionali
che animano un mercato interno più lento ma in costante
ripresa. Tra questi, solo per citarne alcuni, Dadamaino,
Turi Simeti, Paolo Scheggi, Giorgio Griffa, Gianni
Piacentino, Ettore Spalletti, Nanda Vigo, Pino Pinelli
e Vincenzo Agnetti, artisti che negli ultimi mesi hanno
avuto mostre personali in importanti gallerie europee e
americane. Osservandolo nella sua totalità, il percorso
fieristico assomiglia a un gigantesco museo del ’900
che va dalle Avanguardie storiche alle ultime tendenze,
rivolgendo particolare attenzione ad Arte cinetica, Pittura
Analitica e Arte concettuale italiana. Cinque le sezioni, a
partire, come sempre, dalla Main Section che ospita 143
gallerie consolidate di arte moderna e contemporanea
(130 le italiane). Al suo debutto, invece, «I protagonisti»,
spazio dedicato a gallerie che hanno contribuito a fare la
storia dell’arte in Italia selezionate da collezionisti. Tra
queste: Continua (San Gimignano, Les Moulins, Pechino,
L’Avana) Milano (Milano), Lia Rumma (Napoli, Milano),
Studio La Città (Verona) e Tega (Milano). Torna per la terza
volta la sezione «Fotografia», prodotta in collaborazione
con MIA Photo Fair-Milan Image Art Photo Fair e curata
da Fabio Castelli (cfr. box in basso a destra). Nella
sezione «Solo Show» 18 gallerie (di cui 2 estere) offrono
uno spaccato del panorama italiano e internazionale
attraverso allestimenti monografici (per la prima volta
possono partecipare anche quelle già presenti nella Main
Section), mentre «Nuove Proposte» ospita 12 gallerie (9
italiane) con artisti esclusivamente under 35. A celebrare
il quarantennale sarà però «ArteFiera 40», l’esposizione
voluta da Verzotti e Spadoni per raccontare uno spaccato
degli ultimi quarant’anni attraverso il filtro del mercato
e offrire al contempo un tentativo di visione sui
quarant’anni futuri. Allestito dal 28 gennaio al 28 marzo
in due sedi, il percorso ospita nella Pinacoteca Nazionale
Il futuro? Parla italiano
Bologna. Curatori di ArteFiera per il quarto anno consecutivo, Claudio Spadoni (nella foto, a destra) e Giorgio Verzotti (nella foto, a sinistra) anticipano ai lettori del «Vedere a Bologna» le novità della quarantesima edizione.
Quali sono i maggiori punti di forza dell’edizione 2016?
Abbiamo intensificato ciò che possiamo considerare la forza di ArteFiera:
l’italianità. Per quarant’anni la manifestazione è stata il punto di riferimento
nel mercato per l’arte moderna e contemporanea italiana. Abbiamo chiesto
alle gallerie di presentare i loro gioielli di famiglia, i grandi nomi italiani, senza ovviamente dimenticare né i giovani, né l’internazionalità.
Ci sono delle novità?
Abbiamo una mostra in Pinacoteca Nazionale sull’arte italiana «filtrata» da ArteFiera, le opere esposte sono degli autori più
frequentemente presenti nelle quaranta edizioni. Abbiamo inoltre istituito un premio-acquisizione per gli under 40, grazie al
quale le opere di quattro giovani artisti esposti in fiera saranno selezionate da un comitato e poi aggiunte alla mostra.
In che direzione va il mercato dell’arte italiana?
Sembra che si confermino le tendenze che hanno fatto parlare negli ultimi anni dei maestri da Fontana a Manzoni, da Castellani a Bonalumi, da Scheggi a Simeti, oltre che dei linguaggi come l’Arte cinetica e la Pittura Analitica. All’estero, da quel
che possiamo intuire verificando nele fiere internazionali, vediamo gallerie prestigiose di New York, Londra e Berlino proporre
Gianni Colombo, Giorgio Griffa e adesso anche Gianni Piacentino ed Ettore Spalletti. Un bel segno di vitalità per l’Italia.
Come immaginate lo sviluppo di ArteFiera nei prossimi anni?
Confermeremo la struttura che abbiamo già sperimentato: la nostra «forza» è data dall’arte italiana, specialmente moderna,
che per celebrare i 40 anni si concentrerà ancora di più sui grandi maestri protagonisti dei mercati e su coloro che si avviano a
ottenere la stessa considerazione. Manterremo le tradizionali sezioni espositive (Main, Solo show, Nuove proposte, Fotografia),
continueremo con la promozione dei giovani attraverso i premi che si stanno moltiplicando e coinvolgeremo la città di Bologna
con le nostre iniziative collaterali. Il futuro è questo.
Vedere A BOLOGNA | 6
A sinistra,
«Soundsuit-NC10.011»
di Nick Cave, 2010
(particolare).
© Michele Alberto sereni.
Courtesy Studio La Città,
Verona
A destra,
«Suds» di Ed Ruscha,
1971.
© Courtesy Galleria Milano
opere dei più importanti artisti presenti in fiera fornite
dalle gallerie stesse, tutte invitate, inoltre, a proporre
anche artisti under 40 i cui pezzi migliori saranno scelti
da un comitato per affiancare i grandi maestri esposti
in Pinacoteca. Al MAMbo vi è invece una selezione di
opere della collezione acquisite da BolognaFiere nel
corso delle varie edizioni, eseguite da artisti attivi dagli
anni Settanta alle ultimissime generazioni. Accompagna
la mostra un volume edito da Corraini. Molte, come al
solito, le iniziative collaterali, tra queste incontri con
artisti, direttori di musei, galleristi, critici e presentazioni
di libri come ArteFiera 40, curato da Marcella Beccaria e
Riccarda Mandrini. Quattro i premi: il Premio Gruppo
Euromobil under 30, al suo decennale, il Premio
della Fondazione Arte Scienza Videoinsight, rivolto
all’opera con il maggior potenziale psicoterapeutico,
il Premio Rotary Valle del Samoggia, riservato
all’installazione più originale e un nuovo Premio Under
40. Da segnalare infine la quarta edizione di ART CITY
(programma istituzionale di mostre ed eventi frutto della
collaborazione tra il Comune di Bologna e BolognaFiere)
e «Art White Night», la notte bianca dell’Arte densa
d’iniziative il 30 gennaio. q S.L.
ArteFiera, Quartiere fieristico di Bologna, piazza della Costituzione 6,
Bologna, gio 12-21 (solo su invito), ven-dom 11-19, lun 11-17,
tel. 051/282111, www.bolognafiere.it, «ArteFiera 2016»
dal 28 gennaio all’1 febbraio
La visione di Castelli
Bologna. Per il terzo anno consecutivo ArteFiera propone una
sezione dedicata alla fotografia,
un linguaggio autonomo in grado
di attirare un parterre di collezionisti specializzati. Il progetto è
frutto della collaborazione tra BolognaFiere e MIA Photo Fair, la
fiera milanese ideata e diretta da
Fabio Castelli che l’anno scorso si
è chiusa con 22mila visitatori e ottime vendite per la maggior parte
dei 145 espositori invitati (la sesta
edizione si svolgerà nello Spazio The Mall nel quartiere di
Porta Nuova a Milano dal 29 aprile al 2 maggio). Quello di
ArteFiera sulla fotografia è uno sguardo a tutto tondo che
coinvolge opere classiche, sperimentali e d’avanguardia
di autori affermati ed emergenti come Gian Paolo Barbieri
(nella foto, «Monica Bellucci», 2000. Courtesy 29 Art in
Progress), Andrea Papi, Mario Daniele, Carlo D’Orta, Giuseppe Ripa, Joel Meyerowitz e Hiroshi Sugimoto. Attraverso
gli stand collettivi e monografici delle diciassette gallerie selezionate (di cui quattro straniere e due italiane con
sedi anche all’estero) si dipana un percorso sulle diverse tecniche e modalità con le quali la fotografia storica e
contemporanea affronta temi come viaggio, immigrazione,
paesaggio, ambiente, architettura, industria, moda e indagine sul corpo. Tra gli espositori figurano Arionte Arte Contemporanea (Catania), 29 Arts in Progress (Londra), Spazio Damiani (Bologna), Little Birds Gallery (Parigi), Sabrina
Raffaghello Arte contemporanea (Amsterdam, Milano), RB
Contemporary (Milano) e VisionQuesT contemporary photography (Genova). q J.D.
Vedere a Bologna a SetUp e ART CITY
SetUp: riavviare il sistema
per orientarsi nell’arte
contemporanea
Quaranta stand, cinque premi, progetti speciali
ed eventi in città per la quarta edizione
Bologna. «Indipendenza è sapere dove andare». Così s’intitola la quarta edizione di SetUp, che ha scelto come tema l’orientamento proponendosi di fornire le coordinate necessarie
a tracciare la rotta futura del mondo dell’arte contemporanea. Ma per capire come e dove
andare, bisogna innanzitutto sapere dove ci si trova. Questo da sempre l’obiettivo della fiera,
come indica il nome SetUp scelto dalle fondatrici Simona Gavioli e Alice Zannoni, che significa: «predisporre le operazioni per il successivo avviamento di un sistema», nella fattispecie quello
dell’arte contemporanea emergente. «​Dalla prima edizione di SetUp datata gennaio 2013, spiegano
le due direttrici, il segno «più» ci contraddistingue. Alla quarta edizione è cresciuto del 73,91% il numero di
gallerie e special project, passando da 23 nel 2013 a oltre 40 quest’anno: un successo frutto di un lavoro che
dura tutto l’anno. Restano invece invariati il format innovativo di SetUp,​che​
mette in relazione le tre figure chiave
dell’arte (critico, gallerista e artista),
la sede, l’Autostazione delle ​Corriere, e
l’entusiasmo che riserviamo agli espositori, a chiunque decida di sostenerci
e ai visitatori, cui intendiamo offrire
un percorso di qualità e di ricerca, che
apporti un nuovo approccio alla più
giovane arte contemporanea. Ciò che ci
Qui sopra, un’opera di Nacho Zubelzum. © Galeria Estela Docal,
contraddistingue è il rapporto umano
Santander A destra, «Senza titolo (grande figura alata e omini
e la capacità di dialogo con i galleristi
verdi, gialli e bruni)» di Carlo Zinelli, 1966-67, (particolare)
e il pubblico. SetUp è orientata verso il
futuro, lo dimostra il tema scelto per il
2016. Come avviene in un normale processo di crescita, andiamo avanti gradualmente, stando sempre attente a quello che ci circonda, per questo il tema dell’ultima edizione è l’Orientamento». Dal 29 al 31 gennaio
(preview il 28 solo su invito) l’Autostazione apre dunque le proprie porte a galleristi, curatori e artisti under 35, con un totale di oltre 40 stand (non ancora resi noti nel momento
in cui è stato scritto l’articolo) accompagnati da un programma culturale curato da Algoritmo Festival che include tavole rotonde, performance, presentazioni di libri, eventi e
talk attraverso cui stimati professionisti danno voce alle ultimissime esperienze affermatesi
nel panorama artistico contemporaneo. L’Area Talk (gestita in collaborazione con Algoritmo Festival grazie a un’idea di Serena Achilli e Massimiliano Capo) sarà adibita nell’atrio
dell’Autostazione o nella piazza coperta antistante. Vi sono incontri, conferenze e la rassegna
performativa curata da Giovanni Gaggia per Sponge ArteContemporanea. L’edizione 2016
allarga le proprie frontiere con il progetto «Drawing the world. Focus Santander», curato
da Mónica Álvarez Careaga, realizzato con il supporto della Giunta regionale della Cantabria e
il Comune di Santander, la città costiera del nord della Spagna. È il primo passo verso l’internazionalizzazione di SetUp. Sono stati coinvolti quattro artisti, Antonio Díaz Grande, Hondartza Fraga, Daniel R. Martín e Nacho Zubelzum, rappresentati da quattro gallerie di
Santander di fama internazionale, José de la Fuente Gallery, Espacio Creativo Alexandra,
Estela Docal e Galeria Siboney. Il progetto ruota attorno all’interpretazione del mondo attraverso il disegno. Opere figurative, minimaliste, narrative e sensoriali restituiscono le molteplici varietà dell’espressione grafica. Dall’attenzione allo spazio domestico di Antonio Díaz
Grande si passa alla rievocazione di luoghi remoti di Hondartza Fraga, che mescola disegno,
animazione e fotografia, mentre il delicato mondo di Daniel R. Martín prepara il visitatore ai
rimandi filosofici, antropologici e archeologici di Nacho Zubelzum. Tra le novità di quest’anno, SetUp propone nella sezione Special Project il progetto «Un grande disegno» curato
da Valerio Dehò, presentato da Lorenza Roverato e Galleria D406 Fedeli alla Linea di Modena.
Si tratta della gigantesca opera del pittore e scultore sanmarinese Gilberto Giovagnoli intitolata «Crepa Carlo, va tutto bene» del 1998, costituita da migliaia di disegni assemblati. È
un omaggio a uno dei principali interpreti internazionali dell’Art Brut, Carlo Zinelli, di cui
figurano otto carte (70x50 cm) disegnate e dipinte su entrambi i lati negli anni Sessanta. Cinque i premi in programma: Premio SetUp (mille euro per il migliore artista e 500 euro per il
miglior curatore), Premio Residenza Fusion Art Gallery (che mette in palio una residenza
d’artista il prossimo settembre nell’omonima galleria torinese), Premio Residenza Sponge
ArteContemporanea (ad aggiudicarsi questa residenza nelle colline marchigiane sarà invece
un curatore), Premio Dispensa e Premio 43 gradi in Sardegna - Zona 9 promosso da Casa
Falconieri. Confermate anche quest’anno la Special Area il Bookshop, curata da Agenzia Nfc,
e l’Area Kinder SetUp, curata dalla chef «erbana» Beatrice Calia e realizzata in collaborazione
con ReMida Bologna Terre d’Acqua, dove i bambini da tre anni in su potranno partecipare al
laboratorio «L’ARTE di Orientarsi». I possessori di Centurion e White Card potranno accedere
alla «PAOLO CASTELLI Vip Lounge», un ambiente esclusivo e accogliente con servizi food e
beverage personalizzati, e al «Programma Vip», che comprende l’invito alla vernice di SetUp
Contemporary Art Fair 2016 con ingresso gratuito per tutta la durata della manifestazione e
visite guidate, l’accesso alle Terme di San Petronio (gratuito per Centurion e agevolato per
Whitecard), e l’esclusivo concerto di fine fiera nell’oratorio di San Colombano. Oltre ai 2.400
metri quadrati di superficie dell’Autostazione, tra spazi espositivi e servizi vari, SetUp Contemporary Art Fair si apre infine alla città di Bologna con SetUp+, un progetto diffuso in tutto
il capoluogo che dà la possibilità a gallerie, associazioni, spazi espositivi e vari locali di
partecipare attivamente all’art week con interventi artistici, mostre e progetti. q Stella Ingino
SetUp Contemporary Art Fair, Autostazione, piazza XX Settembre 6 (angolo via dell’Indipendenza),
Bologna, tel. 051/4122799, gio 20-24 (su invito), ven-sab 17-01, dom 12,30-22,
www.setupcontemporaryart.com, dal 28 al 31 gennaio
In bus con la mappa a caccia di mostre, film e musei
Bologna. «Il progetto ART CITY del Comune di Bologna, spiega Laura Carlini Fanfogna direttrice dell’Istituzione Bologna Musei, è considerato una “buona pratica” soprattutto perché l’intera città riesce
a proporre 50 eventi in 40 sedi attraverso un’unica regia ma tante
organizzazioni, pubbliche e private. Tutti gli appuntamenti sono stati
ideati e selezionati e appariranno in una mappa. Per tre giorni i luoghi prescelti avranno orari prolungati e ingresso gratuito (o ridotto).
