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Sabato 29 ottobre 2011
www.ilquotidianodellacalabria.it
I medici insistono
«Parto naturale»
Ora il neonato
è grave
Eolico
Cinque pale
sequestrate
a Caraffa
Pd
Coordinamento
per la fase
dei congressi
Il Ponte
sullo Stretto
si farà
lo stesso
L’episodio a Cosenza
Intanto c’è un piano
per ridurre i cesarei
Indagati manager
e due ex funzionari
della Regione
Consiglieri regionali
a confronto con i big
sul Mezzogiorno
Nuovo intervento
del Governo
dopo la mozione
L’ospedale di Cosenza
FRANCESCA CANINO e ROBERTO GRANDINETTI alle pagine 6 e 7
S. PAPALEO a pagina 12
Marco Minniti
M. ABRAMO, A. MOLLO, G. VELTRI e F. VIOLA a pagina 8
F. MEDURI a pagina 11
La sentenza del gup per la morte di otto persone travolte vicino a Lamezia nel dicembre scorso
Otto anni per la strage dei ciclisti
Condannato il ventunenne marocchino. I parenti delle vittime: «Pena inadeguata»
OTTO anni di reclusione con
il rito abbreviato: è la pena
inflitta dal gup a Chafik El
Ketani, il marocchino di 21
anni che nel dicembre scorso travolse e uccise otto ciclisti nei pressi di Lamezia Terme. Altre due persone rimasero ferite. Il rappresentante della pubblica accusa aveva chiesto la condanna di El
Ketani a dieci anni. I parenti
di alcune delle vittime hanno giudicato la pena non
adeguata alla gravità del fatto: «Otto anni non sono niente per quello che ha fatto».
PASQUALINO RETTURA
a pagina 9
Giustizia malata
giustizia negata
Il caso Calabria
di FRANCO CIMINO
IN DUE giorni, domenica
e ieri, Matteo Cosenza ha
scritto due articoli di rara potenza espressiva.
Riguardano due tematiche apparentemente diverse, che convergono in
continua a pagina 17
Silvio Berlusconi alla prima giornata dei lavori degli Stati Generali del Commercio Estero
Pressioni e trattative per le dimissioni di Bini Smaghi dalla Bce
«L’euro non ha convinto nessuno»
poi Berlusconi fa marcia indietro
Cgil in piazza. Sui licenziamenti i sindacati ritrovano l’unità
alle pagine 4 e 5
Le bombe di Reggio
Saline Joniche
Nessuna
impronta
utile
trovata
sul bazooka
Un presidio
simbolico
promosso
dal “No
carbone”
T. ALOI e C. CORDOVA
a pagina 14
DOMENICO GRILLONE
a pagina 13
Cosenza
La posizione di Sei Spa
L’“Agguato
a Mancini”
un pericolo
attuale
Il nostro progetto
è un’eccellenza
e una opportunità
Dibattito sul libro
edito da Rubbettino
MASSIMO CLAUSI
a pagina 50
di FABIO BOCCHIOLA
EGR. direttore, vorrei approfittare della sensibilità
che da sempre il suo giornale dimostra verso il proprio territorio per rilanciare in modo finalmente costruttivo il dibattito sul
continua a pagina15
Palmi. Nuovo colpo di scena nell’inchiesta nata dalle denunce dell’imprenditore Antonino De Masi
Sombrero
Altri dirigenti di grandi banche a giudizio per usura
L’economia
ALTI dirigenti di grosse banche a giudizio per usura nelle inchieste in corso a Palmi.
IERI a New York era il
Black Friday, ossia il venerdì nero dello shopping. I principali negozi
della metropoli sono stati
presi d'assalto, nell'Apple Store sulla Quinta
Strada hanno fatto a pugni per un iPad. Ma due
giorni prima a Roma per
le offerte di un Megastore
la città è rimasta bloccata, erano tutti in fila dal
giorno prima ed è anche
finita in rissa. Certo, un
marziano che osservasse
queste scene sarebbe difficile convincerlo che
l'Occidente sta vivendo
una delle crisi più drammatiche di tutti i tempi.
Ma l'Economia ha delle
ragioni che la Ragione
non conosce.
MICHELE ALBANESE
a pagina 15
TORNA L’ORA SOLARE
11029
9
771128
022007
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ANNO 17 - N. 298 - € 1,20
Il governatore siciliano Lombardo è convinto che il progetto andrà avanti
Eletto in Cda
«Il Ponte si farà lo stesso»
Gaglioti
presidente
della banca
di Garanzia
Il ministro Matteoli rassicura dopo la bocciatura in aula
di FRANCESCA MEDURI
VILLA SAN GIOVANNI - Storia
chiusa quella del Ponte sullo
Stretto? Risponde di “no” la presidenza del Consiglio dei Ministri, ventiquattr'ore dopo l'approvazione, da parte della Camera, di una mozione dell'Idv che
prevede la soppressione dei finanziamenti statali per la realizzazione della mega infrastruttura. Da Palazzo Chigi, dunque dalla sede del Governo e residenza
del premier Silvio Berlusconi,
tentano di far credere che il Ponte
sullo Stretto «non sarà comunque cancellato». «L'opera, infatti,
- si legge in una nota - è solo in
parte finanziata dall'intervento
pubblico. L'onere complessivo
dell'infrastruttura prevede anche la partecipazione di capitale
privato, l'utilizzo di fondi strutturali e di altre fonti». Ad assicurare che «il Ponte non è stato cancellato e si farà» anche i Ministri
Altero Matteoli e Ignazio La Russa, con quest'ultimo che puntualizza: «La mozione impegna a finanziare il trasporto pubblico e
questo è un obiettivo che noi condividiamo. Quanto alle risorse
necessarie, fa riferimento anche
all'eventualità di ricorrere, tra i
vari finanziamenti, a quello per il
Ponte sullo Stretto di Messina.
Ma quell'eventualità -La Russa
ne è convinto - noi non la utilizzeremo: dai soldi per il Ponte non si
prenderà niente».
Insomma il Governo prova a rilanciare, almeno a parole, un'opera ormai depennata da più parti, in primis dall'Ue. Da qui, infatti, soldi non ne arriveranno. Ne è
sicuro pure Mauro Moretti, ad di
Fs: «Sicuramente l'Europa non
darà soldi per realizzare il Ponte.
La decisione comunque spetta alle autorità italiane». E a salvare il
Ponte ci prova anche il Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo: «Si dovrà realizzare sia
perché la parte più consistente
del capitale viene dai privati, sia
perché si sono già investite molte
risorse». Intanto la mozione licenziata l'altro ieri dalla Camera,
per molti, ha messo la parola fine
all'opera faraonica pensata per
unire la Sicilia e la Calabria. Decisione, quella presa dall'aula di
Cisl: «Utilizzare
bene il Por»
CATANZARO – «E' necessario indirizzare i fondi del Por Calabria
2007-2013 su pochi ma chiari obiettivi, quali investimenti, infrastrutture e lavoro perchè si tratta di
un’occasione da non perdere». Lo
ha detto il segretario generale della
Cisl della Calabria, Paolo Tramonti,
nel corso della riunione svoltasi a
Lamezia Terme del Dipartimento
politiche comunitarie del sindacato. «Se si dovesse perdere la scommessa del POR – ha aggiunto Tramonti –perderebbe l’intera Calabria
compromettendo di fatto le stesse
prospettive di crescita e di sviluppo
della nostra regione, atteso che proprio grazie al proficuo impiego delle risorse comunitarie si possono
recuperare i differenziali di sviluppo con le altre aree del Paese e
dell’Europa». Alle riunione, secondo quanto riferisce un comunicato
della Cisl, è intervenuto anche il Direttore generale dell’Assessorato
regionale al Lavoro e Autorità di Gestione del FSE, Bruno Calvetta, secondo il quale che ha illustrato lo
stato di attuazione del Fondo Sociale Europeo. «Il quadro delineato
dall’Autorità di Gestione – ha detto
Calvetta – ha evidenziato il buon livello di spesa finora raggiunto di
cui una significativa parte è indirizzata a sostenere, attraverso gli ammortizzatori sociali, lavoratori che
in conseguenza della crisi economico finanziaria in atto sono stati posti
ai margini del mercato del lavoro».
LE REGIONI DEL SUD
«Fitto ci convochi sul Por»
POTENZA - I presidenti di Abruzzo, Basilicata,
Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia
hanno deciso di chiedere «un incontro urgente» con il ministro per i Rapporti con le Regioni
e la Coesione, Raffaele Fitto, per avere elementi
di «chiarezza» sugli indirizzi del Governo sui
programmi comunitari in merito al destino dei
fondi europei destinati al Sud.
«Il riferimento alla revisione strategica dei
programmi comunitari contenuto nell’elenco
degli impegni assunti dal Governo nazionale
nei confronti dell’Europa – hanno detto Gianni
Chiodi, Vito De Filippo, Giuseppe Scopelliti,
Stefano Caldoro, Michele Iorio, Nichi Vendola
e Raffaele Lombardo – desta preoccupazione e
solleva gravi dubbi circa il rischio di compressione indebita delle prerogative istituzionali
dei diversi livelli di governo e di riduzione delle
risorse complessivamente disponibili per le politiche di coesione».
L'ufficio stampa della giunta regionale della
Basilicata ha ricordato che «già nei giorni scorsi i governatori del Sud avevano preso posizione in maniera unanime sulla vicenda auspicando una scelta di condivisione. Per questi
motivi le Regioni chiedono urgentemente al
Ministro per i Rapporti con le Regioni un incontro perchè siano illustrati con chiarezza gli
indirizzi del Governo e siano questi condivisi
preliminarmente all’adozione di qualsiasi decisione in merito a programmi la cui responsabilità di gestione ricade nelle competenze regionali».
Il Ponte sullo Stretto
Montecitorio, che ha fatto fare
ancor più i salti di gioia a quanti,
e sono tanti, il Ponte sullo Stretto
non lo vogliono. Come i consiglieri regionali calabresi di Idv, Emilio De Masi, Giuseppe Giordano e
Mimmo Talarico: «Avere accantonato il progetto del Ponte , grazie alla nostra iniziativa in Parlamento, - scrivono - ci dà l'opportunità di riflettere sull'uso sconsiderato del danaro pubblico. E ci
restituisce un protagonismo che
dobbiamo attivare sin da subito,
attraverso iniziative pubbliche
concrete e partecipate». E alla luce degli ultimi eventi “cancellaPonte”, ecco la proposta di un altro anti pontista, Girolamo De
Maria, coordinatore Pd per la
provincia di Reggio Calabria. «Si
concentrino - suggerisce - le ri-
sorse previste per il ponte sullo
Stretto per realizzare due obiettivi strategici per la nostra realtà:
il potenziamento ed il rilancio del
Porto di Gioia Tauro, il cui futuro
è essenziale per la Calabria; l'ammodernamento ed il completamento dell'arteria stradale 106,
al fine di potenziare l'intero asse
viario ionico calabrese come punto di collegamento con gli assi
Napoli-Bari e Napoli-Reggio Calabria». Per De Maria urge inoltre sospendere le procedure
espropriative nel versante calabro dello Stretto (Villa San Giovanni e Campo Calabro), così come richiesto dal consigliere regionale del Pd Demetrio Battaglia secondo cui l'approvazione
della mozione Idv è «una chiara
sconfessione delle dichiarazioni
del Ministro Matteoli». Sulla stessa scia il coordinamento reggino
di Fli: «Anche l'Esecutivo e la
maggioranza di Governo, non
opponendosi in Parlamento ad
un mozione di Idv che proponeva
la revoca dei finanziamenti già
previsti, hanno, di fatto decretato
la fine di un sogno, purtroppo
utilizzato molto spesso per mietere voti nelle campagne elettorali.
E' ora, pertanto, che non si continui a carpire la buona fede dei cittadini con una ingannevole politica degli annunci, ma che si cerchi di ottenere, più opportunamente e senza troppo clamore,
dei veri risultati utili a migliorare le sorti dei nostri territori». Diverse reazioni di compiacimento
per l'ok alla mozione anche dal
mondo associazionistico.
COSENZA – Giuseppe Gaglioti è stato eletto presidente del Consiglio di amministrazione della Banca di Garanzia di Cosenza, che si insedierà nel mese di novembre, in occasione del primo
consiglio per la verifica dei
requisiti. L’elezione è avvenuta al termine dell’assemblea costituente del soggetto
societario che si è svolta oggi. Alla vice presidenza è stato chiamato il presidente
della Provincia, Mario Oliverio. L’assemblea ha eletto
inoltre il Consiglio di amministrazione che risulta composto da Natale Mazzuca,
Giuseppe Lombardi, Oreste
Morcavallo, Giuseppe Speziali, Michele Aurelio, Flavio Talarico e Mario Giordano. Eletto anche il collegio
dei sindaci, di
cui fanno parte Domenico
Bilotta, Giorgio Sganga e
Francesco
Falzetta. Nominato anche
il collegio dei
probiviri, così come previsto dallo statuto, Mario
Bozzo, Sarino
Branda e CarGiuseppe Gaglioti
melo Copani.
La banca sarà operativa
all’indomani della fine
dell’istruttoria dell’istituto
di vigilanza della Banca
d’Italia. «Costruire una Banca di Garanzia –ha detto Giuseppe Gaglioti nel suo intervento di apertura dell’assemblea – è la palese testimonianza di una mutata sensibilità verso il mondo economico. Lo strumento che oggi
vede la luce si integra nel sistema delle banche locali,
fornendo a quest’ultime la
possibilità di rendere più rapida la fase di erogazione di
nuovi affidamenti». Della
Banca di Garanzia, comunque, se ne parla da anni ma le
imprese ancora devono attendere.
Convegno all’Università di Catanzaro promossa dai vertici della Stazione unica appaltante
I nodi irrisolti della centrale unica degli acquisti
di ANTONIO LIOTTA
CATANZARO - Un'occasione per
riflettere su vantaggi e criticità dei
modelli accentrati perl'acquisto di
beni e servizi nelle aziende sanitarie ma anche un momento di confronto sulle forme di organizzazione cui ilsistema sanitario regionale potrebbe far riferimento nel post
commissariamento, anche alla luce
dell'esperienza
maturata dalla Stazione unica appaltante. Temidi stringente
attualità, che sono
stati al centro del convegno organizzato
proprio dallaSua nell'aula magna del Policlinico universitario
dell'università Magna Graecia, in concomitanza con la presentazione del volume “I processi di acquisto di beni e servizi nelle aziende sanitarie: elementi di innovazione e modelli di accentramento”
deiricercatori dell'UniversitàBocconi, Fabio Amatucci e Stefania
Mele. In rappresentanza della
Giunta regionale (assente il governatore Scopelliti per motivi istituzionali) il dirigente generale del dipartimento Presidenza, Franco
Zoccali, il quale ha evidenziato come il Piano di rientro imposto alla
Regione «abbia introdotto innova-
Nata
per dare
trasparenza
oggi porta
risparmi
zione in un sistema gestionale che
aveva prodotto molto deficit e poca
sanità». Secondo Zoccali, la Sua ha
ottenutorisultati positiviintermini di riduzione della spesa farmaceutica, «perché il modello accentrato permette di applicare su tutto
il territorio regionale le stesse regole, mentre prima le
Asp seguivano
ognuna regole
diverse». E un
modello organizzativo accentrato potrebbe rispondere, secondo
il dirigente generale del dipartimento
Presidenza,
«alle esigenze
del federalismo e dei costi
standard perché ora biso- Salvatore Boemi
gna guardare
oltre, dobbiamo dimostrare di saper programmare senza che sia un
Piano di rientro a imporcelo». Per il
dirigente generale del dipartimento Tutela della salute, Antonino
Orlando, è necessario costruire
una governance dei sistemi decisionali, «stabilendo regole e individuando responsabilità e attivando
sistemi di monitoraggio per verifi-
care se quelle regole siano state rispettate e le responsabilità affidate
alle persone giuste».
Quindi l'intervento del rettore
dell'Università Magna Graecia,
Aldo Quattrone, il quale ha evidenziato due aspetti in apparenza contrastanti: se
da una parte,
la centralizzazione dell'acquisto di beni
e servizi produce
molti
vantaggi, tra
cui economie
di scala, riduzione dei costi
e
controllo
della devianza; dall'altra,
c'è il rischio di
una “concentrazione dei
saperi” nel sistema centralizzato, che è
un ostacolo allo sviluppo
dell'innovazione e alimenta l'inerzia degli operatori che non appartengono al sistema. «Serve quindi ha detto il rettore Quattrone - una
promozione e diffusione dei saperi
sviluppati in questi monopoli».
Secondo il commissario della
Sua, Salvatore Boemi, «la Stazione
unica appaltante, nata per portare
maggiore trasparenza, oggi è una
realtà a cui, tuttavia, bisogna aggiungere dell'altro». E la parola
d'ordine, secondo Boemi, deve essere “innovazione”, che significa
dismettere servizi ormai antiquati
e mettere in campo metodologie
moderne, capaci di produrre trasparenza erisparmio. Aldirigente
della sezione tecnica della Sua, Mario Martina, il compito di illustrare
il percorso compiuto dalla Sua dal
momento dell'istituzione (legge
regionale n.26 del 2007) e dell'avvio delle attività (giugno 2009).
Martino ha sottolineato come, nonostante l'assenza di esperienza
pregressa e il rifiuto da parte delle
altre regioni di fornire un supporto tecnico, i risultati ottenuti siano
soddisfacenti sia per le gare pubblicate che per gli importi. Da evidenziare i vantaggi portati dalle
gare telematiche in termini di celerità dell'aggiudicazione: la gara
farmaci,per esempio,pubblicatail
19 marzo 2010 è stata aggiudicata
il 13 luglio seguente, per un importo complessivo di 548.067.613 euro. Sui fattori strategici di successo e le criticità dei modelli di accentramento si è soffermato Elio Borgonovi, presidente del Cergas della Bocconi. Tra i problemi più significativi l'impatto sul mercato
dei fornitori locali, in quanto la
centralizzazione degli acquisti
comporta lotti più grossi, con le
grandi imprese che tendono a
“schiacciare”quelle più piccole.
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Economia 11
Calabria
Sabato 29 ottobre 2011
Sabato 29 ottobre 2011
24 ore
in Calabria
Nell’inchiesta del pm Carlo Villani sono indagati due ex funzionari regionali e due imprenditori
Si fermano le pale a Caraffa
Cinque aerogeneratori sono stati sequestrati dalla sezione di Pg della Finanza
di STEFANIA PAPALEO
CATANZARO - Si fermano cinque pale
a Caraffa. Cinque pale non autorizzate
e troppo vicine alle abitazioni. Installate con altre otto su disposizione delle
società “Ivpc Power 3”e“Ivpc Power 4”
di Avellino e fermate ieri dai finanzieri
della sezione di Pg della Guardia di finanza di Catanzaro.
Ad imporre il parziale stop forzato al
parco denominato “Marcellinara - Settingiano - Caraffa di Catanzaro”, un
provvedimento di sequestro, emesso
dal gip, Livio Sabatini, su richiesta del
sostituto procuratore, Carlo Villani. Il
quale, già da tempo, aveva messo gli
occhi sul progetto, che, ben sei anni fa,
era già confluito in un fascicolo penale
aperto a carico degli allora funzionari
del dipartimento delle Attività produttive della Regione Calabria, Giuseppe
Ferraro, 62 anni, di Grotteria (Rc), e
Carmelo Misiti, 39 anni, originario di
Cinquefrondi (Rc) e residente a Castrolibero, accusati di abuso d'ufficio e
falso. Nomi, ai quali, adesso, si sono
aggiunti quelli dei due imprenditori
individuati come i committenti dell'impianto eolico in questione, ovvero
Gianpietro Sanseverino, legale rappresentante della “Ivpc Power 4 srl”, e
Oreste Vigorito, amministratore unico della società “Ivpc Power 3 srl”, entrambe con sede ad Avellino.
Per loro l'accusa è di abuso edilizio,
per aver realizzato le pale “incriminate”«in assenza di una valida autorizzazione della Regione Calabria-Dipartimento delle Attività Produttive e, comunque, in totale difformità dalla linee guida regionali in tema di parchi
eolici di cui alle delibere della Giunta
Regionale n. 55/2006 (paragrafo 3.3
“Procedure ed indirizzi per la localizzazione dei parchi eolici”) e n.
832/2004 (paragrafi 8 Criteri generali
ed obiettivi di qualità, e 7.2, lett. c),
punto 3, minima distanza da unità abitative regolarmente censite e stabilmente abitate 500 mt.)» e, specificamente, ponevano le pale eoliche, censite alle particelle nn. 486, 487, 488, 489
e 490 del Foglio di Mappa n. 11 del
Nuovo Catasto Edilizio Urbano del Comune di Caraffa di Catanzaro, ad una
distanza inferiore ai 500 metri dalle
più vicine unità abitative stabilmente
abitate».
Inoltre, sempre secondo l'accusa, i
due imprenditoriavrebbero eseguitoi
lavori di realizzazione del parco eolico
«in zona sismica, senza darne preavviso scritto allo sportello unico di cui all'art. 93 del D.P.R. n. 380/2001, omettendo la contestuale trasmissione del
relativo progetto, e senza avere pre-
Pale eoliche nel Catanzarese
ventivamente acquisito il nulla osta sismico, dal momento che l'organismo
tecnico regionale competente (ex Genio civile) non risulta essere stato invitato, né aver preso parte alla specifica
Conferenza dei Servizi».
Falso e abuso d'ufficio, invece, le ipotesi
di reato formulate a
carico di Giuseppe
Ferraro eCarmelo Misiti, rimasti coinvolti
nell'inchiesta il primo
per aver dato, in qualità di responsabile del
procedimento e presidente della conferenza dei servizi, il via libera al progetto, nonostante il diniego opposto dal Consiglio
comunale di Caraffa,
e il secondo per aver
rilasciato la relativa
autorizzazione, nella
sua qualità di dirigen- Il pm Carlo Villani
te del Settore 2 Politiche energetiche del
Dipartimento attività produttive della
Regione Calabria. Contro di loro gli accertamenti portati avanti dai finanzieri che, nel tirare le somme, avevano riscontrato che la volontà politica era
stata disattesain sede diconferenza di
servizi, quando il 26 gennaio del 2006,
negli uffici dell'assessorato regionale
alle Attività produttive, gli addetti ai
lavori si erano riuniti per pronunciarsi sull'autorizzazione richiesta dalla
ditta “Ivpc power srl” per costruire un
impianto di produzione di energia
elettrica da fonte eolica, composto da
32 aerogeneratori per una potenza
prevista pari a 27,20 MW, non solo nel
comune di Caraffa, ma anche in quelli
di Marcellinara e Settingiano. Richiesta accolta senza tentennamenti, in
virtù del parere positivo espresso da
tutti gli altri rappresentanti istituzionali che avevano preso parte alla Conferenza dei servizi, per
cui in poco tempo gli
enormi “mulini a vento” erano sorti a Caraffa, in barba alla solenne bocciatura della pratica avvenuta al
termine di una turbolenta seduta del locale consiglio comunale, oltre che a Settingiano e Marcellinara,
dove, tuttavia, le relative pratiche avevano
ottenuto il placet dei
rispettivi Consiglicomunali. Nel caso di
Caraffa, invece, non
solo sarebbe stata
ignorata la delibera
di diniego, quanto non sarebbero state
rispettate le distanze dal centro abitato. Aspetto, saltato agli occhi di alcuni
furibondi residenti, che non avevano
esitato a presentare un esposto in Procura, per poi trovare conferma alla
propria tesi nella perizia del Ctu, che si
è rivelata determinante per il sequestro dei cinque aerogeneratori contro
i quali avevano puntato il dito.
Da lì l'avvio dell'indagine che chiama Ferraro a spiegare perché avrebbe
“omesso di dichiarare l'"irricevibilità
successiva" della richiesta della ditta
"Ivpc Power 3 s.r.l.", per non avere que-
sta prodotto entro e non oltre la conclusione della conferenza di servizi la
deliberadel Consigliocomunale diCaraffa in cui si attestava l'accoglimento
della proposta di realizzazione del parco eolico nei luoghi ove lo stesso era
stato richiesto e poi realizzato, così
consentendo che la conferenza dei servizi desse parere favorevole alla realizzazione del parco eolico nonostante il
Comune di Caraffa di Catanzaro, tramite il proprio rappresentante, architetto Vito Migliazza, riportandosi alla
delibera del Consiglio comunale n. 17
del 21 febbraio 2006, avesse opposto il
suo diniego, non tenendo nel minimo
conto, ed omettendo qualsiasi necessaria attività istruttoria al riguardo,
chel'ubicazionedi alcunetorrieoliche
avvenisse in luoghi siti a meno di 500
metri da unità abitative, in contrasto
con la normativa in materia, e consentendo così che venisse rilasciata l'autorizzazione unica alla realizzazione del
parco eolico nelle zone interessate”.
A Misiti viene, invece, formalmente
contestato di aver violato la normativa
in materia, arrecando inoltre un serio
danno a Maurizio, Luigi e Domenico
Donato,RosaConidi eSalvatoreCaliò,
proprietari di abitazioni site a meno di
500 metri dal parco eolico, “formando
un atto pubblico falso nel suo contenuto e cioè il decreto n. 3325 del
28.3.2006, autorizzazione unica parco eolico Marcellinara - Settingiano Caraffa di Catanzaro, nel quale affermava che nella Conferenza di servizi
del 27 gennaio 2006 (rectius 27 febbraio 2006) era "stato espresso parere
favorevole ... al progetto per la realizzazione dell'impianto denominato
«Marcellinara, Settingiano, Caraffa
di Catanzaro» all'unanimità delle amministrazioni ed enti intervenuti e
cioè Comune di Marcellinara, Comune
di Settingiano, Comune di Caraffa di
Catanzaro, Consorzio di Bonifica",
laddove ilComune diCaraffa diCatanzaro aveva espresso parere contrario”.
Fin qui, dunque, la tesi accusatoria
che il magistrato ha ribadito nella sua
richiesta di sequestro preventivo e che
il gip ha dimostrato di condividere,
tanto da mandare i finanzieri ad apporre i sigilli al “corpo del reato”, ritenendo “il fondato e concreto pericolo
che la libera disponibilità da parte degli indagati e/o dei loro aventi causa
delle pale eoliche possa aggravare e comunque protrarre le conseguenze del
reato, sia in relazione all'indubbio aggravamento del cosiddetto “carico urbanistico” della zona, sia in relazione
al danno subito dagli esponenti le cui
abitazioni sono in prossimità delle pale eoliche”.
Processo “Marlane”
ancora un rinvio
PAOLA – Stenta ad iniziare il
processo ai 13 ex responsabili
e dirigenti dello stabilimento
Marlane Marzotto di Praia a
Mare, dismesso nel 2004, accusati della morte per tumore
di una cinquantina di lavoratori. Per la quarta volta in otto
mesi il processo è stato rinviato a causa di errori di notifica
di alcuni atti alle parti che si
sono costituite nel processo.
Stamane alcuni legali hanno
sollevato l’eccezione per un
problema di notifiche e successivamente i giudici del tribunale di Paola, al termine di
una camera diconsiglio durata circa tre ore, hanno disposto il rinvio del processo al 12
febbraio. Dopo la decisione dei
giudici ci sono stati malumori
tra le parti civili anche perchè
non c'è stata nessuna spiega-
Protesta davanti al tribunale
zione circa un rinvio a così
lunga scadenza. I legali di parti civile non hanno escluso
l’intenzione di voler intraprendere una serie di iniziative per fare in modo che il processo possa concretamente
iniziare e svolgersi.
Il personaggio
Vigorito
il signore
del vento
Oreste Vigorito
CATANZARO - Oreste Vigorito. Da avvocato a presidente del Benevento calcio.
Fino a diventare il signore
dell'eolico in Italia. A capo
della società IVPC di Avellino, che gestisce le più
grosse “centrali a vento”
realizzate in Italia. E, il cui
fiuto per gli affari, lo ha
portato ad investire anche
nel catanzarese. È lui, infatti, uno dei due imprenditori finiti nel mirino del
sostituto
procuratore,
Carlo Villani, nell'ambito
dell'inchiesta che ha portato al sequestro dell'impianto eolico denominato
“Marcellinara - Settingiano - Caraffa di Catanzaro”.
Fattura 250 milioni annui, occupa circa 500 persone, ma da qualche anno
ormai deve vederselacon il
fiato sul collo dei finanzieri
competenti per ogni territorio sul quale ha deciso di
far crescere il proprio reddito sfruttando l'energia
pulita.Risalgono adueanni fa i primi guai con la giustizia, quando la Procura
di Avellino lo trascinò nel
tritacarne giudiziario con
l'operazione “Via col vento”, che portò al sequestro
di ben sette parchi eolici riconducibili a nove società
di Avellino. Ieri iguai si sono spostati a Catanzaro.
s.p.
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12
BREVI
ORDINE DEI MEDICI
GRANATA
OGGI LA PRESENTAZIONE A ROMA
Vince nuovamente la lista di Ciconte
«Scopelliti tenga conto dell’Adc»
I programmi della film Commission
ALLA elezioni per rinnovo dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Catanzaro per il triennio 2012-2014 , vince nuovamente la Lista Unitaria di Rinnovamento nella Continuità promossa dal consigliere regionale Enzo Ciconte.
«IL presidente Scopelliti dovrà tenere conto anche di
Alleanza di centro in Calabria se vuole creare una coalizione in grado di vincere le prossime sfide elettorali».
Lo sostiene, in una nota, il responsabile regionale organizzativo del partito, Maximiliano Granata.
LA Fondazione Calabria Film Commission terrà oggi alle
18.30 a Roma, nella sala Volontè della casa del cinema in
largo Marcello Mastroianni, la conferenza stampa di presentazione del Calabria Film Festival 2011. Saranno inoltre illustrate le prossime iniziative della Fondazione.
Nuccio Barillà richiama l’attenzione degli amministratori locali
Incontro a NY
No al carbone con i presidi
Favorire
turismo
americano
in Calabria
Iniziative in tutta Italia, a Saline Legambiente in prima linea
di DOMENICO GRILLONE
REGGIO CALABRIA - Sarà
un presidio simbolico, ma di
stretta attualità, quello organizzato oggi dal movimento No carbone davanti ai
cancelli dell’ex Sipi di Saline
Joniche.
Una protesta che si svolge
in tutta Italia ma che a Reggio, oltre 100 realtà hanno
aderito alla protesta, assume il sapore di tante verità
svelate proprio riguardo il
progetto della multinazionale svizzera Repower e della sua controllata Sei spa di
costruire una centrale a carbone a Saline. Dopo le recenti polemiche sulle ammissioni ufficiali di un alto dirigente della Repower di aver
finanziato le associazioni locali favorevoli al carbone per
la trasferta a Coira, in Svizzera, luogo in cui hanno manifestato ad agosto scorso
gli ambientalisti italiani,
svizzeri e tedeschi, adesso si
aggiungono nuovi ed inquietanti particolari. Ed a
svelarli è stato ieri, durante
la conferenza stampa svoltasi al Museo del bergamotto
per illustrare l’iniziativa,
Markus Keller, responsabile per l’Italia del vasto e radicato coordinamento di opposizione al carbone del Cantone dei Grigioni, in Svizzera e
leader del movimento “Futuro invece che carbone”.
Keller, affiancato da Noemi
Evoli del Coordinamento associazioni area grecanica,
ha rivelato “le altre verità
sull’investimento
Repower”. E sollecitato dai precisi input di Nuccio Barillà del
direttivo nazionale di Legambiente, ha dimostrato
come la stessa azienda elvetica sia in effetti una spa privata, ma che investe con i
soldi pubblici. Perché l’85
per cento delle azioni di Repower sono possedute da società pubbliche o a capitale
pubblico, di cui il 46 per cento dal Cantone dei Grigioni
che le ha ottenute in contropartita alla cessione di parecchie delle centrali idroelettriche presenti sul territorio. Un punto nodale, sul
quale il movimento No car-
L’iniziativa in Svizzera e a destra l’area di Saline vista dall’alto
bone intende anticipare le
prevedibili mosse del Governo italiano: “Di fronte al no
del ministero dei Beni Culturali al progetto della centrale di Saline, che controbilancia l’ok della Commissione
Via del Ministero dell’Ambiente, e di fronte al no della
Regione Calabria e degli enti
locali, la strategia che si profila – ha spiegato Barillà – è
quella di un decreto legge
che sfrutti una leggina sugli investimenti privati in
aree dismesse per scavalcare la volontà dei cittadini
espressa dagli organismi
democraticamente
eletti.
Sarebbe una mossa irresponsabile, oltre che incostituzionale poiché lo Stato violerebbe le competenze della
Regione in materia. Una sfida che siamo pronti a sostenere fino in fondo”. Ma non è
tutto: la Repower, dopo una
sfilza di brutte figure a livello d’immagine, con gli svizzeri infuriati per il comportamento di sicuro per nulla
etico, e nel momento in cui
l’antitrust ha messo il naso
su alcuni comportamenti
poco chiari dell’azienda, registra un crollo in borsa con
le azioni al minimo storico.
Adesso anche la politica,
quella svizzera, si scaglia
contro Repower. “La gente
si rende conto delle nefandezze che l’azienda ha compiuto, la sua credibilità è stata demolita – aggiunge Keller - e la svolta politica è sancita anche a livello istituzionale perché per la prima volta il presidente del Governo
dei Grigioni Martin Schmid
ha criticato aspramente le
politiche aziendali della Repower”.
Nuccio Barillà richiama
invece ancora una volta l’attenzione sui sindaci e gli enti
locali. E ribadisce il messaggio: “Questo è il momento
della responsabilità. Cambiare idea è legittimo, a patto
che si dica apertamente di
essere a favore del carbone”.
E ovviamente l’unico metodo possibile è quello democratico: “Abbiamo sempre
rifiutato gli incontri a porte
chiuse, non ci sono trattative da fare, le posizioni sono
in campo da anni, manifestate sulla stampa e con le osservazioni ufficiali sul progetto. Il confronto deve essere pubblico e nelle sedi istituzionali. Questa è la democrazia”.
Invito all’Enel ad affrettare i tempi e al territorio a confrontarsi
«La riconversione vada avanti»
Il comitato favorevole alla ristrutturazione della centrale di Rossano
ROSSANO – «La determinazione e l'arroganza di questi
piccoli gruppi che si oppongono all’utilizzo del carbone
fanno capire a tutti che la loro è una battaglia fatta di pregiudizi e posizioni politiche
preconcette». Lo sostiene, in
una nota, il Comitato per la
riconversione della centrale
Enel di Rossano in vista della
giornata del no al carbone in
programma per oggi.
«Il fatto che non abbiano
mai accettato un confronto
su dati scientifici certi e su
esperienze di siti dove questo
combustibile è utilizzato senza alcun problema – prose-
gue la nota – fa capire che
non avendo argomenti seri
da proporre si lasciano andare a slogan preconfezionati e
manifestazioni che, come
sempre, vede la partecipazione dei soliti 'quattro gattì».
«Da parte nostra – conclude il Comitato – invitiamo
l’Enel ad affrettare i tempi
per la presentazione del nuovo progetto di riconversione
e nel contempo invitiamo gli
amministratori locali a volersi confrontare con esperienze dove già questo combustibile viene utilizzato, per
capire gli effetti e le ricadute
sul territorio».
La centrale da riconvertire
CATANZARO – A New
York un incontro per dialogare sull'apertura del mercato turistico calabrese ai
corregionali che operano
in America.
Questo – informa una nota dell’ufficio stampa della
Giunta regionale – il tema
trattato lo scorso mercoledì dal Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti,
insieme al Consigliere regionale incaricato per l'emigrazione
Alfonsino
Grillo, nel corso di un incontro con i consultori della Calabria negli Stati Uniti, alcuni importanti imprenditori turistici e operatori della finanza newyorchese.
Il meeting – prosegue la
nota dell’Ufficio Stampa
della Giunta regionale – è
stato un appuntamento
molto utile per dialogare
su strategie future che potranno portare ricadute
positive al settore turistico
calabrese, attraverso idee e
progetti da realizzare insieme ai calabresi residenti
negli Stati Uniti che faranno da ponte con i tour operator americani più importanti. «Tra la Calabria e
l’America c'è una connessione che risale a quasi un
secolo fa – ha affermato il
Presidente Scopelliti – e
quando vengo negli Stati
Uniti ho sempre modo di
apprezzare quanto i calabresi siano stati in grado di
portare enormi forze al
nuovo continente. I nostri
corregionali a New York
oggi sono una realtà che ha
contribuito notevolmente
al miracolo americano e
credo che possano rappresentare un tassello importante anche per la crescita
della propria terra d’origine».
«Ci sono grandi potenzialità nel settore turistico ha concluso - che si potranno esprimere con una politica oculata, mirata al raggiungimento dell’importante obiettivo di incrementare le presenza turistiche di chi viaggia
dall’America alla Calabria».
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Calabria 13
24 ore
Sabato 29 ottobre 2011
24 ore
Sabato 29 ottobre 2011
Bombe a Reggio Calabria. Saranno acquisiti a dicembre gli esiti delle perizie sui filmati delle telecamere
Nessuna impronta è utile
I periti nominati dal gip consegnano la relazione durante l’incidente probatorio
di TERESA ALOI
e CLAUDIO CORDOVA
CATANZARO - Non ci sarebbero nuovi elementi che incastrerebbero Antonio Cortese, l'esperto d'armi della
cosca Lo Giudice di Reggio
Calabria, ritenuto dagli inquirenti l'artefice degli attentati che, nel corso del
2010, hanno colpito la magistratura reggina. Nessuna
delle tante impronte digitali
rinvenute sul bazooka, destinato nei confronti del Procuratore Giuseppe Pignatone, porterebbe a Cortese.
Una conclusione alla quale,
dunque, non seguiranno,
almeno per il momento, importanti passi in avanti nell'inchiesta sulle bombe fatte
esplodere contro la Procura
Generale di Reggio e l'abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro, e
sull'intimidazione al procuratore di Reggio, Giuseppe
Pignatone, con un bazooka
fatto trovare a qualche centinaio di metri dal Cedir, sede
della Dda.
L'indagine sui fatti riguardanti i magistrati reggini sono passate, fin da subito, a Catanzaro, sede competente. I periti nominati al
giudice per le indagini preliminari Assunta Maiore, ieri
mattina, nel corso dell'incidente probatorio hanno depositato
gli
esiti degli accertamenti
tecnici. I consulenti, tutti
professionisti
di Roma, hanno trovato numerose tracce
di impronte digitali ma nessuno di questi è
utile per effettuare una comparazione. I periti, inoltre,
non hanno trovato nessuna
traccia biologica dalla quale
si potrebbe estrarre il Dna.
Stando a quanto riferito dagli ambienti difensivi (le relazioni dei periti non sono
ancora consultabili), non sa-
La videoripresa dell’ordigno del 3 gennaio 2010 alla Procura di Reggio
rebbe dunque di Cortese la
voce che avrebbe avvertito
gli investigatori del bazooka
nei pressi del Cedir: una telefonata effettuata da una cabina telefonica situata in via
Cardinale Portanova. Sul
bazooka, peraltro, vi sarebbero numerose impronte digitali, ma, anche in questo
caso, non quelle di Cortese,
assistito dall'avvocato
Giuseppe Nardo, del Foro di
Reggio Calabria.
Saranno invece acquisiti
nella prossima udienza,
prevista per l'1 dicembre, gli
esiti delle perizie sui filmati
relativi alla bomba alla Procura Generale. Quattro le
persone - ritenute mandanti
ed esecutori della strategia
della tensione - che finirono
in manette ad aprile scorso.
Tre delle persone coinvolte
nell'operazione, ovvero il
Al telefono la voce
non sarebbe
di Antonio Cortese
Dopo l’abbandono da Tropea
Caridi vola a Monaco
per cercare un’intesa
con tour operator Fti
CATANZARO – Dopo diverse
riunioni, il prossimo 14 novembre, l’assessore regionale
alle Attività produttive incontrerà a Monaco di Baviera il
più grande tour operator tedesco, «FTI», per affrontare le
problematiche dello sviluppo
turistico nell’area di Tropea e
per programmare le azioni di
attrazione dei flussi internazionali per le prossime stagioni. All’incontro –informa una
nota dell’ufficio stampa della
Giunta regionale – saranno
presenti, per la Regione il direttore generale al dipartimento regionale al Turismo
Raffaele Rio, il presidente della Sacal Vincenzo Speziali, la
società «Meeting Point Calabria S.r.l.». per «FTI», il Ceo
Dietmar Gunz con i principali
manager del Tour. L’iniziativa, è scritto nella nota, è frutto
dell’impegno dell’assessore
Caridi e del lavoro svolto in
queste ultime settimane da
parte della Regione Calabria
di concerto con gli operatori
turisticidella costaVibonese.
Nei vari incontri si sono affrontati i problemi sollevati
dagli operatori locali ed internazionaliesi èavviatounpercorso condiviso per garantire
pentito Antonino Lo Giudice, 52 anni; il fratello Luciano, 37, e Antonio Cortese, 48
anni, erano già detenute,
mentre il quarto, Vincenzo
Puntorieri, venne arrestato
a Reggio e, secondo gli investigatori, avrebbe partecipato materialmente all'attuazione degli attentati.
L'inchiesta subì un'accelerazione dalle rivelazioni
del
boss
pentito
Antonino Lo
Giudice, che pochi giorni dopo
l'arresto si autoaccusò della
progettazione e
dell'ideazione
degli attentati: una strategia messa in atto, a dire del
collaboratore, ex boss della
cosca, per mandare dei messaggi ad ambienti istituzionali che avrebbero tradito il
fratello Luciano, detenuto
dall'ottobre 2009.
Tante le intimidazioni subite dalla magistratura reg-
gina in tutto il corso del
2010. Su tre episodi, però, vi
sarebbe lo zampino del clan
Lo Giudice. La prima minaccia venne messa in atto il 3
gennaio, contro la sede della
Procura Generale di Reggio
Calabria: un ordigno venne
fatto esplodere provocando
danni al portone, scardinando un'inferriata. A collocare
la bomba artigianale, attorno alle 4,50 di mattina, due
individui con il volto coperto
da caschi da motociclista,
così come confermarono le
telecamere di servizio. E i periti dovranno proprio emettere il proprio responso su
quelle immagini, per chiarire, almeno dal loro punto di
vista, se tra i due soggetti
immortalati vi fosse anche
Antonio Cortese, arrestato
dalla Squadra Mobile al confine tra Italia e Slovenia.
La seconda intimidazione, del 26 agosto, fu compiuta contro l'abitazione di Di
Landro: un ordigno ad alto
potenziale esplose nella zona del Parco Caserta in via
Carlo Rosselli, attorno alle
2, sventrando il portone dello stabile dove abita il PG, da
quel giorno piantonato
giorno e notte. Un ordigno
collegato a una miccia a lenta combustione, confezionato con tritolo. La terza intimidazione risale al 5 ottobre, giorno in cui una telefonata al 113 avvertì che c'era
una “sorpresa
per il procuratore Pignatone”. E la “sorpresa”
c'era
davvero: un bazooka abbandonato sotto
un materasso
in una delle
strade che conducono agli
uffici della Direzione distrettuale antimafia, a poche decine di metri dal palazzo.
Le relazioni dei periti, però, non aiuterebbero a districare uno dei casi più controversi e misteriosi degli ultimi anni.
Al Cedir ombre
sul ritrovamento
del bazooka
L’assessore Caridi
Kalashnikov, pistola e numerose cartucce
Armi e munizioni
in un villaggio turistico
della costa Vibonese
di GIANLUCA PRESTIA
DRAPIA - Erano celati
all’interno di un armadietto in una cucina in
muratura. Dentro una
delle tante villette site
all’interno del noto residence “L’Olivara”, a Gasponi di Drapia, piccolo
centro della costa vibonese a pochi passi da Tropea. Si tratta di un kalashnikov, una pistola calibro 7,65, un caricatore,
19 cartucce per il 7,62, 35
per la 7,65, ben 50 per una
cal. 9, più un serbatoio
vuoto probabilmente per
mitraglietta M12.