Gli eventi di questo progetto presentano un filo curatoriale più stretto, nelle opere esposte vi è più attenzione per la materia e meno
per l’arte de-materializzata». A gestire il programma istituzionale
di ART CITY Bologna (dal 29 al 31 gennaio) è l’Istituzione Bologna Musei. La manifestazione «collaterale» ad ArteFiera è nata nel
2013 grazie alla collaborazione tra Comune felsineo e BolognaFiere, con l’obiettivo di affiancare con mostre, eventi e iniziative
culturali l’annuale appuntamento fieristico. ART CITY ha quattro
punti di forza: la valorizzazione del patrimonio storico e artistico
attraverso la contaminazione con i linguaggi contemporanei; l’integrazione in una programmazione coordinata degli istituti organizzatori e degli operatori
culturali che compongono il sistema cittadino; l’offerta di servizi dedicati all’accessibilità
e all’accoglienza del pubblico; la fruizione gratuita o a tariffa agevolata per tutti gli eventi.
Anche quest’anno è a disposizione dei visitatori l’ART CITY Bus, la linea di trasporto pubblico locale che collega con corse gratuite i padiglioni di ArteFiera ai vari musei, collezioni,
installazioni permanenti, mostre e luoghi d’arte coinvolti nel progetto, tra questi MAMbo,
Museo Morandi, Casa Morandi, Palazzo d’Accursio, Museo Civico Medievale, Museo Civico Archeologico, Palazzo dell’Archiginnasio, Museo Ebraico, Palazzo Pepoli Campogrande,
Museo di Palazzo Poggi, Accademia di Belle Arti, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Oratorio di San Filippo Neri, Palazzo Fava, Mast-Manifattura di Arti Sperimentazione e
Tecnologia, Opificio Golinelli, CUBO Centro Unipol Bologna, Palazzo Albergati e Fondazione
Zucchelli. Per orientarsi ciascun visitatore avrà a disposizione l’ART CITY Map, una guida
tascabile che contiene le informazioni sugli eventi in programma nel weekend. A rivelare
a quale particolare tipo di pubblico culturale punta Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente dell’Istituzione Bologna Musei, è ART CITY Children, il ciclo di attività didattiche per
famiglie e bambini curate dal Dipartimento educativo MAMbo. Il programma ART CITY
Cinema, realizzato dalla Fondazione Cineteca
di Bologna, propone nel Cinema Lumière una
selezione di proiezioni nelle quali emerge
uno sguardo sulla contemporaneità sospeso
tra cinema e arte. Sabato 30 gennaio infine
vi è la consueta ART CITY White Night, con
l’apertura fino a mezzanotte delle Gallerie
d’Arte Moderna e Contemporanea Confcommercio Ascom Bologna e di altre gallerie private, spazi espositivi indipendenti, palazzi
storici e negozi (nella foto, la mostra di Sissi
nel Museo Civico Archeologico ad ART CITY
2015, © Roberto Serra/Iguana Press). q S.L.
ART CITY Bologna, programma completo scaricabile dai siti www.bolognagendacultura.it, www.comune.bologna.it/cultura, www.artefiera.bolognafiere.it, dal 29 al 31 gennaio
Vedere a BOLOGNA | 7
Vedere a Bologna nelle Sedi pubbliche
Morandi e scatti alla Morandi
Rari dipinti dell’artista bolognese dialogano con le fotografie
di Brigitte March Niedermair
Bologna. Fino al 3 aprile, negli spazi
del Museo Morandi presso la sede del
MAMbo, torna di scena il confronto
tra la produzione del pittore bolognese
e l’arte contemporanea. Dopo le esposizioni di Bernd & Hilla Becher, Alexandre
Hollan, Wayne Thiebaud, Tacita Dean
e Rachel Whiteread, è ora la volta di
Brigitte March Niedermair (Merano,
1971), le cui opere indagano il concetto
di orizzonte morandiano. Nella mostra
curata da Gianfranco Maraniello, intitolata «Horizon», la Niedermair presenta due serie fotografiche frutto di
indagini svolte tra il 2011 e il 2014 nella
Casa Morandi di via Fondazza, che ospita lo studio dell’artista, un luogo intimo,
raccolto e custode del mistero della sua
poetica, e in Egitto, dove la fotografa ha
invece immortalato le imponenti piramidi. Nonostante l’apparente differenza,
c’è un filo conduttore che unisce i due
cicli di fotografie ed è lo studio dell’orizzonte: quello spazio mentale che segna i limiti del visibile e rappresenta il
confine di un’intima ricerca spirituale. «transition_Giorgio Morandi» di Brigitte March Niedermair, 2012-13
La serie «transition_Giorgio Morandi»
(2012-13) parte da una riflessione sulla pittura di Giorgio Morandi, sulla sua capacità di raccontare la vita attraverso la
rappresentazione di oggetti piccoli e poveri come le bottiglie o i vasi ancora oggi esposti nella casa di via Fondazza. La
Niedermair ha osservato da vicino questi oggetti attraverso l’occhio della macchina fotografica, mettendo in evidenza le
tensioni, le emozioni e la complessità che emergono nelle, apparentemente semplici, nature morte di Morandi. «Ho desiderato guardare con i suoi occhi, provare le sue stesse tensioni emotive, inseguire le sue forme e mettermi alla prova usando letteralmente i suoi
oggetti nello spazio, che è in fondo uno spazio mentale», spiega la fotografa. La serie «Are you still there» si concentra invece sulle
piramidi, simbolo del passaggio tra la vita e la morte di faraoni e alti dignitari dell’Antico Egitto. Nel 2011-14 Brigitte March
Niedermair ha fotografato con il banco ottico monumenti a Saqqara, Abusir, Dahshur, Meidum, Hawara ed El-lahum,
indagando l’orizzonte evocato dalle piramidi, che rappresentano il confine tra la terra e il cielo, tra il visibile e l’invisibile.
Fino al 26 giugno il Museo Morandi ospita inoltre la rassegna «Morandi a vent’anni. Dipinti della Collezione Mattioli
dal Guggenheim di Venezia», nella quale spiccano quattro capolavori del 1913-15 provenienti dalla collezione d’arte
Gianni Mattioli di Milano, in deposito a lungo termine presso la Peggy Guggenheim Collection di Venezia dal 1997 per volontà di Laura Mattioli Rossi. Accanto agli oli sono ordinate alcune opere giovanili di Morandi: due studi di accademia, alcuni
ritratti della sorella Dina, l’unica composizione futurista (del 1915) e quella cubista dello stesso anno. Completano la sala
tre disegni del 1919-20 di raro valore documentario, legati alla stagione metafisica. q S.L.
Museo Morandi MAMbo | Museo d’Arte Moderna di Bologna, via don Giovanni Minzoni 14, Bologna, mar-mer/ven 12-18, gio/sab-dom 12-20,
tel. 051/6496611, www.mambo-bologna.org, «Brigitte March Niedermair Horizon transition_Giorgio Morandi, “are you still there”» fino al 3 aprile,
«Morandi a vent’anni. Dipinti della Collezione Mattioli dal Guggenheim di Venezia» fino al 26 giugno
Com’eravamo cento anni fa, tra fine Otto e inizio Novecento
L’allievo di Longhi
che diventò regista
Filmati, dipinti e disegni
di Pier Paolo Pasolini
per il quarantesimo
anniversario della morte
Bologna. La Cineteca di Bologna e il MAMbo-Museo
d’Arte Moderna di Bologna collaborano all’esposizione
«Officina Pasolini», visitabile fino al 28 marzo nel museo
ubicato presso l’ex Forno del Pane di via don Minzoni.
Organizzata in occasione del 40mo anniversario dalla sua
morte violenta all’Idroscalo di Ostia, la rassegna è dedicata
al mondo poetico, estetico e artistico di Pier Paolo
Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 - Roma, 2 novembre 1975),
è promossa da Fondazione Cineteca e Istituzione Bologna
Musei in collaborazione con l’Università di Bologna-Scuola
di Lettere e Beni culturali nell’ambito di «Più moderno
di ogni moderno. Pasolini a Bologna», serie d’iniziative
promosse dal Comune di Bologna, riguardanti l’opera e la
figura di Pasolini. Il percorso è composto da fotografie,
filmati, dipinti, disegni, estratti di film e spettacoli
teatrali, scritti originali e costumi di scena suddivisi in
nove sezioni tematiche che trattano le varie fasi e forme
espressive attraversate dall’intellettuale.
Si parte dalla formazione bolognese di Pasolini, legata al
corso di Storia dell’Arte di Roberto Longhi all’Università
con filmati e documenti originali che tracciano il
percorso formativo dell’artista, insieme ai disegni che il
giovane Pasolini nel 1938-39 dedicò a Longhi, paragonato
a «Un’isola deserta nel cuore di una notte senza più una luce».
La sezione seguente si occupa di «miti» pasoliniani: la
figura della madre, sua principale ispirazione; il Cristo,
con cui Pasolini ha una sorta di transfert; la tragedia
classica, archetipo del suo cinema e teatro; i «popoli
perduti», ossia il mondo contadino dimenticato di
Casarsa della Delizia in Friuli, dove la famiglia Pasolini si
trasferì nel 1928, i ragazzi di vita delle borgate romane e le
popolazioni arcaiche dei mondi mediorientali.
L’allestimento prosegue poi con lo spazio dedicato al
complesso Laboratorio e alla poetica della contaminazione,
con particolare riferimento all’ultimo incompiuto lavoro,
il romanzo Petrolio. Poi tocca ai «Gironi» dello «sviluppo
senza progresso» del mondo contemporaneo: dagli
inferni del Decameron ai Racconti di Canterbury, a Porcile.
Il Girone della borghesia trova invece la sua estrema
rappresentazione nell’ultimo film del 1975, il censurato
«Salò o le 120 giornate di Sodoma» e infine il Girone della
televisione, dov’è documentato come i telegiornali del
2 novembre 1975 riportarono la notizia della morte di
Pasolini.
Bologna. «Pietro Poppi e la fotografia dell’Emilia», curata da Cinzia Frisoni
nella Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale fino al 28 febbraio, racconta com’era Bologna (e non solo) nel XIX e all’inizio del XX secolo,
mettendone in luce aspetti sociali, culturali e politici attraverso alcuni momenti importanti. La mostra fa seguito alla catalogazione dell’ingente fondo
del fotografo emiliano (Cento, 1833 - Bologna, 1914), di proprietà delle Collezioni d’arte della Fondazione Carisbo gestite da Genus Bononiae. Per allestire il percorso sono stati ordinati oltre cento pezzi tra fotografie, negativi su
lastra, pubblicazioni a stampa e apparecchi fotografici storici, restituendo a
pubblico e studiosi un profilo complessivo dell’opera di Poppi (nella foto, uno
scorcio della facciata di Palazzo Rodriguez a Bologna, 1879 ca). Accanto alle
sue più note immagini di architetture e vedute urbane bolognesi ed emiliane,
figurano esempi tratti dalle campagne documentarie realizzate in altri centri
dell’Italia, ma anche immagini di genere raffiguranti campi, fiori e paesaggi.
A corredo della mostra sono previsti alcuni incontri tra gennaio e febbraio.
S’inizia il 16 gennaio con l’intervento «Heart of glass. Il cuore di vetro del
fondo Poppi: caratteristiche e conservazione» di Elvira Tonelli, che illustra lo
studio dei negativi del Fondo Pietro Poppi, dalle caratteristiche ai problemi
conservativi. Il 30 gennaio è la volta di «Dietro la fotografia. Tecniche di ripresa, materiali sensibili e attrezzature artigianali nella fotografia della seconda
metà dell’Ottocento» di Riccardo Vlahov, che indaga gli albori della tecnica
fotografica mediante uno sguardo naturale e produttivo. Segue il 6 febbraio
«Il punto di vista di un archivista: come trattare le fotografie in archivio» di
Roberto Spocci, incentrato sulle metodologie di conservazione dei fondi fotografici. Chiude il 20 febbraio l’intervento di
Claudia Cavatorta «Il fondo Poppi-Vettori e le raccolte di fotografia storica negli archivi Csac», dedicato all’archivio parmense fondato da Arturo Carlo Quintavalle.
MAMbo | Museo d’Arte Moderna di Bologna,
via don Giovanni Minzoni 14, Bologna, mar-mer/ven 12-18,
gio/sab-dom e festivi 12-20, tel. 051/6496611,
www.mambo-bologna.org, «Officina Pasolini» fino al 28 marzo
Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale, via Nazario Sauro 20/2, Bologna, lun/mer-ven/dom 9-13, mar 9-17, sab 14-18,
www.genusbononiae.it, «Pietro Poppi e la fotografia dell’Emilia» fino al 28 febbraio
Pier Paolo Pasolini durante le riprese del film «Il Vangelo secondo
Matteo» del 1964
Vedere A bologna | 8
Vedere a Bologna nelle Sedi pubbliche
La dinastia dei Brueghel
Bologna. Fino al 28 febbraio prosegue in Palazzo Albergati «Brueghel. Capolavori dell’arte fiamminga», curata
da Sergio Gaddi e Andrea Wandschneider e prodotta da
Arthemisia Group. La rassegna pone l’una accanto all’altra tutte le generazioni della «dinastia» dei Brueghel, la
celebre famiglia di pittori fiamminga attiva tra il XVI e il
XVII secolo. Tra i dipinti esposti «La Resurrezione» (1563
ca) di Pieter Brueghel il Vecchio, «La trappola per gli uccelli» (1601) di Pieter Brueghel il Giovane (nella foto), «Paesaggio fluviale con bagnanti» (15951600) di Jan Brueghel il Vecchio, «Incontro tra viaggiatori» (1630 ca) di Jan Brueghel il Giovane,
«Grande natura morta con frutta in un paesaggio» (1670) di Abraham Brueghel e «Natura morta
con fiori» (1660-65) di Ambrosius Brueghel. La mostra documenta anche la rivoluzione realista
esercitata sulla pittura europea dal genio dei Brueghel, includendo lavori di Hieronymus Bosch,
Frans de Momper, Frans Francken, Hendrick van Balen e Joos de Momper. Quello che emerge
è uno spaccato lungo oltre 150 anni durante i quali muta (e non poco) il linguaggio pittorico.
Articolato in sette sezioni, il percorso raccoglie alcuni capisaldi della pittura e molte «sorprese»
che introducono lo spettatore nel clima fiammingo. La sezione «Storie di viaggiatori e mercanti»,
per esempio, documenta la città di Anversa nel Cinquecento, quando fu il fulcro dei commerci,
delle spedizioni e dei grandi viaggi. Proprio ad Anversa nacque e si consolidò una nuova classe
borghese che sfidava imprevedibili rotte commerciali marine, in cerca di ricchezza. La pittura celebrò le gesta e le avventure di viaggiatori e mercanti, le cui storie diventarono spunto per quadri
sempre più apprezzati e diffusi, destinati ad abbellire le case di una committenza colta e attenta
alle nuove dinamiche di un mercato nascente.