A trovarle gli uomini
della Squadra Mobile della Questura di Vibo nel
corso di un servizio di
controllo del territorio
che hanno passato al setaccio numerosi casolari
nella zona prima di giungere alla villetta ed effettuare la perquisizione dei
locali. Il tutto è stato preso
Cotronei. È anche coordinatore provinciale del Pd
Tagliate le gomme
all’auto del sindaco
di FILOMENA GUZZO
il successo della stagione turistica futura nella nostra regione. L’incontro di Monaco
avrà lo scopo di rafforzare i legami con uno dei più grandi
operatori turistici della Germania e di garantire un flusso di visitatori incrementale
sulle nostre coste. L’iniziativa non mancherà certamente
di riflettersi positivamente
anche sul piano della promozionedel territoriocon conseguenze sicuramente gratificanti anche dal punto di vista
socio-economico.
Le armi ritrovate
COTRONEI - Ad una settimana dal convegno sulla legalità in cui il sindaco di Cotronei, Nicola Belcastro, ha
consegnato nelle mani del
prefetto di Crotone, Vincenzo Panico, il regolamento di
polizia rurale sul Fidopascolo, è arrivato un atto intimidatorio. L’altra sera, dopo
una riunione , il sindaco, che
è anche coordinatore provinciale del Pd, ha trovato tagliate due gomme della propria autovettura, una Toyota “Rav4” che era parcheggiata vicino al palazzo comunale. Belcastro si è detto certo che tale atto non va legato
all'azione amministrativa,
ma forse ad una filosofia di
azione del suo governo:
«stiamo insistendo - chiosa il
sindaco - sul principio di legalità e sul problema della
devianza giovanile». Va ricordato che Belcastro non solo si è impegnato affinché Cotronei si dotasse di un regolamento di polizia rurale ma
aveva voluto un consiglio comunale aperto sul fenomeno
del pascolo abusivo che si
tenne in località Rivioti, dove
Nicola Belcastro
i proprietari dei terreni da
anni subivano la violenza di
alcuni allevatori. Una scelta,
quella della location, da parte di Belcastro che andava
nella direzione di schierarsi,
chiaramente e senza indugi,
dalla parte dei cittadini, degli agricoltori e della legalità. Però Belcastro non pensa
di collegare l'atto intimidatorio solo alle questioni legate
al pascolo spiegando che «il
tema della legalità nei lavori
del convegno è stato affrontato in termini laici e dando
una fotografia precisa di quelle che è la
realtà». «Quando
abbiamo parlato di
pascolo abusivo continua Belcastro
- lo abbiamo fatto in
termini del “diciamo la verità”, dando
atto al fatto che si
era avviato un percorso finalizzato alla soluzione del problema; prospettiva
di soluzioni che non
avevamo quando
abbiamo parlato di
legalità a Cotronei
in maniera più complessiva». Infatti,
nel corso di quel convegno,
Belcastro non solo aveva parlato di illegalità che prolifera
dove non c'è prospettiva di lavoro, ma anche della presenza di disordine nel mondo dei
giovani, nello specifico di alcool e droga che stanno interessando Cotronei.
Un' intimidazione che ha
turbato Belcastro che è convinto di «non poterla chiamare bravata di ragazzini».
Tantissimi gli attestati di solidarietà dal mondo politico e
istituzionale.
in consegna dagli agenti
della Scientifica e, dopo le
fasi di repertamento, inviato a Reggio Calabria
per gli accertamenti balistici e per la ricerca di impronte che consentirebbero di risalire all'identità dei malviventi.
Allo stesso tempo, è stato posto sotto sequestro
anche un bidone sospetto
in quanto nulla aveva a
che fare con il contesto generale dell'appartamento
e che potrebbe aver funto
da contenitore prima che
gli autori del gesto decidessero di nascondere il
miniarsenale nelle buste
di plastica.
Le indagini, coordinate
dalla procura della Repubblica di Vibo Valentia,
nella persona del capo
dell'Ufficio Mario Spagnuolo, e condotte dal dirigente della Squadra
Mobile, Maurizio Lento,
sono pertanto, tutte in divenire.
Dal Corpo forestale
Un lupo
trovato
morto
a Gioiosa
SIDERNO - Nei giorni scorsi,
la carcassa di un esemplare di
lupo italico è stato ritrovato da
un allevatore della località
“Carampuso” di Gioiosa Jonica, nei pressi delle stalle di sua
proprietà. L'allevatore ha subito dato notizia al corpo forestale dello stato. Gli agenti forestali delle stazioni di San Luca e Gioiosa dopo aver allertato il servizio veterinario dell'Asp di Locri, si sono portati
in zona e a 20 metri dalla carreggiata della strada comunale che attraversa le proprietà dell'allevatore, hanno ritrovato la carcassa del lupo italico, specie di fauna particolarmente protetta dalle leggi in
vigore .
Ad un primo esame l'esemplare ritrovato, risultava un
maschio di colore grigio e di
età inferiore ad un anno. Il lupo è stato prelevato dal servizio veterinario di Locri per effettuare tutti gli esami di pertinenza ed in particolare per
capire le cause della morte.
L'autopsia stabilirà se l'animale fosse malato o se la morte
è stata causata da un avvelenamento. La carcassa, comunque, non presentava ferite da arma da fuoco.
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14 Calabria
Nuovo colpo di scena nel processo a Palmi dopo le denunce dell’imprenditore De Masi
Banche ancora a giudizio
I direttori generali di Antonveneta e Bnl sono accusati di usura
di MICHELE ALBANESE
PALMI - Ancora un rinvio a
giudizio per funzionari di
banca a Palmi. Ed ancora una
volta al centro dell’azione giudiziaria il reato di usura. Il
gup del Tribunale di Palmi,
Paolo Ramondino, ha rinviato a giudizio gli ex direttori
generali di Banca Antonveneta e Banca nazionale del lavoro, Enrico Pernice ed Ernesto
Manna, per la presunta usura
dicui sarebberimastovittima
l’imprenditore Antonino De
Masi. Analoga decisione è stata presa nei confronti dei dirigenti di Bnl Davide Croff, Mario Girotti, Ostilio Miotti e
Rocco Segreti. Per un altro
gruppo di indagati, Pietro Celestino Locati, Vincenzo Tagliaferro, Alessandro Maria
Piozzi, Matteo Arpe e Roberto
Marini, ex Direttori generali
e dirigenti di Banca di Roma,
il Gip ha disposto l’incompetenza territoriale del Tribunale di Palmi trasmettendo il
fascicolo alla Procura di Reggio perchè i rapporti bancari
eranogestiti nellasedereggina dell’istituto di credito. Il
procedimento a carico dei dirigenti bancari è scaturito da
una denuncia presentata da
De Masi secondo il quale i tassi d’interesse applicati sui fidi
concessigli erano a tassi usurari. «La vicenda banche ed
usura, instaurata dalle mie
denunce già passate al vaglio
di un Gip, e giunte a sentenze
di primo e secondo grado che
hanno sempre confermato la
presenza del reato e la riconducibilità della colpa del reato
in capo ai presidenti (su tale
responsabilità si esprimerà a
breve la Suprema Corte), vede
– ha dichiarato l’imprenditore De Masi - un altro importante tassello che va ad aggiungersi ad un’altra recente
Antonino De Masi
pronuncia». Lo scorso 4 ottobre il Gup del Tribunale di Palmi Fulvio Accurso, nel corso
di un altro procedimento penale , sempre per usura in
danno delle aziende De Masi,
ha disposto il rinvio a giudizio
per gli imputatiPernice Enri-
co e Mucci Achille (Direttori
Generali pro tempore della
Banca Antonveneta). «Come
ribadito in diverse occasioni –
ha aggiunto De Masi - continuerò a combattere questa
battaglia di legalità, sino alla
fine per tutelare gli interessi
IL CASO
Anci ancora divisa
LAMEZIA TERME – E'
stata nuovamente rinviata l’elezione del nuovo
presidente
regionale
dell’Anci, l’Associazione
dei comuni italiani. L’assemblea, riunita ieri a Lamezia Terme, al termine
della discussione ha deciso di convocare una nuova riunione per il 5 dicembre allo scopo di raggiungere un accordo tra le varie parti per una elezione
che sia unitaria.
La gestione dei Comuni, è stato evidenziato, è al
di fuori della politica e
quindi i vari partecipanti
hanno deciso di rinviare
il voto per trovare l'intesa
che porti alla nomina del
successore dell’ex sindaco di Cosenza Salvatore
Perugini. Già nell’assemblea del 14 settembre
scorso era stato deciso un
rinvio. Scopelliti per il
Pdl e Musi per il Pd aveva
deciso un accordo per
eleggere il sindaco di
Reggio
presidente
dell’Anci e Oliverio presidente dell’Upi.
non solo miei, ma quelli di un
intero territorio depredato
dall’illegale comportamento
del sistema bancario. Certamente giorno per giorno i
procedimenti penali che vengono avviati in Italia contro le
illegalità bancarie fanno luce
sui reali livelli di degenerazione ai quali il sistema bancario è arrivato. L’ultima inchiesta della Produca di Milano che ha portato al rinvio a
giudizio dei vertici di Unicredit (operazione Brontos) per
una frode fiscale di 245 milioni di euro , in cui il Gip afferma
“ gli amministratori e i responsabili citati ebbero piena
consapevolezza di tutti gli elementi della fattispecie e vollero realizzare l’operazione” . Il
Gip a pag 19 del suo provvedimento afferma della consapevolezza di quanto stavano facendo. Questa inchiesta e le
tantissime altre (vedi Parmalat, Cirio etc) che hanno visto e
vedono coinvolte le banche
hanno come comune denominatore il massimo profitto aldilà della legalità aggravato
dalla consapevolezza, cosa
che non può essere altrimenti
visti i sofisticati sistemi di
controllo e gestione esistenti.
Lo stesso filo conduttore, il
massimo, e spesse volte illegale, profitto che ha portato e
porta le banche ad abusare di
una posizione dominante addebitando spese e commissioni e tassi illegali ai propri
clienti. Operazione che di fatto da una parte trasferisce ricchezza dai cliente alle banche
e dall’altra causa povertà e illegalità. Quando la classe politica si renderà conto di tutto
ciò forse sarà tardi per salvare
il salvabile. Aprire gli occhi
sulla degenerazione dell’operato bancario – chiude De Masi - credo sia un dovere oltre
che un diritto di tutti noi.
IL FATTO
Satriano. L’uomo era cardiopatico
Attende i soccorsi
per la moglie
va in bagno e muore
di AMALIA FEROLETO
SATRIANO (Cz) - La moglie sta male, il marito va
in bagno e muore. Due coniugi settantacinquenni
di Satriano, ieri pomeriggio, si sono ritrovati, loro
malgrado, al centro di
una drammatica vicenda
che ha quasi dell'inverosimile. Sono all'incirca le
15, 30 del pomeriggio
quando la donna, Caterina Riverso, va nell'orto di
casa come sempre per
passare un po' di tempo.
Quando all'improvviso
inciampa e cade rovinosamente.
Le grida della donna
attirano l'attenzione della figlia, che abita con i
genitori nella stessa casa
nel centro storico di Satriano, e che accorre per
prestare aiuto alla madre
in evidente difficoltà. Nel
frattempo il papà della
donna, Giuseppe Loiero,
preoccupato dell'accaduto dice alla figlia di stare
poco bene e si ritira nel
bagno dove qualche minuto dopo la donna lo ritrova morto. L'uomo,
cardiopatico, probabilmente non ha retto allo
spavento. Una tragica fatalità che in un attimo
sconvolge la vita di una
tranquilla famiglia. Un
fulmine a ciel sereno, un
tragico destino che intreccia le vite di tre persone con un’impressionate
coincidenza di tempi.
Ma soprattutto lega
ancor più se possibile a filo doppio il destino dei
due coniugi.
Sono momenti di puro
terrore e di panico per la
figlia che in tutto quel
trambusto trova anche il
coraggio di allertare i
soccorsi. Sul posto arriva
il medico del pronto soccorso dell’ospedale di Soverato che abita lì vicino,
Domenico Battaglia ex
sindaco e nel frattempo
giunge anche l'elisoccorso dell'ospedale regionale “Pugliese” di Catanzaro per soccorre la donna
che è stata trasferita d'urgenza al nosocomio cittadino dove le è stato diagnosticato un trauma
cranico. Mentre per il
marito non c'è stato nulla
da fare.
Ai medici del 118 il
compito di constatare
l'avvenuto decesso per
arresto cardiaco. Sono
ore di dolore e di ansia per
la figlia che è in attesa ora
di sapere se almeno la
madre riuscirà a salvarsi.
Il nostro progetto è un’eccellenza e...
segue dalla prima
Progetto SEI. Nel 2008 abbiamo avviato l'iter
per ottenere l'autorizzazione alla realizzazione di una centrale a carbone di ultima generazione a Saline Joniche. Tale decisione è stata
presa dopo lunghi approfondimenti che hanno riguardato, in primis, la salute e l'ambiente
ma, andando oltre, ci hanno permesso di raggiungere una soluzione unica al mondo nel
suo genere.
Un'eccellenza che, dopo 3 anni di iter autorizzativo, la Commissione VIA del Ministero
dell'Ambiente ha confermato, attestando che
il Progetto SEI è pienamente compatibile sotto
il profilo della salute pubblica e dell'ambiente.
Da sempre, però, registriamo un grosso
problema di percezione: l'utilizzo del carbone
come combustibile viene spesso associato ad
immagini del passato ed a modelli di sviluppo
superati ma non è così. Su questa tecnologia
l'Unione Europea sta investendo tantissimo
nella ricerca e molti paesi europei, in particolare dopo i fatti di Fukushima, hanno aumentato gli investimenti in nuova generazione a
carbone. Basti pensare alla Germania, indicata molto spesso come un modello di economia
fondata sulle fonti rinnovabili, dove la metà
del suo fabbisogno energetico (che equivale,
attenzione, ai consumi dell'Italia intera) è coperto dal carbone.
Nel World Energy Outlook 2011, l'Agenzia
Internazionale del'Energia sottolinea la costante crescita mondiale della domanda di
carbone, tendenza che viene confermata anche negli scenari energetici al 2050.
In Italia non abbiamo semplicemente bisogno di energia elettrica, abbiamo bisogno di
energia elettrica a prezzi competitivi. E' un
concetto che può sembrare banale ma è una
delle ragioni che ci hanno spinto a proporre il
progetto SEI.
Oggi il sistema Italia paga una bolletta del
35% più cara rispetto alla media europea e, soprattutto, più alta dei diretti concorrenti industriali. Il motivo: un mix troppo sbilanciato (oltre il 60%) sulle “Rolls Royce” della produzione elettrica ovvero le centrali a gas. Il risultato
di questa situazione è che siamo i maggiori importatori al mondo di energia elettrica, che oggi preleviamo a prezzi più bassi soprattutto da
Francia,Svizzera eGermania,doveil mixproduttivo è incentrato su nucleare e carbone.
Ma non ci siamo fermati ad una valutazione
di mera convenienza per il sistema Paese. La
Centrale di Saline Joniche è considerata un'eccellenza nel suo genere. Grazie alla collaborazione con l'arch. Rota, il Progetto SEI è stato
scelto (tra centinaia di proposte) come una delle 10 idee più prestigiose da mettere in mostra
a Torino presso “Stazione Futuro” (inaugurata dal Presidente Napolitano il giorno dopo
l'avvio delle celebrazioni sui 150 anni dell'Unitàd'Italia),dovesono raccolteleeccellenzeitaliane che segneranno il prossimo futuro.
In un momento di gravissima crisi economica, non si deve peraltro mettere in secondo
piano l'insieme delle ricadute positive che l'iniziativa è in grado di attivare a livello locale, a
partire dagli oltre 1500 posti di lavoro raggiunti in un cantiere di circa 5 anni e di circa
500 addetti che, incluso l'indotto, potranno
trovare impiego in modo stabile una volta che
la Centrale sarà a regime, per finire ai 50 milioni messi a disposizione della Regione che, insieme ai Comuni interessati, potrà attivare
opere di riqualificazione oggi bloccate (es.
porto). Siamo oggi in presenza di un investimento privato di primaria importanza, in grado di riqualificare un'area degradata da oltre
40 anni e di innescare un meccanismo virtuoso di rilancio economico per altre attività che
potrebbero nascere nell'introno della Centrale.Unprogetto,quindi, ingradodiassicurare
unfuturo certoadunterritorio oggicostretto
ad emigrare per avere il giusto riconoscimento.
Desidero infine cogliere questa occasione
per ringraziare le centinaia di simpatizzanti
che da anni sempre di più seguono il Progetto.
Ogni giorno, soprattutto tramite il sito
www.progettosei.it, ci arrivano messaggi di
fiducia che ci invitano ad andare avanti, a
creare una base solida per il rilancio di un'area
da anni in difficoltà. Anche per questo motivo
sono convinto che questa iniziativa meriti l'attenzione di tutti, dalle Istituzioni alla parti sociali, passando per i singoli cittadini. Il Progetto SEI è una grande opportunità.
Fabio Bocchiola
Amministratore delegato
SEI S.p.A.
INCENTIVI ALLE IMPRESE INNOVATIVE DEL SETTORE MANIFATTURIERO (codice Ateco ‐ C) PER ASSUNZIONI A TEMPO
INDETERMINATO DI GIOVANI LAUREATI CALABRESI
Presentazione domande dal 1° novembre 2011
al 31 dicembre 2011
esclusivamente a mezzo Posta Elettronica Certiicata con
irma digitale all’indirizzo:
[email protected]‐calabria.it
Bando disponibile sul sito:
http://www.uc‐cal.camcom.gov.it
E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro
Calabria 15
24 ore
Sabato 29 ottobre 2011
Sabato 29 ottobre 2011
Nel dibattito sul libro della Rubbettino, i nodi irrisolti della giustizia italiana
Agguato a Mancini
un pericolo attuale
di MASSIMO CLAUSI
SONO stati davvero tantissimi gli
spunti venuti fuori dalla discussione attorno al libro “Agguato a Giacomo Mancini - un processo senza prove”(Rubbettino) presentato ieri al cinema Modernissimo di Cosenza. Il
tema e il parterre degli ospiti - Paolo
Mieli, Claudio Martelli, i due autori
Enzo Paolini e Francesco Kostner,
moderati dal nostro direttore Matteo Cosenza - hanno riempito una sala in cui palpabile era l’emozione. Cosenza per una sera è tornata al tempo
che fu, quando con Mancini sindaco,
i cosentini erano abituati a un certo
tipo di dibattiti, a un certo tipo di presenze.
Ma parlavamo degli spunti della
serata. Alcuni più riusciti, altri che
avrebbero meritato maggiore approfondimento. E’ evidente che al
centro della discussione c’è stata la
domanda inquietante lanciata dal
direttore e cioè come è stato possibile
che un processo senza prove, per fare il verso al titolo del libro, sia andato avanti per anni e anni. Come è potuto succedere che episodi simili in
Italia si siano ripetuti quasi ciclicamente, da Enzo Tortora a Franco
Fiorita. Che rischio corre oggi un
cittadino italiano comune, uno di
quelli che di certo non finisce sulle
prime pagine dei giornali, a vivere
una vicenda come quella descritta
da Alberto Sordi in “Detenuto in attesa di giudizio”?
Domande che hanno
trovato risposte secche,
purtroppo, da parte degli
ospiti. Mieli e Martelli sono stati decisi nel rispondere che qualcosa di simile può accadere ancora,
nonostante l’evoluzione delle risorse info-investigative. Che il nostro
sistema giudiziario ha risolto pochissimi dei problemi che deflagrarono nella stagione di Mani Pulite.
Martelli ha aggiunto poi un’aggravante. Mentre allora il campo era
netto, si sapeva chi era garantista e
chi forcaiolo, oggi le posizioni mutano continuamente e tutto il dibattito
Mieli, Martelli, Cosenza, Paolini e Kostner
sulla riforma della giustizia oggi è
inquinato dalla presenza ingombrate del nostro presidente del consiglio.
Su questo punto si è discusso molto, forse con una eccessiva passione
dettata dall’affetto per Mancini, che
ha spinto Cosenza a riportare nei
giusti binari il dibattito per evitare
che si buttasse il bambino con l’acqua sporca o meglio che si
facesse della giustizia italiana, e calabrese in particolare, un unico fascio.
L’aspetto che forse si è
curato meno, per ragioni
di tempo, è stato invece
quello degli strumenti
che la legge mette in mano ai magistrati, con particolare riferimento ai pentiti, alle
trattative che spesso pongono in essere certe procure con questi personaggi; alla strutturazione e ai poteri
in capo alle Distrettuali. Mieli ha ricordato l’allegra vita che condussero a lungo gli accusatori di Tortora.
Martelli si è chiesto cosa abbia spinto
delle persone ad autoaccusarsi, falsamente, del delitto Borsellino e pas-
Il ricordo
di Mieli
e Martelli
sare sette anni in carcere. Insomma
storture alle quali si dovrebbe in
qualche modo porre rimedio. Enzo
Paolini ha detto che una cartina al
tornasole del problema pentiti è rintracciabile nel documento con cui un
procuratore di Reggio diede mandato alla Polizia Giudiziaria di ascoltare ben 191 pentiti, elencati minuziosamente, affinchè potessero raccogliere qualsiasi circostanza riferita a Giacomo
Mancini che potesse essere utile al processo. Poi ha
provato a spiegare perchè è accaduto tutto ciò a
Mancini. Lungi dal pronunciare la parola complotto, l’avvocato ha descritto Mancini come un
politico scomodo. Per le sue denunce, che col senno di poi si mostrarono
fondate, sulle deviazioni di alcuni
apparati statali; per il suo braccio di
ferro contro le case farmaceutiche
da ministro della Sanità, le denunce
contro la speculazione edilizia nella
Valle dei Templi. Insomma un politico, come poi ha detto Kostner, che
manca al nostro Paese e chissà quale
contributo avrebbe potuto dare
all’epoca della scomparsa della Prima Repubblica, se non fosse stato invischiato in questa storia kafkiana.
L’altro spunto venuto fuori è ovviamente il rapporto viscerale fra
Mancini e la suacittà, talmente forte
che quando il vecchio leone socialista si ricandidò a sindaco, nonostante la condanna in primo grado, i cosentini gli tributarono il 75% dei suffragi. Un rapporto che era bidirezionale. Non a caso nel bel video di Gianluca Bozzo e GemmaCestari che ha
aperto l’incontro, si vede Mancini
subito dopo la sentenza di assoluzione commentare a caldo «La città deve
sapere che non l’ho ingannata».
Questa parte della serata è stata forse la più commovente, per l’omaggio
che la sala ha voluto tributare a Tommaso Sorrentino, cui è dedicato il libro, e per la toccante testimonianza
dal palco di Pietro Mancini che di
quell’episodio fu vittima indiretta,
visto che perse le elezioni a favore del
missino Falvo per pochi voti.
Altro spunto interessante ha ovviamente riguardato la figura politica di Giacomo Mancini, abilmente
descritta da Claudio Martelli che ha
ripercorso lastoria del gloriosoPsi e
del suo rapporto con il Pci in pochi,
ma intensi minuti. L’ex ministro di
Grazia e Giustizia ha raccontato il
suo tormentato rapporto con Mancini, la sua difficile mediazione fra lui e
Craxi, prendendo spunto
dai giudizi che il vecchio
leone ha espresso sull’ex
enfant prodige della politica italiana nel libro di
Cosenza “Giacomo Mancini, un socialista inquieto”. Martelli si è commosso nell’ascoltare quelle
parole che non conosceva
e ha ricordato che il suo primo incontro con Mancini avvenne nel ‘67
quando lui da leader studentesco
ammirava i discorsi dell’allora segretario sull’autonomia socialista e
la sua curiosità intellettuale verso il
movimento. «Un socialista con le
palle», l’ha definito senza troppe perifrasi. Un socialista che oggi manca, alla Calabria e al Paese.
«Lui fu un
socialista
con le palle»
È stata inaugurata la Fiera del libro calabrese a Lamezia
Letture contro la ’ndrangheta
di LINA LATELLI NUCIFERO
LA Fiera del libro Calabrese, che si
concluderà il primo novembre,
presenta quest' anno interessanti
novità che puntano sull' approfondimento ed ampliamento dei contenuti delle edizioni precedenti. È
stata inaugurata nei locali del Centro Pastorale di Lamezia Terme,
promossa dall' Associazione “Sinergie Culturali, alla presenza di
quasi 400 studenti
della Calabria frequentanti le scuole
elementari ( 110 allievi provenienti da
Cortale), medie e superiori e rappresentanti delle forze dell'
ordine come il colonnello
Vittorio
Volpe, comandante dell' esercito
della Calabria e il tenente della Riserva Selezione Procopio Rosa ,
nonché il sindaco Gianni Speranza, il vicesindaco Francesco Cicione, laparlamentare DorisLo Moro,
Mirella Pacifico, in sostituzione di
Francesco Mercurio, direttore generale Ufficio scolastico regionale,
dirigenti scolastici e docenti.
«Quest' anno- ha precisatoil presidente di “Sinergie Culturali” don
Natale Colafati - abbiamo realizzato
un progetto dal titolo “ La Calabria
oltre la mafia” insieme a dei laboratori per dimostrare ai giovani che,
dinanzi ai falsi valori della ’ndrangheta, siamo in grado di indicare
deivalori veriepositivi checonsentiranno loro di vivere una vita piena, non da subordinati, degna di essere vissuta. È un progetto ambizioso e propositivo - ha proseguito che guarda la realtà, non se la nasconde, ma cerca di
capirla ed interpretarla, non si ferma
all'analisi ma va oltre».
Nella vetrina dei
libri della cosiddetta
editoria minore è
stata allestita anche
la mostra dei libri
antichi e dei primi numeri dei giornali calabresi che ci riconducono
alla memoria storica illuminandoci sulla nostra provenienza. Tra
questi giornali spicca il Campanaio, antico settimanale pubblicato per la prima volta di domenica
nel 1872 mentre l' ultimo numero
porta la data del 1892. In questa
quarta edizione della Fiera è ospitata pure una mostra di pittura con lo
scopo, secondo don Natale, di «edu-
Tre progetti
rivolti
agli studenti
Uno degli stand della Fiera del libro calabrese
care al bello e coltivare così il senso
del buono». A ciò si aggiunge una
serie di laboratori destinati agli
adulti al fine di recuperare il rapporto educativo con i giovani perché « oggi - ha ribadito don Natale gli adulti sono in crisi, ecco perché
non educano più».
In linea con quanto realizzato lo
scorso anno, ci sarà un terzo progetto consistente in un laboratorio
rivolto non solo alle scuole medie ed
elementari ma esteso anche alle
scuole superiori di tutta la regione
che dovranno produrre un elaborato o un grafico o altro che sarà pre-
miato nel mese di maggio. Grande è
apparso il ruolo della scuola nella
costruzione della società concepita
non come un luogo di informazione ma di formazione che si realizza
attraverso la cultura e questo di oggi « è un evento - ha detto Mirella Pacifico - che fa cultura nelle scuole attraverso la quale gli allievi possono
diventare critici e riconoscere il
male che non è soltanto mafia ma
ciò che non mira al bene comune. La
scuola è una palestra di democrazia dove l' alunno deve rispettare
delle regole e dove inizia la sua integrazione con il territorio».
IL LIBRO
La copertina del libro
Trovare
l’uomo
giusto
di MAURETTA CAPUANO
NON sa niente ma è intelligente. Non dà importanza alle parole ma all’essere delle cose, sa aggiustare quello che molti butterebbero via. Ed è bellissimo e si
muove senza regole nel mondo.
Davide, meccanico dislessico e
semi analfabeta, è l’uomo con
cui ogni cosa smette di essere
ovvia nel romanzo 'Un uomo
giusto’di Elena Stancanelli, che
esce per Einaudi Stile Libero.
Anna, architetta che vive da sola
nel quartiere di San Saba, a Roma, non può che esserne affascinata. Due volte al giorno scende
a prendere il caffè al bar sotto casa e incontra Davide sporco di
grasso dell’officina dove lavora.
Lui la guarda e lei sente i suoi occhi addosso. «Come si fa ad accorgersi che qualcuno ti guarda il culo, dal momento che sei di
spalle? Calore. Tensione. Quel
legame occhio-culo che immobilizza chi guarda e fa sorridere
chi viene guardato, un filo che
solleva un’anca poi l’altra, che
raddrizza la schiena e fa poggiare i piedi su un’unica invisibile
linea» racconta la Stancanelli
che riesce a fare di questo incontro una storia davvero speciale,
dove ci sono tutti gli ingredienti
dell’amore ma raccontati con
uno stile e uno sguardo nuovo,
diverso, che entra nelle pieghe
dell’animo umanoper svelarne,
senza mai avere la sensazione
che siano stati rivelati, i misteri
che ci sono.
Davide che vive di corsa e combattendo, che considera le mura
di casa galere, che è «Uno contro
tutti. Ma non èuna guerra», che
considera le parole nemici, fa
sentire ad Anna che parlare con
lui «è come tirare tutti i vestiti
fuori dall’armadio e buttarli sul
letto, per poi ripiegarli uno a
uno e sistemarli di nuovo». Dopo 'Benzinà il suo romanzo
d’esordio nel 1998 e 'Le attricì
del 2001, usciti per Einaudi Stile Libero e diventati film per la
regia di Monica Stambrini, la
Stancanelli, 46 anni, che è autrice anche di 'A immaginare una
vita ce ne vuole un’altrà (minimum fax), racconta una storia
di due solitudini che si incontrano in modo inaspettato, anche
per gli stessi protagonisti. Anna, quarant'anni, ha le sue abitudini e ritmi e in fondo non le
dispiace la sua solitudine. Ma
quando un giorno Davide le offre un caffè la sua vita non è più
la stessa e neppure quella di lui.
Davide piange quando lei gli dice che non sa leggere perchè è
dislessico. La cosa più preziosa
che ha è la sua storia e la regala
ad Anna che entra in un mondo
dove non esistono le regole che
conosciamo. Una parabola dove
ci sono la bellezza dell’infanzia,
lo Zecchino d’Oro, le moto, la ricchezzaelaperdita ditutto,lacocaina e la galera. «Sono passate
appena
ventiquattro
ore
dall’inizio della storia. Adesso
Anna sa tutto di lui. Ma lo sa davvero?» si chiede l’autrice fiorentina che vive a Roma, dove ha
studiato all’Accademia d’Arte
Drammatica. E la città eterna è
un’altra grande protagonista
del romanzo nei suoi aspetti meno scontati, quelli di chi la vive.
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50 Idee e società
Sabato 29 ottobre 2011
Il convegno con Libera per la tappa conclusiva del tour nazionale della cultura cattolica
Tobia e i media contro la mafia
I redattori di “Famiglia cristiana” su informazione e lotta alla criminalità
di MELINA CIANCIA
NELL’AMBITO del programma Tobia attuato a Reggio Calabria da mercoledì a sabato
29 ottobre, è stata organizzata una tavola rotonda presso
il corridoio dell’Auditorium
San Paolo a cura della redazione di “Famiglia Cristiana”, avente come tema: “Quale informazione per sconfiggere la mafia?”.
Ad un argomento di tale peso, Nuccio Barillà, giornalista e membro della direzione
nazionale di Legambiente,
che ha moderato l’incontro,
ha sortito con la domanda:
“Cos’ è cambiato nella nostra
società e nel modo di fare giornalismo? Certamente la
ndrangheta non ama né il clamore, né essere alla ribalta a mezzo
stampa conle varie
notizie sui pentiti,
sulle scoperte di
estorsioni e altro
ancora; non fa piacere, anzi è disturbata e ne soffre; la
‘ndrangheta – ha
continuato Barillà - subdola e
silenziosa,
ama
agire
nell’ombra e sotto cenere per
poter essere più efficace
nell’azione tra l’omertà e l’indifferenza. La società reggina ha dimostrato un volto
rabbioso contro questo male
che ci devasta da secoli, e la comunicazione è un mezzo efficace se sa scavare, senza fermarsi alla notizia sentita nei
corridoi, che spesso può essere solo la metà della verità, se
sa avere il coraggio di scendere in campo a denunciare con
forza, e forte della propria libertà di stampa. La ‘ndrangheta – ha aggiunto Barillà si combatte anche ogni giorno con le scelte di vita: è una
sfida che le nuove generazioni devono affrontare e vincere col coraggio delle proprie
idee contro la prepotenza, la
sopraffazione e la mafiosità ”.
È intervenuto il giornalista
di Famiglia Cristiana, Luciano Scalettari che ha affermato che “ Fino a qualche tempo
fa nessuno sospettava a Milano di essere circondati dalla
mafia, eppure le immense costruzioni in “cemento” intorno a Milano è gestito dalla mafia, anche l’Expo e altri eventi
internazionali: e tutto questo
perché nessuno ne ha mai
parlato perché quella mafia è
ad alti livelli, non scende a
contatto con il piccolo imprenditore, ma aleggia tra le
grandi imprese. È sempre
una mafia che ha agganci
nella tradizione familiare che
poi si espande a macchia
d’olio in tutto il mondo”. È intervenuto Gianfranco Posa,
presidente del Comitato Civico “Natale De Grazie”di
Amantea e Don Pino De Masi, vicario
della Diocesi di Palmi e responsabile
di Libera per la Piana di Gioia Tauro:
“La mafia prolifera
nel vuoto dell’informazione – ha affermato il presbitero – e spesso la stessa informazione viene deformata e
mistificata e ciò è un pericolo
per la brava gente ma è funzionale per lamafia. Il problemapiù altodasuperare èconcretizzato nella mentalità
mafiosa che è di natura culturale: è necessario fare emergere l’aspetto positivo della
comunicazione, ovvero il
giornalismo di inchiesta che
sa scendere nel vivo della questione, scavare fino all’osso
per sviscerare tutte le aderenze che questo cancro che si
chiama mafia, sta consumandosi nella società calabrese. Il
coraggio del giornalista deve
giungere a porsi i perché – ha
continuato Don Pino - ma anche a dire le cose come stanno,
senza silenzi, senza compromessi, saper dare la notizia,
informare e sperare che la
gente si consapevolizzi di vivere immersa in una società.
Oggi si chiude
con 15 sindaci
da tutta Italia
Convegno
di studi
al Cilea
di CLAUDIA BOVA
L’iniziativa di Famiglia Cristiana
L’INIZIATIVA
“Tre giorni di fuoco” con il peperoncino
SUA maestà il peperoncino principe di
una “tre giorni di fuoco”.
Si è svolta la settimana scorsa la seconda edizione della kermesse organizzata dall’associazione culturale “Un peperoncino per lo Stretto”guidata da Sergio Ribecco.
Di ottimo livello il Gran Galà dedicato
al peperoncino che si è tenuto presso il
ristorante la Griglia e che ha visto tra gli
altri la partecipazione del cantastorie
Otello Profazio e del campione italiano
Mangiatori di Peperoncino Giovanni
Polimeni. Tra una barzelletta ed una
profaziata, gli apprezzamenti maggiori
sono andati ai “paccheri al ragu di polipo e peperoncino di Pellaro” e alla squisita crostata del “diavolo” sapientemente preparata da Angelo Musolino della
“Mimosa”. Interessantissimo anche il
convegno presentato Sabato alla scuola
media Don Bosco di Pellaro dove Giovanna Anghelone è stata veramente
esaustiva nel parlare di peperoncino,
Otello Profazio
dai cenni storici alle proprietà terapeutiche e, perché no, alle ricette della nonna. La manifestazione si è conclusa Domenica con il “mercatino piccante”, mostra di prodotti tipici con degustazione e
aperitivi alla nduja, sardella e paté di peperoncini.
Il prezioso agrume e i sapori calabresi protagonisti alla Reggia con L’Accademia di Caminiti
Bergamotto principe di Venaria
Nominati ambasciatori dell’oro verde anche l’ad Fiat Marchionne e Piero Fassino
I 150 anni dell’unità d’Italia sono
stati e sono ancora l’occasione per riflettere, ragionare, riscoprire e valorizzare un lungo ed entusiasmante
percorso di storia nazionale; quindici secoli durante i quali – con alterne
e spesso anche drammatiche vicende – un popolo ha lentamente costruito un vincolo di appartenenza
dando forma e sostanza al concetto
di nazione.
Non c’è dubbio che l’essere italiani
trovi negli elementi culturali la sua
qualificazione più autentica e forte ma certamente uno degli aspetti
identitari più riconoscibili riguarda proprio lo straordinario
patrimonio
agroalimentare; un patrimonio la cui valenza è duplice, se da un lato costituisce il cosiddetto made in Italy nel mondo
dall’altro restituisce la
variegata espressione di tanti contesti regionali che –ciascuno con le sue
tipicità e differenze –contribuiscono
a definire unitariamente “i sapori
italiani”.
Presupposti che hanno ispirato
Cene Regali, la rassegna dedicata
all’agroalimentare ed alla cucina
italiana nell’ambito degli eventi organizzati da Esperienza Italia per il
centocinquantesimo dell’Unità.
Nella Reggia di Venaria (TO), già
sede nel XVII e XVIII secolo di storici
Premiato
il primo
cittadino
della città
Il presidente Vittorio Caminiti con Fabrizio Del Noce e il galà alla Reggia di Venaria
banchetti, la cucina calabrese ed i
suoi prodotti più autentici sono stati
celebrati per la loro unicità e per il
contributo offerto all’identità italiana.
E nello scenario della Galleria
Grande della Reggia di Venaria l’impegno dell’Accademia del Bergamotto ha reso possibile – con l’esperienza dello chef Fabio Campoli, Ambasciatore per l’Accademia del Bergamotto Sessione Gusto 2011 - il
viaggio attraverso i sapori del “Made in Calabria”.
Protagonisti indiscussi e ambasciatori dell’identità calabrese sono
stati dunque “il bergamotto” e quei
prodotti che da sempre sono emblema dell’agroalimentare calabrese,
dalla nduja di Spilinga alla cipolla
rossa di Tropea, dai funghi
dell’Aspromonte e della Sila al Suino
nero di Calabria sino agliolii ed ai vini delle nostre cinque provincie.
Accanto ai sapori la sapienza e la
preziosità tutta calabrese di Gerardo
Sacco, Ambasciatore per l’Accademia del Bergamotto Sessione Arte
2011, che come sempre ha sorpreso
e stupito i seicento ospiti con i suoi
ori ed argenti e con l’abito realizzato
in occasione del 150° anniversario
dell’Unità d’Italia.
Ospiti dell’evento – presentato da
Fabrizio Del Noce – le Istituzioni piemontesi che hanno organizzato la
rassegna, quelle calabresi che hanno condiviso gli obiettivi ed i rappresentanti della società e dell’economia delle due regioni.
Insigniti del riconoscimento di
Ambasciatore per l’Accademia del
Bergamotto sessione straordinaria
2011: l’Amministratore delegato
del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne
– Il sindaco di Torino, Piero Fassino,
il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello–FabrizioDel Noce Giornalista Rai. Conferito Il bergamotto d’oro al sindaco di Venaria,
Giuseppe Catania di origini calabresi per l’impegno profuso nella sua attività di amministratore, un impegno dimostrato con progetti e programmi che hanno reso la Reggia,
con un milione di visitatori, il monumento più visitato d’Italia. Il prezioso riconoscimento - assegnato per la
seconda volta nella storia dell’Accademia del Bergamotto – trova le sue
ragioni nella storia della Reggia,
all’interno della dimora sabauda è
infatti possibile visitare una sezione
dedicata al bergamotto, creata in ossequio all’abitudine diRe Amedeo di
regalare ai suoi ospiti la preziosa essenza calabrese.
E’ giunto alla IV edizione
il convegno di analisi
musicale
organizzato
dal conservatorio di musica “F. Cilea”. Una due
giorni articolata in 4 sessioni di lavori, che raccoglie docenti e compositori di questo istituto e docenti appartenenti ad altri conservatori e università, i quali, mostrando
interesse verso le tematiche analitico- compositive, hanno argomentato
sul tema “L’analisi musicale nel nuovo assetto degli studi A.F.A.M.”. Ad
aprire i lavori il direttore
Antonino Sorgonà, “è un
convegno che rientra tra
le attività del conservatorio insieme ad altre del
nuovo
ordinamento.
Una fiorente attività artistica, convegni, concerti
degli alunni e la XXI stagione concertistica, sono
testimonianze
importanti che restano quali
documenti storici del
conservatorio e della città”. “Tutto è stato realizzato grazie alla volontà
vitale e vivace da parte di
tutti i docenti ai quali sono molto riconoscenteha chiuso”. Pienamente
d’accordo anche il direttore Franco Barillà. Dalla relazione presentata
dal compositore nonché
docente di teoria ed analisi musicale Francesco
Romano su “Tra riforma
incompiuta e mercato: la
musica in fuga” all’analisi come crocevia interdisciplinare e i miraggi
dello storicismo” da parte del pianista - musicologo e docente di pratica
pianistica Santi Calabrò
del conservatorio di Messina. Dall’analisi condotta da Romano su “quale
sistema e mercato toccherà al conservatorio, i
fondi destinati allo studio o l’equiparazione tra
il vecchio ordinamento e
laurea di II livello al “rinnovamento dell’offerta
formativa”. La formazione musicale deve soddisfare esigenze artistiche
–musicali o economiche?
Occorre un aggiornamento perenne? “Riscoprire il valore del silenzio, soprattutto oggi colpiti da inquinamento
acustico,
dare
voce
all’ascolto” è di fondamentale importanza, come affermato dal pianista e musicologo e compositore Andrea Calabrese. E sulle variazioni- improvviso su una “Fantasia del risveglio” di Aldo
Clementi si è soffermato
il compositore Mario
Scappucci, prima della
presentazione del volume riguardante “La tradizione tedesca nel bicentenario di Haydn e Mendelssohn”ossia gli atti
del II convegno di analisi
musicale a cura di Andrea Calabrese. Non una
pubblicazione didattica
ma una riflessione sulla
musica condotta attraverso l’analisi della composizione.
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24 Reggio
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REDAZIONE: via Cavour, 30 - 89100 Reggio Calabria - Tel. 0965.818768 - Fax 0965.817687 E-mail: [email protected]
Clamorosa svolta nelle relazioni politiche: verso lo scioglimento del consiglio comunale di Bova Marina
Si dimettono in 9, si torna al voto
Lettera contestuale all’indomani dell’assemblea che ha reintegrato Panzera
di ENZA CAVALLARO
BOVA MARINA - Dimissioni in
massa dei consiglieri comunali a
Bova Marina. Ieri, alle 13 e 30, davanti al funzionario del protocollo,
con lettera protocollata numero
8401, hanno lasciato gli scranni di
Palazzo di città i consiglieri di maggioranza: Domenico Petrulli, Antonino Zirillo, Vincenzo Mandalari
e Giuseppe Panzera e di minoranza
Antonio Stilo, Carmelo Licordari,
Roberto Rodà, Pierpaolo Zavettieri
e Vincenzo Crupi. Nove, dunque,
degli eletti alle ultime consultazioni di tre anni fa. Ben oltre, dunque,
il numero legale per la tenuta di
una maggioranza. Adesso, quindi,
si procedrà allo scioglimento del
consiglio comunale. Ad ogni modo, già da qualche giorno, si era capito che i rapporti tra i nove dimissionari e il primo cittadino si erano
completamente incrinati. Soltanto
lo scorso 26 ottobre, infatti, il primo cittadino aveva avviato il procedimento di decadenza della carica
per sette consiglieri “accusati” di
assenteismo. La conferma vi è stata, poi, con la riunione del consiglio
comunale di giovedì, convocato
per il reintegro del consigliere Giuseppe Panzera, l’ex vicesindaco “licenziato” dal sindaco nel giorno di
San Silvestro e riabilitato da due
sentenze della giustizia ordinaria.
Durante il civico consesso, dunque, Squillaci, in veste anche di
presidente del consiglio comunale,
non ha aperto i lavori comunicando, invece, l’errore da parte degli
uffici comunali nel convocare il
consigliere Giuseppe Panzera e
non il consigliere Errante Lucia
Piera che aveva surrogato Panzera
per tutto il periodo di sospensione.
Quindi il sindaco ha sospeso la
seduta rimandandola a data da destinare, vista l’inesistenza di una
convocazione in seconda seduta.
Chiusi i lavori, il primo cittadino ha
abbandonato l’aula insieme a alla
sua maggioranza e al segretario
comunale. E’ stato a questo punto
che i nove consiglieri (oggi dimissionari) hanno sostenuto la sussistenza delle condizioni per continuare il consiglio comunale anche
perché non era necessario invitare
il consigliere Errante e che i lavori
potevano proseguire anche senza
la maggioranza. Così è stato.
Da parte sua anche il segretario
comunale Arcidiacono aveva detto
che «al consiglio si convocano diciassette consiglieri» e quindi non
era necessario convocare il consigliere Errante.
Pertanto i consiglieri Mandalari
Vincenzo, Crupi Vincenzo, Rodà
Roberto, Zirillo Antonino, Petrulli
Antonino, Stilo Antonio,Zavettieri
Pierpaolo, Licordari Carmelo e
Panzera Giuseppe hanno occupato
l'aula “Pietro Timpano“ per portare avanti i lavori del civico consesso. Ha svolto la funzione di presidente della seduta il consigliere
Crupi e di segretario il consigliere
Roberto Rodà. Prima dell'inizio dei
lavori il presidente della seduta ha
chiamato le forze dell'ordine presenti in aula per seguire i lavori e
cercando di avvisare il Prefetto per
continuare i lavori in piena legalità
prendendo atto, naturalmente,
della sentenza di reintegro di Panzera della Corte di Appello di Reggio Calabria. L’ex vicesindaco,
quindi, è tornato al suo posto con
l'unanimità dei consensi da parte
dell’aula. Il verbale steso dal consigliere Rodà è stato letto dal consigliere Crupi. Ieri mattina poi, il verbale è stato fatto pervenire in Prefettura che, adesso, adotterà i provvedimenti di conseguenza e di competenza. Intanto, i consiglieri dimissionari hanno organizzato
una conferenza stampa per stamattina alle ore 11 e quindi non
hanno rilasciato alcuna dichiarazione tranne che «la democrazia e
la legalità si devono praticare».
LA RICOSTRUZIONE
Tre anni di tribolazioni per la Giunta
La squadra di Squillaci, vincente nel 2008, ha subito diversi scossoni
Ad agosto l’arrivo della commissione antimafia d’accesso agli atti
BOVA MARINA - L'amministrazione comunale capeggiata da Giovanni Mario
Squillaci è in carica dal 15 aprile 2008. La
coalizione “Nuovi orizzonti” era di estrazione politica mista. Subito dopo il primo
consiglio ha ricoperto la carica di vicesindaco Mario Zirilli, l'assessorato alla Pubblica istruzione è stato affidato a Vincenzo
Mandalari, quello all'ambiente-sanità e
servizi a Gesualda Stilo, mentre il bilancio e
al personale a Nino Zirillo. Maurizio Foti si
occupava di Attività produttive e commercio, Carmelo Marino delle Politiche giovanili, Nuccio Altomonte di Sport e turismo,
Giuseppe Panzera Infrastrutture e urbanistica, Alberto Familiari Arredo urbano e
Tito Squillaci di Cultura e minoranza linguistica.
Ma in questi tre anni sono state tante le
dimissioni. Subito dopo l'insediamento, Sebastiano Altomonte, implicato nel processo “Bellu lavuru”, si è dimesso, a dicembre è
stata Gesualda Stilo a lasciare, nel 2009 si
sono allontanati dalla maggioranza l'assessore Antonino Zirillo e il consigliere Domenico Petrulli. A seguire il consigliere
Paone e l'assessore Caterina Autelitano.
Lo scorso febbraio la maggioranza ha sospeso Giuseppe Panzera per incompatibilità e quindi i vari procedimenti giudiziari fino al reintegro di giovedì sera. Il 19 agosto
il Prefetto di Reggio Calabria, Luigi Varratta, ha disposto l'accesso agli atti ai sensi
della normativa antimafia presso il Comune di Bova Marina. Il provvedimento è stato
adottato sulla scorta di un'attività di monitoraggio svolta successivamete all'insediamento del Consiglio comunale, eletto nella
tornata di consultazioni amministrative
del 13 e 14 aprile 2008. L'attività di accesso
è affidata ad una commissione formata da
funzionari in servizio presso la Prefettura
di Reggio chiamata a verificare l'eventuale
sussistenza di alcuni elementi comprovanti tentativi di infiltrazioni e condizionamenti delle organizzazioni criminali al fine
di incidere sulle procedure amministrative
del Comune e sugli indirizzi generali dati
dagli organi elettivi dell'ente civico, nonchè sulla funzionalità e sul buon andamento della stessa Amministrazione.
e.c.
La lettera dei nove dimissionari ed il sindaco Squillaci
Oggi l’iniziativa che contrasta l’idea di una centrale a Saline Joniche
Una giornata contro il carbone
Adesioni di associazioni, movimenti e del consigliere regionale De Gaetano
di PAOLO VACALEBRE
MOTTA SAN GIOVANNI - L'associazione “Eureka” di Lazzaro prenderà parte al corteo che, questa
mattina, riunierà a Saline Joniche
il movimento del “No al carbone”.
Oggi, infatti, è la giornata nazionale contro il carbone ed in tutti i territori che ospitano le centrali, o che
sono teatro di tentativi di riconversione o di costruzione di nuovi impianti, si terranno cortei e manifestazioni. «In linea con quanto avviene nel resto d'Italia, dunque scrive l'associazione Eureka - il
coordinamento delle associazioni
dell'area Grecanica ha scelto di esserci con un evento simbolico: un
presidio alle 9.30 davanti ai cancelli dell'ex Sipi e alla via d'accesso al
porto di Saline Joniche. Dalla Svizzera una delegazione di attivisti ci
affiancherà per dar man forte e per
arricchire di significato l'appuntamento mattutino, in aggiunta alle
oltre 90 adesioni tra partiti, movimenti e associazioni locali, svizzeri
e tedeschi».
«La realtà prospettata da altri
per il nostro territorio non ci appartiene - spiega l'associazione Eureka - Il ricatto occupazionale su
cui si suole fare leva per rendere
maggiormente allettante il progetto della Sei spa ci inorridisce. Le bugie dietro cui si celano gli elevati
pericoli per la salute e l'ambiente
sono state smascherate dall'evidenza scientifica e dalla drammatica realtà palesata in luoghi dove le
centrali a carbone sono attive».
«Siamo noi cittadini - afferma infine il sodalizio Eureka di Lazzaro -
gli unici legittimati a decidere di
noi stessi, del nostro destino e della
nostra terra». Ed a Saline Joniche
ci sarà anche il movimento “Se non
ora quando” che parteciperà al corteo perché «abbiamo detto no al nucleare e non c’è motivo di sostenere
un altro tipo di avvelenamento».
Parole forti che fanno il paio con
quelle del consigliere regionale del
Pd Nino De Gaetano: «Il futuro della Calabria, e dell'Italia, non può essere il carbone: dobbiamo chiudere
con la vecchia e dannosa politica
energetica italiana, frutto di interessi di lobby finanziarie, e pretendere che si investa seriamente, una
volta e per tutte, nelle energie alternative. Aderisco per questo alla
giornata di manifestazione nazionale contro il carbone e al presidio
di Saline Joniche organizzato dal
movimento No carbone calabrese».
Una protesta contro la centrale a carbone durante un consiglio provinciale
Notte di fuoco a Melito Porto Salvo
Un incendio distrugge un furgone
MELITO PORTO SALVO - E’ ancora il fuoco a “riscaldare” le notti delle città del basso jonio reggino.
L’ultimo incendio, che per gli investigatori apparirebbe di natura dolosa, è stato appiccato a Melito
Porto Salvo contro un furgone. Vittima il 46enne
F.C. che, nella notte di ieri, ha visto le fiamme divorare il suo Fiat 242. Sull’accaduto hanno immediatamente avviato le indagini gli uomini dell’arma dei
carabinieri impegnati a scovare gli ignoti che hanno portato a compimento la loro opera devastatrice.
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Grecanica
Sabato 29 ottobre 2011
37
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Inchiesta “Artemisia”: le motivazioni della sentenza di condanna del gup di Reggio Calabria
A Seminara una guerra intestina
In rassegna gli assetti criminali partendo dagli anni ’70 sino ad arrivare al 2009
di DOMENICO GALATÀ
SEMINARA - A diversi mesi di distanza dalla conclusione del processo con rito abbreviato svoltosi a Reggio Calabria, sono state
rese note le motivazioni della pesantissima
sentenza inflitta dal Gup, Francesco Petrone, ai soggetti coinvolti nell'operazione
“Artemisia”. Diciannove condanne e tre assoluzioni, per centocinquantotto anni
complessi di carcere, la risoluzione presa
da Petrone che ha abbracciato quasi in toto
l'impianto accusatorio messo in piedi dal
sostituto della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, Roberto di Palma.
Una sentenza cui ha fatto il pari quella
emessa nel giugno scorso dal presidente
della Corte d'Assise di Palmi, Fulvio Accurso, che ha inflitto due ergastoli e complessivamente un secolo di reclusione per gli imputati che hanno scelto di affrontare il primo grado di giudizio con il rito ordiario.
Le dimensioni delle motivazioni scritte
da Petrone hanno proporzioni “enciclopediche”: circa mille e cinquecento pagine dove il Gup passa in rassegna gli assetti criminali a Seminara partendo dagli anni '70 sino ad arrivare al 2009, periodo in cui i carabinieri della Compagnia di Palmi, coordinati dalla Dda, hanno eseguito l'operazione “Artemisia”.
«In questo contesto si legge nelle motivazioni della sentenza - vengono collocati dagli investigatori la sequela di
episodi delittuosi che
insanguinarono Seminara tra il 2007 (tentato
omicidio di Gioffré Vittorio Vincenzo, alias
Zorro) ed il 2008 (omicidio di Silvestro Galati), e
soprattutto il sistema di
alleanze tra le famiglie
di 'ndrangheta di quella
cittadina durante la faida, con la scissione dei
Gioffré “'ngrisi” dalla
cosca tradizionalmente
egemone dei Gioffré “'ndoli”, e l'adesione convinta di questi ultimi e
del gruppo - per vero ben
più ondivago - dei Laganà (in primo luogo del
loro esponente di magMichele Prestipino
gior “peso” criminale,
Saverio), ai Caia, impegnati nello scontro
aperto con gli 'ndoli. Sullo sfondo, in posizione di neutralità, l'altra storica famiglia
di 'ndrangheta di Seminara, i Santaiti, ancora peraltro attivi nel condizionare l'economia soprattutto rurale della cittadina».
Inevitabile poi nelle considerazioni del
Gup alcuni passaggi relativi all'operazione “Topa”, della quale “Artemisia” viene
considerata la naturale prosecuzione, con
cui gli investigatori scoperchiarono la
commistione tra 'ndrangheta e politica a
Seminara, procedendo al coinvolgimento
di 35 persone e allo scioglimento del consiglio comunale della cittadina aspromontana. Come detto, sono tanti gli aspetti presi
in considerazione dal Gup, dai tentati omicidi ai tentativi di riappacificazione, dal ritorno a Seminara di Antonio Caia sino al'omicidio di Silvestro Galati, episodio per il
quale il giudice Accurso ha ritenuto colpevoli, condannandoli all'ergastolo, Pietro
Lombardo e Antonino Tripodi.
Su quest'ultimo episodio, rimasto fuori
dal materiale preso in esame dal Tribunale
di Reggio Calabria, Petrone dedica alcune
considerazioni: «Le scelte compiute dagli
imputati all'udienza preliminare, con l'opzione per il giudizio abbreviato compiuta
da alcuni soltanto di essi (anche se i più),
hanno determinato un restringimento dell'oggetto del presente giudizio. Sono infatti
rimasti fuori dal presente accertamento le
contestazioni concernenti l'omicidio di Galati Silvestro. Si errerebbe tuttavia nel ritenere che quei fatti, almeno nella loro storica e generica verificazione, rimangano del
tutto fuori dal contesto dell'accertamento
rimesso a questo giudice. Anche l'omicidio
di Galati Silvestro costituisce, infatti, elemento che concorre a delineare lo sfondo
del presente giudizio e assume tuttavia notevole rilevanza ai fini della ricostruzione
delle condotte in contestazione.
Ricostruito
lo scontro
tra i gruppi
della cosca
Gioffrè
IL VERDETTO
Condannati in 19
tre le assoluzioni
SEMINARA - Risale al 22 dicembre dello scorso anno la sentenza del Gup.
Queste, nello specifico, le condanne del
giudice Francesco Petrone: Antonio
Caia alla pena di dodici di reclusione,
Carmelo Caia dieci anni e otto mesi, Domenica Caia nove anni e otto mesi; Antonio Ditto sei anni e otto mesi; Domenico Ditto due anni e sei mesi, Vincenzo
Emma quattordici anni, Domenico
Gioffrè cl'79 otto anni; Fabio Giuseppe
Gioffrè cl'79 otto anni di reclusione,
Giovanni Gioffrè otto anni e otto mesi,
Giuseppe Gioffrè cl'84, quindici anni,
otto mesi e venti giorni, Rocco Gioffrè
cl '83 otto anni di reclusione, Rocco Laganà due anni e otto mesi, Saverio Laganà nove anni e quattro mesi, Giuseppina Sopo Miceli tre anni e due mesi,
Carmelo Romeo otto anni e otto mesi,
Carmelo Santaiti cl.'82 otto anni e otto
mesi, Carmine Demetrio Santaiti cl.'54
otto anni e otto mesi di reclusione, Saverio Rocco Santaiti cl '60 otto anni e otto mesi, Michele Scicchitano due anni e
sei mesi. Tre le assoluzioni per Donatella, Fortunato e Pietro Santo Garzo.
La nottata degli arresti della maxioperazione “Artemisia”
Un progetto fallito per la violenta voglia di vendetta
I tentativi di riappacificazione
tra le fazioni “ngrisi” e “ndoli”
SEMINARA - Ci furono alcuni tentativi di riappacificazione tra “'ngrisi”
e “'ndoli” negli anni in cui la faida andava in scena a Seminara. Tentativi
però andati a vuoto non riuscendo a
mettere la parola fine ad una “guerra” che stava sconvolgendo la tranquillità della cittadina pianigiana.
Anche questo aspetto viene analizzato dal Gup all'interno delle sue motivazioni: «Si è già fatto cenno a come,
sin dai primissimi giorni successivi
all'agguato a Rocco Antonio Gioffrè
ed al figlio Domenico - si legge nel documento - le “cancellerie” degli opposti schieramenti avessero iniziato ad
intessere trattative per giungere ad
un “cessate il fuoco”… La mediazione
ha registrato momenti difficili ed altalenanti e, nonostante in alcune occasioni fosse chiara la sensazione
che si potesse giungere ad una tregua, tuttavia i tentativi di composi-
zione sono poi falliti…La “vertenza”
tra i Gioffre' ed i Caia - Lagana' sembrava potersi risolvere perché entrambe le parti, pur avendo ovviamente partecipato, nei termini e nelle modalità indicate, alla guerra intestina, dichiaravano ed erano allo
stesso tempo consapevoli di aver agito correttamente, così come imposto
dalla regole di 'ndrangheta; la circostanza poi, tante volte invocata, secondo la quale nessuno era rimasto
ucciso nei tre agguati, e quindi nessuna delle due fazioni aveva registrato perdite tra le proprie fila, era certamente un punto di vantaggio per il
raggiungimento della pace».
I tentativi di pace però, si rivelarono fallimentari: «Siccome, infatti - si
legge ancora nelle motivazioni del
giudice per l’udeinza preliminare del
Tribunale di Reggio Calabria, Roberto Petrone - i Caia - Lagana' avrebbero
accettato le proposte fatte da Don
Rocco, a patto però che lo stesso e la
sua famiglia non
si fossero intromessi in quello
che poi avrebbe
potuto essere un ulteriore regolamento di conti tra gli “Ngrisi” ed i
“Geni”».
Ed inoltre: «Questa condizione veniva però con forza rigettata dagli 'ndoli ed in primis dal boss che pur riconoscendo che sia gli 'ngrisi sia i geniazzi erano parte della famiglia, tuttavia nel caso in cui la cosca dei CaiaLaganà-Gioffrè 'ngrisi avesse continuato a colpire i Geni o i Siberia lui
non avrebbe potuto far altro che
scendere in capo a fianco di questi ultimi suoi nipoti ed affiliati».
do. ga.
Carmelo
Caia
uno
dei
principali
imputati del
processo
Artemisia
Nei colloqui telefonici gli indagati del clan prevedevano una retata in paese
In tanti sapevano di essere intercettati
SEMINARA - Sapevano di essere intercettati e, in un certo senso, si aspettavano
prima o poi l'arrivo delle forze dell'ordine. Questo è un altro degli aspetti della vicenda presi in esame dal Gup all'interno
delle sue motivazioni.
«L'attività di intercettazione, soprattutto quella svolta nel corso del secondo
semestre del 2008
(anche se non manca, come si vedrà,
traccia di una fuga
di notizie pure coeva all'esecuzione
delle misure custodiali per Topa), ha
consentito di evidenziare come la
gran parte degli indagati (se non tutti)
avessero acquisita
diversi mesi prima
Saverio Laganà
dell'esecuzione delle misure relative al
presente procedimento piena consapevolezza non solo dell'esistenza di un procedimento penale presso la DDA di Reggio Calabria per i fatti della faida e per i relativi fatti associativi».
Un particolare, come scrive lo stesso
Petrone, «sintomatico del potere e dell'influenza dei protagonisti di questa vicenda, e quindi dei rispettivi gruppi criminali di appartenenza, che dimostrano così di godere di un apparato di connivenze,
di fiancheggiamenti, di appoggi talmente vasto, vario complesso e intricato da
riuscire persino a violare il segreto
istruttorio».
A questa conclusione hanno contribuito soprattutto le numerose conversazioni intercettate dai carabinieri della Compagnia di Palmi nel corso della indagini.
Dialoghi che racchiudono, stando
quanto scritto dal giudice, particolari di
assoluto rilievo: «Quel che colpisce infatti scorrendo le sintesi delle conversazioni
intercettate è non solo l'assenza di “sorpresa” per le notizie della prossima esecuzione di misure cautelari relative ai
fatti della faida ed alla “associazione” nei
confronti di loro stessi, dei loro parenti
come dei loro nemici, quanto piuttosto il
fatto che aleggi nei dialoghi una sostanziale “attesa” da parte dei colloquianti di
quanto dovrà accadere, diretta indicazione del fatto che gli stessi (pure le donne
che risulteranno effettivamente colpite
dalle misure) consideravano quelle iniziative giudiziarie una conseguenza ineluttabile dei loro comportamenti cui sarebbe stato possibile sfuggire solo con la
latitanza (scelta che compirà il Caia Antonio), magari da agevolare con la costruzione di un rifugio in cantina (come pare
progettare il Laganà Saverio)».
do. ga.
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Piana
Sabato 29 ottobre 2011
19
Sabato 29 ottobre 2011
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Castrovillari
Paola
Delitto Passarelli
Signoretti in Appello
Pasquale Signoretti
a pagina 32
Processo Marlane
nuovi ritardi
a pagina 35
La protesta dei familiari
Catenina, orologio e mocassini intatti, nonostante un trascinamento di 50 metri sotto un camion
Bergamini, interviene il Ris
Gli oggetti del calciatore inviati agli specialisti dei carabinieri per i rilievi
di ANTONIO MORCAVALLO
SARA’ il Ris di Messina a fare luce sulla
morte del calciatore del Cosenza, Denis
Bergamini. Agli specialisti dei carabinieri, infatti, ieri la Procura ha affidato i quattro oggetti appartenuti al centrocapista
morto il 18 novembre del 1989 in circostanze ancora tutte da chiarire. Oggetti
che erano già stati posti sotto sequestro lo
scorso 5 ottobre. E così i carabinieri ieri
hanno provveduto all’invio dell’orologio,
dei mocassini, di una catenina d’oro e
dell’automobile maserati che era custodita
in una autofficina di Argenta in provincia
di Ferrara.
Gli oggetti, secondo le risultanze della
controinchiesta difensiva che ha portato
alla riapertura di una inchiesta chiusa,
all’epoca per le dichiarazioni dell’ex fidanzata di Bergamini Isabella Internò, proverebbero che non si è trattato di suicidio. Gli
oggetti del calciatore cosentino, infatti, sono integri e senza un graffio (l’automobile
sarebbe tirata a lucido), particolare che
non andrebbe del tutto in contrasto con la
versione del suicidio con un balzo sotto un
camion e un trascinamento del corpo per
metri.
Una versione che è stata, invece, ritenuta
valida dalla sentenza della Corte d'appello
di Catanzaro, del giugno 1992. Bergamini
si sarebbe gettato sotto un camion, sulla
Statale 106 Jonica, nei
pressi di Roseto Capo
Spulico, e sarebbe stato
trascinato per una cinquantina di metri - sempre secondo la stessa
sentenza che ha preso
per buone le parole degli unici due testimoni:
l'ex fidanzata del centrocampista del Cosenza, appunto, e Raffaele
Pisano, il camionista di
Rosarno che avrebbe
guidato il pesante mezzo. Ma sugli oggetti personali non vi è traccia né di sangue, né di trascinamento da
parte di un mezzo pesante su una strada
fangosa sotto la pioggia. E così l’istanza
dell'avvocato Stefano Gallerani, al quale la
famiglia ha affidato il compito di elaborare
un dossier difensivo, ha trovato accoglimento alla Procura di Castrovillari. Con la
riapertura dell'inchiesta e l'ipotesi di omicidio volontario. E questa, appunto, l’ipotesi su cui indagano contro ignoti, il procuratore capo Franco Giacomantonio e il sostituto Larissa Catella, che ora hanno fatto
inviare al Ris di Messina, l'orologio Seiko,
la catenina d'oro giallo e i mocassini Tod's
puliti. Quei mocassini che, come hanno ribadito il legale della famiglia e i familiari di
Bergamini, se fosse vera la storia “ufficiale”che vede Denis scendere dalla macchina
per proseguire in autostop, sarebbero dovuti essere malridotti. O almeno sporche.
Le scarpe furono fatte avere di nascosto al
padre di Denis, Domizio Bergamini, da Domenico Corrente detto “Mimmolino”, factotum del Cosenza Calcio, che all'epoca della morte di Bergamini si raccomandò col
familiare di mantenere il silenzio. Mimmolino morì poi in circostanze piuttosto “anomale” in un incidente stradale sempre sulla Statale Ionica pochi mesi dopo, nel giugno 90, quando si trovava in auto assieme
ad altro addetto del Cosenza, Alfredo Rende: lo stesso che aveva riferito al padre di
Bergamini che voleva parlargli di alcune
cose sulla morte del figlio. La parola ora
passa al Ris.
Telesis
Anci
Dai pentiti nuove
dichiarazioni
NEL PROCESSO “Telesis”
acquisti nuove dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
a pag. 21
Calcio
Ecco la squadra
degli Ultrà
La Maserati
di Denis
sarebbe
risultata
pulitissima
PARTE oggi l’avventura del
Brutium Cosenza, la squadra
degli ultrà Curva Nord. Un progetto nazionale e ambizioso.
a pag. 23
Perugini
confermato
nell’Ufficio
di presidenza
Il
nuovo
Presidente
dell’Anci, Graziano del
Rio, sindaco di Reggio
Emilia, eletto nella recente
assemblea tenuta a Brindisi, ha insediato ieri il
nuovo Ufficio di Presidenza dell’Associazione Nazionale dei Comuni, nel
quale ha confermato la
presenza di Salvatore Perugini.
Nel suo intervento durante la riunione Perugini
ha ringraziato Del Rio per
la fiducia accordatagli,
formulando «un caloroso
augurio di buon lavoro per
la nuova Presidenza e per
il nuovo Consiglio Nazionale». Ha inoltre espresso
apprezzamento per la scelta annunciata dallo stesso
Del Rio di avviare una fase
di gestione collegiale
dell’Associazione in stretta collaborazione con l’Ufficio di Presidenza. «Ciò
consentirà - secondo Perugini - di affrontare in maniera ancora più efficace,
in questa delicatissima fase della vita del Paese, i nodi irrisolti del riordino istituzionale e i problemi legati alle gravissime difficoltà dei Comuni nel continuare a garantire i servizi
per i cittadini».
Il busto dedicato al calciatore esposto allo stadio e omaggiato con un mazzo di fiori
EX HOTEL JOLLY
Occhiuto: «Ora dalle parole ai fatti»
«L’intervento di Gianfranco Leone in cui il
coordinatore provinciale del Pdl si dice concorde con me sulla necessità di restituire a
Cosenza il ruolo centrale di capoluogo di Provincia, ed in cui contestualmente sostiene
l’esigenza di demolire l’ex hotel Jolly, non
può che riscontrare tuttala mia soddisfazione». Il sindaco Mario Occhiuto, convinto assertore del fatto che l’abbattere l’edificio oggi
sede dell’Aterp sia un investimento per la città, prende spunto da una nota del dirigente
del Popolo della Libertà pertornare su un argomento nevralgico nell’ambito delle politiche di rilancio del centro storico.
«Sento di ringraziare Gianfranco Leone
per il suo importante sostegno dato all’indirizzo della mia amministrazione – afferma il
sindaco – Mi fa piacere registrare unità d’intenti anche, ad esempio, in merito all’Università della Calabria come patrimonio di
tutti e non solo del Comune di Rende. Noi
stiamo lavorando alacremente per la Cosenza del futuro, una Cosenza che sia luogo attrattore e di sviluppo. A tale scopo, in questa
fase cistiamo molto applicandoper intercettare le risorse economiche. Progetti, rimodulazioni e attuazione dei Pisu (per cui ringrazio gli assessori regionali Pietro Aiello e
Giacomo Mancini) sono al nostro ordine del
giorno. I frequenti incontri, inoltre, con il
ministro Fitto,con ilgovernatore dellaCalabria Scopelliti e con l’assessore regionale
Gentile vanno in questa direzione – rivela il
primo cittadino–Tant’è cheabbiamo ricevuto un impegno ad ottenere un finanziamento,entro lafine dell’anno,di operestrutturali per più di 120 milioni di euro. Va da sé –continua Occhiuto – che esistono delle attività
per le quali occorre reperire dei fondi, e poi
altre ancora per le quali basta già soltanto la
volontà politica. In quest’ultimo quadro si
inserisce a mio parere la demolizione dell’ex
hotel Jolly, come pure la progettazione e la
costruzione del nuovo ospedale sul vecchio
sito. Dalle parole, ora, è arrivato il momento
di passare ai fatti. Il nosocomio dell’Annunziata ha una notevole rilevanza, acquisita
dalla sua fruizione storica sul territorio, è un
punto di riferimento da quasi un secolo ed è
chiaro che per mantenerne questo aspetto
andrà salvaguardato lì dov’è sempre stato,
curandone la ristrutturazione dei reparti e
l’accesso d’ingresso con adeguati svincoli
viari. Io penso a un apposito Piano di azione
coordinata con l’Azienda ospedaliera che ci
dia gli strumenti operativi per andare avanti
dopo il primo passo fatto con il Concorso di
idee. La strada dunque affinché i cittadini
abbiano garantita una piena qualità dei servizi – conclude Occhiuto – è percorribile a
mio avviso se priva degli ostruzionismi e degli interessi di parte che spesso, in passato,
hanno impedito processi di cambiamento».
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Cosenza
Al vaglio del gup le “verità” di Angelo Colosso, Francesco Galdi e Luigi Partenostro Otto archiviazioni
Perse
l’utero
nessuna
Il pm Bruni deposita le dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia colpa medica
“Telesis”, nuove accuse
E’ INIZIATA col botto, ieri
mattina
a
Catanzaro,
l’udienza preliminare di “Telesis”, inchiesta che la Dda di
Catanzaro ha concentrato
sul clan Bruni e sul gruppo
degli zingari.
Il pubblico ministero Pierpaolo Bruni ha infatti depositato un voluminoso fascicolo, di circa 500 pagine,
contenente le nuove dichiarazioni di tre collaboratori di
giustizia cosentini, ossia di
Luigi Paternostro, Francesco Galdi e Angelo Colosso. I
tre hanno fornito dei particolari in merito al gruppo
dei Bruni e ai loro rapporti
con gli altri clan gravitanti
su Cosenza e provincia.
Si parla anche degli affari
del clan “Bella Bella”, compresa la gestione di alcune
discoteche già oggetto di indagine. Si tratta di dichiarazione che, a detta del magistrato antimafia, sono destinate a dare ulteriore corpo
alle ipotesi investigative. Da
qui il rinvio all’udienza al
prossimo 18 novembre per
dare soprattutto al difesa il
tempo di leggere e studiare
le nuove carte prodotte dal
pm antimafia.
Gli indagati sono in tutto
48 persone. Nella lista c’è anche il nome di Michele Bruni, il presunto boss di Cosenza morto nei mesi scorsi per
una grave malattia, la cui
posizione è destinata ad essere archiviata. Gli altri indiziati sono i fratelli Fabio,
Luca e Andrea.
Seguono Edyta Kopaczynska, moglie di Michele,
Giuseppe Prosperoso, Umile Miceli, Emanuele Pagliuso, i cugini Vincenzo, Ernesto, Marco, Adolfo e Fabio,
Francesco Pino (omonimo
dell’ex boss), Carlo e Daniele
La Manna, Mario Attanasio,
Giovanni Abbruzzese, Franco Bruzzese, Luca Sabato,
Luciano Impieri, Romualdo
Marsico, Domenico Musolino, Carmine Gazzaruso,
Francesco Romano, Massimiliano Ercole, Salvatore
Orabona, Pasquale Ripepi,
Luigi Naccarato, Bonaventura ed Ernesto Lamacchia,
Massimo Greco, Maurizio
Viola, Luigi Morelli, Roberto Mandarino, Francesco
Rocchetti, Domenico e Antonio Iaccino, Andrea Gagliano, Monica Pranno, Gabriele Pati, Massimiliano Lopolito, Vincenzo Perri, Francesco Ripepi, Cataldo Iaccino,
Luigi Abbruzzese, Domenico Falbo e Pasqualino Gagliano.
Per tutti e 48 il pm ha chiesto il rinvio a giudizio. L'accusa base è associazione fi-
Il pm della Dda Pierpaolo Bruni
nalizzata alle estorsioni, allo
spaccio e alle rapine.
L'operazione “Telesis” risale al 15 dicembre dello
scorso anno. Quel giorno i
carabinieri e la polizia, su direttive del pm antimafia
Vincenzo Luberto, notificarono 45 ordinanze di custodia cautelare, 41 delle quali
in carcere.
Tra gli indagati figurano
l’ex europarlamentare ed
presidente del Cosenza Calcio Bonaventura Lamacchia, e due carabinieri, l'appuntato Francesco Romano
e il maresciallo Massimiliano Ercole.
Lamacchia è accusato, insieme al fratello Ernesto, di
tentata violenza privata, aggravata dal metodo mafioso.
Avrebbero cioè cercato di
convincere, facendo il nome
del giovane boss Bruni, il
presidente del Cda della Casa di cura “Villa del Sorriso”
di Montalto Uffugo, Luca
Morrone, a dirottare tutti i
defunti della stessa struttura, della quale Ernesto Lamacchia risulta essere direttore sanitario, presso la ditta
di pompe funebri “Naccarato”.
I due esponenti dell'Arma,
invece, risulterebbero soci
occulti di una discoteca sempre riconducibile al clan
Bruni. Gli indagati sono difesi, tra gli altri, dai penalisti Luca Acciardi, Roberto
Loscerbo, Rossana Cribari,
Nicola Rendace, Marcello
Manna, Giuseppe Bruno, Filippo Cinnante, Roberto Le
Pera, Franz Caruso e Concetta Santo.
r. gr.
Il primo cittadino di Dipignano denunciato dal presidente della locale squadra di calcio
Sindaco accusato di abuso d’ufficio
CON ordinanza dello scorso quattro
ottobre, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cosenza,
Enrico Di Dedda, ha disposto, per il
prossimo 21 dicembre 2011, la comparizione del sindaco del Comune di
Dipignano, GuglielmoGuzzo. Abuso
d’ufficio l’ipotesi di
reato a carico del sindaco, per la quale il
gip non ha inteso accogliere la richiesta
di archiviazione formulata dal pubblico
ministero, in considerazione della opposizione alla stessa richiesta formulata
dalla persona offesa
Concessione
dello stadio
al vaglio
del gip
del reato, la presidente della società
sportiva “Dipignano Calcio”.
Il gip di Cosenza ha ritenuto, dunque, ammissibile l’opposizione della
presidente della compagine sportiva
ed ha fissato l’udienza in camera di
consiglio per approfondire la vicenda alla presenza dell’indagato, e cioè
Guzzo Guzzo, sindaco di Dipignano, e
della signora Piccini, presidente del
“Dipignano Calcio”.
I fatti riguardano alcuni provvedimenti emessi dal primo cittadino di
Dipignano che la società Dipignano
Calcio reputa lesivi degli interessi
della stessa associazione sportiva e
che, ad oggi, sono sfociati nella revoca della concessione dell’impianto
sportivo “Pino de Franco”, di proprie-
L’ingresso
del
tribunale
di
Cosenza
tà comunale, alla beneficiaria società
“Dipignano Calcio”.
Al vaglio del giudice è sottoposta,
dunque, la liceità di tali provvedimenti amministrativi e la verifica della condotta del sindaco di Dipignano.
NESSUNA colpamedica. Nella giornata di ieri il gip Livio
Cristofano, del tribunale di
Cosenza, ha archiviato la posizione di otto sanitari di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale dell’Annunziata che erano stati accusati di lesioni
gravissime. In sostanza gli
otto furono chiamati in causa
a seguito di un cesareo. La
donna, originaria di Bisignano, riuscì a dare alla luce un
bambino, ma a seguito dell’intervento i medici furono costretti a praticarle una isterectomia, ossia l’asportazione dell’utero. Da qui l’apertura di un’indagine per valutare le responsabilità dei medici
che sottoposero a cesareo la
donna. Alla fine il pubblico
ministero Antonio Bruno Tridico ha chiesto, non ravvisando colpe mediche, l’archiviazione, che ieri è stata appunto
accolta dal gip. Il giudice ha
riconosciuto la “notevole
complessità del caso clinico”.
La situazione era estremamente clinica: quel cesareo, è
stato accertato con delle specifiche consulenze, fu infatti
eseguito d’urgenza e c’erano
a monte fondati rischi per l’incolumità della partoriente. Le
manovre eseguite dai sanitari cosentini hanno comunque
permesso la nascita del bimbo. I danni all’utero erano da
prevedere, considerato le condizioni di salute in cui versava
la partoriente al momento di
entrare in sala parto. A detta
del gip, dunque, non ci sono
gli elementi per sostenere
l’accusa in giudizio. Gli otto
medici sono stati difesi dagli
avvocati Pierluca Bonofiglio,
Vito Florio, Sergio Calabrese,
Giancarlo Gentile, Angelo
Pugliese, Massimiliano Cileone, Alessandra Fiorino e
Sandro Cerisano.
r. gr.
E' vietata la riproduzione, la traduzione, l'adattamento totale o parziale di questo giornale, dei suoi articoli o di parte di essi con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo di fotocopie, microfilms, registrazioni o altro
Cosenza 21
Sabato 29 ottobre 2011
Cosenza 35
Scalea, Belvedere, Cetraro e costa tirrenica
Praia a Mare. Il processo non decolla. Si ritorna in aula il prossimo 30 dicembre
Marlane, dibattimento al palo
Altri difetti di notifica relativi all’individuazione dei responsabili civili
di PAOLO VILARDI
PAOLA – I familiari degli operai
deceduti della Marlane sono apparsi stanchi e rassegnati. Ieri
mattina, appena nell’aula di Tribunale si paventava il quarto
rinvio in otto mesi per altri difetti di notifica, hanno staccato gli
striscioni appesi davanti al tribunale, inneggianti tanta sete di
giustizia e verità, e sono rientrati in sede. Alla fine i loro sospetti
sono stati ampiamente giustificati: il processo, per l’ennesima
irregolarità nell’individuazione
del responsabile civile, è stato
rinviato al prossimo 30 dicembre dal collegio, presidente Domenico Introcaso e a latere Anna
Maria Buffardo e Pietro Bortone, giudici che hanno dovuto
esaminare circa 900 notifiche in
cinque ore di camera di consiglio.
L’iter di notifica relativo all’individuazione del responsabile civile, ovvero chi dovrà risarcire il
danno alle vittime e ai loro familiari in caso di vittoria al processo, sembra così irto da non far decollare il dibattimento, con tutto
il massimo disappunto delle parti civili che intravedono il rischio
prescrizione, almeno per alcuni
reati. Adesso, come disposto dal
presidente Introcaso, il procedimento notificatorio deve essere
promosso entro il 10 novembre.
Il 30 dicembre, dunque il proces-
so dovrebbe compiere qualche
passo in avanti.
I 13 imputati di questo procedimento penale sono accusati a
vario titolo di omicidio colposo
plurimo, lesioni gravissime e disastro ambientale.
La fabbrica Marlane, del gruppo Marzotto venne chiusa nel
2006 a causa di una profonda
crisi economica. Per 30 anni aveva dato lavoro a centinaia di persone. Oltre 80 in questo lungo
periodo sono stati gli ex dipendenti ammalatisi di tumore e deceduti. Su altri 50 sono stati riscontrati patologie cancerogene
e oggi combattono la loro battaglia contro questo terribile male.
Anche ieri, come ad
ogni
celebrazione
d’udienza, l’aula è stata
gremita dai congiunti,
che seguono con molto
attenzione il procedimento, desiderosi di
giustizia per i propri ca- Uno dei recenti sit in
ri e di ottenere un lauto
risarcimento dai responsabili, processo di questa importanza.
Alcuni dei legali di parti civile
se saranno riconosciuti tali.
Davanti al palazzo di giustizia, hanno tuonato di intraprendere
in Via Falcone e Borsellino, spic- qualsiasi iniziativa, anche la secano gli striscioni con impresso: gnalazione al Csm, affinché il di“La verità subito”. La protesta battimento possa iniziare e condei manifestanti continua ad es- cludersi in tempi ragionevoli.
sere pacifica, nonostante quanto Non rimane che attendere il 30
accade in aula, dove stanno ba- dicembre, quando in piena atmostando piccoli inconvenienti bu- sfera natalizia bisognerà tornarocratici ad impantanare un re tra i banchi dell’aula penale.
Verbicaro. Il gip vuole valutare la compatibilità col regime carcerario Belvedere Marittimo
Domani il libro
di Rosselli
per i bambini
L’indagato per il delitto di Trieste verrà sottoposto ad analisi
del Ciad
Console dallo psichiatra
di MATTEO CAVA
VERBICARO – La permanenza
in carcere per Giuseppe Console
si fa più dura. Il verbicarese, presunto autore dell'omicidio di Giovanni Novacco, avvenuto a fine
agosto a Trieste nel rione Gretta,
ha qualche problema. Lo ha manifestato con un tentativo di suicidio.
In seguito a questo episodio il
Gip Raffaele Morway ha chiesto
un accertamento psichiatrico. Il
ventiquattrenne di Verbicaro
verrà sottoposto ad un esame psichiatrico urgente per verificare
se c'è la compatibilità con la permanenza in carcere. Il tribunale
ha dato incarico allo psichiatra
Benedetto Capodieci. Il professionista dovrà occuparsi del caso
e dovrà quindi ascoltare più volte
Giovanni Console per capire se
potrà restare nel carcere di Gorizia o se saranno necessarie ulteriori iniziative. Già dalla prossima settimana, Benedetto Capodieci, comincerà ad analizzare la
psiche del calabrese. La notte tra
il 25 ed il 26 agosto, nella palazzina disabitata delle case popolari,
è avvenuto un delitto atroce. Giovanni Novacco è stato preso, legato ad una sedia, probabilmente
imbottito di medicinali, e poi seviziato ed bruciato. Sono due gli indagati che devono rispondere
dell'orrendo delitto. Alessandro,
detto Tex, Cavalli cerca di scrollarsi di dosso le accuse più pesanti accollandole al “bullo”del quartiere, il calabrese, Giuseppe Console, che nel suo profilo del social
network si definiva come Totò
Riina.
La decisione del gip Morway,
adesso tende ad accertare se Giuseppe Console possa continuare a
restare in carcere o se sia meglio
la detenzione in una struttura
protetta. Quindi non una perizia
psichiatrica che potrebbe avere
valore processuale, ma una pura
constatazione di fatto. Il Gip
avrebbe ricevuto diverse lettere,
spedite dallo stesso Console, nelle quali sarebbe richiesto il trasferimento in una struttura sanitaria specializzata. Console aveva chiesto questa soluzione fin
dal primo giorno dell’arresto avvenuto in Calabria, nell'abitazione della sua famiglia, a Verbicaro.
Nella notte tra giovedì e venerdì della scorsa settimana, fra l'altro, il verbicarese aveva tentato di
impiccarsi con un lenzuolo arrotolato. Gli agenti del penitenziario si sono accorti di quanto stava
accadendo e lo hanno salvato. Nei
giorni scorsi, l’avvocato Maria
Genovese, difensore dell’altro accusato dell’omicidio, Alessandro
“Tex” Cavalli, aveva fatto incontrare in carcere al Coroneo il gio-
vane con uno psicologo. Anche in
questo caso ci sarebbe l’intenzione di effettuare una perizia psichiatrica. Le modalità con le quali si è consumato il delitto, in effetti, fanno pensare di essere in
presenza di persone che sfiorano
la soglia della normalità o addirittura ne sono fuori. Subito dopo
il tentativo di suicidio di Giuseppe Console era intervenuto anche
l'avvocato Nicoletta Menosso
uno dei due codifensori del verbicarese.
«L’episodio –aveva detto il legale che assiste Console insieme al
collega Pier Aurelio Cicuttini - è
un segnale che viene da una persona evidentemente affetta da disturbi mentali importanti come
ci ha segnalato il dottor Mezzina
del Centro di salute mentale di
Barcola».
Il fermo di Giuseppe Console
BREVI
VERBICARO
PRAIA A MARE
Dito presidente del Distretto rurale
Pro loco unite per i “Calici di vino”
VERBICARO - Si è costituita la Società del Distretto rurale del Pollino –Versante Calabro, che estende la propria azione su un territorio di 33 comuni
che vanno dal medio Tirreno cosentino al Pollino.
Presidente è stato nominato l’imprenditore di Scalea Daniele Dito, vicepresidente è l’imprenditrice
Sonia Ceglie. Nel consiglio di amministrazione sono stati eletti gli imprenditori Domenico Laitano,
Francesco Ritrovato, Amedeo Radicioni, Loredana De Brasi, Nicola Rocco. Il Presidente, Daniele
Dito, ha ringraziato i soci per la fiducia accordata.
PRAIA A MARE - Accordo chiuso tra le cinque
Pro loco dell’alto Tirreno cosentino per la programmazione dell’evento Calici di Vino Sorsi di
Cultura, alla quinta edizione. Evento che si svolgerà nei comuni di Tortora, Verbicaro , San Nicola Arcella, Aieta e Praia a Mare tra il 2 ed il 4
dicembre. Un programma di incontri con al centro il tema delle produzioni tipiche e la loro valorizzazione con un occhio particolare alle attività
vitivinicole della provincia. Ente partner in questo evento è la Camera di Commercio di Cosenza.
BELVEDERE - Un nuovo libro di
Peppino Rosselli, conosciuto per la
su lunga attività di infermiere alla
clinica Tricarico. Una nuova iniziativa di beneficenza per i bambini che
vivono nel Ciad in Costa d’Avorio.
L’appuntamento è per domani, a
partire dalle ore 11, nel salone
dell’hotel Belvedere di Marina di
Belvedere Marittimo. S’intitola:
“Vademecum dell’infermiere” l’ultima fatica editoriale di Peppino
Rosselli edita dall’Accademia italiana del peperoncino. La pubblicazione risponde a problemi pratici. «Come si accoglie un ammalato in ospedale. Il rispetto che bisogna avere
per lui. Come bisogna stargli vicino.
Come affrontare e risolvere i suoi
problemi». Dopo un’introduzione
della dottoressa Adriana Imbrogno,
presidente della Federazione provinciale collegi infermieri, relazioneranno:Don ErmannoRaimondo,
cappellano dell’ospedale civile di Cetraro e il giornalista Enzo Monaco,
presidente dell’Accademia italiana
dl peperoncino. Nel corso della manifestazione sarà illustrato il progetto “Con i bambini del Ciad, in costa d’Avorio” completamente finanziato con il ricavato della vendite del
“Vademecum dell’infermiere”. Peppino Rosselli che in questo lavoro
sintetizza con “pillole di saggezza”
quarant’anni di impegnoal servizio
degli ammalati, non è nuovo a queste iniziative benefiche. Negli anni
passati, in collaborazione con Padre
Marco Siciliano, missionario in Costa d’Avorio, ha finanziato con la
vendita di altri libri due progetti in
favore della popolazione africana.
m.c.