«Ritratto di giovane» di Annibale Carracci (particolare). © GaetanoApicella
Prima da Bologna a Roma,
poi da Roma a Bologna
A Palazzo Fava tornano le opere romane della scuola
bolognese da Annibale Carracci a Guido Reni
Bologna. Una parata di opere «bolognesi» conservate
nei Musei Capitolini di Roma, è esposta fino al 13 marzo
nel Palazzo Fava di Genus Bononiae, l’antico edificio
decorato da Ludovico, Agostino e Annibale Carracci sul
finire del XVI secolo. Prodotta da Genus Bononiae-Musei
nella città e Soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali
e intitolata «Guido Reni e i Carracci. Un atteso ritorno.
Capolavori bolognesi dai Musei Capitolini», la rassegna
ripercorre la «stagione d’oro» della scuola bolognese
nell’Urbe. Oltre agli artisti citati nel titolo, sono esposte opere di Domenico Zampieri il Domenichino, Denis
Calvaert, Prospero Fontana, Pietro Faccini, Sisto Badalocchio, Vincenzo Spisanelli, Lucio Massari, Carlo Maratta,
Francesco Albani, Giovanni Andrea Sirani, Lorenzo Garbieri e Alessandro Tiarini. La mostra è curata dal conservatore dei Musei Capitolini Sergio Guarino, al quale
abbiamo rivolto alcune domande.
Come si è sviluppata la scuola dell’arte bolognese a
Sergio Guarino
Roma e quali sono state le sue caratteristiche?
Nel Seicento Bologna era la seconda città più importante dello
Stato della Chiesa, pertanto a Roma la presenza di artisti felsinei, saltuaria o prolungata, era tradizionale. Senza dubbio però il punto di svolta fu il trasferimento di Annibale Carracci a metà degli anni Novanta
del Cinquecento, con l’impegno nella grandiosa impresa della decorazione ad affresco della Galleria di
Palazzo Farnese. Negli anni successivi numerosi artisti bolognesi si spostarono a sud, sia per lavorare direttamente al fianco del maestro sia per cercare di ottenere incarichi dai principali committenti romani.
A Roma questi artisti ebbero l’opportunità di studiare le grandi testimonianze della scultura classica
e i modelli pittorici fondamentali, Raffaello e Michelangelo in primis, fino all’esperienza caravaggesca.
Questo incontro divenne fondamentale: una serie di pittori giovani, il più anziano era Guido Reni nato
nel 1575, poterono combinare le premesse «bolognesi» dello stile classico con lo studio diretto dell’antico e
con un vivido naturalismo.
Tra i committenti dell’epoca il principale è il cardinale Giulio Sacchetti.
Quale ruolo ha la sua presenza in mostra?
Fondamentale. Giulio Sacchetti era il fratello minore di Marcello, uno dei primi grandi mecenati dell’epoca moderna, ricco e affermato banchiere e attento collezionista. Dopo la morte abbastanza precoce di
Marcello, il cardinale Giulio (aveva ottenuto la porpora pochi anni prima) ne continuò l’opera con altri
fratelli. Nel triennio 1637-40 il prelato resse la legazione di Bologna e il soggiorno nella città emiliana fu
l’occasione di una diretta conoscenza di artisti felsinei, in particolare Guido Reni. La loro frequentazione è
attestata e gli inventari della collezione Sacchetti registrano la presenza nella raccolta romana di un alto
numero di opere dell’artista bolognese, molte delle quali poi cedute al Campidoglio nel 1748 in occasione
della vendita di 186 opere dei Sacchetti alla nascente Pinacoteca Capitolina. Diverse tele si trovavano
ancora nello studio del pittore al momento della sua morte nel 1642, come la celebre «Anima Beata», forse
l’ultimo quadro compiuto di Guido Reni. q S.L.
Palazzo Fava-Genus Bononiae, via Manzoni 2, Bologna, tel. 051/19936305, mar-dom 9-19,
www.genusbononiae.it, «Guido Reni e i Carracci. Un atteso ritorno. Capolavori bolognesi dai Musei
Capitolini» fino al 13 marzo
Palazzo Albergati, via Saragozza 28, Bologna, tel. 051/0301015, lun-dom 10-20,
www.palazzoalbergati.com, «Brueghel. Capolavori dell’arte fiamminga» fino al 28 febbraio
Faraoni e generali
Bologna. Prosegue nel Museo Civico Archeologico
la rassegna «Egitto. Splendore Millenario», curata da Paola Giovetti e Daniela Picchi, prodotta dall’Istituzione Bologna Musei e Arthemisia
Group. Avvalendosi anche della collezione egizia del Museo, la mostra ripercorre quattro
millenni di storia dell’Antico Egitto con oltre
500 opere provenienti per la maggior parte
dal Museo Nazionale di Antichità di Leida, ma
anche dal Museo Egizio di Torino e dal Museo Archeologico di Firenze. Tra i capolavori esposti figurano la Stele di Aku (XII-XIII Dinastia, 1976-1648
a.C.) e il «maggiordomo della divina offerta», la
cui preghiera racconta l’esistenza ultraterrena in un mondo tripartito tra cielo, terra e oltretomba.
Vi sono gli ori attribuiti al generale Djehuty, che per il faraone Thutmosi III (1479-1425 a.C.) condusse le truppe egiziane vittoriose nel Vicino Oriente, e ancora, il gruppo scultoreo (nella foto)
con le statue di Maya, sovrintendente al tesoro reale di Tutankhamon, e Merit, la cosiddetta
«cantrice di Amon», risalente alla XVIII dinastia, regni di Tutankhamon-Horemheb (1333-1292
a.C.). A testimoniare lo stile di vita raffinato di quest’antica civiltà, sono invece numerosi oggetti
quotidiani come un manico di specchio (1292 a.C.) raffigurante una fanciulla che tiene nella
mano un piccolo volatile. Infine, a 200 anni dalla scoperta della tomba di Horemheb a Saqqara,
la mostra ne riunisce i più importanti rilievi, conservati a Leida, Bologna e Firenze. Horemheb fu
il comandante in capo dell’esercito egiziano di Tutankhamon, cui succedette dal 1319 al 1292
a.C. come ultimo sovrano della XVIII dinastia.
Museo Civico Archeologico, via dell’Archiginnasio 2, Bologna, tel. 051/0301043, mar-gio 9-18,30,
ven 9-22, sab-dom 10-18,30, www.mostraegitto.it, «Egitto. Splendore Millenario» fino al 17 luglio
L’incantevole romantico divisionista, figlio d’arte
Bologna. L’Associazione Bologna per le Arti prosegue il ciclo di mostre su pittori emiliani dell’Otto e Novecento a Palazzo D’Accursio. Fino al 10 febbraio la retrospettiva «Flavio Bertelli. Armoniose visioni di natura 1865-1941», curata da Stella Ingino, analizza la produzione di Flavio Bertelli
(San Lazzaro di Savena, 1865 - Rimini, 1941), figlio del pittore Luigi. Flavio Bertelli si formò a
contatto con Telemaco Signorini, a Firenze, e con Vittore Grubicy de Dragon, a Milano. Ammaliato
dalle teorie del Divisionismo, fu l’unico «vero» pittore divisionista della scena bolognese del tardo
XIX secolo insieme ad Alessandro Scorzoni. Nella sua
pittura, il clima lieve e il sentimentalismo romantico
sono resi da un’armoniosa stesura del colore e da
un’attenta ricerca di effetti di luce, dando luogo a una
personale percezione della natura in cui si fondono,
in un’inedita sintesi emotiva, Simbolismo e Naturalismo. In mostra vi sono oltre settanta opere (nella
foto, «Signorina nel castagneto», 1923) provenienti da
Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, MAMbo e
collezioni private. Da non dimenticare il 14 e 21 gennaio e il 4 febbraio, nella Cappella Farnese di Palazzo
d’Accursio, le conferenze della sesta edizione dei «Dialoghi Culturali a Palazzo D’Accursio».
Palazzo D’Accursio, piazza Maggiore 6, Bologna, lun-dom 10-18,30, tel. 051/582352,
www.bolognaperlearti.altervista.org, «Flavio Bertelli. Armoniose visioni di natura 1865-1941»
fino al 10 febbraio
Vedere A BOLOGNA | 9
Vedere a Bologna nelle Sedi pubbliche e private
Chi, tra la Vita e la Morte, pensava all’arte
I dipinti, le sculture e gli oggetti preziosi di due antichi ospedali bolognesi
«La Morte» della cerchia
di Silvestro Giannotti
proveniente dalla
Farmacia dell’Ospedale
della Morte
Bologna. Gli ospedali bolognesi di Santa Maria della Vita e di Santa Maria della Morte, fondati
rispettivamente nel XIII e nel XIV secolo, confluirono nel 1801 nel Grande Ospedale della Vita e della
Morte, che nel 1814 fu rinominato Ospedale Maggiore. A fianco delle benemerite attività ospedaliere, nel corso del tempo questi luoghi e altre confraternite hanno commissionato e raccolto un
amplissimo patrimonio artistico, analizzato nella mostra «Tra la Vita e la Morte. Due Confraternite bolognesi tra Medioevo e Età Moderna» curata da Massimo Medica e Mark Gregory D’Apuzzo
nel Museo Civico Medievale fino al 28 marzo (catalogo SilvanaEditoriale). Dipinti, sculture, libri
miniati e oggetti preziosi conservati a Bologna nel Museo della Sanità e dell’Assistenza, nella
Biblioteca dell’Archiginnasio, nella Pinacoteca Nazionale, nei Musei Civici e in collezioni private,
convergono nella rassegna promossa dal Comune di Bologna e da Genus Bononiae. Il percorso include lavori di Orazio di Jacopo (figlio del più noto pittore Jacopo di Paolo), Nicolò dell’Arca (il
cui «Compianto» in Santa Maria della Vita è una delle più note opere italiane) e ancora, Alfonso
Lombardi, Prospero Fontana, Giovanni di Fra Silvestro, Alessandro Tiarini e Nicolò di Roccatagliata. L’antico complesso monumentale di Santa Maria della Vita, ancora esistente nei suoi
caratteri edilizi in pieno centro storico, è di proprietà dell’azienda AUSL di Bologna ed è gestito da
Genus Bononiae. A fare erigere la chiesa e l’ospedale fu il perugino Riniero Barcobini Fasani, che
nel 1260 abbandonò la sua città con alcuni seguaci per recarsi a Bologna ispirato dalla Vergine Maria.
Nel 1261 Riniero fondò la Confraternita dei Battuti Bianchi, detti anche Devoti Flagellanti, e insieme
ai bolognesi Bonaparte Ghislieri e alla terziaria francescana suor Dolce, organizzò un ospedale per
la cura e l’assistenza di infermi e pellegrini. Nel corso dei secoli il nosocomio diventò un importante
luogo di cura e un grandioso santuario, arricchendosi di numerose opere d’arte in parte ancora in
loco. A pochi metri da Santa Maria della Vita sorgeva l’Ospedale della Morte, in quella che oggi è
via dell’Archiginnasio. Attualmente ne rimane un portico rialzato, detto il Portico della Morte, dal
quale si accedeva all’antico edificio che era diviso in sezioni distinte per uomini, donne e feriti. Fino
al XIX secolo era molto frequentato dagli studenti di medicina che effettuavano studi anatomici sui
cadaveri dei giustiziati, nell’adiacente Università nel Palazzo dell’Archiginnasio. q S.L.
Museo Civico Medievale, via Manzoni 4, Bologna, tel. 051/2193916, mar-ven 9-15, sab-dom 10-18,30,
www.museibologna.it/arteantica, «Tra la Vita e la Morte. Due confraternite bolognesi tra Medioevo e Età Moderna»
fino al 28 marzo
Il pittore intellettuale
È in arrivo il catalogo generale
di Aldo Borgonzoni
Bologna. Aldo Borgonzoni (1913-2004) sarà oggetto di un
catalogo generale edito da Allemandi nei prossimi mesi.
Se ne occupa il figlio architetto Giambattista Borgonzoni,
responsabile dell’Archivio e centro studi del pittore, con la
collaborazione di operatori culturali. A lui abbiamo rivolto
alcune domande.
Ci parli della fortuna dell’artista.
Borgonzoni a partire dagli anni ’40 ha avuto rapporti con numerosi
esponenti dell’arte e della politica, come dimostra l’ampio carteggio allo
Csac di Parma. Mio padre, per il suo carattere complicato, da metà anni
’70 si era estraniato dal mercato, ma nei 25 anni successivi ha avuto un
ruolo attivo nel dibattito. Si pensi ai saggi di Francesco Arcangeli, teorico
del naturalismo che apprezzava l’espressionismo del pittore, e a quelli di
Carlo Bo e Ludovico Ragghianti. Nel nuovo millennio sono da ricordare
l’antologica curata da Arturo Carlo Quintavalle e Gloria Bianchino nel
2001 alla Pilotta di Parma, in occasione della donazione allo Csac di 200
opere, e il saggio del 2007 sul «Mondo contadino arcaico». Altrettanto
significativo è il contributo critico di Claudio Spadoni, oggi condirettore
di ArteFiera (cfr. p. 6) che ha curato mostre antologiche dell’artista: a
Faenza nel 1995, alla Galleria Dipaolo Arte di Bologna nel 2007 e alla
Galleria d’Arte Moderna di Riccione nel 2009.
È scaturito qualche contributo critico dal centenario
della nascita?
Il centenario promosso da Ibc in collaborazione con MAMbo e Museo
Lercaro è stato l’occasione per puntualizzare con un convegno il ruolo
dell’artista nel ’900 italiano, i suoi rapporti internazionali, le mostre a
Zurigo, Londra, Praga e Bratislava. Solo così si può comprendere la sua
L’Archivio & Centro Studi Aldo Borgonzoni
annuncia la pubblicazione del
CATALOGO GENERALE ALDO BORGONZONI,
che sarà edito da Umberto Allemandi & C.
Si invitano i collezionisti che non hanno ancora contattato l’Archivio a segnalare la propria opera per l’inserimento in catalogo.
Carmen e Kimera
Bologna. Si snoda nel segno della tradizione operistica italiana da Verdi a Sciarrino la Stagione 2016 del Teatro Comunale di Bologna-TCBO, dove il melodramma ottocentesco
si confronta con il teatro d’opera contemporaneo. In scena
nuovi allestimenti, frutto di coproduzioni nazionali e internazionali. Da segnalare il ritorno della Stagione di Concerti nella
sala del Bibbiena. Ad aprire «le danze» è il nuovo allestimento dell’Attila di Giuseppe Verdi (23-31 gennaio), coprodotto
con il Teatro Massimo di Palermo e la Fenice di Venezia, con
Michele Mariotti alla direzione e Daniele Abbado alla regia
(nella foto, una scena). Poi El Amor Brujo di Manuel De Falla (16-21 febbraio). Dopo il Vangelo. Opera Contemporanea,
con musica di Enzo Avitabile e testo di Pippo Delbono (25-28
febbraio), vi è il nuovo allestimento del TCBO della Carmen di
Georges Bizet (18-29 marzo), dapprima nella consueta versione operistica, poi con il balletto Carmen K (kimera) (8-13
aprile), nuova produzione commissionata ad ArtemisDanza,
che affianca la Carmen Suite di Šcedrin a un’inedita Carmen
remixed by 5DJ. Altro nuovo allestimento è quello dell’Opera
Nazionale Greca di Atene per Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini (5-15 maggio), seguito da Le nozze di Figaro
di Wolfgang Amadeus Mozart (26 maggio-1 giugno), con la
Scuola dell’Opera del TCBO e con l’Auditorium di Tenerife. Prestigiosa la coproduzione con la Staatsoper di Berlino di Luci
mie traditrici di Salvatore Sciarrino (14-17 giugno). Nuovi anche il musical Titanic di Maury Yeston (13-16 luglio), ormai
una tradizione, e le due opere del cartellone autunnale: Verdi
con Rigoletto (8-18 novembre) e Werther di Jules Massenet
(15-23 dicembre), con l’esordio di Juan Diego Flórez nel ruolo
di Werther. In occasione dei 40 anni di Arte Fiera, il 29 gennaio alle 17,30 il TCBO presenta in anteprima nazionale «River
of Fundament» di Matthew Barney. q G.P.M.
Teatro Comunale di Bologna, largo Respighi 1 e 4, Bologna,
051/529995, www.tcbo.it, [email protected]
Giambattista Borgonzoni
presenza nei musei europei: ad esempio le 6
opere nel Museo Puskin di Mosca o le 8 opere
della Fondazione israeliana Ghetto Fighters
Archive.
È in arrivo il Catalogo generale
di Aldo Borgonzoni curato da
Quintavalle e dalla Bianchino.
Il volume di 320 pagine vede riprodotte a colori circa 500 opere del
collezionismo privato. Ci saranno saggi dei curatori, il regesto, la biografia
dell’artista e una selezione di opere presenti nei musei italiani ed esteri.
È in progetto una borsa di studio di ambito
universitario, finanziata da Fondazioni e dedicata
all’artista?
Sarà curata da Silvia Evangelisti. Coinvolge l’Università di Bologna
su aspetti artistici, storici e antropologici dell’attività di Borgonzoni
in ambito italiano e internazionale. Il suo rapporto con l’ideologia è
stato il tema di un convegno del 2013 al MAMbo, che ne custodisce 12
lavori. L’ex direttore Maraniello aprì un varco conoscitivo su questa
complessa figura di operatore culturale sospeso tra arte e ideologia.
Lui «rosso», all’opposto il grande «nero» Mario Sironi, esposti insieme al
Museo Rimoldi di Cortina d’Ampezzo. Auspico che le istituzioni bolognesi
pensino presto a una mostra di grande respiro, che la città non ha
ancora dedicato a Borgonzoni. q S.L.
Il dialogo tra scultura e fotografia
«Periferia» 1947 olio su cartone telato cm 35x60
Bologna. Dal 28 gennaio al 28 febbraio, Palazzo de’ Toschi
ospita «La Camera. Sulla materialità della fotografia», curata
da Simone Menegoi e Barbara Meneghel. È il terzo episodio
di «The Camera’s Blind Spot», un progetto espositivo che indaga il rapporto fra scultura e fotografia. I primi due appuntamenti sono stati al Man-Museo d’Arte della Provincia di Nuoro
(nel 2013) e all’Extra City Kunsthal di Anversa (nel 2015). La
tappa bolognese nasce in collaborazione con Banca di Bologna e rientra nella programmazione di ART CITY. In questo
caso l’attenzione è rivolta al medium fotografico. All’interno di
un contenitore espositivo costruito appositamente dentro la
sala maggiore di Palazzo de’ Toschi, saranno presentate opere
realizzate con tecniche insolite e rare. Tra gli artisti esposti:
Paul Caffell, Linda Fregni Nagler, Paolo Gioli, Raphael Hefti, Marie Lund, Ives Maes, Justin Matherly, Lisa Oppenheim, Johan
Österholm, Evariste Richer, Fabio Sandri, Simon Starling, Luca
Trevisani e Carlos Vela-Prado. q S.L.
Curatori Gloria Bianchino e Arturo Carlo Quintavalle
Archivio & Centro Studi Aldo Borgonzoni
Via Frassinago, 57 - 40123 Bologna - Tel. 051 4071472 - Cell. 3494589554 / 3381215959 - www.aldoborgonzoni.com - www.centenarioaldoborgonzoni.it - [email protected]
Vedere A BOLOGNa | 10
Palazzo de’Toschi, piazza Minghetti 4/d, info e orari:
www.bancadibologna.it
Vedere a Bologna nelle Fondazioni
Cena con Sissi
tra ceramiche biomorfiche e concettuali
Una mostra da Fontana ad Ai Weiwei
e una performance della giovane artista bolognese,
promosse dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
«Concetto spaziale»
di Lucio Fontana, 1963
Qui sopra da sinistra Guido Molinari, Matteo Zauli
e un bozzetto per «L’imbandita» di Sissi, 2015
Bologna. La Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna promuove due importanti iniziative inserite nel programma «ART CITY Bologna-ArteFiera»: la mostra sulla ceramica d’artista
«Terra provocata. Percezione della materia e concetto nella materia», dal 24 gennaio al
20 marzo (inaugurazione sabato 23 gennaio ore 18) nello spazio espositivo dell’ente di origine
bancaria, e la performance di Sissi «L’imbandita», il 31 gennaio nell’Oratorio di San Filippo Neri
(di proprietà della Fondazione). Promossa dalla Fondazione del Monte in collaborazione con il
Museo Carlo Zauli di Faenza e l’Istituzione Bologna Musei | Museo Civico Medievale, la rassegna
sulla ceramica è curata da Matteo Zauli e Guido Molinari, critico d’arte e curatore al quale
abbiamo rivolto alcune domande.
Come ha progettato la mostra?
Due opere di Lucio Fontana suggeriscono due percorsi legati all’attualità, costituendo il filo conduttore della
mostra. Il testimone del primo percorso è «Concetto spaziale», che evidenzia la dimensione concettuale del
fare arte. Molti artisti contemporanei interessati alla matrice concettuale si sono riappropriati del senso di
preziosità che giunge da alcuni materiali come la ceramica. Il secondo percorso è simboleggiato da «Crocefisso»
di Fontana, dove il flusso organico della materia è il fulcro di una rigenerazione delle forme. Numerosi artisti
hanno scelto oggi di relazionarsi con forme organiche e strutturazioni biomorfiche.
Quali sono gli artisti esposti?
Alessandro Pessoli, Eva Marisaldi, Alberto Garutti, Luigi Ontani, Ai Weiwei, Adrian Paci, Christian Holstad,
Thomas Schütte, Ilya ed Emilia Kabakov, Jonathan Monk e Liam Gillick tra gli altri. Le proposte degli artisti
impegnati con il materiale ceramico sono molto diversificate. Ai Weiwei, per esempio, ha scelto di riproporre
in ceramica alcuni cavi d’acciaio,
in riferimento alle conseguenze del
terremoto che nel 2008 colpì il Sichuan,
una regione della Cina. Sislej Xhafa ha
campionato un elemento consueto, uno stuzzicadenti, seguendo la strada del ready made ma
restituendo l’oggetto attraverso la pregevolezza della
ceramica. Alberto Garutti ha realizzato il calco di una statua
della Madonna che si può toccare e rivela una particolarità: l’oggetto di devozione è tiepido, della stessa gradazione della temperatura corporea.
Che ruolo ha il Museo Zauli?
È un contenitore che dal 2002 promuove e incrementa la conoscenza dell’opera artistica di Carlo Zauli sia con
azioni a lui correlate (mostre, conferenze, appuntamenti) sia con attività sul contemporaneo. Dal 2003 il museo
ospita un progetto di residenza per artisti dedicato alla ceramica. Con la supervisione di un tutor ceramista e
di un gruppo di studenti del territorio, l’artista ospite realizza opere nei laboratori che furono di Carlo Zauli.
A poche centinaia di metri dalla Fondazione, nello storico Oratorio di San Filippo Neri inaugurato dal cardinal Lambertini il 13 agosto 1733, si svolge il 31 gennaio la performance «L’imbandita» di Sissi, in collaborazione con UniCredit Group. Sissi (Bologna, 1977), diplomata
all’Accademia di Belle arti di Bologna, fin dai suoi esordi ha scelto la performance come mezzo
di comunicazione. Negli ultimi quindici anni ha sperimentato anche altri linguaggi, tecniche
e materiali spaziando tra installazioni, fotografie, disegni e diari, realizzando scambi tra interiorità e realtà esterna attraverso la manualità. «Un tavolo imbandito all’interno dell’Oratorio di San
Filippo Neri, del cibo vero da consumare, piatti in ceramica “ossei” realizzati per l’occasione su cui vengono
servite fette sottili di lardo, uova di quaglia, timballi e marzapane. Spiega Maura Pozzati, consigliere
di amministrazione delegato alla cultura della Fondazione del Monte e curatrice dell’evento
artistico. La cena di Sissi è un vero atto estetico ed esperienziale, che mette in gioco il corpo e la sua anatomia interna. “L’imbandita” di Sissi è qualcosa di più di una performance, è una cena “scultorea” fatta
di pezzi unici, di odori, sapori e cibi che il pubblico può guardare, toccare e mangiare mettendo in gioco il
proprio corpo». q S.L.
Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, via delle Donzelle 2, Bologna, tel. 051/2962511,
lun-dom 10-19, www.fondazionedelmonte.it, «Terra provocata. Percezione della materia e concetto
nella materia» dal 24 gennaio al 20 marzo (inaugurazione sabato 23 gennaio alle 18)
Oratorio di San Filippo Neri, via Manzoni 5, Bologna, tel. 051/2962511, primo sab-dom di ogni mese
10-19, www.fondazionedelmonte.it, «L’imbandita di Sissi» 31 gennaio alle 19,30
Dal 1959 nelle fauci del lupo. Ma con allegria
Bologna. «Lasciamo ad altri l’arte intesa come intrattenimento o come ricamo intorno alla noia. Qui si lavora nelle fauci del
lupo. Con l’allegria degli innamorati». Con queste parole Davide Rondoni, presidente della Fondazione Zucchelli, delinea
lo spirito con cui opera la Fondazione istituita nel 1959 (nella foto, un particolare del lato giardino). Già nel 1952 Santina
Zucchelli aveva stabilito attraverso un lascito testamentario di donare tutto il patrimonio familiare al Conservatorio Giovan Battista Martini e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, con la precisa volontà di aiutare i giovani talenti dell’arte in
difficoltà economica. Nasceva su questi presupposti la «Fondazione Carlo, Carolina, Bianca e Santina Zucchelli», che nel
1963 ha ricevuto il riconoscimento di Ente Morale da parte della Presidenza della Repubblica Italiana e che prosegue la
sua missione erogando annualmente fondi ai giovani allievi dell’Accademia e del Conservatorio attraverso l’istituzione di
un Premio e di borse di studio. Dopo il successo della mostra del 2015 sulla Grande guerra, la Fondazione promuove nella
galleria Spazio, in occasione di ART CITY, la collettiva dei vincitori delle varie edizioni del Premio Zucchelli intitolata «Costruzioni per una natura viva», curata da Beatrice Buscaroli, Giovanna Caimmi e Walter Guadagnini. Tea Andreoletti, Federico
Aprile, Esmeraldo Baha, Barbara Baroncini, Vittoria Cafarella, Elisa De Nigris, Eva Markiš, Filippo Marzocchi, Gianfranco
Mazza, Giulia Poppi, Irene Prendin, Milena Rossignoli e Valeria Talamonti sono i giovani artisti invitati a confrontarsi sul
tema del paesaggio naturale e sul complesso rapporto uomo-natura attraverso linguaggi differenti. Sono esposti dipinti,
fotografie, installazioni e video. La mostra sarà inaugurata il 29 gennaio con l’esibizione degli allievi del Conservatorio di
Musica Giovan Battista Martini presso la sede della Fondazione. q Stella Ingino
Fondazione Zucchelli-Spazio, vicolo Malgrado 3d, Bologna, ven 18-20, sab 12-24, dom 12-20, www.fondazionezucchelli.it, «Costruzioni per una natura viva» dal 29 al 31 gennaio
FONDAZIONE ZUCCHELLI
Nasce dal lascito testamentario dell’ultima discendente della Famiglia Zucchelli. Gli eredi, Accademia di
Belle Arti e Conservatorio di Musica, in Bologna, la fondano nel 1959. Nel 1963 l’erogazione del primo
Premio Zucchelli ad allievi con buone attitudini, iscritti ai due Istituti. Nel 2014 inaugurazione della
prima Galleria d’Arte di Case Zucchelli: SPAZIO, per accogliere mostre dei giovani artisti premiati ed
emergenti. Nel 2015 i primi Workshop a cura di Andrea Chiesi e di Cesare Pietroiusti. A gennaio 2016,
terza partecipazione ad ART CITY Bologna con una mostra di tredici premiati intitolata COSTRUZIONI
PER UNA NATURA VIVA: tra i curatori Beatrice Buscaroli, Giovanna Caimmi e Walter Guadagnini.
In collaborazione con
Fondazione Carlo, Carolina, Bianca e Santina Zucchelli
Strada Maggiore 90 - 40125 Bologna - Tel. 051 4121216, [email protected],
www.fondazionezucchelli.it, Facebook: Fondazione Zucchelli
Fondazione Zucchelli Spazio
Galleria d’arte: Inaugurazione Mostra 29 gennaio 2016 | ore 18 - Vicolo Malgrado 3d - 40125 Bologna
Vedere A BOLOGNA | 11
Vedere a Bologna a CUBO
Quel CUBO ha mille facce
Mostre, laboratori, attività e performance molto differenziate
nello spazio polifunzionale del Gruppo Unipol
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Vedere A BOLOGNA | 12
s e n s i b i l id i p e r s o n e s e n s i b i l i d i
standard
bisognoper ricevere il futurodi persone
ha bisogno La società ha bisogno
futuroper ricevere il futuro di persone
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bisogno La società ha bisognodi persone
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futuro per ricevere il futuro La società
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La società ha bisogno
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bisogno di persone sensibili per ricevere
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ricevere il futuro
B O LO G N A - P I A Z Z A V I E I R A D E M E L LO , 3
La società
futuro per ricevere il futuro
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27.01.2016 | 16.04.2016
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C U B O
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rivolgendosi direttamente al territorio con proposte gratuite
e aperte a tutti. Basti pensare alla ricca rassegna estiva
che con un cartellone vivace e variegato spazia dal teatro
impegnato alla musica leggera italiana, agli interpreti
del jazz internazionale. Milena Vukotic, Luis Bacalov, Mina
Agossi, Kurt Rosenwinkel Quartet, Beppe Servillo, oltre a
Ron, Niccolò Fabi e Ivano Marescotti sono tra gli artisti che
hanno calcato il palco dei Giardini, solo per citarne alcuni. I
mesi invernali sono invece animati da laboratori gratuiti
di Musica, Teatro, Arte e Cucina per gli Junior dai 6 agli 11
anni e da quelli di Musica, Clowning, Fotografia e sicurezza
stradale (Sicuramente in strada) per i Teen dai 12 ai 16 anni.