Verbicaro. Dal vescovo Bonanno e dal responsabile dell’Mpa
Ancora solidarietà ai disoccupati
I disoccupati
sul
campanile
della chiesa
VERBICARO - Il vescovo della
diocesi di San Marco Argentano-Scalea, monsignor Leonardo Bonanno, come preannunciato, ha espresso vicinanza ai
disoccupati di Verbicaro che,
da tempo, hanno avviato la
“Protesta del campanile” per
chiedere alla Regione più
ascolto e nuove opportunità di
lavoro. Non assistenzialismo,
ma occasioni di lavoro.
Monsignor Bonanno ha fatto sapere: «Non sono qui per
promettervi un lavoro, ma la
Chiesa farà di tutto per sostenere i progetti che saranno fatti per voi». C'è poi, come è noto,
una sorta di impegno preso dal
vicepresidente della Giunta regionale, Antonella Stasi, che
ha ricevuto una delegazione
nei giorni scorsi.
Nella giornata di ieri si sono
svolte diverse iniziative per affrontare i temi del lavoro che
non c'è e che coinvolge anche i
territori dell'alto Tirreno cosentino. C'è un commento del
commissario provinciale dell'Mpa, Raffaele Papa che scrive
in una nota: «Sono le croci del
nostro tempo, gli operai che ormai da giorni stazionano accampati sul campanile della
chiesa di Verbicaro, vittime del
non lavoro. La croce, innalzata
e dominante, simbolo per eccellenza della miseria umana, viene drammaticamente attualizzata e consegnata ad ogni uomo d’oggi, da lavoratori coraggiosi stanchi di vedersi giornalmente privare della dignità
dell’esistenza, è questo l’essere
disoccupati. Non solo ironia
della sorte, ma monito stringente, la chiesa è quella di San
Giuseppe, lavoratore per antonomasia, simbolo universale
del lavoro e della fatica, quando c’è. Il Sud e la Calabria in
particolare – scrive Raffaele
Papa - attualmente vivono una
situazione di generale contestazione, una diffusa insofferenza che non è ancora fenomeno collettivo cosciente e responsabile ma che può diventarlo e le conseguenze potreb-
bero essere abbastanza serie.
Al momento, chi grida a destra, chi si sgola a manca, chi
piange nel silenzio, niente e
nessuno che ascolti e raccordi,
che indichi e guidi un fattivo
percorso.
Le Istituzioni blaterano senza costrutto, incapacità totale a
programmare ed insensibilità
assoluta a gestire le emergenze; la politica dei grandi annaspa, si affatica inutilmente, anzi non si affatica affatto, rimane “inutilmente”». Per Raffaele Papa il Sud deve rispondere:
«Esprimiamo solidarietà e vicinanza alle tante famiglie in difficoltà – conclude - e chiediamo
ai titolari di auto blu con autisti
e sirene soluzioni immediate;
al potere basta solo un atto di
volontà».
m.c.
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Sabato 29 ottobre 2011
28
REDAZIONE: Piazza Serravalle, 9 - 88100 Catanzaro - Tel. 0961.792164 - E-mail: [email protected]
La sua auto con cellulare e portafogli era stata ritrovata a Brognaturo: sparizione legata alla guerra di mafia
Amato, un’altra lupara bianca
Il boscaiolo rom, 38 anni, di Davoli, è scomparso a fine settembre del 2010
di AMALIA FEROLETO
DI Franco Amato 38 anni, boscaiolo già noto ale forze
dell’ordine, rom del campo di
Scordovillo a Lamezia Terme
ma residente a Davoli marina,
scomparso la fine di settembre dello scorso anno non si è
saputo più nulla. Ma oggi gli
inquirenti sono del parere che
si sia trattato dell’ennesimo
caso di lupara bianca nella zona legata probabilmente alla
guerra di mafia che negli ultimi tre anni ha segnato il territorio del Basso jonio soveratese, della Vallata dello Stilaro e
del Vibonese con oltre venti
morti ammazzati. L’auto
dell’uomo, una Fiat Bravo nera, ultimo modello, come si ricorderà fu ritrovata i primi di
ottobre del 2010 dai carabinieri della Compagnia di Soverato al comando del capitano
Emanuele Leuzzi in sinergia con i colleghi di Serra San
Bruno tra i boschi di Brognaturo, con all’interno il cellulare e il portafogli. Ma dell’uomo
nessuna traccia. Proprio in
quei boschi dove il 14 giugno
2010 è stato ucciso a colpi di
lupara Salvatore Vallelunga,
fratello del presunto boss dei
“Viperari” Damiano Vallelunga ucciso il 27 settembre
2009 a Riace davanti al santuario dei santi Cosma e Damiano.E nellostessoagguato
rimase ferito anche Santo
Procopio, 27 anni, boscaiolo
di Isca ma residente a Guardavalle che già il 27 gennaio del
2010 era scampato a un altro
agguato. Stando alla ricostruzione dei fatti secondo gli
inquirenti Franco Amato non
si sarebbe allontano in modo
volontario.
E oggi si avvalora, dunque,
la tesi che l'uomo possa essere
stato vittima di un agguato
che potrebbe rientrare nella
cosiddetta “faida dei boschi”.
Una riaperta e cruenta guerra
tra clan rivali, Gallace, Ruga,
Metastasio da una parte, Sia,
Novella, Lentini Procopio,
Vallelunga dall’altra per il
controllo delle attività illecite
sul territorio che in questo anno sembra aver subito una fa-
Da sinistra: Franco Amato, Agostino Procopio e Ferdinando Rombolà
se di arresto.
Anche se il 3 febbraio di quest’anno si è registrato il tentato omicidio a San Sostene Marina di Fiorito Procopio detto
Fiore, presunto boss della zona secondo gli inquirenti, padre di Agostino Procopio, il
calciatore di 31 anni ucciso in
un agguato mafioso il 24 luglio 2010 a colpi di kalashnikov e lupara. È un mese dopo a
Soverato, l’omicidio sulla
spiaggia di Ferdinando Rombolà. Fiore, il padre però riuscì
a scampare all’agguato mortale, forse grazie al buio. E se al
momento le lupare tacciono
non è detto che gli equilibri
criminali siano stati ristabiliti
nella zona del Basso Jonio dove forti sono le spinte di espansione dei reggini.
Interessi che vanno ben ol-
tre gli appalti boschivi, come
più volte ribadito dal procuratore capo della Dda di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, ma che riguardano soprattutto il traffico di cocaina,
gli appalti pubblici e non ultimo il business dell'eolico per
come emerge dalle indagini.
Un guerra che ha già lasciato
a terra tanti morti senza contare, appunto i casi di lupara
bianca come il giovane Giuseppe Todaro 27 anni di Soverato scomparso da casa il 23
dicembre 2009 e il cui cadavere non è stato più ritrovato.
Franco Amato il 13 agosto del
2008 era finito insieme ad altre persone di etnia rom nelle
maglie dell'operazione, anticrimine condotta da polizia e
carabinieri di Lamezia Terme
per stroncare una banda criminale ben organizzata dedita ai furti e alle estorsioni. L'operazione si era conclusa con
sei arresti tra cui quello di
Franco Amato. Le estorsioni
riguardavano il cavallo di ritorno. In sostanza i rom prendevano di mira alcuni prosprietari di automobili ai quali chiedevano somme di denaro per riavere l'auto rubata. A
firmare l'ordinanza di custodia cautelare in carcere era
stato il gip di Lamezia. Chiara
Ermini surichiesta delprocuratore della Repubblica di Lamezia, Raffaele Mazzotta e del
sostituto Maria Alessandra
Ruberto che per mesi ha coordinato l'attività investigativa.
Il giovane è stato sorpreso dai militari mentre forzava una finestra
Tenta di rubare in un asilo
In manette Gianvitale Russo, beccato in flagranza di reato
IL suo atteggiamento non è passato inosservato tanto che alla fine è finito in manette. Gianvitale Russo, 22 anni, soveratese, è stato infatti arrestato dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Soverato sorpreso in flagrante
mentre forzava una finestra dell'asilo
“Padre Pio” in via Guarasci a Soverato.
I militari, nell'ambito di un servizio
perlustrativo per il controllo del territorio, avevano notato una persona aggirarsi con fare sospetto nei pressi della
struttura scolastica in questione e alla fine, insospettiti, e senza farsi scorgere dal
malintenzionato, erano entrati all'interno del giardino della scuola. Qui, sul retro, hanno sorpreso in flagranza il giovane, intento a forzare una finestra al piano
terra con un grosso cacciavite. Nono-
stante l'opposizione di Gianvitale Russo,
i carabinieri sono riusciti a bloccarlo:
l'uomo, è stato inoltre trovato in possesso
di un coltello a serramanico, e arrestato
per tentato furto aggravato dall'aver
commesso il fatto con violenza su cose
esposte a pubblica fede e in danno di edifici pubblici, resistenza a pubblico ufficiale e porto di armi ed oggetti atti ad offendere. Trasferito presso gli uffici della
Compagnia carabinieri di Soverato per
gli accertamenti di rito, ieri, il giovane è
comparso davanti al giudice Giovanna
Mastroianni che dopo aver convalidato
l'arresto ha scarcerato il giovane applicando la misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria tre volte alla
settimana.
t.a.
Iniziativa dell’Osservatorio al “Guarasci” con il figlio del magistrato ucciso nell’83
Presentato il libro “Rocco Chinnici”
di DARIO MACRÌ
NON POTEVA che svolgersi presso
un istituto scolastico, il liceo scientifico statale “Guarasci” di Soverato, un forum dedicato alla presentazione del libro “Rocco Chinnici”, il
primo magistrato a recarsi nelle
scuole per parlare di lotta alla mafia, ucciso da Cosa Nostra il 29 luglio 1983 a Palermo. Il convegno,
organizzato dall’Osservatorio Falcone-Borsellino-Scopelliti in collaborazione con la dirigente scolastica del “Guarasci” Francesca Bianco, ha visto la partecipazione
dell’autore del libro e figlio del giudice palermitano Giovanni Chinnici (a cui l’Osservatorio ha consegnato una targa «per aver ereditato i valori di legalità e giustizia), del prefettodi CatanzaroAntonioReppucci, del vicepresidente del Consiglio
provinciale di Catanzaro Emilio
Verrengia, del prof. Antonio Nisticò (docente di storia e filosofia), del
parroco di Stalettì Don Roberto Corapi e di Carlo Mellea, che in questa
occasione ha dichiarato la chiusura
dell’Osservatorio da lui presieduto
e l’organizzazione di una fiaccolata
«per protestare contro la scarcera-
Il tavolo dei relatori con Carlo Mellea
zione degli assassini di Borsellino».
Nella conferenza si è naturalmente
parlato di lotta alla mafia e legalità,
arrivando alla consueta condivisa
conclusione che questa «guerra»,
come la ha definita il prefetto Reppucci, coinvolge tutta la popolazione: non solo i giudici e le forze
dell’ordine ma anche la società civile, che tuttavia appare piuttosto
«dormiente» a riguardo. Proprio
sul tema della necessità di un risveglio della coscienza civile dei calabresi si è soffermato Reppucci, che
ha sottolineato come le risorse a disposizione dell’apparato della sicurezza dovrebbero essere maggiori.
Parole condivise da Chinnici, che
ha evidenziato come la Calabria si
trovi ora nelle condizioni della Sicilia di qualche decennio fa, ossia
nell’attesa che la popolazione prenda coscienza del fenomeno della lotta alla mafia; l’avvocato Chinnici ha
però aggiunto che questa consapevolezza in Sicilia è emersa solamente dopo «lo scoppio delle bombe in
mezzo alla strada»,eventi drammatici che «hanno inciso sugli interessi egoistici e sulla quotidianità dei
siciliani».
Secondo Don Corapi i calabresi
«devono liberarsi dalla paura, dal
fatalismo, dall’individualismo e
dalla rassegnazione» al fine di combattere efficacemente la criminalità organizzata. Verrengia ha sottolineato l’impegno dell’Ente per
quanto riguarda i temi della sicurezza, come testimonia fra le altre
cose l’apertura del commissariato a
Catanzaro Lido costruito grazie ai
fondi provinciali, mentre l’assessore al bilancio del comune di Soverato Procopio ha ribadito la necessità
di cambiare la mentalità.
Gianvitale Russo
Ventiduenne di Borgia nel mirino dell’Arma
Due furti in negozi
denunciato un giovane
Il corso dove si affacciano i negozi derubati
NEI GIORNI scorsi i carabinieri della Stazione
di Soverato hanno deferito in stato di libertà
all’autorità giudiziaria un giovane, D.A., 22
anni residente a Borgia perché responsabile di
due furti perpetrati ai danni di due attività commerciali ubicate su Corso umberto a Soverato.
Nello specifico il ragazzo era riuscito ad eludere i sistemi antitaccheggio dei negozi, sottraendo due paia di occhiali da sole e alcuni profumi. I carabinieri, allertati dei furti, erano riusciti ad avere una descrizione del furfante, rintracciandolo nelle vicinanze di una delle attività commerciali vittima dei furti, forse pronto
ad entrare nuovamente in azione.
SANT’ANDREA
“Free
village
Al via
il processo
di TERESA ALOI
SI è aperto con la costituzione delle parti e le richieste di prova, il processo a
carico di Marianna Mongiardo, 19 anni, Erminia
Loreni, 53 anni, e Sergio
Mastroianni, 49 anni coinvolti nell’operazione denominata “Free village” su
presunte attività illecite
perpetrate da anni a danno di società del centro e
nord Italia, impegnate
nella gestione del villaggio turistico di Sant’Andrea e accusate di tentata
estorsione.
Subito dopo la costituzione di parte civile - è stato
ammesso in proprio l’amministratore del super
condominio del villaggio
di Sant’Andrea - il Tribunale presieduto da Antonio Battaglia ha rinviato il
processo al prossimo 2 dicembre.
Proseguiranno il 1 dicembre, gli abbreviati giù
ottenuti da Francesco Corapi, Mario Mongardo, la
moglie Cosmina Samà e
Bruno Ranieri (altri due
imputati Luigi e Francesco Ranieri Barbieri hanno chiesto il rito alternativo).
L'operazione, nome in
codice “Free village”, fu
portata a termine a settembre del 2010, quando quattro persone, tutte del basso
Ionio catanzarese, furono
raggiunte da un'ordinanza di custodia cautelare,
mentre unquinto uomofu
sottoposto a fermo con
l'accusa di favoreggiamento personale. In carcere finì Mario Mongiardo,
di San Sostene, accusato di
estorsione aggravata alla
società IperClub, di Roma,
e della Fram groop, di Taranto, che dal 2003 è proprietaria di 120 appartamenti a Sant'Andrea dello
Ionio.Con lui,in manettee
poste ai domiciliari, Cosmina Samà e la figlia, Marianna. In carcere finirono anche Francesco Corapi, nonché Mastroianni,
guardia giurata in servizio nel villaggio turistico
sottoposto a fermo perché,
secondo quanto reso noto,
stava avvertendo Mongiardo e Corapi del possibile arresto.
A dicembre, tre mesi dopo, fu la volta di “Free village 2”: nuovo provvedimento cautelare emesso a
carico dello stesso Mario
Mongiardo, della guardia
giurata Mastroianni e di
Erminia Loreni, 53 anni,
per la quale fu disposta la
custodia in carcere, e Bruno Ranieri, che, secondo le
accuse, era stato imposto
come amministratore del
condominio del villaggio.
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Soverato
Sabato 29 ottobre 2011
Sabato 29 ottobre 2011
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Illeso il piccolo. Il conducente guidava in stato d’ebbrezza ed è stato denunciato
Travolta sull’asfalto, è grave
Diciottenne investita mentre attraversa la strada col fratellino uscito da scuola
IL CASO
di ANTONIO ANASTASI
NON ha visto un'auto Suv, il
cui conducente guidava in
stato d'ebbrezza, che sfrecciava in direzione del quartiere Tufolo ed è stata travolta: versa in gravi condizioni
la diciottenne S. F., che era
andata a prendere il fratellino che frequenta la scuola
elementare Don Milani, nelle immediate vicinanze della
caserma dei vigili del fuoco.
E' successo ieri, poco dopo le
13, in via Gioacchino da Fiore. E sono stati proprio i
pompieri a dare l'allarme ai
sanitari del 118, che nel primo pomeriggio di ieri hanno trasferito in eliambulanza la ragazza nel reparto di
Neurochirurgia dell'ospedale Pugliese di Catanzaro
dove dovrà essere sottoposta a un intervento. La prognosi è riservata.
Illeso il piccolo, che ha visto il Suv e ha fatto in tempo
a fermarsi. La ragazza no,
non si è accorta di nulla e
non è riuscita a schivare una
Toyota “Rav4”. La scena si è
materializzata davanti agli
occhi della madre dei due
fratelli, che aspettava in auto che la figlia più grande arrivasse insieme a quello più
piccolo aiutandolo a portare
lo zaino.
L'investimento è avvenuto al di fuori delle strisce pedonali e il conducente si è
fermato subito dopo l'impatto, ma i carabinieri, che
stanno ricostruendo la dinamica dei fatti, ieri stavano
verificando l'eventuale positività all'alcoltest. Alla fine i
valori erano superiori rispetto al limite consentito
dalla legge e sono scattati il
sequestro del mezzo e la sospensione della patente per
il conducente, un muratore
quarantemne, denunciato
in stato di libertà per guida
in stato d'ebbrezza e lesioni
colpose. Ai militari dell'Arma l'uomo ha riferito di non
procedere a velocità elevata.
Di andare a circa 40 chilometri all'ora. Una versione
dei fatti che potrebbe essere
aderente alla realtà. I carabinieri, infatti, non hanno rinvenuto segni di frenata sull'asfalto. L'auto era regolarmente assicurata. Ma a conclusione di accertamenti
serrati gli investigatori
hanno mosso delle contestazioni di carattere penale.
Adesso, però, quello che
conta è che la ragazza, che
ha riportato vari traumi, anche uno cranico, esca dal coma farmacologico.
Tempestivi i soccorsi.
L'incidente si è verificato,
infatti, proprio davanti alla
sede del “115” e i primi ad accorere sul posto sono stati i
vigili del fuoco. Nessuna fuga, comunque, e nessuna
omissione di soccorso da
parte dell'investitore, nella
cui condotta i carabinieri
hanno tuttavia ravvisato
ipotesi di reato.
Il luogo dell'incidente è
particolarmente trafficato
all'ora di punta. Tufolo, infatti, è un quartiere i cui abitanti si muovono alle prime
ore del mattino per raggiungere i luoghi di lavoro in
centro e il viale in cui è avvenuto l'investimento del pe-
Per il prezzo del biglietto
si scaglia contro un autista
Via Gioacchino da Fiore, dove è avvenuto l’incidente
done a quell'ora è un fiume
di automobili che rientrano.
Saranno, dunque, i successivi accertamenti e le
eventuali vicende processuali a fare luce con sufficiente certezza sulle responsabilità dell'autista. Le con-
Bracconaggio
dizioni della ragazza sono
apparse subito gravi ai primi soccorritori. Dal pronto
soccorso, dove è stata portata in un primo momento, al
reparto di rianimazione dell'ospedale San Giovanni di
Dio non sono migliorate e la
valutazione dei medici è sta-
ta quella di un trasferimento
urgente.
La drammatica notizia si è
diffusa in un baleno in ambienti scolastici ed ha suscitato sconcerto. Tutti sperano che la diciotenne, divenuta maggiorenne nel marzo
scorso, ce la faccia.
QUALCHE testimone dice gendolo a terra e colpenche tutto è successo per un dolo ripetutamente prima
biglietto che Mario Frisen- con un bastone e successida, 46enne già noto alle vamente con un piccolo
forze dell'ordine, non vole- coltello.
Successivamente avrebva pagare. Lui, invece, si
giustifica dicendo che be cercato di allontanarsi
ma è stato subito
l'autista non si
bloccato dagli
era fermato imagenti.
pedendo a una
L'autista è stavecchietta di sato portato in
lire sull'autoospedale dove gli
bus. L'unica coè stato diagnosa certa è che
sticato un trauFrisenda è stato
ma cranio-facarrestato per leciale con varie fesioni personali
rite lacero contuaggravate nei
se. Trenta i giorconfronti di un
ni di prognosi.
autista delle liIn un'altra cirnee urbane Ro- Mario Frisenda
costanza, Giumano nei pressi
seppe Covelli, 38 anni, di
di corso Mazzini.
Soltanto il tempestivo e Crotone, è stato arrestato
provvidenziale intervento per evasione dai domiciliadi agenti della Squadra ri sempre dagli agenti delVolante, liberi dal servi- la Squadra Volante. Nelzio, che hanno subito aller- l'ambito dei controlli della
tato la pattuglia in zona, Volante è stato anche deha evitato conseguenze nunciato G. P., 49 anni,
fermato a bordo di un mopiù gravi.
L'indagato si sarebbe tociclo all'interno del quascagliato con inaudita vio- le occultava uno sfollalenza contro L. A. spin- gente e due coltelli.
Raid dopo il convegno sul regolamento contro il pascolo abusivo
La Forestale
scova richiami
acustici
Tagliate le gomme al sindaco di Cotronei e leader provinciale del Pd
sofisticati
Intimidazione a Belcastro
GLI AGENTI del Corpo forestale ancora alle prese col
bracconaggio nelle campagne di Crotone e Isola di Capo
Rizzuto che, per caratteristiche morfologiche, di clima e di
vegetazione, accolgono, in
questo periodo dell’anno, numerose specie di volatili. Gli
agenti hanno localizzato i nascondigli di alcuni richiami
abusivi ed hanno atteso, nascosti per diverse ore, per poter individuare gli autori.
Non avendo notato nessuno,
hanno comunque eseguito il
sequestro del materiale scoperto, neutralizzando e rimuovendo gli ingegnosi meccanismi, protetti, alcuni, da
involucri di ferro realizzati artigianalmente. La messa in
funzione di questi apparecchi
non richiede l’azione manuale
e diretta dell’uomo, in quanto
dei “timer”, collegati ad una
batteria, ne azionano il funzionamento.
Tale tecnica permette al
“bracconiere” di presentarsi
sul luogo di caccia quando il
richiamo ha gia svolto, di notte, la sua funzione attirando
così l’avifauna, mentre di
giorno si disattiva automaticamente.
E’ particolare un aggeggio
elettronico sequestrato, prodotto artigianalmente, che ha
destato molto curiosità agli
agenti operanti. Un congegno
elettronico d’alta tecnologia.
di FILOMENA GUZZO
AD UNA settimana dal convegno sulla legalità in cui il
sindaco di Cotronei e coordinatore provinciale del Pd,
Nicola Belcastro ha consegnato nelle mani del prefetto
di Crotone, Vincenzo Panico
il regolamento di polizia rurale sul FidoPascolo , è arrivato un atto intimidatorio.
Nella serata di giovedì scorso, dopo una riunione , il sindaco ha trovato tagliate due
gomme della propria autovettura, una Toyota Rav4
che era parcheggiata vicino
al Palazzo Comunale. Lo
stesso Belcastro, che è anche
il coordinatore provinciale
del Partito democratico, si è
detto certo che tale atto non
va legato all'azione amministrativa, ma forse ad una filosofia di azione del suo governo: «stiamo forzando chiosa il sindaco - sul principio di legalità e sul problema
della devianza giovanile».
Va ricordato che Belcastro
non solo si è impegnato affinché Cotronei si dotasse di
un regolamento di polizia
rurale ma nel mese di giugno aveva voluto un consiglio comunale aperto sul fenomeno del pascolo abusivo
che si tenne in località Rivioti, dove i proprietari dei terreni da anni subivano la violenza di alcuni allevatori.
Una scelta, quella della loca- presenza di disordine nel
tion, da parte di Belcastro mondo dei giovani, nello
che andava nella direzione specifico di alcool e droga
di schierarsi, chiaramente e che stanno interessando Cosenza indugi, dalla parte dei tronei. Un' intimidazione
cittadini, degli agricoltori e che ha turbato Belcastro che
della legalità. Però Belca- è convinto di «non poterla
stro non pensa di collegare chiamare bravata di ragazl'atto intimidatorio solo alle zini e né un'operazione singola dal moquestioni lemento che le
gate al pascolo
ruote bucate
spiegando che
non
erano
«il tema della
quelle
lato
legalità nei lamarciapiede,
vori del convema
bensì
gno è stato afquelle
lato
frontato
in
strada dove
termini laici e
qualcuno si è
dando una fofermato votografia precilontariamensa di quelle
te». Così coche è la realme lo stesso
tà». «Quando
primo cittaabbiamo pardino parla di “
lato di pascolo
imprudenza”
abusivo - con- Nicola Belcastro
da parte di
tinua Belcastro - lo abbiamo fatto in ter- chi ha compiuto il gesto vimini del “diciamo la verità”, sto l'orario ( tra le 20.00 e le
dando atto al fatto che si era 21) e visto il luogo, la centraavviato un percorso finaliz- lissima via Vallone delle Pezato alla soluzione del pro- re dove ci sono tanti residenblema; prospettiva di solu- ti. Belcastro ha apprezzato
zioni che non avevamo la solidarietà del prefetto di
quando abbiamo parlato di Crotone dal quale si è recato
legalità a Cotronei in manie- ieri mattina.
Tantissimi gli attestati di
ra più complessiva». Infatti,
nel corso di quel convegno, solidarietà. Ieri hanno inviaBelcastro non solo aveva to messaggi il sindaco di
parlato di illegalità che pro- Crotone, Peppino Vallone, il
lifera dove non c'è prospetti- presidente della Provincia,
va di lavoro, ma anche della Stano Zurlo, le segreterie
cittadine di Cotronei del Pd,
del Pdl e del Prc, la Compagnia dei democratici, Confartigianato, Confcommercio, il capogruppo del Pd al
Comune di Crotone, Sergio
Contarino, i giovani democratici della Calabria, di Crotone e di Carfizzi, il parlamentare del Pd Nicodemo
Oliverio, il presidente del
consiglio comunale di Crotone, Peppino vallone, la federazione provinciale del
Pd, il coordinatore provinciale del Pdl, Umberto Lorecchio, il capogruppo del Pd alla Provincia, Ubaldo Schifino, l’Idv di Crotone, Franco
Barretta, segretario provinciale della Sel, il sindaco di
Lamezia, Gianni Speranza,
il coordinatore provinciale
del Pd di Catanzaro, pasquale Mancuso, l’assessore comunale di Crotone Claudio
Liotti, Ferenc Macrì della direzione nazionale dei Gd.
Intanto, ieri sera, a Cotronei, nella sede del Pd, si è
svolta una partecipata riunione con amministratori
locali e segretari di circolo
per manifestare vicinanza a
Belcastro. Nel corso dell’incontro è stato ribadito che la
comunità di Cotronei è tranquilla e che se è successo l’inquietante episodio intimidatorio è perché Belcastro ha
toccato interessi di gruppi
nascenti.
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Crotone
dal POLLINO
allo STRETTO
Marlane, processo al via ma lento
calabria
ora
SABATO 29 ottobre 2011 PAGINA 7
Nulla di fatto in aula. Tredici anni dopo si parte con il rinvio dell’udienza
parto finissaggio dal 1986 alla te Lanerossi e Marzotto dal
PAOLA (CS)
data di chiusura dello stabili- 1988 al 1993; Fugazzola, ammento, 4 aprile 2004; Panico ministratore Marzotto dal
Se da un lato il processo Ma(deceduto), responsabile dello 1993 1995; De Jeagher, ammirane ieri mattina è finalmente
stabilimento dal 1988 al 1996, nistratore dal 1996 al 1997;
partito, dall’altro l’entusiasmo
avrebbero omesso di adottare Storer, consigliere delegato
è stato frenato dal fatto che il
gli accorgimenti organizzativi, Marzotto dal 1997 al 2001; Facollegio penale, dopo una lunstrutturali e igienici necessari vrin, amministratore dal 2001
ga camera di consiglio (le noper contenere l’esposizione ad al 2004; Marzotto, presidente
tifiche da valutare erano circa
ammine aromatiche e metalli Lanerossi, avrebbero omesso
mille), si è visto costretto a ralpesanti, imposti dalla norma- di adottare i provvedimenti
lentare i lavori dell’udienza a
tiva prevenzionale specifica: necessari a garantire lo smalticausa di diverse irregolarità di
perseguire il più basso livello mento in sicurezza dei rifiuti
citazione da parte del responespositivo raggiungibile e di lavorazione oltre che alla visabile civile rilevati dagli avvol’adozione di misure precau- gilanza sulle modalità di smalcati della difesa. Da qui la dezionali, quali la manipolazio- timento. Avrebbero, secondo
cisione di permettere alle parne delle ammine aromatiche l’accusa, adibito il terreno
ti civili di notificare nuovain zona controllata, l’attività di adiacente la Marlane, a discamente gli atti. Un piccolo pasmonitoraggio ambientale, l’in- rica di rifiuti pericolosi riverso avanti, quindi, è stato fatto.
stallazione di impianti di aspi- sandovi e sotterrandovi fanghi
Per il resto si dovrà attendere
razione meccanica localizzati e materiali di risulta dell’attiviil prossimo appuntamento Il sit-in di alcuni parenti della vittima, ieri davanti al tribunale
ed il ricambio d’aria controlla- tà industriale di filatura, tessigiudiziario.
Il reato più pesante conte- bero cagionato la morte dei di- 1978 al 1980; Taricco, respon- dal 1987 al 1988 e quale re- ta, controlli sanitari periodici tura e tintoria, nonché matestato ai 14 imputati, lo ricor- pendenti dello stabilimento sabile della stabilimento dal sponsabile dello stabilimento e prove biologiche di contami- riale (amianto e lana di vetro)
proveniente dalle attività di ridiamo, è quello di omicidio tessile “Marlane”. In partico- 1980 al 1987; Priori, ammini- dal 1996 al 2002; Cristallino, nazione interna.
E ancora: Rausse, responsa- strutturazione della stabilicolposo di molti dipendenti, la lare: Lomonaco, responsabile stratore delegato della società responsabile del reparto tintocui morte è stata attribuita al- del reparto tintoria dal 1973 al Lanerossi Spa (già Marlane ria da 1989 al 2003; Comegna, bile dello stabilimento dal mento.
la presunta violazione delle 1988; Ferrari, responsabile Spa) dal 1980 al 1987; Benin- responsabile del reparto tinto- 2003 al 2004; Bosetti, consiSTEFANIA SAPIENZA
norme per la prevenzione de- dello stabilimento dall’anno casa, direttore di produzione ria dal 1981 al 1986 e del re- gliere delegato e vice [email protected]
gli infortuni sul lavoro (processo di lavorazione del tessuto
con uso di presunte sostanze
tale e ciò non dovrebbe far dorcancerogene). Le persone inmire sonni tranquilli a chi ha dedagate sono: Silvano Storer,
terminato le ulteriori lungaggini».
63 anni, Mogliano Veneto; AnLa Procura di Paola, lo ricordiatonio Favrin, 71 anni, Portomo, per i 14 imputati, ha ipotizzagruaro; Jean De Jaegher, 72
to i reati di omicidio colposo per
anni, Vicenza; Carlo Lomonala morte dei quaranta dipendenti
co, 63 anni, Praia a Mare; Attilio Rausse, 62 anni, Recoaro
PAOLA (CS) Il processo Mar- cesso farsa se non verrà meno il toria propedeutica all’ incidente ritenendo i decessi attribuibili alTerme; Lorenzo Bosetti, 70
lane resta ancorato alla fase ini- censurabile “modus operandi” di probatorio. La triste sequela di le condizioni di lavoro, all’inquianni, Valdagno; Bruno Taricziale. Ieri mattina, infatti, a causa qualche noto avvocato dell’offesa. vittime Marlane potrebbe non namento ambientale e all’esposico, 78 anni, Praia a Mare; Vindella irregolarità di diverse cita- E proprio a questi “Carneide” vo- aver fine, con buona pace di colo- zione a materiali tossici. Prima gli
cenzo Benincasa, 64 anni, Prazioni ad opera del responsabile ci- gliamo rammendare l’inconsi- ro che invocano il silenzio in no- operai lavoravano in reparti sepaia a Mare; Salvatore
vile, il collegio penale si stenza del loro percorso profes- me di un opinabile turismo già rati, poi la fabbrica si è trasformaCristallino, 61 anni, Saè visto costretto a rinvia- sionale, sottolineando che se compromesso in questa parte di ta in un unico ambiente con la
Ipotesi di reato
pri; Ivo Comegna, 58
re l’udienza per permet- qualche successo si è registrato Calabria. La magistratura deve far conseguenza che, come ha ricorcontestate
sono
anni, Praia a Mare;
tere alle parti in causa di il merito esclusivo è del sindaca- luce anche sul destino degl’innu- dato Alberto Cunto «i fumi delle
Giuseppe Ferrari, 76
porre rimedio alle notifi- to Slai Cobas e non di chi per cir- merevoli finanziamenti pubblici sostanze tossiche, lavorando il
omicidio colposo
anni, Arezzo; Lamberche risultate irregolari. ca un decennio ha remato contro erogati all’azienda praiese e alle tinto, venivano indiscriminatae inquinamento
Non cala, quindi, la rab- nonostante i proclami e il millan- eventuali complicità politiche o mente a contatto con tutti i lavoto Priori, 83 anni, Milaambientale
bia e l’amarezza dei pa- tato credito. E la storia continua, d’altro genere che hanno consen- ratori. Le sostanze chimiche cono; Pietro Marzotto, 72
renti delle vittime della nella quasi generale indifferenza. tito alla proprietà di operare per loranti scorrevano sulle parti moanni, Concordia SagitMarlane costituitisi, tra l’altro, L’udienza di ieri avrebbe - secon- anni nella quasi assoluta impuni- bili delle macchine producevano
taria; Ernesto Emilio Fugazzoparte civile nel processo in que- do Cunto - dovuto dare il “La” ad tà. Ma bisogna far presto - ha evi- polveri che si espandevano nella, 71 anni, Cassina Rizzardi.
un procedimento penale difficil- denziato ancora il coordinatore l'ambiente e venivano respirate,
stione.
Lomonaco, Taricco, Benin«Altro appuntamento, presso il mente comparabile nel nostro dello Slai Cobas - perché su mol- così come le polveri che si propacasa, Cristallino, Comegna,
Tribunale paolano, con quello che paese, e per numero di decessi e ti ricorrenti incombe la mannaia gavano quando si pulivano le
Ferrari e Priori, secondo l’acsi avvia a diventare – secondo Al- per numero di ammalati, volendo della prescrizione. Gli errori pro- macchine con l’aria compressa.
cusa, violando le disposizioni
berto Cunto, coordinatore dello trascurare il reato di truffa pur cedurali non hanno consentito fi- Senza nessun aspiratore».
in materia di prevenzione des. s.
Slai Cobas di Cosenza - un pro- considerato durante la fase istrut- nora l’avvio della fase dibattimengli infortuni sul lavoro, avreb-
L’ira dei parenti delle vittime
Il rappresentante dei Cobas denuncia: rischia d’essere una farsa
dalla prima
UNA STRAGE CHE RESTERÀ SENZA RISARCIMENTO: È GIUSTIZIA?
DI PIERO SANSONETTI
Da tredici anni va avanti la vicenda Marlane. Ma siamo
lontanissimi dalla conclusione. Ieri c'è stato un altro rinvio al
processo. Ormai è un'abitudine. Probabilmente nei prossimi
mesi assisteremo a ulteriori rinvii e il processo non si farà mai
e finirà tutto in prescrizione.
Eppure stiamo parlando di un reato gravissimo. A occhio
e croce si tratta di “strage”. Le vittime sono almeno quaranta, ma forse di più, forse un centinaio. Tutti morti per tumori o altre malattie provocate dalle condizioni di lavoro, negli
anni sessanta, e settanta e ottanta.
Gli imputati sono in parte manager, in parte personaggi
eccellenti, come Pietro Marzotto, che è uno dei maggiori e più
celebri imprenditori del Nord Italia. Se la caveranno tutti.
Ma non è questo il problema. Chi scrive non è mai andato
matto per le condanne, le manette, le punizioni. Pensa che le
pene non servano a risolvere i grandi problemi della nostra
società. Il problema qui è che nessuno verrà risarcito. E che
la nostra società, e anche il nostro sistema di “Opinione”, se
ne infischiano di un reato di questo genere, e cioè dello sfruttamento estremo dei lavoratori che giunge fino a mettere la
loro salute – e persino la loro vita – nel conto costo/benefici.
Quali sono i benefici? I profitti per i padroni della Marlane.
E i costi ? I costi sono i morti.
Il processo Marlane è uno dei più grandi scandali della
giustizia italiana. Ieri, dopo pochi mesi, si è concluso con una
condanna il processo contro il giovane Ciafik, ragazzo re-
sponsabile di un gravissimo omicidio colposo plurimo (sono
morte otto persone per colpa della sua imperizia e dissennatezza di guidatore). Perché il processo contro i responsabili di
una strage colposa ancor più grande (e dove la causa del delitto non è stata imperizia ma volontà di guadagno) deve durare dieci volte di più, venti volte di più, e concludersi con un
nulla di fatto? Perché le vittime e le famiglie delle vittime devono restare senza risarcimento?
In genere, quando si parla di necessità di riformare la giustizia, si pensa a Berlusconi. Machissenefrega di Berlusconi,
di Bocassini, di Ruby e del Bunga Bunga: il processo Marlane è una cosa seria. Anche se purtroppo si svolge in Calabria,
e dunque nel solito totale disinteresse dei giornali nazionali,
delle Tv e del mondo politico.
11
SABATO 29 ottobre 2011
D A L
CATANZARO
Sono state trovate numerose tracce di impronte digitali, ma su nessuna di queste è possibile effettuare una comparazione. In altri
termini, non sono utilizzabili i numerosi
frammenti di impronte digitali trovati su alcuni elementi raccolti nell’ambito dell’inchiesta sulle bombe fatte esplodere lo scorso anno contro la Procura generale di Reggio e
l’abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro, e sull’intimidazione al procuratore di Reggio, Giuseppe Pignatone, con un
bazooka fatto trovare davanti la sede della
Dda reggina. A questa conclusione sono giunti i periti nominati dal gip di Catanzaro, Assunta Maiore, che ieri ha acquisito gli esiti degli accertamenti tecnici nel corso dell’incidente probatorio. I periti,
Non è stata
inoltre, non
trovata alcuna
hanno trovato nessuna traccia biologica
traccia bioloda cui estrarre
gica
dalla
il Dna
quale si possa estrarre il
Dna. Saranno invece acquisite nell’udienza
dell’1 dicembre gli esiti delle perizie sui filmati relativi alla bomba alla Procura generale.
Nell’ambito dell’inchiesta sulle intimidazioni ai magistrati reggini nei mesi scorsi sono state arrestate quattro persone, ritenute
mandanti ed esecutori della strategia della
tensione. L’inchiesta ha avuto un impulso decisivo dalle dichiarazioni del boss pentito Antonino Lo Giudice, che si è autoaccusato di
essere il mandante ed ha chiamato in causa il
fratello Luciano ed altre due persone: Antonio Cortese, ritenuto l’esperto di esplosivo
della storica cosca reggina, e Vincenzo Puntorieri, legato allo stesso Cortese, accusati dell’esecuzione materiale dell’attentato.
Le perizie riguarderanno alcuni capi d’abbigliamento trovati a casa di Cortese e Punto-
P O L L I N O
S T R E T T O
Bombe di Reggio
Nessuna verità
dalle impronte
Per i periti le tracce non sono utilizzabili
In corso altre analisi sui resti degli ordigni
L’entrata della Procura di Reggio subito dopo l’attentato del gennaio 2010
rieri che, secondo l’accusa, sarebbero compatibili con quelli indossati dai due attentatori
ripresi da una telecamera al momento di si-
Sequestrate cinque pale
del parco eolico di Caraffa
CATANZARO Cinque delle tredici pale del parco eolico
di Caraffa sono state sequestrate ieri dalla guardia di finanza nell’ambito di una inchiesta che vede indagate
quattro persone. Il provvedimento di sequestro è stato
emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catanzaro, Livio Sabatini,
che ha accolto la richiesta del
sostituto procuratore Carlo
Villani. Per i reati di abuso e
falso sono indagati Giuseppe
A L L O
calabria
Ferraro, 62 anni, e Carmelo
Misiti, 38 anni, ex funzionari
del dipartimento delle Attività
produttive della Regione Calabria. Per il reato di abuso edilizio sono invece sottoposti ad
indagine il legale rappresentante della Ivpc Power4, Gianpietro Sanseverino, ed il legale rappresentante della Ivpc
Power3, Oreste Vigorito.
L’accusa sostiene che le cinque pale eoliche sono state costruite senza rispettare la distanza di 500 metri dalle abi-
tazioni. Durante la conferenza
di servizio sarebbe stata concessa l’autorizzazione alla costruzione degli impianti nonostante il parere contrario del
Comune di Caraffa. Dopo l’inizio dei lavori per la costruzione delle pale eoliche i proprietari delle abitazioni hanno presentato una denuncia alla Procura della Repubblica che ha
avviato le indagini. Due dirigenti della Regione Calabria
hanno ricevuto l’avviso di conclusione indagini in relazione
stemare l’ordigno lasciato davanti la Procura
generale. Da analizzare anche i resti delle
bombe fatte esplodere in via Cimino e in via
alla realizzazione di un parco
eolico nel territorio dei comuni di Caraffa, Marcellinara e
Settingiano, nel Catanzarese.
L’inchiesta era stata aperta nel
2006 e dopo essere passata da
vari magistrati è arrivata al pm
Carlo Villani che ha emesso gli
avvisi di conclusione indagine.
Il parco è stato inaugurato
nel novembre del 2008. Sono
tanti e diversi i parchi sorti in
Calabria. Ed è per questo che
il sostituto procuratore titolare del fascicolo sull’affaire eolico, Carlo Villani, ha iniziato
a spulciare tra tutte le concessioni rilasciate ad oggi e che
hanno portato alla nascita di
pale eoliche nel territorio calabrese. Si parte dalla provincia di Catanzaro, per arrivare a
ora
Rosselli, oltre al bazooka fatto ritrovare su un
marciapiede, nascosto sotto un vecchio materasso abbandonato ai margini di una strada
utilizzata dagli uomini del pool antimafia nei
loro spostamenti da e per gli uffici giudiziari
ospitati al Cedir, il centro direzionale della
città. Accertamenti saranno compiuti anche
sulla cabina telefonica dalla quale Cortese, secondo l’accusa, ha avvertito il 113 della presenza del lanciamissili, e sulla registrazione
della telefonata per avere la certezza che a
chiamare sia stato proprio il presunto artificiere della cosca, l’uomo indicato dal boss
pentito Antonino Lo Giudice, (difeso dall’avvocato Aldo Casalinuovo, che risponde come
presunto istigatore dei due attentati, perché
all’epoca dei fatti era detenuto) come esecutore materiale delle gravissime intimidazioni
ai magistrati
reggini. CorL’inchiesta
tese e Puntosugli attentati
rieri saranno
e le intimidazioni sottoposti
anche a peria Di Landro
zia antropoe Pignatone
metrica per
confrontare i
dati ottenuti dall’esame del filmato registrato dalla telecamera dell'impianto di videosorveglianza sistemata all’esterno della Procura
generale. L’incidente probatorio concerne anche il ciclomotore Honda SH300 sequestrato ad uno degli arrestati e dello stesso modello di quello che si vede nel video dell’attentato alla Procura generale. Alla stessa perizia
sarà sottoposto un ciclomotore identico che
era stato sequestrato in una fase precedente
dell’inchiesta, antecedente alle dichiarazioni
di Lo Giudice, e che vedeva coinvolti, come
presunti autori, esponenti della cosca Serraino di Reggio Calabria finita nel mirino della
Dda della città dello Stretto con l'operazione
“Epilogo”.
GABRIELLA PASSARIELLO
[email protected]
Cosenza, passando dal Crotonese.
L’inchiesta della Procura di
Catanzaro che punta a verifi-
care il presunto pagamento di
una tangente di due milioni e
400mila euro per le linee guida della Regione Calabria per
la costruzione di parchi eolici è
stata suddivisa in vari tronconi. Questo perché riguarda la
realizzazione di impianti in
provincia di Cosenza, Crotone, Catanzaro e Vibo Valentia.