Tra le varie attività CUBO promuove, infatti, la cultura della
sicurezza stradale, per cui ha creato Spazio Sicurezza, un
ambiente all’avanguardia con simulatori di guida sicura per
auto e moto. La tecnologia è di casa anche nella Mediateca,
dove tavoli touch e sistemi innovativi raccontano la storia
delle Assicurazioni e di Unipol in relazione alla storia locale,
nazionale e internazionale. Attraverso monitor a raggi
infrarossi, la Mediateca ospita inoltre mostre virtuali su
temi connessi all’attualità, sancendo lo stretto legame tra
Gruppo Unipol e quotidianità. Molteplici proposte articolate
in quattro appuntamenti principali, si alternano nello
Spazio Arte durante tutto l’anno. Da gennaio ad aprile sono
di scena le sperimentazioni artistiche connesse a nuovi
linguaggi; da aprile a luglio i talenti emergenti e le nuove
generazioni (dalla pittura tradizionale alle tecniche digitali);
da luglio a ottobre le opere del Patrimonio artistico del
Gruppo, secondo in Italia per quanto riguarda il nucleo di
Carlo Levi. A seguito della fusione con Fondiaria e Sai, tale
patrimonio si è arricchito di opere di autori come Mario
Sironi, Alberto Burri, Umberto Boccioni, Marc Chagall, Lucio
Fontana, Georges Braque, Graham Vivian Sutherland e
Pietro Annigoni. Da ottobre a gennaio lo Spazio Arte ospita
infine gli scatti di fotografi internazionali impegnati in
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A R T E
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bologna. In occasione di ArteFiera, CUBO propone (dal
19 gennaio al 16 aprile) la rassegna «FLUX-US», curata da
Pascual Jordan e Angela Memola. Come suggerisce il
titolo, la mostra innesca un’interazione estetica ed emotiva
tra pubblico e installazioni, che conferma come lo spazio
CUBO sia un’unica grande opera d’arte. Importantissima
artista il cui studio a Colonia fu il centro del movimento
«praefluxus» che influenzò il Fluxus sul finire degli anni
Cinquanta, Mary Bauermeister presenta opere di respiro
museale in dialogo con l’installazione di una delle fondatrici
del movimento della Resilienza Italiana, Francesca
Pasquali, che utilizza materiali di riciclo e oggetti d’uso
quotidiano, come i 150mila bicchieri bianchi e trasparenti,
prodotti dall’azienda Ilip, che compongono l’installazione
«Glasswall». Quest’ultima è una creazione site specific,
cinetica e interattiva, realizzata in collaborazione con
Carlotta Piccinini e Andrea Familari. È un muro di bicchieri
colorato e musicato mediante i movimenti del pubblico
grazie a particolari strumentazioni tecnologiche. Nelle
stesse date il gruppo fuse* presenta nel Giardino il
progetto «.amygdala», un’installazione audiovisiva che
tramite un complesso algoritmo raccoglie dati dalla
rete misurando gli stati emotivi di milioni di persone
simultaneamente. Il 31 gennaio (nel pomeriggio) lo Spazio
Cultura sarà invece sede dell’happening-performance dei
fratelli Broche, realizzata con il contributo di Adiacenze
Art Factory. Nato come spazio polivalente per raccontare i
50 anni del Gruppo Unipol, CUBO è il frutto di un nuovo
modo di concepire la città, l’ambiente e l’arte con uno
sguardo proiettato al futuro. Diretto da Alberto Federici e
Giulia Zamagni, è un’espressione d’arte totale articolata
in Spazio Arte, Spazio Cultura, Giardino, Mediateca,
Spazio Sicurezza e Laboratorio. Già da sempre vicino
all’arte attraverso la sponsorizzazione di grandi mostre ed
eventi, con CUBO il Gruppo Unipol promuove la cultura
«Steinbild» di Mary Bauermeister
differenti contesti socioculturali. Sino al 16 gennaio sono
di scena le fotografie di Tommaso Fiscaletti scattate
nella township di Dunoon, vicino a Città del Capo in Sud
Africa. Le proposte d’arte sono sempre state accompagnate
da dibattiti culturali nei quali sono intervenuti noti
esponenti della cultura come Alessandra Mammì, Michele
Dantini, Christian Caliandro, Simona Vinci, Angela
Malfitano e Anna Maria Gentili. CUBO è dunque un luogo
eclettico aperto a tutti: un unico spazio che propone
tantissimi differenti progetti artistici e culturali. Per dirlo
con le parole della responsabile dello Spazio Arte Angela
Memola: «Il Gruppo Unipol con CUBO ha scelto di esser vicino alle
persone, tutte, ed è questo che fa la differenza».
q Stella Ingino
CUBO Centro Unipo Bologna, piazza Sergio Vieira de Mello 3,
Bologna, lun 14-19, mar 9,30-23,30, mer-ven 9,30-20,
sab 14,30-20, Spazio Arte «Tommaso Fiscaletti. Between home
and wisdom» fino al 16 gennaio, «FLUX-US» dal 27 gennaio al
16 aprile (inaugurazione alle 18 del 27gennaio)
FLUX-US
UN PERCORSO
ARTISTICO
SPERIMENTALE
E INTERATTIVO
D I M A RY B AU E R M E I ST E R
F R A N C E S C A PA S Q U A L I
FUSE*
a cura di
Angela Memola
Pascual Jordan
P420
Inaugura il nuovo spazio con la mostra:
TEORIA INGENUA
DEGLI INSIEMI
Paolo Icaro
Bettina Buck
Marie Lund
David Schutter
30 Gennaio — 26 Marzo 2016
a cura di Cecilia Canziani e Davide Ferri
opening Sabato 30 Gennaio 18.30–00:00
Via Azzo Gardino 9, Bologna • [email protected] / www.p420.it
Vedere a Bologna nelle Gallerie
Generazioni
a confronto
(purché giovani)
Paolo Icaro, Marie Lund,
David Schutter e Bettina Buck
inaugurano la nuova sede di P420
Bologna. Fondata nel 2010 da Alessandro Pasotti e
Fabrizio Padovani, P420 Arte Contemporanea inaugura
la nuova sede in via Azzo Gardino con una mostra visitabile
dal 28 gennaio (vernissage sabato 30 gennaio dalle 18,30
a mezzanotte), anzi sarebbe più corretto dire con due.
«Teoria ingenua degli insiemi», curata da Cecilia Canziani e
Davide Ferri, nasce infatti dalla coesistenza di due percorsi
espositivi in un unico luogo che comprende da un lato le
opere di Paolo Icaro (Torino, 1936) e dall’altro quelle di tre
giovani artisti internazionali: Marie Lund (Copenaghen,
1976), David Schutter (Wilkes-Barre, Pennsylvania, 1974)
e Bettina Buck (Colonia, 1974). Oltre che tra di loro, le
opere in mostra dialogano con lo spazio non asettico di
350 metri quadrati nel quale sono collocate. Le sculture di
Paolo Icaro, che sottopone la materia a tensioni e torsioni
metafora di molteplici condizioni esistenziali, costituiscono
la spina dorsale dell’allestimento. Esse si dispiegano nel
grande spazio espositivo innescando un dialogo con gli
altri tre artisti ricco di corrispondenze di immagini e di
punti di tangenza tra elementi appartenenti a linguaggi
molto diversi tra loro. Due generazioni di artisti sono
messe a confronto su temi e soggetti come corpo, energia,
gravità, peso, leggerezza, tensione e resistenza della
materia. La scultrice danese Marie Lund, per esempio,
sviluppa il concetto del fare scultura e la relazione del
piano pittorico con il volume, soffermandosi sul rapporto
tra vuoto e pieno. L’artista tedesca Bettina Buck indaga
invece i lati performativi della scultura, focalizzando il
proprio interesse sul fattore temporale del cambiamento
e sulla dimensione di non permanenza che caratterizzano
la relazione del corpo con lo spazio. A riflettere sulla
La nuova sede della Galleria P420
fenomenologia della pittura è infine David Schutter,
che realizza dipinti di piccolo formato ricollegandosi alla
memoria culturale del passato. L’artista americano guarda
alle opere di grandi maestri europei, come i pittori francesi
e olandesi dal XVII al XIX secolo, per creare monocromi dal
denso impasto di materia pittorica. Con questo processo
Schutter si riappropria della storia, che restituisce in forma
astratta. È una complessa mostra «inaugurale», dunque,
che rispecchia l’attività della P420 Arte Contemporanea,
rivolta agli artisti attivi tra gli anni Sessanta e Settanta nel
filone dell’Arte concettuale e minimale, ma apertasi più
recentemente anche ad artisti di giovani generazioni con
l’obiettivo di proporre un confronto innovativo tra stili,
tecniche e linguaggi differenti. P420 Arte Contemporanea è
essa stessa una galleria giovane la cui attività è condotta da
un team giovane che crede nelle potenzialità delle nuove
generazioni, come meglio spiega Alessandro Pasotti:
«Abbiamo deciso di investire nella città di Bologna perché crediamo
nelle sue potenzialità, perché vogliamo fare avvicinare all’arte
contemporanea le nuove generazioni, dialogando con la città e con
le sue istituzioni». q Stella Ingino
P420, via Azzo Gardino 9, Bologna, mer-ven 15-19,30,
sab 9,30-13,30/15-19,30, o su appuntamento,
tel. 051/4847957, [email protected], www.p420.it,
«Teoria ingenua degli insiemi» dal 28 gennaio (inaugurazione
sabato 30 gennaio dalle 18,30 a mezzanotte)
Giostre, street food e donne Walè
Bologna. «La fotografia è un viaggio personale e spirituale, una visione che fornisce significato profondo e direzione alla vita». Con questo assioma la direttrice Clelia Belgrado indica le
linee guida della VisionQuesT contemporary photography, fondata nel dicembre del 2009 a Genova e specializzata nella promozione della fotografia. Ad ArteFiera 2016 la galleria genovese, che partecipa nel settore Fotografia della manifestazione, presenta scatti di quattro artisti tra cui «Carousel» di Bruno Cattani, una serie che indaga memoria e ricordi d’infanzia.
Nel corso di numerosi viaggi, il fotografo emiliano ha immortalato le giostre di diverse città del mondo. Attraverso la rarefazione e lo sbiancamento dei fondali, ha reso l’ambientazione
quasi irriconoscibile, sino alla graduale sparizione. Poi, accentuando le sgargianti cromie delle giostre, Cattani conferisce ai suoi scatti un effetto magico e fiabesco. Molto diversa è la
poetica del francese Patrick Willocq, che si interessa alle donne Walè, nome dato alle madri primipare in alcune tribù della Repubblica Democratica del Congo. Secondo un antico rituale,
quando una donna dà alla luce il primo figlio deve passare almeno 2 anni in
isolamento per accudire il pargolo e se stessa. Previo pagamento di una dote,
le donne tornano al villaggio, acquisendo un soprannome e una canzone che le
rispecchi. Gli scatti di Willocq sono l’interpretazione visiva di questi canti, eseguiti attraverso un lavoro di stretta collaborazione con i membri del villaggio
che hanno contribuito alla realizzazione dei set fotografici. Oltre ad avere una
rilevante valenza artistica, tali immagini rappresentano una testimonianza per
il futuro, una preziosa documentazione di tradizioni che rischiano altrimenti di
esser dimenticate. Malena Mazza propone un lavoro sullo street food. La fotografa bolognese, che ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 1995 e nel
2011 e di cui si ricordano scatti glamour con donne meravigliose ritratte nelle
più variegate attività, anche le più umili, affronta ora la tematica dei baracchini: quelle particolari casette, templi del cibo di strada, che appaiono nel buio
della notte come alienanti isole luminose. Completano lo stand della galleria
due immagini di Gian Luca Groppi sul tema del suicidio (nella foto, «Tribute to
Kawabata», dalla serie «Tributo all’inespresso», 2014-15), una delicata ricerca
,omaggio a tutti i grandi scrittori e artisti che hanno deciso di togliersi la vita,
una scelta estrema che forse li ha resi immortali.
VisionQuesT contemporary photography, piazza Invrea 4R, Genova, tel.010/2476642,
mer-ven 15,30-19,30, sab 15,30-19,30 o su appuntamento, www.visionquest.it
Vedere A BOLOGNA | 14
Marco Tirelli
inaugurazione: giovedì 28 gennaio, ore 19.30
28 gennaio - 28 marzo 2016
Artefiera 2016
Solo Show
Marco Tirelli
Hall 32 - Stand a26
OTTO Gallery via d’Azeglio 55 - 40123 Bologna t. +39 051 6449845 [email protected] www.otto-gallery.it
L’ A R I E T E artecontemporanea
MIMMO PALADINO
‘FLORES SERAPHICI’ 1993
gennaio | marzo 2016
L’ARIETE artecontemporanea Via D’Azeglio 42
Bologna | info 348 9870574 | www.galleriaariete.it
Art City White Night sabato 30 01 2016 ore 16 24
Vedere a Bologna nelle Gallerie
Paladino tra i Flores Seraphici
In due a Berlino, uno in bici
Bologna. È tra i più noti esponenti della
Transavanguardia, il movimento fondato
da Achille Bonito Oliva nel 1980. Numerose sue opere sono conservate nei principali musei internazionali di arte contemporanea. Con un omaggio a Mimmo
Paladino, all’anagrafe Domenico Paladino, nato a Paduli (Bn) nel 1948, s’inaugura la stagione espositiva 2016 della
Galleria L’Ariete artecontemporanea.
Protagonista del ritorno alla pittura sorto
spontaneamente alla fine degli anni Settanta come reazione all’Arte concettuale,
Paladino riscopre la figurazione pittorica
anche attraverso il disegno. Con le esposizioni dei cicli «Atlantico» (realizzato nel
1987), «Rabanus Maurus» (2004), «Pinocchio» (2005) e ora «Flores Seraphici» (1993), la
Galleria diretta da Patrizia Raimondi celebra il talento dell’artista nel disegno, che in lui, sin
dagli anni Ottanta, s’intreccia alla tecnica incisoria con esiti sempre nuovi contraddistinti dalla
ricerca di nuove soluzioni e da una sperimentazione instancabile. La sua peculiare iconografia
è ricca di segni e simboli che rimandano a mondi onirici e fantastici filtrati dall’inconscio. Nei
suoi lavori, sia di piccolo formato sia di grandi dimensioni, il risultato è ugualmente straordinario: «Lo spazio, spiega l’artista, è una circostanza non determinante. Le dimensioni di un tavolino possono essere sufficienti a provocare tensioni e strategie degne del più vasto affresco».
Realizzate attraverso molteplici tecniche, dal disegno alla pittura, dalla scultura al mosaico,
all’incisione, le sue immagini rinviano a un universo primitivo, le cui forme eleganti e semplificate sono come i segni di un alfabeto antico e misterioso da decifrare. La mostra promossa
dalla Galleria L’Ariete, che partecipa ad ArteFiera e ad Art City, presenta «Flores Seraphici»
(nella foto), una rara suite di quindici calcografie realizzate nel 1993 in edizione limitata di 25
esemplari, ciascuno completato con interventi a mano dell’artista. Il titolo «Flores Seraphici»
evoca le incisioni dei maestri fiamminghi Johann Heinrich e Johann Eckhard Loffler che illustravano l’opera omonima edita a Colonia nel 1640-42. Completa la mostra il frontespizio in
acquaforte e una poesia di Giuseppe Conte (edizioni Waddington Londra).