La competenza della Procura
di Catanzaro nelle indagini,
avviate negli anni scorsi dalla
Procura di Paola (Cs) e poi
passate a Cosenza, è determinata dal presunto coinvolgimento di ex amministratori
regionali della passata giunta
di centrosinistra, oltre che di
presunti faccendieri ed imprenditori.
ga. pa.
MAMMOLA
MAMMOLA (RC) «Esito negativo». Al
telefono, la voce dell’operatore del centralino dei vigili del fuoco di Siderno non dà buone notizie. La signora Maria Rosa Sità è irrintracciabile. Non si trova. È dispersa nelle
campagne di Mammola, alle pendici del
monte Limina. La località è Filandro-Calavacia, a nord del paese, in direzione della provinciale che sale verso i costoni pre-aspromontani. L’anziana donna, che di anni ne ha
83 e soffre della sindrome di Alzheimer, è
scomparsa l’altro ieri pomeriggio mentre si
trovava in compagnia della figlia Giovanna e
dei nipoti. Era una giornata tranquilla, come
tante altre, trascorsa all’ombra dei castagni
vicino alla casa rustica di proprietà della famiglia. La cronaca dei fatti, secondo fonti della polizia municipale mammolese, vuole che
Nessuna traccia di nonna Rosina
Era in campagna con figlia e nipoti
Giovanna e i suoi bambini avrebbero perso di
vista l’ottantatreenne per pochi minuti mentre stavano raccogliendo castagne. È bastato
poco e quando si sono voltati verso la nonnina era già tardi. Lei non c’era. All’inizio, senza chiedere aiuto, hanno avviato le ricerche
da soli, ma giunta la sera hanno allertato i
carabinieri. Gli uomini dell’Arma hanno poi
chiamato il distaccamento sidernese del comando provinciale dei vigili del fuoco di Reggio Calabria. Dalla serata di ieri e per tutta la
notte, dunque, sul posto sono in azione gli
uomini del comandante Franculli che ha impegnato dieci uomini tra squadra terrestre
della squadra di Siderno, del Nucleo speleo
alpino fluviale e anche quelli del Nucleo cinofilo provinciale. Le forze in campo assicurano che stanno «battendo palmo a palmo la
zona interessata, trovando non poche difficoltà, a causa dell’impervietà dei luoghi». Ormai sono trascorse 48 ore e il pensiero va ai
dirupi e agli animali selvatici che popolano il
territorio boschivo. L’ipotesi più accreditata
al momento è che la donna, fuori dagli sguardi dei famigliari, si sia allontanata e, viste le
sue condizioni di salute, abbia perso l’orientamento, incapace di tornare sui suoi passi e
di ritrovare la via di casa. Secondo fonti vicine all’ambiente domestico di nonna Rosina,
in passato l’anziana aveva già avuto esperienze di disorientamento in paese, ma la situazione era fin da subito rientrata. Cosa diversa, invece, in un’area di aperta campagna dove è più difficile trovare dei punti di riferimento, con la bussola biologica che trova
grosse difficoltà a funzionare come si deve.
Non resta che attendere le prossime ore e
confidare nella felice resa delle operazioni di
ricerca.
Angelo Nizza
14
SABATO 29 ottobre 2011
D A L
CATANZARO
Il tesseramento del Pdl calabrese vola. Iscrizioni a iosa.
Tutti i maggiorenti del partito
sono impegnati nella raccolta
delle adesioni. I singoli promotori cercano di portare i
pacchetti delle tessere direttamente in via dell’Umiltà, sede
nazionale del Pdl, per evitare
che altri mettano la propria
etichetta sul tesseramento.
Mentre il segretario Angelino
Alfano sorveglia su tutto, i veri decisori, ovvero i detentori
della pancia del partito, sono
i capi e i vice capi dei gruppi
parlamentari. Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri,
Gaetano Quagliarello e Massimo Corsaro. Sono loro che
hanno il controllo del partito
sui territori. E non si pestano
i piedi, anche se poi capita che
nel reggino il cicchettiano Nino Foti deve vedersela con il
gasparriano Giuseppe Scopelliti.
Intanto, la sentenza della
Corte costituzionale sull’incompatibilità tra le cariche di
sindaco e di parlamentare è
allo studio della cabina di regia perché tocca equilibri delicati. Un esempio, per intenderci. Il senatore Raffaele
Stancanelli, nonché sindaco
di Catania, nel caso volesse
(dovesse) restare primo cittadino lascerebbe il campo a Nino Strano del Fli, cioè finiano.
Fumo negli occhi per il Pdl.
Diverso è il caso di Michele
Traversa – i bene informati
sostengono, senza prove, che
l’interessato avrebbe in corso
P O L L I N O
calabria
A L L O
S T R E T T O
Tesseramento Pdl
In Calabria
numeri da record
I big del partito a caccia d’adesioni
Nel reggino Foti
dovrà cercare
di non pestare
i piedi
al governatore
L’invito a tesserarsi sul sito del Pdl
un’interlocuzione con Roma
affinché egli possa ricevere un
qualche riconoscimento politico – dicevamo: se Traversa
resta sindaco gli subentra Luigi Fedele. Il quale – sempre
secondo taluni boatos – accetterebbe provvisoriamente il
seggio, salvo poi a rinunciare
in favore dell’aennino Francesco Grillo, molto vicino a Scopelliti. Fedele farebbe come
fece Giovanni Dima che si dimise da consigliere regionale
l’ultimo giorno utile, lasciando il posto a Gabriele Limido,
vicino alla Destra di Storace.
Chi ieri è andato in vetrina
è il vice ministro Aurelio Misiti che si è imbattuto in una situazione paradossale. Al punto da ricevere una reprimenda
da parte del suo ministro Altero Matteoli in occasione del
voto di giovedì alla Camera
dove è passato un emendamento di Idv nel quale si sono
sottratti risorse per la costruzione del Ponte sullo Stretto.
Misiti si è impapocchiato. Ma
i paradossi sono stati due.
Uno riguarda appunto lo
stesso Misiti che mai avrebbe
potuto votare contro il Ponte
polemiche in riva allo stretto
La Ecomafie: nessuna
omissione nella relazione
CATANZARO «È grave e soprattutto è
falso affermare che nella Relazione sulla Calabria elaborata dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo
dei rifiuti siano stati “occultati” i rapporti tra
’ndrangheta e amministratori locali responsabili dell’affidamento di appalti nel territorio di Reggio
Calabria». È quanto sottolinea in una nota la Commissione presieduta da Gaetano
Pecorella (nella foto) in risposta alle dichiarazioni di alcuni consiglieri regionali del
Pdl. «Ad ogni buon conto prosegue la nota - gli uffici
della Commissione d’inchiesta stanno provvedendo a inviare alla Presidenza del Consiglio della Regione Calabria
copia della relazione approvata all’unanimità dalla Commissione nella
seduta dello scorso 19 maggio, fatta propria
dalla Camera, con una mozione approvata
sempre all’unanimità, nella seduta del 23 giugno. «La Relazione è stata inoltre presentata
a Crotone - si afferma ancora nel comunicato - lo scorso 18 ottobre alla presenza, tra gli
altri, del procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone. Sarà inoltre cura degli uffici della Commissione evidenziare tutti i passaggi relativi alle modalità
di infiltrazione mafiosa negli appalti del settore, sfuggiti ad una lettura, evidentemente
poco attenta, della Relazione in questione».
Sulla questione è intervenuto anche il senatore Gennaro Coronella, capogruppo del Pdl
nella Commissione di Inchiesta sui Rifiuti,
che ha chiarito «l’equivoco in
cui sono incorsi i consiglieri
regionali del Pdl calabresi,
che hanno confuso la risoluzione pubblicata dalla Camera dei Deputati con la relazione pubblicata dalla Commissione e presentata a Crotone
il 18 ottobre scorso».
Sempre ieri i consiglieri comunali di Reggio Calabria del
Pdl hanno inoltrato un nuovo
invito a «chiarire quanto
emerso dalla relazione» e a
«spiegare ai cittadini come
Reggio è stata amministrata». «Siamo convinti - hanno dichiarato in una nota congiunta - che chi da anni calunnia e offende i suoi
avversari politici debba invece pensare a giustificare le proprie azioni quando queste hanno rilevanza penale». Perché, conclude la nota, quello che emerge dalla relazione «è uno
spaccato preoccupante che, se confermato,
risulterebbe gravissimo per i soggetti in questione non solo sul piano politico ma soprattutto su quello morale».
perché ricopre la carica di vice ministro alle Infrastrutture
proprio per assecondare la
realizzazione del manufatto.
Il secondo paradosso è che
Antonio Di Pietro, quando era
ministro ai Lavori pubblici del
governo Prodi, impedì che venisse liquidata la società Stretto di Messina per non pagare
– si giustificò allora Tonino –
le penali. Che saranno ugualmente pagate se l’opera non
sarà costruita.
Altro qui pro quo rinveniente dal pianeta azzurro calabrese lo ha segnalato ieri il
notista Claudio Tito laddove
ha notato che l’onorevole Ida
D’Ippolito non frequenterebbe più l’aula parlamentare da
quando Berlusconi ha promosso sottosegertario Pino
Galati. Entrambi lametini.
BRUNO GEMELLI
[email protected]
ora
alleanze elettorali
L’Adc a Scopelliti:
non esiste solo l’Udc
CATANZARO Alleanza zione ma di tutta la politica
di centro prosegue il suo ra- italiana. Su Berlusconi, Piodicamento sul territorio. Ie- nati è laconico: «Continuiari il segretario nazionale di mo ad appoggiarlo, ma ha
Adc Francesco Pionati è sta- perso tempo. Già da gennato a Reggio Calabria per be- io Adc gli ha chiesto quelle
nedire la nomina di Vanna riforme che adesso sta apMazzitelli commissario pro- prontando in pochi giorni e
vinciale e membro della se- solo dopo le pressioni delgreteria nazionale del parti- l’Europa».
Forse galvanizzati dalla
to. “Stellette” anche per Pasquale Romeo che diviene presenza del leader nazionaresponsabile nazionale del li, gli esponenti calabresi di
dipartimento cultura del- Adc hanno rivolto un appello a Scopelliti. «Il presidenl’Adc.
«Dopo lo straordinario te Scopelliti dovrà tenere
conto ansuccesso alche di Allele regionali
Ieri Pionati
anza
di
in Molise
era
a
Reggio
centro in
dove Adc
Calabria
se
ha sfiorato
per benedire
vuole creail 7% - ha
la nomina
re una coadetto Frandella Mazzitelli lizione in
cesco Piogrado di
nati – il
partito continua a crescere vincere le prossime sfide
e a radicarsi su tutto il terri- elettorali – ha detto il retorio nazionale e punta mol- sponsabile regionale orgato sulla Calabria dove ha già nizzativo del partito, Maxiottenuto alle scorse ammi- miliano Granata -. Si dovrà
nistrative dei risultati lusin- tenere presente, in particoghieri a Cosenza, a Catanza- lare, che non esiste solo
ro e a Taurianova». Adc di- l’Udc in Calabria, ma che
fende il bipolarismo e il cen- per vincere le elezioni c’è bitrodestra, ma punta a rap- sogno di una nuova coaliziopresentare una forza di au- ne dove la presenza dell’Adc,
tentico rinnovamento non può essere determinante».
solo nell’ambito della coaliRiccardo Tripepi
cambio al vertice
Anci, fumata nera
Slitta tutto a dicembre
CATANZARO Si è riunita ieri a Lame- Scopelliti e Musi per assegnare la presizia Terme l’assemblea regionale dell’Anci denza dell’Anci ad Arena e la presidenza
dell’Upi Calabria a Mario
per eleggere il nuovo presiOliverio (o a Francesco De
dente in sostituzione di SalNisi). Un accordo che fece
vatore Perugini che rimane
infuriare molti sindaci perpresidente pro tempore.
ché l’intesa, ancorché spenUna riunione molto partedibile sul piano politico, apcipata se è vero che sono
pariva inaccettabile sul piastate segnalate 144 presenno formale perché queste
ze tra sindaci e voti delegacariche non sono della diti. La fumata è stata nera,
sponibilità della politica.
sicché è tutto slittato al 5 dicembre prossimo. A leggere
Nell’Anci funziona così: una
testa un voto; un sindaco un
il documento interlocutorio
voto. E quell’accordo testi– che ha ricevuto solo quatmoniò – a detta di molti
tro voti contrari – è stato il
sindaco di Reggio Calabria
sindaci – il caos presente
nel Pd. E le dimissioni di
Demetrio Arena, candidato
Musi ora hanno resettato
in pectore per la presiden- Demetrio Arena
tutto, compreso il citato
za. Il documento sottoscrit“baratto”. Adesso si ricoto ha assegnato all’avvoca- Con le dimissioni
mincia d’accapo. Mentre il
to Perugini il compito di
di Musi salta
Pdl è tutto proiettato su
promuovere un tavolo poliil “baratto”
Arena - anche se un eventico che, in sinergia con i
tuale scelta di Traversa per
sindaci medesimi, trovi un
siglato
restare sindaco di Catanzaaccordo unitario. Come è
con
Scopelliti
ro potrebbe in ipotesi riacostume storico dell’Anci
prire i giochi - , nel Pd si
Calabria.
Bisogna ricordare, per ricollocare la vi- sta cercando di far confluire tutti i voti del
cenda nel suo giusto alveo, che, nella pre- centrosinistra sul sindaco di Crotone Pepcedente riunione del 14 settembre, si svi- pino Vallone.
br. gem.
luppò una sorta di “baratto” politico tra
15
SABATO 29 ottobre 2011
D A L
P O L L I N O
A L L O
calabria
S T R E T T O
ora
finanziamenti per il sud
ROMA Il ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione
territoriale, Raffaele Fitto, ha convocato per giovedì 3 novembre alle
ore 10, presso il ministero, un incontro con i presidenti di Abruzzo,
Gianni Chiodi, Basilicata, Vito de
Filippo, Calabria, Giuseppe Scopelliti, Campania, Stefano Caldoro,
Molise, Michele Iorio, Puglia, Nichi
Vendola e Sicilia, Raffaele Lombardo. Ne dà notizia in una nota lo stesso ministero. La convocazione fa seguito alla richiesta dei governatori
di un incontro “urgente” con il ministro Fitto, per avere dei chiari-
Fondi Por, Fitto incontrerà i governatori
Il ministro svelerà gli indirizzi dell’esecutivo. Tramonti (Csil): occasione importante
menti sugli indirizzi del governo in
merito ai fondi europei destinati al
Sud.
«Il riferimento alla revisione
strategica dei programmi comunitari contenuto nell’elenco degli impegni assunti dal governo nazionale nei confronti dell’Europa - hanno
detto Gianni Chiodi, Vito De Filippo, Giuseppe Scopelliti, Stefano
Caldoro, Michele Iorio, Nichi Ven-
dola e Raffaele Lombardo - desta
preoccupazione e solleva gravi dubbi circa il rischio di compressione
indebita delle prerogative istituzionali dei diversi livelli di governo e di
riduzione delle risorse complessivamente disponibili per le politiche
di coesione». L’ufficio stampa della giunta regionale della Basilicata
ha ricordato che «già nei giorni
scorsi i governatori del Sud aveva-
no preso posizione in maniera unanime sulla vicenda auspicando una
scelta di condivisione. Per questi
motivi le Regioni chiedono urgentemente al ministro per i Rapporti
con le Regioni un incontro perché
siano illustrati con chiarezza gli indirizzi del Governo e siano questi
condivisi preliminarmente all’adozione di qualsiasi decisione in merito a programmi la cui responsabi-
Ponte sullo Stretto
Il governo lo vuole
La Russa: la mozione vale quello che vale. Insorge l’Idv
COSENZA
Il governo non fa nessuna
marcia indietro sul ponte sullo Stretto. E anzi precisa che
«la mozione approvata giovedì dalla Camera non cancella la realizzazione» della
mega infrastruttura. «L’opera, infatti - rende noto l’ufficio stampa di Palazzo Chigi è solo in parte finanziata dall’intervento pubblico. L’onere
complessivo dell’infrastruttura prevede anche la partecipazione di capitale privato,
l’utilizzo di Fondi strutturali e
di altre fonti». In questo modo si chiude il cerchio sul
«malisteso» - per come lo ha
definito ieri il sindaco di Reggio Calabria, Demetrio Arena - intercorso giovedì tra il
vice ministro Aurelio Misiti e
il ministro Altero Matteoli.
Un malinteso che ha creato
una situazione paradossale
nella quale Misiti sarebbe andato contro la volontà dell’intero governo per essere infine
sconfessato lapidariamente
dal titolare del dicastero:
«Evidentemente - le parole di
Matteoli - il vice ministro Misiti ha espresso un parere a
titolo personale, che non corrisponde a quanro pensa il
governo né, tantomeno, il
sottoscritto».
Ma ieri è stato il ministro
della Difesa Ignazio La Russa
a svelare ancor meglio la strategia politica attuata giovedì
dal governo, che ha votato
positivamente la mozione
presentata dall’Italia dei valori solo ed esclusivamente
per non andare nuovamente
già alla Camera. «La mozione
approvata giovedì - dice infatti il ministro - non dice che
non si farà il ponte sullo
Stretto di Messina», ma che il
governo «eventualmente»
può sopprimere i finanziamenti per l’opera, «ma posso
assicurare che non lo farà».
«Una mozione - ha continuato La Russa - non si nega a
nessuno, ma vale per quello
che vale. Ed io dico che il go-
verno non sottrarrà niente zie alla nostra iniziativa in
dai fondi destinati al ponte». Parlamento, ci dà l’opportuImmediata la replica del se- nità di riflettere sull’uso sconnatore Stefano Modica del- siderato del danaro pubblico.
l’Idv che bolla come «un’usci- E ci restituisce un protagonita farneticante» la dichiara- smo che dobbiamo attivare
zione del ministro La Russa fin dal subito, attraverso ini«che minimizza la mozione ziative pubbliche concrete e
che rappresenta la maggio- partecipate».
Dunque, da ieri c’è la quaranza del parlamento che l’ha
sostenuta». «Se continua a si certezza che il miliardo e
770 milioni
sostenere
di euro di
che il govermobilitare
fondi pubblino decide e
ci, di cui 470
non il Parlai cittadini
milioni per il
mento - miSe
il
ministro
solo
anno
naccia Modica - vorrà di- continua a sostenere 2012 quale
contributo ad
re che riche il governo decide Anas spa per
sponderemo
la sottoscricon milioni e non il Parlamento
zione e l’esedi firme che risponderemo
cuzione di
diranno al
aumenti di
ministro che con milioni
capitale della
la Sicilia co- di firme
società Stretme la Calato di Messina
bria vogliono
strade e ferrovie, lavoro e am- spa, non saranno più dirottabiente». Un monito ripreso ti sul trasporto pubblico locaanche dai consiglieri regiona- le (così come impegnava la
li calabresi dell’Idv, Emilio mozione dell’Idv) ma sarà
De Masi, Giuseppe Giordano utilizzato come meglio aggrae Mimmo Talarico: «I cala- derà all’esecutivo. Con buobresi ed i siciliani non hanno na pace di chi, ieri, aveva vibisogno di infrastrutture inu- sto finalmente uno spiraglio
tili, che collegherebbero due di buon senso nell’azione del
deserti - hanno dichiarato -. governo.
Avere accantonato il progetDOMENICO MICELI
to del ponte sullo Stretto, [email protected]
Ecopellets, riapertura vicina
ROSSANO (CS) Ha preso il via
ufficialmente la serie di step interlocutori finalizzati al risanamento burocratico della Ecopellets di Cropalati (Cs). Il primo incontro si è tenuto
ieri mattina a Cosenza, presso il Di- praggiunto impegno del consulente
partimento provinciale di urbanisti- comunale, la riunione è stata sospeca, dove i tecnici dello stesso ente, sa e riprenderà il prossimo lunedì
quelli nominati dall’azienda e il con- mattina, giorno in cui si darà un’accesulente incaricato dal Comune cro- lerata all’iter procedurale. Non fosse
altro per le urgenze
palatese hanno gete le scadenze che
tato le basi per defiSono oltre 150
hanno i lavoratori
nire la pratica che
gli
operai
che ruotano intorno
autorizzi la riapertuall’azienda.
ra della fabbrica.
che hanno
Un indotto di oltre
Una sola ora, dalle 9
rischiato di
alle 10, breve ma in150 operai: circa 25
perdere il lavoro collegati direttatensa durante la
quale le parti intermente all’azienda, di
venute (erano presenti anche il sinda- cui 18 addetti ai macchinari e 7 autico Fabrizio Grillo e il segretario com- sti. Più un altro centinaio che si occuprensoriale della Cgil Area urbana, pa del taglio del legname, contrattuaVincenzo Casciaro) hanno “sondato” lizzato con società collaterali. La magla documentazione e, soprattutto, la gior parte sono persone che hanno
ferma volontà di riuscire a mettere a già famiglia e per le quali questo lavoposto nel più breve tempo possibile la ro vuol dire tanto. Forse tutto, dal
questione. Tuttavia, a causa di un so- momento che rappresenta l’unica en-
Ieri il primo incontro a Cosenza. I lavoratori: fare in fretta
Alcuni dei lavoratori della Ecopellets di Cropalati
trata.
Da giovedì sera i lavoratori sono
rientrati a casa dopo giorni di occupa-
lità di gestione ricade nelle competenze regionali».
Secondo il segretario generale
Cisl Calabria «è necessario indirizzare i fondi del Por Calabria 20072013 su pochi ma chiari obiettivi,
quali investimenti, infrastrutture e
lavoro perché si tratta di un’occasione da non perdere». «Se si dovesse perdere la scommessa del
Por - ha concluso Tramonti - perderebbe l’intera Calabria compromettendo di fatto le stesse prospettive di crescita e di sviluppo
della nostra regione».
r. r.
zione e sit in sulla 106. Avevano deciso che lo avrebbero fatto solo nel caso in cui avessero visto con i loro oc-
chi nero su bianco. Ma anche questa
volta è prevalso il buon senso (almeno da parte loro) e hanno ascoltato il
consiglio di colui che oggi viene definito «un amico», ovvero Vincenzo
Casciaro.
«Una mattinata strana è stata
quella di ieri - ci ha confidato uno dei
lavoratori -. Svegliarsi e pensare di
non poter andare a lavoro mi disturba. Quante volte invece prima ho
pensato che avrei voluto dormire un
po’ di più. Oggi - ha aggiunto - non lo
penso, anzi. Non vedo l’ora, spero il
più presto possibile, di riprendere la
mia solita routine. Io, come tanti altri miei colleghi, ho bisogno di questo
lavoro, ho le rate del mutuo da pagare, i libri e i quaderni per la scuola dei
miei figli. Mi auguro davvero - ha
concluso l’operaio - che tutti si mettano una mano sulla coscienza e che
arrivino presto ad una soluzione. Non
vedo l’ora che aprano i cancelli di
quella fabbrica».
ALESSANDRO TROTTA
[email protected]
20
SABATO 29 ottobre 2011
calabria
ora
R E G G I O
Processo “Savana”
Il gup condanna tutti
VILLA SAN GIOVANNI
Era colpito da fermo
Arrestato dagli agenti
Gli imputati sono accusati di associazione mafiosa
Sono state sostanzialmente
accolte le richieste del sostituto procuratore Sara Ombra
nell’ambito del processo “Savana”. Ieri il gup di Reggio Calabria, Antonino Laganà ha
emesso il dispositivo di sentenza con cui ha condannato
Giovanni Morabito a 7 anni di
prigione, Dante Brancatisano
a 5 anni di reclusione, così come Rocco Falcomatà. Per
Giovanni Talia, invece, la condanna è di 2 anni di prigione
con pena sospesa. Tutti sono
accusati di associazione a delinquere di tipo mafioso. Il
processo trae origine dall’omonima operazione portata a termine tra il 1998 e il
1999 dalla Squadra Mobile di
Milano unitamente a quella di
Reggio Calabria e che disarticolò parte della cosca “Mora-
bito” di Africo, al cui vertice vi
era Giuseppe Morabito, alias
“tiradrittu”. In precedenza, alcuni imputati avevano optato
per il rito ordinario, e sono
stati assolti dai giudici d’appello di Milano, a seguito di
ben due sentenze d’annullamento della Cassazione, perché non veniva riconosciuta la
‘ndrangheta in Lombardia.
Così, partendo da questi
elementi, il pm Sara Ombra
ha sostenuto davanti al gup
Laganà la responsabilità degli
imputati contestando il reato
associativo nel luogo in cui si
sarebbe verificata l’attività di
direzione dell’associazione.
Sono state portate a sostegno
della tesi dell’accusa anche le
sentenze “Aspromonte” e “Ar-
monia”. Per questo al termine
della sua requisitoria, il pm
aveva presentato delle richieste che sono state quasi integralmente accolte dal gup nella sua sentenza. Di parere opposto le difese, rappresentate
dagli avvocati Managò, Moio,
Nobile e Santambrogio, i quali hanno sostenuto con forza
come la sentenza di Milano
comunque dimostrerebbe
l’innocenza degli imputati.
Tra l’altro, secondo la difesa,
mancherebbero proprio degli
elementi per far ricondurre
agli imputati la responsabilità
per associazione mafiosa.
Prospettazione evidentemente non condivisa dal gup che
ha accolto, invece, la tesi accusatoria condannando tutti
gli imputati.
Consolato Minniti
Nell’ambito dei servizi
straordinari di controllo del
territorio disposti dal Questore di Reggio Calabria Carmelo Casabona, giovedì,
personale della Polizia di
Stato del Commissariato di
Villa S.G., diretto dal vicequestore aggiunto Gregorio
Marchese, ha tratto in arresto L.F, 52 anni, pregiudicato, colpito da ordine per la
carcerazione emesso dalla
Procura della Repubblica di
Asti. Nei fatti, una volante
del Commissariato, durante
un posto di controllo, ha
proceduto al fermo di un
veicolo condotto dal soggetto arrestato che, a seguito
dei consueti accertamenti,
risultava colpito dal citato
provvedimento. L’arrestato,
espletate le formalità di rito,
è stato condotto presso la casa circondariale di Reggio
Calabria.
Inoltre, nella giornata del
26 ottobre scorso, personale del medesimo Commissariato, durante una perquisizione domiciliare finalizzata
alla ricerca di armi o munizionamento, ha deferito all’autorità giudiziaria, in stato di libertà, O.F., 29 anni,
responsabile di possesso illegale di munizionamento e
per omessa custodia di armi.
Gli studenti seguiranno Meta
“Conoscere è vincere”, il progetto prevede la presenza in tribunale
Un laboratorio innovativo
per far entrare in contatto il
mondo della scuola con quello della giustizia quello presentato ieri nei locali dell’ufficio scolastico provinciale di
Reggio Calabria. Il Museo
della ndrangheta, l’associazione Libera e l’ufficio scolastico, con l’adesione del tribunale di Reggio Calabria,
hanno infatti dato vita a “Conoscere è vincere”, il nuovo
percorso che porterà numerose scuole reggine a compiere una vera e propria pratica
quotidiana di legalità. «Il
progetto che presentiamo –
spiega Claudio La Camera,
responsabile del Museo della
ndrangheta – rientra nella
logica delle attività che da
tempo stiamo portando prio alle udienze di questo
avanti insieme a Libera e na- processo. Oltre alla dimensce dall’esigenza di fare da sione critica ne verrà fuori
cassa di risonanza a questo anche una di tipo emotivo altipo di attività, anche attra- le quali, attraverso delle rapverso la partecipazione della presentazioni concrete, sarà
dato risalto
scuola che
nelle fasi firappresenta
L’idea è
del proil nostro indel Museo della nali
getto. «Ci teterlocutore
privilegiato
niamo molto
’ndrangheta e
per i progetti
a questo perdell’associazione
di conoscencorso – affer“Libera”
za». “Conoma Salvatore
scere è vinceMafrici di Lire” nasce a seguito della co- bera – così come molto ci abstituzione di parte civile di Li- biamo tenuto, con tutto il
bera al processo “Meta” e gruppo dei legali di Libera
prevede la possibilità per gli Reggio Calabria e con il supstudenti, dopo un periodo porto dell’ufficio legale napreliminare di formazione zionale dell’associazione, a
nelle scuole, di assistere pro- essere parte nel processo
attività di prevenzione
Controlli del CfS
Elevati 27 verbali
Nelle ultime settimane è
stato dato un forte impulso
all’attività di prevenzione in
generale e controllo del territorio su tutta la provincia
di Reggio Calabria da parte
dei Reparti operativi del Cfs.
Nell’ambito di tali servizi sono stati effettuati da parte
del personale operante 537
controlli di polizia nel corso
dei quali sono stati identificati 729 soggetti e controllati 333 veicoli. Tale attività
di prevenzione ha portato
diverse contestazioni di natura amministrativa per un
totale complessivo di 76 ver-
bali. Tra gli altri sono stati
elevati 13 verbali inerenti la
legge sulla caccia, 24 il codice della strada che hanno
portato al fermo amministrativo di un autoveicolo ed
al ritiro di una carta di circolazione, 9 per la violazione
della normativa regionale
sugli incendi, 2 di polizia veterinaria per esercizio del
pascolo senza trasmissione
al sindaco del modello per la
transumanza, 11 per violazione sul vincolo idrogeologico. Le attività di controllo
proseguiranno nei prossimi
giorni.
“Meta”». «Abbiamo ritenuto
infatti – continua – che la nostra campagna dovesse fare
un salto di qualità ed entrare
in quella che è la sede preposta all’affermazione della verità e della giustizia, all’interno di un processo nel quale
sono contestati dei reati che
vanno a ledere le finalità statutarie di Libera».
Intervenuto alla presentazione anche il presidente del
tribunale di Reggio Calabria
Luciano Gerardis: «Il mio
ruolo qui – sottolinea – non
può che essere di giudice terzo e non può essere di supporto a nessuna delle parti
del processo, aderiamo infatti a questo progetto per quel
che riguarda la partecipazio-
scopo benefico
ra la disponibilità a dialogare
con le giovani generazioni
che sono quelle che realmente discutono di elementi basilari per far crescere le coscienze». «Dobbiamo costruire il futuro di questi giovani – conclude Geria –, renderli capaci di essere persone
responsabili e soprattutto libere, non condizionate dalla
mentalità della ndrangheta».
Katia Ferrara
il chiarimento della lida
Calendari della polizia
Ecco come acquistarli
Anche quest’anno, è possibile acquistare, a scopo benefico, il calendario da parete e da tavolo della Polizia
di Stato 2012, dal titolo “C’è
più sicurezza insieme”. Il costo previsto sarà di 8 euro
per la versione da parete e
di 6 euro per la versione da
tavolo ed il ricavo della vendita andrà a finanziare il
progetto dell’Unicef contro
la malnutrizione infantile
nel Camerun. Le prenotazioni dei cittadini saranno
accettate, entro le 14 del 16
novembre, esclusivamente
dall’Urp della Questura di
Reggio Calabria, previa esi-
ne dei ragazzi all’amministrazione della giustizia e
l’educazione alla legalità, affinché si contribuisca a un
processo culturale che faccia
progredire la città».
La parola infine al coordinatore dell’ambito territoriale provinciale Vincenzo Geria: «Oggi si dimostra di investire molto nel dialogo con
gli studenti e con la scuola,
vedo anche nella magistratu-
bizione della ricevuta di versamento effettuato sul conto corrente postale n.
745000, intestato a “Unicef
Comitato Italiano”, avendo
cura di indicare nella causale “Calendario della Polizia
di Stato 2012 per il progetto
Unicef nel Camerun”.
I calendari acquistati saranno consegnati dal predetto Ufficio Relazioni con
il Pubblico della Questura
che rimarrà comunque a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti al numero telefonico 0965/411539,
dal lunedì al sabato dalle 8
alle 14.
Cane bruciato a Pellaro?
No, disinfettanti errati
Nei giorni scorsi la Lida
aveva lanciato un appello al
fine di ottenere notizie utili,
poiché era stata diffusa la
notizia che a Pellaro un cane
era stato ustionato, in non
meglio precisate circostanze. Le voci che si erano rincorse su questo fatto avevano dato una visione preoccupante dell’evento. Puntuale è stata l’attività dell’Upgsp della Questura di
Reggio Calabria, che in poco
tempo ha condotto alla spiegazione della vicenda, ricollocando l’episodio nella sua
giusta cornice. Una donna di
origine straniera trovava al
cancello di casa un povero
cane affetto da gravi patologie, lo accoglieva ed a causa
della non informazione a riguardo, tentava di curare le
ferite con disinfettanti non
adeguati, provocando di fatto involontariamente un aggravamento della situazione. Altre donne volenterose,
viste le gravi condizioni del
cane, interessavano un veterinario il quale a titolo totalmente gratuito, anzi con
proprio dispendio, curava
lungamente con amore e dedizione il cane, il quale migliorava nettamente giungendo a felice guarigione.
21
SABATO 29 ottobre 2011
calabria
ora
R E G G I O
no carbone day
Il movimento contrario alla costruzione della centrale a
carbone a Saline Ioniche si
mobilita nuovamente in occasione del “No carbone day”
per continuare la battaglia
ambientalista. Ieri al Museum
Center i rappresentanti del
coordinamento hanno presentato il presidio di questa
mattina di fronte all’ex Sipi di
Saline a partire dalle 9.30
analizzando a tutto campo il
contesto della vicenda che sta
dietro la centrale e formulando a Repower una richiesta
netta: o fa uno sviluppo in linea con il nostro territorio o
vada via. Nodo fondamentale
è la natura dell'investimento
di Repower: pubblico o privato? Per il coordinamento è
pubblico. Marcus Keller del
movimento svizzero “Futuro
invece che carbone” chiarisce:
«Repower non è privata ma
appartiene all’85 per cento al
settore pubblico. Il primo 46
per cento delle azioni è del
Cantone dei Grigioni mentre
l'altro è di altre due ditte svizzere. Repower sta facendo un
progetto contro la volontà
delle regioni e la nostra popolazione non accetta di investire in un futuro sporco».
«Questo intervento si spaccia
per privato ma c'è un'autorizzazione in deroga del Gover-
Barillà incalza:
«Repower va
controcorrente»
Keller: «Forse ha forti interessi economici»
no», afferma Barillà, che stimola Keller: «Repower ha
detto che non può forzare la
decisione se le amministrazioni e popolazioni locali hanno espresso contrarietà al
carbone. Allora perché continuano?». «Ci saranno forti
interessi economici che non
conosciamo bene ma non
possiamo accettare che vadano a Saline quando è stato già
detto no», risponde Keller.
Quest'ultimo aggiunge anche
che in Italia ci sono tanti problemi con Repower come la
«frode scoperta 3-4 mesi fa e
il procedimento di antitrust
per il coordinamento illegittimo dei prezzi». «Gli interessi di Repower non sono legati al progresso del territorio di
Saline – incalza Barillà – in
quanto per trarre vantaggio
dagli investimenti dovrebbe
usare tecnologie arretrate».
Per il coordinamento, inoltre,
il consolato svizzero formalmente ha evidenziato il bisogno di creare le condizioni per
l'investimento e la Svizzera
«ha criticato l'Italia in quanto non rispetterebbe gli impegni sulle emissioni», dice Barillà. Il presidente dell'associazione Nemesis Franco Me-
duri solleva il problema della
produzione di bergamotto
che sarebbe messa in crisi
dalla centrale e chiede al governo regionale di focalizzare
l'attenzione sul porto di Saline «come punto d'ingresso
dell'area grecanica e della Città Metropolitana». Ed oggi
sarà presente alla manifestazione anche Assoberg. Il coordinamento, poi, invita Sei
ad aprire un confronto pubblico e chiede chiarezza agli
amministratori locali esprimendo una loro posizione
sull'investimento. «Occorre
un'assunzione di responsabi-
l’adesione all’evento
«Chiudere con una politica energetica vecchia e dannosa»
straccia della precisa «volontà espressa
in passato da Comuni, Provincia di Reggio, Regione Calabria e ministero per i
Beni culturali che hanno detto “no” al
progetto vanno respinti in ogni modo continua De Gaetano - Alla Sei e a chi oggi sta sostenendo il progetto evidente-
mente non importa che il carbone sia la
prima minaccia per il clima del pianeta
e non importa che Saline abbia già pagato un costo altissimo in termini di devastazione ambientale ad altri velleitari,
insostenibili progetti imprenditoriali».
Mentre la comunità internazionale
impone ai singoli Stati la robusta riduzione delle emissioni di Co2 e l’incremento delle energie alternative, infatti
«in Calabria cosa vogliono costruire?
Una centrale a carbone che ci regalerà
altri 7 milioni e mezzo di tonnellate di
Co2 l’anno. Una prospettiva assurda e
inaccettabile, rispetto alla quale continueremo a ribadire con forza la nostra
contrarietà, unendo la nostra voce a
quella dei cittadini e delle associazioni
riunite nel comitato per il “no” al carbone».
Antonella Pirrotta
l’adesione all’evento/2
Il movimento Mda sicuro: «Saremo presenti»
Il movimento Mda ha aderito con entusiasmo alla manifestazione a Saline:
«Contro l’uso - si legge nella nota - del
carbone per un lavoro degno, per contrastare i cambiamenti climatici e tutelare la salute dando la speranza al nostro futuro».
«Se sarà costruita a Saline la grandissima centrale del malefico carbone, giornalmente saranno bruciati 7.000/t. di
carbone e circa 15.000/t. di ossigeno.
Saranno prodotte circa 20.000/t. di anidride carbone e circa 50 miliardi di Kcal.
Giornalmente saranno disperso nel nostro cielo, minimo circa 2- due/t. di ceneri». «Ceneri leggere, volatili ultra super fini e nano-particelle, cancerogene e
radioattive, ricche di arsenico, piombo,
amido, mercurio, cromo e altri metalli
pesanti nocivi». «Ceneri ricche di zolfo,
cloro, di cui ossidi si formeranno le venefiche piogge acide, molto aggressive
delle vie respiratorie dell’uomo oltre che
perniciose per le piante». «Il caldo alido
del mega forno, inonderà sempre i polmoni ed il sangue di noi tutti, entro un
raggio di almeno cinquanta chilometri
da Saline Joniche». «I bambini prima
di nascere – viene sottolineato dal presidente del movimento Mda Larosa avranno un minore sviluppo dell’apparato, gli anziani per malattie per malattie polmonari andranno incontro a morti molto premature». «Ci saranno mol-
esistono ma non sono trasparenti - osserva - oppure, se
non ci sono, è lo stesso un grave problema». Il rappresentante di Legambiente ha anche ricordato i pareri discordanti alla costruzione della
centrale del Ministero dell'Ambiente (positivo) contrariamente a quello ai Beni culturali, che devono coincidere,
assieme alla posizione favorevole della Regione, che, invece, ha detto no. «Un'eventuale forzatura del decreto sarebbe quindi un fatto irresponsabile».
Alessandro Crupi
la manifestazione
De Gaetano: «Stop al progetto»
«Il futuro della Calabria, e dell’Italia,
non può essere il carbone: dobbiamo
chiudere con la vecchia e dannosa politica energetica italiana, frutto di interessi di lobby finanziarie, e pretendere che
si investa seriamente, una volta e per tutte, nelle energie alternative. Aderisco per
questo alla giornata di manifestazione
nazionale contro il carbone in programma oggi e al presidio di Saline Joniche
organizzato dal movimento “No carbone calabrese”».
Lo annuncia in una nota stampa il
consigliere regionale Nino De Gaetano.
«Lo andiamo ripetendo da anni: per
l’area di Saline Joniche, dove la Sei vorrebbe impiantare una centrale a carbone, serve un grande progetto di sviluppo
turistico che parta proprio dalla bonifica e riqualificazione del sito dell’ex Liquichimica». I tentativi di fare carta
lità», sostiene Barillà. Sulla
mancanza di dialogo con Sei,
Beatrice Barillaro del Wwf
Calabria fa notare al coordinamento che Sei, in passato,
aveva inviato una serie di inviti ai movimenti ambientalisti. «L'invito ha avuto due risposte dalle associazioni», risponde Barillà, «con le valutazioni di impatto ambientale
e affermando pubblicamente
che non vogliamo incontri
privati ma pubblici nelle sedi
istituzionali». E ricorda che i
sindaci dell'area hanno evidenziato che «non ci sono
rapporti con Repower». «O
te più case di cura e ospedali, affollati di
malati e dei loro cari. Lunghe file di pazienti con tumori sempre più presenti».
Le farmacie venderanno molti più farmaci, moderni, ricercati, cari e potenti,
per poter salvare la vita dei degenti trattenuta sempre più a stento con i denti.
«Gli alberi moriranno, i frutti e le verdure non saranno più commestibili.” “Il
bergamotto, simbolo della nostra zona
sarà per sempre sterminato. Questo sarà – si legge in conclusione della nota
del massimo dirigente del Mda, certamente senza esagerare certamente il nostro spaventoso grigio mondo di domani»
Vladimir Nucera
“Fermiamo il carbone”
Mobilitazione nazionale
Contro l’uso del carbone, tro ogni strategia di riduche inquina, minaccia gra- zione delle emissioni di
vemente la salute dei citta- anidride carbonica, contro
dini, uccide il clima e co- la salute, lo sviluppo del
stringe i lavoratori del com- territorio dell’agricoltura,
parto energetico a un futu- del turismo e della pesca e
ro fatto solo di precarietà, contro l’occupazione, poioggi le 35 associazioni del- ché, rispetto al settore inla coalizione “Fermiamo il novativo e in crescita delle
carbone” organizzano una fonti rinnovabili, rappremanifestazione nel Polesi- senta una scelta energetica
ne ad Adria contro la ricon- ormai obsoleta.
versione della centrale di
Con i recenti referendum
Porto Tolle, e presidi a Sa- oltre 26 milioni di italiani
line Jonihanno riche,
La
vendicato
«Rifiutare
Spezia, Vail diritto di
tutti
insieme
la
do Ligure e
decidere
Brindisi.
contrapposizione del proprio
Il goverun
tra lavoro, salute futuro:
no ha decifuturo di
e ambiente»
so contro
vera sicurezza enerogni logica
di puntare sulle centrali a getica e per scongiurare che
carbone: la fonte fossile a i cambiamenti climatici
maggiore emissione speci- raggiungano livelli distrutfica di gas serra. A Porto tivi per l’ambiente, il benesTolle, Enel progetta la con- sere e la stessa specie umaversione di una centrale a na. «Con la giornata di ogolio combustibile in una a gi - dichiarano i promotori
carbone della potenza di della mobilitazione, che
2000 MW nel mezzo del lanciano anche la sottoscriparco del Delta del Po. zione di un appello - ci riQuesto comporterebbe volgiamo a tutti, anche a
l’emissione di oltre 10 mi- coloro che subiscono il rilioni di tonnellate l’anno di catto occupazionale, ovunCo2: l’equivalente di oltre 4 que in Italia vi siano provolte le emissioni annuali getti di ritorno al carbone,
per rifiutare tutti insieme la
di una città come Milano.
Prevista anche la ricon- contrapposizione tra lavoversione di vecchie centra- ro ambiente e salute, coli come Rossano Calabro e minciando invece a costruila realizzazione di nuovi re un lavoro dignitoso, una
gruppi come a Vado Ligure società basata sull’interesse
e Porto Torres o addirittu- comune e non su quello di
ra la costruzione di nuovi poche lobbies, sulla possiimpianti come Saline Joni- bilità di un futuro sosteniche. Una scelta che va con- bile per tutte e tutti».
19
SABATO 29 ottobre 2011
calabria
ora
C O S E N Z A
La pax mafiosa in città
svelata dal pentito Galdi
Le sue confessioni entrano nel processo contro il clan Bruni
Le confessioni del “dottore”
fanno il loro ingresso nel processo Telesis. Ieri, infatti, a Catanzaro è iniziata l'udienza
preliminare a carico di 48 persone, molte delle quali sospettate di costituire l'organico del
clan “Bella bella” guidato, fino
a poco tempo fa, dal defunto
Michele Bruni e da alcuni dei
suoi familiari.