Bologna. Entrando nella
Galleria de’ Foscherari (fino
al 10 febbraio) si ha l’impressione di camminare per
le strade di Berlino, di compiere un viaggio attraverso
un secolo che va dagli anni
della Repubblica di Weimar,
raccontati nei disegni, acquerelli e in un olio di George Grosz, agli anni della
Repubblica Federale dopo la
caduta del muro, rappresentati invece dalle installazioni di Luca Vitone. L’artista
tedesco interpreta il periodo
che va dal primo dopoguerra
al 1933 con uno stile pungente e deformante, in aperta critica con l’ipocrisia della società contemporanea. Le sue
opere testimoniano il clima vivace di una città dinamica che fu il punto di riferimento per
tutte le arti dalla musica al teatro, alle arti visive, ma in cui aleggiavano tensioni e conflitti
che portarono alla fine della Repubblica e all’ascesa di Hitler. Alle spigolosità di Grosz
si affianca l’apparente serenità delle installazioni di Luca Vitone, che attraverso mappe,
oggetti del quotidiano e finestre aperte sul mondo (nella foto, un’opera della mostra), racconta la sua interpretazione del cambiamento di Berlino, da lui visitata per la prima volta
nel 1985, poi nel 1996, anno cui seguì il suo definitivo trasferimento nella capitale tedesca. Pedalando sulla giostra di biciclette si percorrono le strade dell’ex Berlino orientale
da nord a sud grazie a un video girato in soggettiva. Luca Vitone mette a confronto due
immagini di Berlino compiendo un viaggio tra presente e passato attraverso medium e linguaggi differenti. La luminosa visione della capitale europea culturalmente effervescente è
sinistramente minacciata da una guerra invisibile già in atto. L’accostamento di due artisti
così lontani riflette la volontà della Galleria (fondata da Pasquale Ribuffo e Franco Bartoli
negli anni Sessanta) di coltivare da un lato l’attenzione alla tradizione consolidata, dall’altro l’interesse per la ricerca e la sperimentazione. Dal 1995 a oggi, de’Foscherari s’impegna a organizzare annualmente mostre che s’interrogano sullo stato evolutivo dell’arte
figurativa. Il prossimo appuntamento della Galleria, che anche quest’anno partecipa come
di consueto ad ArteFiera, sarà una personale di Gilberto Zorio, uno dei proncipali esponenti dell’Arte povera.
L’Ariete artecontemporanea, via D’Azeglio 42, Bologna, lun, gio-ven-sab 15,30-19,30,
mar-mer 15,30-17,30 o su appuntamento, tel. 348/9870574, www.galleriaariete.it, «Mimmo Paladino.
Flores Seraphici 1993» dal 16 gennaio al 16 marzo
Tutti gli artisti vogliono uscire dall’ombra
Bologna. La mostra itinerante ideata dagli artisti Italo Bressan e Marco Pellizzola «Viaggio nell’ombra», dopo aver attraversato l’Italia e l’Europa nell’ultimo anno giunge fino al 16
gennaio nello Studio G7 di Ginevra Grigolo. I due artisti hanno scelto di confrontarsi su uno
stesso tema: l’ombra. Italo Bressan riflette sulla luce e sul colore rispetto ai quali l’ombra
è la polarità di segno opposto, con la funzione di esaltare le cromie, di potenziarne il valore.
L’ombra è come la pausa tra due suoni in una sinfonia. Sul piano teorico è il grado zero di
una ricerca pittorica in cui tutto è già potenzialmente presente. Con Marco Pellizzola essa
assume invece connotati psicologici ricollegandosi all’inconscio. Le sue opere ampliano la
riflessione al rapporto tra vero e verosimile, finzione e realtà. L’ombra diventa una presenza:
la parte oscura del mondo visibile. La rassegna è accompagnata da un catalogo a cura di
Massimo Bignardi, promotore con Valeria Tassinari e Ada Patrizia Fiorillo di alcune precedenti tappe dell’esposizione. Ma l’ombra non potrebbe esistere senza la luce, cui è dedicata la
personale di Francesco Candeloro «Altri Passaggi», esposta nello Studio G7 dal 23 gennaio.
Il titolo è mutuato dall’omonima opera che l’artista ha dedicato al capoluogo emiliano. Figurano lavori dedicati al paesaggio urbano, costituiti da strati sovrapposti di lastre ritagliate a
laser. La luce è parte dell’opera, filtra la trasparenza di alcuni materiali ed è respinta da altri,
illuminandone e mescolandone i colori. Geometrie e vivaci cromie delineano i luoghi che l’artista ha visitato. Profili di città lontane si stagliano sulle pareti della stessa stanza. Al tema
del paesaggio si affiancano inoltre due opere appartenenti al ciclo delle composizioni modulari realizzate con carte colorate, fogli di acetato e lastre di plexiglass, fruibili sia in forma
chiusa sia aperta (cioè con tutti gli elementi dispiegati). L’artista veneziano (1974) ha esposto al Museo di Palazzo Fortuny di Venezia, al Centro Winzavod per l’Arte Contemporanea di
Mosca, all’Università Bocconi di Milano e alla Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea
di Palazzolo Sull’Oglio, oltre ad aver eseguito alcuni interventi architettonici e ambientali nella Villa palladiana
a Bagnolo di Lonigo,
nel Palazzo Unicredit in
Piazza Cordusio a Milano e nella Kunstverein
di Aschaffenburg (nella foto, «Altri Passaggi
(Bologna)» di Francesco
Candeloro, 2015).
Galleria Studio G7,
via Val d’Aposa 4A,
Bologna, mar-sab
15,30-19,30, o su
appuntamento,
tel. 051/2960371,
www.galleriastudiog7.
it, «Viaggio nell’ombra»
fino al 16 gennaio, «Altri
Passaggi» dal 23 gennaio
al 19 marzo
Vedere A BOLOGNA | 16
Galleria de’ Foscherari, via Castiglione 2b, Bologna, lun-sab 10-12,30/16-19,30, tel. 051/221308,
www.defoscherari.com, «Luca Vitone. Berlin 192010» fino al 10 febbraio
Marco Tirelli si sdoppia per Otto Gallery
Bologna. Dal 1992
Otto Gallery è a
Bologna un punto
di riferimento per
critici e appassionati di arte contemporanea. Dall’anno
dell’apertura, il direttore
Giuseppe
Lufrano,
insieme
allo staff della Galleria, ha organizzato
numerose mostre
nazionali e internazionali, affiancando
agli even-ti espositivi un’approfondita attività editoriale. In occasione di ArteFiera, la Otto Gallery ospita Marco
Tirelli (nella foto, «Senza titolo», 2013) con due mostre personali allestite in contemporanea
nella sede di via D’Azeglio e nello stand in fiera. Dopo aver dato vita insieme a Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio e Pizzi Cannella, alla Nuova Scuola Romana
verso la fine degli anni Settanta, Tirelli ha proseguito la propria coerente ricerca artistica
esponendo in mostre personali e collettive in tutto il mondo, da New York a Sidney, da San
Pietroburgo a Belgrado, e nei principali musei italiani come Macro, Mart e Maxxi, solo per
citarne alcuni. Il raffinato dialogo tra disegno e scultura con cui l’artista aveva ammaliato
pubblico e critica alla 55ma Biennale di Venezia (cui partecipò per la terza volta dopo il 1982
e il 1990), ritorna ora in un progetto creato ad hoc per le due mostre di Otto Gallery. Attraverso disegni, pitture e sculture eseguite con tecniche differenti, da quelle tradizionali a
quelle più sperimentali, si disvela l’universo interiore dell’artista, un passo ulteriore verso la
costruzione di quel Teatro della Memoria d’ispirazione tardo-rinascimentale, che Tirelli vede
come un’immagine mentale in cui si raccolgono le fasi della sua esistenza. A proposito di
questi suoi lavori, l’artista spiega: «Sono frammenti di un percorso di raccolta di esperienze,
pagine di un diario, tracce del mio stare al mondo». Si tratta di un work in progress, di una
ricerca che prosegue spontaneamente da oltre vent’anni «come l’acqua che scendendo dalla
montagna trova la strada per giungere a valle», conclude Tirelli. La successione delle opere
esposte dà luogo a un gioco di specchi, in cui ogni cosa si riflette nell’altra creando immagini
nuove e inattese.
Otto Gallery Arte Contemporanea, via D’Azeglio 55, Bologna, mar-sab 10,30-13/16-20,
dom-lun su appuntamento, tel 051/6449845, www.otto-gallery.it, «Marco Tirelli»
dal 28 gennaio al 28 marzo
Vedere a Bologna nelle Gallerie
Maggiore la Galleria, maggiori le collaborazioni
I progetti di Alessia Calarota tra fiere internazionali, archivi d’artista, mostre in sede e nei musei
Bologna. Da oltre trent’anni la G.A.M.-Galleria d’Arte Maggiore
promuove la diffusione dell’arte nazionale e internazionale del
XX secolo. La direttrice Alessia Calarota illustra il programma
per il 2016, ricco di eventi e collaborazioni istituzionali.
Quali progetti ha messo in programma?
Dopo i numeri record di visitatori e i riscontri positivi di pubblico e
critica per la mostra di Andy Warhol, proseguiamo l’approfondimento
sulla Pop Art americana con una mostra su uno dei massimi esponenti:
Robert Indiana. La rassegna si concentra sulla sua produzione
scultorea: da «Love Ad Amor» a opere più elaborate come «One Through
Zero», la serie di numeri recentemente esposta nel Museo di Palazzo
Fortuny. Nel 2016 la Galleria porta avanti come sempre sia l’attività
sul fronte del mercato, partecipando ad alcune tra le più importanti
fiere nazionali e internazionali, sia la promozione culturale di artisti
«storici» e contemporanei, attraverso mostre pubbliche e istituzionali
in Italia e all’estero che realizziamo in maniera continuativa attivando
prestigiose collaborazioni.
Per esempio?
Nel 2015 abbiamo collaborato con vari musei, una soddisfazione
particolare è stata la partecipazione all’ultima Biennale di Venezia per
la quale abbiamo realizzato un evento collaterale «Roberto Sebastian
Matta. Sculture» insieme alla Soprintendenza del Veneto Orientale. Ora
è in corso la mostra «Pablo Echaurren. Contropittura» realizzata con la
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, dove è
esposta fino al 3 aprile. Prosegue la collaborazione con la Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra,
che dopo aver realizzato insieme a noi retrospettive di Morandi, De Chirico e Guttuso, ora ospita «Giacomo
Manzù», scultore molto amato all’estero, dal 15 gennaio al 3 aprile. Per citare qualche evento raggiungibile
con un viaggio in macchina, segnaliamo il nostro contributo alla mostra «La seduzione dell’antico. Da
Picasso a Duchamp, da de Chirico a Pistoletto», nel Mar-Museo d’Arte della città di Ravenna dal 21 febbraio
al 26 giugno, nella Fondazione Magnani Rocca di Mamiamo di Traversetolo che propone «Gino Severini.
L’emozione e la regola» dal 19 marzo al 3 luglio, per il cinquantenario della morte dell’artista.
Parteciperete all’estero a fiere e manifestazioni?
Confermiamo la nostra presenza a due fiere di primo piano: l’Armory Show a New York e Art Basel a Hong
Kong. Stati Uniti e Cina sono diventati per noi un mercato indispensabile dove la nostra italianità ottiene un
riscontro sempre molto positivo da parte di importanti collezionisti ormai consolidati e fedeli. A New York
porteremo un assaggio della mostra che ha riscosso un vivace consenso anche dai direttori dei alcuni prestigiosi
musei americani, da noi recentemente realizzata a Los Angeles con la Kohn Gallery: «Giorgio Morandi e Robert
Ryman», nella quale l’opera del maestro viene accostata a uno dei massimi esponenti americani viventi.
Vi occupate dell’Archivio Mattia Moreni. Ci sono novità?
Il 2016 è cruciale per l’Archivio Mattia Moreni, con la pubblicazione del Catalogo ragionato dei dipinti
del maestro, curato da Enrico Crispolti (Silvana Editoriale). È un momento importante nel lavoro
dell’Archivio che curiamo da più di 15 anni, una tappa fondamentale in un percorso di ricerca lunga e
meticolosa, iniziato la morte del maestro nel 1999. Una svolta che ricolloca l’opera di Moreni tra le più
importanti del secolo scorso. q S.I.
Alessia Calarota con un’opera
di Robert Indiana sullo sfondo
Galleria d’Arte Maggiore G.A.M., via D’Azeglio 15, lun 16-19.30, mar-sab 10-12,30/16- 19,30, tel.
051/235843, www.maggioregam.com, «Robert Indiana» dal 16 gennaio al 31 marzo
Berlino-Bologna e i 10 anni di Spazio Testoni
Bologna. Dopo Macrocosmi Berlino-Bologna e la fiera Positions Berlin 2015, la Galleria Spazio Testoni diretta da Paola Veronesi Testoni, prosegue la collaborazione con la Werkstattgalerie di Berlino ospitando «Deep down inside the color», una mostra che pone a confronto Ingeborg zu Schleswig-Holstein ed Ester Grossi. A seguito di un periodo di collaborazione all’interno
della Factory di Andy Warhol, Ingeborg zu Schleswig-Holstein inizia ad esporre a New York nei
primi anni ’80 e poi in numerose altre mostre in America e in Europa. Ora torna a Bologna a un
anno dall’esposizione al Cubo di Unipol. Fatta di colate di colore a olio su tela, la sua pittura
gestuale dialoga in questa mostra con i rigorosi interventi pittorico-grafici realizzati direttamente
sulle pareti della galleria da Ester Grossi, finalista al Premio Cairo 2012 e alle cui opere presentate da Spazio Testoni in ArteFiera 2015, la stilista Giulia Marani si è ispirata per la sua
collezione primavera-estate 2016. La mostra in galleria si concentra sul potere emozionale del
colore escludendo la figurazione, creando nelle quattro sale della galleria una diversa armonia
cromatica. Il 4 gennaio 2016 Spazio Testoni festeggia dieci anni di attività e nella Main Section
di ArteFiera propone sei artisti che hanno scandito la storia espositiva della Galleria: Joseph
Beuys, al quale dedicò una mostra-evento nel 2007 curata dalla Baronessa Lucrezia De Domizio Durini; Maria Rebecca Ballestra, artista internazionale impegnata in tematiche ambientali e
sociali; Julien Friedler, fondatore nel 1990 dell’Associazione Artistica The Spirit of Boz, che insieme a Ballestra ha presentato per la prima volta
a Bologna le sue opere nella mostra «The Truth
of the Labyrinth»; Caroline Le Méhauté, con una
grande installazione in polvere di noce di cocco
e nuovi disegni; Andrea Francolino, che con le
sue ultime opere in polvere di cemento evoca
la volatilità dei sistemi economici e L’orMa, che
sfida invece la perfezione-imperfetta dell’informatica con sue opere eclettiche dalla precisione quasi maniacale. Spazio Testoni è presente anche nella sezione Solo Show di ArteFiera
2016 con uno stand dedicato allo storico artista
Alberto Zilocchi, uno dei sottoscrittori del Manifesto del Bar Jamaica nel 1957 insieme a Piero
Manzoni e altri, che dopo numerose esposizioni
internazionali è scomparso nel 1991 insieme ai
suoi candidi monocromi con estroflessioni (nella foto Estroflessione e acrilico su tavola, 1973)
e linee basate su concetti matematici, ora riproposte per la 40ma ArteFiera. q S.I.
robert indiana
16 gennaio - 31 marzo 2016
Galleria Spazio Testoni, via D’Azeglio 50, Bologna, www.spaziotestoni.it, «Deep down inside the color.
Ingeborg zu Schleswig-Holstein, Ester Grossi» dal 23 gennaio al 26 marzo
Via D’Azeglio 15 40123 Bologna
t. 051 235843 f. 051 222716
[email protected] www.maggioregam.com
DEEP DOWN INSIDE THE COLOR
Ingeborg zu Schleswig-Holstein
Ester Grossi
23/01 - 26/03/2016
www.spaziotestoni.it
Via D’Azeglio 50 Bologna
Vedere a BOLOGNA | 17
Vedere a Bologna nelle Gallerie
Due riscoperte di Tiziana Sassoli
I dipinti di Emmalisa Matteazzi Senin e Rita Minelli
Bologna. Emmalisa Matteazzi Senin e Rita Minelli sono le due «riscoperte» del ’900
(e oltre) della galleria Fondantico di Tiziana Sassoli, da anni impegnata anche nell’arte
moderna e contemporanea. Per la mostra «Emmalisa Matteazzi Senin. I dipinti di una vita»,
Silvia Evangelisti, ha selezionato una quarantina di lavori dell’artista nata a Este nel
1914 e vissuta a Bologna, dove scomparve vent’anni fa. Gli oli e acquerelli esposti raffigurano paesaggi, interni con figure e nature morte, che rappresentano il mondo quotidiano con accenti poetici. La protagonista è la luce, una luce-colore che trasforma la rappresentazione in rievocazione, generando atmosfere tenere e sospese. L’artista è influenzata
dal caldo intimismo dei giovani bolognesi suoi contemporanei, dalla natura postimpressionista di Giovanni Romagnoli, Carlo Corsi e Guglielmo Pizzirani, gli artisti più rappresentativi del Secessionismo bolognese. Affinità elettive la legano inoltre agli impressionisti
e postimpressionisti francesi, Renoir, Monet, Morisot e in particolare Bonnard e Vuillard.
La mostra «Rita Minelli. Il sonno paradossale. Ipotesi per una ricerca dell’assoluto», curata
da Alberto Gross ed Edoardo Battistini,
presenta lavori dell’artista nata a Cento (Fe)
nel 1986 e oggi attiva a Bologna dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti. Spiega
Alberto Gross: «Nella galleria Fondantico, Rita «Tetti di Bologna» di Emmalisa Matteazzi Senin
Minelli disperde dai propri quadri gli ultimi,
sanguinanti lacerti di Parnaso, polverose acque vulnerarie, luci di cristallo offuscate, brillantemente
opache nel loro ritrarsi vezzeggiando la propria, insoluta superba leggiadria. Ogni passo è come una
richiesta d’aiuto, un imbuto nero, una danza nell’abisso in cui l’amore è senza fine. Dalle tonalità cupe,
ferruginose, terragne, fino al verde acqua silenzioso del mantello freddoloso e verginale, l’artista ripara
e difende la propria ombra casta, deliziosamente infinita, risuonata nel suono bronzeo, mai concluso,
del tempo sommerso. Nell’alchimia cromatica e compositiva di Minelli i colori reagiscono, riverberano
e si moltiplicano, nella scoperta di una quintessenza infiammante, lancinata di ondose lagune dolenti,
ruggine bianca d’artiglio di ramo disarmato, occhi come scudi da volti senza volto. La pittura di Rita
Minelli oltrepassa la pittura, evitando la narrazione in favore della significanza: è un mondo curioso,
raro fino alle soglie del prodigioso, vivificato da un simbolismo tanto più icastico quanto più ripulito
da eccessiva enigmaticità». q S.L.
Galleria Fondantico, via de’ Pepoli 6/E, tel. 051/265980, lun-sab 10-13/16-19, www.fondantico.it, «Emmalisa
Matteazzi Senin» e «Rita Minelli» dal 23 gennaio al 6 febbraio
Eva e la Laocoonte
Fondantico
Lea Monetti ingaggiata da Nobile e Apolloni
Bologna. Antiquario di una famiglia di antiquari da
tre generazioni, critico d’arte e scrittore, Marco Fabio
Apolloni ha fondato insieme alla moglie Monica Cardarelli, storica dell’arte, la Galleria Laocoonte, aperta
tre anni fa nel cuore di Roma. La Galleria, che si occupa
di arte italiana figurativa del primo Novecento, prende
il nome dalla grande scultura marmorea del Laocoonte
eseguita nel 1587 per una famiglia fiorentina dal manierista Vincenzo de Rossi, allievo di Baccio Bandinelli. Tale
possente presenza esposta in galleria, copia interpretata
del gruppo del Laocoonte di epoca classica conservato in
Vaticano, è diventata una frequente fonte d’ispirazione
per gli artisti che rielaborano il celebre gruppo scultoreo
in maniera libera e personale. Ne è un esempio la «La
Laocoonte» di Lea Monetti, rivisitazione bronzea in
chiave femminile e materna della figura mitologica del
Laocoonte, esposta nello stand della Galleria in occasione
«Laocoontessa» di Lea Monetti
di ArteFiera. Sull’archetipo del bronzo rinascimentale,
l’artista ha applicato differenti patine realizzando otto
pezzi unici, cui si affiancano i bozzetti in bronzo. Nel contempo Maurizio Nobile, stimato
antiquario che opera da circa trent’anni nella ricerca e scoperta di dipinti, mobili e oggetti
d’arte di artisti italiani o attivi in Italia dal XVI al XX secolo, espone nella sua galleria affacciata su piazza Santo Stefano, l’installazione di Lea Monetti «Eva contro Eva», composta da
due sculture femminili in bronzo patinato che si affrontano specularmente: «Eva Mitica», esposta a Expo 2015, nella quale la prima donna è seduta su un cumulo di torsoli di mela mentre
medita sul peccato originale e sulla sua reiterazione, ed «Eva 2000», traslazione contemporanea della stessa figura adagiata su una teca che custodisce gli oggetti della vanitas femminile,
invita a una riflessione sul ruolo della donna, tra innocenza e peccato. Le opere della scultrice
Lea Monetti sono dunque il filo che collega la Galleria Laocoonte di Roma e la Galleria Maurizio
Nobile di Bologna. A spiegare il legame, rappresentato dalle opere, è la scultrice stessa: «È partendo da quest’idea salvifica di Eva-Madre, che sono nate la “Eva Mitica” e la “Eva 2000”, che si traduce poi
nello stravolgimento provocatorio in una “Laocoonte madre” che vince contro la condanna degli Dei». q S.I.
Maurizio Nobile, via Santo Stefano 19/A, Bologna, mar- sab 11-19, tel. 051/238363, www.maurizionobile.
com, «Lea Monetti. Eva contro Eva» dal 23 gennaio all’1 febbraio
Galleria Laocoonte, via Monterone 13, 13/A, Roma, www.laocoontegalleria.it; nello Stand ad ArteFiera
«La Laocoonte di Lea Monetti» dal 29 gennaio all’1 febbraio
Vernissage
sabato 23 gennaio
ore 18.00
Eva
mi
tica
R.S.V.P.
www.maurizionobile.com· [email protected]
Via Santo Stefano 19/A· 40125 Bologna
Vedere A BOLOGNA | 18
arte+
Emmalisa Senin
I dipinti di una vita
a cura di Silvia Evangelisti
23 gennaio / 6 febbraio 2016
Inaugurazione:
23 gennaio 2016 ore 17.00
Rita Minelli
Il sonno paradossale.
Ipotesi per una ricerca dell’assoluto
a cura di Alberto Gross e Edoardo Battistini
23 gennaio/6 febbraio 2016
Inaugurazione: 23 gennaio 2016 ore 17.00
Orari mostre lunedì - sabato:
10.00/13.00 - 16.00/19.00
di Tiziana Sassoli
a r t e+ Fondantico
Via de’ Pepoli 6/e Bologna
PROGETTI
P E R L’ A R T E
Info: 051.6486253
[email protected]
Vedere a Bologna nelle Gallerie
Il mare in Battaglia
Pittura Analitica
e nuovi talenti da Labs Gallery
Bologna. Labs Gallery-Arte Moderna e Contemporanea è nata nel 2014. È il frutto della collaborazione di Stefano Bevilacqua e Alessandro Luppi, che da vent’anni
studiano e collezionano con grande passione le avanguardie italiane e internazionali dell’arte contemporanea.
Dopo la mostra inaugurale dell’autunno 2014 dedicata
alla Pittura Analitica, la galleria prosegue nel recupero
(critico e di mercato) di questo filone insieme a Studio
la Città di Verona proponendo, fino al 15 febbraio, una
selezione di dipinti di Carlo Battaglia (1933-2005), tra i
principali esponenti di questa corrente. Ex chiesa del 1100
inglobata in un palazzo cinquecentesco, la Galleria ospita «Lake Michigan n. 4» di Carlo Battaglia, 1998. © A. Filipponi
le tele del pittore sardo in un percorso in cui il mare è il
fil rouge che lega i vari periodi della sua attività. Curata da Marco Meneguzzo, la mostra comprende opere di grandi dimensioni eseguite dalla fine degli anni Sessanta ai primi anni Duemila nelle quali il mare è raffigurato in tutte le sue possibili
sfumature di luce e colore, nella sua variabilità di volume e nel perpetuo movimento che ne caratterizza la superficie. Pittore
colto, studioso delle tradizioni artistiche del passato, Carlo Battaglia si è interessato anche alle produzioni contemporanee,
come dimostra la frequentazione di autori quali Reinhardt, Motherwell e Rothko, tra gli altri.
Affascinato dall’ambiguità e dall’illusione del mondo visibile, ha realizzato tele come «Vertigine e Vertiginoso» incentrate
sugli intricati rapporti tra il pieno e il vuoto dei grattacieli. Successivamente ha dato forma alla serie delle Maree, esposta
per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1970, inaugurando così una tematica che non abbandonò per tutta la vita. La
sua pittura, dallo stile inedito, è caratterizzata da numerose sovrapposizioni di velature cromatiche: variazioni tonali appena percettibili che le fotografie delle opere non riescono a riprodurre. Dopo la Biennale del 1980, Battaglia intraprende un
percorso rigorosissimo di sperimentazione pittorica avvicinandosi a una figurazione interiorizzata e rifuggendo da ogni
compromesso con il mercato, che lo ha progressivamente messo in ombra. Tutte le opere esposte in mostra sono documentate nel Catalogo generale dell’artista, curato da Marco Meneguzzo e Simone Pallotta ed edito da SilvanaEditoriale nel 2014.
Oltre all’interesse per le avanguardie, Labs Gallery si apre al contemporaneo dando spazio a nuovi talenti come il fotografo
e pittore Giulio Cassanelli, le cui opere (una delle quali parteciperà al Premio Under 40) saranno presentate ad ArteFiera
nello stand della galleria (Padiglione 26, stand B 81) assieme a quelle di Herman De Vries, Marina Apollonio Aricò, Nangeroni, Duarte e Garcia Rossi, facendo da contrappunto a protagonisti della Pittura Analitica come Claudio Verna, Elio
Marchegiani, Carmengloria Morales, Claudio Olivieri, Riccardo Guarnieri ed Enzo Cacciola. q Stella Ingino
Labs Gallery-Arte Moderna e Contemporanea, via Santo Stefano 38, Bologna, su appuntamento, tel. 347/9460110, 348/9325473, www.labsgallery.it,
«Carlo Battaglia. Una pittura esemplare 1968-2004» fino al 15 febbraio
Sulle tracce della Ddr
Bologna. «H. said he loved us» è il libro con cui Tommaso
Tanini ha vinto tra 72 candidati il Prix du livre d’auteur al Festival di fotografia Les Rancontres d’Arles nel 2015. A tale
pubblicazione dedica una personale lo Spazio Labo-Centro
di Fotografia, fino al 15 gennaio. Curato da Discipula (casa
di pubblicazione indipendente che ha dato alle stampe il volume nel novembre 2014), il percorso mostra le immagini
e i documenti con cui l’artista, nato a Firenze nel 1979, ha
ricostruito le storie di cinque vittime della Stasi (la polizia
segreta dell’ex Germania est). Scorci e dettagli di paesaggi
urbani, ritratti, documenti originali, immagini e appunti ritrovati invitano a riflettere su che cosa significhi vivere in un
regime di totalitarismo, in una condizione costante di ansia,
sospetto, paura e diffidenza (nella foto, «H. said he loved us»,
© Tommaso Tanini/Discipula). Dal 25 gennaio al 5 febbraio, la stessa sede propone «Prova di fotografia #1», prima
rassegna di una serie volta a individuare temi ricorrenti nel
libro d’artista classico e contemporaneo. Si parte dall’idea di mappatura,
sviluppata da vari artisti mettendo in
relazione oggetti per descrivere da
un punto di vista sociale, geografico,
umano e politico, l’ambiente che li circonda o per realizzare inventari, album
e atlanti. Tra i lavori selezionati Inventaire des objets ayant appartenu à une
femme de Bois Colombes di Christian
Boltanski, Anonyme Skulpturen, Water Towers, Blast Furnaces di Bernd
& Hilla Becher, TwentySix Gasoline
Stations, Every Building on the Sunset Strip di Ed Ruscha, Autobiography
di Sol LeWitt e Atlas van de foto’s en
schetsen di Gerhard Richter. q J.D.
Spazio Labo-Centro di Fotografia, strada Maggiore 29 Bologna,
lun 18-19,30, mar-gio 10,30-13/18-19,30, ven 10-13/16-18,30,
tel. 339/4534132, 328/3383634, www.spaziolabo.it, «Tommaso
Tanini: H. said he loved us» fino al 15 gennaio e «Prova di fotografia
#1. Il libro d’artista come mappa» dal 25 gennaio al 5 febbraio
Carlo Battaglia
Una pittUra esemplare 1968-2004
a cura di marco meneguzzo
6 novembre 2015 - 15 febbraio 2016
Labs
GaLLery
Arte Moderna e Contemporanea Via Santo Stefano, 38 40125 Bologna, Italia
T. +39 347 9460110 T. +39 348 9325473
[email protected]
www.labsgallery.it
La Galleria rimarrà aperta durante le giornate di Artefiera dalle 12 alle 20
Apertura straordinaria sabato 30 gennaio per la White Night fino alle 24
padiglione 26 stand. B 81
Vedere a BOLOGNA | 19
Vedere a Cento e Ferrara
La satira della guerra
Riapre con Aroldo Bonzagni, morto a 31 anni
nel 1918, la Galleria d’Arte Moderna di Cento
«Trovatore. Ai nostri monti ritorneremo» di Aroldo Bonzagni
Cento (Fe). Con la mostra di Aroldo Bonzagni (1887-1918) riapre dopo oltre trent’anni la
Galleria d’Arte Moderna di Cento, dal 1959 intitolata all’artista centese (milanese d’adozione) . La rassegna è curata da Fausto Gozzi, Paola Pallottino e Giuseppe Virelli, è frutto della
collaborazione di Comune di Cento, Dipartimento delle Arti dell’Alma Mater Studiorum di
Bologna e Fondazione Teatro G. Borgatti e ha il patrocinio del Comune di Milano
L’intento è di analizzare l’influenza della guerra italo-turca e della Grande Guerra nella produzione di Bonzagni. Firmatario della prima edizione del Manifesto dei pittori futuristi dell’11
febbraio 1910 e ideatore d’innovativi manifesti pubblicitari, Bonzagni si cimentò in vignette
satiriche per le più importanti riviste illustrate del tempo. Dopo l’iniziale avvicinamento
alla poetica futurista, vi fu un rapido distacco in favore di un linguaggio più libero e vicino
alle tematiche veriste, con la predilezione per la critica di costume e per i soggetti umili,
ritratti con immediatezza e vivacità e talvolta con espressioni grottesche. Bonzagni fu in
contatto con Filippo Tommaso Marinetti, Gabriele d’Annunzio, Arturo Toscanini, Margherita
Sarfatti e amico di artisti come Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giacomo Balla, Mario Sironi e
Adolfo Wildt. Come afferma l’assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di cento Claudia Tassinari: «Bonzagni nella sua breve ma intensa vita fu testimone di quell’Europa d’inizio ’900 che
dietro un’apparente spensieratezza copriva un vuoto di valori; di quel periodo che Hermann Broch definì
“la gaia apocalisse”». Nella sezione che apre il percorso e dà il titolo alla mostra, figurano le
tavole di Gli Unni... e gli altri!, I Comandamenti di Dio e le copertine di «La Trincea» e del «Signor
sì». Pur non avendo imbracciato le armi, Bonzagni condusse guerre d’«invenzione» con le
sue pungenti immagini satiriche, cui si affiancano nella prima parte della mostra le opere
pittoriche e grafiche di artisti che con lui condivisero il corso e la fine della Belle Époque.