Questa almeno è l’ipotesi dei
magistrati che, per oltre un anno hanno lavorato al caso, prima di scatenare il blitz che, lo
scorso 13 dicembre portò quasi tutti i sospettati dietro le
sbarre. Il caso ha poi voluto
che a rappresentare l'accusa in
questa vicenda giudiziaria fosse un altro Bruni, che di nome
fa Pierpaolo. Ma omonimie a
parte, il primo atto formale del sarebbe ora parte integrante di
pm della Dda è stato quello di un'unica grande famiglia deallegare agli atti del processo, i linquenziale. Se così fosse,
verbali di ben quattro collabo- dunque, apparterrebbero orratori di giustizia. Si tratta, nel- mai al passato le ruggini innel'ordine, di Vincenzo Dedato, scate dall'omicidio del capostiAngelo Colospite Franceso, Luigi Pasco Bruni seE un altro
ternostro e
nior, avvenucollaboratore
appunto lui,
to a luglio del
Francesco
1999. Un detira in ballo
Galdi, al secolitto che, sela
discoteca
lo “Il dottore”.
condo gli in“Sin club”
L'uomo, fuoquirenti, scariuscito dal
tenò in città la
gruppo Chirillo di Paterno Ca- terza guerra di mafia, ora oglabro, riferisce di aver appreso getto del processo “Terminain carcere notizie relative ai tor”. A detta di Galdi, però, si
nuovi assetti criminali nella tratterebbe di contrasti ormai
città di Cosenza. E a suo dire, superati. Dal canto loro, Dedail gruppo Bruni, storicamente to e Colosso riferiscono particontrapposto agli clan locali, colari già noti, ma che gli in-
la sentenza
Beccato con l’arma carica
Sconterà 2 anni e 8 mesi
Lo scorso 26 settembre
fu arrestato dai carabinieri
poiché trovato in possesso
di una pistola con il colpo
in canna. Per quei fatti, ieri, il ventenne Danilo B. ha
patteggiato due anni e otto
mesi di carcere che sconterà ora agli arresti domiciliari. Era difeso dall’avvocato Antonio Ingrosso.
A metterlo nei guai, all’epoca, fu quella pistola calibro 7,65 con tanto di proiettili inseriti nel caricatore. L’arresto era avvenuto
alle prime luci del mattino
in via Rossini. I carabinieri
si erano recati sul posto dopo aver ricevuto una segnalazione a proposito di pre-
senze “sospette” nei pressi
di uno dei tanti bar della zona. Alle spalle di via Rossini, infatti, i militari si imbattevano in un’automobile con due giovani e, alla vista delle forze dell’ordine,
Danilo B. si dava repentinamente alla fuga, salvo essere bloccato dopo un breve inseguimento. Il suo
compagno, nel frattempo,
approfittava della situazione per darsi alla fuga. Stando a ciò che , in seguito lo
stesso Danilo B. riferì ai carabinieri, quell’arma avrebbe dovuto essere utilizzata
contro un altro giovane per
risolvere in quel modo una
disputa amorosa.
quirenti ritengono utili a dimostrare l’esistenza stessa di
un’organizzazione con a capo
la famiglia Bruni. Un elemento di novità, invece, è rappresentato dalle dichiarazioni di
Luigi Paternostro, alias “u pizzaiolo”, un ex cuoco che sostiene di conoscere diversi segreti dei clan cosentini. Relativamente ai fatti di “Telesis”,
l’uomo ha parlato della discoteca “Sin club”, presentandola
come un’attività controllata
dal gruppo, tant’è che, all’epoca, era esentata dal pagamento del pizzo.
La discoteca, com’è noto, segna anche il coinvolgimento
dei due carabinieri, all’epoca
titolari della società che gestiva il locale e oggi coinvolti en-
TELESIS Le auto dei carabinieri schierate durante il blitz che il
15 dicembre 2010 portò all’arresto della presunta cosca Bella bella
trambi nell’inchiesta con l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa. Non solo
pentiti, però. Tra gli assi calati
dal pm Bruni c’è anche una copiosa documentazione relativa ad “Anaconda” un altro
procedimento
giudiziario
aperto contro il clan Cicero di
San Vito. Questo perché tra le
numerose
intercettazioni
compiute nell’ambito di quell’indagine, alcune sono considerati pertinenti a sostenere
l’accusa contro i Bruni. Per il
resto, altre acquisizioni hanno
riguardato il presunto traffico
di droga svolto dalla cosca.
Non a caso, all’ipotesi di associazione mafiosa si somma anche quella finalizzata al narcotraffico. Dopo la costituzione
delle parti, l’udienza preliminare è stata poi rinviata al 18
novembre per consentire al
gup Abigail Mellace di studiare tutta la nuova documentazione.
MARCO CRIBARI
[email protected]
Ultrà cosentini aggrediti
Condannati 21 ebolitani
Le loro violenze avevano portato alla so, scavalcamento e invasione di campo in
sospensione della partita. Al secondo mi- occasione di manifestazioni sportive per
nuto i tifosi dell’Ebolitana, anche in rea- quanto accaduto all’interno del campo
zione all’aggressione del portiere della sportivo. Contestata anche la violazione
squadra salernitana, avevano dato inizio della legge “anti ultras”. Gli episodi del
a una fitta sassaiola. Violenze continuate 2005 erano stati gravissimi tanto da portare alla sospensione e
all’esterno dello stadio
poi al rinvio del match
Dirceu con la tifoseria del
Le violenze
dopo meno di due minuCosenza e con le forze
risalenti
al
2005
ti di gioco, per gli incredell’ordine.
sciosi episodi di violenza.
Identificati dopo gli
comportarono
Gli incidenti, che hanscontri del 2005 ieri per
la
sospensione
no coinvolto ltifoseria
21 ultras biancazzurri,
della partita
ebolitana, sono iniziati
sono arrivate le condangià prima dell’incontro e
ne: la più pesante è stata
di 2 anni e quattro mesi, la più mite di no- sono proseguiti allo stadio. Al culmine si
ve mesi di carcere. Lo riferisce il sito re- era arrivati dopo un solo minuto di gioco,
sport.it, a margine del processo concluso- quando Spicuzza, portiere dell’Ebolitana,
si ieri Per tutti le accuse erano di violen- ha subito nei primi minuti della gara una
za e minaccia, resistenza a pubblico uffi- violenta aggressione, che ha costretto il
ciale aggravata, per gli scontri all’esterno giovane atleta a ricorrere d’urgenza alle
dello stadio e lancio di materiale pericolo- cure ospedaliere, per ferite e contusioni
Un’immagine dei tafferugli scoppiati a
Eboli nel 2005 prima della partita
al capo e al resto del corpo. La reazione dei
sostenitori di casa non si sarebbe fatta attendere: e sono state scene di ordinaria
follia, che hanno costretto il direttore di
gara a sospendere la partita.
Gli incidenti andarono avanti per oltre
venti minuti dopo la gara e sedati solo grazie al prezioso intervento delle forze dell’ordine, carabinieri che subirono le violenze degli ultras. Ieri le condanne per gli
pseudo-tifosi.
corso mazzini
il caso
Il bimbo ha le convulsioni, i suoi genitori hanno sporto querela per il reato di lesioni colpose
Donna rom sorpresa
a rubare da “H&M”
La nascita traumatica di un neonato,
ora ricoverato in fin di vita all’Annunziata di Cosenza, è oggetto di una querela
sporta da una coppia di Grimaldi, secondo cui, i danni causati al bambino sarebbero da imputare all’operato dei medici.
La denuncia, presentata per il tramite del
legale Roberto Le Pera, è finita ora sul tavolo del procuratore capo Dario Granieri
che, nelle prossime ore, deciderà se indagare o meno sulla vicenda. I fatti risalgono a pochi giorni fa, in particolare al 21
ottobre, giorno in cui la partoriente si recò in ospedale per via dei forti dolori avvertiti all’addome. A seguito di un’ecografia, le venne riscontrato una “chiusura del
collo dell’utero”. Nulla di strano secondo
la dottoressa che la visitò in quell’occasione, ma la paziente insistette ugualmente
per sottoporsi a un tracciato. L’indisponibilità delle macchine, in quel momento
Una donna di etnia rom è
stata denunciata a piede libero per un furto compiuto
nel negozio “H&M” di corso
Mazzini. Ieri pomeriggio, infatti, la signora in compagnia della sua figlioletta aveva sottratto alcuni capi d’abbigliamento dagli scaffali,
tentando poi di uscire indisturbata dall’esercizio commerciale. E’ stata però bloccata dagli uomini della sicurezza che hanno poi avvertito i poliziotti di quartiere.
Quest’ultimi, giunti sul posto, hanno poi provveduto a
identificare la donna, limitandosi però a denunciarla
in stato di libertà. Non si è
potuto procedere, infatti, al
Neonato in fin di vita, denuncia in Procura
L’ingresso dell’ospedale cosentino
tutte occupate, non consentì l’effettuazione dell’esame. Si tratta di un episodio collegato ai successivi e drammatici eventi?
A stabilirlo sarà la magistratura. Nel frattempo, la donna (dell’età di 28 anni) si ripresentò in ospedale quattro giorni dopo,
pronta a partorire, ma qualcosa non andò
per il verso giusto. Il bimbo, infatti, proprio non voleva saperne di uscire e, come
se non bastasse, lei lamentava dolori lancinanti e difficoltà respiratorie, tanto da
suggerire ai sanitari il ricorso al supporto
artificiale dell’ossigeno. Nel frattempo, i
medici avrebbero esercitato forti pressioni sul suo addome, per facilitare la venuta al mondo del nascituro, il quale però
già non emetteva alcun vagito. Sistemato
nell’incubatrice e sofferente di convulsioni, lotta ora per la sopravvivenza. In seguito, la madre sostiene di aver appreso da
un altro dottore che il malessere del bimbo era da attribuire proprio al trauma da
parto. Circostanza che ha spinto, infine, i
genitori a sporgere denuncia contro persone da identificare. L’ipotesi di reato è
quella di lesioni colpose, contro il bambino ma anche contro la madre, tuttora affetta da fortissimi dolori. (mcr)
Corso Mazzini
suo arresto: vuoi per la scarsa consistenza della merce
sottratta, ma soprattutto per
via dello stato interessante
della rom. Nessun provvedimento, invece, è stato preso
nei confronti della minorenne in sua compagnia.
SABATO 29 ottobre 2011 PAGINA 27
l’ora di Corigliano
Redazione di Corigliano-Alto Jonio-Tel. 0983 290604-Fax 0983 292220 - Mail: [email protected]
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Gli omicidi pianificati dal clan
Santa Tecla, si parla pure del famigerato “summit” e dei nuovi equilibri
Pietro Salvatore Mollo doveva
essere ucciso. Così era stato deciso
anche dal santista “giravite” dal
carcere. Ma, come è notorio, ciò
non avverrà perché Mollo morirà
suicida in carcere un anno fa. Nel
leggere gli atti dell’operazione Santa Tecla, troviamo anche questi
particolari, che servono a fornire
un quadro abbastanza completo e
interessante dei nuovi equilibri criminali di Corigliano. Le vicende
delle quali ci stiamo occupando sono raccontate al pm Luberto dal
pentito coriglianese Carmine Alfano, il quale riprende dalla risposta
che giunse dal carcere, alcuni giorni dopo la riunione presso casa
sua. Dopo qualche giorno, è arrivata “l’imbasciata” di Tonino Giravite per il tramite del figlio, Salvatore. Ricordo che vi è stato un incontro a Schiavonea cui hanno preso
parte Maurizio Barilari, Salvatore
Mollo e Salvatore Bruno. Questo
incontro si è verificato nello spazio
Antonio Bruno alias “giravite”
retrostante un ristorante di Schiavonea. Ho saputo del contenuto
dell’incontro da Maurizio Barilari
che mi ha detto che “Giravite” aveva mandato a dire che Salvatore
Mollo doveva rimanere da parte
confermando che a ritirare le
estorsioni per il “locale” coriglianese doveva essere lui. Dopo qual-
che tempo è uscito dal carcere Pietro Longobucco e, immediatamente dopo, Mollo è sparito dalla circolazione. Longobucco è rimasto in
libertà solo qualche tempo, quando questi è stato arrestato nuovamente, Mollo è tornato a Corigliano e quindi è ripreso il contrasto
con Barilari in quanto il Mollo aveva un proprio traffico di stupefacenti, faceva usura e dava fastidio
chiedendo il pizzo a quanti già lo
pagavano a Barilari. Quando è
uscito dal carcere “giravite”, Maurizio Barilari non ha avuto soddisfazione nel senso che, contrariamente a quanto aveva mandato a
dire per il tramite del figlio Salvatore, il Mollo non è stato allontanato da Corigliano. Quindi Barilari
aveva capito che Bruno faceva il
doppiogioco cioè, apparentemente legittimava Barilari, ma nella sostanza autorizzava le attività criminali di Mollo. Per questa ragione,
Maurizio Barilari con Nicola Acri
la protesta
Fascismo e libertà: le scorie dannose
della politica vanno eliminate
Nel dibattito politico, ad onor del vero abbastanza scarno, si inserisce Livio Stefani,
coordinatore cittadino e membro dell’esecutivo nazionale del movimento fascismo e libertà. In una nota dai toni decisamente polemici nei confronti di “certi” politici, Stefani sostiene: «E’ vero che Corigliano ha bisogno di politica, ma di una politica pulita, seria e propositiva. Ma per fare questo ci vogliono dei buoni “iniettori” necessari a
filtrare bene il passaggio delle scorie mafiose e del malaffare, per togliere il nostro comune da questo evidente e preoccupante degrado morale, sociale ed economico. Queste
scorie dannose devono essere necessariamente “filtrate”, perché vi sono ancora oggi
in giro certi ex politici che con il loro modo
di intendere la politica, a proprio uso e consumo, continuano a portare sul nostro territorio degrado sociale. Infatti alcuni di costoro affittano magazzini, ad uso “appartamenti”, a cittadini extracomunitari, senza che
detti locali abbiano i minimi requisiti igienico-sanitari imposti dalla legge, così evadendo le tasse e non rispettando, gli obblighi previsti dalla normativa vigente anche in materia di sicurezza. Noi, invece, cittadini rispettosi delle leggi siamo chiamati in questi giorni a redigere i moduli del censimento...A
questi ex politici – così termina la nota di Livio Stefani - diciamo che non devono dimenticarsi del passato, perché la “lumaca” va piano ma un giorno arriverà anche da loro».
g.d.p.
giudiziaria
Tentato furto, domiciliari revocati a Veronese
Revocati i domiciliari al ventenne del luogo
Pasqualino Veronese, finito in manette a fine
luglio con l’accusa di tentato furto aggravato
in concorso, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Già in sede di convalida, il primo
agosto, il gip ne aveva disposto la scarcerazione concedendogli il regime dei domiciliari. Nei
giorni scorsi, accogliendo l’istanza dell’avvocato difensore Pasquale Di Iacovo, il gip ha ritenuto affievolite le esigenze di custodia cautela-
re e ha revocato il regime dei domiciliari disponendo nei confronti di Veronese il divieto
di allontanarsi dalla propria abitazione durante le ore notturne. Il giovane è accusato di essere uno dei due responsabili del tentato furto
in un’abitazione in cui avrebbero cercato di introdursi forzando la finestra della camera da
letto. I due, all’arrivo dei carabinieri, si erano allontanati con un ciclomotore rinvenuto nell’immediato e risultato rubato ad Acri.
ed i fratelli Ginese decisero l’uccisione di “giravite” e Salvatore Mollo. Sempre Carmine Alfano, e non
solo, è quello che riferisce della circostanza che Mollo, collaborato da
altri aveva organizzato un canale
di importazione di stupefacente in
Corigliano, per così dire, alternativo a quello della cosca. Mollo
avrebbe approfittato di un momento particolare per la malavita
coriglianese, rimasta priva di un
capo carismatico e comunque
oscilla fra la fedeltà alla cosca zingara e la tentazione di stabilire rapporti con la linea criminale tradizionale rappresentata dai Forastefano di Cassano. Giravite, allorché,
nel corso del 2005, riacquista la libertà non riesce ad imporre una
propria politica criminale per cui
rimane in una posizione sostanzialmente pilatesca cercando di lucrare anche dai traffici di Mollo.
GIACINTO DE PASQUALE
[email protected]
Racconti e aneddoti
nel libro della Freccia
L’improvvisa emersione di un ricordo, il
gioioso recupero di momenti dell’infanzia,
un lembo di passato che sembrava sepolto
nelle profondità dell’essere. E tutto ciò genera una straordinaria felicità. Una felicità
che non consiste nel semplice dato memoriale, ma nel suo senso, nelle verità cui fa
approdare. “U spaventapassiri nnammureti e altri racconti in Coriglianese”, il libro di
Isabella Freccia, altro non è che un compendio di storie tra emozioni, ricordi, sentimenti, tradizioni, scritte con penna agile e
divertente. La presentazione del volume si
terrà domani domenica 30 ottobre, alle ore
19, presso la sala convegni della chiesa Santi Nicola e Leone di Corigliano Scalo. L’autrice, stimata insegnante coriglianese, non
ha la pretesa di inseguire velleità letterarie.
Orgogliosa delle sue origini, pur narrando
con luminosa semplicità scorci della sua esistenza, ha compreso fino in fondo l’essenza
di una scoperta: non vi sono pseudo-scuole di cultura e moralità da seguire, è importante dare ascolto solo all’educazione del
cuore. Nel testo, gli aneddoti, i personaggi,
le vicende che Isabella Freccia racconta con
leggero, scorrevole e personalissimo stile,
intervallate non di rado da significativi intermezzi, sono testimonianza di uno spaccato reale della vita vissuta in anni magici, i
cui ricordi restano scolpiti nella memoria
di tutti quelli che quegli anni li hanno vissuti. È un libro di ricordi, dunque. Ma non ricordi persi nel tempo, bensì ricordi recenti
di un passato prossimo.
partiti
Riorganizzazione
in casa del Pdl
Giorni di duro e intenso lavoro in casa
Pdl, dove spira una dirompente aria di rinnovamento intrisa di quella voglia di mettersi al passo con i tempi voltando pagina e
cambiando rotta. “Conditio sine qua non”
è la riorganizzazione e il riassetto dello stesso partito, impavidamente deciso a continuare a recitare il ruolo di protagonista nello scenario politico locale, attenendosi strettamente a quelle che sono le direttive stabilite dal segretario nazionale Alfano. Un passo necessario e, per certi aspetti, dovuto,
posto che il periodo che si sta vivendo non
è certamente dei più propizi e si riflette in
un atteggiamento di sfiducia e di repulsione verso la politica sterile e affaristica, incurante degli effettivi problemi del territorio
e dei giovani. A lanciare un messaggio chiaro ed inequivocabile è il segretario cittadino del Pdl, Giuseppe Policastri (foto) per il
quale non è condivisibile un atteggiamento di insensata ostilità e di idiosincrasia scaturente da atteggiamenti e responsabilità
che ci sono stati in passato, senza la benché
minima voglia di formulare proposte alternative. Sul versante esterno nessuna battaglia di retroguardia. «La nostra continuerà
ad essere un’azione politica proiettata in
avanti» è il principio cardine del segretario
pidiellino, accompagnato dall’invito alla
moderazione e al confronto pacato con le
forze politiche di opposizione che, dall’altro
lato, dovrebbero cercare di dimostrarsi meno acrimoniose. «Il messaggio che viene da
Roma –ha continuato Policastri- è un messaggio chiaro. Il partito cambia sia a livello
nazionale che a livello locale, attraverso un
nuovo metodo organizzativo che si fonda
sul coinvolgimento degli iscritti». Dati demoscopici alla mano, per il Pdl di Corigliano tutto questo rappresenta più che una
concretezza un punto di partenza, anzi, di
riavvio. Se, finora, momenti di confronto
interno ce ne sono stati, questi non hanno
mai assunto la dimensione di un congresso dal quale usciranno i nuovi organismi di
rappresentanza.
Francesco Albamonte
35
SABATO 29 ottobre 2011
calabria
ora
V I B O N E S E
MILETO Ancora spari,
nella notte, nella cittadina normanna. Un località divenuta
in questi ultimi giorni una sorta di El Paso, mitica città di
frontiera del Far West. Non si
arresta l'escalation criminale
nel comune di Mileto. E non
passa notte, ormai, in cui la
cronaca non si ritrova purtroppo costretta a registrare il
triste ripetersi di azioni delinquenziali, perpetrate ai danni
di titolari di esercizi commerciali attivi sul
territorio. Dopo i quattordici colpi di
pistola indirizzati
da
ignoti, nella
notte tra mercoledì e giovedì, verso le saracinesche
del superSi tratta di episodi che, in alcun
mercato Comodo, possono passare sotto
nad sito nella
silenzio e sui quali si sta
centralissima
intensificando l’azione delle forze
via Duomo,
dell’ordine, impegnate a fare luce.
ad entrare,
nella notte tra
A ciò si deve anche aggiungere
giovedì e vel’indignazione forte e convinta di
nerdì, nel mitutti noi, poiché quanto accaduto
rino dei maloffende tutta la comunità
viventi sono
Vincenzo Varone - sindaco di Mileto
state altre due I due negozi presi di mira dai malviventi che hanno esploso diversi colpi di pistola
attività in essere nella città capoluogo: metri di distanza dal super- scorsa, è più o meno la stessa due i proiettili che hanno col- dell’accaduto, nella mattinata
l’edicola di proprietà di Anto- marcato Conad. Il primo è po- che ha precedentemente ri- pito la saracinesca dell'edicola, di ieri, sono stati gli stessi pronio Delorenzo e il negozio di sizionato di fronte alla villa co- guardato il Conad. Anche in mentre ben otto sono stati prietari dei due negozi, i quali
elettrodomestici di proprietà munale e ad un tiro di schiop- questo caso, infatti, ignoti, quelli che, dopo aver oltrepas- hanno prontamente allertato
di Alfonso Russo, entrambe si- po dal palazzo municipale, il molto probabilmente a bordo sato i due portoni d’ingresso i militari dell'Arma della locatuate in pieno centro cittadi- secondo è allocato dirimpetto di un’automobile, hanno spa- del negozio di elettrodomesti- le stazione dei carabinieri, cano, sul corso Umberto I, trat- alla suggestiva piazza Italia. E rato alcuni colpi di pistola al- ci, hanno infranto delle vetrine pitanata dal maresciallo Alesto urbano della Strada statale la dinamica riscontrata dagli l’indirizzo dei due esercizi e danneggiato una lavatrice e sandro Demuru. Al vaglio de18. I due esercizi commerciali inquirenti nell’azione portata commerciali. Dai primi ri- una macchina da cucire situa- gli inquirenti, chiamati a dipasi trovano a poche decine di avanti dai malviventi la notte scontri effettuati, sono stati te all'interno. Ad accorgersi nare l’intricata matassa, anche
Mileto, sale la tensione
La criminalità alza il tiro
Nuove intimidazioni contro i commercianti della città
verso il congresso
l’iniziativa
Pd, prorogato il tesseramento
I democrat serresi in cerca di nuove adesione al partito
SERRA SAN BRUNO La sezione locale del Pd rende noto che,
«a seguito di una riunione tenutasi lo scorso 25 ottobre presso la sede del partito situata nel centralissimo corso Umberto I e alla luce di
una comunicazione pervenuta dalla segreteria regionale, i termini di
adesione per l’anno 2011 saranno
prorogati». Le iscrizioni, infatti,
proseguiranno fino a domani dalle
10 alle 12.30, in modo tale da «raccogliere e accogliere l’adesione di
quanti credono negli ideali democratici e riformisti di un grande partito popolare e di massa qual è il nostro». Nel corso della riunione, alla quale hanno preso parte numerosi iscritti e dirigenti, si è discusso
della «difficile situazione» che sta
attraversando il nostro Paese in
questo periodo e della «poca credibilità che questo governo di centrodestra ha in Italia, ma soprattutto
in campo internazionale», trattando altresì le questioni che riguardano più da vicino la cittadina serrese. Il dibattito è stato caratterizzato da una stimolante e viva partecipazione alla discussione, al termine
della quale sono state programmate una serie di iniziative da intraprendere in ambito locale, poiché
diverse sono le «lacune dell’amministrazione comunale guidata dal
primo cittadino, Bruno Rosi, insediatasi da oltre cinque mesi, che sta
dimostrando esclusivamente la
propria inadeguatezza, nonchè
scarsa concretezza, nell’affrontare
e risolvere i numerosi problemi che
in questo caso vi sono le immagini registrate nel corso
della notte dalle telecamere a
circuito chiuso posizionate all’esterno della scuola media
statale e del palazzo municipale, ma anche di altri enti situati nei pressi del centro storico
di Mileto. Attualmente, pur
con le dovute cautele, l’ipotesi
più accreditata appare quella
facente riferimento al racket
delle estorsioni, anche se non
si tralasciano altre strade. E a
far capire, se mai ce ne fosse
bisogno, la delicatezza del momento che sta vivendo la cittadina normanna, arriva a stretto giro di posta la presa di posizione del sindaco Vincenzo
Varone, il quale con una nota
esprime vicinanza e solidarietà «ai commercianti di Mileto
rimasti vittime, nelle ultime
ore, di tre distinte intimidazioni notturne a colpi d’arma
da fuoco. Tutto ciò - ha sottolineato - a soli pochi giorni di
distanza dall’altro episodio delittuoso di qualche giorno fa:
la rapina consumata ai danni
di una gioielleria. Si tratta di
episodi che non possono in alcun modo passare sotto silenzio e sui quali non mancherà
l’azione ferma e decisa delle
forze dell’ordine, già impegnate a fare luce su queste intimidazioni. Ma a ciò - ha concluso Varone - si deve anche aggiungere l’indignazione forte e
convinta di tutti noi, poiché
quanto si è verificato offende
profondamente l’intera comunità di Mileto, da sempre dedita al lavoro e all’impegno sociale».
Giuseppe Currà
In primo piano il coordinatore del Pd, Paolo Reitano, durante un incontro
affliggono la nostra cittadina. Il circolo del Pd - si legge nella nota non può non denunciare le diverse
criticità che attanagliano il territorio e che non vengono affrontate
con adeguata incisività dall’amministrazione comunale: il continuo
e inesorabile smantellamento del
locale presidio ospedaliero; la scarsa efficienza nella raccolta differenziata e nella gestione del ciclo dei
rifiuti, nonostante sia stato deciso
l’aumento della Tarsu di oltre il
43%; il problema dell’acqua che
tuttora arriva nelle case dei serresi
con colore e odore poco rassicuranti; l’inadeguatezza nella gestione
della macchina amministrativa del
Comune e le iniquità nella gestione
dei dipendenti comunali e di Lsu e
Lpu. Questi sono solo alcuni im-
portanti temi ai quali ancora oggi
la giunta comunale non ha dato alcuna risposta concreta, seria e tangibile». Per il Partito democratico
serrese, dunque, si prospetta un
importante e intensa fase politica
che da subito vedrà impegnati i militanti locali in iniziative e battaglie
politiche volte soprattutto alla «difesa del territorio e dei suoi cittadini». Le procedure di tesseramento
sono state avviate anche nei paesi
limitrofi ed, in particolare, nella zona di Nardodipace, dove il responsabile locale del partito, Nazareno
Salvatore Franzè, si sta adoperando
anche per l’organizzazione della
manifestazione nazionale che si terrà il prossimo 5 novembre a Roma
in piazza San Giovanni.
Alessandro De Padova
Joppolo, un concorso
per i presepi artistici
JOPPOLO L’appuntamento con
la “Mostra dei presepi artigianali” è
stato confermato anche per quest’anno dall’associazione culturale joppolese “Agostino Nifo”. Si giunge quindi alla quinta edizione di questa iniziativa che nel corso degli anni ha visto crescere il numero di partecipanti, ma anche il livello artistico dei manufatti. Da ormai tre ani l’esposizione
viene tenuta nella sala cinema “Chiesuola” del centro storico del paese,
ed i presepi vengo valutati da una
giuria tecnica che assegna tre premi
per le categorie, quella della “migliore rispondenza storica”, “migliore
realizzazione”, “originalità”, oltre naturalmente a quello popolare che
scaturisce dalla votazione di tutti i visitatori. Anche per questo Natale si
attendono insomma piccoli capolavori di artigianalità, originalità o anche di semplicità, basta ricordare
quelli degli anni passati con il presepe ricostruito intorno alla riproduzione della torre di Joppolo, creati in
un acquario, realizzati con i materiali più vari ed inusuali e con risultati
sorprendenti. «Spero - ha dichiarato
il presidente dell’associazione culturale, Pasqualino Rodolico - nella
buona riuscita della quinta edizione,
sono comunque fiducioso per le
esperienze degli anni passati e approfitto per invitare più gente possibile a presentare le proprie opere ed
a visitare l’esposizione, perché mettiamo in risalto il vero significato del
Natale e della famiglia. Tutti i componenti dell’associazione, nessuno
escluso, si adoperano con entusia-
Alcune opere della scorsa edizione
smo alla buona riuscita della manifestazione. Quest’anno la mostra si
svolgerà dal 22 al 29 dicembre, serata conclusiva della premiazione, al
concorso può partecipare chiunque
con la propria opera l’iscrizione è gratuita e al termine della manifestazione l’opera verrà restituita. Il termine
utile per l’iscrizione e fissato per il 15
dicembre per informazioni potete
contattarci ai numeri 3381596717,
3385943138, 3347103768». Quest’edizione, inoltre, verrà arricchita
da un convegno che tratterà la tematica della famiglia, fornendo, quindi,
un’ulteriore occasione per riflettere
sui valori che stanno alla base della
ricorrenza religiosa.
Alessandro Sambito
Sabato 29 Ottobre 2011 Gazzetta del Sud
4
Primo Piano
.
FONDI PUBBLICI Una nota di Palazzo Chigi precisa che la mozione approvata avantieri dalla Camera non pregiudica la realizzazione della grande opera
«Il ponte sullo Stretto non è cancellato»
L’onere complessivo dell’infrastruttura prevede la partecipazione di capitale privato. Divampa la polemica
ROMA. Ponte sì? Ponte no? Non
sembra avere fine la serie di “stop
and go” che ormai dura da
vent’anni. Dopo che avantieri
l’aula della Camera ha approvato
una mozione dell’Idv che prevede
la «soppressione dei finanziamenti per la realizzazione del
Ponte sullo Stretto», ieri è arrivata una precisazione da parte della
presidenza del Consiglio: «La mozione approvata dalla Camera
non cancella la realizzazione del
ponte sullo Stretto. L’opera, infatti, è solo in parte finanziata
dall’intervento pubblico. L’onere
complessivo dell’infrastruttura
prevede anche la partecipazione
di capitale privato, l’utilizzo di
Fondi strutturali e di altre fonti».
Una nota che, però, non frena
le polemiche tra le agguerrite
dchiere di favorevoli e contrari alla grande opera..
«È tempo di parlare il linguaggio della verità su opere come il
Ponte dello Stretto. Non si può
pensare di gabbare i cittadini meridionali con promesse fantasmagoriche, mentre nelle nostre realtà mancano le strade e il territorio
è a rischio idrogeologico». I consiglieri regionali calabresi di Idv,
Emilio De Masi, Giuseppe Giordano e Mimmo Talarico, non
hanno dubbi: «Il ponte sullo
Stretto fa parte di un’era di finanza allegra e bolle speculative che
ha prodotto sfracelli». Per De Masi, Giordano e Talarico «i calabresi ed i siciliani non hanno bisogno
di infrastrutture inutili, che collegherebbero due deserti. Hanno
bisogno di autostrade sicure, li-
Un’elaborazione al computer del ponte sullo Stretto di Messina. La grande opera ormai da vent’anni è al centro di un interminabile “stop and go”
nee ferroviarie efficienti, treni
non da terzo mondo, un ambiente sano e di lavoro. Avere accantonato il progetto del ponte sullo
Stretto, grazie alla nostra iniziativa in Parlamento, ci dà l’opportunità di riflettere sull'uso sconsiderato del danaro pubblico. E ci restituisce un protagonismo che
dobbiamo attivare fin dal subito,
attraverso iniziative pubbliche
concrete e partecipate».
«La presenza di capitali privati
per la realizzazione del ponte –
secondo Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd
– è solo una leggenda metropolitana. Al momento le uniche risorse vere e disponibili sono tutte
pubbliche, al massimo dai privati
si avranno dei prestiti garantiti
dallo Stato. Il Governo si ostina,
nonostante tutto, a perseguire in
un progetto di dubbia utilità che
toglierà risorse ad opere ben più
utili per l'Italia e gli italiani».
Costruire il ponte sullo Stretto
«sarebbe, già nelle opere preliminari, tanto oneroso quanto pericoloso per l’ambiente e la biodiversita» nelle aree interessate dai
lavori»: lo sostiene l’associazione
Slow Food, tra le promotrici del
Forum nazionale «Salviamo il
paesaggio» che si terrà domani a
Cassinetta di Lugagnano (Milano).
Commentando la mozione approvata dalla Camera, Silvio Greco, responsabile Ambiente di
Slow Food, esprime «profondo
sollievo per l’interruzione di questo scriteriato progetto che – dice
– ha già sottratto al Paese tante risorse. Speriamo che questa sia la
definitiva pietra tombale su
un’idea che – conclude – non aveva nessuna ragione di esistere».
«La mozione approvata alla
Camera – ha dichiarato Nino Germanà del Pdl – non ha cancellato
il progetto del ponte sullo Stretto
di Messina, un’infrastruttura
strategica talmente importante
che il mercato e gli stessi privati
stanno avallando». «Il ponte
quindi si farà. Soltanto chi è politicamente ed economicamente
miope – rileva – può considerare
inutile la sua realizzazione, e la
mancanza di prospettiva economica e lungimiranza politica è
comprovata dalla circostanza che
forse i detrattori dell’opera non
hanno provveduto a valutare come conquistare economicamente
i mercati dei 21 paesi frontalieri
dell’Africa, affacciandosi sul Mediterraneo lungo tre direttrici,
ovvero la Turco-Greca, la Spagnola-Portoghese e quella italiana che sarebbe potenziata grazie
alla realizzazione del ponte».
«Il ponte si farà» anche secondo il sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca. Per Buzzanca, infatti, «l'esecutivo non terrà in nessun conto della mozione, e la realizzazione dell’opera non è assolutamente a rischio».
Neanche se si scegliesse di privilegiare altre opere, come la Salerno-Reggio Calabria? Gli viene
chiesto. «Si tratta di discorsi che
viaggiano su piani assolutamente
diversi – sostiene Buzzanca – perché i finanziamenti pubblici destinati al Ponte sono solo un terzo
del totale, mentre per il resto saranno i privati a finanziarlo». Il
primo cittadino di Messina ribadisce infine «l’assoluta utilità del
Ponte, che è strategico per il conurbamento di due grandi città
come Reggio e Messina, e che
consentirà finalmente la realizzazione del Corridoio europeo che
va da Berlino, a Messina, a Palermo, al Mediterraneo».
«Credo che sarebbe veramente
inspiegabile – afferma il presidente della Regione Siciliana
Raffaele Lombardo – se un governo che ha investito in questi ultimi 2-3 anni altre centinaia di milioni oggi si fermasse e tornasse
indietro. Quindi il Ponte dovrà
andare avanti». «Quella di Idv –
ha aggiunto Lombardo – è una
mozione per il potenziamento del
trasporto pubblico locale che propone anche alcune copertura finanziaria. Quello che conta è trovare la copertura finanziaria e loro indicano anche la copertura
pubblica per circa un miliardo e
settecento milioni».
«Chi pensa che definanziando
il Ponte sullo Stretto se ne ottengono otto di miliardi – ha aggiunto Lombardo – non ha capito
niente perchè la parte pubblica è
di 1,7 milioni, la parte privata è di
circa sei miliardi e mezzo».
Sabato 29 Ottobre 2011 Gazzetta del Sud
10
Calabria
.
LAMEZIA TERME Chafik El Ketani, il 21enne che travolse e uccise un gruppo di ciclisti amatoriali lungo la Statale 18, ha ottenuto le attenuanti generiche!
Otto anni di carcere per l’autore della strage
I familiari delle vittime: pena troppo lieve. Il procuratore Vitello: rispetto la sentenza ma faremo ricorso
Giuseppe Natrella
LAMEZIA TERME
È stato condannato ad otto anni
di reclusione Chafik El Ketani, 21
anni, il marocchino che il 5 dicembre dello scorso anno, a bordo della sua auto, a Lamezia Terme, investì un gruppo di ciclisti
amatoriali uccidendone sette. Un
ottavo morì dopo alcuni mesi.
L’accusa, sostenuta dal sostituto
procuratore Domenico Galletta,
nell’udienza precedente e al termine della fase dibattimentale,
aveva chiesto una condanna a 10
anni per omicidio colposo plurimo pluriaggravato dalla guida
sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. La sentenza è stata emessa
ieri dal giudice dell’udienza preliminare di Lamezia Terme Carlo
Fontanazza che ha concesso ad El
Ketani le attenuanti generiche,
riducendo così la pena inflitta rispetto a quella richiesta.
Una sentenza, quella emessa
dal gup, che non è stata accolta
dalle famiglie delle vittime, presenti in aula, che hanno definito
la condanna «una pena troppo
lieve». Gennaro Perri, che quel
giorno si salvò per miracolo e
nell’incidente perse il fratello Rosario, ha commentato: «La pena
ci sorprende molto, anche perché
l’autore della strage sta comodamente a casa sua e va anche su Facebook, mentre ha travolto la vita
di tante famiglie. Per quello che
ha fatto, è una pena lieve, un anno per ognuna delle vittime».
Hanno scelto di non commentare
invece i familiari di un'altra vittima, Vinicio Puppin, che si sono limitati a dire di essere «delusi».
Fabio Davoli, avvocato, anche lui
nel gruppo dei ciclisti travolti ed
uscito illeso dall’incidente, ha attribuito la responsabilità di una
sentenza «al legislatore che ha lasciato una lacuna per questo grave tipo di reato». Per Davoli «il
giudice ha deciso sicuramente in
base alla sua coscienza», anche se
a suo dire «c’erano gli elementi
per il massimo della pena».
Insoddisfatti anche i legali di
parte civile. «Dobbiamo leggere
le motivazioni – ha detto l'avvocato Francesco Pagliuso – per capire perché ci siano state le attenuanti generiche». Un punto,
quest'ultimo, ripreso dall'avvocato Francesco Caglioti, secondo
il quale «ciò che stride è l'equivalenza delle attenuanti generiche
rispetto ad aggravanti specifiche.
Anche gli amici dell'imputato
hanno riferito che era solito mettersi alla guida sotto l'effetto di
sostanze stupefacenti».
Intanto, il sostituto procuratore Salvatore Vitello ha annunciato che la Procura «valuterà se fare
fare ricorso in Cassazione, all'esito del deposito della motivazione, con riguardo alla congruità
della pena, dato che il nostro ufficio aveva chiesto 10 anni di carcere, senza riconoscimento delle
attenuanti generiche». Naturalmente, sottolinea Vitello, «c’è il
massimo rispetto per la sentenza
del gup».
Ieri mattina, prima che il giudice si ritirasse per la camera di
consiglio, il difensore di El Ketani, l'avvocato Salvatore Staiano,
ha sostenuto che il suo assistito
non guidava sotto l'effetto di sostanze stupefacenti e non c'era
neanche la certezza dell'eccesso
di velocità, chiedendo una condanna più mite. Il legale ha anche
detto di avere chiesto al suo assistito di presentarsi in aula, ma
che il giovane marocchino non se
l’è sentita di guardare in faccia i
familiari delle vittime. Dopo
Staiano ha preso la parola il pm
per una breve e dettagliata replica, evidenziando come non è vero che non vi c’è certezza sulla velocità dell’autovettura e sull’assunzione di sostanze stupefacenti da parte dell’imputato, perché
le risultanze delle consulenze
tecniche espletate hanno fornito
assoluta certezza in ordine al fatto che l’imputato viaggiava ad
una velocità pari almeno a 110
chilometri orari e che aveva assunto dello stupefacente, non più
tardi di 2 o 3 ore prima dell’incidente. Hanno poi preso la parola
per una breve replica gli avvocati
Francesco Pagliuso, Nicolino Panedigrano, Giuseppe Pandolfo,
Alessandro Romano e Bruno Rodolfo Ruberto, i quali hanno evidenziato l’infondatezza delle argomentazioni difensive, la sussistenza degli elementi per ritenere integrato non solo il reato di
omicidio colposo, ma anche tutte
le aggravanti contestate ed oltre
a ciò hanno evidenziato la sussistenza di tutti i presupposti per
l’applicazione del massimo della
pena che non è stata applicata. Il
massimo della pena prevista era
quella di dieci anni, così come
aveva chiesto l’accusa. Le vittime
Nell'incidente avvenuto il
cinque dicembre dello
scorso anno lungo la
strada Statale 18, nei
pressi della Marinella a
Lamezia Terme, morirono Rosario Perri, di 55
anni; Francesco Stranges
(51 anni); Vinicio Puppin
(47 anni); Giovanni Cannizzaro (58 anni); Pasquale De Luca (35 anni), Fortunato Bernardi
(58 anni ) e Domenico
Palazzo (46 anni). Tutti e
sette i cicloamatori morirono sul colpo. Un altro
loro compagno, Domenico Strangis, di 48 anni,
morì invece, a distanza
di due mesi esatti, nell'ospedale civile di Cosenza, dove fu trasportato in elisoccorso subito
dopo l’incidente, a causa
delle gravi ferite riportate.
Rimasero invece feriti
nell’impatto con l’auto
del marocchino Gennaro
Perri e Fabio Davoli. I
due, dopo un periodo in
ospedale, sono riusciti a
cavarsela, scampando alla morte.
Nella strage dello scorso 5 dicembre hanno perso la vita 8 ciclisti
IL PROCESSO Prima udienza il 26 gennaio 2012. Le denunce dell’imprenditore Antonino De Masi
Usura, il gup di Palmi rinvia a giudizio sei banchieri
Ivan Pugliese
PALMI
Il Gup Paolo Ramondino ha rinviato a giudizio, con l’accusa di
aver commesso il reato di usura
ai danni delle aziende De Masi,
Enrico Pernice (ex direttore generale di Banca Antonveneta),
Ernesto Manna, Davide Croff,
Mario Girotti, Ostilio Miotti e
Rocco Segreti (ex Direttori Generali e dirigenti di Banca Nazionale del Lavoro), fissando l’inizio
del dibattimento il 26 gennaio
2012. Per gli altri indagati nel
medesimo procedimento, Pietro
Celestino Locati , Vincenzo Ta-
gliaferro, Alessandro Maria Piozzi , Matteo Arpe e Roberto Marini
(ex Direttori Generali e dirigenti
di Banca di Roma) il Gup ha invece disposto l’incompetenza territoriale del Tribunale di Palmi trasmettendo il fascicolo alla Procura di Reggio, in quanto i rapporti
bancari erano intrattenuti presso
la sede di Reggio Calabria.
«La vicenda banche e usura,
instaurata dalle mie denunce –
ha evidenziato De Masi – già passate al vaglio di un Gip, e giunte a
sentenze di primo e secondo grado che hanno sempre confermato la presenza del reato e la riconducibilità della colpa del reato in
capo ai presidenti (su tale responsabilità si esprimerà a breve
la Suprema Corte), vede quindi
un altro importante tassello che
va ad aggiungersi ad un’altra recente pronuncia. In data 4 ottobre scorso infatti, il Gip Fulvio Accurso, era stato disposto il rinvio
a giudizio per gli imputati Enrico
Pernice e Achille Mucci (Direttori
Generali pro tempore della Banca Antonveneta)». De Masi, assistito dagli avvocati Saccomanno
e Mazzone, porta avanti da alcuni anni questa battaglia, che ha
da sempre definito di «legalità».