Nella seconda sezione «Le maschere della città», si va dalle opere che raccontano le bellezze
della vita mondana milanese a quelle sui poveri e gli emarginati, raffigurati con intensità
espressiva. Determinanti per la sua maturazione artistica furono il viaggio in Argentina e
il soggiorno a Buenos Aires nel 1914, cui è dedicato uno spazio. Le ultime sale ospitano invece
«La satira armata» con provocatorie immagini satiriche della pubblicità, politica e censura
e altre che vanno dal Primo maggio alle suffragette, dalla musica alla moda. La mostra è
corredata da un catalogo con testi dei curatori e di Elisa Baldini, Silvia Grandi, Erik Balzaretti
ed Elena Bastelli. Sono previste anche diverse iniziative collaterali: performance, conferenze, progetti didattici, concerti, esibizioni di danza, film e appuntamenti culinari. q S.I.
Galleria d’Arte Moderna Aroldo Bonzagni, piazza Guercino 39, Cento (Fe), ven-sab e festivi 10-13/15,3019,30, aperto 3 febbraio, tel 051/6843334-87-90, www.comune.cento.fe.it, «Le Guerre di Aroldo
Bonzagni» fino al 28 febbraio
Le tecnicalità che servono nell’arte: un Salone dei Musei nel Salone del Restauro
Bologna e Ferrara. La 23ma edizione del Salone dell’Economia, della Conservazione, delle Tecnologie e della Valorizzazione dei Beni Culturali e Ambientali dal 6 all’8 aprile, è organizzata dalla società bolognese Acropoli Srl con il Mibact. «Il Salone 2016, spiegano gli organizzatori, vuole ancora di più coinvolgere operatori e visitatori in un periodo di grandi riforme
che riguardano: le nuove politiche ministeriali della gestione del patrimonio culturale, il ruolo svolto dalla conservazione e valorizzazione dei nostri beni culturali e ambientali e l’apporto
delle tecnologie nel rendere più efficienti queste attività». Tra le novità del programma (ancora in corso di definizione) vi è il nuovo Salone dei Musei, rivolto in particolare ad aziende d’illuminotecnica, climatologia, software e altre tecnologie, accoglienza, guardiania, ristorazione, bookshop e merchandising, che vengono messe in relazione con realtà museali, pubbliche
e private. Queste aziende si affiancheranno ai consueti 250 espositori, delineando il panorama ancor più ricco e qualitativamente elevato della manifestazione. L’ingresso sarà gratuito
e il pubblico potrà scegliere tra 150 convegni, presentazioni e mostre nei tre giorni di apertura. Molti appuntamenti saranno dedicati al tema del restauro, con presentazioni gestite
dall’Associazione italiana per il restauro architettonico, artistico, urbano, dall’Istituto Centrale per il Restauro di Roma e dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Non mancheranno
premi come il «Domus Restauro e Conservazione Fassa Bortolo», il Premio IQU e il Premio Architettura Orizzontale. q S.L.
Salone del Restauro, Quartiere fieristico, via della Fiera 11, Ferrara, mer-ven 9,30-18, tel. 051/6646832, www.salonedelrestauro.com, dal 6 all’8 aprile
GALLERIA D’ARTE MODERNA
AROLDO BONZAGNI
piazza Guercino, 39 CENTO (FE)
12 dicembre 2015-28 febbraio 2016
LE
GUE R RE
DI
AROLDO
BONZAGNI
Comune di Cento
Assessorato alla Cultura
con il patrocinio
Fondazione teatro
“G.Borgatti”
in collaborazione
Dipartimento delle Arti
Alma Mater Studiorum
Università di Bologna
Vedere a bologna, cento e ferrara | 20
a cura di
Fausto Gozzi
Paola Pallottino
Giuseppe Virelli
IAT Informaturismo
tel. 051/6843334
[email protected]
www.comune.cento.fe.it
Vedere a Faenza
La storia della ceramica è scritta in duecento pezzi
I vincitori del 59mo Premio Faenza e una mostra itinerante dal Barocco a oggi
Faenza (RA). Il Premio Faenza, alla 59ma edizione, è tra i concorsi più importanti e longevi dedicati alla ceramica d’arte contemporanea. Fino al 31 gennaio nel
Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza sono esposte 130 opere di
artisti internazionali tra cui i vincitori del Premio: Silvia Celeste Calcagno (che si è
aggiudicata la sezione over 40), Helene Kirchmair e Thomas Stollar (sezione under
40), Nicholas Lees (premio Cersaie) e ancora, Yves Malfliet, Kathy Ruttenber, Chiara
Lecca, Marie-Laure Gobat-Bouchat, Schoedel-Mueller&Nowka, Zsolt József Simon,
Irina Razumoskay, Nicholas Lee, Anna Van Hoe, Giulio Mannino e Erna Aaltonen,
selezionati dalla giuria per innovazione, commistione di diversi materiali e attenzione alle tematiche estetiche e contemporanee. Il 23 aprile sarà poi inaugurata la
mostra itinerante «Stili di vita europei attraverso la ceramica. Dal barocco ai
giorni nostri», già esposta nel Muzej primenjene umetnosti, il museo di arti applicate di Belgrado (dal 19 maggio al 28 giugno 2015), nel Porzellanikon di Selb (dal 31
luglio al 15 novembre 2015) e nel Museo Nacional de Cerámica y Artes Suntuarias
«González Martí» di Valencia (dal 15 gennaio al 10 aprile 2016). Nata nell’ambito del
progetto europeo finanziato da Europa Creativa «Ceramics and its dimension», l’esposizione consta di 200 opere in ceramica provenienti dal Museo Internazionale
delle Ceramiche di Faenza (al quale si deve il progetto e la curatela della mostra),
dal Museo Nazionale della Slovenia di Lubiana, dal Museo della porcellana di Riga e
dal Museo di Arti decorative di Praga. Il Museo faentino, punto di riferimento per la
ceramica antica, moderna e contemporanea, ospiterà la rassegna fino all’11 settembre, cui seguiranno le ultime due tappe al Potteries Museum & Art Gallery di Stoke
on Trent in Inghilterra (dall’1 ottobre al 6 gennaio 2017) e al museo di arte applicata
e design di Talli in Estonia (dal 22 gennaio al 30 aprile 2017). Partendo dallo stile barocco e giungendo alle opere contemporanee, il percorso permette di conoscere
Una veduta della mostra del 59mo Premio Faenza
e approfondire, negli undici musei coinvolti, lo sviluppo della ceramica in diversi
contesti storici e culturali: dalla diffusione in Italia dei «bianchi di Faenza» del
periodo barocco, caratterizzati da sobri decori, alla pittura su piastrella tipica del Barocco applicazioni in campo elettro-tecnico e meccanico. «La ceramica, afferma la direttrice del
spagnolo; dalla porcellana dura, scoperta in Germania nel XVIII secolo, alle opere di gusto Mic Claudia Casali, racconta da sempre la storia dei popoli e delle sue civiltà; è lo specchio di ogni
storicistico e orientaleggiante come le cineserie (già presenti nel XVII secolo) e le giappo- società e rappresenta lo stile di vita di ciascuna nazione. Leggere l’evoluzione dei manufatti in termini di
neserie (diffusesi nella seconda metà del XIX secolo). Non mancano le derivazioni stilistiche forme, decorazioni e funzionalità significa comprendere il progresso, il miglioramento, la crescita di una
neorinascimentali, i revival rococò e la diffusione di manufatti d’uso come la terraglia. Nazione». q S.I.
Agli inizi del XX secolo con l’avvento del Liberty la ceramica diviene anche arredo, utilizzata
per abbellire le facciate di architetture o di mobili, e scultura, con i primi oggetti di design
Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, viale Baccarini 19, Faenza (RA), mar-ven 10-13,30, sab(grazie al Bauhaus e alle grandi manifatture). Ma la vera rivoluzione esplode nel secondo
dom 10-17,30, tel. 0546/697311, www.micfaenza.org, «59mo Premio Faenza» fino al 31 gennaio, «Stili di
dopoguerra con la produzione delle piastrelle industriali, che aprirà le porte a un uso
vita europei attraverso la ceramica. Dal Barocco ai giorni nostri» dal 23 aprile all’11 settembre
sempre più vasto della ceramica, oggi impiegata anche nelle ricerche biomediche e nelle
Vedere a faenza | 21
Vedere a Parma e Modena
Dal vintage al design, dal modernariato
all’ebanisteria del ’700, in 45mila metri quadrati
Parma. La prossima edizione di Mercanteinfiera, rassegna internazionale di modernariato, antichità e collezionismo vintage, si svolgerà dal 27 febbraio al 6 marzo negli spazi
delle Fiere di Parma con 45mila metri quadrati di superficie espositiva, circa 1.000
espositori provenienti da tutta Europa e centinaia di buyers in arrivo da un parterre
di Paesi consolidato comprendente Stati Uniti, Francia, Germania, Austria, Argentina e
Svizzera, cui si aggiungono dalla prossima edizione anche Texas, Danimarca e Norvegia.
Mercanteinfiera propone oggetti di alta qualità: dall’ebanisteria del ’700 al design più
raffinato, ai ricercatissimi pezzi che rimandano alla cultura pop e ad atmosfere vintage.
Nell’edizione del 2015 (nella foto, un particolare di uno degli stand), si è registrato
rispetto all’anno precedente un incremento del 10% nell’esportazione di beni verso i
Paesi esteri. Anche quest’anno ad arricchire la Fiera vi sono due mostre collaterali. La
prima è realizzata in collaborazione con
Fabio Castelli, collezionista e ideatore di
MIA Photo Fair, s’intitola «Sole o accompagnate. L’opera fotografica come opera
singola e come serie», presenta scatti di
Antonio Biasucci, Franco Fontana, Vittore Fossati, Leonardo Genovese, Nan
Goldin, Rita Lintz, Lynne Lawner, Marcello Mariana, Sara Rossi, Cosimo Re
Ricatto, Sergio Scabar, Ulrich Tillmans,
Luigi Veronesi e dà luogo a un percorso
d’indagine sulla fotografia e sul suo rapporto con il mercato e i fruitori. La seconda s’intitola «Parma 360 on view» ed è
prodotta in collaborazione con Federica
Bianconi, Chiara Canali, Simona Manfredi, Camilla Mineo. È una finestra aperta
sul Festival della creatività contemporanea che si terrà a Parma dal 29 aprile al
5 giugno che offrirà uno sguardo a trecentosessanta gradi su tutte le arti, un
evento costituito da mostre, conferenze,
workshop e incontri con grandi personalità dell’arte contemporanea.
Fiere di Parma, via delle Esposizioni, Parma, tutti i giorni 10-19, tel 0521/9961, www.marcanteinfiera.it,
«Mercanteinfiera» dal 27 febbraio al 6 marzo
Vedere A parma e modena | 22
Vocazione
per l’antico
Un particolare della scorsa edizione di Modenantiquaria
150 espositori alla trentesima Modenantiquaria
Modena. Dal 13 al 21 febbraio è aperta Modenantiquaria, la manifestazione gestita da alcuni anni direttamente da ModenaFiere. Patrocinata dall’Associazione Antiquari d’Italia
e dall’Associazione Antiquari Modenesi aderente a Fima, la 30ma edizione comprende 150
gallerie italiane e stranierie. «Realizziamo una tra le più longeve e visitate fiere d’alto antiquariato in
Italia e una tra le più qualificate espressioni del mercato dell’arte antica in Europa, spiega l’amministratore delegato di ModenaFiere Paolo Fantuzzi. Con questa edizione proseguiamo un rilancio
basato sulla qualità, relazioni, partnership e comunicazione. La manifestazione ha un cuore antico che
considera il collezionismo l’anima della storia artistica e culturale d’Europa, e ha uno spirito rinnovato
attento alle nuove dinamiche e alle attuali esigenze di mercato, antiquari e pubblico. Modenantiquaria è
la sola fiera nel panorama europeo a dipingere un affresco completo e variegato dell’arte antica, grazie
alla rassegna collaterale «Excelsior», focalizzata sulla pittura dell’800, alle antichità per esterni del salone
Petra, ai gioielli, alle suppellettili e ai mobili rari ed eleganti. Modenantiquaria merita una visita, ma
non di corsa, ogni pezzo va ammirato come opera creativa di un artigiano; ogni pezzo ha una sua storia
e può raccontarci qualcosa del passato, promuovendo la conservazione e la divulgazione della cultura».
L’obiettivo è posizionare la manifestazione nel circuito internazionale delle migliori mostre,
ponendo grande attenzione alle gallerie ospiti, ai contenuti e agli allestimenti. Per questo
gli organizzatori hanno deciso il consolidamento di «Excelsior» e il restyling di «Petra», il
salone collaterale dedicato all’antico, alla decorazione, al design e alla ristrutturazione per
parchi e giardini. Modenantiquaria intende affermarsi come punto di riferimento per un
pubblico sempre più ampio che s’interessi all’antico, desideroso non solo di ammirare, ma
anche di acquistare. Spiega Pietro Cantore, presidente degli antiquari modenesi: «La XXX
edizione è un traguardo importante che poche manifestazioni possono vantare. Abbiamo invitato le più
importanti gallerie d’antiquariato italiane e straniere e confermato lo stretto rapporto con l’apparato
museale modenese, in particolare con la rinnovata Galleria Estense: il simbolo della mostra è il busto
di Francesco I del Bernini conservato nel museo. Si sta lavorando per realizzare incontri con autorevoli
con esperti come Philippe Daverio, Giulio Volpe, Francesco Faranda e l’antiquario Fabrizio Moretti, che
affronteranno vari aspetti dell’arte antica e della libera circolazione delle opere d’arte. In un momento
di rilancio economico del Paese, gli oggetti di antiquariato sono considerati un sicuro e durevole bene di
rifugio, poiché il nostro mercato è in costante crescita di quotazioni e l’Emilia è sempre stata una terra di
appassionati d’antiquariato. Modenantiquaria non poteva che nascere qui». q S.L.
Modenantiquaria, ModenaFiere, viale Virgilio 58, Modena, lun-ven 15-20, sab-dom 10,30-20, tel.
059/848380, www.modenafiere.it, www.modenantiquaria.it, «Modenantiquaria» dal 13 al 21 febbraio

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