«In questo modo – ha proseguito
De Masi – cerco di tutelare gli in-
teressi non solo miei, ma quelli di
un intero territorio depredato
dall’illegale comportamento del
sistema bancario. Certamente
giorno per giorno i procedimenti
penali che vengono avviati in Italia contro le illegalità bancarie
fanno luce sui reali livelli di degenerazione ai quali il sistema bancario è arrivato». Il procedimento
prende quindi spunto da una serie di esposti alla magistratura
presentata nel tempo dall’imprenditore di Gioia Tauro, Antonino De Masi, secondo cui le banche avrebbero applicato contro le
sue aziende dei tassi tali da risultare usurari. Già il primo proces-
REGGIO Il gup Minutoli accoglie la richiesta di Procura e Dap e dispone per la prossima udienza la videoconferenza con 20 penitenziari
Processo Crimine, stop al trasferimento dei detenuti
Paolo Toscano
REGGIO CALABRIA
In “Crimine” novità in vista. Nella
prossima udienza del processo,
che si sta celebrando con il rito abbreviato e vede alla sbarra 120
imputati, ci sarà una maxi videoconferenza con 33 imputati collegati da venti penitenziari distribuiti sull’intero territorio nazionale. Facendo ricorso alla tecnologia, dunque, è stato imposto lo
stop ai trasferimenti periodici al
carcere di Reggio di quanti si trovano in istituti di pena fuori dai
confini regionali. Una scelta che
ha provocato l’immediata reazione dei difensori degli imputati interessati. I legali hanno gridato
alla violazione del diritto della difesa. La decisione di sospendere i
trasferimenti è contenuta in
un’ordinanza emessa dal gup
Giuseppe Minutoli accogliendo la
richiesta presentata dalla Direzione distrettuale antimafia, con
parere favorevole rispetto ad analoga istanza con la quale il Dap
(dipartimento amministrazione
penitenziaria) chiedeva che fosse
disposta la partecipazione a distanza di 25 imputati detenuti in
case circondariali lontane dalla
Calabria e tradotti solo per le esigenze del processo “Crimine”.
Alla base della scelta ci sono ragioni di sicurezza della collettività, rischi di ordine pubblico per il
sovraffollamento della casa circondariale di Reggio in occasione
della celebrazione delle udienze
di un procedimento particolarmente complesso. Lunedì 7 novembre, alla ripresa del processo,
con l’aula bunker di viale Calabria, oltre gli 8 imputati che si trovano al 41 bis e non possono essere trasferiti, saranno collegati in
videoconferenza Mario Gaetano
Agostini, Domenico Belcastro,
Raffaele D'Agostino, Giorgio De
Masi, Giuseppe Figliomeni, Salvatore Giuseppe Galati, Antonio
Galea, Antonio Gattellari, Vincenzo Gattuso, Rocco Lamari, Cosimo Giuseppe Leuzzi, Michele
Marasco, Giuseppe Marvelli,
Francesco Marzano, Paolo Meduri, Demetrio Meniti, Saverio Mollica, Bruno Nesci, Antonino Pesce, Savino Pesce, Sebastiano
Praticò, Giuseppe Prestopino,
Giuseppe Raso, Giuseppe Trapani e Kewin Zurzolo.
I collegamenti dovranno esse-
re attivati con i penitenziari di Civitavecchia, Caltanissetta, Padova, Pavia, Frosinone, Roma Rebibbia, Torino, Viterbo, Melfi,
Foggia, Secondigliano, Monza,
Prato, Avellino, Piacenza, Trapani, Tolmezzo, Nuoro e Ancona.
«Come già evidenziato nell’ordinanza del 28 settembre scorso –
scrive il gup Minutoli nel suo
provvedimento –, l’invocata previsione normativa, nell’attribuire
la superiore facoltà discrezionale
al giudice, consente di contemperare il livello minimo di garanzie
necessario per tutelare il diritto di
difesa e di partecipazione
all’udienza di imputati detenuti
per reati di eccezionale gravità
con le esigenze di sicurezza della
collettività e dell’ordinato svolgimento dei processi, nonché con il
buon andamento dell’amministrazione della giustizia, sicché
non può porsi alcun problema di
violazione del diritto di difesa,
anche per la concreta possibilità
di contatti difensivi riservati garantiti dalla legge».
Il gup aggiunge: «Sussiste, con
tutta evidenza, il requisito della
particolare complessità del processo, ancor più evidente ove si
Il gup Giuseppe Minutoli ha disposto il blocco del trasferimento dei detenuti
consideri che con decreto del 19
ottobre è stato disposto il giudizio
abbreviato per ulteriori sette
coimputati, che potrà essere riunito al processo principale».
Nel provvedimento notificato
ai difensori dei 25 imputati interessati, il giudice ricorda «i gravissimi rischi di ordine pubblico e sicurezza prospettati dall’amministrazione penitenziaria e dal pubblico ministero, questo giudice,
avuto riguardo ai dati riferiti circa
l’anomalo sovraffollamento della
casa circondariale di Reggio Calabria anche per la contemporanea
pendenza di numerosi processi di
criminalità organizzata e per la
concentrazione negli stessi luoghi di soggetti accusati di essere
elementi di vertice della ’ndrangheta, non può operare una valutazione di plausibilità, del tutto
conforme alle circostanze di fatto
prospettate».
Minutoli spiega che l’istanza
va accolta «dovendosi disporre la
partecipazione a distanza mediante videoconferenza degli imputati elencati nell’allegato alla
nota dell’amministrazione penitenziaria del 23 settembre scorso,
nel rispetto del termine dilatorio
so, nei quali furono processati
anche i vertici nazionali rappresentati da Abete, Marchioriello e
Geronzi, ha superato i primi due
gradi di giudizio ed è in attesa
dell’ultima pronuncia della Corte
di Cassazione. In entrambi i gradi
di giudizio Abete, Marchioriello e
Geronzi sono stati assolti. Un secondo processo inizierà nei prossimi mesi davanti al collegio del
Tribunale di Palmi, dopo il rinvio
a giudizio avvenuto il 4 ottobre
scorso, mentre il terzo, infine, si
aprirà il 26 gennaio prossimo,
dopo il rinvio a giudizio disposto
ieri dal giudice per l’udienza preliminare di Palmi.
di dieci giorni previsto dalla legge».
Il provvedimento del gup Minutoli ha provocato l’immediata
reazione dei 31 difensori a cui è
stato notificato ieri mattina in
udienza: «Ci siamo riuniti spontaneamente – spiega l’avvocato
Giulia Dieni, facendosi interprete
anche degli altri colleghi – e abbiamo preannunciato una richiesta di revoca dell’ordinanza che
sarà seguita da un documento da
elaborare quando saremo in possesso di copia della documentazione fornita da Procura e Dap nel
richiedere la misura di bloccare i
trasferimenti. Siamo in attesa di
poter redigere il documento con
dati alla mano».
L’avvocato Dieni aggiunge:
«Abbiamo preannunciato che, al
di là della richiesta di revoca, andremo avanti con altre iniziative
perché abbiamo già interessato le
Camere penali del distretto. Tra il
14 e il 18 novembre ci asterremo
dalle udienze in forma di protesta
contro la violazione dei diritti della difesa. E quanto accaduto, a nostro avviso, rientra in questo ambito. Se non avremo risposte ci sono già fissate le assemblee nazionali e noi manderemo i nostri rappresentanti per portare all’attenzione dell’opinione pubblica, anche fuori dai confini provinciali e
regionali, la nostra voce di protesta».
29
Gazzetta del Sud Sabato 29 Ottobre 2011
Calabria
.
I periti hanno consegnato una prima relazione al gip di Catanzaro: i frammenti rinvenuti non sono utili per la comparazione
Bombe di Reggio, inutilizzabili le impronte
Delle intimidazioni ai magistrati sono accusati i fratelli Lo Giudice, Cortese e Puntorieri
Giuseppe Lo Re
CATANZARO
Una miriade di frammenti
d’impronte digitali, però non
utilizzabili ai fini della comparazione con quelle dei sospettati, e nulla più: nessuna traccia biologica da cui estrarre il
Dna, niente fibre o altri elementi d’interesse investigativo. A queste conclusioni sono
giunti i periti nominati dal giudice per le indagini preliminari
di Catanzaro, Assunta Maiore,
che ieri ha acquisito gli esiti
dei primi accertamenti tecnici
durante un incidente probatorio
disposto
nell’ambito
dell’inchiesta sulle bombe fatte esplodere lo scorso anno
contro la Procura generale di
Reggio Calabria e l’abitazione
del procuratore generale Salvatore Di Landro e sull'intimidazione al procuratore della
città dello Stretto, Giuseppe
Pignatone, con un bazooka fatto trovare davanti la sede della
Direzione distrettuale antimafia.
L’incidente probatorio - un
passaggio finalizzato a “cristalizzare” eventuali prove contro
gli indagati - è stato chiesto dal
sostituto procuratore della
Dda di Catanzaro, Salvatore
Curcio, che segue l’inchiesta
insieme al procuratore capo
Vincenzo Antonio Lombardo
ed all’aggiunto Giuseppe Borrelli. Nel dettaglio, i magistrati
indagano sulle bombe fatte
esplodere il 3 gennaio 2010
davanti alla sede della Procura
generale di Reggio e il successivo 26 agosto davanti all’abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro. La
serie delle gravissime intimidazioni era stata completata il
5 ottobre quando era stato trovato, a poca distanza dalla se-
I genitori del bimbo lamentano un ipotetico errore in sala parto
COSENZA Chiesto sequestro della cartella
Neonato in rianimazione
I genitori chiedono
l’apertura d’una inchiesta
Giovanni Pastore
COSENZA
Un fermo immagine del video girato dalla telecamera della Procura generale di Reggio in cui si vede il posizionamento dell’ordigno esploso il 3 gennaio 2010
de della Dda reggina, un bazooka destinato al procuratore
Giuseppe Pignatone. In questa
fase della loro attività, i periti
hanno esaminato proprio il bazooka fatto ritrovare in strada,
la cabina telefonica utilizzata
per segnalare la presenza
dell’arma dei pressi della Dda
e i frammenti dell’ordigno
esploso davanti alla Procura
generale.
Il
prossimo
passaggio
dell’inchiesta è in programma
il prossimo 1 dicembre, quando saranno acquisiti gli esiti
delle perizie sui filmati relativi
alla bomba fatta esplodere davanti alla sede della Procura
generale; si tratta dell’ormai
famosa sequenza che mostra
due individui giungere sul posto in motorino, fare esplodere
l’ordigno e darsi alla precipitosa fuga nel cuore della notte.
Nell’ambito dell’inchiesta
sulle intimidazioni ai magistrati reggini, lo scorso aprile
sono state arrestate quattro
persone (il Tribunale del Riesame ha poi confermato le ordinanze di custodia cautelare), ritenute mandanti ed esecutori della strategia della ten-
sione. L’inchiesta ha avuto un
impulso decisivo dalle dichiarazioni del boss pentito Antonino Lo Giudice, che si è autoaccusato di essere il mandante ed ha chiamato in causa
il fratello Luciano ed altre due
persone: Antonio Cortese, ritenuto l’esperto di esplosivo della cosca, e Vincenzo Puntorieri, legato allo stesso Cortese,
accusati dell’esecuzione materiale dell’attentato. Mesi prima, e precisamente il 30 settembre, nell’ambito del blitz
dei Carabinieri di Reggio Calabria denominato “Epilogo”, al-
tre quattro persone, presunte
affiliate alla cosca Serraino,
erano state raggiunte da un avviso di garanzia della Procura
di Catanzaro in quanto inizialmente sospettate per l’attentato dinamitardo alla sede della
Procura generale.
Sui fatti di Reggio indaga la
Procura di Catanzaro in quanto competente per territorio
sulle inchieste che riguardano
i magistrati del distretto di
Corte d’Appello della città dello Stretto, siano essi indagati o
parte offesa come in questo caso.
Il male oscuro continua a mangiarsi la speranza nelle corsie
degli ospedali pubblici e privati.
Tante, troppe denunce alimentano quotidianamente il clima
di sospetto e fanno calare la fiducia nelle strutture sanitarie
nostrane. Gli ultimi dubbi sono
condensati nella querela che
una coppia cosentina, attraverso gli avvocati Roberto Le Pera e
Rosario Carbone, ha presentato
all’autorità giudiziaria. In un
esposto di quattro pagine i giovani coniugi hanno ricostruito
l’angoscia per quel loro bimbo
ricoverato nel reparto di Terapia
intensiva neonatale dell’“Annunziata” per convulsioni da
ipotetico trauma da parto. I medici non hanno ancora sciolto la
riserva sulla prognosi dal momento che il quadro clinico non
s’è ancora stabilizzato. Al procuratore Dario Granieri, marito e
moglie, hanno chiesto il sequestro urgente della cartella clinica e, soprattutto, che siano accertate eventuali responsabilità
per lesioni su mamma e figlio.
La donna ha 28 anni e a marzo
aveva scoperto d’essere in dolce
attesa: «Signora, lei è al secondo
mese di gravidanza», le aveva
comunicato il medico in servizio
al consultorio di Rogliano. Il 13
ottobre, si è sottoposta a una visita di controllo dallo stesso medico che le ha indicato come data probabile del parto, la fine del
mese. Otto giorni dopo, in presenza di dolori e di contrazioni,
s’è recata all’“Annunziata” dove
i sanitari l’hanno sottoposta a un
accertamento ecografico da cui
sarebbe emersa la chiusura del
collo dell’utero. E dopo aver atteso inutilmente oltre tre ore per
un tracciato tococardiografico
la donna se n’è tornata a casa. Il
giorno dopo, però, di primo
mattino, la “rottura delle acque”
e il ricovero all’“Annunziata”
dove i medici hanno confermato
l’imminenza del parto. E così è
stata trasferita in sala travaglio
dove è rimasta per più di dieci
ore. La donna avrebbe chiesto
un cesareo per «alleviare la mia
sofferenza e quella di mio figlio», ma i medici avrebbero insistito col parto naturale praticando forti pressioni sull’addome della paziente che avrebbe
accusato anche difficoltà respiratorie. Il bimbo è venuto alla luce senza emettere alcun vagito.
Subito dopo è stato trasferito in
terapia intensiva neonatale.
Gazzetta del Sud Sabato 29 Ottobre 2011
33
Cronaca di Reggio
.
COMUNE Nuova riunione della Commissione sul decentramento
Commissione Pecorella al centrodestra
«È falso affermare
che la relazione
abbia occultato atti»
Gallico, a confronto
amministratori e cittadini
sui problemi del rione
Pasquale Imbalzano: «Nelle discussioni emerge
uno spirito collaborativo da parte dei residenti»
Una nuova riunione itinerante
della IV commissione consiliare
“Decentramento Amministrativo” presieduta da Pasquale Imbalzano. La scelta di promuovere
l'appuntamento fuori dai palazzi
istituzionali trasferendosi nei
quartieri cittadini continua e l’ultimo incontro si è svolto a Gallico
alla presenza, tra gli altri del consigliere comunale delegato Carmine Federico e di Giuseppe Martorano e Pasquale Morisani, rispettivamente assessori al Decentramento e Protezione Civile e Lavori Pubblici.
«Un'occasione di confronto –
ha detto Imbalzano – affinché sia
possibile continuare a monitorare i vari rioni e ricercare, ove di nostra competenza, le soluzioni alle
questioni che via via rileviamo anche grazie all'apporto prezioso
della cittadinanza che registriamo sempre numerosa agli incontri i cui emerge spirito collaborativo e partecipazione democratica.
Insomma, riunioni che divengano
“trait d'union” tra i bisogni della
comunità, gli uffici e gli assessorati competenti. Inoltre – ha ricordato Imbalzano – ci stiamo spendendo per la realizzazione di un
prospetto di reale decentramento
amministrativo che possa sopperire alla mancanza delle circoscrizioni, garantendo un “autogoverno” ai quartieri nell'ottica della
futura Città Metropolitana».
«Siamo una squadra compatta
– ha esordito l'assessore Martorano – che sta lavorando alacremente per la creazione di un meccanismo virtuoso cosicché il cittadino
sia protagonista tramite una
struttura di decentramento che
assolva al suo compito e coadiuvi
l'Amministrazione Arena nella
gestione del territorio».
Un elenco di priorità, recepite
durante i ricevimenti e i vari sopralluoghi nel territorio dell’ex IX
circoscrizione è stato, passato in
rassegna dal consigliere Federico: «Le criticità che riguardano
soprattutto alcune opere pubbli-
Sul problema delle arterie di collegamento
Raffa rassicura il Comitato
della Vallata del Sant’Agata
Nell’ambito delle attività programmate, una delegazione
del Comitato “Vallata del S.
Agata”, composta dal presidente Giuseppe Mandolillo e
dai
consiglieri
Domenico
Quattrone, Sebastiano Vadalà
e Antonio Luvarà, si è incontrata con il presidente dell’Amministrazione provinciale Giuseppe Raffa.
Durante l’incontro la delegazione ha posto l’esigenza di
intervenire sulla strada Reggio-Cardeto, nella competenza
della provincia, per la manutenzione e la rimozione di
qualche frana da tempo sulla
strada, e in secondo luogo verificare l’impegno della provincia a proseguire il tratto di
strada già realizzato dalla Sorical sul torrente S. Agata verso il ponte di S. Nicola di Cardeto.
Il presidente Raffa ha dimostrato impegno a risolvere tali
problematiche così come aveva già manifestato durante la
campagna elettorale.
Lo stesso presidente ha disposto con la società incaricata
della manutenzione l’intervento richiesto ed ha altresì programmato con l’ufficio tecnico, per i prossimi giorni, un sopralluogo alla presenza del Comitato per una valutazione di
massima dei costi per la costruzione della strada che collegherà la centrale elettrica al
ponte di San Nicola di Cardeto, assicurando già la disponibilità di una congrua somma
da destinare a tale realizzazione.
Il Comitato, «nel ringraziare
il dott. Raffa per gli impegni
assunti», informa inoltre la popolazione della Vallata che «si
è in attesa di un incontro, più
volte rinviato per impegni sopraggiunti, con il sindaco per
affrontare il problema della
frana di S. Salvatore e per valutare gli interventi di adeguamento del tratto Cataforio-San
Sperato.
che, le reti idriche, la messa in sicurezza dei torrenti ed il miglioramento dell'assetto viario. Fa piacere, quindi, vedere che i cittadini
partecipino con entusiasmo a
questi appuntamenti e farebbe altrettanto piacere registrare la presenza dell'opposizione che spesso, tranne Irto e De Caridi in quest'occasione, risulta assente». E
proprio Irto ha sottolineato «la valenza della bozza di progetto per
il decentramento che con la sua
strutturazione, potrebbe rappresentare lo strumento più idoneo
per fornire risposte». De Caridi ribadisce: «Siamo per ascoltare e
capire i problemi così da poterci
indirizzare verso i percorsi propedeutici alla loro risoluzione». Durante l’incontro il consigliere Leo
ha chiesto delucidazioni «sui fondi previsti per i corsi d'acqua minori ed il ponte di attraversamento Archi – Gallico sul torrente
Scaccioti».
I residenti da canto loro danno
voce ai problemi con cui sono co-
Pasquale Morisani, Giuseppe Martorano e Pasquale Imbalzano
stretti a convivere. A fornire risposte dettagliate l'assessore ai
Lavori Pubblici, Pasquale Morisani il cui intervento è stato apprezzato da Imbalzano e Federico: «È
mersa dalla relazione dell’assessore l’attenzione per l'edilizia scolastica, la manutenzione della rete idrica e fognaria ed al completamento delle opere pubbliche
avviate, precisando come siano in
itinere dei progetti ad hoc ed illustrando anche le caratteristiche
del Piano Triennale. L'assessore
che ha dichiarato di aver già portato in Giunta dei prospetti in proposito, ha dato piena disponibilità per organizzare altri incontri
affinché si possa discutere di ulteriori problematiche e valutare i
progetti per il quartiere». (e.d.)
«È grave e soprattutto è falso
affermare che nella Relazione sulla Calabria elaborata
dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sugli illeciti
connessi al ciclo dei rifiuti,
siano stati “occultati” i rapporti tra 'ndrangheta e amministratori locali responsabili dell’affidamento di appalti nel territorio di Reggio
Calabria». È quanto sottolinea in una nota la Commissione presieduta dall’on.
Gaetano Pecorella, in risposta alle dichiarazioni di alcuni consiglieri regionali del
Pdl.
«Ad ogni buon conto – prosegue la nota –, gli uffici della Commissione d’inchiesta
stanno provvedendo a inviare alla Presidenza del consiglio della Regione Calabria
copia della relazione approvata all’unanimità dalla
Commissione nella seduta
dello scorso 19 maggio, fatta
propria dalla Camera, con
una mozione approvata sempre all’unanimità, nella seduta del 23 giugno. La Relazione è stata, inoltre, presentata
a Crotone lo scorso 18 ottobre alla presenza, tra gli altri,
del procuratore della Repub-
SBARRE Franca Milazzo chiede lumi sull’ordinanza sindacale di non potabilità
L’acqua scarseggia. E pure le notizie
«Il giorno 11 ottobre scorso dagli
organi di informazione cittadini
è stata data la notizia che con apposita ordinanza, a scopo precauzionale, il Sindaco aveva disposto la non utilizzazione a scopi potabili dell’acqua distribuita
attraverso le condotte idriche
lungo le seguenti vie cittadine:
Vico Vitetta, Botteghelle, Loreto,
Frangipane, Palmi, Messina,
Scilla e Vico Posta». Fatta questa
premessa, Franca Milazzo (A Testa Alta) osserva che «in questi
15 giorni sul territorio interessato sono stati effettuati scavi (?),
protetti da transenne e nastri
bianchi e rossi, in più punti» e che
«ad oggi il divieto continua e non
è dato sapere quale sia la causa».
«Alle telefonate fatte alla segreteria del Sindaco circa la durata della proibizione di usare
l’acqua che fuoriesce dai rubinetti delle nostre case», continua
Milazzo, «si risponde che appena
l’ordinanza potrà essere revocata ne sarà data notizia tramite i
mezzi di informazione. Alla domanda se l’acqua che scorga dalla fontanina pubblica situata di
fronte alla scuola elementare
“Galluppi” di Via Botteghelle sia
potabile, si risponde che la fontanina è chiusa perché anche
quell’acqua rientra nel divieto di
utilizzazione. Intanto, però, il
prezioso liquido continua a sgorgare dalla fontanina in questione, malgrado le informazioni
espresse dalla segreteria del sindaco. Inoltre, proprio perché sul-
Laurea
Giorno 20 ottobre 2011 si è laureato
in Medicina e Chirurgia
presso l’Università Cattolica
del Sacro Cuore in Roma
Istituto di Semeiotica Chirurgica
diretto dal
Ch.mo Prof. Rocco Bellantone
LUIGI MARIA
MASSIMO PEDONE
discutendo brillantemente la tesi
“Metanalisi: confronto tra le varie tecniche di surrenectomia endoscopica”
Relatore: Ch.mo Prof. Casimiro Pio Lombardi,
correlatore Dott. Mario Raffaelli,
conseguendo il risultato di 110/110 e lode.
Al giovane neodottore gli auguri più cari
dai nonni Maria e Luigi.
la stessa non è stato apposto alcun cartello, è sempre più consistente il numero di cittadini che
riempiono bidoni, bottiglie e altro; di passanti che bevono; di ragazzini che all’uscita della scuola
si dissetano».
Franca Milazzo,
esponente di “A
testa alta”,
chiede lumi sulla
questione idrica
Gaetano Pecorella
blica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone».
«Sarà, infine, cura degli
uffici della Commissione bicamerale d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti – conclude la nota – evidenziare tutti i passaggi relativi alle modalità di infiltrazione mafiosa negli appalti
del settore, sfuggiti ad una
lettura, evidentemente poco
attenta, della Relazione in
questione».
«Senza creare allarmismi inutili, dato che sul territorio interessato gravitano altre scuole
elementari e materne, oltre a
quella summenzionata», aggiunge Milazzo, «mi viene naturale pormi altre domande: le
strutture scolastiche sono state
avvisate? È stata predisposta una
distribuzione di acqua potabile
per gli usi domestici più comuni?
L’Asp è a conoscenza della situazione? Se il disagio che stanno vivendo questi cittadini è causato,
come sembra, da infiltrazioni fognarie (?), forse le nostre istituzioni pensano che un po’ di nausea e vomito non sono situazioni
tali che possono mettere a repentaglio la salute pubblica?».
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Sabato 29 Ottobre 2011 Gazzetta del Sud
Cronaca di Reggio
.
In primo grado erano stati condannati a 5 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno
CASO FALLARA
Assolti in appello due fratelli
accusati di abusi su una disabile
Sequestrati
la casa
e i conti
di Bruno Labate
Ridotta per gli stessi reati da 9 a 6 anni la condanna al padre
Assolti due fratelli accusati di
aber abusato di una disabile.
Condannato, invece, il padre
che rispondeva degli stessi
reati. La decisione è stata
adottata dalla Corte d’appello
(Adriana Costabile presidente,
Angelina Bandiera e Daniele
Cappuccio giudici) che ha
mandato assolti con formula
ampia i fratelli I.C. e F.T. da
tutti i reati loro contestati, I
due, unitamente al padre G.T.,
erano stati arrestati nell’aprile
del 2009 perchè accusati di
avere sfruttato, violentato e
venduto A.G., una ragazza
portatrice di un lieve deficit di
tipo psichico.
Di vicenda dai contorni
squallidi e vissuta in un ambiente degradato avevano parlato gli inquirenti in occasione
degli arresti. Secondo l’accusa,
i fratelli I.C. e F.T. avrebbero
costretto la ragazza a subire
atti sessuali abusando della
sua condizione di inferiorità
psichica oltre che delle relazioni domestiche e di coabitazione. Il padre, invece, era accusato di avere abusato sessualmente in più occasioni
della ragazza (talvolta ricorrendo alla violenza, in altre occasioni minacciandola con
una pistola, risultata poi essere un’arma giocattolo), di
averla costretta sotto minaccia
a sposare un extracomunitario
e di averla indotta a sottoscrivere una richiesta di finanziamento di circa 27mila euro
sfruttando la sua condizione
di inferiorità psichica.
A conclusione del processo
di primo grado, celebrato davanti alla prima sezione del
Tribunale, G.T. era stato condannato a nove anni di reclu-
Adriana Costabile presidente della Corte d’appello
Avv. Italo Palmara
Avv. Filippo Neri
sione. I due fratelli erano stati,
invece, condannati alla pena
di cinque anni e sei mesi ciascuno.
In sede di appello, il sostituto procuratore generale Santo
Melidona ha concluso la requisitoria chiedendo la conferma
della sentenza di primo grado
e analoga richiesta è stata formulata dal difensore di parte
civile, avvocato Renato Milasi.
La parola è passata poi ai difensori degli imputati (avvo-
cato Italo Palmara per I.C., avvocato Filippo Neri per F.T. e
avvocato Maria Teresa Caccamo per G.T.) i quali hanno evidenziato tutte le contraddizioni emerse nel corso dell’istruttoria dibattimentale e non approfondite dal Tribunale, nonostante le reiterate richieste
delle difese.
L’avvocato Neri ha affermato che nel racconto della presunta vittima c’erano discrasie
e che, negli aspetti chiave, la
donna era stata smentita dagli
stessi testimoni indicati dalla
pubblica accusa. L’avvocato
Palmara, da parte sua, ha posto l’accento sull’aspetto documentale, citando il risultato
delle indagini difensive effettuate con l’ausilio dell’agenzia
investigativa diretta da Oscar
De Pasquale. In giudizio sono
stati prodotti i tabulati telefonici comprovanti uno scambio
di telefonate ed sms tra I. C. e
la ragazza riferiti ad epoca
successiva alla presunta violenza: «Questa è una circostanza – ha detto il legale – in
stridente contrasto con i fatti
addebitati agli imputati e che,
fino al momento della produzione documentale, era sempre stata negata dalla giovane».
L’avvocato Maria Teresa
Caccamo ha concluso la serie
degli interventi insistendo sulla inattendibilità della donna
che, secondo la difesa di G.T.,
in sede d'esame innanzi al Tribunale avrebbe ricostruito la
presunta violenza in maniera
nebulosa e senza fornire alcun
riscontro.
A conclusione della rituale
camera di consiglio, durata
circa un’ora, la Corte ha pronunciato la sentenza con cui
ha assolto con formula ampia
I.C. e F.T. da tutti i reati loro
ascritti con la formula perché
il fatto non sussiste; G.T. è stato invece assolto dai reati di
violenza privata e circonvenzione d’incapace ma riconosciuto colpevole per gli altri
due capi di imputazione (violenza sessuale e minacce aggravate). Pertanto la pena inflitta in primo grado (9 anni) è
stata rideterminata in 6 anni
di reclusione.(p.t.)
Mario De Tommasi
Giovanni Nucera
Contro l’elezione di Nucera alla Provincia
Il Tar ha giudicato
inammissibile
il ricorso di Tripodi
Si è discusso innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale di Reggio Calabria,
nell'ultima udienza del 26 ottobre 2011, il ricorso promosso da Michele Tripodi
(Pdci) nei confronti dell'Ufficio Elettorale Centrale, della
Provincia, nonché nei confronti del candidato Presidente non eletto Giovanni
Nucera (Sel), avverso il verbale di proclamazione degli
eletti.
Il ricorrente ha presentato
nel ricorso diversi motivi che
si riferivano al fatto che il
Tripodi, in un insieme di coalizione di liste, avrebbe raccolto un numero di voti superiori a quelli raccolti dal candidato alla Presidenza della
Provincia Giovanni Nucera.
Michele Tripodi, che è già
sindaco di Polistena, aveva
anche sollevato questione di
legittimità
costituzionale
della legge 191/2009 ritene-
do che avesse manifestamente violato il diritto alla rappresentanza ed i principi di
eguaglianza e pari opportunità garantiti dagli articoli
51 e 3 della nostra Costituzione
Il Nucera si è costituito per
resistere con l’assistenza degli avvocati Mario ed Angela
De Tommasi, i quali hanno
controdedotto su tutti i punti
sollevati dal Tripodi nel suo
ricorso contro l’elezione di
Nucera in consiglio provinciale.
Dopo la discussione il Tar,
in accoglimento della eccezione preliminare presentata
dagli avvocati Mario ed Angela De Tommasi, ha dichiarato irricevibile il ricorso presentato da Tripodi per la
mancata osservanza dei termini prescritti dal codice di
rito, condannando il ricorrente alle spese di giudizio.
La Procura di Reggio ha chiuso
un filone delle indagini che riguardano il cosiddetto “caso-Fallara” e l’architetto Bruno
Labate – l’indagato legato anche sentimentalmente per un
periodo alla dirigente scomparsa che non si sarebbe mai
accorto di percepire pagamenti da Palazzao San Giorgio per
prestazioni professionali mai
eseguite – ha ricevuto la sgradita “sorpresa” di vedersi notificato l’avviso di chiusura indagini e, contestualmente, anche
il decreto di sequestro preventivo, firmato dal procuratore
aggiunto Ottavio Sferlazza,
dei suoi beni per un valore
uguale a quello delle somme
indebitamente intascate (oltre
840 mila euro) e che, in parte
(circa 160 mila euro), ha già
deciso di restituire alle casse
comunali. L’architetto Labate
dovrà rispondere ai giudici di
reati pesanti: peculato in concorso con la defunta dirigente
del settore finanze di Palazzo
San Giorgio e truffa.
L’inchiesta è senza dubbio
più ampia e dovrà fare luce sul
denaro pubblico illecitamente
percepito da professionisti e da
dirigenti comunali.
Orsola Fallara
Gazzetta del Sud Sabato 29 Ottobre 2011
39
Reggio Tirrenica
.
VILLA SAN GIOVANNI Tra i cittadini prevale il distacco rispetto a un’opera che aveva acceso gli entusiasmi dell’Amministrazione guidata da La Valle
Ponte, l’opposizione esulta e il sindaco non si sbottona
Morgante: «Un’idea campata in aria». Sorrenti: «È solo l’ultimo baluardo dell’assistenzialismo»
Giusy Caminiti
VILLA SAN GIOVANNI
Ad essere frastornata per l’approvazione della mozione dell’Italia
dei Valori che di fatto cancella i finanziamenti pubblici per la realizzazione del Ponte sullo Stretto
non è tanto la comunità territoriale quanto quella politica che sul
Ponte aveva scommesso il prossimo futuro e che, all’indomani del
voto dell’aula di Montecitorio, rimane priva di reazioni.
La comunità villese, infatti, ha
sempre guardato con molto distacco alla effettiva costruzione
dell’opera, cominciando a manifestare ansia solo dopo lo scorso
otto settembre con l’avvio della
procedura per la dichiarazione di
pubblica utilità. E se la città oggi si
chiede quando e come cesserà la
fase per gli espropri e con essa la
conseguente cantierizzazione, i
primi ad esprimersi sullo stop al
Ponte sono i consiglieri comunali
di minoranza. Luigi Sorrenti critica entrambi gli schieramenti nelle
Il cantiere della variante a Cannitello
posizioni espresse, Massimo Morgante invece non risparmia bordate all’amministrazione di centro destra. «Adesso rischia di trasformarsi in un clamoroso fallimento l’intera strategia amministrativa
e
propagandistica
dell’amministrazione La Valle
che – scrive il consigliere Morgan-
te – sul Ponte aveva incentrato
tutta la propria attività ed affidato
la propria immagine».
Secondo Morgante, infatti, il
Ponte altro non è stato che
un’opera «campata in aria, propagandistica ed elettorale, tesa a
soddisfare una rete di imprese e
consulenti sulle spalle degli italiani» e di certo non «l’antidoto universale di una crisi economica e
che avrebbe dovuto far rialzare la
città. Ora che finalmente il miraggio Ponte è svanito per sempre, rimane da capire in quale modo il
sindaco intende ricomporre i cocci di un programma amministrativo di fatto svuotato di ogni contenuto e privo di un’autonoma strategia in grado di risollevare le sorti di questa città». «Alla fase del
Ponte che non si fa – scrive, invece, il consigliere del Movimento
Democratico Luigi Sorrenti – destra e sinistra arrivano del tutto
impreparate. Solo qualche giorno
fa il PD chiariva che la inutile mozione (purtroppo sottoscritta anche da me) sulla moratoria degli
espropri (che non sono mai partiti
e mai partiranno) non era da intendersi contro il Ponte! Mentre
la destra garantiva che le procedure messe in moto sono la prova
provata che il Ponte si fa!».
Due considerazioni di Sorrenti: «La pericolosità dell’idea Ponte
sta nel fatto che è rimasta l’unica
cui i politici dell’assistenzialismo
si possono ancora aggrappare,
con la conseguenza di accumulare ulteriori ritardi nell’adozione
delle politiche di sviluppo locale
indispensabili a salvare il Sud e
l’Italia, politiche che in altre parti
stanno partendo. I lavori della variante di Cannitello devono essere portati a termine e gli impegni
di Ciucci per il rifacimento di un
pezzetto della via Marina mantenuti. Sono lavori compensativi
della variante, non del Ponte, i
soldi ci sono quindi». Ed una richiesta: «Non dividiamoci. A tal
fine chiedo al sindaco e al presidente Cassone di convocare al più
presto la Commissione Ponte-Piano Strategico».
SCILLA Il Tar accoglie il ricorso di Loredana Delorenzo. Annullate le nomine
La “quota rosa” azzera la giunta Caratozzolo
SCILLA. Pari opportunità: il
Tribunale amministrativo regionale annulla la giunta Caratozzolo.
Il Tar Calabria, sezione staccata di Reggio Calabria, ha accolto il ricorso della consigliera comunale di maggioranza,
Loredana Delorenzo, annullando gli atti impugnati della
ricorrente «per violazione dei
principi costituzionali e legislativi in materia di pari opportunità».
Il Tribunale amministrati-
vo, nel richiamare i precedenti giurisprudenziali, tra cui
una sentenza del 2010 del Tar
Sicilia, ha azzerato tutti i decreti con cui sono stati nominati gli assessori della giunta
Caratozzolo, compresi i decreti di assegnazione delle deleghe e quello di nomina di vice-sindaco, poiché la Giunta è
«composta tra componenti solo di sesso maschile». Annullata anche la delibera del consiglio comunale con cui si prendeva atto della nomina della
Giunta Comunale: in quella
seduta fu proprio la consigliera Delorenzo che, nell’astenersi dal votare la nomina della Giunta, aveva chiesto al sindaco di rivedere il tutto, riservandosi di impugnare il decreto sindacale per la “quota rosa” in quanto, secondo la consigliera, era stato leso il diritto
costituzionale sulle pari opportunità.
Dalle dichiarazioni in consiglio si è passati al ricorso ai
giudici amministrativi ed ieri
BAGNARA L’istituto rischia l’autonomia. Ieri la manifestazione
Gli studenti del Fermi in piazza
per dire “no” all’accorpamento
Roberta Macrì
BAGNARA
Studenti dell’Istituto Fermi in
piazza per difendere l’autonomia
scolastica. «Siamo qui per difendere i nostri diritti e salvaguardate l’autonomia dell’Istituto: no
all’accorpamento». Così hanno
esordito gli studenti promotori di
una manifestazione pubblica, in
piazza Matteotti di fronte al Municipio; l’Istituto rischia di perdere la presidenza per essere accorpato ad un’altra sede scolastica.
L’Istituto ha una solida tradizione
che s’intreccia con la storia della
cittadina tirrenica. Inoltre rappresenta l’unico centro di aggregazione per i giovani che offre oc-
casioni di incontro nelle ore pomeridiane grazie all’ampliamento dell’offerta formativa e, quindi,
alla realizzazione di progetti volti
al potenziamento delle conoscenze linguistiche ed informatiche.
Numerose, anche, le attività
incentrate sulla cultura del volontariato e della legalità. Il Fermi,
che comprende anche il polo scolastico di Sant’Eufemia e l’Istituto
tecnico industriale, rappresenta
una risorsa fondamentale per il
territorio per arginare fenomeni
di devianza giovanile; attualmente retto dalla dirigente Angela
Maria Palazzolo, rappresenta il
fiore all’occhiello per Bagnara ponendosi come scuola pilota per le
attività di formazione di docenti e
La protesta di fronte al Municipio
SCILLA Il consigliere Giordano con delega alla Pesca rilancia
«Facciamo tornare le spadare
e fermiamo i bracconieri del mare»
Tina Ferrera
SCILLA
Torna ad incontrare, a Palazzo
San Rocco, i giornalisti, il consigliere con delega alla Pesca, Mariano Giordano, che in una conferenza mette a fuoco l’annoso problema della pesca del pescespada
con la rete di superficie denominata “spadara”, che viene vietata
in quanto ritenuta causa di morte
per alcune specie marine come
cetacei e tartarughe. «La pesca
con la spadara deve rientrare – so-
Mariano Giordano
stiene Giordano – è possibile evitare che alcune specie vengano
uccise riducendo la dimensione
della rete e grazie all’accortezza
dei pescatori che amano e rispettano il mare». Giordano spiega
«non usare questa rete induce i
pescatori a pescare altre specie e
non seguire il ciclo di pesca dettato dalla natura. Purtroppo – prosegue – in questo periodo si hanno
notizie di alcuni pescespada, pescati con l’amo, di appena due chilogrammi. Non bastano i controlli
già esistenti. I “bracconieri del
è arrivata la sentenza del TAR,
con cui nel merito viene annullata l’intera Giunta comunale nominata dal sindaco Caratozzolo, il quale ora dovrà
emanare un nuovo decreto di
nomina, e nel distribuire le
deleghe, compresa quella di
vice-sindaco, dovrà tenere
presente proprio il principio
delle pari opportunità. Un colpo di scena che certamente
non mancherà di alzare la tensione politica. Tutto da rifare
per il sindaco.(tina f.)
studenti, sia per attività sperimentali che hanno offerto occasioni di confronto a livello internazionale.
Purtroppo il piano di dimensionamento della rete scolastica
varato dal Governo prevede per il
prossimo
anno
scolastico,
2012/13, l’accorpamento di numerosi istituti a causa dell’abbassamento della popolazione scolastica. Questo problema interessa,
anche, il Fermi, frequentato da
498 studenti; ne occorrono almeno 500 per mantenere l’autonomia. Da una statistica, però, risulta che gli iscritti per il prossimo
anno saranno in aumento; pertanto, sarebbe affrettato decidere
fin d’ora per l’accorpamento. Le
conseguenze? Perdita dell’autonomia e riduzione delle risorse.
Altre difficoltà riguardano l’orografia del territorio ed i problemi
di viabilità. È un dato rilevante
per Bagnara che da cinque unità
scolastiche autonome rischia di
ridursi ad una sola unità.
mare” vanno fermati, altrimenti il
pescespada si estinguerà. Lancio
un appello ai politici calabresi, in
particolare al governatore Scopelliti, perché si tuteli il sistema
marino e i tanti pescatori». Giordano non tralascia neanche la
questione della “passerella”, tipica imbarcazione usata soprattutto nella Costa Viola, «figlia del
vecchio “luntre”, rappresenta anche un’attrattiva turistica e culturale. La pesca deve essere da stimolo al settore turistico calabrese, per questo vorrei che anche gli
assessore alla cultura e al turismo
della regione Calabria si interessassero di questo settore, considerandolo un’importante volano
per l’intero territorio calabrese.
Considero il nostro mare –conclude Giordano – come la Fiat del
Sud».
SACCÀ CHIEDE A OLIVERI DI COINVOLGERE I COMUNI INTERESSATI
Il mistero e l’affare della mega discarica
Sant’Eufemia scopre le carte di Melicuccà
Giuseppe Fedele
S.EUFEMIA D’ASPROMONTE
Al dilemma “ponte sullo Stretto si, ponte sullo Stretto no” è
a questo punto parallelamente
legato il dilemma “mega discarica per inerti si, mega discarica per inerti no”. Se dovesse essere realizzato il ponte
sullo Stretto, sarà altresì realizzata la mega discarica che
territorialmente ricadrà nel
comune di Melicuccà, ma che
praticamente sorgerà alle porte del centro storico di S.Eufemia.
Al cospetto di una discarica
di tali dimensioni sorgono vari
interrogativi su chi sarebbe
deputato al controllo e su chi
al governo, su chi sarebbe tenuto ad assicurare che ci saranno solo inerti ed infine che
si sarebbe al cospetto di una
discarica destinata a durare
per un numero limitato di anni
e non per un tempo illimitato.
Rendendosi portavoce di
questi interrogativi e contrariato per il modo in cui la questione è stata fin dall’inizio gestita, il sindaco Vincenzo Saccà si è così espresso: «Vorrei
muovere un appello al collega
di Melicuccà e ribadire che prima di prendere decisioni di
questo tipo, visto anche che
non è la prima decisione che
assume, di chiedere una consultazione dei comuni interessati ed in modo particolare il
nostro, quelli di Bagnara, Seminara e Palmi. Non penso
L’area della discarica
che proprio perché ricade sul
proprio territorio si possa agire così e firmare convenzioni,
perché io so per certo che è
stata firmata una convenzione».
Precisando nel prosieguo:
«Io non mi riferisco alla royalty che il comune di Melicuccà
potrà ottenere, non è questo.
Noi non vogliamo entrare nella spartizione della royalty,
non è questo il nostro obiettivo».
Secondo Saccà l’obiettivo è
un altro: «L’obiettivo principale è quello di tutelare l’ambiente di questo territorio e se
qualcosa debba essere fatto io
ritengo che devono esserci dei
criteri condivisi e condivisibili
da parte di tutti, se è necessa-
rio fare una cosa». Il sindaco
ha specificato inoltre: «Questo
appello al collega di Melicuccà
è un appello che faccio con
profondo rispetto per le sue
decisioni, però ritengo che ci
sia stato un attimo di leggerezza».
Aggiungendo: «Ritengo che
un’operazione di questo tipo
non poteva riguardare solo ed
esclusivamente il comune di
Melicuccà e la società dell’attraversamento stabile dello
stretto. Ma doveva coinvolgere tutti i comuni interessati, in
primo luogo il nostro, visto
che ventisei-ventisette aziende sono nostri concittadini e
che sicuramente la discarica
pur essendo nel territorio del
comune di Melicuccà è molto
ma molto più vicina al nostro
centro storico; comunque noi
ce l’avremo sotto casa, contrariamente al comune di Melicuccà».
Al centro di un’area ristretta
e delimitata a poca distanza
oltre che dal centro abitato di
S. Eufemia dal mare, dal monte S. Elia, dal parco dell’Aspromonte, dai numerosi e caratteristici calanchi, da strutture
turistiche e di ristorazione oltre che da insediamenti industriali che operano anche nel
campo alimentare, sorgono di
già un deposito per i rifiuti pericolosi, una discarica esausta,
un’altra in fase di realizzazione ed ora questa che diventerà
una delle più grandi discariche d’Europa d’inerti.
DELIANUOVA Si rinnova la “Fiera di Sant’Arcangelo”
Il progetto “Ruralia” esalta
le eccellenze del territorio
Marinella Gioffrè
DELIANUOVA
Si è svolto al Teatro Comunale
“Vocisano” un convegno dal tema “Tutela dell’identità e prospettive di sviluppo del territorio pre-aspromontano”. «L’iniziativa – ha spiegato il presidente del Consiglio comunale Maria
Angela Rechichi, moderatrice
dell’evento – ha lo scopo di mettere in luce le specificità, le risorse e le bellezze del nostro territorio. I comuni di Delianuova, Scido (Ente capofila), Cosoleto,
Santa Cristina d’Aspromonte, si
sono messi in rete in un unico filo conduttore economico, scaturito nel progetto “Ruralia” , finanziato dall’assessorato alle
Attività produttive della Regione Calabria». Presentato lo scorso anno dall’assessore regionale
Antonio Caridi e ideato dal project management Gianni Barone, si è posto l’obiettivo di creare
il primo Distretto rurale della
provincia. Per il sindaco Rocco
Corigliano «Questa progetto,
vuole rilanciare l’economia attraverso il recupero del patrimonio storico, delle identità naturali dei nostri luoghi, al fine di
arginare il più possibile il carattere di marginalità della cinta
preaspromontana». Il presidente dell’Accademia delle Imprese
Europea, Giuseppe Ariobazzani
ha spiegato come «l’Accademia
è riuscita nel tempo a scoprire gli
aspetti primari dell’economia
locale attraverso la promozione
di prodotti con uno sviluppo a sistema, creando percorsi che non
si limitano alle singole manifestazioni». Per l’assessore provin-
ciale alle Attività produttive Domenico Giannetta, «il territorio
ha bisogno di emergere dalla fase
di crisi industriale che sta attraversando. Il progetto tipico locale (De.Co), vuole promuovere i
prodotti di eccellenza quali la
pietra verde o l’olio di oliva, che
meritano di essere inseriti nel
mercato internazionale. Il turismo – ha continuato Giannetta –
deve mirare allo sviluppo delle
aree montane e non solo di quelle
marittime. Il tutto può essere ottenuto rendendo fruibili le nostre zone anche con una migliorata viabilità. A questo proposito
la Provincia sta ultimando la Delianuova-GioiaTauro e la Pedemontana». L’assessore comunale
alle Attività produttive Raffaelangelo Carbone ha sottolineato
l’importanza di «formulare una
rete rurale per il rilancio dei centri montani». Il convegno che ha
visto la partecipazione dei sindaci Giuseppe Zampogna di Scido,
Antonino Gioffrè di Cosoleto,
Domenica Gangemi di Santa Cristina, ha preceduto l’appuntamento di domenica con la bicentenaria “Fiera di Sant’Arcangelo”. originariamente dedicata al
mondo della caccia, alla vendita
di animali da soma e da allevamento. Quest’anno in concomitanza della giornata e con l’apporto del progetto “Ruralia” saranno allestiti stand con esposizione di prodotti tipici ed artigianali nati dall’operosità della Delianuova che produce. Esiste, oltre all’esposizione, anche un momento aggregativo, dove far interagire agronomi, imprenditori,
esperti di economia rurale, antropologi e politici.
SOLANO
In fiamme
in un cantiere
autopompa
e 4 betoniere
SCILLA . Incendio notturno in
un cantiere sulla 112 per Solano. Il fuoco ha interessato
quattro betoniere e un camion con pompa per il cemento. I pesanti automezzi
erano parcheggiati sul piazzale interno al cantiere.
L’allarme è stato dato da
un automobilista in transito
che ha notato lingue di fuoco
e colonne di fumo. Una telefonata al 115 ha fatto intervenire sul posto due squadre
dei vigili del fuoco con al seguito un ispettore di soccorso, un capo sezione e un capoturno. Sono giunti anche
alcuni equipaggi dei carabinieri della stazione di Scilla.
L’intervento è stato piuttosto lungo e laborioso. I vigili
del fuoco hanno lavorato per
spegnere l’incendio e per impedire che si potesse propagare ad altri mezzi e alle
strutture del cantiere.
Completata l’opera di spegnimento, sono entrati in
azione gli specialisti dell’Arma che hanno eseguito i rilievi. Sono in corso indagini per
stabilire le modalità dell’incendio e per risalire ai responsabili.(t.f.)
Gazzetta del Sud Sabato 29 Ottobre 2011
41
Reggio Tirrenica
.
ROSARNO Non c’è pace per chi distribuisce merce con i furgoni
LA MANIFESTAZIONE Corteo di giovani
Autista reagisce
e sventa la rapina
mettendo in fuga
i malviventi
Varapodio ricorda
i fratelli uccisi
con una fiaccolata
Vincenzo Vaticano
VARAPODIO
La Finanza arresta due giovani messinesi
nascondevano cento grammi di eroina
Gioacchino Saccà
GIOIA TAURO
È fallita per la reazione, sicuramente imprevista, del conducente del mezzo, una rapina tentata
in pieno giorno ieri a Rosarno.
G.B.,53 anni, nativo di Patti
(Messina) ma residente a Melicucco, dipendente della società
“Industrie Meridionali” che opera nel campo della torrefazione e
della distribuzione di caffè, era
alla guida di un furgone Fiat Doblò col quale, dopo aver effettuato alcune consegne a Rosarno,
era diretto a Nicotera. Alla periferia Nord di Rosarno, erano le
tredici in punto, il malcapitato è
stato affiancato da una Peugeot
di colore scuro con due individui
a bordo, entrambi travisati, uno
dei quali armato di pistola automatica.
Costretto a fermarsi sotto la
minaccia dell’arma, G.B. non ha
perso la calma ed invece di consegnare il proprio portafogli dopo aver cominciato ad urlare,
nella speranza forse di attirare
l’attenzione di qualcuno, si è dato alla fuga.
A questo punto i due malviventi non hanno trovato di meglio che prendere precipitosamente posto in macchina, allontanandosi a gran velocità per
ignota destinazione.
G.B., a sua volta, si è rimesso
alla guida del furgone col quale si
è portato alla locale Tenenza dei
carabinieri per denunziare l’accaduto con una dettagliata descrizione di tutti i particolari. E
sempre a Rosarno ieri mattina i
carabinieri hanno proceduto
all’arresto dell’operaio A.P., 29
anni, in esecuzione di un ordine
di carcerazione emesso dalla
Procura della Repubblica di Palmi: deve scontare una pena residua pari a sei anni ed undici mese
di reclusione per una condanna
che gli era stata inflitta nel 2008.
Prelevato presso la sua abitazione di via Plutarco è stato portato
per le formalità di rito negli uffici
della Tenenza e poi trasferito al
carcere di Palmi.
Intanto, sempre ieri, due giovani messinesi sono stati arrestati a Rosarno per detenzione ai fini di spaccio di eroina. I due,
G.L., 28 anni, e D.S., 26 anni, che
hanno precedenti specifici per
spaccio, sono incappati in un posto di blocco della Guardia di Finanza che era stato attivato sin
dalla prima mattinata in prossimità dell’uscita del raccordo
dell’autostrada. Gli uomini delle
Fiamme gialle del Gruppo di
Gioia Tauro, con l’ausilio del cane antidroga Vacon, erano impe-
gnati in servizi di controllo quando, nella tarda mattinata, hanno
notato un motociclo di grossa cilindrata sul quale viaggiavano
appunto i due messinesi. Alla vista dei finanzieri G.L. e D.S. non
sono riusciti a nascondere un
certo nervosismo per cui sono
stati subito sottoposti a perquisizione.
Nella tasca posteriore dei pantaloni di G.L. è stato trovato un
involucro di cellophane contenente circa cento grammi di eroina. Il sostituto di turno presso la
Procura di Palmi, dott. Enzo Bucarelli, ha disposto immediatamente il trasferimento al carcere
dei due giovani e il sequestro del
motociclo.
SERRATA. Ignoti, a Serrata, si
erano impossessati di seimila
metri di cavo elettrico di rame
asportato da un cantiere
dell’Enel impegnato in località
Marepotamo alla sostituzione di
una linea aerea. Ma qualcosa, ovvero qualche imprevisto, ha costretto i ladri ad abbandonare la
costosa refurtiva in aperta campagna. Il furto è stato denunziato
dai responsabili del cantiere ai
carabinieri della locale stazione
che hanno subito avviato servizi
di controllo nella zona localizzando il cavo di rame in prossimità di una strada sterrata.
ROSARNO Un’area per la raccolta di rifiuti che saranno smaltiti
Via libera della giunta comunale
al progetto dell’isola ecologica
Giuseppe Lacquaniti
ROSARNO
Un altro passo avanti è stato compiuto dall’amministrazione comunale per la realizzazione della
prima isola ecologica cittadina,
un’area attrezzata e vigilata, destinata alla raccolta differenziata
di particolari tipologie di rifiuti.
Il progetto definitivo ed esecutivo è stato approvato dalla Giunta presieduta dal sindaco Elisabetta Tripodi, per un importo
complessivo di 177.000 euro. Il
centro di raccolta rifiuti, denominato “Medma ecologica”, sarà
ubicato in un terreno di proprietà
comunale (ex Paparatti), dirimpetto al rione San Leonardo, nel-
le vicinanze del bivio che dalla
Via Nazionale immette nella
strada per Nicotera.
A redigere il progetto è stato
un gruppo composto dagli architetti Giovanni Mastruzzo, Responsabile della 5.a Ripartizione
comunale, Salvatore Amato ed
Alessandro Messina. È stata la
Commissione
straordinaria
nell’ottobre 2009 ad avanzare
domanda alla Regione Calabria
per il finanziamento dell’opera
con i fondi messi a disposizione
dell’Unione Europea, in esecuzione di un bando del Dipartimento regionale all’Ambiente.
Con decreto del dicembre 2010,
la Regione comunicava l’ammissione dell’Ente al finanziamento,
L’area dell’isola ecologica
Dopo la rapina i carabinieri hanno istituito diversi posti di blocco
ROSARNO Bando dell’istituto “Piria”
Assistenza ai disabili
selezione di 11 educatori
ROSARNO. L’istituto “R. Piria”,
diretto dalla preside Mariarosaria Russo, nell’ambito degli interventi previsti per l’integrazione scolastica degli alunni disabili, ha indetto una selezione
pubblica per il conferimento di
11 incarichi di collaborazione
esterna al personale dell’area
socio-educativa per la erogazione del servizio denominato
“Assistente educativo per l’autonomia e la comunicazione de-
per l’importo di 177.000 euro, di
cui 27.000 a carico del bilancio
comunale e 150.000, somma
massima ammissibile, a carico
della quota comunitaria.
Nel successivo mese di gennaio 2011, il sindaco Tripodi stipulava a Catanzaro la relativa
convenzione. L’isola ecologica
sarà un’area recintata e sorvegliata, destinata alla raccolta differenziata di rifiuti ingombranti,
speciali e pericolosi, che smaltiti
in maniera corretta, potranno essere in parte recuperati con successivi trattamenti in altri impianti. Sito quindi di stoccaggio
temporaneo dei materiali da riutilizzare. Sarà un luogo dove i cittadini, in modo gratuito, potranno depositare in appositi contenitori, vecchi elettrodomestici,
computer, sanitari, farmaci, mobili metallici e di legno, batterie
al piombo, pile, neon e lampadine, vernici e solventi, oli minerali
e vegetali, prodotti chimici domestici ed altro ancora.
SAN FERDINANDO La Guardia costiera ha raso al suolo una struttura abusiva
Confiscata nel 2004, demolita dopo sette anni
Francesco Toscano
GIOIA TAURO
La Capitaneria di Porto di Gioia
Tauro elimina un caso di abusivismo edilizio a San Ferdinando. Lo
si apprende da un comunicato diramato alla stampa, dal quale si
rileva che nell’ambito di un’attività di polizia giudiziaria avviata
dalla Guardia Costiera, che ha riguardato alcuni comuni della
Piana di Gioia Tauro, è stata demolito un fabbricato (nella foto)
che insisteva su un’area demaniale marittima del comune di San
Ferdinando. Per il fabbricato in
questione era stato disposto prov-
vedimento di confisca da parte
della Autorità Giudiziaria già dal
2004 e, ormai da tempo, si erano
concluse le pratiche processuali,
ma non si è fatto ricorso alla demolizione. Le ultime violenti mareggiate avevano inoltre danneggiato il fabbricato che si era ab-
battuto su un fianco, poggiandosi
sull’arenile, recando così pericolo
per la pubblica incolumità. Pertanto, nei giorni scorsi, alla presenza degli uomini della Capitaneria di Porto di Gioia Tauro, guidati dal comandante Tomat e
dell’ufficio tecnico del comune di
San Ferdinando, si è provveduto
alla demolizione e allo sgombero
dell’intera area demaniale. «Questo – viene evidenziato nel comunicato – ha consentito di bonificare l’area e di restituire l’intera zona al pubblico uso».
Viene precisato, infine che
«l’operazione, che riguarda l’intera fascia del litorale marittimo
di competenza, si ricollega all’attività, già avviata da tempo dalla
Capitaneria di Porto di Gioia Tauro, intesa a controllare in maniera
dettagliata il litorale a suo tempo
già fotografato e costantemente
monitorato, al fine di rilevarne gli
eventuali abusi e difformità».
gli studenti con disabilità, legge
104/92”. L’obiettivo del progetto è quello di accrescere il livello di autonomia personale e
di integrazione degli studenti
portatori di handicap, favorendo la partecipazione degli stessi
alla vita scolastica. Nel bando è
precisato che il rapporto che si
instaurerà con l’istituzione scolastica avrà natura di collaborazione occasionale per l’anno
scolastico 2011/2012.(g.l)
Una fiaccolata per ricordare e
commemorare Francesco e Carmelo Donato, i due giovani fratelli (18 e 26 anni) trucidati lo
scorso 28 settembre, con numerosi colpi di fucile caricato a pallettoni, mentre si recavano in
campagna a bordo di un trattore. Un lungo corteo a lume di
candela partito da piazza San
Nicola subito dopo la celebrazione della messa officiata da
don Mimmo Caruso nel trigesimo della loro scomparsa. Un
corteo che, con in testa lo stesso
parroco, il vice sindaco Orlando
Fazzolari, i sindaci di Delianuova (Rocco Corigliano), di Terranova S.M. (Salvatore Foti), di
Taurianova (Domenico Romeo), ha attraversato le principali vie del paese in un totale ma
molto significativo silenzio. Presente anche una rappresentanza del Comune di Rosarno, il
corteo si è sciolto dopo un breve
discorso commemorativo tenuto da Fazzolari al ritorno in piazza San Nicola. Ad organizzare
“La fiaccolata per la legalità” è
stato un gruppo di giovani che
hanno così voluto onorare la
memoria dei due sfortunati coetanei, vittime di un inaudito epi-
sodio di violenza che ha sconvolto una cittadina. Attraverso numerosi manifesti e appelli su facebook a tutta la comunità è stato rivolto l’invito a partecipare in
massa alla fiaccolata per «dimostrare davvero chi erano Francesco e Carmelo». In occasione dei
loro funerali, è il caso di ricordare, un’infinità di persone provenienti anche da altri paesi hanno
dato l’ultimo commosso addio ai
due giovani, stringendosi attorno ai congiunti ed accompagnando in massa i due feretri,
portati a spalla lungo tutto il percorso che dalla loro abitazione
posta alla periferia del paese
conduce fino alla chiesa di Santo
Stefano dove si sono svolte le
esequie. Un lunghissimo applauso accolse i due giovani allorquando, dopo la messa, le loro bare apparvero sul sagrato
della chiesa. «Le esperienze della vita – hanno scritto i giovani
sul manifesto col quale hanno le
invitato tutta la cittadinanza a
partecipare alla fiaccolata – dimostrano che la giustizia da sola
non basta se non è supportata
dalla buona volontà di cancellare la cattiveria dal cuore umano.
La strada che ogni essere deve
percorrere è quella della legalità
che deve accompagnare ogni
azione della nostra vita».
Alla fiaccolata hanno partecipati sindaci di altri Comuni
GIOIA TAURO Denunce inascoltate
S.FERDINANDO
La stazione Fs perde
servizi e... acqua
L’edicola “nuota”
Scontro
col dirigente,
Consiglio
incompetente
GIOIA TAURO. Ci sarebbe da non
credere ma, purtroppo, è proprio vero: dal tetto costituito da
un terrazzo non praticabile del
fabbricato della stazione ferroviaria di Gioia Tauro, quando
piove, l’acqua finisce dentro e il
problema interessa in particolare l’edicola che è sistemata nel
salone di disimpegno e di attesa
al quale si accede da Piazza Marconi.
La segnalazione che vuole essere anche un ultimo appello,
una specie di SOS, a chi ha diretta competenza arriva del titolare dell’edicola, Giovanni Spizzica, che gestisce da una vita il
punto vendita di giornali e riviste più frequentato del capoluogo della Piana.
«Non so più a che santo votarmi, a chi raccomandarmi, a chi
poter chiedere aiuto per un intervento che dovrebbe, con modica spesa, risolvere un problema veramente grave. Quando
piove l’acqua arriva giù a catinelle e tento di tamponare sistemando dei contenitori nel sottotetto, previsto e realizzato come
deposito. Se arriva un temporale l’acqua si insinua dalle fessure
del terrazzo, che dovrebbe fare
da tetto, e bagna tutto interessando anche l’impianto elettrico. Ho inviato decine di raccomandate e di fax alla Direzione
territoriale di Reggio Calabria,
in via San Francesco da Paola, di
RFI. Ma tutto è stato ignorato e
nessuno si è degnato di darmi
una risposta. Cosa devo fare per
attirare l’attenzione dei tecnici
responsabili?».
È chiaro che il titolare del
punto di vendita, Giovanni Spizzica, non sopporta più una situazione che dura da anni ed anni e
che gli provoca anche danni economici. È disperato e vorrebbe
poter fare qualcosa affinchè il
problema dell’acqua... corrente
sull'edicola in coincidenza di
piogge e temporali possa essere
finalmente risolto. Adesso è
pronto a giocare l’ultima carta.
Inoltrare un esposto denunzia
alla Procura della Repubblica
per «inadempienza degli organi
tecnici», afferma, «poi si vedrà».
Quando piove lo stesso, aiutato
da un figlio e da qualche amico,
sospende la vendita di giornali e
riviste e si porta, facendo uso di
una lunga scala, nel sottotetto-deposito per svuotare i contenitori disposti per raccogliere
l’acqua. Sembrano scene d’altri
tempi, dice la gente, e invece...
È questo un altro dei tanti
problemi che interessano la stazione ferroviaria di Gioia Tauro
dove, a più di un anno di distanza dalla loro installazione, gli
ascensori, rimasti in funzione
soltanto per pochi giorni, sono
sempre inspiegabilmente bloccati e dove le panchine, smantellate per il rifacimento del marciapiedi del secondo-terzo binario, non sono state più ricollocate. E come se non bastasse dal
prossimo quindici novembre la
biglietteria sarà definitivamente chiusa per cui i viaggiatori in
partenza dovranno solo arrangiarsi. (g.s)
SAN FERDINANDO. Non ci sarà
alcun consiglio comunale, almeno per il momento, sulla vicenda del presunto scontro tra
il responsabile dell’area tecnica del comune con il sindaco
di San Ferdinando Domenico
Madafferi. Il primo cittadino
ha risposto picche alle opposizioni, le quali avevano richiesto la convocazione del consiglio, e ieri ha inviato la risposta scritta ufficiale con le motivazioni del rigetto della proposta di un’assise sul tema.
«Non si ritiene che l’argomento della discussione proposto
sia meritevole di essere affrontato in una adunanza consiliare, in quanto non riguarda
questioni di interesse generale o collettivo, né la trattazione di interrogazioni su argomenti che concernono le funzioni di indirizzo e di controllo
politico amministrativo».
Per questo Madafferi ricorda che «lo Statuto limita l’ipotesi di richiesta del consiglio di
cittadini, associazioni, consiglieri di richiedere l’inserzioni
di argomenti all’ordine del
giorno del consiglio». E sottolinea pure come la questione
sia «strettamente personale
ed all’esame dell’Autorità giudiziaria, unica competente ad
effettuare valutazioni nel merito». Insomma una replica
pacata e allo stesso tempo incisiva che entra nel merito giuridico del perché il consiglio
comunale non sarà convocato
per questa vicenda.(a.n)
42
Sabato 29 Ottobre 2011 Gazzetta del Sud
Reggio Ionica
.
REGGIO CALABRIA In attesa del sit-in di oggi a Saline Joniche, al Museo del Bergamotto la chiamata a raccolta del “fronte del no”
«Non vogliamo investire soldi nel carbone»
Keller avverte: «Repower costruisce con fondi statali». Barillà: «Basta giochi sottobanco»
Ketty Tramontana
REGGIO CALABRIA
«Non vogliamo investire soldi in
carbone». Lo striscione emblematico campeggiava di fronte ai rappresentanti del Coordinamento
associazioni Area Grecanica. Parole che sintetizzano il pensiero
di tutti coloro che protestano contro il progetto di costruire a Saline
una centrale a carbone portato
avanti dalla multinazionale svizzera Repower e dalla sua controllata Sei. Un “no” compatto e massiccio in vista del presidio di questa mattina, davanti ai cancelli
dell’ex Sipi. Almeno è questa la
speranza che gli organizzatori
hanno manifestato ieri durante
un incontro, al Museo del Bergamotto di Reggio Calabria, per ribadire ancora una volta tutte le
ragioni del movimento “No Carbone”. Motivazioni che sono state
messe in chiaro anche da Nuccio
Barillà, del direttivo nazionale di
Legambiente, e da Markus Keller,
responsabile per l’Italia del vasto
e radicato coordinamento di opposizione al carbone del cantone
dei Grigioni, in Svizzera.
Prima arrivare al sodo, Noemi
Evoli a nome dell’organizzazione
parla dell’appuntamento di questa mattina: «Abbiamo voluto
partecipare al No Carbone Day
nazionale insieme a tutte le altre
realtà italiane che si trovano come noi a contrastare investimenti
sul carbone e lo faremo con un
presidio simbolico e colorato, insieme alle 100 organizzazioni,
tra partiti, sindacati, associazioni, movimenti, dal territorio ma
anche dal resto della Calabria e
addirittura dall’estero, che hanno
aderito all’iniziativa di Saline».
Ma il “no” lascia spazio alle diverse proposte che inneggiano a
una mirata progettualità e ad un
punto di vista che si oppone fortemente ad «un modello di sviluppo
nefasto da sostituire, invece, con
un sistema che valorizzi i territori, rispetti l’ambiente e la salute
dei cittadini». Ma quello che si è
consumato in riva allo Stretto è
stato soprattutto un appuntamento incentrato sul chiarimento di alcune verità che riguardano
l’investimento Repower.
Ed ecco che Keller commenta
un punto fondamentale: «La multinazionale Repower è formalmente una società per azioni,
dunque, un privato, ma sostanzialmente investe con soldi pubblici. Circa l’85% delle azioni è
posseduto da società pubbliche o
a capitale pubblico, di cui il 46%
dal cantone dei Grigioni, che le ha
ottenute in contropartita alla cessione di parecchie delle centrali
idroelettriche presenti sul territorio”» Un aspetto essenziale della
vicenda sul quale il movimento
intende muoversi d’anticipo rispetto al Governo italiano.
«Di fronte al no del ministero
dei Beni culturali – spiega Barillà
– al progetto della centrale di Saline, che controbilancia l’ok della
Commissione Via del ministero
dell’Ambiente, e di fronte al no
della Regione e degli enti locali,
la strategia che si profila è quella
di un decreto legge che sfrutti una
leggina sugli investimenti privati
in aree dismesse per scavalcare la
LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE
Stamattina alle 9,30
appuntamento e partenza
dai cancelli dell’ex Sipi
In breve
CONDOFURI
Festival grecocalabro
oggi a Gallicianò
Un faro nel cuore della Magna Grecia. Stamattina, dalle
9,30, Gallicianò ospiterà il III
Festival della canzone greco-calabra, organizzato
dall’associazione “Spixì ce
Sòma” (anima e corpo). Avrà
il suo quartier generale in
contrada Vucida, ma si sposterà in piazza del Corvo e
nel Museo etnografico. Condurrà Gilberto Idonea. (g.t.)
MOTTA SAN GIOVANNI
Federico Strati
MONTEBELLO JONICO
Il tavolo dei relatori al Museo del Bergamotto
volontà dei cittadini espressa dagli organismi democraticamente
eletti. Sarebbe una mossa irresponsabile, oltre che incostituzionale, poiché lo Stato violerebbe le competenze della Regione
in materia. Una sfida che siamo
pronti a sostenere fino in fondo».
Una cosa è certa per Keller e
Barillà: occorre seguire la via del
dibattito con la Repower, gli ambientalisti e i cittadini. «Noi siamo
per il dialogo – ha concluso Barillà – al di là delle piccinerie e della
miseria di chi rappresenta la Repower sul territorio. Sul capitolo
delle opere compensative e dei 50
milioni di euro messi sul tappeto
le cose non sono chiare. Abbiamo
parlato di trattative segrete e, dietro le quinte, sono arrivate smentite a mezza bocca. Allora ribadiamo il concetto: o sono in corso
trattative tra i sindaci e la Sei, e
ciò sarebbe gravissimo, poiché
ufficialmente gli enti locali sono
schierati contro il carbone, oppure queste trattative non ci sono, e
ciò è ugualmente grave perché i
sindaci si disinteressano delle
manovre che si stanno compiendo sul territorio».
Anche Saline Joniche risponderà presente alla giornata di mobilitazione nazionale contro il
carbone. Stamani, in contemporanea alla manifestazione principale in programma ad Adria,
nelle adiacenze della centrale
Enel di Porto Tolle, a Saline, come in tutti i luoghi d’Italia in cui
sorgono centrali a carbone
(Brindisi, La Spazia, Vado Ligure) e in quelli interessati da progetti di riconversione o costruzione di nuovi siti, saranno organizzati presidi di protesta civile
contro una forma di sviluppo industriale non ritenuta compatibile con salute e ambiente. L’appuntamento è per le 9.30 davanti ai cancelli dell’ex Sipi, nella discesa che conduce all’area portuale. Il presidio si sposterà successivamente a piazza Chiesa. Il
Coordinamento delle associazioni dell’Area grecanica ha curato l’evento nei minimi dettagli
per consentire il maggior afflusso possibile di cittadini.
Già oltre ottanta le associazioni di tutto il comprensorio e
non solo che hanno dato la loro
adesione. Fra queste Legambiente, Wwf Calabria, Rete per
la difesa del territorio “Franco
Nisticò” e le svizzere Zukunf
Statt Kole, Verdi Grigione,
Myblueplanet, Ars Solaris Haechler, Solarstatt, Unione delle
organizzazioni ambientaliste
grigionesi e Partito socialista
Grigioni. Annunciate, fra le altre, le presenze dell’on. dell’Idv
Sergio Piffari, componente della Commissione ambiente della
Camera dei deputati e di Stefano Ciafani, responsabile scientifico e membro della segreteria
nazionale di Legambiente. Dalla Svizzera è previsto l’arrivo di
Markus Keller alla testa di una
delegazione di attivisti del Cantone dei Grigioni.
Secondo Federico Curatola,
sindaco di Bagaladi «il no al carbone non può essere il punto di
arrivo, ma il punto di partenza,
per costruire uno scenario alternativo di sviluppo. Dal presidio
di Saline, dall’istantanea di questi uomini e donne vogliose di
lottare per il bene comune e per
il futuro di questa terra, parta
uno slancio d’orgoglio».
Servizio di autobus
per i cimiteri
Il Comune organizza un servizio di bus navetta gratuito
per i cimiteri di Motta e Lazzaro. Per il cimitero di Motta
partenze da piazza Municipalità (corse mattutine domenica e martedì, pomeridiane mercoledì), per Lazzaro
da piazza Chiesa (mattutine
lunedì e mercoledì, pomeridiane martedì). (g.t.)
GERACE
Via libera al progetto
videosorveglianza
La Giunta presieduta dal
sindaco Giuseppe Varacalli,
ha approvato il progetto-formulario per la realizzazione di un impianto di
videosorveglianza. Iniziativa
inserita nell’ambito del Programma operativo nazionale (Pon) “Sicurezza per lo
sviluppo”. Il progetto comporterà una spesa complessiva di 262.044 euro. (a.c.)
Sabato 29 Ottobre 2011 Gazzetta del Sud
44
Reggio Ionica
.
BASSO IONIO Il filone con rito abbreviato derivato dall’inchiesta “Savana” (1998-99)
ROCCELLA
’Ndrangheta “esportata” a Milano
inflitti 21 anni a quattro imputati
Continuano
senza esito
le ricerche
dell’anziana
scomparsa
Condannati Morabito, Brancatisano, Falcomatà e Talia (pena sospesa)
Il recente sit-in dei dipendenti a Siderno
Rocco Muscari
LOCRI
Condannati a complessivi 19
anni di reclusione i quattro imputati, con l’accusa di associazione per delinquere di stampo
mafioso, dal gup di Reggio Calabria, giudice Antonino Laganà. Il processo in rito abbreviato
è una costola dell’operazione
denominata “Savana”, eseguita
in tre tranches, tra il 1998 e il
1999, dalla Squadra mobile di
Milano e Reggio Calabria contro presunti appartenenti alla
consorteria della ‘ndrangheta
reggina riconducibile Giuseppe
Morabito detto “Tiradritto”.
Nel dettaglio il giudice
dell’udienza preliminare ha
condannato a 7 anni di reclusione Giovanni Morabito, a 5 anni
ciascuno Dante Brancatisano e
Rocco Falcomatà, mentre per
Giovanni Talia la pena disposta
– 2 anni – è stata sospesa.
Sono state così sostanzialmente confermate le richieste
formulate dal pm Sara Ombra,
della Dda di Reggio Calabria,
che al termine della requisitoria
aveva proposto pene per complessivi 21 anni di detenzione.
Regge, quindi, l’impianto accusatorio rappresentato dalla Distrettuale Antimafia che ha rilevato la presenza nel Milanese di
una costola attiva della criminalità organizzata calabrese, che
attraverso un accordo associativo a delinquere ha operato in
Lombardia.
La condanna di ieri conferma
che i tentacoli della ndrangheta
calabrese sono giunte al Nord
Italia fin dagli anni Novanta. Un
dato, questo, al momento acclarato con la sentenza di primo
grado, che diverge sostanzial-
REGGIO Confermato: il 3 si sciopera
Locride Ambiente
incontro col prefetto
ma senza soluzioni
Aristide Bava
SIDERNO
Il Centro direzionale, sede dei tribunali di Reggio calabria
mente dall’assoluzione disposta
dalla Corte di appello di Milano,
nei confronti di altri coimputati, alcuni dei quali accusati anche per traffico internazionale
di stupefacenti, giunta dopo
ben due annullamenti con rinvio da parte della Corte di Cassazione.
L’accusa, attraverso l’ampia
discussione del pm Sara Ombra,
ha ricostruito a Reggio Calabria
i legami delle cosche ed i rapporti tra i vari locali di ’ndrangheta operanti fuori dai contesti
calabresi, anche 13 anni prima
dell’operazione “Crimine”. Per
dimostrare la presenza di un’associazione mafiosa nel processo
Savana, la Procura ha ripercorso la storia giudiziaria dei clan
reggini, cristallizzata nelle sentenze, passate in giudicato, delle operazioni denominate
“Aspromonte” e “Armonia”.
Contro le richieste dell’accusa il collegio difensivo, composto dagli avvocati Vincenzo Nobile e Francesco Moio per Falcomatà, avv. Mario Santambrogio
per Morabito, avv. Antonio Managò e avv. Marco Gemelli per
Talia e Brancatisano, ha concluso gli interventi chiedendo l’assoluzione per tutti gli imputati.
L’avv. Antonio Managò, infatti, aveva sottolineato la mancanza di elementi certi per dimostrare la sussistenza dell’associazione e, in particolare per i
propri assistiti, ha replicato alle
asserzioni della Procura eviden-
SAN LUCA Annullata la misura cautelare di “Overloading”
La Cassazione rinvia al Riesame
anche la “posizione” di Scalia
LOCRI. Avrebbe ceduto un in-
gente quantitativo di cocaina a
componenti della famiglia degli
Scornaienchi di Cetraro, presunti appartenenti alla cosca
“Muto”, operante nell’alto Tirreno cosentino. Per questo motivo
Mario Giuseppe Scalia, 58 anni
originario di San Luca, è stato
oggetto di una misura cautelare
in carcere nell’ambito del procedimento denominato “Overloading”.
Secondo la Dda di Catanzaro
Scalia sarebbe uno dei presunti
uomini di fiducia di Bruno Pizzata, il broker della ’ndrangheta
capace di spostare tonnellate di
cocaina dal Sud America in Europa. Nel presunto cartello di
L’avv. Eugenio Minniti
narcos sarebbero rientrati anche
le più importanti ‘ndrine del cosentino, che avrebbero finanziato il traffico per comprare lo stupefacente destinato allo spaccio
nel mercato locale. L’ipotesi accusatoria si basa fondamentalmente su una intercettazione
ambientale captata nel carcere
di Carinola, avvenuta tra Lido
Franco Scornaienchi, detenuto,
ed il figlio Luigi, entrambi indagati in “Overloading”. Quest’ultimo metterebbe a corrente il padre di essere ricorso a un soggetto a nome Scalia, quale fornitore
di diversi chili di cocaina, che era
stato codetenuto a Catanzaro
nel 2005, e che sarebbe nipote di
tale Peppe Romano.
ziando la loro assoluta estraneità dai fatti contestati.
L’avv. Enzo Nobile ha insistito, nell’arringa, nella carenza di
riscontri alle accuse promosse
contro Falcomatà, per il quale il
difensore ha rilevato l’estraneità rispetto alle circostanze rappresentate dalla Dda reggina.
Dello stesso tenore l’arringa
dell’avv. Mario Santambrogio,
che ha sottolineato l’assenza di
qualsivoglia prova contro il proprio assistito.
Il collegio difensivo, all’esito
della sentenza, attende di conoscere il contenuto delle motivazioni, per le quali il giudice Laganà ha disposto in 90 giorni i
termini per il deposito, per promuovere appello.
La difesa, composta dagli avvocati Eugenio Minniti e Francesco Gambardella, nel loro ricorso hanno censurato, in sede di
legittimità, non solo la mancata
individuazione del bene dello
scambio, ma addirittura la natura e la quantità, difettando degli
elementi di riscontro fattuale
che possano comprovare l’oggetto della conversazione.
L’avv. Minniti, nella discussione
davanti alla sesta sezione della
Cassazione, ha posto altresì il
problema del soggetto fornitore
attenzionato dagli interlocutori,
mancando qualsivoglia rapporto parentale tra gli Scalia e un
Peppe Romano. Il procuratore
generale, accogliendo la tesi
della difesa, aveva concluso per
l’accoglimento della richiesta di
annullamento della misura con
rinvio al Tribunale del Riesame
di Catanzaro per un nuovo esame della quantità della droga
che sarebbe stata trattata tra
Scalia e Scorniaienchi.(r.m.)
LA LETTERA L’avv. Maria Elisa Lombardo denuncia un carente livello di assistenza
Il prefetto di Reggio Calabria
Luigi Varratta ha ricevuto ieri
mattina i rappresentanti dei Comuni che hanno le posizioni debitorie più pesanti nei confronti
di Locride Ambiente, la società
che si occupa della raccolta dei
rifiuti solidi urbani nel comprensorie, e il legale rappresentante Andrea Falvo per cercare
di trovare un punto di incontro
alla delicata situazione in cui si
trovano i dipendenti, senza stipendio da due mesi a causa dei
mancati versamenti dei Comuni. In particolare erano presenti
i rappresentanti di Siderno, Marina di Gioiosa, Locri, Monasterace e Bova, i comune più morosi, con un debito complessivo
che ammonta ad oltre due milioni di euro.
L’incontro, seppure non siano mancate le esternazioni di
buona volontà da parte delle
amministrazioni comunali , non
pare abbia portato alcun fatto
concreto, almeno per l’immediato, in quanto esiste mancanza di liquidità di cassa da parte
dei Comuni che hanno preso
qualche impegno allargandolo
però ai prossimi “trasferimenti”.
Intanto però la situazione sta
comportando notevoli difficoltà
che si ripercuotono sui dipendenti, perchè ormai neanche Locride Ambiente ha disponibilità
di cassa e non trova credito con
le banche. La riunione di ieri, alla presenza del prefetto, era stata indetta per cercare una soluzione ad un problema che si era
già presentato nei mesi scorsi;
alcuni comuni, d’intesa con Locride Ambiente avevano approntato dei piani economici dilazionati che, però, sono stati disattesi. La situazione, anche per
questo motivo, è nuovamente
precipitata. Molti dipendenti
(sono circa sessanta) lamentano
l’impossibilità di garantire il vitto alle proprie famiglie e speravano che la situazione in qualche modo di sbloccasse dopo le
manifestazioni di protesta che
hanno attivato prima di passare
ad una giornata di sciopero già
programmata per il 3 novembre. La situazione, invece, rimane stabile in senso negativo. Almeno questa è la considerazione
che abbiamo recepito in serata,
a Siderno, da parte di alcuni dipendenti convocati dall’amministratore Falvo per fare il punto
della situazione. La protesta dei
dipendenti, quindi, continua, ed
è stata confermata la giornata di
sciopero del 3 novembre.
vrebbe trasudare gioia e letizia è
diventato un luogo dove tanto il
personale medico quanto quello
paramedico vive in un palpabile
stato di stress ed irritabilità: sono
pochi e con turni massacranti ripetono continuamente, e indovinate chi ne paga le conseguenze?
Le pazienti che si trovano a vivere una degenza, anche post-operatoria, al limite del sopportabile
perché l’assistenza è solamente
proporzionata al grado di umanità e serietà dell’infermiere di
turno. Quindi passato l’orario di
lavoro del personale cortese rimani in balia completa degli
eventi e, nella migliore delle ipo-
tesi, dei più disponibili compagni
di ventura. L’assistenza familiare
della ricoverata diventa una risorsa da sfruttare. Non c’è il personale? Lascia un parente a prendersi cura della paziente, quel
malato sarà comunque contento
ed assistito nel migliore dei modi
col minimo disturbo. E invece no,
nessuno può rimanere al di fuori
degli orari di visita, così se ti finisce la flebo o hai bisogno di una
qualsiasi altra cosa, suona il campanello, e se non vengono... risuona, prima o poi arriveranno,
forse! Buon senso e un po’ di
esperienza: sarebbe bastato questo per evitare tanti disagi. Si-
gnori politici e non, cos’altro state aspettando per adottare i dovuti provvedimenti e cambiare le
cose? Cos’altro deve accadere affinché anche voi diate libero sfogo e seguito all’indignazione che
i fatti accaduti provocano? Il
morto! Ora purtroppo c’è anche
quello. Cosa altro state aspettando per appurare le responsabilità
di tutto questo malfunzionamento e della gridata insoddisfazione
che apertamente si aggira dentro
e fuori il reparto? L’esodo verso
gli altri ospedali per partorire è
già iniziato, e ad arginare la diminuzione dei numeri sono rimaste
solo le donne straniere...».
ROCCELLA
A distanza di oltre 36 ore
dall’improvvisa scomparsa e
dall’allarme lanciato da alcuni familiari, non si hanno ancora notizie, nonostante le
massicce ricerche finora
compiute dai vigili del fuoco
di Siderno, dagli agenti del
Nucleo cinofilo del Comando
provinciale e del Nucleo speleo alpino fluviale, dell’anziana pensionata di 81 anni,
Rosa Maria Sità, affetta da
Alzheimer, scomparsa nel
pomeriggio di giovedì scorso
nella località Calavacia di
Mammola, zona di montagna situata a ridosso dei
monti della “Limina”.
Dopo le vane ricerche
compiute nella zona, a segnalare, ai carabinieri della
stazione di Mammola, la
scomparsa dell’anziana donna sono stati alcuni familiari
che non trovando più la loro
congiunta nel vasto terreno
di campagna di loro proprietà hanno chiamato i carabinieri. A nulla nonostante la
massiccia presenza in tutta la
zona preaspromontana di
personale specializzato, sono valse finora le ricerche
che, comunque, sono sin da
subito apparse difficili per
via delle zone impervie da
controllare. È chiaro che col
passare delle ore, viste anche
le condizioni climatiche
tutt’altro che favorevoli, il
freddo della notte e l’età molto avanzata dell’anziana pensionata, le possibilità di trovare ancora in vita Rosa Maria Sità sono davvero ridotte
al minimo.
SANT’ILARIO Erogazione ripristinata
LOCRI
Accordo raggiunto
tra Comune e Sorical
Gli studenti
del Mazzini
a Dublino
grazie ai Pon
Emanuela Ientile
SANT’ILARIO DELLO JONIO
Raggiunto l’accordo tra il Comune e la Sorical in merito alla
vertenza in corso negli ultimi
mesi per la stipula della nuova
convenzione per l’erogazione
dell’acqua potabile. Ieri l’altro
in Prefettura si è svolto un incontro tra i rappresentanti del
comune di S. Ilario (il sindaco
Pasquale Brizzi, la segretaria
comunale Donatella Palmisani e il legale dell’Ente, Francesco Pelle), e quelli della Sorical nelle persone della delegata Angela Tarantino e del legale della società, Prisco. Grazie
al tavolo delle trattative im-
mediatamente convocato dal
prefetto, Luigi Varratta, su richiesta del sindaco Brizzi, e
presieduto dal delegato del
rappresentante di Governo,
Campolo, si è giunti ad un accordo con il rinnovo di una
convenzione ritenuta equa da
entrambe le parti. «Già nella
tarda serata di mercoledi –
spiega una nota – dopo la presa di posizione del prefetto,
nella Marina di S. Ilario era
stato ripristinato il servizio».
«Siamo
profondamente
grati al Prefetto per la rapidità
della risposta e per aver agevolato il raggiungimento dell’accordo» ha commentato il sindaco Brizzi. STILO Su bilancio, palio e acqua potabile
«Signori politici, visitate Ginecologia di Locri...» Scarfone a ruota libera
Dall’avv. Maria Elisa Lombardo di Roccella Ionica, riceviamo e
pubblichiamo alcuni stralci di una
“Lettera aperta ai nostri politici
sui disagi delle degenti al reparto
di Ostetricia e Ginecologia
dell’ospedale di Locri”
«Cos’altro deve accadere per
farvi capire che, oggi più che mai,
è necessario mettere professionisti esperti e specializzati a ricoprire ruoli delicati? Le corsie sono per i medici, possibilmente
per quelli in grado di salvarci la
vita se necessario. Da quanto
tempo, signori politici, non fate
una passeggiata in quella corsia?
Un posto in cui ogni angolo do-
Antonello Lupis
contro la Giunta Miriello
Claudio Stillitano
STILO
Conferenza stampa di Giorgio
Scarfone, consigliere di minoranza per il raggruppamento
“Per Stilo”. L’ex primo cittadino
ha usato parole dure contro la
maggioranza guidata da Giancarlo Miriello che, a suo dire,
agisce ed amministra con leggerezza, senza programmazione e
privilegiando interessi particolari. Scarfone ha parlato a ridosso del Consiglio comunale in cui
sono stati approvati l’equilibrio
del bilancio e alcuni debiti fuori
dello strumento finanziario.
In consiglio, ha detto Scarfone, non sono state presentate
alcune fatture riguardanti il Palio di Ribusa, che presentano alcune anomalie. Ma il clou della
conferenza ha riguardato l’erogazione dell’acqua potabile.
«La penuria idrica, con tanto di
chiusura di rubinetti per molte
ore del giorno è dovuta alla morosità del comune nei confronti
della Sorical. Sono inadempienze che fanno riflettere» ha
concluso Scarfone.
LOCRI. Quindici studenti delle
classi terze e quarte del liceo
linguistico “Giuseppe Mazzini” di Locri, insieme ai docenti
e al dirigente scolastico, Rosario Lucifaro, sono stati i protagonisti di un periodo di “soggiorno-studio” svoltosi a Dublino grazie ai Fondi strutturali europei, (Pon 2007-2013).
Ad ospitare il gruppo di studenti è stato il “Marino Institute of Education”, struttura situata all’interno di un quartiere e poco distante dall’Esmerald Cultural Institute, ovvero
una scuola accreditata all’Iacl
(Istituzione Internazionale
per il riconoscimento dei corsi
d’inglese), dove gli studenti
hanno seguito il percorso formativo. Le lezioni hanno avuto la durata complessiva di 60
ore. Dopo l’esame finale e la
conseguente certificazione
Trinity, si è potuto constatare
come gli studenti abbiano acquisito maggiore familiarità
con la lingua inglese. (e.i.)
Gli studenti a Dublino